2022: un reportage nel futuro potenziale dei prossimi 12 mesi attraverso i cicli storici

2 01 2022
le nostre previsioni di eventi potenziali nei prossimi 12 mesi usando il metodo di ”studio” e interpretazione dei 10 cicli storici scoperti da me nelle mie ricerche del 2013. Catene di cicli storici che collegano anni anche lontani fra di loro. Scopriamo che personalita’ potrebbe avere il 2022.

L’ India diventa il paese più popoloso del mondo. Il primo reattore a fusione sperimentale viene attivato. La Germania rinuncia al nucleare. La prima stazione spaziale cinese è completata. Cominciano i primi conflitti per il controllo delle risorse idriche, e inizia la discesa delle risorse globali. Arrivano i primi vestiti nanotecnologici. Dubai possiede hover taxis automatizzati. 

Quest’ anno faremo un rapporto abbastanza approfondito sull’ interpretazione dei potenziali eventi che interesseranno la geopolitica e il mondo mediatico nel corso dei prossimi dodici mesi. In seguito ci sarà una seconda parte che riguarderà il confronto con ciò che ci si poteva aspettare nel 2021 e la realtà dei fatti.

RIASSUNTO: aumento delle restrizioni relative alla pandemia, chiusure dei negozi, ma è l’ anno finale della “narrazione covidiana” – i primi capitoli di numerose grandi crisi geopolitiche del prossimo futuro: Russia, Messico, Spagna, India, Cina, Stati Uniti – il nostro approccio al nucleare – rischi relativi alla situazione in Ucraina – morte violenta di un membro della famiglia reale o di un politico importante – anno nero dello sport calcistico: guerriglie, tragedie e attentato – una maggiore focalizzazione sull’ ambientalismo – manifestazioni anche violente contro le restrizioni sanitarie – uccisioni di manifestanti negli Usa – crisi o attacco terroristico in un paese mediorientale notoriamente tranquillo: Giordania, Kuwait o Qatar? – incidente nello spazio – il ritorno della ricerca dell’ acceleratore di particelle CERN – comincia un conflitto asiatico – muore l’ ultima icona del Novecento: la Regina Elisabetta II – il Messico soffre un grande conflitto sociale ma ci saranno benefici o esiti favorevoli per il futuro – il popolo Cinese parte di nuovo in marcia – conflitto nel subcontinente Indiano – un altro “report ufficiale” sugli Ufo – blocco dello scambio di risorse fra la Russia e l’ Europa – L’ ultima pagina dei paesi tradizionalmente comunisti – grandi trasformazioni geopolitiche in Corea – Questione vaccini: dal successo al disastro – si configura un nuovo “asse di guerra mondiale” – Transizioni al Vaticano: un nuovo pontefice? – Attacco terroristico a Monaco – Albania e altri paesi balcanici: rievocazioni del passato e una nuova potenziale crisi – Crisi economica nel continente asiatico – evento in Francia relativo ad un dirottamento aereo e le potenzialità – un nuovo capitolo del conflitto Arabo – Israeliano – Kamala Harris (vicepresidentessa Usa) e la carriera a rischio – apartheid vaccinale e un nuovo stile di vita nelle città – La conclusione della vicenda di Hong Kong e la resistenza contro la Cina – Le teorie sul conflitto con l’ Iran diventano realtà –  Allarme rosso sui mondiali di calcio Qatar 2022: rischio di grosso attentato – una nuova pagina della crisi del “terrorismo mondiale” – scioperi generali generalizzati e la Gran Bretagna – La Polonia alza la testa nel mondo geopolitico – Nucleare: proteste, marce e lotta per il disarmo globale – Scandalo nella presidenza Usa – Il dramma delle sparatorie scolastiche in America – La nuova crisi balcanica – Un’ eco dal lontano passato: dirottamenti aerei – Ancora potenziale un grande sisma accompagnato da un devastante tsunami o slavina (Atlantico, Lisbona?) – Tempeste di polvere – Leggi e decreti draconiani – Primavera dei popoli il remake – L’ ultimo giro di chiave del comunismo tradizionale – La Cina e il Giappone si contendono il controllo sulla Corea – L’ Italia replica il novecento storico – Italia: lo shock politico si allinea al 1978 di Moro – Crisi alimentare e scarsità in Europa – Un evento simile a quello di Beirut 2020: enorme esplosione scuote la città, dove? – Una Brexit diversa frammenta di nuovo l’Unione Europea – Il Regno Unito non è più lo stesso: metamorfosi totale – Il presidente Usa si sente male durante una cena in un altro paese? – La Somalia discende di nuovo nell’ anarchia – BLM riaccende la miccia: saccheggi, incendi e violenze – Echi del 1962 e una nuova crisi nucleare: missili ICBM? – La Germania / L’ Europa si immischia nelle vicende messicane innervosendo gli Usa – Attacchi alle ambasciate: i marines Usa in pericolo – Il Centroamerica si piega alle violenze e conflitti  

Vogliamo ricordare che i confini fra le catene di cicli storici non sono netti e un evento connesso al 2021 potrebbe anche verificarsi in ritardo nell’ anno successivo, che sarebbe il 2022 in questo caso

CICLO STORICO DI 87 ANNI: Il 2022 si collega a: 1935 (tempeste di polvere in Usa, leggi fasciste, guerra Italiana all’ Etiopia, Lunga Marcia armata rossa cinese), 1848 (Primavera dei Popoli, manifesto comunista, corsa all’ oro, gli Usa si espandono verso il Messico), 1761 (sisma 8.5 mag. Lisbona, epidemia di influenza londinese) , 1674, 1587 (Stuarda decapitata per tradimento, Inghilterra, Drake attacca la costa iberica), 1500 (Scoperta del Brasile), 1413, 1326 – Qui possiamo vedere una connessione simbolica fra le leggi fasciste e le restrizioni e i decreti relativi alla pandemia covid. Nei primi mesi del 2022 si dovrebbe verificare una intensificazione parossistica per poi volgere verso il declino di queste misure autoritarie. Il 1848 ci indica che il 2022 potrebbe vedere rivolte e rivoluzioni, poi volge alla fine il secolo del comunismo con cambiamenti anche nelle ultime zone della Terra legate a questa ideologia. Si intravede anche la fase iniziale di una grande crisi (messicana / spagnola) (2023 – 1936 guerra civile spagnola) che dovrebbe culminare nel 2023: gli Usa invaderanno il Messico? Ci sarà un sisma disastroso con tsunami atlantico nei pressi di Lisbona in Portogallo? Una figura della famiglia reale britannica si avvicina ad una morte violenta e improvvisa? Oltre al 1587 il 2022 si collega anche con il 1997 della Principessa Diana. 

CICLO STORICO DI 52 ANNI: Il 2022 si collega a: 1970 (Uccisi studenti manifestanti in università Usa, dirottamento aereo, 150.000 vittime di un tifone in Pakistan, Apollo 13 incidente nello spazio), 1918 (Russia esce dalla guerra, muore il Barone rosso, uccisione della famiglia Romanov, la caduta di Damasco e fine del dominio turco, abdicazione del leader tedesco, fine della Grande Guerra, guerra civile russa, pandemia della influenza spagnola, indipendenza dell’ Ucraina), 1866 (trionfo della Prussia), 1814 (Caduta di Napoleone, inglesi invadono l’ America e a fuoco Washington DC e il Capitol Building, attacco anche a Baltimora) (e per il 2023 – 1815 ci sono l’ eruzione del Tambora VEI 6, la fuga di Napoleone, il Congresso di Vienna, Waterloo), 1762 (Caterina di Russia, muore Elisabetta di Russia, olocausto dei Sikh nel Punjab), 1710, 1658, 1606 (nel 2023 – 1607 avremo la connessione al primo insediamento inglese in America), 1554, 1502 (la schiavitù e gli Haitiani), 1450 (L’ invenzione della stampa – la stampante 3d?), 1398 (Tamerlano saccheggia Delhi), 1346 (Guerra dei 100 anni, la piaga della peste in Crimea, bancarotta Italiana) e quindi il (2023 – 1347) si collega alla pandemia di peste – Qui possiamo vedere la potenzialità di un ritorno dei dirottamenti aerei a scopo terroristico, potenzialità di devastanti alluvioni, un incidente nello spazio, i problemi governativi in Russia, la conclusione della guerra Siriana di cui ormai non parla più nessuno, forse in un gioco di potere con la Turchia, la fine della “guerra al Covid” dopo una recrudescenza, i primi grossi movimenti verso una crisi in Ucraina e forse una seconda stagione della presa del Campidoglio a Washington DC, una crisi Indiana relativa ad un conflitto o massacri di persone, il successo crescente della stampante 3d, la vicenda della Crimea che potrebbe sfociare in chissà quale incidente…

CICLO STORICO DI 37 ANNI: Il 2022 si collega a: 1985 (Sciopero nazionale britannico sconfitto, live aid per l’ Etiopia, Guerra Iran vs Iraq, ondata di freddo Italia 1985, 250 soldati periscono in incidente aereo, sanzionato l’ apartheid, attacchi terroristici agli aeroporti: Italia e Austria, l’ anno degli attentati nel mondo) e ricordiamo che il 2021 prevedeva un anno buio per l’ India (1984 anno nero dell’ India) e questa cosa potrebbe riversarsi anche nel 2022. Per il 2023 abbiamo (2023 – 1986) l’ esplosione del Challenger e Chernobyl, forse a significare che si useranno armi nucleari o attacchi chimici – batteriologici nella escalation della crisi Ucraina…!. A seguire il 1948 (Assassinio di Gandhi (connessione alla vice presidentessa Kamala Harris?), nasce Israele, conflitto arabo – israeliano, inizia apartheid, il blocco russo di Berlino, dichiarazione diritti umani) e nel (2023 – 1949) abbiamo la nascita della Rep. Pop. Cinese. Poi 1911 (1910 rivoluzione Messicana) (Machu Picchu, Polo Sud, traballa la dinastia Cinese) e (2023 – 1912 il Titanic), 1874, 1837 (Vittoria diventa Regina, devastante sisma Siriano, Oliver Twist)  (1836 ricordiamo la Battaglia di Alamo in Texas contro il Messico) (2023 – 1838 il Great Trek in Sudafrica), 1800 (Nuova capitale Usa)  (1799 i geroglifici, colpo di stato Napoleone) e (2023 – 1801 nasce il Regno britannico, assassinio dello zar, costituzione Haiti), 1763, 1615.  Qui possiamo vedere la potenzialità di uno sciopero generale britannico, il ritorno sulle scene dell’ Etiopia, una ondata di freddo e neve italiana, il ritorno pesante degli attacchi terroristici, forse anche in Italia, e forse concentrati su aerei e aeroporti, una grande crisi Indiana, il conflitto per l’ Ucraina che parte, pericolo per la vita di Kamala Harris, legata alle simbologie indiane per via delle sue origini [vedere https://civiltascomparse.wordpress.com/2021/01/29/teniamo-docchio-la-vicepresidente-usa-kamala-harris/, il blocco degli scambi di risorse da parte della Russia, la lotta per i diritti umani, la morte della Regina britannica, un colpo di coda nella guerra siriana prima della fine, conflitto fra Texas e Messico alla frontiera, focalizzazione su Washington DC.

CICLO STORICO DI 32 ANNI: Il 2022 si collega a: 1990 (Riunificazione tedesca (Corea del Nord?), dimissioni della Thatcher, Mandela libero, telescopio Hubble (è appena stato lanciato il suo successore), conflitto in Kuwait contro l’ Iraq (la mia idea è che nel 2022 si verificherà una crisi irachena simile a quella dell’ Afghanistan nel 2021), fine della guerra fredda) – (2023 – 1991: sconfitta irachena, salvataggio dei curdi, guerra civile balcanica, colpo di stato in Russia, fine della URSS) e poi: 1958 (il progresso cinese e la mobilitazione, megatsunami in Alaska, nasce la Nasa, la fusione, ribellioni in Venezuela e caduta regime, scandalo nella medicina: talidomide) e nel (2023 – 1959 abbiamo la crisi di Cuba e la fuga del Dalai Lama); 1926 (il primo razzo, sciopero generale britannico, attentato a Mussolini fallisce, scomparsa di Agatha Christie e ritrovamento, la televisione, 1894 (peste di Hong Kong, guerra fra Cina e Giappone per la Corea, affare Dreyfus in Francia, sisma in Calabria), 1862 (guerra civile Usa, 4000 vittime ad Antietam, abolizione schiavitù) (2021 – 1861 unità di Italia e scomparsa del consorte della Regina, proprio come è accaduto nel 2021), 1830 (moti del 30, Carlo di Francia abdica), 1798 (notare 2023 – 1799: colpo di stato Francia) (fallimento della campagna francese in Egitto, il vaccino contro il vaiolo), 1766 (2021 – 1765 primo focolaio della Rivoluzione Americana e l’ allaccio all’ evento del Campidoglio?), 1702 (guerra di successione spagnola, sisma italiano in Irpinia); per quanto riguarda l’ allaccio fra 2021 e 1989 ricordiamo: la Russia lascia l’ Afghanistan (nel 2021 gli Usa, vittoria del movimento Solidarnosc in Polonia e massacro manifestanti cinesi, caduta del Muro e rivoluzione tedesca, rivolta fa cadere il regime in Romania che nel 2021 ha occupato il parlamento contro il Greenpass) che può riversarsi nel 2022. Nel 1990 ricordiamo inoltre un devastante sisma in Iran, uno stampede a La Mecca, attacco con autobomba contro la Thatcher che sopravvive, la Bhutto spodestata (Kamala?), il conflitto di Kuwait). Qui possiamo vedere la possibilità di una trasformazione geopolitica in Corea, ancora indizi della morte della Regina Elisabetta II entro l’ anno, lo scoppio di un conflitto in un paese mediorientale generalmente ritenuto tranquillo (Kuwait? EAU? Qatar? Giordania?), ancora un accenno ad un megatsunami, progressi con la ricerca per la fusione e secondo me si può fare una connessione fra la situazione pandemica covid e lo scandalo della terapia fallimentare del talidomide nel 1958. Ancora sciopero generale in UK, accenno ad un conflitto asiatico relativo a giochi di potere focalizzati sulla situazione coreana, moti rivoluzionari, conflitto potenziale in Egitto, ancora accenno al conflitto “spagnolo – latinoamericano”.

TIME RUNNER ambientato nel 2022
DEATHWAVE (tifone in Thailandia), ambientato nel 2022
THE PURGE (12 ore di crimini legalizzati nella America del 2022 21 marzo)
 

CICLO STORICO DI 44 – 45 ANNI: Il 2022 si collega al 1977 – 1978 (Guerre Stellari, muore Elvis Presley, il wow signal dal SETI, problemi in Sudafrica, debellato il vaiolo e il successo dei vaccini, compromesso in Medio Oriente, guerra civile in Afghanistan e uccisione del leader del paese, il caso dell’ uccisione del primo ministro Moro in Italia, la marcia del milione in Iran, movimento anti nucleare italiano, disastro aereo multiplo di Tenerife, blackout e saccheggi a New York, aborto in Italia, esplosione di camion in un campeggio in Spagna, bioetica e fertilizzazione in vitro, il Papa dei 33 giorni) e il 2021 – 1976 (Grande sisma cinese, morte di Mao Zedong) Ci fanno vedere altri potenziali grandi eventi come un segnale dallo spazio, l’ Afghanistan, in Italia terremoto politico e un potenziale ritorno della situazione degli anni di piombo ma ovviamente per motivi e per vie diverse, inizio dello stravolgimento del paese Iraniano, accenno ad un disastro aereo importante e ad un evento blackout, accenno ad una esplosione di camion e ad un disastro in Spagna. AGGIORNAMENTO:In questa serie il 2022 si collega anche al 1932 – 1934, al 1845 (Texas annesso agli Usa, carestia irlandese), 1890 (la prima celebrazione del 1 maggio giorno dei lavoratori, morte di Van Gogh, massacro di Wounded Knee), 1846 (Scoperta di Nettuno) (Troveremo il Pianeta Nove? Grazie al telescopio James Webb?) (Guerra americo – Messicana ed epidemia di colera), 1755 (Il grande sisma e tsunami di Lisbona – e qui si ripresenta l’ indizio del disastro nella zona dell’ Oceano Atlantico), 1758 (Morte di Papa Benedetto, cometa di Halley) e in connessione con il 1997 potrebbe significare che nel 2022 vedremo una grande cometa?, 1714 (Barcellona cade) e qui ancora l’ indizio sul conflitto in Spagna / Messico, 1665 (scoperta la macchia su Giove, piaga di Londra), 1575 (piaga di Venezia e Sicilia) 1626 (Processi alle streghe, pandemia, San Pietro, New Amsterdam (NY city), 1530 (PARTITA DELL’ ASSEDIO e qui troviamo un’ altro indizio di qualcosa che succederà ai mondiali? Parola chiave “assedio” associata ad una partita di calcio) 1582 (guerra Russia – Polonia), 1538 (carestia ed epidemie in Cina, e in aggiunta nella stessa nazione anche aumento del prezzo del cibo e uno tsunami) 1538 (sisma in Giappone fa 200.000 vittime) 1538 (eruzione dei Campi Flegrei ed esodo di Pozzuoli). Da notare come qui si inserisce anche il ciclo storico (andando di moltiplicazioni) dei 402 anni dove il 2022 si associa al 1620, a significare quindi che LA GUERRA DEI 30 ANNI, catastrofica per l’ Europa, la Germania, a causa delle guerre religiose e delle epidemie (!) si connette al 2020, anno di inizio della crisi pandemica del Covid!

GEOSTORM (disastri climatici nel 2022 e megatsunami come anche la immagine sopra)

CICLO STORICO DI 25 ANNI: Il 2022 si collega: al 1997 (Hong Kong e Cina, morte a Parigi della Principessa Diana – evento stradale e riferimento ad un tunnel, muore Madre Teresa, clonazione, massacri in Algeria, sisma di Assisi, Google, massacro a Luxor in Egitto, sette gemelli in America, influenza aviaria minaccia Hong Kong), 1972 (Domenica di sangue in Irlanda, uccisi manifestanti, presidente Usa va in Cina, lo scandalo presidenziale Watergate, LE OLIMPIADI DEL TERRORE – UCCISIONE DI ATLETI, OSTAGGI, TERRORISTI PALESTINESI, BLITZ FALLIMENTARE DELLE FORZE DELL’ ORDINE, PROSEGUIMENTO DEI GIOCHI E CONTROVERSIA (Questo lo inserisco in grassetto perché si collega alla mia teoria che i Mondiali del 2022, ambientati in un paese come il QATAR siano a grande rischio di attentati o guerriglie calcistiche o incidenti strutturali all’ interno degli stadi) (2023 – 1973 ricordiamo il golpe cileno, la tregua in Vietnam e l’ embargo petrolifero causato dall’ Iran) (altri eventi dal 1972 incidente aereo e sopravvissuti sulle Ande, picco del petrolio in Usa, ebook, microprocessore, Microsoft e Bill Gates, videogioco arcade Pong, il Vietnam del Nord che invade il Sud (allaccio alla Corea?) e a seguire: 1947 (Piano Marshall, fine del dominio britannico in India, gli Ufo e Roswell, partizione del subcontinente Indiano e esodi e massacri in India, crisi alimentare europea) e 1922 (Irlanda e il trattato, Mussolini e la Marcia su Roma, scoperta in Egitto, nasce la URSS, Papa Benedetto muore di polmonite) (2023 – 1923 abbiamo la iperinflazione tedesca), 1897 (Vittoria 60 anni di regno e se Elisabetta II vive fino a febbraio ci sarà una celebrazione inedita per un reale britannico (2021 – 1896 il ritorno delle Olimpiadi e quelle Giapponesi del ’21), 1872 (2021 – 1871 l’ impero tedesco e il grande incendio di Chicago, 1847 (manifestazioni anti borboniche in Italia) e (2023 – 1848 il Quarantotto) e 1822 (Imperatore del Brasile). AGGIORNAMENTO: Il 2022 si connette anche al 1797 (1796 e 2021 vaccinazione antivaiolo e vaccinazioni covid, e quindi 2023 e 1773 e la ribellione del Tea Party di Boston) e poi 1772 (partizione di Polonia, Inghilterra ed emancipazione schiavi) 1722 (RIFORME IN RUSSIA e guerra fra Russia e Persia e fra Afghanistan e Persia), 1697 (MODERNIZZAZIONE DELLA RUSSIA, decreto del Re Italiano chiude il teatro dei comici d’ arte), 1522 (Cortès imperatore), 1497 (falò delle vanità), 1472 (prima edizione stampata della Divina Commedia), e nel ciclo dei 575 anni (andando per moltiplicazioni) il 2022 si collega al 1347! (ANNO DELLA PESTE NERA) e nel ciclo dei 700 anni si connette al 1222 (sisma di Natale di Brescia e cometa di Halley, che si connette a quanto scritto in precedenza!) e nel ciclo dei 775 anni si connette al 1147 (primo riferimento storico alla città di Mosca) e quindi 2023 – 1148 (seconda crociata e assedio farsa di Damasco, Siria – colpo di coda finale della guerra in Siria in arrivo?)  

SAFER AT HOME (film del 2021 ambientato nel 2022 sul covid che devasta il Regno Unito)
THE TOMORROW WAR: viaggiatori nel tempo vestiti da soldati armati piombano nel mezzo della partita Scozia – Brasile dei mondiali di dicembre 2022
 
SEMBRA UNA ESPLOSIONE IN CAMPO (The Tomorrow War)
 
SOLDATI DAL FUTURO DIROTTANO PARTITA DEI MONDIALI 2022 (The Tomorrow War)

CICLO STORICO DI 22 ANNI: Il 2022 si collega: al 2000 (Mappatura del genoma, elezione più controversa della storia americana, Al Gore (e quindi 2023 – 2001: l’ 11 settembre, guerra all’ America, guerra al terrorismo, violenza a Genova e manifestazioni del G8), Putin, primo summit coreano, eruzione solare, crash dell’ aereo concorde in Francia, disastro della funivia di Kaprun (2021 – 1999 abbiamo il crollo dell’ edificio in Puglia con 67 vittime, simile a quanto accaduto di recente in Italia, la guerra e l’ esodo in Kosovo); poi al 1978 e quindi (2023 – 1979 la rivoluzione Iraniana, attacco all’ ambasciata americana e ostaggi, la sindrome cinese e l’ incidente nucleare – ricordiamo che si allaccia anche a Chernobyl – negli Usa, la Thatcher, il pontefice Polacco, la Russia interviene in Afghanistan), al 1956 (2021 – 1955 Il ritiro di Churchill, Disneyland, morte di James Dean, Parks e la rivolta razziale e gli autobus) (Stalin accusato, Elvis e Monroe, nazionalizzazione di Suez, Ungheria rivolta, crisi di Suez, nevicata eccezionale del ’56, pandemia di influenza asiatica, esplosione di 7 camion della Army in Colombia distruggono città e causano un evento simile a quello di Beirut 2020 ma muoiono 10.000 persone —– potrebbe indicare la potenzialità di un grosso attacco terroristico o incidente esplosivo? Dove? – A seguire 1933 (Golden Gate, incendio Reichstag, reazione nucleare a catena, primo campo di concentramento, peggiore anno della depressione economica, fine proibizionismo, chiusura dei negozi ebraici, Germania a partito unico, inizia la dittatura nazista) e 1911, e 1889 (la Torre Eiffel), il 1867 (Il Capitale di Marx, colpo di stato in Messico e leader fucilato, terza guerra di indipendenza Italiana), 1845 (Annessione del Texas), 1823 (Dottrina Monroe), 1801 (Regno britannico si forma, assassinio dello zar russo), 1757 (Guerra dei 7 anni).

CICLO STORICO DI 17 ANNI: Il 2022 si collega: al 2005 (2021 e 2004 – ancora potenziali evento simile a Beslan in Russia, attacco terroristico 11 settembre europeo in Spagna e il grande sisma e tsunami del 2004) (2005 attentato a Londra e in Egitto, furia dell’ uragano Katrina distrugge New Orleans, muore il Papa, matrimonio di Charles, Corea Nord e il nucleare, ucciso il leader libanese, scoperta di Eris, legge anti secessione a Taiwan, sisma 8.6 mag. A Sumatra e 7.6 mag. Nel Kashmir, le vignette controverse danesi, l’ attacco in Giordiania, stampede fa 960 vittime in Iraq); ancora al 1988 (2021 – 1987 la riforma russa, la Intifada palestinese, il collasso economico) (Iraq uccide i curdi con armi chimiche facendo 5000 vittime, rivoluzione in Birmania, disastro aereo in Germania, devastanti incendi a Yellowstone, la vittoria della Bhutto (Kamala?), aereo Iraniano colpito e distrutto dagli Usa, abbattuto aereo statunitense a causa di una esplosione di bomba, il primo virus informatico, il CERN e il web, primo pianeta extrasolare rilevato, siccità e ondate di calore per la estate ’88 in Usa) (e quindi il 2023 si collega all’ importante anno 1989). Al 1971 e poi anche al 1954 (2021 e 1953 la fase REM e gli studi sui sogni e il libro del 2021 sulla precognizione onirica di Eric Wargo, il DNA, la morte di Stalin) (1954 il Rock, la sconfitta della Francia in Vietnam, condannato McCarthy il senatore Usa cacciatore di comunisti, il transfer della Crimea, la vaccinazione contro la polio, i vietcong). Al 1937 (2021 – 1936 abdicazione di Edoardo VIII e la morte del consorte della Regina nel 2021) (Guernica attacco alla Spagna, disastro “aereo” dell’ Hindenburg, epurazione armata rossa di Russia, si scatena la guerra Cina vs Giappone, il massacro di Nanchino) e quindi (2023 – 1938 annessione della Austria, crisi dei Sudeti, falso evento radio sulla invasione aliena, la notte dei cristalli e i saccheggi agli ebrei, la fissione nucleare) (nel 1937 incendi nelle scuole, 17 vittime in Armenia e 500 vittime in America) e ancora: 1920 (Proibizionismo, sisma 8.6 mag. Con slavina in Cina, 180.000 vittime, bomba a Wall Street) e 1903 (il primo volo, incendio nella metropolitana di Parigi, incendio a Chicago) (2021 – 1902 la eruzione del Pelèe collegata a quella del Cumbre Vieja?) e 1886 (prima auto, rivolta di Haymarket a Chicago, inaugurata statua della libertà, Dr. Jekyll e Mr. Hyde), e 1852 (Rivolta dei Taiping e guerra civile cinese), 1801.

CICLO STORICO DI 15 ANNI: Il 2022 si collega: al 2007 (Sparatoria università Usa, 32 vittime, disputa energetica con la Russia e blocco delle risorse coinvolge Polonia, Germania, Ucraina e Bielorussia, introdotto l’ iPhone, camion bomba a Baghdad, centinaia di vittime e feriti, denuclearizzazione Corea Nord, un altro attacco a Baghdad 200 vittime, ondata di calore colpisce la Grecia, incendi e vittime, collasso della rete elettrica, inizia la crisi economica – bancaria che esploderà l’ anno successivo, ennesimo attacco in Iraq 572 vittime, Israele colpisce un reattore nucleare sospetto in Siria, 15.000 vittime per un tifone in Bangladesh, la Regina Elisabetta II diventa il monarca britannico più longevo, assassinata la Bhutto (collegamento a Kamala Harris, vicepresidentessa Usa?) assieme ad altre 20 persone ad un rally politico, proteste e crisi umanitaria in Kenya 1000 vittime), al 1992 (Clinton, campi di concentramento in Serbia, test nucleare cinese, Presidente Usa ha un malore ad una cena con politici in Giappone, crisi alimentare in Russia, guerriglia razziale a L.A., proteste, incendi e saccheggi, guerra civile balcanica, 20.000 vittime nella crisi in Somalia, Uk annus horribilis), al 1977, al 1962 (Crisi nucleare cubana rischia di sfociare in guerra mondiale, il muro di Berlino, muore la Monroe, prima trasmissione satellitare, embargo di Cuba, liberazione di MLK, indipendenza dell’ Algeria, i Beatles, 10 bombe in Francia, 3000 vittime di una slavina in Perù, Concilio Vaticano, svolta antischiavista in Arabia Saudita) (2021 – 1961 il primo uomo nello spazio e nel 2021 un adolescente e un 82enne assieme a Bezos nello spazio e il primo volo spaziale completamente civile) (e quindi 2023 – 1963: il discorso del Sogno di MLK e la lotta per i diritti civili e l’ assassinio del Presidente Kennedy), 1947, 1932, 1917 (scioperi in Russia, guerra mondiale, Germania tenta di coinvolgere il Messico innervosendo gli Usa, guerra sottomarina totale, guerra civile russa, rivoluzione russa, lo zar abdica, gli Usa entrano in guerra, il ritorno di Lenin, dichiarazione Balfour sulla Palestina, esplosione nel porto di Halifax in Canada, oltre 2000 vittime) e quindi (2023 – 1918 influenza spagnola, uscita della Russia dalla guerra in condizioni negative e altri eventi relativi alla situazione Russa), 1902 (Atto di esclusione della Cina) (1901 muore la Regina Vittoria in Uk e Carrie Nation la donna “saloon smasher” contro il vizio dell’ alcolismo)

CICLO STORICO DI 13 ANNI: Il 2022 si collega: al 2009 (Inizia la presidenza di Obama (collegamento a Kamala Harris?), guerra di Gaza, incendi in Australia, influenza epidemica si focalizza sul Messico e si diffonde nel mondo, rivoluzione Iraniana, morte improvvisa di Michael Jackson, sisma Italiano 6.3 mag., Filippine atto terroristico peggiore che abbia mai colpito i giornalisti nel mondo, il film Avatar, a Natale terrorista nigeriano tenta di far esplodere un aereo, cade un aereo Air France), al 1996 (“trovata” la vita su Marte, schianto aereo su una zona altamente popolata di Sao Paulo in Brasile, Boris vince il secondo turno alle presidenziali in Russia, nasce la pecora clonata, i Talebani conquistano Kabul, dirottamento aereo Etiopico con vittime, fine anno la più grande tragedia navale del dopoguerra nel Mediterraneo), al 1983 (scudo spaziale Usa, manifestanti contro dispiegamento missili nucleari, kamikaze colpiscono militari a Beirut, Libano, crisi alimentare africana, 216 marines vittime di esplosione in Libano, Polonia legge marziale, violenza –  escalation nell’ America Centrale, 600 vittime in proteste violente in India), 1970, 1957 (2021 – 1956: denunciati crimini di Stalin, la crisi di Suez e la nave incagliata nel canale per qualche giorno nel marzo 2021 che ha interrotto il commercio internazionale, segregazione nelle scuole Usa, vaccinazioni per la polio) (1957 inizia la decolonizzazione africana, accordo europeo di libero scambio, il primo satellite in Russia, sventato colpo di stato in Russia, esercitazioni per attacco nucleare nelle scuole americane, l’ anno più difficile per la televisione, segregazione scolastica e Little Rock, crimine giovanile in aumento), 1944 (fine dell’ assedio tedesco di Leningrado, guerra mondiale, il D – Day del 6 giugno in Francia, liberazione di Europa e sbarco in Normandia, fallito attentato a Hitler, deportazione di Anne Frank, liberazione di Parigi, attacchi missilistici contro Londra, liberazione della Crimea, presa di Roma, massacri nei campi di concentramento, guerra civile in Grecia) e quindi (2023 – 1945 la Russia libera i campi di concentramento, Dresda, Tokyo, Hiroshima e Nagasaki, la morte del presidente Roosevelt, la fine di Hitler e Mussolini, la presa di Berlino, attacco atomico al Giappone, fine della guerra mondiale, le Nazioni Unite, il declino di Churchill), 1931 (Crisi bancaria tedesca, alluvioni devastanti in Cina, Empire State Building), 1918, 1905 (Domenica di sangue e spari ai manifestanti in Russia, il Giappone sconfigge la Russia, Einstein e la relatività) e quindi (2023 – 1906 il Big One in California e l’ eruzione del Vesuvio) e 1788 a segnalare che il 2023 si collega fra le altre cose anche al 1789 (Rivoluzione francese).   





Il Grande Black Out

27 12 2021

Correva l’anno 2003, precisamente la notte tra sabato e domenica 28 settembre, durante lo spazio di tempo che intercorse tra l’invasione dell’Iraq da parte degli angloamericani nel marzo-maggio precedente (“aprile è il mese più crudele”) e la – allora futura – cattura del latitante Saddam Hussein con la barba lunga, su tutti gli schermi del globo nel dicembre di quello stesso anno, naturalmente acciuffato nei deserti iracheni dagli angloamericani.

Era la notte di un week end di fine settembre e chi scrive si trovava a un piccolo concerto del gruppo ska italiano Statuto, vestito – come tutti gli altri in un locale vicino Savona – in stile mod, a ballare la musica di quel gruppo, che in quell’anno commemorava i vent’anni dalla sua fondazione, a Torino nel 1983, gruppo nato dagli appuntamenti tra quei allora ventenni vestiti mod in Lambretta, i quali avevano assimilato la nuova ondata ska a quei tempi proveniente da Oltre Manica. In quel 2003, l’album della commemorazione del ventennale fu l’orecchiabilissima compilation intitolata “I campioni siamo noi.

Precedentemente, nel tardo pomeriggio, gli Statuto si erano già esibiti davanti a noi dentro un posto underground di estrema sinistra a Savona e poi si era andati tutti quanti a mangiare a una gran tavolata in pizzeria, a cui avevano partecipato anche altri gruppi della scena ska e anche “rude boys-oi! punk” italiana, i più noti dei quali erano i Klasse Kriminale.

Una volta conclusasi la pizzata, con gli automezzi avevamo tutti preso la direzione verso la vicina località di Albisola, dove gli Statuto si sarebbero di nuovo esibiti. Dalle 22:00 in poi, con tutti i gruppi coinvolti in quel raduno modernista, si ballava in pista: brani reggae, rythm’n blues, funk e naturalmente ska.

Ogni tanto si usciva fuori per prendere una boccata d’aria e, durante un’ennesima uscita, noi tutti, componenti delle band e partecipanti al raduno dei mods, abbiamo improvvisamente fatto caso a qualcosa che era successo nel frattempo. Non c’era più un lampione acceso che fosse uno in tutto l’isolato in cui ci trovavamo; una volta tornati nel  locale avevamo visto che dentro era tutto e solo avvolto fiocamente dalla luce lunare che proveniva dalle grandi finestre: luci elettriche ovunque spente, tutta la strumentazione ferma, altoparlanti compresi.

Dopo che ogni speranza che la corrente elettrica ritornasse, passata un’ora buona di attesa, aveva abbandonato tutti – componenti delle bands, inservienti della sala da ballo-dance floor e baristi, partecipanti al raduno mods-rude boys in abiti anni ’50-’60 (simpatizzanti compresi) – si era capito che quel black out era più grave di quanto avessimo pensato in un primo momento: intorno alle 4:30-5:00 del mattino, le automobili, gli scooter, le lambrette e i furgoncini con dentro la strumentazione musicale, presero la via del ritorno, ci salutammo al buio completo con gli Statuto, gli altri e noi compresi cioè una delle compagnie di amici vestiti in stile mod della quale io ero un componente, via assieme dentro l’automezzo verso il capoluogo ligure, in un’autostrada spettrale completamente immersa nelle tenebre più fitte, così come la salita consueta che feci per ritonare a casa, ormai alle 6 del mattino passate.

Meditabondo, nella mia cameretta dentro cui non potevo accendere nessuna luce, e fuori dalla finestra nemmeno mezzo lampione era illuminato, nel buio a letto cercavo faticosamente di addormentarmi, con nella testa la preoccupazione che potesse essere successo qualcosa di grave tale da mettere in black out tutta la regione.

Una volta sveglio a mezzogiorno di quella domenica, seppi che la corrente era ritornata e che il black out era avvenuto in TUTTA Italia, isole comprese (https://it.wikipedia.org/wiki/Black_out_in_Italia_del_2003), con alcune regioni che sarebbero state in panne ancora fino al giorno dopo; a Roma era successo durante la prima cosiddetta “notte bianca” (voluta dall’allora sindaco Veltroni) con iniziative inerenti spettacolo & cultura previste quasi fino al mattino, coinvolgenti migliaia di persone e, infatti, molta gente di ritorno dalla notte, rimase bloccata dentro metropolitana e ascensori.

La causa sarebbe stata in seguito rinvenuta in un grosso albero caduto in Svizzera a un’ora ben precisa (le 3:01) che avrebbe provocato il danneggiamento di linee elettriche comuni allo stato elvetico, all’Italia e alla Slovenia, che fu parzialmente coinvolta in quel black out.
L’estate europea del 2003 viene ricordata come una delle più calde della storia, con una lista di vittime all’attivo (soprattutto anziani) mai così lunga  e preoccupazioni per possibili black out (qualcuno anche avvenuto) dovuti a un sovraccarico delle linee elettriche per vie dei tantissimi impianti di refrigerazione e condizionamento d’aria, si erano già avute polemiche, dovute anche proprio al fatto che una bella parte dell’elettricità usata nel territorio italiano è importata da fonti straniere seppur paesi limitrofi (https://www.lavoce.info/archives/21803/gli-enti-locali-ci-regalano-il-black-out/), problema tuttora non risolto, come vedremo.

2020, mai così tanti black out come quest’anno in Italia https://www.prontobolletta.it/black-out-record-italia-2020/

Da un po’ di tempo in qua, galleggia nelle narrazioni alternative (su internet in particolar modo ma forse non soltanto), l’idea di un black out generalizzato che potrebbe bloccare tutto il sistema tecnologico su cui poggia l’ Occidente e il non Occidente, sistema di vita collettiva sociale e di sostentamento stesso, basato soprattutto sull’energia elettrica ma anche sui gas e gli idrocarburi, fonti di energia le quali però stanno in posizione subordinata rispetto all’elettricità: se salta questa infatti salta tutto poiché anche la stessa estrazione di gas, idrocarburi e anche carbone si basa sull’elettricità.

Una versione più mite di un evento di questo tipo, riguarda lo spegnimento solo della rete internet e non di tutta la rete elettrica.

Quasi una decina di anni fa, nel luglio 2012, avvenne una tempesta della corona solare, con venti provocati da materia stellare eiettata (https://en.wikipedia.org/wiki/July_2012_solar_storm) che, se fossero andati nella stessa direzione della Terra, avrebbero potuto generare una distorsione del campo elettromagnetico terrestre confrontabile a quella del cosiddetto “evento di Carrington” avvenuto nel 1859: ai tempi, forse anche condizionati da alcune idee fantasmagoriche sulle profezie incentrate sulla data allora futura del 21/12/12, si ritenne che se fosse avvenuto un evento analogo (https://it.wikipedia.org/wiki/Evento_di_Carrington), in cui le aurore boreali (https://it.wikipedia.org/wiki/Aurora_polare), per dire, furono viste pure in cieli innaturalmente meridionali (a Roma!), le linee elettriche del mondo avrebbero rischiato di saltare quasi tutte e in effetti nel precedente evento di tempesta solare, quello quarant’anni prima del 2012 (https://en.wikipedia.org/wiki/August_1972_geomagnetic_storm), nell’agosto ’72, aurore boreali si videro nei cieli non solo della Britannia ma anche della Spagna, vi furono qui e là  black out di linee soprattutto radio-telefoniche, ci si trovò di fronte a diversi problemi per i progetti astronautici dell’epoca e quell’evento del ’72 causò anche la detonazione accidentale di mine navali USA in Vietnam! (nella tempesta del 1859 saltò invece l’unica e sola tecnologia comunicativa di quei tempi basata sull’elettricità, ovvero il telegrafo.)

Nel 2012, la stessa Unione Europea, in un documento adesso irreperibile nel web (http://ipsc.jrc.ec.europa.eu/fileadmin/repository/sta/docs/SWAD_OUTCOME_EUR.pdf), manifestava preoccupazione che una tempesta solare, interferendo rovinosamente con il campo elettromagnetico della Terra, avrebbe potuto provocare una rottura della rete elettrica potenzialmente a livello globale. Furono tanti coloro che sul web in quel famoso 2012 previdero il “grande black out”, molti di quei documenti e testimonianze sono oggi scomparsi, com’è solito succedere spesso su internet, soprattutto se passa un po’ di tempo.

Per esempio, se provate ad andare sulle pagine web (come questa, http://paolofranceschetti.blogspot.it/2012/09/ancora-sul-blackout-prossimo-venturo.html) in cui il celebre avvocato, complottista e astrologo Paolo Franceschetti, nel 2012, profetizzava il black out totale prossimo venturo provocato dall’ “élite degli Illuminati” che terrebbe in pugno il mondo dall’alto dei suo schemi di potere gerarchico-piramidali, oggi non troverete più nulla, ma solo un “redirect” all’attuale sito di Franceschetti ovvero “Petali di loto.” (https://petalidiloto.com/)

A destra Edgar Cayce, a sinistra David Wilcock, personaggi affini tra loro non solo fisionomicamente.

In quell’anno, inoltre, succedeva che, in fibrillazione per la prossimità della data (21/12/12) della presunta fine del “lungo computo” del calendario Maya, da una parte ci fossero personaggi come Franceschetti i quali mostravano di temere come l’ “élite degli Illuminati” potesse provocare lei stessa un “black out generale totale” per i suoi fini di ulteriore assoggettamento delle popolazioni (in vista della supposta implementazione completa del Nuovo Ordine Mondiale-NWO basato sui comandamenti scritti sulla pietra delle cosiddette Georgia Guidestones), dall’altra; al contrario, dall’altra parte c’erano personaggi come il divulgatore New Age David Wilcock, i quali invece, a quell’epoca avevano preso l’abitudine di dire, ricevendo informazioni segrete da degli “insiders” e/o “whisteblowers”, che l’élite degli Illuminati (pedofili-satanisti?) era in procinto di essere arrestata tutta al completo cominciando da tutti i suoi tirapiedi e “correvano voci” sul web di come “arresti di massa” di più di diecimila persone, sarebbero stati mostrati al mondo in diretta tv in mondovisione e sarebbero avvenuti in seguito a – anzi, durante – un’interruzione totale dell’energia elettrica in tutto l’Occidente se non in tutto il globo, proprio per spezzare il “mondo di prima” (il quale sarebbe dominato – o almeno molto condizionato – nascostamente da quell’ “élite pedofila-satanista”) dal “mondo di dopo”, una volta che l’élite psicopatica sarebbe stata tutta arrestata e quindi la sua influenza sul mondo debellata; veniva detto segnatamente da uno di quegli “insiders”, un certo DRAKE Bailey, da cui Wilcock diceva di ricevere informazioni sul futuro immediato, di come la durata del black out globale sarebbe comunque stata piuttosto contenuta, all’incirca non più di DUE-TRE SETTIMANE, nemmeno a un mese intero ci si sarebbe arrivati e, anzi, questo Drake suggeriva anche di fare scorte di tutti i generi di prima necessità nei supermercati finché ci se lo poteva ancora permettere, ma soprattutto di fare scorta di carta igienica, tanta carta igienica, perché è di quella che ce n’è più bisogno se non la si può reperire, diceva semi-serio quel Drake; all’inizio del testo nella seguente webpage risalente ai primi di luglio ’12, Wilcock dice di come gli “insiders” dentro l’intelligence gli avessero rivelato di quanto questi “mass arrests” fossero “imminent” e, successivamente, nel corso della disquisizione con Drake al riguardo, Wilcock volle far notare come nella Virginia e nel Maryland, ci fossero già state informazioni in merito a massicce interruzioni di energia elettrica, pure vicino Washington, “mai così spiccate in USA al di fuori di eventi come gli uragani” (e probabilmente i recenti “power outage” in California hanno sorpassato di dimensione quei blocchi della corrente di quell’inizio estate ’12!), ecco la webpage in cui si raccontano tutte quelle cose tenendo presente una lunga precedente intervista di Wilcock a Drake e la “luce verde” del titolo si riferisce a un comando militare tipo “semaforo” che avrebbe fatto scattare la grande…retata: https://divinecosmos.com/davids-blog/1062-green-light/

Comunque se andate a ricercare sui motori di ricerca usando le chiavi di ricerca “David Wilcock” “Drake” “Interview”, “Mass Arrests”, potete trovare un mucchio di materiale riguardante l’ “attesa degli arresti di massa” di quella primavera 2012, qualcosa venne anche citato in italiano, https://www.oltre12.net/2012/04/david-wilcock-e-drake-informazioni-su.html, dove è riportata una serie di punti elencati da quel Drake riguardanti la mega operazione militare-di polizia internazionale contro i “cattivi”, tra i quali leggiamo il seguente:

Potrebbero verificarsi interruzioni nelle catene di distribuzione. La nostra società si basa su organizzazione complessa degli approvvigionamenti di cibo, energia ecc.. Pertanto sarebbe opportuno preparare una settimana / auspicabilmente un mese di provviste/acqua e beni di necessità. La cosa è cautelativa ma verosimile, anche se cercheranno di ridurre i disagi al minimo.

L’unica immagine che nel 2012 circolò sul web di Drake Bailey, quel (presunto) “insider”, informatore segreto, di David Wilcock.

Questo blog su cui sto scrivendo, partì nel 2008, intorno ai tempi in cui cominciava a farsi più acuta la grande crisi finanziaria-economica dovuta a crolli di grosse strutture finanziarie negli USA, che si estese anche in Europa dal 2010-11: da quel momento lì in poi non abbiamo fatto altro che far notare quanto e come l’Occidente stesse ristagnando, soprattutto culturalmente e nelle sue psicologie collettive ritmate dai massmedia, di come alla velocità sempre più elevata delle tecnologie della comunicazione si contrapponesse un essere FERMI come intelligenza collettiva, bloccata da atteggiamenti inadeguati e disfunzionali dal momento che tutto il possibile “nuovo” (frutto proprio della grande crescita delle tecnologie comunicativo-telematiche) il quale stava emergendo dal 2006-2008 in avanti, era ostacolato dalle vecchie infrastrutture, soprattutto a livello di pensiero di massa (soprattutto in Italia, ça va sans dire, ma niente affatto soltanto lì) e quel possibile “nuovo”, rovinosamente imbastardito da tutto il vecchio ancora presente, vigente e agente, non poteva che prendere delle pieghe grottesche e ridicole, così come sta succedendo col movimento “woke” ovvero il “politicamente corretto cool” (vedere per esempio a questo proposito https://civiltascomparse.wordpress.com/tag/woke)

Gli anni ’10 del XXI secolo sono stati uno strazio, un muoversi “tecnocraticamente” senza un perché plausibile ma solo coazioni a ripetere collettive, mediate dall’iper-tecnologia “come se non ci fosse un domani”, tutto si muoveva vorticosamente e tutto era fermo contemporaneamente. Tantissima azione e zero (spaccato) vero cambiamento radicale visibile a tutti di cui tanti ormai sentivano la necessità. Le illusioni sono seguite a delusioni senza soluzione di continuità, tanti “salvatori del mondo”, “uomini del destino” massmediatizzati gettati (“nella pattumiera della storia” si sarebbe detto un tempo): ovvio che molti alternativi e “leoni da tastiera”, saltellanti sul web tra la terra di “cospirazionopolis” (ovvero gli USA) e la colonia Italia – ma non solo – si buttavano tra le braccia di illusioni, speranze, timori i più campati in aria mentre gli altri pedalavano anno dopo anno in un “business as usual” tra lavoro e “tempo libero” entrambi parcellizzati da ogni tipo di rete sociale fatta di quei piccoli computers ovunque chiamati smartphone (erano ormai lontani i tempi in cui venivano chiamati soltanto “I phone”)… l’atmosfera era satura di una RETROMANIA ormai divenuta quasi un sistema di lettura della realtà, unita a una tecnocrazia reticolare in cui erano ingoiati persino politici carismatici importantissimi che non si capiva mai da che parte veramente stessero poiché sul web ogni parere sul loro conto veniva sconfessato e smontato da altri pareri di solito equipollenti, vicendevolmente, senza respiro.

Il triennio 2017-2019 fu il peggiore, non farò alcun nome tanto li conoscete tutti: da una parte il politicamente corretto militarizzato che avrebbe dato origine al cosiddetto “movimento woke”, dall’altra “parte della barricata” il bullismo e il bomberismo (https://www.vice.com/it/article/gv3vqx/cose-il-bomberismo-pagine-facebook-italiane) oltre a un sovranismo che purtroppo spesso e volentieri era soltanto nazionalismo nostalgico (nel senso di “passato recente pre-globalizzazione”, non nel senso di “ventennio”, sebbene tuttavia ci fossero e ci siano fascisti da quelle parti), eppoi smartphone-social network dipendenze, videogame (in rete)-dipendenze, siti di dating dipendenze, l’impossibilità di far finire una volta per tutte sia finti politici vecchi e vecchie vedette musicali bollite sia i reality e talent show; l’invasione di cuochi stellati, mangioni, mangiatori (anche super-mangiatori influencer sul web) e ovunque il trionfo dell’individualismo tecno-manageriale falsamente mitigato da un’economia della condivisione ancora in gran parte inesistente sebbene la si volesse vedere in giro più frequentemente di quanto in realtà vi fosse, le centinaia di serie tv dalle trame sempre più involute e nerd nel senso più catastrofico del termine, la musica pop radiofonica e da MTV che mostrava tutta la sua decadenza “fashion-mondana-gossippara” ormai quasi compiaciuta di essere decadente e di far rimpiangere la musica delle radio del passato, le scimmiottature delle icone pop del passato da parte delle numerosissime influencers, sul web complottista le idee asfittiche che ancora perduravano immobili anno dopo anno in un riciclo perenne, eventi riguardanti personaggi famosi diventati tali in uno schioccare di dita: sia capitane di navi cariche di migranti sia ambientaliste poco più che bambine le quali in fondo – nonostante non l’avrebbero mai ammesso – non convincevano nemmeno poi tanto i veri ambientalisti e antifascisti, ai quali sotto sotto non convincevano nemmeno certi movimenti…spontanei di piazza in rappresentanza di un vuoto spinto pneumatico contro dei “rappresentanti della destra” i quali, dal canto loro, per pubblicizzarsi, facevano leva sull’ “essere pop nei social network”, sull’andare a fare i trasgressivi in spiaggia tra gli aperitivi oppure sfruttando mediaticamente l’essere diventati “virali” per via di un motivetto dance, sempre però dicendo di essere devoti alla patria o a figure religiose.

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Posso dire, in tutta sincerità, che uno degli eventi simbolo di quel 2019, per afferrare un po’ quell’atmosfera collettiva ormai satura d’imbecillità senza rimedio, fu quando la vedette televisiva Pamela Prati girava da un talk show all’altro per confessare affranta che un certo suo “principe azzurro”, la quale credeva di aver sposato per corrispondenza dall’America, che pensava fosse “l’uomo della sua vita”, il “protagonista della sua storia d’amore”, un certo Mark Caltagirone, in realtà aveva poi scoperto essere un uomo assolutamente inesistente, nient’altro che un personaggio di fantasia!!!
Vicenda accoppiabile ad altre, come quella in Argentina dell’ex calciatore del Napoli Claudio Caniggia, per mesi e mesi sui talk show una certa Marianna Nannis, sua ex moglie, monopolizzava l’attenzione parlando e riparlando – soprattutto sparlando – della “nuova fiamma” dell’ex marito Caniggia: una tale Sofia Bonelli (forse giornalista, sicuramente “influencer” su “insta”, con tutti i suoi “selfie” uno dopo l’altro), dicendo peste e corna di entrambi: il nulla totale imperante, per ore e ore, per mesi spacciato come cose importanti! E questa è solo una, solo una delle migliaia e migliaia – a dir poco – delle vicende di questo tipo, tutte quelle che non so, e che girano tra il web e le tv, a migliaia e migliaia, e sono e restano appunto il vuoto pneumatico, che monopolizza l’attenzione dei milioni di visualizzatori di schermi e che nel 2019 era al suo apice!

Nonostante la frenesia tecno-comunicativa, straripante di video-foto su schermi ovunque (e forse persino a causa di questa!) gli anni ’10, soprattutto quelli 2017-2019, si possono riassumere in una parola sola: STERILITA’.

Ecco, le cose stavano così quando nel marzo 2020 ci fu una (prima, primissima penso) “interruzione dei programmi”, quelli di vita proprio s’intende, di tutti i giorni, come uscire di casa e andare semplicemente al lavoro, a far la spesa al supermercato oppure andare in macchina, al bar, al ristorante, in discoteca. Non si poteva far più niente come prima, si era immobilizzati.
Per due-tre mesi le cose si congelarono, non si fermarono mai proprio completamente (non è mai successo) ma le strade e tutti i locali si svuotarono comunque di botto, i movimenti di umani e automezzi ebbero una forte battuta d’arresto, circolavano dappertutto – anziché le persone – le immagini degli spazi vuoti nelle città normalmente pieni di umani e automezzi e che, talvolta, invece, ora – oltre quelli tutti in tuta d’astronauta protettiva che schiumavano i marciapiedi – quegli spazi vedevano piante e animali selvatici che mai prima d’ora da chissà quanto tempo, si avventuravano in luoghi fino a qualche mese prima invasi dai turisti, come per esempio la laguna di Venezia: arrivarono fin lì i delfini, per esempio, cosa che non si vedeva da secoli.

E anche dopo il maggio 2020, nonostante il “ripartire” (che l’ho sempre preferito nell’accezione di “ripartire le ricchezze”  e non di “ripartire con il lavoro per il consumismo” ), nonostante il “ritorniamo alla normalità” promanato dagli organi d’informazione, anche se mai si ritornò agli svuotamenti di strade e gli arresti domiciliari di massa di marzo-maggio 2020 – durante quella che allora la chiamavano ancora “quarantena” non lockdown – tutta la socialità libera dai controlli ovunque di prima di marzo ’20 era tuttavia scomparsa e come ci sarebbe potuta ancora essere imbavagliati da mascherine, distanziati socialmente, controllati, monitorati, gestiti, salvaguardati per il nostro bene? coi bollettini di contagi e vittime quotidiani, e alla fine anche punzonati in massa facendo lunghe file davanti agli “hub”?
E’ come se i ritmi della storia avessero chiaramente voluto mostrarci, a noi occidentali e occidentalizzati, che eravamo fermi, bloccati, prima solo psicologicamente adesso sempre più anche fisicamente. Il “blocco delle cose” ormai era come tracimato e si era fatto anche fisico, non solo più psico-cultural-sociale.

Quindi lo ZEITGEIST, lo spirito del tempo, di questo tempo, sembra essere diventato (pericolosamente?): blocco, interruzione. Elettroencefalogramma piatto. Forse non a caso, possiamo dire, il presidente USA (ovvero colui che nei flim di Hollywood anni Ottanta Novanta era il “comandante in capo del mondo”) uscito dal 2021 è un tizio che viene chiamato “sleepy Joe” e che in molte sue raffigurazioni satiriche che girano, viene mostrato alla stregua di un vecchietto con l’arteriosclerosi, o peggio la sindrome di Alzheimer.

Una certa aria che ha tirato in questo 2021, già ben ben distopico per conto suo (con i coprifuoco, le mascherine, le file per andarsi a vaccinare, i lasciapassare, i bollettini, le divisioni e inimicizie ovunque), è stata quella di “paura per il rischio di carenza/mancanza di approvvigionamenti di materie prime” (cercatele sui motori di ricerca e vedrete, soprattutto se aggiungete anche “black out”); a proposito poi di “insiders”, so che il giornalista economico-finanziario Leopoldo Gasbarro, venne qualche mese fa avvisato da uno di questi che la situazione al riguardo non è affatto rosea per il futuro, i vari indici non sono positivi e la situazione potrebbe anche sfuggire di mano, e ciò ha lasciato intendere potrebbe essere anche sinonimo di “black out”

Spot andato in onda in Germania negli ultimi tempi.

https://www.ilcambiamento.it/articoli/aumento-materie-prime-e-rischi-di-black-out-gli-stregoni-dell-economia-sono-allo-sbaraglio

Se dunque questo “spirito del tempo” chiamato “blocco”, che possiamo chiamare “non si può più andare avanti” dovesse ulteriormente crescere d’intensità e magnitudo, forse potrebbe davvero concretizzarsi anche nel mondo reale questa, chiamiamola, “leggenda urbana proveniente dal futuro” che aleggia nell’info-sfera da anni, inerente appunto un “black out globale prossimo venturo.” Così come ciò che successe – e continua a succedere – dal marzo-maggio 2020 in poi fu un’intensificazione di magnitudine del “lockdown socio-culturale” degli anni precedenti, il “black out prossimo venturo” potrebbe essere vista come un ulteriore step verso una ulteriore “interruzione di tutte le cose.”

In sintonia simbolica, oltretutto, con l’idea di quel RESET, ormai da anni presente nella mente collettiva e che negli ultimi due anni s’è fatto ancora più presente (vedere a questo proposito l’ultimo articolo sul blog gemello “Il mondo simbolico”, http://mondo-simbolico.blogspot.com)

Anche diversi autori famosi di libri, negli anni passati, hanno scritto di questo argomento, Umberto Eco come vedremo in seguito e, alquanto recentemente, uno degli scrittori statunitensi più celebrati dalla critica, Dom De Lillo. con il romanzo “Silenzio.”

Il silenzio: il blackout prossimo venturo secondo DeLillo

La trama è molto semplice. Siamo nel 2022; una coppia, in volo verso New York, è coinvolta in un incidente aereo generato da un improvviso blackout totale.
In città, in un appartamento nell’East Side, tre amici li attendono per guardare tutti insieme il Super Bowl alla TV: una professoressa in pensione, suo marito, fervente tifoso, e un suo ex studente visionario e disadattato.
All’improvviso irrompe il silenzio. Lo schermo del televisore rimane nero e tutta la moderna tecnologia digitale ammutolisce, con tutti gli esiti devastanti che possiamo ben immaginare.
Cos’è accaduto? Una guerra alle porte, un nuovo attacco terroristico dopo l’11 settembre, evento peraltro di cui DeLillo si è occupato? Oppure si è verificata la temutissima implosione della tecnologia, dalla quale dipendiamo tutti, sia a livello personale che globale?

Gli effetti del blackout tecnologico
La descrizione dello smarrimento e delle reazioni dei vari personaggi allo spegnimento della tecnologia è quanto mai verosimile:

Adesso questi tossicodipendenti digitali non possono fare niente, i cellulari sono fuori uso, ogni cosa è fuori uso, completamente totalmente fuori uso. (…) Tutto quello che sta accadendo non era in fondo scontato? Non è quello che alcuni di noi stanno pensando? Era la nostra meta. Niente più meraviglia, niente più curiosità.

“Prossimo venturo” si, ma quando?
Non lo sappiamo…ma una finestra temporale potrebbe forse essere quella che ci suggerisce Marco Celada, un astrologo professionista ex cibernetico, consulente di grandi gruppi industriali, che in un’intervista nel 2013 previde la pandemia iniziata nel 2020 e ci dice che i primi mesi del 2022 avrebbero, secondo le sue analisi, “la configurazione più brutta di tutto il secolo.”

https://www.corriere.it/cronache/21_dicembre_17/marco-celada-fisico-cibernetico-ad-astrological-coach-manager-nel-2013-annunciai-pandemia-segreto-tutto-compleanni-8142245e-5f71-11ec-9db8-81822b3ce727.shtml

Aveva previsto la pandemia con sette anni di anticipo. Lo fece in un’intervista uscita nel 2013 su un quotidiano nazionale, firmata da tale Stefano Lorenzetto. Disse: «Dal 2015 al 2021 ci sarà il periodo più negativo di questo secolo. Più che bellica, l’emergenza sarà ambientale e sanitaria, con lo scoppio di epidemie molto aggressive». […] a suo dire, il peggio deve ancora arrivare: «Da febbraio a maggio, l’indice ciclico planetario raggiungerà il culmine della negatività, una situazione che mai più si ripeterà nel corso di questo secolo. Ma da giugno cominceremo a uscirne».

Dal momento che, negli anni passati, in particolare da dopo il 2008-2010 per culminare nel 2012, la questione del “black out totale prossimo venturo” è stata talvolta convergente a quelle leggende sulle manovre d’intelligence segrete in azione “underground” da tanti decenni, le quali sarebbero a un certo punto sfociate in un’ operazione di polizia internazionale contro quella cabala-deep state (con i suoi centri nevralgici in ordine crescente d’importanza, a Washington, Londra e Roma) responsabile del sistema occulto di potere criminale del pianeta, è chiaro come, dal momento che il black out è visto, in questa linea di pensiero, come il necessario momento di “vuoto operativo” (nel senso di vuoto in cui si opera) tra il mondo vecchio condizionato dalla cabala crudele, perversa e psicopatica e il mondo nuovo in cui ci si sarebbe finalmente liberati, dopo tanto tempo, dal giogo della stessa cabala (arrestata in massa durante l’interruzione globale di energia elettrica): se però passati i giorni e settimane del “grande black out”, una volta ritornata la corrente, si sarebbero viste le cose della politica e della società ritornare lentamente più o meno allo stesso identico modo di prima, allora a quel punto sarebbe stato davvero una volta per tutte chiaro che le storie circolanti in Rete sugli arresti della cabala oscura dominatrice del mondo, erano state appunto sempre soltanto favole senza fondamento.

Non sappiamo se accadrà nei mesi della prima metà del 2022, non sappiamo nemmeno se accadrà presto o se nemmeno accadrà davvero, fatto sta che dal nostro punto di vista – che di certo non è quello “scientifico-pratico” bensì quello “simbolico-sincromistico” – la direzione che il nostro mondo occidentale e occidentalizzato ha preso da quasi due anni a questa parte, pensiamo abbia uno zeitgeist, uno “spirito del tempo” molto più propizio adesso rispetto che qualche anno fa, per uno sviluppo storico di questo tipo che noi energia elettrica-dipendenti, lo vediamo del tutto inaccettabile e non augurabile nella maniera più assoluta…ma leggiamo cosa va dicendo il fisico dell’Università di Roma Andrea Aparo von Flüe in un’intervista a “Il Giorno”, https://www.ilgiorno.it/economia/blackout-totale-1.7116347

Qualche settimana fa la notizia di un assalto ai ferramenta in Spagna per acquistare bombole di gas e torce nel timore che un enorme blackout potesse “spegnere la luce” nel Paese per giorni aveva suscitato reazioni fra lo stupore e l’ilarità. L’ipotesi di uno stop prolungato alla fornitura di energia elettrica in un mondo iperconnesso e abituato a impiegare le tecnologie 24 ore su 24 pare lontana, anche se l’esplosione dei consumi nel primo periodo della pandemia – seguente anche al ricorso generalizzato allo smart working – è stato uno dei cambiamenti più evidenti nel mondo travolto dal coronavirus. Andrea Aparo von Flüe, fisico, dirigente d’azienda (ha occupato ruoli di responsabilità all’interno della galassia Finmeccanica ma anche in Ansaldo) e docente all’università Sapienza di Roma, dove insegna Strategia aziendali, spiega perché l’ipotesi non è da considerarsi così peregrina.

Professore, perché dobbiamo preoccuparci?
“In Europa stiamo spingendo al limite della capacità il sistema di produzione e distribuzione dell’elettricità. Quanto più ci si avvicina al limite, tanto aumenta la probabilità di una crisi. Ricordando la legge di base di Murphy, ovvero ‘Se qualcosa può andare male lo farà’, nonché la legge di Drucker ‘Se una cosa va male, tutte le altre faranno lo stesso, allo stesso tempo’, c’è davvero da essere preoccupati.
Inoltre la capacità del sistema di soddisfare eventuali picchi della domanda è molto limitata a causa della modifica del mix dei modi di produzione. Abbiamo chiuso per motivi economici ed ecologici le centrali a carbone, ridotto quelle ad olio combustibile, aumentato le sorgenti intermittenti, non investito a sufficienza nei sistemi di accumulo. Insomma, abbiamo fatto di tutto per complicarci la vita”.

Quali sono le cause che potrebbero provocare un grande blackout?
“Un eccesso di domanda di energia rispetto a quanto viene effettivamente prodotto. Oppure una qualunque interruzione di linea del sistema di distribuzione. Pericoli a cui si aggiungono la criticità sul fronte delle scorte, l’aumento dei prezzi dei combustibili e l’obsolescenza di impianti e infrastrutture”.

Quanto potrebbe durare e quali sono le dimensioni dell’area che potrebbe essere coinvolta, se dovesse riguardare l’Europa?
“Per rimettere in piedi l’intero sistema viene stimato un tempo compreso fra i 7 e i 14 giorni. [caso strano, proprio lo spazio di tempo che disse “Drake” a Wilcock nel 2012!] Anche perché il sistema cui facciamo riferimento non si limita alla sola Europa. La cosiddetta ‘Area sincrona continentale’, già conosciuta con la sigla UCTE, è la più grande rete elettrica al mondo. 400 milioni di utenti in 30 Paesi. Comprende Albania, Austria, Belgio, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo Romania, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina, Ungheria, nonché Algeria, Marocco, Tunisia e Turchia [di certo quindi non si tratterebbe di qualcosa di analogo a ciò che successe ai due paesi toccati a fine settembre 2003…]

Quali sarebbero gli effetti di questo spegnimento “globale” sulla nostra vita quotidiana?
“Colpirebbe qualunque dispositivo o sistema che per funzionare ha bisogno di energia elettrica. Quindi se non tutto, quasi tutto. Telefoni, Internet, sportelli Bancomat, sistemi di pagamento, semafori, metropolitane, il comparto dei trasporti, ascensori, reti idriche e fognarie, televisione, radio, frigoriferi, lavatrici, lavapiatti, auto elettriche. Consiglio, come gioco da fare, di trovarne il maggior numero possibile”.

E se dovesse verificarsi cosa sarebbe necessario avere in casa per passare indenni l’intero periodo di black-out?
“Bisognerebbe avere in casa la dotazione prevista per eventi di emergenza, come terremoti e altre catastrofi naturali. Acqua da bere, almeno due litri al giorno a persona. Cibo. Disinfettanti, medicinali e generi di prima necessità per la cura della persona, carta igienica compresa. Sacchi per spazzatura. Candele e altri dispositivi di illuminazione non elettrici. Combustibile per cuocere e per il riscaldamento. Coperte. Una radio a batterie per eventuali comunicazioni di emergenza. E fatemi aggiungere anche una buona scorta di libri da leggere, giochi di società. E possibilmente una compagnia gradevole”.

Persino un ministro recentemente ha toccato la questione, https://www.ilmessaggero.it/video/politica/giorgetti_black_out_energetico_non_da_escludere_attuale_sistema_approvvigionamento-6354632.html:
(Agenzia Vista) Roma, 30 novembre 2021 “Un black out non è da escludere rispetto all’attuale assetto dell’approvvigionamento energetico. Lo sforzo che dobbiamo fare è quello di sterilizzare questo tipo di impatto nei confronti delle famiglie, al netto che a livello europeo si definisca un piano per evitare conseguenze peggiori come arrivare a un black out”. Lo ha afferma il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti durante l’assemblea di Confartigianato. Confartigianato Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev agenziavista.it
Questa volta evitiamo di parlare di kW o di Kwh, non parliamo di potenza elettrica o di energia elettrica: parliamo della seria possibilità che ci si possa ritrovare, per un periodo di tempo significativo, senza l’una e senza l’altra. Semplicemente al buio.

Sicuramente, il più dettagliato degli articoli da noi letti al riguardo, è apparso sullo spazio web di un quotidiano italiano a grande diffusione, https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/11/19/non-sono-un-indovino-ma-siamo-vicini-a-un-grande-blackout-ipotesi-assurda-per-nulla/6396634/, lo stesso fisico dell’Uniroma intervistato da “Il Giorno”, approfondisce la cosa entrando meglio nella questione:

Ricordate il 28 settembre 2003? Ore 3:01 del mattino, l’Italia dorme. Il carico della rete elettrica è basso, circa 28 mila MW. Il 25% viene importato da Francia e Svizzera. Notte di tempesta sul Lucomagno, al confine fra il cantone Ticino e quello dei Grigioni, Svizzera centro-meridionale. Il vento fa avvicinare troppo un ramo alla linea a 380kV che trasporta energia elettrica verso l’Italia, interrompendola. Il carico viene ridistribuito fra gli altri collegamenti in funzione, sovraccaricandoli. Intervengono le protezioni. Uno dopo l’altro, si interrompono anch’essi.

Il gestore svizzero alle 3:11, non riuscendo a ristabilire i collegamenti interrotti, telefona al Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale – oggi si chiama Terna – chiedendogli di ridurre la richiesta di potenza di 300 MW. Poca roba. Alle 3:21 Grtn soddisfa la richiesta e alle 3:25 le protezioni interrompono la linea del San Bernardino, sempre in Svizzera, sovraccarica al 110%. Segue altra sequenza di chiusura di collegamenti, il sistema elettrico italiano diventa instabile. La frequenza che caratterizza le grandezze sinusoidali di tensione e corrente inizia a oscillare. Dai nominali 50 Hz scende a 47,6 Hz, frequenza non sostenibile dal sistema che collassa alle 3:27.

La maggior parte dei 59 milioni di italiani continua a dormire, con l’eccezione dei romani, che stanno vivendo la “Notte Bianca”, ma al buio. La rete elettrica cade come in un domino, una tessera dopo l’altra. Per rimettere il tutto in piedi si segue la stessa dinamica, senza scorciatoie. La corrente torna verso le 9:00 del mattino nel nord-Italia, al centro alle 16:30 e al sud alle 19:00. In Sicilia si torna alla normalità alle 22:00. Solo la Sardegna e alcune isole minori rimangono sempre accese, perché non collegate alla rete principale.

Ci vollero due minuti e mezzo per spegnere tutto, ma circa 19 ore per rimettere in sesto la rete elettrica italiana. Domanda: poiché l’intero sistema di distribuzione dell’elettricità in Europa è interconnesso, Regno Unito compreso – alla faccia della Brexit – cosa potrebbe accadere se l’intera rete europea diventasse instabile e cadesse?

Ipotesi assurda, diranno i più. Invece no, non è assurda per nulla. Anzi.
Sabato 4 novembre 2006: più di 15 milioni di europei rimangono senza corrente elettrica per due ore. Venerdì 8 gennaio 2021, ore 13:04. Problema di fornitura in Romania. La frequenza inizia a essere instabile, viene raggiunto il terzo dei quattro livelli di attenzione della Entso-e (European Network of Transmission System Operators for Electricity, ovvero Rete europea degli operatori per la trasmissione dell’energia elettrica) che raggruppa 42 soggetti, che recita: “Situazione deteriorata, inclusa interruzione di rete a grande scala. Elevato pericolo per i sistemi adiacenti. Princìpi di sicurezza non soddisfatti. Sicurezza globale a rischio”.

Siamo molto vicini al grande buio. Per stabilizzare la rete vengono avviate le centrali in grado di generare energia elettrica in modo rapido, ovvero impianti idroelettrici e a turbogas. L’intervento di emergenza ha successo, questa volta. Cosa accadrà la prossima?
La crescente quota parte delle fonti di energia rinnovabile, altamente volatili, insieme all’eliminazione di grandi impianti sia dedicati a soddisfare il carico di base (nucleare e carbone), sia di scorta (back-up a turbogas), stanno peggiorando la situazione. In passato sono state registrate 15 operazioni di emergenza all’anno. La media annuale degli ultimi anni è di 240 interventi.

Possiamo solo sperare che il prossimo inverno sia mite, perché se fosse rigido aumenterebbero i consumi di energia elettrica. Per stabilizzare la rete in caso di domanda eccessiva occorre avviare le centrali a turbogas e farle andare nel tempo. Purtroppo l’Europa sta registrando una massiccia riduzione dei suoi approvvigionamenti di gas, le scorte sono limitate. Intervenire con successo, in caso di necessità, diventa più difficile, se non impossibile.

27 ottobre 2021. Klaudia Tanner, ministro austriaco della Difesa, dichiara che esiste un’elevata probabilità di un black-out elettrico che avrà significativi impatti su reti informatiche, telefonia cellulare e utenze private, non solo in Austria, ma su scala europea (NdA: La Difesa austriaca non è nuova a predizioni azzeccate: nel 2017 avevano parlato di una possibile epidemia nella prossima decade che avrebbe paralizzato il mondo. Nessuna magia, nessun “gomblotto”, solo buon senso…). Il che significa affermare che la questione non è se ci sarà un black-out, ma quando. Comunque, le conseguenze saranno catastrofiche.

Cosa fare se si spegne tutto? Bisogna avere cibo, almeno due litri di acqua al giorno a persona, combustibile, candele, batterie per radio e per torce tascabili, denaro contante perché Atm e Pos non funzionano, medicine. Si fermano le infrastrutture: semafori, trasporti pubblici, treni, impianti idrici, ascensori, trattamento rifiuti, frigoriferi. Niente televisione. Si spengono computer e quanto è digitale. No Facebook, no social, no web. Nessun cinguettio. Per quanto tempo? La stima è che per rimettere in piedi la rete europea servono da un minimo di sette al massimo di quindici giorni.

Si consiglia di prepararsi per tempo seguendo un corso di pronto soccorso, prevedere un punto di incontro per familiari e amici se il black-out non permette di comunicare, distribuire compiti e responsabilità fra vicini per gestire al meglio le risorse disponibili (aspetto positivo: sospensione delle liti condominiali?).Nessuno sa esattamente quali saranno le conseguenze di un black-out europeo. Di sicuro non si riuscirà a tornare alla normalità in modo rapido. Si deve prevenire per quanto possibile e prepararsi a gestire la crisi.

Ovviamente stanno già rumoreggiando i complottisti anonimi: “Si tratta di azione concertata dai poteri forti per convincere le masse della bontà della costruzione di impianti nucleari…”; “Per evitare di rispondere alle critiche sull’efficacia del green-pass e dei vaccini, per sostenere la menzogna dell’esistenza di un virus Covid, i digerati, i digitati, le cavallette di Sion, i marinai della Potëmkin, o chi per loro, stanno pianificando l’interruzione programmata del sistema di distribuzione elettrica”; “Si tratta di una strategia di diversione finalizzata all’interruzione del sistema economico-finanziario mondiale per permettere ai rettiliani di prendere il controllo del mondo…”.

Siamo spiacenti di informare che un black-out su scala europea – o nord-americana, perché non sono messi molto meglio di noi – è un evento possibile, basato su solide basi statistiche e di probabilità, funzioni dell’architettura e della complessità del sistema che è stato messo in posto negli anni, delle decisioni molto spesso politiche e non tecniche che sono state assunte.

Il poter finire tutti al buio per un paio di settimane non è una previsione, una divinazione, il risultato di complicati calcoli astrologici o altre tecniche di divinazione, bensì semplice evidenza sperimentale. Dati i consumi, la tipologia delle capacità installate, i sistemi di riserva, le scorte di combustibili, il possibile andamento climatico della prossima stagione invernale, i conti non tornano e, se spingendo i dati un po’ di qua e un po’ di là, li facciamo tornare, il margine è così sottile da non tranquillizzare nessuno.
Dovesse accadere prendete nota che non sono stato io, non ho predetto nulla, anche perché non scrivo quartine, non mi interessano le frattaglie animali o i fondi di tazze di thè e non frequento Cuma e nemmeno Delfi. Meditate gente, meditate, e non dimenticate di fare scorta di coperte calde. Si è dimenticato di citarle.

Torniamo al 2012, torniamo alle profezie di allora, di Paolo Franceschetti, gran parte di esse oggi irreperibili sul web…si faceva evidentemente avvertire la paura del “grande black out” il quale, nel luglio di quell’anno, come si seppe solo in seguito, fu un’eventualità tutt’altro che remota oppure favoleggiata solo da complottisti o fuori di testa:
La tempesta solare perfetta (che mancò la Terra)
https://www.lescienze.it/news/2014/03/19/news/tempesta_solare_magnetica_perfetta_espulsioni_plasma_corona_sole-2055531/

La super tempesta solare del 2012 così come l’evento di Carrington. La NASA: siamo stati fortunati
https://www.meteoweb.eu/2014/07/super-tempesta-solare-2012-come-levento-carrington-nasa-fortunati/305914/

Tempesta solare: nel 2012 avrebbe potuto distruggere la Terra
https://www.nextme.it/scienza/universo/sistema-solare/8107-tempesta-solare-2012-distruggere-terra
Etc, etc…

Nel seguente aggiornamento che Franceschetti postò nel 2012, l’avvocato-complottista-astrologo presenta uno strano testo di Umberto Eco che il famosissimo semiologo e romanziere italiano fece pubblicare dal settimanale “L’espresso” nel 2003 [vi ricorda qualcosa quest anno?] e che, presentato nella sua rubrica “La bustina di Minerva”, venne poi raccolto nel volume “A passo di gambero.” L’atmosfera di quel raccontino è del tutto in linea con l’idea di un “reset di tutte le cose”, un “nuovo inizio”, uno “staccare la spina dopo così tanto tempo in cui non veniva staccata”, un’ “interruzione dall’ipnosi dei gadget multimediali”, che di certo ha raggiunto livelli d’intensità maggiore adesso rispetto al 2003.

Certo, lo scenario del testo è immensamente più grave e radicale rispetto a quello che finora abbiamo tratteggiato e Umberto Eco, lo noto leggendo, a questa sua fantasticheria fanta-apocalittica, vi mescola arbitrariamente dei suoi ricordi risalenti a quella seconda guerra mondiale da lui vissuta quando era bambino.

https://forum.comedonchisciotte.org/opinioni/franceschetti-sul-black-out-globale-prossimo-venturo/

Come ho detto nella conferenze e in alcuni articoli, pare si prepari un black out globale, di proporzioni mondiali, che toglierà la luce elettrica per settimane in tutto il globo.
http://paolofranceschetti.com/?p=655 (se ci cliccate sopra finite su uno spazio web vuoto)
I segnali erano diversi e inquietanti.
Attualmente poi ne iniziano a parlare quotidiani come Repubblica e il Sole 24 ore. E già nel 2003 era comparso questo inquietante articolo di Umberto Eco, su L’espresso, segnalatoci da un lettore. Ve lo propongo perché, casualmente, dice le stesse cose che diciamo noi su questo blog da tempo, prospettando scenari possibili, ma anche le soluzioni:

Sogno che dopo un Black Out mondiale si scateni una guerra planetaria

Ho sognato l’Apocalisse.
Quando qualcuno dice “io sogno che…” oppure “ho fatto un sogno”, s’intende di solito che in quel sogno si siano materializzati, o svelati, i suoi desideri. Ma un sogno può anche essere un incubo, in cui si annuncia ciò che non si desidera affatto, oppure un sogno divinatore, che richiede l’intervento dell’interprete autorizzato, il quale ci dica che cosa esso annunciava, prometteva o minacciava. Di questa terza natura è il mio sogno, e lo racconto così come lo sogno, senza chiedermi in anticipo se corrisponda ai miei desideri o alle mie paure.

Sogno dunque che dopo un ‘black out’ globale, che immobilizza l’intero mondo civile, nella ricerca folle delle responsabilità, e nel tentativo di reagire a una minaccia, si scateni una bella guerra planetaria. Ma di quelle coi fiocchi, non un incidente marginale come la seconda guerra mondiale, che ha fatto solo cinquanta milioni di morti. Una guerra vera, di quelle che la tecnica ci consente oggi di fare, con intere aree del pianeta desertificate dalle radiazioni, con almeno la metà della popolazione mondiale che scompare, per fuoco amico, fame, pestilenze, insomma una cosa per bene, fatta da generali competenti e responsabili, all’altezza dei tempi. Naturalmente (si è egoisti anche nei sogni) sogno che io, i miei cari, i miei amici, viviamo in una zona del pianeta (possibilmente la nostra) in cui le cose non siano andate del tutto in modo disperato.

Naturalmente, non avremo più comunicazioni televisive, per non parlare d’Internet, visto che anche le linee telefoniche saranno ormai andate in tilt. Sopravviverà qualche comunicazione radio, usando vecchi apparecchi a galena. Non ci saranno più le linee elettriche, ma rabberciando alla buona alcuni pannelli solari, specie nelle case di campagna, si potrà avere qualche ora di luce, e per il resto si andrà a borsa nera per alimentare dei lumi a petrolio, tanto nessuno starà ancora a raffinare benzina per macchine che, se ancora esistono, non hanno più strade dove correre. Al massimo qualche camioncino, e per il resto carretti e calessi trainati da cavalli. A questa luce scarsa, e possibilmente accanto a un caminetto alimentato con parsimonia disboscando di qua e di là, di sera, ai miei nipoti, ormai privi della televisione, potrò leggere vecchi libri di fiabe ritrovati in solaio, o raccontare di come fosse il mondo prima della guerra.

A una cert’ora ci accucceremo davanti alla radio e capteremo alcune trasmissioni lontane, che ci informano su come stanno andando le cose, e ci avvertono se si addensano pericoli nella nostra area. Ma per comunicare si saranno anche riaddestrati colombi viaggiatori, e sarà bello staccare dalla loro zampetta l’ultimo messaggio in arrivo, che ci dice che la zia ha la sciatica ma tutto sommato continua a campare, o trovare il quotidiano di ieri in ciclostile. Può darsi che, se ci siamo rifugiati in campagna, nel paesino abbiano tenuto in piedi una scuola, e in tal caso darei il mio contributo, insegnando grammatica o storia – non geografia, perché i territori saranno nel frattempo così mutati che parlare di geografia sarebbe lo stesso che parlare di storia antica. Se poi la scuola non ci fosse, radunerei i nipoti e i loro amici e farei scuola in casa, prima le aste, per addestrargli il polso, e non solo alla scrittura, ma ai molti lavori manuali che dovranno fare, e poi via via, se ci fossero ragazzi più grandi potrei fare anche delle buone lezioni di filosofia. Può darsi che per i ragazzi rimanga il cortile della parrocchia, dove sarà sopravvissuto un campetto di calcio (e si potrà giocare anche con una palla di stracci), forse sarà stato ricuperato dalla cantina un vecchio calciobalilla e il parroco avrà fatto costruire dal falegname un ping pong, che i giovani scopriranno più appassionante e creativo dei videogiochi di un tempo.

Si mangerà molta verdura, se la zona non sarà ancora radioattivizzata, e saranno buone le ortiche cotte, che sembrano spinaci. Siccome si moltiplicano per vocazione, non mancheranno dei conigli, e forse ci sarà un pollo di domenica, alla più piccola il petto, al più grande la coscia, l’ala al papà, l’anca alla mamma, e per la nonna che è di bocca buona il collo, la testa e il portacoda, che nei polli ruspanti è il più saporito. Si riscoprirà il piacere delle passeggiate a piedi, il tepore dei vecchi giacconi fuori moda, e dei guanti di lana, con cui si può anche giocare a palle di neve. Non dovrebbe mancare il vecchio medico condotto, capace di mettere insieme qualche riserva di aspirina e di chinino. Si sa, senza più le camere iperbariche, le tac e le ecografie, la vita umana tornerà su una media di sessant’anni, ma non sarà male, calcolando la lunghezza della vita media in altre zone del globo. Rifioriranno sulle colline i mulini a vento. Davanti alle loro grandi braccia i vecchi racconteranno la storia di don Chisciotte, e i piccoli scopriranno che è bellissima. Si farà musica, e tutti impareranno a suonare qualche vecchio strumento ritrovato, per male che vada con un coltellino e una canna si possono fare intere orchestrine di flauti, alla domenica si danzerà sull’aia, e forse qualche fisarmonicista sopravvissuto suonerà la Migliavacca.

Nei bar e nelle osterie si giocherà a briscola, bevendo spuma e vino giovane. Circolerà di nuovo lo scemo del paese, costretto ad abbandonare la vita politica. I giovani demotivati si consoleranno aspirando vapori di camomilla con un asciugamano sulla testa, e diranno che è uno sballo. Riprenderanno fiato, a mezza montagna, molti animali, tassi, faine, volpi, e lepri a non finire, e anche gli animalisti accetteranno di andare talora a caccia per procurarsi cibo proteinico, con vecchie doppiette se ci sono, con archi e frecce in ogni caso, e vibratili cerbottane. Nella notte, a valle, si udranno abbaiare i cani, ben nutriti e tenuti in gran conto, perché si sarà scoperto che sostituiscono a poco prezzo sofisticati sistemi elettronici d’allarme. Nessuno li abbandonerà più sull’autostrada, sia perché avranno acquistato un valore commerciale, sia perché non ci sono più le autostrade, sia perché se anche ci fossero nessuno le prenderebbe più, perché arriverebbe troppo in fretta in zone che sarà meglio evitare, ‘ubi sunt leones’.

Rifiorirà la lettura, perché i libri, tranne casi di incendio, sopravvivono a molti disastri, saranno ritrovati in stanzoni abbandonati, sottratti alle grandi biblioteche cittadine andate in rovina, circoleranno per prestito, verranno regalati a Natale, ci terranno compagnia nei lunghi inverni e persino d’estate, quando faremo i nostri bisogni sotto un albero. Pur udendo dalla radio a galena voci inquietanti, sperando di farla franca, ringraziando il cielo ogni mattina perché siamo ancora vivi e il sole risplende, i più poetici tra di noi inizieranno a dire che, tutto sommato, sta rinascendo un’età dell’oro. Calcolando che questi rinnovati piaceri dovrebbero essere pagati con almeno tre miliardi di morti, la scomparsa delle piramidi e di San Pietro, del Louvre e del Big Ben (New York nemmeno a parlarne, sarà tutto Bronx), e che dovrò fumare paglia, se non sarò riuscito almeno a perdere il vizio, mi sveglio dal mio sogno con molta inquietudine e – dico la verità – spero che non si avveri.

Ma sono andato da uno che pratica la mantica e sa persino leggere le viscere degli animali e il volo degli uccelli, e costui mi ha detto che il mio sogno non annuncia soltanto qualcosa di orrendo: suggerisce anche come quell’orrore potrebbe essere evitato se riuscissimo a contenere i nostri consumi, astenerci dalla violenza, non eccitandosi neppure troppo a quella altrui, e riassaporare ogni tanto gli antichi riti e i desueti costumi – perché dopotutto anche oggi si può spegnere il computer e il televisore e – invece di partire in volo charter per le Maldive – raccontare qualcosa accanto al fuoco, basta averne la voglia.
Ma, ha aggiunto il mio oniromante, proprio questo è un sogno, che si abbia il coraggio di fermarci un momento per evitare che di sogni si avveri l’altro. E quindi, ha aggiunto l’oniromante, che è saggio ma stizzoso come tutti i profeti a cui nessuno dà retta, andate un poco a farvi fot…e tutti quanti, perché è anche colpa vostra.

Possiamo dire che Umberto Eco, nel testo che abbiamo appena presentato, è riuscito a farci comunque evocare certe cose che sarebbero probabilmente presenti in una realtà la quale, a causa della mancanza dell’iper-tecnologia ovunque, farebbe riemergere comportamenti e interessi umani che la computerizzazione portata agli estremi e l’ipnosi della multimedialità 24/7 aveva fatto dimenticare e fatto diventare desueti.
Se, secondo quelle previsioni che abbiamo visto, l’interruzione di energia elettrica su grande scala, dovesse durare al massimo sette, quattordici giorni – a dir davvero tanto un mese – forse non ci sarebbe nemmeno il tempo di abituarcisi ma, anche solo durasse qualche giorno e nel frattempo ci fossero spesso certe nottate invernali limpidissime, la visione della volta celeste stellata non disturbata da nessun tipo di inquinamento luminoso, potrebbe attirare quei tanti che, soprattutto tra quelli nati negli ultimi decenni, uno spettacolo così nel cielo non l’avevano mai visto in vita loro nelle città.
Non sapendo che altro fare nelle prime ore della notte, anche solo per un periodo di tempo non lunghissimo in una realtà in cui è venuta a mancare del tutto l’energia elettrica, molti – soprattutto i cosiddetti “alternativi” ma non solo – si aggregherebbero a osservare i cieli notturni che, soprattutto nelle zone molto urbanizzate, da tempi immemorabili non avevano avuto più gli astri così ben visibili!

Concludo questo lungo post, sperando abbiate avuto la pazienza di seguirlo da cima a fondo, aggiungendo una MORALE (?), diciamo così, come alla fine di una fiaba e, infatti, molto recentemente, il 21 dicembre passato, mi sono imbattuto nella seguente storiella, scritta su pannelli su una stradina vicino ai boschi, per invogliare i più piccoli al rispetto della natura: avendo già in testa di postare questo post, mi ha fatto un certo effetto leggerlo:

In un luogo molto, molto lontano e circondato dalla natura, due proprietari terrieri di nome Dorothy e Riccardo volevano costruire nuove fabbriche e così iniziarono a disboscare il bosco.
In quel bosco però vivevano il Mago della Natura e la Strega Ghignetta che, preoccupati per la salute delle piante e degli animali che abitavano il bosco, decisero di trasformare Riccardo in un tasso e Dorothy in un capriolo per fargli smettere di distruggere la natura circostante.
Dorothy e Riccardo così trasformati, dentro quei nuovi corpi si sentivano un po’ strani, tuttavia provarono ad adattarsi e a cercare cibo e rifugio nel bosco.
Stanchi e affamati, dopo alcuni giorni decisero di andare a cercare il Mago e la Strega per supplicarli e convincerli a farli tornare umani.
Così si misero in viaggio. Lungo il tragitto, quasi nascosta da un arbusto d’alloro trovarono una volpe ferita, era stata investita da un camion diretto al cantiere della nuova fabbrica in costruzione.
Il tasso e il capriolo la soccorsero, le procurarono acqua e cibo e la curarono con un infuso di bacche di sambuco e foglie di nocciolo.
Una volta guarita la volpe, che voleva sdebitarsi coi suoi nuovi e gentili amici, si offrì di aiutarli a cercare il nascondiglio segreto e per farlo chiese aiuto al suo fidato compagno, il cinghiale grufolante.
Il cinghiale non sapeva dove si trovasse il rifugio ma conosceva qualcuno che poteva saperlo: il saggio gufo, lui di solito era informato di tutti i fatti che accadevano nel bosco.
Il gufo abitava in cima a un’altissima montagna , protetto tra i rami di un’antica roverella.

Il viaggio per raggiungerlo fu lungo e faticoso, pieno d’imprevisti ma grazie alle capacità di ognuno e al lavoro di squadra, gli animali riuscirono a raggiungere la cima.
Giunti a destinazione, dopo essersi rifocillati con un’abbondante scorpacciata di ciliegie e fichi, incontrarono il saggio gufo, che in effetti conosceva il luogo dove abitavano il Mago e la Strega, ma lo avrebbe rivelato solo se avessero prima superato una prova: il tasso e il capriolo dovevano salvare il nido dell’aquila che si trovava in pericolo.
Il capriolo e il tasso passarono tutta la notte a parlare e studiare un piano e il giorno dopo, di buon mattino, partirono alla ricerca del nido.
Nessuno sa veramente cosa combinarono, ma tornarono poco prima del tramonto, portando tra le zampe le uova di aquila intatte.
La prova era stata superata brillantemente!!!
Il gufo sorrise e rivelò la sua vera identità: era lui il Mago della Natura e l’aquila era la Strega Ghignetta!
Durante il tempo trascorso nei panni di un tasso e di un capriolo, Dorothy e Riccardo avevano capito l’importanza della natura e della sua tutela.
Supplicarono il Mago e la Strega di farli tornare umani e promisero in cambio di non costruire più fabbriche.
I due, finalmente umani, decisero di costruire al posto della fabbrica un’oasi protetta per animali e piante, dove pian piano arrivarono abitanti da tutto il bosco.
Gli animali, le piante e gli umani vissero così felici e contenti senza più fabbriche!!!





Transiti astrologici, progressioni, case zodiacali e la mia vita personale sotto il microscopio dell’ astrologo (parte 1)

30 11 2021
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L’ astrologia è psicologia magica e paleontologia della mente
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IL SOLE transita in una CASA per 30 giorni. Nella mia vita entra in SESTA in primavera, focalizzandosi su lavoro e salute, routine e animali domestici, in SETTIMA in aprile, focalizzandosi sulle relazioni, in OTTAVA in maggio focalizzandosi sulle risorse condivise e sul lato oscuro e la sessualità, in NONA in estate focalizzandosi su viaggi, studi e teorie, in DECIMA in estate focalizzandosi sugli obiettivi, ambizioni, lavoro e status sociale, in UNDICESIMA focalizzandosi sulle speranze, i desideri, il futuro e le amicizie, in DDDICESIMA in autunno, focalizzandosi sul riposo, il misticismo e le emozioni, in PRIMA in autunno, focalizzandosi sulle iniziative e sulla personalità come appare, in SECONDA focalizzandosi sui soldi e sul territorio locale e sul mangiare, in TERZA focalizzandosi su scrittura, fratelli, coetanei e altri parenti, piccoli viaggi, trasporti e variabilità, in QUARTA in inverno focalizzandosi sulla vita domestica e il rapporto con i genitori e sul passato, e in QUINTA in inverno, focalizzandosi sulle storie d’ amore, il divertimento, gli hobbies, le persone giovani, la creatività e le attenzioni ricevute. IL MIO SOLE in PESCI è progredito in ARIETE nel 2010 (Il mio ANNO SOLARE n.1) (azione, iniziative, sport, problemi di rabbia, conflitti, nuovi inizi) e l’ ASCENDENTE è progredito dalla VERGINE in BILANCIA (il segno dei soci e partners) nel 2005 (l’ anno della storia con Martina)  

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LA LUNA transita in un SEGNO per 2 anni e mezzo (sistema delle progressioni astrologiche): in DECIMA nel settembre 1992 (scopro che arriverà mio fratello), transito che si ripeterà nel settembre 2022, portando focalizzazione emotiva sul lavoro, ambizioni e status sociale, in UNDICESIMA nel marzo 1995 (vivevo a Torino) e marzo 2025, portando focalizzazione emotiva sulle speranze, i desideri e le amicizie e la vita di gruppo, in DODICESIMA nel settembre 1997 e settembre 2027, portando focalizzazione emotiva sul riposo, attività dietro le quinte, e sul misticismo e le emozioni. In PRIMA entra nel marzo 2000 (infanzia e amico storico), portando focalizzazione emotiva sulla personalità, l’ azione e le iniziative, in SECONDA nel settembre 2002 (seconda media iniziata, ginnastica correttiva), portando focalizzazione emotiva sulle cose materiali, i soldi e il cibo, in TERZA nel marzo 2005 (storia con Martina) portando focalizzazione emotiva su  scrittura (realizzato primo libro nel 2006), coetanei, fratelli, parenti, notizie e comunicazione e brevi viaggi e trasporti, in QUARTA nel settembre 2007 (Liceo, oratorio) portando focalizzazione emotiva sulla casa, la vita in famiglia e il rapporto con la madre e il passato, in QUINTA nel marzo 2010 (università) portando focalizzazione emotiva sull’ amore, le persone giovani (ho conosciuto Massi ex amico fraterno), hobbies, divertimento, creatività, attenzioni ricevute, in SESTA nel settembre 2012 (ritorno all’ università, lezioni con Massi) portando focalizzazione emotiva su lavoro, routine e salute e animali domestici, in SETTIMA nel marzo 2015 (la compagnia, Adelin), portando focalizzazione emotiva sulle relazioni sociali e attività condivise, in OTTAVA nel settembre 2017 (la compagnia), portando focalizzazione emotiva sul lato oscuro, sessualità, pensieri cattivi, passione per l’ horror (ho visto film IT al cinema) e risorse condivise, in NONA nel marzo 2020 (il periodo del primo lockdown, Valentina) portando focalizzazione emotiva sui viaggi, lo studio, le teorie, dove risiede ancora adesso.  

LA LUNA transita in un SEGNO per 2 anni e mezzo (sistema delle progressioni astrologiche): in GEMELLI nel settembre 1992 (ANNO LUNARE N.1) (il segno dei fratelli e in questo mese ho scoperto che sarebbe arrivato un fratellino) e settembre 2022 (ANNO LUNARE N.2) portando focalizzazione emotiva su scrittura, coetanei, fratelli, parenti, notizie, comunicazione, brevi viaggi e trasporti. In CANCRO nel marzo 1995 e marzo 2025 (in questo transito mi sono trasferito da Torino), portando focalizzazione emotiva sulla casa, la vita in famiglia e il rapporto con la madre e il passato, in LEONE nel settembre 1997 e settembre 2027, portando focalizzazione emotiva sull’ amore, le persone giovani, hobbies, divertimento, creatività, attenzioni ricevute. In VERGINE nel marzo 2000, portando focalizzazione emotiva su lavoro, routine e salute e animali domestici (in questo transito ho scoperto la scoliosi e ho fatto il ricovero, gli esami e ho iniziato ginnastica correttiva), in BILANCIA nel settembre 2002 portando focalizzazione emotiva sulle relazioni sociali e attività condivise (in questo transito ho iniziato la storia con Martina), in SCORPIONE nel marzo 2005, portando focalizzazione emotiva sul lato oscuro, sessualità, pensieri cattivi, passione per l’ horror, e risorse condivise (transito avvenuto durante la storia con Martina), in SAGITTARIO nel settembre 2007, portando focalizzazione emotiva sui viaggi, lo studio, le teorie (durante questo transito ho fatto assistenza all’ oratorio, ho partecipato ad un ritiro spirituale e ho avuto forti difficoltà nello studio con l’ incidenza di attacchi di panico, e nel dicembre 2007 ho viaggiato a New York, inoltre nel 2009 ho scoperto Terence Mckenna e la Timewave Zero), in CAPRICORNO nel marzo 2010 (università e primo lavoro estivo pagato e poi primo stage lavorativo e lezioni private con Massi), portando focalizzazione emotiva sul lavoro, ambizioni e status sociale. In ACQUARIO nel settembre 2012, portando focalizzazione emotiva sulle speranze, i desideri e le amicizie (amicizia fraterna con Massi ma anche distacco da lui e desiderio di libertà) e la vita di gruppo (la mia prima compagnia di amici è arrivata in questo transito), in PESCI nel marzo 2015, portando focalizzazione emotiva sul riposo, attività dietro le quinte, e sul misticismo e le emozioni (la compagnia, Adelin nuovo migliore amico), in ARIETE nel settembre 2017 (la compagnia) portando focalizzazione emotiva sulla personalità, l’ azione e le iniziative, in TORO nel marzo 2020, dove risiede ancora adesso (il periodo del primo lockdown, Valentina) portando focalizzazione emotiva sulle cose materiali, i soldi e il cibo e il territorio immediatamente circostante.

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MERCURIO transita in una CASA in poche settimane, come anche VENERE, e MARTE percorre una CASA in 45 giorni quindi non saranno analizzati. MERCURIO è progredito in PESCI nel 1994 (ANNO MERCURIALE N.1) (da qui proviene il mio pensiero rivolto al misticismo e al subconscio) ed entrerà in ARIETE nel 2024 (ANNO MERCURIALE N.2), portando probabilmente ad una maggiore dinamicità mentale e focalizzazione intellettiva su conflitti, rabbia, e attività intense, iniziative e nuovi inizi.

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VENERE è progredita in ACQUARIO nel 1992 (ANNO VENUSIANO N.1) (il segno della vita in gruppo) ed entrerà in PESCI nel 2022 (ANNO VENUSIANO N.2), probabilmente fornendo una maggiore compassione ed empatia, estendendo i confini personali, una nuova potenziale storia sentimentale, e favorendo relazioni profonde, mistiche e nebulose.

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MARTE è progredito in ACQUARIO nel 1998 (ANNO MARZIANO N.1) e non entrerà in PESCI fino al 2028 (ANNO MARZIANO N.2). (In Acquario può dare un rapporto brusco e conflitti potenziali con amici e gruppi e la difesa delle proprie opinioni)

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GIOVE (Il pianeta più forte nella mia carta astrale) transita in una CASA nel corso di un anno; siccome il mio GIOVE è di grado zero, è progredito nel 2020 nel segno del LEONE (ANNO GIOVIALE N.1), portando opportunità e supporto ed espansione nell’ ambito dell’ amore, creatività, rapporto con persone giovani, hobbies e divertimenti. GIOVE connette il 1990, il 2002 e il 2014 con il transito in DECIMA casa, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito della carriera, ambizioni e status sociale (nel 2002 iniziavo la seconda media e nel 2014 a 9 giorni dall’ inizio del transito ho iniziato a lavorare nel centro nuoto, attività durata 6 anni, anno che inoltre mi ha portato alla “prima compagnia”). Il transito in UNDICESIMA connette il 1991, il 2003 e il 2015, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito delle speranze, desideri, amicizie e gruppi (nel 2003 era stato creato per qualche settimana un gruppetto di amici miei e il 2015 è stato per me un anno di “esplosione sociale” e Adelin è diventato il mio migliore amico dell’ epoca), il transito in DODICESIMA connette il 1992, il 2004 e il 2016, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito del misticismo, del ritiro dal sociale, nell’ attività ed esplorazione del subconscio e portando a comportarsi in modo empatico e compassionevole, ma portando anche delle “prove di vita”: (nel 2004 contemporaneamente al transito mi sono ammalato di varicella e il 2016 è stato un anno di frustrazioni e difficoltà, e una certa vicenda che mi ha superficialmente coinvolto della quale non posso parlare si connette ad uno dei temi della dodicesima, l’ attenzione verso la finalità della vita). Transito in PRIMA connette il 1993 (anno della nascita di mio fratello del segno Ariete) – 2005 (l’ anno della storia) – 2017 (anno della seconda compagnia), portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito dell’espressione della personalità, dei potenziali conflitti, nello sport e attività intense, e per le iniziative. Transito in SECONDA connette il 1994 – 2006 – 2018, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito del territorio circostante, dei soldi, del cibo e dello stile di vita alimentare, della fiducia in sé stessi. Transito in TERZA connette il 1995 – 2007 – 2019 portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito dei fratelli, cugini, zii, coetanei, trasporti, comunicazioni, approccio alle notizie e brevi viaggi (nel 1995 è nata mia cugina, e nel 2019 ho iniziato scuola guida). Transito in QUARTA connette il 1996 – 2008 – 2020 portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito della casa, della famiglia, delle donne nella vita (il 1996 il primo anno nella nuova casa, nel 2020 c’ era Valentina, Laura, e ci si focalizzava sulla vita domestica a causa dei lockdown). Transito in QUINTA connette il 1997 – 2009 – 2021 portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito delle persone giovani, dell’ amore, dei divertimenti, degli hobbies e altri piaceri (il 2009 è stato l’ anno in cui ho iniziato a conoscere molte persone più giovani e l’ anno in cui ho scoperto la Timewave e l’ anno in cui ho fatto esperienza di amore non corrisposto, nel 2021 c’è la terza compagnia e ci sono state esperienze un po’ diverse dalle mie solite abitudini). Transito in SESTA connette il 1998, il 2010 e il 2022, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito del lavoro (da intendersi anche come “vita scolastica”), della salute, degli animali domestici e della vita di routine e pratica (nel 2010 sono stato pagato per la prima volta per un lavoro estivo e ho iniziato uno stage, e frequentavo l’ università). Transito in SETTIMA connette il 1999, il 2011 e il 2023, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito delle relazioni, delle associazioni, dei partners, delle cose relative alla giustizia e in ambito artistico (nel 2011 io e Massi siamo diventati amici fraterni e siamo diventati per così dire “soci” per la faccenda delle lezioni private e lui ha cominciato a diventare un elemento principale della mia vita).

Transito in OTTAVA connette il 2000, il 2012 e il 2024, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito delle risorse altrui, della condivisione di risorse, delle risorse date da altri ed ereditate, nella sessualità, nel lato oscuro della vita, segreti e altre cose nascoste e private e pensieri legati alla mortalità e alla trasformazione (il 2012 è stato l’ anno centrale della mia amicizia fraterna con Massi e della ricerca Timewave e del fenomeno 2012 relativo alla “fine del mondo come lo conosciamo”: io condividevo tutte le mie “risorse” (in senso teorico) con Massi e c’ era la sensazione che dopo le cose non sarebbero state più come prima a causa delle teorie sulla Timewave). Transito in NONA connette il 2001, il 2013 e il 2025, portando opportunità, supporto ed espansione nell’ ambito dei viaggi, dell’ istruzione, delle teorie e concetti astratti, religiosi, filosofici e tutto ciò che concerne il rapporto con persone di diversa nazionalità, l’ estero, il remoto e l’ esotico (nel 2001 finivo le elementari e iniziavo le medie, ed entravo per la prima volta a contatto con “i fatti del mondo” con la vicenda del terrorismo internazionale, nel 2013 finiva bruscamente la mia amicizia con Massi, simboleggiando un periodo di rinnovata libertà e capacità potenziale di espansione, e nel 2013 ho cominciato la mia “amicizia a distanza” con il proprietario del blog e ho iniziato a occuparmi della ricerca sulla Timewave in modo indipendente, in estate sono tornato dopo anni in Puglia per le vacanze).

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SATURNO transita in una CASA nel corso di 2 anni e mezzo, ed è progredito in ACQUARIO (ANNO SATURNIANO N.1) nel 1998 (portando ostacoli, limiti, restrizioni, prove e difficoltà, ma anche capacità di costanza, persistenza e determinazione e stabilità nell’ ambito della vita sociale, di gruppo, nelle amicizie, nel lavoro di squadra, nell’ uso della tecnologia e nell’ ambito di speranze e desideri)in un anno in cui ho vissuto una di quelle estati dei tempi d’ oro. Nel 2028 progredirà in PESCI (ANNO SATURNIANO N.2) portando ostacoli, limiti, restrizioni, difficoltà, costanza, persistenza, determinazione e stabilità nell’ ambito dell’ esplorazione della psiche e del subconscio, del misticismo, della gestione delle emozioni, e nell’ ambito del riposo e dal ritiro dalla società, nell’ ambito dell’ immaginazione, in uno dei transiti più difficili che esistono in astrologia. Il mio SATURNO è entrato in SESTA CASA nel settembre 1992 (mi ricordo l’ autunno della febbre ricorrente nel 1993) e ci rientrerà nel settembre 2022, portando ostacoli, restrizioni e prove, ma anche costanza, persistenza e stabilità nell’ ambito della salute, dell’ attività fisica, del lavoro, della gestione della routine e degli animali domestici. In SETTIMA CASA nel marzo 1995 e nel marzo 2025 a gestire l’ ambito dei partners, collaborazioni, soci, attività artistiche e situazioni riguardanti la giustizia. In OTTAVA CASA nel settembre 1997 e settembre 2027, a gestire l’ ambito del lato oscuro, delle risorse condivise, della sessualità, della psiche e del concetto di mortalità. In NONA CASA nel marzo 2000, a gestire l’ ambito dei viaggi, dell’ istruzione, della scuola, della religione, teorie, filosofia e libertà (in questo transito ho scoperto di avere la scoliosi e ho finito le elementari e iniziato le medie). In DECIMA CASA nel settembre 2002, a gestire l’ ambito della reputazione sociale, della carriera (scolastica in questo caso), delle ambizioni e della chiusura in sé stessi, in uno dei transiti più difficoltosi (transito arrivato mentre frequentavo le medie fino alla seconda metà del primo anno delle superiori, durante il quale mi reputavano uno dei ragazzi più silenziosi e riservati della classe. Ho iniziato British School, inoltre. Durante questo transito svolgevo attività di ginnastica correttiva per la scoliosi, ma ho anche iniziato una storia sentimentale). In UNDICESIMA CASA nel marzo 2005 (durante il culmine della mia storia sentimentale) a gestire l’ ambito della vita in gruppo (quindi di classe), delle collaborazioni, delle amicizie, delle speranze e desideri (transito vissuto durante gli anni delle superiori, quando passavo da una lezione privata ad un’ altra e studiavo, e quindi non avevo tanto tempo per la vita sociale, al di là di ciò che accadeva in classe e con Martina). In DODICESIMA CASA nel settembre 2007 a gestire l’ ambito della mentalità subconscia, dell’ immaginazione e delle fantasie, del misticismo, e del ritiro dalla vita sociale, in uno dei transiti più difficili dell’ astrologia (in quel periodo ho cominciato a fare più attenzione ai miei sogni già nei mesi precedenti, ho preso parte ad un ritiro spirituale con l’ oratorio, e due mesi dopo sono cominciati i ricorrenti attacchi di panico. Il 2008 è stato uno degli anni più difficili per me, avevo strani pensieri costanti, incominciavo a frequentare i siti delle notizie alternative e ho incominciato ad incontrarmi con uno psicologo, e poi ho scoperto Terence Mckenna (guru della psichedelia) e la Timewave Zero, che ha acceso la mia immaginazione come mai prima d’ ora, e nell’ autunno 2009 è iniziata la mia saga onirica di sogni ricorrenti che continua ancora adesso). In PRIMA CASA nel marzo 2010, a gestire l’ espressione della personalità, delle iniziative e attività intense e sportive, e la gestione della rabbia e dei nuovi inizi (in questo periodo ho interrotto la frequentazione dell’ università, un mese dopo è morto un mio ex compagno di classe, ogni tanto giocavo a pallone con un amico, ho iniziato l’ amicizia con Massi e l’ attività delle lezioni private e mi sono trovato a confrontarmi con la complessa e a tratti rabbiosa personalità di Massi. Ma è in questo transito che ho anche iniziato a lavorare (due stages). In SECONDA CASA nel settembre 2012, a gestire l’ ambito dei soldi, del territorio circostante, della dieta alimentare e della fiducia in sé stessi (in questo transito ho ripreso l’ università, ma dopo qualche mese l’ ho di nuovo interrotta, ma nel marzo 2014 ho iniziato a lavorare al centro nuoto. In questo transito mi sono distaccato da Massi e ho incontrato online il mio collega blogger).

In TERZA CASA nel marzo 2015, a gestire l’ ambito dei fratelli e altri parenti, dei coetanei, dei brevi viaggi, dei veicoli, comunicazioni, approccio alle notizie (appena iniziato questo transito Adelin è diventato mio amico e ha cambiato in gran parte il mio modo di vivere e le mie abitudini (aveva quasi la stessa data di compleanno di mio fratello, nel 2016 mio fratello ha avuto un incidente d’ auto e nel 2017 è stato operato. Nel 2015 ho sperimentato una grande espansione della vita sociale e della conoscenza dei vari quartieri della mia città e nel 2017 ho cambiato compagnia, comunicando anche tramite la Playstation e frequentando i Comiccons. Nel 2016 con Penpals.net ho comunicato con almeno una persona da quasi tutti i paesi del mondo, e in questo transito gestivo il blog come co – autore, e seguivo costantemente le notizie. In QUARTA CASA nel settembre 2017, a gestire l’ ambito della vita in casa, della famiglia, dei genitori, dell’ approccio alle donne (in questo periodo frequentavo la mia seconda compagnia, ma il 2018 è stato forse l’ anno più “scarso” della mia vita con un certo ritiro dalla vita sociale. Con la compagnia spesso ci trovavamo al cinema, nei bar e a casa a vedere film, ma nel 2019 è arrivata una delle persone più influenti della mia vita, Valentina, che ha fatto da protagonista per un lungo periodo e ha subito un lutto in famiglia nel quale io sono stato coinvolto, rimanendole accanto in un periodo difficile). In QUINTA CASA, la casa di base nella mia carta astrale è giunto nel marzo 2020, arrivando giusto in tempo per il primo lockdown, limitando il settore dei divertimenti, piaceri, hobbies, creatività, storie sentimentali e l’ approccio alle persone più giovani, sebbene poi nell’ autunno 2020 è arrivata la terza compagnia e c’è stato un autunno “dai toni primaverili”. Questo transito durerà fino al settembre 2022, quando arriverà in SESTA CASA, a gestire l’ ambito del lavoro, della routine, degli animali domestici, salute e attività fisica. In SETTIMA CASA, nel Marzo 2025, come potenzialmente suggeriscono anche i miei famigerati “cicli vitali” potrebbe arrivare la persona giusta con cui iniziare una storia sentimentale duratura, non senza difficoltà (e curiosamente, questo transito suggerisce la potenzialità di associarsi ad una persona che ha subito un lutto, come una vedova, o una separazione di qualche tipo, o una persona con certe situazioni di vita dove si ha bisogno di un supporto e di un impegno di responsabilità), mentre nel settembre 2027, in OTTAVA, potrebbe suggerire influenza nell’ ambito delle risorse condivise, ereditate, fornite da altri, sessualità, lato oscuro, psicologia, privacy e segreti.

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URANO transita in una CASA nel corso di sette anni, e nella mia carta astrale è progredito in ACQUARIO nel 2012 (ANNO URANICO N.1), apportando diversificazione, novità, imprevisti o distacchi e approcci improvvisi /sati, attività intensa e cambiamenti e minore stabilità in generale nell’ ambito della vita sociale, delle amicizie, dell’ approccio alla tecnologia e nella vita di gruppo: nel 2013 è terminata in modo improvviso e turbolento la mia amicizia fraterna con Massi ma è anche iniziata quella a distanza, tramite l’ uso di tecnologia, con il mio collega blogger, e nel 2014 ho iniziato a vivere in compagnie sociali, fino ad arrivare al culmine della espansione e della diversificazione della vita sociale nel 2015, un fenomeno che si è ripetuto con minore magnitudo nel 2017, e con maggiore magnitudo nel 2020 e 2021. Il mio URANO ha iniziato gestendo la QUARTA CASA, nell’ ambito della famiglia, dei genitori, dell’ approccio alle femmine (Il mio trasferimento nel 1995, per esempio, le difficoltà dei miei genitori nei mesi successivi alla mia nascita per quanto riguardava l’ incapacità fisica di mio nonno in seguito ad un incidente) per poi spostarsi in QUINTA CASA nel marzo 1997 andando a gestire il settore dei piaceri, divertimenti, il settore dell’ infanzia (il bambino interiore?), degli hobbies e della creatività (la prima storia sentimentale è iniziata nel 2003), favorendo tutta una serie di eccentricità, bizzarrie, e peculiarità nella mia vita di bambino, e nel marzo 2004 è entrato in SESTA CASA, gestendo la salute, attività fisica, animali domestici, routine e lavoro scolastico (regalandomi subito una bella varicella, difficoltà e turbolenze scolastiche, attacchi di panico e movimentando notevolmente la mia routine quotidiana, apportando tutta una serie di imprevisti e nuove esperienze) fino al marzo 2011, quando è entrato in SETTIMA CASA, gestendo l’ ambito delle associazioni, soci, partners, arti, giustizia e in quel periodo stava cominciando la mia amicizia fraterna con Massi e la mia “associazione” con lui con la questione delle lezioni private, arricchendo di imprevisti, distacchi, capovolgimenti e turbolenze la gestione del mio rapporto con le amicizie “a due”. Nel MARZO 2018 è arrivato in OTTAVA CASA, a gestire l’ ambito delle risorse condivise, ereditate, fornite da altri, della sessualità, del lato oscuro, della privacy e dei segreti, e della psiche e della mortalità (mi ricordo particolarmente l’ aprile del 2018 come un periodo di intensa turbolenza interiore con il ritorno degli “strani pensieri” difficili da gestire, e poi ovviamente il coinvolgimento delle letture “scorpioniche” di Stephen King, ma ora come ora non saprei come interpretare questo transito e carpire i patterns delle varie turbolenze e ottovolanti negli ambiti sopra descritti, se non che nel marzo 2018 appunto rimasi molto – interiormente, non in superficie, non evidentemente – coinvolto e scosso a livello psicologico dalla morte improvvisa del figlio adulto dei miei vicini di casa, e del fatto che sono stato coinvolto nella vita di una persona che ha subito un importante lutto nel 2019, e poi ovviamente tutti i pensieri che riguardano l’ approccio alla pandemia di Covid, dove il tema della mortalità è presente ovunque). Nel marzo 2025, a suggerire ancora una volta un cambiamento di rotta in quel periodo, arriverà in NONA CASA, a gestire l’ ambito dell’ approccio a filosofia, religione, teorie, attività di ricerche e studi, a movimentare la mia passione per la lettura e forse a fornirmi dinamicità e opportunità improvvise quanto scioccanti e di profondo cambiamento nell’ ambito delle – pubblicazioni di scritti – ambito gestito dalla nona casa, e forse a regalarmi viaggi lontano…

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NETTUNO transita in una CASA nel corso di quattordici anni ed è progredito nella mia carta astrale in ACQUARIO nel 2006 (ANNO NETTUNIANO N.1), apportando confusione, potenzialità di dissoluzione e trasformazioni subconscie nell’ ambito delle amicizie, della vita sociale, di classe e collaborazioni di gruppo e attività di gruppo. Nettuno ha iniziato gestendo la QUARTA CASA fino al compimento dei miei 14 anni, gestendo la mia vita in famiglia, l’ approccio alla mia abitazione e l’ approccio alle femmine e ragazze anche se Nettuno è uno dei pianeti più difficili da interpretare, proprio per la sua natura elusiva, fluida e subconscia. Nel marzo 2004 (proprio durante l’ approfondimento della mia storia con Martina) è giunto a gestire la QUINTA CASA, nell’ ambito dei divertimenti, piaceri, hobbies, storie sentimentali, approccio alle persone più giovani, regalandomi la varicella quasi subito (le malattie infettive sono gestite da Nettuno) (ricordiamo l’ influenza: confusione, potenzialità di dissoluzione e trasformazioni subconscie, e nel marzo 2018 è giunto in SESTA CASAconfusione, potenzialità di dissoluzione e trasformazioni subconscie nell’ ambito della salute, dell’ attività fisica, animali domestici e gestione della vita di routine e della vita lavorativa (nel marzo 2020 ho interrotto il lavoro e non sono impegnato in esso da allora) ed è difficile interpretare questo transito per via del fatto che agisce a livello subconscio, nel sottobosco della vita, portando un metaforico velo di nebbia, potenziali dissoluzioni in nulla di fatto e trasformazioni subliminali, anche se di recente, nell’ ottobre 2021, ho preso un impegno a iniziare una routine di palestra, un evento insolito nella mia vita. Ovviamente poi c’è da considerare tutta la situazione della pandemia di Covid e la mia interpretazione subconscia della stessa. Questo transito durerà fino al marzo 2032, quando giungerà in SETTIMA CASA, portando un metaforico velo di nebbia, potenziali dissoluzioni in nulla di fatto e trasformazioni subliminali e inconscie nell’ ambito dei partners, associazioni, giustizia, arte e diplomazia.

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PLUTONE transita in una CASA in un periodo variabile (circa 20 anni) ed è progredito nella mia carta astrale in SAGITTARIO nel 2003 (ANNO PLUTONICO N.1) apportando: drastiche trasformazioni di carattere permanente, peculiari ossessioni e portando un “velo di oscurità e intensità” e “morte metaforica” o distruzione di strutture precedentemente stabili nell’ ambito dei viaggi, del remoto, straniero, esotico, teorie, filosofia, religione, istruzione e vita scolastica e studi. Da notare che nel 2003 ho partecipato al primo funerale della mia vita, nel 2010 e 2012 le due interruzioni degli studi, le turbolenze e difficoltà delle superiori, e poi nel 2007 c’è stato il mio viaggio a New York, la passione per la cultura americana che è iniziata più o meno nel 2004 ed è durata per tutta la mia adolescenza, in Corsica nel 2003 e 2011, le gite in Europa, la “tremenda” trasformazione della mia mentalità in seguito alla scoperta di Terence Mckenna, le sue teorie, la sua filosofia, la ricerca sulla Timewave, la mia passione per la lettura, per non parlare di tutto ciò che è arrivato successivamente tramite le ricerche per arricchire il blog. Insomma, tutte trasformazioni che appartengono al settore “sagittariano” della vita. Per quanto riguarda LE CASE: per i primi 19 anni della mia vita Plutone ha gestito la TERZA CASA, quella delle comunicazioni, trasporti, veicoli, viaggi brevi, fratelli e altri parenti, approccio alle notizie, approccio ai coetanei apportando appunto: drastiche trasformazioni di carattere permanente, peculiari ossessioni e portando un “velo di oscurità e intensità” e “morte metaforica” o distruzione di strutture precedentemente stabili fino al marzo 2010, quando è arrivato in QUARTA CASA, a gestire l’ ambito della famiglia, dei genitori, dell’ approccio alle donne e della vita in casa ( drastiche trasformazioni di carattere permanente, peculiari ossessioni e portando un “velo di oscurità e intensità” e “morte metaforica” o distruzione di strutture precedentemente stabili ) (qui si potrebbe inserire la intensa amicizia fraterna con Massi, prevalentemente vissuta a casa sua, in un periodo fra agosto 2011 e marzo 2013 in cui vivevo “in alternanza” fra la sua famiglia e la mia, e ciò che ne è seguito: distacco permamente, “morte metaforica” di una amicizia ma anche di una “residenza in una casa”, il carattere intenso e a tratti ossessivo della vita assieme a lui) (personalmente, io considero appartenenti alla quarta casa anche gli ambienti di lavoro, soprattutto se assumono una percezione soggettiva di “luogo di seconda casa”, come è stato il centro nuoto per me, e poi si sa come è andata a finire dopo anni) mentre all’ incirca nel 2030 arriverà in QUINTA CASA, quella dei divertimenti, piaceri, storie sentimentali, figli, approccio ai giovani e creatività. Ancora più difficile questo da interpretare, per la sua lunga durata, le trasformazioni graduali e la vastità della sua influenza.              





Intervallo narrativo: 32 anni – la mia storia romanzata

11 11 2021

“32 ANNI” Ispirato al libro “4321” di Paul Auster

“A tiene ‘na cosa da raccuntà? SI! E dimmèl!!!” quotazione dal film “E’ STATA LA MANO DI DIO” di Sorrentino, il 15 dicembre 2021 su Netflix

Logline: Una semi – autobiografia dell’ autore, che mescola eventi reali ed eventi fittizi, e romanzati, una narrazione che si estende dal 1989 al 2022

La storia che vi accingete a leggere è una storia romanzata basata in gran parte sulle circostanze della mia vita, a partire dal background degli anni precedenti il 1990 fino a immaginare il 2022 che verrà. E’ una raccolta di esperienze ed eventi per la maggior parte reali, ma per arricchire e movimentare la trama ho deciso di inserire qui e là alcuni eventi fittizi oppure modificati e riadattati e la maggior parte dei nomi dei personaggi che ricalcano persone reali sono stati cambiati e sostituiti in modo creativo. La narrazione sarà in terza persona e verranno approfondite le dinamiche della vita in famiglia, i mondi interiori dei protagonisti cercando di portarvi alla realizzazione che le nostre vite individuali non sono solo eventi caotici e sconnessi fra loro, ma che invece si intravede dietro le quinte un filone narrativo, una trama ben definita, con anticipazioni costanti di quel che si intravede all’orizzonte.

Si comincerà con la narrazione della prima infanzia con tutte le sue ingenue e mirabolanti impressioni sul mondo circostante, si parlerà del distacco dal proprio ambiente natale e dell’ inserimento in un nuovo ambiente, si arriverà a descrivere le dinamiche del rapporto fra coetanei da bambini sia in un contesto scolastico che in un altro genere di contesto, si potrà viaggiare nel mondo interiore di un bambino ricco di fantasia e immaginazione, dove la mente trasforma quello che vede e richiama quello che apparentemente non c’è. Si analizzeranno i piccoli traumi e impatti con situazioni imprevedibili e spiacevoli e si prenderà coscienza delle graduali ma inesorabili trasformazioni nella fase di transizione dall’ infanzia all’ adolescenza e tutto ciò che comporta per lo sviluppo della personalità e nel carattere in tutte le sue contraddizioni. Si parlerà della gestione di rapporti sentimentali e di tutte quelle turbolenze emotive e la confusione generatasi nella adolescenza, della ricerca di persone di fiducia, della curiosità verso il mondo esterno e nei confronti delle persone più grandi e più giovani, si parlerà del difficile e sempre complicato confronto con l’ altra metà dell’ umanità, il genere femminile, si cercheranno verità nascoste e motivazioni per ciò che succede, si esploreranno le passioni, gli hobbies, gli interessi di carattere intellettuale, si farà menzione di tutta una serie di titoli, fra libri, fumetti e videogiochi, ma anche articoli di blog. Si troveranno narrazioni analitiche delle dinamiche di gruppo in una classe delle superiori ma anche nelle compagnie di amici “delle strade”, si sonderanno alcune delle parti più nascoste dell’ inconscio individuale, e il lettore si troverà a riflettere assieme al protagonista sui ragionamenti e considerazioni di una mente affamata di sapere e pronta ad aprire la porta o anche solo uno spiraglio verso cose e concetti fra i più incredibili, improbabili e assai controversi per quel genere di persone monolitiche e dal modo di essere convenzionale. Si sonderà l’atmosfera di mistero e anticipazione mistica che generano i sogni notturni del protagonista, si verrà sorpresi da coincidenze e sincronicità, si verrà allietati da incontri e congiunzioni fra due persone che cercano di comunicare il loro modo di intendere l’esterno oltre la mente, le loro soggettive interpretazioni della realtà. Si faranno riflessioni sulla mortalità, si troveranno casi di “deus ex machina” e alcuni easter eggs tutti da decifrare, sparsi qui e là. Si ragionerà fino in fondo sullo svilupparsi di relazioni intense, drammatiche, turbolente, che lasciano segni e arrancano come fantasmi interiori negli anni a venire. Si troveranno analisi di come si modifica la interpretazione della situazione geopolitica nel corso del tempo, si scoprirà in sostanza a cosa il protagonista sente di appartenere, verso dove prende direzione il pensiero, lo stile di vita. Ci si tufferà a ripescare quelle che una volta erano vaghe percezioni e idealizzazioni del passato, anche remoto. La narrazione verrà strutturata in modo da far intravedere il curioso fenomeno da me indagato meticolosamente da otto anni a questa parte, quello dei “cicli vitali”, una dimensione alternativa a quella dei “cicli storici collettivi”, quindi per esempio si passerà dal 1989 al 1992 al 1995, in tre sequenze a catena distinte. Sarete voi a intuire le vostre preferenze, se leggere gli anni in ordine oppure seguire il corso delle vicende saltando da un anno all’ altro, alla ricerca di analogie.

9 marzo 1979. Questa è la data in cui l’esistenza di Martino Pacelli venne catturata da un entanglement quantistico e il suo destino venne direzionato verso la realizzazione nella realtà concreta. Questo avvenne quando Nazareno Pacelli, un ventiduenne, si incontrò per la prima volta faccia a faccia con Rosanna Gianelli, una venticinquenne, ad una festa di studenti universitari alla quale entrambi inizialmente esitarono a partecipare. Fu in quel momento che l’intricata sequenza di azioni successive uscì dalla sospensione della potenzialità quantistica e cominciò a concretizzarsi, e le vicende delle loro vite erano già scritte, anche se avrebbero dovuto aspettare dieci anni e tre mesi prima di confrontarsi con il fatto che avrebbero vissuto una vita a tre, interrompendo per sempre quel periodo di una durata anomala in cui furono semplicemente una coppia convivente senza figli e poi marito e moglie divisi fra lavoro e studio, con pochissimo tempo da dedicare a se stessi. E mentre il ragazzo della Puglia e la ragazza del Veneto, trapiantata in Piemonte dal 1961, si parlavano, gli architetti di una dimensione superiore e inaccessibile al pensiero umano cominciavano a tessere le trame di un futuro ancora lontano, decidendo lo svolgersi dei fatti del 1989, la gravidanza gemellare e l’incidente che avrebbe fatto calare un sipario oscuro sugli ultimi giorni dell’anno.

Martino Pacelli giaceva quindi, sospeso nella dimensione della potenzialità quantistica, incorporeo e incosciente, e nel frattempo un esercito di invisibili entità dalle capacità essenzialmente divine cominciavano ad accumulare informazioni sul futuro, decidendo tutto quel che sarebbe stato, costruendo pezzo per pezzo l’identità di Martino, come un essere umano avrebbe fatto con un Sims al computer.

Nazareno Pacelli era uno studente di medicina, uscito da tre anni dal liceo classico, motivo di orgoglio per lui, elemento di spicco di una famiglia di contadini, un ragazzo immerso nella creatività del nuovo e nella continua trasformazione degli stili di vita, ma con la mente ancora ben radicata nelle tradizioni del sud, sempre ben pettinato, un po’ spartano, modesto e pronto a mettersi in gioco, dai modi gentili alle volte, spicci le altre, viveva a Torino in un appartamento per studenti assieme all’ amico storico Michele Balanzone, dedito allo studio ma non in modo così ossessivo come avrebbe fatto credere ai figli in futuro, lui che tentava sempre di sfuggire alle feste dei coetanei e dei ragazzi del circondario, che lo mettevano in imbarazzo e lo forzavano a indossare temporaneamente una maschera di carattere che non si sentiva appartenergli, si era lasciato convincere a partecipare a quella festa perché era evidente che qualcuno aveva intercettato una informazione dal futuro e aveva inspiegabilmente intuito che se Nazareno avesse incontrato una certa Rosanna Gianelli, si sarebbe potuto creare un legame duraturo e forse definitivo fra di loro. Nel frattempo anche la suddetta ragazza, che davvero aveva la testa da tutt’ altra parte, immersa in tutte le riflessioni che si addicono ad una giovane insegnante di matematica alle elementari, veniva circondata dalle amiche, presa per mano senza tante spiegazioni e trascinata ad una festa che in circostanze normali non avrebbe nemmeno preso in considerazione, perché ormai era ora, era arrivato il tempo di conoscere il ragazzo con i baffi, fare un salto nell’ ignoto e vedere se succedeva qualcosa di intrigante.

Nazareno era il secondogenito di Martino Pacelli e Maria Secchio, dai quali si era separato nell’ infanzia degli anni delle elementari, mentre i suoi genitori andavano a vivere in Germania per lavorare in fabbrica, e in quel periodo lui visse con i nonni, Celeste e Riccardo, in una casa isolata nella campagna brulla del Gargano, in condizioni di profonda povertà, senza elettricità e privi di qualsiasi genere di comfort, tanto che anche un ragazzino così comprensivo della necessità di fare qualche sacrificio per continuare a campare e lavorare duro era stato spinto al limite della sopportazione, e così, un giorno, appena trovata l’ occasione, generando suo malgrado tanto dispiacere ai nonni, mise in moto la Vespa azzurra della famiglia e si lanciò sulla strada, fuggendo dal podere di famiglia, convinto di vivere un’ esistenza ingrata e disagiata, con le lacrime agli occhi, diretto verso la città di Sannicandro Garganico, dove avrebbe chiesto ospitalità ad altri parenti, che ce n’ erano in quantità. Le lacrime e il desiderio di riscattarsi, la mancanza dei genitori che lo avevano lasciato al suo destino, o almeno così formulava i suoi pensieri da infante, mentre invece Martino e Maria si davano da fare per permettergli un futuro di agi modesti e di studio intenso. Quando i due coniugi tornarono in Italia, la cerchia di famiglia aveva compreso la fame di sapere e la determinazione a confrontarsi con il mondo di Nazareno e avevano deciso di proporgli gli studi classici. Era il figlio della speranza, lui, si chiamava come il fratello maggiore, scomparso a due anni perché affetto da poliomielite, e lo spirito dei tempi che erano richiedeva lo sviluppo graduale di un enorme salto di qualità intellettivo fra una generazione e l’altra. Rosanna era la primogenita di Giovanni Gianelli e Fernanda Duò, un operaio che era stato in guerra e una casalinga e contadina dedita alla fattoria di famiglia. In origine aveva vissuto in Veneto, nella piccolissima località di Corbola, anni di giri in bicicletta a guardare il fiume Po che scorreva imperterrito e sempre uguale a se stesso, di abitudini rurali, dando da mangiare alle galline e ai gatti nella fattoria di famiglia, gestita dalla donna decisa e operosa che era Fernanda, mentre il mite, introverso e riservato Giovanni si recava a lavoro e faceva il suo dovere in silenzio. A sei anni le venne affidato il compito di contribuire a prendersi cura del nuovo nascituro, il fratellino Antonio, e a otto anni, il 13 ottobre del 1961, la famiglia Gianelli, che aveva messo in vendita la fattoria, cercò miglior fortuna in Piemonte, e si trasferì a Pinerolo. Rosanna era una ragazzina sensibile e una perspicace osservatrice, sempre dedita a carpire intenzioni, espressioni e pensieri interiori di chi le stava attorno, cercando di analizzare l’ atmosfera che tirava ed era ben consapevole di ciò che accadeva e di cosa esso rappresentasse, anche se il filone dei suoi vorticosi pensieri era influenzato da una sfumatura considerevole di vittimismo e rassegnazione, che però la spinsero sempre a dare il meglio di sé per emergere e dimostrare di che pasta era fatta. La sua era una famiglia a gestione materna, poiché la Fernanda era una personalità moderatamente dominatrice, mentre il Giovanni preferiva lasciare a lei le redini, e così l’ adolescenza di Rosanna venne plasmata da quella presenza pressante, quella madre con cui si metteva spesso in competizione e dalla quale avrebbe preso le potenzialità genetiche per diventare una donna in carriera, sebbene insicura e in difficoltà nei primi anni, una volta diventata una donna di quarant’ anni sarebbe diventata anche lei una donna forte che non si lasciava mettere i piedi in testa da nessuno, ma in quegli anni di adolescenza, questo futuro le era inaccessibile, e dunque ecco che lottava per farsi riconoscere per le sue capacità. Pensava al futuro, lei, anche mentre annotava il flusso dei suoi pensieri sui suoi quaderni che doveva strappare di mano al ribelle fratellino, che non aveva alcun permesso di sbirciare nella sua vita di parole, frasi che rappresentavano uno sfogo, espressione di una chiusura in se stessa, perché lei percepiva l’ importanza di costruirsi una rete sociale e di vivere libera negli anni più spensierati, ma la realtà che le premeva addosso era che le sue uscite di casa erano ridotte al lumicino da una famiglia che, lei riteneva, in nessun modo poteva arrivare a comprenderla fino in fondo, e così, mentre la madre diventava sempre più imponente e a tratti minacciosa, inarrestabile nella sua tenacia, e il padre diventava sempre più piccolo e inerme, almeno nella sua soggettiva e incompleta visione delle cose, perché l’ incomprensione della vastità interiore era reciproca e mai espressa a gran voce, lei si trovava a gestire lunghi periodi di solitudine, leggendo, studiando, preparandosi ad un futuro migliore, e fantasticando nei suoi racconti una vita come quella in televisione, e crescendo diventava sempre più sensibile, ma nel contempo sempre più ordinata e meticolosa, determinata a diventare una donna vera, ancora inconsapevole di quanto corredo caratteriale avrebbe trasmesso geneticamente al primogenito. E così decise di iscriversi alle magistrali e studiare da insegnante per bambini. Nazareno Pacelli, inconsapevolmente diretto verso questa giovane donna, studiava al liceo classico in Puglia, si faceva tanti amici, fra i quali i due più importanti erano Michele Balanzone ed Elio Pifferaio, dimostrando un carattere abbastanza estroverso, anche se sarebbe rimasto eternamente ignaro di alcune delle sue caratteristiche eccentriche, era ben inserito nel contesto dei giovani pischelletti del Gargano. Aveva trovato la sua passione nel calcio, e una grande ispirazione nel piacere di acculturarsi e di essere lui quello che insegnava ai genitori i fatti del mondo, antico e moderno. Aveva un innato senso del dovere e non si faceva problemi a rendersi disponibile per aiutare il padre a raccogliere i pomodori e fare altri lavori manuali e pratici, anche perché aveva ben presente l’atmosfera in cui viveva, ed era ben disciplinato. Aveva rispetto e comprensibile timore del padre, che era un brav’ uomo, ma non si faceva scrupoli nel lanciare qualche scappellotto al figlio per fargli capire come comportarsi. Nazareno aveva sviluppato un certo grado di superiorità nei confronti della gentaglia dei quartieri della sua città, quei ragazzi ribelli e perditempo che si lasciavano attrarre dalla piccola criminalità e dai vizi, e si organizzavano in bande, e lui, che aveva il pallino della giustizia ed una vena innata di moralismo, si scaldava per poco, e diventava un leone quando assisteva ad episodi di bullismo oppure veniva coinvolto dalla smania di far casino dei turbolenti, rumorosi e faciloni ragazzi del sud, e così faceva mettere le mani nei capelli alla madre con le sue frequenti azzuffate e accese discussioni. Visse così, figlio unico e personaggio locale, fino a quando sua madre lo sorprese con un fratellino a diciannove anni. E mentre lui partiva per il nord, i suoi genitori iniziavano un nuovo capitolo in famiglia.   

1989

L’ anno dell’incubazione

1

Erano passati dieci anni dall’ incontro fra il ventiduenne con i baffi castani e dal fisico atletico e la venticinquenne dai lunghi capelli neri che sembrava uscita da un film in bianco e nero, e dopo lunghi anni di costante contatto, conoscenza delle rispettive famiglie, viaggi e convivenza, i due si erano sposati il 6 giugno del 1987, ed erano andati in Grecia per il viaggio di nozze. Rosanna Gianelli era un’insegnante di matematica alle elementari e Nazareno Pacelli si dedicava ai duri turni da guardia medica. Avevano deciso di stabilirsi a Torino, in un appartamento al quarto piano di un condominio grigio scuro, dalle tapparelle verdi, nella frazione di Nichelino. Il bambino che aveva sorpreso la famiglia Pacelli si avviava a diventare un tredicenne in agosto, ed era un bel ragazzino, con i capelli castani a caschetto e la corporatura esile, e viveva con il padre e la madre di Nazareno, che erano riusciti ad avviare il percorso universitario più rinomato, quello per gli studi di medicina, il figlio calciatore propenso alle azzuffate con i ragazzacci di strada, e avevano avuto in dono dall’ ironia del destino una terza chance, dopo che il loro primo figlio gli era stato strappato via dalla malattia, e così ora crescevano il giovanotto Enzo Pacelli. I genitori di Rosanna erano tornati nelle campagne del Veneto, nella minuscola località di Corbola, comprando una casa nei pressi della chiesa, con un cortile e un grande giardino sul retro, che era un po’ come una giungla, dove avevano sistemato il pollaio, dove crescevano le galline alle quali di tanto in tanto la nonna Fernanda torceva il collo schiacciandole con un manico di scopa, e possedevano anche un paio di gatti, assieme ai quali spesso si aggiravano per casa dei randagi venuti a banchettare. Il fratello di Rosanna, Antonio, ventinovenne, aveva trovato da diverso tempo una fidanzata e si preparava a sposarla in quel maggio.

Per l’Epifania, Rosanna aveva assistito alla vecchia tradizione del rogo della Vecia, dove si appiccava il fuoco al fantoccio raffigurante una vecchia dal mantello nero con la scopa, che tutte le feste si portava via, e i due giovani coniugi erano andati al cinema a vedere Chi ha incastrato Roger Rabbit.

Nazareno veniva addestrato al duro lavoro preparatorio al mestiere di medico ufficializzato, e passava diversi giorni e diverse notti lontano da casa. Avrebbe compiuto trentadue anni il giorno di San Valentino. Certi fine settimana li passavano a pranzo o a cena dagli amici di famiglia o dai colleghi di lavoro, oppure si recavano in montagna per mangiare al ristorante abituale del Gran Truc.

Nazareno guidava una fiat 127 rosso mattone che si rompeva ormai sempre più spesso, gettandolo nella frustrazione, mentre Rosanna possedeva invece una fiat 126 che quell’ anno venne ammaccata da una giovane donna alle prime armi con la patente.

Rosanna era ancora molto legata alle sue radici e alla famiglia, e visitava di frequente il sonnolento paesino popolato da anziani, Corbola, mentre il fratello aveva optato per tagliare il cordone con i suoi e dedicarsi pienamente alla vita di marito, ed era diventato un autista di autobus di linea.

2

L’ anno della resilienza di Nazareno e Rosanna

Rosanna aveva trentacinque anni e il chiodo fisso della sua vita in quel periodo nebuloso era la sensazione di essere in balia di circostanze incontrollabili. Aveva passato una adolescenza percependo il tempo come un lento flusso di meditazioni e osservazioni e poi a ventun’ anni aveva deciso di iniziare a lavorare, e nel frattempo studiava, si arrovellava sui suoi libri e sui suoi appunti frenetici.   

Nonostante tutta la sua dedizione al mondo del lavoro e all’ insegnamento, dentro di sé percepiva la mancanza di qualcosa, un vuoto da riempire.

Dentro di lei, intangibili agli occhi esterni, vagavano i fantasmi del passato. La voce della madre che chiamava ancora di frequente, talvolta anche due volte nello stesso giorno.

I timori della solitudine e dell’inadeguatezza adolescenziale, flussi di pensiero che sfociavano inevitabilmente nel vittimismo, le sue condizioni di vita attuale che le suscitavano queste malinconie a livello inconscio. Se qualcuno avesse sbirciato nella sua mente, con quegli ingranaggi neuronali che continuavano a girare in tondo avrebbero saputo riconoscere la sua inconsapevolezza nel sentirsi sola contro tutti e tutto. Forse era per via della vita abbastanza “ritirata” che conduceva, come se credesse che il suo ruolo nel mondo era dietro le quinte invece che sul palcoscenico della ribalta, che a lungo andare influenzava la sua personalità e la spingeva a lamentarsi silenziosamente di tutto. Sembrava arrivata ad un punto morto, non trovava più la soddisfazione dei tempi d’ oro, le mancavano le energie, tutto appariva come una montagna da scalare e anche quando le amiche e gli amici del marito la invitavano a pranzi, eventi e passeggiate, qualche volta lei vi rinunciava. Non erano le persone in se il problema, ma il fatto che nella sua interiorità faticava ad ammettere di aver perso le tracce del senso di ciò che faceva e di ciò di cui faceva esperienza.

Lo staff della scuola dove insegnava la metteva sotto pressione e lei si ripeteva che bisognava andare avanti nonostante tutto, dimostrarsi capaci e superiori, e si creava tutta una serie di discorsi interiori che erano praticamente delle strategie di autoconvincimento e scavava nel suo comportamento, cercando sempre un modo per migliorarsi, che però in sostanza era tutto basato sulla percezione di dover apparire in un modo più deciso di come si sentiva quando era sincera con se stessa, quando sapeva di non avere gli occhi addosso e si poteva lasciar andare alle sue riflessioni, automagnificate e pregne di emotività.

I suoi bisogni e le sue esigenze erano forti, insistenti, divoranti a tratti. Spazi vuoti da riempire con la presenza altrui, la percezione di sentirsi distaccata dal marito, che non era mai a casa con lei, che dedicava il suo tempo agli altri e non a lei, il desiderio impellente di vedersi in un qualche vago altrove, di emergere dall’ apparente squallido stile di vita che conduceva, ma lei era incapace di percepire i meccanismi del Grande Sistema Universale e non poteva sbirciare fra le pieghe del tempo e andare a far visita al suo io del futuro e anticipare i successi del futuro e le costanti trasformazioni alla quale sarebbe andata incontro. Lei era lì che si aggrappava alla trottola del Tempo, e anche se i giorni scorrevano, a lei sembrava di vivere in un presente senza confini. E così trasferiva le sue scottanti frustrazioni sullo stato della sua vita sul marito, accusandolo di essere improduttivo e intrappolato nell’ immobilismo quando invece le giornate del marito erano piene fino all’ orlo di costante attività, e lei alternava sensazioni di delusione e disillusione con picchi di gratitudine e amore incondizionato verso Nazareno, che era ormai una parte di sé, una dimensione congiunta della sua mente, una figura talmente familiare da trascendere ogni cosa, e allora quell’ uomo distratto, distante, poco emotivo oppure troppo apprensivo, diventava improvvisamente l’ uomo più meritevole dei beni del mondo, una persona amica da rispettare senza riserve, perché a Nazareno piaceva stupire e quando era su di giri faceva apparire tutto speciale, particolare, giocoso, divertente, i suoi discorsi intrisi di magnificenza e carisma. Erano piccole effimere incostanti gemme che andavano assaporate, bisognava prendere la palla al balzo perché c’ erano sempre in agguato le piccole cafonerie fastidiose, le parole avvolte in confezioni di rabbia e rimandate al destinatario, la fatica del quotidiano e la tenera magia di questi momenti poteva dissolversi come neve al sole. E fu così che in un giorno di giugno 1989, Rosanna decise di accendere la luce nel suo mondo di nebbia e grigiore, e chiese a Nazareno di fare l’amore. Ci avevano provato per anni a generare un figlio e dare una svolta alle proprie vite, ma avevano incontrato notevoli difficoltà, e quando decidevano di farlo, il percorso zigzagato a mò di flipper delle loro conversazioni centrava spesso l’argomento figlio e riproduzione. Ma quel giorno Rosanna e Nazareno concordavano sulla stessa linea: vada come vada e non prendiamoci troppo sul serio. E fu così che richiamarono senza rendersi conto i legislatori extradimensionali della teoria del dimentica e ottieni: quando si abbassano le aspettative e si smette temporaneamente di focalizzare le energie mentali su qualcosa, ecco che tutto si incastra alla perfezione e magicamente si aprono le porte più impensabili. Da qualche parte nelle smagliature del Tempo e dello Spazio una certa entità si trasformò da una condizione di sospensione incorporea in un embrione fisico e concreto. Una nuova vita che si accompagnava ad un’altra. Nell’ utero di Rosanna prendevano forma due gemelli. La madre in divenire non ebbe molto tempo per razionalizzare quell’ immediata sensazione che qualcosa era cambiato, perché il suo corpo venne assalito in modo repentino da tutte le sintomatiche di una gravidanza in corso, e la sua vita prese un ritmo più affrettato, alle prese con quella che si preannunciava come una gestazione difficile.

I primi malesseri cominciarono fra il 14 e il 15 giugno, e quando Rosanna avvisò Nazareno, stressato dalla pesantezza della routine, lui reagì come di consueto: con una rabbia velata da paura. Fu così che, pensando a cosa stava succedendo con sua moglie, si distrasse alla guida ed ebbe una colluttazione con un motociclista. Superata la fase di rabbia reattiva, Nazareno decise che Rosanna andava ricoverata, e così Rosanna passò i giorni fra il 18 e il 20 giugno caracollando fra il divano e il letto, e Nazareno rinunciò alla guardia medica per starle vicino. Rosanna venne ricoverata di nuovo fra il 23 e il 24 giugno, e passava ore e ore con la nausea, che spariva solo verso sera. Il 26 giugno, in una giornata che percepiva come pessima, con un malessere da incubo, venne confermato il suo stato di gravidanza. Il giorno successivo venne messa sotto flebo e paracentesi. Il 28 giugno le venne tolto il drenaggio ma per il 3 luglio rientrava in ospedale per il quinto ricovero di quelle settimane. Fortunatamente, a farle compagnia in quella circostanza c’ era la madre, venuta a trovarla, che restò fino alla prima ecografia del 9 luglio, mentre invece il 4 luglio Nazareno partiva per Roma per partecipare al Mediterranean Congress of Urology, un congresso dedicato alla specializzazione che lui aveva scelto. Il 7 luglio Rosanna credeva di poter tornare a casa, ma invece venne tenuta dentro. Il 10 luglio era esasperata dalle condizioni stressanti del ricovero. Il 12 luglio con una nuova ecografia arrivò la conferma: si trattava di due gemelli. Una delle camere era un po’ più bassa del previsto, e probabilmente questo fatto avrebbe comportato alcuni problemi che si sarebbero dovuti risolvere. Il 14 luglio, ancora presa dalla nausea, Rosanna faceva ancora difficoltà a capacitarsi che tutto fosse vero, e per qualche minuto cercava di autoconvincersi che no, non c’era nessuna gravidanza, ma che la nausea invece fosse dovuta a problemi di ansia psicosomatica. Ma nel frattempo, la realtà delle cose riemergeva sempre dall’ apnea, e Rosanna venne fatta tornare a casa. Le venne spiegato che quel che si era verificato era una ascite al fegato dovuta alle cure contro la sterilità.

Il 19 luglio diede la grande notizia all’ amica Antonella Egitto, originaria della Calabria, e il 28 luglio scoprì che il termine della gravidanza era fissato per l’ 8 febbraio del 1990. Il 1 agosto constatò da una nuova ecografia che andava tutto bene, e il 4 agosto ricominciò a studiare tutti i giorni, decisione che però la fece ritirare di nuovo nel suo vortice dei pensieri alimentati dalla routine casalinga. L’ 8 agosto venne ricoverata di nuovo per il cerchiaggio, che le provocò dolori, mentre il 9 agosto Enzo Pacelli, giovane fratello di Nazareno, compiva tredici anni. Il 19 agosto Rosanna credeva che le sue giornate da incinta sarebbero cominciate a diventare piuttosto discrete, ma dovette ritirare le sue parole il giorno successivo quando i malesseri ricominciarono. Era di nuovo sprofondata in una sensazione di vuoto interiore, ed entro la fine del mese si sentiva stufa e annoiata. Era sempre sola, costretta a riflettere sulla sua condizione di vita, e troppo spesso Nazareno trascorreva le notti in guardia medica.

Il 17 ottobre, tramite una nuova visita, Rosanna e Nazareno scoprirono di aspettare due maschietti. Avevano già cominciato a tirare fuori una lista di nomi potenziali. Era più che probabile che sarebbero stati chiamati Martino e Giovanni. Entro il 6 novembre, come ad anticipare psicologicamente il grande strappo nella Storia che rappresentava la notte stupefacente del 9 novembre 1989, la caduta del Muro di Berlino e la folla che si accalcava chiedendo di superare il confine fra le due parti della Germania, Rosanna cominciò ad avere serie difficoltà di respiro, che si scoprì successivamente che erano dovute ad un edema. Per il 18 e 19 novembre Rosanna ricominciò a sentirsi male, così tanto che, intimorita dalla tachicardia e dall’ annebbiamento della vista, svenne, battendo la faccia sul pavimento e spaccandosi un dente.

Nei giorni successivi Rosanna ricominciò a proiettare le sue frustrazioni interiori sul marito, accusandolo di nuovo di arrancare nell’ improduttività, di essere troppo pigro, lui era sempre stanco ma non poteva nemmeno cominciare a capire la sua stanchezza, la sua condizione, era semplicemente fuori dalla sua portata. La loro vita sembrava affondare in una palude di immobilismo, e Rosanna si sentiva bloccata in ogni sua iniziativa, perché la vita con Nazareno comportava sempre dei limiti, delle restrizioni, e lei si sentiva frustrata dal suo atteggiamento dogmatico.

Il 26 novembre le giunse all’ orecchio la notizia in anteprima che i genitori e i nonni paterni di Nazareno avevano intenzione di far loro visita per una riunione di famiglia nelle vacanze di Natale, e per lei ricominciarono i timori relativi alla sua sensazione di inadeguatezza nei loro confronti, si sentiva fuori posto in quella famiglia, lei desiderava solo stare con il suo Nazareno e pensare al loro futuro da genitori.

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Il 19 dicembre 1989 e la discesa nell’ abisso

L’ agitazione interiore di Rosanna era in una fase di crescendo ogni giorno che passava, la preoccupazione le gorgogliava nello stomaco, continuava a immaginarsi lo scenario natalizio, con i genitori e i nonni di Nazareno che arrivavano con il ragazzino tredicenne, e si sentiva frustrata dall’ impossibilità di scegliere una alternativa, la più piacevole delle quali era rimanere finalmente sola con suo marito, a festeggiare a modo loro, invece che essere costretta a sedersi di fronte a delle facce, a conversare degli affari suoi, a sentire la tensione che fremeva appena sotto pelle. Nazareno aveva addirittura fatto un acquisto abbastanza eccentrico il 7 dicembre, un albero di Natale che a Rosanna parve così grande e ingombrante che si chiedeva perché, che cosa voleva dire con quell’ affare, credeva davvero che a lei interessasse passare un intero pomeriggio a inserire le palline sull’ albero, le stelle filanti, e districarsi fra i fili delle lucine? Eppure eccolo lì, che si ergeva a padrone del salotto, quell’ albero così alto, che le ricordava costantemente l’arrivo del Natale e dei temuti pranzi e cene in famiglia. Ormai si sentiva consegnata al suo destino, di nuovo sola contro il mondo, e così si rassegnò, e aiutò suo marito ad addobbare, ricordandogli comunque che lei preferiva un bel Presepe e che dovevano cominciare a tirare fuori le statuine, e soprattutto doveva accompagnarla a Messa senza tante scuse.

Proprio quando il dado sembrava ormai tratto, in una giornata che venne trascorsa in modo normale, alle dieci e mezza della sera arrivò una telefonata drammatica da Sannicandro Garganico. Era il martedì 19 dicembre 1989, una data che sarebbe rimasta impressa nella memoria collettiva della famiglia.

Nazareno e Rosanna erano sgomenti. Era accaduto qualcosa di impossibile, un fulmine a ciel sereno. Gli scenari ripetutamente immaginati riferiti alle vacanze di Natale si dissolsero e uscirono repentinamente di scena, come se fosse esplosa una bomba.

Martino Pacelli, il padre di Nazareno, era solito recarsi al podere alla guida del suo Ape a tre ruote, e poco dopo il tramonto era stato colto da un colpo di sonno, lui che di solito era un uomo operoso e instancabile, che si faceva venire la pelle scura sotto il sole, e si era andato a schiantare.

La prognosi era fin troppo drammatica: Martino era in coma e le sue gambe erano seriamente danneggiate, e probabilmente non avrebbe più camminato.

Nazareno non aveva alcuna intenzione di lasciare la madre Maria e il fratellino Enzo ad affrontare questa impensabile situazione da soli, e così chiamò immediatamente il suo migliore amico, Michele Balanzone, e il giorno dopo i due si recarono all’ aeroporto, diretti a Bari. Michele era un uomo onesto e generoso e si era reso disponibile senza esitare.

Rosanna lo vide partire e fu come se fosse stato inghiottito in un’altra dimensione. Furono giorni di silenziosa contemplazione, una discesa negli abissi dell’inconscio, e tutto sommato adesso Rosanna avrebbe di gran lunga preferito la paziente sopportazione di un pranzo e una cena con voci un po’ più rumorose del consueto piuttosto che assistere a quella che per lei sembrava la frantumazione di quel nucleo famigliare.

Di nuovo il futuro si presentava come ignoto e temibile, un salto nel buio. Se un evento del genere poteva accadere e trascinare tutti quanti nella disperazione, che cos’ altro poteva aspettarsi?

Di nuovo si sentiva come se tutto fosse sbagliato, come se fosse intrappolata in un incubo accidentale dal quale non riusciva a svegliarsi. All’ improvviso si sentì come una donna con il velo da sposa che era stata abbandonata all’ altare, con il futuro marito che non si era presentato all’ appuntamento con il Signore. La verità era che lei si percepiva come una donna sola, isolata, alienata dall’ ambiente circostante, mentre Nazareno era membro di una famiglia numerosa e non poteva fare finta di niente di fronte a tutto questo, come poteva lei anche solo pensare di poterlo tenere stretto a sé mentre la sua famiglia attraversava quella tempesta, lui apparteneva anche a loro e non era una sua esclusiva. Furono le vacanze più anomale e insignificanti della sua vita. Nazareno non si fece vivo con una chiamata né alla Vigilia né il giorno di Natale, il 26 dicembre chiamò ben due volte, ma la sua voce non era più la stessa. Sapevano che era l’inizio di un incubo. A Martino venne amputata una gamba e anche l’altra era assai malmessa. Il coma continuava.

1992

Le stelle cadenti portano una nuova vita e il giovane Enzo trascorre l’estate con il fratello e la sua famiglia

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Enzo Pacelli era un giovane di quindici anni, dal fisico atletico e i capelli neri, che viveva con la madre a Sannicandro Garganico, nelle immediate vicinanze della scuola gestita dalle suore e della strada più trafficata della zona, che portava verso il mare, al lido di Torre Mileto. In città aveva un sacco di amici ed era un bravo ragazzo, disinvolto e sportivo. Abitava in una casa a tre piani, con la caratteristica tipica della regione della serranda che veniva chiusa la notte di fronte all’ ingresso, la cucina al piano terra, tre bagni, due microscopici e uno grande vicino alla sua stanza, che era accanto al salotto e al piccolo terrazzino, una camera di dimensioni modeste, con un quadretto raffigurante un angioletto sulla parete sopra al suo letto, due rampe di scale per arrivarci, e due cuori rossi con su scritto “mamma” e “papà” sulla parete in cima alla prima scala. Il padre Martino era morto due anni prima a causa di un incidente stradale, quando aveva solo 59 anni. Nella sua camera c’ era una libreria, dove manteneva la sua collezione di fumetti di Dylan Dog, una passione che forse celava una dimensione ombrosa nella sua personalità, un certo gusto per il macabro e il fascino del mistero e del paranormale. Suo fratello maggiore, Nazareno, aveva diciannove anni quando era nato lui e due mesi dopo già partiva per studiare medicina a Torino, perciò Enzo era stato cresciuto come un figlio unico a tutti gli effetti. Il fratello in quell’ anno si stava specializzando in urologia e pur risiedendo a Torino, nella frazione di Nichelino, lavorava a Casale Monferrato. Enzo era radicalmente diverso da lui e dopo le difficoltà della scuola media aveva deciso di lasciare gli studi a sedici anni, che avrebbe compiuto il 9 agosto. Enzo vivacizzava notevolmente la vita della madre, che come da tradizione doveva vestirsi sempre di nero fino alla fine dei suoi giorni, che lo cresceva da solo ed era una donna semplice e affettuosa. Enzo da bambino era stato influenzato dallo stile di vita spartano e dinamico del padre, un uomo che già a cinquanta anni mostrava i segni dell’età, le profonde rughe sulla faccia, un fisico magrolino e i capelli grigi. Maria era una donna che portava gli occhiali, i capelli scuri ed era rotondetta, occhi sereni, e si occupava di tutte le faccende di casa. Mano a mano che cresceva, assumeva un atteggiamento ironico e amichevole con la madre, che nulla avrebbe potuto farci se il figlio fosse cresciuto come uno dei delinquentelli della zona, ma non era questo il caso perché Enzo non aveva vissuto la necessità di spiccare del fratello, di interrompere il ciclo di una generazione di contadini e operai, ma si capiva subito che era comunque un ragazzo onesto e rispettoso.

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Rosanna e Nazareno, di trentotto e trentacinque anni, vivevano con il figlioletto Martino, che aveva due anni. Nazareno continuava a fare turni di lavoro in luoghi distanti da casa, e la coppia trascorreva le giornate importanti e i weekend con vari amici di famiglia, come per esempio Antonella Cairo, oppure Ornella e Paolo, una insegnante delle elementari collega di Rosanna e un impiegato delle poste, che avevano due figli adolescenti e vivevano anche loro a Nichelino, i coniugi Balanzone, Michele e Lara, e la famiglia dell’ altro amico storico di Nazareno, Elio Pifferaio, che era sposato con la donna affascinante che era Maria, che aveva una certa somiglianza con Rosanna, con la quale aveva due figli, un maschio e una femmina nati negli anni ottanta. Michele si stava specializzando in dermatologia, Lara era una segretaria, mentre Elio lavorava in una azienda e Maria era una casalinga. In questo gruppo di cari amici era consuetudine aggregarsi per un pranzo in un certo albergo – ristorante di montagna che si chiamava “Il Gran Truc”. A Nazareno piaceva l’ atmosfera calma della montagna e l’ immersione nella natura, così si organizzavano con frequenza per delle gite di gruppo, per poi rilassarsi con un picnic collettivo e scattare delle foto da accumulare e inserire in dei quadernetti della Fonsati o della Marvin, perché quelli erano ancora tempi in cui possedere delle fotografie era ritenuto importante e necessario, era un mondo quasi del tutto privo di cellulari, ben lontano dalle mirabolanti tecnologie degli anni a venire, che avrebbero cancellato la cultura delle fotografie conservate per decenni.

Per le vacanze di Pasqua e i ponti primaverili erano soliti andare a trovare i genitori di Rosanna, a Corbola, nelle campagne idilliache del Veneto, dove viveva anche Antonio, il fratello di Rosanna, in una villetta, che aspettava assieme alla moglie il primo figlio, Alessio, che sarebbe nato nel luglio di quell’ anno.

In estate erano soliti trascorrere settimane lontano da casa, facendosi dalle otto alle dieci ore di macchina per raggiungere la Puglia e andare in spiaggia, dove Nazareno si dilettava a fare il sub e Rosanna prendeva il sole e si distaccava dalla smania del lavoro, e al ritorno si soffermavano per almeno due settimane ancora in Veneto. Quell’ anno a Corbola sarebbe stato diverso perché Fernanda e Giovanni avevano deciso in maggio di dare ospitalità, in una sorta di “adozione”, alla sorella di lei, una donnina minuta, diabetica e incapace di badare a sé stessa autonomamente, a causa di una disabilità mentale. E così, ora in cucina, seduta sulla poltrona, c’ era la zia Agnese, silenziosa, che sfogliava una rivista partendo dall’ ultima pagina, e ogni tanto faceva qualche commento sconnesso ai discorsi che sentiva attorno a sé, oppure chiedeva se c’ era la guerra oppure una bambolina con cui giocare, perché dentro di sé, pur essendo abbastanza anziana, era ancora una bambina. Ogni sera, Fernanda e Giovanni si organizzavano per farle la puntura per il diabete.

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Rosanna era diventata una preside nel settembre del 1991, e in quest’ anno di narrazione lavorava a San Giorgio e cercava di ottenere il trasferimento, ma non le venne offerto. In febbraio aveva ricevuto uno dei rarissimi regali da parte di Nazareno, forse addirittura il primo, non si ricordava bene, degli orecchini che lei apprezzò moltissimo. Avevano trascorso il trentacinquesimo compleanno di lui con i Balanzone, Michele e Lara. Per il secondo compleanno di Martino avevano organizzato una giornata con gli amici di famiglia al ristorante di montagna, il Gran Truc. Ogni tanto Rosanna faceva visita, assieme a suo figlio, alla biondissima amica Antonella Cairo, che tanto apprezzava la presenza di quel bambino, e ascoltare dei suoi progressi nella crescita. In maggio, Rosanna cominciò a credere per diversi giorni di essere incinta a causa di alcune piccole sintomatiche che percepiva nel suo corpo, ma in realtà non era così, o almeno non ancora. Forse queste percezioni improvvise erano una sorta di inconscio flashforward per quello che sarebbe successo in agosto. Rosanna a metà giugno aveva discusso al telefono con Maria, la suocera, delle difficoltà scolastiche di Enzo e di come affrontarle, e lei e suo marito Nazareno erano rimasti un po’ contrariati e dispiaciuti, in seguito, quando avevano appreso che Enzo voleva lasciare la scuola, ma non potevano fare altro che farsene una ragione e vedere cosa sarebbe successo. In luglio, Martino si prese la bronchite. Quando si fu ripreso completamente, nella serata del 25 luglio Rosanna e Nazareno, assieme a lui, partirono per Sannicandro Garganico, arrivando a destinazione poco prima delle sei di mattina del giorno dopo. Rimasero assieme a Maria ed Enzo e a fare le giornate alla spiaggia o agli scogli e le serate nell’ animato centro cittadino fino all’ 8 agosto, e poi, nonostante fosse il suo sedicesimo compleanno, Enzo decise di accompagnare il fratello e la moglie, con il figlioletto, nella seconda tappa del consueto viaggio estivo, le campagne del Veneto. Partirono di notte e arrivarono a Corbola alle 9:30 del mattino del suo compleanno, dove venne accolto da Fernanda e Giovanni, e i genitori di Martino pensarono spesso che era come avere un altro figlio, e così, nella notte delle stelle cadenti, fra il 10 e l’ 11 agosto, scoprirono di aver concepito un altro bambino. Rosanna era esterrefatta e aveva dedicato una nota a mò di striscione a caratteri enormi su quelle due pagine della sua agenda, chiedendosi quando era successo. Fecero ritorno a Torino in tre per il 25 di agosto, mentre Enzo prese il treno per tornare in Puglia. In quel periodo avevano fatto delle gite anche al mare Adriatico della zona, nella località di Rosolina, dove però il mare era più sporco e ricco di alghe, la sabbia era ben diversa, e l’ atmosfera totalmente differente. In quella zona si poteva fare un percorso naturalistico lungo il quale quell’ estate si misero in cammino. Il lido di Torre Mileto era molto diverso, c’ era una spiaggia ben curata, con un bar – pizzeria, frequentata solo dalla gente locale, dove ci si conosceva tutti e ci si aggiornava con quelli che vivevano lontano sui fatti dell’ anno trascorso. Intorno a quel lido c’ era una spiaggia libera, costellata di ombrelloni che la gente portava da casa, sempre tremendamente affollata, e più in là c’ erano gli scogli, che erano spesso occupati da gente che parcheggiava i camper abusivamente e si fermava a cucinare grigliate.

Ancora più in là c’ era la nota Torre di Mileto, una costruzione biancastra, con una scala che portava ad una porticina, ma solo in rare occasioni era visitabile. Ad ogni modo, attorno alla costruzione si poteva ammirare la bellezza del mare profondo. Appena dietro il lido c’ era un albergo, un bar con l’ edicola e una zona dove si poteva campeggiare. Rosanna e Nazareno pensavano che non c’ era nessun paragone possibile con altre zone di Italia, e quindi tornavano sempre con piacere.

Il 3 settembre venne data la conferma a Rosanna di essere incinta. Mancava qualche settimana al suo trentanovesimo compleanno. In quei giorni, Fernanda e Giovanni si erano concessi uno dei loro rarissimi viaggi, decidendo di andare in Puglia a trovare Maria ed Enzo e a visitare la zona di San Giovanni Rotondo. In settembre, Rosanna ricordò i terribili giorni del 1989, quando le tornarono i temuti malesseri della gravidanza, una sensazione di nausea infinita. La madre aveva riservato per la figlia dei dubbi su questa nuova gravidanza, come avrebbe fatto con il lavoro, come avrebbe mantenuto due figli, quanto tempo avrebbe lei e l’ anziano marito di più di settant’ anni potuto veder crescere questo bambino, e quindi Rosanna era rimasta un po’ delusa dalla conversazione con la madre. Aveva scelto il giorno del suo compleanno, consapevole che lei avrebbe chiamato, per annunciare alla suocera Maria del fatto che aspettava un altro bambino, e lei aveva reagito con stupore e un po’ più di contentezza per la buona novella.

Ad un certo punto, ad ottobre, Rosanna continuava a chiamare in Veneto, e aveva cominciato a sospettare che fosse successo qualcosa di strano, quando notava che rispondeva sempre il padre, e dopo un po’ fu lui a riferirle che la madre aveva subito una operazione al seno che era andata a buon fine, e che lei voleva mantenere il silenzio, ma lui pensava che lei dovesse comunque saperlo. Proprio quel giorno, Martino fece un brutto ruzzolone, e Rosanna lo portò di corsa al pronto soccorso, temendo che si fosse rotto qualcosa, ma il bambino aveva le ossa di ferro e non si era procurato nulla di grave.

Il 4 novembre prese parte al funerale della moglie di Giuseppe, fratello della madre Fernanda. A novembre frequentava spesso la località di Pinerolo e andava al Gran Truc. L’ 11 novembre Martino festeggiò il suo onomastico assieme alle “zie”, le migliori amiche della madre, Antonella Cairo e Ornella Racugno Diana.

Il 18 novembre Rosanna accompagnò il marito Nazareno a presentare la sua tesi con la quale riuscì a completare la sua specializzazione in urologia. Rosanna aveva trovato quell’ autunno una babysitter per Martino, che era una giovane e vivace ragazza che si chiamava Giovanna.

Il 10 dicembre ricevette i risultati della amniocentesi e le venne dato conferma che il secondo figlio sarebbe stato un altro maschio, e che era sano, fugando i piccoli timori di essere ingravidata così tardi con l’ età. Lei e il marito decisero che si sarebbe chiamato Riccardo Pacelli.

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Per Nazareno, uno degli eventi più memorabili dell’ anno era accaduto nella domenica del 19 gennaio, che lui, la moglie e il bambino avevano trascorso al ristorante Gran Truc con gli amici di famiglia, e quando fecero visita ad Antonella Cairo, l’ altra migliore amica della moglie, Ornella Racugno Diana, chiamò al telefono spaventata perché era stata avvertita che i due figli adolescenti, Massimo e Daniel, erano stati coinvolti in un incidente automobilistico. Nazareno si lanciò subito in missione, e dentro di lui venivano rievocati a livello inconscio immagini e rapidissime scene di ciò che aveva visto una volta giunto in Puglia dopo l’ incidente gravissimo subito da suo padre. Quando Nazareno si presentò sul luogo dell’ accaduto, constatò che la situazione non era così devastante come era accaduto al padre, ma fece comunque tutto quello che poteva fare per dare una mano. I due erano messi maluccio, si erano rotti un arto ciascuno, Massimo un braccio e Daniel una gamba, e c’ erano altre lievi ferite qui e là. I due fratelli vennero raggiunti al pronto soccorso anche dai genitori, e ovviamente Nazareno era lì, non poteva tirarsi indietro, e aveva deciso che sarebbe rimasto a monitorare la situazione fino alla mezzanotte.

1995

L’ anno del trasferimento a Casale Monferrato

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Nel 1995 Rosanna e Nazareno avevano un particolare obiettivo per il futuro: cambiare casa e città e trasferirsi a Casale Monferrato, a poco più di un’ ora di distanza da Nichelino, Torino. Dopo qualche mese di riflessioni avevano optato per rifiutare l’ opzione di trasferirsi in una casa di campagna nei pressi di Morsingo e Solonghello e avevano visitato il 13 ottobre del 1994 una casa nei pressi della stazione di Casale che li aveva soddisfatti, e così decisero di acquistarla ufficialmente il 28 gennaio 1995. Il trasferimento sarebbe avvenuto più avanti, in autunno. Nel frattempo Rosanna, preside scolastica, venne trasferita da San Giorgio a Ozzano Monferrato, e Antonio, suo fratello, che aveva un figlio di tre anni, Alessio, si preparava alla nascita del secondo, una femmina, che si sarebbe chiamata Anna, e sarebbe nata il 15 giugno, quinto anniversario della morte di Martino Pacelli, padre di Nazareno.  Anna sarebbe diventata una bella bambina bionda e solare, mentre Alessio avrebbe avuto una vaga somiglianza con Martino e avrebbe portato gli occhiali. Per il padre del bambino di quattro anni che era Martino, questo fu l’ anno del suo viaggio in America, per un congresso internazionale di medicina, dove visitò il Grand Canyon in Arizona, e il Nevada, principalmente nella località di Las Vegas, una avventura esplorativa che venne inaugurata a pochi giorni dal terribile attacco terroristico da parte di un lupo solitario, che era avvenuto a Oklahoma City il 19 aprile 1995.

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Martino aveva ora un fratello minore, Riccardo, che aveva due anni, un bimbo dai lunghi capelli castani che i genitori gli avevano lasciato crescere, e una forte espressività facciale. Martino frequentava la scuola materna di Nichelino, e avrebbe partecipato alla sua prima gita di gruppo in quel maggio, lui che non voleva mai allontanarsi troppo da casa e dai suoi genitori. Era un bambino un poco alto per la sua età, aveva i capelli scuri e tenuti sempre abbastanza corti, occhi seri e contemplativi. A causa delle loro abitudini lavorative, si trovava a passare molto tempo con la “zia” Ornella Racugno Diana e i suoi due figli adolescenti, che essendo figure maschili un po’ anomale nella vita di Martino, ed essendo più grandi, lo affascinavano. Massimo aveva una certa vaga somiglianza nel viso con il padre, mentre Daniel aveva una espressione da duro, i capelli chiari e folti, sul biondo – arancio, ed era alto e ben slanciato. Martino in particolare, nel corso degli anni, avrebbe ricordato i loro giubbotti di pelle, quello di Massimo, spesso e con le scritte dietro, e quello di Daniel, più lungo, un po’ come quello del film Matrix che sarebbe uscito più avanti, e questi ricordi sarebbero rimasti talmente impressi che Martino negli anni successivi, anche dopo il trasferimento, quando non avrebbe più rivisto questi due ragazzi, avrebbe espresso il desiderio di possedere un giubbotto di pelle, ma avrebbe dovuto aspettare di avere diciassette anni per cominciare a indossarli. Inoltre queste figure che erano come un duo di finti fratelli maggiori si sarebbero replicati in altre vesti, seguendo tempistiche cicliche, nel corso degli anni futuri. Martino non poteva immaginarlo nel breve termine, ma successivamente al trasferimento, quando queste figure sarebbero rimaste a galleggiare nella memoria così vaga e frammentata come è quella di un bambino piccolo, avrebbe continuato a tentare di evocarle, a cercarle negli altri, per esempio in un gruppo di giovani incontrati in spiaggia in altri anni, in particolare quel ragazzo di cui avrebbe comunque mantenuto memorie vaghissime, Lucio, con cui avrebbe avuto momenti di interazione durante le sue vacanze in Puglia, oppure più avanti, persino nei primi due anni di scuola superiore. Zia Ornella era una brava donna, di fede devota e una figura attenta e gentile, dal carattere pacato, senza rigidità, che accoglieva Martino e alle volte anche Riccardo, in casa sua, gli preparava il pranzo o la cena e quando era davvero tanto piccolo lo imboccava, inventando filastrocche e dicendo che stava arrivando il trenino. Poi Martino era libero di giocare con le macchinine e altri giocattoli, sparsi sul tappeto, sul pavimento e sul divano.

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Il trasferimento da Nichelino a Casale Monferrato avvenne il 24 ottobre 1995 e il processo di spostamento del mobilio e del resto dell’ arredamento durò almeno un intero giorno e una intera notte, e Nazareno e Rosanna accumularono una quantità abbondante di scatoloni, alcuni dei quali sarebbero finiti nella mansarda, altri nel garage, questi ultimi, per la maggior parte destinati a non essere quasi mai riaperti, e ancora nei decenni a venire alcuni oggetti sarebbero rimasti lì dentro.

Martino venne lasciato in affido per il tempo necessario per sistemare tutto, a casa di zia Ornella mentre Riccardo venne accolto dalla babysitter Stefania.

La famiglia Pacelli lasciava quindi l’ appartamento al quarto piano di quel grigio condominio con le tapparelle verdi, situato in un quartiere che, Rosanna temeva, stava diventando troppo malfamato, malfrequentato per i loro gusti, e si sarebbero spostati in una casa dalle tonalità rosa – rosse, un appartamento a due piani, se si comprendeva la mansarda, che era una vera e propria succursale della casa, con il suo tetto in legno, un ripostiglio, dove sarebbero state riposte le cose da vestire del calcio di Nazareno e alcuni giocattoli, più gli attrezzi da riparazione vari ed eventuali, e una buona quantità di scatoloni vennero sistemati nella zona camera da letto della mansarda, in cui venne preparato anche un bagno e una sorta di salotto.

La casa era situata nei pressi di una casa di riposo, in una zona molto vicina alla stazione dei treni e abbastanza vicina al centro, che si poteva raggiungere in cinque minuti, ma aveva il difetto di essere proprio accanto ad una delle strade più trafficate della città. Molto vicino ad essa, inoltre, c’ erano i giardini della stazione, una ampia area di verde. La casa era molto più ampia dell’appartamento precedente, includeva un grande salotto, che all’ epoca avrebbe funzionato anche da area giochi per i due bambini, la possibilità di installare grandi librerie che ricoprivano l’intera parete. Una di esse aveva le ante rivestite in vetro. Poi c’ era una camera condivisa per i bambini, che dava sul balcone, una camera da letto sempre condivisa per i bambini, la camera da letto dei due coniugi, due bagni, uno molto piccolo e privo di finestre, dove venne installata la doccia, e uno più grande che dava sul terrazzo, una cucina abbastanza ampia che dava sul terrazzo, che era un quadrato di tre o quattro metri dove si potevano far crescere una quantità di piante da vaso, e sul fondo del quale c’ era una specie di casetta adibita a lavanderia, una succursale del bagno, in sostanza.

Iniziava così una nuova fase della vita di questa famiglia. Martino cominciò a frequentare la scuola materna locale e a conoscere i suoi futuri compagni di classe elementare, e il grembiule ufficiale della sua classe era rosso e c’ erano tre insegnanti che controllavano lui e i suoi piccoli compagni.

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Nella prima settimana di novembre, Martino e Riccardo conobbero la loro futura babysitter ufficiale che avrebbe accompagnato e gestito le loro giornate nel corso degli anni: Miranda Zannicelli, una ragazza un po’ paffuta, con i capelli scuri e ricci, un bel sorriso e un carattere un pochino riservato, ma gentile, a tratti giocosa, ma anche rigida quando era necessario. Miranda li portava ai giardinetti a raccogliere le castagne e fare una passeggiata, oppure si inventava delle attività da svolgere in casa, oppure guardavano assieme degli sceneggiati in tv, oppure si raccontavano fiabe e storie creative.

La voce di Miranda, in particolare, avrebbe influenzato le abitudini espressive di Riccardo, che spesso rievocava la sua voce in modo giocoso quando parlava, una caratteristica che avrebbe contrastato duramente con il suo atteggiamento futuro nel corso degli anni, quando la sua voce si fece più profonda e il suo comportamento meno vivace e un po’ più cupo, chiuso in sè stesso, duro e impassibile.

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Nazareno cercava i suoi spazi di libertà e individualità e spesso si faceva coinvolgere dalle occasioni di viaggio date dai congressi di medicina e decideva di darsi all’ avventura da solo. Nel 1995 esplorò il Grand Canyon e visitò “La Città dei Vizi” che era Las Vegas, in Nevada, un luogo che non lo impressionò, troppo casino, uno stile di vita che contrastava fortemente con il suo, e i suoi dogmatici principi, e quindi in quelle circostanze preferì concentrarsi sul congresso in corso e sulle opportunità proposte dall’ albergo. Ad ogni modo, portò a casa un grande quadro raffigurante il Canyon, e per i bambini, due pistole finte da cowboy del Far West. Non si era lasciato impressionare dall’ allerta terrorismo annunciata dopo il terribile attacco di Oklahoma City pochi giorni prima della sua partenza per gli States. 





Vermicino, uno tsunami mitopoietico

5 06 2021

Il seguente post cominciammo a scriverlo il 24 agosto 2019, per poi interromperlo e inserirlo nell’archivio mantenendolo allo stato di bozza.  Lo completiamo e presentiamo adesso, in occasione della scadenza dei quarant’anni esatti di distanza da quell’avvenimento cardine su cui saranno incentrati gli appunti che esporremo in seguito a una prefazione, lunga, si, ma necessaria, da scrivere e da leggere.

Buona lettura!

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Parliamo di una “caduta nel pozzo” che, per qualche giorno, prese possesso dell’attenzione di milioni e milioni di telespettatori, attivando un dramma collettivo scaturito nientemeno che dal seno di quella “programmazione regolare delle trasmissioni della tv italiana” all’epoca di poco più di venticinque anni di vita in quel pazzesco 1981.

Erano anni particolari quelli: dal 1976-1977 in poi, fino al 1982 (Breve appunto veloce su Grace Kelly | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com), in cui era come se un presente senza nome stesse inghiottendo contemporaneamente passato e futuro prendendo, altrettanto contemporaneamente, il meglio e il peggio da entrambi.

Chiariamo bene subito una cosa però, a scanso di equivoci: nulla a che vedere col “presentismo” che denunciammo bene nel seguente post: Come la tecnologia ha ucciso il futuro | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

I primi vagiti di ciò che, tanto tempo dopo, si sarebbe chiamato “consumismo”, alla fine della Ricostruzione, all’incirca nel 1952 – dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale di qualche anno prima – erano percepiti come in modo sognante, poetico e “nuovo di zecca”. In quel ’52, però, ben pochi potevano davvero prevedere gli slanci e i cambiamenti senza precedenti che ci sarebbero stati nei trent’anni successivi. Cambiamenti in qualche modo dovuti alla maturazione definitiva dei semi della cosiddetta “Seconda Rivoluzione Industriale” la cui primissima preparazione cominciò nel “dopo 1848”, il cui inizio in sordina cominciò poi una ventina di anni più tardi e le cui novità senza precedenti nella vita di tutti i giorni, cominciarono a comparire e svilupparsi concretamente dal 1890 al 1920.

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Quello sviluppo tumultuoso, di fine XIX-inizio XX secolo, del prometeico portare il fuoco sacro degli Dei al mondo profano degli uomini occidentali (petrolio, elettricità, chimica di sintesi ed energia atomica) portò a una reazione totalitaria come mai si vide prima nella Storia ricordata in Occidente: la miscela di quei doni di Prometeo e dei modi di fare bellici ereditati da tutti i secoli passati, assieme ai modi gerarchici di pensare, ebbe come risultato due guerre “alla vecchia maniera” (cioè conquiste territoriali di eserciti nemici in combattimento l’uno contro l’altro in rappresentanza di idee collettive inculcate nelle masse dai reggenti sopra di loro) mai così distruttive!

…fino a giungere al 1945 della Storia ricordata in Occidente e al LAMPO che si vide nell’estate di quell’anno da una parte all’altra sulla superficie del pianeta. Il lampo in oriente trasportato dall’occidente a bordo dell’Enola Gay – Wikipedia: la concretizzazione nella realtà materiale della “distruzione dei mondi” da parte del dio Shiva, così come venne da pensare allo scienziato Robert Oppenheimer – Wikipedia quando vide i bagliori cosmici e non terrestri di quelle esplosioni mai viste prima da nessuno poiché sono la reificazione di dei che accecano chi li guarda in faccia.

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Quegli scienziati, che avevano contribuito in pieno allo sviluppo di ciò che venne sperimentato in gran segreto nei deserti americani, sapevano bene che una bomba funzionante con lo stesso identico funzionamento delle stelle, se fosse stata impiegata nella stessa scala delle armi usate nelle Guerre Mondiali degli allora ultimi trent’anni, avrebbe significato molto probabilmente la distruzione materiale dell’intera umanità. Insomma, una terza riproposizione “mondiale” di una guerra “alla vecchia maniera” usando quelle bombe, sarebbe stato sinonimo di una parola sola: suicidio.

Gli anni quaranta furono una specie di buco nel normale tessuto spaziotemporale della Storia conosciuta, di cui tutti i decenni successivi – nessuno escluso – subirono le conseguenze dovendone fare i conti: l’immensa distruttività attinta dagli elementi dei nuclei atomici cambiò per sempre la Storia, contemporaneamente allo sviluppo della missilistica sia negli USA che nell’URSS da parte degli stessi uomini (il più famoso tra loro fu Wernher von Braun – Wikipedia) che prima la svilupparono nella loro terra d’origine, la Germania in mano ai nazionalsocialisti; quegli uomini – presumibilmente in contatto diretto con chissà quali forze – avevano sviluppato anche altri progetti, le cui tracce, penso, si dischiusero nei cieli con diversi avvistamenti dal 1947 al 1952, cronachisticamente documentati sulle prime pagine dei giornali dell’epoca, .

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Avrebbero mai potuto immaginare gli USA e l’URSS nel 1922 di cosa sarebbero riusciti a fare trenta e quarant’anni dopo? Gli esperimenti nucleari con la “bomba H” nell’atmosfera, l’aviazione dei caccia e dei B-52 e poi i lanci di missili e satelliti artificiali avrebbero portato alla fine di quel tipo di guerra che ce lo si stava trascinando dietro ormai da innumerevoli secoli e perciò alla fine di un tipo di Storia che era andata avanti da altrettanto!

Gli anni ’50 del XX secolo sono stati questo inizio, era l’inizio della Fine, che però ci sarebbe stata tutt’altro che subito. Era quando ancora non si derideva affatto chi parlava di UFO e quando i ragazzini delle scuole negli USA si esercitavano a buttarsi a terra in un certo modo nel caso in cui la luce accecante di una “Bomba H” proveniente dal “mondo comunista” fosse apparsa al di là delle alte finestre dell’aula in cui studiavano e facevano ricreazione.

Nel 1981 erano passati solo nemmeno trent’anni da quegli scenari, dalla fine di Joseph Stalin e dall’incoronazione di Elisabetta II, dagli ampi spazi nel cielo e nel cosmo al di fuori dell’orbita terrestre che improvvisamente si aprivano assieme a tutte quelle tensioni “tra i due blocchi USA-URSS” le quali, prima di finire nel 1963 con il termine degli esperimenti nucleari nell’atmosfera – il più importante dei quali fu l’esplosione della Bomba Zar – Wikipedia – tensioni che ebbero il loro culmine nel 1961 e 1962 rispettivamente con le crisi di Berlino e di Cuba, quando insomma erano ancora tutti da costruire i confini dei muri in cui, dal 1964 in poi – dopo le emersioni di papa Paolo VI, del capo dell’URSS Breznev, del presidente Johnson (e in Italia di Aldo Moro col suo primo governo) – senza più tutte quelle tensioni inter-continentali, si sarebbe finalmente sviluppato il FUTURO.

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Cosa successe invece dopo il 1977? Esplose quel “NO FUTURE” che allora sembravano in pochi a vederlo: i punk britannici per esempio. E’ sorprendente quanto il movimento punk sia riuscito a estendersi e influenzare, anche ben oltre i confini della Britannia, a partire appunto dal ’77, nonostante avesse avuto origine, in sostanza, da emarginati straccioni senza arte ne parte.

In quella fine anni ’70-inizio anni ’80 del XX secolo, erano ancora in gran parte presenti, penso soprattutto all’Italia, le “vedette” in attività già magari ai tempi della Distruzione negli anni ’40 e comunque ai tempi della Ricostruzione negli anni ’50 e poi del “Sempre più in alto”, delle escalation nel decennio ancora successivo…erano ancora presenti celebrità del teatro di rivista, radiofoniche, cinematografiche, della “vecchia politica”, del “vecchio giornalismo” (Nicolò Carosio – Wikipedia), i “mostri sacri della commedia all’italiana”, i cantanti appartenenti a mondi che non venivano più sentiti affatto come “ancora attuali del  nostro presente”, tutt’altro, e, a ogni modo, tutti questi, proprio in virtù delle loro origini, continuavano comunque a pensare alla Storia così come venne trasformata dalla Seconda Rivoluzione Industriale, cioè all’insegna del “avanziamo verso il futuro per far sì che sia ancora migliore del passato che abbiamo vissuto noi”, avendo questo punto di vista anche attraversando i “brutti tempi” 1922-1952 e mantenendoselo (e, anzi,  naturalmente rafforzandoselo!) nei “tempi dell’ascesa”, quelli a partire dal 1957.

Vent’anni esatti dopo, passate le “domeniche senz’auto” del 1973 e arrivato e sparito il 1975 senza che il socialismo si fosse espanso, non essendo ancora alla portata di tutti l’elettronica e la digitalizzazione – allora già presenti ma ancora soltanto in fasce – lo Spleen – Wikipedia per parecchi cominciava a essere forte; le premesse e promesse rivoluzionarie di qualche anno prima (1968-1969) tardavano a manifestarsi in concreto e il terrorismo di estrema sinistra ed estrema destra che mieteva vittime quotidianamente era di sicuro uno dei sintomi maggiori di questa insofferenza di cui il “NO FUTURE” dei punk era il riassunto più scarno, certo, ma anche forse il più esaustivo.

La “sconfitta delle lotte operaie ai cancelli della FIAT” (Dalla marcia dei 40.000 al referendum del 54% | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com), che si consumò tra il 1973 e il 1980, fu dovuta in gran parte agli effetti dell’inizio della della cosiddetta “Terza Rivoluzione Industriale” ma ben pochi allora tra la classe operaia, utilizzando in modo ordinario una forma mentis molto ideologica e imbevuta di dialettica, se ne accorsero. A quei tempi, vigeva ancora un sistema semi-pianificato in cui l’economia di mercato e i mercati finanziari venivano influenzati e anche regolati dalle istituzioni nazionali oltre che dalla politica partitica + associazioni sindacali e di categoria, regolazioni…”ideologiche” però (in sostanza basate sulla cultura storico-umanistica) e che perciò non potevano essere accettate in un eventuale mondo futuro in cui le attività umane avrebbero fatto riferimento a una struttura di controllo basata fondamentalmente sulla digitalizzazione informatica e telematica di tutto quanto il quantificabile.

In quella seconda metà degli anni ’70, si videro dei drammi mai visti esplodere sugli allora mass media: rapimenti e omicidi quasi in diretta di figure politiche paterne al vertice, in grado di grandi capacità dialettico-mediatrici, nate, cresciute e maturate agli antipodi del “no future” sia quello dei punk…sia quello di una moltitudine di figure dell’estremismo politico perlopiù giovanile nell’ Italia di quegli anni.
Furono anni in cui venne ammazzata un’ingente quantità di “servitori dello stato”, in cui le cronache dei telegiornali erano farcite di fototessere segnaletiche in bianco e nero di terroristi ricercati che rapivano, rapinavano e uccidevano. Ovunque.

Contemporaneamente, tuttavia, a una prima emersione di mondi elettronici e virtuali che pervadeva di novità tempi ancora carichi di tutto quel bel consumismo pionieristico il quale però non era certo più vissuto con un senso di ottimismo che cominciava già a non esserci proprio più collettivamente come prima, oltrepassate le “colonne d’Ercole” del 1970.
Caso strano, fu nel 1964, dunque proprio all’inizio di quella “distensione USA-URSS” – che seguì gli incontri e accordi al vertice tra le due super-potenze per la fine degli esperimenti atomici nell’atmosfera – che, con la cosiddetta “congiuntura” ci fu una prima avvisaglia della fine prossima ventura di quell’ “ottimismo sognante e incantato” – il quale direi ebbe la sua massima manifestazione nel 1957 (L’anno più felice di sempre | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com) – e che fu una caratteristica degli anni della Ricostruzione una volta esauritosi il Dopoguerra. Nel 1964 vi fu quel tentativo di colpo di stato in Italia, il cosiddetto “piano Solo” ordito dal generale De Lorenzo assieme allora presidente Segni: un filo rosso che giunge a quel 1970 citato poco fa, quando si ebbe un altro tentativo di golpe in dicembre, stavolta ad opera del principe Junio Valerio Borghese, dopo le esplosioni – di cui una veramente sanguinosa a Milano – del 12 dicembre dell’anno precedente, quelle che inaugurarono ciò che venne poi chiamato “strategia della tensione” e che ebbe il suo non plus ultra col rapimento, detenzione e omicidio di colui il cui primo governo partì proprio ai tempi del primo tentativo di colpo di stato.

L’impossibilità, a causa di ciò che partì nel 1945, di fare la guerra alla “maniera tradizionale” – quella risalente almeno fin dai tempi dei sumeri – con i grandi eserciti contrapposti, guidati da generali per la conquista di (grandi) territori e l’assoggettamento di popolazioni, portò, durante gli anni ’50, alla costituzione di mega-alleanze militari di super-potenze continentali coi loro stati satelliti, nelle quali (NATO – più SEATO e CENTO – vs “Patto di Varsavia”) veniva utilizzata strategicamente più la minaccia di guerra che la guerra su vasta scala vera e propria e quelle alleanze militari erano sostanzialmente delle immense strutture gerarchico-burocratiche basate più che altro sul continuo ammodernamento tecnologico per impressionare l’altra parte della barricata.
La contrapposizione USA-URSS, fino al 1963, come si sa, sembrò far davvero temere, più volte, potesse degenerare in una nuova guerra mondiale termonucleare, magari per colpa di un’azione inconsulta di uno dei carri armati che si fronteggiarono da una parte all’altra di Berlino durante la crisi che venne risolta solo con l’edificazione del Muro tra le due parti della città: nella mente collettiva dell’Occidente aleggiava il fantasma di una guerra atomica inter-continentale scatenata (dai bombardieri sempre in volo) magari soltanto a partire da un carro armato che da una parte o dall’altra del reticolato della porta di Brandeburgo, avrebbe potuto compiere qualche azione – anche apparentemente insignificante – che però non avrebbe mai dovuto fare perché interpretata male dal nemico davanti a lui! La crisi di Berlino avveniva dentro i confini municipali di una metropoli europea ma la sua gravità era appunto inter-continentale e andava di gran lunga al di là dell’Europa, comprendendo i territori americani e asiatici.

Invece poi, per circa un quindicennio dopo il 1963 – durante tutto l’arco del pontificato di papa Paolo VI – la divisione USA-URSS mantenuta dal Muro a Berlino fu – oggettivamente e paradossalmente – quella struttura solida e su cui non c’era più da discutere, che, in qualche modo, era il confine sicuro delle piazze dove, dal 1964 al 1979, non venne “cambiata la società” ma ne vennero – senza alcun dubbio – liberalizzati i costumi.

Cominciava – altrettanto senza alcun dubbio – a iniziare qualcosa di apocalittico in quegli anni, pensiamo a tutti quei morti ammazzati ben pubblicizzati su giornali, radiogiornali e telegiornali, con il pubblico bene attento a tutto quanto succedeva sul serio e non ancora distratto dagli allora inesistenti internet, videogiochi e serie tv…pensiamo a come venissero assaltati e uccisi banchieri, giornalisti d’inchiesta, magistrati, presidenti, generali, e forse persino un papa; pensiamo a stazioni ferroviarie saltate in aria assieme a decine di vittime tre mesi prima di un terremoto altrettanto catastrofico, col presidente della Repubblica Italiana di allora – in seguito assurto a figura mitica – pencolante da un luogo di dolore all’altro, schiacciato emotivamente dalle sofferenze umane dei suoi concittadini, visti un po’ come dei nipoti sotto la sua guida morale.

Abbiamo parlato di tentativi di colpi di stato, di terrorismo ideologico di sinistra e destra estreme, di “strategia della tensione” e di “distensione USA-URSS” e di come tutte quante queste cose proliferarono dal 1964-1969 fino a fine anni ’70 nel momento in cui i confini del “muro di Berlino” e dei confini tra “le due Germanie” – ormai decisi “una volta per tutte” assieme al termine degli esperimenti atomici nell’atmosfera – erano quelli delle piazze in cui ci si scatenava politicamente in quel quindicennio, dimenticandosi di quel privato a-politicizzato dentro cui invece si ritornò a rifugiarsi finito l’anno 1980 (INDRO MONTANELLI: Alle origini del RIFLUSSO | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com).

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Quando Alfredino Rampi, il 10 giugno 1981, cade dentro il pozzo artesiano, siamo in un momento in cui l’Italia e il mondo paiono come essere entrati nell’ “orizzonte degli eventi” proprio di un buco nero, il mondo di quel quindicennio 1963-1978 che abbiamo detto (contemporaneamente sia di distensione tra i due blocchi continentali e sia di “strategie della tensione” al loro interno) comincia palpabilmente a non esserci più, si sgretola…non ci si sente più il terreno sotto i piedi!

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Alfredino cade nel pozzo di Vermicino nella parte ancora primaverile di giugno e in quella primavera ’81 scoppiano tanti drammi sui mass media, che concentrano tutta la mente collettiva nel presente non facendola per ora pensare al futuro: la “strategia della tensione” comincia a collassare sul serio con l’arresto del “pezzo grosso” Mario Moretti – Wikipedia, il più pesantemente implicato nel rapimento-omicidio di Aldo Moro – Wikipedia e con la scoperta giudiziaria di nomi eccellenti – anche ministri e militari – nelle liste di Licio Gelli – Wikipedia a capo della loggia massonica deviata “propaganda 2” la quale – presumibilmente a partire dal 1964-1970 – era diventata uno stato occulto dentro lo stato: a causa di ciò, il governo guidato da Arnaldo Forlani – Wikipedia dovrà dimettersi a maggio, una volta fatto entrare ufficialmente nell’illegalità ciò che fino a poco tempo prima era ben tollerato e coperto da qualche alto vertice del sistema di potere occidentale: il governo Forlani sarà l’ultimo dell’era pluri-trentennale dei governi italiani soltanto democristiani, successivamente arrivò il primo governo a guida non democristiana, quello di Giovanni Spadolini – Wikipedia e vennero aperte commissioni parlamentari per indagare sulla turbolentissima “strategia della tensione” che se la si stava, altrettanto turbolentemente, per lasciare alle spalle; in quello stesso marzo il presidente USA Ronald Reagan viene preso a pistolettate così come nientemeno che il PAPA in persona, il polacco Giovanni Paolo II eletto da pochi anni: preso a pistolettate anche lui, a maggio. Entrambi i SUPER-CAPI dell’Occidente in quella primavera rimarranno, per un certo tempo, tra la vita e morte e ciò verrà monitorato dai mass media.

La fine della “distensione USA-URSS” era ormai certa dopo la rivoluzione islamica iraniana e soprattutto l’invasione sovietica dell’Afghanistan di due anni prima e con la difficile situazione degli stati satelliti dell’URSS (Polonia in primis) e oltretutto la decisione d’installare missili nucleari tattici nell’Europa occidentale in risposta ai missili sovietici SS-20, gli spettri della distruzione atomica tornavano sui mass media così come non succedeva più da una ventina di anni a quella parte e stavolta a far paura, più che i B-52 armati di bombe, erano i missili tattici e quelli strategici che potevano ospitare ben più di una testata nucleare, oltre naturalmente ai sottomarini armati vicino alle coste. Allora non moltissimi pensavano alla possibilità che il “Muro” avrebbe perduto la sua funzione – poco meno che trentennale – proprio alla fine di quel decennio appena iniziato e avevano timore invece dell‘ineluttabilità storica di una Terza Guerra Mondiale tra i due chiarissimi e ben delineati “blocchi contrapposti” così come furono “scontri di blocchi contrapposti” quelli che si erano visti nelle due Guerre Mondiali precedenti. Negli anni ’90, su un annuario Rizzoli, seppi che in quell’inizio anni Ottanta circolava un testo che illustrava le analogie del 1980 col 1914 e che l’ho rintracciato al seguente indirizzo: “Rumors of War: The 1914 Analogy | Foreign Affairs

In giro c’erano ancora tutte le cose del 1961 (“Muro” compreso quindi) ma le tv private a colori, i personal computer, i videogiochi dentro i bar, i primi bancomat e gli automezzi con ormai tanta elettronica ed elementi in PVC, facevano capire, a chi sapeva vedere, che un “trapasso” era ormai prossimo. Il “buco nero” di quel 1981, in cui non si riusciva a stare in piedi e si rischiava di perdere l’equilibrio e cadere, era anche dovuto al fatto che trenta-quarant’anni prima di allora il mondo era diversissimo, così come NON lo sarebbe più stato altrettanto trenta-quarant’anni dopo di allora, e adesso, col senno di poi, lo sappiamo bene!

Presumibilmente, se non ci si fosse trovati in tali condizioni di coerenza multi-contestuale in Italia e nel mondo, non si sarebbe mai potuto manifestare quel vero e proprio tsunami che fu il precipitare di milioni di telespettatori, appartenenti a una nazione intera, all’interno di un buco nero, seguendone tutte le vicende minuto per minuto, tutti quanti anche di notte fino alle prime luci del mattino.

Potrebbe anche essere che a generare gran parte del “gorgo oscuro scivoloso” di quel 1981, furono i conflitti sotterranei sull’utilizzo allora futuro delle nuove tecnologie elettroniche-digitali di fronte a cui si doveva cominciare a fare per davvero i conti e si sarebbe visto presto – a partire già dall’anno successivo – quanto quelle tecnologie fossero in grado di cambiare le cose in Occidente, anche per quanto riguardava la vita di tutti i giorni, la cultura e il cosiddetto “intrattenimento”  e non soltanto – così com’era stato invece fino allora – utilizzate esclusivamente per le strutture di “back office” della produzione industriale e dei sistemi logistico-militari…anche per questi motivi, tutti quegli shock collettivi si addensavano e avrebbero spinto a far cantare a un musicista inconsueto (il quale avrebbe visto la morte esattamente quarant’anni dopo) “Mister Tamburino/non ho voglia di scherzare/rimettiamoci la maglia/i tempi stanno per cambiare”, in una canzone ospitata dentro un album, uscito verso la fine di quello stesso anno, con dei testi come “Lo shivaismo tantrico/di stile dionisiaco/il senso del possesso/che fu pre-alessandrino” i quali ebbero l’ardire di trovarsi dentro il primo disco italiano che raggiunse il milione di copie vendute!

E, a proposito di cantanti, non dimentichiamoci che appena una settimana prima della caduta di Alfredino nel pozzo, il 2 giugno, trovò la morte in un incidente stradale Rino Gaetano – Wikipedia, il cantante dalle conoscenze strane agli alti livelli ai cui signori che si trovavano lassù, gli piaceva pestare  i calli e che metteva nelle sue canzoni riferimenti da ben pochi rintracciabili e riconoscibili ma che a quei pochi pare non piacesse affatto che Rino Gaetano li mettesse.

Morte Rino Gaetano, incidente o omicidio? Cosa accadde il 2 giugno 1981 (viagginews.com)

Non è vero, come certi dicono, che “il caso non esiste”, il caso esiste eccome ma va studiato, analizzato aprendo la mente e soprattutto non sottovalutato, poiché il discrimine tra “caso” e “non caso” – ammesso che esista – può essere molto più sottile di quanto si tenda generalmente a pensare.

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Tutti gli appunti che seguono li ho presi aiutandomi con l’ottimo libro-inchiesta di Massimo Gamba, “Vermicino. L’Italia nel pozzo – Massimo Gamba – Libro – Sperling & Kupfer – Le radici del presente | IBS“, uscito nel 2007 di cui assai di recente (25 maggio scorso) ne è stata fatta una riedizione, Alfredino. L’Italia nel pozzo – Massimo Gamba – Libro – Sperling & Kupfer – Pickwick | IBS

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Pierluigi Pini, che prima di entrare in Rai (inviato tg2) lavorò per vent’anni al quotidiano (ora scomparso da tanto tempo) Paese sera, rientrato a casa dopo mezzanotte, vide su una delle tante tv private che allora proliferavano (forse Teleroma56)  una scritta che scorreva in sovrimpressione: “si cerca una gru per aiutare a tirare su un bambino caduto in un pozzo”.

Anche Giancarlo Santalmassi – Wikipedia, caporedattore cronaca tg2, vede il messaggio della tv privata in quelle ore notturne tra l’ 11 e il 12 giugno, chiama anche lui la redazione e gli dicono che Pini sta partendo per raggiungere la località dove si trova il pozzo. […] L’operatore Vitaliano Natalucci comincia a impressionare metri e metri di pellicola. Sono le primissime immagini registrate di questa vicenda. Immagini preziose, importanti, che rimarranno nella storia della televisione, e non solo. Pini cala il microfono dentro il pozzo e la voce di Alfredino, le sue grida disperate rimangono incise sul nastro magnetico. Quelle immagini e quei suoni, così, senza commento, andranno in onda nel tg2 delle 13. A quell’ora, le urla del bimbo, sepolto vivo nel pozzo entreranno nelle case degli italiani e chi le ascolterà non potrà mai più dimenticarle.

E’ lì, con le registrazioni di quella prima notte, che nasce l’evento televisivo,, anche se la lunga diretta di diciotto ore, che tutti ricordano e che tanto ha fatto discutere, comincerà solo il giorno dopo. […]

I nomi “Vermicino” e “Alfredino” cominciarono allora a prendere forma assieme nella coscienza collettiva, quasi come se fossero stati elementi di una favola mitica.

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Tutte le fiabe che parlano di pozzo – Ti racconto una fiaba

Il microfono piazzato nel pozzo è importante anche per un altro aspetto. Si tratta dello strumento che consentirà di far sentire la voce di Alfredo, le sue urla strazianti a milioni di italiani, attraverso la televisione. Comunque la si voglia pensare, sono proprio le grida del bambino ad aver attratto come una calamita l’attenzione della gente su Vermicino, più ancora delle immagini. E questo, senza quel microfono, non sarebbe mai potuto accadere. […]

[…] Ma proprio alle 10.30 il flusso informativo, che presto diverrà un gigantesco fiume in piena, si interrompe, almeno nella zona del Lazio. Le antenne radio della vicina antenna di Santa Palomba, la più grande e potente di Roma, interferiscono con il microfono calato nel pozzo, sovrapponendo alla voce di Alfredino i programmi radiofonici della Rai e delle emittenti private. Il risultato è una singolare e grottesca miscela sonora, che crea seri problemi ai soccorritori. Come se non ce ne fossero già abbastanza. I vigili del fuoco chiamano l’azienda pubblica e in brevissimo tempo la dirigenza della Rai decide di sospendere per un’ora tutti i programmi. La stessa cosa fanno le radio locali e i radioamatori della zona. In realtà ci vorrà parecchio tempo per sistemare le cose e il black out durerà ben sette ore, dalle 10,30 alle 17,30, quando sulle tre reti radiofoniche della Rai verrà diffuso questo messaggio: “Avvertiamo che le trasmissioni riprendono anche nella zona laziale e in quelle limitrofe. Ci scusiamo con i nostri radioascoltatori, lieti se il temporaneo silenzio del servizio pubblico avrà contribuito, come tutti auspicano, alla salvezza del bambino.” Il Messaggero fa notare che si tratta di un caso senza precedenti. “Dal periodo della guerra a oggi non era mai successo niente di simile.” E riferisce che al giornale sono giunte parecchie chiamate di cittadini allarmati. “Quando saltando da un programma all’altro mi sono reso conto che nessuna stazione trasmetteva, ci ha detto un lettore, m’è venuto il sospetto che stesse succedendo qualcosa di grave, tipo un colpo di stato o roba del genere. (Il Messaggero, 12 giugno 1981). Sono i giorni in cui sta esplodendo, in tutta la sua virulenza, lo scandalo della P2. Nel paese circolano con insistenza voci di forze eversive pronte ad agire. Le preoccupazioni di quel lettore, dunque, non sono poi così peregrine. Sandro Curzi – Wikipedia, direttore del tg3, ricorda che “in quei giorni arrivavano notizie strane. Sembrava che una parte dei servizi segreti fosse stata informata che stava per accadere qualcosa di straordinario.

Oggi sappiamo che fu di Giancarlo Santalmassi la decisione di mandare quelle immagini e quei suoni così come uscirono dal microfono, senza commento.

Dal momento che il servizio pubblico televisivo negli anni prima passò dal controllo del governo a quello del parlamento – dalla riforma RAI del 1975 in avanti – vi furono tensioni tra il tg1 e il tg2 per stabilire chi aveva la priorità per il collegamento. C’era infatti una sola telecamera mobile che trasmetteva inquadrando in modo fisso la trivella che scavava il cosiddetto “cappellaccio”, un materiale roccioso vulcanico estremamente duro composto da tufo e peperino.

Poiché la zona di Vermicino, come tutti i “castelli romani”, un tempo apparteneva a un vero e proprio vulcano, il cosiddetto Vulcano Laziale – Wikipedia.

Per rendersi bene conto come in quell’inizio di anni ’80, il terrorismo di estrema sinistra di matrice brigatista rossa non fosse stato comunque ancora debellato sul serio, basti ricordare la vicenda del povero Roberto Peci, che venne rapito e ucciso, d’altra parte proprio perché le cose stavano cambiando rispetto a qualche anno prima poiché cominciavano a esserci i brigatisti pentiti e il fratello Patrizio Peci fu uno di questi. Roberto Peci, invece, fu sequestrato – proprio il giorno in cui Alfredo Rampi cadde nel pozzo, il 10 giugno – da un commando di quattro terroristi sotto gli ordini del “criminologo brigatista” Giovanni Senzani – Wikipedia e, dopo cinquantacinque giorni di detenzione, la stessa durata di quella di Aldo Moro, il 3 agosto Peci venne anche ucciso allo stesso modo, cioè con undici pallottole. Per qualche tempo, circolò la leggenda che l’interrogatorio di Mario Moretti ad Aldo Moro venne ripreso con una delle prime videocamere amatoriali, conservato dentro chissà quale cassetta di sicurezza e qualcuno disse persino di averlo visionato in segreto: è certo che invece venne davvero filmato l’interrogatorio di Giovanni Senzani a Roberto Peci e mandato alla Rai per essere trasmesso anche se il responsabile Sergio Zavoli – Wikipedia si rifiutò nettamente di farlo. L’esecuzione di Peci pare avvenne per trasmettere un messaggio chiaro ai brigatisti pentiti di tacere sui misteri del caso Moro.

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[…]Tra una chiacchiera e l’altra qualcuno dice di aver visto in televisione, meno di una settimana prima, un telefilm con una storia molto simile a quella che si sta vivendo qui. In effetti una tv privata ha trasmesso un episodio della serie La casa nella prateria [l’episodio “Little girl lost”, “La piccola bambina perduta”] in cui una bambina cade in un pozzo. I soccorritori ne scavano uno parallelo, poi un cunicolo orizzontale e alla fine riescono a raggiungerla e a trarla in salvo. La somiglianza con la vicenda di Alfredino è impressionante. […] manca solo il lieto fine.

“La casa nella prateria” Little Girl Lost (TV Episode 1976) – IMDb

Qualcun altro ricorda L’asso nella manica, il capolavoro che Billy Wilder ha girato trent’anni prima, nel 1951. Un uomo rimane intrappolato in una miniera. Kirk Douglas, che veste i panni di Charles Tatum, un giornalista cinico e ambizioso, prima organizza i soccorsi, poi fa di tutto per ritardarne l’opera in modo da sfruttare il clamore da lui stesso creato intorno alla notizia. Nel frattempo, ai margini della miniera si raduna un’immensa folla che dà vita spontaneamente a una grande kermesse, dove la tragedia di un uomo che muore si trasforma in macabro spettacolo.

L’asso nella manica – Wikipedia

Proprio come a Vermicino, dove i venditori di porchetta, con i loro furgoncini, faranno affari d’oro per sfamare le migliaia di persone accorse sul posto. L’asso nella manica è uno di quei rari casi in cui si è deciso di mantenere, per l’edizione italiana, il titolo originale Ace in the Hole. Ma il film ha anche un altro titolo originale, The Big Carnival, il grande carnevale, dove il termine “carnival” può essere tradotto anche con “baldoria”, “orgia”, “parco di divertimenti”…

Prima che si decise per la lunghissima diretta finale (a reti unificate), i telegiornali Tg1, Tg2 e anche a volte il Tg3, interrompevano i programmi consueti con ripetute edizioni straordinarie in diretta da Vermicino. 

Isidoro Mirabella fu il primo omino a calarsi nel pozzo per provare a raggiungere il bambino grazie alla propria struttura corporea esile e minuta. L'”uomo ragno”, così come Alfedino aveva chiamato prima “lo zio Ivo”. Ci furono screzi tra i giovani speleologi  e il responsabile dei soccorsi e primo operativo della protezione civile  Elveno Pastorelli – Wikipedia, i primi volevano segare la tavoletta con l’aiuto di Mirabella ma i vigili del fuoco si erano opposti e volevano continuare con la trivella mandando poi via gli speleologi. Li richiameranno solo nel tardo pomeriggio di venerdì, nel momento più drammatico dell’operazione di salvataggio, in una situazione disperata e ormai fuori controllo.[…]

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“Tutti insieme finalmente”: flusso di ricordi causato da antichi “Tv sorrisi e canzoni” scannerizzati dal blog Imago Recensio | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

Il mostro meccanico della geosonda che trivella con fatica il duro materiale vulcanico, diventa Mazinga, l’eroe di tutti i bambini di quell’anno, per Alfredino e il pompiere Nando Broglio con cui, parlandosi al microfono, diventeranno amici. Cantavano sempre assieme i titoli di testa di Mazinga.

La disfatta dei mostri meccanici: una super-geosonda arancione a pressione  si incastra al primo colpo e non c’è modo di aggiustarla. Un signore di Torino, durante la lunga notte dell’ultima diretta, consiglierà di usare “missili perforanti“. Si fa allora a quota trentadue metri (sopra il bambino a trentasei metri e non sotto, come previsto fino ad allora) il tunnel di collegamento tra i due pozzi. Uno dei tecnici, il primo che va giù, per scavare il tunnel di raccordo, è così conciato da sembrare un mostro spaziale. Martello pneumatico ad aria compressa. Cestello metallico che fa da ascensore per andare a fare un lavoro sotterraneo estremamente faticoso e pericoloso. Solo due metri separano i pozzi ma le insidie del terreno le conoscono tutti. I vigili costretti a lavorare in condizioni limite.

Diretta di diciotto ore dalle 13 del 12 giugno alle 7 del 13 giugno. Inizia il tg2 e mezz’ora dopo il tg1. L’inviato è Maurizio Beretta – Wikipedia, che diventerà direttore generale di Confindustria. Indossa giacca bianca forse di lino, del tutto inadeguata alla situazione, destinata a impolverarsi e macchiarsi col passare dei minuti. Parla forbito con una r leggermente arrotondata che nobilita il suo eloquio. Sembra un piccolo grande Gatsby capitato per sbaglio in una scena di Accattone, film che Pier Paolo Pasolini girò vent’anni prima a pochi chilometri da Vermicino. Notiziari tg1 e tg2 contemporaneamente in onda, in diretta, a reti unificate, e ci rimarranno fino alla mattina dopo. Duello serrato tra gli inviati dei diversi notiziari, Beretta e Bartoccioni, a colpi di microfono per porre le domande al dottor Fava, col suo aplomb.

Governo Spadolini in formazione [dopo le dimissioni del governo Forlani a causa dello “scandalo P2.”] Scorrono le dichiarazioni di Berlinguer, Piccoli, Craxi e dello stesso Spadolini. Cinque minuti appena e poi il mezzobusto Piero Badaloni – Wikipedia riporta tutti i telespettatori a Vermicino. E’ scioccante il contrasto tra le immagini istituzionali del Senato e il caos polveroso che si anima intorno al pozzo; tra le parole misurate e ingessate del servizio pubblico appena visto e la cronaca improvvisata di un fatto che viene raccontato mentre si svolge [in tempo reale]. Le notizie dei tre rapiti allora in mano alle BR: l’ ingegner Giuseppe Taliercio, direttore di Porto Marghera, l’ingegner Renzo Sandrucci, dirigente Alfa Romeo e Roberto Peci, fratello del brigatista pentito Patrizio. Un servizio su quest’ultimo [importantissimo, come s’è già visto] episodio viene interrotto, perché Il futuro capo di Confindustria chiede la linea: ci sono novità e molto positive. Attraverso il microfono calato nel pozzo si sono sentite, nello stesso momento, le voci di Alfredino e dei vigili che stanno scavando [il tunnel di raccordo]. Dunque sono vicinissimi.

La sensazione generale, ormai, è che si sia giunti alla stretta finale. Ecco perché tg1 e tg2 decidono di andare avanti, oltre l’orario consueto. Dopo aver seguito per quasi due giorni questa vicenda così emozionante, non possono staccare la spina proprio ora, quando manca da raccontare solo l’epilogo, la salvezza. Alle 14 si collega con Vermicino anche Rai tre, che trasmetterà anch’essa in diretta sebbene  non in modo continuativo come le altre due reti. Le soli tre reti nazionali esistenti [in quegli anni pre-Fininvest] sono tutte concentrate sul dramma di Alfredino. E’ vero che la richiesta del pubblico ormai è immensa, ma se uno volesse guardare qualcos’altro ormai non può più farlo, deve spegnere la tivù. I centralini della rai bersagliati da migliaia di telefonate, vogliono collegamenti più lunghi, più frequenti, chiedono al servizio pubblico un impegno ancora maggiore. Ma tra le innumerevoli chiamate ce ne sono altre che dicono: “Non fateci più sentire quella voce, è insopportabile, è straziante, è troppo…” Con il passare del tempo la voce del piccolo sarà somministrata al pubblico con sempre maggiore cautela e discrezione, anche se tecnicamente sarebbe possibile ascoltarla sempre, visto che il giorno prima un tecnico era riuscito addirittura a calare un microfono della rai all’interno del pozzo artesiano. Ma in questo caso una saggia autocensura e le sollecitazioni del pubblico suggeriscono una scelta più sobria e moralmente più accettabile.

In attesa della felice conclusione, data ormai per imminente, Piero Badaloni manda avanti questo telegiornale – già diventato qualcosa di molto diverso – con altre notizie: il maxi processo a Torino contro le BR, grandi gabbie ospitanti decine di imputati, vengono letti migliaia di capi di imputazione, un bollettino di guerra. Licio Gelli, “il maestro venerabile” è fuggito dall’Italia diretto, pare, in Uruguay. Meno di un mese prima, il 20 maggio, venne resa pubblica la lista degli appartenenti alla loggia massonica P2. Un terremoto politico-istituzionale che travolse il governo Forlani. Lo stesso giorno in cui fu arrestato Roberto Calvi – Wikipedia per il crack del Banco Ambrosiano, Badaloni sembra quasi scusarsi se è costretto a occuparsi di altro, di queste notizie e di altre come un disastroso terremoto in Iran. Rassicura in continuazione il pubblico che Beretta può chiedere la linea quando vuole. Fratellini di sette e otto anni precipitati in un pozzo e annegati alla periferia di Siracusa. Notizia che allunga la sua ombra come un oscuro presagio disturbando l’ottimismo che continua a essere presente.  Papa Giovanni Paolo II convalescente al policlinico Gemelli [dai colpi di arma da fuoco esplosi contro di lui un mese esatto prima], vuole essere informato sulle difficili operazioni di soccorso e forse vede anche la diretta.

Arriva il presidente della Repubblica Sandro Pertini – Wikipedia e intuisce che Vermicino può essere un riscatto per gli scandali nei soccorsi dopo il terremoto dell’Irpinia del novembre 1980: “i vigili del fuoco che riescono a salvare un bambino caduto in un pozzo!” Con la cuffia ascolta la voce del piccolo. Nando Broglio fa sentire il presidente Pertini ad Alfredino e gli dice che lo aspetta al Quirinale, che se esce fuori ci andrà con lui ma Alfredino non è mai uscito fuori e dunque il Quirinale Broglio lo sta ancora attendendo poiché senza Alfredo non ci sarebbe mai andato. Pertini è arrivato lì anche perché gli avevano comunicato che il bambino stava per essere tirato fuori e non poteva mancare e la diretta quindi doveva continuare. Ma probabilmente la diretta sarebbe continuata comunque anche senza il presidente.

Pertini, quel “nonno d’Italia”, nato nel 1896 (dunque ultra-ottuagenario al tempo dei fatti), in quell’inizio di decennio era un volto drammatico: ricordo diversi discorsi di fine anno in cui il presidente Pertini si dilungava allarmato a parlare del pericolo che una guerra locale (per esempio in Medioriente) rischiasse di degenerare in una guerra totale USA-URSS; Pertini, a quei tempi, finiva per ritrovarsi spesso in luoghi di dolore da cui ne usciva affranto, per esempio nei paesi dell’Irpinia dopo il disastroso terremoto di fine 1980 oppure, qualche mese prima, singhiozzante dopo aver visto le condizioni disperate di alcuni bambini in seguito all’esplosione di Bologna.

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Angela Fresu, la vittima più giovane della strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980. Forse si trovò addirittura, assieme alla mamma e a un’amica, nel punto esatto dell’esplosione. Angela Fresu narrata da Antonella Colombi — Assemblea legislativa. Regione Emilia-Romagna

Per dire quanto Pertini, anche al di là dei drammi, avesse la tendenza a trovarsi al centro di emozioni forti condivise da milioni di concittadini, fu lui il presidente nel momento in cui la nazionale italiana si affermò campione del mondo di calcio al “Mundial” spagnolo dell’anno successivo, assieme al suo “omologo simbolico”, il ct della nazionale, Enzo Bearzot – Wikipedia, un’accoppiata mitica di due personaggi dal viso roccioso e fumatori di pipa, durata un pugno di giorni del 1982.

La CNN , la rete “all news” nata da una scommessa di Ted Turner – Wikipedia il 1°giugno 1980, utilizza le immagini della Rai e le manda in onda in diretta. Una delle più agguerrite tv locali fu Videouno, di proprietà del quotidiano Paese sera. Sandro Curzi, quando divenne direttore del tg3, se ne innamorò e prese in blocco tutti quei cronisti, compresa una giovanissima Rosanna Cancellieri.

Soluzione di acqua e glucosio mandata giù al bambino attraverso una flebo con cannuccia: per proteggerla dal sole […] coperta con una piccola scatola di quelle che contengono il nastro magnetico usate per i registratori audio della Rai. Quasi un’immagine simbolica. Più prosaicamente, tutto può tornare utile in questa […] palestra di sopravvivenza.

Pertini è stato avvertito che ormai si è giunti alla stretta finale. E’ lì, accanto a Franca Rampi, e segue con attenzione ogni movimento. Le poggia una mano sulla spalla, come a volerla confortare. La sensazione di tutti, confermata anche dai cronisti della Rai, è che il salvataggio sia davvero questione di minuti. Ma i minuti passano e non succede niente. I vigili hanno difficoltà ad allargare il foro, per potersi affacciare. Tuttavia è urgente capire dove si trova il bambino, anche per decidere in che modo procedere. Con un braccio nel pozzo un vigile cala una torcia legata a una corda. Dopo un po’ si sente Pastorelli che dice, spazientito: “Quando la lampada è arrivata all’altezza di Alfredo, quella è la distanza e vi potete fermare. Non potete continuare a calarla solo perché il pozzo arriva fino a ottanta metri“. Sono parole stupefacenti. Come se la torcia potesse oltrepassare il bimbo e proseguire la sua discesa. Evidentemente scende e non trova nessun ostacolo. Comincia a essere evidente che c’è un problema. Un brivido corre lungo la schiena di tutti. Quando si è a più di 5 ore e mezza di maratona tv, dopo le 19. Il foro del cunicolo troppo alto rispetto al bambino, di più non di meno di un paio di metri. Non riescono a capire dove sia il bambino e non lo sentono. Scivolato. Pastorelli spera che sia uno sbaglio dovuto alla perdita di lucidità dei suoi uomini dopo tanto lavorare al tunnel di raccordo. Pastorelli chiama lo speleologo Tullio Bernabei e gli dice di fare qualcosa.

Tullio entra nel cestello metallico e si inabissa accompagnato da un altro vigile. “Feci il tunnel di collegamento, mi affacciai sul pozzo attraverso il foro, che era strettissimo, venticinque centimetri. Ci entrava solo la mia testa. Mi ero portato giù una torcia elettrica e un cavo, un cordino bianco. Attaccai la torcia al cordino…” Bernabei sembra non riuscire ad andare avanti. Ha il fiato corto per l’emozione. Continua a fatica. “Vado piano perché…non è passato…non è passato niente…ventitrè anni non sono… Calai la torcia e ho bene in mente l’immagine di questo tubo, il pozzo, che viene illuminato dal cerchio di luce bianca, che scende e io non lo vedevo, non lo vedevo… Calavo, finché lo vidi lontanissimo, non lo potrò mai scordare, con il braccio sopra la testa, pieno di terra…E lo sentivo respirare, lo sentivo ansimare…A quel punto feci un nodo al cordino e tirando su misurai la distanza tra me e il bambino. Mentre tiravo su e contavo, ogni metro…era una pugnalata, perché sapevo a cosa corrispondeva ogni metro, quanto lo allontanava dalla vita, dalla salvezza, dalla possibilità di raggiungerlo (“L’Italia di Alfredino.”) La misurazione data da Tullio dà un risultato sconvolgente, che assomiglia a una sentenza di condanna a morte. Alfredino è scivolato di altri trenta metri e ora si trova a una profondità di oltre sessanta metri. Questo segna il rientro in gioco degli speleologi. La drammatica notizia data alle 20,00 dopo sette ore consecutive di diretta tv.

Due individui soltanto riusciranno a scendere nel pozzo. E rischieranno seriamente la vita dentro quell’orrido budello.

Intanto la folla degli spettatori è diventata immensa, oltre ventimila persone. L’arrivo del presidente Pertini e lo straordinario impatto mediatico che sta avendo la vicenda hanno calamitato schiere di curiosi, che stanno provenendo da ogni parte. Durante questa nottata, l’ultima, la grande kermesse raggiunge quelle dimensioni che poi faranno gridare alla vergogna e allo scandalo. Ormai è il tripudio dei venditori ambulanti, che con i loro furgoni vendono panini, bibite, perfino palloncini. […] Poco distante dal pozzo, ricorda oggi Massimo Lugli – Wikipedia, allora inviato di Paese Sera, c’era un bar, che all’inizio portava un sacco di roba da mangiare gratis. A tutti, perché c’era una gran confusione e non si capiva chi erano i soccorritori, i giornalisti, i curiosi. Qualche quotidiano riporta che un panino con prosciutto e mozzarella arriva a costare fino a duemila lire. In quel bar, aggiunge Massimo Lugli, c’era anche il telefono a gettoni più vicino, quindi noi giornalisti eravamo sempre lì per dettare gli articoli alla redazione. Ci sono enormi difficoltà a contenere il fiume in piena. Su via di Vermicino una strada perlopiù di campagna e piuttosto stretta, le macchine sono parcheggiate disordinatamente per chilometri e chilometri, quasi accatastate l’una sull’altra, rendendo problematica la viabilità.

L’arrivo del presidente Sandro Pertini peggiorò le cose, sebbene fosse mosso da buone intenzioni, anche perché distolse ulteriormente l’attenzione dalle operazioni in corso.

“C’era un’atmosfera felliniana”, ricorda Paolo Guzzanti – Wikipedia. “Anzi, tempo dopo ne parlai con lo stesso Federico Fellini – Wikipedia e lui mi disse che avrebbe voluto fare un film proprio su questo clima da circo che c’era a Vermicino”

Le reti della Rai, ormai in diretta da sette ore consecutive, stanno dando la drammatica notizia proprio in concomitanza con l’orario canonico dei telegiornali della sera. Anche i giornalisti sembrano storditi da quello che s’è appena appreso, come se non riuscissero a crederci. Fanno sempre più fatica a mantenere quel tono di fiducia e ottimismo con cui hanno condotto la loro telecronaca fino a ora. Per due giorni hanno raccontato una favola che, per quanto drammatica – le favole lo sono sempre – era tutta protesa verso il lieto fine. […] Ora, improvvisamente, il racconto cambia registro e ci si trova tutti proiettati all’interno di un’angosciante tragedia. Se prima si aspettava solo la felice conclusione della storia, ora si cominciano a delineare i contorni di un epilogo di morte, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo. Ma prima che lo sciagurato finale abbia luogo sono ancora tante le cose che devono succedere. E straordinarie. E’ a questo punto che inizia la notte più vorticosa, convulsa, appassionante, commovente, folle, eroica, tormentata, dolente, disperata che l’Italia ricordi. […]

I soccorritori si sono ritrovati improvvisamente di fronte a una situazione nuova, la più drammatica dall’inizio di questa storia. E proprio quando la salvezza del bambino sembrava imminente. A quarantanove ore dal principio del dramma, dopo due giorni e due notti in cui si è tentato di tutto, le cose si sono messe molto, ma molto peggio di quanto non fossero all’inizio.[…]

L’ambiente in cui [Alfredino] si trova ora, a meno di sessanta metri, è infinitamente peggiore di quello che lo ospitava a meno trenta. Molto più umido e molto più freddo. Quanto potrà ancora resistere in vita, si chiede il medico? Si chiedono tutti?

Non è possibile che tutta la folla presente a Vermicino, che tutta ltalia davanti alla tivù assista inerme allo spegnersi di quella vita. […] In molte città, nel corso del pomeriggio, i negozi di elettrodomestici hanno messo dei televisori fuori, per strada, e subito la gente si è raccolta in cappannelli per seguire l’evolversi della situazione. Più tardi chi girerà per le vie deserte, durante le ore notturne, vedrà i palazzi illuminati da mille luci, i bagliori inconfondibili delle tante tivù accese. Sentirà le voci dei telecronisti uscire dalle finestre, sciamare nell’aria e disperdersi nel caldo della notte estiva. […] diversi televisori, magari quelli più vecchi, in bianco e nero, si romperanno, non reggeranno la fatica di essere rimasti accesi per tante ore.

Non è come il 21 luglio 1969 o il 17 giugno 1970, sempre di notte. Quelli erano eventi annunciati, emozioni attese, qui no, qui tutto nasce per caso e diventa un avvenimento epocale ed è iniziato come la cronaca di un piccolo fatto, un dramma privato. Poi, ora dopo ora, è montato, cresciuto, esploso. Rapidamente ha coinvolto tutti, è diventato il figlio, il nipote, il fratellino. Trenta milioni di italiani stanno partecipando allo spettacolo della morte in diretta, ma non lo sanno e pensano ancora si tratti di una favola a lieto fine. Telefonate di telespettatori che consigliano modi per salvare il bambino, uno di questi modi (una colla speciale che tira su anche elefanti) visto nella trasmissione “Portobello, il mercatino del venerdì”. Il volontario Claudio Aprile dice che è un buco troppo piccolo, che lì nessuno riuscirà mai a entrare, a domanda dell’altro volontario, quello più celebre, Angelo Licheri (Chi è Angelo Licheri (chi-e.com). Che poi scende intorno alla mezzanotte del nuovo giorno, sabato 13 giugno.

“Voi prendete una cosa così” commenta oggi Bernabei, facendo il gesto per indicare un cerchio di trenta centimetri, “immaginatevi che scende per più di trenta metri e andateci a testa in giù. E’ un incubo, il peggior incubo. Tra l’altro, anche giuridicamente, è stato davvero un azzardo fare quei tentativi, non ci voleva niente perché Angelo Licheri rimanesse sul fondo, […] e pensare che, a suo dire, è “un tipo molto pauroso” ma si è detto che lo doveva fare perché laggiù c’era un bimbo che chiedeva aiuto.[…] quando lo raggiunge, Licheri gli passa la mano sugli occhi e sulla bocca per togliergli la melma, è il primo contatto fisico da quando è precipitato nel buco, a cinquantaquattro ore dalla caduta. […] l’altalena delle emozioni non è finita anzi sta raggiungendo la sua fase culminante. […] Angelo Licheri non riesce a prenderlo. Anche perché è a testa in giù da più di mezz’ora e non può continuare così. Tentativo durato quarantacinque minuti, un record. Per sette volte ha tentato di strapparlo alle tenebre del pozzo, per sette volte gli è scivolato via. Angelo Licheri riuscì a sprigionare un coraggio e una generosità senza limiti. Doti che il piccolo fattorino sardo, forse senza nemmeno esserne consapevole, mostrò di possedere in misura straordinaria.

Quando viene portato su, provato, escoriato, ricoperto di fango e sangue sembra la raffigurazione vivente dell’Ecce Homo – Wikipedia, il Cristo flagellato [o dopo essere stato tirato giù dalla croce.] Franca Rampi, la mamma di Alfredino, accarezzava quel viso stravolto, arrivato alle soglie della morte per strappare alla morte un’altra vita, e lui balbettava alla donna frasi di scusa per non essere riuscito nel suo tentativo. Dopo l’Ecce Homo, la Pietà. Salvatore Li Causi, un altro volontario, disse che Il clima di quelle ore gli ricordava un quadro di Hieronymus Bosch – Wikipedia. Un altro volontario ancora, Angelo Cossu non ce la fa, atterrito dalla claustrofobica oscurità del cunicolo. Pietro Molino, volontario sedicenne, un minorenne, viene fermato in tempo. […] Nella folle notte di Vermicino è stato smarrito ogni criterio, sono saltate tutte le regole e tutti i principi, ogni cosa può diventare normale in questa situazione abnorme, ogni assurdità può diventare ragionevole e accettabile. […] Persino un altro adolescente si fa avanti, Luciano Balbo di quindici anni. […] Arriva anche il ministro dell’interno Virginio Rognoni. […]

In un momento di stasi senza sapere più cosa fare, si cincischia nell’ operazione cosiddetta “telecamera e ancorotto”, fatta tanto per non stare con le mani in mano.

L’altalena emotiva non accenna a fermarsi quando alle cinque del mattino viene calato nel pozzo Donato Caruso. Milioni di italiani su un ottovolante impazzito, lanciato a folle velocità e senza una guida. Mai era capitato che la televisione generasse un carico di emozione così potente e incontrollabile. E mai più capiterà. […] La televisione restituisce in modo nitido le comunicazioni che avvengono in profondità. Ovviamente non si vede niente, l’inquadratura è fissa sull’imboccatura del pozzo. Ma mai una radiocronaca è stata così emozionante, palpitante. […] Mentre il cestello metallico riporta in superficie il volontario gli inviati della Rai, per la prima volta in tre giorni, si parla esplicitamente di un “clima di delusione e di scoraggiamento totale”. Sono quasi le 7,00. […] Il giovane speleologo spiega al prof Fava che Alfredino non si muove, non dà segni di vita, è freddo e rigido. Probabilmente il decesso è sopraggiunto molto prima della sua discesa, tra le 3,00 e le 4,00 di quella infinita e tragica notte. […] Franca Rampi non si vede più, si è già allontanata dal teatro delle operazioni. Anche Pertini decide di andare via. E’ rimasto per quindici ore ad aspettare, in questa landa desolata. Quasi sempre in piedi, all’imboccatura del pozzo, col vestito blu sempre più impolverato. Aveva detto che sarebbe rimasto fino all’ultimo per vedere il bambino tratto in salvo. E’ stato di parola ma anche lui va via sconfitto. […] L’inquadratura rimane fissa su Tullio Bernabei e Maurizio Monteleone che escono dal pozzo sul cestello dell’ascensore, sono gli ultimi a uscire. I due ragazzi scendono dal cestello metallico e a testa bassa rapidamente si allontanano, uscendo dall’inquadratura, l’inquadratura finale di Vermicino.[…]

[…] Dalla Francia arriva in carne e ossa un personaggio molto noto a tutti gli italiani, soprattutto agli sportivi. E’ Jacques Mayol – Wikipedia, il campione di immersioni in apnea, che dagli anni sessanta ingaggia memorabili duelli a colpi di record mondiali con il nostro Enzo Maiorca – Wikipedia. Il suo ultimo primato lo stabilirà due anni dopo, nel 1983, raggiungendo i centocinque metri di profondità. Il subacqueo non è venuto per infilarsi nel pozzo, il suo fisico robusto non glielo consentirebbe. Però è convinto che Alfredino possa essere ancora in vita. “So che a volte” scriverà qualche giorno dopo in una lettera a un popolare settimanale, “il respiro c’è ancora, anche quando non si vede. So di centinaia di casi di persone apparentemente morte che in realtà erano ancora vive e salvabili. Quel sabato il bambino sembrava morto. Ma poteva anche non esserlo.” Non solo, Mayol ha anche la soluzione pronta. “Ho proposto uno scavo parallelo al cunicolo per raggiungere Alfredino dall’acqua [?!] che sotto quel pozzo è profonda ben dieci metri [?!]. Mi è stato detto che non si poteva fare, che non c’era tempo. Allora come soluzione disperata ho proposto che venisse calata una scimmia ammaestrata per imbarcare il bambino. La cosa ha fatto ridere qualcuno ma non vedevo allora, e non vedo adesso, che cosa ci fosse da ridere. Ho visto dei babbuini ammaestrati all’opera in camere di compressione e so di quali cose incredibili sono capaci.” […] Jacques Mayol concluderà tragicamente la sua esistenza. Si suiciderà nel 2001, nella sua abitazione sull’Isola d’Elba, a causa di una profonda depressione di cui soffriva da molto tempo. […] Quello per la morte di Alfredino fu un lutto vero, non rituale, per milioni d’italiani a cui era come morto un figlio, un nipote, un fratello. Dolore che per molti non troverà espressione tranne una forma di cupa e silenziosa depressione. Farmacisti che registrano in quei giorni aumenti nelle vendite di tranquillanti e cardiotonici, anziani morti di fronte alla tv, davanti alla trasmissione Rai ormai definita da qualcuno (come Rinaldo Recchi, proprietario di tre grandi farmacie romane) come “omicida”.

Una ventina di giorni dopo i fatti, il 28 giugno 1981, si insedia al governo Giovanni Spadolini, primo presidente del consiglio non democristiano della prima repubblica.

Nel giardino della villetta di Vermicino, c’è Jacques Mayol che è ancora là e insiste con la storia della scimmietta ammaestrata, per lui l’unica strada praticabile per riprendere il corpo. Da tre giorni nella casa dorme e mangia anche un certo Roberto, ha ventisette anni, è piombato da Modena e dice di essere lì per salvare Alfredo. Dice di essere un laureando in medicina e di fare il volontario all’ospedale modenese. Si autodefinisce un “sensibile” e sostiene che Alfredo da due giorni non si trova più nel pozzo artesiano ma a seicento chilometri di distanza, in un altro pozzo che si trova tra Bologna e Modena. Ma non basta, è convinto che Alfredo sia ancora in vita e che per riaverlo è sufficiente andare a prenderlo. Sconvolta e indebolita dal lutto, Franca Rampi vuole credere a ciò che dice quel ragazzo e basta che lui si allontani da Vermicino senza dire nulla a nessuno che mamma Rampi sviene e viene perciò emesso un appello alla polizia di rintracciare una 127 rossa targata Modena. Quel Roberto la soggioga con le sue folli teorie e in un’occasione ha persino accompagnato Jacques Mayol in giro per circhi a cercare una scimmia ammaestrata.

Aldo De Luca riesce ad avvicinare questo delirante personaggio e ce ne consegna un ritratto. Del cognome si conosce solo la prima lettera, la B. E’ un biondino di corporatura esile, con i capelli lunghi che scivolano sul collo. Parla senza pause, interromperlo è difficile e di continuo intercala il suo parlare con “perfetto”…E’ vero che Alfredo è ancora vivo? ‘Certamente. E’ vivo, ma ora si trova in un altro pozzo, tra Modena e Bologna’ ‘Come fai a saperlo?’ ‘Lo so perché lo vedo, perché sono un sensibile. Ho scattato delle foto vicino al pozzo che dimostravano la mia teoria. Stamattina ho visto Alfredo. Era sotto altre spoglie, però.’ Perché eri andato via? ‘Perché mi avevano fatto incazzare, perché si stava perdendo tempo’ (Il Messaggero, 17 giugno 1981) Quel “Roberto” lascia definitivamente Vermicino quando Ferdinando Rampi, di nascosto da Franca, gli mette in mano ventimila lire e lo prega di non farsi più vedere.

Molti degli episodi successi in questi giorni, molti dei personaggi che sono giunti a Vermicino inducono a pensare che questa vicenda abbia come sollevato una ventata di follia, la cui onda lunga, in qualche caso, ha continuato a propagarsi per anni. E’ un’ipotesi sfuggente, un po’ irrazionale, che però si riaffaccia alla mente in modo prepotente quando, ancora oggi, si incontra qualcuno dei protagonisti di allora. Nessuno è in grado di dire quanta follia Vermicino abbia generato, ma certamente ne ha attirato molta, come una potente calamita.

Fotogramma del film “Videodrome” di David Cronenberg, uscito nelle sale l’anno dopo, il 1982.

Trenta milioni di italiani hanno seguito la vicenda di Alfredino davanti al video. Per molti redattori del tg1 e tg2 c’è anche l’amara sensazione di aver contribuito a evocare una creatura mostruosa. Se è vero che durante lo svolgimento del dramma la gente voleva sentir parlare solo di Alfredino, dopo la terribile ultima notte, dopo la morte del bimbo, i centralini della rai hanno ricevuto centinaia di telefonate di protesta. Tutte persone che si sono sentite tradite dal servizio pubblico, come travolte e lasciate senza difese di fronte alla trasmissione televisiva più sconvolgente che sia mai andata in onda.

Trenta milioni di persone imprigionate nell’incubo, prigioniere, vittime dell’orribile attrazione che avevano quelle immagini, finite dentro il pozzo, bambini sconvolti che si svegliavano di notte di soprassalto parlando di Alfredino.

Il presidente della Rai Sergio Zavoli […[ scende in campo per difendere l’operato dell’azienda di viale Mazzini: “Le telecamere a Vermicino erano una telecamera. UNA sola telecamera che per diciotto ore ha proposto un unico piano sequenza. In questa presenza […] discreta, in questa fissità del tempo e dello spazio va visto, a mio avviso, il grado di responsabilità del servizio pubblico. Se, al contrario, lo zoom avesse indagato con compiacenza e golosità tra i volti, le situazioni, le attese, i dettagli più crudeli, quali accuse avremmo dovuto sentire?” […] Ugo Zatterin lo conferma: “Abbiamo volutamente usato questa tecnica ‘riduttiva’ per non drammatizzare”

Ma su questo punto l’editorialista del corriere Giulio Nascimbeni [fa un’osservazione]: “Forse, al di là della terribile carica delle immagini, è stato anche l’effetto della tecnica televisiva usata: quella ripresa fissa, quasi un monoscopio, quel fotogramma paralizzato che non aveva nemmeno il riscatto del’animazione e quindi rendeva l’angoscia e il dolore ancora più ossessivi.”

Più di una persona, tra quelli che sono stati a Vermicino e che hanno anche visto le immagini della diretta televisiva, conferma che assistere al dramma davanti al piccolo schermo era quasi più allucinante e claustrofobico che viverlo sul posto. “La trasmissione televisiva” commenta qualche giorno dopo la psicologa Caterina Sorrentino, “ha certamente avuto un impatto molto violento. Ritengo addirittura che l’atmosfera fosse più stemperata sul luogo della vicenda che non nelle case degli italiani che seguivano la tivù. Sul posto c’erano alcuni elementi estranei, e al tempo stesso facenti parte del quadro generale, che alleggerivano di tanto in tanto la tensione. Nelle case la televisione portava invece un’immagine ben precisa, limitata quasi sempre a quei pochi metri quadrati dove i soccorritori si muovevano: una sorta di palcoscenico sul quale si alternavano i protagonisti della vicenda. Come angosciante sottofondo la voce di Alfredo, che gli apparecchi televisivi diffondevano molto più chiaramente di come noi la ricevessimo sul posto” (Piero Poggio, Gente, 3 luglio 1981)

Ci sarebbe stata l’intenzione di coprire l’oscuro e inquietante scandalo della P2, di cui allora si percepisce già la gravità, ma non ancora le dimensioni e la portata? Sospettano questo perfino alcuni giornalisti della Rai, come Piero Badaloni, ancora oggi convinto che se l’inizio della lunga diretta fu casuale non fu casuale la decisione di proseguirla, di andare avanti per tutte quelle ore.

Questa quasi totale assenza di filtro – che mai era capitata in televisione e mai più capiterà – è avvenuta in occasione di un evento che più tragico non si poteva immaginare. La tragica fine di quella creatura è piombata nelle case degli italiani […] senza che la mediazione giornalistica potesse attutirne l’impatto.

A Vermicino non c’era nessuno incaricato di organizzare e razionalizzare le emozioni. […] Anche questa mancanza di punti di riferimento ha contribuito a sconvolgere i telespettatori.

[…] E’ un luogo comune dire che la “tv del dolore” è cominciata in quella occasione, ed è sbagliato perché quella che verrà poi conosciuta come “tv del dolore” prevede appunto una mediazione tra l’emozione scatenata e la risoluzione finale che fa si che il pubblico non ci pensi più una volta spento il piccolo schermo […] Gli autori, nella “tv de dolore”, devono stare attenti a scegliere, controllare, […], addomesticare la realtà che viene proposta in tv. E’ come se la diretta di Vermicino rappresentasse l’obiettivo “emotivo” a cui tutti gli autori televisivi idealmente tendono, sapendo però che non possono, non devono mai raggiungerlo.

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“Il corpo di Alfredino, quando fu recuperato sabato 11 luglio,  era avvolto da un prisma di ghiaccio di azoto liquido di circa un metro di altezza per cinquanta centimetri di larghezza.”

Il 13 luglio Pertini, senza preavviso, si reca all’istituto di medicina legale per rendere omaggio ad Alfredo. Lo fa senza preavviso come suo solito e davanti alla piccola salma si commuove ancora una volta.

Angelo Licheri e Donato Caruso [gli unici due volontari che sono riusciti a toccarlo, il primo quando era ancora vivo, il secondo quando era ormai morto] portano la piccola bara. Il parroco di Vermicino don Francesco Terribile, dopo aver ricordato la titanica lotta per salvare il bambino, dice che Alfredo è come un seme caduto sotto terra che deve far fiorire qualcosa di nuovo, darci una società migliore.

I resti mortali del bambino vengono alloggiati in un loculo. Almeno la sua ultima dimora non sarà sottoterra. Devono avere pensato qualcosa di simile anche i tre alpinisti che pochi giorni prima, conquistata una vetta di tremila metri del gruppo del Sassolungo, sulle Dolomiti, hanno deciso di intitolarla proprio ad [Alfredo Rampi.]