2017 – Il breakthrough che nessuno si aspetta – Trapianto di corpo

8 02 2017

Il 2017 ha in serbo una allucinante possibilità per il breakthrough del secolo: il trapianto di una testa umana su un corpo diverso dall’ originale.

Questo medico ITALIANO andando contro tutti i pronostici e tutte le previsioni potrebbe diventare il TRUMP DELLA MEDICINA! 

Secondo questo medico, oltre a dimostrare il successo ( non importa quanto breve – il primo paziente di trapianto di cuore ha vissuto 18 giorni ) – potrebbe dimostrare scientificamente se o meno la coscienza sopravviva alla morte fisica, nel caso il paziente, una volta risvegliatosi settimane dopo nel 2018, raccontasse che era cosciente nella fase dell’ operazione in cui sarà scientificamente morto. 

I primi test su umani ufficiale sarà a Ottobre 2017 in Cina, mentre il trapianto ufficiale che potrebbe diventare l’ operazione del secolo avverrà secondo Canavese a Dicembre 2017, probabilmente in Cina, siccome costerà meno che negli Stati Uniti. 

Se tutto andrà bene, Spiridonov potrà cominciare a camminare entro Marzo – Giugno 2018. 

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Quando qualche anno fa il chirurgo italiano Sergio Canavero annunciò l’intenzione di praticare il primo “trapianto di testa su un essere umano nella storia della medicina, in tanti pensarono ad una bufala per farsi pubblicità . Chi era scettico magari continuerà ad esserlo, ma Canavero è fermamente intenzionato ad eseguire l’intervento nel corso del 2017.

“È importante che la gente smetta di pensare che questo sia impossibile: è assolutamente possibile e stiamo lavorando in questa direzione”, aveva spiegato l’anno scorso il chirurgo, presentando i risultati della sperimentazione della procedura di trapianto di testa eseguita su topi e scimmie.

In effetti, come spiegato più volte, la definizione di “trapianto di testa” è decisamente fuorviante: dal momento che quello che rende una persona ciò che è si trova nel cranio, è il “proprietario” della testa ad essere il ricevente, e di conseguenza si dovrebbe parlare di “trapianto di corpo”. Ad ogni modo, “trapianto di testa” è l’espressione più usata in questi anni su tutti gli organi di informazione e anche dallo stesso Canavero, quindi anche noi continueremo a definire l’intervento in questo modo.

Definire “complessa” l’operazione in questione sarebbe un tentativo di minimizzare: qualsiasi trapianto è ovviamente un intervento di difficoltà estrema, ma il trapianto di testa sarebbe in cima ad un’ipotetica classifica. Il ricevente sarà Valery Spiridonov, un 31enne russo.

L’intervento richiederà 36 ore ed il lavoro di 150 persone. Come spiegato da Canavero, saranno coinvolti due interi team chirurgici: il primo si focalizzerà su Spiridonov e l’altro sul corpo del donatore, un paziente cerebralmente morto e selezionato sulla base di altezza, corporatura e profilo immunologico. Entrambe le persone saranno sotto anestesia, collegate a macchine che permetteranno di conservare l’attività cerebrale e cardiaca.

La testa di Spridonov sarà a quel punto congelata, rendendolo di fatto cerebralmente morto come il donatore (anche se, si spera, per un tempo limitato). Il sangue verrà drenato dal suo cervello mentre la circolazione sanguigna nel resto del corpo verrà fermata. Se pensate che tutto questo sia particolarmente complesso, sappiate che l’operazione vera e propria a quel punto non sarà neanche iniziata.

Un primo momento fondamentale sarà infatti quello del taglio di entrambi i midolli spinali, che sarà eseguito con una nanolama in diamante da 200.000 dollari messa a punto alla University of Texas. Questa fase sarà particolarmente impegnativa per le due squadre coinvolte: una volta che la testa di Spiridonov sarà stata asportata, ci sarà appena un’ora di tempo per riattaccarla sul nuovo corpo.

Quest’ultima parte non significa ovviamente soltanto mettere qualche punto intorno al collo, ma riconnettere vene ed arterie in modo che (auspicabilmente) il flusso sanguigno torni nella testa del paziente. Quando questa procedura è stata sperimentata su una scimmia, non sono stati registrati danni cerebrali. A quel punto, sarà seguita la procedura definita da Canavero per “fondere” insieme i due segmenti di midollo spinale, ricucendo anche muscoli e pelle.

Se tutto questo andrà come previsto (e si tratta di un “se” bello grosso), Spiridonov potrà ricominciare a camminare con le sue gambe tra i tre ed i sei mesi dopo l’intervento. “Se il cosiddetto trapianto di testa funzionerà, questo aprirebbe la strada ad una scienza interamente nuova sulla ricostruzione post-trauma del midollo spinale”, aveva spiegato qualche mese fa spiega Michael Sarr, il direttore responsabile di Surgery e chirurgo della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), a New Scientist.

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L’iper-normalizzazione e i memi: dai ranocchi di estrema destra alle pizze pedo-sataniste

28 11 2016

In questi ultimi giorni, mi sono reso ulteriormente conto di come la realtà di ciò che sta succedendo nel mondo si stia facendo sempre più ambigua, sfuggente e, in ultima analisi, incomprensibile. E tutto ciò a causa della sua estrema complessità, sempre più manifesta.

Forse inafferrabile a tal punto da aver difficoltà ad esprimerla adeguatamente.

Periodicamente, su questo blog, avviso di “articoli in preparazione” che però poi faticano a venire alla luce. Ho chiaro l’argomento ma non ho chiara l’esposizione.

Per esempio, l’anno scorso avevo annunciato un intervento incentrato sulle opere dell’artista spagnolo Luis Quiles confrontate con la miniserie britannica “Black mirror”, un confronto che, penso proprio, nessuno abbia mai intrapreso finora (perlomeno in rete, almeno stando ai risultati di Google)…

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Luis Quiles e “Black mirror” trattano del nostro presente multinazionale e super-interconnesso, dove foto, immagini e testi circolano continuamente sulle autostrade elettroniche attraverso i computer (smartphone e pad compresi) e dove il discrimine tra ciò che è vero e ciò che è falso non è più chiaro come prima.

A tal punto che, su un blog italiano abbastanza seguito, leggo ciò:

Una settimana fa, l’Oxford English Dictionary ha diffuso, come ogni anno, il premio alla “parola dell’anno”. Con questo termine si intende un neologismo che sintetizza, identifica e rappresenta l’umore più corrente e diffuso nella società occidentale. Nel 2016 ha vinto il termine “Post-Truth” (post-verità) definito così: “Relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali”.

E’ sempre più irritante – per me – prendere una posizione netta e chiarissima su qualsiasi argomento, di politica internazionale, soprattutto. E ho idea che questa mia sensazione (non particolarmente piacevole) sia condivisa da un mucchio di gente.

Sensazione non certo rassicurante ma che può avere un suo strano fascino, affine al fascino dell’ignoto, penso.

Personaggi politici visti positivamente o negativamente, cose e avvenimenti che esistono o non esistono, a seconda del tipo di newsletter a cui sei abbonato, a seconda del tuo filtro di Facebook e del tuo BIAS DI CONFERMA.

Giornali internazionali di prestigio che un giorno consigliano il SI a un referendum e il giorno dopo, gli stessi identici giornali, consigliano il NO.

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Intanto escono film come “HYPERNORMALISATION”, di Adam Curtis, dove viene esposto come vi sia una “guerra senza limiti” grazie alla quale l’attuale assetto di potere (che per il film è incentrato sulla triade Usa – Russia – Siria) mantiene lo status quo attraverso una realtà virtuale fatta di narrazioni confuse e contraddittorie fatte ad arte per non far capire alle masse cosa stia davvero succedendo. Ma ciò, sottolinea il film, non è una teoria del complotto bensì il regolare funzionamento del sistema iper-tecno-mediatico in cui siamo immersi, il cui inizio-inizio viene situato circa quarant’anni or sono e che, negli ultimi anni, non ha fatto che esarcerbarsi a causa dell’infittirsi delle reti di comunicazione.

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Loro lo sanno che sappiamo che loro mentono.

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Abbiamo finito per perderci in un mondo falso.

L’iper-complessità del mondo attuale (ovvero l’iper-complessità delle reti comunicative) viene iper-normalizzata attraverso narrazioni contraddittorie in cui gli stessi protagonisti dati in pasto all’attenzione delle masse vengono mostrati (apposta!) sia positivamente che negativamente. E sia il punto di vista negativo che quello positivo sono entrambi artefatti e menzogneri, non rappresentano ciò che davvero sta succedendo, ed è successo. Non mostrano davvero e con chiarezza le reali dinamiche sottostanti degli attori in gioco.

Questo discorso sarebbe stato presente, in nuce, anche nell’articolo su Luis Quiles e “Black mirror”, il quale attende tuttora di essere scritto (tra l’altro, l’autore Charlie Brooker è in combutta con Adam Curtis, l’autore di “Hypernormalisation”.)

Curtis, nel film, evidenzia le inusuali strategie di un personaggio: l’uomo d’affari Vladislav Surkov, vicino all’attuale presidente russo. Surkov, nelle operazioni da lui chiamate di “guerra non lineare”, è capace di finanziare l’appoggio all’attuale politica russa così come la sua opposizione, e questo sia in patria che fuori, per esempio durante la guerra civile in Ucraina. Quanto c’entra tutto ciò con l’immagine controversa che i media danno dell’attuale presidente russo, la quale passa disinvoltamente da quella di “grande statista che vuol mantenere la sovranità del suo paese, sdradicare il terrorismo e rimettere in sesto le cose anche in Occidente” a quella di “autocrate oligarca anti-democratico con manie di grandezza neo-imperialiste e tiranniche”?

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che è sempre andata così da Napoleone in avanti e forse anche prima: le grandi personalità pubbliche – soprattutto se a capo di grandi nazioni – polarizzano le opinioni su di loro. Ma se tutto ciò fosse fatto…APPOSTA, come suggerisce il film di Curtis?

Tutto questo dibattito pubblico planetario attuale attraverso la super-connettività (pseudo-dibattito e pseudo-pubblico) è la piattaforma digitale telematica globale dove le visioni del mondo possono facilmente diventare radicali fino alla follia e portare a risultati nel mondo reale, quello della democrazia formale dei paesi occidentali, per esempio.

Abbiamo visto come vi siano state polemiche, dopo il risultato delle elezioni negli USA, perché alcuni hanno visto nella libertà di circolazione di contenuti informativi eccessivi ed esagerati (razzismo, xenofobia, supremazia della razza bianca, complottismo) una delle colpe del risultato delle elezioni USA, e allora vi è stato un coro di proteste verso i social network, naturalmente capeggiati da Facebook e dal suo scienziato, barone Frankenstein – Zuckerberg, il quale s’è affannato a dire che lui e la sua creatura sono innocenti, e comunque verranno presi provvimenti – chissà quali – per far sì che le bufale e l’odio non circolino più dentro Facebook e non influenzino più il gioco elettorale.

Ebbene, proprio da internet è uscita fuori questa strana cosa chiamata ALT-RIGHT (nome che sembra un comando della tastiera del computer ma sta per “destra ALTernativa”), una destra americana politicamente scorretta in modo totale, xenofoba, misogina, complottista, anti-islamici, anti-immigrati, anti-globalizzazione, filo-nazi, per la supremazia del maschio bianco contro tutto ciò che lo minaccia. E questa ALT-RIGHT, nata e cresciuta su internet, fa ampio uso di social network come 4chan e Reddit, del trolling in rete, e soprattutto dei memi, cioè di quelle immagini innocenti che possono essere modificate e acquistare diversi significati a seconda del contesto in cui sono inserite, che circolano attraverso i gruppi di discussione e i social network, e che sono difficili se non impossibili da intercettare ed eliminare, perchè si riproducono potenzialmente all’infinito.

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Pepe the frog: innocente cartone animato amatoriale o simbolo dell’odio razzista, xenofobo, misogino, suprematista del maschio di razza bianca?

Per via delle dinamiche del web, dunque, un innocente meme come il ranocchio PEPE THE FROG (apparso per la prima volta su un fumetto amatoriale in rete nel 2005) è divenuto uno dei memi più diffusi e onnipresenti della folle destra alternativa finto ironica (cioè spaccia per esempio come ironia un gruppo di suoi esponenti che fa il saluto nazista e dice “Hail” quando invece ironia non è), tanto da essere ormai identificato come un suo simbolo a tutti gli effetti, un simbolo dell’odio e del male, a cui ha alluso persino la candidata democratica in campagna elettorale. Il meme Pepe the frog è stato persino paragonato a KEK, una divinità del pantheon dell’Antico Egitto, con la proprietà di influire sul corso degli avvenimenti, portandoli a proprio vantaggio.

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KEK, il Dio del Caos. Kek è la deificazione del primordiale concetto di tenebra nella religione dell’antico Egitto. Incarna il tempo giusto prima dell’alba, facendo sì che sia il portatore di luce. Kek è rappresentato come un uomo dalla testa di rospo. Nei geroglifici Kek è ritratto come un uomo che sembra seduto davanti allo schermo di un computer. Paia e numeri sono molto importanti nella mitologia di Ogdoad. La ripetizione di numeri era usata per creare l’universo, secondo Ogdoad. Kek sta usando 4chan come vascello per diffondere il suo messaggio e traghettare in una nuova era di luce.

Quindi qui abbiamo a che fare con un meme di internet rappresentante un ranocchio verde, che, moltiplicandosi a dismisura sui social network dell’alt-right, è diventato progressivamente il suo simbolo e che ha influito pesantemente sulle elezioni USA, proprio quelle che qualcuno dice siano state manipolate dai servizi segreti russi in combutta con l’attuale presidente amico del candidato che poi ha vinto, il quale però aveva finanziato anche una parte dei suoi oppositori, che i mass media mainstream gli erano tutti contro però, nello stesso tempo, gli facevano grande pubblicità perchè facevano share, ascolti, le sue continue apparizioni (proprio come succede qui in Italia col suo amico leader della Lega Nord) e qualcun altro ha le prove che la sfidante democratica aveva fatto in modo che fosse proprio lui a sfidarla in modo da poter facilmente vincere contro un candidato così impresentabile, e sappiamo quanto alla sfidante democratica piaccia semplificarsi la vita dal momento che, pur attirando i voti delle femministe, ha mantenuto il cognome del marito ex presidente. Tutto chiaro, no?

Così come sono chiare tutte le proteste in giro per l’America contro il presidente eletto acclamato dall’Alt-right che gli urla “Heil!” a braccio teso (quelle stesse proteste a cui partecipano picchiatori neri e snowflakes emo, cioè ragazzi emotivi e sensibili spaventati dal nuovo presidente hard), sono sponsorizzate dal miliardario globalista foraggiatore di colpi di stato in giro per il mondo, ma poi qualcun altro ci dice di no, che è complottismo populista.

A proposito dei memi e del social network 4chan e Reddit, vi è poi un altro fenomeno nato e cresciuto su internet ora molto attivo, ovvero il cosiddetto “PIZZAGATE”, venuto fuori da una presunta fuga di notizie riguardante John Podestà, l’ex capo della campagna elettorale della candidata democratica,  assieme al fratello Tony. Ciò che sappiamo per certo è che, secondo certo materiale uscito fuori da Wikileaks, diverse mail rese pubbliche, Podestà risulta aver partecipato a certe strane cene alternative assieme all’artista montenegrina Marina Abramovic e ad altri personaggi elitari, in cui si svolgevano come degli pseudo rituali di arte sanguinaria di impronta pseudo satanista. Le scelte di Podestà sono certo un po’ bizzarre e magari discutibili (parliamo di uno fissato anche col cover up sugli UFO), così come le sue scelte artistiche abbastanza schifose, condivise col fratello Tony. Fatto sta che, non si sa bene esattamente come sia iniziato, molti attivisti in molti social network in rete (gli stessi social dell’alt-right: 4chan, reddit, e tanti altri) sono come stati presi da un raptus investigativo: si stanno fracassando la testa tirando fuori milioni di link, di riferimenti incrociati, di schermate di Instagram, di capture, di pagine web “freezate”, e la faccenda è continuamente in progress.

Connettendo i punti (connect the dot si dice), tutti questi attivisti di Reddit, 4chan ecc… hanno accumulato una grande quantità di prove (anzi, indizi più che di prove), indizi che dimostrerebbero come John Podestà e il fratello Tony – due pesantemente coinvolti con le faccende dei Clinton – facciano parte di una èlite pedofila-satanista ad alto livello, il cui quartier generale e luogo di incontri sarebbe una pizzeria chiamata “Comet pizza shop”, in quel di New York.

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Se il meme Pepe the frog (innocente cartoon amatoriale fatto a ranocchio), a furia di rimpallare tra un aggiornamento e l’altro, tra un nuovo post e l’altro in migliaia di versioni  e fotomontaggi, ha cambiato completamente contesto diventando qualcos’altro, cioè uno dei simboli principali dell’alt-right – tanto da essere citato pure sul mainstream – gli attivisti del “Pizzagate”, stanno andando alla ricerca di memi, anzi di cripto-memi, nella cerchia dei presunti pedofili ad alto livello del “Comet pizza shop”, memi sulle schermate di Instagram, le quali mostrerebbero come certe immagini che si ripetono, certe allusioni nelle chat, certe parole che stanno per concetti che normalmente queste parole non significano, rivelerebbero le intenzioni segrete dei partecipanti a questi forum on line. Dentro cui, a dir la verità, si incontrano delle immagini disturbanti, popolate da bambini molto piccoli in atteggiamenti poco decifrabili e opere pittoriche e sculture di veramente dubbio gusto.

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Il cripto-meme della pizza.

 

Poi, appunto, ci sarebbe il riferimento alla “pizza” per indicare qualcos’altro, qualcosa che, secondo i detective digitali di Reddit e 4chan, sarebbe legato a turpi giri pedofili-satanisti con personaggi, quali i fratelli Podestà, mani in pasta nel clan dei Clinton, cioè al clan di un ex presidente USA e della prima donna presidente mancata. Stando a queste ricerche, i due Podestà sarebbero persino i rapitori di una bambina, Madeleine McCann, rapita qualche anno fa in Portogallo, all’interno di un appartamento in un residence,  e i due in effetti somiglierebbero sorprendentemente all’identikit dei rapitori, identikit che compare anche sulla pagina Wikipedia in inglese relativo al caso di questa bambina scomparsa nel 2007, caso che all’epoca fece un bel po’ di rumore sui mass media anglofoni.

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L’identikit dei rapitori di Madeleine McCann che somiglia misteriosamente a John e Tony Podestà.

 

Naturalmente, il mainstream vede tutto ciò come un’ennesima teoria del complotto, anche se David Seaman – giornalista dell’Huffington post – si è esposto, essendo persuaso che sul serio ci possa essere qualcosina di vero dentro queste matte e disperatissime ricerche incrociate sul web. Altri, poi, vedono in questo “Pizzagate” una cosiddetta  psyop, ovvero un’operazione di “guerra psicologica”, per distrarre o influenzare le menti delle masse,  oppure per limitare la libertà d’espressione su internet con la scusa di reprimere le bufale eccessive e pericolose (le quali, secondo questa teoria, sarebbero dunque fatte ad arte, magari dai servizi d’intelligence.) Altri non hanno dubbi: E’ TUTTO VERO, ragazzi, e c’è l’ORRORE dentro il clan Clinton.

Insomma, siamo ormai nell’era del post-truth, della post-verità, come ci dicono. E per una testata mainstrem che ci garantisce che il “Pizzagate” è puro delirio complottista messo in piedi esagerando smisuratamente qualche mail di John Podestà uscita fuori da Wikileaks – associandole con mille altre cose che non c’entrano nulla le une con le altre – vi è una marea montante in rete che ci vuole dire l’esatto contrario, cioè che stanno scoprendo migliaia di indizi incrociati su un marciume pedofilo-satanista incistato dentro il Potere  USA.

Abbiamo ormai capito che, nell’era della post-verità unita all’interconnessione spinta, il giudizio dell’informazione mainstream (garanzia di verità, ci dicono anzi ci dicevano) è rigettato da una buona fetta di pubblico, proprio perchè mainstream, proprio perchè mass media, perchè New York Times, Washington post e Financial times, e dunque è importante ciò che viene creduto e non ciò che è vero, e ciò che viene creduto reale sarà reale nelle sue conseguenze.

Fino a prova contraria.

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Anche Goro Adachi del sito web sincromisticista Etemenanki pare abbia voluto dire la sua sull’argomento, lo stesso Adachi che di solito sembra sempre un po’ perduto nei suoi iperurani: “Se avete poca guida/abilità nel discernere la validità di ogni informazione che vi arriva, siete battelli senza timone alla mercè del mare della propaganda.”

Vedere anche:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/07/04/la-realta-e-unimmagine-che-linformazione-non-puo-costruire/





Considerazioni, fantasie, coincidenze su Donald Trump & co

20 11 2016

Dal momento che a scrivere un’analisi seria c’ha già pensato il mio complice Mediter, pubblicando un articolo che vi invito a leggere, io qui mi limiterò ad aggiungere un po’ di frizzi e lazzi, di quisquilie e pinzillacchere, come avrebbe detto il principe della risata Antonio De Curtis in arte Totò.

Di che stiamo parlando? Ma delle elezioni presidenziali USA del 2016 naturalmente, quelle combattute forsennatamente tra Hillary Rodham Clinton e Donald John Trump nel corso dell’anno in corso, un 2016 ormai in dirittura d’arrivo.

Mi ricordo che si era cominciato a parlare della ri-candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca già nel 2013, a inizio secondo mandato Obama, dopo che quest’ultimo l’aveva defenestrata dal posto di segretario di stato che aveva tenuto per tutto il primo mandato, quel mandato che, sfidando Obama alle primarie democratiche USA del 2008, avrebbe dovuto farlo proprio lei ma poi le cose erano andate diversamente e le primarie si erano risolte a favore dell’afroamericano.

Nel 2013, i giornali già parlavano di come le elezioni di tre anni dopo sarebbero state dominate dalla sfida tra la femminista ex first lady che aveva mantenuto il nome del marito ex presidente perchè “le facilitava la vita” e Jeb Bush, fratello dell’ex presidente George W. Bush. Insomma, corsi e ricorsi, la dinastia Clinton e la dinastia Bush per l’ennesima volta.

Le cose, come ormai sappiamo fin troppo bene, non sono andate così come si prevedeva nel 2013-2014. Nel giugno del 2015, il magnate immobiliarista Donald Trump detto “The Donald” – proprietario di un grattacielo a forma di torre a New York, di un casinò, di chissà quante auto e abitazioni e beni e di aerei boeing personali – annunciò di candidarsi come presidente degli Stati Uniti.

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Trump me lo ricordo negli anni novanta, che era famoso di luce riflessa perchè, in Italia, era più famosa di lui colei che lo aveva sposato, una certa Ivana Trump: mi viene in mente che su tutti i rotocalchi come Novella 2000, Eva Tremila, Grand Hotel, Stop ecc si parlava a profusione di questa Ivana Trump, di come fosse riuscita a impalmare questo super-riccone americano, di come da quasi povera fosse diventata stra-ricca, e io mi ricordo che, dalle mille immagini su queste pubblicazioni da sala di aspetto, questa Ivana mi sembrava una con l’hobby della chirurgia estetica, e non la vedevo nemmeno come una troppo intelligente. Spesso, su queste foto, la si vedeva accompagnata al suo consorte, Donald Trump, un allora quarantenne che me lo ricordo quasi sempre fotografato in smoking e farfallino, dal viso largo e guanciottoso, con lo sguardo solitamente un po’ corrucciato.

L’annuncio di Trump, durante la conferenza stampa nel giugno del 2015 di partecipare alla corsa per la Casa Bianca come venne accolto? Con applausi? No, con risate!

Infatti il PERSONAGGIO TRUMP, negli Stati Uniti, nonostante la sua fama decennale di super-benestante, era, fino a quel giugno, conosciuto per essere più che altro una star televisiva o poco più, uno che presentava reality show come “The apprentice” dove si sfidavano aspiranti imprenditori ed era lui, Trump, a suo insindacabile giudizio, a farli proseguire con le successive puntate del programma oppure a farli uscire, a fargli interrompere la gara.

Certo, poteva capitare che “The Donald” intervenisse negli affari politici statunitensi  attraverso i mass media ma, più che altro, era per avvallare teorie del complotto come quella che il presidente Obama non fosse nato sul territorio USA e quindi non poteva fare il presidente. Trump era considerato un COMPLOTTISTA, amico di complottisti, uno che, dicevano, aveva come sua specialità solo quella di dare aria alla bocca.

Eppure questo assoluto outsider della politica washingtoniana  – che tutti i mass media principali attendevano da un momento all’altro dicesse “va beh gente, ho scherzato, ora posso tornare ai miei affari” – riesce a sbaragliare uno dopo l’altro i candidati dell’establishment repubblicano durante le primarie: il predestinato Jeb Bush della dinastia Bush (figlio e fratello di due ex presidenti), che aveva ricevuto una cifra record per la sua campagna elettorale, e la coppia di ispano-americani Ted Cruz (un superconservatore religioso) e il giovane Marco Rubio (nient’altro che una specie di robot il quale ripeteva a pappagallo la politica neocon antisociale e guerrafondaia.)

Com’è come non è, alla fine Donald Trump si aggiudica le primarie repubblicane (nonostante a un certo punto si pensò persino di bloccarlo con una candidatura indipendente di un uomo totalmente del sistema come Michael Bloomberg) e, a inizio estate, è ufficializzato come candidato repubblicano per la corsa alla Casa Bianca.

E dall’altra parte cosa succedeva, dalla parte delle primarie del partito democratico? Per la prima volta dopo chissà quanto tempo in America, aveva buone opportunità di vittoria (e quindi di diventare lo sfidante dei repubblicani) un uomo proveniente dal mondo dei sindacalisti (cosa che non succedeva dai primi anni ottanta), che si dichiarava pubblicamente SOCIALISTA ed era una super-colomba per quanto riguarda la politica estera: Bernie Sanders, solo BERNIE per gli amici.

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Una giovane Hillary e un giovane Bill, negli anni settanta, tifano Bernie 2016

In molti stati Sanders è riuscito a sorpassare la Clinton, il socialista minacciava di vincere le primarie e allora gli si sono messi i bastoni tra le ruote, tant’è che poi sono usciti documenti che hanno dimostrato come l’organizzazione del partito democratico abbia avvantaggiato la candidata del sistema Clinton a spese dell’anti-sistema Bernie: questa documentazione si è spinta a tal punto di certezza da far sì che la presidente delle primarie democratiche fosse costretta a dimettersi.

A metà anno si è capito che queste non erano elezioni normali.

I repubblicani avevano mal digerito la vittoria di Trump, soffrivano di mal di pancia, gli facevano le pulci, tentavano di far sì che la sua corsa non proseguisse, non sapevano come ma ipotizzavano di sostituirlo in qualche modo.

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I democratici sopportavano la Clinton, la maneggiona, la lady Macbeth del 2000, la strega dell’ovest e dell’east (coast), ciononostante era lei la beniamina dei mass media, era lei la spalleggiata da centinaia di giornali, quella che era destino fosse la prima presidentessa della storia degli USA, non era certo destino che L’ALTRO diventasse presidente USA, inquilino della Casa Bianca, il populista demagogo, quello spalleggiato da nemmeno dieci giornali e da un pugno di complottisti su internet, quello che incassava le simpatie del Ku Klux Klan, quello che aveva scimmiottato un giornalista disabile che l’aveva irritato.

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Trump fa il verso a un disabile.

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Gente del Ku Klux Klan, per la supremazia della razza bianca, simpatizza per Trump.

Non poteva certo diventare presidente degli United States colui che era considerato alla meglio un clown e alla peggio un Mussolini-Hitler redivivo, uno che somigliava a gente come l’italiano Borghezio e il russo Zhirinovskij, uno che diceva di volere regolare l’immigrazione di islamici e messicani con delle leggi peggio della nostrana Bossi-Fini e volendo addirittura costruire un muro tra Stati Uniti e Messico.

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Borghezio, il Trump italiano, o padano.

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Zhirinovskij, il Trump russo.

I mass media generalisti e mainstream (CNN, ABC, NSB, BBC…) minimizzavano le scoperte di Wikileaks sulla corruzione di Hillary (da alcuni detta simpaticamente “Killary”), gli scandali della Fondazione Clinton, le marchette alla grande stampa, le inchieste sui giri pedofili che lambivano il marito Bill, i capi di staff come John Podestà – già famoso per parlare di UFO e alieni – alle prese con il satanismo e l’arte sanguinaria, intanto si aprivano e chiudevano inchieste dell’FBI sulle e-mail illegali di quando era segretario di stato, con uomini del Federal bureau che si veniva a sapere chiamavano letteralmente Hillary “L’anticristo”, Julian Assange che diceva come “Killary” fosse dietro alle guerre di Obama quando era suo ministro degli esteri e che i Poteri Forti avrebbero fatto carte false per non far vincere Trump e far vincere LEI. Prendendo direttamente le consegne delle agenzie internazionali di notizie come la Reuters, per il Corriere della sera, La Repubblica, La Stampa ecc, la moglie di Bill e  mamma di Chelsea era la santa del politicamente corretto contro il riccastro demagogo che scimmiottava gli handicappati, lo xenofobo, ovviamente POPULISTA, misogino (come ben mostrava un video del 2005 ben pubblicizzato su tutti i canali mainstream, dove Trump offendeva tutte le donne dicendo l’orrenda cosa che per un riccone è molto più facile molestare una donna rispetto a un poveraccio) e poi voleva buttare a calci nel sedere messicani e islamici fuori dai confini degli States se fosse stato eletto mentre Hillary stava dalla parte di tutti, soprattutto delle minoranze perseguitate. D’altra parte, non era “Stronger together”, “Più forti insieme”, il motto della sua campagna?, che ben campeggiava quando Hillary era fotografata col suo candidato vice, uno squalo di Wall Street che era sembrato un pazzo pieno di tic durante il confronto tv col candidato vice di Trump, l’unico confronto tv dei candidati vice.

No, queste non erano elezioni normali, con Trump che su Twitter mandava un tweet dopo l’altro svillaneggiando la Clinton e dicendogliene di tutti i colori e quest’ultima, dopo che su internet erano uscite molte voci sulla sua salute malferma le quali dai mass media venivano rimandate al mittente come complottismo, si afflosciava poi improvvisamente come un soufflè mal cotto durante la commemorazione delle torri colpite dagli aerei e da allora si intensificarono le dicerie su Hillary che aveva un doppio, un clone che la sostituiva; con il vicepresidente Joe Biden che minacciava i russi di contromisure hacker, di guerra informatica perchè circolavano ipotesi sul coinvolgimento russo nell’influenzare il voto delle presidenziali e “The Donald” si sapeva bene quanto fosse stimato da Putin e qualcuno l’aveva anche soprannominato “The siberian candidate”, il candidato del Cremlino nientemeno, facendo il verso al titolo del film “The manchurian candidate”, quello che parlava di un candidato presidente USA psico-programmato per diventarlo fin dall’adolescenza.

Non erano elezioni normali, erano le elezioni USA più PUFFONESCHE che si fossero mai viste (per usare un aggettivo che il giornalista italiano free lance Piero Ricca utilizzò per le elezioni politiche italiane del 2006.)

Michael Moore, l’ex fustigatore di Bush e delle sue guerre, che continuava a tifare democratico anche dopo la debacle di Bernie Sanders e quindi stava per la Clinton, diceva che avrebbero votato per Trump anche moltissimi democratici delusi e che moltissimi elettori bianchi avrebbero votato per Trump – anche se non condividevano per nulla le sue idee e magari lo disprezzavano – perchè l’avrebbero utilizzato come UNA BOMBA MOLOTOV UMANA da scagliare contro il sistema di Washington, avrebbero utilizzato così il candidato che diceva agli Stati Uniti di non lasciarsi incantare più dalle false promesse della globalizzazione. E Moore, comunque, nonostante qualche amico lo tentasse di fare altrettanto – di usare Trump come bomba molotov contro il sistema – avrebbe detto no, avrebbe continuato a stare per Hillary, la quale, secondo lui, avrebbe stupito il mondo una volta eletta, sarebbe stata rivoluzionaria come papa Francesco.

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Micheal Moore in un sit in di protesta davanti all’ingresso della Trump tower.

Trump sarebbe stata la rivincita degli americani degli stati dell’America Profonda, quelli lontani dalle  east coast e west coast liberal e radical chic, quelli lontani da Silicon Walley e Wall Street, quelli col cappello da texano e con la macchina con le corna di bisonte e la Bibbia nel cruscotto assieme alla pistola, gli americani rozzi degli stati rossi anticomunisti nelle cartine alla tv che stupiscono i mass media nelle elezioni dai risultati a sorpresa: dopo il “negro” Obama una donna come e peggio di lui sarebbe stata troppo, ci voleva una reazione. Il mondo di Trump è quello del complottista sbraitante Alex Jones, delle armi libere e per tutti, dei giacconi di pelle nera e delle cose che esplodono fiammeggianti su sfondo nero, dei combattimenti di wrestling dove si urla e poi si rade a zero la testa di chi ha perduto la scommessa sul vincitore, è il mondo dell’hard rock e dell’ex attore e wrestler complottista Jesse Ventura, ex governatore del Minnesota e amicone di Trump; per non parlare poi dello yuppies serial killer Patrick Bateman, protagonista del romanzo “American psycho” di Easton Ellis, che ha come idolo proprio il Donald Trump degli anni ottanta.

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Alex Jones.

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Jesse Ventura.

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Christian Bale, che interpreta Patrick Bateman nel film “American psycho” tratto dall’omonimo romanzo, posa per una foto assieme a Donald Trump, di cui è fan lo yuppies serial killer assassino protagonista di romanzo e film.

Quando proverbialmente si dice che “La realtà supera la fantasia”, non si vuole intendere che nella realtà possono avvenire cose da film di fantascienza o fantasy ma che possono avvenire cose a cui non si avrebbe mai e poi mai pensato nelle proprie fantasie: non mi sarei mai immaginato, infatti, lo scenario qui descritto dove, dopo la vittoria di “The Donald”, gli adolescenti e i giovani americani sensibili, facili all’emotività e a essere feriti nei sentimenti (i cosiddetti snowflakes, fiocchi di neve, che mi ricordano gli EMO), erano bambini quando Obama divenne presidente e son sempre stati abituati alla sua dolcezza, adesso, ormai teenager, sono traumatizzati da Trump e dai suoi modi duri, spicci e venati di brutalità, e allora vengono organizzati per loro dei sostegni psicologici nelle scuole e nei college dove studiano  in modo da aiutarli dopo questo trauma derivato dal vedere il soft Obama sostituito da un Borghezio/Zhirinovskij americano, decisamente hard. Allo stesso tempo, vi sono le continue manifestazioni di piazza contro Trump, con arresti e violenze, dove menano le mani e lanciano roba i neri dei gruppi di protesta di Black Live Matters, quelli probabilmente finanziati dal filantropo George Soros, e a queste manifestazioni si intrufolano non si sa come anche gli snowflakes e dunque i sensibili e traumatizzati emo snowflakes e i picchiatori neri sono uniti nella lotta contro Trump, da non credere.

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Tra lo star system, tra le stelle di Hollywood dei rotocalchi glamour e patinati, solo pochi personaggi da “America profonda” (Clint Eastwood, Chuck Norris) si azzardavano ad ammettere e consigliare di votare Trump, tutte le altre star, in massa, erano pronte a votare e far votare Hillary Rodham Clinton. E anche qui la campagna elettorale è stata non normale, con un’artista pop come Madonna che prometteva una fellatio a chiunque avrebbe votato per la Clinton (e un elettore di Hillary ha pensato bene di andare a casa di Madonna a New York per sperare di ottenere il premio col risultato di farsi allontanare dal portiere), con l’erede (?!) della stessa Madonna, la musicista pop (?!) Lady Gaga, che s’è presentata a un comizio della sua beniamina facendo il gesto V di vittoria, vestita con uno strano abito nero e rosso che ricordava vagamente una divisa militare postmoderna.

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Selfie di Kim Kardashian con Hillary Clinton.

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Lady Gaga al comizio di Hillary Clinton.

E poi Jon Bon Jovi, Bono Vox, Bruce Springsteen, Jennifer Lopez, Meryl Streep, Katy Perry, Beyoncè, George Clooney, Kim Kardashian, Miley Cyrus, Natalie Portman, Britney Spears, le Spice Girls (ah no, quelle tifavano Tony Blair, vent’anni fa)…tutto il sistema delle star americane al gran completo, e degno di menzione speciale il grande interprete Robert De Niro che, in un video circolato su You Tube si rivolge direttamente a Donald Trump dicendo che lo prenderebbe volentieri a pugni in faccia.

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Ehi, dico a te, ce l’ho proprio con te, ti prenderei volentieri a pugni in faccia!

Naturalmente, il 9 novembre, è stato l’apice di tutto questo: ma come? Un candidato come Hillary, la regina del politicamente corretto, la paladina dei diritti civili e delle minoranze, pompata da tutti i media che contano, pompata dallo star system;  la sera prima delle elezioni i corrispondenti italiani nei comitati USA in Italia non riuscivano a trovare uno che fosse uno che ammettesse di stare per Trump, il populista demagogo xenofobo e misogino sembrava spacciato, il New York Times dava la Clinton all’ 85% di probabilità di vittoria, alcuni giornali e tv anche oltre il 90%… e poi il mattino dopo la surprise.

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C’è da dire che la visione di un Trump presidente USA, assieme a una presidente donna tipo la Clinton, sembrava aleggiare nell’aria da anni: sincronicità, coincidenze, premonizioni, visioni deformate del futuro. Prendiamo per esempio la bufala secondo cui i cartoni animati dei Simpson nel 2000 predissero Trump presidente: approfondendo scopriamo che in realtà si tratta di una MEZZA bufala.)

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Effettivamente, nell’episodio dei Simpson “Bart to the future”, andato in onda nel marzo 2000, Lisa è un presidente donna somigliante a Hillary Clinton che ha ereditato una situazione problematica dalla precedente presidenza di Donald Trump.

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L’effettiva BUFALA in cui viene spacciato che nel 2000 i Simpson predissero Trump presidente quando invece l’episodio da cui sono tratte le immagini risale al 2015, anno in cui era già ben nota la candidatura di Trump come presidente.

Nel febbraio scorso, quando il magnate era in testa alle primarie repubblicane, avevamo già dato un’ “allerta sincromisticismo”, pensando a un’apparizione di Trump nella parte di se stesso (una delle sue tante nei film di Hollywood) in “Home alone 2” (“Mamma ho perso l’aereo 2”) del 1993 e agli indizi sincromistici che sembrano alludere a una commistione tra l’allora candidato, la città di New York, il disastro dell’11 settembre, la statua della libertà e un possibile futuro – per adesso ignoto – in cui tutto questo in qualche modo si intreccerà e riemergerà a galla in modi ancora non prevedibili, un possibile futuro che si manifesta e si è già manifestato in passato con indizi, per adesso enigmatici ma che comunque alludono a qualcosa che avverrà o potrebbe avvenire. E si saprà che in passato gli indizi alludevano a una certa cosa quando questa cosa si sarà effettivamente manifestata.

Prendiamo il secondo film della serie Back to the future, Ritorno al futuro, tra l’altro  film ambientato in parte nel 2015, l’anno in cui Trump ha avanzato in pubblico la sua candidatura per la Casa Bianca. Come abbiamo detto, “The Donald” è stato l’ideatore di un reality show di successo chiamato “The apprentice” (L’apprendista) in cui si sfidavano aspiranti imprenditori sotto il suo insindacabile giudizio, e uno dei tormentoni di quel programma tv durato anni era “You are fired!”, “Tu sei licenziato!” annunciato da Trump a colui che era escluso dalla gara e doveva quindi uscire fuori dal reality show. Ebbene, una delle scene centrali di Ritorno al futuro II è proprio quando uno dei personaggi (il McFly padre del futuro, del 2015) viene licenziato per via telematica, e si vede “You are fired!” uscire da tutte le parti nella stanza di casa collegata telematicamente con l’ufficio.

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Per altri dettagli interessanti sulle sincro in “Ritorno al futuro” relative al momento presente, vedere il seguente link (in inglese):

http://subliminalsynchrosphere.blogspot.it/search?updated-max=2016-11-15T18:52:00Z&max-results=7

 

Ma decisamente il botto lo fa personaggio di Biff Tannen – centrale in Ritorno al Futuro II – in cui lo svolgersi degli eventi passa freneticamente dal 1955 al 1985 al 2015. Biff Tannen è il bullo persecutore dei McFly (padre e figlio) e, andando clandestinamente indietro nel tempo dal 2015 al 1955 intrufolandosi non visto nella macchina del tempo del dr. Brown, Tannen riesce a parlare al lui stesso più giovane di sessant’anni, donandogli un almanacco sportivo coi risultati dal 1950 al 2000. Il giovane Biff Tannen del 1955 riceve dunque dal vecchio Biff Tannen del 2015 quell’almanacco del futuro e, nel corso degli anni, diventa stra-ricco per via di tutte le scommesse sportive vinte grazie all’almanacco, creando una linea temporale alternativa, un 1985 alternativo in cui finisce il malcapitato Marty McFly che scopre come il Biff Tannen del 1955 sia diventato una specie di Donald Trump del 1985 (e, noi sappiamo, ciò è avvenuto grazie al viaggio nel tempo dell’ottantenne Tannen tra il 2015 e il 1955 con in mano l’almanacco dei risultati dal 1950 al 2000), un Tannen che spadroneggia impunito in città facendo il bello e il cattivo tempo, con tanto di casinò modello Trump plaza chiamato nel film Pleasure paradise.

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Il Biff Tannen bullo del 1955 alle prese con Marty McFly.

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Il Biff Tannen magnate stra-ricco del 1985 alternativo.

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Il Biff Tannen ottantenne del 2015.

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L’almanacco.

ALMANACCARE: http://www.treccani.it/vocabolario/almanaccare/

Fantasticare; stillarsi il cervello per trovare un espediente o per indovinare qualche cosa: seguitando a almanaccar tra sé che cosa mai potesse essere tutto quel rigirìo (Manzoni); non chiudeva occhio almanaccando dove egli potesse trovar denaro (Verga). ◆ Part. pass. almanaccato, anche come agg., complicato, lambiccato: sofisticherie almanaccate (Tommaseo).

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/12/31/dialogo-di-un-venditore-di-almanacchi-a-un-passeggere-con-tante-scuse-al-conte-giacomo-leopardi-da-recanati/

Se digitate su Google image “Biff Tannen” e “Back to the future” “Donald Trump” (e anche in italiano, “Ritorno al futuro” “Donald Trump”, “Trump plaza” “Pleasure paradise”) vedrete come questo meme sincromistico si sia già parecchio diffuso fino a uscire fuori soltanto digitando il nome di Biff Tannen e fino a sfiorare il mainstream. Persino su un giornale on line di sinistra come Carmilla gli effetti si sono fatti sentire.

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5 03 2016

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Ricordi com’erano i “vecchi tempi”?

7 05 2015

Lo si può criticare quanto si vuole, alzare le sopracciglia quando parla di “colonizzazione del sistema solare da parte del programma spaziale segreto”, storcere il naso  quando parla di “blue avians” (cioè extraterrestri con piume iridescenti e becco d’uccello in arrivo!), sogghignare e pensare “bufala! bufala!” quando afferma come gli “insiders” gli abbiano rivelato che i nazisti andarono sulla Luna negli anni quaranta con mezzi antigravitazionali ecc ecc,: io li capisco perfettamente questi debunker e sto anche un po’ dalla loro parte.

Ma io qui voglio ancora una volta sottolineare come il nostro prediletto new-ager David Wilcock sia riuscito a generare un nuovo immaginario. Cosa c’è di VERO? Cosa c’è di FALSO? Forse tutto è falso, forse è tutta un invenzione ma, d’altra parte, non chiediamo mica a Philip K. Dick di raccontarci “cose vere”, giusto? Noi chiediamo a Dick e a Wilcock di ampliare i nostri orizzonti mentali, la nostra capacità di generare nuove narrazioni, di pensare il futuro in modo diverso rispetto a come ci pensavamo prima.

Wilcock è l’UNICO (a quanto ne so) tra i “complottisti”, a farci (talvolta) percepire una determinata sensazione di “voltare pagina apocalittico”, di “crollo totale del mondo così come siamo abituati a conoscerlo”, a farci in qualche modo pregustare quel momento in cui sopravviene la rottura, la discontinuità col “mondo di prima”, l’inizio di quando poi penseremo al “mondo di prima” in modo lontanissimo come se fosse una specie di preistoria.

“RICORDI COM’ERA PRIMA?”

La cabala responsabile del cover-up non rimarrà segreta ancora a lungo. Avremo presto una sorpresa tale da far sembrare minuscolo ogni altro evento della storia conosciuta.

La vita di tutti sarà irreversibilmente alterata una volta che questo evento avverrà.

Ogni film più importante, ogni show in Tv e discussione sui mass media diventeranno immediatamente sorpassati senza speranza — come programmi in bianco e nero di una televisone dei “vecchi tempi.”

Molti aspetti della nostra società, inclusi film e musica pop, saranno per sempre alterati agli occhi del pubblico.

Impareremo che gli stessi gruppi di potere hanno manipolato di nascosto la nostra società producendo guerre almeno fin dai tempi dell’Impero Romano.

Ci sarà un tremendo montare di shock e sorpresa — ma anche sollievo nel pensare che la tortura è giunta alla fine.

Le persone che hanno rischiato la loro vita per dire la verità agli altri passeranno immediatamente da zero ad eroi.

I paparazzi avranno un mucchio di nuove figure pubbliche da iniziare a far mostrare i loro volti alle videocamere e ai microfoni.

http://divinecosmos.com/start-here/davids-blog/1178-ssp-exposure





Osho, Pippo Franco e lo scambio di ruoli

2 05 2015

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Nello strano tempo massmediatico che stiamo vivendo, può succedere che i comici diventino spirituali – per esempio Pippo Franco come ha dimostrato coi suoi libri “Pensieri per vivere – itinerario di evoluzione interiore” e “La morte non esiste” – e gli spirituali diventino comici, come sta succedendo con il gruppo Facebook dissacrante (e divertentissimo) “Le più belle frasi di Osho.”

In “Pensieri per vivere”, di cui ho una copia, Pippo Franco dedica un capitolo a Osho e, nel gruppo Facebook in questione, il grande maestro e guru spirituale indiano diventa una specie di coatto che snocciola banalità in romanesco. E la cosa bella è che sono credibili sia Pippo Franco come maestro spirituale che Osho come comico alla film di Carlo Verdone!

E’ un rovesciamento delle cose che dimostra quanto siano volubili i nostri punti di vista con cui guardiamo il mondo.





Fidel Castro morto

21 01 2015

E’ difficile pensare ad altre FIGURE ARCHETIPICHE, SIMBOLICHE, ALLEGORICHE, carismatiche ancora viventi, come a quella di Fidel Castro Ruiz.
Il suo cappello con visiera, il suo sigaro, il suo abito, verde come il cappello, e la barba!
L’evocazione del suo nome si trascina dietro tutto un’insieme di ambienti, di situazioni, di atmosfere fine anni cinquanta inizio anni sessanta del XX secolo.
Alla pari col suo “nemico” JFK, il suo compagnero Che Guevara, con Marilyn Monroe, i The Beatles, Martin Luther King.
Leggenda, mito, retoricità storica.
Tutto ciò che non esiste più in quest’epoca anonima di centri commerciali e social network.
Eppure l’esistenza fisica di Fidel Castro pare proseguire.
PERO’
succede periodicamente circolino voci che lo danno per morto.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/fidel-castro-morto-1081218.html

 

Come se fosse impossibile che Castro sia ancora in vita, quasi più per la sua lontananza coi tempi di oggi che per la sua anzianità anagrafica.

Anche per MANDELA (figura discretamente mitica) succedeva la stessa cosa.

 

 

 

ps: pare che, effettivamente, Fidel sia ancora vivo, infatti ha scritto una lettera al suo amico MARADONA, altro personaggio mitologico.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/12/foto/cuba_fidel_castro_scrive_lettera_a_maradona_telesur_prova_che_non_morto-104823541/1/#1