Cose sempre più strane

9 06 2022

In attesa di riuscire finalmente a postare due post lunghissimi, DEFINITIVI (dopo averli postati potrei addirittura non scriverci mai più su questo blog!) ispirati da due post del blog, abbastanza recenti, di Christopher Knowles dedicati agli anni 1979 e 1983, voglio ripresentarmi qui un attimo questo mese facendo una specie di “punto della situazione.” 

La sincro-sfera mi sembra che viva un momento difficile, nel senso che: emersa ai tempi dei blog e dei forum nel 2006-2012 quando ci si connetteva attraverso i computer fissi e tutt’al più dai laptop portatili, in questi tempi delle piattaforme social, degli algoritmi-metadati (e dei video e dei social organizzati da questi), a cui ci si connette con gli smartphone, è la sincro-sfera – nello stesso momento –  si ad essere ricca come non mai di nuovi contenuti postati sul web ma risulta pure confusa e disorganizzata al massimo: basandosi in gran parte sulle coincidenze, ne nota (e ne crea anche direi) così tante da però perdercisi dentro con piacere ed è quindi assai difficile mantenere la rotta e organizzarne i contenuti in una maniera adeguata e comprensibile, come in un libro o un film, per dire.

Anche perché si tratta di un modo così personale di vedere le cose del mondo (ogni sincro-ricercatore ha i suoi metodi o pseudo tali) che non ci sono ricette ben definite. Ci sono quelli più linguaggio del crepuscolo-effetto copycat-cose alla Charles Fort (Loren Coleman), quelli più legati a una specie di neo-gematria basata su ricorsi di particolari numeri (Alex Fulton), quelli che si concentrano su unione di astroteologia, sezione aurea, mitologia antica e coerenza multicontestuale (Goro Adachi), quelli come Eric Wargo attenti alle coincidenze basate sull’ “io esteso”, la retro-causalità e la memoria del futuro, quelli come Jake Kotze e Blackdogstar, concentrati sulle associazioni astro-teo-simboliche tra i film di Hollywood, le serie tv e le celebrities, quelli appunto come Christopher Knowles studiosi di coincidenze e profezie apocalittiche nel mondo della musica pop rock e dello show biz… e tanti altri, spesso alquanto meno famosi e al di fuori dei radar di una certa notorietà, i quali magari, sperduti nel web, vengono scoperti inaspettatamente e non si sapeva della loro esistenza fino a poco prima.

Canale di Blackdogstar: https://www.youtube.com/channel/UCC4i57xJGXN378as5l3jRcA

A differenza di diversi sincro-ricercatori tra i più noti, che pare abbiano un po’ “mollato gli ormeggi” ultimamente, Christopher Knowles, al contrario, sta invece premendo sull’acceleratore nei suoi spazi web, mettendo anche contenuti a pagamento (così come da anni già fa Goro Adachi nel suo Supertorchritual) e Knowles, come aveva annunciato nel seguente post https://civiltascomparse.wordpress.com/2022/05/10/2001-prossimamente-e-i-disastri-annunciati-di-woke-il-politicamente-corretto-cool-e-autoritario/ pare stia scavando tantissimo nelle sue ricerche come mai prima e può essere che la decisione di farsi pagare (mettendo quindi in piedi un suo club più ristretto) sia stata dovuta proprio alla intensificazione dei suoi sforzi “tuffandosi sempre più in profondità nelle cose sempre più strane” esponendone la loro “storia segreta.”

Chi ha fatto anche un minimo di ricerca in proposito (nel nostro piccolo, anche noi piccoli blogger incuriositi dal “mondo simbolico”) SA che le “cose strane” nel nostro mondo-acquario in cui nuotiamo come pesciolini rossi comprati al Luna Park delle celebrities e dallo showbiz del mainstream, le “cose strane” nel nostro Occidente atlantizzato contro-continentale, partirono quasi di netto da una ben determinata manciata di anni in poi, il 1966-1969. Mentre dunque le “cose strane” partirono in quella fine ’60 del XX secolo, le “cose più strane” (secondo gli studi matti e disperatissimi di Knowles basati anche sui suoi ricordi personali) ebbero la loro partenza netta nel 1983.

La storia delle “cose sempre più strane” sembrerebbe ebbe inizio il giorno prima in cui quasi scoppiò la guerra nucleare intercontinentale a causa dell’esercitazione NATO “Able Archer”, i giochi militari dell’occidente atlantico anti-continentale che quasi portarono all’Armageddon nucleare, così come qui sul blog si parlò anni fa quando ancora di Christopher Knowles non sapevamo nulla e nemmeno di sincromisticismo: https://civiltascomparse.wordpress.com/2009/02/22/stanislav-petrov-luomo-che-nel-1983-salvo-il-mondo/, quando avevamo voluto commemorare Stanislav Petrov. un oscuro ufficiale dell’armata rossa che effettivamente salvò il mondo intero dalla più irreversibile delle catastrofi.

Quindi, che dire, i sincromistici amano le interconnessioni che producono sorprendenti coincidenze facendo emergere storie “sempre più strane” (ovvero realtà insospettate che superano le fantasie) dall’accorgersi di incroci e crocevia underground che nemmeno nei sogni si sarebbero creduti possibili. Il far scorrere, come in un film con l’indietro veloce, gli ultimi decenni della storia, confrontandoli con la storia precedente accorgendosi della stranezza intrinseca del tutto.

Detto questo, presentiamo due cose: un brano dei Fluxus risalente al 1994 e una specie di manifesto letterario scritto da Ferruccio Parazzoli, Tommaso Pincio, Antonio Riccardi, Giuseppe Genna e Michele Monina, risalente al 1999.

“Vita in un pacifico mondo nuovo”, come diversi altri brani di quei Novanta, prefigurava gli allora 25 anni successivi, mentre il “Manifesto 1999” proclamava come l’ipo-testo (ovvero i libri di carta per esempio i romanzi ben definibili e riconoscibili) non avrebbe mai potuto più essere lo stesso di prima avendo dover a che fare con l’iper-testo del web, ovvero quello su cui si è, fin dal suo inizio, basata la sincro-sfera.

In occasione di un convegno organizzato nel 1999 dalla rivista Letture, venne elaborato un manifesto estetico che, ai tempi, parve bizzarro. Gli estensori, sotto l’egida di Ferruccio Parazzoli, erano Tommaso Pincio, Antonio Riccardi, Giuseppe Genna e Michele Monina.
Il manifesto non pretendeva di imporsi ideologicamente, non intendeva porsi come vasca di raccolta di pesci sguazzanti e nemmeno ambiva a un ruolo di leadership avanguardista.
Soltanto, intendeva fotografare ciò che percepiva come presente avanzato – una porzione di futuro imminente.
L’invito è a misurare questo manifesto con l’attuale deriva narrativa e poetica.

“Scrivo di cose che non vidi, non mi capitarono, non seppi da nessuno, e che per di più non esistono affatto, né a priori possono accadere”.
Luciano, Storia vera

manifesto99_b.jpg–

In una foresta di segni nella quale si aggirano spettri, qualcuno tenta di parlare, gioire, piangere, meditare, cercare in sé o fuori di sé una verità che lo appassioni.

– Abbiamo l’impressione che, questa miriade di segni e di significati, il mondo la esprima autonomamente come se avesse elaborato, all’insaputa dei sapienti, strategie interne e modalità creative, avendo avuto cura di eliminare la mente che le pensa, le sente e le realizza.

– Segnale inequivocabile di queste strategie è la ricerca del divertimento, una coazione a ripetere ormai del tutto frenetica e automatica.

– E’ tempo di prendere partito per una strategia creativa che sia figlia di una complicità di menti: autori plurimi, proliferazione di eteronimi, progressivo ritrarsi dell’individuo. Ciò che conta è l’opera, ciò che dice e che narra, la sua voce provenendo da luoghi che non si incarnano in alcun preciso soggetto.

– La lingua è un’espressione che porta in sé i sogni o gli incubi di chi la parla. Una lingua che entri in contatto con molti e diversi tempi, tutti contemporanei. Useremo una lingua falsa, porosa, simile, ma non identica, alla flattanza linguistica che invade le case e le menti.

– Non è più tempo per lo stile. Non è prioritario agire sulla lingua quanto lo è agire sulle strutture, sugli intrecci, sulle chiavi che aprono e chiudono i cassetti delle storie.

– Lavoriamo anzitutto a intrecci che ci permettano di dare vita a un’opera più grande di quanto noi stessi possiamo immaginare. Strutture complesse, spesso giocate sugli equilibri interni, pagine che si richiamano a distanza, personaggi e tempi in assoluta libertà di allontanamento e avvicinamento, spariscono per poi ritornare, il diritto e il rovescio del binocolo.

– Io, tu, noi. Sono questi i personaggi di un’opera che ambisce a essere, al tempo stesso, epica e lirica, che utilizza i dialoghi, i salti temporali, l’immaginifico e il prodigioso come sogni che gli uomini non hanno il coraggio di sognare.

– Trilogie narrative, poemi sequenziali, opere incastrabili con altre opere: è il segno che conosciamo quanto il senso sia complesso e affascinante, facitore di storie, non immediatamente percepibile. L’immediata intuizione, l’illuminazione, la folgorazione sono possibili e fondate soltanto all’interno di una più ampia struttura che un mondo virtuale e parallelo al mondo reale.

– Guardiamo all’allegoria come strumento privilegiato. Sfruttiamo il piacere che dà l’allegoria. L’allegoria non parla soltanto del mondo e non allude soltanto a un eterno presente: essa parla anche della morte e della fine del mondo. L’allegoria allude a qualcosa di segreto, che cerca non di portare alla luce, ma di nascondere meglio, perché sia viva la sensazione che qualcosa può esistere anche senza che venga totalmente spiegato.

– L’allegoria rappresenta la tregua tra una visione teologica e una visione artistica dell’universo. Il reportage – genere teologico per eccellenza, da quando la cronaca ha sostituito la sacra scrittura -, il noir, la fantascienza, il poema barocco non smettono di parlare della possibilità o dell’impossibilità di un dio, della sua bellezza o del suo orreore.

– Il lettore è nostro complice: non vogliamo per complice un idiota con due occhi.

– Bisogna fare spreco di sé. Il nostro realismo è salito di grado: ogni rovina, ogni uomo, significano qualcosa d’altro. Un realismo allegorico che racconta le storie di questo mondo e di un mondo diverso, che parla di tutto, indifferentemente, e di ogni personaggio.

– Il soggetto, il famigerato io alla cui dissoluzione la modernità ha lavorato con instancabile alacrità, torna a essere personaggio, ha acquistato un nuovo senso: significa ‘uomo’ e, allo stesso tempo e con la medesima intensità, significa veramente ‘io’.

– All’ironia sostituiamo il grottesco, il paradossale. Un genere storicamente sospetto.

– Posto che la bellezza debba essere intesa come imitazione del felice, chi oggi è in grado di indicarci un uomo felice?

– Chiunque dipenda da Qualcuno o da Qualcosa, senza sapere da Chi o da Cosa, come tutti noi dipendiamo, deve pure avere un’arma con cui tenere a bada il padrone: rettitudine, sincerità, mala lingua, congiure, dicerie, scambi di binari, false rotte stellari.

Vogliamo un celebre anonimato.
Vogliamo scrivere tutto.





Time Loops: precognizione, retrocausalità, inconscio, loop temporali – Una nuova realtà con Eric Wargo

28 03 2022
“I miei pensieri sul tempo, la causalità, la precognizione si sono formati e sono stati stimolati da molte conversazioni, discussioni negli anni passati con amici e lettori del mio blog (The Nightshirt), alcuni dei quali hanno condiviso sorprendenti, divertenti o drammatiche esperienze personali sulla precognizione del futuro” (ERIC WARGO)

“Più faccio ricerche su queste anomalie, più mi addolora l’ arroganza e la ostilità verso questi argomenti da parte delle autorità intellettuali – culturali. L’ idea è che ciò che appare ai nostri occhi casuale o incerto o impossibile da prevedere potrebbe in realtà riflettere gli effetti di influenze invisibili dal futuro, agendo in modo retroattivo sul presente. La retrocausalità è questo, è il fatto che le casualità sarebbero in realtà influenze di eventi futuri su quelli del presente e del passato. Gli esperimenti sulla precognizione hanno generato una intensa ostilità, imbarazzo, derisione da parte degli esperti e professionisti di psicologia e scienza tradizionale. La causalità come la conosciamo fa parte dei nostri sistemi di credenze e ha una base culturale radicata. Ma la nostra società moderna è l’ unica che non lascia spazio per la percezione del futuro e per la rilevanza TELEOLOGICA delle cause finali nella narrazione delle vicende umane.”

Future physics and neuroscience will be able to crack the nut of how psi works, but we need to give it time—including time for many of the current anxiously “classical” generation of skeptics to die off. (La fisica e la neuroscienza del futuro saranno in grado di capire come funziona il fenomeno psi, ma dobbiamo dargli tempo, incluso il tempo per gli scettici ansiosi della presente generazione classica per morire)

“Moltissime persone di ogni genere e cultura, persone comuni hanno riportato anticipazioni di eventi traumatici e premonizioni e molte tradizioni religiose danno voce all’ abilità di certi individui di parlare e scrivere di eventi futuri (profezie). Molti ricercatori hanno accumulato evidenze robuste e affidabili per la capacità umana di percepire inconsciamente il futuro, generando presentimenti. Questi esempi vengono prontamente ignorati o “debunkati” dagli scettici, che li liquidano come false memorie, bias cognitivi, deja vu o errori. Sogni premonitori, strane memorie di cose che non sono ancora accadute ed esperienze in cui ci sembra di conoscere qualcosa in anticipo su noi stessi potrebbero farci capire che noi pensiamo attraverso quattro dimensioni. “

E se il presentimento su un incidente fosse un risultato diretto dello stesso incidente? Un presentimento può essere percepito solo se l’ incidente accade veramente? Questi presentimenti riguardano la nostra futura sopravvivenza da eventi che scombussolano la nostra vita e le nostre emozioni, e possono addirittura orientarci verso “premi emotivi” che vengono percepiti in questi contesti. Anche se la precognizione spesso emerge in contesti di stress e traumi o prima che qualcuno muoia, in realtà può essere qualcosa che ci orienta verso una consapevolezza di sé rinnovata e intensificata.

A time loop may not only be self-canceling, as in the famous grandfather paradox … it could also be self-amplifying. (Un loop temporale potrebbe non essere solo auto – eliminante come nel famoso paradosso del nonno ma anche auto – amplificante)

TIME LOOPS: Sono situazioni circolari nella loro causalità, che ci lasciano stupiti, nei quali una esperienza precognitiva contribuisce in parte al realizzarsi dell’ evento previsto: una “profezia auto – avverante”.

L’ evidenza fornita da test in laboratorio supporta fortemente la tesi che informazioni dal nostro futuro in qualche modo sono in grado di esercitare una influenza sul nostro comportamento nel presente e passato, anche se quasi sempre in modo distorto, con scarsa possibilità che venga riconosciuto in modo conscio come tale. La precognizione potrebbe essere un sistema guida basico e primitivo che potrebbe apparire come condiviso nel regno animale. E’ sempre più plausibile che sistemi biologici possono, entro certi limiti, essere in grado di pre – rispondere a stimoli futuri.

E’ come se la precognizione avesse un campo di forza, una nebbia densa e intimidatoria, un taboo che tende a distrarre le persone, anche quelle che notano le sue operazioni dietro al sipario, in modo da generare negazione e dimenticanze. Si preferisce aggrapparsi a spiegazioni alternative piuttosto che provare ad approfondire e comprendere. La PSICOANALISI è fondamentale per trovare una luce guida in mezzo a questa nebbia che avvolge l’ argomento sulla precognizione.

E’ noto che FREUD con un sogno ha inconsapevolmente visualizzato una anticipazione della malattia che avrebbe compromesso e messo fine alla sua vita decadi nel futuro. Freud negava esplicitamente che i sogni fossero connessi a qualcosa nel futuro, e questa è stata la sua tragica mancanza. Freud era un uomo perseguitato da Time Loops che non aveva intenzione di affrontare. Phillip DICK ha scritto molto sulla precognizione perché sembrava un fenomeno costante nella sua vita personale. La precognizione non è anticipare qualcosa al di fuori della propria vita e del proprio sé, non è visualizzare eventi là fuori, ma è un incontro con realizzazioni soggettive e personali di grande significato o una esperienza che insegna qualcosa, che produce informazioni sulla vita individuale.

La “neurosi freudiana” e la “mente inconscia” in realtà rappresentano la nostra coscienza dispersa (a ritroso?) nel tempo.

(1898)

Secondo Eric Wargo non si potrebbe chiedere una dimostrazione più definitiva sulla fisica Newtoniana dello scontro del Titanic contro il noto iceberg che l’ ha fatto affondare. Ma in realtà i fisici sono messi a confronto con una densa nebbia di impossibili coincidenze riguardo a questo disastro, rendendolo una lezione perenne, oggetto di studio per fenomeni psichici e paranormali. Uno psichiatra e ricercatore del paranormale Ian Stevenson ha compilato 20 accounts di queste coincidenze negli anni ’60.

(1898)

E’ noto che lo stato di semi veglia (hypnagogic) produce un considerevole numero di realizzazioni creative e anticipazioni del futuro. Nella sera del 14 aprile 1912, due ore prima della collisione del Titanic con l’ iceberg, un reverendo metodista distante migliaia di miglia ha udito in questo stato un inno religioso. Non poteva sapere che nello stesso momento sul Titanic stavano cantando quello stesso inno, per invocare la protezione dei naviganti, come richiesto da un passeggero, un altro reverendo.

Un passeggero, giornalista e avido spiritualista, Stead, negli anni ’80 dell’ 800 aveva pubblicato un articolo fittizio su un disastro relativo ad una nave da crociera, avvisando che la causa delle numerose vittime era da accreditarsi alla mancanza del giusto numero di scialuppe di salvataggio, e nel 1892 scrisse un’ altra storia che descriveva la collisione fra una nave da crociera e un iceberg con un solo sopravvissuto, salvato dal capitano Smith, che 20 anni dopo, sarebbe stato il nome del capitano del Titanic. Nel 1900 Stead ha anche avuto una visione premonitoria sulla sua morte.

Inoltre nel 1898 venne pubblicato un romanzo di Morgan Robertson (Futility) che descrive la collisione di una nave da crociera di lusso chiamata Titan con un iceberg. Il percorso della nave immaginaria è come quello del Titanic vero, e persino la data della collisione era “metà aprile” nel Nord Atlantico, e veniva evidenziata la mancanza del numero necessario di scialuppe. Nel libro ci furono solo 13 sopravvissuti.

Sta avvenendo una completa revisione della nostra comprensione dei sistemi viventi. Emerge la possibilità che il cervello umano abbia proprietà che sono “time – defying”. E’ ragionevole pensare che non ci siano capacità umane ancora da scoprire, catalogare, investigare?

E’ noto che esiste una scultura realizzata da una vittima dell’ 11 settembre che si trovava all’ interno di una delle Torri: del 1999, di Michael Richards, nominata “Tar Baby vs St. Sebastian”, che raffigura un pilota che viene circondato da aerei che lo pungono in ogni parte del corpo, che è eretto e rigido come una torre, si potrebbe dire.

1999, di Michael Richards, “Tar Baby vs St. Sebastian

L’ artista, nei cinque anni precedenti al 2001 era ossessionato da disastri aerei e dal concetto di martirio. Gli amici hanno detto che due delle sue opere finali rappresentavano sé stesso impalato da aerei, circondato dalle fiamme. Il numero 596 di “Le avventure di Superman”, pubblicato il 12 settembre 2001, ma ovviamente disegnato e scritto nelle settimane precedenti, mostra due grattacieli gemelli distrutte da un attacco in un conflitto fra supereroi. Nel giugno 2001, il gruppo hip hop The Coup hanno creato una cover per il loro CD che mostrava le torri gemelle che esplodevano. Il 4 marzo 2001, l’ episodio pilota di The Lone Gunmen riguardava un piano del governo per un dirottamento aereo per dirigerlo a schiantarsi contro il World Trade Center. Il Rhine Center, che raccoglie premonizioni di disastri, ha ricevuto più chiamate riguardanti sogni e altro per l’ 11 settembre che in ogni altro momento. Un professore d’ arte in pensione, David Mandell, di Londra, ha raccontato per un documentario tv del 2003 che l’ 11 settembre 1996 aveva fatto un sogno sconvolgente che lo ha portato a dipingere uno scenario riguardante due grattacieli identici che crollavano.

Il giorno prima del tragico disastro della scuola di Aberfan (21 ottobre 1966), sepolta da una slavina di fango, una bambina di 10 anni (che sarebbe morta il giorno dopo) raccontò ai genitori che aveva sognato che la scuola era sparita perché qualcosa di nero l’ aveva completamente ricoperta.

Eric Wargo ritiene che la precognizione è una funzione neurobiologica relativa alla memoria e che bisogna darne una spiegazione fisica e materialistica. Deve essere compresa all’ interno del contesto della vita di un individuo ed essere soggetta agli stessi metodi ermeneutici che sono familiari agli psicoanalisti, critici letterari e filosofi. La precognizione non riguarda la anticipazione di eventi in generale nel futuro, ma è l’ accedere del soggetto a informazioni sul proprio futuro, direttamente collegato ad esperienze che lo attendono in futuro, piacevoli o disturbanti.

J.W. DUNNE era un soldato britannico, divenuto in seguito ingegnere e filosofo, e autore di un libro “Un esperimento con il Tempo” riguardante la realtà sui sogni premonitori. La sua teoria sul Tempo si chiamava – serialismo – da bambino aveva sperimentato estasi religiose e da adolescente era diventato un piccolo profeta, ma il suo interesse per i sogni si focalizzò nell’ anno 1899, a 24 anni. Aveva sognato che il suo orologio si era fermato alle 4:30, proprio come egli trovò il suo vero orologio nella realtà dopo essersi svegliato. In seguito Dunne documentò una vasta serie di altri sogni premonitori. In particolare Dunne aveva sognato il disastro della eruzione del Monte Pelèe, pensando che le vittime fossero 4000, e Dunne possedeva un giornale che diceva che le vittime erano 40.000, ma Dunne rimase convinto, a causa di un errore di lettura che le vittime fossero 4000, e nelle conversazioni con altre persone continuò a ripetere quel numero errato. Scoprì la verità solo 15 anni dopo. Poi in realtà si accertò che le vittime della eruzione furono 30.000. Dunne, riflettendo su questo sogno, gli apparve chiaro che era stato triggerato dalla lettura di quell’ articolo e non dall’ evento in sé, e nel sogno il suo errore di lettura per distrazione era stato registrato, e anticipato. Per Dunne era l’ evidenza che il futuro deve esistere già formato in qualche modo, in un certo senso.

Nel sonno o in uno stato di coscienza alterata, la nostra coscienza può essere libera di scandagliare ed esplorare tutta la nostra personale “world line” (linea temporale individuale), sia nel passato che nel futuro. Dunne comprese che la nostra coscienza è duale: non possediamo solo una mente individuale ma siamo anche parte di una “mente universale” (anche se Eric Wargo preferisce evitare di favorire questa teoria) che è condivisa da tutti e che è equivalente a ciò che noi intendiamo come Dio. Nel corso della Storia, molti mistici sono giunti alla stessa conclusione, anche se i loro testi non sono supportati da grafici ed equazioni come i testi di Dunne sul serialismo.

La regola che riguarda i Time Loops è che l’ universo permette che informazioni viaggino attraverso il tempo in modo tale da stimolare l’ individuo che le percepisce a realizzare e mettere in moto le azioni che faranno verificare l’ evento anticipato (piuttosto che evitarlo o sabotarlo). Se un evento non accadesse come anticipato, non sarebbe possibile ricevere informazioni su di esso. Le anticipazioni riguardano solo eventi che certamente accadranno.

Kurt Vonnegut il mattino del 15 settembre del 1958 lasciò all’ improvviso il suo studio e tornò a casa, perché, colto da una sensazione bizzarra, sentì il bisogno di chiamare un suo parente con cui non conversava quasi mai. Chiamò al suo ufficio, ma costui non ci arrivò mai perchè alle 10:30 del mattino il suo treno, del quale era passeggero, cadde da un ponte ed egli annegò assieme a 47 altre persone. Sua moglie, nelle due settimane precedenti, continuava a dire “sento che stanno arrivando dei rifugiati”, e infatti in seguito alla tragedia ospitarono 4 bambini orfani.

Eric Wargo poi procede a parlare della ipotesi sul fenomeno della telepatia, che però non riesce a convincerlo pienamente, e che in un certo senso, si appresta a debunkare. Wargo suggerisce che non c’è una trasmissione fisica di informazioni, non come la possiamo comprendere noi. Non c’è un ovvio meccanismo fisico, che è un impedimento nel fare in modo che il fenomeno sia credibile per gli scienziati. Il cervello comunica con sé stesso attraverso il Tempo. La precognizione esiste come un fenomeno “memoria in senso opposto, memoria di cose future”. Si tende a preferire di dire che questo fenomeno riguarda solo la memoria a breve termine, anche se in effetti si sono verificati casi di anticipazioni che dovettero attendere anche decadi per essere verificate.

I ’d bet money that select neurons deep within specific circuits of the brain are going to turn out to be finely tuned time machines that fire before they are stimulated. (Scommetterei che neuroni selezionati nel profondo di specifici circuiti del cervello verranno riconosciuti essere raffinate macchine del tempo che si attivano prima di essere stimolati)

Il problema che rende poco riconoscibili e comprensibili queste memorie dal futuro è che spesso non abbiamo un contesto dove inserirle, non possiamo interpretarle e valutarle, e spesso non ci accorgiamo nemmeno della loro esistenza, e non possiamo richiamare memorie del futuro a comando come facciamo con quelle del passato. Il momento in cui queste informazioni sono apprese nel futuro è lo stesso momento in cui vengono mandate indietro nel passato. Quindi il fenomeno della telepatia non è da intendersi come tale, ma come precognizione non riconosciuta in modo conscio come tale.

Secondo Eric Wargo la più interessante e seria esplorazione letteraria dell’ argomento è quella del romanzo del 1973 di Thomas Pynchon “Gravity’s Rainbow”. L’ implicazione è che l’ abilità precognitiva potrebbe essere legata a riflessi involontari, ed emerge in modo inconscio. E’ una funzione sempre attiva, ma anche sempre “fuori dalla vista”, sottocoperta, dietro al sipario. E’ una caratteristica basica, legata all’ adattamento, una funzione di orientamento sociale. E’ collegata a stati di coscienza alterati, sogni, trance, meditazione, semi veglia, alterazioni dovute a stupefacenti e allucinogeni. E’ collegata a “flow states”, quindi ad attività creative, quando si è davvero molto coinvolti e concentrati nell’ atto (full immersion), o attività eccitanti, divertenti, fisiche, coinvolgenti, quando si recita, si canta, si suona uno strumento, si è più stimolati e accessibili alla precognizione. Nel mondo antico, la profezia si manifestava con il canto. L’ intelletto critico deve essere soppresso. L’ atto della scrittura creativa, in particolare, risulta essere un ottimo conduttore della precognizione, perché la immaginazione induce ad uno stato alterato capace di attirare informazioni dal futuro personale dell’ autore.

La qualità frattale del processo, e la nostra ignoranza e inconsapevolezza di essi creano la causalità circolare dei Time Loops, che sono una “feature” universale del mondo.

Eric Wargo non favorisce il concetto di “mente estesa” che trascende il corpo, e che è metaforicamente o letteralmente in entanglement quantistico con tutto quanto e ogni persona. Questo concetto viene visto come la cancellazione delle prove della riduzione materialistica della psicologia e delle neuroscienze. Ricordiamo che Wargo è laureato come antropologo ed è un uomo di scienza. Per lui il significato è centrale. Secondo lui l’ universo non è pre – saturato dal significato, ma è l’ uomo che vi attribuisce il significato, che non è innato alla natura.

E’ la realizzazione futura del significato da attribuirvi, questo traguardo, che causa il comportamento precedente, che è necessariamente parte del background causale di     quel traguardo futuro, un Time Loop. Ciò che ci rende “malati / sofferenti”) in senso psicoanalitico potrebbe essere qualcosa di relativo al nostro futuro, e non solo a causa di traumi del passato o conflitti irrisolti.  

Il fatto che il presente venga influenzato dal futuro può essere compreso e realizzato solo quando quel futuro influente è diventato momento presente. E’ una cosa che si capisce guardando in retrospettiva. Questo effetto spesso si manifesta in contesti privati, come quelli delle storie d’ amore, dimensioni scarsamente condivisibili della nostra vita e personalità. Questo è il motivo per cui l’ ufficio di uno psicoanalista (dove si scandaglia e analizza la mentalità, i segreti e altre cose dell’ inconscio e della vita privata)  è il posto perfetto per l’ emergere di questi fenomeni e per studiare queste dinamiche di influenza dal futuro.

Il 17enne Nabokov aveva avuto una precognizione della notizia che la compagnia di produzione di Kubrick avrebbe comprato i diritti per il suo romanzo che avrebbe scritto decadi nel futuro, e questa informazione è giunta con 42 anni di anticipo e si manifestò attraverso un sogno.

Minkowski ha estrapolato che i corpi di cui facciamo esperienza sono “cross – sections” in tre dimensioni di “worm like beings” in quattro dimensioni a distanza di (idealmente) decadi, attraverso un blocco a quattro dimensioni, spazio – tempo.

Edipo, che ha sposato la sua stessa madre, era un viaggiatore nel tempo pre – moderno essenzialmente.

Eventi che vengono anticipati di anni o decadi sembrano non avere senso in un universo che include l’ effetto farfalla dove ogni piccola decisione porta ad un futuro completamente diverso. Ciò che anticipiamo sono futuri reali, attraverso un meccanismo retrocausale.

Per Eric Wargo la precognizione è un meccanismo uguale alla memoria ma in senso inverso (premoria), e il cervello comunica con sé stesso attraverso la sua storia. Non centra con eventi che rimarranno fuori dalla nostra esperienza diretta di essi. Infatti queste informazioni dal futuro possono anche contenere errori o omissioni perché saremo noi nel futuro a percepirle in modo scorretto. E questo viene incluso nella percezione.

La precognizione è stata osservata operare con principi legati alla associazione (connessione fra idee ed esperienze). L’ abilità di fare associazioni controintuitive è una misura della creatività, un tratto associabile alla abilità precognitiva. I sogni premonitori fanno associazioni fra esperienze del passato e del futuro, e usano metafore e distorsioni di nomi e parole.

Inoltre la memoria è stimolata dalle forti emozioni. Ciò ci orienta verso nuove informazioni relative alla nostra potenzialità di sopravvivenza (a livello di evoluzione). Dobbiamo sapere le cose che ci spaventano o che ci fanno piacere (sensazioni che ci premiano).

La funzione precognitiva si focalizza sulle piacevoli sorprese e sulle minacce alla nostra persona. Come funziona con gli anniversari per la memoria, la precognizione (premoria) potrebbe emergere in date particolari che corrispondono ad altrettanti eventi particolari in quelle date nel nostro futuro.

Secondo Wargo è facile modificare e dare forme diverse alle memorie delle persone, influenzando i dettagli (anche se io non condivido questo aspetto) e infatti l’ incertezza, l’ obliquità delle informazioni ricevute non danno origine a paradossi, in questo modo.

La sopravvivenza è la chiave della precognizione. Informazioni che risuonano attraverso il Tempo sopravvivono alla ricezione del cervello dell’ individuo solo se non potranno essere usate per identificare ed evitare le condizioni future dalle quali tali info sono partite. Nella retrocausalità un evento è causa di sé stesso. Tautologie causali e profezie auto – avveranti dovrebbero essere caratteristiche costanti della nostra vita in un “universo a blocco” di Minkowski.

L’ universo fisico ha un linguaggio dalla grammatica perfettamente ambigua. Ogni evento fisico può essere interpretato in due modalità differenti, una causale e l’ altra teleologica, entrambe valide, non importa il contesto.

Di solito i fisici disapprovano fortemente quando i parapsicologi usano concetti relativi alla fisica quantistica per spiegare fenomeni psichici e anomalie. Parlare di “coscienza quantica” potrebbe essere una garanzia di ricevere un pugno in faccia da parte di un uomo di scienza, attualmente. Ma noi ci troviamo nel mezzo di un cambiamento di paradigma monumentale nel modo di interpretare il comportamento della materia nel mondo quantistico. Non sono coscienze separate che sono collegate dall’ “entanglement” attraverso lo spazio, ma ogni cosa composta da materia incluso il cervello, potrebbe riportare le tracce di un “entanglement” in tutte le direzioni nel Tempo.

Nell’ esperimento del “double – split”, in laboratorio, John Wheeler ha dimostrato nel 1978 che se si cambiano i parametri mentre le particelle sono già in moto, loro cambiano la loro natura retro – attivamente, come se sapessero in anticipo che cosa si chiede loro di fare. Non è che il comportamento delle particelle prima delle misurazioni è ignoto (uno dei dogmi centrali della fisica quantistica – non si può predire come un fotone individuale o una particella si comporterà in una qualsiasi situazione) ma è che non c’è proprio una realtà esistente per queste particelle fino a quando non vengono osservate. Questa è la nota “interpretazione di Copenhagen”. Il fatto che l’ osservazione determina la forma che la materia prenderà (particella o onda) e che quella scelta influenzerà il destino della particella, forma l’ idea di un “universo partecipatorio” dove l’ universo per esistere necessita della osservazione da parte di una coscienza attiva.

Nonostante sembri un concetto radicale, la retrocausalità potrebbe semplificare una gran quantità di misticismo e stranezza nei meccanismi della fisica quantistica e spiegare perché le particelle sembrano conoscere già il loro destino. Nemmeno il decadimento delle particelle radioattive sarebbe casuale, a questo punto. Le particelle conoscono il futuro perché a tutti gli effetti sono già state là. O meglio, si trovano già a metà nel futuro, sono sempre quasi a destinazione.

La fisica quantistica ha eliminato la presunzione classicista Einsteiniana per la quale soggetto e oggetto e osservatore e osservato potevano essere distinti. Non c’è una realtà oggettiva indipendente dall’ osservatore ed esterna ad esso e gli apparati usati per misurare la realtà e quindi non c’è una vera distinzione – separazione fra osservatore e cosa osservata. Sono un tutt’uno. Noi e il Tempo siamo un tutt’ uno. Il passato non cessa mai di essere influenzato e riallineato dal futuro e noi stessi non cessiamo mai di essere influenzati da decisioni e azioni che stanno avanti a noi nel Tempo.

In realtà i fisici pongono obiezioni filosofiche (che non sono in questo caso effettive e valide) alla retrocausalità perché vorrebbero preservare intatto il concetto di indeterminazione e libero arbitrio, e che la causa genera sempre un effetto e non viceversa, ed è per questo che si tratta di un così forte argomento taboo.

Secondo Wargo il significato di qualcosa relativo a informazioni dal futuro non si può misurare in nessun modo perché dipende dalle interpretazioni soggettive dell’ agente che riceve l’ info. Inoltre secondo Wargo i computer quantistici sono in grado di computare attraverso il Tempo.

SINTROPIA: in opposizione al concetto di entropia, rappresenta futuri nodi di convergenza e armonia, attrattori che esercitano una influenza nel passato e che si esprime attraverso precognizione e presentimenti. L’ amore è un concetto legato a questa sintropia perché dirige gli individui verso il traguardo di convergenze significative.

Persino la fotosintesi necessita della quantistica, visto che un processo chiamato tunneling quantistico è risultato essenziale. Le piante quindi sarebbero simili a computer quantistici. Attualmente è in corso una corsa all’ oro per verificare e scoprire processi quantistici che spiegherebbero l’ origine della coscienza nel cervello umano. Ciò che si dovrebbe teoricamente trovare è, come l’ “occhio interiore” che permette la visualizzazione nel cervello dei pensieri, è un “occhio temporale” che sia in grado di osservare e registrare l’ asse temporale invece dell’ asse spaziale come l’ occhio che conosciamo.

Nella storia della scienza spesso accade che nuove scoperte vengono fatte basate su vecchi dati che erano stati interpretati in modo scorretto perché le teorie esistenti all’ epoca non lasciavano spazio ad essi. Noi potremmo aver già scoperto in modo sotterraneo questa evidenza diretta della precognizione, da almeno 40 anni.

Il fatto che ci appare tutto sincronizzato riflette il fatto che noi tutti viviamo sempre mezzo secondo nel passato. Libet ha scoperto che i neuroni cominciano ad essere stimolati un quinto di secondo prima che la decisione di muoversi venga fatta in modo conscio. Invece di avere un vero libero arbitrio, abbiamo un potere di veto su azioni pre – iniziate. Ramachandran lo ha chiamato “libertà di non fare” (free will – free won’t). La nostra volontà può intercedere in una finestra di tempo di 200 millisecondi per dire no ad una azione impulsiva iniziata dal nostro cervello.

E’ possibile che quando rievochiamo una azione dell’ immediato passato nella mente in effetti la stiamo mettendo in moto quella azione, dal futuro? (si chiede Wargo). La mente non è “infinita” secondo Wargo ma perlomeno è molto più grande, vasta, “più lunga” di quanto noi crediamo, ed è in effetti “trascendente”. L’ idea che il cervello è un computer quantistico propone l’ intrigante possibilità che più un essere cosciente vive nel tempo, più viene causata una intelligenza più elevata, perché si accrescerebbero le risorse computative disponibili.

Come mai le cause efficienti, che spingono dal passato, sono molto più ovvie e comprensibili intuitivamente di quelle teleologiche che riverberano dal futuro? E’ una preferenza biologica, dipende dall’ aggiornamento delle connessioni sinaptiche, è una funzione delle nostre credenze culturali e aspettative, che restringono le nostre abilità precognitive? Potrebbe essere persino qualcosa di così semplice come il modo in cui formuliamo le nostre frasi lungo una singola direzione?

Potrebbe veramente essere che il “now” (ora) della nostra esperienza conscia ha una relazione simile con l’ intero spettro del nostro pensiero lungo tutta la nostra vita, come un punto di luce focalizzato da una lente di ingrandimento ce l’ ha con il Sole intero che proietta quella luce. Secondo Wargo, tutto ciò che noi chiamiamo inconscio è la parte conscia della coscienza che viene dispersa o distribuita attraverso il Tempo.

Precognition may even be the flip side of repression: Repression would be a process of trading unwanted data into the past, and precognition would be the corresponding process of receiving that repressed information from the future. (La precognizione potrebbe essere il “polo opposto” della repressione: la repressione sarebbe il processo di mandare info indesiderate nel passato e la precognizione sarebbe il processo corrispondente di ricevere le informazioni represse dal futuro)

E’ stato Freud, più di qualunque altro pensato dell’ età moderna, a prendere seriamente e mappare precisamente le forme di auto – inganno e auto – ignoranza che rendono la precognizione possibile in un universo “post – selezionato”. Questi messaggi dal futuro devono necessariamente essere oscuri, rilasciare scarse tracce / indizi, ed essere ricchi di metafore, e quasi sempre non appariranno avere una chiara origine. Il loro significato non potrà essere chiarito fino a quando gli eventi non si verificheranno nel presente reale.

Secondo Wargo, le tattiche di Freud, in opposizione alle forme di “misticismo” e paranormale erano modi di negare, evadere, sorvolare sopra alla possibilità, che per lui era profondamente inquietante: che il nostro destino possa essere scritto, e l’ autore principale non essere il passato, ma il futuro.

La possibilità che la “fantasia giovanile” di fama di Freud potesse essere stata una premonizione, e che se ne sia reso conto mentre veniva onorato dai suoi seguaci durante una celebrazione di un suo compleanno non viene presa in considerazione dagli studiosi, perché lui aveva effettivamente bandito ogni sorta di discorso sulle profezie dalla psicoanalisi. Freud non comprese mai, né nel 1899 né mai nella sua vita che i sogni possono fare entrambe le cose: mostrarci i nostri desideri e mostrarci il nostro futuro, o che possono fare una cosa in servizio dell’ altra. Per esempio che il desiderio di incontrare un determinato amante possa essere stata la causa o spinta preparatoria per Frau B. per anticipare che lo avrebbe incontrato per strada la notte prima che accadesse.

Da Freud, il nostro inconscio è stato riconosciuto come maggiormente sensibile della nostra mente conscia: come se sapesse di più e potesse suggerire di più con le informazioni disponibili. Gli psichiatri vittoriani hanno a lungo combattuto con le percezioni paradossali, le memorie e l’ intelligenza dimostrata a volte dagli isterici sotto ipnosi o da pazienti affetti da attacchi isterici con un distacco dalla realtà o personalità multiple. Anche i medium spirituali nelle loro trances auto indotte avevano spesso accesso a informazioni impossibili. Secondo Sartre invece non c’è nessun inconscio, solo una negazione della responsabilità.

L’ affermazione che la mente subconscia può essere esplorata e indagata solo attraverso un processo soggettivo di interpretazione era una cosa che offendeva il filosofo della scienza Popper, uno dei critici più aspri di Freud. Per alcuni scienziati, studiosi della coscienza e neuroscienziati contemporanei l’ inconscio è completamente sommerso: la punta dell’ iceberg (la mente conscia) è un miraggio.

Per Freud una parte centrale della teoria era che ogni cosa di cui abbiamo esperienza, persino durante la prima infanzia, rimane preservata intatta nella nostra memoria, e che nella vita mentale qualsiasi cosa abbia preso forma non può dissolversi mai. Ma la memoria, secondo Wargo, è estremamente frammentaria, costantemente in stato di trasformazione, e nei primi anni di vita poco o niente viene preservato, e persino che molti nostri ricordi possono essere dei costrutti o fittizi.

Noi confondiamo la nostra difficoltà ad accettare ed elaborare il concetto della precognizione con la supposizione che per il cervello accedere ad abilità precognitive sia complicato e laborioso, ma non è così affatto. Freud in realtà è stato per tutta la vita privatamente incuriosito e aperto di mente rispetto ai vari fenomeni occulti, e ha messo in atto esperimenti di telepatia con sua figlia e uno psicoanalista ungherese (Ferenczi) e i risultati lo hanno persuaso che c’è un fondo di verità in questo fenomeno paranormale. E durante la sua carriera non poteva di certo evitare di osservare delle coincidenze rispetto ai sogni dei suoi pazienti e i sintomi inspiegabili che essi avvertivano.

Un giorno un paziente gli scrisse, da uomo per niente coinvolto nell’ occultismo e ovviamente intelligente, che aveva sognato che sua moglie dava alla luce dei gemelli, ma il giorno dopo ricevette un telegramma che lo informava che la figlia aveva dato luce a dei gemelli, la stessa notte del sogno. Lui sapeva che era incinta, ma non si aspettava una nascita precoce.

Era un uomo insoddisfatto della seconda moglie che voleva che fosse come sua figlia ed è per questo che il sogno ha operato questo scambio per distorcere la notizia? Secondo Jule Eisenbud, come scrisse nel 1982 nel suo libro “Paranormal foreknowledge” l’ abitudine precognitiva e problemi o questioni sessuali edipiche vanno mano nella mano, sono connesse, appaiono assieme.

L’ espressione della precognizione riflette un attivo e irrisolto complesso Edipico, mentre la negazione della precognizione rappresenta la salutare non nevrotica internalizzazione o identificazione con l’ ordine simbolico fallico – patriarcale.

Le sole informazioni che sopravvivono all’ essere mandate nel passato sono quelle che favoriscono il verificarsi stesso dell’ evento nel futuro, e non quelle che potrebbero interferire o impedirlo, quindi non esistono paradossi. Gli eventi impossibili non possono essere anticipati. Quindi ogni profezia può essere inclusa in qualche modo molto distorto nel background di ciò che era stato anticipato.

Oltre al libro di Dunne “An Experiment with Time”, il libro di Eisenbud “Paranormal Foreknowledge” potrebbero essere i più interessanti e informativi libri scritti sulla precognizione.

Secondo Wargo, le meccaniche della fisica quantistica non possono applicarsi solo e semplicemente alle particelle subatomiche, ma sono invece il vero substrato della nostra intera esistenza fisica, e la precognizione è una costante delle nostre vite.

Ciò che Freud ha identificato come il linguaggio simbolico dell’ inconscio non è niente altro che le leggi associative che governano il modo in cui il cervello contiene e ricerca informazioni, le regole con cui ogni esperienza nuova della nostra vita viene collegata a quelle vecchie. Stiamo imparando che è precisamente nello stato onirico, nei sogni, che queste associazioni vengono forgiate. Ironicamente il pioniere dei sogni Freud aveva negato questa possibilità, che regolò il suo destino in un modo “tragicamente bizzarro” come avvenne appunto per la storia di Edipo.

Secondo Freud bisogna fare “libera associazione” rispetto ad ogni elemento separato del sogno, riflettere quindi con onestà e in modo spontaneo su ogni figura, oggetto, elemento degno di nota e vedere fin dove si arriva, quale è il traguardo, la deduzione finale. In teoria, un sogno che potrebbe essere spiegato in un breve paragrafo potrebbe esplodere in pagine e pagine di associazioni che secondo Freud in tutti i casi presentano in molteplici modalità un pensiero singolo coerente e latente e inconscio o un nesso di pensieri relativi fra di loro.

Gli scritti di Freud hanno fatto in modo che le cause psicologiche siano viste come complesse in modo sublime e misteriose, e gli occidentali hanno potuto capire come le loro vite e loro stessi abbiano infinite forse insondabili profondità. Richiamare la attenzione sulla nostra dimensione di ambivalenza nella nostra vita mentale è stato il più importante e basico contributo alla psicoanalisi di Freud, anche se la precisa natura e location dell’ inconscio è oggetto di dibattito.

Riconoscere la mancanza di un modo per aggiudicare in modo scientifico e “corretto” un significato ad un sogno non equivale a dire che non può esserci alcun significato nei sogni. Si concede solo che non si può valutare secondo i metodi scientifici classici della quantificazione e replicazione, siccome il sognatore è un soggetto (n of 1).

La neuroscienza negli scorsi anni ha fatto pace con Freud, essendosi trovata obbligata dalle evidenze a riconoscere che la sua teoria di base sull’ inconscio descrive accuratamente molte dimensioni della cognizione. Le ricerche hanno rivendicato anche alcune sue idee sui sogni, anche se con alcune modifiche chiave.

E’ stato provato che gli animali che alla nascita si trovano in uno stato di dipendenza dal supporto genitoriale mostrano più tendenza al sonno REM degli animali nati già con tutte le funzioni pronte all’ uso. Da ciò si deduce che più una creatura ha bisogno di imparare per sopravvivere e funzionare, più il suo cervello è attivo la notte e produce sogni. L’ ippocampo, che è una sorta di libreria o archivio del cervello, è estremamente attivo durante il sonno. Gli scienziati sono sempre rimasti frustrati nel tentare di connettere il contenuto dei sogni con la formazione di nuove memorie perché essi raramente ripropongono esperienze delle giornate precedenti in maniera letterale, e hanno sempre un’aura surreale e bizzarra. Essi utilizzano analogie, scambi, distorsioni, giochi di parole, compromessi (fra desideri in conflitto) e sostituzioni per creare bizzarre e memorabili immagini mnemoniche. Llewellyn suggerisce che i sogni sono una modalità in cui la nostra memoria opera con il pilota automatico. La modalità del sogno potrebbe essere descritta come il metabolismo notturno della esperienza diurna, in analogia con il metabolismo del cibo dal sistema digerente. Senza saperlo, Freud era un pioniere delle ricerche sulla memoria, avendo mappato le modalità illogiche e poetiche che il cervello usa per “creare dei file mentali” e ritrovare le informazioni richieste.


L’ ipotesi mnemonica di Llewellyn è la più soddisfacente e funzionale finora offerta da uno scienziato del mainstream. Siccome la psicoanalisi presume che la ricerca del significato nei sogni è privata e piena di idiosincrasie, come confermato anche dalle tecniche mnemoniche, è virtualmente impossibile quindi proporre un esperimento rigoroso per testare l’ ipotesi in modo adeguato (scientificamente approvabile). E’ sempre difficile scoprire in un sogno nella media un qualunque episodio correlato ad un evento del passato cronologicamente definito. Anzi, più un sogno contiene “verità precognitive” maggiore è il livello della sua ambiguità nel simbolismo.


Se uno dovesse sognare la morte del compagno di stanza in un incidente aereo, ciò potrebbe semplicemente significare che il sogno stava anticipando un pensiero del tipo “e se accadesse” che il sognatore formulerà nel momento in cui sarà informato dalla televisione o da internet di quell’ incidente aereo nel futuro, e non che il suo compagno di stanza effettivamente morirà, e ciò potrebbe accadere perché magari tale figura è un rivale in amore, e quindi si tratta di una precognizione sull’ incidente aereo unita ad un desiderio inconscio Freudiano sulla morte della figura in questione. Ciò che viene trasmesso dal futuro al passato è una immagine mentale o un pensiero transitorio e momentaneo che avviene quando si apprende la notizia sull’ evento in questione, nel futuro.


I sogni potrebbero assemblare mattoncini dal futuro per costruire un “edificio produttore di desideri soddisfatti”, questo secondo Dunne, ma secondo Wargo i mattoncini vengono sia dal passato che dal futuro per anticipare, associare e decodificare un pensiero del futuro. La interpretazione di esso dovrebbe essere fatta da un punto di vantaggio temporale al momento in cui il sognatore avrà quello specifico pensiero nella vita conscia nel futuro. Di solito è una questione di ore, giorni, ma potenzialmente anche anni e decadi nel tempo.

In seguito nel libro Wargo si focalizza per un periodo sul fattore “senso di colpa” che potrebbe affliggere un sognatore qualora avvenissero premonizioni di disastri, incidenti e tragedie. Wargo cerca di spiegare che questo senso di colpa non ha motivo di esserci perché quasi sempre non è possibile comprendere il dove o il quando o il SE questi eventi accadranno. Spesso allo scrutinio dei sogni si trovano fenomeni frattali, come quando per esempio viene inclusa addirittura una rappresentazione della sorpresa di aver sognato l’ evento in questione, oppure il valore che avrà in seguito il sogno per il sognatore. Queste sono self – similarità o spirali frattali di self – referenza e livelli di significato psicodinamico. Spesso non è l’ evento in sé che provoca e mette in moto il time loop, ma il messaggio che riferisce al sognatore l’ evento. Ed è questa la causa futura che scatena e riversa i suoi effetti nel passato. Quindi anche pensieri ed emozioni dei momenti circostanti l’ avverarsi dell’ evento nel futuro possono riverberare nel passato ed essere rappresentati in sogno.

The emergence of cells able to bind time would have been a decisive threshold or horizon for the universe. Post-selection created a protective Calvinistic crust on the open-endedness of molecular destiny. (L’ emergere di cellule capaci di piegare il tempo sarebbe un traguardo decisivo per l’ universo. La post – selezione ha creato una protezione Calvinista sulla libertà finale del destino molecolare)

Robert Moss, in relazione al sogno che ha predetto (anche se Freud non se ne è mai reso conto in modo cosciente, o forse che ha sempre negato di riconoscere) la malattia che avrebbe complicato gli ultimi anni per poi farlo morire, propone che una singola cellula affetta dalle sintomatiche del cancro già nascosta nel suo corpo nel 1895 possa aver mandato una “allerta chimica” al suo cervello che si manifestò sotto forma di un sogno di avvertimento. E’ controverso perché propone di fornire ai tessuti corporei un “superpotere informativo” e la questione dell’ intenzionalità attiva dell’ inconscio appare paradossale in ogni caso (pensare che la cellula lo abbia fatto di proposito). Freud aveva notato che spesso i sogni scambiano e proiettano attributi fra persone e situazioni e spesso forniscono caratteristiche indesiderate o indesiderabili del sognatore, o proiettano situazioni indesiderabili su altre persone mentre invece sono riferite proprio al sognatore e al suo specifico futuro. Il sogno di Freud ha quindi messo in atto proprio questo, partendo da una fonte nel 1923 per distorcerla tramite la sua paziente Anna nel 1895, e quando lui le ha detto che “in verità è solo colpa tua” era in realtà un rimprovero a sé stesso.

Il modo in cui le informazioni sono immagazzinate nel nostro cervello non riflette le caratteristiche di un “universo a blocco” dove ogni cosa del passato esiste ancora e ogni cosa nel futuro esiste già adesso. La scienza ha demolito le affermazioni di Freud sulla memoria che preserva tutto intero e intatto. Invece i ricordi sono soggetti a revisioni e aggiornamenti costanti, e ricostruzioni fatte dal futuro. E tutto ciò viene messo in atto attraverso i sogni, come una opera di restauro e messa a nuovo notturna, abbellendo di qua, riparando di là, e costruendo cose nuove, e mandando nell’ oblio il passato remoto per fare spazio a episodi e preoccupazioni più contemporanee e pertinenti. E cose nuove vengono costruite per motivi e funzioni che ancora non possono essere anticipate e immaginate.

I traumi che caratterizzano e influenzano la nostra vita possono essere in realtà non esclusivamente legati a episodi nel passato ma anche mossi e provocati da episodi e situazioni nel futuro.

Alec Guinness
James Dean

Wargo poi descrive come Alec Guinness, un attore, è stato mosso da un inconscio “pilota automatico” a preannunciare a James Dean, che gli aveva mostrato la sua nuova automobile, che se accelerava troppo vi sarebbe morto dentro. Guinness ricorda che quella sera durante la cena, nonostante l’ umore gaio di chi lo circondava, lui si era sentito vagamente a disagio. Passata una settimana, James Dean morì per davvero a bordo della sua nuova vettura. Procedeva al doppio della velocità consentita. A Guinness è successo due volte di incontrare una persona nuova e avere anticipazioni tragiche sul suo futuro, dopo una limitata connessione momentanea.

Ma ciò per cui Guinness è davvero noto è il suo ruolo a bordo del Millenium Falcon, in rotta verso Alderaan in Star Wars, la sua frase: “ho avvertito una grande interferenza nella Forza” (“I felt a great disturbance in the force”), nella sua interpretazione di Obi Wan Kenobi. In effetti Alderaan era caduta a causa della Death Star “come se milioni di voci gridassero improvvisamente, in preda al terrore, e fossero state improvvisamente silenziate. Temo che sia avvenuto qualcosa di terribile”. L’ attore potrebbe aver avvertito anticipazioni inconsce dell’ atto di recitare con questa frase, nel suo lontano passato.

Secondo Myers, i traumi sono la energia che fornisce potenza ai “messaggi telepatici” poiché questi fenomeni spesso si focalizzano su tragedie e morti, malattie o altri episodi critici, e che sono queste emozioni intense che trascendono le distanze temporali fra le persone coinvolte. Al momento noi sappiamo che non sono possibili connessioni “a entanglement” fra due cervelli umani, nemmeno se condividono i geni, quindi non funzionerebbe per connettere due persone che partecipano ad una cena assieme.

Una innovazione chiave nel campo della psicoanalisi, apportata da Freud, è che il trauma non consiste in ciò che accade ai pazienti, ma nel modo in cui il paziente pensa e riflette su ciò che gli accade di traumatico. I traumi sono qualcosa di secondario, supplementare. Bisogna trovare e analizzare la fonte di essi. Pur cercando catene di associazioni e tracce nel passato, esplorando le memorie, si potrebbe anche non trovare niente di traumatico “là dietro”.

Freud era perplesso dalla tendenza dei suoi pazienti a voler rimettere in atto e rivivere in modo compulsivo e poco piacevole l’ evento traumatizzante, invece di volerlo dimenticare. E’ ciò che accade ai veterani di guerra che sognano le battaglie, che accade ai nevrotici che sembrano non avere intenzione di “lasciare la presa” sui propri traumi, e che invece cercano di rinforzarli e replicarli invece di andare avanti.

Bliss has a circular quality, so when we try to translate it into linear and logical terms, it produces the tricksterish and sci-fi effects that arise in a world that resolutely only believes in linear causality. (L’ estasi ha una qualità circolare, così quando proviamo a tradurlo in termini lineari e logici, produce gli effetti fantascientifici e ingannevoli che emergono in un mondo risoluto nel credere esclusivamente nella causalità lineare)

The Trickster function causes us to find perverse reward precisely in signs of things we don’t want to happen. (La funzione trickster, cioè ingannevole, ci causa premi o traguardi perversi precisamente in simboli di cose che non vogliamo che accadano – indesiderabili)

Questa compulsione era un vero e proprio dilemma per Freud. E quindi Freud ha suggerito che si trattasse di un complesso sistema di pensiero che inconsciamente richiama al “piacere della distruzione” o “dell’ annullamento” come un rilascio di tensione psichica, che si traduce in un “paradossale piacere” ed è un impulso che si può trovare alla radice di questi comportamenti. (Jouissance secondo Lacan, “piacere doloroso” o “dolore piacevole”, letteralmente qualcosa al di là del piacere che “prende possesso” del nevrotico traumatizzato). C’è una enfasi sulla ambivalenza o repellenza di questo particolare fenomeno. E’ un “piacere indesiderato / indesiderabile”. Secondo Lacan la jouissance è l’ unica sostanza che concerne la psicoanalisi. Secondo Freud era un modo per metabolizzare o esorcizzare il dolore, ma secondo Lacan si tratta in realtà di un adattamento ad un nuovo regime, una nuova modalità nel provare piacere, una riorganizzazione del sistema, per trarre piacere da qualcosa che a livello conscio è spiacevole.

If it takes deaths and tragedies to make us aware of our larger nonlocal self, do we really want that? Well, some amoral unconscious part of us would say “yes.” That’s the problem, and fascination, of psi. (Se è richiesto che avvengano morti e tragedie per renderci consapevoli del nostro più grande IO non locale, lo vogliamo veramente? Be’, una parte inconscia e immorale di noi direbbe di sì. E’ questo il problema ma anche il fascino della psi)

Poi Wargo nel libro si focalizza sulla connessione fra la entropia e la premonizione: spesso i sogni si focalizzano anche su eventi riguardanti “caos” ed “esplosioni”, in altre parole situazioni che cambiano rapidamente da uno stato di ordine ad uno di disordine, a livello di fisica. Gli individui particolarmente sensibili potrebbero fare utilizzo di una ancora non conoscibile “retina psichica” che riesce ad individuare nel futuro rapidi e grandi cambiamenti nella entropia, cose che disperdono calore rapidamente, oppure corpi nei quali la coscienza si spegne, che quindi cominciano una transizione. Questo genere di informazioni sono particolarmente utili e interessanti e perciò noi umani potremmo essere inconsciamente vigili su questo.

Un bias attenzionale sui gradi di entropia. Si tratterebbe quindi di una jouissance riferita a segni di distruzione e annullamento. Una caccia al tesoro riguardo a eventuali minacce.
Questa inconscia estetica del sublime (sebbene paradossale e quasi perversa) che ritroviamo nelle scene di distruzione potrebbero aiutarci a capire come mai sono state avvertite numerose anticipazioni sugli eventi circostanti l’ 11 settembre 2001 e la distruzione delle Torri Gemelle.
(1988)

Come ha notato il filosofo Zizek, il 9/11 a livello di “immaginazione fantastica” è stato “anticipato” per decenni dai film a tema disastro e terrorismo e anche dai crescenti antagonismi sociali nella società americana. Per molti americani e cittadini di altre nazioni si trattava di un desiderio represso di assistere ad un evento “cinematografico” che coinvolgeva persone sconosciute e distanti, ma anche di vedere icone del potere e della ricchezza distrutte in questo modo “apocalittico” ed eccezionale. Siamo come vampiri, deriviamo un piacere e un coinvolgimento controverso da questi eventi infusi di sofferenza e morte. Quando noi riguardiamo quei video degli impatti e del collasso delle torri stiamo mettendo in atto un sintomo nevrotico, una compulsione, e da ciò traiamo soddisfazione per la nostra sopravvivenza.

if you are not already keeping a dream diary, what are you waiting for?

Unacceptable emotions about 9/11 may have been sacrificed to the past, retroactively giving rise to the countless premonitory and precognitive dreams and visions experienced by Americans during the previous days and weeks.

Emozioni inaccettabili relative alle anticipazioni sull’ 11 settembre (inconsce) potrebbero essere state sacrificate al passato, dando luogo retroattivamente agli innumerevoli sogni premonitori e visioni sperimentati dagli americani nei giorni e nelle settimane precedenti all’ attentato.

Nell’ “universo a blocco” dove il passato e il futuro esistono sempre, “nulla sta cambiando, tutti i frames sono fissi al loro posto e immobili, fino a quando il “proiettore” (la nostra coscienza) non si focalizza su di essi, mettendo in moto gli eventi nel Tempo. “ La realtà dipende dall’ osservazione della stessa da parte di un soggetto cosciente e consapevole, altrimenti semplicemente non esiste, è in uno stato di sospensione quantistica.

If anyone’s innocence is lost here, it should be yours: Time is not what you were raised to think it is. Neither is your own mind. (Se l’ innocenza di qualcuno viene perduta, qui, quella dovrebbe essere la tua: il Tempo non è quello per cui ti hanno cresciuto a pensare. E così non lo è nemmeno la tua mente)

Jung provava un fenomeno di “controtrasferimento”, una sorta di proiezione, un affetto per una sua paziente venticinquenne, una aristocratica, Maggy Quarles van Ufford, la famosa donna dello scarabeo di Jung, il più memorabile aneddoto, il caso specimen della sua teoria sulla sincronicità. L’ episodio dello scarabeo espressosi nella realtà ebbe un effetto trasformativo su questa paziente iper – razionale e chiusa in sé stessa, e fu ciò che la abilitò a fare progressi nella terapia psicoanalitica. Fu il fatto che lei gli raccontò il suo sogno a fare in modo che il dottore notasse e facesse entrare l’ insetto attraverso la finestra nell’ ufficio, e ciò è un esempio di time loop.

Wargo propone che le sincronicità non sono il prodotto di patterns di antichi archetipi che si impongono sulle nostre vite, ma sono in realtà time loops non riconosciuti come tali, che emergono dalla nostra mancata consapevolezza della precognizione. Lo scarabeo non è stato “evocato” attraverso la telepatia, secondo Wargo. La sincronicità è un principio di connessione senza cause, è una risonanza (un allaccio) fra la vita mentale di un individuo e l’ ambiente esterno. E’ un modo per spiegare come tutto è connesso, e che non c’è vera separazione fra “interno ed esterno”, fra la nostra mente e la materia esterna. E’ una simultaneità di episodi relativi ad una connessione nel tempo, non una questione di causa ed effetto.

Secondo Jung tutte le coincidenze di questo tipo hanno una base archetipica nell’ inconscio collettivo, e implicano l’ esistenza di un “field” (campo) di significati condivisi che esistono al di là degli individui e che interagiscono direttamente con il mondo materiale. Jung si chiedeva “come mai persino gli oggetti inanimati sembrano comportarsi come se fossero a conoscenza dei miei pensieri interni?” La risposta era nel fenomeno sincronico. E’ ciò che lo ha portato a congiungere i suoi due lati, quello scientifico, e quello mistico. Ciò potrebbe spiegare perché i pazienti analizzati in modo Jungiano tendono a riportare sogni di tipo archetipico o alchemico e quelli analizzati in modo Freudiano tendono a riportare invece sogni di tipo Edipico.

Ma come può un desiderio intenso evocare creature come lo scarabeo della paziente di Jung? Come può aver magnetizzato proprio quello specifico genere di insetto? Esiste una coscienza onnisciente capace di allineare le nostre intenzioni con reti infinitamente complesse di causazione materiale che governano lo sviluppo degli eventi? Una spiegazione causale per le sincronicità non è più così paradossale o impensabile come ai tempi di Jung. Sembra che si possa convergere verso una plausibile, e materialistica, risposta sul come esperienze del nostro futuro possano riverberarsi nel passato e informarci attraverso i sogni, o altri pensieri (presentimenti). La causazione davvero sembra procedere in entrambe le direzioni, nel tempo.

La spiegazione più semplice per l’ episodio dello scarabeo di Jung è che il sogno di Maggy l’ abbia orientata verso un momento del suo futuro imminente assai significativo, verso un traguardo, un premio. Ciò dipese in parte dalle sue stesse azioni (raccontare il sogno al suo analista) e quindi l’ effetto fu la causa di sé stesso. L’ apparizione dello scarabeo dipendeva dal suo racconto come il racconto dipendeva dal sogno sull’ episodio, che a sua volta dipendeva dall’ apparizione nel futuro. Senza racconto sarebbe mancata la sincronicità e quindi la apparizione, e senza sogno sarebbe mancato il racconto.

Jung stesso ebbe una visione “intensa” di uno scarabeo, in precedenza, nel dicembre 1913, sei anni prima di incontrare Maggy. Fu la sua prima visione che lo mise a confronto con l’ inconscio. Jung ebbe un ruolo di supporto e completezza nell’ episodio dello scarabeo, mentre la vera protagonista di tutta la faccenda è stata Maggy. E quindi questo tipo di “traguardi / premi” sono spesso esperienze sociali, una confluenza di due o più persone che assieme affrontano qualcosa in modo profondo e “fateful”, “destinato”. Ciò si può verificare soprattutto in situazioni di connessioni romantiche, situazioni che sembrano allestite in modo “preconcerted”, quando sembra che ci sia “lo zampino di qualcosa di superiore”, perché la precognizione serve anche come una funzione di orientamento sociale. Avviene quindi soprattutto in situazioni dove la connessione desiderata è impedita dalla separazione fisica o da un taboo sociale, come quello fra una paziente e il suo analista. I contesti delle terapie psicoanalitiche, sono infusi da questo fenomeno di trasferimento e controtrasferimento, proiezioni, che sono perfetti per “evocare” e catturare time loops.

Alcuni pazienti avvertono il futuro anche somatizzandolo con il corpo, attraverso determinate sintomatiche, in quelle che appaiono come seduzioni isteriche, sintomatiche erotiche con una fonte nel futuro. Ma l’ inconscio non può “già sapere” il significato di ciò che produce, poiché esso emerge solo quando viene interpretato in retrospettiva, nel futuro divenuto presente.

Secondo Wargo la spiegazione sulla sincronicità è un concetto che spiega solo “parzialmente” il fenomeno della precognizione. Il setting della clinica a tutti gli effetti potrebbe trasformare il paziente in un medium o un oracolo, stimolato dalla ricostruzione della sua precognizione inconscia in senso di patologia, per pagare il dottore che diverrebbe quindi una sorta di cliente egli stesso.

Il modello dell’ Universo secondo la tesi dell’ Eternalismo: il passato e il futuro esistono contemporaneamente al presente e sono fissi e immutabili. Niente è perduto, non le persone, non gli animali, non gli oggetti, non le molecole. Nessun evento accade o è in moto. E’ tutto lì per sempre, e l’ unica cosa che può mettere tutto in stato di movimento e che quindi dona vita è l’ osservazione di quella finestra di tempo da parte di un soggetto cosciente e consapevole.

In essence, eternalism proposes that space-time forms a block—‘imagine it as a big glass football’, Moore suggests—where past and future are endlessly, immutably fixed, and where human lives are ‘like tiny filaments, embedded in that gigantic vast egg’. He gestures around him at the rubbish-strewn path, his patriarch’s beard waving in the wind. ‘What it’s saying is, everything is eternal,’ he tells me. ‘Every person, every dog turd, every flattened beer can—there’s usually some hypodermics and condoms and a couple of ripped-open handbags along here as well—nothing is lost. No person, no speck or molecule is lost. No event. It’s all there for ever. And if everywhere is eternal, then even the most benighted slum neighbourhood is the eternal city, isn’t it? William Blake’s eternal fourfold city. All of these damned and deprived areas, they are Jerusalem, and everybody in them is an eternal being, worthy of respect.’

Wargo deduce che le persone che maggiormente percepiscono pensieri ed emozioni relative al fallimento, alla colpa e alla vergogna sono più suscettibili al fenomeno precognitivo e sono quelli più stimolati a cercare evidenze dei suoi meccanismi. L’ “universo a blocco” implica che il nostro destino non dipende da noi, ma è al di là di noi, e che quindi “non c’è responsabilità, non c’è colpa” nelle nostre azioni. Le persone che credono nel destino credono anche che non si possa fare niente per impedirlo e sono più portate ad escludere la “colpa” dalle loro emozioni riguardo agli eventi.

L’ autore di “Futility”, il libro il cui episodio ha anticipato il disastro del Titanic, era afflitto dal problema dell’ alcolismo e sempre sul filo della povertà, ed era pervaso da un senso di ambivalenza nei confronti del caso e del destino. Robertson riportava la sensazione che quando metteva giù parole sulle pagine, che stesse canalizzando qualche anima disincarnata, qualche entità spirituale con abilità letteraria, a cui era negata espressione fisica, che pervadeva il suo corpo e la sua mente quando scriveva. Gli artisti creativi in effetti entrano in una condizione ipnotica, telepatica e “percipient”, ed entrano a contatto con un reame subliminale di fatti sconosciuti, in un reame privo di tempo, secondo Wargo, quando sono focalizzati sulla produzione delle loro opere. Robertson riteneva che il bere fosse necessario per evocare la sua musa ispiratrice. Quando non ispirato si sentiva inadatto alla scrittura. E quindi a volte la precognizione è un fenomeno “sovrannaturale” ma anche “inutile” per prevenire eventi futuri (Da qui “futility” cioè “futile”, inutile, quando non c’è niente che si possa fare per …)

Il ritrovamento del relitto del Titanic fu un altro momento di “oggetto sublime” della nostra epoca, che rimanda alla jouissance, al piacere della distruzione. Era un genere di disastro che non appariva come impensabile e impossibile, all’ epoca, ma che era addirittura stato “pre – immaginato”, “pre – interpretato” a livello fittizio. E la storia di vita di Robertson era tipicamente nevrotica: la storia di un sabotaggio, di essere stato tagliato fuori, essere incapace di capitalizzare o beneficiare dai suoi sforzi e dai suoi doni precognitivi. Uno può avvertire il tuono dei “no” prodotti dai suoi genitori nel corso della prima parte della sua vita, a livello di immaginazione. Robertson chiaramente voleva essere assolto per la sua compulsione che lui temeva fosse una scelta.

La regola psicoanalitica è che “niente è un incidente”. Per Robertson la premonizione sul Titanic veniva trattata come una realtà del presente, una aura costante, come se il disastro fosse già avvenuto o fosse sempre sull’ orlo di essere imminente. Quando ciò avvenne per davvero lui era già affondato da tempo, coinvolto nel suo alcolismo distruttivo. Wargo scrive che Robertson aveva anticipato anche lo sviluppo del radar e addirittura che sarebbe avvenuto un attacco a sorpresa dal Giappone contro gli Stati Uniti (Pearl Harbor) anche se non è chiaro come la sua abilità precognitiva fosse coinvolta in questo.

The tendency for weird physical manifestations to surround powerfully precognitive individuals suggests that the universe may be straining, hysterically, to protect the timeline. (La tendenza che fa in modo che individui particolarmente sensibili ad un livello potente di abilità precognitiva subiscano bizzarre manifestazioni fisiche suggerisce che l’ universo stia cercando disperatamente e istericamente di proteggere la nostra timeline)

Wargo poi si focalizza su Philip Dick, che scriveva, una decade prima di John Wheeler (it from bit) che l’ universo era composto da informazioni. Era un fenomeno sempre più evidente per Dick di come lui scrivesse riguardo a ossessioni culturali appena prima che si esprimessero nella realtà e che questo carburava il “mito della sua personalità” che si sviluppò in seguito, come una leggenda della precognizione. La sua vita privata era un intreccio di costanti sincronicità. Ci ha lasciato un voluminoso archivio di lettere e diari che ci permettono di correlare i suoi sogni con i suoi eventi reali e con le sue opere di scrittura. Crescono le sue ricerche per la sua biografia e le interviste agli amici, alle sue mogli, amanti. I time loops hanno caratterizzato la sua vita personale, la sua carriera e la sua vita spirituale.

La sua idea del Tempo come di una spirale di energia la cui polarità può essere “reversed” venne letta nel 1967 da lui in un articolo del fisico e parapsicologo russo Kozyrev. Dick era affascinato dalla sua idea del tempo come un “campo di torsione” che pensò che l’ articolo lo abbia influenzato nella scrittura di Ubik tre anni PRIMA. Una entusiasmante lettura nel futuro potrebbe costituire il seme di una precedente ispirazione creativa nel passato. Dick aveva dedotto che la fonte delle trame dei suoi libri spesso derivavano da informazioni provenienti dal suo futuro.

We can’t find the origins of our thoughts because those origins haven’t happened yet. We haven’t yet gotten to where we (will have) thought them in the first place. (Non possiamo trovare le origini dei nostri pensieri perchè queste “fonti” non hanno ancora avuto esordio, non sono ancora accadute, non siamo ancora arrivati al momento nel futuro in cui li penseremo per la prima volta – quando il futuro si tramuta nel presente del NOW)

Probabilmente, in un fenomeno che sembra essere simile ad un entanglement quantistico, nel momento in cui a 49 anni stava leggendo affascinato quell’ articolo, simultaneamente, nel suo passato, che per lui era presente, a 46 anni si metteva a ideare la sua interpretazione del Tempo che assomigliava a quanto letto nel futuro. In Ubik, Dick aveva anche in qualche modo anticipato la focalizzazione mediatica sulle bombolette spray ad aerosol che causavano il buco nell’ ozono, e di come le bombolette diventarono “l’ anti cristo”, la “eresia” come simbolo, per il movimento ambientalista. Ubik inoltre assomiglia e si può connettere al supplemento dietetico “ubiquinol”, che divenne oggetto di ricerca negli anni ’70 in Giappone per cercare benefici per la salute del cuore. Si diceva che avesse una benefica proprietà di “age reversal”, più o meno all’ epoca della morte di Dick. Ubik quindi sembra rappresentare una immagine onirica Dunniana – Freudiana che ha condensato molteplici idee culturali nel futuro rispetto a quando la storia emerse dal cervello intossicato di Dick nel 1966. Forse stava canalizzando i meme della “scienza pop” attraverso il suo romanzo?

Quando Dick lesse in un articolo che la Disney stava per mettere in mostra un Abraham Lincoln robotico, era certo che avesse anticipato quell’ allaccio fra alta tecnologia e nostalgia americana. Egli andò persino “a vedere quella dannata cosa” all’ esibizione quando aprì. Nel 1977, in una intervista, Dick affermò il suo stupore nello scoprire che una donna che viveva nel suo stesso edificio lavorava a Disneyland e che il suo lavoro consisteva nell’ applicare make up al Lincoln animatronico ogni notte dopo la chiusura del parco.

Nel suo romanzo, all’ inizio della narrazione, il narratore immagina Pris da solo con il simulacro, lavorando a tutte le ore per fornire più realismo alla sua creazione, nello specifico applicando “paint” o “make up” alla sua faccia. (nel suo libro “Do androids dream of electric sheep?”). La narrazione che coinvolge una persona che Dick avrebbe incontrato molti anni dopo, prima emersa come personaggio in una sua narrazione e poi come co – abitante del suo stesso palazzo, potrebbe rappresentare un presentimento intrappolato nell’ ambra. Esplorare il lato mistico e profetico dell’ autore ormai è diventato una sorta di industria.

Come per Robertson, Dick aveva una vita profondamente ambivalente, torturata e rovinata dalle dipendenze (anfetamina – una prescrizione a sei anni per l’ asma lo portò ad assumere per tutta la vita una serie di diversi stimolanti), un senso di colpa per la vita (la perdita della sua sorella gemella in gravidanza) e sentimenti edipici irrisolti. Dick ebbe una ossessione a vita per la figura della sua gemella mancata. Ciò divenne il framework totale per la comprensione di sé stesso. La fonte della sua immaginazione visionaria e le sue ossessioni può essere identificata in questo suo trauma.

Una volta ammise alla sua terza moglie, Anne, che in adolescenza aveva avuto un sogno in cui dormiva assieme (in modo erotico?) con sua madre. La sua vita sentimentale adulta era un ottovolante di relazioni pervase da ossessioni e bisogni intensi, con donne di crescente giovinezza e distanza dalla sua età. Esse sembravano rappresentare una versione fittizia della sua sorella perduta oppure del fatto che per lui queste donne si tramutavano spesso in persone fredde e prive di sentimenti di amore, come fu sua madre. Quando le sue relazioni fallivano, era sempre colpa della sua partner, del loro fagotto di zavorre emotive, della loro agitazione e follia. Dick soffriva anche di una forma debilitante di agorafobia. Cosa che potrebbe essere stata una paura della sua stessa ostilità caratteriale, poiché era solito comportarsi in modo cattivo o imbarazzante in pubblico, persino con sprazzi di violenza.

La pressione nella vita di Dick culminò intorno al 1973, quando mise incinta la giovane adolescente Tessa, e la sposò in modo frettoloso, un matrimonio che divenne presto, come al solito, ingestibile e forzato emotivamente. Fu questo il contesto in cui avvenne la sua esperienza mistica sul “2 -3 – 74“, triggerata dalla luce proveniente da un pendaglio a forma di pesce, simbolo Cristiano, attorno al collo di una ragazza che gli stava portando degli antidolorifici a casa dopo un intervento dentistico, esperienza centrale nella leggenda di Dick.

Per lui la esperienza era una “metanoia”, una trascendenza che risulta in una maggiore integrazione nella sua personalità e quindi nella sua guarigione spirituale.

How could we ever know whether a person’s psychotic or obsessive behavior is not, really, a sacrifice being made to forestall some personal or cosmic tragedy by isolating it in a bubble universe? Are some madmen really martyrs? (Come potremmo mai capire se quello che noi riteniamo essere un comportamento psicotico o ossessivo da parte di un individuo non possa in realtà essere un sacrificio fatto per isolare una tragedia collettiva – cosmica o personale in una bolla di universo? Alcuni di questi matti sono quindi forse niente meno che …martiri?)
Since the beginning, humans have talked about gods and spirits and spirit worlds and telepathy, without understanding that we are really talking about the tunneling into our own future timelines enabled by the quantum brain. (Fin dalle origini, gli umani hanno parlato di Dei e spiriti, e di mondi spirituali e di telepatia senza comprendere che ciò che stavamo realmente descrivendo era il canalizzare del nostro futuro soggettivo abilitato dal cervello quantistico)

Negli otto anni seguenti fino alla sua morte, Dick scrisse migliaia di pagine di analisi per provare a capire cosa gli fosse accaduto, e dire che fu il prodotto di un esaurimento nervoso non diminuisce il valore o il genio del suo testo, la Exegesis, che è una incarnazione della sua nostalgia psicospirituale. Si potrebbe ipotizzare che molti testi spirituali a noi noti possono essere stati prodotti in una simile condizione di crisi nervosa. Forse quando Dick scriveva la sua Exegesis, a livello inconscio, stava sperando di far scaturire a livello culturale una nuova religione?

Zen is the religion of our future precognitive selves. When we step out of the linear world of desire, we enter the circular world of enjoyment, taking immense pleasure in things just as they are. (Lo ZEN è la religione dei nostri io futuri precognitivi. Quando usciamo dal lineare mondo del desiderio, entriamo nel mondo circolare della passione Jouissance, e proviamo immenso piacere dal capire le cose proprio come esse sono)
In this fifth dimension time, things are ‘now’ if they possess a common constituent; viz: ‘now’ signifies any and all of our fourth dimensional worlds where such a common constituent … is; … in a five dimensional world, that golden fish sign was in USA 1974 and Syria A.D. 70 simultaneously.

Le lettere scritte ad una sua amica di penna, un mese dopo la esperienza mistica riportano affascinanti e sorprendenti esperienze di precognizione. Anche in questo contesto, con il suo tono affettuoso e “flirtatious” avvenne una sorta di “trasferimento” o “proiezione”. Claudia, la sua amica di penna, rappresentava chiaramente una fantasia edipica, una giovane donna intelligente, una sua ammiratrice che non aveva i problemi e le zavorre emotive che lo coinvolgevano nella sua vita reale assieme alla giovane Tessa. Non si sono mai incontrati di persona, i due, ma è chiaro che lei divenne una sorta di musa durante questo oscuro e intenso periodo della sua vita.

Il 9 maggio 1974, mentre le ammetteva il suo sospetto di essere afflitto dal disturbo di personalità multipla, le rivelò anche che “ciò che più mi inquieta è che io spesso ricordo il futuro”. E questo può essere verificato, siccome abbiamo un archivio, quasi giornaliero, dei suoi sogni, che ci permette di costruire una anatomia della precognizione onirica. Wargo menziona, per esempio, il suo sogno su Mrs. Fields, una donna che in realtà era una nota marca di biscotti che venne fondata solo due anni DOPO il sogno che la menzionava. La sua opera VALIS del 1974 potrebbe trovare la sua fonte di ispirazione dal futuro nel libro di VALLEE del 1975, che descrive gli UFO come un “sistema di controllo”. Dick avrebbe sognato anche una figura riversa al suolo di come venne trovato fra il tavolino e il divano, privo di sensi, dopo il primo dei suoi infarti nel 1982, che successivamente lo uccisero a 53 anni. Quello che più Dick desiderava era un determinismo radicale, che lo assolvesse completamente dalle sue azioni e sensi di colpa, che lo privasse della libertà. Dick, unico fra gli scrittori, era in grado di guardare attraverso le mistificazioni della cultura della causazione lineare. Wargo poi si focalizza momentaneamente su ipotesi derivanti dal nome stesso di Phil Dick, che in un certo senso in inglese suona in modo erotico come “feel the dick” (“senti il pene”) che potrebbe essere simbolico del suo status leggendario di precognitivo, a livello di interpretazione Freudiana. Per Wargo, Dick era un martire del suo stesso nome.

“Time is a sphere, and I have been reincarnated in the same time at which I exist!” —Bachman, Silicon Valley

Poi Wargo cambia argomento e dice nel suo libro che di tutti i film che centrano qualcosa con la precognizione, Arrival del 2016 è quello che “arriva più vicino” ad averci azzeccato qualcosa di sostanzioso. Ma a differenza del passato, il futuro non si esprime in un linguaggio che possiamo chiaramente riconoscere.

Secondo Wargo, il fotone nell’ esperimento della “double – slit” nel suo stato “non misurato” appare come un nevrotico ambivalente che intraprende i due percorsi simultaneamente perché non può decidersi. Questa ambivalenza è letteralmente una sorta di “self – interference” che caratterizza il comportamento osservato della materia ad un livello fondamentale. Quando la funzione onda collassa in qualcosa di definito, è come rendere conscio l’ inconscio (fittizio, metaforico) del fotone. Dove l’ inconscio – era – l’ ego conscio – sarà – . Dove l’ onda era, la particella sarà. Questo mondo di funzioni onda “self – interfering” è essenzialmente l’ inconscio della materia.

Dark matter may be the “missing meaning” of the classical-causal universe, the unconscious of spacetime. (La materia oscura potrebbe essere il “significato mancante” dell’ universo causale classico, e quindi l’ inconscio dello spazio – tempo)

Feynman è stato colui che ha raffinato la fisica quantistica, trasformandola nella più efficiente teoria predittiva mai creata. La sorprendente accuratezza delle equazioni predicono il comportamento statisticamente “random” (casuale) della materia.

Poi Wargo fa ipotesi sul fatto che la luce è veloce così come è perché è la destinazione del raggio di luce che riverbera come influenza dal futuro, accelerando il suo arrivo. Quello che appare come una casualità capricciosa delle particelle è in realtà una flessione sul comportamento delle particelle dalle loro “storie” nel futuro. Il comportamento della materia è quindi tautologico e “time looping”.

Our conscious intent could be unknowingly pulling our meat puppet’s strings from a position dislocated slightly into the future, where the results of the action are already more or less known. (Il nostro intento inconscio potrebbe inconsapevolmente tirare il nostro pupazzo di carne che chiamiamo corpo da una posizione dislocata leggermente nel futuro, dove i risultati delle nostre azioni sono già più o meno noti)
The more an organism feeds its past with useful information, the more constrained its “free will” is. But that sacrifice gives it a marginal survival advantage.
The predestined future includes all your “freely willed” actions that bring it about. There is no escaping the responsibility of action. (Quanto più un organismo nutre il suo passato con informazioni utili, tanto più forzato e ristretto sarà il suo libero arbitrio. Ma questo sacrificio può fornirgli un vantaggio marginale di sopravvivenza. Il futuro predestinato include anche tutte le azioni “liberamente prodotte” che lo rendono realizzato. Non si può sfuggire alla responsabilità della azione)

Quando noi pensiamo di usare il nostro libero arbitrio, in realtà siamo “esseri destinati a” che prendono decisioni sotto il miraggio della incertezza, limitati da firewalls per evitare paradossi. In ogni momento potremmo scoprire come le nostre scelte del presente erano già incluse nel passato e lo hanno spinto a realizzarsi in quel preciso modo. La cura psicoanalitica potrebbe essere la causa retroattiva delle sintomatiche psichiche e le interpretazioni dei sogni potrebbero essere la causa dell’ emergenza di questi sogni. Per Zizek la libertà consiste nella abilità di scegliere le frecce causali che ci hanno spinto alle nostre specifiche azioni, una sorta di engagement ermeneutico con il nostro passato. Quindi consiste nel modo in cui definiamo queste azioni dettate dall’ inconscio. E le azioni nel presente di un individuo potrebbero non solo dare forma al proprio passato individuale, ma anche a quello di altre persone che interagiscono e collaborano con lui.

Wargo ipotizza che adesso si può solo ipotizzare quanto coerenti e profondi gli effetti delle ricerche e degli scritti attuali abbiano avuto sulla letteratura e cultura del passato, e se ci saranno storici e studiosi della cultura nel ventiduesimo secolo, potrebbero ritrovarsi a mappare gli effetti soft subliminali sulla conoscenza e l’ esperienza umana di uno zeitgeist che si muove in modo retrogrado attraverso la Storia.

Wargo poi descrive nel dettaglio un suo vecchio sogno, dove la parte più sorprendente appare essere quella della figura riversa sul suolo, che si connette, in un periodo in cui lui era inconsapevole delle vicende di Dick, non conosceva nemmeno l’ autore e ne aveva letto solo un libro da adolescente, al modo in cui è stato trovato Dick, riverso al suolo e privo di sensi. E anche che, secondo lui, quando sogniamo conoscenti o persone a noi poco note, centra la questione relativa al loro nome. Wargo ritiene che non c’è niente di più triste di vivere una vita credendo che i sogni siano privi di significato e utilità.





Universo = Dio = Coscienza = Percezione di un Io = Vita umana = Reincarnazione naturalistica (Individualismo Aperto Sequenziale)

23 12 2021
DEEPAK CHOPRA: “SONO STATO ATEO FINO A QUANDO NON HO REALIZZATO DI ESSERE DIO”

LA SCOPERTA PIU’ GRANDE E “NASCOSTA” DELLA FISICA QUANTISTICA E’ CHE LA REALTA’ OGGETTIVA NON ESISTE, E QUINDI TUTTO CIO’ CHE ESISTE E’ ACCESSIBILE SOLO ATTRAVERSO LA MENTE. FUORI DAL CERVELLO NON ESISTE NULLA, MA IN REALTA’ ANCHE LA MATERIA E’ UNA ILLUSIONE. QUESTO SIGNIFICA CHE L’ UNIVERSO NON ESISTE COME “ENTITA’ MATERIALE”. L’ UNIVERSO E’ UNA (LA) MENTE. QUESTO CONCETTO SI CHIAMA “COSCIENZA UNICA” E INDICA CHE L’ UNIVERSO E’ “COSCIENTE” E NON C’E’ DISTINZIONE FRA DIO E UNIVERSO. L’ UNIVERSO E’ AUTO – CREATO PERCHE’ IN QUANTISTICA UNA COSA ESISTE SOLO SE E QUANDO VIENE OSSERVATA. L’ OSSERVAZIONE DELL’ UNIVERSO PROVIENE DAL FUTURO. E’ STATA QUELLA OSSERVAZIONE DAL FUTURO A CREARE L’ UNIVERSO NEL PASSATO. IL TEMPO E’ UNA ILLUSIONE: LE AZIONI DEL FUTURO E DEL PRESENTE SONO IN GRADO DI DETERMINARE COME SI SVOLGERA’ IL PASSATO. IL TUO PASSATO E PRESENTE DIPENDE (ANCHE) DA QUELLO CHE E’ SUCCESSO NEL TUO FUTURO. IL TUO FUTURO ESISTE GIA’, E IN FISICA QUANTISTICA E’ IN UNO STATO DI SOSPENSIONE MA NON E’ UN “NULLA” DOVE ANCORA E’ TUTTO DA ESSERE DECISO. COSA SUCCEDE NEL TUO PASSATO DIPENDE DA QUELLO CHE AVRAI FATTO NEL FUTURO. NON C’E’ DISTINZIONE FRA UNIVERSO, DIO E COSCIENZA (MENTE UMANA). LA MENTE E’ L’ UNIVERSO. LA MENTE E’ DIO. IN QUESTO NUOVO MODELLO DI PENSIERO DIO E’ UN UNIVERSO CHE PERCEPISCE DI ESISTERE OGNI VOLTA SOLO IN UNA MENTE SINGOLA. LA COSCIENZA E’ COME UNA FORMA DI ENERGIA INVISIBILE. SI PUO’ PARAGONARE ALLA LUCE E ALLA ELETTRICITA’. CIO’ CHE ACCENDE LE LAMPADINE E’ UNA COSA SOLA. CREDERE CHE LE NOSTRE MENTI SIANO SEPARATE E MORTALI E’ COME CREDERE CHE PER OGNI LAMPADINA CI SIA UNA FORMA DI LUCE /ELETTRICITA’ DIVERSA CHE SI ESTINGUE ALLO SPEGNERSI. PRIMA DELLA TUA VITA C’ ERA ALTRA VITA, DOPO LA TUA VITA CI SARA’ ALTRA VITA, E TUTTE QUELLE VITE LE HAI PERCEPITE / LE PERCEPIRAI TU, PERCHE’ C’E’ UN SOLO “IO” CHE CRESCE, SI EVOLVE, E SI RESETTA E RIPARTE DA UNA TABULA RASA OGNI VOLTA. IL DIO CHE CERCHI E’ “LA PERCEZIONE DI UN IO”.      

Per comprendere la natura di Dio, bisogna essere schizofrenici, oppure guardare il mondo con i loro occhi,simularli e interpretare il loro modo di pensare e il loro ruolo nella realtà.
Dio è solipsistico, un creatore che non ha mai varcato i confini di sé stesso. Dio ha creato un palcoscenico, una rappresentazione nella quale lui stesso è l’ unico protagonista, e ogni volta che si svolge la vita di una creatura è Dio a farne esperienza. Io, tu, lui, esso, siamo tutti un ruolo interpretato da Dio. Dio si è plurificato per sperimentare la vita in soggettiva.

L’ unica cosa che costituisce la realtà, l’ unica cosa che esiste è la percezione di esistere, una coscienza unica e identica per tutti gli individui.  

Individualismo sequenziale ( aperto ): La fisica spirituale e religione naturalistica sotto forma di “teoria filosofica”.

Mentre esisti, ti trovi in un universo dalla consistenza essenzialmente mentale – psichico, basato interamente sul tuo punto di vista, sulla tua soggettività personale ( personalizzata ). E “nuoti” attraverso un invisibile tesseract simile a quello mostrato in Interstellar. 

Ogni volta che vivi questa tua vita dall’ inizio alla fine, l’ universo si riconfigura in una modalità, una dimensione interamente basata sul tuo individuo. E questo fenomeno si ripete costantemente. Non hai solo questa tua vita che sta leggendo ora, a disposizione. Tu hai vissuto/ vivrai tutte le esistenze possibili, sotto forma di tutte le creature esistite/ esistenti/ che esisteranno. nonostante l’ universo si ricalibri ogni volta che noi muoriamo, la linea temporale collettiva ci appare lineare e costante.

Ogni singolo punto di vista, ogni singola esperienza, da parte di ogni creatura dotata di un livello minimo di coscienza e di percezione sensoriale, deve essere riprodotto e rivissuto sotto forma di tutti i punti di vista.

Ogni forma di tempo è interamente soggettiva. L’ illusione della simultaneità è data da un entaglement quantistico, una sorta di misteriosa comunicazione fra tutti noi che ci permette di armonizzare i nostri universi – guscio soggettivi. Bisogna comprendere che c’e‘ una costante connessione a distanza fra questi “gusci di tempo”, queste bolle temporali che costituiscono i personaggi, ed è questa connessione a dare origine alla parvenza che vi sia simultaneità e contemporaneità, e che vi sia un presente condiviso.

Se sei nato prima di me, io sono nato, vissuto e morto nella tua forma, nella tua mente, in te, essenzialmente, per tutti gli anni della tua vita, per tutti gli istanti della tua vita. Se sei nato dopo di me, io nascerò, vivrò e morirò in te, facendo esperienza soggettiva di tutti gli istanti della tua vita.

n questo modo l’ eternità esiste, ma non viene percepita come tale. Tutto ciò che conosciamo viene riprodotto, incontriamo noi stessi tutti i giorni, e ogni cosa avviene a diversi livelli, allo stesso modo in cui si è verificata prima, e nello stesso modo in cui verrà ricordata da vite future. Un supertempo per una coscienza unica che si riproduce e si ricalibra ogni tot. Ogni esperienza osservabile viene osservata soggettivamente, ogni frammento del supertempo viene osservata da tutti gli individui dal nostro unico “occhio”.

In questo modo della comunicazione fra gusci si elimina la percezione del solipsismo, nel senso che anche se noi siamo uno solo, esiste comunque una simultaneità, ma è una comunicazione fra livelli e fra “tempi soggettivi”. Siamo costantemente “al telefono” per così dire. Totalmente isolati e totalmente allacciati allo stesso tempo. Nell’ universo basato su di me, in teoria, potrei esistere solo io “per davvero”, e vivere a contatto con proiezioni, ma se inseriamo questa faccenda della comunicazione interferenza le cose cambiano. Perchè altrimenti sarebbe come se davvero nel mio universo basato su di me, io sono l’ unico attore che comunica con fantasmi del passato e proiezioni di potenziali individui non ancora  esistiti, dal mio punto di vista. Invece se ci mettiamo una specie di comunicazione “temporale” si spiega la percezione di simultaneità.

Si tratta infatti proprio di vivere dall’ inizio alla fine ogni vita, riprodurre ogni esperienza, dal punto di vista di ogni persona che vi assiste …andiamo al cinema? Rivedremo lo stesso  film, dal punto soggettivo di ogni persona seduta in quella sala, ad un certo punto del nostro “viaggio infinito” … non solo, qualora all’ interno della sala fossero presenti mosche o zanzare, rivivremmo la stessa scena, sotto forma di questi insetti, uno alla volta! E così siamo stati e saremo ogni singolo animale dotato di anche un minimo livello di coscienza e capacità osservativa, e ogni essere umano  che è esistito, esiste ora ed esisterà dal prossimo istante a tutto il futuro disponibile.

Ho anche trovato uno che la chiama “legge della conservazione della coscienza” …secondo il mio modello di questa teoria, anche se accadesse una estinzione di massa sul nostro pianeta, la coscienza unica verrebbe conservata, si nasce di nuovo e si arriva al punto dell’ estinzione molteplici volte, tornando indietro e arrivando a quel punto molteplici volte. Arrivati a esaurimento scorte, per così dire, c’è sempre la possibilità di “sfruttare” l’ esistenza di creature aliene su altri pianeti al sicuro …In mancanza di qualsiasi altra risorsa, il ciclo di tutte le esistenze può ricominciare da capo, eliminando quindi ogni limite all’ immaginazione.

E’ una comunicazione. Tutti i soggetti agiscono al presente. Solo che il tuo presente, dal punto di vista mio, rappresenta il mio passato/ il mio futuro e io l’ ho già vissuto/ devo ancora viverlo. Quindi è una comunicazione. E’ un presente collettivo a diversi livelli, una comunicazione e una percezione che viaggia nel tempo, una modalità di tempo completamente differente da quella che conosciamo. Il presente esiste solo per il soggetto attraverso il quale l’ universo  ricostruisce la realtà. E’ come quella cosa che si dice che tutti i tempi esistono  contemporaneamente. Esistiamo tutti in modalità solipsistica, e siamo separati per via temporale, ma le nostre percezioni eliminano completamente tale    separazione. E’ come se questo universo fosse in grado di “ricordare”, “creare” e   “futurare” allo stesso tempo.

n questo modo, sarebbero da ripensare cose come aborto di un neonato o embrione sano, e cose come l’ eutanasia. L’ eliminazione di un neonato sano sarebbe un “crimine totale”, la rinuncia personale ad una potenziale vita sana e produttiva, mentre il prolungamento della sofferenza terminale sarebbe un non  senso, se pensiamo che avremmo a disposizione una miriade di vite di tot durata  in condizioni di salute normali!

CHI E’ DIO NELL’ UNIVERSO MENTALE

Dio è la Coscienza Unica che si genera da sé e si autoriproduce sotto forma della mente e punto di vista ( Osservatore ) della creatura individuale, del soggetto con il quale tu/lui/lei/esso si identifica. Dio è inconsapevole di sé stesso e non ha il controllo della sua esistenza. Dio può solo percepire l’ esistenza di qualcosa di superiore alle creature individuali, attraverso la sua creazione nel suo intero. Dio è soggetto ad una super linea temporale, nella quale ogni istante si protrae per la durata della vita di una creatura individuale. Questa linea temporale si estende alla stessa velocità dell’ estensione dell’ universo come lo conosciamo.

In questa filosofia, in questa interpretazione della verità, Dio (la coscienza collettiva e unica) e’ soggetto ad una super linea temporale, nella quale, ogni istante dura la vita di una creatura, ogni istante rappresenta una vita dall’ inizio alla fine. Questa linea temporale continua a scorrere, ma la totalità di questo supertempo e’ indescrivibile, si potrebbe dire che si tratta di una linea temporale, un orologio che “si espande” allo stesso modo in cui si espande l’ universo. Pensiamo che se includiamo solo tutti gli esseri umani che hanno vissuto nella  storia umana, assieme a quelli che stanno vivendo ora e che nascono ogni minuto, avremmo gia’ totalizzato la durata dell’ universo come nota di almeno  200 volte. Questo a dire che il materiale fornito dalle esperienze della totalita‘ delle vite umane contiene tante informazioni quanto l’ intera esistenza dell’ universo moltiplicata per 200. Solo nell’ ambito umano. Se esistesse un film di  tutto quanto, servirebbero 200 universi pieni di creature, per visualizzarlo per intero. Se le vite umane esistite ed esistenti finora fossero un liquido, servirebbero 200 universi per contenerle.

Cosa si deduce da tutto ciò? Si deduce che tu (io, tu, lui) sei un Dio, o una sorta di Dio, che si nasconde a sé stesso, che crea e si fa creare dalle sue creazioni, che esiste come individuo e come collettività allo stesso tempo, e che di sé possiede solo la percezione che ci sia qualcosa di superiore. Sei un Dio che vive all’ interno della Grande Storia dell’ Esistenza, come unico protagonista del Grande Film. Una creatura incredibile, che nonostante abbia essenzialmente annullato sé stesso, riesce comunque ad esistere attraverso il suo Grande Sogno, la sua Grande Immaginazione.  Dio in sostanza sei tu, e qualunque persona tu incontri, e qualunque animale tu incontri.  

Da un certo punto di vista, siamo una “creatura” molto anomala, che soffre e gode di sé stesso e a causa di sé stesso, che si alimenta unicamente di sé stesso, che si aiuta e si odia da solo, che combatte e si oppone a sé stesso, che ha nostalgia di sé stesso, che ricorda sé stesso e che comunica solo con sé stesso, che trova compagnia in una versione di sé stesso. Siamo sempre soli, in un certo senso, ma non lo siamo mai perché siamo divisi e frammentati. Una creatura che riproduce versioni di sé, e che uccide e viene ucciso da versioni di sé. Una creatura che teme e si strugge di qualcosa che non esiste, la Morte. Una creatura che prega e venera sé stesso, o che nega l’ esistenza di sé stesso.   Dio non è   quello delle religioni, Dio non sa di essere tale, Dio non ha controllo sulla propria esistenza, nonostante cio’ riesce comunque a creare un universo di estrema creativita’. In sostanza, Dio c’e‘ e non c’e‘. Allo stesso tempo. 

Secondo Sir James Jeans: il flusso della conoscenza si sta dirigendo verso una realtà non meccanic; l’ Universo comincia ad apparire più come un grande pensiero piuttosto che una grande macchina. La mente non rappresenta più un intruso accidentale nel regno della materia … dovremmo invece considerarla ( elevarla a ) creatrice e governatrice del regno della materia.

Rimane una domanda: se tutto ciò che esiste è costituito dalla Mente Unica come Coscienza Collettiva, perché non possiamo agire sul panorama circostante come facciamo con il nostro corpo? Perché non possiamo percepire sensorialmente oltre la superficie del nostro corpo? Perché non possiamo muovere gli oggetti con la nostra mente, come facciamo con le braccia e le gambe? Come può la “bounded mentation” ( mentazione limitata ) esistere all’ interno della Coscienza Unica Collettiva? I contesti mentali possono diventare dissociati, con una discontinuità o interferenza nella loro normale integrazione. Questa integrazione dei contenuti mentali avviene tramite concatenazioni di associazioni cognitive. Queste associazioni funzionano tramite la logica implicita. Anche se si perde accesso ai contenuti mentali circostanti, si rimane integrali alla Coscienza Collettiva ospitante i tali. Non c’è bisogno di evocare distinzioni ontologiche dalla mente. L’ analogia della dissociazione è utile per spiegare come psiche distinte e individuali possono formarsi, secondo il modello “ognuno è un frammento della coscienza universale”. Quindi non possiamo influenzare le leggi della natura o interagire con la realtà circostante come facciamo con il nostro corpo perché siamo dissociati dai corrispondenti contenuti mentali. I contenuti mentali di un frammento non possono evocare direttamente i contenuti mentali all’ esterno, ma l’ un l’ altro possono influenzarsi.

In filosofia esistono tre tipi di Individualismo: quello classico – occidentale lo interpreta come CHIUSO ( Ogni individuo possiede una sola vita, e quando finisce non succede nulla. L’ Io esiste, ma è limitato ). Ci sono due alternative: L’ Individualismo VUOTO ( L’ io non esiste, e ogni giorno rappresenta una sorta di nuova vita. Quando finisce l’ ultimo giorno non succede nulla. ), e sinceramente non ha molto senso. L’ altra alternativa è l’ Individualismo APERTO (L’ io esiste come un collettivo frammentato, e viene espresso in modo diverso da individuo a individuo. Quando finisce una vita, ne comincia un’ altra. Alcuni ritengono che la coscienza soggettiva “si sposta”, quindi quando un individuo muore, la sua coscienza passa alla persona più vicina al morente, quella che si sta svegliando in quel momento, oppure quella che sta sviluppando il primo ricordo della sua vita in quel momento. In sostanza, è come se la “percezione di esistere” fosse “la luce” – la luce esiste in molte forme, ma non si può pluralizzare la luce. Quando una luce si spegne, la luce persiste in un altro apparecchio. Da qualche parte c’è sempre una luce accesa. Ma queste opzioni sono arbitrarie ). La vita inizia nel momento in cui il soggetto comincia ad osservare il mondo circostante, a cominciare dall’ interno dell’ utero. Osservare comprende anche la “registrazione percettiva” fornita dai sensi. In sostanza, un individuo diventa una persona quando il suo cervello sviluppa le basi per la coscienza e per la percezione sensoriale, quindi a sei mesi dal concepimento. La nuova opzione è l’ Individualismo SEQUENZIALE ( L’ io si riconfigura da soggetto a soggetto, partendo da una tabula rasa, e quando il soggetto muore l’ universo si riconfigura, in una sorta di continuo alternarsi fra “Big Bang” e “Big Crunch”. Quando una persona muore, rinasce a partire dalla forma di embrione che sviluppa coscienza e osservazione sensoriale ).

Questo modello di reincarnazione è completamente naturalistica, da intendersi come interpretazione. Ogni vita riparte da una tabula rasa. Non ci sono “premi” e “punizioni” per le azioni commesse in una vita differente. Il cosiddetto karma agisce solo nell’ ambito di una singola vita, e tutti i premi e punizioni che possiamo ricevere sono limitati da ciò che può accadere nel “mondo reale”. La tua personalità sarà sempre unica e irripetibile, i corpi cambiano continuamente, ma la percezione di esistere della creatura sarà sempre in relazione a te, sarà sempre percepita da te, sarai tu ad averne esperienza, sarai tu ad esistere sotto forma di quella creatura, umana o animale. Anche se una creatura animale non è cosciente di esistere come lo è un essere umano, rimane comunque il fatto che il suo punto di vista, la sua osservazione del mondo circostante, le sue percezioni sensoriali, saranno tue. A seconda della vita in cui ti troverai, preferirai fare del bene o fare del male, oppure agirai per istinto, come cacciatore – predatore o come preda.

Il cambiamento più importante, ragionevolmente, avverrebbe nell’ ambito del concetto della mortalità, poiché questa teoria la mette completamente al tappeto. Questa “consapevolezza maledetta” dell’ umanità, assente nel mondo animale, dell’ inevitabile ed eventuale conclusione della propria vita, verrà ufficialmente e definitivamente superata. Questo malessere interiore collettivo non avrà più ragion d’ essere. Ci si impegnerà molto di più per agire e attuare cambiamenti e decisioni nella propria vita, si accetterà e si formulerà un significato della vita differente da quello occidental – nichilista di oggi.

Inoltre le varie religioni dovranno necessariamente aggiornarsi alle consapevolezze moderne, e cercare di mettere assieme una “religione collettiva” meno legata alla sacralità e all’ immaginario ritual – religioso, e più legata alla “meta-realtà della fisica”.

Allo stesso modo, la scienza dovrà limitare il suo approccio ostile nei confronti della spiritualità in generale, e dovrà anche essa adattarsi alle consapevolezze moderne, ed eliminare tutte quelle ideologie scientiste che la contaminano attualmente.

In sostanza, le religioni andranno all’ esplorazione del “meta-reale” con i nuovi aggiornamenti della fisica dell’ universo mentale immateriale, e le scienze andranno all’ esplorazione del “paranormale” con gli studi sulla precognizione, e dovranno cercare di avvicinarsi a dimensioni del tutto nuove.

Si potrebbe quindi dire che, osservando lo zeitgeist dei nostri tempi, l’ atmosfera della nostra attualità, dove si sta creando una scissione fra conservatori etici religiosi che auspicano ad un ritorno al passato, e futuristi nichilisti iper – tecnologici che auspicano la realizzazione del superuomo, attraverso una indottrinazione scientista e una “kurzweilizzazione” del futuro, insomma, si sta preparando una certa atmosfera, tutto si sta mettendo in moto, ma ben presto le motivazioni e le ambizioni cambieranno!

Lo stesso riduzionismo che abbiamo applicato tramite la scienza nei confronti della natura umana lo dobbiamo applicare nel contesto della “localizzazione” dell’ Universo. L’ universo reale è molto più ristretto di quello che pensiamo, e praticamente non si estende al di là del conosciuto, al di là dell’ accessibilità dell’ osservatore centrale. In sostanza, ciò che un individuo non conosce, letteralmente non esiste. E tutto ciò che ha conosciuto, e che arriverà a conoscere, è preprogrammato ad ogni nuova vita ( universo ricalibrato sul soggetto ).

DESCRIZIONE DELL’ UNIVERSO LOCALE

Immaginiamo un universo che ci presenta più o meno sempre lo stesso ambiente, in un range di sequel che va avanti per un tot periodo, che si modifica con l’ avanzare del progresso tecnologico, dove il soggetto centrale, colui che ne fa esperienza in soggettivo ( che cambia ogni volta che l’ universo si ricalibra, facendo tabula rasa, e ricostruendosi su un altro “frammento della Coscienza Unica Collettiva ) vive a contatto – esclusivamente – con le sue vite passate e future, umane e animali. ( avevamo deciso nello scorso articolo di escludere le piante e i microorganismi ) – sarebbe in sostanza un universo dove, pur essendo le azioni compiute tutte al tempo presente – il libero arbitrio è sostanzialmente assente. La distanza temporale fra i frammenti della Coscienza Collettiva ( avevamo compreso nello scorso articolo che noi come individui non siamo divisi attraverso lo spazio, ma temporalmente separati, pur agendo sempre ad un livello di presente, presente solo per me/ per te/ per esso ) non è più comparabile con la distanza sconfinata fra le stelle dell’ universo, ma si limiterebbe quindi ad una quantità umanamente comprensibile – in sostanza, la vita più lontana da te nel passato sarebbe quella della persona più anziana che conosci, e la vita più lontana da te nel futuro sarebbe quella della persona più giovane che conosci – quindi la distanza temporale, quantificata, rientrerebbe in una cifra compresa fra (*dal mio punto di vista) 93 anni nel passato, e 28 anni, 6 mesi e 1 giorno nel futuro. La persona che conosci, che è nata nella data più vicina alla tua nel futuro sarebbe la tua vita immediatamente futura ( sono stato in classe per 10 anni con una ragazza che sarebbe nata 1 giorno dopo di me, se non fossi nato 1 settimana prima del previsto, e alle superiori per 5 anni con una ragazza nata lo stesso giorno della precedente, e sono stato per 8 anni compagno di classe con un ragazzo nato lo stesso giorno di queste ragazze ). La stessa cosa nel passato: fra le persone che conosci, o a cui hai avuto accesso visivo e uditivo, senza quindi conoscerla di persona, quella nata nel passato a breve distanza da te sarebbe la tua vita passata immediatamente precedente a quella attuale. Tutto ciò che viene rappresentato nella tua “realtà locale e direttamente accessibile, a livello visivo, auditivo e sensoriale, rappresenta una affinità alle tue caratteristiche, alla tua personalità, alle tue eccentricità e idiosincrasie, e i patterns che si verificano sono tali da poter essere riconosciuti come patterns precisamente da te. C’è il tuo marchio nel mondo. Il tuo inconscio si manifesta nelle esperienze concrete. Tali esperienze sono in sostanza rappresentazioni del tuo pensiero. La realtà si manifesta in modo da accomodarsi alle tue caratteristiche, al modo in cui interpreti le situazioni concrete. Allo stesso modo in cui le sincronicità sembrano dimostrare la potenzialità di un “deus ex machina” e quindi di una interferenza da una mente superiore, è l’ universo stesso, il manifestarsi della realtà che sembra dimostrare la coerenza fra il tuo modello di pensiero e gli avvenimenti concreti. Sei tu a creare, evocare e anticipare, distribuire e rilasciare, disperdere nel tempo i contenuti a cui (hai avuto) avrai accesso (in altre vite). Se decidi che il tuo punto di vista è quello più ragionevole, i fatti della tua realtà ti porteranno sempre a giustificare il tuo punto di vista. Se pensi che la razionalità sia indispensabile e irrinunciabile per spiegare la realtà e le basi della tua esistenza, allora il mondo a te accessibile ti darà sempre ragione, in qualche modo. Se invece pensi che la via della verità si trovi solo nell’ “alternativa al consenso”, allora ti saranno mostrate determinate scorciatoie per giustificare il tuo punto di vista. Ma al di là della vita individuale, resta sempre una ( sorta di ) certezza: la vita persiste ( vita intesa come percezione di esistere, e attività osservatrice tramite la coscienza ), anche se muterà sempre forma, e cambierà sempre vestito, dovunque qualcosa è stato osservato, dovunque esiste la vita, esisti tu, sì, proprio tu. In questa nuova versione della realtà, ogni persona del (tuo) mondo, ogni animale del (tuo) mondo è una versione diversa di te stesso, allo stesso modo in cui il bambino che eri o l’ anziano che sarai è una versione diversa di te stesso, l’ altro è te in un’ epoca diversa. Anche se lo stai vedendo ora. Spogliati del timore della mortalità: finchè esiste la vita attorno a te, là vi è la prova dell’ assenza della morte, della nullificazione della morte in questo universo.





Intervallo narrativo: 32 anni – la mia storia romanzata

11 11 2021

“32 ANNI” Ispirato al libro “4321” di Paul Auster

“A tiene ‘na cosa da raccuntà? SI! E dimmèl!!!” quotazione dal film “E’ STATA LA MANO DI DIO” di Sorrentino, il 15 dicembre 2021 su Netflix

Logline: Una semi – autobiografia dell’ autore, che mescola eventi reali ed eventi fittizi, e romanzati, una narrazione che si estende dal 1989 al 2022

La storia che vi accingete a leggere è una storia romanzata basata in gran parte sulle circostanze della mia vita, a partire dal background degli anni precedenti il 1990 fino a immaginare il 2022 che verrà. E’ una raccolta di esperienze ed eventi per la maggior parte reali, ma per arricchire e movimentare la trama ho deciso di inserire qui e là alcuni eventi fittizi oppure modificati e riadattati e la maggior parte dei nomi dei personaggi che ricalcano persone reali sono stati cambiati e sostituiti in modo creativo. La narrazione sarà in terza persona e verranno approfondite le dinamiche della vita in famiglia, i mondi interiori dei protagonisti cercando di portarvi alla realizzazione che le nostre vite individuali non sono solo eventi caotici e sconnessi fra loro, ma che invece si intravede dietro le quinte un filone narrativo, una trama ben definita, con anticipazioni costanti di quel che si intravede all’orizzonte.

Si comincerà con la narrazione della prima infanzia con tutte le sue ingenue e mirabolanti impressioni sul mondo circostante, si parlerà del distacco dal proprio ambiente natale e dell’ inserimento in un nuovo ambiente, si arriverà a descrivere le dinamiche del rapporto fra coetanei da bambini sia in un contesto scolastico che in un altro genere di contesto, si potrà viaggiare nel mondo interiore di un bambino ricco di fantasia e immaginazione, dove la mente trasforma quello che vede e richiama quello che apparentemente non c’è. Si analizzeranno i piccoli traumi e impatti con situazioni imprevedibili e spiacevoli e si prenderà coscienza delle graduali ma inesorabili trasformazioni nella fase di transizione dall’ infanzia all’ adolescenza e tutto ciò che comporta per lo sviluppo della personalità e nel carattere in tutte le sue contraddizioni. Si parlerà della gestione di rapporti sentimentali e di tutte quelle turbolenze emotive e la confusione generatasi nella adolescenza, della ricerca di persone di fiducia, della curiosità verso il mondo esterno e nei confronti delle persone più grandi e più giovani, si parlerà del difficile e sempre complicato confronto con l’ altra metà dell’ umanità, il genere femminile, si cercheranno verità nascoste e motivazioni per ciò che succede, si esploreranno le passioni, gli hobbies, gli interessi di carattere intellettuale, si farà menzione di tutta una serie di titoli, fra libri, fumetti e videogiochi, ma anche articoli di blog. Si troveranno narrazioni analitiche delle dinamiche di gruppo in una classe delle superiori ma anche nelle compagnie di amici “delle strade”, si sonderanno alcune delle parti più nascoste dell’ inconscio individuale, e il lettore si troverà a riflettere assieme al protagonista sui ragionamenti e considerazioni di una mente affamata di sapere e pronta ad aprire la porta o anche solo uno spiraglio verso cose e concetti fra i più incredibili, improbabili e assai controversi per quel genere di persone monolitiche e dal modo di essere convenzionale. Si sonderà l’atmosfera di mistero e anticipazione mistica che generano i sogni notturni del protagonista, si verrà sorpresi da coincidenze e sincronicità, si verrà allietati da incontri e congiunzioni fra due persone che cercano di comunicare il loro modo di intendere l’esterno oltre la mente, le loro soggettive interpretazioni della realtà. Si faranno riflessioni sulla mortalità, si troveranno casi di “deus ex machina” e alcuni easter eggs tutti da decifrare, sparsi qui e là. Si ragionerà fino in fondo sullo svilupparsi di relazioni intense, drammatiche, turbolente, che lasciano segni e arrancano come fantasmi interiori negli anni a venire. Si troveranno analisi di come si modifica la interpretazione della situazione geopolitica nel corso del tempo, si scoprirà in sostanza a cosa il protagonista sente di appartenere, verso dove prende direzione il pensiero, lo stile di vita. Ci si tufferà a ripescare quelle che una volta erano vaghe percezioni e idealizzazioni del passato, anche remoto. La narrazione verrà strutturata in modo da far intravedere il curioso fenomeno da me indagato meticolosamente da otto anni a questa parte, quello dei “cicli vitali”, una dimensione alternativa a quella dei “cicli storici collettivi”, quindi per esempio si passerà dal 1989 al 1992 al 1995, in tre sequenze a catena distinte. Sarete voi a intuire le vostre preferenze, se leggere gli anni in ordine oppure seguire il corso delle vicende saltando da un anno all’ altro, alla ricerca di analogie.

9 marzo 1979. Questa è la data in cui l’esistenza di Martino Pacelli venne catturata da un entanglement quantistico e il suo destino venne direzionato verso la realizzazione nella realtà concreta. Questo avvenne quando Nazareno Pacelli, un ventiduenne, si incontrò per la prima volta faccia a faccia con Rosanna Gianelli, una venticinquenne, ad una festa di studenti universitari alla quale entrambi inizialmente esitarono a partecipare. Fu in quel momento che l’intricata sequenza di azioni successive uscì dalla sospensione della potenzialità quantistica e cominciò a concretizzarsi, e le vicende delle loro vite erano già scritte, anche se avrebbero dovuto aspettare dieci anni e tre mesi prima di confrontarsi con il fatto che avrebbero vissuto una vita a tre, interrompendo per sempre quel periodo di una durata anomala in cui furono semplicemente una coppia convivente senza figli e poi marito e moglie divisi fra lavoro e studio, con pochissimo tempo da dedicare a se stessi. E mentre il ragazzo della Puglia e la ragazza del Veneto, trapiantata in Piemonte dal 1961, si parlavano, gli architetti di una dimensione superiore e inaccessibile al pensiero umano cominciavano a tessere le trame di un futuro ancora lontano, decidendo lo svolgersi dei fatti del 1989, la gravidanza gemellare e l’incidente che avrebbe fatto calare un sipario oscuro sugli ultimi giorni dell’anno.

Martino Pacelli giaceva quindi, sospeso nella dimensione della potenzialità quantistica, incorporeo e incosciente, e nel frattempo un esercito di invisibili entità dalle capacità essenzialmente divine cominciavano ad accumulare informazioni sul futuro, decidendo tutto quel che sarebbe stato, costruendo pezzo per pezzo l’identità di Martino, come un essere umano avrebbe fatto con un Sims al computer.

Nazareno Pacelli era uno studente di medicina, uscito da tre anni dal liceo classico, motivo di orgoglio per lui, elemento di spicco di una famiglia di contadini, un ragazzo immerso nella creatività del nuovo e nella continua trasformazione degli stili di vita, ma con la mente ancora ben radicata nelle tradizioni del sud, sempre ben pettinato, un po’ spartano, modesto e pronto a mettersi in gioco, dai modi gentili alle volte, spicci le altre, viveva a Torino in un appartamento per studenti assieme all’ amico storico Michele Balanzone, dedito allo studio ma non in modo così ossessivo come avrebbe fatto credere ai figli in futuro, lui che tentava sempre di sfuggire alle feste dei coetanei e dei ragazzi del circondario, che lo mettevano in imbarazzo e lo forzavano a indossare temporaneamente una maschera di carattere che non si sentiva appartenergli, si era lasciato convincere a partecipare a quella festa perché era evidente che qualcuno aveva intercettato una informazione dal futuro e aveva inspiegabilmente intuito che se Nazareno avesse incontrato una certa Rosanna Gianelli, si sarebbe potuto creare un legame duraturo e forse definitivo fra di loro. Nel frattempo anche la suddetta ragazza, che davvero aveva la testa da tutt’ altra parte, immersa in tutte le riflessioni che si addicono ad una giovane insegnante di matematica alle elementari, veniva circondata dalle amiche, presa per mano senza tante spiegazioni e trascinata ad una festa che in circostanze normali non avrebbe nemmeno preso in considerazione, perché ormai era ora, era arrivato il tempo di conoscere il ragazzo con i baffi, fare un salto nell’ ignoto e vedere se succedeva qualcosa di intrigante.

Nazareno era il secondogenito di Martino Pacelli e Maria Secchio, dai quali si era separato nell’ infanzia degli anni delle elementari, mentre i suoi genitori andavano a vivere in Germania per lavorare in fabbrica, e in quel periodo lui visse con i nonni, Celeste e Riccardo, in una casa isolata nella campagna brulla del Gargano, in condizioni di profonda povertà, senza elettricità e privi di qualsiasi genere di comfort, tanto che anche un ragazzino così comprensivo della necessità di fare qualche sacrificio per continuare a campare e lavorare duro era stato spinto al limite della sopportazione, e così, un giorno, appena trovata l’ occasione, generando suo malgrado tanto dispiacere ai nonni, mise in moto la Vespa azzurra della famiglia e si lanciò sulla strada, fuggendo dal podere di famiglia, convinto di vivere un’ esistenza ingrata e disagiata, con le lacrime agli occhi, diretto verso la città di Sannicandro Garganico, dove avrebbe chiesto ospitalità ad altri parenti, che ce n’ erano in quantità. Le lacrime e il desiderio di riscattarsi, la mancanza dei genitori che lo avevano lasciato al suo destino, o almeno così formulava i suoi pensieri da infante, mentre invece Martino e Maria si davano da fare per permettergli un futuro di agi modesti e di studio intenso. Quando i due coniugi tornarono in Italia, la cerchia di famiglia aveva compreso la fame di sapere e la determinazione a confrontarsi con il mondo di Nazareno e avevano deciso di proporgli gli studi classici. Era il figlio della speranza, lui, si chiamava come il fratello maggiore, scomparso a due anni perché affetto da poliomielite, e lo spirito dei tempi che erano richiedeva lo sviluppo graduale di un enorme salto di qualità intellettivo fra una generazione e l’altra. Rosanna era la primogenita di Giovanni Gianelli e Fernanda Duò, un operaio che era stato in guerra e una casalinga e contadina dedita alla fattoria di famiglia. In origine aveva vissuto in Veneto, nella piccolissima località di Corbola, anni di giri in bicicletta a guardare il fiume Po che scorreva imperterrito e sempre uguale a se stesso, di abitudini rurali, dando da mangiare alle galline e ai gatti nella fattoria di famiglia, gestita dalla donna decisa e operosa che era Fernanda, mentre il mite, introverso e riservato Giovanni si recava a lavoro e faceva il suo dovere in silenzio. A sei anni le venne affidato il compito di contribuire a prendersi cura del nuovo nascituro, il fratellino Antonio, e a otto anni, il 13 ottobre del 1961, la famiglia Gianelli, che aveva messo in vendita la fattoria, cercò miglior fortuna in Piemonte, e si trasferì a Pinerolo. Rosanna era una ragazzina sensibile e una perspicace osservatrice, sempre dedita a carpire intenzioni, espressioni e pensieri interiori di chi le stava attorno, cercando di analizzare l’ atmosfera che tirava ed era ben consapevole di ciò che accadeva e di cosa esso rappresentasse, anche se il filone dei suoi vorticosi pensieri era influenzato da una sfumatura considerevole di vittimismo e rassegnazione, che però la spinsero sempre a dare il meglio di sé per emergere e dimostrare di che pasta era fatta. La sua era una famiglia a gestione materna, poiché la Fernanda era una personalità moderatamente dominatrice, mentre il Giovanni preferiva lasciare a lei le redini, e così l’ adolescenza di Rosanna venne plasmata da quella presenza pressante, quella madre con cui si metteva spesso in competizione e dalla quale avrebbe preso le potenzialità genetiche per diventare una donna in carriera, sebbene insicura e in difficoltà nei primi anni, una volta diventata una donna di quarant’ anni sarebbe diventata anche lei una donna forte che non si lasciava mettere i piedi in testa da nessuno, ma in quegli anni di adolescenza, questo futuro le era inaccessibile, e dunque ecco che lottava per farsi riconoscere per le sue capacità. Pensava al futuro, lei, anche mentre annotava il flusso dei suoi pensieri sui suoi quaderni che doveva strappare di mano al ribelle fratellino, che non aveva alcun permesso di sbirciare nella sua vita di parole, frasi che rappresentavano uno sfogo, espressione di una chiusura in se stessa, perché lei percepiva l’ importanza di costruirsi una rete sociale e di vivere libera negli anni più spensierati, ma la realtà che le premeva addosso era che le sue uscite di casa erano ridotte al lumicino da una famiglia che, lei riteneva, in nessun modo poteva arrivare a comprenderla fino in fondo, e così, mentre la madre diventava sempre più imponente e a tratti minacciosa, inarrestabile nella sua tenacia, e il padre diventava sempre più piccolo e inerme, almeno nella sua soggettiva e incompleta visione delle cose, perché l’ incomprensione della vastità interiore era reciproca e mai espressa a gran voce, lei si trovava a gestire lunghi periodi di solitudine, leggendo, studiando, preparandosi ad un futuro migliore, e fantasticando nei suoi racconti una vita come quella in televisione, e crescendo diventava sempre più sensibile, ma nel contempo sempre più ordinata e meticolosa, determinata a diventare una donna vera, ancora inconsapevole di quanto corredo caratteriale avrebbe trasmesso geneticamente al primogenito. E così decise di iscriversi alle magistrali e studiare da insegnante per bambini. Nazareno Pacelli, inconsapevolmente diretto verso questa giovane donna, studiava al liceo classico in Puglia, si faceva tanti amici, fra i quali i due più importanti erano Michele Balanzone ed Elio Pifferaio, dimostrando un carattere abbastanza estroverso, anche se sarebbe rimasto eternamente ignaro di alcune delle sue caratteristiche eccentriche, era ben inserito nel contesto dei giovani pischelletti del Gargano. Aveva trovato la sua passione nel calcio, e una grande ispirazione nel piacere di acculturarsi e di essere lui quello che insegnava ai genitori i fatti del mondo, antico e moderno. Aveva un innato senso del dovere e non si faceva problemi a rendersi disponibile per aiutare il padre a raccogliere i pomodori e fare altri lavori manuali e pratici, anche perché aveva ben presente l’atmosfera in cui viveva, ed era ben disciplinato. Aveva rispetto e comprensibile timore del padre, che era un brav’ uomo, ma non si faceva scrupoli nel lanciare qualche scappellotto al figlio per fargli capire come comportarsi. Nazareno aveva sviluppato un certo grado di superiorità nei confronti della gentaglia dei quartieri della sua città, quei ragazzi ribelli e perditempo che si lasciavano attrarre dalla piccola criminalità e dai vizi, e si organizzavano in bande, e lui, che aveva il pallino della giustizia ed una vena innata di moralismo, si scaldava per poco, e diventava un leone quando assisteva ad episodi di bullismo oppure veniva coinvolto dalla smania di far casino dei turbolenti, rumorosi e faciloni ragazzi del sud, e così faceva mettere le mani nei capelli alla madre con le sue frequenti azzuffate e accese discussioni. Visse così, figlio unico e personaggio locale, fino a quando sua madre lo sorprese con un fratellino a diciannove anni. E mentre lui partiva per il nord, i suoi genitori iniziavano un nuovo capitolo in famiglia.   

1989

L’ anno dell’incubazione

1

Erano passati dieci anni dall’ incontro fra il ventiduenne con i baffi castani e dal fisico atletico e la venticinquenne dai lunghi capelli neri che sembrava uscita da un film in bianco e nero, e dopo lunghi anni di costante contatto, conoscenza delle rispettive famiglie, viaggi e convivenza, i due si erano sposati il 6 giugno del 1987, ed erano andati in Grecia per il viaggio di nozze. Rosanna Gianelli era un’insegnante di matematica alle elementari e Nazareno Pacelli si dedicava ai duri turni da guardia medica. Avevano deciso di stabilirsi a Torino, in un appartamento al quarto piano di un condominio grigio scuro, dalle tapparelle verdi, nella frazione di Nichelino. Il bambino che aveva sorpreso la famiglia Pacelli si avviava a diventare un tredicenne in agosto, ed era un bel ragazzino, con i capelli castani a caschetto e la corporatura esile, e viveva con il padre e la madre di Nazareno, che erano riusciti ad avviare il percorso universitario più rinomato, quello per gli studi di medicina, il figlio calciatore propenso alle azzuffate con i ragazzacci di strada, e avevano avuto in dono dall’ ironia del destino una terza chance, dopo che il loro primo figlio gli era stato strappato via dalla malattia, e così ora crescevano il giovanotto Enzo Pacelli. I genitori di Rosanna erano tornati nelle campagne del Veneto, nella minuscola località di Corbola, comprando una casa nei pressi della chiesa, con un cortile e un grande giardino sul retro, che era un po’ come una giungla, dove avevano sistemato il pollaio, dove crescevano le galline alle quali di tanto in tanto la nonna Fernanda torceva il collo schiacciandole con un manico di scopa, e possedevano anche un paio di gatti, assieme ai quali spesso si aggiravano per casa dei randagi venuti a banchettare. Il fratello di Rosanna, Antonio, ventinovenne, aveva trovato da diverso tempo una fidanzata e si preparava a sposarla in quel maggio.

Per l’Epifania, Rosanna aveva assistito alla vecchia tradizione del rogo della Vecia, dove si appiccava il fuoco al fantoccio raffigurante una vecchia dal mantello nero con la scopa, che tutte le feste si portava via, e i due giovani coniugi erano andati al cinema a vedere Chi ha incastrato Roger Rabbit.

Nazareno veniva addestrato al duro lavoro preparatorio al mestiere di medico ufficializzato, e passava diversi giorni e diverse notti lontano da casa. Avrebbe compiuto trentadue anni il giorno di San Valentino. Certi fine settimana li passavano a pranzo o a cena dagli amici di famiglia o dai colleghi di lavoro, oppure si recavano in montagna per mangiare al ristorante abituale del Gran Truc.

Nazareno guidava una fiat 127 rosso mattone che si rompeva ormai sempre più spesso, gettandolo nella frustrazione, mentre Rosanna possedeva invece una fiat 126 che quell’ anno venne ammaccata da una giovane donna alle prime armi con la patente.

Rosanna era ancora molto legata alle sue radici e alla famiglia, e visitava di frequente il sonnolento paesino popolato da anziani, Corbola, mentre il fratello aveva optato per tagliare il cordone con i suoi e dedicarsi pienamente alla vita di marito, ed era diventato un autista di autobus di linea.

2

L’ anno della resilienza di Nazareno e Rosanna

Rosanna aveva trentacinque anni e il chiodo fisso della sua vita in quel periodo nebuloso era la sensazione di essere in balia di circostanze incontrollabili. Aveva passato una adolescenza percependo il tempo come un lento flusso di meditazioni e osservazioni e poi a ventun’ anni aveva deciso di iniziare a lavorare, e nel frattempo studiava, si arrovellava sui suoi libri e sui suoi appunti frenetici.   

Nonostante tutta la sua dedizione al mondo del lavoro e all’ insegnamento, dentro di sé percepiva la mancanza di qualcosa, un vuoto da riempire.

Dentro di lei, intangibili agli occhi esterni, vagavano i fantasmi del passato. La voce della madre che chiamava ancora di frequente, talvolta anche due volte nello stesso giorno.

I timori della solitudine e dell’inadeguatezza adolescenziale, flussi di pensiero che sfociavano inevitabilmente nel vittimismo, le sue condizioni di vita attuale che le suscitavano queste malinconie a livello inconscio. Se qualcuno avesse sbirciato nella sua mente, con quegli ingranaggi neuronali che continuavano a girare in tondo avrebbero saputo riconoscere la sua inconsapevolezza nel sentirsi sola contro tutti e tutto. Forse era per via della vita abbastanza “ritirata” che conduceva, come se credesse che il suo ruolo nel mondo era dietro le quinte invece che sul palcoscenico della ribalta, che a lungo andare influenzava la sua personalità e la spingeva a lamentarsi silenziosamente di tutto. Sembrava arrivata ad un punto morto, non trovava più la soddisfazione dei tempi d’ oro, le mancavano le energie, tutto appariva come una montagna da scalare e anche quando le amiche e gli amici del marito la invitavano a pranzi, eventi e passeggiate, qualche volta lei vi rinunciava. Non erano le persone in se il problema, ma il fatto che nella sua interiorità faticava ad ammettere di aver perso le tracce del senso di ciò che faceva e di ciò di cui faceva esperienza.

Lo staff della scuola dove insegnava la metteva sotto pressione e lei si ripeteva che bisognava andare avanti nonostante tutto, dimostrarsi capaci e superiori, e si creava tutta una serie di discorsi interiori che erano praticamente delle strategie di autoconvincimento e scavava nel suo comportamento, cercando sempre un modo per migliorarsi, che però in sostanza era tutto basato sulla percezione di dover apparire in un modo più deciso di come si sentiva quando era sincera con se stessa, quando sapeva di non avere gli occhi addosso e si poteva lasciar andare alle sue riflessioni, automagnificate e pregne di emotività.

I suoi bisogni e le sue esigenze erano forti, insistenti, divoranti a tratti. Spazi vuoti da riempire con la presenza altrui, la percezione di sentirsi distaccata dal marito, che non era mai a casa con lei, che dedicava il suo tempo agli altri e non a lei, il desiderio impellente di vedersi in un qualche vago altrove, di emergere dall’ apparente squallido stile di vita che conduceva, ma lei era incapace di percepire i meccanismi del Grande Sistema Universale e non poteva sbirciare fra le pieghe del tempo e andare a far visita al suo io del futuro e anticipare i successi del futuro e le costanti trasformazioni alla quale sarebbe andata incontro. Lei era lì che si aggrappava alla trottola del Tempo, e anche se i giorni scorrevano, a lei sembrava di vivere in un presente senza confini. E così trasferiva le sue scottanti frustrazioni sullo stato della sua vita sul marito, accusandolo di essere improduttivo e intrappolato nell’ immobilismo quando invece le giornate del marito erano piene fino all’ orlo di costante attività, e lei alternava sensazioni di delusione e disillusione con picchi di gratitudine e amore incondizionato verso Nazareno, che era ormai una parte di sé, una dimensione congiunta della sua mente, una figura talmente familiare da trascendere ogni cosa, e allora quell’ uomo distratto, distante, poco emotivo oppure troppo apprensivo, diventava improvvisamente l’ uomo più meritevole dei beni del mondo, una persona amica da rispettare senza riserve, perché a Nazareno piaceva stupire e quando era su di giri faceva apparire tutto speciale, particolare, giocoso, divertente, i suoi discorsi intrisi di magnificenza e carisma. Erano piccole effimere incostanti gemme che andavano assaporate, bisognava prendere la palla al balzo perché c’ erano sempre in agguato le piccole cafonerie fastidiose, le parole avvolte in confezioni di rabbia e rimandate al destinatario, la fatica del quotidiano e la tenera magia di questi momenti poteva dissolversi come neve al sole. E fu così che in un giorno di giugno 1989, Rosanna decise di accendere la luce nel suo mondo di nebbia e grigiore, e chiese a Nazareno di fare l’amore. Ci avevano provato per anni a generare un figlio e dare una svolta alle proprie vite, ma avevano incontrato notevoli difficoltà, e quando decidevano di farlo, il percorso zigzagato a mò di flipper delle loro conversazioni centrava spesso l’argomento figlio e riproduzione. Ma quel giorno Rosanna e Nazareno concordavano sulla stessa linea: vada come vada e non prendiamoci troppo sul serio. E fu così che richiamarono senza rendersi conto i legislatori extradimensionali della teoria del dimentica e ottieni: quando si abbassano le aspettative e si smette temporaneamente di focalizzare le energie mentali su qualcosa, ecco che tutto si incastra alla perfezione e magicamente si aprono le porte più impensabili. Da qualche parte nelle smagliature del Tempo e dello Spazio una certa entità si trasformò da una condizione di sospensione incorporea in un embrione fisico e concreto. Una nuova vita che si accompagnava ad un’altra. Nell’ utero di Rosanna prendevano forma due gemelli. La madre in divenire non ebbe molto tempo per razionalizzare quell’ immediata sensazione che qualcosa era cambiato, perché il suo corpo venne assalito in modo repentino da tutte le sintomatiche di una gravidanza in corso, e la sua vita prese un ritmo più affrettato, alle prese con quella che si preannunciava come una gestazione difficile.

I primi malesseri cominciarono fra il 14 e il 15 giugno, e quando Rosanna avvisò Nazareno, stressato dalla pesantezza della routine, lui reagì come di consueto: con una rabbia velata da paura. Fu così che, pensando a cosa stava succedendo con sua moglie, si distrasse alla guida ed ebbe una colluttazione con un motociclista. Superata la fase di rabbia reattiva, Nazareno decise che Rosanna andava ricoverata, e così Rosanna passò i giorni fra il 18 e il 20 giugno caracollando fra il divano e il letto, e Nazareno rinunciò alla guardia medica per starle vicino. Rosanna venne ricoverata di nuovo fra il 23 e il 24 giugno, e passava ore e ore con la nausea, che spariva solo verso sera. Il 26 giugno, in una giornata che percepiva come pessima, con un malessere da incubo, venne confermato il suo stato di gravidanza. Il giorno successivo venne messa sotto flebo e paracentesi. Il 28 giugno le venne tolto il drenaggio ma per il 3 luglio rientrava in ospedale per il quinto ricovero di quelle settimane. Fortunatamente, a farle compagnia in quella circostanza c’ era la madre, venuta a trovarla, che restò fino alla prima ecografia del 9 luglio, mentre invece il 4 luglio Nazareno partiva per Roma per partecipare al Mediterranean Congress of Urology, un congresso dedicato alla specializzazione che lui aveva scelto. Il 7 luglio Rosanna credeva di poter tornare a casa, ma invece venne tenuta dentro. Il 10 luglio era esasperata dalle condizioni stressanti del ricovero. Il 12 luglio con una nuova ecografia arrivò la conferma: si trattava di due gemelli. Una delle camere era un po’ più bassa del previsto, e probabilmente questo fatto avrebbe comportato alcuni problemi che si sarebbero dovuti risolvere. Il 14 luglio, ancora presa dalla nausea, Rosanna faceva ancora difficoltà a capacitarsi che tutto fosse vero, e per qualche minuto cercava di autoconvincersi che no, non c’era nessuna gravidanza, ma che la nausea invece fosse dovuta a problemi di ansia psicosomatica. Ma nel frattempo, la realtà delle cose riemergeva sempre dall’ apnea, e Rosanna venne fatta tornare a casa. Le venne spiegato che quel che si era verificato era una ascite al fegato dovuta alle cure contro la sterilità.

Il 19 luglio diede la grande notizia all’ amica Antonella Egitto, originaria della Calabria, e il 28 luglio scoprì che il termine della gravidanza era fissato per l’ 8 febbraio del 1990. Il 1 agosto constatò da una nuova ecografia che andava tutto bene, e il 4 agosto ricominciò a studiare tutti i giorni, decisione che però la fece ritirare di nuovo nel suo vortice dei pensieri alimentati dalla routine casalinga. L’ 8 agosto venne ricoverata di nuovo per il cerchiaggio, che le provocò dolori, mentre il 9 agosto Enzo Pacelli, giovane fratello di Nazareno, compiva tredici anni. Il 19 agosto Rosanna credeva che le sue giornate da incinta sarebbero cominciate a diventare piuttosto discrete, ma dovette ritirare le sue parole il giorno successivo quando i malesseri ricominciarono. Era di nuovo sprofondata in una sensazione di vuoto interiore, ed entro la fine del mese si sentiva stufa e annoiata. Era sempre sola, costretta a riflettere sulla sua condizione di vita, e troppo spesso Nazareno trascorreva le notti in guardia medica.

Il 17 ottobre, tramite una nuova visita, Rosanna e Nazareno scoprirono di aspettare due maschietti. Avevano già cominciato a tirare fuori una lista di nomi potenziali. Era più che probabile che sarebbero stati chiamati Martino e Giovanni. Entro il 6 novembre, come ad anticipare psicologicamente il grande strappo nella Storia che rappresentava la notte stupefacente del 9 novembre 1989, la caduta del Muro di Berlino e la folla che si accalcava chiedendo di superare il confine fra le due parti della Germania, Rosanna cominciò ad avere serie difficoltà di respiro, che si scoprì successivamente che erano dovute ad un edema. Per il 18 e 19 novembre Rosanna ricominciò a sentirsi male, così tanto che, intimorita dalla tachicardia e dall’ annebbiamento della vista, svenne, battendo la faccia sul pavimento e spaccandosi un dente.

Nei giorni successivi Rosanna ricominciò a proiettare le sue frustrazioni interiori sul marito, accusandolo di nuovo di arrancare nell’ improduttività, di essere troppo pigro, lui era sempre stanco ma non poteva nemmeno cominciare a capire la sua stanchezza, la sua condizione, era semplicemente fuori dalla sua portata. La loro vita sembrava affondare in una palude di immobilismo, e Rosanna si sentiva bloccata in ogni sua iniziativa, perché la vita con Nazareno comportava sempre dei limiti, delle restrizioni, e lei si sentiva frustrata dal suo atteggiamento dogmatico.

Il 26 novembre le giunse all’ orecchio la notizia in anteprima che i genitori e i nonni paterni di Nazareno avevano intenzione di far loro visita per una riunione di famiglia nelle vacanze di Natale, e per lei ricominciarono i timori relativi alla sua sensazione di inadeguatezza nei loro confronti, si sentiva fuori posto in quella famiglia, lei desiderava solo stare con il suo Nazareno e pensare al loro futuro da genitori.

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Il 19 dicembre 1989 e la discesa nell’ abisso

L’ agitazione interiore di Rosanna era in una fase di crescendo ogni giorno che passava, la preoccupazione le gorgogliava nello stomaco, continuava a immaginarsi lo scenario natalizio, con i genitori e i nonni di Nazareno che arrivavano con il ragazzino tredicenne, e si sentiva frustrata dall’ impossibilità di scegliere una alternativa, la più piacevole delle quali era rimanere finalmente sola con suo marito, a festeggiare a modo loro, invece che essere costretta a sedersi di fronte a delle facce, a conversare degli affari suoi, a sentire la tensione che fremeva appena sotto pelle. Nazareno aveva addirittura fatto un acquisto abbastanza eccentrico il 7 dicembre, un albero di Natale che a Rosanna parve così grande e ingombrante che si chiedeva perché, che cosa voleva dire con quell’ affare, credeva davvero che a lei interessasse passare un intero pomeriggio a inserire le palline sull’ albero, le stelle filanti, e districarsi fra i fili delle lucine? Eppure eccolo lì, che si ergeva a padrone del salotto, quell’ albero così alto, che le ricordava costantemente l’arrivo del Natale e dei temuti pranzi e cene in famiglia. Ormai si sentiva consegnata al suo destino, di nuovo sola contro il mondo, e così si rassegnò, e aiutò suo marito ad addobbare, ricordandogli comunque che lei preferiva un bel Presepe e che dovevano cominciare a tirare fuori le statuine, e soprattutto doveva accompagnarla a Messa senza tante scuse.

Proprio quando il dado sembrava ormai tratto, in una giornata che venne trascorsa in modo normale, alle dieci e mezza della sera arrivò una telefonata drammatica da Sannicandro Garganico. Era il martedì 19 dicembre 1989, una data che sarebbe rimasta impressa nella memoria collettiva della famiglia.

Nazareno e Rosanna erano sgomenti. Era accaduto qualcosa di impossibile, un fulmine a ciel sereno. Gli scenari ripetutamente immaginati riferiti alle vacanze di Natale si dissolsero e uscirono repentinamente di scena, come se fosse esplosa una bomba.

Martino Pacelli, il padre di Nazareno, era solito recarsi al podere alla guida del suo Ape a tre ruote, e poco dopo il tramonto era stato colto da un colpo di sonno, lui che di solito era un uomo operoso e instancabile, che si faceva venire la pelle scura sotto il sole, e si era andato a schiantare.

La prognosi era fin troppo drammatica: Martino era in coma e le sue gambe erano seriamente danneggiate, e probabilmente non avrebbe più camminato.

Nazareno non aveva alcuna intenzione di lasciare la madre Maria e il fratellino Enzo ad affrontare questa impensabile situazione da soli, e così chiamò immediatamente il suo migliore amico, Michele Balanzone, e il giorno dopo i due si recarono all’ aeroporto, diretti a Bari. Michele era un uomo onesto e generoso e si era reso disponibile senza esitare.

Rosanna lo vide partire e fu come se fosse stato inghiottito in un’altra dimensione. Furono giorni di silenziosa contemplazione, una discesa negli abissi dell’inconscio, e tutto sommato adesso Rosanna avrebbe di gran lunga preferito la paziente sopportazione di un pranzo e una cena con voci un po’ più rumorose del consueto piuttosto che assistere a quella che per lei sembrava la frantumazione di quel nucleo famigliare.

Di nuovo il futuro si presentava come ignoto e temibile, un salto nel buio. Se un evento del genere poteva accadere e trascinare tutti quanti nella disperazione, che cos’ altro poteva aspettarsi?

Di nuovo si sentiva come se tutto fosse sbagliato, come se fosse intrappolata in un incubo accidentale dal quale non riusciva a svegliarsi. All’ improvviso si sentì come una donna con il velo da sposa che era stata abbandonata all’ altare, con il futuro marito che non si era presentato all’ appuntamento con il Signore. La verità era che lei si percepiva come una donna sola, isolata, alienata dall’ ambiente circostante, mentre Nazareno era membro di una famiglia numerosa e non poteva fare finta di niente di fronte a tutto questo, come poteva lei anche solo pensare di poterlo tenere stretto a sé mentre la sua famiglia attraversava quella tempesta, lui apparteneva anche a loro e non era una sua esclusiva. Furono le vacanze più anomale e insignificanti della sua vita. Nazareno non si fece vivo con una chiamata né alla Vigilia né il giorno di Natale, il 26 dicembre chiamò ben due volte, ma la sua voce non era più la stessa. Sapevano che era l’inizio di un incubo. A Martino venne amputata una gamba e anche l’altra era assai malmessa. Il coma continuava.

1992

Le stelle cadenti portano una nuova vita e il giovane Enzo trascorre l’estate con il fratello e la sua famiglia

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Enzo Pacelli era un giovane di quindici anni, dal fisico atletico e i capelli neri, che viveva con la madre a Sannicandro Garganico, nelle immediate vicinanze della scuola gestita dalle suore e della strada più trafficata della zona, che portava verso il mare, al lido di Torre Mileto. In città aveva un sacco di amici ed era un bravo ragazzo, disinvolto e sportivo. Abitava in una casa a tre piani, con la caratteristica tipica della regione della serranda che veniva chiusa la notte di fronte all’ ingresso, la cucina al piano terra, tre bagni, due microscopici e uno grande vicino alla sua stanza, che era accanto al salotto e al piccolo terrazzino, una camera di dimensioni modeste, con un quadretto raffigurante un angioletto sulla parete sopra al suo letto, due rampe di scale per arrivarci, e due cuori rossi con su scritto “mamma” e “papà” sulla parete in cima alla prima scala. Il padre Martino era morto due anni prima a causa di un incidente stradale, quando aveva solo 59 anni. Nella sua camera c’ era una libreria, dove manteneva la sua collezione di fumetti di Dylan Dog, una passione che forse celava una dimensione ombrosa nella sua personalità, un certo gusto per il macabro e il fascino del mistero e del paranormale. Suo fratello maggiore, Nazareno, aveva diciannove anni quando era nato lui e due mesi dopo già partiva per studiare medicina a Torino, perciò Enzo era stato cresciuto come un figlio unico a tutti gli effetti. Il fratello in quell’ anno si stava specializzando in urologia e pur risiedendo a Torino, nella frazione di Nichelino, lavorava a Casale Monferrato. Enzo era radicalmente diverso da lui e dopo le difficoltà della scuola media aveva deciso di lasciare gli studi a sedici anni, che avrebbe compiuto il 9 agosto. Enzo vivacizzava notevolmente la vita della madre, che come da tradizione doveva vestirsi sempre di nero fino alla fine dei suoi giorni, che lo cresceva da solo ed era una donna semplice e affettuosa. Enzo da bambino era stato influenzato dallo stile di vita spartano e dinamico del padre, un uomo che già a cinquanta anni mostrava i segni dell’età, le profonde rughe sulla faccia, un fisico magrolino e i capelli grigi. Maria era una donna che portava gli occhiali, i capelli scuri ed era rotondetta, occhi sereni, e si occupava di tutte le faccende di casa. Mano a mano che cresceva, assumeva un atteggiamento ironico e amichevole con la madre, che nulla avrebbe potuto farci se il figlio fosse cresciuto come uno dei delinquentelli della zona, ma non era questo il caso perché Enzo non aveva vissuto la necessità di spiccare del fratello, di interrompere il ciclo di una generazione di contadini e operai, ma si capiva subito che era comunque un ragazzo onesto e rispettoso.

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Rosanna e Nazareno, di trentotto e trentacinque anni, vivevano con il figlioletto Martino, che aveva due anni. Nazareno continuava a fare turni di lavoro in luoghi distanti da casa, e la coppia trascorreva le giornate importanti e i weekend con vari amici di famiglia, come per esempio Antonella Cairo, oppure Ornella e Paolo, una insegnante delle elementari collega di Rosanna e un impiegato delle poste, che avevano due figli adolescenti e vivevano anche loro a Nichelino, i coniugi Balanzone, Michele e Lara, e la famiglia dell’ altro amico storico di Nazareno, Elio Pifferaio, che era sposato con la donna affascinante che era Maria, che aveva una certa somiglianza con Rosanna, con la quale aveva due figli, un maschio e una femmina nati negli anni ottanta. Michele si stava specializzando in dermatologia, Lara era una segretaria, mentre Elio lavorava in una azienda e Maria era una casalinga. In questo gruppo di cari amici era consuetudine aggregarsi per un pranzo in un certo albergo – ristorante di montagna che si chiamava “Il Gran Truc”. A Nazareno piaceva l’ atmosfera calma della montagna e l’ immersione nella natura, così si organizzavano con frequenza per delle gite di gruppo, per poi rilassarsi con un picnic collettivo e scattare delle foto da accumulare e inserire in dei quadernetti della Fonsati o della Marvin, perché quelli erano ancora tempi in cui possedere delle fotografie era ritenuto importante e necessario, era un mondo quasi del tutto privo di cellulari, ben lontano dalle mirabolanti tecnologie degli anni a venire, che avrebbero cancellato la cultura delle fotografie conservate per decenni.

Per le vacanze di Pasqua e i ponti primaverili erano soliti andare a trovare i genitori di Rosanna, a Corbola, nelle campagne idilliache del Veneto, dove viveva anche Antonio, il fratello di Rosanna, in una villetta, che aspettava assieme alla moglie il primo figlio, Alessio, che sarebbe nato nel luglio di quell’ anno.

In estate erano soliti trascorrere settimane lontano da casa, facendosi dalle otto alle dieci ore di macchina per raggiungere la Puglia e andare in spiaggia, dove Nazareno si dilettava a fare il sub e Rosanna prendeva il sole e si distaccava dalla smania del lavoro, e al ritorno si soffermavano per almeno due settimane ancora in Veneto. Quell’ anno a Corbola sarebbe stato diverso perché Fernanda e Giovanni avevano deciso in maggio di dare ospitalità, in una sorta di “adozione”, alla sorella di lei, una donnina minuta, diabetica e incapace di badare a sé stessa autonomamente, a causa di una disabilità mentale. E così, ora in cucina, seduta sulla poltrona, c’ era la zia Agnese, silenziosa, che sfogliava una rivista partendo dall’ ultima pagina, e ogni tanto faceva qualche commento sconnesso ai discorsi che sentiva attorno a sé, oppure chiedeva se c’ era la guerra oppure una bambolina con cui giocare, perché dentro di sé, pur essendo abbastanza anziana, era ancora una bambina. Ogni sera, Fernanda e Giovanni si organizzavano per farle la puntura per il diabete.

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Rosanna era diventata una preside nel settembre del 1991, e in quest’ anno di narrazione lavorava a San Giorgio e cercava di ottenere il trasferimento, ma non le venne offerto. In febbraio aveva ricevuto uno dei rarissimi regali da parte di Nazareno, forse addirittura il primo, non si ricordava bene, degli orecchini che lei apprezzò moltissimo. Avevano trascorso il trentacinquesimo compleanno di lui con i Balanzone, Michele e Lara. Per il secondo compleanno di Martino avevano organizzato una giornata con gli amici di famiglia al ristorante di montagna, il Gran Truc. Ogni tanto Rosanna faceva visita, assieme a suo figlio, alla biondissima amica Antonella Cairo, che tanto apprezzava la presenza di quel bambino, e ascoltare dei suoi progressi nella crescita. In maggio, Rosanna cominciò a credere per diversi giorni di essere incinta a causa di alcune piccole sintomatiche che percepiva nel suo corpo, ma in realtà non era così, o almeno non ancora. Forse queste percezioni improvvise erano una sorta di inconscio flashforward per quello che sarebbe successo in agosto. Rosanna a metà giugno aveva discusso al telefono con Maria, la suocera, delle difficoltà scolastiche di Enzo e di come affrontarle, e lei e suo marito Nazareno erano rimasti un po’ contrariati e dispiaciuti, in seguito, quando avevano appreso che Enzo voleva lasciare la scuola, ma non potevano fare altro che farsene una ragione e vedere cosa sarebbe successo. In luglio, Martino si prese la bronchite. Quando si fu ripreso completamente, nella serata del 25 luglio Rosanna e Nazareno, assieme a lui, partirono per Sannicandro Garganico, arrivando a destinazione poco prima delle sei di mattina del giorno dopo. Rimasero assieme a Maria ed Enzo e a fare le giornate alla spiaggia o agli scogli e le serate nell’ animato centro cittadino fino all’ 8 agosto, e poi, nonostante fosse il suo sedicesimo compleanno, Enzo decise di accompagnare il fratello e la moglie, con il figlioletto, nella seconda tappa del consueto viaggio estivo, le campagne del Veneto. Partirono di notte e arrivarono a Corbola alle 9:30 del mattino del suo compleanno, dove venne accolto da Fernanda e Giovanni, e i genitori di Martino pensarono spesso che era come avere un altro figlio, e così, nella notte delle stelle cadenti, fra il 10 e l’ 11 agosto, scoprirono di aver concepito un altro bambino. Rosanna era esterrefatta e aveva dedicato una nota a mò di striscione a caratteri enormi su quelle due pagine della sua agenda, chiedendosi quando era successo. Fecero ritorno a Torino in tre per il 25 di agosto, mentre Enzo prese il treno per tornare in Puglia. In quel periodo avevano fatto delle gite anche al mare Adriatico della zona, nella località di Rosolina, dove però il mare era più sporco e ricco di alghe, la sabbia era ben diversa, e l’ atmosfera totalmente differente. In quella zona si poteva fare un percorso naturalistico lungo il quale quell’ estate si misero in cammino. Il lido di Torre Mileto era molto diverso, c’ era una spiaggia ben curata, con un bar – pizzeria, frequentata solo dalla gente locale, dove ci si conosceva tutti e ci si aggiornava con quelli che vivevano lontano sui fatti dell’ anno trascorso. Intorno a quel lido c’ era una spiaggia libera, costellata di ombrelloni che la gente portava da casa, sempre tremendamente affollata, e più in là c’ erano gli scogli, che erano spesso occupati da gente che parcheggiava i camper abusivamente e si fermava a cucinare grigliate.

Ancora più in là c’ era la nota Torre di Mileto, una costruzione biancastra, con una scala che portava ad una porticina, ma solo in rare occasioni era visitabile. Ad ogni modo, attorno alla costruzione si poteva ammirare la bellezza del mare profondo. Appena dietro il lido c’ era un albergo, un bar con l’ edicola e una zona dove si poteva campeggiare. Rosanna e Nazareno pensavano che non c’ era nessun paragone possibile con altre zone di Italia, e quindi tornavano sempre con piacere.

Il 3 settembre venne data la conferma a Rosanna di essere incinta. Mancava qualche settimana al suo trentanovesimo compleanno. In quei giorni, Fernanda e Giovanni si erano concessi uno dei loro rarissimi viaggi, decidendo di andare in Puglia a trovare Maria ed Enzo e a visitare la zona di San Giovanni Rotondo. In settembre, Rosanna ricordò i terribili giorni del 1989, quando le tornarono i temuti malesseri della gravidanza, una sensazione di nausea infinita. La madre aveva riservato per la figlia dei dubbi su questa nuova gravidanza, come avrebbe fatto con il lavoro, come avrebbe mantenuto due figli, quanto tempo avrebbe lei e l’ anziano marito di più di settant’ anni potuto veder crescere questo bambino, e quindi Rosanna era rimasta un po’ delusa dalla conversazione con la madre. Aveva scelto il giorno del suo compleanno, consapevole che lei avrebbe chiamato, per annunciare alla suocera Maria del fatto che aspettava un altro bambino, e lei aveva reagito con stupore e un po’ più di contentezza per la buona novella.

Ad un certo punto, ad ottobre, Rosanna continuava a chiamare in Veneto, e aveva cominciato a sospettare che fosse successo qualcosa di strano, quando notava che rispondeva sempre il padre, e dopo un po’ fu lui a riferirle che la madre aveva subito una operazione al seno che era andata a buon fine, e che lei voleva mantenere il silenzio, ma lui pensava che lei dovesse comunque saperlo. Proprio quel giorno, Martino fece un brutto ruzzolone, e Rosanna lo portò di corsa al pronto soccorso, temendo che si fosse rotto qualcosa, ma il bambino aveva le ossa di ferro e non si era procurato nulla di grave.

Il 4 novembre prese parte al funerale della moglie di Giuseppe, fratello della madre Fernanda. A novembre frequentava spesso la località di Pinerolo e andava al Gran Truc. L’ 11 novembre Martino festeggiò il suo onomastico assieme alle “zie”, le migliori amiche della madre, Antonella Cairo e Ornella Racugno Diana.

Il 18 novembre Rosanna accompagnò il marito Nazareno a presentare la sua tesi con la quale riuscì a completare la sua specializzazione in urologia. Rosanna aveva trovato quell’ autunno una babysitter per Martino, che era una giovane e vivace ragazza che si chiamava Giovanna.

Il 10 dicembre ricevette i risultati della amniocentesi e le venne dato conferma che il secondo figlio sarebbe stato un altro maschio, e che era sano, fugando i piccoli timori di essere ingravidata così tardi con l’ età. Lei e il marito decisero che si sarebbe chiamato Riccardo Pacelli.

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Per Nazareno, uno degli eventi più memorabili dell’ anno era accaduto nella domenica del 19 gennaio, che lui, la moglie e il bambino avevano trascorso al ristorante Gran Truc con gli amici di famiglia, e quando fecero visita ad Antonella Cairo, l’ altra migliore amica della moglie, Ornella Racugno Diana, chiamò al telefono spaventata perché era stata avvertita che i due figli adolescenti, Massimo e Daniel, erano stati coinvolti in un incidente automobilistico. Nazareno si lanciò subito in missione, e dentro di lui venivano rievocati a livello inconscio immagini e rapidissime scene di ciò che aveva visto una volta giunto in Puglia dopo l’ incidente gravissimo subito da suo padre. Quando Nazareno si presentò sul luogo dell’ accaduto, constatò che la situazione non era così devastante come era accaduto al padre, ma fece comunque tutto quello che poteva fare per dare una mano. I due erano messi maluccio, si erano rotti un arto ciascuno, Massimo un braccio e Daniel una gamba, e c’ erano altre lievi ferite qui e là. I due fratelli vennero raggiunti al pronto soccorso anche dai genitori, e ovviamente Nazareno era lì, non poteva tirarsi indietro, e aveva deciso che sarebbe rimasto a monitorare la situazione fino alla mezzanotte.

1995

L’ anno del trasferimento a Casale Monferrato

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Nel 1995 Rosanna e Nazareno avevano un particolare obiettivo per il futuro: cambiare casa e città e trasferirsi a Casale Monferrato, a poco più di un’ ora di distanza da Nichelino, Torino. Dopo qualche mese di riflessioni avevano optato per rifiutare l’ opzione di trasferirsi in una casa di campagna nei pressi di Morsingo e Solonghello e avevano visitato il 13 ottobre del 1994 una casa nei pressi della stazione di Casale che li aveva soddisfatti, e così decisero di acquistarla ufficialmente il 28 gennaio 1995. Il trasferimento sarebbe avvenuto più avanti, in autunno. Nel frattempo Rosanna, preside scolastica, venne trasferita da San Giorgio a Ozzano Monferrato, e Antonio, suo fratello, che aveva un figlio di tre anni, Alessio, si preparava alla nascita del secondo, una femmina, che si sarebbe chiamata Anna, e sarebbe nata il 15 giugno, quinto anniversario della morte di Martino Pacelli, padre di Nazareno.  Anna sarebbe diventata una bella bambina bionda e solare, mentre Alessio avrebbe avuto una vaga somiglianza con Martino e avrebbe portato gli occhiali. Per il padre del bambino di quattro anni che era Martino, questo fu l’ anno del suo viaggio in America, per un congresso internazionale di medicina, dove visitò il Grand Canyon in Arizona, e il Nevada, principalmente nella località di Las Vegas, una avventura esplorativa che venne inaugurata a pochi giorni dal terribile attacco terroristico da parte di un lupo solitario, che era avvenuto a Oklahoma City il 19 aprile 1995.

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Martino aveva ora un fratello minore, Riccardo, che aveva due anni, un bimbo dai lunghi capelli castani che i genitori gli avevano lasciato crescere, e una forte espressività facciale. Martino frequentava la scuola materna di Nichelino, e avrebbe partecipato alla sua prima gita di gruppo in quel maggio, lui che non voleva mai allontanarsi troppo da casa e dai suoi genitori. Era un bambino un poco alto per la sua età, aveva i capelli scuri e tenuti sempre abbastanza corti, occhi seri e contemplativi. A causa delle loro abitudini lavorative, si trovava a passare molto tempo con la “zia” Ornella Racugno Diana e i suoi due figli adolescenti, che essendo figure maschili un po’ anomale nella vita di Martino, ed essendo più grandi, lo affascinavano. Massimo aveva una certa vaga somiglianza nel viso con il padre, mentre Daniel aveva una espressione da duro, i capelli chiari e folti, sul biondo – arancio, ed era alto e ben slanciato. Martino in particolare, nel corso degli anni, avrebbe ricordato i loro giubbotti di pelle, quello di Massimo, spesso e con le scritte dietro, e quello di Daniel, più lungo, un po’ come quello del film Matrix che sarebbe uscito più avanti, e questi ricordi sarebbero rimasti talmente impressi che Martino negli anni successivi, anche dopo il trasferimento, quando non avrebbe più rivisto questi due ragazzi, avrebbe espresso il desiderio di possedere un giubbotto di pelle, ma avrebbe dovuto aspettare di avere diciassette anni per cominciare a indossarli. Inoltre queste figure che erano come un duo di finti fratelli maggiori si sarebbero replicati in altre vesti, seguendo tempistiche cicliche, nel corso degli anni futuri. Martino non poteva immaginarlo nel breve termine, ma successivamente al trasferimento, quando queste figure sarebbero rimaste a galleggiare nella memoria così vaga e frammentata come è quella di un bambino piccolo, avrebbe continuato a tentare di evocarle, a cercarle negli altri, per esempio in un gruppo di giovani incontrati in spiaggia in altri anni, in particolare quel ragazzo di cui avrebbe comunque mantenuto memorie vaghissime, Lucio, con cui avrebbe avuto momenti di interazione durante le sue vacanze in Puglia, oppure più avanti, persino nei primi due anni di scuola superiore. Zia Ornella era una brava donna, di fede devota e una figura attenta e gentile, dal carattere pacato, senza rigidità, che accoglieva Martino e alle volte anche Riccardo, in casa sua, gli preparava il pranzo o la cena e quando era davvero tanto piccolo lo imboccava, inventando filastrocche e dicendo che stava arrivando il trenino. Poi Martino era libero di giocare con le macchinine e altri giocattoli, sparsi sul tappeto, sul pavimento e sul divano.

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Il trasferimento da Nichelino a Casale Monferrato avvenne il 24 ottobre 1995 e il processo di spostamento del mobilio e del resto dell’ arredamento durò almeno un intero giorno e una intera notte, e Nazareno e Rosanna accumularono una quantità abbondante di scatoloni, alcuni dei quali sarebbero finiti nella mansarda, altri nel garage, questi ultimi, per la maggior parte destinati a non essere quasi mai riaperti, e ancora nei decenni a venire alcuni oggetti sarebbero rimasti lì dentro.

Martino venne lasciato in affido per il tempo necessario per sistemare tutto, a casa di zia Ornella mentre Riccardo venne accolto dalla babysitter Stefania.

La famiglia Pacelli lasciava quindi l’ appartamento al quarto piano di quel grigio condominio con le tapparelle verdi, situato in un quartiere che, Rosanna temeva, stava diventando troppo malfamato, malfrequentato per i loro gusti, e si sarebbero spostati in una casa dalle tonalità rosa – rosse, un appartamento a due piani, se si comprendeva la mansarda, che era una vera e propria succursale della casa, con il suo tetto in legno, un ripostiglio, dove sarebbero state riposte le cose da vestire del calcio di Nazareno e alcuni giocattoli, più gli attrezzi da riparazione vari ed eventuali, e una buona quantità di scatoloni vennero sistemati nella zona camera da letto della mansarda, in cui venne preparato anche un bagno e una sorta di salotto.

La casa era situata nei pressi di una casa di riposo, in una zona molto vicina alla stazione dei treni e abbastanza vicina al centro, che si poteva raggiungere in cinque minuti, ma aveva il difetto di essere proprio accanto ad una delle strade più trafficate della città. Molto vicino ad essa, inoltre, c’ erano i giardini della stazione, una ampia area di verde. La casa era molto più ampia dell’appartamento precedente, includeva un grande salotto, che all’ epoca avrebbe funzionato anche da area giochi per i due bambini, la possibilità di installare grandi librerie che ricoprivano l’intera parete. Una di esse aveva le ante rivestite in vetro. Poi c’ era una camera condivisa per i bambini, che dava sul balcone, una camera da letto sempre condivisa per i bambini, la camera da letto dei due coniugi, due bagni, uno molto piccolo e privo di finestre, dove venne installata la doccia, e uno più grande che dava sul terrazzo, una cucina abbastanza ampia che dava sul terrazzo, che era un quadrato di tre o quattro metri dove si potevano far crescere una quantità di piante da vaso, e sul fondo del quale c’ era una specie di casetta adibita a lavanderia, una succursale del bagno, in sostanza.

Iniziava così una nuova fase della vita di questa famiglia. Martino cominciò a frequentare la scuola materna locale e a conoscere i suoi futuri compagni di classe elementare, e il grembiule ufficiale della sua classe era rosso e c’ erano tre insegnanti che controllavano lui e i suoi piccoli compagni.

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Nella prima settimana di novembre, Martino e Riccardo conobbero la loro futura babysitter ufficiale che avrebbe accompagnato e gestito le loro giornate nel corso degli anni: Miranda Zannicelli, una ragazza un po’ paffuta, con i capelli scuri e ricci, un bel sorriso e un carattere un pochino riservato, ma gentile, a tratti giocosa, ma anche rigida quando era necessario. Miranda li portava ai giardinetti a raccogliere le castagne e fare una passeggiata, oppure si inventava delle attività da svolgere in casa, oppure guardavano assieme degli sceneggiati in tv, oppure si raccontavano fiabe e storie creative.

La voce di Miranda, in particolare, avrebbe influenzato le abitudini espressive di Riccardo, che spesso rievocava la sua voce in modo giocoso quando parlava, una caratteristica che avrebbe contrastato duramente con il suo atteggiamento futuro nel corso degli anni, quando la sua voce si fece più profonda e il suo comportamento meno vivace e un po’ più cupo, chiuso in sè stesso, duro e impassibile.

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Nazareno cercava i suoi spazi di libertà e individualità e spesso si faceva coinvolgere dalle occasioni di viaggio date dai congressi di medicina e decideva di darsi all’ avventura da solo. Nel 1995 esplorò il Grand Canyon e visitò “La Città dei Vizi” che era Las Vegas, in Nevada, un luogo che non lo impressionò, troppo casino, uno stile di vita che contrastava fortemente con il suo, e i suoi dogmatici principi, e quindi in quelle circostanze preferì concentrarsi sul congresso in corso e sulle opportunità proposte dall’ albergo. Ad ogni modo, portò a casa un grande quadro raffigurante il Canyon, e per i bambini, due pistole finte da cowboy del Far West. Non si era lasciato impressionare dall’ allerta terrorismo annunciata dopo il terribile attacco di Oklahoma City pochi giorni prima della sua partenza per gli States. 





Narrazione della mentalità interiore di un soggetto “personalità borderline”

21 09 2021

Questo articolo sarà una narrazione “confessionale” della vita interiore di un soggetto con personalità borderline:

“Non ci sono sicurezze nella vita di una persona borderline. Un evento trigger potrebbe essere sempre dietro l’ angolo, pronto a rovinare tutto, a sabotare tutto ciò che si è guadagnato. Una crisi è una sorta di nebbia mentale che ti avvolge e sovrasta la razionalità. Deve passare del tempo prima di recuperare i livelli emotivi normali, la capacità di razionalizzare gli eventi, la capacità di accorgersi di essere andati oltre, di aver reagito in modo eccessivo, di aver contribuito a danneggiare una situazione. E allora emerge la vergogna di sé, l’ imbarazzo, la sensazione di essere stati sconfitti, la sensazione di non avere il controllo delle proprie emozioni e dei propri ragionamenti. E anche quando si riemerge dalle profondità dell’ inconscio, basta il minimo trigger per tornare al punto di partenza. Queste crisi sono proprio come le eruzioni della natura. Questa alternanza di crisi e razionalità possono durare settimane.“

“La mia percezione è che nel mio specifico caso lo sviluppo di questo disequilibrio della personalità si è generato per cause “ambientali”, per una serie di circostanze che mi hanno davvero cambiato e che hanno lasciato un marchio, e sembra proprio che non si possa tornare indietro. Mi ricordo che ero una persona che era in grado di vivere con se stesso, il mio stile di vita era “vivi e lascia vivere”, passavo molto tempo da solo racchiuso nella mia interiorità e avevo relazioni di amicizia equilibrate. Poi ho  cominciato a frequentare costantemente una persona che richiedeva una percentuale del mio tempo giornaliero crescente. Siamo diventati come fratelli, lui era più giovane di me, e dopo circa un anno ho cominciato a frequentare casa sua e la sua famiglia come se fossero le mie, ore e ore ogni giorno, spinto dal senso del dovere, e perché non avendo un dialogo con il mio vero fratello evidentemente inconsciamente cercavo un rimpiazzo. Non venivo trattato bene, solo per brevi periodi, da lui, e questa amicizia era diventata un vero e proprio lavoro. Mi si richiedeva presenza costante, e dopo un certo tempo la situazione diventò gradualmente asfissiante e soffocante. Il mio intero mondo si era rimpicciolito: lui lo occupava quasi interamente. Ad un certo punto ero arrivato a trascorrere qualcosa come 12 ore in quella casa, e dovevo sempre stargli accanto, non riuscivo neanche a trovare il modo di dirgli che avevo bisogno di usare il bagno. Quella è stata l’ ultima goccia: due settimane dopo ho troncato di netto quella amicizia fraterna ma soffocante e non sono più rientrato in quella casa.

Non gliene faccio una colpa. Tagliare di netto è stata una mia decisione ma a lungo andare ho sofferto molto perché volevo tornare da lui dopo anni, anche se per i primi due anni e mezzo ero sollevato da questo ritorno alla mia vita come protagonista, e il fatto è che volevo ritrovare quella intensità e quella presenza, quella sicurezza data dalla abitudine e dalla costanza che non riuscivo a trovare con nessun altro, non allo stesso modo. Quella non era una amicizia normale, era una codipendenza, qualcosa di simile alla sindrome di Stoccolma. Però potevo contare sulla sua presenza, e la sua assenza lasciava un grosso vuoto.

Non gliene faccio una colpa perché il mio taglio netto e inesorabile lo ha scioccato e sicuramente lo ha danneggiato. Il fatto che negli anni si è rivoltato verso di me quando manifestavo un intenso bisogno della sua presenza e del suo ritorno negandosi completamente fa capire che il trauma è stato reciproco. Ma non poteva andare diversamente. Alla fine ci siamo autodistrutti a vicenda.”

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“Due anni dopo il taglio netto sembrava che io fossi tornato allo stile di vita normale del passato. E poi ho trovato il rimpiazzo del mio amico fraterno e la mia mentalità è cambiata drasticamente. Le persone borderline sono “selfless”, rimpiccioliscono il proprio io nei confronti di una “favorite person”, e cioè mettono al centro come priorità una persona con il quale si legano con continuità e costanza, e lasciano che questa persona invadi la propria vita. Basano la propria percezione di sicurezza e stabilità sul rapporto con questa persona che diventa un elemento centrale. La persona borderline si rapporta nel mentre anche con altre persone ovviamente ma c’è un “vibe” differente, una “aura” diversa quando si tratta della FP. Ci si mette in condizioni di dipendenza e tutto ciò che riguarda questa persona è più importante del resto, è ad un altro livello. Ci sono le altre persone, la famiglia e poi c’è la FP. I borderline vogliono davvero bene alla FP, cercano di essere gli amici perfetti, vogliono distinguersi, cercano di rammentargli che loro ci sono e fanno cose per loro mentre altri invece conducono la propria vita e possono anche non essere presenti per questa persona. La quantità di pensiero dedicata alla strategia per affrontare questo rapporto di “amicizia favorita” è enorme, e la persona si sente in dovere di fare attenzione a tutto, con un costante sottofondo di apprensione e paura, paura che un singolo errore possa compromettere per sempre la amicizia. O che da una piccola cosa si sviluppi una grande crisi. I borderline sono consapevoli che dall’ altra parte non c’è la stessa attenzione, che dall’ altra parte c’è un mondo interiore che non potrebbe mai capire le dinamiche di pensiero reali dell’ altro. Se le cose vanno bene, loro stanno bene, ma siccome una amicizia è in costante trasformazione, è un flusso di cambiamento, qualsiasi novità diventa istintivamente una sorta di ostacolo o di minaccia: una nuova persona nella sua vita? Allora avrà meno tempo per me. Una offerta di lavoro? Un cambiamento stressante, un rifacimento completo delle priorità dell’ altro. Si fa davvero difficoltà ad essere lieti per l’ altro se arriva una novità nella sua vita, perché si teme sempre di rimanere indietro, di non riuscire ad adattarsi e infine, si teme di essere scartati. Purtroppo ci sono quelle persone che te lo dicono direttamente: “adesso che è incominciato questo, io ci sarò molto di meno” oppure “adesso voglio fare grandi cambiamenti nella mia vita, basta con le stesse cose”, e per il borderline è un grande stress. L’ altro non lo saprà, e quando emergerà con un commento la punta dell’ iceberg si stupirà, non saprà che cosa dire, per esempio se io dico “e poi io come farò?” lo si lascia interdetti. Il rimuginare e girare attorno a questo punto fisso diventerà una costante, ci si ricorderà sempre che grandi spostamenti sono dietro l’ angolo, sono potenziali, e si perde la fiducia in se stessi e nella durata della amicizia. Per l’ altro è qualcosa di spontaneo e naturale, ma il borderline non è in grado di capire: “perché vuole cambiare le sue abitudini? Io non sono abbastanza? C’è qualcosa che non va in me? Come può farmi questo proprio adesso?” … Non si riesce a concepire come una altra persona possa attuare cambiamenti drastici e importanti senza considerare le reazioni di un’ altra persona. Per il borderline la percezione è che l’ altro non riesca a “sentire” abbastanza. E’ come se l’ altro funzionasse con una tonalità ben differente, e per il borderline certe persone vengono percepite quasi come prive di emozioni, anche se ovviamente sono consapevoli che non è così, ma la intensità della loro interiorità è tale che siccome loro sono così turbolenti e all’ erta dentro di sé, gli altri appaiono come spenti, sfumati, freddi, troppo razionali. L’ altra persona sente davvero amicizia e comprensione, ma dalla parte del borderline non si riesce a recepirlo. I borderline hanno paura, una paura intensa e direi quasi come quella di un animale selvatico, di perdere tutto, di vedersi crollare la terra sotto i piedi. Paura di dover ricominciare da zero, di dover trovare un rimpiazzo potenziale, anche mentre si continua ad avere una FP, ci si sente costretti a guardarsi attorno, in attesa della occasione giusta per cominciare a focalizzarsi su qualcun altro, per evitare che il degrado della amicizia FP provochi un urto emotivo troppo intenso. I borderline sono sempre consapevoli di essere come sono, e cercano di non darlo mai a vedere. Possono apparire come tranquilli, riservati e indifferenti o contemplativi, e nel frattempo dentro di loro si agitano emozioni intense, a volte dentro sono destabilizzati e devono continuare a concentrarsi su altre cose, e per le altre persone sembra che non stia succedendo niente, ma dentro di loro è tutto agitato, tutto confuso. Nonostante tutto, ai borderline piacciono le persone pacate e razionali, che non si lasciano coinvolgere e rimangono sempre gli stessi. E’ qualcosa che loro non potranno mai realizzare perché lasciarsi coinvolgere e trasportare dagli eventi è una condizione inesorabile, In momenti particolarmente difficili si tralascia tutto, persino il mangiare, per rimuginare e riflettere, focalizzarsi e ritornare sempre con la mente al recente passato. Gli altri diventano un contorno, una alternativa, una varietà, mentre la FP gradualmente occupa sempre più spazio nei pensieri del borderline. Ci si diverte anche con gli altri, si sta bene, e a volte ci si sente sollevati perché non è presente tutta quella pressione autoindotta, quella sensazione di dover sempre presentarsi al meglio perché altrimenti si rischia di venire abbandonati e scartati. Si vuole bene alla FP, è un affetto sincero, si è capaci di fare tutto e di cambiare le proprie abitudini per adattarvisi, ma la fiducia è davvero difficile da dare. Il timore di un capovolgimento è troppo intenso.”

“Si potrebbe dire che non siamo molto bravi a sceglierci FP che sono abbastanza affidabili e consapevoli e comprensivi in modo da poterci rapportare senza turbolenze e disagi … Non ce ne rendiamo nemmeno conto all’ inizio di cosa sta succedendo. C’è questa persona molto diversa da come siamo noi, che ci incuriosisce e lasciamo che le cose accadano e all’ improvviso siamo diventati amici stretti. La mia prima FP era il mio amico fraterno e in questo primo caso la presenza era praticamente inossidabile, se c’ era una cosa su cui potevo contare era che lui ci sarebbe stato, ma era praticamente, dopo un certo punto, un obbligo, una richiesta. Mi chiedo quanta apprensione c’ era dietro quell’ atteggiamento, come era la sua interiorità … Era davvero un gioco di potere, una questione di forza, una costrizione “tossica” o forse dietro questo atteggiamento c’ era un bisogno simile al mio? Una incapacità di modificare delle abitudini che dovevano rimanere ferree, pena una serie di turbolenze emotive insopportabili? Era davvero solo un giovane dittatore oppure, a modo suo, era un modo per non farmi distaccare? Difficile da capire. La seconda FP che ho trovato era totalmente diverso da me, e grazie a lui ho cambiato drasticamente il mio stile di vita, il mio modo di essere. C’ erano periodi dove era comprensivo, ma altre volte era (legittimamente?) esasperato, diceva che ero una persecuzione. Con lui era come su un ottovolante … abbiamo passato diverse giornate io e lui da soli, e io glielo dicevo, gli dicevo che con lui stavo bene, che ci sarei sempre stato, che quelle erano le mie giornate preferite, e lui di solito rispondeva che ero troppo buono, come se questi apprezzamenti lo mettessero a disagio, come se sentisse di non meritarlo. A volte si arrabbiava per piccole cose, e allora io mi chiudevo nel silenzio e nel rancore, e lui sorrideva e cercava di capire cosa stava succedendo, e io facevo fatica a dirgli il motivo. Mi ha portato a casa sua tante volte, mi ha fatto conoscere sua madre e sua nonna, abbiamo pranzato assieme, e dopo quella estate, sei mesi dopo che eravamo diventati amici, contro ogni aspettativa, visto che nei mesi precedenti non mi stava particolarmente simpatico, anzi, non era neanche nei miei pensieri, sei mesi dopo ho avuto la mia prima crisi di “rabbia borderline”. Aveva deciso di escludermi all’ improvviso, mi diceva “ma dobbiamo per forza essere amici” e allora sono diventato cattivo, frustrato, cattivo e aggressivo anche con altri. Per me era una grande ingiustizia perché io sapevo che, o almeno ritenevo, che io c’ ero per lui, che ero una persona diversa per lui, che come me non poteva trovare nessuno a cui importasse davvero di lui, e allora questo respingimento e tentativo di allontanamento era inaccettabile, era un affronto, un dispetto maligno. In seguito abbiamo risolto, e quell’ autunno siamo diventati ancora più legati e ci sono state le giornate migliori forse della nostra intera amicizia. L’ anno successivo è stato più difficile, anche se per i primi cinque mesi ci vedevamo molto spesso, io avevo cominciato a non accettare determinate cose, e mi chiudevo nel silenzio, poi mi sentivo in colpa, agitato e cercavo di rimediare, ma anche lui era permaloso, e si chiudeva nel suo broncio, nei suoi silenzi e negazioni di parola, e a giugno c’è stata una altra “crisi” perché lui mi ha fatto male per sbaglio e io, che non so tenermi un pensiero in testa, proprio come mio padre, ho reagito in modo un po’ “teatrale” e sono andato a dire a tutti cosa era successo, e qualcuno se l’ era presa con lui, dicendo che era ingiusto questo modo di comportarsi.”

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“In certi casi cerchiamo di evitare di manifestare fastidio e frustrazione quando la nostra FP cambia i programmi e si tira indietro, e dice che la serata si svolgerà in modo diverso e noi non siamo inclusi, e bisogna rimandare ad un altro giorno. Facciamo di tutto per far sembrare che va tutto bene, che comprendiamo, che portiamo pazienza, e mandiamo delle risposte gentili e comprensive, e sono quel genere di risposte che sembrano troppo “nice” per essere credibili, e mentre le mandiamo il nostro umore cambia, siamo capricciosi, demoralizzati, tristi, infastiditi. Anche per le piccole cose. Comprendiamo che anche l’ altro deve assecondare altre persone, che ci sono altre persone importanti nella sua vita, che ci sono delle priorità e delle necessità ma abbiamo bisogno di sentire e recepire che siamo necessari e importanti. Ma non vogliamo causare problemi e quindi ci nascondiamo dietro a questi messaggi, apparentemente calmi e comprensivi. E sì, pensiamo che quando queste piccole difficoltà e cambiamenti sono un sintomo della mancanza di onestà dell’ altro, dell’ incapacità di decidere, che sono tasselli di qualcosa che prima o poi crollerà e si disintegrerà, o almeno così temiamo, e pensiamo che dall’ altra parte non c’è interesse e perdiamo fiducia, briciola dopo briciola. Ma facciamo tentativi, anche se abbiamo paura che le parole siano buttate al vento e inutili, noi ci proviamo lo stesso.”   

“Sono stato io a cominciare a dichiarare che volevo allontanarmi e prendere le distanze, nel gennaio dell’ anno dopo, anche se non è veramente cominciato fino ad aprile. Ero arrivato ad una fase in cui avevo bisogno di cambiamenti importanti. Non me la sentivo di continuare a frequentare una persona che non era davvero interessato alla mia amicizia. E poi, due anni dopo, c’è stato il suo ritorno, qualcosa di voluto da me, che avevo ricominciato a scrivergli, e lui rispondeva, e ad un certo punto, così, lui mi ha chiesto se poteva venire da me. Ero felice di averlo convinto a recuperare e ricominciare. A dire il vero, non ero semplicemente soddisfatto, ero proprio su di giri. E così era tornato nella mia vita. Il mio sbaglio è stato ripetere le stesse identiche dinamiche di comportamento del passato: presentarmi senza essere richiesto, cercarlo o aspettarlo nelle vicinanze di casa e altre cose simili. Cercavo di inserirmi di nuovo, forzatamente, nella sua vita e nella sua quotidianità. Aveva un nuovo migliore amico, e io cercavo di rabbonirmi e forse facevo tentativi di manipolare anche lui, di modo da potermi appoggiare a lui in qualche modo, ma erano tentativi abbastanza vani, e sono durati solo qualche settimana. Nel frattempo, si stava gradualmente sviluppando una altra amicizia FP, questa volta con una ragazza, e ci sono stati momenti significativi condivisi con lui e la ragazza, e io contemplavo lo scenario con curiosità. La ragazza era una personalità forte e dinamica, che mi aveva coinvolto, che era comprensiva, mi diceva già da quasi subito che lei ci sarebbe sempre stata, e l’ altro è arrivato ad un certo punto di dirmi “ma allora, hai trovato lei e adesso hai dimenticato me?” in modo ironico e scherzoso e mi diceva di tenermela stretta e di vivere al massimo. Poi, a giugno, ha passato una serata con me, mi ha pagato la cena e qualche giorno dopo per me è arrivato un potente esaurimento nervoso “borderline”.

Avevo ricominciato a passare nei pressi di casa sua, così che se mi vedeva saremmo potuti uscire assieme, ma lui ad un certo punto ha avuto un attacco di rabbia e mi ha mandato degli audio dicendo che era tutto finito, che dovevo stare lontano da lui e dal suo quartiere, che mi avrebbe aggredito se avessi continuato, e tutta una altra serie di cattiverie. Ero nel suo parco quando ho sentito gli audio, e sono piombato immediatamente nell’ ansia e nella disperazione. Continuavo a chiamarlo, a pregarlo e implorarlo di rispondere, e poi è arrivato il pianto, un pianto sconvolto e disperato, chiamavo lei e non riuscivo a parlare, non riuscivo a esprimermi, continuavo a dire che non doveva essere così, che non ce la facevo più, e sono rimasto così, al telefono, con una mano fra i capelli, girando in tondo, continuando a piangere in modo drammatico. Una persona si era fermata a osservarmi. Ad un certo punto è arrivato un mio amico a prendermi e mi ha calmato, abbiamo parlato un poco. Lei non capiva invece la vera motivazione dietro le quinte, non poteva capire, e continuava a dirmi che dovevo accettare il fatto che era una amicizia finita. Ma in qualche modo si è risolta anche questa, lui ha ricominciato a salutarmi, qualche settimana dopo a parlarmi, ma ci sono voluti quattro mesi per recuperare. Era tornato una seconda volta, anche se ogni tanto manifestava ancora segni di fastidio ed esasperazione, era comunque tornato amichevole. E poi ha deciso di voltare pagina: trasferirsi per una offerta di lavoro. E io ovviamente sono stato uno degli ultimi a saperlo. E si faceva pregare per salutarlo, e i miei messaggi erano parole al vento. E allora, questa volta privatamente, sono piombato in una altra crisi di pianto intenso, ero di nuovo a terra, sconfitto. Non capivo come sarei potuto andare avanti, nonostante ci fosse comunque ancora la ragazza FP, ero fragile. Noi non siamo in grado di accettare queste situazioni, questi cambiamenti di vita nell’ altro, non siamo in grado di essere lieti per l’ altro, abbiamo un intenso inesorabile bisogno di essere soddisfatti, considerati, compresi, e se ci scontriamo con delle mancanze, e se queste mancanze sono molteplici, anche al di fuori dell’ ambito dell’ amicizia, se ci sentiamo negati di tutto, non riusciamo a ragionare in modo razionale, è più forte di noi, ci sentiamo perseguitati, maledetti, incapaci, crediamo che non potremo mai conquistare qualcosa e tenercelo stretto, perché la vita sarà sempre contro di noi, a ostacolarci e farci dispetti crudeli.”

“Il mio comportamento cripto – ossessivo si manifesta solo nei confronti di amicizie maschili. Con la mia amica FP non avvertivo questa sensazione, non c’erano quelle dinamiche per cercare di inserirsi nella quotidianità altrui. Con le femmine non funziona: il mio modo di ragionare è più distaccato e razionale, mi affeziono e mi attacco di più ai maschi che alle femmine, forse perché per me c’è la consapevolezza che è più difficile trovare un rapporto stabile con una femmina. Ad ogni modo, la mia presenza era costantemente richiesta, non avevo bisogno di chiedere, manipolare, persuadere, pregare o addirittura supplicare. Semplicemente quando lei chiamava dovevo “correre, a rapporto soldato”. E poi la situazione era diversa, avevamo legato in modo profondo e sincero per altri motivi, e il mio affetto come anche il suo era onesto e naturale. Nonostante questo, dopo un po’ le cose non sono andate bene, e l’ ho allontanata. Anche se poi è tornata. Il motivo per cui ho deciso di iniziare una altra pausa di amicizia e distaccarmi, successivamente, dopo lungo tempo, era perché ero diventato un recipiente che doveva ascoltare le storie della sua vita, obbedire e accompagnarmi a lei, e in un certo modo lei era consapevole del mio atteggiamento e se ne approfittava, mi dava dei compiti, delle commissioni, delle missioni da svolgere. E io ero coinvolto in altre cose, in altre amicizie e la mia vita stava cambiando, e quindi le ho detto che avevo bisogno di tempo per riflettere, di spazio. Ad ogni modo adesso ci parliamo ancora, è stata lei a tornare a parlarmi. E’ questo che mi rende contradditorio. Mi lego, mi fisso, mi ossessiono e poi appena arrivano delle novità, delle svolte, delle opportunità, decido che è tempo di cambiare e mollo la presa di colpo per buttarmi a capofitto in altre diverse situazioni, più coinvolgenti. Senza annunciare finalità, sempre cercando di far capire che è un periodo e lasciando le finestre aperte, in attesa di cambiamenti futuri.”

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“La personalità borderline viene percepita come una questione femminile, prevalentemente, ma affligge anche i maschi, e in un certo senso, io non sono sicuramente uno che ragiona in modo puramente maschile, virile, freddo e razionale. Sono lunatico, sensibile, protettivo e accondiscendente. Non riesco ad impormi, non è il mio stile. Le mie manipolazioni sono sotterranee, soft, più dei tentativi che delle cose effettive ed efficaci. Io ci provo, poi vedo come va, e se non funziona, mi arrendo e mi adeguo, Ho dei bisogni che sono poco comprensibili, e le motivazioni sono inconsce e nascoste.“

“Difficoltà di memoria non riguardano il mio caso, ho dei diari, registro gli eventi che accadono, così fisso i ricordi, ma la concentrazione è scarsa, e la costanza nei progetti quasi inesistente. Tanto entusiasmo e carica iniziale, e poi distrazioni ovunque, mancanza di tempo, bisogno di avere un umore abbastanza stabile per poter funzionare, sprazzi di creatività rapidi e intensi e poi lunghe pause di inerzia e passività. Spesso non riesco ad essere pienamente presente nella realtà del momento perché i miei riflettori mentali sono puntati altrove, e allora vengo percepito come indifferente, pensieroso, freddo, distaccato ma dentro di me sono nervoso, agitato, teso. Se poi sono coinvolto dai miei rimugini mentali è come se guardassi attraverso chi cerca di coinvolgermi, di attirare la mia attenzione. Faccio capire in silenzio che non è il momento adatto, che non riesco a distrarmi da me stesso.“

“Abbiamo un problema con la moderazione degli umori e delle emozioni: inizialmente ci sentiamo entusiasti, coinvolti, affascinati, idealizziamo la persona, ne neghiamo i difetti e le incoerenze, e se la persona commette uno sbaglio e si rivolta contro di noi, ci rendiamo conto della realtà delle cose, ci sentiamo offesi e lesi interiormente, e allora proviamo una rabbia violenta, abbiamo bisogno di sfogare fisicamente la nostra rabbia, non riusciamo più a vedere la persona in giro, non riusciamo a guardarla, proviamo disgusto e un forte e avvolgente rancore. Il pensiero base è “come ha potuto farmi questo?” ma poi quando riemerge la stabilità e la razionalità ci rendiamo conto di aver esagerato, di essere esplosi in modo sbagliato, ci pentiamo, cerchiamo a tutti i costi di manifestare calma, cerchiamo di spiegare, e non veniamo compresi perchè siamo diventati improvvisamente antagonistici, aggressivi e inquietanti. Vediamo le cose in bianco e nero, e le ambiguità e contraddizioni nell’ altro ci infastidiscono intensamente. Improvvisamente l’ altro diventa il nemico, il rivale, l’ avversario, e ci vengono pensieri cattivi che devono essere scaricati in modo creativo per non diventare una zavorra e un trigger. Continuiamo a dirci che lo odiamo, ma è come se ci fosse un’ ombra dietro a quelle parole e in realtà mentre stiamo dicendo che lo odiamo stiamo pensando che abbiamo ancora bisogno di lui, ma siccome sappiamo che sono diventate persone inaccessibili facciamo di tutto per raggiungere lo stadio dell’ indifferenza, che viene dopo il disgusto e l’ insofferenza, e lo facciamo per il nostro bene, cerchiamo di dimostrare che andiamo avanti a testa alta, anche se spesso cerchiamo di stimolare il senso di colpa nell’ altro, ci mostriamo e lasciamo che l’ altro cominci a pensare: “ecco, adesso è da solo per colpa mia, sono responsabile della sua situazione di solitudine”. E’ una cripto – sfida. Guardami adesso, ti rendi conto di cosa hai fatto? Ma nelle giornate normali vorremmo tanto riprendere il dialogo, scusarci per le manifestazioni eccessive e cercare di recuperare ciò che si è perso. Ma troppo spesso rimaniamo in silenzio perchè siamo consapevoli di essere inaccessibili all’ altro.”

“Non sono ufficialmente diagnosticato, ho dovuto capirlo da solo, quando ad un certo punto mi sono sfogato e mi è stato detto che poteva essere una questione di questo genere, ma non riuscivo a capire e accettare una altra difficoltà, un altro marchio di diversità e minoranza sociale. Ma poi ho fatto delle ricerche e appare ovvio che si tratta di questo. Ho un QI di poco sopra alla media e sono fin troppo consapevole di me stesso, e sono empatico, cerco di sforzare la mia mente, fino a coinvolgermi in trip e channeling mentali, giochi mentali dove mi immedesimo nell’ altro, cercando di rimuovere la mia mentalità e producendo una versione simulata e artificiale della mentalità altrui, per il mio profondo interesse negli altri, per invidia, e necessità di sentirsi altro da sé, con un sottofondo di frustrazione e insofferenza per come sono a livello emotivo, anche se per me è importante la mia conoscenza delle cose e la mia mentalità che approfondisce tutto ed è curiosa di conoscere tutto, e mi chiedo come facciano gli altri a non essere come me, a restare nelle loro nicchie, nelle loro piccole bolle di realtà, ignorando e sottovalutando tutte le variegate realtà del mondo. “

Ho voluto fare questa analisi per mostrare cosa si cela dietro alla mentalità borderline “generalizzata”, così che possiate riconoscere negli altri attorno a voi queste dinamiche e forse vi capiterà di realizzare la verità, e magari sarete in grado di comprendere, di realizzare che queste persone non sono cattive, ma che rischiano di autodistruggersi e autosabotarsi. Non sono una minaccia, sono capaci di grande affetto e fedeltà e sono consapevoli delle loro difficoltà comportamentali ed emotive. Sono persone preziose, che vanno trattate con cura, rispetto, tanta pazienza e tanta comprensione. Bisogna entrare nella loro testa per capire quanto sia difficile la loro quotidianità, e forse qualcuno di voi in futuro sarà in grado di dare un supporto e aiutare qualcuno a evitare di diventare talmente fragili da crollare. Sono consapevole che ci sono persone che non sarebbero in grado di comprendere tutto questo, che non sentono il bisogno di affrontare tutto questo da parte di un altro, ma ci sono anche persone che sono abbastanza stabili e razionali da riuscire a gestire amicizie e altri tipi di rapporti con queste persone. L’ unico modo per rassicurare queste persone è rapportarsi in modo onesto e consapevole, e far sempre presente che l’ interesse e la amicizia sono sinceri e che le cose andranno bene, e che non ci rivolteremo contro di loro, e che non li allontaneremo e respingeremo per motivi egoistici. Abbiamo tutti delle debolezze, tutta la vita è una serie di esperienze ignote, e loro sono i più consapevoli di tutto questo.