La follia di Christopher Knowles – parte seconda

3 06 2020

 

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” … applicando la logica dei sogni alla realtà consensuale, la si guarda come un sogno collettivo, analizzando quindi gli eventi da questo punto di vista …”
Christopher Knowles

Come promesso, ecco che esce la seconda parte di una specie di viaggio nelle associazioni mentali di Knowles, lo smanettatore del blog “The secret sun”, in Italia mi risulta soprattutto conosciuto, anche se solo underground, per un libro sulle origini occulte del rock, a cui magari accennerò nella terza parte di questo escursus.

Ormai è un po’ di anni che chi scrive si dedica al tradurre le sincro-connessioni nella pop culture anglofona a cui “The Secret Sun” vuole far portare l’attenzione. Naturalmente, nel mondo anglofono non è affatto l’unico come sappiamo: ed altri, come Loren Coleman di “Twilight language”, Brizdaz di “Just watching the wheels go round”, Wklaus di “I.A.huasca”, Goro Adachi di “Supertorchritual”, Alex Fulton per quanto riguarda la cosiddetta crypto-kubrickologia (#cryptokubrickology), poi lo stesso inventore del termine “sincromisticismo” – ovvero Jake Kotze – lo studioso di coscienza-inconscio collettivo e retrocasualità Eric Wargo e tanti altri nel mondo anglofono.

Ma nei confronti di Knowles riconosciamo di nutrire una specie di affetto particolare poiché, tra i sincromistici, sincromitologi ecc, ci sembra colui che mostra di più la sua vulnerabilità dovuta alla ipersensibilità per queste percezioni sempre poco condivisibili. Insomma, ci sembra quello che più riesce a trasferire la sua fragile umanità nei suoi aggiornamenti in rete. Oltretutto usando uno stile scanzonato che fa ancora più contrasto con ciò che si è appena detto.

Il suo background, diciamo così, il retroterra culturale – pop culturale, ciò che prende le mosse il suo tipo di punto di vista, penso sia generato da un insieme di fattori:

  • Lo svilimento-inflazione progressivo della pop culture americana (e quindi di riflesso la pop culture di tutto il mondo occidentale), processo cominciato a fine anni Ottanta-inizio Novanta del XX secolo e di cui ancora non vediamo la fine (remake, biopic di mostri sacri del passato e riproposizioni di serie tv “golden age”…), scimmiottature di passati che non possono ritornare davvero, fotocopie di fotocopie sempre più sbiadite, che più vengono sbiadite più se ne fanno;
  • Il (contemporaneo) progresso tecnologico della comunicazione internet con la sempre maggiore facilità dei collegamenti-link e della multimedialità collegata ad algoritmi e metadati ( = amplificatori di coincidenze) soprattutto col WEB 2.0/3.0… a partire dal post 2006;
  • L’immensità mitologica della pop culture anglofona, qualcosa di cui non possiamo avere idea noi alloglotti (francesi, tedeschi, italiani, spagnoli, greci ecc) COLONIZZATI però proprio da quella stessa pop culture a partire – molto in sordina – dalla seconda metà degli anni Cinquanta del XX secolo (“Un americano a Roma”)
  • I nuovi studi di frontiera sulla mente collettiva, sulle culture come esseri viventi con una loro mente propria a livello anche planetario, sulla retro-casualità, sulle sincronicità come manifestazione dei cicli che uniscono la storia personale con quella interpersonale e su quanto quella cultura pop di cui si diceva – così condivisa a livello di massa – possa essere veicolo di tutto ciò.

Partendo da quelle premesse, le morti delle ultime rockstar Chris Cornell dei Soundgarden nel 2017, Kurt Cobain dei Nirvana nel 1994 vengono sovradimensionate in un certo modo notando quanto si possano sincronizzare con tutte le altre avventure generatrici di mito di cui è ricca la cultura pop anglofona, compresa quella underground, dal momento che i Cocteau Twins, con la loro particolare versione (iniziata nel fondamentale anno 1982) onirico-ambient-esoterica della new wave, non sono mai stati popolarissimi, in Europa e Italia soprattutto ma penso un po’ anche tra gli stessi angli.

La loro cantante Elisabeth Fraser è vista da Knowles come una specie di “Sibilla” dei tempi contemporanei, un amplificatrice di coincidenze e simbolismi mediatici e, come abbiamo visto nella prima parte, anche la sua strana relazione sentimentale con la rockstar Jeff Buckley (morto esattamente 20 anni prima di Chris Cornell in un contesto simile) assurge a MITO classico, strisciante in molteplici modi prima e dopo che accada, persino in film blockbuster per le famiglie oltre che nelle opere di David Lynch, nelle sue serie tv e in “X files”.

Nella prima parte, non dico di essermi lamentato ma, diciamo, ho constatato con una certa veemenza quanto la pop culture (o comunque la cultura dei mass media) italiana sia POVERA – o comunque forse meno ispirante – rispetto a tutti quegli universi simbolici in cui Knowles può navigare in modo forsennato grazie alla ricchezza dell’ambiente mass-mediatico in cui è vissuto e che quindi un esatto corrispettivo autoctono di ciò che fa Knowles sul suo blog non si possa proporre in Italia.

In passato qualcosa si è provato a fare in proposito, sia altri che il sottoscritto, e ringrazio Kxp per avermelo ricordato.

Sarà forse a causa di certi fenomeni di cui si indaga in quei blog ma proprio una quindicina di anni fa mi girava in mente l’idea – penso abbastanza campata in aria – per un libro che, nelle mie intenzioni di allora, si sarebbe dovuto intitolare “Enigma senza fine” e sarebbe stato centrato su quelle tre morti di cantanti-cantautori conosciuti che in qualche modo sono state quelle che hanno più impressionato la mente collettiva italiana: Fred Buscaglione nel 1960 (incidente mortale sulla sua automobile rosa), Luigi Tenco nel 1967 (suicidio? omicidio?, col mistero della compagna cantante Dalida, morta esattamente 20 anni dopo) e Rino Gaetano nel 1981. Quest’ultima, in particolare, è resa decisamente intrigante dal fatto che, non solo molte canzoni di Rino Gaetano sembrano proprio contenere riferimenti destinati unicamente a cerchie ristrette di personaggi (magari quelli “importanti nell’ombra”), con scomodi segreti di avvenimenti mai chiariti ma anche lo stesso avvenimento della morte di Gaetano – con particolari precisi – sembra essere “stato profetizzato” nel testo di una sua determinata canzone: “La ballata di Renzo”.

Però, tengo a precisare che, se mi dovessi mettere a buttare giù qualcosa su Rino Gaetano e i suoi misteri  – la sua morte fu uno dei diversi avvenimenti di grande impatto del periodo 1978-1982 all’epoca quasi non riconosciuti come tali – non farei certo un’analisi simbolico-ma “complottista” (la quale, tra l’altro, penso sia già stata fatta da studiosi quali Paolo Franceschetti) invece la mia attenzione, ovviamente, sarebbe più rivolta ad aspetti sincro-simbolico/mitici-ciclologici, magari presenti in modo anticipatorio in film, programmi tv, libri, brani musicali, di quei tempi e anche di altri tempi.

Quindi in futuro potrei cercare di concentrarmi maggiormente su aggiornamenti più riguardanti la pop culture italiana, anche se penso sarà difficile farli proprio nello stile di “The secret sun”, ovvero con una grande quantità di materiale multimediale. Staremo a vedere anche perché, a ben pensarci, sarebbe forse anche più intelligente e proficuo fare articoli in inglese su cose sincro-mistiche italiane piuttosto che fare articoli in italiano su cose sincro-mistiche anglofone!

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L’ossessività patologica e un surplus di tempo libero sono una combinazione patologica per persone quali il qui presente Christopher Knowles.

Stavo infatti scorrendo il post precedente e un’intera moltitudine di nuove sincro-connessioni ha stimolato i miei neuroni danneggiati, rivelando ogni tipo di sotto-testo che avrei dovuto includere in quella che, appunto, ora è la prima parte di questa che è la seconda.
 
Dunque, senza ulteriore indugio, immergiamoci di nuovo.
Tenendo presente il fatto che gli attori interpretano ogni possibile ruolo e il business cinematografico è intrinsecamente incestuoso, diamo un’altra occhiata alla comparsata di Chris Cornell in Singles. 

Dal momento che Cameron Crowe è tutta un’altra storia, per adesso concentriamoci su questo. 

Sarà paradossale, ma nel corso degli anni ho visto che meno variabili si tengono in conto più questo tipo di sincro tende a manifestarsi efficacemente . Non capisco perché o come tutto questo funzioni, ma non c’è molto di più che potrei capire in proposito.
 
Così mentre ci muoviamo attraverso le varie connessioni, teniamo d’occhio le sincs connesse specificatamente ad Apocalisse, controllo mentale e alieni oltre a Chris Cornell e “Nostra Signora Fraser.” 
 
Così come appunto facciamo di solito qui.
Vediamo dunque Chris Cornell fare una comparsata in Singles del 1992 (uscito in Italia anche comeL’amore è un gioco) con Matt Dillon e Bridget Fonda. 

Questo film non lo vedo da quando uscì, quindi da quasi trent’anni — e non m’impressionò per nulla quando lo vidi — ma leggo sulla pagina IMDB relativa a film che Bill Pullman interpreta un chirurgo plastico che si innamora del personaggio di Bridget Fonda.

Bill Pullman avrebbe successivamente interpretato il presidente USA nel film blockbuster alieno-apocalittico Independence Day del 1996. Nel flimato sopra lo vediamo in visita nell’ Area 51.

Pullman, presidenti USA e Area 51 tutti quanti entrati recentemente nel ciclo delle NEWS.

Il presidente USA interpretato da Pullman è guidato da un ufficiale dell’Air Force interpretato da Adam Baldwin, il quale ha anche interpretato un alieno replicante di nome ‘Knowle Rohrer’ in X-Files.

Tanto per entrare anche nell’orbita della cosiddetta criptokubrickologia #cryptokubrology, possiamo ricordare che Baldwin ha co-interpretato Full Metal Jacket. Con il Matthew Modine di Strangers things alla sua sinistra nel fotogramma sopra.

Bill Pullman interpreta il “mystery man” di “Strade perdute” (Lost Highway), l’esordio di David Lynch nel “teatro della dissociazione.”

A metà film, Pullman lo vediamo tramutarsi in Balthazar Getty
 
“Strade perdute” (Lost Highway) fornisce una buona volta a David Lynch l’utilizzo del brano “Song to the Siren” dentro a un suo film utilizzandolo per una specie di scena somigliante a un “videoclip soft porn“, i cui interpreti sono Getty e Patricia Arquette.
 
“Strade perdute” mostra persino una comparsata di Marilyn Manson.
Qualche anno prima la Arquette interpretò “Una vita al massimo” – True Romance, un adattamento filmico di una sceneggiatura di Quentin Tarantino da parte di Tony Scott.
 
In quel film vediamo Brad Pitt (non ancora una superstar) in una scena convulsa nel momento in cui in sottofondo sentiamo il nostro “Cristo Cornuto” e i suoi compari dei Soundgarden.

Per interpretare quel personaggio, Brad Pitt prese esempio dal suo compare Bernie Coulson, che vediamo in questo antico episodio apocalittico di X-Files, “Anasazi”, riguardante gli alieni e il controllo mentale.

Brad Pitt avrebbe vinto un Oscar per la sua interpretazione dello stuntman cioè, in altre parole, il DOPPIO del personaggio dell’attore da parte di Leonardo Di Caprio  (doppio = gemello = “twin”) nel film di Tarantino ambientato ai tempi della strage di Bel Air della famiglia Manson, “C’era una volta a Hollywood”.
 
Nel filmato sopra vediamo Di Caprio nella parte di DeCo(c)teau assieme alla piccola “Trudie FRASER,” una specie di versione più giovane di Jodie Foster (un generatore ad alta frequenza di risonanze con la Fraser.)

In altre parole, Brad Pitt ha vinto un Oscar per l’interpretazione di un “gemello chiamato De Coteau” (cioè deCoteau Twin.)

Assieme alle sue interpretazioni nel “sincro-Chris Cornell” “Una vita al massimo” (True Romance) e nel “sincro-Elisabeth Fraser” “Strade perdute” (Lost Highway), Patricia Arquette, nella serie tv Medium, interpreta anche una necromante chiaroveggente.

Oltretutto, Bill Pullman, il co-interprete assieme alla Arquette di “Strade perdute” (Lost Highway) ha anche interpretato la tremenda miniserie hollywoodiana Revelations

In Revelations abbiamo l’attore Michael Massee, che non solo in X-Files interpreta un personaggio molto simile ma fu anche colui che sparò accidentalmente a Brandon Lee sul set de Il corvo.

La colonna sonora di Il corvo ci presenta una Elisabeth Fraser urlante dentro il brano “Time baby” dei Medicine così come i futuri interpreti musicali che appariranno in Twin Peaks (i Nine inches nails) fanno la cover di “Dead souls” dei Joy Division, considerata una specie di “lettera di suicidio” del loro fondatore Ian Curtis.

Accanto a Bill Pullman e  Michael Massee, in Revelations abbiamo anche Natacha McElhone, che compare anche nel thriller alieno-apocalittico Solaris di Steven Soderbergh.

Dopo Revelations, McElhone avrebbe partecipato a Californication una roba fantastica in cui il David Duchovnic di X Files veste i panni di uno scrittore disoccupato alcolista di mezza età che fa di nome Hank Moody  ed è in qualche modo trovato sessualmente irresistibile da un sacco di simpatiche donne single.

Duchovny, dopo la fine di Californicationsarebbe tornato a interpretare ruoli drammatici interpretando un detective di Los Angeles nella serie Netflix “a tematica Charles Manson” Aquarius, e quindi di nuovo agente FBI nel docu-drama su X Files andato in onda su Fox tv.
Californication avrebbe visto anche la partecipazione di Madeline Zima, nella parte di una delle molte giovani bellezze single che vanno a letto col vecchio scrittore fallito Hank Moody. 
 
FATTOIDE BONUS: le scene nel primo episodio di Californication sono girate presso il cimitero in cui è seppellito Chris Cornell.
 
FATTOIDE BONUS 2: Il creatore di Californication ha anche prodotto quella roba consistente nella serie tv Lucifer.

Madeline Zima sarebbe stata poi accanto a Duchovny per il ritorno di Twin Peaks nel 2016, interpretando una seduttrice sfortunata che incontra un destino orribile, insieme a un personaggio interpretato da Ben Rosenfield.

E naturalmente, Ben Rosenfield lo si vede anche nel biobic sul Jeff Buckley pre-Fraser Greetings from Tim Buckley…

…Tim Buckley, naturalmente, colui della versione originale di “Song to the Siren.”

Presentata in anteprima in un episodio de I Monkees, in cui non solo compaiono droga, alieni e controllo mentale, ma dove sono anche presenti le lettere F-R-A-S-E-R.

Ad aggiungersi a Duchovny, la Zima e Rosenfield nel ritorno di Twin Peaks fu infatti nientemeno che la “Song to the Siren’s” di Balthazar Getty…

…Balthazar Getty, ovvero il bis-nipote di quel  J. Paul Getty, inizialmente interpretato da Kevin “Little” Spacey nel film “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott, fratello di Tony Scott.
All’interno di Tutti i soldi del mondo troviamo anche Mark Wahlberg nel ruolo dell’agente CIA Chace Fletcher. 

Naturalmente, Mark Wahlberg venne avvolto dalle ali angeliche di “Nostra Signora” in “Gli amabili resti The Lovely Bones” di sir Peter Jackson, prima con il lamento straziante, “Alice”…
Quindi, inevitabilmente, con “Song to the siren”.
Gli amabili resti ci presenta anche un Buckley in pericolo mortale. 

PERCHE’ NIENT’ALTRO AVREBBE POTUTO SUCCEDERE.
La stessa Saoirse Ronan la quale interpreta il ruolo di una colonizzatrice di anime di umani nel dramma alieno strappalacrime The Host. 

Potremmo anche considerare “The Host” una specie di allegoria del progetto MK ULTRA.
Un po’ meno allegorica – o almeno temo – è la performance di Chris Cornell nel videoclip del brano dei Soundgarden “Blow up the outside world”.
PUNTO DI NON RITORNO (1993)
CAOS – Charles Manson, la CIA e la storia segreta degli anni Sessanta.

E dal momento che praticamente ogni teoria del complotto risalente ai tempi in cui i ricercatori svolgevano appunto ricerche degne di questo nome, è stato poi provato essere vera, non dimentichiamoci quanto l’aria mefitica del progetto MK ULTRA, provenga da gente come Joly West, coinvolto nella saga della Manson family.

Per non parlare del fatto che Kenneth Anger, uno in combutta con Manson, venne finanziato– ebbene si– dalla Getty Foundation. 

Proprio quei Getty di cui parlavamo prima.

E ricordiamo anche che Anger fece la sua versione originale (finanziata dai Getty) di Lucifer Rising in una casa precedentemente appartenuta al clan Fraser di cui era ospite Jimmy Page, l’eroe di Jeff Buckley (e Cameron Crowe.) Dovrei anche aggiungere che il ruolo di Mark Wahlberg nella versione Tv del dramma del rapimento Getty fu interpretato da…

Brendan Fraser!
Chi è Brendan Fraser e chi è Bridget Fonda?!

Proprio quel Brendan Fraser il quale recitò accanto a Bridget Fonda (che abbiamo già visto relazionata a Chris Cornell e Bill Pullman) nel criminalmente sottovalutato Monkeybone del 2001.

In Monkeybone, nel ruolo dell’alta sacerdotessa Bene Frasserit abbiamo anche Rose McGowan, l’ex ragazza di Marilyn Manson, la quale è stata sotto i riflettori delle NEWS nei tre anni passati.
Bridget Fonda è la figlia di Peter Fonda ed è apparsa quando era piccola in Easy Rider, quindi sullo stesso set assieme alla nostra vecchia conoscenza Dennis Hopper, apparso in “Una vita al massimo True Romance” e naturalmente in “Velluto blu” di Lynch.
Più di recente, Peter Fonda appare in The Harvest, film interpretato da Michael Shannon e la nostra vecchia amica Samantha Morton.
 
Sono stato particolarmente colpito dal trailer che vedete qui sopra, poiché la nostra Samantha, per qualche ragione inesplicabile, ha un aspetto sempre più somigliante a quello di Elizabeth Fraser, mano a mano che le due “sibille” vanno avanti negli anni, .
 
Fattoide bonus:  la Morton interpreta la moglie di Jan Curtis nel biopic Control.

A proposito di doppelgängers, di DOPPI, Bridget Fonda interpretò nei primi Novanta il thriller “Inserzione pericolosa – Single White Female, assieme a Jennifer Jason Leigh…

..la quale di recente è apparsa nelle sequenze di Las Vegas e di Heaven nel ritorno di Twin Peaks…
…e in Annihilation di Alex Garland.
Le scene di Annihilation con l’effetto Shimmer  sono state girate nelle stesse identiche location in esterni di questo videoclip, pieno di umile liturgia.
In una di quelle location vediamo un alligatore albino
…guarda un po’ le coincidenze,  Albino Alligator  è il titolo di un film interpretato da Matt Dillon (assieme a Bridget Fonda in Singles) e diretto da Kevin “Little” Spacey (Il J. Paul Getty di “Tutti i soldi del mondo”)

Matt Dillon è stato inoltre co-protagonista del cine-adattamento di Francis Ford Coppola del grande classico The Outsiders (“I ragazzi della 56^ strada”) del 1983, insieme a una miriade di BRAT-PACKER in erba, Twin Cruise compreso.
Così come il Fato avrebbe voluto, “I ragazzi della 56^ strada The Outsiders” sarebbe uscito lo stesso mese (e mi sa lo stesso giorno) del primo singolo dei Cocteau twins propriamente detto, “Peppermint Pig.” 
Dalla copertina avente una certa”aria di famiglia” con una delle celebri immagini iconiche di “Apocalipse now” di Francis Ford Coppola…
…o la scena del finale di “X Files.”

FATTOIDE BONUS (come ama dire Knowles):

La prima volta che i Cocteau Twins si esibirono alla Tv USA avvenne l’8 aprile 1994, lo stesso identico giorno in cui fu trovato il corpo di Kurt Cobain dei Nirvana.

Versione originale:

https://secretsun.blogspot.com/2020/05/would-you-kids-please-stop-asking-when.html#more





La più letterale presentazione immaginabile come "oracolo dell'Apocalisse"

24 03 2020

Dylan Dog n°77, febbraio 1993.

Da un post di “The Secret Sun” di aprile 2018: […] Ma il fatto è che “Five Ten Fiftyfold” dei Cocteau Twins cantata da Elisabeth Fraser, è in effetti la canzone più terrificante mai registrata. Anche solo una rapida occhiata al testo lo indica:

Wheezing and Sneezing
Tenfold it blew apart
It halved it in half
And went gushing gust wind

Respiro sibilante e starnuti
Dieci volte è esploso
Lo ha dimezzato a metà
E cominciò a soffiare forte vento

Tiziano Sclavi, papà di Dylan Dog, fa un video in cui dice di restare a casa per evitare di contrarre-diffondere il virus.

Come promesso, ecco la mia personale versione di un post di “The secret sun” apparso nel settembre 2019, in cui il gestore del blog Christopher Knowles fa il resoconto di uno spettacolo dei Massive Attack assieme alla ex cantante dei Cocteau Twins Elisabeth Fraser, che Knowles da anni e anni mostra di considerarla una “Sibilla”, una figura oracolare dalle capacità profetiche. Oltretutto, Knowles ritiene di non essere il solo a essersi reso conto di ciò ma anche potenti figure influenti nell’ombra e lo spettacolo presentato nel settembre scorso potrebbe apparire come una “presentazione ufficiale”.

Bene, il giorno è finalmente giunto e sono andato a sentire le profezie della Sibilla al tempio solare nel più grande tempio mitraico all’aperto nella “Nuova Roma”.
 
O è la “Nuova Bisanzio” ed è invece Londra la “Nuova Roma”? O è Londra la “Nuova Babilonia” e New York la “Nuova Roma”? Mah.
 
Comunque sia, non sono rimasto deluso. Anzi, ho ricevuto molto più di quello che ho speso.
Il palco e la platea sono dentro un sole gigante.
Manifesto comparso a Genova a partire da settembre-ottobre 2019.
Ho preso il mio biglietto all’ultimo minuto.  La verità è che Mezzanine non è mai stato uno dei miei album favoriti dei Massive Attack, e non sono mai stato certo se gli incantesimi della Sibilla inerenti a quell’album dovrebbero essere considerati canonici (Mi considero uno di quei canonici, ortodossi, irritanti tipi i quali credono che l’età delle profezie uniche della Sibilla si concluse nell’anno 1996.)

Inoltre, temevo che la Sibilla, avendo ora oltre vent’anni di più, avrebbe magari avuto maggiori problemi alle corde vocali aggravati dalla paura del palcoscenico e la sua voce nell’album era già un’ottava al di sopra della sua gamma naturale. Perdipiù, i prezzi dei biglietti erano ridicoli finché i bagarini hanno cominciato ad alzarli man mano che si ci avvicinava allo show.

Oltretutto, non hanno fatto “Silent Spring” il vero capolavoro della Sibilla assieme ai Massive.
 
Tuttavia, gli eventi del giorno hanno complottato nel forzarmi di cercare misericordia e guida dalla “Our Lady”, la “Nostra Signora”, e sono stato molto lieto di averlo fatto.

PRIMA DI TUTTO

Ero nei posti molto indietro, di mezzo — in “Mezzanine”, ironicamente– e potevo vedere e sentire tutto perfettamente.
 
Inoltre, per questo spettacolo, non c’è nulla sul palco da guardare se non un gruppo di musicisti in piedi nel buio. L’azione era in uno spettacolo di luci coi collage video di Adam Curtis. Meno male che m’è parso non ci fossero epilettici nel pubblico.
 
Avevo visto diversi video on-line ma non si avvicinano all’esperienza che si ha “dal vivo”. Le luci erano molto, molto accese, la musica era molto, molto forte e i video erano bizzarramente tridimensionali, come ologrammi. Se ci fosse qualche verità sui metodi visti in The Parallax View, ognuno nella folla avrebbe potuto essere un candidato manciuriano.
 
Devo dire che con i video, quegli accordi e tutto il resto, lo spettacolo mi ha ricordato molto di più un concerto dei Clash di qualsiasi cosa mi aspettassi i Massive Attack mettessero su.
 
E’ stato molto divertente sentire i Massive fare una cover di una delle mie canzoni dei Bauhaus preferite come “Bela Lugosi’s Dead.”
 
Mi hanno ricordato un sacco anche i Clash, quando Mikey Dread or Ranking Roger hanno agguantato il microfono.
Così come da me detto tante volte, i video di Adam Curtis sono usciti da The Parallax View e Clockwork Orange. Insieme allo spettacolo di luci, l’ho trovato anche somigliante al suo lavoro nel balletto MKULTRA del 2017.
 
Ironicamente, pensando a tutti i messaggi “anti-nostalgia” di Adam Curtis, è invero una forma di nostalgia per un tempo in cui le persone credevano sul serio che poche semplici visualizzazioni di immagini disturbanti– naturalmente accompagnate da testo– erano in grado veramente di fare il lavaggio del cervello alle masse.
 
Sappiamo meglio le cose adesso.
 
Il climax dello spettacolo ha dimostrato la mia folle illusione tesi singolare che quella timida, modesta, schiva e piuttosto androgina casalinga di mezza età suscita in qualche modo l’ interesse per un sacco di potenti e influenti personaggi. Gente che sembra veramente sapere il fatto suo quando si tratta di esoterismo e occulto. 
 
Così come mi è sembrato di intuire molto molto tempo fa, pare esserci una connessione simbolica ripetuta tra questa piccola voce di soprano scozzese e l’Apocalisse, che è così consistente e così presente da essere innegabile.
 
Non chiedetemi il perché.
 
Comunque, dopo un catalogo d’immagini distopiche c’è stato un “crescendo” del “Group Four” (potete vedere una completa performarce della canzone qui. )
 
Robert Del Naja (o Banksy, se preferite) e la Sibilla hanno condiviso le voci, quindi Del Naja ha lasciato il palco alla Sibilla, che silenziosamente s’è lasciata abbagliare dalle luci.

O silenziosamente Lei ha canalizzato, dipende dal vostro punto di vista. 

Poi la band ha suonato a squarciagola un riff particolarmente rumoroso mentre scene di rivolte a Parigi, Mosca e Hong Kong riempivano gli schermi assieme ad altri flash da incubo.
 

Tutto quanto mi ha anche ricordato una strana visione da me avuta di un antico misterioso rituale in una mattina di prima estate del 1986, mentre all’incrocio di James Street con Harter Road ascoltavo “Great Spangled Fritillary.” 

Qualcosa che sembrava uscita dai misteri di Delfi ed Eleusini.

La venerata sacerdotessa poi s’è messa a cantare qualcuno dei suoi oracoli mentre le torce ardevano e gli stendardi svolazzavano.

Naturalmente tutto è iniziato nel 2013, quando lo stesso cast mise in scena il prototipo di questo tour. Amo questo video perché è la sola registrazione degli scorsi 23 anni in cui il cantare della Sibilla si avvicina di più alla sua gamma armonica naturale.
 
Prendete nota dell’immagine finale della performance nel video sopra.
E’ tutto così folle, no? Voglio dire, perché? Perché continuiamo a vedere questo genere di cose? Perché sentiamo la sua voce risuonare nel cielo del rituale “Clarion Call”, a sua volta uno “spin” dello stesso produttore di “Siren Song” in Australia? 
 
Perché questa timida donnetta– sostanzialmente in pensione decenni dopo i suoi gloriosi giorni rock/indie negli Ottanta — affascina così tanto certuni a tal punto da farli spendere un sacco di soldi per mettere in piedi queste accese esibizioni ritualistiche?
 
E’ del tutto pazzesco, e sta andando avanti da due decenni.
I Massive Attack si esibiscono sul palco nel settembre 2019 davanti a video di pozzi di petrolio in fiamme.

Magari per il fatto che grandi eventi esterni sembrano così spesso essere in sincro con eventi significativi della vita di Lei e del suo lavoro. 

Come il super-tifone e i super-branchi di delfini che l’anno scorso hanno annunciato il suo ritorno in pista. O il fatto che l’uragano Dorian abbia colpito nello stesso momento in cui Lei tornava a esibirsi in America dopo sei anni (e a fare un tour per la prima volta in 13 anni.)

O che l’ultimo rituale di “impeachment” contro Trump è iniziato proprio poche ore prima che Lei si esibisse in quel di Washington DC. 

Ormai ne abbiamo viste di cose che ci fanno stare lì fermi a pensare, giusto?

Sto a teorizzare ma posso solo dire che sapevo c’era qualcosa di unico e inconoscibile in lei 36 anni fa, poco dopo i primi secondi del brano “From the Flagstones.”
 
Mi manca molto il senso di abbandono che mi suscitavano quei vecchi dischi dei Cocteau Twins, nonostante non sia mai stato un grande fan del suo alto soprano, ma qualche macro-sincro sicuramente è riuscita a smuovermi delle rotelle nel cervello grazie a quella performance.
 
Vedete, avevo perduto il significato sottostante di “flowers”, “fiori”, fino alla canzone successiva. Sono stato così colpito dagli strazianti filmati di guerra che scorrevano sugli schermi che mi c’è voluto un po’ prima di capire.
 
Dove sono andati a finire tutti i fiori? Bene, lo vedete dalle grafiche alla fine del clip dove esattamente sono finiti i fiori, figurativamente e letteralmente.

Take Time to Smell the Roses Because Losing Your Sense of Smell Could Be One of the First Signs You Have COVID-19?

Prenditi tempo ad annusare le rose perché la perdita del senso dell’olfatto potrebbe essere uno dei primi sintomi del COVID-19.

Ma adesso dovrei spiegare perché ho iniziato a essere fissato con Lei. Vedete, ha salvato la mia vita, piuttosto letteralmente. E, sebbene in modo figurato, mi ha tirato fuori dall’inferno.

O forse anche letteralmente.

 

FARMACI SONICI

Christopher Knowles, infatti, anni fa è stato molto male, a causa di sofferenze fisiche dovute a infiammazioni muscolari (sindrome infiammatoria miofasciale); dal momento che le cure a base di farmaci quali Celebrex e Vioxx non funzionavano (anzi peggioravano la situazione) e l’unico farmaco di una certa utilità, il Prednisone, aveva dei brutti effetti collaterali, l’unica strada da percorrere rimaneva quella dei cocktail di oppiodi, una strada infernale durata molto tempo.

Knowles non riusciva più a fare niente, nemmeno a muoversi e pensare, imbottito di psicoattivi, lidocaina e gel Voltaren.

Grazie alla pericolosa assunzione di più medicine in contemporanea (Oxymorphone, Tapentadol, Klonopin) in qualche modo, fortunatamente, il suo stato infiammatorio non peggiorava anche se i suoi medici gli dicevano che sarebbe stato meglio si ricoverasse in ospedale e che era da pazzi affrontare la malattia da soli contando soltanto sulle proprie forze.

E infatti, se non fosse stato per la voce della “Sibilla”, a dire dello stesso Knowles, egli forse non ne sarebbe uscito, perlomeno in tempi ragionevolmente brevi. Torniamo alle sue parole.

E’ una che toglie i veleni. Non ho ancora capito bene come ci riesca ma c’è qualcosa nelle sue melodie e armonie che funziona sulla chimica del cervello in modi che non abbiamo ancora capito, in modi simili agli oppiodi ma senza costipazioni e la bocca secca. Così ebbe modo di dire Prince: ti fa piombare in uno stato onirico.

Anche se non mi spingo certo a dire che sia davvero una fata elfo aliena capace di mesmerizzare in un incantesimo i suoi ascoltatori, è indubbio che qui abbiamo a che fare con qualcosa di inusuale.

 

PHILIP K. DICK

Tradizionalmente, il test per spiriti e oracoli non era solo la profezia, era anche la capacità di guarire. Questo è un punto molto importante.

Vedete, avevo finalmente tirato fuori tutta la mia roba dall’appartamento di Satana restituendogli la chiave quando morì Chris Cornell.

Non chiedetemi di spiegarvi. Niente di ciò possiede un senso oggettivo. Ogni giorno che passa comincio a chiedermi sempre più spesso se sono solo un personaggio dentro una storia di Philip K. Dick che fa solo finta di essere un essere umano reale. Spero un giorno o l’altro di riuscirmi a spiegarmi meglio.

Come ho detto molte volte, PKD sarebbe stato molto più fissato di me con questa donna. E gli avrebbe ispirato la scrittura di almeno venti libri.

Ad ogni modo, ora come ora, le prove sono abbastanza conclusive da pensare che non c’è più solo un blog come il mio a rendere conto di ciò che sta succedendo. Non posso dire di essere felicissimo che certe persone abbiano usato Lei per le loro imprese, ma è tutta questione di Potere. Un po’ come quando i produttori volevano infilare sempre Tony Bennett e Johnny Clash nei dischi dei loro artisti.

Il talento è economico, ma il carisma è caro. E il vino non va confuso con la bottiglia che lo contiene.

Posso non essere d’accordo con l’ideologia neo-fabiana di Adam Curtis, ma non posso onestamente dire che lui non pensi davvero di star facendo la cosa giusta.

Non sono d’accordo con le filosofie che molte persone potrebbero sostenere e posso credere che quelle filosofie portino quasi inevitabilmente a un disastro, ma sono poche le persone che si organizzano e agiscono con intenzioni maliziose.

Al contrario, penso che i maggiori crimini storici vengano spesso commessi da persone convinte di stare agendo “per il bene dell’umanità.”

Probabilmente le cinque parole più pericolose del mondo.





Cartone prevede schianto Kobe Bryant

27 01 2020

Risultato immagini per legend of chamberlain kobe"

The episode aired 11/16/16 and exactly 1166 days later … 

Un tragico scherzo del destino. La morte di Kobe Bryant, morto insieme ad altre 8 persone in uno schianto aereo in california, sembra essere stata predetta in un cartone animato del 2016 della serie “Legends of Chamberlain Heights” trasmesso su Comedy Central. L’episodio, intitolato “End of Days”, è stato trasmesso originariamente il 16 novembre 2016. 

Il link all’episodio sul sito Web di Comedy Central non funziona più. Inoltre, è stato eliminato anche quello che sembrava essere un video della clip sulla loro pagina Facebook. La decisione di rimuovere la clip è stata per rispetto per la famiglia Bryant, secondo un tweet dell’account Twitter ufficiale di Legends of Chamberlain Heights.

noi del blog riteniamo che questo fenomeno di predictive programming non sia artificialmente costruito, ma che faccia parte del reale e nascosto funzionamento dei meccanismi di pensiero inconsci. Non ci sono società segrete che inseriscono segnali nei cartoni e nelle pubblicità. Ci sono emozioni e visioni individuali e soggettive di un futuro evento traumatico e trasformativo che sta producendo un’ interferenza con il tempo presente. La causa è nel futuro, non nelle menti di società cospirative perverse. L’ universo ha già vissuto questo evento, e vibra, risponde a questo evento con una dispersione di indizi e segnali retroattivi.





Il “237” di Shining in Sh! The Octopus del 1937 e la “stanza 27”

21 01 2020

Attenzione: alla fine di questa fine versione italiana dell’articolo di Loren Coleman su un ulteriore esempio del numero 237 della stanza di Shining in film precedenti Shining, ho scritto una sincro allerta.

In “Cripto-kubrickologia (#cryptokubrology): il numero 237 dopo di Shining ci siamo chiesti se ce ne fossero altri di film con dentro il 237 prima dell’uscita di Shining nel 1980, oltre ai film già menzionati qui.

Uno di questi “237” si vede apparire in un film commedia, una oscura “monster comedy” americana del 1937 intitolata Sh! The Octopus. Compare come numero di stanza dell’ospedale in cui si trova l’attrice Marcia Ralston.

Nonostante gli attori Hugh Herbert e Allen Jenkins fossero già comparsi in uno stesso film, questo è il primo che li vede uniti in un vero e proprio team. La bizzarria del film ne ha fatto un “cult movie”.

Herbert and Jenkins interpretano due detective imbronciati, i quali, alla ricerca di un maestro del crimine dal nome “The Octopus”, finiscono per ritrovarsi dentro un faro marittimo infestato pieno di personaggi sospetti, tra cui il personaggio principale, il quale sembra essere un autentico polpo.

Diverse recensioni di questo film lo presentano come “terribile” e tra l’altro veramente difficile da reperire. Tuttavia, in “Trailers from Hell,” Michael Schlesinger tratta di Sh! The Octopus dicendo che raggiunse quasi la perfezione nel suo genere. (Vedere qui il trailer originale.) Viene anche detto che ci fu un gruppo rock il cui nome fu ispirato al film.
 

Sul sito “1000 Misspent HoursSh! The Octopus viene visto come “uno dei pochi conosciuti esemplari di un genere apparentemente impossibile, la parodia di una parodia. A ben vedere, infatti, il film è stato interpretato come una parodia di The Gorilla, il quale fu egli stesso una parodia di film sulle case misteriose quali The Bat e The Cat and the Canary. Infine, Sh! The Octopus è abbastanza semplicemente uno dei più strani e illogici film della sua – e di ogni altra – era.”

 
Nello stesso sito inoltre viene osservato che “Captain Hook (George Rosener, già in Doctor X e House of Secrets), in custode senza una mano, è un uomo squilibrato pericoloso, e ha l’abitudine di piombare in una rabbia omicida ogni volta che sente il ticchettio di un orologio.”
 
Ci viene poi detto da Scott Ashlin, il recensore del sito: “Una cosa sola mi ha fermato dal definire Sh! The Octopus il più stupido film horror/mistery degli anni trenta: la sconcertante possibilità che i suoi autori si rendevano perfettamente conto di che stavano combinando e l’avessero dunque fatto apposta.”

Per quanto riguarda la stanza 237, può avere una funzione speciale in questo film. Dopo che il faro marittimo esplode e gli spettatori pensano che il film sia finito, in realtà non lo è.

Invece della fine c’è una dissolvenza su una scena in un ospedale dove uno dei personaggi principali “è su un letto, si agita e viene assistito. Si scopre che è svenuto a causa di tutte quelle pillole che stava prendendo in auto all’inizio del film.” Marcia Ralston e un’altra attrice “sono infermiere dell’ospedale, e uno lo sottolinea in una maniera straordinariamente simile a come si vedrà nella scena finale di “Il mago di Oz” due anni dopo. E quindi tutte quelle cose appena successe? Mai accadute,” scrive il 15 aprile 2008 Stacia, l’autore della recensione (qui).

Tanti anni fa Marcia Ralston fu sposata con Phil Harris.

Il film uscì l’11 dicembre 1937. Schlesinger ne parla come uno dei film usciti per il Natale 1937. Una specie di strambo “cinepanettone americano” ante litteram?!

L’ “Octopus” (altrimenti detto “La piovra”) in anni recenti ha preso un sinistro significato cripto-politico, con il libro The Octopus: Secret Government and the Death of Danny Casolaro di Kenn Thomas e Jim Keith.

Pubblicato originariamente nel 1996 per essere poi elogiato dalla critica, questo libro divenne un classico molto ricercato nella letteratura complottista underground – e oggi detiene prezzi molto elevati nel mercato dei libri da collezione. La nuova edizione tascabile [Feral House, 2004] porta le ricerche complottistiche di Casolaro nel mondo post 11 settembre, per il quale fu considerato un presagio.”

Inoltre, tornando al film, avere un personaggio come “Captain Hook” in Sh! The Octopus è un enigma.  Nel 2010 scrissi di una misteriosa serie di morti di piccoli bimbi, tutti uccisi nello stesso modo tramite grucce. Le morti sono spesso dovute a ganci appendiabiti, a volte negli armadi a volte nei bagni. Questo studio apparve il 24 gennaio 2010 in “The Peter Pan/Hook Deaths.” seguito il 27 febbraio 2014 da “New Hook Death.” Nel 2017, ho aggiornato sul fenomeno con un nuovo post.

BTW, Sh! The Octopus ha una scena con un uomo impiccato gocciolante sangue, cosa che, attraverso il “linguaggio del crepuscolo”, ci può portare a ulteriori sincro-indagini riguardanti il film in questione.

Attenzione: sincro-allerta!

Devo ammettere che per tutta la giornata di ieri non avevo molta voglia di fare la versione italiana di quell’ultimo articolo di Loren Coleman sul “237” e la cosa che oggi mi ha spinto decisamente invece a farla è stata la visione ieri di un episodio su un canale YT di ricercatori italiani del paranormale, gli “Italian paranormal research”.

Ne ho visti un po’ di episodi degli “I.P.R.” e devo dire che sono bravini e davvero alle volte sembrano riuscire a presentare nelle loro riprese qualcosa di davvero poco spiegabile con gli schemi scientifici classici con cui vediamo il mondo.

Gli ultimi episodi da loro inseriti hanno per me un particolare motivo di interesse dovuto al fatto che, per questa loro indagine, si sono recati in un enorme hotel senza nome abbandonato in un luogo sperduto (ci ricorda qualcosa?), nel quale sembra abbiano svolto dei rituali. A questa indagine i due del’ I.P.R. hanno fatto partecipare – con un piccolo inganno – una loro amica presentatrice tv, la quale non è avezza alle ricerche sul paranormale e, infatti, una volta nel luogo, mostra di avere una gran paura tale da paralizzarsi non riuscire nemmeno, a un certo punto, ad avanzare lungo un corridoio in fondo a cui si sono uditi dei rumoretti inspiegabili.

La cosa che veramente mi stupisce, anche ora che ne rifletto scrivendo, è che questo episodio, “La stanza 27, ‘brutte sensazioni’ ” mostra delle analogie con questo ultimo articolo di Loren Coleman: la stanza dell’hotel “maledetta”, con un numero che ha il 66% delle cifre del “237”. Inoltre a un certo punto, nella stanza in questione viene mostrata una gruccia, un appendiabiti (oggetto dai “comportamenti strani” già visto in un’indagine precedente lì dentro) e la stessa ragazza che s’è presa paura ha anche tirato in ballo la storia di un “marinaio” avente qualcosa a che fare con vicende oscure presumibilmente avvenute nell’hotel e in particolare dentro quella stanza.

Stranamente tutti elementi che in qualche modo compaiono anche nel film Sh! The Octopus e nell’articolo di Coleman a lui dedicato.

Gli appendiabiti nella “stanza 27” dell’episodio degli I.P.R.

Articolo che, oggi ho scoperto dopo aver visto ieri il filmato degli I.P.R., Coleman ha aggiornato proprio aggiungendo quella parte di Sh! The Octopus in cui c’è l’uomo appeso a gancio e quei riferimenti di suoi precedenti articoli su omicidi di bambini uccisi da appendiabiti.





Considerazioni sparse sui nuovi anni venti

30 12 2019

« E’ una dinamica che abbiamo sempre più privilegiato […] e che marca simbolicamente, dal nostro punto di vista, l’installazione di questa nuova capacità dell’osservazione umana degli avvenimenti. […] “Innanzitutto, c’è questo : nello stesso tempo in cui subiamo questo avvenimento di una forza e di una ampiezza estremi, osserviamo questo avvenimento intanto che si sta compiendo e, più ancora, ci osserviamo l’un l’altro mentre osserviamo questo avvenimento. La storia si fa, all’improvviso in uno sviluppo esplosivo e brutale, noi la osserviamo farsi e ci osserviamo osservandola farsi…”). »

https://www.dedefensa.org/article/la-societe-du-spectacle-de-la-catastrophe

Esattamente dieci anni fa, all’inizio degli anni dieci, in un post (scritto in un modo che ora giudico acerbo) tirai in ballo il film considerato un po’ il sequel di “2001 odissea nello spazio”, “2010 l’anno del contatto”, entrambi tratti da due romanzi dello scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke.

Quel film, “2010”, non fu diretto da Stanley Kubrick – alla cui opera accenneremo ancora nel corso di questo post – così come “2001”, però venne dedicato, quando fu appunto realizzato nel 1984, a quello che per quel film sarebbe stato l’ “anno del contatto”. Contatto di che?

Dal momento che non mi permetto di fare spoiler di “2010” per rispetto a chi non l’ha ancora visto, parlando appunto di questo “contatto”, dieci anni fa si sapeva che l’allora nuovo decennio avrebbe contenuto quel “2012” il quale sarebbe stato l’anno il cui 21 dicembre avrebbe stabilito la fine del cosiddetto “lungo computo del calendario dei Maya”… anche se sapevo bene che secondo altri studiosi di calendari e cicli astronomici si sarebbe concluso in un giorno e anche in un anno differente: per esempio il 27 ottobre 2011 secondo lo studioso Carl Johan Calleman, comunque sempre nel decennio degli anni dieci del XXI secolo. I quali cominciarono con un immenso terremoto ad Haiti per poi proseguire con catastrofi ambientali petrolifere nel golfo del Messico, eruzioni di cenere in Islanda che bloccarono i voli di aerei, un altro super terremoto in Cile e uno spettacolare salvataggio di minatori intrappolati nelle viscere della terra sempre nel Cile.

Il 2010 fu l’anno in cui la Chiesa cominciò seriamente a tremare a causa di scandali di ogni tipo che in seguito non avrebbero fatto altro che continuare a scuoterla, fu l’anno in cui l’allora papa venne colpito e fatto ruzzolare a terra (i simboli sono inevitabili quando è in ballo il potere religioso), fu l’anno in cui era uno zombie il governo dell’allora premier italiano e in cui il presidente degli USA perse catastroficamente le elezioni di “mid term” – cose importanti ma il cui ricordo viene poi seppellito dagli avvenimenti successivi  – e il 2010 fu anche l’anno in cui le due coree ebbero uno scontro militare diretto per la prima volta in quasi sessant’anni quasi contemporaneamente allo “scandalo Wikileaks” di Julian Assange, in cui Roma venne sconvolta da manifestazioni violente e, a fine anno,  ci fu l’inizio di quella catastrofe che nei primi mesi del 2011 la soprannominarono “Primavera araba”.

Il 2010 fu il preludio a quel super-ribelle 2011 il quale allora sembrò sfociare spontaneamente in un’accelerazione degli avvenimenti che avrebbe portato a quel 2012 la cui attesa di qualcosa di grosso alla fine di quell’anno secondo la “profezia Maya” era stata fatta tanto pesare dai mass media negli anni precedenti, a partire almeno dal 2006.

Lo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke come “presidente USA” contro il regista Stanley Kubrick come “presidente URSS” nella minaccia di guerra che secondo il film “2010” ci sarebbe dovuta essere in quell’anno. Finta copertina del TIME comparsa proprio in quel film, secondo cui, appunto, tra l’altro, ci sarebbe stato ancora l’URSS, quando invece sappiamo che sarebbe crollato quasi vent’anni prima.

Quando verrà l’occasione giusta penso che disquisirò più approfonditamente delle ultime date con le tre cifre tutte uguali prima del 1°gennaio 2101 cioè il 10/10/10, l’ 11/11/11 (a cui in certi ambienti alternativi si diceva gli venisse data un’importanza quasi pari al 21/12/12) e il 12/12/12 appunto. Anche a quest’ultima data – a poco più di una settimana di distanza prima di quel famoso 21/12/12 – negli ambienti alternativi internettiani già citati poco fa, ricordo che venne data una certa importanza simbolica anche se ovviamente non alla stregua del celeberrimo 21 dicembre di quello stesso 2012, data ormai adesso quasi del tutto gettata nell’oblio nonostante avesse tenuto banco per anni e anni nell’immaginario catastrofico/cambio-paradigmatico collettivo, e non solo negli ambienti “new age” più o meno internettiani.
E a proposito di “new age”, personaggi quali la nostra vecchia conoscenza David Wilcock, e soprattutto Steve Bechow, avevano fatto attendere il 2012 al loro pubblico almeno dal 2006-2008 se non prima, ovviamente spingendo sull’acceleratore alla partenza di quell’allora nuovo decennio che ora si avvia alla sua conclusione.

Quando il 21 dicembre 2012 non successe nulla di quello che ormai un mucchio di gente si attendeva da questa data tanto pubblicizzata (dalla fine del mondo all’atterraggio extraterrestre, dagli “arresti di massa” del NWO a un’ “ascensione_illuminazione” collettiva, da una “civilisation breakdown” a uno “showdown” spazio-temporale), passata la delusione quella data venne gettata nel dimenticatoio.
Infatti in alcuni ambienti, più popolati di quanto si potesse pensare, c’era un po’ l’idea che certi processi evolutivi dell’intera umanità si sarebbero velocizzati all’incirca in quella data, nella quale magari si sarebbe aperto uno “stargate” attraverso cui si sarebbe, che so, “usciti dalla matrix degli ‘illuminati’ ” raggiungendo in una sorta di “ascensione” (non si capiva bene se “di massa” o “per pochi eletti selezionati”…) via verso chissà quali dimensioni oltre quelle a cui siamo abituati.

Accanto a coloro che, sobillati da certi libri, film e programmi tv anche italiani – si attendevano ingenuamente terremoti, impatti di meteoriti ed eruzioni di supervulcani oltre a tsunami che avrebbero spazzato via tutto, in quel 2012, inoltre, su internet comparvero un bel po’ di personaggi (da “Cobra” a “Drake” ad altri ancora compreso il “sempreverde” “ex giornalista di Forbes” Benjamin Fulford) i quali si dilungavano a fare rivelazioni disquisendo di come certi processi geo-politici si sarebbero a tal punto intensificati nelle zone calde della mappa del mondo fino a raggiungere l’occidente e in particolare gli USA generando sì uno tsunami ma di ordine politico-militare-giudiziario, il quale avrebbe riguardato il cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” contro cui ci sarebbero stati “arresti di massa”, esito finale di una mega operazione d’intelligence coperta super segreta, frutto di un’alleanza internazionale che datava almeno da circa il 1979 secondo certe strane oscure fonti, e che finalmente, dal più profondo underground, avrebbe raggiunto la superficie.

Oggi, si potrebbe pensare a quei “Cobra” e a quei “Drake” del 2012 come a dei “falsi profeti” internettiani ma recentemente quei discorsi sull’ “operazione d’intelligence segreta contro il NWO” sembrano essersi ripresentati, e si direbbe con maggiore ampiezza mediatica: pensiamo a Jordan Sather, a “Q” e anche ad altre figure, sempre su internet ma che somigliano di più a veri giornalisti investigativi (Joe from the Carolinas [oggi Beyond Theory], Bill Ryan, Dark Journalist, C.W. Chanter) i quali oltretutto sembrano approfondire più seriamente e senza sensazionalismi questioni come le “DUMB” (Deep Underground Military Bases) e il “SSP” (Secret Space Program).

In effetti, ripensandoci, più che il 2012 fu il 2011 che avrebbe potuto far pensare all’anno successivo come particolarmente catastrofico da questo punto di vista, anche se le cose poi non andarono così e il 2012 fu un anno invece piuttosto piatto e inconsistente (un po’ come lo fu anche l’anno 2000, altro anno in precedenza fatto tanto attendere), nonostante certi sommovimenti e terremoti (non metaforici) – anche in Italia – avessero magari in certi giorni potuto far pensare che le cose da un momento all’altro avessero potuto darsi una mossa e accelerare fino a un “punto zero”, magari “la fine del tempo” o “la fine della storia” così come la siamo sempre stati abituata a conoscere.

Uno degli studiosi molto noti da chi segue questo blog, cioè Terence McKenna, nei decenni passati aveva fatto concludere la sua “timewave” — un programma informatico che calcolerebbe i processi di flusso e riflusso di abitudine e novità nel corso della storia conosciuta — proprio nel 2012 e proprio in quel 21 dicembre profetizzato dal “lungo computo” del calendario Maya, secondo le interpretazioni più “main-stream”.

A suo dire, McKenna quando aveva calcolato il punto di fine della sua “timewave” (negli anni settanta) non era a conoscenza che anche i Maya avevano predetto il 21/12/12 come “giorno conclusivo”, fatto sta che il momento di zero abitudine e novità infinita – del calcolo informatico dei flussi e riflussi di novità e abitudine nella storia conosciuta – McKenna lo collocò proprio in quel 21 dicembre. Questa fu una cosa che fece in modo di far perdere interesse agli studi di McKenna sull’ “onda temporale”, una volta passato quel giro di boa che si era così lungamente atteso (almeno a partire dal 2006 se non prima) ma che poi, essendo sembrata la classica montagna che partorisce il topolino, lo si era, come si è detto, gettato nel dimenticatoio, e assieme a lui la faccenda mckenniana della fine dei flussi e riflussi di novità e abitudine.
Solo questo blog e nessun’altro (in Italia di sicuro ma penso anche all’estero) ha continuato nel dopo 2012 a parlare della possibilità di cicli storici ispirandosi alle intuizioni di McKenna.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/12/21/211212-un-anno-dopo/

Infatti noi pensiamo che il 2012 sia stato comunque uno spartiacque. Dopo la fine di quell’anno, infatti, certi processi di degenerazione – che notavamo già nel 2009-2011 – non hanno fatto altro che intensificarsi.
La “bella stagione” iniziata in sordina negli anni cinquanta del XX secolo non poteva più dare alcun frutto, anzi. Tutto sarebbe stato sempre più marcio e freddo, attendendo un Godot che non arrivava.

Mentre a partire da quegli anni cinquanta era la novità a primeggiare sull’abitudine, il primeggiare dell’abitudine (sempre più manifesto a partire da quell’anno 2000 già citato) avrebbe reso il periodo post 2012 straordinariamente somigliante a un gennaio senza speranza. Non a caso so che una delle espressioni di questo decennio è stata “come se non ci fosse un domani”, non a caso. Ormai si sarebbe sempre più vissuti nel regno del disincanto.

Eppure in futuro si noterà che gli anni dieci del XXI secolo sono comunque stati un periodo sì invernale ma in cui sono stati piantati dei semi che avrebbero germogliato una volta conclusasi la “brutta stagione”, brutta poiché il sole delle novità è basso sull’orizzonte (mentre per esempio negli anni sessanta e settanta – e ancora negli ottanta – del XX secolo era bello alto sull’orizzonte).

Insomma, il periodo post 2012 è stato quello del punto più scuro della notte tra il tramonto e l’alba, un periodo perciò mai così occidentale, in cui l’essere occidentale beve fino in fondo l’amaro calice del suo essere il luogo più o meno simbolico dove il sole (dell’ “incanto”, il contrario del “disincanto”) è basso all’orizzonte fino al suo tramontare…anche se penso che ciò (la condizione del tramonto) sia avvenuta un po’ prima, intorno agli anni novanta del XX secolo, senz’altro dopo la fine degli anni ottanta.

Nel post 2012, passate le ultime illusioni (fornite dal vecchio mondo) era ormai notte fonda, gennaio pieno.

Ma nel post 2015 è iniziato qualcosa che probabilmente i cripto-storici del futuro giudicheranno determinante per tutti i decenni seguenti, penso almeno fino agli anni sessanta del XXI secolo. Ciò che dieci anni fa chiamavo “anninovantismo” (ovvero quella specie di strano dis-incanto, però paradossalmente scattante e ottimista! [anche se con la testa sempre slogata all’indietro]) ha cominciato visibilmente a perdere colpi. Solo un cieco, guardando per esempio le figure archetipiche di Donald Trump e Boris Johnson, non si renderebbe conto che qui sono all’opera dinamiche le quali trascendono la semplice consequenzialità meccanicista lineare causa-effetto con cui ancora si baloccano quelli del modo ufficiale di intendere la storia.

Avremo dunque dei “nuovi anni venti”.

Qualche anno fa, intorno al 2010-2011 mi sembra, avevo supposto che l’importanza del 2012 stava anche nel fatto che, dopo gli anni cosiddetti “zero” (un decennio senza storia rispetto ai tanto mitizzati cinquanta, sessanta, settanta, ottanta e un po’ anche novanta) e l’inizio ribelle ma claudicante degli anni dieci, con il 2012 si sarebbe stati ormai bene dentro a quel XXI secolo il quale, per esempio, nel dopo 2001 e fino al 2008/2009 non lo si riusciva ancora bene a percepire, con tutto l’eco del XX secolo ancora che non ce lo si riusciva a togliere dalle orecchie.

Se dunque il “trovarsi ormai bene dentro al XXI secolo” poteva già iniziare a esserci con il 2012, con il 2020 questa condizione ormai non voglio dire sia conclamata ma se non lo è, si tratta comunque di una condizione la quale a questo punto ci si avvicina alquanto, di certo molto più di prima.

http://www.palazzoducale.genova.it/aspettando-gli-anni-venti/

Un capodanno ruggente e sfavillante come i mitici anni venti: la mostra Anni Venti in Italia, aperta straordinariamente fino alle 2, diventa la fonte d’ispirazione per un capodanno in stile con l’accompagnamento musicale della Genova Swing Band.
E’ gradito l’abbigliamento a tema, lasciati ispirare dalle atmosfere anni venti!

Infatti, se gli “anni dieci” (del XX secolo intendo) non sono mai riusciti a farsi percepire come un decennio ricordabile a livello di memoria mito-modernista – nonostante dentro vi furono contenuti avvenimenti grossini come la Grande Guerra – gli “anni venti” del XX secolo sono sempre stati un po’ mostrati come “un decennio facilmente ricordabile simbolicamente” (gli “anni ruggenti”…), un po’ come lo sarebbero stati gli anni cinquanta, sessanta ecc fino ai “zero” esclusi…Anzi, mi viene da dire che i venti del XX secolo sono stati anche più mitizzati dei successivi trenta e dei quaranta, anche perché in questi ultimi due decenni (dopo il terribile 1929!) la “brutta stagione” stava cominciando a farsi ben sentire, soprattutto a partire dal 1940 in poi.

All’inizio degli anni venti del XXI secolo, secondo il romanzo “I figli degli uomini”, scritto nel XX secolo, in Inghilterra vige una dittatura dovuta al catastrofico calo demografico, retta da un presidente populista. Ricordo una certa impressione di “concretezza predittiva” che mi fece questa copertina quando la vidi in una libreria ormai tanti anni fa.

Il mio collega Mediter, nel suo blog, in un’occasione in cui ha parlato di come un processo di accelerazione storica lo si percepisce anche perché “si comincia a vederci doppio”, come appunto succede quando si accelera fortemente: Mediter ha appunto parlato di come il tema del DOPPIO lo si può trovare facilmente in un periodo in cui gli avvenimenti vanno così velocemente da generare una proliferazione esponenziale di cose e fatti, fino a duplicare elementi che siamo sempre stati abituati a vedere singoli e unici. In questo caso, i “doppi anni venti”, con cui ci ritroveremo a che fare e a paragonarli l’un l’altro di qui a poco (quelli del XX e quelli del XXI secolo) possono rientrare in questo discorso.

Un fulmine che colpisce la Madonnina sulla guglia del duomo di Milano.

Naturalmente, pensando al titolo della mostra in corso a Genova in questo momento, “Anni venti in Italia, l’età dell’incertezza” e pensando che con ben due “anni venti” ora tra le mani si possa tendere a paragonarli tra loro volendoci vedere anche affinità, l’ “età dell’incertezza” che si, stiamo vivendo anche ora, a mio umile parere non è però l'”età dell’incertezza” degli altri anni venti che qui da noi in Italia portò prima al fascismo, poi al regime, poi al colonialismo violento poi alle leggi razziali e infine alla guerra catastrofica a partire dal 1940 ma, semmai, la si può paragonare a un’ altra “età dell’incertezza”, quella dell’immediato secondo dopoguerra, l’ “età dell’incertezza” che dieci anni dopo però ci fece approdare all’inizio della televisione, dei supermercati, della motorizzazione di massa e dei viaggi nello spazio: tutte cose che all’epoca sembrarono già tanto, troppo (rispetto a “com’era prima”) ma che, come ben sappiamo oggi, FURONO SOLO L’INIZIO.

Gli anni venti di cento anni fa furono l’autunno che cominciava e andava verso l’inverno, gli anni venti di oggi sono l’inverno che sta per finire ed è diretto verso la primavera. Condizioni “climatiche” stranamente somiglianti anche se vanno in direzione opposta l’un l’altra.

Uroboros.

Nella situazione fino a qui disquisita, si sarebbe testimoni soltanto di una “ricarica ‘uroborica’ periodica del loop spazio-temporale storico occidentale”, quando tutto ciò che una “incarnazione” dell’occidente aveva da dare – in termini soprattutto simbolico-culturali ma anche economici, finanziari, sportivi, tecnologici ecc – si esaurisce definitivamente e si riparte con la successiva “reincarnazione” della stessa storia occidente-centrica, una volta spazzato tutto quel vecchio che non può più dare niente e che ora è capace di fare solo una cosa: di frenare il nuovo.

Però, per esempio, la già citata “timewave” di McKenna suggerisce un momento di discontinuità ancora più radicale, il quale potrebbe portare a un “punto zero” (dove l’abitudine raggiunge lo zero e la novità l’infinito) in cui la stessa storia occidente-centrica verrebbe come risucchiata senza possibilità di “reincarnarsi” più, facendo persino crollare il nostro modo di vedere il mondo frutto non solo di condizionamenti occidentali ma millenari: una cosa così grossa, fuori scala, da farci cancellare collettivamente, forse per sempre, l’idea che ci siamo sempre fatti del passato e della storia.
Insomma, un po’ ciò che alcuni “alternativi” si attendevano dal 21 dicembre 2012 visto come “fine del calendario Maya”.
Il mio collega Teoscrive è tuttora persuaso di questa possibilità, e attraverso le sue ricerche utilizzando il programma informatico “timewave” di McKenna e Peter Meyer, periodicamente cerca di collocare in una determinata data il “punto zero” finale del grafico computerizzato dei corsi e ricorsi storici.
Teoscrive ha visto come anche diverse date successive al 21/12/12, da lui in precedenza ipotizzate, non fossero quelle giuste; recentemente ha stabilito una nuova ipotesi, che vede in un giorno del nuovo decennio, nel 2022, la famosa “onda temporale zero”.
La quale forse potrà trattarsi di ciò che qualcuno ha definito “punto del caos”.

Ad ogni modo, comunque vadano le cose nel futuro, una possibilità che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire è quella di non limitarsi a essere SPETTATORI degli avvenimenti ma esserne anche ATTORI, così come peraltro ci suggerisce il testo messo all’inizio di questo post del blog.