Il 50° anniversario della morte di Jan Palach marcato da una nuova immolazione

20 01 2019

http://copycateffect.blogspot.com/2019/01/50th-Palach.html

 

Un uomo si è dato fuoco in una piazza centrale di Praga venerdì 18 gennaio 2019, quando i cechi hanno celebrato il 50 ° anniversario dell’auto-immolazione di uno studente in segno di protesta contro l’invasione sovietica che schiacciò la Primavera di Praga.

L’uomo non identificato è stato portato in ospedale dopo che gli sono state spente le fiamme che lo avvolgevano nello stesso punto nella parte superiore della storica piazza Venceslao dove Jan Palach si incendiò nel gennaio 1969.

“Secondo le prime informazioni, un cinquantaquattrenne s’è versato un liquido infiammabile sul suo corpo e si è dato fuoco”, ha scritto la polizia di Praga sul suo feed Twitter.

La vittima di questa nuova immolazione è stata messa in coma indotto e portata all’ospedale.

Jan Palach, studente universitario di Praga, sorprese i passanti versandosi un liquido addosso verso le tre del pomeriggio di giovedì 16 gennaio 1969, e poi si diede fuoco. Lo studente ventunenne scelse il luogo dove si trovava e si trova la statua di San Venceslao, il santo eroe ceco, come sede della sua protesta.

Ho discusso ampiamente di questo incidente nel capitolo del mio libro The Copycat Effect dedicato alle immolazioni e condivido questi dettagli qui .
Il libro descrive le immolazioni a partire dalle proteste dell’era della guerra del Vietnam, come ad esempio il monaco buddista Thich Quang Duc che si diede fuoco. Ha ricevuto un’attenzione diffusa da parte dei media.
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Protetto: Progetto Blue Book o del porre il sesso nel sotto-testo

15 01 2019

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Che Guevara e i due Cesare Battisti

14 01 2019

Patria o morte!

(Cesare Battisti e Che Guevara)

 

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Due giorni dopo l’esplosione avvenuta a Parigi, è stato catturato in Bolivia lo scrittore e politico Cesare Battisti, latitante da trentotto anni per vicende criminali-terroristiche, legate all’ambiente dell’estrema sinistra extra parlamentare, di cui fu responsabile ai tempi della sua giovinezza: la latitanza di Cesare Battisti fuori dai confini italiani si è svolta tra l’Europa (Parigi, appunto, terra d’esilio di altri estremisti politici della stessa epoca) e il Sudamerica.

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https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Battisti_(1954)#L’arresto_in_Bolivia_e_l’estradizione_del_2019

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Quello stesso Sudamerica che, più di cinquant’anni fa, vide la latitanza di un altro protagonista della lotta politica, da molti ancora oggi visto come un “estremista rivoluzionario”: Ernesto “Che” Guevara, catturato in Bolivia l’8 ottobre 1967 (per poi essere ucciso in un’esecuzione il giorno successivo)…

https://it.wikipedia.org/wiki/Che_Guevara#Cattura_e_uccisione

Ci possono essere coloro che si spingono a paragonare la vicenda di Cesare Battisti con quella di Che Guevara di cinquant’anni prima  ma, com’è facilmente prevedibile, sono dileggiati e ridicolizzati, anche se poco più di quindici anni, la rivista on line Carmilla organizzò una raccolta di firme di stima e solidarietà a Cesare Battisti a cui parteciparono molti giovani intellettuali di sinistra e hanno espresso parole di comprensione e solidarietà per lui persino un certo numero di personalità della cultura francese e sudamericana, parole spesso accompagnate dalle loro firme.

Vediamo quindi come Cesare Battisti sia un personaggio ambiguo, che divide: o lo si considera un perseguitato politico o un latitante che deve fare i conti con la giustizia dopo averla tanto sfuggita, è uno che spacca l’opinione pubblica, molto meno di Che Guevara, anche se…

…c’è da dire che, fino alla sua esecuzione, pure lo stesso Guevara era un personaggio che o lo si amava o lo si odiava, non lasciava indifferenti: non penso infatti che, all’epoca, quel guerrigliero fosse considerato innocuo un po’ come lo si considera oggi, con la sua effigie stra-conosciuta divenuta quasi un’immagine per uso commerciale come la Gioconda di Leonardo. Solo la morte di Guevara e il tempo trascorso ha livellato il giudizio dell’opinione pubblica nei suoi confronti: giudizio che oggi è molto difficilmente negativo così come, per una buona metà della popolazione, lo era invece negli anni sessanta, nel pieno delle scorribande guerrigliere per “liberare i popoli dell’America Latina sotto il giogo dell’oppressione”.

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Così come è molto difficilmente negativo – anzi c’è un coro unanime di elogio e stima nei suoi confronti ed è considerato un eroe nazionale – il giudizio verso un altro Cesare Battisti (anzi, il primo Battisti, l’altro è il Cesare Battisti di oggi): il professore e deputato socialista, di Trento quando Trento era ancora sotto l’Austria, il quale, poco dopo lo scoppio della Grande Guerra nel 1914, fuggì in Italia per arruolarsi come alpino tra le forze armate che combattevano l’Impero austro-ungarico  – quello di cui Battisti faceva parte, ne era cittadino e anche deputato al parlamento – per far sì che Trento e Trieste (terre cosiddette “irredente”) tornassero a essere italiane.

Di certo, anche il primo Cesare Battisti era considerato un pericoloso estremista politico, un traditore e terrorista latitante da stanare e acciuffare però, ovviamente, non erano gli italiani a considerarlo tale ma gli austriaci (per cui avevano anche spiccato un mandato di cattura per fallimento monetario e lo consideravano un “bancarottiere”).

Nel 1916, mentre combatteva come alpino, venne catturato da una brigata di suoi ex concittadini in divisa militare austro-ungarica e tradotto al tribunale militare che ne decretò la condanna a morte tramite impiccagione e non fucilazione come Battisti aveva richiesto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Battisti#La_cattura

Il primo Cesare Battisti fu catturato in Trentino l’11 luglio 1916 e venne ucciso dal boia il giorno seguente, 12 luglio.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/44/Cesare_Battisti_morto.jpg

Una cinquantina di anni dopo, Ernesto “Che” Guevara fu catturato in Bolivia l’8 ottobre 1967 e ucciso dal boia il giorno seguente, 9 ottobre.

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A circa cinquant’anni dalla cattura e morte del Che e a poco più di cento dalla cattura e morte del primo Cesare Battisti, ecco che il 13 gennaio, dopo lunga latitanza, viene catturato in Bolivia il secondo Cesare Battisti e un po’ di gente in questi anni ha associato mentalmente il secondo Battisti al Che, entrambi latitanti sudamericani, definendoli o entrambi eroi o entrambi farabutti (termine che gli austriaci avrebbero utilizzato anche per il primo Battisti, mentre gli italiani l’avrebbero definito, e lo definiscono, eroe).

https://www.liberoquotidiano.it/news/editoriali/13263396/sono-tutti-inchinati-a-che-guevara-celebre-farabutto-l-editoriale-di-vittorio-feltri.html

Oggi siamo in piena epoca di farsa e confusione mediatica oltre che di anti-storicità (per quanto la Storia tuttora ci perseguiti e condizioni) e perciò la vicenda del secondo Cesare Battisti ci appare tutt’altro che mitopoietica (= generatrice di miti) e quasi cristica, come invece le prime due vicende a cui quest’ultima ci sembra misteriosamente legata anche se ovviamente solo a livello archetipico-simbolico.

E così la storia non si ripete completamente per la terza volta e oggi il secondo Cesare Battisti non è stato giustiziato ma farà solo l’ergastolo perché, per fortuna, nel nostro ordinamento penale l’esecuzione non è più prevista e, altrettanto per fortuna, non siamo in legge marziale.

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http://www.opinione-pubblica.com/bolivia-decollato-laereo-che-portera-in-italia-cesare-battisti/

Quello degli “anni di piombo” è un periodo complesso e ancora troppo pieno di ombre per poter essere trattato in maniera sintetica. Alle azioni genuinamente rivoluzionarie e alle lotte del movimento operaio italiano e dei gruppi giovanili sia di sinistra che di destra, si sono spesso mescolate ed affiancate condotte delinquenziali ed operazioni dei servizi segreti nazionali e stranieri che hanno affogato nel sangue decine di vite, stabilizzando gli assetti di potere politici, affaristici e criminali.

Cesare Battisti è una delle tante figure opache, a metà tra la criminalità e la lotta armata, che hanno attraversato quella stagione, lasciandosi dietro una scia di morte, di odio ma anche di misteri.

Qualche considerazione su chi si è azzardato anche solo a tentare di fare un accostamento assolutamente ridicolo ed improponibile. La distanza tra La Higuera e Santa Cruz è ben più ampia dei 150 km in linea d’aria che le separano. Tra il 1967 e il 2019 esiste un abisso. E fare paragoni tra Che Guevara e Cesare Battisti, vuol dire non essere semplicemente somari ma cretini fosforescenti con qualche lampo di imbecillità (ci scusiamo con Marinetti per tale prelievo forzoso). Se le alture della Bolivia rendono faticoso il respiro, i fanatismi fanno diventare claudicante e miope la memoria.





Protetto: Kubrick red: Redrum, Redrug, ecc… [#Criptokubrology]

10 01 2019

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Protetto: Premi cinematografici e cripto-kubrickologia (#Criptokubrology)

7 01 2019

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Tre celebrità con nickname muoiono il 2 gennaio…e Joe Turkel nel 2019?!

5 01 2019

http://copycateffect.blogspot.com/2019/01/ThreeOnSecond.html

Il 2019 farà perdere la testa alla gente nel mondo del sincromisticismo? Sta iniziando veloce e furioso .
Il 2 gennaio 2019, la morte di tre celebrità maschili, ognuna delle quali usava “nicknames”, ognuna delle quali è morta all’età di 76 anni, tutti nello stesso giorno.
I fan notano il” modello spettrale “delle morti delle celebrità “, scrive Yahoo Australia, e un tweet “di allerta” su questa storia è comparso su siti come The Anomalist .

“Super Dave” (Bob Einstein), “Mean Gene” (Okerlund) e “Captain” di “Captain and Tennille” (Daryl Dragon) sono morti mercoledì, il secondo giorno dell’anno.
Einstein nacque Stewart Robert Einstein a Los Angeles, il 20 novembre 1942. Fratello maggiore dell’attore e comico Albert Brooks (nato Albert Lawrence Einstein), e  fratello minore di Cliff Einstein, un dirigente pubblicitario in pensione. Einstein ha creato il personaggio di “Super Dave Osborne”.
Okerlund è nato Eugene Arthur Okerlund a Sisseton, South Dakota, il 19 dicembre 1942. A Okerlund venne dato il soprannome di “Mean Gene” da Jesse “The Body” Ventura.
Dragon nacque come Daryl Frank Dragon a Los Angeles, il 27 agosto 1942. L’immagine e il nome d’arte di Dragon risalgono ai tempi in cui suonava come tastierista con i Beach Boys dal 1967 al 1972. Il cantante dei Beach Boys Mike Love gli diede il soprannome ” Captain Keyboard, “e l’ha sempre mantenuto; Dragon iniziò ad indossare un cappello  da marinaio per accompagnare il nome.

Tutti nacquero nel ’42 e tutti avevano anni 76: 7 x 6 = 42. Daryl Dragon [tra l’altro] è morto 237 giorni prima del suo 77 ° compleanno. H / T #AlexFulton (@Cryptokubrology su Twitter) e Ronald Christopher Walker.

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Alcune note di criptokubrickologia (criptokubrology):
L’ultima morte cripto-kubrickologica ( #Cryptokubrology ) del 2018 è stata quella di Herb Ellis (17/01/1921-26/12/2018)? Herbert Ellis, nato il 17 gennaio 1921. Ebbe una parte in Rapina a mano armata (1956) e in Orizzonti di gloria (1957), entrambi di Kubrick.
Joe Turkel, che è ancora vivo, ebbe anche lui una parte in Orizzonti di gloria. Turkel è ricordato nella parte di “Lloyd” in Shining (1980).
Il 2019 sarà un anno chiave per Joe Turkel (nato il 15/07/1927)?

[da Blade Runner, 1982]

Turkel interpretò “Tiny” (Rapina a mano armata, Stanley Kubrick, 1956), il condannato “Private Arnaud” (Orizzonti di gloria, Kubrick, 1957), “Lloyd” (Shining, Kubrick, 1980), & Eldon Tyrell (Blade Runner, Ridley Scott, 1982).




Trump nella guerra tra yankee e cowboy del 2019

5 01 2019

http://copycateffect.blogspot.com/2019/01/Oglesby-Trump.html

Prima che Christian Bale diventasse il personaggio di Patrick Bateman nel film American Psycho (2000, regista Mary Harron), esisteva l’immaginario Patrick Bateman nel libro di Bret Easton Ellis del 1991, American Psycho . Il Bateman nel romanzo è ossessionato dall’uomo d’affari e dalla celebrità Donald Trump.

[Nel libro] American Psycho , [Donald Trump] è colui che Patrick Bateman idolatra sopra tutti gli altri. Bateman parla costantemente di lui, citando dettagli molto specifici della sua vita lussuosa, ed è spesso distratto dal pensiero di vedere Trump o sua [allora] moglie Ivana a New York City. L’ossessione di Bateman spesso infastidisce Evelyn, la quale vorrebbe che il suo fidanzato parlasse di qualcosa di diverso da Trump. L’inclusione di Trump come idolo nel romanzo (in cui in realtà mai appare) ancora il libro alla realtà di fine ’80 ([la predominanza di] Wall Street a New York, e mostra anche la natura ossessiva della mente di Bateman. La sua attrazione per Trump indica chiaramente al lettore le cose che Bateman apprezza maggiormente in un’altra persona: ricchezza, successo, stravaganza e belle donne. Fonte

La celebrity Donald Trump ha spostato la fantasia ispirata alla sua personalità nella realtà di quel film complottista che è diventato la sua attuale vita politica.

Quindi devo fare ancora una volta la domanda: cosa direbbe il defunto Carl Oglesby (30 luglio 1935 – 13 settembre 2011), l’autore di The Yankee e Cowboy War , da quale parte si trova Donald Trump? Recentemente ho ricevuto una risposta ponderata.

Nonostante sia di New York, penso che Oglesby valuterà Trump come piuttosto saldamente dalla parte dei Cowboys. Trump è al 100% a favore dell’industria petrolifera e del gas, favorendo pressoché nessuna normativa ambientale o di altro tipo in quell’industria e sostenendo l’uso illimitato di combustibili fossili rispetto alle energie alternative. Così come le compagnie petrolifere, si oppone al trattato sul cambiamento climatico.

Oglesby ha anche osservato che mentre gli Yankees sostenevano la difesa, favorivano anche alleanze internazionali e trattati sulle armi. I cowboy prediligevano enormi spese per la difesa e diffidavano delle alleanze internazionali. Quindi, in tale prospettiva, Trump si adatterebbe maggiormente anche con i Cowboys, dato che ha aumentato la spesa per la difesa di un ammontare record, togliendosi dai trattati internazionali come il trattato sui cambiamenti climatici e il trattato nucleare iraniano, il TPP, il trattato sulle armi nucleari intermedie ed è poco incline verso agenzie internazionali e alleanze come l’ONU e la NATO.

L’annuncio di Trump sull’improvviso ritiro di tutte le truppe statunitensi che si trovano in Siria non andrebbe molto bene con i Cowboys. Ma penso che Trump abbia i suoi precedenti accordi e intese con la Turchia e la Russia che ha dato agli uni l’enorme dono di abbandonare i curdi alla loro mercé e agli altri di rivendicare la vittoria totale in Siria e mantenere le loro truppe lì per sempre.
Dunque anche questo nel complesso penso si adatti al lato Cowboys. Ha continuato la copertura del caso JFK, dicendo sì alla richiesta delle agenzie di intelligence di tenere i file secretati anche quando la legge che li manteneva tali era scaduta. Fonte: Andrew Wilkins . 23 dicembre 2018.

Caleb Oglesby ha scritto (il 23 dicembre 2018) sulla mia pagina Facebook dichiarando: “Andrew Wilkins, penso che mio padre sarebbe d’accordo”.

Questa discussione mi ha fatto sentire a mio agio con quello che ho scritto in precedenza il 17 giugno 2017: “Sembrano pochi dubbi che stiamo assistendo a una battaglia degli Yankees (Yates, Comey, Rosenstein ?, Mueller) vs Cowboys (Flynn, Sessions, Trump) sotto i nostri occhi.”

Strano che gli alleati dei cowboy di Trump sembrino “rassegnati” o licenziati, negli ultimi tempi. Ma altri sono stati reclutati.

Le udienze pubbliche del comitato giudiziario del Senato, in merito alla nomina della Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, si sono limitate a riprodurre questo melodramma per le luci dei media e le telecamere.

Michael Carlson scrive, in parte per The Times Literary Supplement, alcuni suoi pensieri sull’argomento in ” Cowboys and Yankees: Le forze che hanno portato a Trump ” (31 ottobre 2016):

Vedere Trump come un outsider politico ignora la realtà. La sua candidatura si confonde col suo “personaggio”, ma il personaggio è il mantello da torero che distoglie l’attenzione da questioni più sistemiche. Trump è ben lungi dall’essere un’eccezione, anche se, come si dice, le eccezioni dimostrano le regole. Solo otto anni fa, ad esempio, John McCain ha scelto come vice l’eccentrica Sarah Palin, cosa che praticamente l’ha allontanato dalla presidenza. Le radici del successo di Trump possono essere ricondotte alla transizione post-bellica americana dagli uomini in flanella grigia degli anni ’50 ai nuovi uomini alle nuove frontiere degli anni ’60.
Politicamente, Trump è la reductio ad absurdum del declino di mezzo secolo di relativo equilibrio americano. Sì, alcune parti della storia personale di Trump e le stranezze della sua esibizione sono inusuali per un candidato per l’ufficio più alto della nazione. Ma la sua candidatura rappresenta la convergenza finale di due riallineamenti nella politica americana che hanno richiesto cinquanta anni per risolversi. Il Partito Repubblicano si è devoluto [così come il Democratico, nota personale] e il risultato di questo processo è Trump.
Il conflitto interno tra i repubblicani era tra quelli che lo scrittore americano Carl Oglesby descriveva come “Yankees” e i “Cowboys”. Gli yankees rappresentavano la vecchia aristocrazia della costa est e il denaro, gli avvocati di Wall Street e i banchieri d’investimento. Hanno fondato il partito prima della guerra civile, in parte attraverso un desiderio di noblesse oblige di porre fine alla schiavitù. Ai loro ranghi si unirono i baroni ladri del diciannovesimo secolo che guadagnarono la rispettabilità attraverso la ricchezza e l’adozione di quel noblesse oblige . Tendevano ad essere internazionalisti. I cowboy rappresentavano i nuovi soldi: petrolieri del Texas indipendenti, appaltatori aero-spaziali e della difesa, giganteschi rivenditori, la crescente potenza del Far West. Offrivano poca nobiltà e nessun obbligo, e sostenevano l’eccezionalismo americano che rasentava l’isolazionismo, a meno che l’interesse dominante dell’America non dettasse il contrario. Includevano gruppi come la John Birch Society, finanziata dalle fortune di Coors – i sostenitori della destra che consideravano Dwight Eisenhower un comunista.
Nel 1964, il loro portabandiera, Barry Goldwater dell’Arizona (“l’estremismo nella difesa della libertà non è un vizio”) vinse la nomination presidenziale repubblicana. Fu sconfitto alle elezioni da Lyndon Johnson mentre Richard Nixon e Gerald Ford, sostenuti dagli Yankee, riguadagnarono il potere all’interno del Partito. Ma nel 1980, i Cowboys trovarono un portavoce più presentabile: l‘ex conduttore televisivo Ronald Reagan sconfisse Jimmy Carter correndo contro l’establishment di Washington, con George HW Bush, figlio di un banchiere d’investimento yankee diventato il petroliere texano Cowboy come vice-presidente. Da allora, l’opposizione al “governo” è diventata la posizione di default dei repubblicani. I politici di carriera corrono contro “gli addetti ai lavori di Washington”, nella ribellione della pantomima contro gli stessi interessi che li finanziano e le cui esigenze servono.
Il secondo riallineamento proveniva da uno scisma nel Partito Democratico, che, all’epoca in cui Johnson sconfisse Goldwater, era un disagievole alleato della classe operaia e dei “liberali” del nord, accanto ai cosiddetti Dixiecrats. Dixiecrats rappresentavano il “solido sud” che per un secolo si era rifiutato di votare repubblicano, per la semplice ragione che Abramo Lincoln aveva vinto la guerra civile e liberato gli schiavi. Erano i conservatori impegnati nella segregazione sotto le spoglie dei “diritti degli stati”; molti tra essi furono anche rinati cristiani.
Nello stesso 1964 Johnson promulgò l’importante legge sui diritti civili. Nel 1965 spinse il Voting Rights Act attraverso il Congresso, firmando quel disegno di legge pensando al sud. Quattro anni dopo Richard Nixon introdusse una “strategia meridionale” per i repubblicani, e nel 1980, quando Reagan sconfisse Carter, l’unico stato meridionale che Carter aveva catturato era la sua stessa Georgia.
Quando la destra e la sinistra erano miste tra due parti [gli yankee e i cowboy], l’arte del compromesso era l’essenza della politica. Ma ora tutta la dura destra era in un partito, e questi travolgenti repubblicani radicali, religiosi e  bianchi condividevano un impegno per la purezza ideologica, esercitando un’estrema pressione sui “moderati” per attaccare saldamente a destra e affrontare le sfide alle primarie, finanziati da denaro illimitato da sostenitori come i fratelli Koch. La cooperazione con il Partito Democratico diventò un anatema.
In questo vortice, il vantaggio di Trump sui suoi sedici avversari alle primarie era la sua stessa mancanza di un pedigree politico; ha sostituito le posizioni con la personalità. I sondaggi precedenti le primarie hanno mostrato che, sebbene avesse un supporto inferiore al 30%, nessuno degli altri candidati lo precedeva uno a uno. Un partito unito solo nella sua opposizione al governo non è riuscito a offrire un leader attraente dall’interno, lasciando un vuoto per un aspirante demagogo da riempire. Una volta che vinse la nomination, la sua campagna attaccò i neri e i latinos e uno come Pat Robertson convinse leader religiosi  a incanalare messaggi di sostegno da parte di Dio.
Trump ha beneficiato di un’altra evoluzione della politica dagli anni ’60. Nel 1960 un dibattito televisivo contribuì a spingere John Kennedy alla vittoria su Richard Nixon. Nel 1964, uno spot elettorale di Johnson mandato in onda una volta sola, che mostrava una bambina che raccoglieva fiori prima di essere cancellata da una bomba atomica, uccise la campagna del rivale Goldwater. Cinquant’anni dopo, Trump ha realizzato con accortezza che il tipo di tv americana in cui s’è presentato come candidato è diventato quello stesso reality show in cui è stato protagonista negli ultimi dieci anni. In un sistema dipendente da centinaia di milioni di dollari per finanziare le pubblicità televisive, la celebrità e il comportamento stravagante di Trump gli garantivano la fortuna dell’esposizione gratuita. Come ha detto un capo di uno dei canali tv, “è orribile per l’America, ma è grandioso per noi”. Ciò s’è dimostrato un vantaggio finché il fuoco non si restringeva in una battaglia testa a testa, e i riflettori iniziarono a mostrare il sudore sotto il trucco.

Sapevamo già che la personalità di Donald Trump è stata seminata nella nostra cultura per decenni. Trump ha ispirato diversi personaggi del film .

Gordon Gekko della serie dei film di Wall Street.

Eppure è sorprendente che non ci sia stata una maggiore analisi di dove Trump (cripto-politicamente) risieda all’interno del panorama Yankees vs Cowboys.
E’ancora troppo presto per preoccuparsi del 2020. Abbiamo ancora il 2019 in primis da vivere, dentro una sceneggiatura che sembra essersi svolta al cinema.
Le risposte potrebbero essere oltre l’arcobaleno, con gli occhi spalancati.
Abbiamo tutti bisogno che i nostri siano aperti.
Mi mancano le riflessioni di Carl Oglesby.