Vermicino, uno tsunami mitopoietico

5 06 2021

Il seguente post cominciammo a scriverlo il 24 agosto 2019, per poi interromperlo e inserirlo nell’archivio mantenendolo allo stato di bozza.  Lo completiamo e presentiamo adesso, in occasione della scadenza dei quarant’anni esatti di distanza da quell’avvenimento cardine su cui saranno incentrati gli appunti che esporremo in seguito a una prefazione, lunga, si, ma necessaria, da scrivere e da leggere.

Buona lettura!

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Parliamo di una “caduta nel pozzo” che, per qualche giorno, prese possesso dell’attenzione di milioni e milioni di telespettatori, attivando un dramma collettivo scaturito nientemeno che dal seno di quella “programmazione regolare delle trasmissioni della tv italiana” all’epoca di poco più di venticinque anni di vita in quel pazzesco 1981.

Erano anni particolari quelli: dal 1976-1977 in poi, fino al 1982 (Breve appunto veloce su Grace Kelly | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com), in cui era come se un presente senza nome stesse inghiottendo contemporaneamente passato e futuro prendendo, altrettanto contemporaneamente, il meglio e il peggio da entrambi.

Chiariamo bene subito una cosa però, a scanso di equivoci: nulla a che vedere col “presentismo” che denunciammo bene nel seguente post: Come la tecnologia ha ucciso il futuro | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

I primi vagiti di ciò che, tanto tempo dopo, si sarebbe chiamato “consumismo”, alla fine della Ricostruzione, all’incirca nel 1952 – dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale di qualche anno prima – erano percepiti come in modo sognante, poetico e “nuovo di zecca”. In quel ’52, però, ben pochi potevano davvero prevedere gli slanci e i cambiamenti senza precedenti che ci sarebbero stati nei trent’anni successivi. Cambiamenti in qualche modo dovuti alla maturazione definitiva dei semi della cosiddetta “Seconda Rivoluzione Industriale” la cui primissima preparazione cominciò nel “dopo 1848”, il cui inizio in sordina cominciò poi una ventina di anni più tardi e le cui novità senza precedenti nella vita di tutti i giorni, cominciarono a comparire e svilupparsi concretamente dal 1890 al 1920.

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Quello sviluppo tumultuoso, di fine XIX-inizio XX secolo, del prometeico portare il fuoco sacro degli Dei al mondo profano degli uomini occidentali (petrolio, elettricità, chimica di sintesi ed energia atomica) portò a una reazione totalitaria come mai si vide prima nella Storia ricordata in Occidente: la miscela di quei doni di Prometeo e dei modi di fare bellici ereditati da tutti i secoli passati, assieme ai modi gerarchici di pensare, ebbe come risultato due guerre “alla vecchia maniera” (cioè conquiste territoriali di eserciti nemici in combattimento l’uno contro l’altro in rappresentanza di idee collettive inculcate nelle masse dai reggenti sopra di loro) mai così distruttive!

…fino a giungere al 1945 della Storia ricordata in Occidente e al LAMPO che si vide nell’estate di quell’anno da una parte all’altra sulla superficie del pianeta. Il lampo in oriente trasportato dall’occidente a bordo dell’Enola Gay – Wikipedia: la concretizzazione nella realtà materiale della “distruzione dei mondi” da parte del dio Shiva, così come venne da pensare allo scienziato Robert Oppenheimer – Wikipedia quando vide i bagliori cosmici e non terrestri di quelle esplosioni mai viste prima da nessuno poiché sono la reificazione di dei che accecano chi li guarda in faccia.

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Quegli scienziati, che avevano contribuito in pieno allo sviluppo di ciò che venne sperimentato in gran segreto nei deserti americani, sapevano bene che una bomba funzionante con lo stesso identico funzionamento delle stelle, se fosse stata impiegata nella stessa scala delle armi usate nelle Guerre Mondiali degli allora ultimi trent’anni, avrebbe significato molto probabilmente la distruzione materiale dell’intera umanità. Insomma, una terza riproposizione “mondiale” di una guerra “alla vecchia maniera” usando quelle bombe, sarebbe stato sinonimo di una parola sola: suicidio.

Gli anni quaranta furono una specie di buco nel normale tessuto spaziotemporale della Storia conosciuta, di cui tutti i decenni successivi – nessuno escluso – subirono le conseguenze dovendone fare i conti: l’immensa distruttività attinta dagli elementi dei nuclei atomici cambiò per sempre la Storia, contemporaneamente allo sviluppo della missilistica sia negli USA che nell’URSS da parte degli stessi uomini (il più famoso tra loro fu Wernher von Braun – Wikipedia) che prima la svilupparono nella loro terra d’origine, la Germania in mano ai nazionalsocialisti; quegli uomini – presumibilmente in contatto diretto con chissà quali forze – avevano sviluppato anche altri progetti, le cui tracce, penso, si dischiusero nei cieli con diversi avvistamenti dal 1947 al 1952, cronachisticamente documentati sulle prime pagine dei giornali dell’epoca, .

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Avrebbero mai potuto immaginare gli USA e l’URSS nel 1922 di cosa sarebbero riusciti a fare trenta e quarant’anni dopo? Gli esperimenti nucleari con la “bomba H” nell’atmosfera, l’aviazione dei caccia e dei B-52 e poi i lanci di missili e satelliti artificiali avrebbero portato alla fine di quel tipo di guerra che ce lo si stava trascinando dietro ormai da innumerevoli secoli e perciò alla fine di un tipo di Storia che era andata avanti da altrettanto!

Gli anni ’50 del XX secolo sono stati questo inizio, era l’inizio della Fine, che però ci sarebbe stata tutt’altro che subito. Era quando ancora non si derideva affatto chi parlava di UFO e quando i ragazzini delle scuole negli USA si esercitavano a buttarsi a terra in un certo modo nel caso in cui la luce accecante di una “Bomba H” proveniente dal “mondo comunista” fosse apparsa al di là delle alte finestre dell’aula in cui studiavano e facevano ricreazione.

Nel 1981 erano passati solo nemmeno trent’anni da quegli scenari, dalla fine di Joseph Stalin e dall’incoronazione di Elisabetta II, dagli ampi spazi nel cielo e nel cosmo al di fuori dell’orbita terrestre che improvvisamente si aprivano assieme a tutte quelle tensioni “tra i due blocchi USA-URSS” le quali, prima di finire nel 1963 con il termine degli esperimenti nucleari nell’atmosfera – il più importante dei quali fu l’esplosione della Bomba Zar – Wikipedia – tensioni che ebbero il loro culmine nel 1961 e 1962 rispettivamente con le crisi di Berlino e di Cuba, quando insomma erano ancora tutti da costruire i confini dei muri in cui, dal 1964 in poi – dopo le emersioni di papa Paolo VI, del capo dell’URSS Breznev, del presidente Johnson (e in Italia di Aldo Moro col suo primo governo) – senza più tutte quelle tensioni inter-continentali, si sarebbe finalmente sviluppato il FUTURO.

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Cosa successe invece dopo il 1977? Esplose quel “NO FUTURE” che allora sembravano in pochi a vederlo: i punk britannici per esempio. E’ sorprendente quanto il movimento punk sia riuscito a estendersi e influenzare, anche ben oltre i confini della Britannia, a partire appunto dal ’77, nonostante avesse avuto origine, in sostanza, da emarginati straccioni senza arte ne parte.

In quella fine anni ’70-inizio anni ’80 del XX secolo, erano ancora in gran parte presenti, penso soprattutto all’Italia, le “vedette” in attività già magari ai tempi della Distruzione negli anni ’40 e comunque ai tempi della Ricostruzione negli anni ’50 e poi del “Sempre più in alto”, delle escalation nel decennio ancora successivo…erano ancora presenti celebrità del teatro di rivista, radiofoniche, cinematografiche, della “vecchia politica”, del “vecchio giornalismo” (Nicolò Carosio – Wikipedia), i “mostri sacri della commedia all’italiana”, i cantanti appartenenti a mondi che non venivano più sentiti affatto come “ancora attuali del  nostro presente”, tutt’altro, e, a ogni modo, tutti questi, proprio in virtù delle loro origini, continuavano comunque a pensare alla Storia così come venne trasformata dalla Seconda Rivoluzione Industriale, cioè all’insegna del “avanziamo verso il futuro per far sì che sia ancora migliore del passato che abbiamo vissuto noi”, avendo questo punto di vista anche attraversando i “brutti tempi” 1922-1952 e mantenendoselo (e, anzi,  naturalmente rafforzandoselo!) nei “tempi dell’ascesa”, quelli a partire dal 1957.

Vent’anni esatti dopo, passate le “domeniche senz’auto” del 1973 e arrivato e sparito il 1975 senza che il socialismo si fosse espanso, non essendo ancora alla portata di tutti l’elettronica e la digitalizzazione – allora già presenti ma ancora soltanto in fasce – lo Spleen – Wikipedia per parecchi cominciava a essere forte; le premesse e promesse rivoluzionarie di qualche anno prima (1968-1969) tardavano a manifestarsi in concreto e il terrorismo di estrema sinistra ed estrema destra che mieteva vittime quotidianamente era di sicuro uno dei sintomi maggiori di questa insofferenza di cui il “NO FUTURE” dei punk era il riassunto più scarno, certo, ma anche forse il più esaustivo.

La “sconfitta delle lotte operaie ai cancelli della FIAT” (Dalla marcia dei 40.000 al referendum del 54% | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com), che si consumò tra il 1973 e il 1980, fu dovuta in gran parte agli effetti dell’inizio della della cosiddetta “Terza Rivoluzione Industriale” ma ben pochi allora tra la classe operaia, utilizzando in modo ordinario una forma mentis molto ideologica e imbevuta di dialettica, se ne accorsero. A quei tempi, vigeva ancora un sistema semi-pianificato in cui l’economia di mercato e i mercati finanziari venivano influenzati e anche regolati dalle istituzioni nazionali oltre che dalla politica partitica + associazioni sindacali e di categoria, regolazioni…”ideologiche” però (in sostanza basate sulla cultura storico-umanistica) e che perciò non potevano essere accettate in un eventuale mondo futuro in cui le attività umane avrebbero fatto riferimento a una struttura di controllo basata fondamentalmente sulla digitalizzazione informatica e telematica di tutto quanto il quantificabile.

In quella seconda metà degli anni ’70, si videro dei drammi mai visti esplodere sugli allora mass media: rapimenti e omicidi quasi in diretta di figure politiche paterne al vertice, in grado di grandi capacità dialettico-mediatrici, nate, cresciute e maturate agli antipodi del “no future” sia quello dei punk…sia quello di una moltitudine di figure dell’estremismo politico perlopiù giovanile nell’ Italia di quegli anni.
Furono anni in cui venne ammazzata un’ingente quantità di “servitori dello stato”, in cui le cronache dei telegiornali erano farcite di fototessere segnaletiche in bianco e nero di terroristi ricercati che rapivano, rapinavano e uccidevano. Ovunque.

Contemporaneamente, tuttavia, a una prima emersione di mondi elettronici e virtuali che pervadeva di novità tempi ancora carichi di tutto quel bel consumismo pionieristico il quale però non era certo più vissuto con un senso di ottimismo che cominciava già a non esserci proprio più collettivamente come prima, oltrepassate le “colonne d’Ercole” del 1970.
Caso strano, fu nel 1964, dunque proprio all’inizio di quella “distensione USA-URSS” – che seguì gli incontri e accordi al vertice tra le due super-potenze per la fine degli esperimenti atomici nell’atmosfera – che, con la cosiddetta “congiuntura” ci fu una prima avvisaglia della fine prossima ventura di quell’ “ottimismo sognante e incantato” – il quale direi ebbe la sua massima manifestazione nel 1957 (L’anno più felice di sempre | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com) – e che fu una caratteristica degli anni della Ricostruzione una volta esauritosi il Dopoguerra. Nel 1964 vi fu quel tentativo di colpo di stato in Italia, il cosiddetto “piano Solo” ordito dal generale De Lorenzo assieme allora presidente Segni: un filo rosso che giunge a quel 1970 citato poco fa, quando si ebbe un altro tentativo di golpe in dicembre, stavolta ad opera del principe Junio Valerio Borghese, dopo le esplosioni – di cui una veramente sanguinosa a Milano – del 12 dicembre dell’anno precedente, quelle che inaugurarono ciò che venne poi chiamato “strategia della tensione” e che ebbe il suo non plus ultra col rapimento, detenzione e omicidio di colui il cui primo governo partì proprio ai tempi del primo tentativo di colpo di stato.

L’impossibilità, a causa di ciò che partì nel 1945, di fare la guerra alla “maniera tradizionale” – quella risalente almeno fin dai tempi dei sumeri – con i grandi eserciti contrapposti, guidati da generali per la conquista di (grandi) territori e l’assoggettamento di popolazioni, portò, durante gli anni ’50, alla costituzione di mega-alleanze militari di super-potenze continentali coi loro stati satelliti, nelle quali (NATO – più SEATO e CENTO – vs “Patto di Varsavia”) veniva utilizzata strategicamente più la minaccia di guerra che la guerra su vasta scala vera e propria e quelle alleanze militari erano sostanzialmente delle immense strutture gerarchico-burocratiche basate più che altro sul continuo ammodernamento tecnologico per impressionare l’altra parte della barricata.
La contrapposizione USA-URSS, fino al 1963, come si sa, sembrò far davvero temere, più volte, potesse degenerare in una nuova guerra mondiale termonucleare, magari per colpa di un’azione inconsulta di uno dei carri armati che si fronteggiarono da una parte all’altra di Berlino durante la crisi che venne risolta solo con l’edificazione del Muro tra le due parti della città: nella mente collettiva dell’Occidente aleggiava il fantasma di una guerra atomica inter-continentale scatenata (dai bombardieri sempre in volo) magari soltanto a partire da un carro armato che da una parte o dall’altra del reticolato della porta di Brandeburgo, avrebbe potuto compiere qualche azione – anche apparentemente insignificante – che però non avrebbe mai dovuto fare perché interpretata male dal nemico davanti a lui! La crisi di Berlino avveniva dentro i confini municipali di una metropoli europea ma la sua gravità era appunto inter-continentale e andava di gran lunga al di là dell’Europa, comprendendo i territori americani e asiatici.

Invece poi, per circa un quindicennio dopo il 1963 – durante tutto l’arco del pontificato di papa Paolo VI – la divisione USA-URSS mantenuta dal Muro a Berlino fu – oggettivamente e paradossalmente – quella struttura solida e su cui non c’era più da discutere, che, in qualche modo, era il confine sicuro delle piazze dove, dal 1964 al 1979, non venne “cambiata la società” ma ne vennero – senza alcun dubbio – liberalizzati i costumi.

Cominciava – altrettanto senza alcun dubbio – a iniziare qualcosa di apocalittico in quegli anni, pensiamo a tutti quei morti ammazzati ben pubblicizzati su giornali, radiogiornali e telegiornali, con il pubblico bene attento a tutto quanto succedeva sul serio e non ancora distratto dagli allora inesistenti internet, videogiochi e serie tv…pensiamo a come venissero assaltati e uccisi banchieri, giornalisti d’inchiesta, magistrati, presidenti, generali, e forse persino un papa; pensiamo a stazioni ferroviarie saltate in aria assieme a decine di vittime tre mesi prima di un terremoto altrettanto catastrofico, col presidente della Repubblica Italiana di allora – in seguito assurto a figura mitica – pencolante da un luogo di dolore all’altro, schiacciato emotivamente dalle sofferenze umane dei suoi concittadini, visti un po’ come dei nipoti sotto la sua guida morale.

Abbiamo parlato di tentativi di colpi di stato, di terrorismo ideologico di sinistra e destra estreme, di “strategia della tensione” e di “distensione USA-URSS” e di come tutte quante queste cose proliferarono dal 1964-1969 fino a fine anni ’70 nel momento in cui i confini del “muro di Berlino” e dei confini tra “le due Germanie” – ormai decisi “una volta per tutte” assieme al termine degli esperimenti atomici nell’atmosfera – erano quelli delle piazze in cui ci si scatenava politicamente in quel quindicennio, dimenticandosi di quel privato a-politicizzato dentro cui invece si ritornò a rifugiarsi finito l’anno 1980 (INDRO MONTANELLI: Alle origini del RIFLUSSO | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com).

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Quando Alfredino Rampi, il 10 giugno 1981, cade dentro il pozzo artesiano, siamo in un momento in cui l’Italia e il mondo paiono come essere entrati nell’ “orizzonte degli eventi” proprio di un buco nero, il mondo di quel quindicennio 1963-1978 che abbiamo detto (contemporaneamente sia di distensione tra i due blocchi continentali e sia di “strategie della tensione” al loro interno) comincia palpabilmente a non esserci più, si sgretola…non ci si sente più il terreno sotto i piedi!

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Alfredino cade nel pozzo di Vermicino nella parte ancora primaverile di giugno e in quella primavera ’81 scoppiano tanti drammi sui mass media, che concentrano tutta la mente collettiva nel presente non facendola per ora pensare al futuro: la “strategia della tensione” comincia a collassare sul serio con l’arresto del “pezzo grosso” Mario Moretti – Wikipedia, il più pesantemente implicato nel rapimento-omicidio di Aldo Moro – Wikipedia e con la scoperta giudiziaria di nomi eccellenti – anche ministri e militari – nelle liste di Licio Gelli – Wikipedia a capo della loggia massonica deviata “propaganda 2” la quale – presumibilmente a partire dal 1964-1970 – era diventata uno stato occulto dentro lo stato: a causa di ciò, il governo guidato da Arnaldo Forlani – Wikipedia dovrà dimettersi a maggio, una volta fatto entrare ufficialmente nell’illegalità ciò che fino a poco tempo prima era ben tollerato e coperto da qualche alto vertice del sistema di potere occidentale: il governo Forlani sarà l’ultimo dell’era pluri-trentennale dei governi italiani soltanto democristiani, successivamente arrivò il primo governo a guida non democristiana, quello di Giovanni Spadolini – Wikipedia e vennero aperte commissioni parlamentari per indagare sulla turbolentissima “strategia della tensione” che se la si stava, altrettanto turbolentemente, per lasciare alle spalle; in quello stesso marzo il presidente USA Ronald Reagan viene preso a pistolettate così come nientemeno che il PAPA in persona, il polacco Giovanni Paolo II eletto da pochi anni: preso a pistolettate anche lui, a maggio. Entrambi i SUPER-CAPI dell’Occidente in quella primavera rimarranno, per un certo tempo, tra la vita e morte e ciò verrà monitorato dai mass media.

La fine della “distensione USA-URSS” era ormai certa dopo la rivoluzione islamica iraniana e soprattutto l’invasione sovietica dell’Afghanistan di due anni prima e con la difficile situazione degli stati satelliti dell’URSS (Polonia in primis) e oltretutto la decisione d’installare missili nucleari tattici nell’Europa occidentale in risposta ai missili sovietici SS-20, gli spettri della distruzione atomica tornavano sui mass media così come non succedeva più da una ventina di anni a quella parte e stavolta a far paura, più che i B-52 armati di bombe, erano i missili tattici e quelli strategici che potevano ospitare ben più di una testata nucleare, oltre naturalmente ai sottomarini armati vicino alle coste. Allora non moltissimi pensavano alla possibilità che il “Muro” avrebbe perduto la sua funzione – poco meno che trentennale – proprio alla fine di quel decennio appena iniziato e avevano timore invece dell‘ineluttabilità storica di una Terza Guerra Mondiale tra i due chiarissimi e ben delineati “blocchi contrapposti” così come furono “scontri di blocchi contrapposti” quelli che si erano visti nelle due Guerre Mondiali precedenti. Negli anni ’90, su un annuario Rizzoli, seppi che in quell’inizio anni Ottanta circolava un testo che illustrava le analogie del 1980 col 1914 e che l’ho rintracciato al seguente indirizzo: “Rumors of War: The 1914 Analogy | Foreign Affairs

In giro c’erano ancora tutte le cose del 1961 (“Muro” compreso quindi) ma le tv private a colori, i personal computer, i videogiochi dentro i bar, i primi bancomat e gli automezzi con ormai tanta elettronica ed elementi in PVC, facevano capire, a chi sapeva vedere, che un “trapasso” era ormai prossimo. Il “buco nero” di quel 1981, in cui non si riusciva a stare in piedi e si rischiava di perdere l’equilibrio e cadere, era anche dovuto al fatto che trenta-quarant’anni prima di allora il mondo era diversissimo, così come NON lo sarebbe più stato altrettanto trenta-quarant’anni dopo di allora, e adesso, col senno di poi, lo sappiamo bene!

Presumibilmente, se non ci si fosse trovati in tali condizioni di coerenza multi-contestuale in Italia e nel mondo, non si sarebbe mai potuto manifestare quel vero e proprio tsunami che fu il precipitare di milioni di telespettatori, appartenenti a una nazione intera, all’interno di un buco nero, seguendone tutte le vicende minuto per minuto, tutti quanti anche di notte fino alle prime luci del mattino.

Potrebbe anche essere che a generare gran parte del “gorgo oscuro scivoloso” di quel 1981, furono i conflitti sotterranei sull’utilizzo allora futuro delle nuove tecnologie elettroniche-digitali di fronte a cui si doveva cominciare a fare per davvero i conti e si sarebbe visto presto – a partire già dall’anno successivo – quanto quelle tecnologie fossero in grado di cambiare le cose in Occidente, anche per quanto riguardava la vita di tutti i giorni, la cultura e il cosiddetto “intrattenimento”  e non soltanto – così com’era stato invece fino allora – utilizzate esclusivamente per le strutture di “back office” della produzione industriale e dei sistemi logistico-militari…anche per questi motivi, tutti quegli shock collettivi si addensavano e avrebbero spinto a far cantare a un musicista inconsueto (il quale avrebbe visto la morte esattamente quarant’anni dopo) “Mister Tamburino/non ho voglia di scherzare/rimettiamoci la maglia/i tempi stanno per cambiare”, in una canzone ospitata dentro un album, uscito verso la fine di quello stesso anno, con dei testi come “Lo shivaismo tantrico/di stile dionisiaco/il senso del possesso/che fu pre-alessandrino” i quali ebbero l’ardire di trovarsi dentro il primo disco italiano che raggiunse il milione di copie vendute!

E, a proposito di cantanti, non dimentichiamoci che appena una settimana prima della caduta di Alfredino nel pozzo, il 2 giugno, trovò la morte in un incidente stradale Rino Gaetano – Wikipedia, il cantante dalle conoscenze strane agli alti livelli ai cui signori che si trovavano lassù, gli piaceva pestare  i calli e che metteva nelle sue canzoni riferimenti da ben pochi rintracciabili e riconoscibili ma che a quei pochi pare non piacesse affatto che Rino Gaetano li mettesse.

Morte Rino Gaetano, incidente o omicidio? Cosa accadde il 2 giugno 1981 (viagginews.com)

Non è vero, come certi dicono, che “il caso non esiste”, il caso esiste eccome ma va studiato, analizzato aprendo la mente e soprattutto non sottovalutato, poiché il discrimine tra “caso” e “non caso” – ammesso che esista – può essere molto più sottile di quanto si tenda generalmente a pensare.

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Tutti gli appunti che seguono li ho presi aiutandomi con l’ottimo libro-inchiesta di Massimo Gamba, “Vermicino. L’Italia nel pozzo – Massimo Gamba – Libro – Sperling & Kupfer – Le radici del presente | IBS“, uscito nel 2007 di cui assai di recente (25 maggio scorso) ne è stata fatta una riedizione, Alfredino. L’Italia nel pozzo – Massimo Gamba – Libro – Sperling & Kupfer – Pickwick | IBS

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Pierluigi Pini, che prima di entrare in Rai (inviato tg2) lavorò per vent’anni al quotidiano (ora scomparso da tanto tempo) Paese sera, rientrato a casa dopo mezzanotte, vide su una delle tante tv private che allora proliferavano (forse Teleroma56)  una scritta che scorreva in sovrimpressione: “si cerca una gru per aiutare a tirare su un bambino caduto in un pozzo”.

Anche Giancarlo Santalmassi – Wikipedia, caporedattore cronaca tg2, vede il messaggio della tv privata in quelle ore notturne tra l’ 11 e il 12 giugno, chiama anche lui la redazione e gli dicono che Pini sta partendo per raggiungere la località dove si trova il pozzo. […] L’operatore Vitaliano Natalucci comincia a impressionare metri e metri di pellicola. Sono le primissime immagini registrate di questa vicenda. Immagini preziose, importanti, che rimarranno nella storia della televisione, e non solo. Pini cala il microfono dentro il pozzo e la voce di Alfredino, le sue grida disperate rimangono incise sul nastro magnetico. Quelle immagini e quei suoni, così, senza commento, andranno in onda nel tg2 delle 13. A quell’ora, le urla del bimbo, sepolto vivo nel pozzo entreranno nelle case degli italiani e chi le ascolterà non potrà mai più dimenticarle.

E’ lì, con le registrazioni di quella prima notte, che nasce l’evento televisivo,, anche se la lunga diretta di diciotto ore, che tutti ricordano e che tanto ha fatto discutere, comincerà solo il giorno dopo. […]

I nomi “Vermicino” e “Alfredino” cominciarono allora a prendere forma assieme nella coscienza collettiva, quasi come se fossero stati elementi di una favola mitica.

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Tutte le fiabe che parlano di pozzo – Ti racconto una fiaba

Il microfono piazzato nel pozzo è importante anche per un altro aspetto. Si tratta dello strumento che consentirà di far sentire la voce di Alfredo, le sue urla strazianti a milioni di italiani, attraverso la televisione. Comunque la si voglia pensare, sono proprio le grida del bambino ad aver attratto come una calamita l’attenzione della gente su Vermicino, più ancora delle immagini. E questo, senza quel microfono, non sarebbe mai potuto accadere. […]

[…] Ma proprio alle 10.30 il flusso informativo, che presto diverrà un gigantesco fiume in piena, si interrompe, almeno nella zona del Lazio. Le antenne radio della vicina antenna di Santa Palomba, la più grande e potente di Roma, interferiscono con il microfono calato nel pozzo, sovrapponendo alla voce di Alfredino i programmi radiofonici della Rai e delle emittenti private. Il risultato è una singolare e grottesca miscela sonora, che crea seri problemi ai soccorritori. Come se non ce ne fossero già abbastanza. I vigili del fuoco chiamano l’azienda pubblica e in brevissimo tempo la dirigenza della Rai decide di sospendere per un’ora tutti i programmi. La stessa cosa fanno le radio locali e i radioamatori della zona. In realtà ci vorrà parecchio tempo per sistemare le cose e il black out durerà ben sette ore, dalle 10,30 alle 17,30, quando sulle tre reti radiofoniche della Rai verrà diffuso questo messaggio: “Avvertiamo che le trasmissioni riprendono anche nella zona laziale e in quelle limitrofe. Ci scusiamo con i nostri radioascoltatori, lieti se il temporaneo silenzio del servizio pubblico avrà contribuito, come tutti auspicano, alla salvezza del bambino.” Il Messaggero fa notare che si tratta di un caso senza precedenti. “Dal periodo della guerra a oggi non era mai successo niente di simile.” E riferisce che al giornale sono giunte parecchie chiamate di cittadini allarmati. “Quando saltando da un programma all’altro mi sono reso conto che nessuna stazione trasmetteva, ci ha detto un lettore, m’è venuto il sospetto che stesse succedendo qualcosa di grave, tipo un colpo di stato o roba del genere. (Il Messaggero, 12 giugno 1981). Sono i giorni in cui sta esplodendo, in tutta la sua virulenza, lo scandalo della P2. Nel paese circolano con insistenza voci di forze eversive pronte ad agire. Le preoccupazioni di quel lettore, dunque, non sono poi così peregrine. Sandro Curzi – Wikipedia, direttore del tg3, ricorda che “in quei giorni arrivavano notizie strane. Sembrava che una parte dei servizi segreti fosse stata informata che stava per accadere qualcosa di straordinario.

Oggi sappiamo che fu di Giancarlo Santalmassi la decisione di mandare quelle immagini e quei suoni così come uscirono dal microfono, senza commento.

Dal momento che il servizio pubblico televisivo negli anni prima passò dal controllo del governo a quello del parlamento – dalla riforma RAI del 1975 in avanti – vi furono tensioni tra il tg1 e il tg2 per stabilire chi aveva la priorità per il collegamento. C’era infatti una sola telecamera mobile che trasmetteva inquadrando in modo fisso la trivella che scavava il cosiddetto “cappellaccio”, un materiale roccioso vulcanico estremamente duro composto da tufo e peperino.

Poiché la zona di Vermicino, come tutti i “castelli romani”, un tempo apparteneva a un vero e proprio vulcano, il cosiddetto Vulcano Laziale – Wikipedia.

Per rendersi bene conto come in quell’inizio di anni ’80, il terrorismo di estrema sinistra di matrice brigatista rossa non fosse stato comunque ancora debellato sul serio, basti ricordare la vicenda del povero Roberto Peci, che venne rapito e ucciso, d’altra parte proprio perché le cose stavano cambiando rispetto a qualche anno prima poiché cominciavano a esserci i brigatisti pentiti e il fratello Patrizio Peci fu uno di questi. Roberto Peci, invece, fu sequestrato – proprio il giorno in cui Alfredo Rampi cadde nel pozzo, il 10 giugno – da un commando di quattro terroristi sotto gli ordini del “criminologo brigatista” Giovanni Senzani – Wikipedia e, dopo cinquantacinque giorni di detenzione, la stessa durata di quella di Aldo Moro, il 3 agosto Peci venne anche ucciso allo stesso modo, cioè con undici pallottole. Per qualche tempo, circolò la leggenda che l’interrogatorio di Mario Moretti ad Aldo Moro venne ripreso con una delle prime videocamere amatoriali, conservato dentro chissà quale cassetta di sicurezza e qualcuno disse persino di averlo visionato in segreto: è certo che invece venne davvero filmato l’interrogatorio di Giovanni Senzani a Roberto Peci e mandato alla Rai per essere trasmesso anche se il responsabile Sergio Zavoli – Wikipedia si rifiutò nettamente di farlo. L’esecuzione di Peci pare avvenne per trasmettere un messaggio chiaro ai brigatisti pentiti di tacere sui misteri del caso Moro.

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[…]Tra una chiacchiera e l’altra qualcuno dice di aver visto in televisione, meno di una settimana prima, un telefilm con una storia molto simile a quella che si sta vivendo qui. In effetti una tv privata ha trasmesso un episodio della serie La casa nella prateria [l’episodio “Little girl lost”, “La piccola bambina perduta”] in cui una bambina cade in un pozzo. I soccorritori ne scavano uno parallelo, poi un cunicolo orizzontale e alla fine riescono a raggiungerla e a trarla in salvo. La somiglianza con la vicenda di Alfredino è impressionante. […] manca solo il lieto fine.

“La casa nella prateria” Little Girl Lost (TV Episode 1976) – IMDb

Qualcun altro ricorda L’asso nella manica, il capolavoro che Billy Wilder ha girato trent’anni prima, nel 1951. Un uomo rimane intrappolato in una miniera. Kirk Douglas, che veste i panni di Charles Tatum, un giornalista cinico e ambizioso, prima organizza i soccorsi, poi fa di tutto per ritardarne l’opera in modo da sfruttare il clamore da lui stesso creato intorno alla notizia. Nel frattempo, ai margini della miniera si raduna un’immensa folla che dà vita spontaneamente a una grande kermesse, dove la tragedia di un uomo che muore si trasforma in macabro spettacolo.

L’asso nella manica – Wikipedia

Proprio come a Vermicino, dove i venditori di porchetta, con i loro furgoncini, faranno affari d’oro per sfamare le migliaia di persone accorse sul posto. L’asso nella manica è uno di quei rari casi in cui si è deciso di mantenere, per l’edizione italiana, il titolo originale Ace in the Hole. Ma il film ha anche un altro titolo originale, The Big Carnival, il grande carnevale, dove il termine “carnival” può essere tradotto anche con “baldoria”, “orgia”, “parco di divertimenti”…

Prima che si decise per la lunghissima diretta finale (a reti unificate), i telegiornali Tg1, Tg2 e anche a volte il Tg3, interrompevano i programmi consueti con ripetute edizioni straordinarie in diretta da Vermicino. 

Isidoro Mirabella fu il primo omino a calarsi nel pozzo per provare a raggiungere il bambino grazie alla propria struttura corporea esile e minuta. L'”uomo ragno”, così come Alfedino aveva chiamato prima “lo zio Ivo”. Ci furono screzi tra i giovani speleologi  e il responsabile dei soccorsi e primo operativo della protezione civile  Elveno Pastorelli – Wikipedia, i primi volevano segare la tavoletta con l’aiuto di Mirabella ma i vigili del fuoco si erano opposti e volevano continuare con la trivella mandando poi via gli speleologi. Li richiameranno solo nel tardo pomeriggio di venerdì, nel momento più drammatico dell’operazione di salvataggio, in una situazione disperata e ormai fuori controllo.[…]

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“Tutti insieme finalmente”: flusso di ricordi causato da antichi “Tv sorrisi e canzoni” scannerizzati dal blog Imago Recensio | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

Il mostro meccanico della geosonda che trivella con fatica il duro materiale vulcanico, diventa Mazinga, l’eroe di tutti i bambini di quell’anno, per Alfredino e il pompiere Nando Broglio con cui, parlandosi al microfono, diventeranno amici. Cantavano sempre assieme i titoli di testa di Mazinga.

La disfatta dei mostri meccanici: una super-geosonda arancione a pressione  si incastra al primo colpo e non c’è modo di aggiustarla. Un signore di Torino, durante la lunga notte dell’ultima diretta, consiglierà di usare “missili perforanti“. Si fa allora a quota trentadue metri (sopra il bambino a trentasei metri e non sotto, come previsto fino ad allora) il tunnel di collegamento tra i due pozzi. Uno dei tecnici, il primo che va giù, per scavare il tunnel di raccordo, è così conciato da sembrare un mostro spaziale. Martello pneumatico ad aria compressa. Cestello metallico che fa da ascensore per andare a fare un lavoro sotterraneo estremamente faticoso e pericoloso. Solo due metri separano i pozzi ma le insidie del terreno le conoscono tutti. I vigili costretti a lavorare in condizioni limite.

Diretta di diciotto ore dalle 13 del 12 giugno alle 7 del 13 giugno. Inizia il tg2 e mezz’ora dopo il tg1. L’inviato è Maurizio Beretta – Wikipedia, che diventerà direttore generale di Confindustria. Indossa giacca bianca forse di lino, del tutto inadeguata alla situazione, destinata a impolverarsi e macchiarsi col passare dei minuti. Parla forbito con una r leggermente arrotondata che nobilita il suo eloquio. Sembra un piccolo grande Gatsby capitato per sbaglio in una scena di Accattone, film che Pier Paolo Pasolini girò vent’anni prima a pochi chilometri da Vermicino. Notiziari tg1 e tg2 contemporaneamente in onda, in diretta, a reti unificate, e ci rimarranno fino alla mattina dopo. Duello serrato tra gli inviati dei diversi notiziari, Beretta e Bartoccioni, a colpi di microfono per porre le domande al dottor Fava, col suo aplomb.

Governo Spadolini in formazione [dopo le dimissioni del governo Forlani a causa dello “scandalo P2.”] Scorrono le dichiarazioni di Berlinguer, Piccoli, Craxi e dello stesso Spadolini. Cinque minuti appena e poi il mezzobusto Piero Badaloni – Wikipedia riporta tutti i telespettatori a Vermicino. E’ scioccante il contrasto tra le immagini istituzionali del Senato e il caos polveroso che si anima intorno al pozzo; tra le parole misurate e ingessate del servizio pubblico appena visto e la cronaca improvvisata di un fatto che viene raccontato mentre si svolge [in tempo reale]. Le notizie dei tre rapiti allora in mano alle BR: l’ ingegner Giuseppe Taliercio, direttore di Porto Marghera, l’ingegner Renzo Sandrucci, dirigente Alfa Romeo e Roberto Peci, fratello del brigatista pentito Patrizio. Un servizio su quest’ultimo [importantissimo, come s’è già visto] episodio viene interrotto, perché Il futuro capo di Confindustria chiede la linea: ci sono novità e molto positive. Attraverso il microfono calato nel pozzo si sono sentite, nello stesso momento, le voci di Alfredino e dei vigili che stanno scavando [il tunnel di raccordo]. Dunque sono vicinissimi.

La sensazione generale, ormai, è che si sia giunti alla stretta finale. Ecco perché tg1 e tg2 decidono di andare avanti, oltre l’orario consueto. Dopo aver seguito per quasi due giorni questa vicenda così emozionante, non possono staccare la spina proprio ora, quando manca da raccontare solo l’epilogo, la salvezza. Alle 14 si collega con Vermicino anche Rai tre, che trasmetterà anch’essa in diretta sebbene  non in modo continuativo come le altre due reti. Le soli tre reti nazionali esistenti [in quegli anni pre-Fininvest] sono tutte concentrate sul dramma di Alfredino. E’ vero che la richiesta del pubblico ormai è immensa, ma se uno volesse guardare qualcos’altro ormai non può più farlo, deve spegnere la tivù. I centralini della rai bersagliati da migliaia di telefonate, vogliono collegamenti più lunghi, più frequenti, chiedono al servizio pubblico un impegno ancora maggiore. Ma tra le innumerevoli chiamate ce ne sono altre che dicono: “Non fateci più sentire quella voce, è insopportabile, è straziante, è troppo…” Con il passare del tempo la voce del piccolo sarà somministrata al pubblico con sempre maggiore cautela e discrezione, anche se tecnicamente sarebbe possibile ascoltarla sempre, visto che il giorno prima un tecnico era riuscito addirittura a calare un microfono della rai all’interno del pozzo artesiano. Ma in questo caso una saggia autocensura e le sollecitazioni del pubblico suggeriscono una scelta più sobria e moralmente più accettabile.

In attesa della felice conclusione, data ormai per imminente, Piero Badaloni manda avanti questo telegiornale – già diventato qualcosa di molto diverso – con altre notizie: il maxi processo a Torino contro le BR, grandi gabbie ospitanti decine di imputati, vengono letti migliaia di capi di imputazione, un bollettino di guerra. Licio Gelli, “il maestro venerabile” è fuggito dall’Italia diretto, pare, in Uruguay. Meno di un mese prima, il 20 maggio, venne resa pubblica la lista degli appartenenti alla loggia massonica P2. Un terremoto politico-istituzionale che travolse il governo Forlani. Lo stesso giorno in cui fu arrestato Roberto Calvi – Wikipedia per il crack del Banco Ambrosiano, Badaloni sembra quasi scusarsi se è costretto a occuparsi di altro, di queste notizie e di altre come un disastroso terremoto in Iran. Rassicura in continuazione il pubblico che Beretta può chiedere la linea quando vuole. Fratellini di sette e otto anni precipitati in un pozzo e annegati alla periferia di Siracusa. Notizia che allunga la sua ombra come un oscuro presagio disturbando l’ottimismo che continua a essere presente.  Papa Giovanni Paolo II convalescente al policlinico Gemelli [dai colpi di arma da fuoco esplosi contro di lui un mese esatto prima], vuole essere informato sulle difficili operazioni di soccorso e forse vede anche la diretta.

Arriva il presidente della Repubblica Sandro Pertini – Wikipedia e intuisce che Vermicino può essere un riscatto per gli scandali nei soccorsi dopo il terremoto dell’Irpinia del novembre 1980: “i vigili del fuoco che riescono a salvare un bambino caduto in un pozzo!” Con la cuffia ascolta la voce del piccolo. Nando Broglio fa sentire il presidente Pertini ad Alfredino e gli dice che lo aspetta al Quirinale, che se esce fuori ci andrà con lui ma Alfredino non è mai uscito fuori e dunque il Quirinale Broglio lo sta ancora attendendo poiché senza Alfredo non ci sarebbe mai andato. Pertini è arrivato lì anche perché gli avevano comunicato che il bambino stava per essere tirato fuori e non poteva mancare e la diretta quindi doveva continuare. Ma probabilmente la diretta sarebbe continuata comunque anche senza il presidente.

Pertini, quel “nonno d’Italia”, nato nel 1896 (dunque ultra-ottuagenario al tempo dei fatti), in quell’inizio di decennio era un volto drammatico: ricordo diversi discorsi di fine anno in cui il presidente Pertini si dilungava allarmato a parlare del pericolo che una guerra locale (per esempio in Medioriente) rischiasse di degenerare in una guerra totale USA-URSS; Pertini, a quei tempi, finiva per ritrovarsi spesso in luoghi di dolore da cui ne usciva affranto, per esempio nei paesi dell’Irpinia dopo il disastroso terremoto di fine 1980 oppure, qualche mese prima, singhiozzante dopo aver visto le condizioni disperate di alcuni bambini in seguito all’esplosione di Bologna.

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Angela Fresu, la vittima più giovane della strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980. Forse si trovò addirittura, assieme alla mamma e a un’amica, nel punto esatto dell’esplosione. Angela Fresu narrata da Antonella Colombi — Assemblea legislativa. Regione Emilia-Romagna

Per dire quanto Pertini, anche al di là dei drammi, avesse la tendenza a trovarsi al centro di emozioni forti condivise da milioni di concittadini, fu lui il presidente nel momento in cui la nazionale italiana si affermò campione del mondo di calcio al “Mundial” spagnolo dell’anno successivo, assieme al suo “omologo simbolico”, il ct della nazionale, Enzo Bearzot – Wikipedia, un’accoppiata mitica di due personaggi dal viso roccioso e fumatori di pipa, durata un pugno di giorni del 1982.

La CNN , la rete “all news” nata da una scommessa di Ted Turner – Wikipedia il 1°giugno 1980, utilizza le immagini della Rai e le manda in onda in diretta. Una delle più agguerrite tv locali fu Videouno, di proprietà del quotidiano Paese sera. Sandro Curzi, quando divenne direttore del tg3, se ne innamorò e prese in blocco tutti quei cronisti, compresa una giovanissima Rosanna Cancellieri.

Soluzione di acqua e glucosio mandata giù al bambino attraverso una flebo con cannuccia: per proteggerla dal sole […] coperta con una piccola scatola di quelle che contengono il nastro magnetico usate per i registratori audio della Rai. Quasi un’immagine simbolica. Più prosaicamente, tutto può tornare utile in questa […] palestra di sopravvivenza.

Pertini è stato avvertito che ormai si è giunti alla stretta finale. E’ lì, accanto a Franca Rampi, e segue con attenzione ogni movimento. Le poggia una mano sulla spalla, come a volerla confortare. La sensazione di tutti, confermata anche dai cronisti della Rai, è che il salvataggio sia davvero questione di minuti. Ma i minuti passano e non succede niente. I vigili hanno difficoltà ad allargare il foro, per potersi affacciare. Tuttavia è urgente capire dove si trova il bambino, anche per decidere in che modo procedere. Con un braccio nel pozzo un vigile cala una torcia legata a una corda. Dopo un po’ si sente Pastorelli che dice, spazientito: “Quando la lampada è arrivata all’altezza di Alfredo, quella è la distanza e vi potete fermare. Non potete continuare a calarla solo perché il pozzo arriva fino a ottanta metri“. Sono parole stupefacenti. Come se la torcia potesse oltrepassare il bimbo e proseguire la sua discesa. Evidentemente scende e non trova nessun ostacolo. Comincia a essere evidente che c’è un problema. Un brivido corre lungo la schiena di tutti. Quando si è a più di 5 ore e mezza di maratona tv, dopo le 19. Il foro del cunicolo troppo alto rispetto al bambino, di più non di meno di un paio di metri. Non riescono a capire dove sia il bambino e non lo sentono. Scivolato. Pastorelli spera che sia uno sbaglio dovuto alla perdita di lucidità dei suoi uomini dopo tanto lavorare al tunnel di raccordo. Pastorelli chiama lo speleologo Tullio Bernabei e gli dice di fare qualcosa.

Tullio entra nel cestello metallico e si inabissa accompagnato da un altro vigile. “Feci il tunnel di collegamento, mi affacciai sul pozzo attraverso il foro, che era strettissimo, venticinque centimetri. Ci entrava solo la mia testa. Mi ero portato giù una torcia elettrica e un cavo, un cordino bianco. Attaccai la torcia al cordino…” Bernabei sembra non riuscire ad andare avanti. Ha il fiato corto per l’emozione. Continua a fatica. “Vado piano perché…non è passato…non è passato niente…ventitrè anni non sono… Calai la torcia e ho bene in mente l’immagine di questo tubo, il pozzo, che viene illuminato dal cerchio di luce bianca, che scende e io non lo vedevo, non lo vedevo… Calavo, finché lo vidi lontanissimo, non lo potrò mai scordare, con il braccio sopra la testa, pieno di terra…E lo sentivo respirare, lo sentivo ansimare…A quel punto feci un nodo al cordino e tirando su misurai la distanza tra me e il bambino. Mentre tiravo su e contavo, ogni metro…era una pugnalata, perché sapevo a cosa corrispondeva ogni metro, quanto lo allontanava dalla vita, dalla salvezza, dalla possibilità di raggiungerlo (“L’Italia di Alfredino.”) La misurazione data da Tullio dà un risultato sconvolgente, che assomiglia a una sentenza di condanna a morte. Alfredino è scivolato di altri trenta metri e ora si trova a una profondità di oltre sessanta metri. Questo segna il rientro in gioco degli speleologi. La drammatica notizia data alle 20,00 dopo sette ore consecutive di diretta tv.

Due individui soltanto riusciranno a scendere nel pozzo. E rischieranno seriamente la vita dentro quell’orrido budello.

Intanto la folla degli spettatori è diventata immensa, oltre ventimila persone. L’arrivo del presidente Pertini e lo straordinario impatto mediatico che sta avendo la vicenda hanno calamitato schiere di curiosi, che stanno provenendo da ogni parte. Durante questa nottata, l’ultima, la grande kermesse raggiunge quelle dimensioni che poi faranno gridare alla vergogna e allo scandalo. Ormai è il tripudio dei venditori ambulanti, che con i loro furgoni vendono panini, bibite, perfino palloncini. […] Poco distante dal pozzo, ricorda oggi Massimo Lugli – Wikipedia, allora inviato di Paese Sera, c’era un bar, che all’inizio portava un sacco di roba da mangiare gratis. A tutti, perché c’era una gran confusione e non si capiva chi erano i soccorritori, i giornalisti, i curiosi. Qualche quotidiano riporta che un panino con prosciutto e mozzarella arriva a costare fino a duemila lire. In quel bar, aggiunge Massimo Lugli, c’era anche il telefono a gettoni più vicino, quindi noi giornalisti eravamo sempre lì per dettare gli articoli alla redazione. Ci sono enormi difficoltà a contenere il fiume in piena. Su via di Vermicino una strada perlopiù di campagna e piuttosto stretta, le macchine sono parcheggiate disordinatamente per chilometri e chilometri, quasi accatastate l’una sull’altra, rendendo problematica la viabilità.

L’arrivo del presidente Sandro Pertini peggiorò le cose, sebbene fosse mosso da buone intenzioni, anche perché distolse ulteriormente l’attenzione dalle operazioni in corso.

“C’era un’atmosfera felliniana”, ricorda Paolo Guzzanti – Wikipedia. “Anzi, tempo dopo ne parlai con lo stesso Federico Fellini – Wikipedia e lui mi disse che avrebbe voluto fare un film proprio su questo clima da circo che c’era a Vermicino”

Le reti della Rai, ormai in diretta da sette ore consecutive, stanno dando la drammatica notizia proprio in concomitanza con l’orario canonico dei telegiornali della sera. Anche i giornalisti sembrano storditi da quello che s’è appena appreso, come se non riuscissero a crederci. Fanno sempre più fatica a mantenere quel tono di fiducia e ottimismo con cui hanno condotto la loro telecronaca fino a ora. Per due giorni hanno raccontato una favola che, per quanto drammatica – le favole lo sono sempre – era tutta protesa verso il lieto fine. […] Ora, improvvisamente, il racconto cambia registro e ci si trova tutti proiettati all’interno di un’angosciante tragedia. Se prima si aspettava solo la felice conclusione della storia, ora si cominciano a delineare i contorni di un epilogo di morte, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo. Ma prima che lo sciagurato finale abbia luogo sono ancora tante le cose che devono succedere. E straordinarie. E’ a questo punto che inizia la notte più vorticosa, convulsa, appassionante, commovente, folle, eroica, tormentata, dolente, disperata che l’Italia ricordi. […]

I soccorritori si sono ritrovati improvvisamente di fronte a una situazione nuova, la più drammatica dall’inizio di questa storia. E proprio quando la salvezza del bambino sembrava imminente. A quarantanove ore dal principio del dramma, dopo due giorni e due notti in cui si è tentato di tutto, le cose si sono messe molto, ma molto peggio di quanto non fossero all’inizio.[…]

L’ambiente in cui [Alfredino] si trova ora, a meno di sessanta metri, è infinitamente peggiore di quello che lo ospitava a meno trenta. Molto più umido e molto più freddo. Quanto potrà ancora resistere in vita, si chiede il medico? Si chiedono tutti?

Non è possibile che tutta la folla presente a Vermicino, che tutta ltalia davanti alla tivù assista inerme allo spegnersi di quella vita. […] In molte città, nel corso del pomeriggio, i negozi di elettrodomestici hanno messo dei televisori fuori, per strada, e subito la gente si è raccolta in cappannelli per seguire l’evolversi della situazione. Più tardi chi girerà per le vie deserte, durante le ore notturne, vedrà i palazzi illuminati da mille luci, i bagliori inconfondibili delle tante tivù accese. Sentirà le voci dei telecronisti uscire dalle finestre, sciamare nell’aria e disperdersi nel caldo della notte estiva. […] diversi televisori, magari quelli più vecchi, in bianco e nero, si romperanno, non reggeranno la fatica di essere rimasti accesi per tante ore.

Non è come il 21 luglio 1969 o il 17 giugno 1970, sempre di notte. Quelli erano eventi annunciati, emozioni attese, qui no, qui tutto nasce per caso e diventa un avvenimento epocale ed è iniziato come la cronaca di un piccolo fatto, un dramma privato. Poi, ora dopo ora, è montato, cresciuto, esploso. Rapidamente ha coinvolto tutti, è diventato il figlio, il nipote, il fratellino. Trenta milioni di italiani stanno partecipando allo spettacolo della morte in diretta, ma non lo sanno e pensano ancora si tratti di una favola a lieto fine. Telefonate di telespettatori che consigliano modi per salvare il bambino, uno di questi modi (una colla speciale che tira su anche elefanti) visto nella trasmissione “Portobello, il mercatino del venerdì”. Il volontario Claudio Aprile dice che è un buco troppo piccolo, che lì nessuno riuscirà mai a entrare, a domanda dell’altro volontario, quello più celebre, Angelo Licheri (Chi è Angelo Licheri (chi-e.com). Che poi scende intorno alla mezzanotte del nuovo giorno, sabato 13 giugno.

“Voi prendete una cosa così” commenta oggi Bernabei, facendo il gesto per indicare un cerchio di trenta centimetri, “immaginatevi che scende per più di trenta metri e andateci a testa in giù. E’ un incubo, il peggior incubo. Tra l’altro, anche giuridicamente, è stato davvero un azzardo fare quei tentativi, non ci voleva niente perché Angelo Licheri rimanesse sul fondo, […] e pensare che, a suo dire, è “un tipo molto pauroso” ma si è detto che lo doveva fare perché laggiù c’era un bimbo che chiedeva aiuto.[…] quando lo raggiunge, Licheri gli passa la mano sugli occhi e sulla bocca per togliergli la melma, è il primo contatto fisico da quando è precipitato nel buco, a cinquantaquattro ore dalla caduta. […] l’altalena delle emozioni non è finita anzi sta raggiungendo la sua fase culminante. […] Angelo Licheri non riesce a prenderlo. Anche perché è a testa in giù da più di mezz’ora e non può continuare così. Tentativo durato quarantacinque minuti, un record. Per sette volte ha tentato di strapparlo alle tenebre del pozzo, per sette volte gli è scivolato via. Angelo Licheri riuscì a sprigionare un coraggio e una generosità senza limiti. Doti che il piccolo fattorino sardo, forse senza nemmeno esserne consapevole, mostrò di possedere in misura straordinaria.

Quando viene portato su, provato, escoriato, ricoperto di fango e sangue sembra la raffigurazione vivente dell’Ecce Homo – Wikipedia, il Cristo flagellato [o dopo essere stato tirato giù dalla croce.] Franca Rampi, la mamma di Alfredino, accarezzava quel viso stravolto, arrivato alle soglie della morte per strappare alla morte un’altra vita, e lui balbettava alla donna frasi di scusa per non essere riuscito nel suo tentativo. Dopo l’Ecce Homo, la Pietà. Salvatore Li Causi, un altro volontario, disse che Il clima di quelle ore gli ricordava un quadro di Hieronymus Bosch – Wikipedia. Un altro volontario ancora, Angelo Cossu non ce la fa, atterrito dalla claustrofobica oscurità del cunicolo. Pietro Molino, volontario sedicenne, un minorenne, viene fermato in tempo. […] Nella folle notte di Vermicino è stato smarrito ogni criterio, sono saltate tutte le regole e tutti i principi, ogni cosa può diventare normale in questa situazione abnorme, ogni assurdità può diventare ragionevole e accettabile. […] Persino un altro adolescente si fa avanti, Luciano Balbo di quindici anni. […] Arriva anche il ministro dell’interno Virginio Rognoni. […]

In un momento di stasi senza sapere più cosa fare, si cincischia nell’ operazione cosiddetta “telecamera e ancorotto”, fatta tanto per non stare con le mani in mano.

L’altalena emotiva non accenna a fermarsi quando alle cinque del mattino viene calato nel pozzo Donato Caruso. Milioni di italiani su un ottovolante impazzito, lanciato a folle velocità e senza una guida. Mai era capitato che la televisione generasse un carico di emozione così potente e incontrollabile. E mai più capiterà. […] La televisione restituisce in modo nitido le comunicazioni che avvengono in profondità. Ovviamente non si vede niente, l’inquadratura è fissa sull’imboccatura del pozzo. Ma mai una radiocronaca è stata così emozionante, palpitante. […] Mentre il cestello metallico riporta in superficie il volontario gli inviati della Rai, per la prima volta in tre giorni, si parla esplicitamente di un “clima di delusione e di scoraggiamento totale”. Sono quasi le 7,00. […] Il giovane speleologo spiega al prof Fava che Alfredino non si muove, non dà segni di vita, è freddo e rigido. Probabilmente il decesso è sopraggiunto molto prima della sua discesa, tra le 3,00 e le 4,00 di quella infinita e tragica notte. […] Franca Rampi non si vede più, si è già allontanata dal teatro delle operazioni. Anche Pertini decide di andare via. E’ rimasto per quindici ore ad aspettare, in questa landa desolata. Quasi sempre in piedi, all’imboccatura del pozzo, col vestito blu sempre più impolverato. Aveva detto che sarebbe rimasto fino all’ultimo per vedere il bambino tratto in salvo. E’ stato di parola ma anche lui va via sconfitto. […] L’inquadratura rimane fissa su Tullio Bernabei e Maurizio Monteleone che escono dal pozzo sul cestello dell’ascensore, sono gli ultimi a uscire. I due ragazzi scendono dal cestello metallico e a testa bassa rapidamente si allontanano, uscendo dall’inquadratura, l’inquadratura finale di Vermicino.[…]

[…] Dalla Francia arriva in carne e ossa un personaggio molto noto a tutti gli italiani, soprattutto agli sportivi. E’ Jacques Mayol – Wikipedia, il campione di immersioni in apnea, che dagli anni sessanta ingaggia memorabili duelli a colpi di record mondiali con il nostro Enzo Maiorca – Wikipedia. Il suo ultimo primato lo stabilirà due anni dopo, nel 1983, raggiungendo i centocinque metri di profondità. Il subacqueo non è venuto per infilarsi nel pozzo, il suo fisico robusto non glielo consentirebbe. Però è convinto che Alfredino possa essere ancora in vita. “So che a volte” scriverà qualche giorno dopo in una lettera a un popolare settimanale, “il respiro c’è ancora, anche quando non si vede. So di centinaia di casi di persone apparentemente morte che in realtà erano ancora vive e salvabili. Quel sabato il bambino sembrava morto. Ma poteva anche non esserlo.” Non solo, Mayol ha anche la soluzione pronta. “Ho proposto uno scavo parallelo al cunicolo per raggiungere Alfredino dall’acqua [?!] che sotto quel pozzo è profonda ben dieci metri [?!]. Mi è stato detto che non si poteva fare, che non c’era tempo. Allora come soluzione disperata ho proposto che venisse calata una scimmia ammaestrata per imbarcare il bambino. La cosa ha fatto ridere qualcuno ma non vedevo allora, e non vedo adesso, che cosa ci fosse da ridere. Ho visto dei babbuini ammaestrati all’opera in camere di compressione e so di quali cose incredibili sono capaci.” […] Jacques Mayol concluderà tragicamente la sua esistenza. Si suiciderà nel 2001, nella sua abitazione sull’Isola d’Elba, a causa di una profonda depressione di cui soffriva da molto tempo. […] Quello per la morte di Alfredino fu un lutto vero, non rituale, per milioni d’italiani a cui era come morto un figlio, un nipote, un fratello. Dolore che per molti non troverà espressione tranne una forma di cupa e silenziosa depressione. Farmacisti che registrano in quei giorni aumenti nelle vendite di tranquillanti e cardiotonici, anziani morti di fronte alla tv, davanti alla trasmissione Rai ormai definita da qualcuno (come Rinaldo Recchi, proprietario di tre grandi farmacie romane) come “omicida”.

Una ventina di giorni dopo i fatti, il 28 giugno 1981, si insedia al governo Giovanni Spadolini, primo presidente del consiglio non democristiano della prima repubblica.

Nel giardino della villetta di Vermicino, c’è Jacques Mayol che è ancora là e insiste con la storia della scimmietta ammaestrata, per lui l’unica strada praticabile per riprendere il corpo. Da tre giorni nella casa dorme e mangia anche un certo Roberto, ha ventisette anni, è piombato da Modena e dice di essere lì per salvare Alfredo. Dice di essere un laureando in medicina e di fare il volontario all’ospedale modenese. Si autodefinisce un “sensibile” e sostiene che Alfredo da due giorni non si trova più nel pozzo artesiano ma a seicento chilometri di distanza, in un altro pozzo che si trova tra Bologna e Modena. Ma non basta, è convinto che Alfredo sia ancora in vita e che per riaverlo è sufficiente andare a prenderlo. Sconvolta e indebolita dal lutto, Franca Rampi vuole credere a ciò che dice quel ragazzo e basta che lui si allontani da Vermicino senza dire nulla a nessuno che mamma Rampi sviene e viene perciò emesso un appello alla polizia di rintracciare una 127 rossa targata Modena. Quel Roberto la soggioga con le sue folli teorie e in un’occasione ha persino accompagnato Jacques Mayol in giro per circhi a cercare una scimmia ammaestrata.

Aldo De Luca riesce ad avvicinare questo delirante personaggio e ce ne consegna un ritratto. Del cognome si conosce solo la prima lettera, la B. E’ un biondino di corporatura esile, con i capelli lunghi che scivolano sul collo. Parla senza pause, interromperlo è difficile e di continuo intercala il suo parlare con “perfetto”…E’ vero che Alfredo è ancora vivo? ‘Certamente. E’ vivo, ma ora si trova in un altro pozzo, tra Modena e Bologna’ ‘Come fai a saperlo?’ ‘Lo so perché lo vedo, perché sono un sensibile. Ho scattato delle foto vicino al pozzo che dimostravano la mia teoria. Stamattina ho visto Alfredo. Era sotto altre spoglie, però.’ Perché eri andato via? ‘Perché mi avevano fatto incazzare, perché si stava perdendo tempo’ (Il Messaggero, 17 giugno 1981) Quel “Roberto” lascia definitivamente Vermicino quando Ferdinando Rampi, di nascosto da Franca, gli mette in mano ventimila lire e lo prega di non farsi più vedere.

Molti degli episodi successi in questi giorni, molti dei personaggi che sono giunti a Vermicino inducono a pensare che questa vicenda abbia come sollevato una ventata di follia, la cui onda lunga, in qualche caso, ha continuato a propagarsi per anni. E’ un’ipotesi sfuggente, un po’ irrazionale, che però si riaffaccia alla mente in modo prepotente quando, ancora oggi, si incontra qualcuno dei protagonisti di allora. Nessuno è in grado di dire quanta follia Vermicino abbia generato, ma certamente ne ha attirato molta, come una potente calamita.

Fotogramma del film “Videodrome” di David Cronenberg, uscito nelle sale l’anno dopo, il 1982.

Trenta milioni di italiani hanno seguito la vicenda di Alfredino davanti al video. Per molti redattori del tg1 e tg2 c’è anche l’amara sensazione di aver contribuito a evocare una creatura mostruosa. Se è vero che durante lo svolgimento del dramma la gente voleva sentir parlare solo di Alfredino, dopo la terribile ultima notte, dopo la morte del bimbo, i centralini della rai hanno ricevuto centinaia di telefonate di protesta. Tutte persone che si sono sentite tradite dal servizio pubblico, come travolte e lasciate senza difese di fronte alla trasmissione televisiva più sconvolgente che sia mai andata in onda.

Trenta milioni di persone imprigionate nell’incubo, prigioniere, vittime dell’orribile attrazione che avevano quelle immagini, finite dentro il pozzo, bambini sconvolti che si svegliavano di notte di soprassalto parlando di Alfredino.

Il presidente della Rai Sergio Zavoli […[ scende in campo per difendere l’operato dell’azienda di viale Mazzini: “Le telecamere a Vermicino erano una telecamera. UNA sola telecamera che per diciotto ore ha proposto un unico piano sequenza. In questa presenza […] discreta, in questa fissità del tempo e dello spazio va visto, a mio avviso, il grado di responsabilità del servizio pubblico. Se, al contrario, lo zoom avesse indagato con compiacenza e golosità tra i volti, le situazioni, le attese, i dettagli più crudeli, quali accuse avremmo dovuto sentire?” […] Ugo Zatterin lo conferma: “Abbiamo volutamente usato questa tecnica ‘riduttiva’ per non drammatizzare”

Ma su questo punto l’editorialista del corriere Giulio Nascimbeni [fa un’osservazione]: “Forse, al di là della terribile carica delle immagini, è stato anche l’effetto della tecnica televisiva usata: quella ripresa fissa, quasi un monoscopio, quel fotogramma paralizzato che non aveva nemmeno il riscatto del’animazione e quindi rendeva l’angoscia e il dolore ancora più ossessivi.”

Più di una persona, tra quelli che sono stati a Vermicino e che hanno anche visto le immagini della diretta televisiva, conferma che assistere al dramma davanti al piccolo schermo era quasi più allucinante e claustrofobico che viverlo sul posto. “La trasmissione televisiva” commenta qualche giorno dopo la psicologa Caterina Sorrentino, “ha certamente avuto un impatto molto violento. Ritengo addirittura che l’atmosfera fosse più stemperata sul luogo della vicenda che non nelle case degli italiani che seguivano la tivù. Sul posto c’erano alcuni elementi estranei, e al tempo stesso facenti parte del quadro generale, che alleggerivano di tanto in tanto la tensione. Nelle case la televisione portava invece un’immagine ben precisa, limitata quasi sempre a quei pochi metri quadrati dove i soccorritori si muovevano: una sorta di palcoscenico sul quale si alternavano i protagonisti della vicenda. Come angosciante sottofondo la voce di Alfredo, che gli apparecchi televisivi diffondevano molto più chiaramente di come noi la ricevessimo sul posto” (Piero Poggio, Gente, 3 luglio 1981)

Ci sarebbe stata l’intenzione di coprire l’oscuro e inquietante scandalo della P2, di cui allora si percepisce già la gravità, ma non ancora le dimensioni e la portata? Sospettano questo perfino alcuni giornalisti della Rai, come Piero Badaloni, ancora oggi convinto che se l’inizio della lunga diretta fu casuale non fu casuale la decisione di proseguirla, di andare avanti per tutte quelle ore.

Questa quasi totale assenza di filtro – che mai era capitata in televisione e mai più capiterà – è avvenuta in occasione di un evento che più tragico non si poteva immaginare. La tragica fine di quella creatura è piombata nelle case degli italiani […] senza che la mediazione giornalistica potesse attutirne l’impatto.

A Vermicino non c’era nessuno incaricato di organizzare e razionalizzare le emozioni. […] Anche questa mancanza di punti di riferimento ha contribuito a sconvolgere i telespettatori.

[…] E’ un luogo comune dire che la “tv del dolore” è cominciata in quella occasione, ed è sbagliato perché quella che verrà poi conosciuta come “tv del dolore” prevede appunto una mediazione tra l’emozione scatenata e la risoluzione finale che fa si che il pubblico non ci pensi più una volta spento il piccolo schermo […] Gli autori, nella “tv de dolore”, devono stare attenti a scegliere, controllare, […], addomesticare la realtà che viene proposta in tv. E’ come se la diretta di Vermicino rappresentasse l’obiettivo “emotivo” a cui tutti gli autori televisivi idealmente tendono, sapendo però che non possono, non devono mai raggiungerlo.

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“Il corpo di Alfredino, quando fu recuperato sabato 11 luglio,  era avvolto da un prisma di ghiaccio di azoto liquido di circa un metro di altezza per cinquanta centimetri di larghezza.”

Il 13 luglio Pertini, senza preavviso, si reca all’istituto di medicina legale per rendere omaggio ad Alfredo. Lo fa senza preavviso come suo solito e davanti alla piccola salma si commuove ancora una volta.

Angelo Licheri e Donato Caruso [gli unici due volontari che sono riusciti a toccarlo, il primo quando era ancora vivo, il secondo quando era ormai morto] portano la piccola bara. Il parroco di Vermicino don Francesco Terribile, dopo aver ricordato la titanica lotta per salvare il bambino, dice che Alfredo è come un seme caduto sotto terra che deve far fiorire qualcosa di nuovo, darci una società migliore.

I resti mortali del bambino vengono alloggiati in un loculo. Almeno la sua ultima dimora non sarà sottoterra. Devono avere pensato qualcosa di simile anche i tre alpinisti che pochi giorni prima, conquistata una vetta di tremila metri del gruppo del Sassolungo, sulle Dolomiti, hanno deciso di intitolarla proprio ad [Alfredo Rampi.]





Appunti tratti dal mio quaderno N°# – Franco Battiato

25 05 2021

Franco Battiato, morto il 18 maggio, lo stesso giorno in cui è morto Chris Cornell, il cantante-frontman dei Soundgarden, quattro anni prima.

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Cosa hanno in comune Battiato e Cornell? Quale articolo Christopher Knowles potrebbe scrivere in proposito sul suo blog  al riguardo? Diciamo subito che non accadrà mai: per quanto Knowles possa intendersene – ed è uno dei massimi esperti dei rapporti tra rock ed esoterismo – ha il difetto di essere anglofono statunitense e dunque, stando attento solo all’ombelico culturale in cui è nato è cresciuto, non conosce – se non magari superficialmente – la scena italiana, perciò Battiato (così come tutti gli altri) è fuori dai “radar” di Knowles.
Proprio a questo proposito, in una delle trasmissioni di questi ultimi giorni, un esperto si è spinto a dire che Battiato non è diventato mai davvero famoso a livello internazionale, prendendo come spunto il fatto che Peter Gabriel mostrasse di conoscerlo solo vagamente di nome, perché non apparteneva al mondo anglofono così come, mettiamo, quei David Bowie o Prince dei quali invece la morte repentina scosse tutto il globo. Il punto è, come giustamente ha fatto notare un altro ospite nella stessa trasmissione, se non fosse nato e cresciuto in Sicilia e in Italia, Battiato non sarebbe MAI diventato Battiato.

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Tornando al parallelo Battiato-Cornell, morti entrambi il 18 maggio, immedesimandomi per un attimo in una specie di Knowles da strapazzo, l’unica cosa che mi viene da pensare al riguardo in grado di associarli, è come entrambi, a venti anni di distanza – l’uno a inizio anni ’70, l’altro a inizio anni ’90 – abbiano per qualche tempo (poco a dir la verità) raffigurato iconograficamente (o forse meglio dire iconoclasticamente?) la figura di un Cristo anomalo, profano, pagano, del tutto al di fuori del Cristianesimo, pur avendo comunque una sua bizzarra spiritualità. Ecco, forse in queste due ultime parole ho magari trovato una possibile chiave in grado di fornire un po’ di senso a un accostamento tra i due musicisti.

Detto questo, posso partire con questi “Appunti tratti dal mio quaderno n°…#” (ho perso il conto, è da un po’ che non li aggiorno…)

<<Tutte le macchine al potere/gli uomini a pane e acqua>> (“Ermeneutica” da “Dieci stratagemmi”, 2004)
Franco Battiato in concerto nella Baghdad del 1992 reduce dai bombardamenti dell’anno precedente:
“L’ombra della luce” cantato in arabo (“non abbandonarmi mai/non m’abbandonare mai” ecc, in arabo); “Il re del mondo”; “Prospettiva Nevskji”; “Mesopotamia” [“lo sai che più si invecchia/più affiorano ricordi lontanissimi/come se fosse ieri”…] (ascoltato per la prima volta a inizio 2005); “E ti vengo a cercare”; “Come un cammello in una grondaia”; “Magic shop”; “Running against the grain” assieme al cantante dei Simple Minds; le musicassette EMI (“La voce del padrone”, così come il titolo dello stra-famoso e stra-venduto album del 1981) di “L’arca di Noè” e “Orizzonti perduti”, rispettivamente del 1982 e 1983, comprate dalle bancarelle rispettivamente nel 1998 e nel 2001: gli anni di “Gommalacca” (e i due singoli con relativi videoclip che mi attirarono su MTV Italia e Tmc2 videomusic, visti alla televisione del salotto della casa qui quando ci abitava ancora mia zia) e “Ferro battuto” con l’intermezzo del suo ritorno, nell’anno 2000, alla musica elettronica sperimentale di “Campi magnetici” di cui cinque anni dopo mi imbattei in una recensione che diceva come le musiche di quell’album fossero ancora più estreme di quelle degli album del Battiato anni Settanta pre-“L’era del cinghiale bianco” uscito in quel famoso 1979 che vide conclamata la rottura degli equilibri politici internazionali iniziati passato il 1962-1963…quando poi due anni dopo, ancora agli inizi, Battiato si chiamava Francesco e non Franco, così come venne ribattezzato da Giorgio Gaber (colui che nella seconda metà anni ’90 intitolava “e pensare che c’era il pensiero…” i suoi spettacoli di teatro-canzone) in una puntata di “Diamoci del tu”, da lui condotto, nel 1967 in cui il ventiduenne Battiato venne invitato in trasmissione a cantare “La torre”, come ospite assieme a lui era previsto l’altrettanto giovanissimo Francesco Guccini e dunque Gaber, per evitare confusioni e ripetizioni tra i due ospiti di quel pomeriggio, mantenne il nome di battesimo a Guccini e cambiò – per sempre – quello di Battiato.
Di quel quarantacinque giri su cui venne inciso “La torre”, nel 2005 ascoltai anche per la prima volta il bellissimo (almeno per me) lato B: “Le reazioni” (“tutte le mie reazioni/da quando ci sei tu/non le controllo più”), brani che poi Battiato avrebbe utilizzato rielaborandoli per certe canzoni di anni successivi destinate al repertorio alla sua collega e amica Alice, penso a brani come “Vento caldo” del 1969, che sarebbe stata la base di “Il vento caldo dell’estate” un bel po’ di tempo dopo. Oppure la riproposta di “La torre” nell’album del 1982, anche solo come titolo poiché testi e musica del tutto diversi.

In un banner apparsomi penso per via dei miei metadati di ricerca, il 1997 mostrato come “indimenticabile e irripetibile” poiché uscirono contemporaneamente quegli album di The Prodigy, Daft punk e Chemical brothers che avrebbero fatto epoca…però poi rileggo un numero di un magazine dell’epoca il quale già dipingeva a tinte fosche l’allora presente, con un pubblico che, non andando al cinema e non comprando non soltanto più fumetti ma anche CD e videocassette, con questa disaffezione si ci mostrava già in preda a quell’apatia frenetica che avrebbe poi caratterizzato i due decenni e mezzo seguenti.

Il videoclip assolutamente senza tempo – o fuori dal tempo non so, pur essendo però del tutto dentro il tempo del 2004 – della canzone di Battiato “Le aquile non volano a stormi” dal cartavetrato album “Dieci stratagemmi” (“In silenzio soffro i danni del tempo/le aquile non volano a stormi/soffro il rimpianto della via smarrita/nell’incerto cammino del ritorno”…;”Salta sul cavallo alato/prima che l’incostanza offuschi lo splendore”…)
In un giorno di fine ’90 o inizio ’00, durante un’intervista, Vasco Rossi disse di se stesso di vedersi ormai come un “sopravvissuto al suo tempo”; Francesco Battiato – ribattezzato Franco da Giorgio Gaber – sarebbe stato da sempre e per sempre anche lui un sopravvissuto a quel “suo tempo” che vi fu dal 1970 al 1980 circa: quegli anni Settanta in cui si assumevano sostanze psicotrope – di ogni tipo, non solo quelle che sarebbero diventate illegali – per ampliare ed elevare le proprie percezioni in attesa di un cambiamento cosmico che si pensava come imminente e si credeva avrebbe spazzato via tutte le vecchie istituzioni e strutture di potere, ma poi passò il 1975…





Il caos magico di TODO MODO (10 anni esatti dopo “Obama Biden 1 – Osama Bin Laden 0)

11 05 2021

Perciò, dove voglio arrivare? Credo che tutto quanto sia inter-connesso e se  prendiamo un dato sistema di informazioni-intrattenimento e lo guardiamo in maniera veramente approfondita, a un certo punto vedremo apparire dei patterns, degli schemi. È così che cerco di usare soprattutto la cultura pop e i film. Così come un mistico interpreterebbe la vostra carta natale, le carte dei tarocchi o i sogni, sto cercando di usare ciò che vedo sui mass media come una sfera di cristallo per rintracciare patterns rilevanti che fanno emergere possibili realtà sconosciute dalla trance della realtà consensuale ordinaria. Gli artisti proiettano i loro desideri e i desideri della società nei libri e film che realizzano e noi stabiliamo la validità delle loro idee con la forza delle nostre convinzioni collettive, le quali si traducono in ciò che ci piace pensare come “realtà concreta condivisa.” Credo che possiamo leggere le sceneggiature cogliendovi possibilità imminenti le quali potrebbero derivare dalla spinta di una volontà collettiva di cui normalmente non siamo affatto coscienti. Un’altra possibilità è che possiamo scoprire verità nascoste le quali sono state soppresse e riescono a trovare espressione nell’oceano creativo inter-connesso sbloccato sempre più ogni giorno da tecnologie come Internet. La maggior parte del mio lavoro è stato possibile solo negli ultimi mesi poiché internet collega sempre più tutto a tutto (essendo Youtube, Wikipedia, Blogging, Imdb, Google, ecc. i miei strumenti magici appena scoperti per trovare connessioni) con velocità crescente man mano che ci si avvicina al 2012.
Jake Kotze, 20 ottobre 2006

«Todo modo para buscar la voluntad divina.»
Sant’Ignazio da Loyola, fondatore dell’ordine dei gesuiti

«Forzai le mani (…) [dello scrittore Leonardo] Sciascia anche nel tono del film (…), e mi sembrò così, non soltanto di seguire [una sua indicazione] (…), ma di evocare quel clima di farsa nerissima che si respirava e si continua tuttora a respirare in Italia.»
Elio Petri

Sinossi ridotta all’osso del film Todo Modo di Elio Petri, uscito nell’aprile 1976, ottenibile come risultato su un motore di ricerca:
Per salvarsi da un’epidemia che incombe, alcune personalità di spicco della politica e dell’industria si ritirano in un luogo isolato al fine di sottoporsi a dei rigorosi esercizi spirituali.

Todo Modo si svolge in gran parte all’interno di un albergo sotterraneo catacombale di cemento e metallo, chiamato “Zafer” gestito da un inflessibile prete gesuita, don Gaetano. Quell’ambiente underground è decorato da statue religiose stilizzate dentro quei luoghi ctonii, sotto terra, che possono far venire in mente il cristianesimo arcaico all’epoca delle persecuzioni ma nello stesso tempo si tratta di luoghi post-moderni, sembrano quasi enormi parcheggi metropolitani o bunker post-atomici nello stile tipico della chiesa post-conciliare, in quell’inizio di seconda metà anni ’70: tempi che, nonostante in seguito sarebbero stati ricordati con nostalgia (poiché erano ancora presenti tutte quelle cose di cui nei decenni successivi se ne sarebbe sentito la mancanza), quando invece erano l’ oggi, quei tempi potevano essere vissuti con molta pesantezza, soprattutto in Italia ma non solo.

Dopo un trentennio di suo governo senza rivali in Italia, in quegli anni la Democrazia Cristiana, la “Diccì”, veniva vista in modo apocalitticamente drammatico, soprattutto sulle produzioni dei mass media meno allineate ai poteri istituzionali.

Nel film Todo Modo – tratto da una libera interpretazione dell’omonimo libro di Leonardo Sciascia – quanto detto sopra viene mostrato dal regista Elio Petri in senso onirico-grottesco, direi utilizzando non coscientemente una specie di “caos magico” (lo vedremo tra poco.) Gli uomini politici della D.C., il potere governativo allora trentennale in Italia, dal post-seconda guerra mondiale in poi, appaiono come quelle figure pesantissime quali erano in tutto e per tutto anche nella realtà “vera” al di fuori del film, con i loro occhiali, le borse, i portaborse, quegli abiti sempre scuri di ordinanza e rappresentanza assieme al loro modo di parlare impolverato di cultura classica-giuridica: sempre a mediare, a diplomatizzare tra pubblico e privato, tra civile e militare, tra laico e religioso, tra esoterico ed essoterico. In quei tempi, quegli uomini erano un po’ come il cosiddetto Politburo del Comitato centrale del PCUS – Wikipedia) nell’allora ancora esistente U.R.S.S.:, erano ieratici, eburnei e inaccessibili (soprattutto linguisticamente) dalle “persone normali”, nonostante ci si trovasse in una Repubblica dell’Occidente, seppure pesantemente condizionata da quegli U.S.A. e quella N.A.T.O. di cui la D.C. incarnava la colonna governativa in Italia.

In quell’albergo-bunker sotterraneo chiamato “Zafar” gli uomini della D.C. in blocco sono significativamente loro, e non quelli del P.C.I., a rifugiarsi lì dentro dall’epidemia in corso per compiere degli imponenti “esercizi spirituali” dentro un ambiente in cui sullo sfondo ci sono sculture che sembrerebbero fatte da uno di quegli artisti, come l’architetto Pier Luigi Nervi – Wikipedia, tipici della Chiesa post-modernista di quei tempi, circa un decennio dopo il Concilio Vaticano II: vediamo sugli sfondi quelle figure religiose bianche dalle forme stilizzate le quali mi ricordano straordinariamente certe sculture che conosco bene sulla superficie esterna in cemento della parrocchia post-conciliare post-moderna in cui si sposarono i miei un anno esatto prima dell’uscita del film!

Inoltre, la sagrestia e gli ambienti di ritrovo dietro e sotto la zona dell’altare di quella parrocchia, vi garantisco che, immaginandoli sotto un’illuminazione diversa e più cupa, quando ero bambino e li frequentavo, avrebbero suscitato un’atmosfera penso simile a quella degli interni dell’albergo-bunker del film…

Negli ultimi giorni ho cercato a più riprese di scrivere qualcosa al riguardo di Todo Modo sul blog, ma finora non c’ero ancora riuscito…temevo finisse per succedere, posso proprio dire, quasi esattamente come dieci anni fa spaccati, quando – dopo che in quel 1°maggio vi fu il processo sommario, la cattura e l’esecuzione di “colui che fece buttare giù le torri gemelle” – pur avendo in testa un post da fare al riguardo, non sarei mai riuscito a buttarlo giù, infatti e a metterlo sul blog, a up-loadarlo pensando di intitolare quel post mai fatto “Obama Biden 1 – Osama Bin Laden 0”!

Nella conclusione del film di Petri, dentro un parco in condizioni tali da sembrare di essere stato investito in pieno dalla Fine Dei Tempi (così come tra l’altro lo sarebbe stato, in un certo senso, di lì a poco il parco Lambro [vedere Festival del proletariato giovanile – Wikipedia edizione 1976]) dappertutto è disseminato, oltre che di uomini politici e dirigenti ammazzati, “di cose segrete venute alla luce” potremmo dire e, in sostanza, succede che, in quel parco, alla fine di una lunga pista di fogli di carta tra l’erba e gli alberi (documenti dentro archivi che avrebbero dovuto rimanere nascosti?!) Todo Modo si conclude col Presidente della D.C. (interpretato da Gian Maria Volonté) a cui viene “eseguita la sentenza” usando un’arma da fuoco, da parte di un personaggio anomalo e inclassificabile interpretato da quel Franco Citti che fu tra gli amici e attori preferiti di uno scrittore-regista, Pier Paolo Pasolini, il quale favoleggiò a proposito di un “processo giudiziario universale” che secondo lui si sarebbe dovuto svolgere un giorno o l’altro per alla fine condannare tutti gli uomini della Democrazia Cristiana, da lui visti come i responsabili del Male in Italia dal dopoguerra in poi.

Quel Pasolini che venne poi ucciso pochi mesi prima l’uscita nelle sale di Todo Modo dopo che venne distribuito un film da lui diretto, il suo ultimo, in cui l’indicibile del Potere sarebbe stato esposto allo sguardo del pubblico come probabilmente mai prima nella storia del cinema, come (forse) sarebbe riuscito soltanto al suo collega Stanley Kubrick nel 1998-1999, nel bel mezzo di quella fine anni Novanta dove sugli schermi apparvero diversi film (come abbiamo ricordato più volte nel blog) in cui veniva mostrata l’ “escatologia” forse prossima ventura, il cosiddetto “esaurimento della storia conosciuta”, cioè la scoperta scioccante che il proprio mondo sempre creduto tanto indiscutibilmente reale e concreto si trattava in realtà di un’illusione frutto di condizionamenti collettivi andati avanti per così tanto, tanto tempo (secoli o addirittura millenni) al punto da perderne la memoria e la coscienza. Kubrick morì dopo aver cercato di fare un film su qualcosa che avrebbe dovuto essere tenuto per sempre celato dietro le quinte, pena, appunto, la “fine del mondo.”

Sia per Kubrick che per Pasolini si trattò del loro ultimo film prima di morire. A Elio Petri andò diversamente, Todo Modo fu infatti il suo penultimo film.

Il personaggio del Presidente è apertamente calcato sulla figura di Aldo Moro (che, all’uscita del film, era a capo del governo da due anni), pur senza mai nominarlo direttamente; ma la fisicità, il modo di comportarsi e il ruolo rivestito non lasciano spazio a dubbi in merito.

Volonté per quest’interpretazione prese a studiare i comportamenti di Moro, i suoi discorsi, la sua mimica facciale e corporale, l’inflessione della sua voce, la sua vena conciliatrice. Petri ricordò che i primi due giorni delle riprese furono cestinati di comune accordo perché la somiglianza tra i due “era imbarazzante, prendeva alla bocca dello stomaco”, considerando che egli non doveva interpretare direttamente Moro, bensì fornirne una maschera, una caricatura, un simulacro. Anche perché, se il personaggio fosse stato esplicitamente Aldo Moro, il film non avrebbe mai potuto essere distribuito.

Http://it.wikipedia.org

Petri – che sarebbe morto ancora giovane dopo aver girato “Buone notizie”, il suo ultimo deprimente film – in quella metà anni Settanta, forse come trascinato dalla precognizione di un allora futuro prossimo maggiormente escatologico rispetto a quel presente, realizzò Todo Modo, volendo mettere una pietra tombale a quel cinema politico (da militanza, da comizio extraparlamentare) di cui diventò una specie di maestro nei tempi tumultuosamente di critica e azione politica generalizzata in Italia dopo il 1969 i quali già poco più di cinque anni dopo non ci sarebbero più potuti essere.

Leonardo Sciascia, lo scrittore del romanzo Todo Modo da cui fu molto liberamente tratta la sceneggiatura del film, disse che Petri, in un certo senso, riuscì a rappresentare sullo schermo cinematografico quel “processo universale” alla Democrazia Cristiana che il collega (di entrambi) Pasolini, come si è detto, avrebbe voluto un giorno vedere, così come scrisse su quel suo articolo giornalistico intitolato “Io so.”
Ma qui è in ballo qualcosa di più secondo noi, di molto di più: sia Pasolini che Petri (e anche Kubrick e altri?) attinsero a conoscenze “altre” di cui loro per primi non sospettavano minimamente e in essi avvenne un certo fenomeno per cui un certo sistema di potere occulto, un certo dominio occulto comprendente tutta la realtà da noi conosciuta, veniva da loro, per così dire, ridotto di dimensioni e minimizzato dalla dimensione metafisica-metastorica a quella politica e sociale: per esempio, nel caso di Pasolini, era la “Democrazia Cristiana” a essere colpevole del Male, nel caso di Kubrick le “congreghe di culti satanici” e sia Pasolini che Petri, negli stessi 1975-1976, fecero due film grotteschi i quali, proprio per via delle loro esagerazioni (somiglianti a una specie di delirio organizzato) si avvicinarono pericolosamente come mai prima al cinema al cuore spaventoso della Storia occidentale, finendo, a causa del loro talento senza freni, per diventare dei profeti senza volerlo e senza nemmeno saperlo; finora generalmente s’è tenuto a pensare che i testi profetici siano sempre i soliti famosi – da determinati libri dell’ Antico Testamento all’Apocalisse a Nostradamus, tutt’al più la Monaca di Dresda o il Ragno Nero – e si pensa di solito che i profeti siano sempre coscienti di esserlo, sappiano sempre bene di essere tali…ma le libere associazioni fantastiche di uno scrittore o di un cineasta (o, perché no, di un autore di videogiochi), se per un miracolo riescono a essere davvero libere, arrivano a sollevare per un attimo la tenda, il più delle volte senza nemmeno saperlo come si è ripetuto, dietro a cui si celano le cose che non sono ancora successe ma succederanno.

16 Ma questo è ciò che fu detto dal profeta Gioele: 17 “E avverrà negli ultimi giorni, dice Dio, che spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri giovani avranno delle visioni e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. 18 In quei giorni spanderò del mio Spirito sopra i miei servi e sopra le mie serve, e profetizzeranno. (Atti 2,16-21)

Per non incorrere in problemi di tipo censorio o denunce da parte degli ambienti istituzionali, Petri scelse dunque di utilizzare per Todo Modo un registro surreale-grottesco-metafisico-onirico e grazie a ciò plasmò il film generando quindi, secondo noi, una specie di “caos magico”: tradizionalmente con queste parole si intende un tipo di pratica della magia nera all’insegna del “nulla è vero, tutto è permesso” (espressione che ricorda personaggi come il mago nero Aleister Crowley) ma noi vogliamo invece intendere “caos magico”, senza intenderlo nella maniera corrente propria di certi circuiti esoterici e perciò senza utilizzare giudizi di valore negativi o positivi, lo intendiamo alla stregua di un tipo di azione precognitiva, in cui la deformazione nelle maniere più fantastiche della realtà presente – usando le associazioni mentali libere – porta a descrivere appunto nel presente ciò che succederà in un futuro più o meno prossimo, magari credendo di descrivere qualcosa d’ altro o non rendendosi conto di stare descrivendo nello stesso momento due o più cose che avverranno sì nel futuro ma distanti tra loro nel tempo e nello spazio quando invece – nella “visione” creativa – le si erano viste entrambe assieme: questa ultima cosa può essere significativa perché potrebbe voler dire che avvenimenti distanti tra loro nello spaziotempo della Storia, possiedono in realtà un senso intrinseco che li accomuna sebbene l’uno possa precedere l’altro di parecchi anni, decenni o persino secoli se non millenni.
Da un altro punto di vista, il futuro è già in nuce presente nel passato e in determinate condizioni di percezione lo si può già percepire anticipatamente prima della sua manifestazione concreta e tangibile, sebbene quasi sempre in maniera deformata e inesatta: questa è una considerazione a cui il ricercatore americano Eric Wargo e noi di questo blog siamo giunti indipendentemente gli uni dagli altri.

Vedere I principi della precognizione onirica (Eric Wargo) | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

Così Elio Petri – non rendendosi conto di star “profetizzando” – usando una sorta di “caos magico” come sfera di cristallo, è riuscito a vedere e mettere insieme l’epidemia coi vaccini obbligatori alla morte di Aldo Moro, ai drammi immensi della Chiesa dopo la morte di Paolo VI, fino a quei processi del “pool di Milano” (con Antonio Di Pietro e gli altri giudici) che anni e anni dopo avrebbero fustigato quella classe dirigente mostrata messa tutta “in lockdown” da Petri nel 1976: il “pool di Milano del 1992-1993” avrebbe portato nella realtà la fantasia di Pasolini del “processo universale alla classe politica”, però facendolo somigliare quasi a quello di un film trash di serie B, senza in fondo nulla di davvero metafisico o metastorico.

Concludiamo, ricordando altri due film di registi italiani che, secondo noi, possono ricollegarsi a Todo Modo (o, almeno ve li associamo mentalmente): uno è Il seme dell’uomo di Marco Ferreri, mi sembra del 1971, che fa vedere i tempi finali dopo lo sterminio della specie umana – in una maniera terribile perché si passa in poche decine di minuti dai supermercati con le canzoncine diffuse dalle radio e i telegiornali a una preistoria prossima ventura senza nome – in cui una coppia superstite cerca di far continuare a proseguire l’Homo Sapiens Sapiens appartandosi in una villa abbandonata su una spiaggia. In una scena allucinante di questo film, viene mostrata in tv la distruzione di Roma  con Paolo VI moribondo come ultimo papa portato via agonizzante in barella dal Vaticano ormai somigliante a un cratere.
L’altro film è Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada, di Lina Wertmüller, uscito nel 1983 in cui un importante uomo politico rimane bloccato dentro un’auto blu super blindata da cui, nonostante l’aiuto del resto dell’intera classe dirigente coadiuvata dai servizi d’intelligence, non potrà mai più uscire.

Vedere anche Civiltà Scomparse in pausa e avviso importante | Civiltà Scomparse – Il Punto Zero (wordpress.com)

Todo Modo: il significato simbolico del film-accusa di Elio Petri – Auralcrave





COME PREPARARSI AL MANIFESTARSI DELL’ ESCHATON – Omega Point estate 2021

3 05 2021

Nello schema di tempo a spirale del Timewave, attraversare epoche di tempo significa passare da un insieme di leggi che condizionano l’ esistenza ad un altro insieme radicalmente diverso di leggi. L’universo è visto come una serie di scompartimenti o epoche le cui leggi sono molto diverse l’una dall’altra, con transizioni da un’epoca ad un’altra che si verificano improvvisamente e inaspettatamente. 

CHE COS’E’ UN EVENTO DI MAGNITUDO ESCATOLOGICA

L’ Eschaton è un evento di una magnitudo superiore a qualsiasi cosa voi possiate pensare: pensate all’ emergere di una forma di linguaggio complesso in un mondo o civiltà che ne sono privi. Pensate quindi all’ invenzione della scrittura in un mondo che ne era privo. Pensate all’ invenzione della ruota in una civiltà che può spostarsi solo a piedi. Pensate all’ emergere del Cristianesimo e alle trasformazioni storiche che ha provocato. Pensate all’ invenzione del libro e della stampa in un mondo che ne era privo. Pensate all’ invenzione dell’ agricoltura e alle immense trasformazioni ambientali che ha provocato. Pensate alla scoperta dell’ America in un mondo che non conosceva altri continenti oltre a Europa e Asia. Pensate alle drammatiche trasformazioni culturali generate dalla Rivoluzione Industriale fin da metà ‘700 e capirete in parte l’ entità della TRANSIZIONE STORICA che ci aspetta di vivere nell’ estate del 2021.

Se la transizione sarà abbastanza netta ed estrema, ci troveremo quasi istantaneamente in un contesto globale completamente differente, al di là di ogni immaginazione. Se invece sarà un evento inizialmente intenso, ma graduale e progressivo, allora avremo modo di provare a gestire la situazione nei primi due mesi.

Ci sono TRE OPZIONI potenziali: il contatto globale con una civiltà extraterrestre, l’ invenzione del viaggio nel tempo che permetterà di manipolare il Tempo e il generarsi di un fenomeno Flashforward che provocherebbe una dislocazione temporale temporanea della coscienza collettiva. Qualsiasi cosa esso sia, provocherà un vero e proprio GREAT RESET ( in sintonia con l’ attuale zeitgeist globale) della storia dell’ uomo e dell’ universo.

LE DATE IN CUI POTENZIALMENTE QUESTO FENOMENO DOVREBBE MANIFESTARSI

25 MAGGIO 2021 – 12 GIUGNO 2021 – 17 GIUGNO 2021 – 21 GIUGNO 2021 – 14 – 16 LUGLIO 2021 – 4 AGOSTO 2021

ACCORGIMENTI DA PRENDERE

Noi del blog vogliamo cercare di essere il più razionali possibili: non abbiamo la certezza che questo Evento accadrà, ma intendiamo prendere sul serio la possibilità che sia tutto vero.

Consigliamo di: compiere attività a basso rischio nelle date indicate, evitare se possibile di viaggiare e di farsi trovare in mezzo al traffico, se possibile evitare di immergersi in mare o perlomeno non in mare aperto, evitare di prendere aerei, non fare programmi troppo complessi e addirittura se possibile restare a casa.

Qualora un “Omega Point” avvenisse per davvero, possiamo stare certi che le nostre vite cambierebbero velocemente, in modi totalmente imprevedibili, inimmaginabili, e che non ci sarebbe ritorno allo stato di cose precedenti. Consiglierei anche di dormire a lungo e presentarsi il più riposati e lucidi possibile, perché la quantità di nuove informazioni e di cambiamenti drastici e costanti che emergeranno nelle prime ore, nei primi giorni, settimane saranno talmente intensi che i nostri cicli del sonno potrebbero risultarne stravolti.

E’ un po’ come quando siamo arrivati al periodo dei primi lockdown covid nel mondo. La pandemia covid è una anticipazione di ciò che ci aspetta.

Arricchite le vostre giornate di esperienze, leggete quello che avete lasciato in arretrato e preparatevi ad una trasformazione completa. Qualsiasi cosa avverrà dobbiamo essere pronti a lasciarci ogni aspetto del passato collettivo e individuale alle spalle.





Spiegazione ufficiale Teoria Timewave Zero Omega Point estate 2021

3 05 2021
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La teoria della TIMEWAVE ZERO di Terence Mckenna, inventata nel 1974, si propone di quantificare l’ influsso di innovazione nella Storia, e di mappare il flusso del tempo e della Storia in un grafico frattale. La Storia si ripete a cicli matematicamente precisi e in modo sempre più veloce. Ogni giorno è connesso a dei periodi del passato, a livelli multipli. Si crea così il fenomeno delle risonanze storiche, ripetizioni di eventi storici in chiave attuale. Il software è in grado di calcolare con precisione le finestre di tempo in cui un qualsiasi evento storico può ripetersi. Il software descrive una mappa del passato, del presente, e del futuro. Si crea così un nuovo concetto di tempo, con 3 postulati: il tempo è frattale, risonante a livelli multipli, costituito dall’ alternarsi di due fattori: innovazione e stagnazione – conservazione. Il primo fattore è destinato a prevalere sul secondo. Il tempo è costituito da 64 elementi, come per la tavola degli elementi. 64 in connessione ai 64 codoni del DNA. Ogni ciclo storico è composto dalla stessa sequenza frattale compressa in modo sempre più ridotto. La struttura del tempo non è infinita nella sua costituzione. Un giorno si raggiungerà il PUNTO ZERO, un punto in cui la compressione dei cicli sarà talmente veloce che non sarà più possibile mappare il futuro, e si passerà dallo spazio – tempo al tempo – spazio. In connessione con la fisica quantistica e la retrocausalità, questo punto rappresenta il momento in cui si può manipolare il tempo e si potrà viaggiare nel tempo. Tutto il futuro sarà quindi accessibile per sempre da qualsiasi momento del presente.

CICLI STANDARD: (4306 anni) 2280 avanti Cristo Antico Egitto Sesta dinastia /  (67 anni) Primavera del 1954 “Rock around the clock” / Picco del grafico standard: Estate del 1976 (20 luglio 1976 Marte Viking I – 31 luglio 1976 la Faccia su Marte / 5 agosto 1976 il Big Ben si ferma per 9 mesi – 3 settembre 1976 Marte Viking II (384 giorni) Ciclo iniziato fra il 6 maggio e il 17 luglio 2020 (foto buco nero, proteste razziali maggio – giugno 2020) (6 giorni) Fra il 19 maggio e il 29 luglio 2021

CICLI TRIGRAMMATICI: (Ciclo 2154 anni ) 130 avanti Cristo Confucianesimo e prima guerra degli schiavi dell’ Impero Romano /  Ciclo trigrammatico: (269 anni) Giugno 1752 esperimento aquilone di Franklin, Rivoluzione Industriale / Ciclo trigrammatico: (33 anni) 19 ottobre 1987 crollo Wall Street, 8 dicembre 1987 prima Intifada / Picco del grafico trigrammatico: Aprile – Luglio 1993 (web libero, Jurassic Park) / Ciclo trigrammatico: (4 anni, 2 mesi e mezzo) 29 marzo 2017 Brexit, attacco terroristico al concerto 22 maggio 2017 / Ciclo trigrammatico: 6 mesi e 12 giorni (fra il 13 nov 2020 e il 23 Gen 2021)

Ci sono due qualità differenti di cicli storici: trigrammatici e standard. Sono simili a livello matematico, il primo ha base 8, il secondo ha base 64. La teoria mette in connessione il DNA e i 64 codoni con i 64 esagrammi del sistema divinatorio I Ching cinese.

Alcuni ritengono che la Timewave fornisce una connessione fra DNA e processi storici, e che misuri la percezione collettiva del tempo. Qualora dovesse avvenire un incontro – congiunzione fra due civiltà differenti avverrebbe una interferenza che modificherebbe questa percezione.

La teoria più attinente e quotata è quella che interpreta questo processo come il punto in cui conquistiamo la manipolazione del tempo.

“L’I Ching interpreta il tempo come un numero finito di elementi distinti e irriducibili, allo stesso modo in cui gli elementi chimici compongono il mondo della materia. Per i saggi taoisti della Cina pre-Han, il tempo era composto da sessantaquattro elementi irriducibili.”

POTENZIALI DATE ZERO TIMEWAVE:

25 maggio, 12 – 17 – 21 giugno

14 – 16 luglio, 4 agosto, nel 2021

(Queste sono date che potrebbero non rappresentare quella reale, che potrebbe avvenire in altri giorni immediatamente vicini a quelli elencati, nel periodo che va da fine maggio a fine agosto 2021)

ANALISI APPROFONDITA DELLE TRE IPOTESI DI ESCHATON – OMEGA POINT

FENOMENO FLASHFORWARD

Questo fenomeno ipotetico è nato dal libro di Sawyer del 12 giugno 1999, nel quale descriveva l’ accadere di una simultaneità fra un esperimento scientifico segreto e un evento cosmico derivante dall’ esplosione di una supernova e dall’ interferenza fra l’ impatto con i neutrini e la Terra. L’ esperimento veniva svolto dal team del CERN di Ginevra. Questi neutrini, a contatto con la Terra generano un temporaneo “salto nel tempo” collettivo: la coscienza individuale di ogni essere umano viaggia nel tempo per due minuti, provocando visioni sul proprio futuro. Una dislocazione temporale di massa. Una volta riemersi dalla dislocazione temporale, i morti e feriti si contavano a milioni, nella storia del libro, perché la reatà, mancando di un osservatore, in accordo con la fisica quantistica, si era momentaneamente dissolta, e quindi l’ universo si era rigenerato, ma questo fenomeno veniva registrato come una perdita dei sensi, uno svenimento collettivo simultaneo. Chi veniva colto in strada, nel traffico, in mare, in aereo, o in altre situazioni rischiose, moriva o si feriva. Nel libro veniva creato un sito web per ricostruire il contenuto delle visioni e una parte del mondo aveva evitato catastrofi a causa dell’ orario notturno. Nel libro l’ esperimento veniva ripetuto ma stavolta tutti ne erano al corrente. Veniva poi costruito un satellite per controllare la interferenza con questi neutrini provenienti dalla supernova, che ogni tanto eruttava in un sisma stellare. Non ho idea di come questo fenomeno possa verificarsi nella realtà, ma sembra descrivere esattamente il tipo di fenomeno che descriveva Mckenna nella sua lecture sul “God Whistle”, la tecnologia che avrebbe funzionato come un” richiamo temporale” trascinando e calamitando il futuro nel presente e modificando la nostra percezione del tempo. Mckenna diceva che la macchina del tempo non avrebbe funzionato nel modo convenzionale che credono tutti. Paragonava questo ipotetico esperimento al primo esperimento con la bomba atomica: si temeva che avrebbe incendiato la intera atmosfera terrestre, ma il test è stato realizzato lo stesso, nonostante i timori. Secondo il meccanismo della Coscienza Unica, teoricamente, se un singolo osservatore cosciente riuscisse a viaggiare nel tempo, tutti gli altri lo seguirebbero nel suo viaggio. Quindi se un solo umano venisse mandato nel futuro, ipoteticamente, tutta l’ umanità riceverebbe visioni del futuro attraverso una dislocazione temporale. Inoltre, la realtà, secondo la fisica quantistica, ha bisogno di osservatori coscienti per mantenersi in piedi. Qualora si verificasse una situazione nella quale mancassero gli osservatori, l’ universo e la realtà intorno a noi si dissolverebbero. Se questa situazione diventasse reale, per l’ appunto, si creerebbe un “reset universale”, un nuovo Big Bang, ma questa volta sarebbe la mente umana a riemergere all’ esistenza. Verrebbe provata una volta per tutte anche la teoria della retrocausalità: si potrebbe persino scoprire che la causa dell’ esistenza dei sogni notturni è un effetto anticipatorio di questo evento nel futuro.

DISCLOSURE O CONTATTO ALIENO DI MASSA

L’ Omega Point della Timewave potrebbe segnalare una interferenza fra le “impronte temporali – storiche” di due civiltà lontane fra loro nel cosmo, gli umani e una specie extraterrestre. Un azzeramento della nostra timewave potrebbe significare che è arrivato il momento del “Contatto” definitivo.

Nel libro di Dolan, A.D. AFTER DISCLOSURE viene descritta passo per passo la transizione storica enorme che si verificherebbe qualora i governi del mondo decidessero di mettere in atto la DISCLOSURE, cioè informare le popolazioni della Terra di un avvenuto contatto con alieni, o rivelare la verità definitiva sugli ufo e sul contatto costante e segreto fra i nostri governi e una civiltà aliena, dal 1947 (Roswell) in avanti. Questa transizione sarebbe talmente imponente che l’ anno in cui avverrebbe diventerebbe un “Nuovo Anno Zero”. Curiosamente, questo libro scritto anni fa, per fare la narrazione degli eventi ipotetici nel libro, dà come esempio la data del 14 maggio 2021. Infatti, secondo il libro, se la Disclosure sarà un evento pianificato e non improvvisato (in caso di contatto di massa globale improvviso la situazione cambierebbe, e potrebbe fungere da trigger per una Disclosure), necessariamente, per motivi economici, questo evento dovrebbe cominciare un venerdì pomeriggio, dopo la chiusura dei mercati, con un discorso simultaneo di tutti i capi di stato di 103 paesi alle loro rispettive popolazioni (da noi in Italia accadrebbe intorno alle 22:00 di un venerdì sera), e verrebbe scelto un venerdì appunto perché chiudono i mercati e teoricamente il popolo avrebbe un intero weekend per approfondire la situazione nel modo più preciso possibile.

Noi del blog siamo neutrali, io personalmente ritengo improbabile che il segreto del contatto con civiltà extraterrestri sia stato mantenuto segreto per tutti questi decenni, quindi propendo più per un evento improvviso, globale, che creerebbe una narrazione simile al film di THE ARRIVAL, dove l’ arrivo degli alieni ad un certo punto provoca un cambiamento nella percezione del tempo collettiva.

Infatti, penso che la pandemia covid sia un fenomeno anticipatorio di un futuro imminente incontro fra l’ umanità e una civiltà extraterrestre. A livello simbolico, il virus rappresenta una entità ignota, e il fenomeno del contagio si potrebbe allacciare al fenomeno del “contatto”.

Nella teoria della timewave, appena prima dell’ evento Omega Point, si dovrebbe verificare un fenomeno di forte e intensa anticipazione, quasi una preparazione tutorial di massa per l’ evento vero e proprio che si verificherebbe l’ anno successivo.

OMEGA POINT, VIAGGIO NEL TEMPO, SINGOLARITA’ TECNOLOGICA, FINE DELLA STORIA

Questa è la ipotesi più estrema: qualora si verificasse per davvero il primo viaggio nel tempo, milioni di viaggiatori dal futuro arriverebbero e si manifesterebbero per essere presenti nel momento più lontano nel passato raggiungibile: il momento dell’ attivazione della macchina del tempo. Infatti, secondo Mckenna, il viaggio nel passato non è possibile, e si potrebbe manipolare il tempo e visitare epoche differenti solo a partire dal giorno e ora in cui viene attivata la macchina del tempo. Quindi, secondo questa ipotesi, la Terra diventerebbe un museo per tutti gli umani del futuro, e la nostra convenzionale percezione del tempo non avrebbe più senso: ogni punto nel futuro, anche lontano milioni di anni, diventerebbe istantaneamente raggiungibile e visitabile dal nostro presente. Ogni momento del presente sarebbe connesso ad ogni singola epoca del futuro. Sarebbe come sbloccare tutti i trucchi di un videogioco e completarlo.

La Storia umana finirebbe, la vita cambierebbe in modi estremi e inimmaginabili, e l’ umanità diventerebbe una civiltà multidimensionale. A causa dell’ impatto con culture umane drasticamente differenti, si verificherebbe una SINGOLARITA’ TECNOLOGICA che cambierebbe tutto e ci porterebbe a vivere in una sorta di Paradiso Terrestre. In breve tempo, l’ Uomo conquisterebbe ogni aspetto della realtà e dominerebbe l’ universo, manipolandolo a suo piacere.

Presto il passato precedente al GIORNO ZERO verrebbe dimenticato e percepito in modo vago, come una epoca dell’ umanità in cui il Tempo veniva vissuto in modi drasticamente diversi e anomali. Per un uomo capace di visitare ogni epoca del futuro a suo piacimento, sarebbe impossibile comprendere come le persone del passato vivevano, intrappolati nella loro epoca e incapaci di conoscere il futuro.

Il GIORNO ZERO diventerebbe quindi un nuovo Big Bang, un nuovo reset universale, in accordo con la filosofia di Mckenna. In poco tempo, verrebbe rilasciata una quantità di “Novelty – fattore di cambiamento e innovazione nella Storia” di magnitudo senza precedenti, superiore a qualsiasi altra cosa successa prima.

Ogni aspetto della nostra vita verrebbe trasformato. Mckenna voleva riportare la civiltà umana al suo ruolo di “centralità” nella storia dell’ universo. Secondo lui il destino dell’ umanità era quello di dominare e conoscere appieno l’ universo e i suoi meccanismi.

Difficilmente, però, questo evento si potrebbe verificare nell’ epoca presente. Forse è più realistico aspettarselo nel 2036. Ma chissà, tutto è possibile.