I 64 Elementi del Tempo, I ching, Timewave Zero

28 07 2021

Lo spostamento verso l’alto della linea sul grafico indica un graduale aumento della stabilità e dell’organizzazione, mentre una curva verso il basso mostra che alcuni nuovi fattori influenzano il cambiamento. Un frattale è una forma prodotta tracciando dati matematici che si ripetono se visualizzati su una macro o micro scala. McKenna capì che la sua timewave aveva questa caratteristica speciale. L’intero grafico, che rappresenta l’inizio e la fine del tempo, può essere visto duplicato quando si guarda a un intervallo di tempo più piccolo. Il “dramma” della novità e dell’abitudine si svolge, secondo timewave, in uno schema specifico e ordinato. Poiché questo modello è un frattale, gli alti e bassi della timewave si applicano allo stesso modo a un’epoca lunga, come l’emergere della vita sul nostro pianeta, e una breve epoca, come la vita di un individuo. La novità è caratterizzata da una maggiore attività e opzioni. Per gli esseri umani, questo di solito segue una grande scoperta o evento che cambia il nostro comportamento. Immagina un nido di formiche dove i lavoratori praticano la loro routine quotidiana di cercare cibo. All’improvviso un cubetto di zucchero viene lasciato cadere sul tumulo delle formiche e improvvisamente il comportamento del nido cambia per sfruttare questa nuova opportunità. Se la scoperta è abbastanza significativa, la colonia di formiche può avere abbastanza cibo per molte settimane, inaugurando così un periodo di stabilità e benessere. La novità porta alla stabilità e viceversa.

ESAGRAMMA 1 LA CREAZIONE

ABITUDINE – Questo elemento sviluppa la creatività, porta al successo, è propizio, indica periodi di pionierismo, iniziative, nuovi inizi. Ascesa al potere, prontezza, vigore.

ESAGRAMMA 2 LA REAZIONE

NOVITA’ – Questo elemento sviluppa una forma di reazione, è un periodo di risposte ottenute, di passività, facilità. Chi ne è influenzato sta al gioco, sostiene, si muove in modo lento oppure rimane proprio fermo, si arrende. Sono quei periodi dove il tempo sembra arrestarsi e rimanere in sospensione.

ESAGRAMMA 3 LA DIFFICOLTA’ INIZIALE

ABITUDINE – Questo elemento rappresenta un periodo di difficoltà immediatamente successivo alle iniziative, è propizio per fare progetti, organizzare qualcosa, risolvere i problemi, proporre nuove regole, mettere ordine.

ESAGRAMMA 4 L’ INCONSAPEVOLEZZA GIOVANILE

ABITUDINE, PIATTO – Questo elemento rappresenta un periodo di focalizzazione sulle nuove generazioni, stolte, inconsapevoli, è propizio per l’ apprendimento, per imporre dei princìpi, è un periodo dove il tempo sgorga, irrequieto, ignaro, è un periodo che funge da riempitivo.

ESAGRAMMA 5 ATTESA, NECESSITA’, BISOGNO

ABITUDINE, PIATTO – Questo elemento rappresenta un periodo di attesa, dove ci si focalizza sulle necessità e bisogni immediati, è un periodo di pausa, bisogna essere pazienti, calcolatori, focalizzazione sul calcolo del tempo, è un periodo sfavorevole alle costrizioni.

ESAGRAMMA 6 LA CONTESA

ABITUDINE, PIATTO – Questo elemento rappresenta una situazione di conflitto, di dissenso, litigiosità, di confronto, ci si espone, si affronta gli opposti, vi è il conflitto interiorità versus esteriorità, ci si rivolge alle autorità competenti, si fa mediazione, riflessione.

ESAGRAMMA 7 L’ ESERCITO, MOLTITUDINE

NOVITA’ – Questo elemento è un periodo di tempo moltiplicato, chi ne è influenzato è degno di onore, leale, integro, disciplinato, è un periodo di autodisciplina e riunioni di massa.

ESAGRAMMA 8 SOLIDARIETA’ E UNIONE

PICCO DI NOVITA’ – Questo elemento sviluppa la solidarietà, l’ unione, è favorevole per i gruppi, gli accordi geopolitici, le connessioni, l’ organizzazione sociale, le concessioni, le amicizie.

ESAGRAMMA 9 IL PICCOLO E’ FORTE, PICCOLO ACCUMULO

ABITUDINE – E’ un periodo di piccoli accumuli di crescente stabilità, di interferenze, favorevole all’ intuizione, influente, è un tempo che trattiene, addomesticabile, manca la pioggia, un tempo che soffia.

ESAGRAMMA 10 PROCEDERE,ADEMPIMENTO

NOVITA’ – Questo elemento favorisce il procedere, il coraggio, la temerarietà, la sfida, il rischio ma anche la cautela, bisogna consolidare e saper distinguere, bisogna essere cauti ma tenaci.

ESAGRAMMA 11 PACE E ARMONIA

ABITUDINE – Questo elemento sviluppa periodi di pace, pacifismo, progresso, armonia, benevolenza, prosperità, un periodo favorevole e gradevole.

ESAGRAMMA 12 RISTAGNO E INATTIVITA’

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento sviluppa il ristagno, l’ attività è scarsa, ci sono blocchi, ostilità, scarseggiano i contatti con gli altri, periodo di ritirata, diffidenza e disunione.

ESAGRAMMA 13 AMICIZIA E ARMONIA

NOVITA’ – Questo elemento favorisce le amicizie, l’ armonia, le compagnie, la partecipazione, la cooperazione, i chiarimenti, le affinità, è un tempo che divampa e dentro di noi aumenta la chiarezza.

ESAGRAMMA 14 LA GRANDIOSITA’, IL RACCOLTO

ABITUDINE – Questo elemento favorisce la grandeur, l’ agricoltura e la prosperità, periodo di abbondanza, tempo prezioso, periodo di benessere, illuminazioni, apice, pieno sviluppo.

ESAGRAMMA 15 MODESTIA E UMILTA’

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento favorisce la modestia, l’ umiltà, la moderazione, è un innalzamento dalla pianura, sfavorevole al vanto, agli eccessi, rafforza ciò che è insufficiente, tempo di bilanci ed equilibri.

ESAGRAMMA 16 IL FERVORE, L’ ENTUSIASMO

NOVITA’ – Questo elemento è ben rappresentato da questa figura, che assomiglia all’ andamento discendente del grafico, ed è un periodo di tempo pieno di entusiasmo, fervido, creativo, motivante, ispirato, ci si deve dare una mossa, tempo che erompe, smuove, eccita, favorevole al canto, ai balli, alle feste e alle offerte.

ESAGRAMMA 17 ADATTAMENTO E RISTORO

ABITUDINE – Questo elemento favorisce il “seguire la corrente”, essere accondiscendenti, l’ adattamento, l’ ascolto, alla violenza si risponde con un mormorio, tempo di riposo, di ristoro, di piaceri, si torna a casa.

ESAGRAMMA 18 CORREZIONE E DECADENZA

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento favorisce la correzione, la ricerca di un rimedio, il riaggiustamento, il risanamento, ma anche la rimozione del superfluo, la decadenza e il marcio.

ESAGRAMMA 19 AVVICINAMENTO, INCONTRO

NOVITA’ – Questo elemento favorisce gli avvicinamenti, gli incontri, le iniziative, il cambiamento, è un progresso che potrebbe interrompersi molto facilmente, il tempo a disposizione è breve, il tempo accelera.

ESAGRAMMA 20 PROSPETTIVA, OSSERVAZIONE

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento favorisce la contemplazione, l’ osservazione, cambi di prospettiva, è un periodo dove si notano i minimi particolari, si pondera, si viaggia, si ispeziona, si istituisce.

ESAGRAMMA 21 SPEZZA, ESTIRPA, VIOLENZA

NOVITA’ – Questo è un periodo violento, turbolento, la corda si spezza, le minacce vengono estirpate, vi sono sforzi, punizioni, aggressioni, eliminazioni e violenze di ogni sorta.

ESAGRAMMA 22 BELLEZZA, CELEBRAZIONE, ADDOBBO

PICCO DI NOVITA’ – Questo è un periodo che favorisce la bellezza, l’ abbellimento, le celebrazioni, il tenersi in buona forma e i rischi, ma non le approssimazioni.

ESAGRAMMA 23 LA DISINTEGRAZIONE, IL CROLLO

NOVITA’, PIATTO – Questo è un periodo dove la situazione si rompe, punto di rottura, disintegrazione, dissoluzione, caduta, separazione, terremoti, crollo, deteriorare.

ESAGRAMMA 24 IL RITORNO, LA RIEVOCAZIONE, IL RINNOVO

PASSAGGIO DA NOVITA’, PIATTO, A CRESCITA DI ABITUDINE – Questo è un elemento che favorisce i ritorni, le svolte, la rinascita, il rinnovo, le rievocazioni storiche, le risonanze storiche, si torna a casa, si ritrova la fonte, c’è energia dopo un lungo sonno ristoratore, ma ci sono anche chiusure e impedimenti e non bisogna agire in modo prematuro.

ESAGRAMMA 25 L’ INASPETTATO, SPONTANEITA’, NATURALEZZA

ABITUDINE – Questo elemento favorisce ciò che è inaspettato, imprevisto, inatteso, spontaneo, l’ apertura mentale, la naturalezza, la germinazione, ciò che è affine all’ andamento delle stagioni, in accordo con esse.

ESAGRAMMA 26 IL GRANDE DOMINA, GRANDE ACCUMULO

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento favorisce il “sostanzioso accumulo”, influisce sul mantenimento del controllo, mantenere le redini, saper domare, gli incarichi e la stabilità della situazione.

ESAGRAMMA 27 IL NUTRIMENTO, LO SVILUPPO

PICCO DELLA NOVITA’ – Questo elemento favorisce la nutrizione, l’ alimentazione, lo sviluppo, la masticazione, il rimuginare, ma può rappresentare un periodo di prudenza e che funge da freno rispetto ad altre opportunità.

ESAGRAMMA 28 IL GRANDE E’ IN ECCEDENZA

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento simboleggia un periodo di grande eccedenza, magnificazione, esagerazione, un punto di pressione e tensione, dove si rischia di superare il limite, e venire sopraffatti, e quindi ci si avvia verso una situazione che strariperà e sommergerà tutto il resto.

ESAGRAMMA 29 L’ ABISSO, L’ IGNOTO, L’ OSCURITA’

NOVITA’ E PICCO DI NOVITA’ – Questo elemento rappresenta un periodo di “discesa negli abissi”, nel mistero dell’ ignoto, nell’ oscurità, un periodo di potenziale crisi, pericoloso, la “notte oscura dell’ anima” dalla quale si esce solo facendo scorrere il flusso del tempo.

ESAGRAMMA 30 LUMINOSITA’ E CALORE

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento rappresenta un periodo di “illuminismo”, dove tutto è chiaro, un periodo di calore, dove si può avere maggiore fiducia, rappresenta le fiamme, un periodo ardente, favorisce il supporto, il raddoppio sia in positivo che in negativo ma anche a lungo andare la dipendenza da una situazione del genere. Si fa difficoltà ad allontanarsi dalle abitudini intraprese durante questo periodo.

ESAGRAMMA 31 L’ ATTRATTORE, LO STIMOLO, L’ INFLUSSO

NOVITA’ IN DISCESA ONDULATA – Questo elemento rappresenta una situazione che genera forte attrazione, favorisce gli stimoli, gli influssi sia positivi che negativi, è uno scenario che può anche risultare condizionante, favorisce la sensibilità, l’ amore, proporsi come interessato a qualcuno.

ESAGRAMMA 32 LA DURATA E LA COSTANZA / STABILITA’ E CONTINUITA

NOVITA’ IN DISCESA ONDULATA CON RIALZO IMMEDIATAMENTE SUCCESSIVO – Questo elemento influisce sulla durata della situazione che intercorre, il tempo sembra accorciarsi o allungarsi, favorisce la costanza, la stabilità e la continuità.

ESAGRAMMA 33 LA RITIRATA, LA SICUREZZA, L’ INTROVERSIONE

ABITUDINE – Questo elemento favorisce la ritirata, quella strategica, e quella a mò di introversione e ritorno a se’ stessi, focalizzazione sul proprio io, l’ isolamento, la sacralità del momento, il nascondersi, la ricerca della sicurezza, simboleggia qualcosa che può essere irragiungibile. Sia perché la persona si rende poco accessibile, sia perché questo stato d’ animo risulta assai complesso da ottenere o mantenere.

ESAGRAMMA 34 LA FORZA, LA POTENZA, L’ ORDINE STABILITO

ABITUDINE CHE PRECEDE IL PIATTO – Questo elemento favorisce la potenza, l’ uso della forza, la grandiosità, la liberazione, influisce sulle opportunità, sull’ espansione del tempo a disposizione, rappresenta anche l’ ordine stabilito.

ESAGRAMMA 35 IL PROGRESSO, LA VITTORIA, IL SUCCESSO

ABITUDINE, PIATTO – Questo elemento favorisce il progresso, la vittoria, la popolarità, il successo, sono tempi facili, dove si procede rapidi, ci si può autopromuovere o farsi promuovere.

ESAGRAMMA 36 L’ ECLISSI, IL DANNO, IL SACRIFICIO

NOVITA’ – Questo elemento rappresenta un periodo che funge da “eclissi” rispetto a qualcos’ altro, un periodo che nasconde determinate situazioni e le sostituisce con la sovrapposizione in importanza di altre, un periodo di tenebre, di lesioni, danni, ingiustizie, di sacrifici e di azioni inappropriate.

ESAGRAMMA 37 LA FAMILIARITA’, L’ APPARTENENZA, LA DOMESTICITA

NOVITA’ CON RIALZO IMMEDIATAMENTE SUCCESSIVO – Questo elemento favorisce le situazioni familiari, la vita in famiglia, in casa, influisce sull’ appartenenza a qualcosa, a qualcuno, sul patriottismo e la conservatorietà, rappresenta un ritorno alle cose di sempre, ma può fungere da vincolo.

ESAGRAMMA 38 LA CONTRAPPOSIZIONE E LA DIVERSITA / LA DIVERGENZA E LA SEPARAZIONE

ABITUDINE – Questo elemento simboleggia la contrapposizione di opposti, favorisce la diversità e la diversificazione, ma anche le divergenze e le separazioni, rappresenta anche una situazione di estraneità o estraniazione, influisce sull’ approccio verso le differenze e le minoranze.

ESAGRAMMA 39 L’ IMPEDIMENTO E LA DIFFICOLTA’ / LA BARRIERA E L’ OSTACOLO

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento rappresenta gli impedimenti, le difficoltà da affrontare, le barriere, gli ostacoli sul percorso, è propizio per il ritiro e per le decisioni sagge.

ESAGRAMMA 40 LA LIBERAZIONE, IL SOLLIEVO / LA FUGA E LA SCORCIATOIA

NOVITA’ – Questo elemento rappresenta un periodo di liberazione dai vincoli, di sollievo in seguito alla risoluzione di una crisi, favorisce la emancipazione, la rivoluzione, la secessione, è un periodo di fuga dai coinvolgimenti, si cerca una via facile, si trova una scorciatoia che accelera lo sviluppo di una soluzione, favorisce le situazioni che fungono da “deus ex machina”.

ESAGRAMMA 41 LA DIMINUZIONE, LA PERDITA’ / L’ ESSENZIALITA’ E LA SEMPLICITA’   

NOVITA’ – Questo elemento influisce sull’ andamento dell’ economia e della finanza, “il tempo è denaro”, influisce sulla riduzione di qualcosa, o sulla riduzione del tempo a disposizione, sulle perdite, ma favorisce anche la semplicità, l’ essere spartani, la mancanza di bisogni impellenti, l’ essenziale, funge da argine, toglie e rimuove il superfluo, funge sia da freno che da compensazione.

ESAGRAMMA 42 L’ ACCRESCIMENTO, L’ ESPANSIONE

ABITUDINE – Questo elemento favorisce l’ accrescimento di qualcosa, espande il tempo a disposizione, aumentano i guadagni, ci si arricchisce materialmente e mentalmente, si possono fare grandi progetti, migliorare quelli già in corso, si vuole di più, si produce di più.

ESAGRAMMA 43 LO STRARIPAMENTO, LA RIVELAZIONE / BRUSCA RISOLUZIONE, ALTA TENSIONE

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento influisce sullo straripamento in seguito a periodi di alta tensione, il tempo è agli sgoccioli, bisogna decidere, eliminare, essere determinati, fare rivelazioni, essere risoluti, influisce sulle convinzioni acquisite, è un periodo dove certe cose vengono rese note, portate sotto i riflettori, si tratta di una risoluzione brusca.

ESAGRAMMA 44 L’ INCONTRO, L’ INVASIONE / LA PERTURBAZIONE, L’ INFLITRAZIONE

NOVITA’ –  Questo è un periodo favorevole agli incontri, ma anche un periodo di frequenti invasioni, si trovano intrusi, si è soggetti a tentazioni, ci sono perturbazioni, influssi particolari, infiltrazioni di altro che successivamente sfocerà in un riempimento o in una alluvione, può essere anche una situazione che porta all’ ordine, vengono rese pubbliche informazioni inedite.

ESAGRAMMA 45 LA FOCE, LA RACCOLTA, LA RIUNIONE, L’ INTEGRAZIONE

ABITUDINE – Questo elemento funge da “punto di riferimento” come periodo storico, influisce sulla raccolta, sulle riunioni delle masse, sui raduni, sulle riunioni, sulla folla, rappresenta periodi di integrazione, di offerte e opportunità. E’ bene prepararsi a cambiamenti e tenersi all’ erta.

ESAGRAMMA 46 LA ASCESA, LA CRESCITA, LA RISALITA, L’ ELEVAZIONE

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento rappresenta un periodo di “ascesa al potere”, di crescita, sviluppo, risalita ed elevazione, ci si spinge gradualmente verso un obiettivo, si risorge dopo una caduta, la strada è in salita, bisogna avere tanta volontà di andare avanti nonostante tutto.

ESAGRAMMA 47 L’ ESAURIMENTO, LA FRUSTRAZIONE, IL DEFLUSSO

NOVITA’ – Questo elemento rappresenta una situazione dove il tempo è stato esaurito, le risorse sono esaurite, si è frustrati, ci si sente vuoti, esausti, scoraggiati, il tempo defluisce, si aprono abissi, buche, ci sono preoccupazioni varie, ci si sente oppressi, qualcosa viene messo a repentaglio.

ESAGRAMMA 48 IL POZZO, IL RIEMPIMENTO / ANDARE IN DISCESA, TOCCARE IL FONDO

NOVITA’ – Questo elemento rappresenta il pozzo, un periodo di riempimento, che funge da toppa, riguarda le risorse, funge da sorgente, si scende, si va fino in fondo e si tocca il fondo. Le situazioni possono sia cambiare in modo profondo che rimanere immutate.

ESAGRAMMA 49 LA RIVOLUZIONE, LA MUTA, LA ABOLIZIONE

NOVITA’ DI BREVE DURATA, IMMEDIATAMENTE PRECEDENTE AD UNA SALITA – Questo elemento faovirsce le rivoluzioni, i cambiamenti rapidi, magari poco duraturi, le abolizioni, il rifiuto dei vecchi modi, le riforme, e anche gli sconvolgimenti, e il sovvertimento. Bisogna combattere.

ESAGRAMMA 50 ORDINE, RAZIONALE, STRUTTURA / CULTURA, ISTITUZIONE, COMPIMENTO DEL DESTINO

ABITUDINE VERSO IL PIATTO – Questo elemento favorisce la istituzione del nuovo, influisce sulla cultura, favorisce l’ ordine, il buon senso, la razionalità, funge da struttura portante, tempo di sacrifici, di focalizzazione sulle religioni, si compie il proprio destino.

ESAGRAMMA 51 IL TUONO, LA ECCITAZIONE, LA SORPRESA / SCOSSA, AZIONE, IMPETUOSO

DA ABITUDINE PIATTA A NOVITA’ (NOVELTY PLUNGE) – Questo elemento rappresenta un nuovo stato di cose che di solito dura per 64 giorni, una discesa nella grande novità che viene indicato come “novelty plunge”, rappresenta un momento di forte eccitazione, una scossa, un tuono che viene a scombussolare tutto, si passa all’ azione, ci sono shock e sorprese, periodo di forti scosse sismiche, avvengono scossoni rispetto ai periodi di inerzia e abitudine, il tempo è impetuoso, tempeste, paure, ma può anche essere un periodo salutare. L’ importante è mantenere la calma.

ESAGRAMMA 52 LA QUIETE, L’ ARRESTO, LA FERMATA

NOVITA’ – Questo elemento funge da momento di arresto, di quiete interiore in uno scenario esteriore di forti cambiamenti, bisogna avere fermezza, pazienza, sfavoriti gli spostamenti, c’è poca mobilità e libertà, influisce sulla stabilità e suggerisce di non lasciarsi coinvolgere in modo eccessivo.

ESAGRAMMA 53 LO SVILUPPO GRADUALE, MATURAZIONE, TAPPA NECESSARIA

PICCO DI NOVITA’ (GRAFICO TOCCA IL FONDO) – Questo elemento rappresenta lo sviluppo graduale di qualcosa, dapprima molto piccolo, nel retroscena, minuscolo e apparentemente poco significativo, ma che crescerà fino a produrre enormi cambiamenti. Questo però è solo il punto di germinazione, quando la geniale idea viene sviluppata, è una tappa necessaria. Il minuscolo diventa potenzialmente gigantesco.

ESAGRAMMA 54 LA SPOSA, LA SUPERFICIE / IMPULSIVITA’ E ACCETTAZIONE

ABITUDINE – E’ un periodo che produce azioni impulsive e potenzialmente premature, favorevole ai matrimoni e alle alleanze, provoca anche imperfezioni, si nota solo la superficie e si tralascia ciò che si potrebbe trovare scavando più a fondo. Per ora bisogna accettare l’ insoddisfazione. 

ESAGRAMMA 55 LA ABBONDANZA, L’ APICE / L’ ECCEZIONALE, LO STRAORDINARIO, IL BREVE

NOVITA’ – Questo elemento rappresenta la abbondanza, il raccolto, la gloria, l’ apice del successo, il manifestarsi rapido di un cambiamento, un evento eccezionale, straordinario ma anche di breve durata. Il tempo accelera e si accorcia.

ESAGRAMMA 56 IL VIAGGIO, LA TRANSIZIONE / ATTRAVERSARE E NON SOFFERMARSI

PROGRESSO VERSO L’ ABITUDINE DA UNA SITUAZIONE DI FORTE NOVITA’ – Questo elemento favorisce i viaggi, gli spostamenti, il tempo è nomade, le tendenze sono nomadi, in transizione, la temporaneità del momento, bisogna attraversare, non bisogna soffermarsi troppo, non si può restare, bisogna avanzare, in cerca del nuovo. Sono sfavoriti gli attaccamenti al materialismo e alle relazioni.

ESAGRAMMA 57 LA DISCREZIONE, LA FLESSIBILITA’

ABITUDINE – Questo elemento rappresenta un periodo di tranquillità, mitezza, relax, il flusso del tempo è discreto, dolce, flessibile, permeabile, il susseguirsi di, portarsi in avanti. Può anche indicare un periodo di sottomissione se si diventa troppo inerti.

ESAGRAMMA 58 LA SERENITA’, LA GIOIA / ARMONIA, CONNESSIONE, CONDIVISIONE

PICCO DI ABITUDINE E FRIZIONE – Questo elemento rappresenta periodi di serenità, di gioia, ci si dedica ai piaceri, si ha fiducia, ottimismo, si dà voce ai propri pensieri, si trova chi ci ascolta, periodo di buone notizie, armonia, riunioni, condivisioni, collegamenti, favorite le attività didattiche e le esercitazioni.

ESAGRAMMA 59 LA DISSOLUZIONE, LA DISPERSIONE

NOVITA’ – Questo elemento rappresenta il “soffio di vita” che sparge via i semi, influisce sulla dissoluzione e disintegrazione di uno stato di cose precedente, sulla dispersione di risorse, sugli spargimenti e il vecchio viene spazzato via, dissolto.

ESAGRAMMA 60 LA DELIMITAZIONE, IL LIMITE / LA MISURA, LA ESTENSIONE LIMITATA

PICCO DI NOVITA’ (IL GRAFICO TOCCA IL FONDO)  – Questo elemento rappresenta un periodo di limiti, delimitazioni, ostacoli, influisce sulla disciplina, sulle regole, se vengono seguite o meno, il tempo è in edizione limitata, l’ estensione del tempo ha dei limiti, avvengono eventi rari, unici, si prendono le misure di situazioni inedite.

ESAGRAMMA 61 LA VERITA’, LA SINCERITA’, LA INTIMITA’

PICCO DI NOVITA’ (IL GRAFICO TOCCA IL FONDO) – Questo elemento favorisce la verità, arrivare alla soluzione, alla scoperta della verità, sono periodi di sincerità, intimità, imparzialità, fiducia reciproca. E’ un periodo che porta le risposte agli enigmi.

ESAGRAMMA 62 IL PICCOLO ECCEDE / UMILTA’, NO AMBIZIONI, PARSIMONIA

PICCO DI ABITUDINE SEGUITO DA UNA DISCESA VERSO LA NOVITA’ – Questo elemento influisce sui piccoli eccessi, le frizioni poco significative, si guarda ai dettagli, si è cauti, moderati, umili, senza grandi ambizioni, parsimoniosi.

ESAGRAMMA 63 DOPO IL COMPIMENTO, AFTERMATH, CONCLUSIONE / EQUILIBRO TURBATO, FINALE

ABITUDINE – Questo elemento rappresenta una situazione di “aftermath”, a conti fatti arriva il rapporto finale, il compimento, la vittoria, la conclusione, il traguardo è raggiunto. Viene turbata la stabilità, ma spesso i problemi giungono al termine, la crisi è finita, si torna a casa.

ESAGRAMMA 64 INCOMPIUTO, LA GRANDE TRANSIZIONE, NON E’ FINITA, L’ ULTIMO SFORZO

DISCESA NELLA NOVITA’ (FINALE, ESCHATON) – Questo elemento rappresenta un enorme cambiamento non ancora compiuto, una grande transizione verso l’ ignoto, il progresso definitivo, l’ ultimo sforzo, l’ avvicinamento al finale, e ci si accorge che non è ancora tutto finito, c’è ancora una carta da usare.





Vermicino, uno tsunami mitopoietico

5 06 2021

Il seguente post cominciammo a scriverlo il 24 agosto 2019, per poi interromperlo e inserirlo nell’archivio mantenendolo allo stato di bozza.  Lo completiamo e presentiamo adesso, in occasione della scadenza dei quarant’anni esatti di distanza da quell’avvenimento cardine su cui saranno incentrati gli appunti che esporremo in seguito a una prefazione, lunga, si, ma necessaria, da scrivere e da leggere.

Buona lettura!

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Parliamo di una “caduta nel pozzo” che, per qualche giorno, prese possesso dell’attenzione di milioni e milioni di telespettatori, attivando un dramma collettivo scaturito nientemeno che dal seno di quella “programmazione regolare delle trasmissioni della tv italiana” all’epoca di poco più di venticinque anni di vita in quel pazzesco 1981.

Erano anni particolari quelli: dal 1976-1977 in poi, fino al 1982 (Breve appunto veloce su Grace Kelly | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com), in cui era come se un presente senza nome stesse inghiottendo contemporaneamente passato e futuro prendendo, altrettanto contemporaneamente, il meglio e il peggio da entrambi.

Chiariamo bene subito una cosa però, a scanso di equivoci: nulla a che vedere col “presentismo” che denunciammo bene nel seguente post: Come la tecnologia ha ucciso il futuro | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

I primi vagiti di ciò che, tanto tempo dopo, si sarebbe chiamato “consumismo”, alla fine della Ricostruzione, all’incirca nel 1952 – dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale di qualche anno prima – erano percepiti come in modo sognante, poetico e “nuovo di zecca”. In quel ’52, però, ben pochi potevano davvero prevedere gli slanci e i cambiamenti senza precedenti che ci sarebbero stati nei trent’anni successivi. Cambiamenti in qualche modo dovuti alla maturazione definitiva dei semi della cosiddetta “Seconda Rivoluzione Industriale” la cui primissima preparazione cominciò nel “dopo 1848”, il cui inizio in sordina cominciò poi una ventina di anni più tardi e le cui novità senza precedenti nella vita di tutti i giorni, cominciarono a comparire e svilupparsi concretamente dal 1890 al 1920.

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Quello sviluppo tumultuoso, di fine XIX-inizio XX secolo, del prometeico portare il fuoco sacro degli Dei al mondo profano degli uomini occidentali (petrolio, elettricità, chimica di sintesi ed energia atomica) portò a una reazione totalitaria come mai si vide prima nella Storia ricordata in Occidente: la miscela di quei doni di Prometeo e dei modi di fare bellici ereditati da tutti i secoli passati, assieme ai modi gerarchici di pensare, ebbe come risultato due guerre “alla vecchia maniera” (cioè conquiste territoriali di eserciti nemici in combattimento l’uno contro l’altro in rappresentanza di idee collettive inculcate nelle masse dai reggenti sopra di loro) mai così distruttive!

…fino a giungere al 1945 della Storia ricordata in Occidente e al LAMPO che si vide nell’estate di quell’anno da una parte all’altra sulla superficie del pianeta. Il lampo in oriente trasportato dall’occidente a bordo dell’Enola Gay – Wikipedia: la concretizzazione nella realtà materiale della “distruzione dei mondi” da parte del dio Shiva, così come venne da pensare allo scienziato Robert Oppenheimer – Wikipedia quando vide i bagliori cosmici e non terrestri di quelle esplosioni mai viste prima da nessuno poiché sono la reificazione di dei che accecano chi li guarda in faccia.

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Quegli scienziati, che avevano contribuito in pieno allo sviluppo di ciò che venne sperimentato in gran segreto nei deserti americani, sapevano bene che una bomba funzionante con lo stesso identico funzionamento delle stelle, se fosse stata impiegata nella stessa scala delle armi usate nelle Guerre Mondiali degli allora ultimi trent’anni, avrebbe significato molto probabilmente la distruzione materiale dell’intera umanità. Insomma, una terza riproposizione “mondiale” di una guerra “alla vecchia maniera” usando quelle bombe, sarebbe stato sinonimo di una parola sola: suicidio.

Gli anni quaranta furono una specie di buco nel normale tessuto spaziotemporale della Storia conosciuta, di cui tutti i decenni successivi – nessuno escluso – subirono le conseguenze dovendone fare i conti: l’immensa distruttività attinta dagli elementi dei nuclei atomici cambiò per sempre la Storia, contemporaneamente allo sviluppo della missilistica sia negli USA che nell’URSS da parte degli stessi uomini (il più famoso tra loro fu Wernher von Braun – Wikipedia) che prima la svilupparono nella loro terra d’origine, la Germania in mano ai nazionalsocialisti; quegli uomini – presumibilmente in contatto diretto con chissà quali forze – avevano sviluppato anche altri progetti, le cui tracce, penso, si dischiusero nei cieli con diversi avvistamenti dal 1947 al 1952, cronachisticamente documentati sulle prime pagine dei giornali dell’epoca, .

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Avrebbero mai potuto immaginare gli USA e l’URSS nel 1922 di cosa sarebbero riusciti a fare trenta e quarant’anni dopo? Gli esperimenti nucleari con la “bomba H” nell’atmosfera, l’aviazione dei caccia e dei B-52 e poi i lanci di missili e satelliti artificiali avrebbero portato alla fine di quel tipo di guerra che ce lo si stava trascinando dietro ormai da innumerevoli secoli e perciò alla fine di un tipo di Storia che era andata avanti da altrettanto!

Gli anni ’50 del XX secolo sono stati questo inizio, era l’inizio della Fine, che però ci sarebbe stata tutt’altro che subito. Era quando ancora non si derideva affatto chi parlava di UFO e quando i ragazzini delle scuole negli USA si esercitavano a buttarsi a terra in un certo modo nel caso in cui la luce accecante di una “Bomba H” proveniente dal “mondo comunista” fosse apparsa al di là delle alte finestre dell’aula in cui studiavano e facevano ricreazione.

Nel 1981 erano passati solo nemmeno trent’anni da quegli scenari, dalla fine di Joseph Stalin e dall’incoronazione di Elisabetta II, dagli ampi spazi nel cielo e nel cosmo al di fuori dell’orbita terrestre che improvvisamente si aprivano assieme a tutte quelle tensioni “tra i due blocchi USA-URSS” le quali, prima di finire nel 1963 con il termine degli esperimenti nucleari nell’atmosfera – il più importante dei quali fu l’esplosione della Bomba Zar – Wikipedia – tensioni che ebbero il loro culmine nel 1961 e 1962 rispettivamente con le crisi di Berlino e di Cuba, quando insomma erano ancora tutti da costruire i confini dei muri in cui, dal 1964 in poi – dopo le emersioni di papa Paolo VI, del capo dell’URSS Breznev, del presidente Johnson (e in Italia di Aldo Moro col suo primo governo) – senza più tutte quelle tensioni inter-continentali, si sarebbe finalmente sviluppato il FUTURO.

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Cosa successe invece dopo il 1977? Esplose quel “NO FUTURE” che allora sembravano in pochi a vederlo: i punk britannici per esempio. E’ sorprendente quanto il movimento punk sia riuscito a estendersi e influenzare, anche ben oltre i confini della Britannia, a partire appunto dal ’77, nonostante avesse avuto origine, in sostanza, da emarginati straccioni senza arte ne parte.

In quella fine anni ’70-inizio anni ’80 del XX secolo, erano ancora in gran parte presenti, penso soprattutto all’Italia, le “vedette” in attività già magari ai tempi della Distruzione negli anni ’40 e comunque ai tempi della Ricostruzione negli anni ’50 e poi del “Sempre più in alto”, delle escalation nel decennio ancora successivo…erano ancora presenti celebrità del teatro di rivista, radiofoniche, cinematografiche, della “vecchia politica”, del “vecchio giornalismo” (Nicolò Carosio – Wikipedia), i “mostri sacri della commedia all’italiana”, i cantanti appartenenti a mondi che non venivano più sentiti affatto come “ancora attuali del  nostro presente”, tutt’altro, e, a ogni modo, tutti questi, proprio in virtù delle loro origini, continuavano comunque a pensare alla Storia così come venne trasformata dalla Seconda Rivoluzione Industriale, cioè all’insegna del “avanziamo verso il futuro per far sì che sia ancora migliore del passato che abbiamo vissuto noi”, avendo questo punto di vista anche attraversando i “brutti tempi” 1922-1952 e mantenendoselo (e, anzi,  naturalmente rafforzandoselo!) nei “tempi dell’ascesa”, quelli a partire dal 1957.

Vent’anni esatti dopo, passate le “domeniche senz’auto” del 1973 e arrivato e sparito il 1975 senza che il socialismo si fosse espanso, non essendo ancora alla portata di tutti l’elettronica e la digitalizzazione – allora già presenti ma ancora soltanto in fasce – lo Spleen – Wikipedia per parecchi cominciava a essere forte; le premesse e promesse rivoluzionarie di qualche anno prima (1968-1969) tardavano a manifestarsi in concreto e il terrorismo di estrema sinistra ed estrema destra che mieteva vittime quotidianamente era di sicuro uno dei sintomi maggiori di questa insofferenza di cui il “NO FUTURE” dei punk era il riassunto più scarno, certo, ma anche forse il più esaustivo.

La “sconfitta delle lotte operaie ai cancelli della FIAT” (Dalla marcia dei 40.000 al referendum del 54% | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com), che si consumò tra il 1973 e il 1980, fu dovuta in gran parte agli effetti dell’inizio della della cosiddetta “Terza Rivoluzione Industriale” ma ben pochi allora tra la classe operaia, utilizzando in modo ordinario una forma mentis molto ideologica e imbevuta di dialettica, se ne accorsero. A quei tempi, vigeva ancora un sistema semi-pianificato in cui l’economia di mercato e i mercati finanziari venivano influenzati e anche regolati dalle istituzioni nazionali oltre che dalla politica partitica + associazioni sindacali e di categoria, regolazioni…”ideologiche” però (in sostanza basate sulla cultura storico-umanistica) e che perciò non potevano essere accettate in un eventuale mondo futuro in cui le attività umane avrebbero fatto riferimento a una struttura di controllo basata fondamentalmente sulla digitalizzazione informatica e telematica di tutto quanto il quantificabile.

In quella seconda metà degli anni ’70, si videro dei drammi mai visti esplodere sugli allora mass media: rapimenti e omicidi quasi in diretta di figure politiche paterne al vertice, in grado di grandi capacità dialettico-mediatrici, nate, cresciute e maturate agli antipodi del “no future” sia quello dei punk…sia quello di una moltitudine di figure dell’estremismo politico perlopiù giovanile nell’ Italia di quegli anni.
Furono anni in cui venne ammazzata un’ingente quantità di “servitori dello stato”, in cui le cronache dei telegiornali erano farcite di fototessere segnaletiche in bianco e nero di terroristi ricercati che rapivano, rapinavano e uccidevano. Ovunque.

Contemporaneamente, tuttavia, a una prima emersione di mondi elettronici e virtuali che pervadeva di novità tempi ancora carichi di tutto quel bel consumismo pionieristico il quale però non era certo più vissuto con un senso di ottimismo che cominciava già a non esserci proprio più collettivamente come prima, oltrepassate le “colonne d’Ercole” del 1970.
Caso strano, fu nel 1964, dunque proprio all’inizio di quella “distensione USA-URSS” – che seguì gli incontri e accordi al vertice tra le due super-potenze per la fine degli esperimenti atomici nell’atmosfera – che, con la cosiddetta “congiuntura” ci fu una prima avvisaglia della fine prossima ventura di quell’ “ottimismo sognante e incantato” – il quale direi ebbe la sua massima manifestazione nel 1957 (L’anno più felice di sempre | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com) – e che fu una caratteristica degli anni della Ricostruzione una volta esauritosi il Dopoguerra. Nel 1964 vi fu quel tentativo di colpo di stato in Italia, il cosiddetto “piano Solo” ordito dal generale De Lorenzo assieme allora presidente Segni: un filo rosso che giunge a quel 1970 citato poco fa, quando si ebbe un altro tentativo di golpe in dicembre, stavolta ad opera del principe Junio Valerio Borghese, dopo le esplosioni – di cui una veramente sanguinosa a Milano – del 12 dicembre dell’anno precedente, quelle che inaugurarono ciò che venne poi chiamato “strategia della tensione” e che ebbe il suo non plus ultra col rapimento, detenzione e omicidio di colui il cui primo governo partì proprio ai tempi del primo tentativo di colpo di stato.

L’impossibilità, a causa di ciò che partì nel 1945, di fare la guerra alla “maniera tradizionale” – quella risalente almeno fin dai tempi dei sumeri – con i grandi eserciti contrapposti, guidati da generali per la conquista di (grandi) territori e l’assoggettamento di popolazioni, portò, durante gli anni ’50, alla costituzione di mega-alleanze militari di super-potenze continentali coi loro stati satelliti, nelle quali (NATO – più SEATO e CENTO – vs “Patto di Varsavia”) veniva utilizzata strategicamente più la minaccia di guerra che la guerra su vasta scala vera e propria e quelle alleanze militari erano sostanzialmente delle immense strutture gerarchico-burocratiche basate più che altro sul continuo ammodernamento tecnologico per impressionare l’altra parte della barricata.
La contrapposizione USA-URSS, fino al 1963, come si sa, sembrò far davvero temere, più volte, potesse degenerare in una nuova guerra mondiale termonucleare, magari per colpa di un’azione inconsulta di uno dei carri armati che si fronteggiarono da una parte all’altra di Berlino durante la crisi che venne risolta solo con l’edificazione del Muro tra le due parti della città: nella mente collettiva dell’Occidente aleggiava il fantasma di una guerra atomica inter-continentale scatenata (dai bombardieri sempre in volo) magari soltanto a partire da un carro armato che da una parte o dall’altra del reticolato della porta di Brandeburgo, avrebbe potuto compiere qualche azione – anche apparentemente insignificante – che però non avrebbe mai dovuto fare perché interpretata male dal nemico davanti a lui! La crisi di Berlino avveniva dentro i confini municipali di una metropoli europea ma la sua gravità era appunto inter-continentale e andava di gran lunga al di là dell’Europa, comprendendo i territori americani e asiatici.

Invece poi, per circa un quindicennio dopo il 1963 – durante tutto l’arco del pontificato di papa Paolo VI – la divisione USA-URSS mantenuta dal Muro a Berlino fu – oggettivamente e paradossalmente – quella struttura solida e su cui non c’era più da discutere, che, in qualche modo, era il confine sicuro delle piazze dove, dal 1964 al 1979, non venne “cambiata la società” ma ne vennero – senza alcun dubbio – liberalizzati i costumi.

Cominciava – altrettanto senza alcun dubbio – a iniziare qualcosa di apocalittico in quegli anni, pensiamo a tutti quei morti ammazzati ben pubblicizzati su giornali, radiogiornali e telegiornali, con il pubblico bene attento a tutto quanto succedeva sul serio e non ancora distratto dagli allora inesistenti internet, videogiochi e serie tv…pensiamo a come venissero assaltati e uccisi banchieri, giornalisti d’inchiesta, magistrati, presidenti, generali, e forse persino un papa; pensiamo a stazioni ferroviarie saltate in aria assieme a decine di vittime tre mesi prima di un terremoto altrettanto catastrofico, col presidente della Repubblica Italiana di allora – in seguito assurto a figura mitica – pencolante da un luogo di dolore all’altro, schiacciato emotivamente dalle sofferenze umane dei suoi concittadini, visti un po’ come dei nipoti sotto la sua guida morale.

Abbiamo parlato di tentativi di colpi di stato, di terrorismo ideologico di sinistra e destra estreme, di “strategia della tensione” e di “distensione USA-URSS” e di come tutte quante queste cose proliferarono dal 1964-1969 fino a fine anni ’70 nel momento in cui i confini del “muro di Berlino” e dei confini tra “le due Germanie” – ormai decisi “una volta per tutte” assieme al termine degli esperimenti atomici nell’atmosfera – erano quelli delle piazze in cui ci si scatenava politicamente in quel quindicennio, dimenticandosi di quel privato a-politicizzato dentro cui invece si ritornò a rifugiarsi finito l’anno 1980 (INDRO MONTANELLI: Alle origini del RIFLUSSO | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com).

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Quando Alfredino Rampi, il 10 giugno 1981, cade dentro il pozzo artesiano, siamo in un momento in cui l’Italia e il mondo paiono come essere entrati nell’ “orizzonte degli eventi” proprio di un buco nero, il mondo di quel quindicennio 1963-1978 che abbiamo detto (contemporaneamente sia di distensione tra i due blocchi continentali e sia di “strategie della tensione” al loro interno) comincia palpabilmente a non esserci più, si sgretola…non ci si sente più il terreno sotto i piedi!

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Alfredino cade nel pozzo di Vermicino nella parte ancora primaverile di giugno e in quella primavera ’81 scoppiano tanti drammi sui mass media, che concentrano tutta la mente collettiva nel presente non facendola per ora pensare al futuro: la “strategia della tensione” comincia a collassare sul serio con l’arresto del “pezzo grosso” Mario Moretti – Wikipedia, il più pesantemente implicato nel rapimento-omicidio di Aldo Moro – Wikipedia e con la scoperta giudiziaria di nomi eccellenti – anche ministri e militari – nelle liste di Licio Gelli – Wikipedia a capo della loggia massonica deviata “propaganda 2” la quale – presumibilmente a partire dal 1964-1970 – era diventata uno stato occulto dentro lo stato: a causa di ciò, il governo guidato da Arnaldo Forlani – Wikipedia dovrà dimettersi a maggio, una volta fatto entrare ufficialmente nell’illegalità ciò che fino a poco tempo prima era ben tollerato e coperto da qualche alto vertice del sistema di potere occidentale: il governo Forlani sarà l’ultimo dell’era pluri-trentennale dei governi italiani soltanto democristiani, successivamente arrivò il primo governo a guida non democristiana, quello di Giovanni Spadolini – Wikipedia e vennero aperte commissioni parlamentari per indagare sulla turbolentissima “strategia della tensione” che se la si stava, altrettanto turbolentemente, per lasciare alle spalle; in quello stesso marzo il presidente USA Ronald Reagan viene preso a pistolettate così come nientemeno che il PAPA in persona, il polacco Giovanni Paolo II eletto da pochi anni: preso a pistolettate anche lui, a maggio. Entrambi i SUPER-CAPI dell’Occidente in quella primavera rimarranno, per un certo tempo, tra la vita e morte e ciò verrà monitorato dai mass media.

La fine della “distensione USA-URSS” era ormai certa dopo la rivoluzione islamica iraniana e soprattutto l’invasione sovietica dell’Afghanistan di due anni prima e con la difficile situazione degli stati satelliti dell’URSS (Polonia in primis) e oltretutto la decisione d’installare missili nucleari tattici nell’Europa occidentale in risposta ai missili sovietici SS-20, gli spettri della distruzione atomica tornavano sui mass media così come non succedeva più da una ventina di anni a quella parte e stavolta a far paura, più che i B-52 armati di bombe, erano i missili tattici e quelli strategici che potevano ospitare ben più di una testata nucleare, oltre naturalmente ai sottomarini armati vicino alle coste. Allora non moltissimi pensavano alla possibilità che il “Muro” avrebbe perduto la sua funzione – poco meno che trentennale – proprio alla fine di quel decennio appena iniziato e avevano timore invece dell‘ineluttabilità storica di una Terza Guerra Mondiale tra i due chiarissimi e ben delineati “blocchi contrapposti” così come furono “scontri di blocchi contrapposti” quelli che si erano visti nelle due Guerre Mondiali precedenti. Negli anni ’90, su un annuario Rizzoli, seppi che in quell’inizio anni Ottanta circolava un testo che illustrava le analogie del 1980 col 1914 e che l’ho rintracciato al seguente indirizzo: “Rumors of War: The 1914 Analogy | Foreign Affairs

In giro c’erano ancora tutte le cose del 1961 (“Muro” compreso quindi) ma le tv private a colori, i personal computer, i videogiochi dentro i bar, i primi bancomat e gli automezzi con ormai tanta elettronica ed elementi in PVC, facevano capire, a chi sapeva vedere, che un “trapasso” era ormai prossimo. Il “buco nero” di quel 1981, in cui non si riusciva a stare in piedi e si rischiava di perdere l’equilibrio e cadere, era anche dovuto al fatto che trenta-quarant’anni prima di allora il mondo era diversissimo, così come NON lo sarebbe più stato altrettanto trenta-quarant’anni dopo di allora, e adesso, col senno di poi, lo sappiamo bene!

Presumibilmente, se non ci si fosse trovati in tali condizioni di coerenza multi-contestuale in Italia e nel mondo, non si sarebbe mai potuto manifestare quel vero e proprio tsunami che fu il precipitare di milioni di telespettatori, appartenenti a una nazione intera, all’interno di un buco nero, seguendone tutte le vicende minuto per minuto, tutti quanti anche di notte fino alle prime luci del mattino.

Potrebbe anche essere che a generare gran parte del “gorgo oscuro scivoloso” di quel 1981, furono i conflitti sotterranei sull’utilizzo allora futuro delle nuove tecnologie elettroniche-digitali di fronte a cui si doveva cominciare a fare per davvero i conti e si sarebbe visto presto – a partire già dall’anno successivo – quanto quelle tecnologie fossero in grado di cambiare le cose in Occidente, anche per quanto riguardava la vita di tutti i giorni, la cultura e il cosiddetto “intrattenimento”  e non soltanto – così com’era stato invece fino allora – utilizzate esclusivamente per le strutture di “back office” della produzione industriale e dei sistemi logistico-militari…anche per questi motivi, tutti quegli shock collettivi si addensavano e avrebbero spinto a far cantare a un musicista inconsueto (il quale avrebbe visto la morte esattamente quarant’anni dopo) “Mister Tamburino/non ho voglia di scherzare/rimettiamoci la maglia/i tempi stanno per cambiare”, in una canzone ospitata dentro un album, uscito verso la fine di quello stesso anno, con dei testi come “Lo shivaismo tantrico/di stile dionisiaco/il senso del possesso/che fu pre-alessandrino” i quali ebbero l’ardire di trovarsi dentro il primo disco italiano che raggiunse il milione di copie vendute!

E, a proposito di cantanti, non dimentichiamoci che appena una settimana prima della caduta di Alfredino nel pozzo, il 2 giugno, trovò la morte in un incidente stradale Rino Gaetano – Wikipedia, il cantante dalle conoscenze strane agli alti livelli ai cui signori che si trovavano lassù, gli piaceva pestare  i calli e che metteva nelle sue canzoni riferimenti da ben pochi rintracciabili e riconoscibili ma che a quei pochi pare non piacesse affatto che Rino Gaetano li mettesse.

Morte Rino Gaetano, incidente o omicidio? Cosa accadde il 2 giugno 1981 (viagginews.com)

Non è vero, come certi dicono, che “il caso non esiste”, il caso esiste eccome ma va studiato, analizzato aprendo la mente e soprattutto non sottovalutato, poiché il discrimine tra “caso” e “non caso” – ammesso che esista – può essere molto più sottile di quanto si tenda generalmente a pensare.

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Tutti gli appunti che seguono li ho presi aiutandomi con l’ottimo libro-inchiesta di Massimo Gamba, “Vermicino. L’Italia nel pozzo – Massimo Gamba – Libro – Sperling & Kupfer – Le radici del presente | IBS“, uscito nel 2007 di cui assai di recente (25 maggio scorso) ne è stata fatta una riedizione, Alfredino. L’Italia nel pozzo – Massimo Gamba – Libro – Sperling & Kupfer – Pickwick | IBS

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Pierluigi Pini, che prima di entrare in Rai (inviato tg2) lavorò per vent’anni al quotidiano (ora scomparso da tanto tempo) Paese sera, rientrato a casa dopo mezzanotte, vide su una delle tante tv private che allora proliferavano (forse Teleroma56)  una scritta che scorreva in sovrimpressione: “si cerca una gru per aiutare a tirare su un bambino caduto in un pozzo”.

Anche Giancarlo Santalmassi – Wikipedia, caporedattore cronaca tg2, vede il messaggio della tv privata in quelle ore notturne tra l’ 11 e il 12 giugno, chiama anche lui la redazione e gli dicono che Pini sta partendo per raggiungere la località dove si trova il pozzo. […] L’operatore Vitaliano Natalucci comincia a impressionare metri e metri di pellicola. Sono le primissime immagini registrate di questa vicenda. Immagini preziose, importanti, che rimarranno nella storia della televisione, e non solo. Pini cala il microfono dentro il pozzo e la voce di Alfredino, le sue grida disperate rimangono incise sul nastro magnetico. Quelle immagini e quei suoni, così, senza commento, andranno in onda nel tg2 delle 13. A quell’ora, le urla del bimbo, sepolto vivo nel pozzo entreranno nelle case degli italiani e chi le ascolterà non potrà mai più dimenticarle.

E’ lì, con le registrazioni di quella prima notte, che nasce l’evento televisivo,, anche se la lunga diretta di diciotto ore, che tutti ricordano e che tanto ha fatto discutere, comincerà solo il giorno dopo. […]

I nomi “Vermicino” e “Alfredino” cominciarono allora a prendere forma assieme nella coscienza collettiva, quasi come se fossero stati elementi di una favola mitica.

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Tutte le fiabe che parlano di pozzo – Ti racconto una fiaba

Il microfono piazzato nel pozzo è importante anche per un altro aspetto. Si tratta dello strumento che consentirà di far sentire la voce di Alfredo, le sue urla strazianti a milioni di italiani, attraverso la televisione. Comunque la si voglia pensare, sono proprio le grida del bambino ad aver attratto come una calamita l’attenzione della gente su Vermicino, più ancora delle immagini. E questo, senza quel microfono, non sarebbe mai potuto accadere. […]

[…] Ma proprio alle 10.30 il flusso informativo, che presto diverrà un gigantesco fiume in piena, si interrompe, almeno nella zona del Lazio. Le antenne radio della vicina antenna di Santa Palomba, la più grande e potente di Roma, interferiscono con il microfono calato nel pozzo, sovrapponendo alla voce di Alfredino i programmi radiofonici della Rai e delle emittenti private. Il risultato è una singolare e grottesca miscela sonora, che crea seri problemi ai soccorritori. Come se non ce ne fossero già abbastanza. I vigili del fuoco chiamano l’azienda pubblica e in brevissimo tempo la dirigenza della Rai decide di sospendere per un’ora tutti i programmi. La stessa cosa fanno le radio locali e i radioamatori della zona. In realtà ci vorrà parecchio tempo per sistemare le cose e il black out durerà ben sette ore, dalle 10,30 alle 17,30, quando sulle tre reti radiofoniche della Rai verrà diffuso questo messaggio: “Avvertiamo che le trasmissioni riprendono anche nella zona laziale e in quelle limitrofe. Ci scusiamo con i nostri radioascoltatori, lieti se il temporaneo silenzio del servizio pubblico avrà contribuito, come tutti auspicano, alla salvezza del bambino.” Il Messaggero fa notare che si tratta di un caso senza precedenti. “Dal periodo della guerra a oggi non era mai successo niente di simile.” E riferisce che al giornale sono giunte parecchie chiamate di cittadini allarmati. “Quando saltando da un programma all’altro mi sono reso conto che nessuna stazione trasmetteva, ci ha detto un lettore, m’è venuto il sospetto che stesse succedendo qualcosa di grave, tipo un colpo di stato o roba del genere. (Il Messaggero, 12 giugno 1981). Sono i giorni in cui sta esplodendo, in tutta la sua virulenza, lo scandalo della P2. Nel paese circolano con insistenza voci di forze eversive pronte ad agire. Le preoccupazioni di quel lettore, dunque, non sono poi così peregrine. Sandro Curzi – Wikipedia, direttore del tg3, ricorda che “in quei giorni arrivavano notizie strane. Sembrava che una parte dei servizi segreti fosse stata informata che stava per accadere qualcosa di straordinario.

Oggi sappiamo che fu di Giancarlo Santalmassi la decisione di mandare quelle immagini e quei suoni così come uscirono dal microfono, senza commento.

Dal momento che il servizio pubblico televisivo negli anni prima passò dal controllo del governo a quello del parlamento – dalla riforma RAI del 1975 in avanti – vi furono tensioni tra il tg1 e il tg2 per stabilire chi aveva la priorità per il collegamento. C’era infatti una sola telecamera mobile che trasmetteva inquadrando in modo fisso la trivella che scavava il cosiddetto “cappellaccio”, un materiale roccioso vulcanico estremamente duro composto da tufo e peperino.

Poiché la zona di Vermicino, come tutti i “castelli romani”, un tempo apparteneva a un vero e proprio vulcano, il cosiddetto Vulcano Laziale – Wikipedia.

Per rendersi bene conto come in quell’inizio di anni ’80, il terrorismo di estrema sinistra di matrice brigatista rossa non fosse stato comunque ancora debellato sul serio, basti ricordare la vicenda del povero Roberto Peci, che venne rapito e ucciso, d’altra parte proprio perché le cose stavano cambiando rispetto a qualche anno prima poiché cominciavano a esserci i brigatisti pentiti e il fratello Patrizio Peci fu uno di questi. Roberto Peci, invece, fu sequestrato – proprio il giorno in cui Alfredo Rampi cadde nel pozzo, il 10 giugno – da un commando di quattro terroristi sotto gli ordini del “criminologo brigatista” Giovanni Senzani – Wikipedia e, dopo cinquantacinque giorni di detenzione, la stessa durata di quella di Aldo Moro, il 3 agosto Peci venne anche ucciso allo stesso modo, cioè con undici pallottole. Per qualche tempo, circolò la leggenda che l’interrogatorio di Mario Moretti ad Aldo Moro venne ripreso con una delle prime videocamere amatoriali, conservato dentro chissà quale cassetta di sicurezza e qualcuno disse persino di averlo visionato in segreto: è certo che invece venne davvero filmato l’interrogatorio di Giovanni Senzani a Roberto Peci e mandato alla Rai per essere trasmesso anche se il responsabile Sergio Zavoli – Wikipedia si rifiutò nettamente di farlo. L’esecuzione di Peci pare avvenne per trasmettere un messaggio chiaro ai brigatisti pentiti di tacere sui misteri del caso Moro.

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[…]Tra una chiacchiera e l’altra qualcuno dice di aver visto in televisione, meno di una settimana prima, un telefilm con una storia molto simile a quella che si sta vivendo qui. In effetti una tv privata ha trasmesso un episodio della serie La casa nella prateria [l’episodio “Little girl lost”, “La piccola bambina perduta”] in cui una bambina cade in un pozzo. I soccorritori ne scavano uno parallelo, poi un cunicolo orizzontale e alla fine riescono a raggiungerla e a trarla in salvo. La somiglianza con la vicenda di Alfredino è impressionante. […] manca solo il lieto fine.

“La casa nella prateria” Little Girl Lost (TV Episode 1976) – IMDb

Qualcun altro ricorda L’asso nella manica, il capolavoro che Billy Wilder ha girato trent’anni prima, nel 1951. Un uomo rimane intrappolato in una miniera. Kirk Douglas, che veste i panni di Charles Tatum, un giornalista cinico e ambizioso, prima organizza i soccorsi, poi fa di tutto per ritardarne l’opera in modo da sfruttare il clamore da lui stesso creato intorno alla notizia. Nel frattempo, ai margini della miniera si raduna un’immensa folla che dà vita spontaneamente a una grande kermesse, dove la tragedia di un uomo che muore si trasforma in macabro spettacolo.

L’asso nella manica – Wikipedia

Proprio come a Vermicino, dove i venditori di porchetta, con i loro furgoncini, faranno affari d’oro per sfamare le migliaia di persone accorse sul posto. L’asso nella manica è uno di quei rari casi in cui si è deciso di mantenere, per l’edizione italiana, il titolo originale Ace in the Hole. Ma il film ha anche un altro titolo originale, The Big Carnival, il grande carnevale, dove il termine “carnival” può essere tradotto anche con “baldoria”, “orgia”, “parco di divertimenti”…

Prima che si decise per la lunghissima diretta finale (a reti unificate), i telegiornali Tg1, Tg2 e anche a volte il Tg3, interrompevano i programmi consueti con ripetute edizioni straordinarie in diretta da Vermicino. 

Isidoro Mirabella fu il primo omino a calarsi nel pozzo per provare a raggiungere il bambino grazie alla propria struttura corporea esile e minuta. L'”uomo ragno”, così come Alfedino aveva chiamato prima “lo zio Ivo”. Ci furono screzi tra i giovani speleologi  e il responsabile dei soccorsi e primo operativo della protezione civile  Elveno Pastorelli – Wikipedia, i primi volevano segare la tavoletta con l’aiuto di Mirabella ma i vigili del fuoco si erano opposti e volevano continuare con la trivella mandando poi via gli speleologi. Li richiameranno solo nel tardo pomeriggio di venerdì, nel momento più drammatico dell’operazione di salvataggio, in una situazione disperata e ormai fuori controllo.[…]

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“Tutti insieme finalmente”: flusso di ricordi causato da antichi “Tv sorrisi e canzoni” scannerizzati dal blog Imago Recensio | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

Il mostro meccanico della geosonda che trivella con fatica il duro materiale vulcanico, diventa Mazinga, l’eroe di tutti i bambini di quell’anno, per Alfredino e il pompiere Nando Broglio con cui, parlandosi al microfono, diventeranno amici. Cantavano sempre assieme i titoli di testa di Mazinga.

La disfatta dei mostri meccanici: una super-geosonda arancione a pressione  si incastra al primo colpo e non c’è modo di aggiustarla. Un signore di Torino, durante la lunga notte dell’ultima diretta, consiglierà di usare “missili perforanti“. Si fa allora a quota trentadue metri (sopra il bambino a trentasei metri e non sotto, come previsto fino ad allora) il tunnel di collegamento tra i due pozzi. Uno dei tecnici, il primo che va giù, per scavare il tunnel di raccordo, è così conciato da sembrare un mostro spaziale. Martello pneumatico ad aria compressa. Cestello metallico che fa da ascensore per andare a fare un lavoro sotterraneo estremamente faticoso e pericoloso. Solo due metri separano i pozzi ma le insidie del terreno le conoscono tutti. I vigili costretti a lavorare in condizioni limite.

Diretta di diciotto ore dalle 13 del 12 giugno alle 7 del 13 giugno. Inizia il tg2 e mezz’ora dopo il tg1. L’inviato è Maurizio Beretta – Wikipedia, che diventerà direttore generale di Confindustria. Indossa giacca bianca forse di lino, del tutto inadeguata alla situazione, destinata a impolverarsi e macchiarsi col passare dei minuti. Parla forbito con una r leggermente arrotondata che nobilita il suo eloquio. Sembra un piccolo grande Gatsby capitato per sbaglio in una scena di Accattone, film che Pier Paolo Pasolini girò vent’anni prima a pochi chilometri da Vermicino. Notiziari tg1 e tg2 contemporaneamente in onda, in diretta, a reti unificate, e ci rimarranno fino alla mattina dopo. Duello serrato tra gli inviati dei diversi notiziari, Beretta e Bartoccioni, a colpi di microfono per porre le domande al dottor Fava, col suo aplomb.

Governo Spadolini in formazione [dopo le dimissioni del governo Forlani a causa dello “scandalo P2.”] Scorrono le dichiarazioni di Berlinguer, Piccoli, Craxi e dello stesso Spadolini. Cinque minuti appena e poi il mezzobusto Piero Badaloni – Wikipedia riporta tutti i telespettatori a Vermicino. E’ scioccante il contrasto tra le immagini istituzionali del Senato e il caos polveroso che si anima intorno al pozzo; tra le parole misurate e ingessate del servizio pubblico appena visto e la cronaca improvvisata di un fatto che viene raccontato mentre si svolge [in tempo reale]. Le notizie dei tre rapiti allora in mano alle BR: l’ ingegner Giuseppe Taliercio, direttore di Porto Marghera, l’ingegner Renzo Sandrucci, dirigente Alfa Romeo e Roberto Peci, fratello del brigatista pentito Patrizio. Un servizio su quest’ultimo [importantissimo, come s’è già visto] episodio viene interrotto, perché Il futuro capo di Confindustria chiede la linea: ci sono novità e molto positive. Attraverso il microfono calato nel pozzo si sono sentite, nello stesso momento, le voci di Alfredino e dei vigili che stanno scavando [il tunnel di raccordo]. Dunque sono vicinissimi.

La sensazione generale, ormai, è che si sia giunti alla stretta finale. Ecco perché tg1 e tg2 decidono di andare avanti, oltre l’orario consueto. Dopo aver seguito per quasi due giorni questa vicenda così emozionante, non possono staccare la spina proprio ora, quando manca da raccontare solo l’epilogo, la salvezza. Alle 14 si collega con Vermicino anche Rai tre, che trasmetterà anch’essa in diretta sebbene  non in modo continuativo come le altre due reti. Le soli tre reti nazionali esistenti [in quegli anni pre-Fininvest] sono tutte concentrate sul dramma di Alfredino. E’ vero che la richiesta del pubblico ormai è immensa, ma se uno volesse guardare qualcos’altro ormai non può più farlo, deve spegnere la tivù. I centralini della rai bersagliati da migliaia di telefonate, vogliono collegamenti più lunghi, più frequenti, chiedono al servizio pubblico un impegno ancora maggiore. Ma tra le innumerevoli chiamate ce ne sono altre che dicono: “Non fateci più sentire quella voce, è insopportabile, è straziante, è troppo…” Con il passare del tempo la voce del piccolo sarà somministrata al pubblico con sempre maggiore cautela e discrezione, anche se tecnicamente sarebbe possibile ascoltarla sempre, visto che il giorno prima un tecnico era riuscito addirittura a calare un microfono della rai all’interno del pozzo artesiano. Ma in questo caso una saggia autocensura e le sollecitazioni del pubblico suggeriscono una scelta più sobria e moralmente più accettabile.

In attesa della felice conclusione, data ormai per imminente, Piero Badaloni manda avanti questo telegiornale – già diventato qualcosa di molto diverso – con altre notizie: il maxi processo a Torino contro le BR, grandi gabbie ospitanti decine di imputati, vengono letti migliaia di capi di imputazione, un bollettino di guerra. Licio Gelli, “il maestro venerabile” è fuggito dall’Italia diretto, pare, in Uruguay. Meno di un mese prima, il 20 maggio, venne resa pubblica la lista degli appartenenti alla loggia massonica P2. Un terremoto politico-istituzionale che travolse il governo Forlani. Lo stesso giorno in cui fu arrestato Roberto Calvi – Wikipedia per il crack del Banco Ambrosiano, Badaloni sembra quasi scusarsi se è costretto a occuparsi di altro, di queste notizie e di altre come un disastroso terremoto in Iran. Rassicura in continuazione il pubblico che Beretta può chiedere la linea quando vuole. Fratellini di sette e otto anni precipitati in un pozzo e annegati alla periferia di Siracusa. Notizia che allunga la sua ombra come un oscuro presagio disturbando l’ottimismo che continua a essere presente.  Papa Giovanni Paolo II convalescente al policlinico Gemelli [dai colpi di arma da fuoco esplosi contro di lui un mese esatto prima], vuole essere informato sulle difficili operazioni di soccorso e forse vede anche la diretta.

Arriva il presidente della Repubblica Sandro Pertini – Wikipedia e intuisce che Vermicino può essere un riscatto per gli scandali nei soccorsi dopo il terremoto dell’Irpinia del novembre 1980: “i vigili del fuoco che riescono a salvare un bambino caduto in un pozzo!” Con la cuffia ascolta la voce del piccolo. Nando Broglio fa sentire il presidente Pertini ad Alfredino e gli dice che lo aspetta al Quirinale, che se esce fuori ci andrà con lui ma Alfredino non è mai uscito fuori e dunque il Quirinale Broglio lo sta ancora attendendo poiché senza Alfredo non ci sarebbe mai andato. Pertini è arrivato lì anche perché gli avevano comunicato che il bambino stava per essere tirato fuori e non poteva mancare e la diretta quindi doveva continuare. Ma probabilmente la diretta sarebbe continuata comunque anche senza il presidente.

Pertini, quel “nonno d’Italia”, nato nel 1896 (dunque ultra-ottuagenario al tempo dei fatti), in quell’inizio di decennio era un volto drammatico: ricordo diversi discorsi di fine anno in cui il presidente Pertini si dilungava allarmato a parlare del pericolo che una guerra locale (per esempio in Medioriente) rischiasse di degenerare in una guerra totale USA-URSS; Pertini, a quei tempi, finiva per ritrovarsi spesso in luoghi di dolore da cui ne usciva affranto, per esempio nei paesi dell’Irpinia dopo il disastroso terremoto di fine 1980 oppure, qualche mese prima, singhiozzante dopo aver visto le condizioni disperate di alcuni bambini in seguito all’esplosione di Bologna.

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Angela Fresu, la vittima più giovane della strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980. Forse si trovò addirittura, assieme alla mamma e a un’amica, nel punto esatto dell’esplosione. Angela Fresu narrata da Antonella Colombi — Assemblea legislativa. Regione Emilia-Romagna

Per dire quanto Pertini, anche al di là dei drammi, avesse la tendenza a trovarsi al centro di emozioni forti condivise da milioni di concittadini, fu lui il presidente nel momento in cui la nazionale italiana si affermò campione del mondo di calcio al “Mundial” spagnolo dell’anno successivo, assieme al suo “omologo simbolico”, il ct della nazionale, Enzo Bearzot – Wikipedia, un’accoppiata mitica di due personaggi dal viso roccioso e fumatori di pipa, durata un pugno di giorni del 1982.

La CNN , la rete “all news” nata da una scommessa di Ted Turner – Wikipedia il 1°giugno 1980, utilizza le immagini della Rai e le manda in onda in diretta. Una delle più agguerrite tv locali fu Videouno, di proprietà del quotidiano Paese sera. Sandro Curzi, quando divenne direttore del tg3, se ne innamorò e prese in blocco tutti quei cronisti, compresa una giovanissima Rosanna Cancellieri.

Soluzione di acqua e glucosio mandata giù al bambino attraverso una flebo con cannuccia: per proteggerla dal sole […] coperta con una piccola scatola di quelle che contengono il nastro magnetico usate per i registratori audio della Rai. Quasi un’immagine simbolica. Più prosaicamente, tutto può tornare utile in questa […] palestra di sopravvivenza.

Pertini è stato avvertito che ormai si è giunti alla stretta finale. E’ lì, accanto a Franca Rampi, e segue con attenzione ogni movimento. Le poggia una mano sulla spalla, come a volerla confortare. La sensazione di tutti, confermata anche dai cronisti della Rai, è che il salvataggio sia davvero questione di minuti. Ma i minuti passano e non succede niente. I vigili hanno difficoltà ad allargare il foro, per potersi affacciare. Tuttavia è urgente capire dove si trova il bambino, anche per decidere in che modo procedere. Con un braccio nel pozzo un vigile cala una torcia legata a una corda. Dopo un po’ si sente Pastorelli che dice, spazientito: “Quando la lampada è arrivata all’altezza di Alfredo, quella è la distanza e vi potete fermare. Non potete continuare a calarla solo perché il pozzo arriva fino a ottanta metri“. Sono parole stupefacenti. Come se la torcia potesse oltrepassare il bimbo e proseguire la sua discesa. Evidentemente scende e non trova nessun ostacolo. Comincia a essere evidente che c’è un problema. Un brivido corre lungo la schiena di tutti. Quando si è a più di 5 ore e mezza di maratona tv, dopo le 19. Il foro del cunicolo troppo alto rispetto al bambino, di più non di meno di un paio di metri. Non riescono a capire dove sia il bambino e non lo sentono. Scivolato. Pastorelli spera che sia uno sbaglio dovuto alla perdita di lucidità dei suoi uomini dopo tanto lavorare al tunnel di raccordo. Pastorelli chiama lo speleologo Tullio Bernabei e gli dice di fare qualcosa.

Tullio entra nel cestello metallico e si inabissa accompagnato da un altro vigile. “Feci il tunnel di collegamento, mi affacciai sul pozzo attraverso il foro, che era strettissimo, venticinque centimetri. Ci entrava solo la mia testa. Mi ero portato giù una torcia elettrica e un cavo, un cordino bianco. Attaccai la torcia al cordino…” Bernabei sembra non riuscire ad andare avanti. Ha il fiato corto per l’emozione. Continua a fatica. “Vado piano perché…non è passato…non è passato niente…ventitrè anni non sono… Calai la torcia e ho bene in mente l’immagine di questo tubo, il pozzo, che viene illuminato dal cerchio di luce bianca, che scende e io non lo vedevo, non lo vedevo… Calavo, finché lo vidi lontanissimo, non lo potrò mai scordare, con il braccio sopra la testa, pieno di terra…E lo sentivo respirare, lo sentivo ansimare…A quel punto feci un nodo al cordino e tirando su misurai la distanza tra me e il bambino. Mentre tiravo su e contavo, ogni metro…era una pugnalata, perché sapevo a cosa corrispondeva ogni metro, quanto lo allontanava dalla vita, dalla salvezza, dalla possibilità di raggiungerlo (“L’Italia di Alfredino.”) La misurazione data da Tullio dà un risultato sconvolgente, che assomiglia a una sentenza di condanna a morte. Alfredino è scivolato di altri trenta metri e ora si trova a una profondità di oltre sessanta metri. Questo segna il rientro in gioco degli speleologi. La drammatica notizia data alle 20,00 dopo sette ore consecutive di diretta tv.

Due individui soltanto riusciranno a scendere nel pozzo. E rischieranno seriamente la vita dentro quell’orrido budello.

Intanto la folla degli spettatori è diventata immensa, oltre ventimila persone. L’arrivo del presidente Pertini e lo straordinario impatto mediatico che sta avendo la vicenda hanno calamitato schiere di curiosi, che stanno provenendo da ogni parte. Durante questa nottata, l’ultima, la grande kermesse raggiunge quelle dimensioni che poi faranno gridare alla vergogna e allo scandalo. Ormai è il tripudio dei venditori ambulanti, che con i loro furgoni vendono panini, bibite, perfino palloncini. […] Poco distante dal pozzo, ricorda oggi Massimo Lugli – Wikipedia, allora inviato di Paese Sera, c’era un bar, che all’inizio portava un sacco di roba da mangiare gratis. A tutti, perché c’era una gran confusione e non si capiva chi erano i soccorritori, i giornalisti, i curiosi. Qualche quotidiano riporta che un panino con prosciutto e mozzarella arriva a costare fino a duemila lire. In quel bar, aggiunge Massimo Lugli, c’era anche il telefono a gettoni più vicino, quindi noi giornalisti eravamo sempre lì per dettare gli articoli alla redazione. Ci sono enormi difficoltà a contenere il fiume in piena. Su via di Vermicino una strada perlopiù di campagna e piuttosto stretta, le macchine sono parcheggiate disordinatamente per chilometri e chilometri, quasi accatastate l’una sull’altra, rendendo problematica la viabilità.

L’arrivo del presidente Sandro Pertini peggiorò le cose, sebbene fosse mosso da buone intenzioni, anche perché distolse ulteriormente l’attenzione dalle operazioni in corso.

“C’era un’atmosfera felliniana”, ricorda Paolo Guzzanti – Wikipedia. “Anzi, tempo dopo ne parlai con lo stesso Federico Fellini – Wikipedia e lui mi disse che avrebbe voluto fare un film proprio su questo clima da circo che c’era a Vermicino”

Le reti della Rai, ormai in diretta da sette ore consecutive, stanno dando la drammatica notizia proprio in concomitanza con l’orario canonico dei telegiornali della sera. Anche i giornalisti sembrano storditi da quello che s’è appena appreso, come se non riuscissero a crederci. Fanno sempre più fatica a mantenere quel tono di fiducia e ottimismo con cui hanno condotto la loro telecronaca fino a ora. Per due giorni hanno raccontato una favola che, per quanto drammatica – le favole lo sono sempre – era tutta protesa verso il lieto fine. […] Ora, improvvisamente, il racconto cambia registro e ci si trova tutti proiettati all’interno di un’angosciante tragedia. Se prima si aspettava solo la felice conclusione della storia, ora si cominciano a delineare i contorni di un epilogo di morte, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo. Ma prima che lo sciagurato finale abbia luogo sono ancora tante le cose che devono succedere. E straordinarie. E’ a questo punto che inizia la notte più vorticosa, convulsa, appassionante, commovente, folle, eroica, tormentata, dolente, disperata che l’Italia ricordi. […]

I soccorritori si sono ritrovati improvvisamente di fronte a una situazione nuova, la più drammatica dall’inizio di questa storia. E proprio quando la salvezza del bambino sembrava imminente. A quarantanove ore dal principio del dramma, dopo due giorni e due notti in cui si è tentato di tutto, le cose si sono messe molto, ma molto peggio di quanto non fossero all’inizio.[…]

L’ambiente in cui [Alfredino] si trova ora, a meno di sessanta metri, è infinitamente peggiore di quello che lo ospitava a meno trenta. Molto più umido e molto più freddo. Quanto potrà ancora resistere in vita, si chiede il medico? Si chiedono tutti?

Non è possibile che tutta la folla presente a Vermicino, che tutta ltalia davanti alla tivù assista inerme allo spegnersi di quella vita. […] In molte città, nel corso del pomeriggio, i negozi di elettrodomestici hanno messo dei televisori fuori, per strada, e subito la gente si è raccolta in cappannelli per seguire l’evolversi della situazione. Più tardi chi girerà per le vie deserte, durante le ore notturne, vedrà i palazzi illuminati da mille luci, i bagliori inconfondibili delle tante tivù accese. Sentirà le voci dei telecronisti uscire dalle finestre, sciamare nell’aria e disperdersi nel caldo della notte estiva. […] diversi televisori, magari quelli più vecchi, in bianco e nero, si romperanno, non reggeranno la fatica di essere rimasti accesi per tante ore.

Non è come il 21 luglio 1969 o il 17 giugno 1970, sempre di notte. Quelli erano eventi annunciati, emozioni attese, qui no, qui tutto nasce per caso e diventa un avvenimento epocale ed è iniziato come la cronaca di un piccolo fatto, un dramma privato. Poi, ora dopo ora, è montato, cresciuto, esploso. Rapidamente ha coinvolto tutti, è diventato il figlio, il nipote, il fratellino. Trenta milioni di italiani stanno partecipando allo spettacolo della morte in diretta, ma non lo sanno e pensano ancora si tratti di una favola a lieto fine. Telefonate di telespettatori che consigliano modi per salvare il bambino, uno di questi modi (una colla speciale che tira su anche elefanti) visto nella trasmissione “Portobello, il mercatino del venerdì”. Il volontario Claudio Aprile dice che è un buco troppo piccolo, che lì nessuno riuscirà mai a entrare, a domanda dell’altro volontario, quello più celebre, Angelo Licheri (Chi è Angelo Licheri (chi-e.com). Che poi scende intorno alla mezzanotte del nuovo giorno, sabato 13 giugno.

“Voi prendete una cosa così” commenta oggi Bernabei, facendo il gesto per indicare un cerchio di trenta centimetri, “immaginatevi che scende per più di trenta metri e andateci a testa in giù. E’ un incubo, il peggior incubo. Tra l’altro, anche giuridicamente, è stato davvero un azzardo fare quei tentativi, non ci voleva niente perché Angelo Licheri rimanesse sul fondo, […] e pensare che, a suo dire, è “un tipo molto pauroso” ma si è detto che lo doveva fare perché laggiù c’era un bimbo che chiedeva aiuto.[…] quando lo raggiunge, Licheri gli passa la mano sugli occhi e sulla bocca per togliergli la melma, è il primo contatto fisico da quando è precipitato nel buco, a cinquantaquattro ore dalla caduta. […] l’altalena delle emozioni non è finita anzi sta raggiungendo la sua fase culminante. […] Angelo Licheri non riesce a prenderlo. Anche perché è a testa in giù da più di mezz’ora e non può continuare così. Tentativo durato quarantacinque minuti, un record. Per sette volte ha tentato di strapparlo alle tenebre del pozzo, per sette volte gli è scivolato via. Angelo Licheri riuscì a sprigionare un coraggio e una generosità senza limiti. Doti che il piccolo fattorino sardo, forse senza nemmeno esserne consapevole, mostrò di possedere in misura straordinaria.

Quando viene portato su, provato, escoriato, ricoperto di fango e sangue sembra la raffigurazione vivente dell’Ecce Homo – Wikipedia, il Cristo flagellato [o dopo essere stato tirato giù dalla croce.] Franca Rampi, la mamma di Alfredino, accarezzava quel viso stravolto, arrivato alle soglie della morte per strappare alla morte un’altra vita, e lui balbettava alla donna frasi di scusa per non essere riuscito nel suo tentativo. Dopo l’Ecce Homo, la Pietà. Salvatore Li Causi, un altro volontario, disse che Il clima di quelle ore gli ricordava un quadro di Hieronymus Bosch – Wikipedia. Un altro volontario ancora, Angelo Cossu non ce la fa, atterrito dalla claustrofobica oscurità del cunicolo. Pietro Molino, volontario sedicenne, un minorenne, viene fermato in tempo. […] Nella folle notte di Vermicino è stato smarrito ogni criterio, sono saltate tutte le regole e tutti i principi, ogni cosa può diventare normale in questa situazione abnorme, ogni assurdità può diventare ragionevole e accettabile. […] Persino un altro adolescente si fa avanti, Luciano Balbo di quindici anni. […] Arriva anche il ministro dell’interno Virginio Rognoni. […]

In un momento di stasi senza sapere più cosa fare, si cincischia nell’ operazione cosiddetta “telecamera e ancorotto”, fatta tanto per non stare con le mani in mano.

L’altalena emotiva non accenna a fermarsi quando alle cinque del mattino viene calato nel pozzo Donato Caruso. Milioni di italiani su un ottovolante impazzito, lanciato a folle velocità e senza una guida. Mai era capitato che la televisione generasse un carico di emozione così potente e incontrollabile. E mai più capiterà. […] La televisione restituisce in modo nitido le comunicazioni che avvengono in profondità. Ovviamente non si vede niente, l’inquadratura è fissa sull’imboccatura del pozzo. Ma mai una radiocronaca è stata così emozionante, palpitante. […] Mentre il cestello metallico riporta in superficie il volontario gli inviati della Rai, per la prima volta in tre giorni, si parla esplicitamente di un “clima di delusione e di scoraggiamento totale”. Sono quasi le 7,00. […] Il giovane speleologo spiega al prof Fava che Alfredino non si muove, non dà segni di vita, è freddo e rigido. Probabilmente il decesso è sopraggiunto molto prima della sua discesa, tra le 3,00 e le 4,00 di quella infinita e tragica notte. […] Franca Rampi non si vede più, si è già allontanata dal teatro delle operazioni. Anche Pertini decide di andare via. E’ rimasto per quindici ore ad aspettare, in questa landa desolata. Quasi sempre in piedi, all’imboccatura del pozzo, col vestito blu sempre più impolverato. Aveva detto che sarebbe rimasto fino all’ultimo per vedere il bambino tratto in salvo. E’ stato di parola ma anche lui va via sconfitto. […] L’inquadratura rimane fissa su Tullio Bernabei e Maurizio Monteleone che escono dal pozzo sul cestello dell’ascensore, sono gli ultimi a uscire. I due ragazzi scendono dal cestello metallico e a testa bassa rapidamente si allontanano, uscendo dall’inquadratura, l’inquadratura finale di Vermicino.[…]

[…] Dalla Francia arriva in carne e ossa un personaggio molto noto a tutti gli italiani, soprattutto agli sportivi. E’ Jacques Mayol – Wikipedia, il campione di immersioni in apnea, che dagli anni sessanta ingaggia memorabili duelli a colpi di record mondiali con il nostro Enzo Maiorca – Wikipedia. Il suo ultimo primato lo stabilirà due anni dopo, nel 1983, raggiungendo i centocinque metri di profondità. Il subacqueo non è venuto per infilarsi nel pozzo, il suo fisico robusto non glielo consentirebbe. Però è convinto che Alfredino possa essere ancora in vita. “So che a volte” scriverà qualche giorno dopo in una lettera a un popolare settimanale, “il respiro c’è ancora, anche quando non si vede. So di centinaia di casi di persone apparentemente morte che in realtà erano ancora vive e salvabili. Quel sabato il bambino sembrava morto. Ma poteva anche non esserlo.” Non solo, Mayol ha anche la soluzione pronta. “Ho proposto uno scavo parallelo al cunicolo per raggiungere Alfredino dall’acqua [?!] che sotto quel pozzo è profonda ben dieci metri [?!]. Mi è stato detto che non si poteva fare, che non c’era tempo. Allora come soluzione disperata ho proposto che venisse calata una scimmia ammaestrata per imbarcare il bambino. La cosa ha fatto ridere qualcuno ma non vedevo allora, e non vedo adesso, che cosa ci fosse da ridere. Ho visto dei babbuini ammaestrati all’opera in camere di compressione e so di quali cose incredibili sono capaci.” […] Jacques Mayol concluderà tragicamente la sua esistenza. Si suiciderà nel 2001, nella sua abitazione sull’Isola d’Elba, a causa di una profonda depressione di cui soffriva da molto tempo. […] Quello per la morte di Alfredino fu un lutto vero, non rituale, per milioni d’italiani a cui era come morto un figlio, un nipote, un fratello. Dolore che per molti non troverà espressione tranne una forma di cupa e silenziosa depressione. Farmacisti che registrano in quei giorni aumenti nelle vendite di tranquillanti e cardiotonici, anziani morti di fronte alla tv, davanti alla trasmissione Rai ormai definita da qualcuno (come Rinaldo Recchi, proprietario di tre grandi farmacie romane) come “omicida”.

Una ventina di giorni dopo i fatti, il 28 giugno 1981, si insedia al governo Giovanni Spadolini, primo presidente del consiglio non democristiano della prima repubblica.

Nel giardino della villetta di Vermicino, c’è Jacques Mayol che è ancora là e insiste con la storia della scimmietta ammaestrata, per lui l’unica strada praticabile per riprendere il corpo. Da tre giorni nella casa dorme e mangia anche un certo Roberto, ha ventisette anni, è piombato da Modena e dice di essere lì per salvare Alfredo. Dice di essere un laureando in medicina e di fare il volontario all’ospedale modenese. Si autodefinisce un “sensibile” e sostiene che Alfredo da due giorni non si trova più nel pozzo artesiano ma a seicento chilometri di distanza, in un altro pozzo che si trova tra Bologna e Modena. Ma non basta, è convinto che Alfredo sia ancora in vita e che per riaverlo è sufficiente andare a prenderlo. Sconvolta e indebolita dal lutto, Franca Rampi vuole credere a ciò che dice quel ragazzo e basta che lui si allontani da Vermicino senza dire nulla a nessuno che mamma Rampi sviene e viene perciò emesso un appello alla polizia di rintracciare una 127 rossa targata Modena. Quel Roberto la soggioga con le sue folli teorie e in un’occasione ha persino accompagnato Jacques Mayol in giro per circhi a cercare una scimmia ammaestrata.

Aldo De Luca riesce ad avvicinare questo delirante personaggio e ce ne consegna un ritratto. Del cognome si conosce solo la prima lettera, la B. E’ un biondino di corporatura esile, con i capelli lunghi che scivolano sul collo. Parla senza pause, interromperlo è difficile e di continuo intercala il suo parlare con “perfetto”…E’ vero che Alfredo è ancora vivo? ‘Certamente. E’ vivo, ma ora si trova in un altro pozzo, tra Modena e Bologna’ ‘Come fai a saperlo?’ ‘Lo so perché lo vedo, perché sono un sensibile. Ho scattato delle foto vicino al pozzo che dimostravano la mia teoria. Stamattina ho visto Alfredo. Era sotto altre spoglie, però.’ Perché eri andato via? ‘Perché mi avevano fatto incazzare, perché si stava perdendo tempo’ (Il Messaggero, 17 giugno 1981) Quel “Roberto” lascia definitivamente Vermicino quando Ferdinando Rampi, di nascosto da Franca, gli mette in mano ventimila lire e lo prega di non farsi più vedere.

Molti degli episodi successi in questi giorni, molti dei personaggi che sono giunti a Vermicino inducono a pensare che questa vicenda abbia come sollevato una ventata di follia, la cui onda lunga, in qualche caso, ha continuato a propagarsi per anni. E’ un’ipotesi sfuggente, un po’ irrazionale, che però si riaffaccia alla mente in modo prepotente quando, ancora oggi, si incontra qualcuno dei protagonisti di allora. Nessuno è in grado di dire quanta follia Vermicino abbia generato, ma certamente ne ha attirato molta, come una potente calamita.

Fotogramma del film “Videodrome” di David Cronenberg, uscito nelle sale l’anno dopo, il 1982.

Trenta milioni di italiani hanno seguito la vicenda di Alfredino davanti al video. Per molti redattori del tg1 e tg2 c’è anche l’amara sensazione di aver contribuito a evocare una creatura mostruosa. Se è vero che durante lo svolgimento del dramma la gente voleva sentir parlare solo di Alfredino, dopo la terribile ultima notte, dopo la morte del bimbo, i centralini della rai hanno ricevuto centinaia di telefonate di protesta. Tutte persone che si sono sentite tradite dal servizio pubblico, come travolte e lasciate senza difese di fronte alla trasmissione televisiva più sconvolgente che sia mai andata in onda.

Trenta milioni di persone imprigionate nell’incubo, prigioniere, vittime dell’orribile attrazione che avevano quelle immagini, finite dentro il pozzo, bambini sconvolti che si svegliavano di notte di soprassalto parlando di Alfredino.

Il presidente della Rai Sergio Zavoli […[ scende in campo per difendere l’operato dell’azienda di viale Mazzini: “Le telecamere a Vermicino erano una telecamera. UNA sola telecamera che per diciotto ore ha proposto un unico piano sequenza. In questa presenza […] discreta, in questa fissità del tempo e dello spazio va visto, a mio avviso, il grado di responsabilità del servizio pubblico. Se, al contrario, lo zoom avesse indagato con compiacenza e golosità tra i volti, le situazioni, le attese, i dettagli più crudeli, quali accuse avremmo dovuto sentire?” […] Ugo Zatterin lo conferma: “Abbiamo volutamente usato questa tecnica ‘riduttiva’ per non drammatizzare”

Ma su questo punto l’editorialista del corriere Giulio Nascimbeni [fa un’osservazione]: “Forse, al di là della terribile carica delle immagini, è stato anche l’effetto della tecnica televisiva usata: quella ripresa fissa, quasi un monoscopio, quel fotogramma paralizzato che non aveva nemmeno il riscatto del’animazione e quindi rendeva l’angoscia e il dolore ancora più ossessivi.”

Più di una persona, tra quelli che sono stati a Vermicino e che hanno anche visto le immagini della diretta televisiva, conferma che assistere al dramma davanti al piccolo schermo era quasi più allucinante e claustrofobico che viverlo sul posto. “La trasmissione televisiva” commenta qualche giorno dopo la psicologa Caterina Sorrentino, “ha certamente avuto un impatto molto violento. Ritengo addirittura che l’atmosfera fosse più stemperata sul luogo della vicenda che non nelle case degli italiani che seguivano la tivù. Sul posto c’erano alcuni elementi estranei, e al tempo stesso facenti parte del quadro generale, che alleggerivano di tanto in tanto la tensione. Nelle case la televisione portava invece un’immagine ben precisa, limitata quasi sempre a quei pochi metri quadrati dove i soccorritori si muovevano: una sorta di palcoscenico sul quale si alternavano i protagonisti della vicenda. Come angosciante sottofondo la voce di Alfredo, che gli apparecchi televisivi diffondevano molto più chiaramente di come noi la ricevessimo sul posto” (Piero Poggio, Gente, 3 luglio 1981)

Ci sarebbe stata l’intenzione di coprire l’oscuro e inquietante scandalo della P2, di cui allora si percepisce già la gravità, ma non ancora le dimensioni e la portata? Sospettano questo perfino alcuni giornalisti della Rai, come Piero Badaloni, ancora oggi convinto che se l’inizio della lunga diretta fu casuale non fu casuale la decisione di proseguirla, di andare avanti per tutte quelle ore.

Questa quasi totale assenza di filtro – che mai era capitata in televisione e mai più capiterà – è avvenuta in occasione di un evento che più tragico non si poteva immaginare. La tragica fine di quella creatura è piombata nelle case degli italiani […] senza che la mediazione giornalistica potesse attutirne l’impatto.

A Vermicino non c’era nessuno incaricato di organizzare e razionalizzare le emozioni. […] Anche questa mancanza di punti di riferimento ha contribuito a sconvolgere i telespettatori.

[…] E’ un luogo comune dire che la “tv del dolore” è cominciata in quella occasione, ed è sbagliato perché quella che verrà poi conosciuta come “tv del dolore” prevede appunto una mediazione tra l’emozione scatenata e la risoluzione finale che fa si che il pubblico non ci pensi più una volta spento il piccolo schermo […] Gli autori, nella “tv de dolore”, devono stare attenti a scegliere, controllare, […], addomesticare la realtà che viene proposta in tv. E’ come se la diretta di Vermicino rappresentasse l’obiettivo “emotivo” a cui tutti gli autori televisivi idealmente tendono, sapendo però che non possono, non devono mai raggiungerlo.

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“Il corpo di Alfredino, quando fu recuperato sabato 11 luglio,  era avvolto da un prisma di ghiaccio di azoto liquido di circa un metro di altezza per cinquanta centimetri di larghezza.”

Il 13 luglio Pertini, senza preavviso, si reca all’istituto di medicina legale per rendere omaggio ad Alfredo. Lo fa senza preavviso come suo solito e davanti alla piccola salma si commuove ancora una volta.

Angelo Licheri e Donato Caruso [gli unici due volontari che sono riusciti a toccarlo, il primo quando era ancora vivo, il secondo quando era ormai morto] portano la piccola bara. Il parroco di Vermicino don Francesco Terribile, dopo aver ricordato la titanica lotta per salvare il bambino, dice che Alfredo è come un seme caduto sotto terra che deve far fiorire qualcosa di nuovo, darci una società migliore.

I resti mortali del bambino vengono alloggiati in un loculo. Almeno la sua ultima dimora non sarà sottoterra. Devono avere pensato qualcosa di simile anche i tre alpinisti che pochi giorni prima, conquistata una vetta di tremila metri del gruppo del Sassolungo, sulle Dolomiti, hanno deciso di intitolarla proprio ad [Alfredo Rampi.]





Appunti tratti dal mio quaderno N°# – Franco Battiato

25 05 2021

Franco Battiato, morto il 18 maggio, lo stesso giorno in cui è morto Chris Cornell, il cantante-frontman dei Soundgarden, quattro anni prima.

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Cosa hanno in comune Battiato e Cornell? Quale articolo Christopher Knowles potrebbe scrivere in proposito sul suo blog  al riguardo? Diciamo subito che non accadrà mai: per quanto Knowles possa intendersene – ed è uno dei massimi esperti dei rapporti tra rock ed esoterismo – ha il difetto di essere anglofono statunitense e dunque, stando attento solo all’ombelico culturale in cui è nato è cresciuto, non conosce – se non magari superficialmente – la scena italiana, perciò Battiato (così come tutti gli altri) è fuori dai “radar” di Knowles.
Proprio a questo proposito, in una delle trasmissioni di questi ultimi giorni, un esperto si è spinto a dire che Battiato non è diventato mai davvero famoso a livello internazionale, prendendo come spunto il fatto che Peter Gabriel mostrasse di conoscerlo solo vagamente di nome, perché non apparteneva al mondo anglofono così come, mettiamo, quei David Bowie o Prince dei quali invece la morte repentina scosse tutto il globo. Il punto è, come giustamente ha fatto notare un altro ospite nella stessa trasmissione, se non fosse nato e cresciuto in Sicilia e in Italia, Battiato non sarebbe MAI diventato Battiato.

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Tornando al parallelo Battiato-Cornell, morti entrambi il 18 maggio, immedesimandomi per un attimo in una specie di Knowles da strapazzo, l’unica cosa che mi viene da pensare al riguardo in grado di associarli, è come entrambi, a venti anni di distanza – l’uno a inizio anni ’70, l’altro a inizio anni ’90 – abbiano per qualche tempo (poco a dir la verità) raffigurato iconograficamente (o forse meglio dire iconoclasticamente?) la figura di un Cristo anomalo, profano, pagano, del tutto al di fuori del Cristianesimo, pur avendo comunque una sua bizzarra spiritualità. Ecco, forse in queste due ultime parole ho magari trovato una possibile chiave in grado di fornire un po’ di senso a un accostamento tra i due musicisti.

Detto questo, posso partire con questi “Appunti tratti dal mio quaderno n°…#” (ho perso il conto, è da un po’ che non li aggiorno…)

<<Tutte le macchine al potere/gli uomini a pane e acqua>> (“Ermeneutica” da “Dieci stratagemmi”, 2004)
Franco Battiato in concerto nella Baghdad del 1992 reduce dai bombardamenti dell’anno precedente:
“L’ombra della luce” cantato in arabo (“non abbandonarmi mai/non m’abbandonare mai” ecc, in arabo); “Il re del mondo”; “Prospettiva Nevskji”; “Mesopotamia” [“lo sai che più si invecchia/più affiorano ricordi lontanissimi/come se fosse ieri”…] (ascoltato per la prima volta a inizio 2005); “E ti vengo a cercare”; “Come un cammello in una grondaia”; “Magic shop”; “Running against the grain” assieme al cantante dei Simple Minds; le musicassette EMI (“La voce del padrone”, così come il titolo dello stra-famoso e stra-venduto album del 1981) di “L’arca di Noè” e “Orizzonti perduti”, rispettivamente del 1982 e 1983, comprate dalle bancarelle rispettivamente nel 1998 e nel 2001: gli anni di “Gommalacca” (e i due singoli con relativi videoclip che mi attirarono su MTV Italia e Tmc2 videomusic, visti alla televisione del salotto della casa qui quando ci abitava ancora mia zia) e “Ferro battuto” con l’intermezzo del suo ritorno, nell’anno 2000, alla musica elettronica sperimentale di “Campi magnetici” di cui cinque anni dopo mi imbattei in una recensione che diceva come le musiche di quell’album fossero ancora più estreme di quelle degli album del Battiato anni Settanta pre-“L’era del cinghiale bianco” uscito in quel famoso 1979 che vide conclamata la rottura degli equilibri politici internazionali iniziati passato il 1962-1963…quando poi due anni dopo, ancora agli inizi, Battiato si chiamava Francesco e non Franco, così come venne ribattezzato da Giorgio Gaber (colui che nella seconda metà anni ’90 intitolava “e pensare che c’era il pensiero…” i suoi spettacoli di teatro-canzone) in una puntata di “Diamoci del tu”, da lui condotto, nel 1967 in cui il ventiduenne Battiato venne invitato in trasmissione a cantare “La torre”, come ospite assieme a lui era previsto l’altrettanto giovanissimo Francesco Guccini e dunque Gaber, per evitare confusioni e ripetizioni tra i due ospiti di quel pomeriggio, mantenne il nome di battesimo a Guccini e cambiò – per sempre – quello di Battiato.
Di quel quarantacinque giri su cui venne inciso “La torre”, nel 2005 ascoltai anche per la prima volta il bellissimo (almeno per me) lato B: “Le reazioni” (“tutte le mie reazioni/da quando ci sei tu/non le controllo più”), brani che poi Battiato avrebbe utilizzato rielaborandoli per certe canzoni di anni successivi destinate al repertorio alla sua collega e amica Alice, penso a brani come “Vento caldo” del 1969, che sarebbe stata la base di “Il vento caldo dell’estate” un bel po’ di tempo dopo. Oppure la riproposta di “La torre” nell’album del 1982, anche solo come titolo poiché testi e musica del tutto diversi.

In un banner apparsomi penso per via dei miei metadati di ricerca, il 1997 mostrato come “indimenticabile e irripetibile” poiché uscirono contemporaneamente quegli album di The Prodigy, Daft punk e Chemical brothers che avrebbero fatto epoca…però poi rileggo un numero di un magazine dell’epoca il quale già dipingeva a tinte fosche l’allora presente, con un pubblico che, non andando al cinema e non comprando non soltanto più fumetti ma anche CD e videocassette, con questa disaffezione si ci mostrava già in preda a quell’apatia frenetica che avrebbe poi caratterizzato i due decenni e mezzo seguenti.

Il videoclip assolutamente senza tempo – o fuori dal tempo non so, pur essendo però del tutto dentro il tempo del 2004 – della canzone di Battiato “Le aquile non volano a stormi” dal cartavetrato album “Dieci stratagemmi” (“In silenzio soffro i danni del tempo/le aquile non volano a stormi/soffro il rimpianto della via smarrita/nell’incerto cammino del ritorno”…;”Salta sul cavallo alato/prima che l’incostanza offuschi lo splendore”…)
In un giorno di fine ’90 o inizio ’00, durante un’intervista, Vasco Rossi disse di se stesso di vedersi ormai come un “sopravvissuto al suo tempo”; Francesco Battiato – ribattezzato Franco da Giorgio Gaber – sarebbe stato da sempre e per sempre anche lui un sopravvissuto a quel “suo tempo” che vi fu dal 1970 al 1980 circa: quegli anni Settanta in cui si assumevano sostanze psicotrope – di ogni tipo, non solo quelle che sarebbero diventate illegali – per ampliare ed elevare le proprie percezioni in attesa di un cambiamento cosmico che si pensava come imminente e si credeva avrebbe spazzato via tutte le vecchie istituzioni e strutture di potere, ma poi passò il 1975…





I principi della precognizione onirica (Eric Wargo)

29 03 2021

IL SOGNO DEI SOLDI INTRAPPOLATI NELLA BOTTIGLIA DEL LATTE

Nel giugno del 2019 un uomo sognò che i suoi genitori avevano vinto 230.000 euro alla lotteria, ma che non si potevano recuperare i soldi perché erano intrappolati in una bottiglia del latte. Convinse i suoi a comprare un biglietto della lotteria, ma non vinsero niente. Una settimana dopo sua madre gli disse che il cugino di suo padre aveva vinto alla lotteria, nello stesso giorno in cui lui ebbe il suo sogno, e la somma era precisamente quella anticipata. Il cugino di suo padre era un LATTAIO.

IL SOGNO DELL’ ASTRONOMO, AUTORE DI “ONEIRONAUTI”

Un astronomo scopritore di una stella scoprì, nel suo diario dei sogni, che esattamente nove anni prima, quasi nello stesso giorno, aveva scritto di aver sognato di vedere un anello attorno ad una altra stella che stava esaminando e aveva fatto un disegno che ricalcava le immagini dell’ Hubble che rivelavano un anello attorno a Formalhaut, qualcosa che avrebbe scoperto appunto NOVE ANNI DOPO.

RISONANZE CALENDRICHE NEI SOGNI

Questo libro indica che una delle regole dei sogni sembra essere quella di anticipare una esperienza nella stessa data o intorno alla stessa data del sogno.

Finora non sono state prodotte evidenze che i sogni premonitori non esistono. Non credere agli scettici che dicono che “la scienza ha confermato la non esistenza delle premonizioni nei sogni”.

Dire che la precognizione esiste va davvero contro la Scienza?

Quello che davvero va contro la Scienza è dire che qualcosa va contro di essa solo perché noi presumiamo che la Scienza funzioni in un certo modo. Non è realmente così che funziona.

Eventi anticipati nei nostri sogni sono spesso prodotti dalle nostre stesse azioni, spesso in reazione al sogno stesso, attraverso un processo simile a quello “della gallina e dell’ uovo”. Alcuni studiosi hanno quindi creduto che queste esperienze andavano oltre il fenomeno della “causalità fisica”. Carl Jung credeva che sogni confermati da eventi successivi fossero una prova del “principio di connessione acausale” che lui definiva con il termine “Sincronicità”. I simboli della precognizione nei sogni si chiamano “time gimmicks”.

I sogni su esperienze future sono spesso distorti. I sogni premonitori sono connessi alla memoria. Si possono identificare i sogni premonitori con il metodo della “libera associazione”. I sogni ogni tanto ammucchiano esperienze future assieme in un singolo fenomeno, una singola narrazione. I sogni premonitori NON indicano possibili futuri individuali o azioni probabili soggette a cambiamento, ma indicano esperienze che accadranno realmente. Dire che la precognizione è come un radar per registrare pericoli è una metafora sbagliata. La precognizione è una nuova gnosi, un percorso di comprensione che ci connette al nostro “Io Lungo – Longer Self”, che ha una estensione temporale.

Pensa ad un programma di video editing, immagina che la tua coscienza scorra lungo un nastro di frames da sinistra a destra. La tua intera vita comunica con te attraverso il “cursore – coscienza” che sperimenti in questo momento.

Se ora sei influenzato da una esperienza futura attraverso un sogno, per estensione, i pensieri e i sogni del presente e le esperienze attuali danno forma al tuo passato, lo influenzano. Fornendoti soggettive e oblique anticipazioni del tuo percorso nel futuro, i sogni espandono radicalmente la tua comprensione di chi sei e di come sei arrivato a questo punto della tua vita. E’ sia un lavoro di retrospettiva che di prospettiva, una sorta di archeologia o paleontologia della tua storia di vita.

La Scienza dice che la precognizione è impossibile, ma in realtà è reale, quotidiana e assolutamente comune. Dovrai renderti presto conto che molto di quel che ci viene detto riguardo alla psicologia mainstream, e molto di quello che presumiamo sia vero sul modo in cui funziona la mente e il cervello dovranno essere rivisti e revisionati nel prossimo futuro. E questo vale anche per il modo in cui attualmente intendiamo il tempo e la causalità.

Il modo per recuperare il significato dei sogni è quello di usare il metodo della “associazione libera”: riflettere onestamente su ogni elemento, personaggio e situazione insiti in esso, tutto ciò che ci viene in mente sul momento.

Nell’ articolo su “The Journal of Personality and Social Psychology” del 2011 intitolato “Percepire il futuro: evidenza sperimentale per influenze anomale retroattive sulla cognizione e affetto”, l’ autore di ciò era un noto psicologo della Cornell University dal nome di Daryl Bem. I partecipanti ad un test di indovinelli sulle parole notavano risultati migliori se studiavano la lista di parole da ricordare DOPO aver fatto il test.

Si è scoperto che le persone possono descrivere immagini che non hanno ancora visto e che non sono state nemmeno ancora selezionate dallo sperimentatore con un grado maggiore di accuratezza di quanto sia possibile prevedere in modo casuale. Si è scoperto che rispondiamo agli stimoli (prerisposte comportamentali) con dieci secondi di anticipo.

IL METODO DUNNE

Quel che è valoroso nel metodo scientifico di Dunne nello studio dei sogni era che è stato in grado di escludere ogni connessione fra la sua mente e un evento significativo distante nel tempo, forzandolo a concludere che quello che i suoi sogni gli portavano come informazione erano anticipazioni della sua esperienza soggettiva di leggere di quegli eventi nel futuro, o di guardare i notiziari su di essi. Non erano informazioni dirette sugli eventi ma erano drammatizzazioni immaginative della storia sul giornale che avrebbe successivamente letto.

PRINCIPIO 1 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione non è sugli eventi nel futuro, ma riguarda la nostra esperienza futura soggettiva, riguarda ciò che apprenderemo o leggeremo nel futuro.

Perché questa è una distinzione importante? Perché gli eventi reali potrebbero non corrispondere esattamente con la nostra soggettiva comprensione di essi. I sogni quindi riempiono i nostri dubbi ed errori sulla futura comprensione degli eventi con quello che presumeremo che sarà, non con i fatti concreti.

Elizabeth Krohn, colpita da un fulmine nel 1988, imparò a mandare a se stessa email dei suoi sogni per facilitarne la successiva autentificazione. Anche lei scoprì che i sogni anticipavano esperienze future soggettive, il modo in cui lei informava se stessa degli eventi, il modo in cui li apprendeva, ne leggeva, il modo in cui li trovava in rete. E’ possibile avere precognizione di scene dai romanzi, dalle serie TV, dai film.

PRINCIPIO 2 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni premonitori non sono percepiti necessariamente come speciali e non hanno particolari caratteristiche che li distinguono dai sogni comuni, quindi bisogna prendere in considerazione OGNI sogno.

Mantenere un quaderno notebook sul quale scrivere i sogni potrebbe causare una memorizzazione più efficiente di essi, perché impostiamo una intenzione. La trascrizione dei sogni è assolutamente cruciale alla comprensione di essi.

Ogni dettaglio dei sogni è come una parola o un termine in un “larger text”: se l’ hai notato vuol dire che è significativo, non importa quanto stupido o banale possa apparire a livello superficiale.

Le associazioni che attribuisci ai sogni sono esclusivamente personali e soggettive, poiché toccano temi imbarazzanti e memorie, pensieri e sentimenti difficilmente condivisibili con altri.

La probabilità di accorgersi di una connessione fra il sogno ed esperienze reali nel futuro si riduce, quanto più ci distanziamo temporalmente dal momento del sogno. E’ più difficile accorgersi di qualche esperienza anticipata nel futuro, se questa è molto lontana nel tempo e non si è trascritto adeguatamente il sogno.

Il libro suggerisce che è sufficiente esaminare le proprie trascrizioni dei sogni por pochi minuti ogni sera, tornando indietro almeno di tre giorni.

La facoltà precognitiva appare essere attratta da cose che hanno a che fare con la precognizione, il tempo e anomalie anacronistiche. Questi sogni sono caratterizzati da una simpatica geometria frattale (self – similarity a tutti i livelli). Questi sogni remixano e mescolano attributi di oggetti.

Bruce Siegel replicò l’ esperimento di Dunne in un periodo lungo sette anni, registrando 241 sogni, e scoprì che UN QUARTO di essi si collegavano ad una esperienza futura, distante pochi giorni, o addirittura a pochi minuti dal risveglio.

I sogni ci mostrano esperienze future – in modo obliquo – attraverso simboli, puns e altre connessioni associative.

Una delle più significative fallacie della Scienza è credere che un fenomeno difficile da studiare e verificare con il metodo scientifico non possa essere reale.

Gli umani, essendo creatori di significato e motivati dalla ricerca di significato, evaderanno sempre in qualche modo lo scrutinio scientifico, ed è per questo che abbiamo bisogno della filosofia, della storia, dell’ arte, della letteratura, della religione, in sostanza, abbiamo bisogno delle materie umanistiche. Ma nel nostro mondo attuale, plasmato dalla esaltazione della Scienza, la realtà che ci sono significati nel mondo e che devono essere studiati in modo rigoroso, spesso viene minimizzata e dimenticata.

Le persone ordinarie che hanno trascritto i loro sogni, anche a esclusione del simbolismo standard di Freud e Jung, notano che c’è una logica oscura in essi, ma soprattutto, una ingenuità che trascende la loro stessa mentalità. Se questa ingenuità viene analizzata in modo Freudiano, appare eccessiva, così lontana dall’ esperienza della nostra intelligenza mondana che le persone hanno difficoltà ad accettare che la loro mente sia in grado di produrre simili narrative così complesse e intricate.

Può sembrare poco intuitivo, ma la prima chiave per comprendere la precognizione è realizzare che si tratta di un aspetto della nostra memoria. La precognizione avviene nei confronti del nostro futuro individuale e non quello degli altri, e nemmeno verso eventi oggettivi. Sconvolgimenti emotivi futuri sono più facili e probabili da pre – memorizzare (pre – ricordare) proprio come quelle del passato. La precognizione è molto associativa, riguarda la realizzazione di connessioni (non – logiche), riguardo esperienze che accadono assieme, in un tempo futuro vicino, anche se non hanno nessuna correlazione con esperienze del passato, anche se simili.

La ricercatrice onirica Ann Faraday ha scritto nel suo libro del 1974 “The Dream Game”, che dopo essersi trasferita in un nuovo appartamento al settimo piano, sognò di cadere dal balcone. La sua prima regola è quella di guardare per una interpretazione letterale, e non simbolica, e quando si mise a esaminare il suo balcone, scoprì che necessitava di alcuni lavoretti di riparazione. Scrisse quindi che la informazione era stata registrata inconsciamente nella sua mente, ma che era troppo indaffarata per rendersi conto della situazione potenzialmente pericolosa. Scrisse anche che un vicino sognò che suo figlio stava cadendo da una alta scala, così lei gli consigliò di darci una occhiata, e così lui scoprì un gradino pericolante. La psiche funzionava quindi da cane da guardia per prevenire eventuali incidenti.

Una donna che viveva nello Stato di Washington riferì di essersi svegliata da un terribile sogno nel quale il suo figlio neonato veniva schiacciato da un lampadario posto sopra la sua culla. Nel sogno l’ ora segnava le 4:35 di notte. Suo marito la rassicurò, dicendole che era solo un sogno, e di tornare a dormire. Ma il suo istinto materno ebbe la meglio, e così lei portò suo figlio nel loro letto. Più tardi, la coppia venne svegliata da un suono. Una volta corsi nella stanza della culla videro che il lampadario era caduto PER DAVVERO, schiacciando la culla. Ovviamente l’ orologio segnava le 4:35 di notte.

Molti sogni anticipano con precisione, fin nei minimi dettagli, eventi di giorni, settimane, mesi, anni e persino decenni nel futuro, in modi che non possono essere spiegati altrimenti. Una migliore interpretazione, e spiegazione che copre l’ intero spettro dei sogni precognitivi è che i sogni mostrano i nostri pensieri consci in reazione ad eventi e scoperte nel futuro. Questi tipi di vividi e immaginari “e se” sono la reale spiegazione per le premonizioni di disastri che sembrano essere evitati per poco, nella vita reale.

Questo “radar dei pericoli potenziali” riesce persino a presentare i pensieri e le emozioni che tu percepiresti dopo il tuo successivo incontro ravvicinato con una minaccia.

I sogni “sanno già” quali persone potresti incontrare nel futuro, e persino in che modo.

PRINCIPIO 3 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci mostrano simbolicamente i nostri pensieri consci futuri in reazione a shock emotivi e realizzazioni successive

PRINCIPIO 4 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni costruiscono rappresentazioni del futuro usando mattoncini di esperienze passate

Questi mattoncini associativi possono essere sia esperienze recenti che risalenti all’ infanzia o giovinezza, e spesso si focalizzano su esperienze future che ci rimandano (che risuonano con ) a esperienze del passato.

Senza specificazioni verificabili, un sogno sul futuro può facilmente essere interpretato come una rappresentazione del passato.

Una metafora alternativa a quella dei mattoncini sarebbe quella di pensare ai sogni come effigi di pensieri futuri, agenti come sostituti di materiali già esistenti, ma spesso incredibilmente mescolati fra di loro. Una scoperta futura su una stella che l’ astronomo Paul Kalas non aveva ancora esaminato era stata quindi rappresentata come una stella verso la quale era intimamente familiare.

E il sogno dell’ autore Eric Wargo che anticipava il 9/11 era associato a pensieri già esistenti sul tema della vulnerabilità, che erano stati prodotti successivamente all’ attacco, e il sogno ha usato le sue personali associazioni mnemoniche usando il tema del suicidio e della crisi.

Figure e oggetti onirici possono scambiarsi gli attributi. L’ autore aveva sognato due edifici bassi, grigi dalla facciata simile a quella delle Torri Gemelle, rappresentati sotto forma di moschee, mescolando diverse tematiche.

PRINCIPIO 5 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Figure periferiche nella nostra vita possono apparire nei nostri sogni, persino le celebrità, come action figures o archetipi, rappresentando associazioni riguardanti questi individui, in una allegoria simbolica

 PRINCIPIO 6 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Una situazione o esperienza recente potrebbe triggerare (suscitare) un sogno riguardo una esperienza futura che risuona e somiglia a quella del passato (risonanza tematica)

I sogni premonitori non sono replay letterali di esperienze future. Invece, si collegano ad esse simbolicamente, in modo obliquo e associativo. Perciò, per creare un approccio efficace, e teoricamente efficace, dobbiamo combinare il metodo Dunne con le scoperte recenti relative alla funzione mnemonica dei sogni e anche con il metodo della libera associazione di Freud.

“Libera associazione” significa semplicemente dare permesso a te stesso di notare dettagli e riflettere su cosa ci viene in mente, a prima vista, su di essi. Una associazione spesso sembrerà casuale. Chiediti: cosa è stato rimpiazzato, distorto, sostituito, e che significato ha questa alterazione per te? Cosa manca nel “dream setting” che invece dovrebbe esserci nella realtà? Devi seguire le regole: considera valido solo le primissime cose che ti vengono in mente.

I nostri sogni realizzano drammi esagerati, esaltati ed elaborati per rappresentare anche situazioni poco significative. Questo è un fattore che ci impedisce di trovare corrispondenze con eventi reali. Immaginiamo che un sogno drammatico debba necessariamente rappresentare qualcosa di grande, mentre invece il riferente potrebbe essere qualcosa di più semplice, come trovare un oggetto importante che è caduto nell’ acqua del lavandino o di una bacinella.

PRINCIPIO 7 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il livello di drammatizzazione del sogno potrebbe essere di gran lunga fuori proporzione rispetto al significato e alla magnitudo della esperienza sul quale si focalizza

I sogni rappresentano esperienze e pensieri del futuro usando materiali già disponibili nella nostra memoria.

PRINCIPIO 8 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sono le associazioni ai nostri sogni e non il loro contenuto manifesto che spesso rivelano collegamenti alle esperienze successive

Quando ti sarai abituato a fare libera associazione con i sogni, avrai realizzazioni stupefacenti a ripetizione.

Bruce Siegel ha stimato che un quarto della sua lista di 241 sogni registrati hanno prodotto risultati positivi alla precognizione. Se può essere dimostrato che un quarto dei nostri sogni producono risultati positivi, è ragionevole considerare che molti altri in più potrebbero produrre tali risultati, se noi facessimo più attenzione.

PRINCIPIO 9 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Bisogna presumere che, anche se è impossibile dimostrarlo, OGNI nostro sogno può essere potenzialmente precognitivo

Tutti i sogni hanno luogo da qualche parte, in qualche luogo che viene da essi rappresentato e mostrato, familiare o ignoto. Il luogo mostrato nel sogno ha una notevole importanza nella interpretazione di esso, e potrebbe rivelare importanti dettagli sulla situazione futura.

L’ autore scrive che ha scoperto che molti suoi sogni si collegano a notizie o immagini trovate su Internet, e che il sogno inevitabilmente pone l’ autore al centro della scena, al suo interno, facendolo interagire con oggetti e figure. Anche se la situazione futura viene vissuta in modo passivo, senza esserne protagonisti, il sogno ci fa entrare in scena come tali.

Lo spazio simbolico (il luogo) che il sogno usa per rappresentare una esperienza non è mai casuale. Potrebbe essere associabile alla situazione futura, o essere narrativamente consistente con qualche simbolo chiave.

A volte accade che sogni che possono sembrare di scarsa importanza e magnitudo nel presente possono risultare successivamente molto più significativi per il futuro. Infatti, come certe rappresentazioni drammatiche possono essere usate per situazioni banali, rappresentazioni apparentemente banali possono essere usate per indicare situazioni di grande magnitudo.

L’ autore ha sognato di cadere in un luogo, dove poi è effettivamente avvenuto uno scivolone, in un luogo in cui precedentemente si era slogato un polso mesi addietro. Il suo sogno aveva mescolato associazioni in un tableau composito.

PRINCIPIO 10 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni spesso codificano esperienze in una singola finestra temporale, ma non necessariamente queste esperienze devono avvenire in sequenza, anche se vengono rappresentate come tali

I nostri sogni sembrano conoscere in anticipo l’ orario in cui avvengono situazioni future, e la data.

Secondo il fenomeno delle RISONANZE CALENDRICHE, un sogno potrebbe indicare una esperienza futura che avviene ad una distanza esatta (nella stessa data del sogno) settimane, mesi, anni in avanti. L’ autore indica che secondo la sua ricerca, alcuni sogni hanno invece la data sbagliata di un giorno o due, sia in anticipo che in ritardo rispetto alla data della situazione futura.

PRINCIPIO 11 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ogni tanto rappresentano e indicano situazioni future che avvengono nella stessa data del sogno, anche anni in avanti rispetto all’ anno attuale (giorno più, giorno meno)

Quello che definisce un pensiero come – inconscio – non è che viene prodotto da una parte nascosta della tua mente, ma che è un pensiero che viene influenzato da un altro pensiero, conscio, che tu non hai ancora sperimentato. Che si trova avanti nel tempo rispetto alla tua mente sul momento.

In fisica quantistica la RETROCAUSALITA’ indica che gli effetti possono verificarsi e mostrarsi in anticipo rispetto alle loro stesse cause. Questo fenomeno si nasconde nella randomness (casualità) della meccanica quantistica, un fenomeno che aveva catturato l’ attenzione di Jung. Significa quindi che Einstein aveva ragione: Dio non gioca a dadi.

Un sogno può precedere un incontro con una persona o animale, che assume maggior significato e valore a causa di una esperienza o informazione che produce la causa dell’ incontro con tale persona o animale.

Il cervello è un radar per le coincidenze, e un creatore di esse. Con il suo vorace appetito per le associazioni, ci orienta verso confluenze di eventi ed esperienze che vanno in rima o risuonano con altre precedenti, e che sono connesse attraverso metodi di associazione soggettivi e personalizzabili. (Ciò viene evidenziato nella mia teoria dei CICLI VITALI)

PRINCIPIO 12 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La sincronicità è ciò che ci orienta verso risultati positivi, coincidenze che appaiono spettacolari e miracolose, doni, e noi siamo inconsapevoli che le nostre azioni giocano un ruolo per trasportarci verso, e creare, questi avvenimenti sincronici

Tecnicamente abbiamo sempre un ruolo nella realizzazione del futuro anticipato in modo obliquo dai sogni. Non è un fenomeno accidentale, ma una regola.

PRINCIPIO 13 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

In un modo o nell’ altro, i sogni ci portano a realizzare il futuro che profetizzano

L’ interpretazione di un incontro come qualitativamente significativo per il soggetto viene inclusa nelle anticipazioni dei sogni.

PRINCIPIO 14 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Un sogno potrebbe pre – rappresentare i pensieri futuri del soggetto, che riguardano il modo in cui si considera il sogno stesso, il suo valore, attraverso un fenomeno frattale

Se noi riusciamo ad essere abbastanza coraggiosi e fiduciosi da condividere il nostro sogno con altri, queste persone che ascoltano potrebbero riuscire a completarne il significato, aggiungere rivelazioni significative, apportando informazioni aggiuntive e verifiche riguardanti ciò che stava accadendo nel sogno.

PRINCIPIO 15 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Un sogno precognitivo di per sé potrebbe essere poco importante, ma ciò che importa davvero è ciò che ti suggerisce di fare in futuro, quello che ti ispira a compiere, il comportamento che hai in reazione ad esso, e le connessioni con altri che ti spinge a mettere in atto

PRINCIPIO 16 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione spesso ci orienta verso categorie di esperienze che modificano le nostre credenze e prospettive precedenti

IL PRESENTIMENTO DI OSCAR

“Ero in macchina con il mio amico Tom, ed erano all’ incirca le 5:00 del pomeriggio, e stavamo guidando verso Prospect Avenue, in Kansas City. Stavamo ridendo per una battuta, ed eravamo felici. All’ improvviso, una percezione molto intensa mi ha spinto a dire che c’ era un problema serio, smettemmo di ridere, e anche se non sapevamo dire di cosa si trattava, cominciammo a guardarci intorno e controllare gli oggetti nella macchina. Ad un certo punto gli dissi di accendere la radio, e la prima cosa che sentimmo fu l’ annuncio di un incidente automobilistico nel quale in seguito scoprimmo che riguardava alcuni nostri compagni di scuola, uno dei quali era morto”

Una rapida ricerca online può portarci a visualizzare pagine e pagine di report di sogni di persone che riguardavano gli eventi dell’ 11 settembre 2001, e anche opere artistiche che sembravano anticipare la distruzione delle torri.

L’ autore poi spiega come eventi riguardanti esplosioni, per motivi che possono collegarsi a leggi della fisica, possono essere molto più facili da anticipare, per la rapidità con la quale avvengono. Per esempio, nel database raccolto dalla ricercatrice onirica pionieristica Louisa Rhine, metà di essi riguardavano la tematica del fuoco, incendi ed esplosioni.

Spesso i sogni ci rappresentano anticipazioni di pensieri futuri che sono esistenziali, che riguardano la nostra percezione di essere sopravvissuti alle tali.

 PRINCIPIO 17 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il pensiero “SONO SOPRAVVISSUTO” è un target molto comune del fenomeno precognitivo

In molti casi, la focalizzazione sulla sopravvivenza non può esserci di aiuto per prevenire ed evitare disastri e tragedie, specialmente se riguardano altre persone e non noi come individui. Gli annali della precognizione onirica sono pieni di storie di persone che, ad ogni modo, riescono a salvare la propria vita e quelle di altri, a causa di un sogno.

PRINCIPIO 18 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Esperienze che suscitano imbarazzo e umiliazione dentro di noi sono un target comune del fenomeno precognitivo

La frustrazione che proviamo quando capiamo che non c’è una infrastruttura precognitiva che ci aiuta ad evitare i disastri hanno ispirato i ricercatori a creare registri di sogni. Ma che cosa potrebbe fare una agenzia autoritaria per prevenire un incidente aereo o un attacco terroristico? Sostanzialmente nulla, nessuno crede nella precognizione, e ad ogni modo gli eventi rappresentati, secondo la fisica quantistica, SONO GIA’ AVVENUTI E SCRITTI, perché nella fisica quantistica, IL FUTURO ESISTE ED E’ FISSO.

E’ importante per le persone che sperimentano sogni su disastri che i loro sentimenti di colpa emergono dalla credenza naturale, ma errata che le premonizioni mostrano “futuri possibili” che sono soggetti al libero arbitrio e che sono influenzabili dalle nostre azioni, e quindi evitabili.

NON E’ COSI’ CHE FUNZIONA

A volte, i sogni rappresentano alcune di queste considerazioni, per esempio situazioni future in cui temiamo e immaginiamo che POTREBBE avvenire qualcosa in una determinata situazione e ce la rappresentano come se avvenisse per davvero. Il pensiero del futuro è incluso nella rappresentazione onirica del contesto. Se noi incontriamo una coppia che sta attraversando la strada e percepiamo un potenziale pericolo per loro, un sogno potrebbe mostrarci quella situazione, ma nel sogno tale pericolo potrebbe concretizzarsi, anche se successivamente, verificheremo che tale indicente non è mai avvenuto, anche se comunque una coppia molto simile a quella del sogno ci passa davanti. I sogni non sono riflessi diretti di eventi futuri, ma riflessi della nostra percezione di tali eventi, riflessi della nostra coscienza e dei nostri pensieri situati nel futuro rispetto a noi. 

Addirittura, i sogni ci indicano, inclusi nel contesto, la nostra percezione confusa riguardante il nostro fallimento nell’ agire. Se tu non avessi fallito ad agire e non ti fossi sentito in colpa, non avresti mai avuto un tale sogno in primo luogo.

Questi pensieri situati nel futuro rispetto a noi interferiscono con il nostro IO del presente e ci muovono in maniera tale che finiamo per produrre proprio quegli specifici pensieri nel momento giusto, creando time loops nella nostra vita. Se non fosse così diventerebbe una situazione paradossale.

Escludi a priori la considerazione che i sogni ci mostrano “futuri possibili” o “situazioni alternative” alla “e se fosse andata così”. NO. I sogni ci trasmettono informazioni SU QUELLO CHE SARA’, anche se questa informazione potrebbe essere trasmessa in modalità distorte, e in modi molto strani.

 PRINCIPIO 19 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci pre – presentano in modo obliquo e simbolico esperienze reali, concrete, nel futuro, piuttosto che letteralmente pre – presentarci possibilità future

I sogni sono come airbag, reti di protezione, che ci preparano all’ impatto con sconvolgimenti nel nostro futuro. Il sogno ci spoilera alcuni dettagli sull’ evento, così da tenerci pronti ad accogliere tale esperienza.

PRINCIPIO 20 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni non possono rappresentare direttamente la cessazione di esistere, ma si focalizzano sulla perdita da noi sperimentata nel futuro, come viene da noi sperimentata nella nostra mente, i sentimenti che proviamo quando avviene o sulla possibilità eventuale di perdere qualcuno

Le persone non dovrebbero sentirsi responsabili se sbagliano una interpretazione di un disastro futuro, o se falliscono nel prevenire eventi spiacevoli. Non c’è altro modo in cui sarebbero potute andare le cose. Non c’è una timeline dove il corso degli eventi si svolge in modo differente.

PRINCIPIO 21 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Non è colpa tua se hai una premonizione di qualche evento spiacevole che successivamente si verifica concretamente

Tutto quel che la esperienza del futuro ci suscita a livello emotivo, e di pensieri che produciamo in reazione ad essa, sono già inclusi nel “pacchetto” interpretativo del sogno che ci arriva. Persone particolarmente efficienti a livello intuitivo potrebbero essere maggiormente portate ad agire, in reazione ad impulsi improvvisi, e oggettivamente privi di senso, inizialmente, di modo da evitare situazioni spiacevoli per altri. Una telefonata fatta di istinto potrebbe allontanare un malvivente che sta meditando di compiere un crimine dalla persona che chiamiamo, per esempio. La azione di rispondere alla telefonata potrebbe farlo battere in ritirata. Come certe persone hanno un valido senso dell’orientamento, altre persone possono avere un valido senso dell’ intuizione, nei confronti di presentimenti riguardanti minacce per se stessi ed altri. L’ autore Eric Wargo definisce l’ inconscio come – coscienza distante nel tempo rispetto al presente – consciousness displaced in time Spesso quando due idee sembrano diametricamente opposte possono invece rivelare una pertinenza fra le due. I pensieri possono essere CAUSATIVI nel contesto dei time loops, e ciò potrebbe essere persino in grado di recuperare una certa percentuale di libertà effettiva nell’ illusione del libero arbitrio che abbiamo. Se noi possiamo essere influenzati da pensieri situati temporalmente nel futuro rispetto a noi, di conseguenza, pensieri attuali, sperimentati sul momento, qui, ora, possono influenzare le nostre azioni situate nel passato rispetto a noi.

LA STORIA DEI SOGNI RICORRENTI DI TOBI, AMICA DI GIOVINEZZA DELL’ AUTORE La narrazione del libro si focalizza su una storia riguardante un fenomeno di sogni ricorrenti accaduto a Tobi, una amica di giovinezza dell’ autore di questo libro. “Nell’ inverno del 1988 la vita di Tobi venne stravolta da un fenomeno di sogni ricorrenti che le suscitavano paura e depressione. Per lei, nel contesto di ingenuità nel quale si trovava, non era stato possibile comprendere le reali implicazioni dei suoi sogni. Non era in grado di comprendere che i sogni che le tormentavano le notti erano in realtà messaggi di stupore del suo IO situato nel futuro rispetto a lei. Le ripercussioni di questa incomprensione crearono una serie di notevoli differenze e stravolgimenti nel suo modo di vivere. A causa della depressione che le suscitavano, si allontanò dai suoi coetanei, e rinunciò a trasferirsi in un’ altra nazione. Questa decisione la portò successivamente a conoscere il suo futuro marito e a farsi una famiglia. Per raggiungere il successo nel futuro era necessario prima sperimentare alcuni dolori e traumi. I sogni funsero da trigger, come spinta per smuoverla e guidarla verso determinate decisioni. I sogni riguardavano un suo conoscente del passato con la quale non era più in contatto, e che oggettivamente non aveva ragioni per focalizzarsi su di lui in modo tale da sperimentare questi sogni. Ciò che sperimentiamo nei sogni è la – presenza – di qualcosa di altro da se, non riconosciuto, che potrebbe farci soffrire, ma potrebbe fare ciò per il nostro bene, anche se sul momento non ce ne rendiamo conto. Questa presenza sconosciuta, simbolicamente parlando, è il nostro IO del futuro. Questi interventi di influenza sul presente dal futuro non vengono mai riconosciuti come tali, e vengono interpretati erroneamente come qualcosa di pauroso, minaccioso, oppressivo. Tobi visualizzava il suo conoscente dei sogni ricorrenti come un gigante, ma non era realmente lui, bensì una manifestazione del futuro di Tobi, qualcosa di protettivo e gentile, che l’ avrebbe guidata verso un futuro di soddisfazioni per lei.“

Tobi all’ epoca aveva 19 anni. I sogni avevano una ricorrenza settimanale, e in essi, lei si comportava in modo violento verso questo conoscente, lo abbatteva con una arma, mentre lui veniva raffigurato come un gigante minaccioso, e ciò contrastava nettamente con il suo carattere contrario alla violenza. In quello stesso inverno del 1988 conobbe il suo futuro marito, a causa della situazione nella quale si trovava, il suo allontanamento dagli altri, provocato dalla depressione, e la sua rinuncia a trasferirsi. Nel 2011 era quindi madre di due bambini, e ad un tratto i sogni sul conoscente RICOMINCIARONO. Nel sogno del 2011, lui la incontrava per strada e la portava a casa sua, e sulla soglia, cercava di nascondere alla sua vista ciò che c’ era all’ interno. Ma lei vide comunque cosa c’ era, e vide una serie di “libri straordinari”. Sette anni dopo, nel 2018, ebbe invece un sogno su un amico di questo famigerato conoscente. Immediatamente lei fu consapevole che il sogno riguardava il suo vecchio conoscente, così decise di cercare finalmente informazioni online su di lui. Tobi scoprì che il suo conoscente era stato ucciso nel 2008, precisamente nel modo in cui lei si comportava violentemente nei suoi confronti nei sogni ricorrenti. Il sogno del 2011 era arrivato al terzo anniversario della sua morte. In seguito, continuando le ricerche online, decise di cercare info sui suoi coinquilini al college, uno dei quali era l’autore di questo libro.

Tobi scoprì che egli aveva un blog sulla precognizione “TheNightShirt” e che solo qualche giorno prima aveva pubblicato il suo libro “Time Loops”, a riguardo. Così decise di ordinarlo, e si rese conto che nel marzo 2017 aveva avuto un sogno sull’ autore, nel quale descriveva “la dimostrazione della presenza di una coscienza non ordinaria”. I due tornarono in contatto tramite una mail di lei, e collaborarono assieme alla comprensione dei sogni ricorrenti. Ci rendemmo conto che i sogni riconoscevano già allora il valore della scoperta nel futuro sul suo omicidio. E’ un clichè dire che “nulla avviene per caso”, ma nella realtà della fisica quantistica e della retrocausalità è effettivamente così. L’ autore successivamente scoprì un sogno che si focalizzava su Tobi, il 15 novembre del 1999, quando non erano più in contatto da almeno 10 anni. Sognò che era una profetessa, una sibilla, che allevava conigli in una fattoria. Mentre stava scrivendo una mail per informare la sua amica, gli arrivò un messaggio inbox dalla UPS, che lo informava dell’ arrivo di un pacco. Si trattava di un regalo di Natale da parte di Tobi, per la figlia dell’ autore: un libro “viaggio sul pianeta dei conigli” di Rosemary Wells, un libro già letto dai figli di Tobi.

PRINCIPIO 22 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Attributi del carattere quali – coscienziosità e una attitudine di interesse e gentilezza nei confronti di se e di altri – possono essere essenziali per suscitare la manifestazione della precognizione, almeno in modo consistente

Penso che siamo coinvolti nella creazione delle nostre vite già scritte che noi mettiamo in atto, come fossimo attori, che seguono un copione. Essenzialmente siamo come personaggi, non molto diversi da quelli dei romanzi.

Uno dei risultati più sublimi e sorprendenti della “paleontologia del se” attraverso i sogni è la scoperta di un fossile dal futuro, che rappresenta la nostra coscienza come è ora, in un sogno scritto anni addietro rispetto al nostro presente.

  PRINCIPIO 23 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sogni che risultano essere precognitivi spesso contengono una rappresentazione simbolica dell’ atto del tornare a esaminare tale sogno per verificarne il contenuto

PRINCIPIO 24 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il linguaggio associativo usato in un sogno, o il suo contenuto simbolico, è influenzato e forzato ad adattarsi in modi particolari ad esperienze successive e alla connessione con altri sogni nel corso della propria vita, in modo da formare un “filone narrativo”

Alcuni ricercatori possono scoprire che sogni avvenuti in sequenza lungo giorni e anni potrebbero tutti collegarsi e riferirsi ad un singolo evento nel futuro, o addirittura riferirsi – al prossimo episodio – e quindi al sogno successivo nella serie ricorrente. Brian Inglis nel suo libro “Coincidence” parla dell’ esperienza di Sebastian Earl, postata nel database del centro di ricerca parapsicologica di Edinburgo (Fondazione Koestler), un evento avvenuto quando aveva quindici anni:

“Un giorno, mentre ero vicino ad addormentarmi, mentre mi veniva sonno una frase mi piovve nella mente, e mi stupii a tal punto che il giorno dopo la raccontai al mio amico Adam a scuola, e lui si agitò molto, perché mi spiegò che aveva letto quella stessa esatta frase in un libro nella sera precedente, prima di dormire.”

Il fatto che la frase gli era piombata in testa mentre si stava addormentando era sintomatico di un fenomeno di orientamento verso un momento di significativa connessione con il suo amico. Il fatto di aver condiviso l’ avvenimento era già pre – impostato nel fenomeno stesso.

PRINCIPIO 25 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Fenomeni ipnagogici e ipnopompici frequentemente risultano essere precognitivi, spesso nel giro di un giorno o due dal verificarsi degli stessi

Libro scritto nel 1898 anticipa l’ evento del Titanic del 1912: la storia narra del tragico viaggio della nave da crociera “Titan”

Se sei un artista, o uno scrittore, vai ad esaminare i tuoi progetti del passato, soprattutto quelli poi abbandonati o abbozzati, o mai pubblicati. Potresti scoprire sorprendenti anticipazioni di eventi e situazioni che si sono verificate nella tua vita e in quelle di altri vicini a te. Potrebbe persino esserci una relazione inversa rispetto alla qualità e al valore di un lavoro creativo e il suo quoziente di anticipazione intuitiva di eventi concreti.

PRINCIPIO 1 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione non è sugli eventi nel futuro, ma riguarda la nostra esperienza futura soggettiva, riguarda ciò che apprenderemo o leggeremo nel futuro.

PRINCIPIO 2 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni premonitori non sono percepiti necessariamente come speciali e non hanno particolari caratteristiche che li distinguono dai sogni comuni, quindi bisogna prendere in considerazione OGNI sogno.

PRINCIPIO 3 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci mostrano simbolicamente i nostri pensieri consci futuri in reazione a shock emotivi e realizzazioni successive

PRINCIPIO 4 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni costruiscono rappresentazioni del futuro usando mattoncini di esperienze passate

PRINCIPIO 5 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Figure periferiche nella nostra vita possono apparire nei nostri sogni, persino le celebrità, come action figures o archetipi, rappresentando associazioni riguardanti questi individui, in una allegoria simbolica

PRINCIPIO 6 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Una situazione o esperienza recente potrebbe triggerare (suscitare) un sogno riguardo una esperienza futura che risuona e somiglia a quella del passato (risonanza tematica)

PRINCIPIO 7 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il livello di drammatizzazione del sogno potrebbe essere di gran lunga fuori proporzione rispetto al significato e alla magnitudo della esperienza sul quale si focalizza

PRINCIPIO 8 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sono le associazioni ai nostri sogni e non il loro contenuto manifesto che spesso rivelano collegamenti alle esperienze successive

PRINCIPIO 9 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Bisogna presumere che, anche se è impossibile dimostrarlo, OGNI nostro sogno può essere potenzialmente precognitivo

PRINCIPIO 10 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni spesso codificano esperienze in una singola finestra temporale, ma non necessariamente queste esperienze devono avvenire in sequenza, anche se vengono rappresentate come tali

PRINCIPIO 11 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ogni tanto rappresentano e indicano situazioni future che avvengono nella stessa data del sogno, anche anni in avanti rispetto all’ anno attuale (giorno più, giorno meno)

PRINCIPIO 12 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La sincronicità è ciò che ci orienta verso risultati positivi, coincidenze che appaiono spettacolari e miracolose, doni, e noi siamo inconsapevoli che le nostre azioni giocano un ruolo per trasportarci verso, e creare, questi avvenimenti sincronici

PRINCIPIO 13 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

In un modo o nell’ altro, i sogni ci portano a realizzare il futuro che profetizzano

PRINCIPIO 14 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Un sogno potrebbe pre – rappresentare i pensieri futuri del soggetto, che riguardano il modo in cui si considera il sogno stesso, il suo valore, attraverso un fenomeno frattale

PRINCIPIO 15 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Un sogno precognitivo di per sé potrebbe essere poco importante, ma ciò che importa davvero è ciò che ti suggerisce di fare in futuro, quello che ti ispira a compiere, il comportamento che hai in reazione ad esso, e le connessioni con altri che ti spinge a mettere in atto

PRINCIPIO 16 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

La precognizione spesso ci orienta verso categorie di esperienze che modificano le nostre credenze e prospettive precedenti

PRINCIPIO 17 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Il pensiero “SONO SOPRAVVISSUTO” è un target molto comune del fenomeno precognitivo

PRINCIPIO 18 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Esperienze che suscitano imbarazzo e umiliazione dentro di noi sono un target comune del fenomeno precognitivo

PRINCIPIO 19 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

I sogni ci pre – presentano in modo obliquo e simbolico esperienze reali, concrete, nel futuro, piuttosto che letteralmente pre – presentarci possibilità future

PRINCIPIO 20 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI I sogni non possono rappresentare direttamente la cessazione di esistere, ma si focalizzano sulla perdita da noi sperimentata nel futuro, come viene da noi sperimentata nella nostra mente, i sentimenti che proviamo quando avviene o sulla possibilità eventuale di perdere qualcuno

PRINCIPIO 21 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Non è colpa tua se hai una premonizione di qualche evento spiacevole che successivamente si verifica concretamente

PRINCIPIO 22 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Attributi del carattere quali – coscienziosità e una attitudine di interesse e gentilezza nei confronti di se e di altri – possono essere essenziali per suscitare la manifestazione della precognizione, almeno in modo consistente

PRINCIPIO 23 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Sogni che risultano essere precognitivi spesso contengono una rappresentazione simbolica dell’ atto del tornare a esaminare tale sogno per verificarne il contenuto

PRINCIPIO 24 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI Il linguaggio associativo usato in un sogno, o il suo contenuto simbolico, è influenzato e forzato ad adattarsi in modi particolari ad esperienze successive e alla connessione con altri sogni nel corso della propria vita, in modo da formare un “filone narrativo”

PRINCIPIO 25 DEL LIBRO SUI SOGNI PREMONITORI

Fenomeni ipnagogici e ipnopompici frequentemente risultano essere precognitivi, spesso nel giro di un giorno o due dal verificarsi degli stessi





La nebbia che accompagna le anime verso la pace

26 02 2021

Il MONDO SIMBOLICO talora affiora negli articoli di cronaca: gli archetipi delle leggende per qualche momento sembrano quasi prendere possesso della realtà raccontata dai mass media, soprattutto quando essa risulta più sorprendente e anomala del consueto.

Così come in questo caso, leggete…

Una scogliera frana sotto il cimitero di Camogli trascinandosi dietro tombe e bare in mare, che verranno ritrovate anche molto lontano, a distanza di decine di chilometri lungo la riviera ligure di ponente, un po’ come si dice accadde con delle auto genovesi nella Grande Alluvione del 1970 le quali, secondo certe testimonianze, le correnti le avrebbero portate fino in Costa Azzurra…
La differenza di temperatura tra l’acqua fredda invernale del mare e certe correnti di aria dalle temperature più primaverili sulla sua superficie, possono dare origine al fenomeno meteorologico – piuttosto raro – del cosiddetto “caligo”, quando una specie di nebbia ricopre il mare estendendosi anche alle zone costiere, così come è successo a Genova e altre località liguri, negli ultimi giorni.

Articolo comparso su La leggenda del caligo: la nebbia che accompagna le anime verso la pace (genovatoday.it) il 26 febbraio.

Caligo

La leggenda del caligo: la nebbia che accompagna le anime verso la pace

Abbiamo parlato molto in questi giorni del caligo, le nuvole basse che arrivano dal mare e invadono la costa creando un effetto di nebbia questa volta decisamente intenso. La spiegazione scientifica è presto data: questo fenomeno è il contrasto tra lo scorrimento dell’aria calda – in risalita dal nord Africa – e la superficie del mare ancora fredda.

Ma c’è anche un’altra spiegazione, una leggenda popolare che viene tramandata da generazioni e che vuole che il caligo non siano nient’altro che gli spiriti che risalgono dal mare per venire a prendere le anime incastrate tra la terra e la vita ultraterrena. 

Le nuvole avvolgono la costa, prendono le anime che non trovano pace, e e le accompagnano finalmente verso la luce, ritirandosi e tornando da dove sono venute, ovvero dal mare, che culla gli spiriti sulle sue onde e li tranquillizza.

La leggenda è ancora più tristemente suggestiva se pensiamo ai recenti fatti di cronaca, con la commemorazione delle vittime del covid in Liguria, o con il crollo del cimitero di Camogli e la dispersione di parte delle salme in mare. Parti di bare sono state avvistate anche a Quinto, e a Vesima è stato trovato un cadavere in avanzato stato di decomposizione: non si esclude che possa essere una salma proveniente proprio da Camogli.



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Ce ne sarebbe ancora da dire e da mostrare ma per ora mi fermo qui.