Un racconto psicologico – L’ uomo che c’è e non c’è

20 06 2018

Jake era un ragazzo di diciotto anni, sensibile, pacato, timido e riflessivo. La sua mente era un ecosistema di idee, immagini, mondi, dimensioni segrete. Una di esse, in particolare, lo accompagnava da quando era un bambino piccolo. Quando entrava dentro a quella dimensione immateriale incontrava una persona.

Quel giorno era particolare, perché era accaduto qualcosa che non aveva mai pensato avrebbe potuto fare. Aveva trovato un giubbotto durante una delle sue passeggiate in solitario, e lo aveva portato a casa.

E ora vagava per la stanza, osservando nervosamente quel giubbotto. Chiunque altro avrebbe visto solo un vestito maschile, ma quello per Jake era una specie di totem, un simbolo di quella dimensione segreta, quella dimensione dove le memorie remote si animavano e interpretavano quello scenario che continuava a ripetersi. Quel giubbotto emanava una personalità, e Jake si sentiva nervoso alla sua presenza, come se avesse portato a casa una ragazza che voleva fare cose con lui.

Per un attimo quando aveva trovato quel giubbotto incustodito, si era guardato intorno alla ricerca dell’ ” uomo della dimensione “, incredulo, pensava che era riuscito a uscire da lì, e materializzarsi nella realtà. Ma non poteva essere, perché quell’ uomo era una memoria fantasma.

Jake non era un ladro, ma era così che si sentiva. Nella sua mente, segretamente credeva che quel tipo di giubbotto avesse lo stesso significato per tutti, emanava la stessa attrazione gravitazionale che provava lui, quindi per quanto lo riguardava aveva appena portato a casa la ragazza di un altro uomo, che lo avrebbe scoperto, lo avrebbe trovato e gliel’ avrebbe fatta pagare. Ma non era esattamente così, perché quel vestito era un maschio, nella mente di Jake.

Toccare quel giubbotto sarebbe stato come premere un pulsante e tele trasportarsi in quella dimensione dove lo aspettava l’ uomo in nero. Jake si sarebbe presentato a lui sotto una veste diversa, lo avrebbe preso di sorpresa, perché aveva deciso di imitarlo.

E così si immerse nella dimensione, come mettere i piedi nell’ acqua di una piscina, come una realtà virtuale, era altrove, era andato a trovare l’ uomo che lo aspettava. Ma chi era quell’ uomo? Quando Jake aveva quattro o cinque anni, era un giovane uomo, un amico di famiglia, ma Jake non lo aveva più rivisto, erano passati tanti anni, e quell’ uomo aveva assunto una aura mitologica, c’ era stato e ora non c’ era più, e quell’ assenza si sentiva, Jake era nostalgico, avrebbe voluto ritornare piccolo e chiedergli di portarlo via con sé. Avrebbero vissuto come quel duo, il piccolo e il    ” gigante ” di quel film, ” Un mondo perfetto “. In un certo senso, si aspettava che da un momento all’ altro un uomo sarebbe venuto a prenderlo, e si sarebbero fatti compagnia a vicenda, come due amici. Era sbagliato? A volte combatteva questo desiderio, a volte aveva paura di quest’ uomo che avrebbe potuto portarlo via, ma c’ era qualcosa in lui, che lo attraeva in modo incomprensibile. Se glielo avesse chiesto in un certo modo, se glielo avesse proposto, avrebbe certamente accettato.

Ognuno ha il suo fantasma, così crede Jake. Gli angeli custodi non ci sono. Ci sono questi personaggi totemici, questi archetipi immateriali, fantasmi appunto. Ogni tanto si manifestavano nella realtà. Jake un po’ si illudeva di cercare veramente degli amici, ma se si sarebbe potuto risalire alla fonte di tutto, alla fonte c’ era la ricerca di quell’ uomo. Quando si manifestava nella realtà, come un riverbero che aveva il volto di un amico, Jake lo riconosceva. Ma solo inconsciamente.

Jake era sempre preso dai suoi pensieri, dai suoi ideali, dalle sue astrazioni e di solito era distaccato con gli altri, trattava tutti allo stesso modo, e preferiva contemplare la realtà da solo, il più possibile, ma c’ erano personalità che lo trasformavano, quando si verificava uno scenario di scontro, di impatto, personalità meteoritiche che transitavano nel suo regno solo temporaneamente, lasciavano una traccia profonda, un solco. E allora Jake sentiva l’ attaccamento, lo sentiva così forte che lo metteva a disagio, cominciava a fissarsi, a orbitare come un satellite attorno alla persona, e allo stesso tempo cercava di disfarsi di queste catene. Queste persone avevano una caratteristica particolare, e si elevavano dalla massa, nella sua percezione. Jake non se ne rendeva conto, ma al di là delle apparenze, lui in queste persone rivedeva quell’ uomo. E aveva vissuto già due volte quel distacco, quella rottura del cordone, come quando aveva cinque anni. E ogni volta era traumatico.   

Che cosa gli aveva fatto quell’ uomo all’ epoca? Era davvero accaduto quello che spesso Jake sospettava, oppure si era immaginato tutto? Era solo uno scherzo della mente, una falsa memoria? Jake non ricordava nulla, ma percepiva qualcosa a livello corporale, sapeva che era stato un bambino precoce, alle medie si sentiva chiedere dai compagni quando aveva iniziato a fare certe cose in privato, ma lui non rispondeva mai, distoglieva lo sguardo, e dentro di sé mormorava ” Prima di tutti voi “. Sì era precoce, e lo faceva in pubblico, ma poi i genitori lo rimproveravano e da allora aveva preso l’ abitudine di farlo di nascosto, in silenzio, come una trasgressione, stimolarsi il piacere era diventato un peccatuccio, era diventato il pulsante che lo rimandava direttamente al cospetto di quell’ uomo.

Jake cercava di razionalizzare lo scenario, si era detto che con tutta probabilità non era successo niente di particolare, niente di sbagliato, niente di perverso. Ma non poteva esserne sicuro al cento per cento. Quel giubbotto lo conosceva meglio di quanto poteva rendersi conto di sé stesso. Era una tentazione, una trasgressione alle regole.

Come si affrontano le paure? Si cerca di ammansirle, di renderle amichevoli, si agisce in modo diplomatico. Ecco, quell’ uomo emanava un’ aura di protezione, era uno dei grandi, era forte, non si faceva impressionare. Ma ogni tanto quella memoria fantasma assumeva le sembianze di un incubo, di un essere pericoloso, inquietante, insisteva, prendeva il comando. A volte Jake era il creatore, la mano che inscenava e decideva cosa accadeva nella reinterpretazione dello scenario, altre volte era un osservatore passivo, vedeva i pensieri galleggiare davanti ai suoi occhi, e si allarmava.

Solo un vestito, un oggetto inanimato …oppure una mano che lo afferrava, lo gettava al cospetto del suo lato oscuro, quello che ” poteva essere “. Ma Jake era troppo consapevole di sé stesso. Era lui a tenere le redini, sempre. Era lui a decidere quanto tempo restare nella dimensione, era lui a decidere quando la realtà prevaleva e quando separarsi nettamente da quei pensieri contorti, e inspiegabili. Jake era sempre lo stesso Jake, non quella immagine distorta. Non era simile all’ uomo in nero. Non avrebbe mai intrapreso quella strada. Sì, c’ era un demone dentro di lui, ma era un demone in catene, in ostaggio della giustizia. Spettava a Jake il compito di lasciarlo sfogarsi per un poco e poi ricacciarlo in gabbia. Quel bastardo non sapeva con chi aveva a che fare. Jake aveva una forza interiore, una resistenza, un carapace, uno scudo. Dominava sé stesso.

Jake era empatico, sapeva cosa si provava a stare nei panni degli altri. Era qualcosa di innato, e a volte era come uno schiaffo, un ritorno alla realtà, una doccia fredda e rassicurante. Dentro di lui c’ era un ecosistema, e doveva ricordarlo.

Forse era destino che quella dimensione orbitasse nella sua mente per così tanto tempo. Ricordava di aver letto che Stephen King sentiva di essere diventato uno scrittore dell’ horror, perché a quattro anni aveva rimosso la memoria di aver assistito alla tragica morte del suo amichetto, investito da un treno. Non ricordava nulla, ma sua madre lo aveva visto tornare a casa stordito e scioccato, e gliel’ aveva raccontato. Ecco perché Jake era uno scrittore dilettante così psicologico. Qualcosa, qualsiasi cosa fosse, era successa all’ epoca, e in un certo senso, lo legava a Stephen King. Quanto di tutti i suoi lavori si poteva ricercare all’ origine di quel Big Bang? Quanto sarebbe stato compreso della sua personale realtà? Quanti aspetti della sua complicata personalità si potevano far risalire a quell’ epoca?

Per un certo periodo, Jake si era lasciato trascinare in una compagnia di ragazzi trasgressivi, gli stessi archetipi che alle medie guardava da lontano, con preoccupazione, negli occhioni di chi guarda e si chiede ” dove andremo a finire? “. Che cosa rappresentava quella situazione se non una rievocazione di quello scenario? Jake aveva voluto trasgredire, sentirsi uno della ” banda “, provare esperienze nuove. In retrospettiva, poteva interpretarla così. Era stata una esperienza transitoria, una specie di anomalia sociale nella sua vita.

Era accaduto tutto spontaneamente, aveva trovato un’ altro archetipo totemico con il quale provare nuove esperienze, tutto quello a cui prima aveva rinunciato, aveva allargato i confini di quel che si poteva fare. Era stato un po’ come tornare alla fonte. Aveva trovato di nuovo quell’ attaccamento, era diventato un satellite, era inevitabile perché la storia si ripete, in un certo senso. Sarebbe stato difficile spiegarlo, che lui vedeva qualcun altro in certi individui. Li vedeva con la percezione interiore. Gli si era presentata l’ occasione, lui non aveva fatto niente per arrivare a quel punto, aveva trovato la persona che lo tentava. Era lui che voleva che facesse determinate cose. E lui aveva abboccato all’ amo. In fondo, sapeva che lo avrebbe fatto prima o poi, da quando, a sedici anni rovistava nei cassetti alla ricerca delle sigarette.

Aveva trovato un nuovo feticcio, una nuova dimensione da interpretare, un nuovo personaggio, una nuova curiosità, e se ne era fatto avvolgere, si era fatto inglobare e si era impantanato. Ora aveva bisogno di quella persona, lui fungeva da tramite, da sciamano fra lui e il suo nuovo vizio. Era nato un nuovo rituale, e il modo subdolo e quasi beffardo con la quale veniva tentato era irresistibile. Gli ricordava un po’ quell’ uomo. Era ridiventato piccolo, era curioso, necessitava di una caratteristica da condividere, cercava quella simbiosi e assonanza che tanto gli mancava. Ma si era impantanato perché quel vizio stava salendo le scale troppo presto. Non doveva esagerare, non doveva farsi trasportare dal momento, da quella personalità che gli chiedeva se lo voleva, “se voleva il biscottino”, perché il tono era quello. Ma si sentiva bene quando erano da soli, solo loro due e il loro vizio. Non voleva che smettesse.

Ma a volte la realtà è dura. Quell’ amico aveva fatto qualcosa di grave, lo aveva traumatizzato, era andato oltre, e per un attimo si era trasformato in quel demone. E così si era trovato con una lama avvicinata alla gola. Proprio nel periodo in cui tutto andava così bene. Era stato solo un istante, ma era tutto cambiato. Non poteva più fidarsi pienamente di lui. Aveva reinterpretato tutta quanta la faccenda. Quella persona credeva di poterlo plasmare, di poterlo manipolare, ma Jake aveva ricordato lo scudo, il carapace, si era fatto forza e aveva deciso di prendere le distanze.

Era così che era andata con l’ uomo? Prima era il suo protettore, il grande che si prendeva cura di lui, e poi aveva gettato la maschera e aveva assunto un comportamento improvvisamente negativo? Jake credeva nei ritorni, tutto torna, tutto si ripresenta, finchè non viene compreso. Una volta che qualcosa è compreso, ritrova i suoi confini, viene incastonato, non esce come una mano che ti afferra alla gola all’ improvviso.

Ma Jake in fondo non aveva certezze. Poteva solamente lavorare su sé stesso, tirarsi su dal pantano e andare avanti. La sua vita era una sfida continua. Conosceva sé stesso meglio di quanto tutti gli altri avrebbero potuto immaginare. A volte prendeva le distanze persino da sé stesso e si auto – psicanalizzava, diventava un corpo estraneo da osservare al microscopio. Così aveva un controllo maggiore. In quelle circostanze percepiva la presenza del ” fantomatico ” osservatore esterno. Sì qualcuno osservava. Era distante, ma lui poteva avvicinarvisi quando prendeva le distanze da sé stesso.

A volte Jake si dimenticava di quanto fossero complesse le persone. Lui ne era un esempio lampante. Chi poteva immaginare che dietro di lui ci fosse un retroscena simile? Un simile ecosistema di percezioni?

Entrare in quella dimensione richiedeva la soddisfazione di un impulso, ma in un certo senso non centrava nulla con l’ impulso stesso. Era molto di più come una esperienza mnemonica, un palcoscenico mentale, una astrazione remota, un fantasticare simile allo stato meditativo. La nostra memoria si disperde, si isola, galleggia attraverso tutto il nostro organismo, e Jake aveva semplicemente trovato il meccanismo per ricostruire il puzzle.

E così aveva scoperto che certe memorie ci sono e non ci sono allo stesso tempo, e riverberano nel tempo. Era una fortuna che avesse trovato quel giubbotto. Adesso poteva mettere i confini a quella dimensione. Il giubbotto era la chiave, la serratura, ma era anche un castello nel quale rinchiudere l’ uomo misterioso. E quando tornava a trovarlo, si trattava di una visita ad un recluso. E adesso, se lo voleva, poteva ” coltivarlo “, allevarlo come un essere che gli avrebbe permesso di scrivere e creare determinati scenari. Quello era il suo posto, il suo ruolo.

E Jake poteva essere sé stesso, sensibile, empatico, pacato, riflessivo.

FINE

 

 

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Le locations del mio romanzo Psychosis

17 02 2018

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Psychosis è ambientato in una versione romanzata della mia città, ma con un nome diverso, che è Ferrofiume ( scelto perché nella prima versione volevo dare un’ ambientazione americana, e in Inglese viene tradotto Iron River ), negli anni 1993 e 2018. Le informazioni e i cambiamenti non sono esattamente gli stessi, ma si può avere un’ idea di come è fatta la città.

I quartieri principali sono definiti: Parte Vecchia ( centro storico ), San Valentino, Oltreponte, Quarto Autunno, zona del Castello ( o della Fortezza, devo ancora decidere ), Quartiere dello Sport, Chinatown ( nella mia città vivono e commerciano molti cinesi ), quartieri albanesi, il quartiere delle fiere e Piazza Giostre ( La Tartufara, un salone che contiene nel romanzo Piazza Fiere ), il centro città con la sua Via Signorile, Collina dell’ Anna, Zona Industriale, quartiere ebraico, Piccola Milano e le frazioni ( per esempio Ferrofiume Popolo, con cascine e fattorie ).

Le locations più usate nel romanzo saranno:

la zona del Molo, che è rappresentato da un paio di barche, una piattaforma sul fiume, una gradinata dove si riuniscono giovani e famiglie, e in tempi più recenti ospita anche alcuni tavoli con vista fiume. Andando sul sentiero a sinistra, si va verso una zona di folta vegetazione che io chiamerò Pozzanghera e Rocce, mentre a destra c’è un percorso, adesso un pochino ricostruito meglio, che io chiamerò ( Viale – nome inventato dai giovani – Riva Amorosa ) perché probabilmente è una zona di coppie, che porta sotto a un ponte, e poi ancora lontano, fino a raggiungere una fabbrica, e un’ altra zona di foresta, dove all’ inizio si può scendere su una piattaforma di rocce nei pressi di un altro ponte, che è una zona molto nascosta. Ancora più in là c’è un’ altra zona che chiamerò la Spiaggia di Sassi, anche quella abbastanza nascosta.

Un’ altra location che userò molto fin dal principio è una zona boschiva preceduta da una breve radura che si trova appena prima della zona di Oltreponte, dove adesso ci sono anche dei tavoli e una fontana. Da lì si può vedere il fiume e dal ponte si possono vedere le persone ai tavoli. Nella mia storia, in fondo a quella zona, nei pressi della parte boschiva avverranno tanti episodi, e si chiamerà Alto Verde, e sarà caratterizzata da erba talmente alta da perdere l’ orientamento, con un sentiero di ghiaia che ci passa attraverso ( in realtà la zona con l’ erba alta è da tutt’ altra parte ).

Possibilmente potrei usare anche un piccolo luogo che qui viene chiamato Il Tendone ( uno spazio quadrato con posti a sedere e due tavoli da ping pong, circondato da grossi sassi ) che si trova in fondo a un parco che viene frequentato da famiglie e bambini, dove in tempi recenti hanno anche messo un campetto da basket.

La zona della Cittadella potrebbe risultare abbastanza usato, si trova nei pressi del Cinema e precede una zona boschiva, dove, se ci si addentra, si vedono alcuni ruderi e una Scorciatoia che viene spesso usata per accorciare il tragitto verso un ipermercato. Nella Cittadella in tempi recenti ogni tanto viene organizzato qualche evento, e ci sono le persone che portano i cani, tavoli per mangiare e incontrarsi in gruppo, e dei percorsi che in un’ epoca passata venivano usati per gare di motocross.

Zona Quarto Autunno è la zona dedicata al 4 Novembre, e contiene una scuola elementare, un piccolo parco giochi, e un famigerato palazzone abbandonato dove si dice si possano trovare barboni, e ci si possa anche perdere. Sarà una location molto usata nel romanzo.

Il centro città potrebbe risultare molto usato come location, e ho scelto di sostituire il banale nome di Via Roma con un più originale Via Signorile, che è una lunga via con i negozi principali del luogo, alcuni bar e locali, e una piazza con una statua al centro, che ho scelto di chiamare Piazza del Cavaliere. Girando a sinistra dopo Piazza Cavaliere si potrà vedere l’ iconico campanile e si potrà raggiungere Piazza Castello / Fortezza. Invece, svoltando in una via che si posiziona più indietro, appena prima della parte centrale di Via Signorile si può raggiungere una piazza dedicata a San Francesco ( che io chiamerò invece Piazza Franceschini ) che fino a qualche anno fa ospitava una scuola IAL.

Nel mio romanzo la nota salita che porta in una zona collinare si chiamerà direttamente Collina dell’ Anna, e nella mia storia sarà costellata di villette.

La Zona Industriale avrà la sua storia, e vi sarà narrato un famigerato incidente che caratterizzerà la storia della città ( che chiamerò Ground Zero ). Appena prima di questa zona vi si trovano delle roulotte e una pista ciclabile che viene usata anche per gli allenamenti di atletica, e in tempi recenti ospita un campo da calcio e da rugby. C’è anche una strada che passa parallela alla parte iniziale della zona Industriale che porta verso una nota piscina, un locale discoteca, e se si va fino in fondo si raggiunge la Diga.

Come bonus extra vi saranno due locali bar con nomi un po’ sopra le righe, Vivere bar ( che nella versione 2018 diventa un ristorante esotico ) – che posizionerò per adesso in Piazza Castello / Fortezza, e Belli e Assetati ( che ovviamente non esiste con questo nome ) che si trova nei pressi di una fermata dei pullman, dove aspettano gli studenti.

I suggerimenti saranno ben accolti. Soprattutto sulla versione del 1993, che non ho potuto vivere perché sono arrivato un po’ più tardi in zona.    





Seguite la realizzazione del mio nuovo romanzo Psychosis

15 02 2018

Ieri ho iniziato il mio nuovo romanzo PSYCHOSIS! Non posso rivelare nulla sulla trama, ma tratterà del genere Horror – Thriller con un poco di Sovrannaturale. Inoltre, per la prima volta in una mia storia, ho deciso di dargli un’ ambientazione italiana, e perciò ho realizzato una versione romanzata della mia città.

Sul mio sito potrete tenervi aggiornati sulla realizzazione del romanzo e potrete esplorare le locations immaginarie di una città che esiste veramente.

https://psychosis-in-anteprima.webnode.it/home/

 





Popular culture breakthrough: IT 2017 and a breath of cinematic novelty after the Long 2000s slumber ( and that old times Iconic feeling is here )

11 01 2018

Risultato immagine per IT cast 2017

Make no mistake, this IT movie was something else, different from all the cinematic novelty’s slumber that plagued the popular culture in music and cinematic history for pretty much the entire 2000s. ( * For the people who don’t know about this blog, we talk and discuss, among all the other topics, the way culture in general has changed and has become more loop – like, with all the remakes, sequels and superheroes stuff  – and with all kinds of revivals – we definitely live in the cultural age of RE – everything ) ( ** yeah, IT 2017 is a remake, but at the same time it is something else entirely )

So, at least for the preteens and teens, and Stephen King readers, and nostalgics of the 1990s and 1980s, they finally saw a movie that inspires thoughts of ( Old Time ) legend the likes we have not seen since Star Wars in the 1970s and E. T. and the first real Jurassic Park. This is it, what we were waiting for, and when I see this PERFECTLY SELECTED cast, I just think that for many teens and preteens out there, these guys are the new Beatles. They are an exception because for many years cinematic culture seemed to have lost that Legendary Feeling that made an actor or an actress an Icon, a Culture Maker. Now at least they have their true icons.

Stephen King has created characters with a depth that I had not seen since the incredibly underrated saga of Animorphs ( 1996 – 2001 ) ( * I cannot believe this saga didn’t become a planetary success. ) Yesterday I finished the book of IT and I almost cried. Animorphs characters were so well written that looked like real people. Same thing happens with the Losers Club.  

I hope that for all the kids and teens out there, who live a hard and tough life, they will take inspiration from this movie ( and don’t forget the novel 🙂 ) and create connections that will win over all the difficult experiences they get through. The cast ‘s Amazing friendship should inspire many other people to create their own Losers Club ( * to be a Loser should acquire a new meaning, a cultural meaning related to friendship in some slang out there ) ( ** and eventually all who lost something will gain a lot from their connections, so find unity with your classmates and neighbors and create the story of your epic friendship ). Create your own culture and share it.

So, maybe this is the breakthrough for cinematic industry to finally recover the Icons feeling in movies. This may as well be the first breath of fresh air since the mid – 1990s.

This article is a little gift for them, the cast, and I hope they will enjoy their life and I hope they will understand their true potential, because they can actually become, maybe soon, maybe in the near future, culture makers. Acting in movies is not just a job, it is culture making. It’s that magic thing that also happens in the activity of reading: letting people live in the mind of someone else. You actor yourself become someone else during the process of acting. Meditate on these thoughts 🙂 You have the gift of getting access to all kind of different worlds in which you live your story, you have the gift of virtual eternity because your movies will be seen for generations to come.     

I am an aspiring writer, so I hope I will someday able to add my 2 cents to popular culture, and to create worlds, and I hope that someday I will be able to know you guys 🙂   

—————————————– ( changing topic, we discuss the link between this article and our interpretation of culture in this blog ) 

In Italian, we discussed the atmosphere of ” cultural exhaustion ” and the plunge in a loop of habit in every single part of popular culture, https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/04/15/loccidente-ha-esaurito-la-sua-spinta-propulsiva/ ( The occidental world has exhausted the novelty ‘s propulsive push – 2010 ) ( https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/03/21/segnali-di-esaurimento-delle-novita-nella-maniera-consueta-di-vedere-il-mondo-e-la-storia/ – 2011 ) while we also discussed ( in Italian ) that 1956 was probably the most culturally powerful and influential year in 20th century, that year was in fact like some sort of cultural Big Bang that shaped the rest of everybody’s life since.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/08/16/i-misteri-della-cospirazione-e-della-linea-spaziotempo-1956/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/08/18/ancora-sulla-linea-spaziotempo-post-1956/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/10/02/ulteriori-precisazioni-sugli-anni-da-cui-tutto-e-cominciato/

 





Lo scisma interiore fra il vuoto cosmico e il disegno del destino

26 12 2017

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Recentemente sono tornato a occuparmi della raccolta di racconti che spero di pubblicare il prossimo anno. Sono storie brevi appena sotto le 50 pagine di genere thriller – horror che parlano di giovani e della morte. Sono storie violente e grintose.

Ho dedicato il Natale ad arricchire la mia collezione di libri di Stephen King e a leggere la biografia dell’ autore, nel quale in certi aspetti mi sono ritrovato, mentre sotto altri aspetti abbiamo vissuto in atmosfere completamente diverse.

” mi sono reso conto che sono arrivato al punto in cui era arrivato lui, giusto prima di debuttare, quando il tempo scarseggiava, la scrittura era faticosa, l’ energia era poca, e il futuro inquietante. Chissà, forse non è un caso. “

Risultato immagine per piccoli brividi

Scrivo perché mi fa bene, perché sento che mi appartiene, mentre cerco di tenere a bada le mie paure dormienti, che negli scorsi anni sono usciti a farmi sgradite sorprese, e che potrebbero ancora farlo in qualsiasi momento.

Il destino in sé non mi spaventa. Ho bisogno di interpretare la vita come un disegno strutturato e coerente. Mentre nell’ adolescenza cercavo di essere il più puritano possibile e una volta cantavo nel coro della chiesa, adesso da anni mi sono svuotato completamente della religione, e non sono sicuro che sia un bene. Credo ancora in una sorta di Dio, ma lo sento sempre più distante, e sempre più umano piuttosto che intangibile e divino.

Le mie paure più grandi sono la morte, il caso, e l’ eventualità dell’ assenza di qualcosa dopo la morte. Pur avendo fatto abbastanza ricerche affini agli argomenti trattati in questo blog, che archiviano il caso come un’ eventualità impossibile e inesistente, è ancora insita in me la grande paura che in un qualsiasi giorno tutto possa cambiare, e forse è per questo che ogni volta che penso alla scrittura mi dico ” accidenti alla possibilità di un eschaton di Mckenna nei mesi a venire! Potrebbe intralciare la mia ancora ipotetica carriera! “.

Credo che la morte a 59 anni di mio nonno mio omonimo quando avevo 3 mesi in un incidente d’ auto mi pesi in un angolino della mente più di quanto vorrei ammettere. Con tutta questa storia delle connessioni fra i destini, mi sono reso conto di considerare le auto delle macchine di morte, motivo per il quale a 27 anni non ho mai preso la patente, e non so ancora se mai la prenderò.

Alcune volte questo tipo di paure nascoste e dormienti si trasformano in rabbia, e ormai penso che dovrei evitare di leggere ogni storia relativa a crimini di ogni genere, perché poi mi viene da pensare cose maligne, e ogni qualche settimana vi sono vicende che mi fanno ribollire il sangue e desiderare pene infernali per chiunque le abbia commesse. Una volta credevo che in tutti ci fosse qualcosa di buono, ora credo invece che in tutti ci sia uno spiritello maligno che ogni tanto decide di combinare qualcosa. Il mio ideale di giustizia assomiglia sempre di più a quello dell’ epoca medievale.

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Non so se il mio destino comprende anche diventare un buon scrittore. Però so che la scrittura e la lettura sono presenti da sempre nella mia vita. Stephen King è stato segnato dal ritrovamento dei racconti e delle riviste di suo padre, scrittore di racconti mai pubblicati, all’ età di 10 anni, più o meno alla stessa età di quando io scoprii una collezione di Dylan Dog appartenente a mio zio nella casa di mia nonna paterna, una collezione che mi attirava e mi respingeva allo stesso tempo.

Del resto la cruda violenza la potevo leggere anche nella saga degli Animorphs che ha nutrito la mia infanzia con 64 libri di una saga per me indimenticabile con i personaggi più realistici e vivi che abbia mai trovato. Per non parlare della mia passione per i Goosebumps o Piccoli Brividi che amavo collezionare da bambino.

Stephen King ha visto l’ amichetto di 4 anni venire investito da un treno, e io sono passato affianco a un mio compagno di classe per 8 anni che conoscevo appena poche ore prima che morisse in un incidente d’ auto.

Ho vissuto vicende che forse un giorno mi aiuteranno a scrivere libri, se solo fossi capace di farle riemergere dall’ oblio autoimposto in cui le ho ficcate. Per qualche strano motivo ho scritto centinaia di pagine di diario degli anni più contorti e controversi della mia vita per poi smettere giusto in tempo per uscire dal tunnel ed entrare in una più confortevole metropolitana. Forse un giorno brucerò quei diari, o li lascerò a marcire in soffitta o in garage. Non riesco più ad aprirli. Non ci sono storie chissà che, ma hanno lasciato qualcosa dentro di me, che mi condizionano ancora adesso.

Ho paura che in tutto quello in cui ho riposto le mie speranze e le mie teorie personali non ci sia nulla di vero e che sia tutto un voler vedere qualcosa di assente. Cicli storici, cicli nella vita individuale, ritorni di passato, destini, il futuro che influenza il presente e si addentra persino nel passato. Volevo vedere qualcosa di mio nella storia di vita di Mckenna e voglio vedere qualcosa di mio nella storia di vita di Stephen King, anche solo il piccolissimo fatto in qualche modo significativo per me che lui è nato nel giorno in cui festeggio l’ onomastico, che io vivo come un – mezzo compleanno – perché sta a sei mesi dal mio compleanno. Poi scopro che King supporta il femminismo, mentre io vedo il femminismo come affine a una pseudo – setta arrogante, ( forse per via di certe ragazze con cui ho avuto a che fare, forse ancora reduce dalla farsa che è la vita di classe alle superiori, quando le ragazze mi parlavano come se fossi un idiota bambinone ) che King leggeva la Bibbia ai figli adolescenti mentre io la ritengo una storia di fiabe. Poi scopro le peripezie mediche di King con orecchie, tonsille, di quando è stato investito e massacrato da un’ auto e ripenso ai miei appuntamenti settimanali con il dentista( ne so abbastanza per poter fare il dentista e togliervi tutti i denti credetemi ) , alla ginnastica fatta a dodici anni per la scoliosi e alla mia quotidiana lotta con le paure nel 2008.  

Spero di non produrre storie che diano vita a film dell’ orrore che non riuscirei a guardare. Mi piacciono i libri dell’ orrore ma NON i film. Ironico detto da uno che ha invitato l’ amichetto a guardare un film fantascienza –  horror – splatter, niente di meno che Starship Troopers, in età elementare per poi farlo vomitare! Non so con quale stomaco guardavo certi film all’ età di 10 anni.  Dico io, come si fa a far vedere a un amichetto una storia di alieni simili a ragni con una bocca per testa con braccia e gambe che volano e una mucca sbriciolata viva dietro un cartello con su scritto censura? 😉  

In un angolo della mia mente trovo molti eventi simbolici nella mia vita che stanno determinando il mio presente. Sono diviso in due. Da una parte sono un essere brancolante nel buio del vuoto dell’ ateismo e del nulla eterno postmortem, dall’ altra parte mi trovo in una immensa libreria di dati, collegamenti, connessioni, segreti e trucchi con le date che sanno di magia, con la certezza che qualcosa di più c’è, anche se completamente diverso dalle aspettative di un religioso. Spero che un giorno questo scisma mentale troverà un accordo diplomatico.

Matteo     





L’ eschaton di Stephen King è OGGI – The Dome

20 10 2017

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Stephen King narrava nel suo libro pubblicato nel 2009 che un certo sabato corrispondente secondo i fans al 21 Ottobre 2017 – OGGI ( ! ) una cupola misteriosa piombava a intrappolare una cittadina prima insignificante mettendola al centro dell’ attenzione mondiale in un vero e proprio fenomeno escatologico.

Questa data mi intriga non solo perché The Dome è stato il primo libro che ho letto del maestro Stephen King, ma anche perché risulta dalla mia ricerca timewave nell’ unire due coppie di eventi e calcolare una formula per giungere alla data zero –  eschaton che l’ accoppiamento implica, che QUESTA DATA è giunta ad essere TERZA nella mia classifica delle potenziali DATE ZERO della TIMEWAVE.

Dopo questa data a ottobre ci sono solo un paio di date potenziali che ci separano dall’ estate 2018 dove avverrà la – grande prova del 9 – per verificare se la ricerca indipendente che mando avanti dal 2013 avrà successo.

Quindi cosa possiamo fare in questo sabato inusuale? LEGGIAMO qualche pagina da THE DOME, andiamo a vedere il film IT di Stephen King ( io stasera andrò a vederlo per la seconda volta con una diversa compagnia di amici ) e facciamo attenzione al cielo 😉 non sia mai che King abbia carpito qualche informazione dall’ etere!

Se qualcuno ha voglia di leggere anche qualcosa di diverso può provare con un mio racconto ispirato vagamente a THE DOME che si intitola INTERFERENZE e che è postato fino a dove sono arrivato ( una sessantina di pagine scritte ma rimane incompleto ) sul mio sito Lo Scrittore Sconosciuto –  

https://loscrittoresconosciuto.wordpress.com/2017/09/22/interferenze-capitolo-1-2015/

inserite – Interferenze – nel motore di ricerca interno al sito per cercare i capitoli successivi.

La prossima settimana in ogni caso abbiamo ancora un altro evento interessante: il PICCO FINALE e più INTENSO del grafico timewave proposto da Meyer, che ci fornirà un INDIZIO CHIAVE per capire che cosa potrebbe succedere una volta raggiunta la data zero – eschaton nel 2018. Infatti dovremmo aspettarci un evento di enorme magnitudo storico – geopolitica che trasformerà la nostra epoca attuale.





Il vaso di Pandora è il ciclo vitale dei 3 anni – Una delle uniche certezze rimaste

8 09 2017

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A volte trovo molto strano che uno come me, una persona qualunque, sia riuscito a trovare questo incredibile pattern che è presente nella vita di tutti. Certo, ho un archivio del passato personale ben diverso dalla maggior parte della gente, e questo mi ha avvantaggiato, mi ha permesso di scendere nei particolari più minuti e di non fermarmi alla ” Big Picture ” …Ci sono tanti modi , che voi siate scettici o meno non ha importanza siccome funzionano veramente, per guardare alle condizioni future della nostra vita …Ovvio, l’ età, la località, la geopolitica del luogo, ma anche l’ astrologia, che ci indica gli umori e l’ atmosfera ” energetica ” a distanza anche di mesi dal presente …Ma il Ciclo dei Tre Anni va OLTRE. Se siete fortunati come me e avete a disposizione un archivio dettagliato della vostra vita, fra diari, agende, rubriche e quant’ altro, ma anche se non ce l’ avete ( sarebbe un buon incentivo a cominciare a sapere qualcosa in più del vostro passato , perché essenzialmente il passato si ripresenta in maniera diversa ma sempre simile, nel vostro presente e futuro, visto che il presente è una mescolanza degli anni a 3, 6, 9, 12, 15, 18, 21 anni di distanza – e oltre da ora ) dovreste fare questo esperimento: prendete gli eventi chiave di ogni anno che sta a 3 e multipli di 3 anni di distanza dal 2017 , i vostri eventi chiave personali, e scoprite cosa si ripresenterà sotto altre facce e con altri tempi, ma sempre allo stesso modo, nella vostra vita. Fate una lista delle persone che conoscevate, che frequentavate, e trovate il corrispondente, fate i collegamenti, scoprite le somiglianze. Trovate gli archetipi che continuano a presentarsi nella vostra vita.

Questa scoperta mette un po’ in difficoltà il concetto di libero arbitrio, ma il fatto è che una volta che conoscete le risposte, potete cominciare a manipolare il presente e il futuro. Chi non è cosciente di questo ciclo vitale non può fare a meno di seguire la corrente, proseguire inconsciamente lungo una versione della propria vita, una serie di esperienze, che si ripresentano, con altre facce, magari altri luoghi, ma che sotto sotto rimandano sempre a quella determinata epoca e a quella determinata persona.

Aprite il vaso di Pandora.  Ora possiamo farlo 😉 Ogni giorno è una nuova scoperta … Certo, può sembrare inquietante, ma in un certo senso dona anche un senso di sicurezza, e il piacere della sorpresa non manca, perché anche quando cerchi di capire come una certa esperienza si ripresenterà, è sempre difficile intuire il percorso che farà per ricreare quella determinata situazione. Con tutti i miei dubbi, questa conoscenza mi dà almeno una certezza dove non sembrano essercene più.  

 

Questo è l’ esempio sulla mia vita:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/01/15/i-pattern-nella-mia-vita-cicli-vitali/

1989 – 1992 – 1995 – 1998 – 2001 – 2004 – 2007 – 2010 – 2013 – 2016

L’ evento più importante nella vita della mia famiglia nel 1989 ( a parte scoprire che stavo arrivando io 😉 ) arrivò negli ultimi giorni, quando pochi giorni prima di Natale mio nonno paterno col mio stesso nome e cognome fece un incidente sulla strada e finì in gravi condizioni. Sarebbe rimasto in ospedale per 6 mesi fino alla sua morte prima dei 60 anni. Nel 2001 ho cominciato a fare terapia per la scoliosi all’ ospedale e quella estate ero al centro dell’ attenzione della mia famiglia. Nel 2004 fui colpito dalla varicella il giorno prima del mio compleanno, che segnava anche un ritorno di Saturno astrologicamente, e rimasi a letto per 15 giorni. Il mio migliore amico subì una operazione chirurgica e io passai del tempo con lui in ospedale. Nel 2007 cominciai a sviluppare delle ansie e il primo attacco non passò inosservato…accadde a scuola, e mi ricordo che dovetti essere fatto sdraiare in corridoio. Nel 2010 la mia vita interiore fu segnata dalla morte per incidente automobilistico di un conoscente e compagno di classe per 8 anni che avevo incontrato il giorno dell’ incidente. Nel 2016 un mio amico appassionato di moto come questo compagno di classe scomparso ha fatto un brutto incidente e ha rischiato davvero ma ne è uscito vivo.  Mia nonna paterna si è trasferita da noi per essere curata, nei giorni vicino a Natale.  Inoltre la mia famiglia venne coinvolta da un attacco di food poisoning che ci portò tutti quanti all’ ospedale. Nel 2013 morì mio nonno materno, il primo nonno che ho visto morire. E così si completava il cerchio. Nel 2016 mio fratello ha fatto un incidente in macchina e ho dovuto chiamare il mio posto di lavoro per sapere se era successo lì vicino.  Nel 2007 cominciai ad avere dei sogni su una persona alla quale ho rivelato di ciò solo nel 2016, ed è stata questa persona a contattarmi.

Nel 2013 ho assistito a un dissolvimento sistematico della mia posizione sociale, un raso terra reset  assoluto e nel 2016 ho cominciato a perdere tutto quello che avevo ottenuto due anni prima. La compagnia si è disgregata e l’ inverno 2016-17 e’ stato assolutamente letargico … I cicli hanno sempre avuto ragione quindi la svolta e’ in arrivo in qualche punto ancora indefinito del 2017 .

1990 – 1993 – 1996 – 1999 – 2002 – 2005 – 2008 – 2011 – 2014 – 2017

Nel 1990 la vita di un Matteo cominciava e la vita di un altro Matteo finiva. Nel 1993 nasceva mio fratello. Nel 1999 si aggiungeva un altro membro effettivo della famiglia, il gatto ;). Update: nel 2017 abbiamo tenuto una gattina in casa per 1 giorno e 1 notte e io e mio fratello ci abbiamo dedicato del tempo. Ci ha fatto ripercorrere molte memorie. Nel 1996 ho cominciato a frequentare il centro sportivo dove nel 2014 ho cominciato a lavorare come stagista. Nel 1999 visitai per la prima ( unica? non ricordo ) volta Genova e nel 2014 cominciai a scrivere articoli su questo blog, il cui autore è un Genovese ;). Il pattern si fa vedere persino con gli acquisti e i videogiochi. Scoprìi la play 1 e Tekken 2 nel 1999, nel 2002 presi la play 2 e Tekken 4 e quest’ anno ho preso la play 4 per Tekken 7, che si dice essere l’ ultimo capitolo della saga per completare il cerchio. Per me l’ utilizzo dei videogiochi ha ritrovato nuova vita grazie ai gruppi con gli amici sul network e al magnifico Life is Strange che mi dava quasi dipendenza. Nel 2002 mio padre dovette subire un intervento chirurgico, e questo si potrebbe collegare col 1990 a mio parere. Nel frattempo io facevo terapia personale per la schiena. Nel 2002 inoltre conobbi una ragazza che sarebbe stata al centro della mia attenzione come protagonista nel 2005. Il termine di questo ciclo si ebbe nel 2014 quando dopo un tentativo di riprendere almeno un rapporto di amicizia prendemmo strade diverse definitivamente, in modo molto simile alla prima volta che ci lasciammo nel 2005. Nel 2005 morì mia nonna materna. Nel 2005 inoltre conobbi un amico che sarebbe diventato più importante nel 2014. Ora, nel 2008 e nel 2014 successero due episodi molto particolari che a mio parere possono considerarsi affini, perchè uno dei protagonisti portava lo stesso nome ma non esattamente perchè l’ altro aveva un nome composto, l’ altro era lo stesso del 2014, e la ragazza aveva la stessa nazionalità della ragazza del 2014. Ma non vi racconterò i dettagli. Nel 2008 io ero presente ai fatti, nel 2014 ero assente e mi venne raccontato. Inoltre pare che vi sia un pattern in questi anni concatenati in cui nella mia vita vi è almeno uno ” scontro ” con una femmina.

AGGIORNAMENTO SETTEMBRE 2017: La compagnia si è disgregata come previsto ma sorprendentemente non ho avuto nemmeno il tempo di tornare solo perché ne ho trovata una altra. Ognuno di loro è collegato in qualche modo ai ragazzi della vecchia compagnia, e non solo, mi sembra siano persino un amalgamo di tutti i miei vecchi amici. L’ arrivo di una nuova compagnia è l’ evento principale di questo mio 2017 e credo che su di loro si concentreranno la maggior parte dei cicli. Per me è come assistere ogni 3 anni a un cambio di stagione o addirittura passare da una tematica a un’ altra, e il cast cambia ma i caratteri di base rimangono sempre gli stessi come degli archetipi.

A volte, invece di fare che tutto si riorganizza in grande stile, ci sono dei singoli episodi che in un certo senso riepilogano, come per esempio una mia conversazione abbastanza lunga con una professoressa che non vedevo da tempo, incontrata mentre venni colto da un diluvio mi ha mostrato che a volte queste connessioni ritornano solo in forma episodica, e non con una nuova grande storia. Allo stesso tempo persone che nel 2014 sono state protagoniste dal mio punto di vista, in questo 2017 invece sembrano relegate a fare da background, apparendo solo sporadicamente.

Questa nuova compagnia vedrà il suo più forte ostacolo probabilmente fra 2 o 3 anni quando avverrà qualcosa che fungerà o da evento separatore oppure da sfida e difficoltà che però potrebbe essere affrontata con successo.

Inoltre la mia soffitta non è più usata per incontri e riunioni con gli amici …E’ finita un’ epoca …Questo mi rimanda all’ esperienza di mia madre nel 1990 …

Una mia amica aveva perso il cane per vecchiaia e malattia, e quasi esattamente tre anni dopo il suo veterinario è morto tragicamente …

1991 – 1994 – 1997 – 2000 – 2003 – 2006 – 2009 – 2012 – 2015 – 2018

A primo impatto questa concatenazione riguarda eventi forse meno diretti, più sfumati, come per esempio il fatto che l’ unico viaggio a Parigi per noi è avvenuto nel 1997, che non posso fare a meno di collegare col fatto che nel 2015 Parigi è tornata al centro della attenzione di famiglia a causa dell’ attacco terroristico. Nel 2000 il mio gatto è stato ricoverato di urgenza per una malattia al quale è sopravvissuto per un pelo. Nel 2015 il mio gatto è morto dopo una lunga serie di ” terapie ” applicate dal veterinario e dai miei genitori. Al mio tredicesimo compleanno i miei amici mi hanno aiutato a ” dichiararmi ” a una altra ragazzina, e tre anni dopo nel 2006 ci siamo lasciati per la seconda volta, separando le nostre strade il giorno prima del compleanno tredicesimo di mio fratello. Nel 2006 una mia compagna di classe che ha sempre frequentato con me fin dalle elementari     ( classe accanto alle medie ) ha avuto un incidente d’ auto e in seguito siccome mio padre aveva dato una mano con il post – evento e con le altre amiche sue sopravvissute, per un certo periodo mi ricordo che si dimostrò più gentile e più attenta a me. Non sapevamo che tre anni dopo saremmo stati un po’ al centro dell’ attenzione in classe con discussioni, commenti, battute che ci hanno portato a un piccolo conflitto, anche online, fino all’ ultimo giorno dell’ ultimo anno, quando in classe si parlava solo di noi due, e poi le nostre strade si sono separate per sempre. Nel 2015 ho scritto a sua madre online per spiegare un po’ di quello che avvenne nel 2009, come mi sentivo, e a che punto ero nella mia vita. Volevo attuare una chiusura del ciclo. Nel 2009 ho approfondito l’ amicizia con due fratelli che avevo conosciuto nel 2006. Ho cominciato a frequentare la stessa università due volte a tre anni di distanza, 2009 e 2012, senza continuare nessuna delle due volte. Nel 2012 tornai in una scuola superiore come stagista , tre anni dopo aver concluso gli studi. Nel 2003 il mio migliore amico fece una caduta che lo portò a mesi di terapie e a un intervento chirurgico. Nel 2015 mio padre ha seguito la terapia di suo nonno, la cui salute peggiorò in modo inesorabile in seguito a una caduta. Nel 2012 la migliore amica di mia madre venne ricoverata in seguito a un evento improvviso riguardante la salute. Nel 2015 mentre lei e mia madre facevano una passeggiata, il marito di lei si è sentito male in negozio e in seguito a un ricovero in condizioni critiche è morto.