Narrazione della mentalità interiore di un soggetto “personalità borderline”

21 09 2021

Questo articolo sarà una narrazione “confessionale” della vita interiore di un soggetto con personalità borderline:

“Non ci sono sicurezze nella vita di una persona borderline. Un evento trigger potrebbe essere sempre dietro l’ angolo, pronto a rovinare tutto, a sabotare tutto ciò che si è guadagnato. Una crisi è una sorta di nebbia mentale che ti avvolge e sovrasta la razionalità. Deve passare del tempo prima di recuperare i livelli emotivi normali, la capacità di razionalizzare gli eventi, la capacità di accorgersi di essere andati oltre, di aver reagito in modo eccessivo, di aver contribuito a danneggiare una situazione. E allora emerge la vergogna di sé, l’ imbarazzo, la sensazione di essere stati sconfitti, la sensazione di non avere il controllo delle proprie emozioni e dei propri ragionamenti. E anche quando si riemerge dalle profondità dell’ inconscio, basta il minimo trigger per tornare al punto di partenza. Queste crisi sono proprio come le eruzioni della natura. Questa alternanza di crisi e razionalità possono durare settimane.“

“La mia percezione è che nel mio specifico caso lo sviluppo di questo disequilibrio della personalità si è generato per cause “ambientali”, per una serie di circostanze che mi hanno davvero cambiato e che hanno lasciato un marchio, e sembra proprio che non si possa tornare indietro. Mi ricordo che ero una persona che era in grado di vivere con se stesso, il mio stile di vita era “vivi e lascia vivere”, passavo molto tempo da solo racchiuso nella mia interiorità e avevo relazioni di amicizia equilibrate. Poi ho  cominciato a frequentare costantemente una persona che richiedeva una percentuale del mio tempo giornaliero crescente. Siamo diventati come fratelli, lui era più giovane di me, e dopo circa un anno ho cominciato a frequentare casa sua e la sua famiglia come se fossero le mie, ore e ore ogni giorno, spinto dal senso del dovere, e perché non avendo un dialogo con il mio vero fratello evidentemente inconsciamente cercavo un rimpiazzo. Non venivo trattato bene, solo per brevi periodi, da lui, e questa amicizia era diventata un vero e proprio lavoro. Mi si richiedeva presenza costante, e dopo un certo tempo la situazione diventò gradualmente asfissiante e soffocante. Il mio intero mondo si era rimpicciolito: lui lo occupava quasi interamente. Ad un certo punto ero arrivato a trascorrere qualcosa come 12 ore in quella casa, e dovevo sempre stargli accanto, non riuscivo neanche a trovare il modo di dirgli che avevo bisogno di usare il bagno. Quella è stata l’ ultima goccia: due settimane dopo ho troncato di netto quella amicizia fraterna ma soffocante e non sono più rientrato in quella casa.

Non gliene faccio una colpa. Tagliare di netto è stata una mia decisione ma a lungo andare ho sofferto molto perché volevo tornare da lui dopo anni, anche se per i primi due anni e mezzo ero sollevato da questo ritorno alla mia vita come protagonista, e il fatto è che volevo ritrovare quella intensità e quella presenza, quella sicurezza data dalla abitudine e dalla costanza che non riuscivo a trovare con nessun altro, non allo stesso modo. Quella non era una amicizia normale, era una codipendenza, qualcosa di simile alla sindrome di Stoccolma. Però potevo contare sulla sua presenza, e la sua assenza lasciava un grosso vuoto.

Non gliene faccio una colpa perché il mio taglio netto e inesorabile lo ha scioccato e sicuramente lo ha danneggiato. Il fatto che negli anni si è rivoltato verso di me quando manifestavo un intenso bisogno della sua presenza e del suo ritorno negandosi completamente fa capire che il trauma è stato reciproco. Ma non poteva andare diversamente. Alla fine ci siamo autodistrutti a vicenda.”

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“Due anni dopo il taglio netto sembrava che io fossi tornato allo stile di vita normale del passato. E poi ho trovato il rimpiazzo del mio amico fraterno e la mia mentalità è cambiata drasticamente. Le persone borderline sono “selfless”, rimpiccioliscono il proprio io nei confronti di una “favorite person”, e cioè mettono al centro come priorità una persona con il quale si legano con continuità e costanza, e lasciano che questa persona invadi la propria vita. Basano la propria percezione di sicurezza e stabilità sul rapporto con questa persona che diventa un elemento centrale. La persona borderline si rapporta nel mentre anche con altre persone ovviamente ma c’è un “vibe” differente, una “aura” diversa quando si tratta della FP. Ci si mette in condizioni di dipendenza e tutto ciò che riguarda questa persona è più importante del resto, è ad un altro livello. Ci sono le altre persone, la famiglia e poi c’è la FP. I borderline vogliono davvero bene alla FP, cercano di essere gli amici perfetti, vogliono distinguersi, cercano di rammentargli che loro ci sono e fanno cose per loro mentre altri invece conducono la propria vita e possono anche non essere presenti per questa persona. La quantità di pensiero dedicata alla strategia per affrontare questo rapporto di “amicizia favorita” è enorme, e la persona si sente in dovere di fare attenzione a tutto, con un costante sottofondo di apprensione e paura, paura che un singolo errore possa compromettere per sempre la amicizia. O che da una piccola cosa si sviluppi una grande crisi. I borderline sono consapevoli che dall’ altra parte non c’è la stessa attenzione, che dall’ altra parte c’è un mondo interiore che non potrebbe mai capire le dinamiche di pensiero reali dell’ altro. Se le cose vanno bene, loro stanno bene, ma siccome una amicizia è in costante trasformazione, è un flusso di cambiamento, qualsiasi novità diventa istintivamente una sorta di ostacolo o di minaccia: una nuova persona nella sua vita? Allora avrà meno tempo per me. Una offerta di lavoro? Un cambiamento stressante, un rifacimento completo delle priorità dell’ altro. Si fa davvero difficoltà ad essere lieti per l’ altro se arriva una novità nella sua vita, perché si teme sempre di rimanere indietro, di non riuscire ad adattarsi e infine, si teme di essere scartati. Purtroppo ci sono quelle persone che te lo dicono direttamente: “adesso che è incominciato questo, io ci sarò molto di meno” oppure “adesso voglio fare grandi cambiamenti nella mia vita, basta con le stesse cose”, e per il borderline è un grande stress. L’ altro non lo saprà, e quando emergerà con un commento la punta dell’ iceberg si stupirà, non saprà che cosa dire, per esempio se io dico “e poi io come farò?” lo si lascia interdetti. Il rimuginare e girare attorno a questo punto fisso diventerà una costante, ci si ricorderà sempre che grandi spostamenti sono dietro l’ angolo, sono potenziali, e si perde la fiducia in se stessi e nella durata della amicizia. Per l’ altro è qualcosa di spontaneo e naturale, ma il borderline non è in grado di capire: “perché vuole cambiare le sue abitudini? Io non sono abbastanza? C’è qualcosa che non va in me? Come può farmi questo proprio adesso?” … Non si riesce a concepire come una altra persona possa attuare cambiamenti drastici e importanti senza considerare le reazioni di un’ altra persona. Per il borderline la percezione è che l’ altro non riesca a “sentire” abbastanza. E’ come se l’ altro funzionasse con una tonalità ben differente, e per il borderline certe persone vengono percepite quasi come prive di emozioni, anche se ovviamente sono consapevoli che non è così, ma la intensità della loro interiorità è tale che siccome loro sono così turbolenti e all’ erta dentro di sé, gli altri appaiono come spenti, sfumati, freddi, troppo razionali. L’ altra persona sente davvero amicizia e comprensione, ma dalla parte del borderline non si riesce a recepirlo. I borderline hanno paura, una paura intensa e direi quasi come quella di un animale selvatico, di perdere tutto, di vedersi crollare la terra sotto i piedi. Paura di dover ricominciare da zero, di dover trovare un rimpiazzo potenziale, anche mentre si continua ad avere una FP, ci si sente costretti a guardarsi attorno, in attesa della occasione giusta per cominciare a focalizzarsi su qualcun altro, per evitare che il degrado della amicizia FP provochi un urto emotivo troppo intenso. I borderline sono sempre consapevoli di essere come sono, e cercano di non darlo mai a vedere. Possono apparire come tranquilli, riservati e indifferenti o contemplativi, e nel frattempo dentro di loro si agitano emozioni intense, a volte dentro sono destabilizzati e devono continuare a concentrarsi su altre cose, e per le altre persone sembra che non stia succedendo niente, ma dentro di loro è tutto agitato, tutto confuso. Nonostante tutto, ai borderline piacciono le persone pacate e razionali, che non si lasciano coinvolgere e rimangono sempre gli stessi. E’ qualcosa che loro non potranno mai realizzare perché lasciarsi coinvolgere e trasportare dagli eventi è una condizione inesorabile, In momenti particolarmente difficili si tralascia tutto, persino il mangiare, per rimuginare e riflettere, focalizzarsi e ritornare sempre con la mente al recente passato. Gli altri diventano un contorno, una alternativa, una varietà, mentre la FP gradualmente occupa sempre più spazio nei pensieri del borderline. Ci si diverte anche con gli altri, si sta bene, e a volte ci si sente sollevati perché non è presente tutta quella pressione autoindotta, quella sensazione di dover sempre presentarsi al meglio perché altrimenti si rischia di venire abbandonati e scartati. Si vuole bene alla FP, è un affetto sincero, si è capaci di fare tutto e di cambiare le proprie abitudini per adattarvisi, ma la fiducia è davvero difficile da dare. Il timore di un capovolgimento è troppo intenso.”

“Si potrebbe dire che non siamo molto bravi a sceglierci FP che sono abbastanza affidabili e consapevoli e comprensivi in modo da poterci rapportare senza turbolenze e disagi … Non ce ne rendiamo nemmeno conto all’ inizio di cosa sta succedendo. C’è questa persona molto diversa da come siamo noi, che ci incuriosisce e lasciamo che le cose accadano e all’ improvviso siamo diventati amici stretti. La mia prima FP era il mio amico fraterno e in questo primo caso la presenza era praticamente inossidabile, se c’ era una cosa su cui potevo contare era che lui ci sarebbe stato, ma era praticamente, dopo un certo punto, un obbligo, una richiesta. Mi chiedo quanta apprensione c’ era dietro quell’ atteggiamento, come era la sua interiorità … Era davvero un gioco di potere, una questione di forza, una costrizione “tossica” o forse dietro questo atteggiamento c’ era un bisogno simile al mio? Una incapacità di modificare delle abitudini che dovevano rimanere ferree, pena una serie di turbolenze emotive insopportabili? Era davvero solo un giovane dittatore oppure, a modo suo, era un modo per non farmi distaccare? Difficile da capire. La seconda FP che ho trovato era totalmente diverso da me, e grazie a lui ho cambiato drasticamente il mio stile di vita, il mio modo di essere. C’ erano periodi dove era comprensivo, ma altre volte era (legittimamente?) esasperato, diceva che ero una persecuzione. Con lui era come su un ottovolante … abbiamo passato diverse giornate io e lui da soli, e io glielo dicevo, gli dicevo che con lui stavo bene, che ci sarei sempre stato, che quelle erano le mie giornate preferite, e lui di solito rispondeva che ero troppo buono, come se questi apprezzamenti lo mettessero a disagio, come se sentisse di non meritarlo. A volte si arrabbiava per piccole cose, e allora io mi chiudevo nel silenzio e nel rancore, e lui sorrideva e cercava di capire cosa stava succedendo, e io facevo fatica a dirgli il motivo. Mi ha portato a casa sua tante volte, mi ha fatto conoscere sua madre e sua nonna, abbiamo pranzato assieme, e dopo quella estate, sei mesi dopo che eravamo diventati amici, contro ogni aspettativa, visto che nei mesi precedenti non mi stava particolarmente simpatico, anzi, non era neanche nei miei pensieri, sei mesi dopo ho avuto la mia prima crisi di “rabbia borderline”. Aveva deciso di escludermi all’ improvviso, mi diceva “ma dobbiamo per forza essere amici” e allora sono diventato cattivo, frustrato, cattivo e aggressivo anche con altri. Per me era una grande ingiustizia perché io sapevo che, o almeno ritenevo, che io c’ ero per lui, che ero una persona diversa per lui, che come me non poteva trovare nessuno a cui importasse davvero di lui, e allora questo respingimento e tentativo di allontanamento era inaccettabile, era un affronto, un dispetto maligno. In seguito abbiamo risolto, e quell’ autunno siamo diventati ancora più legati e ci sono state le giornate migliori forse della nostra intera amicizia. L’ anno successivo è stato più difficile, anche se per i primi cinque mesi ci vedevamo molto spesso, io avevo cominciato a non accettare determinate cose, e mi chiudevo nel silenzio, poi mi sentivo in colpa, agitato e cercavo di rimediare, ma anche lui era permaloso, e si chiudeva nel suo broncio, nei suoi silenzi e negazioni di parola, e a giugno c’è stata una altra “crisi” perché lui mi ha fatto male per sbaglio e io, che non so tenermi un pensiero in testa, proprio come mio padre, ho reagito in modo un po’ “teatrale” e sono andato a dire a tutti cosa era successo, e qualcuno se l’ era presa con lui, dicendo che era ingiusto questo modo di comportarsi.”

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“In certi casi cerchiamo di evitare di manifestare fastidio e frustrazione quando la nostra FP cambia i programmi e si tira indietro, e dice che la serata si svolgerà in modo diverso e noi non siamo inclusi, e bisogna rimandare ad un altro giorno. Facciamo di tutto per far sembrare che va tutto bene, che comprendiamo, che portiamo pazienza, e mandiamo delle risposte gentili e comprensive, e sono quel genere di risposte che sembrano troppo “nice” per essere credibili, e mentre le mandiamo il nostro umore cambia, siamo capricciosi, demoralizzati, tristi, infastiditi. Anche per le piccole cose. Comprendiamo che anche l’ altro deve assecondare altre persone, che ci sono altre persone importanti nella sua vita, che ci sono delle priorità e delle necessità ma abbiamo bisogno di sentire e recepire che siamo necessari e importanti. Ma non vogliamo causare problemi e quindi ci nascondiamo dietro a questi messaggi, apparentemente calmi e comprensivi. E sì, pensiamo che quando queste piccole difficoltà e cambiamenti sono un sintomo della mancanza di onestà dell’ altro, dell’ incapacità di decidere, che sono tasselli di qualcosa che prima o poi crollerà e si disintegrerà, o almeno così temiamo, e pensiamo che dall’ altra parte non c’è interesse e perdiamo fiducia, briciola dopo briciola. Ma facciamo tentativi, anche se abbiamo paura che le parole siano buttate al vento e inutili, noi ci proviamo lo stesso.”   

“Sono stato io a cominciare a dichiarare che volevo allontanarmi e prendere le distanze, nel gennaio dell’ anno dopo, anche se non è veramente cominciato fino ad aprile. Ero arrivato ad una fase in cui avevo bisogno di cambiamenti importanti. Non me la sentivo di continuare a frequentare una persona che non era davvero interessato alla mia amicizia. E poi, due anni dopo, c’è stato il suo ritorno, qualcosa di voluto da me, che avevo ricominciato a scrivergli, e lui rispondeva, e ad un certo punto, così, lui mi ha chiesto se poteva venire da me. Ero felice di averlo convinto a recuperare e ricominciare. A dire il vero, non ero semplicemente soddisfatto, ero proprio su di giri. E così era tornato nella mia vita. Il mio sbaglio è stato ripetere le stesse identiche dinamiche di comportamento del passato: presentarmi senza essere richiesto, cercarlo o aspettarlo nelle vicinanze di casa e altre cose simili. Cercavo di inserirmi di nuovo, forzatamente, nella sua vita e nella sua quotidianità. Aveva un nuovo migliore amico, e io cercavo di rabbonirmi e forse facevo tentativi di manipolare anche lui, di modo da potermi appoggiare a lui in qualche modo, ma erano tentativi abbastanza vani, e sono durati solo qualche settimana. Nel frattempo, si stava gradualmente sviluppando una altra amicizia FP, questa volta con una ragazza, e ci sono stati momenti significativi condivisi con lui e la ragazza, e io contemplavo lo scenario con curiosità. La ragazza era una personalità forte e dinamica, che mi aveva coinvolto, che era comprensiva, mi diceva già da quasi subito che lei ci sarebbe sempre stata, e l’ altro è arrivato ad un certo punto di dirmi “ma allora, hai trovato lei e adesso hai dimenticato me?” in modo ironico e scherzoso e mi diceva di tenermela stretta e di vivere al massimo. Poi, a giugno, ha passato una serata con me, mi ha pagato la cena e qualche giorno dopo per me è arrivato un potente esaurimento nervoso “borderline”.

Avevo ricominciato a passare nei pressi di casa sua, così che se mi vedeva saremmo potuti uscire assieme, ma lui ad un certo punto ha avuto un attacco di rabbia e mi ha mandato degli audio dicendo che era tutto finito, che dovevo stare lontano da lui e dal suo quartiere, che mi avrebbe aggredito se avessi continuato, e tutta una altra serie di cattiverie. Ero nel suo parco quando ho sentito gli audio, e sono piombato immediatamente nell’ ansia e nella disperazione. Continuavo a chiamarlo, a pregarlo e implorarlo di rispondere, e poi è arrivato il pianto, un pianto sconvolto e disperato, chiamavo lei e non riuscivo a parlare, non riuscivo a esprimermi, continuavo a dire che non doveva essere così, che non ce la facevo più, e sono rimasto così, al telefono, con una mano fra i capelli, girando in tondo, continuando a piangere in modo drammatico. Una persona si era fermata a osservarmi. Ad un certo punto è arrivato un mio amico a prendermi e mi ha calmato, abbiamo parlato un poco. Lei non capiva invece la vera motivazione dietro le quinte, non poteva capire, e continuava a dirmi che dovevo accettare il fatto che era una amicizia finita. Ma in qualche modo si è risolta anche questa, lui ha ricominciato a salutarmi, qualche settimana dopo a parlarmi, ma ci sono voluti quattro mesi per recuperare. Era tornato una seconda volta, anche se ogni tanto manifestava ancora segni di fastidio ed esasperazione, era comunque tornato amichevole. E poi ha deciso di voltare pagina: trasferirsi per una offerta di lavoro. E io ovviamente sono stato uno degli ultimi a saperlo. E si faceva pregare per salutarlo, e i miei messaggi erano parole al vento. E allora, questa volta privatamente, sono piombato in una altra crisi di pianto intenso, ero di nuovo a terra, sconfitto. Non capivo come sarei potuto andare avanti, nonostante ci fosse comunque ancora la ragazza FP, ero fragile. Noi non siamo in grado di accettare queste situazioni, questi cambiamenti di vita nell’ altro, non siamo in grado di essere lieti per l’ altro, abbiamo un intenso inesorabile bisogno di essere soddisfatti, considerati, compresi, e se ci scontriamo con delle mancanze, e se queste mancanze sono molteplici, anche al di fuori dell’ ambito dell’ amicizia, se ci sentiamo negati di tutto, non riusciamo a ragionare in modo razionale, è più forte di noi, ci sentiamo perseguitati, maledetti, incapaci, crediamo che non potremo mai conquistare qualcosa e tenercelo stretto, perché la vita sarà sempre contro di noi, a ostacolarci e farci dispetti crudeli.”

“Il mio comportamento cripto – ossessivo si manifesta solo nei confronti di amicizie maschili. Con la mia amica FP non avvertivo questa sensazione, non c’erano quelle dinamiche per cercare di inserirsi nella quotidianità altrui. Con le femmine non funziona: il mio modo di ragionare è più distaccato e razionale, mi affeziono e mi attacco di più ai maschi che alle femmine, forse perché per me c’è la consapevolezza che è più difficile trovare un rapporto stabile con una femmina. Ad ogni modo, la mia presenza era costantemente richiesta, non avevo bisogno di chiedere, manipolare, persuadere, pregare o addirittura supplicare. Semplicemente quando lei chiamava dovevo “correre, a rapporto soldato”. E poi la situazione era diversa, avevamo legato in modo profondo e sincero per altri motivi, e il mio affetto come anche il suo era onesto e naturale. Nonostante questo, dopo un po’ le cose non sono andate bene, e l’ ho allontanata. Anche se poi è tornata. Il motivo per cui ho deciso di iniziare una altra pausa di amicizia e distaccarmi, successivamente, dopo lungo tempo, era perché ero diventato un recipiente che doveva ascoltare le storie della sua vita, obbedire e accompagnarmi a lei, e in un certo modo lei era consapevole del mio atteggiamento e se ne approfittava, mi dava dei compiti, delle commissioni, delle missioni da svolgere. E io ero coinvolto in altre cose, in altre amicizie e la mia vita stava cambiando, e quindi le ho detto che avevo bisogno di tempo per riflettere, di spazio. Ad ogni modo adesso ci parliamo ancora, è stata lei a tornare a parlarmi. E’ questo che mi rende contradditorio. Mi lego, mi fisso, mi ossessiono e poi appena arrivano delle novità, delle svolte, delle opportunità, decido che è tempo di cambiare e mollo la presa di colpo per buttarmi a capofitto in altre diverse situazioni, più coinvolgenti. Senza annunciare finalità, sempre cercando di far capire che è un periodo e lasciando le finestre aperte, in attesa di cambiamenti futuri.”

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“La personalità borderline viene percepita come una questione femminile, prevalentemente, ma affligge anche i maschi, e in un certo senso, io non sono sicuramente uno che ragiona in modo puramente maschile, virile, freddo e razionale. Sono lunatico, sensibile, protettivo e accondiscendente. Non riesco ad impormi, non è il mio stile. Le mie manipolazioni sono sotterranee, soft, più dei tentativi che delle cose effettive ed efficaci. Io ci provo, poi vedo come va, e se non funziona, mi arrendo e mi adeguo, Ho dei bisogni che sono poco comprensibili, e le motivazioni sono inconsce e nascoste.“

“Difficoltà di memoria non riguardano il mio caso, ho dei diari, registro gli eventi che accadono, così fisso i ricordi, ma la concentrazione è scarsa, e la costanza nei progetti quasi inesistente. Tanto entusiasmo e carica iniziale, e poi distrazioni ovunque, mancanza di tempo, bisogno di avere un umore abbastanza stabile per poter funzionare, sprazzi di creatività rapidi e intensi e poi lunghe pause di inerzia e passività. Spesso non riesco ad essere pienamente presente nella realtà del momento perché i miei riflettori mentali sono puntati altrove, e allora vengo percepito come indifferente, pensieroso, freddo, distaccato ma dentro di me sono nervoso, agitato, teso. Se poi sono coinvolto dai miei rimugini mentali è come se guardassi attraverso chi cerca di coinvolgermi, di attirare la mia attenzione. Faccio capire in silenzio che non è il momento adatto, che non riesco a distrarmi da me stesso.“

“Abbiamo un problema con la moderazione degli umori e delle emozioni: inizialmente ci sentiamo entusiasti, coinvolti, affascinati, idealizziamo la persona, ne neghiamo i difetti e le incoerenze, e se la persona commette uno sbaglio e si rivolta contro di noi, ci rendiamo conto della realtà delle cose, ci sentiamo offesi e lesi interiormente, e allora proviamo una rabbia violenta, abbiamo bisogno di sfogare fisicamente la nostra rabbia, non riusciamo più a vedere la persona in giro, non riusciamo a guardarla, proviamo disgusto e un forte e avvolgente rancore. Il pensiero base è “come ha potuto farmi questo?” ma poi quando riemerge la stabilità e la razionalità ci rendiamo conto di aver esagerato, di essere esplosi in modo sbagliato, ci pentiamo, cerchiamo a tutti i costi di manifestare calma, cerchiamo di spiegare, e non veniamo compresi perchè siamo diventati improvvisamente antagonistici, aggressivi e inquietanti. Vediamo le cose in bianco e nero, e le ambiguità e contraddizioni nell’ altro ci infastidiscono intensamente. Improvvisamente l’ altro diventa il nemico, il rivale, l’ avversario, e ci vengono pensieri cattivi che devono essere scaricati in modo creativo per non diventare una zavorra e un trigger. Continuiamo a dirci che lo odiamo, ma è come se ci fosse un’ ombra dietro a quelle parole e in realtà mentre stiamo dicendo che lo odiamo stiamo pensando che abbiamo ancora bisogno di lui, ma siccome sappiamo che sono diventate persone inaccessibili facciamo di tutto per raggiungere lo stadio dell’ indifferenza, che viene dopo il disgusto e l’ insofferenza, e lo facciamo per il nostro bene, cerchiamo di dimostrare che andiamo avanti a testa alta, anche se spesso cerchiamo di stimolare il senso di colpa nell’ altro, ci mostriamo e lasciamo che l’ altro cominci a pensare: “ecco, adesso è da solo per colpa mia, sono responsabile della sua situazione di solitudine”. E’ una cripto – sfida. Guardami adesso, ti rendi conto di cosa hai fatto? Ma nelle giornate normali vorremmo tanto riprendere il dialogo, scusarci per le manifestazioni eccessive e cercare di recuperare ciò che si è perso. Ma troppo spesso rimaniamo in silenzio perchè siamo consapevoli di essere inaccessibili all’ altro.”

“Non sono ufficialmente diagnosticato, ho dovuto capirlo da solo, quando ad un certo punto mi sono sfogato e mi è stato detto che poteva essere una questione di questo genere, ma non riuscivo a capire e accettare una altra difficoltà, un altro marchio di diversità e minoranza sociale. Ma poi ho fatto delle ricerche e appare ovvio che si tratta di questo. Ho un QI di poco sopra alla media e sono fin troppo consapevole di me stesso, e sono empatico, cerco di sforzare la mia mente, fino a coinvolgermi in trip e channeling mentali, giochi mentali dove mi immedesimo nell’ altro, cercando di rimuovere la mia mentalità e producendo una versione simulata e artificiale della mentalità altrui, per il mio profondo interesse negli altri, per invidia, e necessità di sentirsi altro da sé, con un sottofondo di frustrazione e insofferenza per come sono a livello emotivo, anche se per me è importante la mia conoscenza delle cose e la mia mentalità che approfondisce tutto ed è curiosa di conoscere tutto, e mi chiedo come facciano gli altri a non essere come me, a restare nelle loro nicchie, nelle loro piccole bolle di realtà, ignorando e sottovalutando tutte le variegate realtà del mondo. “

Ho voluto fare questa analisi per mostrare cosa si cela dietro alla mentalità borderline “generalizzata”, così che possiate riconoscere negli altri attorno a voi queste dinamiche e forse vi capiterà di realizzare la verità, e magari sarete in grado di comprendere, di realizzare che queste persone non sono cattive, ma che rischiano di autodistruggersi e autosabotarsi. Non sono una minaccia, sono capaci di grande affetto e fedeltà e sono consapevoli delle loro difficoltà comportamentali ed emotive. Sono persone preziose, che vanno trattate con cura, rispetto, tanta pazienza e tanta comprensione. Bisogna entrare nella loro testa per capire quanto sia difficile la loro quotidianità, e forse qualcuno di voi in futuro sarà in grado di dare un supporto e aiutare qualcuno a evitare di diventare talmente fragili da crollare. Sono consapevole che ci sono persone che non sarebbero in grado di comprendere tutto questo, che non sentono il bisogno di affrontare tutto questo da parte di un altro, ma ci sono anche persone che sono abbastanza stabili e razionali da riuscire a gestire amicizie e altri tipi di rapporti con queste persone. L’ unico modo per rassicurare queste persone è rapportarsi in modo onesto e consapevole, e far sempre presente che l’ interesse e la amicizia sono sinceri e che le cose andranno bene, e che non ci rivolteremo contro di loro, e che non li allontaneremo e respingeremo per motivi egoistici. Abbiamo tutti delle debolezze, tutta la vita è una serie di esperienze ignote, e loro sono i più consapevoli di tutto questo.        





Appunti tratti dal mio quaderno N°# – Franco Battiato

25 05 2021

Franco Battiato, morto il 18 maggio, lo stesso giorno in cui è morto Chris Cornell, il cantante-frontman dei Soundgarden, quattro anni prima.

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Cosa hanno in comune Battiato e Cornell? Quale articolo Christopher Knowles potrebbe scrivere in proposito sul suo blog  al riguardo? Diciamo subito che non accadrà mai: per quanto Knowles possa intendersene – ed è uno dei massimi esperti dei rapporti tra rock ed esoterismo – ha il difetto di essere anglofono statunitense e dunque, stando attento solo all’ombelico culturale in cui è nato è cresciuto, non conosce – se non magari superficialmente – la scena italiana, perciò Battiato (così come tutti gli altri) è fuori dai “radar” di Knowles.
Proprio a questo proposito, in una delle trasmissioni di questi ultimi giorni, un esperto si è spinto a dire che Battiato non è diventato mai davvero famoso a livello internazionale, prendendo come spunto il fatto che Peter Gabriel mostrasse di conoscerlo solo vagamente di nome, perché non apparteneva al mondo anglofono così come, mettiamo, quei David Bowie o Prince dei quali invece la morte repentina scosse tutto il globo. Il punto è, come giustamente ha fatto notare un altro ospite nella stessa trasmissione, se non fosse nato e cresciuto in Sicilia e in Italia, Battiato non sarebbe MAI diventato Battiato.

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Tornando al parallelo Battiato-Cornell, morti entrambi il 18 maggio, immedesimandomi per un attimo in una specie di Knowles da strapazzo, l’unica cosa che mi viene da pensare al riguardo in grado di associarli, è come entrambi, a venti anni di distanza – l’uno a inizio anni ’70, l’altro a inizio anni ’90 – abbiano per qualche tempo (poco a dir la verità) raffigurato iconograficamente (o forse meglio dire iconoclasticamente?) la figura di un Cristo anomalo, profano, pagano, del tutto al di fuori del Cristianesimo, pur avendo comunque una sua bizzarra spiritualità. Ecco, forse in queste due ultime parole ho magari trovato una possibile chiave in grado di fornire un po’ di senso a un accostamento tra i due musicisti.

Detto questo, posso partire con questi “Appunti tratti dal mio quaderno n°…#” (ho perso il conto, è da un po’ che non li aggiorno…)

<<Tutte le macchine al potere/gli uomini a pane e acqua>> (“Ermeneutica” da “Dieci stratagemmi”, 2004)
Franco Battiato in concerto nella Baghdad del 1992 reduce dai bombardamenti dell’anno precedente:
“L’ombra della luce” cantato in arabo (“non abbandonarmi mai/non m’abbandonare mai” ecc, in arabo); “Il re del mondo”; “Prospettiva Nevskji”; “Mesopotamia” [“lo sai che più si invecchia/più affiorano ricordi lontanissimi/come se fosse ieri”…] (ascoltato per la prima volta a inizio 2005); “E ti vengo a cercare”; “Come un cammello in una grondaia”; “Magic shop”; “Running against the grain” assieme al cantante dei Simple Minds; le musicassette EMI (“La voce del padrone”, così come il titolo dello stra-famoso e stra-venduto album del 1981) di “L’arca di Noè” e “Orizzonti perduti”, rispettivamente del 1982 e 1983, comprate dalle bancarelle rispettivamente nel 1998 e nel 2001: gli anni di “Gommalacca” (e i due singoli con relativi videoclip che mi attirarono su MTV Italia e Tmc2 videomusic, visti alla televisione del salotto della casa qui quando ci abitava ancora mia zia) e “Ferro battuto” con l’intermezzo del suo ritorno, nell’anno 2000, alla musica elettronica sperimentale di “Campi magnetici” di cui cinque anni dopo mi imbattei in una recensione che diceva come le musiche di quell’album fossero ancora più estreme di quelle degli album del Battiato anni Settanta pre-“L’era del cinghiale bianco” uscito in quel famoso 1979 che vide conclamata la rottura degli equilibri politici internazionali iniziati passato il 1962-1963…quando poi due anni dopo, ancora agli inizi, Battiato si chiamava Francesco e non Franco, così come venne ribattezzato da Giorgio Gaber (colui che nella seconda metà anni ’90 intitolava “e pensare che c’era il pensiero…” i suoi spettacoli di teatro-canzone) in una puntata di “Diamoci del tu”, da lui condotto, nel 1967 in cui il ventiduenne Battiato venne invitato in trasmissione a cantare “La torre”, come ospite assieme a lui era previsto l’altrettanto giovanissimo Francesco Guccini e dunque Gaber, per evitare confusioni e ripetizioni tra i due ospiti di quel pomeriggio, mantenne il nome di battesimo a Guccini e cambiò – per sempre – quello di Battiato.
Di quel quarantacinque giri su cui venne inciso “La torre”, nel 2005 ascoltai anche per la prima volta il bellissimo (almeno per me) lato B: “Le reazioni” (“tutte le mie reazioni/da quando ci sei tu/non le controllo più”), brani che poi Battiato avrebbe utilizzato rielaborandoli per certe canzoni di anni successivi destinate al repertorio alla sua collega e amica Alice, penso a brani come “Vento caldo” del 1969, che sarebbe stata la base di “Il vento caldo dell’estate” un bel po’ di tempo dopo. Oppure la riproposta di “La torre” nell’album del 1982, anche solo come titolo poiché testi e musica del tutto diversi.

In un banner apparsomi penso per via dei miei metadati di ricerca, il 1997 mostrato come “indimenticabile e irripetibile” poiché uscirono contemporaneamente quegli album di The Prodigy, Daft punk e Chemical brothers che avrebbero fatto epoca…però poi rileggo un numero di un magazine dell’epoca il quale già dipingeva a tinte fosche l’allora presente, con un pubblico che, non andando al cinema e non comprando non soltanto più fumetti ma anche CD e videocassette, con questa disaffezione si ci mostrava già in preda a quell’apatia frenetica che avrebbe poi caratterizzato i due decenni e mezzo seguenti.

Il videoclip assolutamente senza tempo – o fuori dal tempo non so, pur essendo però del tutto dentro il tempo del 2004 – della canzone di Battiato “Le aquile non volano a stormi” dal cartavetrato album “Dieci stratagemmi” (“In silenzio soffro i danni del tempo/le aquile non volano a stormi/soffro il rimpianto della via smarrita/nell’incerto cammino del ritorno”…;”Salta sul cavallo alato/prima che l’incostanza offuschi lo splendore”…)
In un giorno di fine ’90 o inizio ’00, durante un’intervista, Vasco Rossi disse di se stesso di vedersi ormai come un “sopravvissuto al suo tempo”; Francesco Battiato – ribattezzato Franco da Giorgio Gaber – sarebbe stato da sempre e per sempre anche lui un sopravvissuto a quel “suo tempo” che vi fu dal 1970 al 1980 circa: quegli anni Settanta in cui si assumevano sostanze psicotrope – di ogni tipo, non solo quelle che sarebbero diventate illegali – per ampliare ed elevare le proprie percezioni in attesa di un cambiamento cosmico che si pensava come imminente e si credeva avrebbe spazzato via tutte le vecchie istituzioni e strutture di potere, ma poi passò il 1975…





I principi della precognizione onirica (Eric Wargo)

29 03 2021

IL SOGNO DEI SOLDI INTRAPPOLATI NELLA BOTTIGLIA DEL LATTE

Nel giugno del 2019 un uomo sognò che i suoi genitori avevano vinto 230.000 euro alla lotteria, ma che non si potevano recuperare i soldi perché erano intrappolati in una bottiglia del latte. Convinse i suoi a comprare un biglietto della lotteria, ma non vinsero niente. Una settimana dopo sua madre gli disse che il cugino di suo padre aveva vinto alla lotteria, nello stesso giorno in cui lui ebbe il suo sogno, e la somma era precisamente quella anticipata. Il cugino di suo padre era un LATTAIO.

IL SOGNO DELL’ ASTRONOMO, AUTORE DI “ONEIRONAUTI”

Un astronomo scopritore di una stella scoprì, nel suo diario dei sogni, che esattamente nove anni prima, quasi nello stesso giorno, aveva scritto di aver sognato di vedere un anello attorno ad una altra stella che stava esaminando e aveva fatto un disegno che ricalcava le immagini dell’ Hubble che rivelavano un anello attorno a Formalhaut, qualcosa che avrebbe scoperto appunto NOVE ANNI DOPO.

RISONANZE CALENDRICHE NEI SOGNI

Questo libro indica che una delle regole dei sogni sembra essere quella di anticipare una esperienza nella stessa data o intorno alla stessa data del sogno.

Finora non sono state prodotte evidenze che i sogni premonitori non esistono. Non credere agli scettici che dicono che “la scienza ha confermato la non esistenza delle premonizioni nei sogni”.

Dire che la precognizione esiste va davvero contro la Scienza?

Quello che davvero va contro la Scienza è dire che qualcosa va contro di essa solo perché noi presumiamo che la Scienza funzioni in un certo modo. Non è realmente così che funziona.

Eventi anticipati nei nostri sogni sono spesso prodotti dalle nostre stesse azioni, spesso in reazione al sogno stesso, attraverso un processo simile a quello “della gallina e dell’ uovo”. Alcuni studiosi hanno quindi creduto che queste esperienze andavano oltre il fenomeno della “causalità fisica”. Carl Jung credeva che sogni confermati da eventi successivi fossero una prova del “principio di connessione acausale” che lui definiva con il termine “Sincronicità”. I simboli della precognizione nei sogni si chiamano “time gimmicks”.

I sogni su esperienze future sono spesso distorti. I sogni premonitori sono connessi alla memoria. Si possono identificare i sogni premonitori con il metodo della “libera associazione”. I sogni ogni tanto ammucchiano esperienze future assieme in un singolo fenomeno, una singola narrazione. I sogni premonitori NON indicano possibili futuri individuali o azioni probabili soggette a cambiamento, ma indicano esperienze che accadranno realmente. Dire che la precognizione è come un radar per registrare pericoli è una metafora sbagliata. La precognizione è una nuova gnosi, un percorso di comprensione che ci connette al nostro “Io Lungo – Longer Self”, che ha una estensione temporale.

Pensa ad un programma di video editing, immagina che la tua coscienza scorra lungo un nastro di frames da sinistra a destra. La tua intera vita comunica con te attraverso il “cursore – coscienza” che sperimenti in questo momento.

Se ora sei influenzato da una esperienza futura attraverso un sogno, per estensione, i pensieri e i sogni del presente e le esperienze attuali danno forma al tuo passato, lo influenzano. Fornendoti soggettive e oblique anticipazioni del tuo percorso nel futuro, i sogni espandono radicalmente la tua comprensione di chi sei e di come sei arrivato a questo punto della tua vita. E’ sia un lavoro di retrospettiva che di prospettiva, una sorta di archeologia o paleontologia della tua storia di vita.

La Scienza dice che la precognizione è impossibile, ma in realtà è reale, quotidiana e assolutamente comune. Dovrai renderti presto conto che molto di quel che ci viene detto riguardo alla psicologia mainstream, e molto di quello che presumiamo sia vero sul modo in cui funziona la mente e il cervello dovranno essere rivisti e revisionati nel prossimo futuro. E questo vale anche per il modo in cui attualmente intendiamo il tempo e la causalità.

Il modo per recuperare il significato dei sogni è quello di usare il metodo della “associazione libera”: riflettere onestamente su ogni elemento, personaggio e situazione insiti in esso, tutto ciò che ci viene in mente sul momento.

Nell’ articolo su “The Journal of Personality and Social Psychology” del 2011 intitolato “Percepire il futuro: evidenza sperimentale per influenze anomale retroattive sulla cognizione e affetto”, l’ autore di ciò era un noto psicologo della Cornell University dal nome di Daryl Bem. I partecipanti ad un test di indovinelli sulle parole notavano risultati migliori se studiavano la lista di parole da ricordare DOPO aver fatto il test.

Si è scoperto che le persone possono descrivere immagini che non hanno ancora visto e che non sono state nemmeno ancora selezionate dallo sperimentatore con un grado maggiore di accuratezza di quanto sia possibile prevedere in modo casuale. Si è scoperto che rispondiamo agli stimoli (prerisposte comportamentali) con dieci secondi di anticipo.

IL METODO DUNNE

Quel che è valoroso nel metodo scientifico di Dunne nello studio dei sogni era che è stato in grado di escludere ogni connessione fra la sua mente e un evento significativo distante nel tempo, forzandolo a concludere che quello che i suoi sogni gli portavano come informazione erano anticipazioni della sua esperienza soggettiva di leggere di quegli eventi nel futuro, o di guardare i notiziari su di essi. Non erano informazioni dirette sugli eventi ma erano drammatizzazioni immaginative della storia sul giornale che avrebbe successivamente letto.

PRINCIPIO 1 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione non è sugli eventi nel futuro, ma riguarda la nostra esperienza futura soggettiva, riguarda ciò che apprenderemo o leggeremo nel futuro.

Perché questa è una distinzione importante? Perché gli eventi reali potrebbero non corrispondere esattamente con la nostra soggettiva comprensione di essi. I sogni quindi riempiono i nostri dubbi ed errori sulla futura comprensione degli eventi con quello che presumeremo che sarà, non con i fatti concreti.

Elizabeth Krohn, colpita da un fulmine nel 1988, imparò a mandare a se stessa email dei suoi sogni per facilitarne la successiva autentificazione. Anche lei scoprì che i sogni anticipavano esperienze future soggettive, il modo in cui lei informava se stessa degli eventi, il modo in cui li apprendeva, ne leggeva, il modo in cui li trovava in rete. E’ possibile avere precognizione di scene dai romanzi, dalle serie TV, dai film.

PRINCIPIO 2 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni premonitori non sono percepiti necessariamente come speciali e non hanno particolari caratteristiche che li distinguono dai sogni comuni, quindi bisogna prendere in considerazione OGNI sogno.

Mantenere un quaderno notebook sul quale scrivere i sogni potrebbe causare una memorizzazione più efficiente di essi, perché impostiamo una intenzione. La trascrizione dei sogni è assolutamente cruciale alla comprensione di essi.

Ogni dettaglio dei sogni è come una parola o un termine in un “larger text”: se l’ hai notato vuol dire che è significativo, non importa quanto stupido o banale possa apparire a livello superficiale.

Le associazioni che attribuisci ai sogni sono esclusivamente personali e soggettive, poiché toccano temi imbarazzanti e memorie, pensieri e sentimenti difficilmente condivisibili con altri.

La probabilità di accorgersi di una connessione fra il sogno ed esperienze reali nel futuro si riduce, quanto più ci distanziamo temporalmente dal momento del sogno. E’ più difficile accorgersi di qualche esperienza anticipata nel futuro, se questa è molto lontana nel tempo e non si è trascritto adeguatamente il sogno.

Il libro suggerisce che è sufficiente esaminare le proprie trascrizioni dei sogni por pochi minuti ogni sera, tornando indietro almeno di tre giorni.

La facoltà precognitiva appare essere attratta da cose che hanno a che fare con la precognizione, il tempo e anomalie anacronistiche. Questi sogni sono caratterizzati da una simpatica geometria frattale (self – similarity a tutti i livelli). Questi sogni remixano e mescolano attributi di oggetti.

Bruce Siegel replicò l’ esperimento di Dunne in un periodo lungo sette anni, registrando 241 sogni, e scoprì che UN QUARTO di essi si collegavano ad una esperienza futura, distante pochi giorni, o addirittura a pochi minuti dal risveglio.

I sogni ci mostrano esperienze future – in modo obliquo – attraverso simboli, puns e altre connessioni associative.

Una delle più significative fallacie della Scienza è credere che un fenomeno difficile da studiare e verificare con il metodo scientifico non possa essere reale.

Gli umani, essendo creatori di significato e motivati dalla ricerca di significato, evaderanno sempre in qualche modo lo scrutinio scientifico, ed è per questo che abbiamo bisogno della filosofia, della storia, dell’ arte, della letteratura, della religione, in sostanza, abbiamo bisogno delle materie umanistiche. Ma nel nostro mondo attuale, plasmato dalla esaltazione della Scienza, la realtà che ci sono significati nel mondo e che devono essere studiati in modo rigoroso, spesso viene minimizzata e dimenticata.

Le persone ordinarie che hanno trascritto i loro sogni, anche a esclusione del simbolismo standard di Freud e Jung, notano che c’è una logica oscura in essi, ma soprattutto, una ingenuità che trascende la loro stessa mentalità. Se questa ingenuità viene analizzata in modo Freudiano, appare eccessiva, così lontana dall’ esperienza della nostra intelligenza mondana che le persone hanno difficoltà ad accettare che la loro mente sia in grado di produrre simili narrative così complesse e intricate.

Può sembrare poco intuitivo, ma la prima chiave per comprendere la precognizione è realizzare che si tratta di un aspetto della nostra memoria. La precognizione avviene nei confronti del nostro futuro individuale e non quello degli altri, e nemmeno verso eventi oggettivi. Sconvolgimenti emotivi futuri sono più facili e probabili da pre – memorizzare (pre – ricordare) proprio come quelle del passato. La precognizione è molto associativa, riguarda la realizzazione di connessioni (non – logiche), riguardo esperienze che accadono assieme, in un tempo futuro vicino, anche se non hanno nessuna correlazione con esperienze del passato, anche se simili.

La ricercatrice onirica Ann Faraday ha scritto nel suo libro del 1974 “The Dream Game”, che dopo essersi trasferita in un nuovo appartamento al settimo piano, sognò di cadere dal balcone. La sua prima regola è quella di guardare per una interpretazione letterale, e non simbolica, e quando si mise a esaminare il suo balcone, scoprì che necessitava di alcuni lavoretti di riparazione. Scrisse quindi che la informazione era stata registrata inconsciamente nella sua mente, ma che era troppo indaffarata per rendersi conto della situazione potenzialmente pericolosa. Scrisse anche che un vicino sognò che suo figlio stava cadendo da una alta scala, così lei gli consigliò di darci una occhiata, e così lui scoprì un gradino pericolante. La psiche funzionava quindi da cane da guardia per prevenire eventuali incidenti.

Una donna che viveva nello Stato di Washington riferì di essersi svegliata da un terribile sogno nel quale il suo figlio neonato veniva schiacciato da un lampadario posto sopra la sua culla. Nel sogno l’ ora segnava le 4:35 di notte. Suo marito la rassicurò, dicendole che era solo un sogno, e di tornare a dormire. Ma il suo istinto materno ebbe la meglio, e così lei portò suo figlio nel loro letto. Più tardi, la coppia venne svegliata da un suono. Una volta corsi nella stanza della culla videro che il lampadario era caduto PER DAVVERO, schiacciando la culla. Ovviamente l’ orologio segnava le 4:35 di notte.

Molti sogni anticipano con precisione, fin nei minimi dettagli, eventi di giorni, settimane, mesi, anni e persino decenni nel futuro, in modi che non possono essere spiegati altrimenti. Una migliore interpretazione, e spiegazione che copre l’ intero spettro dei sogni precognitivi è che i sogni mostrano i nostri pensieri consci in reazione ad eventi e scoperte nel futuro. Questi tipi di vividi e immaginari “e se” sono la reale spiegazione per le premonizioni di disastri che sembrano essere evitati per poco, nella vita reale.

Questo “radar dei pericoli potenziali” riesce persino a presentare i pensieri e le emozioni che tu percepiresti dopo il tuo successivo incontro ravvicinato con una minaccia.

I sogni “sanno già” quali persone potresti incontrare nel futuro, e persino in che modo.

PRINCIPIO 3 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci mostrano simbolicamente i nostri pensieri consci futuri in reazione a shock emotivi e realizzazioni successive

PRINCIPIO 4 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni costruiscono rappresentazioni del futuro usando mattoncini di esperienze passate

Questi mattoncini associativi possono essere sia esperienze recenti che risalenti all’ infanzia o giovinezza, e spesso si focalizzano su esperienze future che ci rimandano (che risuonano con ) a esperienze del passato.

Senza specificazioni verificabili, un sogno sul futuro può facilmente essere interpretato come una rappresentazione del passato.

Una metafora alternativa a quella dei mattoncini sarebbe quella di pensare ai sogni come effigi di pensieri futuri, agenti come sostituti di materiali già esistenti, ma spesso incredibilmente mescolati fra di loro. Una scoperta futura su una stella che l’ astronomo Paul Kalas non aveva ancora esaminato era stata quindi rappresentata come una stella verso la quale era intimamente familiare.

E il sogno dell’ autore Eric Wargo che anticipava il 9/11 era associato a pensieri già esistenti sul tema della vulnerabilità, che erano stati prodotti successivamente all’ attacco, e il sogno ha usato le sue personali associazioni mnemoniche usando il tema del suicidio e della crisi.

Figure e oggetti onirici possono scambiarsi gli attributi. L’ autore aveva sognato due edifici bassi, grigi dalla facciata simile a quella delle Torri Gemelle, rappresentati sotto forma di moschee, mescolando diverse tematiche.

PRINCIPIO 5 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Figure periferiche nella nostra vita possono apparire nei nostri sogni, persino le celebrità, come action figures o archetipi, rappresentando associazioni riguardanti questi individui, in una allegoria simbolica

 PRINCIPIO 6 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Una situazione o esperienza recente potrebbe triggerare (suscitare) un sogno riguardo una esperienza futura che risuona e somiglia a quella del passato (risonanza tematica)

I sogni premonitori non sono replay letterali di esperienze future. Invece, si collegano ad esse simbolicamente, in modo obliquo e associativo. Perciò, per creare un approccio efficace, e teoricamente efficace, dobbiamo combinare il metodo Dunne con le scoperte recenti relative alla funzione mnemonica dei sogni e anche con il metodo della libera associazione di Freud.

“Libera associazione” significa semplicemente dare permesso a te stesso di notare dettagli e riflettere su cosa ci viene in mente, a prima vista, su di essi. Una associazione spesso sembrerà casuale. Chiediti: cosa è stato rimpiazzato, distorto, sostituito, e che significato ha questa alterazione per te? Cosa manca nel “dream setting” che invece dovrebbe esserci nella realtà? Devi seguire le regole: considera valido solo le primissime cose che ti vengono in mente.

I nostri sogni realizzano drammi esagerati, esaltati ed elaborati per rappresentare anche situazioni poco significative. Questo è un fattore che ci impedisce di trovare corrispondenze con eventi reali. Immaginiamo che un sogno drammatico debba necessariamente rappresentare qualcosa di grande, mentre invece il riferente potrebbe essere qualcosa di più semplice, come trovare un oggetto importante che è caduto nell’ acqua del lavandino o di una bacinella.

PRINCIPIO 7 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il livello di drammatizzazione del sogno potrebbe essere di gran lunga fuori proporzione rispetto al significato e alla magnitudo della esperienza sul quale si focalizza

I sogni rappresentano esperienze e pensieri del futuro usando materiali già disponibili nella nostra memoria.

PRINCIPIO 8 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sono le associazioni ai nostri sogni e non il loro contenuto manifesto che spesso rivelano collegamenti alle esperienze successive

Quando ti sarai abituato a fare libera associazione con i sogni, avrai realizzazioni stupefacenti a ripetizione.

Bruce Siegel ha stimato che un quarto della sua lista di 241 sogni registrati hanno prodotto risultati positivi alla precognizione. Se può essere dimostrato che un quarto dei nostri sogni producono risultati positivi, è ragionevole considerare che molti altri in più potrebbero produrre tali risultati, se noi facessimo più attenzione.

PRINCIPIO 9 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Bisogna presumere che, anche se è impossibile dimostrarlo, OGNI nostro sogno può essere potenzialmente precognitivo

Tutti i sogni hanno luogo da qualche parte, in qualche luogo che viene da essi rappresentato e mostrato, familiare o ignoto. Il luogo mostrato nel sogno ha una notevole importanza nella interpretazione di esso, e potrebbe rivelare importanti dettagli sulla situazione futura.

L’ autore scrive che ha scoperto che molti suoi sogni si collegano a notizie o immagini trovate su Internet, e che il sogno inevitabilmente pone l’ autore al centro della scena, al suo interno, facendolo interagire con oggetti e figure. Anche se la situazione futura viene vissuta in modo passivo, senza esserne protagonisti, il sogno ci fa entrare in scena come tali.

Lo spazio simbolico (il luogo) che il sogno usa per rappresentare una esperienza non è mai casuale. Potrebbe essere associabile alla situazione futura, o essere narrativamente consistente con qualche simbolo chiave.

A volte accade che sogni che possono sembrare di scarsa importanza e magnitudo nel presente possono risultare successivamente molto più significativi per il futuro. Infatti, come certe rappresentazioni drammatiche possono essere usate per situazioni banali, rappresentazioni apparentemente banali possono essere usate per indicare situazioni di grande magnitudo.

L’ autore ha sognato di cadere in un luogo, dove poi è effettivamente avvenuto uno scivolone, in un luogo in cui precedentemente si era slogato un polso mesi addietro. Il suo sogno aveva mescolato associazioni in un tableau composito.

PRINCIPIO 10 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni spesso codificano esperienze in una singola finestra temporale, ma non necessariamente queste esperienze devono avvenire in sequenza, anche se vengono rappresentate come tali

I nostri sogni sembrano conoscere in anticipo l’ orario in cui avvengono situazioni future, e la data.

Secondo il fenomeno delle RISONANZE CALENDRICHE, un sogno potrebbe indicare una esperienza futura che avviene ad una distanza esatta (nella stessa data del sogno) settimane, mesi, anni in avanti. L’ autore indica che secondo la sua ricerca, alcuni sogni hanno invece la data sbagliata di un giorno o due, sia in anticipo che in ritardo rispetto alla data della situazione futura.

PRINCIPIO 11 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ogni tanto rappresentano e indicano situazioni future che avvengono nella stessa data del sogno, anche anni in avanti rispetto all’ anno attuale (giorno più, giorno meno)

Quello che definisce un pensiero come – inconscio – non è che viene prodotto da una parte nascosta della tua mente, ma che è un pensiero che viene influenzato da un altro pensiero, conscio, che tu non hai ancora sperimentato. Che si trova avanti nel tempo rispetto alla tua mente sul momento.

In fisica quantistica la RETROCAUSALITA’ indica che gli effetti possono verificarsi e mostrarsi in anticipo rispetto alle loro stesse cause. Questo fenomeno si nasconde nella randomness (casualità) della meccanica quantistica, un fenomeno che aveva catturato l’ attenzione di Jung. Significa quindi che Einstein aveva ragione: Dio non gioca a dadi.

Un sogno può precedere un incontro con una persona o animale, che assume maggior significato e valore a causa di una esperienza o informazione che produce la causa dell’ incontro con tale persona o animale.

Il cervello è un radar per le coincidenze, e un creatore di esse. Con il suo vorace appetito per le associazioni, ci orienta verso confluenze di eventi ed esperienze che vanno in rima o risuonano con altre precedenti, e che sono connesse attraverso metodi di associazione soggettivi e personalizzabili. (Ciò viene evidenziato nella mia teoria dei CICLI VITALI)

PRINCIPIO 12 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La sincronicità è ciò che ci orienta verso risultati positivi, coincidenze che appaiono spettacolari e miracolose, doni, e noi siamo inconsapevoli che le nostre azioni giocano un ruolo per trasportarci verso, e creare, questi avvenimenti sincronici

Tecnicamente abbiamo sempre un ruolo nella realizzazione del futuro anticipato in modo obliquo dai sogni. Non è un fenomeno accidentale, ma una regola.

PRINCIPIO 13 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

In un modo o nell’ altro, i sogni ci portano a realizzare il futuro che profetizzano

L’ interpretazione di un incontro come qualitativamente significativo per il soggetto viene inclusa nelle anticipazioni dei sogni.

PRINCIPIO 14 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Un sogno potrebbe pre – rappresentare i pensieri futuri del soggetto, che riguardano il modo in cui si considera il sogno stesso, il suo valore, attraverso un fenomeno frattale

Se noi riusciamo ad essere abbastanza coraggiosi e fiduciosi da condividere il nostro sogno con altri, queste persone che ascoltano potrebbero riuscire a completarne il significato, aggiungere rivelazioni significative, apportando informazioni aggiuntive e verifiche riguardanti ciò che stava accadendo nel sogno.

PRINCIPIO 15 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Un sogno precognitivo di per sé potrebbe essere poco importante, ma ciò che importa davvero è ciò che ti suggerisce di fare in futuro, quello che ti ispira a compiere, il comportamento che hai in reazione ad esso, e le connessioni con altri che ti spinge a mettere in atto

PRINCIPIO 16 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione spesso ci orienta verso categorie di esperienze che modificano le nostre credenze e prospettive precedenti

IL PRESENTIMENTO DI OSCAR

“Ero in macchina con il mio amico Tom, ed erano all’ incirca le 5:00 del pomeriggio, e stavamo guidando verso Prospect Avenue, in Kansas City. Stavamo ridendo per una battuta, ed eravamo felici. All’ improvviso, una percezione molto intensa mi ha spinto a dire che c’ era un problema serio, smettemmo di ridere, e anche se non sapevamo dire di cosa si trattava, cominciammo a guardarci intorno e controllare gli oggetti nella macchina. Ad un certo punto gli dissi di accendere la radio, e la prima cosa che sentimmo fu l’ annuncio di un incidente automobilistico nel quale in seguito scoprimmo che riguardava alcuni nostri compagni di scuola, uno dei quali era morto”

Una rapida ricerca online può portarci a visualizzare pagine e pagine di report di sogni di persone che riguardavano gli eventi dell’ 11 settembre 2001, e anche opere artistiche che sembravano anticipare la distruzione delle torri.

L’ autore poi spiega come eventi riguardanti esplosioni, per motivi che possono collegarsi a leggi della fisica, possono essere molto più facili da anticipare, per la rapidità con la quale avvengono. Per esempio, nel database raccolto dalla ricercatrice onirica pionieristica Louisa Rhine, metà di essi riguardavano la tematica del fuoco, incendi ed esplosioni.

Spesso i sogni ci rappresentano anticipazioni di pensieri futuri che sono esistenziali, che riguardano la nostra percezione di essere sopravvissuti alle tali.

 PRINCIPIO 17 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il pensiero “SONO SOPRAVVISSUTO” è un target molto comune del fenomeno precognitivo

In molti casi, la focalizzazione sulla sopravvivenza non può esserci di aiuto per prevenire ed evitare disastri e tragedie, specialmente se riguardano altre persone e non noi come individui. Gli annali della precognizione onirica sono pieni di storie di persone che, ad ogni modo, riescono a salvare la propria vita e quelle di altri, a causa di un sogno.

PRINCIPIO 18 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Esperienze che suscitano imbarazzo e umiliazione dentro di noi sono un target comune del fenomeno precognitivo

La frustrazione che proviamo quando capiamo che non c’è una infrastruttura precognitiva che ci aiuta ad evitare i disastri hanno ispirato i ricercatori a creare registri di sogni. Ma che cosa potrebbe fare una agenzia autoritaria per prevenire un incidente aereo o un attacco terroristico? Sostanzialmente nulla, nessuno crede nella precognizione, e ad ogni modo gli eventi rappresentati, secondo la fisica quantistica, SONO GIA’ AVVENUTI E SCRITTI, perché nella fisica quantistica, IL FUTURO ESISTE ED E’ FISSO.

E’ importante per le persone che sperimentano sogni su disastri che i loro sentimenti di colpa emergono dalla credenza naturale, ma errata che le premonizioni mostrano “futuri possibili” che sono soggetti al libero arbitrio e che sono influenzabili dalle nostre azioni, e quindi evitabili.

NON E’ COSI’ CHE FUNZIONA

A volte, i sogni rappresentano alcune di queste considerazioni, per esempio situazioni future in cui temiamo e immaginiamo che POTREBBE avvenire qualcosa in una determinata situazione e ce la rappresentano come se avvenisse per davvero. Il pensiero del futuro è incluso nella rappresentazione onirica del contesto. Se noi incontriamo una coppia che sta attraversando la strada e percepiamo un potenziale pericolo per loro, un sogno potrebbe mostrarci quella situazione, ma nel sogno tale pericolo potrebbe concretizzarsi, anche se successivamente, verificheremo che tale indicente non è mai avvenuto, anche se comunque una coppia molto simile a quella del sogno ci passa davanti. I sogni non sono riflessi diretti di eventi futuri, ma riflessi della nostra percezione di tali eventi, riflessi della nostra coscienza e dei nostri pensieri situati nel futuro rispetto a noi. 

Addirittura, i sogni ci indicano, inclusi nel contesto, la nostra percezione confusa riguardante il nostro fallimento nell’ agire. Se tu non avessi fallito ad agire e non ti fossi sentito in colpa, non avresti mai avuto un tale sogno in primo luogo.

Questi pensieri situati nel futuro rispetto a noi interferiscono con il nostro IO del presente e ci muovono in maniera tale che finiamo per produrre proprio quegli specifici pensieri nel momento giusto, creando time loops nella nostra vita. Se non fosse così diventerebbe una situazione paradossale.

Escludi a priori la considerazione che i sogni ci mostrano “futuri possibili” o “situazioni alternative” alla “e se fosse andata così”. NO. I sogni ci trasmettono informazioni SU QUELLO CHE SARA’, anche se questa informazione potrebbe essere trasmessa in modalità distorte, e in modi molto strani.

 PRINCIPIO 19 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci pre – presentano in modo obliquo e simbolico esperienze reali, concrete, nel futuro, piuttosto che letteralmente pre – presentarci possibilità future

I sogni sono come airbag, reti di protezione, che ci preparano all’ impatto con sconvolgimenti nel nostro futuro. Il sogno ci spoilera alcuni dettagli sull’ evento, così da tenerci pronti ad accogliere tale esperienza.

PRINCIPIO 20 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni non possono rappresentare direttamente la cessazione di esistere, ma si focalizzano sulla perdita da noi sperimentata nel futuro, come viene da noi sperimentata nella nostra mente, i sentimenti che proviamo quando avviene o sulla possibilità eventuale di perdere qualcuno

Le persone non dovrebbero sentirsi responsabili se sbagliano una interpretazione di un disastro futuro, o se falliscono nel prevenire eventi spiacevoli. Non c’è altro modo in cui sarebbero potute andare le cose. Non c’è una timeline dove il corso degli eventi si svolge in modo differente.

PRINCIPIO 21 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Non è colpa tua se hai una premonizione di qualche evento spiacevole che successivamente si verifica concretamente

Tutto quel che la esperienza del futuro ci suscita a livello emotivo, e di pensieri che produciamo in reazione ad essa, sono già inclusi nel “pacchetto” interpretativo del sogno che ci arriva. Persone particolarmente efficienti a livello intuitivo potrebbero essere maggiormente portate ad agire, in reazione ad impulsi improvvisi, e oggettivamente privi di senso, inizialmente, di modo da evitare situazioni spiacevoli per altri. Una telefonata fatta di istinto potrebbe allontanare un malvivente che sta meditando di compiere un crimine dalla persona che chiamiamo, per esempio. La azione di rispondere alla telefonata potrebbe farlo battere in ritirata. Come certe persone hanno un valido senso dell’orientamento, altre persone possono avere un valido senso dell’ intuizione, nei confronti di presentimenti riguardanti minacce per se stessi ed altri. L’ autore Eric Wargo definisce l’ inconscio come – coscienza distante nel tempo rispetto al presente – consciousness displaced in time Spesso quando due idee sembrano diametricamente opposte possono invece rivelare una pertinenza fra le due. I pensieri possono essere CAUSATIVI nel contesto dei time loops, e ciò potrebbe essere persino in grado di recuperare una certa percentuale di libertà effettiva nell’ illusione del libero arbitrio che abbiamo. Se noi possiamo essere influenzati da pensieri situati temporalmente nel futuro rispetto a noi, di conseguenza, pensieri attuali, sperimentati sul momento, qui, ora, possono influenzare le nostre azioni situate nel passato rispetto a noi.

LA STORIA DEI SOGNI RICORRENTI DI TOBI, AMICA DI GIOVINEZZA DELL’ AUTORE La narrazione del libro si focalizza su una storia riguardante un fenomeno di sogni ricorrenti accaduto a Tobi, una amica di giovinezza dell’ autore di questo libro. “Nell’ inverno del 1988 la vita di Tobi venne stravolta da un fenomeno di sogni ricorrenti che le suscitavano paura e depressione. Per lei, nel contesto di ingenuità nel quale si trovava, non era stato possibile comprendere le reali implicazioni dei suoi sogni. Non era in grado di comprendere che i sogni che le tormentavano le notti erano in realtà messaggi di stupore del suo IO situato nel futuro rispetto a lei. Le ripercussioni di questa incomprensione crearono una serie di notevoli differenze e stravolgimenti nel suo modo di vivere. A causa della depressione che le suscitavano, si allontanò dai suoi coetanei, e rinunciò a trasferirsi in un’ altra nazione. Questa decisione la portò successivamente a conoscere il suo futuro marito e a farsi una famiglia. Per raggiungere il successo nel futuro era necessario prima sperimentare alcuni dolori e traumi. I sogni funsero da trigger, come spinta per smuoverla e guidarla verso determinate decisioni. I sogni riguardavano un suo conoscente del passato con la quale non era più in contatto, e che oggettivamente non aveva ragioni per focalizzarsi su di lui in modo tale da sperimentare questi sogni. Ciò che sperimentiamo nei sogni è la – presenza – di qualcosa di altro da se, non riconosciuto, che potrebbe farci soffrire, ma potrebbe fare ciò per il nostro bene, anche se sul momento non ce ne rendiamo conto. Questa presenza sconosciuta, simbolicamente parlando, è il nostro IO del futuro. Questi interventi di influenza sul presente dal futuro non vengono mai riconosciuti come tali, e vengono interpretati erroneamente come qualcosa di pauroso, minaccioso, oppressivo. Tobi visualizzava il suo conoscente dei sogni ricorrenti come un gigante, ma non era realmente lui, bensì una manifestazione del futuro di Tobi, qualcosa di protettivo e gentile, che l’ avrebbe guidata verso un futuro di soddisfazioni per lei.“

Tobi all’ epoca aveva 19 anni. I sogni avevano una ricorrenza settimanale, e in essi, lei si comportava in modo violento verso questo conoscente, lo abbatteva con una arma, mentre lui veniva raffigurato come un gigante minaccioso, e ciò contrastava nettamente con il suo carattere contrario alla violenza. In quello stesso inverno del 1988 conobbe il suo futuro marito, a causa della situazione nella quale si trovava, il suo allontanamento dagli altri, provocato dalla depressione, e la sua rinuncia a trasferirsi. Nel 2011 era quindi madre di due bambini, e ad un tratto i sogni sul conoscente RICOMINCIARONO. Nel sogno del 2011, lui la incontrava per strada e la portava a casa sua, e sulla soglia, cercava di nascondere alla sua vista ciò che c’ era all’ interno. Ma lei vide comunque cosa c’ era, e vide una serie di “libri straordinari”. Sette anni dopo, nel 2018, ebbe invece un sogno su un amico di questo famigerato conoscente. Immediatamente lei fu consapevole che il sogno riguardava il suo vecchio conoscente, così decise di cercare finalmente informazioni online su di lui. Tobi scoprì che il suo conoscente era stato ucciso nel 2008, precisamente nel modo in cui lei si comportava violentemente nei suoi confronti nei sogni ricorrenti. Il sogno del 2011 era arrivato al terzo anniversario della sua morte. In seguito, continuando le ricerche online, decise di cercare info sui suoi coinquilini al college, uno dei quali era l’autore di questo libro.

Tobi scoprì che egli aveva un blog sulla precognizione “TheNightShirt” e che solo qualche giorno prima aveva pubblicato il suo libro “Time Loops”, a riguardo. Così decise di ordinarlo, e si rese conto che nel marzo 2017 aveva avuto un sogno sull’ autore, nel quale descriveva “la dimostrazione della presenza di una coscienza non ordinaria”. I due tornarono in contatto tramite una mail di lei, e collaborarono assieme alla comprensione dei sogni ricorrenti. Ci rendemmo conto che i sogni riconoscevano già allora il valore della scoperta nel futuro sul suo omicidio. E’ un clichè dire che “nulla avviene per caso”, ma nella realtà della fisica quantistica e della retrocausalità è effettivamente così. L’ autore successivamente scoprì un sogno che si focalizzava su Tobi, il 15 novembre del 1999, quando non erano più in contatto da almeno 10 anni. Sognò che era una profetessa, una sibilla, che allevava conigli in una fattoria. Mentre stava scrivendo una mail per informare la sua amica, gli arrivò un messaggio inbox dalla UPS, che lo informava dell’ arrivo di un pacco. Si trattava di un regalo di Natale da parte di Tobi, per la figlia dell’ autore: un libro “viaggio sul pianeta dei conigli” di Rosemary Wells, un libro già letto dai figli di Tobi.

PRINCIPIO 22 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Attributi del carattere quali – coscienziosità e una attitudine di interesse e gentilezza nei confronti di se e di altri – possono essere essenziali per suscitare la manifestazione della precognizione, almeno in modo consistente

Penso che siamo coinvolti nella creazione delle nostre vite già scritte che noi mettiamo in atto, come fossimo attori, che seguono un copione. Essenzialmente siamo come personaggi, non molto diversi da quelli dei romanzi.

Uno dei risultati più sublimi e sorprendenti della “paleontologia del se” attraverso i sogni è la scoperta di un fossile dal futuro, che rappresenta la nostra coscienza come è ora, in un sogno scritto anni addietro rispetto al nostro presente.

  PRINCIPIO 23 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sogni che risultano essere precognitivi spesso contengono una rappresentazione simbolica dell’ atto del tornare a esaminare tale sogno per verificarne il contenuto

PRINCIPIO 24 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il linguaggio associativo usato in un sogno, o il suo contenuto simbolico, è influenzato e forzato ad adattarsi in modi particolari ad esperienze successive e alla connessione con altri sogni nel corso della propria vita, in modo da formare un “filone narrativo”

Alcuni ricercatori possono scoprire che sogni avvenuti in sequenza lungo giorni e anni potrebbero tutti collegarsi e riferirsi ad un singolo evento nel futuro, o addirittura riferirsi – al prossimo episodio – e quindi al sogno successivo nella serie ricorrente. Brian Inglis nel suo libro “Coincidence” parla dell’ esperienza di Sebastian Earl, postata nel database del centro di ricerca parapsicologica di Edinburgo (Fondazione Koestler), un evento avvenuto quando aveva quindici anni:

“Un giorno, mentre ero vicino ad addormentarmi, mentre mi veniva sonno una frase mi piovve nella mente, e mi stupii a tal punto che il giorno dopo la raccontai al mio amico Adam a scuola, e lui si agitò molto, perché mi spiegò che aveva letto quella stessa esatta frase in un libro nella sera precedente, prima di dormire.”

Il fatto che la frase gli era piombata in testa mentre si stava addormentando era sintomatico di un fenomeno di orientamento verso un momento di significativa connessione con il suo amico. Il fatto di aver condiviso l’ avvenimento era già pre – impostato nel fenomeno stesso.

PRINCIPIO 25 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Fenomeni ipnagogici e ipnopompici frequentemente risultano essere precognitivi, spesso nel giro di un giorno o due dal verificarsi degli stessi

Libro scritto nel 1898 anticipa l’ evento del Titanic del 1912: la storia narra del tragico viaggio della nave da crociera “Titan”

Se sei un artista, o uno scrittore, vai ad esaminare i tuoi progetti del passato, soprattutto quelli poi abbandonati o abbozzati, o mai pubblicati. Potresti scoprire sorprendenti anticipazioni di eventi e situazioni che si sono verificate nella tua vita e in quelle di altri vicini a te. Potrebbe persino esserci una relazione inversa rispetto alla qualità e al valore di un lavoro creativo e il suo quoziente di anticipazione intuitiva di eventi concreti.

PRINCIPIO 1 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione non è sugli eventi nel futuro, ma riguarda la nostra esperienza futura soggettiva, riguarda ciò che apprenderemo o leggeremo nel futuro.

PRINCIPIO 2 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni premonitori non sono percepiti necessariamente come speciali e non hanno particolari caratteristiche che li distinguono dai sogni comuni, quindi bisogna prendere in considerazione OGNI sogno.

PRINCIPIO 3 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci mostrano simbolicamente i nostri pensieri consci futuri in reazione a shock emotivi e realizzazioni successive

PRINCIPIO 4 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni costruiscono rappresentazioni del futuro usando mattoncini di esperienze passate

PRINCIPIO 5 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Figure periferiche nella nostra vita possono apparire nei nostri sogni, persino le celebrità, come action figures o archetipi, rappresentando associazioni riguardanti questi individui, in una allegoria simbolica

PRINCIPIO 6 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Una situazione o esperienza recente potrebbe triggerare (suscitare) un sogno riguardo una esperienza futura che risuona e somiglia a quella del passato (risonanza tematica)

PRINCIPIO 7 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il livello di drammatizzazione del sogno potrebbe essere di gran lunga fuori proporzione rispetto al significato e alla magnitudo della esperienza sul quale si focalizza

PRINCIPIO 8 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sono le associazioni ai nostri sogni e non il loro contenuto manifesto che spesso rivelano collegamenti alle esperienze successive

PRINCIPIO 9 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Bisogna presumere che, anche se è impossibile dimostrarlo, OGNI nostro sogno può essere potenzialmente precognitivo

PRINCIPIO 10 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni spesso codificano esperienze in una singola finestra temporale, ma non necessariamente queste esperienze devono avvenire in sequenza, anche se vengono rappresentate come tali

PRINCIPIO 11 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ogni tanto rappresentano e indicano situazioni future che avvengono nella stessa data del sogno, anche anni in avanti rispetto all’ anno attuale (giorno più, giorno meno)

PRINCIPIO 12 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La sincronicità è ciò che ci orienta verso risultati positivi, coincidenze che appaiono spettacolari e miracolose, doni, e noi siamo inconsapevoli che le nostre azioni giocano un ruolo per trasportarci verso, e creare, questi avvenimenti sincronici

PRINCIPIO 13 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

In un modo o nell’ altro, i sogni ci portano a realizzare il futuro che profetizzano

PRINCIPIO 14 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Un sogno potrebbe pre – rappresentare i pensieri futuri del soggetto, che riguardano il modo in cui si considera il sogno stesso, il suo valore, attraverso un fenomeno frattale

PRINCIPIO 15 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Un sogno precognitivo di per sé potrebbe essere poco importante, ma ciò che importa davvero è ciò che ti suggerisce di fare in futuro, quello che ti ispira a compiere, il comportamento che hai in reazione ad esso, e le connessioni con altri che ti spinge a mettere in atto

PRINCIPIO 16 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione spesso ci orienta verso categorie di esperienze che modificano le nostre credenze e prospettive precedenti

PRINCIPIO 17 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il pensiero “SONO SOPRAVVISSUTO” è un target molto comune del fenomeno precognitivo

PRINCIPIO 18 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Esperienze che suscitano imbarazzo e umiliazione dentro di noi sono un target comune del fenomeno precognitivo

PRINCIPIO 19 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci pre – presentano in modo obliquo e simbolico esperienze reali, concrete, nel futuro, piuttosto che letteralmente pre – presentarci possibilità future

PRINCIPIO 20 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI I sogni non possono rappresentare direttamente la cessazione di esistere, ma si focalizzano sulla perdita da noi sperimentata nel futuro, come viene da noi sperimentata nella nostra mente, i sentimenti che proviamo quando avviene o sulla possibilità eventuale di perdere qualcuno

PRINCIPIO 21 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Non è colpa tua se hai una premonizione di qualche evento spiacevole che successivamente si verifica concretamente

PRINCIPIO 22 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Attributi del carattere quali – coscienziosità e una attitudine di interesse e gentilezza nei confronti di se e di altri – possono essere essenziali per suscitare la manifestazione della precognizione, almeno in modo consistente

PRINCIPIO 23 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sogni che risultano essere precognitivi spesso contengono una rappresentazione simbolica dell’ atto del tornare a esaminare tale sogno per verificarne il contenuto

PRINCIPIO 24 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Il linguaggio associativo usato in un sogno, o il suo contenuto simbolico, è influenzato e forzato ad adattarsi in modi particolari ad esperienze successive e alla connessione con altri sogni nel corso della propria vita, in modo da formare un “filone narrativo”

PRINCIPIO 25 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Fenomeni ipnagogici e ipnopompici frequentemente risultano essere precognitivi, spesso nel giro di un giorno o due dal verificarsi degli stessi





Una Rivoluzione Copernicana nella percezione della “esistenza personale”

6 03 2021
Risultato immagine per mental universe
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https://applebutterdreams.wordpress.com/2016/08/22/the-odds-of-you-existing/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/09/27/l-universo-locale-la-realta-preconfigurata-per-l-individuo-osservatore-un-nuovo-modello-di-reincarnazione-localizzata-e-il-solipsismo-di-dio/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/09/25/l-universo-mentale-e-la-teoria-filosofica-dell-individualismo-sequenziale-aperto-il-modello-di-una-fisica-spirituale-e-di-una-religione-naturalistica-il-reportage-ufficiale/

Questo post di Civiltà Scomparse è composto da due lunghe citazioni: una da un articolo appena uscito su https://not.neroeditions.com/ di Giuseppe Genna e Pino Tripodi, intitolato “Cosmotica” e l’altra da un libro disponibile interamente on line su pdf, “The odds of existing or why death is not the end” di Joe Kern.

La tradizione filosofica, il pensiero religioso e gli studi scientifici degli ultimi secoli ci lasciano in un universo per quanto aperto, immenso, illimitato, proliferante, in-finito, pur sempre insufficiente e angusto. Il motivo di queste insufficienza e angustia va attentamente indagato. La filosofia ha compiuto un immenso sforzo per fornire risposte diverse ardite, contraddittorie, complicate, alla domanda di senso – dove siamo – propedeutica all’altra – chi siamo –, ineludibili per poter vivere. Se non ci domandiamo dove siamo e chi siamo la nostra vita scorre trascinata da un flusso d’insensatezza cosmica, risulta essere impasto scoppiato, sfarinata forma già prima di diventare polvere. Per dare senso alla sua vita, la filosofia ha proiettato l’umano nelle sfere cosmiche a metabolizzare il caos e a trasformarlo in ordine, in logos. Tanto più l’universo risultava ordinato quanto più il logos lo era. L’ordine del logos fondava e reggeva l’ordine del mondo.

In questo secolo – nonostante la scienza non sia più quella scienza dell’osservazione che emancipava completamente l’oggetto dal soggetto, la realtà esteriore da quella interiore, la cosalità dall’umanità – i dispositivi di osservazione si sono raffinati così tanto da rendere il fenomeno umano potenzialmente un puro riflesso dei medesimi dispositivi. Ridotti a pura osservazione, a puro riflesso di qualcosa che ci è per sempre alieno, abbiamo perso la nostra purezza, la purezza dovuta all’essere cosa senziente, oggetto e soggetto, materia e spirito dell’universo. […]

Il salto quantico per poter produrre un sapere simile ci è stato elargito nell’ultimo stadio dalla scienza: la relatività e, a seguire, la meccanica quantistica hanno elaborato idee di mondo che contrastano apertamente con le idee pregresse della scienza. La relatività ha distrutto una volta per tutte le pretese di indipendenza dello spazio e del tempo. La meccanica quantistica ha demolito ogni pretesa di indipendenza tra oggetto e soggetto. Per effetto della doppia rivoluzione copernicana, nessuno può più pensare che spazio e tempo, oggetto e soggetto non siano intimamente, eternamente interdipendenti. La relatività e la meccanica quantistica, inoltre, hanno contribuito a compiere – si spera una volta per tutte – una terza rivoluzione copernicana: quella di distruggere l’idea dell’esistenza del vuoto e con essa di scoprire un’altra delle maraviglie dell’universo: l’intenso, intimo, eterno, indiscernibile legame tra macrocosmo e microcosmo, tra il nulla e il tutto, tra atomo e stelle. La pasta di cui è fatta ogni cosa affratella la materia al vivente, la materia che vive e la vita dei corpi.

Dopo le tre rivoluzioni copernicane del secolo scorso, ne rimane una ancora parzialmente incompiuta, pur se implicitamente inscritta nei paradigmi della relatività e della meccanica quantistica.

La quarta rivoluzione copernicana permette di concepire una diversa gerarchia dello spazio e dell’universo. Ciò è possibile solo a partire da una mossa prospettica principiale che riorienti il modo umano di concepire il proprio rapporto con lo spazio, con il suo spazio, con lo spazio terrestre e con lo spazio cosmico.

Nessuno mai avrà la mappatura completa dell’universo. Ne siamo certi. Siamo condannati per l’eternità al mistero. Questa condanna produce dolore e invece dovremmo viverla con entusiasmo.

La coscienza del carattere in parte misterioso della vita e dell’universo non è affatto una perdita, è una conquista. Una delle più importanti conquiste del pensiero umano. Avere coscienza del mistero. Del mistero, di quel mistero misto a maraviglia che ha coinvolto il pensiero filosofico e religioso e che adesso appartiene finalmente anche alla scienza.

Anziché chiedersi in che punto dell’universo siamo collocati? Anziché domandarci noi in che posizione gerarchica ci troviamo rispetto all’universo?, la domanda diventa l’universo in che spazio è collocato dentro di noi?

Qual è lo spazio che l’universo ha per noi, gli umani. Si trova al centro di noi, si trova alla nostra periferia, è un punto a caso nell’universo umano che si espande e si contrae come una fisarmonica?

Il cambio di sguardo prospettico richiesto è totale. Ma è una sfida possibile e sublime. Chiediamo ai nostri occhi di vedere dove è l’universo per noi umani, in noi umani. 

In un universo che non ha centro, riconoscere la centralità dell’universo per noi significa dedurre che ogni cosa, ogni vivente, dunque anche noi, si trova al centro dell’universo. L’universo non ha centro probabilmente per donarci questa sublime possibilità. Sapere che possiamo sentirci logicamente e realmente al centro dell’universo.

Se l’universo è al centro di noi, anche noi ci troviamo al centro dell’universo. Se sentiamo pulsare l’universo in noi come se fosse il nostro centro, allora pure noi ci possiamo sentire al centro dell’universo. 

Se l’universo è il nostro cuore, noi siamo il cuore dell’universo. L’universo è in noi. Noi siamo universo.

A unifying theory could still be lying just out of sight, and the structure we imagine modeling the human brain could also model the molecular level of the entire universe.“Would this theory mean we’re living in a simulation?” Futurism’s Victor Tangermann asked Vanchurin. “No, we live in a neural network,” he replied. “But we might never know the difference.”

La struttura che modella il cervello umano potrebbe modellare anche l’ intero universo a livello molecolare. Viviamo in un network neurale. Non sapremo mai la differenza fra una simulazione e la realtà.

Probabilità della tua esistenza personale 

Tuo padre aveva 1 possibilità su 20.000 di incontrare fra le sue conoscenze femminili tua madre. In tutto questo bisogna considerare anche le possibilità che i tuoi genitori arrivassero a parlarsi, a uscire assieme, di mettersi assieme e diventare una coppia e di generare un figlio. La combinazione di queste possibilità è 1 su 40 milioni.

Tua madre in tutta la sua vita riproduttiva produce 100.000 ovuli. Tuo padre produceva – 4 trilioni di spermatozoi – negli anni in cui potevi nascere.

Uno specifico ovulo e uno specifico spermatozoo dovevano incontrarsi per generare te e non tuo fratello o tua sorella. C’era 1 possibilità su 400 quadrillioni. 400 seguito da 15 zeri.

Ma per fare in modo che tu esistessi, ogni tuo antenato possibile immaginabile ha dovuto sopravvivere fino all’età adatta a generare figli. Rappresenti una sequenza di vite collegate fra di loro che va avanti da 4 miliardi di anni.

Sono servite 150.000 generazioni per arrivare a te. 

La probabilità che ogni tuo antenato a partire dal più lontano, la origine di tutto, un organismo unicellulare, rimanessero in vita abbastanza da generare tutti i tuoi antenati in sequenza – e poi infine anche te – è di 10 seguito da 45.000 zeri.

Questo è un numero enormemente più grande di quello di tutte le particelle nell’universo.

L’ incontro fra uno specifico spermatozoo e uno specifico ovulo doveva avvenire nel modo corretto per – ognuno – dei tuoi antenati lungo una timeline di 4 miliardi di anni di modo da arrivare infine a generare te. Per questo le possibilità sono di 1 su 10 alla potenza di 2,640,000. Questa congiunzione di spermatozoo e ovulo è accaduta 150.000 volte in precedenza prima di arrivare ai due che hanno generato te.

Mettendo tutto assieme viene fuori che la probabilità che tu esista è di 1 su 10 alla potenza di 2,685,000.

Il numero di atomi in un corpo umano è di 10 alla potenza di 27.

Il numero di atomi che compongono la Terra è di 10 alla potenza di 50.

Il numero di atomi presenti nell’universo conosciuto è di 10 alla potenza di 80.

Quindi le probabilità che tu esisti in pratica sono ZERO.

Eppure esisti.

“Che cosa significa veramente esistere? Che cosa intendi quando parli della tua esistenza personale? Come la interpreti? Esistere significa percepire un io, avere esperienza soggettiva di uno specifico punto focale nell’universo: il tuo corpo. Procedere attraverso una specifica timeline temporale: il tempo della tua vita. Ma anche se credi che tutti attorno a te percepiscono una esistenza separata e indipendente dalla tua, in realtà c’è una sola coscienza, una sola entità che fa esperienza in successione di tutti questi punti focali, questi soggetti, questi “io”, una sola identità: la tua. Ogni persona o creatura che è esistita, esiste ora ed esistera’, tu ne percepirai la specifica esistenza, in successione, percepirai di essere ogni volta un “io” diverso, senza sapere che è solo una variante, una riconfigurazione, della stessa identita’ “

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“Questo ragionamento logico porta ad una straordinaria conclusione: alla morte non si cessa di esistere. Si diventa una altra persona o creatura. Il fatto è che hai sempre creduto che la tua esistenza personale fosse qualcosa che non poteva essere, incoerente nei dettagli, inconsistente, paradossale. La vecchia credenza deve essere rifiutata. “

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“Non dovresti credere che un qualche fattore fisico abbia portato all’emergere della tua personale esistenza: una specifica coppia di genitori, una specifica coppia di gameti, una particolare combinazione nel Dna? No. La tua specifica percezione di esistere sarebbe emersa in qualunque corpo. Ogni qual volta qualcuno o qualcosa nasce e percepisce una esistenza in soggettiva, o percepira‘ un proprio io, sarai tu a percepire il suo io o la sua esperienza in soggettivo.”

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“La credenza che la tua esistenza dipende dalla congiunzione fra i due gameti dei tuoi genitori non puo’ essere corretta. C’e’ davvero una connessione fra il tuo Dna e la tua specifica esistenza? (No) Altre persone con la tua stessa sequenza di dna potevano venire alla luce e – non essere te – allo stesso modo in cui chi ha un gemello identico a se’ sa che l’altro non è la stessa persona, ha solo lo stesso aspetto; infatti una specifica sequenza di DNA non è connessa alla percezione del tuo specifico io, e ciò è dimostrato dalla possibilità che esistano due gemelli identici senza percepire lo stesso io contemporaneamente”

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“Quando scopriamo a che cosa realmente ci riferiamo quando diciamo “io esisto” scopriamo che questa “entità“ (la esistenza) non può comportarsi nel modo in cui crediamo: emergere in un corpo particolare e dissolversi alla morte di quel corpo. La logica delle cose inevitabilmente ci porta alla conclusione che la “reincarnazione naturalistica” è la corretta visione della “esistenza personale”.

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La nebbia che accompagna le anime verso la pace

26 02 2021

Il MONDO SIMBOLICO talora affiora negli articoli di cronaca: gli archetipi delle leggende per qualche momento sembrano quasi prendere possesso della realtà raccontata dai mass media, soprattutto quando essa risulta più sorprendente e anomala del consueto.

Così come in questo caso, leggete…

Una scogliera frana sotto il cimitero di Camogli trascinandosi dietro tombe e bare in mare, che verranno ritrovate anche molto lontano, a distanza di decine di chilometri lungo la riviera ligure di ponente, un po’ come si dice accadde con delle auto genovesi nella Grande Alluvione del 1970 le quali, secondo certe testimonianze, le correnti le avrebbero portate fino in Costa Azzurra…
La differenza di temperatura tra l’acqua fredda invernale del mare e certe correnti di aria dalle temperature più primaverili sulla sua superficie, possono dare origine al fenomeno meteorologico – piuttosto raro – del cosiddetto “caligo”, quando una specie di nebbia ricopre il mare estendendosi anche alle zone costiere, così come è successo a Genova e altre località liguri, negli ultimi giorni.

Articolo comparso su La leggenda del caligo: la nebbia che accompagna le anime verso la pace (genovatoday.it) il 26 febbraio.

Caligo

La leggenda del caligo: la nebbia che accompagna le anime verso la pace

Abbiamo parlato molto in questi giorni del caligo, le nuvole basse che arrivano dal mare e invadono la costa creando un effetto di nebbia questa volta decisamente intenso. La spiegazione scientifica è presto data: questo fenomeno è il contrasto tra lo scorrimento dell’aria calda – in risalita dal nord Africa – e la superficie del mare ancora fredda.

Ma c’è anche un’altra spiegazione, una leggenda popolare che viene tramandata da generazioni e che vuole che il caligo non siano nient’altro che gli spiriti che risalgono dal mare per venire a prendere le anime incastrate tra la terra e la vita ultraterrena. 

Le nuvole avvolgono la costa, prendono le anime che non trovano pace, e e le accompagnano finalmente verso la luce, ritirandosi e tornando da dove sono venute, ovvero dal mare, che culla gli spiriti sulle sue onde e li tranquillizza.

La leggenda è ancora più tristemente suggestiva se pensiamo ai recenti fatti di cronaca, con la commemorazione delle vittime del covid in Liguria, o con il crollo del cimitero di Camogli e la dispersione di parte delle salme in mare. Parti di bare sono state avvistate anche a Quinto, e a Vesima è stato trovato un cadavere in avanzato stato di decomposizione: non si esclude che possa essere una salma proveniente proprio da Camogli.



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Ce ne sarebbe ancora da dire e da mostrare ma per ora mi fermo qui.