L’umile clessidra diventa un laboratorio per fisici esotici

17 06 2018

Oggi civiltascomparse vi presenta un breve interessantissimo estratto da un vecchio articolo del blog di David Wilcock risalente a più di undici anni fa.

L’UMILE CLESSIDRA DIVIENE UN LABORATORIO PER FISICI ESOTICI

Sebbene ciò possa suonare bizzarro, alcuni scienziati hanno per davvero compiuto delle simulazioni al computer su come si muovono le particelle di sabbia dentro una clessidra.

Essi hanno calcolato la posizione di ogni particella, dove è più facile che si muoverà in seguito, e quanto veloce questa particella si muoverà per raggiungere un determinato punto.

Mano a mano che il sistema diventa sempre più instabile, all’improvviso tutte le particelle si fondono misteriosamente in un Tutto.

Essi non sono più granelli di sabbia separati — Essi ora sono Uno.

Dopo che questa (ahem) CONVERGENZA avviene, non è possibile in alcun modo per il computer predire la posizione, la direzione o la velocità di movimento di ogni singola particella.

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Tutto ciò che gli scienziati sanno è che avviene come una piccola valanga, e le particelle della clessidra si RI-ARRANGIANO spontaneamente, in un livello di ordine più elevato.

L’ INTERO SISTEMA si trasforma in qualcosa di più sofisticato, di più avanzato.

Il sistema si comporta come un organismo vivente [https://civiltascomparse.wordpress.com/2012/12/30/igor-sibaldi-al-rotary-club-parla-della-civilta-come-essere-vivente/], e impara dal suo proprio passato.

Pensate al 2012 [https://civiltascomparse.wordpress.com/2008/12/15/il-punto-del-caos/] [ma ora sappiamo bene che non era stato l’anno giusto :-)]… e voi potreste non essere così creduloni così come i vostri amici, familiari, vicini, colleghi e animali domestici crederebbero.

Voi potreste solo stare vedendo l’approssimarsi di un definitivo Strano Attrattore  [https://civiltascomparse.wordpress.com/2016/05/01/teoria-del-caos-e-complessi-psicologici-di-iona-miller-1991/]  — un termine proprio della teoria del caos  [https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/03/21/la-speranza-nellattesa-del-caos/] — Strano Attrattore sta per giungere nel [nostro] spaziotempo.

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E ricordate… OGNI MEMBRO di questo sistema potrebbe diventare SINGOLARMENTE PIVOTALE nel modo in cui riforma [l’intero sistema]

{Ciò significa TU.}

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Teoria del caos e complessi psicologici, di Iona Miller, 1991

1 05 2016

 

C’è una similarità tra gli “strani attrattori” della teoria del caos e la nozione junghiana dei complessi psicologici, qualcosa che può essere più di una metafora. Un complesso è un gruppo di rappresentazioni inconsce che suscitano sensazioni ricche di significato. E’ una sorta di collettore del simbolismo tutto collegato a uno stesso archetipo, variazioni su un tema avvolti nelle infrastrutture della nostra mente subconscia. Gli attrattori esibiscono la loro capacità interattiva nella psiche, dimostrando il loro attrattivo o seduttivo potere come fenomeni, idee, teorie, umori e comportamenti. La metafora scientifica fornita dalla teoria del caos ci permette di descrivere la psiche in termini congruenti con la realtà fisica come attualmente intesa nei SCD (sistemi complessi dinamici).

 

Che le persone dovrebbero soccombere a quelle immagini eterne è del tutto normale, in effetti è ciò per cui sono fatte quelle immagini. Esse sono fatte per attrarre, per convincere, per affascinare e sopraffare. Sono create dalla massa primordiale di rivelazione.

C.G. Jung.

 

Se la carica di uno – o più – dei “punti nodali” diventa così potente che “magneticamente” (agendo come il nucleo di una cellula), attrae tutto a se stessa e così confronta l’ego con un’entità aliena, divenuta autonoma – allora abbiamo un complesso —

Jolande Jacobi

 

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Secondo il mito greco classico, solo il Caos esisteva all’inizio. L’ “Impero del Caso” alla fine ha prodotto Gea, il profondo respiro della Terra, detto anche Materia. Per necessità d’esistere, anche la forza di attrazione è dovuta comparire  (Eros). Urano, il cielo stellato, l’impulso evolutivo, è figlio primogenito di Gea.

In altre parole, la prima discesa della materia sulla soglia dell’esistenza concreta, proveniva da una matrix caotica. Il Caos, le fauci spalancate dello spazio aperto, è un principio cosmico puro. Questa trinità cosmica di caos, materia e attrazione è al centro della teoria del caos, il campo dei sistemi dinamici complessi (SDC).

Proprio come l’antico pantheon ha contribuito a orientare i Greci come un punto di vista fondamentale, i SDC forniscono gli strumenti per la costruzione di mappe cognitive le quali funzionano in un modo pratico per avvantaggiarci nella nostra evoluzione. I SDC ci forniscono fenomeni, modelli e metafore come il caos deterministico, gli “strani attrattori”, la turbolenza, l’estensione pieghevole dello spaziotempo, e i fenomeni non lineari.

Diversi psicologi junghiani, in particolare Ernest Rossi, hanno osservato che la nuova scienza della teoria del caos, con i suoi strani attrattori, è indicativa di alcune delle più basilari affermazioni di Jung sulla psiche. In realtà, essi hanno notato come il concetto di “strani attrattori” è l’ archetipo nella sua essenza.

Nelle scienze in generale, questo concetto di attrattori caotici ha preso la caratteristica di un archetipo attivato nell’inconscio collettivo. Ancora una volta, l’attrattore mostra la sua capacità auto-iterativa dimostrando il suo attrattivo o seduttivo potere come un fenomeno, un’idea o una teoria. I sistemi caotici mostrano certe caratteristiche come i cicli complessi di feedback, l’ auto-organizzazione, un comportamento olistico, l’ imprevedibilità intrinseca. Molti di questi descrittori qualitativi si applicano direttamente alle concezioni di Jung sulla psiche.

E’ facile cominciare tratteggiando analogie col suo concetto del sé, i complessi, gli archetipi e gli effetti apparentemente caotici che infondono sull’ego e i suoi concetti di controllo e ordine. Jung giunge alle sue teorie della psiche attraverso osservazioni empiriche di prima mano sui suoi pazienti. Egli condivide un interesse nelle sue speranze, sogni, problemi, sistemi di credenze e miti che danno i loro significati di vita.

Jung ha fiducia nella sua percezione dei fenomeni psicologici quando delinea le caratteristiche dei sistemi complessi dinamici da noi chiamati psiche. La complessità della psiche riflette non solo gli argomenti della salute mentale e del benessere. Ancora più fondamentalmente riguarda direttamente gli argomenti della sopravvivenza e dell’evoluzione. Un sistema complesso è più creativo e flessibile nel risolvere tutti i problemi che la vita ha da offrire.

Heinz Pagel, nel libro I sogni della ragione, suggerisce che la scienza ha snobbato le relazioni di base tra il caos, l’ordine e l’evoluzione: i sistemi complessi mostrano un ordine più spontaneo di quanto supporremmo e che la teoria evoluzionistica ha ignorato. Ma questa consapevolezza inizia solo a dare forma al nostro problema…Adesso il compito diventa molto più ostico, perché dobbiamo non solo dare un’immagine alle proprietà di auto-ordinamento dei sistemi complessi, ma anche provare a capire quanto tali interazioni di auto-ordinamento guida, consente, costringe e interagisce con la selezione naturale. Vale la pena notare come questo problema non sia stato mai affrontato.

Lo psicologo Abraham Maslov descrive il processo di sviluppo degli esseri umani come una serie di risalite periodiche che iniziano con  problemi di sopravvivenza di base e culminano con l’auto-realizzazione. La capacità di eseguire il proprio libero arbitrio aumenta in modo esponenziale. Questo perché l’energia e la libido, precedentemente avvolte in schemi bloccati, diventano disponibili all’ego per utilizzarli come meglio crede.

Malgrado il fatto che Jung avesse un profondo desiderio nel vedere una specie di “teoria del campo unificato” tra la fisica e la psicologia, continuò a supportare le sue proprie osservazioni, piuttosto che restringerle alle limitate metafore scientifiche del suo tempo. Le scienze fisiche non si erano ancora nemmeno avvicinate ai concetti junghiani. La sua visione della psicologia profonda basata su ARCHETIPI (leggi “ATTRATTORI”) sfugge al letto di Procuste delle vedute limitate della fisica.

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Finalmente, le nuove scienze  forniscono qualche giustificazione alla sua idea che la psiche non è differente dalla materia. Nel loro articolo “Pensiero junghiano e sistemi dinamici” (PSYCHOLOGICAL PERSPECTIVES, Spring 1989, Vol. 20, #1), May e Groder riassumono la caratteristica principale delle idee di Jung che si collegano alla teoria del Caos: la descrizione junghiana dei fenomeni psicologici è molto simile alle descrizioni dei sistemi provenienti dalla nuova scienza del caos…Jung descrive regolari e ricorrenti forme qualitative (archetipi) contenute nelle interazioni umane; egli sottolinea la natura polare interazionale dei fenomeni umani (anima/animus – ombra/luce); e nota il potenziale per schemi di eventi correlati in un modo oltre l’immediata relazione causa-effetto. Uno dei più grandi contributi di Jung fu il suo insistere sulla validità di tali fenomeni davanti alle restrittive metafore scientifiche del suo tempo. Caos e sistemi dinamici adesso forniscono termini di scienza “dura” che si adattano e supportano le osservazioni di Jung.

La metafora scientifica fornita dalla teoria del caos ci permette di descrivere la psiche in termini congruenti con la realtà fisica come attualmente intesa. Essa fornisce una metafora comprensiva per unificare la realtà fisica, emozionale, mentale e spirituale. Ciò ricorda molto da vicino le parole di Ermete Trismegisto, “Così in alto così in basso”; essa fornisce un ponte per dispiegare il “Paradiso in Terra”, un mezzo per manifestare e radicare energia spirituale, che non mira solo a creare ma anche a guarire.

Un fondamento empirico è essenziale per ogni filosofia di vita ben radicata nella realtà e per una realistica visione di sé. Ci aiuta a evolvere fuori dalla divisone corpo-mente/natura-spirito instillata durante l’era della scienza meccanicista. Le grandi menti, come quella di Jung, si sono mosse in questa direzione, aspettando che la scienza li raggiungesse prima o poi.

La coscienza può essere un campo onnipervasivo, ma la consapevolezza può essere immaginata più come una torcia che può selettivamente mettere a fuoco aree differenti. Si può ampliare il raggio ed espandere l’auto-consapevolezza e includere sempre più coscienza attraverso esperienze di psicoterapia, meditazione e la comprensione mentale della natura fisica della realtà.

La meccanica newtoniana è ottima per descrivere il movimento dei pianeti e dei sistemi stellari. La meccanica dei quanti, con la sua incertezza intrinseca, la non località e la sua “confusionarietà”, descrive i misteri del regno subatomico. Gli esseri umani sicuramente partecipano in entrambe le scale, ma piuttosto che solo macro e micro sistemi, abbiamo bisogno di uno che si adatti alla scala umana. Tale modello ha bisogno di essere compatibile con le capacità umane e le esperienze.

In questa gamma mediana (mesocosmo) sembra che il caos regni supremo. Vediamo il caos nelle varie forme del movimento turbolento e nella naturale crescita in natura. Lo vediamo nel volo degli uccelli, nei semi del girasole, nelle rapide del fiume, nei modelli climatici, e in molto altro. E lo vediamo nei nostri destini. Possiamo anche trovare qualche significativo principio ordinativo in quel caos che chiamiamo divino.

Questo modello di caos, intuitivo e propositivo, è forse un aspetto sottostante al concetto di karma. Può non apparire a un individuo perché certi tipi di esperienza vengono, ma sembra esserci un sottostante ordine e proposito, anche se può rimanere inconscio. Le scelte implicite nel libero arbitrio insite nei sistemi caotici sembrano avere qualche responsabilità sull’ego in evoluzione. Un atto di libera volontà rappresenta la comprensione razionale a partire da esperienze passate, interessi personali e potenziali ricompense.

La teoria del caos ci dà un linguaggio matematico visuale per la creazione di strani grafici attrattori in sistemi dinamici, che possono essere applicati nella psiche individuale o nelle relazioni interattive. Tale tecnologia è già stata applicata al comportamento umano. Ordine e caos nel campo emozionale sono stati studiati da matematici e studiosi della psiche. I loro studi [vedi “Psychology today”, maggio 1989, pag 21] han prodotto modelli del comportamento caotico e instabile di una persona in comparazione col suo comportamento stabile. Il comportamento stabile può essere immaginato come il cielo, quello instabile come montagne, con piccole tasche o “grotte” di serenità dentro di esse.

Secondo Jerome Sashin dell’ “Harvard medical school”, “Se impedissimo allo stato mentale di una persona di cadere in una di queste caverne, il suo comportamento si stabilizzerebbe”. Forse la cura dei sogni, attraverso il caos, è la strada più breve qui. Spesso si va direttamente dentro le “grotte” simboliche.

Anche la malattia mentale può riguardare i fenomeni di attrattori strani nel cervello o nel campo emotivo. Alcuni ricercatori ritengono, per esempio, che un certo numero di disturbi mentali, come la malattia maniaco-depressiva e la schizofrenia, si verificano quando i sistemi regolatori biologici cessano di funzionare al loro normale punto fisso, e cambiano improvvisamente in un altro punto stabile, ma anormale. Nella teoria del caos, quando un attrattore scompare a causa di improvviso cambiamento catastrofico, il sistema diventa senza struttura e sperimenta un periodo di “caos transitorio” prima che venga trovato un altro attrattore. Infatti si possono  sperimentare delle crisi d’identità durante i maggiori passaggi della vita.

Forse non è un caso che la teoria dei complessi di Jung condivide una relazione semantica ed essenziale con la dinamica dei sistemi complessi. Sia i complessi che gli archetipi funzionano come strani attrattori, disegnando numerose associazioni attorno a sé. Questi punti di connessione psichica sono strumenti nella fondazione di sistemi di credenze, risposte emotive e comportamento. Ogni archetipo ha i suoi parametri, ma all’interno del  mito vi sono una miriade di possibilità confuse che vengono riprodotti attraverso la personalità apparentemente a caso, almeno per un osservatore casuale. Eppure ognuna ha il suo scopo e il suo caratteristico aspetto.

L’attivazione di un MITEMA in una vita viene decodificato notando i suoi effetti corrispondenti, nei sogni e nello stato di veglia. Il mito personale, o mitema, di un individuo, potrebbe essere concepito come un attrattore caotico attivato. In un altra fase della vita, l’attenzione potrebbe cambiare per gli altri. Qualche volta queste transizioni avvengono in modo abbastanza liscio, altre volte in maniera competitiva, altre volte catastrofica, gettando via la vecchia struttura in una maniera incontrollabile.

L’ego può soffrire grandemente da questo essere come strappato da profonde forze interiori, specialmente se non ci sono abbastanza informazioni e quindi non si può ottenere significato dall’esperienza. Per qualcuno, l’interruzione può portare a una rottura psicotica, mentre ad altri apre le porte a una nuova libertà e a un senso espanso del sé e della creatività. Ci sono molte domande che sorgono dentro il modello di sviluppo umano basato sulla teoria del caos.

Possiamo congetturare sul perché si formano certi attrattori o complessi. Veramente, non sappiamo perché alcuni emergano e altri rimangono sullo sfondo. Ma sappiamo che quando due o più sono in competizione per differenti comportamenti e attitudini, la risultante scissione psichica può essere dolorosa, facendo partire un profondo conflitto che può non essere semplice da risolvere. La libera scelta può essere un fattore, ma le nostre scelte sono limitate dalle nostre attitudini concernenti ciò che crediamo sia possibile per noi. L’unica soluzione è quella di immergersi a livelli più profondi, alla ricerca di trasformazioni rivoluzionarie, un salto quantico in consapevolezza.

Il primo passo è capire come questi attrattori che ci riguardano abbiano a che fare coi nostri complessi personali, le nostre esperienze distorte del nostro grezzo potere archetipico.

Ci sono certi ovvi paralleli tra gli strani attrattori e i fenomeni psicologici dei complessi. Il complesso è un sensitivo-sensoriale gruppo di rappresentazioni nell’inconscio. E’ una sorta di collettore di simbolismi tutti connessi allo stesso archetipo, variazioni sul tema, avvolte nell’infrastruttura della nostra mente subconscia. I complessi possono essere “cablati” nel nostro sistema psichico. Noi non siamo mai potuti esistere senza di loro e i loro vari gradi d’influenza. I complessi consistono non solo nei significati ma anche nei valori, e ciò dipende dall’intensità del tono sensoriale, secondo Jung. Tutti loro possono mostrare sintomi psichici e somatici, e combinazioni dei due.

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Un complesso inconscio agisce come un secondo ego in conflitto con l’ego cosciente, un alter ego. Questo conflitto piazza l’individuo in mezzo a due verità, due correnti contrastanti della volontà, minacciando di strappare loro in due. Un complesso può inghiottire o sopraffare l’ego attraverso una parziale o totale identificazione tra gli ego e il complesso. Un complesso può manifestarsi sottoforma di spiriti, suoni, animali, figure ecc. Un profondo conflitto inconscio può apparire come la visione di un UFO o anche un rapimento o qualche altro fenomeno psichico. Si tratta di una specie di chiamata iniziatica al Mistero. L’ego può prendere diverse attitudini verso il complesso:

  1. Totale inconsapevolezza della sua esistenza
  2. Identificazione
  3. Proiezione
  4. Confronto

Ma solo il confronto, o l’empatica identificazione conscia, può aiutare l’ego a venire alle prese con il complesso e portare alla sua risoluzione. Andare avanti e indietro tra l’ego e il complesso genera polarizzazione. Per Jung, i complessi erano i “nodali o focali punti della vita psichica, che non dovrebbero essere assenti, perché se lo fossero l’attività psichica verrebbe a un punto morto”. Essi costituiscono questi “punti nevralgici” nella struttura psichica, ai quali si aggrapperanno elementi indigesti, inaccettabili, elementi di conflitto.

Portare i nostri complessi è di solito un peso doloroso e imbarazzante. Ma il fatto che essi siano dolorosi non prova che siano anche disturbi patologici. Noi patologizziamo sempre ma fino a che punto e come agiamo su questo? Tutti gli esseri umani hanno complessi. Essi costituiscono la struttura della parte inconscia della psiche e sono la sua normale manifestazione. Dal punto di vista del comportamento, i tratti della personalità sono strani attrattori.

Jung afferma che “i complessi rappresentano ovviamente un tipo di inferiorità nel senso più ampio — una dichiarazione che devo subito qualificare dicendo che avere complessi non significa necessariamente indicare inferiorità. Significa solo che qualcosa di incompatibile, non assimilato e conflittuale esiste — forse come un ostacolo, ma anche come uno stimolo per maggiori sforzi e così, forse, come un’apertura a nuove possibilità di realizzazione”.

Jung ha anche ritenuto che certi complessi sono tratti interamente da una situazione reale, sopratutto quelli che appaiono nella crisi spirituale di mezz’età. Di qualcuno di questi complessi non se n’è mai avuto consapevolezza precedentemente. Essi crescono dall’inconscio e invadono la mente conscia con i loro bizzarri e inaccettabili impulsi. Interferiscono coi complessi dell’ego e la funzionalità. Jung credeva anche che certi complessi sorgono in seguito a stressanti e dolorose esperienze di vita. Quando sperimentiamo un trauma questo può diventare un complesso.

Questi complessi inconsci sono di natura personale. Sono una fonte di stress subliminale post-traumatico. Ma ci sono anche altre, autonome sub-personalità, che provengono da una fonte che non ha nulla a che fare con la nostra vita quotidiana. Essi hanno a che fare con i profondi irrazionali contenuti della psiche –di cui in precedenza non si ha mai avuto consapevolezza. Jung li nominava “ombra”, “anima/animus” e il sé.

A differenza dei contenuti dell’inconscio personale, che sembra “appartenere solo a noi”, i contenuti dell'”inconscio collettivo” ci sembrano alieni (Non-io), come se ci invadessero dal di fuori. La reintegrazione del complesso personale ha l’effetto di rilasciare e spesso di guarire, mentalmente e fisicamente.

Ma l’invasione del complesso dalla psiche collettiva profonda è un disturbante, anche minaccioso, fenomeno. Il parallelo con le credenze primitive nelle anime e negli spiriti è ovvio. Ciò è da dove vengono queste energie e queste immagini. Le anime corrispondono ai complessi autonomi dell’inconscio personale. Gli spiriti a quelli dell’inconscio collettivo. In psicoterapia, solo un certo numero di complessi, che variano a seconda degli individui, possono essere resi consci. Nessuno potrà mai afferrare l’intero contenuto della psiche o del sé. Tentare una cosa simile sarebbe più che qualcosa di “supereroico”, un errore dell’ego. E’ qualcosa di troppo grande da prendere in considerazione.

I restanti complessi continuano a esistere come “punti nodali” o “elementi nucleari” che appartengono alla matrix eterna di ogni psiche umana. Essi rimangono potenziali e non si sviluppano nel mondo oggettivo. Sebbene l’energia psichica operi continuamente, funziona come funzionano i quanti che, nella nostra comparazione sono i complessi: numerevoli piccoli incroci di una rete invisibile.

Secondo Jung e Jacobi, proprio qui, in questi incroci, distinti dallo “spazio vuoto”, è concentrata la carica energetica della psiche collettiva, la quale in un certo senso agisce COME IL CENTRO DI UN CAMPO MAGNETICO. Se la carica di uno, o più, di questi “punti nodali” diventa così potente da ATTRARRE “MAGNETICAMENTE” (agendo come il nucleo di una cellula) OGNI COSA A SE’,  a questo modo l’ego è come a confronto con un’entità aliena, una “scheggia di psiche” diventata autonoma–e quindi abbiamo un complesso.

Se tale entità si esprime attraverso imago trans-personali mitiche o universali, esse sono originate dall’inconscio collettivo. Se essa è contaminata da materiale individuale e personalistico, se appare come un conflitto personalizzato, ha origine dall’inconscio personale. In definitiva, i complessi hanno: 1) due tipi di radici – traumi infantili o eventi e conflitti reali; 2) due tipi di natura – patologica o sana; 3) due tipi di espressione – bipolare, positiva e negativa.

I complessi, come strani attrattori di una non definita energia psichica, sono in realtà proprio le generiche e dinamiche strutture della psiche. I complessi stessi sono essenziali, componenti sani della psiche, non sono “scherzi del destino”. Ciò che proviene dall’inconscio collettivo può essere intenso, ma non è mai “patologico.” Tutti i nostri malesseri provengono da disturbi dell’inconscio personale. Ed è proprio qui che i puri complessi vengono tinti dai nostri conflitti individuali.

Quando il complesso viene purificato dal bagaglio emotivo dell’espressione personalistica, il suo puro, vero, centro archetipico brilla e traspare. Il personale è sovrapposto al transpersonale, ma ciò può venire cambiato dalla psicoterapia, aumentando la consapevolezza cosciente, e quindi il cuore o nucleo archetipico si mostra attraverso. Quando il conflitto sembra irrisolvibile per la consapevolezza, quando i suoi desideri sono continuamente ostacolati, noi spesso scopriamo che è il contenuto della psiche collettiva a essere intrattabile. Se un complesso rimane solo un più o meno grande strano attrattore nelle psiche collettiva, se non viene gonfiato con troppo bagaglio personale, allora di solito è qualcosa di positivo. Funziona come una cellula che fornisce energia, da cui fiorisce tutta la vita psichica. Ma se è sovraccaricata, finisce per essere qualcosa di negativo, sottoforma di nevrosi e psicosi.

Erich Neumann commentò in Origini e storia della consapevolezza: “Noi possiamo vedere nei casi patologici, nelle idee fisse e compulsive, manie e anche stati di possessione – e anche in ogni processo creativo dove il lavoro assorbe e drena tutti i contenuti estranei, come un contenuto inconscio attira tutti gli altri a se stesso, consumandoli, subordinandoli e co-ordinandoli, formando con essi un sistema di relazioni da esso dominate. Quando la mente conscia non può far fronte a questi contenuti, il risultato è frammentazione, disorganizzazione, disintegrazione — caos.”

Il ruolo del complesso è determinato dalla sua interazione con la mente cosciente, quali stati essa crea, se non lo si capisce, la personalità viene destabilizzata. Ma comprendendolo, il complesso apre la possibilità di riposizionarsi a un altro livello. Ci vuole comprensione e dunque assimilazione e integrazione del complesso per placare la sua energia distruttiva. In caso contrario, la mente cosciente cade vittima di una regressione ed é inghiottita dalla psiche profonda. Torna al punto di partenza della ricerca dell’eroe: l’uccisione del drago. Il pericolo, l’ansietà e lo stress prodotti durante un confronto con i complessi della psiche transpersonale, che possono creare una personale catastrofe.

Il caos catastrofico, di solito porta a ciò che viene chiamata una biforcazione o scissione dell’energia in due direzioni diverse. L’esperienza può essere sconvolgente. Ma talvolta la regressione aiuta il processo di evoluzione e porta a una creativa trasformazione e rinnovamento del sé. Dunque, il beneficio potenziale fa che i rischi valgano la pena. Può portare alla creatività espressiva e anche artistica.

 

Riferimenti:

PSYCHOLOGICAL PERSPECTIVES, Vol. 20, Number 1, Spring-Summer 1989.
COMPLEX, ARCHETYPE, AND SYMBOL, Jolande Jacobi, Princeton University Press, 1959.
THE ORIGINS & HISTORY OF CONSCIOUSNESS, Erich Neumann, Princeton University Press, 1954.

http://holographicarchetypes.weebly.com/archetype-attractors.html

 

 





La speranza nell’attesa del CAOS

21 03 2015

Presentiamo un testo dello stesso autore che abbiamo già incontrato un mese fa:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/02/16/iperdisordine-caos-e-punto-di-rottura/

dove, utilizzando un modo di scrivere a tratti davvero complesso e avvolgente (quasi poetico), sbandiera una specie di ode in prosa a un rovesciamento del presente stato di cose – basato sul disordine organizzato – che può preannunciare una specie di rinascita in seguito allo scatenamento del CAOS.

Qui la versione originale:

http://www.dedefensa.org/article-chronique_du_19_courant_chaos_19_03_2015.html

Andrò a parlare della potenza delle parole nei confronti del significato che gli si fornisce e nei confronti del significato che hanno in loro stesse e di loro stesse, dell’attrazione che possono esercitare su di noi, talvolta in un cattivo senso che le rende ingannatrici perchè rischiano di traviare il nostro pensiero. Fino al punto in cui diventa imperativo stare attenti a ristabilirle nella loro vera influenza e nel loro giusto significato. Sta qui il significato generale del mio modo di vedere una di quelle parole che esercitano una potente fascinazione; una parola che è un esempio del caso generale qui illustrato e una necessità specifica della nostra situazione generale presente, tanto il suo impiego è oggi consueto.

Provo effettivamente questi sentimenti diversi con la parola “CAOS”, di cui si comprende agevolmente che è del tutto nello spirito del nostro tempo corrente. E’ innanzitutto per questa ragione, per la sua attualità – sebbene sia, almeno simbolicamente e secondo la tradizione, vecchia come il mondo – che questa parola è contemporaneamente ingannatrice e affascinante, cosa in verità essenziale per il giusto apprezzamento della nostra epoca di rottura, essa stessa oggetto di un dibattito semantico che cela ugualmente un giudizio di fondo sugli avvenimenti in corso e merita, per conseguenza, tutta la nostra attenzione ed esige di essere ristabilita in tutta la sua reale potenza e il suo magnifico significato. La parola “CAOS” è una di quelle parole che trasmutano un epoca, che trascendono gli avvenimenti e sconvolgono gli esseri fin nel profondo delle loro anime eroiche, che suscitano i pensieri più audaci e gli slanci più esaltanti.

E’ soltanto di recente che la questione a proposito del “CAOS” [ha avuto interesse per noi], nello stesso tempo in cui si afferma, naturalmente, per la nostra stessa epoca. Si ha avuto un eco di questo dibattito in un testo molto recente […] sull'”iperdisordine.” Il titolo completo suggerisce e innesca il dibattito (“iperdisordine, disordine & caos”) e il testo comincia con una messa a punto riguardante queste parole citate nel titolo; per spiegare il fatto che decidiamo ormai – e fino a una nuova situazione che la giustificherebbe – di non impiegare più la parola “CAOS” per designare la situazione presente; perchè sarebbe fare troppo onore alla situazione presente, che non merita questa parola…Ed ecco, nella logica dell’avvio del testo, ciò che è detto sulla parola “CAOS”, non lo impieghiamo per nulla a proposito della situazione presente.

CAOS, dal latino “chaos” e dal greco antico “khaos.” In teologia, il CAOS è “la confusione generale degli elementi prima della loro separazione e della loro disposizione per formare il mondo.” Nella mitologia greca, “khaos” precede tutto: “Nella mitologia greca, CAOS (in greco antico Khaos, letteralmente “faglia, spalancatura”, dal verbo kainô, “spalancare, essere spalancato”) è l’elemento promordiale della teogonia esodiaca. Esso designa una profondità spalancata…[…] Secondo la “Teogonia” di Esiodo, non soltanto precede l’origine del mondo, ma quella degli dei…Ci appoggiamo a questa potente referenza per considerare che “il CAOS”, nella nostra concezione, è assolutamente differente dal disordine. Il CAOS è uno stato superiore del disordine, un super-disordine se si vuole; mentre il disordine comprende “elementi, dati, informazioni, variabili, di cui la disposizione è improvvisamente scompigliata”, il CAOS comprende, in disordine, tutti gli elementi, tutti i dati, tutte le informazioni e tutte le variabili possibili…E’ un super-disordine, cioè, secondo il nostro proprio apprezzamento nella nostra epoca, un disordine che si stacca decisamente dall’epoca da cui è tratto perchè contiene tutti gli elementi (tutte le informazioni) per la creazione di una nuova epoca, di una nuova era, – ma no, ancora meglio, e decisamente detto meglio, – per un nuovo ciclo metastorico…(Allo stesso modo, è evidente che il CAOS è “creatore” per definizione, o “necessariamente creatore”, ma in un senso che è il nostro, senza alcun rapporto con la dialettica da bar, come a Davos, dell’ipercapitalismo e dei neocons.)

Così, facendone un esercizio di definizione più preciso […], mettendone in evidenza un senso formidabile per una parola di cui la potenza è innegabile, si ci esercita a fissare il suo pensiero in una via che gli sia fruttuosa. E’ un modo di agire d’artigiano della parola, un modo di agire che non cessa di commuovere lo stesso artigiano, di trascinarlo, di elevarlo fino ai confini dell’intuizione, di fargli scoprire ciò che chiamo la sua “anima eroica”, dove confluiscono forze d’ispirazione, d’intuizione e di convizione, riunite dal gusto della fusione nel simbolo più elevato…

In partenza, si tratta di comprendere perchè si può sentire, com’è nel mio caso, una reale fascinazione per la parola “CAOS”, che è largamente utilizzata in questi tempi incerti e folli, e in un modo, per come la vedo, talvolta troppo sconsiderato, se non degradante. Vale a dire che la fascinazione esercitata su di me da questa parola rende conto della sua natura estremamente preziosa, della necessità di vigilare al suo impiego in un modo che non la snaturi in niente. Intendo con questo esprimere l’idea, che mi viene sotto la penna al filo della riflessione, che questa fascinazione della parola “CAOS” viene, innanzitutto, dal fatto che esprime una speranza e una fede straordinarie mentre ci si trova immersi in una situazione generale che non genererebbe naturalmente – se nient’altro fosse trovato – che la disperazione più definitiva, il trascinarsi dell’anima nel nichilismo più dissolvente. La definizione più giusta e sublime della parola “CAOS”, come quella sopra proposta, rinforza il pensiero e afferma la volontà di non farne uso che per esprimere delle prospettive che siano a sua misura e dandogli tutta la sua verità, cioè con fiotti di speranze a venire ma che non siano solo vuote promesse, zampilli di un istante ma siano un istante fiammeggiante ed esaltante, al cuore della disperazione che regna, che il CAOS a venire avvolge e impasta dentro di esso per trasmutarla in un altro orizzonte.

“Secondo la Teogonia di Esiodo, il [Khaos] precede non soltanto l’origine del mondo, ma quella degli dei…”, è scritto. Questa parola “precedere” è evidentemente di una rara e sublime preziosità; essa suggerisce il debutto, l’inizio….Suggerisce che il CAOS, il quale sembrerebbe – nell’impiego abusivo che se ne fa oggi – essere il nostro presente catastrofico e l’avvenire di un tale presente catastrofico come eternalmente a sua immagine, dispenserebbe in realtà qualche illuminazione – per chi sa vederci dopo aver osato guardare – che sono decisive per descrivere la venuta alla luce di ciò che si rivelerà più tardi come il passato fondatore di un avvenire improvvisamente trasformato in una nuova alba trionfante che non possiamo ancora immaginare.

Non siamo ancora pervenuti al CAOS, la verità è a questo punto, come un fardello che bisogna ancora portare, come un calvario che resta ancora da percorrere, ma finalmente con un senso se noi accettiamo questa definizione. Ci dibattiamo in un disordine [organizzato] che ci sembra senza fine, senza il minimo significato, senza niente da offrirci che le sue proprie convulsioni esse stesse senza fine ne’ col minimo significato; “senza niente da offrirci” se non, talvolta, e anche sempre più spesso […], una fuga verso un iperdisordine (già menzionato più sopra), che sarebbe un tentativo – come l’indicherebbe una scintilla tra altre tra due pietre che si scontrano – di aprirsi verso il CAOS. Ecco dove conduce l’attenta osservazione, senza paura, ma anche l’osservazione ridotta a se stessa, senza supposizione, senza proiezione ne’ divinazione, senza previsione, senza ricostruzione proposta da una ragione che è per ora scartata, perchè troppo sospetta di sovversione di se stessa. Si deve semplicemente lasciarsi muovere dall’intuizione, e questa non può essere che “alta”, – l’intuizione alta, che brilla come una pepita d’oro puro lavata al setaccio dell’acqua chiara, come un diamante uscito dalla sua ganga per fiammeggiare dei suoi mille fuochi.

E’ estremamente difficile, se ne deve convenire, sviluppare dei tali apprezzamenti che sembrano così speculativi e così incerti, considerandoli come una parte non trascurabile  del considerare gli avvenimenti a venire. Eppure bisogna provare, ed è proprio ciò a cui la parola “CAOS” invita: essa vi offre – attraverso il suo significato profondo che rimanda tanto al mito che alla memoria – dalla potenza della sua natura cosmica, dalla sonorità grave e profonda del suo fraseggio, qualche cosa di considerabile e di formidabile che rotola su se stessa estendendo il suo impero, e pretende a lui solo essere lo sbocco irresistibile di un mondo che non somiglierà a ciò che è preceduto, come se niente fosse preceduto; vi offre, dico, la possibilità di tentare di proiettare la vostra propria convinzione armata dell’intuizione verso delle contrade sconosciute, dove non regnano da nessuna parte i diktat abusivi e le manchevolezze della natura umana quando essa è trascinata dall’hybris, in delle contrade sconosciute che sono così belle e così grandi che sono dispiegate davanti a voi al rischio dello stesso pensiero. A questo proposito, sembrerebbe assicurato – al di là delle constatazioni immediate di un tempo – da un’era che ci dispera e rianima tutte le nostre sofferenze possibili, che c’è qui un rischio dell’intelletto che invita di prendere e di correre fino in fondo a se stesso. Confrontati a un destino catastrofico, ci troviamo in una condizione dove più alcun rischio deve spaventare le nostre anime eroiche.

Non è illogico che una tale avventura intellettuale che gira attorno a una parola la quale affascina tanto e la si avverte gonfia del nostro destino, possa sembrare, di primo acchito, contemporaneamente vana e fatua. Non è illogico nemmeno che in una tale epoca percepita così eccezionale – tale da dire che non ce ne fu alcun’altra di uguale in tutta la storia umana – si considera di prendere  tali rischi intellettuali che fanno rischiare a un autore la sua firma, la sua penna e la sua anima eroica intorno a considerazioni che sembrano venute fuori da un universo incomprensibile, da una pseudo-divinazione incerta. Questa epoca è evidentemente – si direbbe necessariamente – quella del rischio supremo, dove lo spirito deve accettare, in certe circostanze, nel caso di ciò che esso giudica essere l’abbozzo di aperture sublimi, di ingaggiarsi in ciò che altri giudicherebbero con disprezzo e con – soprattutto, ma ben dissimulato – un certo spavento, come elucubrazioni pretenziose e inutili.

Eppure, dico questo senza perdere di vista ciò che considero come la mia missione che riguarda la realtà delle cose e le “verità di situazioni”, tutto ciò che è “operazionale” nell’ordine del quotidiano degli avvenimenti correnti. La mia missione, come me l’assegno senza la minima esitazione, è di tenere i legami più serrati possibile, tra la marcia del mondo, la marcia folle del mondo, e l’interpretazione che si deve incessantemente proporne, l’interpretazione della possibilità, se non di un modello di una disposizione superiore che dissipi e faccia giustizia quando risponde all’ordine, all’armonia e all’equilibrio di cui si deve avere l’intuizione, in questo insopportabile schiamazzo della follia degli uomini del nostro tempo. Questa delicata disposizione, dove cose e concezioni così differenti devono trovare le loro equivalenze, costituite a fianco dei giudizi sprezzanti che se ne può avere in nome della sola ragione, da un atto di puro eroismo. Bisogna averne, dell’eroismo, per rischiare la reputazione e l’equilibrio dello spirito, bisogna saper essere eroici in questo modo. Non comprendiamo nulla della tragedia del mondo se non affermiamo la nostra convinzione che sotto i nostri occhi si fa e si sviluppa la più terribile tragedia che si possa immaginare; così la nostra comprensione diventerebbe veramente a misura di questa “tragedia del mondo”. Così è ugualmente eroismo  perseguire l’esplorazione della parola “CAOS” nello stesso tempo che la guida della sua missione, e un eroismo ispirato, poichè in fin dei conti i due si ritrovano in comune.

Conseguentemente, propongo l’idea -,o l’interpretazione se si vuole – di cui la parola “CAOS” è portatrice, ma con delle risorse nascoste di tutte queste singolari situazioni, così differenti, così antagoniste, dalle nature così diverse, che non sono a prima vista che assemblate dal disordine che porta in sè la tentazione orribile della destrutturazione e della dissoluzione, fino alla caduta ultima nell’entropizzazione. Percepisco la parola “CAOS” come qualcosa che, in fondo al disordine che ha accettato di prendere in consegna, si rivela come la matrice di una concezione unificatrice, come una specie di animazione di ciò che potrebbe essere una rappresentazione ancora spezzettata, ma tendente alla ri-composizione dell’unità originale. Ho l’audacia eroica di vedere nella parola “CAOS” uno dei segni così rari vi fanno credere, uno di questi sbrindellamenti improvvisi che rinforzano la vostra fede.

Come si è detto, qualcosa di semplice ed eroico al tempo stesso.

Si noterà, e della benevolenza dei nostri lettori  non ne dubito, come abbia accuratamente evitato l’una o l’altra referenza che si sarebbe tentati se non giustificati di evocare, vale a dire anche di invocare con fracasso per chiudere il becco al proprio interlocutore. Niente “Dio”, niente “dei” là dentro, niente invocazioni profetiche, niente religioni imperative; questo, per chi vuole e deve tenersi ai termini correnti della nostra situazione generale, non è il nostro proposito, anche non scartando per nulla la possibilità potente e irresistibile. Nonostante l’ermetismo apparente dell’osservazione, io avanzo a passi lunghi e ben distesi, non dissimulo niente delle mie intenzioni e scarto l’ambiguità della profezia, invitando a indovinare la coerenza sotterranea del proposito; non m’interesso che a una cosa, che a una parola, di cui soppeso tutto il mistero straordinario dall’origine dell’aldilà dei tempi…Non ne ho detto abbastanza per proporre l’idea che arrivato a questo stadio di sperimentazione intellettuale, è difficile eludere l’idea quasi utilitaria, dopo tutto, che tutto questo deve avere un senso per giustificarsi irresistibilmente d’esistere. Se il disordine della follia che osserviamo non avesse senso, allora come potrebbe giustificarsi di esistere? Ma esiste e, di conseguenza, ha un senso nascosto e chi si rivelerà e che lo giustificherà di esistere; e questo senso è che il disordine in cui ci troviamo – perchè decisamente ci troviamo nell’era del disordine – non può essere, non può esistere, che nella misura in cui è il predecessore del CAOS. Non esiste che per la grazia di ciò che gli succede, e per la grazia che ciò che gli succede non è nulla di meno che il CAOS stesso, che è il ricominciamento del Tutto.

Dunque vado a issarmi di nuovo e riguadagnare il mio posto di vedetta, sulle muraglie deserte e silenziose, affacciato al mio Deserto dei Tartari, per occhieggiare l’arrivo della COSA, dell’avvenimento tanto atteso. Sono la sentinella al suo posto, sotto la volta ombrosa disseminata di luci interiori nelle notti che avviluppano le grandi distese desertiche, sotto questa volta celeste piena di stelle luminose e rutilanti, e sto di guardia.

“CAOS” è la parola d’ordine che la sentinella attende.

Philippe Grasset





Iperdisordine, punto di rottura e caos

16 02 2015

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Caos, dal latino Chaos e dal greco antico Khaos. In teologia, il caos è la «confusione generale degli elementi prima della loro separazione e della loro sistemazione per formare il mondo». Nella mitologia greca, Khaos precede tutto : «Nella mitologia greca, il Caos (in greco antico Khaos, letteralmente “Apertura, spalancatura”, dal verbo kainô, “spalancare, essere spalancato”) è l’elemento primordiale della teologia esodiaca. Esso designa una profondità spalancata…[…] Secondo la “Teogonia” di Esiodo, esso precede non solo l’origine del mondo, ma quella degli Dei…» Ci appoggiamo su questo possente riferimento per considerare che “il caos”, nelle nostre concezioni, è assolutamente differente dal disordine. Il caos è uno stato superiore del disordine, un sovra-disordine se vogliamo ; mentre il disordine comprende “degli elementi, dei dati, delle informazioni, delle variabili, di cui la disposizione è improvvisamente rovesciata”, il caos comprende, in disordine, tutti gli elementi, tutti i dati, tutte le informazioni e tutte le variabili possibili… Cioè, è un sovra-disordine, secondo il nostro giudizio in questa nostra epoca, un disordine che si stacca in modo decisivo dall’epoca da cui è tratto poichè contiene tutti gli elementi (tutte le informazioni) per la creazione di un’epoca nuova, di una nuova era, – ma no, ancora meglio, è decisamente meglio dire, – per un nuovo ciclo meta-storico… (Al tempo stesso, è evidente che il caos è “creatore” per definizione, o “necessariamente creatore”, ma in un senso che è il nostro, senza alcun rapporto con le dialettiche [di oggi.]

L’iperdisordine è uno sporgersi decisivo e di rottura nei confronti del disordine nella misura in cui apre il disordine a tutti gli elementi possibili, quindi apre la possibilità alla creazione di un ordine che sarà completamente differente dall’ordine [quello di prima] che precede il disordine, aprendo le porte al CAOS.

http://www.dedefensa.org/article-glossairedde_hyperd_sordre_d_sordre_et_chaos_16_02_2015.html

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