Una nuova previsione per il Ventunesimo secolo

22 03 2020




La guerra non è iniziata, è finita

20 03 2020

4161A7CD-639A-475A-9002-8686F5A10A85non penso che questo nuovo superevento creerà dei precedenti. Il 9/11 è stato un evento estremo la quale magnitudo non si è mai ripetuta, tutti gli altri attacchi, persino quello di Parigi, sono stati eventi di moderata intensità ben lontani dalla “sensazione globale” del 2001. Diciamo che teoricamente questo è stato un progredire al contrario, ci sono stati “piccoli moderati Covid” negli scorsi anni che non hanno mai fatto scalpore, e da questi si è arrivati al superevento. Tante scosse di assestamento hanno dato origine al sisma principale. Quindi la tensione si allenterà. Ricordiamoci che più un evento è estremo, meno potenzialita’ ha di ripetersi. C’è stato solo un (duo) Hiroshima – Nagasaki nella storia, e si potrebbero fare altri esempi. Lo stesso esempio si potrebbe fare con Nizza, ci sono stati altri eventi di simile stampo, ma di intensita’ molto minore, molto meno sentiti del 2016. Certo, se si pensa a Guernica, si può pensare che sia una eccezione che conferma la regola, perché poi comunque grandi bombardamenti di quel tipo non si sono piu’ verificati post ww2. Se uno guarda ai cicli storici potrebbe anche preoccuparsi un po’ anche considerato allaccio 1933 – 2020, ma anche questi cicli devono comunque confrontarsi con la fame di cambiamenti del flusso della timewave, e ricordiamoci comunque che questo 2020 è allacciato anche al 1968, oltre che al 1988 (quindi prossimo al 1989) quindi c’è speranza di vedere qualche regime che cade e si scioglie come neve al sole. Penso anche alla analogia (e al ciclo di allaccio con il 2020) della guerra mondiale che finisce con il botto. Ecco, il nuovo evento atomico è questo, il colpo finale di una guerra mondiale numero 3 arrivata alla fine. Il climax prima dell’ imminente scioglimento della tensione. Confido in questo. Noi abbiamo più prospettive degli altri, ne sappiamo una più di loro.
Pensate infatti che 6 anni fa debuttava L’ Isis a riaccendere lo zeitgeist degli attacchi terroristici, ma la guerra era finita da un pezzo, da marzo 2019 quando hanno “sconfitto” Isis fino al 27 ottobre quando hanno fatto fuori il califfo.
Si allaccia quindi al ciclo storico 1939-1945.
Certo, dopo c’è stata la guerra fredda, ma guarda caso nessun (altro) attacco nucleare sulle città e contro le nazioni.
Solo la “paura” di qualcosa che non potranno più permettersi.
E se tanto mi dà tanto, da questo nuovo 1945 che è il 2020 verranno fuori tante di quelle cose scandalose che mi sa che il regime lo ha fatto fuori dal vaso stavolta.
I nodi verranno al pettine.
A questo punto mi viene da fare la analogia con gli altri “anni caldi” del terrorismo, 2001-2005 e paragonarli alla prima guerra mondiale 1914-18.
questa analogia con la guerra fredda e la tensione nucleare inquieta un pochino, ma se la Storia si ripete, allora non ripeteranno mai più lo scalpore del 2020, ci ricorderanno solo che potrà accadere, ci faranno fare esercitazioni, sarà come ricordarci lo olocausto senza mai ripeterlo, oppure farci credere che un nuovo 9/11 sia possibile senza mai metterlo in atto veramente. Fino a quando (come il potenziale attacco nucleare delle ricerche del blog) non accadrà di nuovo solo quando sarà anacronistico. Noi comunque sappiamo che nel futuro qualunque processo storico che prima prendeva spazi di decenni verrà compresso e incapsulato in breve tempo, molto più rapido dei precedenti tempi storici. Non avremo una guerra fredda di decenni, solo piccoli allacci nei punti cruciali, riverberi, tentativi, come la faccenda dei missili di Cuba, chd che ci faranno sudare freddo per poi spegnersi come accendini scarichi. Vedrete.





Mangiare un passato scomparso

1 03 2020

Confesso di subire il fascino degli spot pubblicitari delle merendine e snack degli anni ’80-’90 oggi non più in produzione.

Anche perché, durante la mia infanzia in quegli anni quelle merendine le avevo mangiate!

Nonostante, oggi come oggi, se ne producano ancora eccome (e forse più di prima), hanno perduto del tutto la carica mitologica che possedevano in quegli spot pubblicitari di trenta-quarant’anni fa.

Il loro mito è dato dal ritmo collettivo diverso e più ottimista dei tempi che li produssero e che, dalla distanza attuale, dei ritmi di oggi, appare come un paradiso che abbiamo perduto, anche se quell’ottimismo era dato anche da ingenuità e illusioni.

Il fatto che di quelle merendine attualmente si sia interrotta la produzione, intensifica la sensazione di perdita di una cornucopia della fortuna, di divinità dell’abbondanza e prosperità che ci hanno abbandonato, ritirandosi in dei posti per noi ora irraggiungibili.

E poco importa che quei dolci di pandispagna, cioccolato e creme, che quei biscotti e patatine al formaggio fossero buonissimi in confronto a quelli di oggi anche perché dentro avevano ingredienti grassi attualmente posti sotto divieto di utilizzo per produrre alimenti industriali.

Con i suoi profumi e i suoi gusti, non ho mai trovato nulla di più attraente del CIBO DEL PASSATO.

D’accordo, opere d’arte, tecnologie, avvenimenti bellici, documenti scritti, statue, film, abiti…ma se c’è una cosa che ci risulta davvero concreta è il cibo…e quello del passato, di trenta, settanta, cento anni fa: l’abbiamo irrimediabilmente perduto, con tutti i profumi e i sapori che c’erano allora e che oggi per via del passare dei tempi, non ci sono più.

Infatti, un certo numero di spot pubblicitari di allora intendeva sollecitare e solleticare lo spettatore proprio ventilandogli la possibilità che i biscotti dolci proposti dalla pubblicità tv fossero “proprio come quelli di un tempo”, soprattutto allora! Anche se erano una novità.

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Oggi rimpiangiamo il fatto che gli “iogoroll” siano stati sostituiti dai “flauti” (meno compatti e non più disponibili farciti crema di yogurt e frutta) che il “tegolino” di allora era assai più grande, quadrato e burroso, che non fanno più “campanelle”, “soldini” e “fieste” alla mandorla…ma all’epoca c’erano questi spot che presentavano i “dolcetti delle feste” come riproposizione di tradizioni antiche mai esistite nella realtà ma solo in uno spot in cui veniva mostrata della gente di “altri tempi”, vestita fuori moda vagamente XIX secolo nelle campagne, tutto in stile flou e sognante, in questo “dì di festa”, avrebbe detto Leopardi. E i nomi dei “dolcetti” che mangiavano in quell’occasione erano in linea con tutta la narrazione “c’era una volta”, quando i mulini erano bianchi, avendo nomi di cose che non erano più di moda: “baiocchi”, “nocchie”, “gemme”.

Così come anche “l’antica gelateria del corso”, che io mi ricordo pensavo, con quel suo logo Belle epoque fosse una VERA tradizione di un negozio di gelati da una fine XIX secolo-inizio XX  in realtà mai esistito, se non nella fantasia professionistica di un team di pubblicitari del nord Italia.

Ricordo, dunque, inoltre, che un po’ di anni fa, una volta passata infanzia e adolescenza (parlo del primo lustro degli anni 2000) ero attratto da questi prodotti la cui intenzione era proprio quella di proseguire una vera tradizione presente fin da tanti anni prima; mi ricordo, per esempio, la marca “spumador” di Como o giù di lì. Sapevo già da qualche tempo della sua esistenza poiché in certi bar, quando chiedevo la spuma al banco, mi servivano delle aranciate, dei ginger o delle sanguinelle proprio di quella marca…ma fu una sorpresa quando scoprì che la “spumador” quella originale, modello n°1 diciamo, risalente all’anno 1938 in Italia era ancora in produzione, con la stessa ricetta di allora e persino con lo stesso stile retrò di etichettamento.

Un po’ di anni fa feci un sogno in cui mi succedeva di riuscire a mangiare prodotti alimentari, più o meno di produzione industriale, dell’Italia degli anni Trenta del secolo scorso, riuscivo chissà come mangiare cibi confezionati prodotti nel 1936-1939 o giù di lì.

Naturalmente sarebbe stata un’emozione per me dal momento che magari avrei avuto a che fare con caratteristiche del cibo ormai non più presenti attualmente, le quali mi avrebbero stupito.

Comunque, il mangiare cibo della seconda metà anni Trenta mi sembrava proprio come qualcosa che poteva succedermi soltanto in sogno dal momento che la vedevo come una cosa decisamente improbabile reperire prodotti alimentari di quegli anni senza poter disporre di una macchina del tempo.

Finchè non mi sono imbattuto recentemente in un certo Steve di http://www.mremarketplace.com/ , il quale è nel commercio delle razioni militari vendute ai civili. Nei suoi video presenta sue recensioni delle cosiddette “razioni K” ovvero un pasto giornaliero completo destinato ai militari che si trovano in missione composto da tre scatole colazione, pranzo e cena. Ogni esercito di ogni paese ha le “razioni K”, Italia compresa. Questo Steve, mentre consuma il pasto giornaliero contenuto nelle tre scatole, lo recensisce.

Oltre che recensire razioni militari dei nostri giorni, Steve si è cimentato a consumare razioni militari del passato, da lui reperite. Assieme a pacchetti di sigarette, caramelle e chewingum, se le confezioni ermetiche sono riuscite a conservarsi in buono stato, dentro le lattine e i sacchetti si possono trovare polveri di caffè e di latte instantaneo, burro di arachidi e biscotti i quali in qualche caso sono ancora perfettamente commestibili, cinquanta, sessanta, anche ottant’anni dopo essere stati prodotti in un mondo che oggi non c’è più.

Quel mio sogno si può allora avverare…





237: la minacciosa memoria crepuscolare del futuro

26 02 2020

 

E se il “237” segnalasse un messaggio molto specifico?

Cassandra predice il futuro e nessuno le crede. Il lavoro dei registi si svolge nel corso di quel fiume chiamato futuro, li vediamo immergersi in quella via acquatica spazio-temporale paradossalmente senza alcun riguardo allo stesso scorrere lineare del tempo causa effetto dal passato al futuro. Cassandra rivela appunto il futuro. E il numero 217 è un indizio per arrivare al 237.

 
Voglio invitarvi in un flusso di coscienza pieno di sincro, pensieri random, e alcune idee che potrebbero avere un qualche impatto sulla comprensione cripto-kubrickologica del numero 237.
 
Tutto è per me iniziato mentre guardavo la notte degli Oscar. A un certo punto c’è stato l’annuncio di Brad Pitt come vincitore della statuetta quale miglior attore non protagonista per il personaggio di “Cliff Booth” in C’era una volta a Hollywood (2019) ~ (da qui in poi CUVAH).
 
Quentin Taratino gioca col tempo, la storia, l’immaginazione. E Brad Pitt ~ in camicia hawaiana ~ ci offre una forte interpretazione. Amo quel film, l’ho visto quattro volte da quando è uscito e sono sicuro che lo vedrò ancora.
 
La camicia hawaiana indossata da Pitt è un TROPO comparso in molti film. 
 
Ho cominciato a meditare su Pitt, i suoi ruoli, e la sua camicia hawaiana. il viaggio nel tempo e la predizione del futuro ~ una sensazione che mi accompagnato attraverso tutto CUVAH ~ ancor prima di aver visto l’interpretazione di Pitt. Una sensazione alla Cassandra, a livello “di pancia”. 
 

Cassandra fu una donna della mitologia greca che non stava simpatica a nessuno perché faceva profezie vere ma che non venivano credute. Oggi il suo nome è impiegato come artificio retorico per indicare qualcuno le cui accurate profezie cadono nel vuoto. Brad Pitt, la camicia hawaiana, Cassandra, e le profezie. Tutto questo per me stava scorrendo assieme.

Loren Coleman in camicia hawaiana.

Il “complesso di Cassandra” disegna il profilo di qualcuno che pensa di poter prevedere il futuro senza sentirsi in grado di cambiarlo. Uno dei più specifici ed eloquenti esempi di questo complesso si trova nel film “L’esercito delle dodici scimmie”, interpretato da Brad Pitt, Bruce Willis, Madeleine Stowe, Christopher Plummer e David Morse.

 
“L’esercito delle dodici scimmie” è un film americano del 1995 di genere fantascientifico noir-thriller diretto dall’ex componente del gruppo comico inglese Monthy Python Terry Gilliam, inspirato dal cortometraggio di Chris Marker del 1962 intitolato La Jetée.
 
Il “complesso di Cassandra” è l’espressione data al fenomeno caratterizzato da quelle persone che prevedono brutte notizie e danno avvertimenti per il futuro ma vengono ignorate e anche respinte. L’espressione entrò nel lessico nel 1949 ai tempi in cui nel dibattito filosofico francese si discutevano le potenzialità di predire eventi futuri.

Il critico cinematografico Roger Ebert trovò la descrizione del futuro di “L’esercito delle dodici scimmie” simile a quella di Blade Runner (1982; anche questo scritto da David Peoples) e di Brazil (1985; anche questo diretto da Terry Gilliam). “Il film è una celebrazione della follia e del destino, con un eroe che prova a uscire dal caos della sua condizione, ma non ci riesce” scrive Ebert. “Il film è freddo, oscuro, umido e anche la storia d’amore tra [Bruce] Willis e [Madeline] Stowe è disperata piuttosto che gioiosa.”

Potete ricordare la camicia hawaiana anche in “L’esercito delle 12 scimmie”. Non è indossata da Brad Pitt, ma dal protagonista del film: Bruce Willis.

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27esercito_delle_12_scimmie

L’uso del viaggio nel tempo in “L’esercito delle 12 scimmie” serve per illustrare il “complesso di Cassandra”, e la trama sfrutta appieno questa opportunità. James Cole, giungendo dal futuro, ha ben coscienza della catastrofe imminente e capisce inoltre che il risultato non può essere evitato. Nella sua realtà, il virus ha già spazzato via la maggior parte dell’umanità—è un fait accompli, un “fatto compiuto”. La sua ovvia diagnosi per lui nel 1996 è il “complesso di Cassandra”, e per questo viene curato dalla dottoressa Railly che è una dei più importanti esperti in materia. Le sue credenziali in quest’area vengono ben mostrate nel film durante la firma di un libro, mentre tiene una lezione dedicata all’argomento. Ironicamente, più tardi nel corso del film quando finalmente comincia a credere che James non è folle, [non ha il “complesso di Cassandra”] lei stessa a quel punto diviene l’esempio prototipo del “complesso di Cassandra”; sa che quasi tutti moriranno, ma non c’è niente che può fare per impedirlo.

Terry Gilliam, riferendosi a “L’esercito delle 12 scimmie”, ha affermato che “solo un film è stato capace di interpretare una memoria impossibile, una memoria folle:  Vertigo di Alfred Hitchcook.
 
 

Ne “L’esercito delle 12 scimmie”, i personaggi di Bruce Willis (James Cole) e della Stowe (dottoressa Kathryn Railly) guardano proprio Vertigo mentre si stanno trovando in fuga.
 
“Penso che noi due abbiamo già visto prima questo fim,” lui le dice mentre sta diventando evidente che vivono in un mondo che è un eco letterale della narrativa di Boileau-Narcejac adattata da Hitchcook per Vertigo. A questo punto, i due si stanno finalmente avvicinando all’aeroporto dei sogni [profetici] di Cole fin dall’infanzia. Kathryn ha indossato una parrucca bionda come travestimento, mostrando a Cole la sua propria eco della trasformazione finale di Judy Barton in Madeleine Elster [in Vertigo appunto]. Kathryn usa anche il nome Judy come soprannome una volta in aeroporto. Fonte.
L’avevo notata in un video appena visto sulla questione dell’uso pre-Shining del numero 237, ed eccola di nuovo: una camicia hawaiana.
 
Il film in evidenza è “Veloci di mestiere”, Fast Company, un film canadese d’azione diretto da David Cronenberg,  l’unico suo film NON HORROR.
 
In una scena messa sotto esame cripto-kubrickologico da Alex Fulton e Shawn Montgomery, l’attore canadese George Buza, nel ruolo di “Meatball,” dice “the Sandman Inn Room 237” mentre sta indossando una camicia hawaiana.
Si tratta di un film uscito l’anno prima dello Shining di Kubrick (1980) in cui c’è la famigerata scena riguardante proprio la “room 237”. E’ significativo, penso, che la stessa “Room 237” sia legata a “Sandman”, “uomo di sabbia”.
 
La favola di Hans Christian Andersen Ole Lukøje del 1841 presenta un “Sandman”, chiamato Ole Lukøje, il quale per una settimana regala dei sogni a un bambino spruzzandogli gli occhi con della polvere magica. “Ole” è un comune nome danese e “Lukøje” significa “occhi chiusi”.

“Mr. Sandman” è una canzone popolare scritta da Pat Ballard pubblicata nel 1954 e registrata nel maggio di quell’anno da “Vaughn Monroe & His Orchestra” più tardi nello stesso anno da “The Chordettes and The Four Aces”, “i quattro assi”. Il film Back to the Future II , “Ritorno al futuro II” (1989) viene adoperata la versione “The Four Aces” di “Mr. Sandman” in almeno due occasioni.
 
Curiosamente, il film di Kubrick del 1999, Eyes Wide Shut, in sostanza, è una variazione dell’uso del nome “Sandman.” Il testo della canzone fa la richiesta a “Mr. Sandman” di “portarmi un sogno” –dunque la tradizionale associazione con la folcroristica figura di “the Sandman”. 
 
E se anche Cronenberg, e non solo Kubrick, fosse la chiave del “237”?

Accanto a “Veloci di mestiere” (1979) e il suo “Sandman Inn Room 237,” David Cronenberg presenta il “237” in Scanners (1982), un horror fantascientifico canadese, incentrato su un gruppo di persone dai devastanti poteri telecinetici e telepatici.
“Quell’estate del ’42”, film che Danny di “Shining” guarda alla tv interpretato da Jennifer O’Neill che compare anche in “Scanners”. 3570 giorni di intervallo tra l’uscita del primo e del secondo film. Cioè 2037 + 1533 giorni. Ci sono 1533 versetti nel libro della Genesi.
Danny guarda con la mamma Wendy “Quell’estate del ’42” in tv, film uscito il 9 aprile 1971: tra la sua uscita e quella di “Shining” (23 maggio 1980) trascorrono 3333 giorni.

[La mattina del 3 ottobre 1979, la Claudia Jennings di “Veloci di mestiere” si addormentò al volante della sua VW decapottabile mentre andava verso Malibù facendo un frontale con un furgone sul Topanga Canyon Boulevard. Morì pochi minuti dopo a causa di gravissime ferite.]
 
“Ci sono 4 miliardi di persone sulla Terra. 237 sono ‘scanners’. Essi hanno il più terrificante potere mai creato…e stanno vincendo,” si legge sulla locandina di Scanners.”

C’è qualcosa di molto predittivo nell’opera di David Cronenberg.

Questo tratto di Cronenberg è riflesso nella sua stessa vita personale.
 
Fui abbastanza scioccato quando seppi il nome che diede alla figlia nel 1972: Cassandra. E anche la scoperta che nacque il 17 febbraio fu curiosa . Nello stile del calendario americano, la data sarebbe scritta come 2/17. Fu il numero “217”  che sulle prime venne deciso da Stephen King per la stanza dell’ Overlook Hotel nel suo romanzo The Shining. Nel film del 1980, la stanza 217 di King divenne la famigerata “room 237” di Kubrick.

E Cronenberg ha condiviso col pubblico l’inquietante ricordo crepuscolare del suo futuro. Perché nel 1979 in “Veloci di mestiere” e nel 1981 in Scanners, David Cronenberg predisse una data significativa ~ per il calendario non americano ~ 237

 
Ovvero il 23 luglio 1982 ~ 23/7/82.

Nell’articolo seguente

https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/09/11/impressioni-e-immaginazioni-sul-crollo-del-ponte-morandi-il-14-agosto-2018/

a un certo punto viene citato un film intitolato “CASSANDRA crossing”.

Proprio come i passeggeri del film Cassandra crossing, diversi conducenti di mezzi automobilistici, sono riusciti a fermarsi in tempo un secondo prima di crollare assieme al ponte o andare verso il vuoto e, recentemente, il divulgatore e contro-informatore Rocco Bruno ha utilizzato la metafora del ponte Cassandra crossing per dire come, passeggeri di un tipo di civiltà profondamente in crisi, dobbiamo “saltare giù” prima di crollare assieme a questa stessa civiltà.

L’evento che sembra avere inviato un terremoto spazio-temporale, un “crono-sisma”, attraverso il mondo dei realizzatori di film, di cui registi, produttori, scrittori, e altri “percepiscono” “avere senso,” e “predicono” attraverso l’uso del “237,” è il DISASTRO del film di “La zona del crepuscolo” cioè “Twilight zone, the movie”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_sul_set_di_Twilight_Zone

In modo conciso, in un lungo post sul suo blog Gary W. Wright, dice qualcosa di simile quando scrive:  ” ‘237 uomini e donne con poteri conosciuti e sconosciuti’ ” vengono citati all’inizio del film [Scanners], cosa che evoca la data del 23/07/82 di quel disastro dell’opera filmica di Cronenberg chiamato “The twilight zone, the movie”.
 
Wright sottolinea anche che Cronenberg ha la sua crepuscolare e personale “memoria dei crimini del futuro” che appare nel suo film “Il demone sotto la pelle”,  Shivers [del 1975]. La targa della macchina sportiva rossa che trasporta la gente infetta fuori dal parcheggio sotterraneo per diffondere con successo una malattia alla fine del film era 732E790, numero di targa che stranamente anticipa in modo esatto la data 07/23/82 del disastro di The twilight zone.”
 
A proposito di “Veloci di mestiere”, Wright scrive, sulla predizione cronenbergeriana del disastro di Twilight Zone che la quella sua crepuscolare “premonizione fu ribadita minacciosamente dall’elicottero nel film che a un certo punto si mette a volare sempre più lentamente per poi precipitare.”
 
Wright vede la complessa “Zone War,” come la definisce lui, tra Cronenberg e varie altre fazioni nella lotta tra Hollywood e la scena “indie” svolgersi proprio a causa dello scioccante incidente nel film Twilight Zone: The Movie. Così scrive:
 
“Da parte sua, Kubrick avvertì implicitamente Cronenberg che la sua passione per i film allegorici in chiave horror avrebbe distrutto la sua abilità artistica e creativa and creativity tanto quanto il custode dell’infestato e tormentato Overlook Hotel ha distrutto lo scrittore in difficoltà John Daniel ‘Jack’ Torrance, nome che evoca “Jack the Ripper” in “L’uomo venuto dall’impossibile”, Time After Time, [di Nicholas Meyer del 1979] e interpretato da Jack Nicholson nel celebre film allegorico Shining (1980).
In effetti, i movimenti della macchina da presa nel film, la strana colonna sonora che evoca quella di Crimes of the Future e allusioni ad “Arancia meccanica”, Crimes of the Future, “Veloci di mestiere”, “Il demone sotto la pelle” e Stereo affermano l’implicito intento del film di Cronenberg. Curiosamente, la “Sandman Inn room 237” citata in “Veloci di mestiere” riapparsa come “room 237” dell’ “Overlook hotel” in Shining non solo si ribadisce l’implicito intento verso Cronenberg ma c’ è un altro inquietante ricordo del futuro disastro di “La zona del crepuscolo – il film”, dal momento che il numero originale della stanza nel libro di Stephen King del 1977 Shining era “217”. 
Questi inquietanti “ricordi del futuro” hanno continuato a perseguitare l’arte filmica di Cronenberg una volta che ha collaborato ancora David, Heroux, Irwin, Sanders, Shore, Solnicki, Spier, Lynne Gorman – che ha interpretato la signora Grant nella serie Nobody Waved Goodbye, di Don Owen, e Reiner Schwarz – che ha interpretato il Doctor Birkin in “La covata malefica” – e confutava la preoccupazione implicita di Kubrick espressa in  Shining che si stava distruggendo continuando a realizzare horror allegorici, abbandonando il genere con quello che è forse ancora il suo film più sconcertante, controverso, idiosincratico, originale, memorabile, cioè Videodrome (1982).”
 
I dettagli specifici della decapitazione di Vic Morrow e la morte dei due bambini vietnamiti nel disastro di Twilight Zone, almeno nelle cronache convenzionali, danno suggerimenti sul duro stile di regia di John Landis, e sulla rottura della sua amicizia con Steven Spielberg a causa dell’incidente.
 
Dunque il fenomeno del “237 di Kubrick” potrebbe essere stata la predizione nascosta di un evento allora futuro che si sarebbe concretizzato   nel disastro del 23/7 (1982)?
 
Durante le riprese dell’episodio “Time Out” di [Twilight Zone: The Movie] diretto da [John] Landis il 23 luglio 1982, intorno alle due e mezza di notte, l’attore Vic Morrow e l’attore bambino Myca Dinh Le (di sette anni) e Renee Shin-Yi Chen (Chén Xīnyí, di sei anni) morirono in un incidente di elicottero sul set. I due attori bambini furono assunti violando la legge californiana, che proibisce agli attori piccoli di lavorare la notte o nelle vicinanze di esplosioni, e richiede la presenza di un insegnante o tutor. Durante il successivo processo, l’illegalità dell’ingaggio dei due bambini fu ammessa dalla difesa, con Landis che ammise la sua colpevolezza (ma non per l’incidente), e ammise che il loro ingaggio fu  “sbagliato”. 
Il produttore e co-regista Steven Spielberg fu così disgustato da come Landis maneggiò la situazione, da troncare l’amicizia con lui invocando pubblicamente la fine della New Hollywood Era, in cui i registi avevano il controllo quasi completo del film. Quando i giornalisti gli domandarono dell’incidente, Spielberg dichiarò “Nessun film è così importante da rischiare di morirci. Penso che le persone siano sempre più contro i produttori e registi che pretendono troppo. Se qualcosa non è sicuro, c’è il diritto e la responsabilità per ogni attore o membro della troupe di gridare, ‘Dacci un taglio!’
Nella scena del finale originale, il personaggio di Morrow avrebbe dovuto tornare indietro nel tempo e incappare in un villaggio vietnamita deserto in cui trovava due bambini vietnamiti quando appare un elicottero dell’esercito USA e inizia a sparargli addosso. Morrow doveva prendere entrambi i bambini sotto le sue braccia e fuggire dal villaggio mentre l’elicottero lo distruggeva con esplosioni che avrebbero portato il personaggio a redimersi. Il pilota dell’elicottero guidava male attraverso le palle di fuoco generate da un effetto pirotecnico. Un tecnico a terra non lo sapeva e detonò due cariche pirotecniche ravvicinate. Tutti e tre furono uccisi all’istante; Morrow e Le furono decapitati dalle pale superiori del rotore dell’elicottero mentre Chen fu schiacciato a morte da uno dei montanti.” […]

Nel 1982 (uno degli anni che noi del blog teniamo d’occhio), avvenne anche questo:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2020/01/14/cripto-kubrickologia-cryptokubrology-il-numero-237-dopo-di-shining/

Il film horror “Poltergeist, demoniache presenze”, tra l’altro, rimase in seguito tristemente famoso poichè una delle sue interpreti, Dominique Dunne, venne ammazzata a soli 22 anni dal suo ragazzo con cui non voleva stare più insieme. Il fatto avvenne nello stesso 1982 dell’uscita del film e mentre Dominique Dunne stava girando le prime scene di una nuova mini-serie tv su mostruosi extraterrestri, la quale sarebbe stata poi conosciuta come “V, i visitors”.

Oltre intorno alla metà di settembre di quello stesso ’82, alla morte della principessa hollywoodiana Grace Kelly quasi quindici anni esatti prima della morte di un’altra principessa: Lady Diana.

https://it.wikipedia.org/wiki/Grace_Kelly#La_morte

In quel settembre, chi scrive si trovava in Sardegna, prima di iniziare a frequentare la prima elementare, a bordo di un piccolo canotto con la scritta “Montecarlo”. Se mi gira, prima o poi cercherò la foto corrispondente e se la trovo magari la pubblicherò.

Così finisce la tesi principale di quelli che considerano essere il vero significato sottostante al “237” nei film usciti in passato fino a Shining (1980) e oltre. Diversi film di Cronenberg, molti di cui sopra-citati, meriterebbero di essere rivisti per scoprirvi ulteriori approfondimenti. Il fenomeno del 237 è molto più profondo della stessa cripto-kubrickologia. E’ stato il risultato retrospettivo del trauma psichico dell’incidente del 23 luglio 1982?
 
 
E, a proposito di camicie hawaiane, Hawaii-Five-0 è uno show (trasmesso originariamente per dodici stagioni dal 1968 all’ 1980 (ritornando poi dal 2010 fino a oggi) col maggior utilizzo di camicie hawaiane in una trasmissione tv. Ed ecco qui abbiamo Vic Morrow nel programma, mentre ha indosso una camicia del genere.

Versione originale di Loren Coleman:

http://copycateffect.blogspot.com/2020/02/TwilightFuture.html





Serie tv in affanno, non solo a causa di “Woke”

19 01 2020
Il “doctor Who” perde milioni di spettatori.
Il culto totalitario-suicida di “Woke” reclama un’altra vittima: il rifacimento del venerabile Doctor Who, il quale fin qui s’era sempre mostrato “devoto ai valori liberali tradizionali”, è l’ultimo sacrificio sull’altare dell’intersezionalità
 
Anche il Doctor Who è stato quindi preso nelle spire della sindrome “Woke”. La sindrome, dei “ricchi di sinistra” posseduti dal demone del politicamente corretto e di quello della difesa dei diritti civili di presunte minoranze perseguitate, ha finito per assorbire film e serie tv.

Probabilmente non si riprenderanno mai anche se la sanità mentale alla fine potrebbe prevalere e il percorso venire corretto. Ma troppi ego che sfoggiano trofei e statuette — e troppi falsi sondaggi dai social media — sono investiti dallo schianto del treno merci della [sotto]cultura pop che adesso colpisce il muro di mattoni della realtà finanziaria.
Mi rendo conto che un mucchio di persone intrattiene fantasie paranoiche sugli angoli degli uffici dell’ “entertainment-industrial-complex” [“complesso industriale d’intrattenimento”, sullo stampo del “military-industrial complex”] pensando sia pieno di grandi capi machiavellici con quozienti intellettivi da super genii, ma il nocciolo della questione è che quegli angoli in realtà sono perlopiù riempiti da banali funzionari, mortalmente terrorizzati di commettere la più debole delle eresie contro l’ortodossia infinitamente arbitraria e quindi cascare giù dall’albero dei loro lauti stipendi.
 
La verità schietta e brutale è che i livelli C di questi conglomerati non hanno una risposta al virus ebola del “Woke”, almeno con le loro solite proposte. Una manciata minuscola di chiusure su Twitter può tenere sotto ricatto anche la più potente multinazionale, e non c’è nulla da fare.
Mettono le mani avanti quelli del Guardian: “Doctor Who troppo ‘woke’? No, al contrario, non è mai stato così offensivo” — Dal momento che è tornato assieme a una dottoressa femmina, ‘doctor Who’ è stato accusato di ‘politicamente corretto’, ma come provano le recenti trame, la verità è ben peggiore.
E il maledetto inferno dovuto a tutto ciò è che non c’è MAI alcun piacere.

 

MAI.

Il “Woke” è come il bicchiere del supplizio di Tantalo su cui posate le labbra e non riuscite mai a bere, ripetutamente all’infinito. Pensando alla metafora del bastone e della carota, la carota non è mai raggiunta e tutto ciò che voi ottenete è solo e sempre il bastone.

Perché niente di ciò ha mai a che fare con la giustizia e tutto ciò ha invece a che fare col narcisismo ferito di mediocrità iper-privilegiate, narcotizzate dal potere effimero.

 
Suppongo che qui ora ci sia in gioco una specie di retribuzione karmica, ma sarà un conforto gelido quando l’intero “eco-sistema” collasserà. Cosa che, col ritmo attuale, avverrà molto prima piuttosto che poi.

Il nocciolo della questione è che la macchina dell’intrattenimento spettacolare, così come esiste oggi,  va avanti per via dell’inerzia e delle eredità del passato, così come va avanti grazie al sudore di migliaia di artigiani sottovalutati i quali fanno prodotti commerciabili che sono spesso una totale e completa mancanza di senso. 

E’ una specie di Idiocracy.

Dal momento che i concetti e le storie su cui si basa l’attuale industria dell’intrattenimento furono creati e perfezionati molto prima di quando la maggior parte della gente in questi film e tv show nemmeno era nata: a continuare a far andare avanti la baracca è quell’impressionante apparato di tecnologie e di saperi, il quale prosegue ormai in modo inerziale.

Per dire, senza gli effetti speciali della computer grafica 3D,  l’intera fantascienza e il genere dei supereroi retrocederebbe nella marginalità, letteralmente dall’oggi al domani. Al ritmo attuale, non so se anche la perenne incombente promessa della realtà virtuale potrà fermare questa emorragia.

Immagino che non dovrebbe sorprendere nessuno che questo Doctor Who abbia avuto origine da un terreno estremamente familiare, almeno per i canoni dei lettori del blog. 

Mi piacerebbe dirvi che tutto quanto è un super-schema di vecchia data, che i semi del collasso imminente vennero piantati sessant’anni fa da una grande congrega invisibile di Blofeld, ma in buona coscienza non posso dirvi una cosa simile. 

Comunque se davvero fosse all’opera una tale congrega, sarebbe composta da gente  magari malvagia, spietata e infinitamente intelligente, ma di fatto stupida. Stupida non nel senso del loro quoziente intellettivo, ma nel fatto che incappano nell’errore di sostituire ai fatti le loro fantasie pre-adolescenziali. Cosa che, tendendo all’apoteosi, li fa allontanare dalle basi stesse del loro potere.

Stiamo vivendo tempi orrendi ma interessanti.

https://secretsun.blogspot.com/2020/01/doctor-who-another-woke-bites-dust.html





Da Parigi ai cavalieri di Malta passando per Trump

18 12 2019

Non ho più proseguito questo articolo

https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/04/01/diverse-coincidenze-e-simbolismi-su-donald-trump/

Penso sia arrivato il momento di proseguirlo.

La foto sopra devo dire appare a prima vista come una messinscena. Potrebbe in effetti essere una messa in scena ma in realtà sembra proprio così come si vede nella foto: l’orrenda immagine dello stivale di uno sgherro di Macron che calpesta la bandiera arcobaleno!

Preferirei non pensare che l’intero movimento sia falso come una cosiddetta “rivoluzione colorata” e voglio essere imparziale.

In ogni caso, questo tema della “rivoluzione francese” si sincronizza con il mio precedente post su Donald Trump  –  in cui ipotizzo che potrebbe giocare il ruolo che fu di Luigi XVI in quella che risulterebbe essere la più grande uccisione di un monarca mai realizzata sul palcoscenico globale.
 
Ricordiamoci di come il (saturnino) rotocalco TIME mise sulla testa di Trump la corona regale il 18 giugno 2018, nella settimana del solstizio d’estate. E di come Luigi XIV fu chiamato “Le Roi Soleil” – il “Re Sole”.
Le mie sincro riguardanti Parigi presero una piega reale [in tutti i sensi?] durante la settimana santa di Pasqua, quando la cattedrale di Notre Dame cominciò a bruciare.
 

Un mucchio di ricercatori ha sottolineato la connessione dei Templari con l’incendo, dal momento che una figura storica quale nientemeno quella di Jacques DeMolay (il capo dei Templari) venne immolata nel cortile di Notre Dame

Christopher Knowles

Se siamo nel mezzo di un rituale massonico degli Arcani Maggiori (e quando mai non ci siamo?), allora la distruzione di Notre Dame si adatta un po’ troppo bene alla carta vincente della torre. Sta ormai circolando per ogni dove l’ “occhio di Sauron” di questa croce che viene giù.
Immagino che qualche “massone danzante” sia stato beccato dalla telecamera mentre la torre divampava.
L’omicidio di Hiram Abiff nel simbolismo massonico merita una breve considerazione. Come sappiamo, ci si ispirò a Donald Trump per il personaggio di “A” Biff Tannen di 809 Mason St. nella serie di “Ritorno al futuro”.

Hiram Abiff, “figlio di una vedova” di Tiro, abile nella lavorazione di tutti i tipi di metalli, fu impiegato per aiutare a costruire il Tempio di re Salomone.
 
 
La leggenda narra che un giorno, mentre adorava il “Grande Architetto dell’Universo ” all’interno del Tempio, Hiram fu attaccato da tre ruffiani (chiamati “Jubela”, “Jubelo” e “Jubelum” ) i quali pretesero la “parola del Maestro”, cioè il nome segreto di Dio.
Il primo ruffiano, di nome Jubela, colpì Hiram attraverso la gola, Il secondo ruffiano, di nome Jubelo, colpì il petto di Hiram, sopra il cuore,
Il terzo ruffiano, di nome Jubelum, colpì Hiram sulla fronte facendolo cadere morto. Il sangue di Hiram, quindi, fu versato all’interno del tempio
 
La domenica di Pasqua ho assistito alla messa nella chiesa evangelica presbiteriana di Gig Harbor (a proposito, musica eccellente). Il Pastore ha pronunciato un sermone intitolato:
 
In fiamme

Di tanto in tanto succede qualcosa che attira l’attenzione del mondo, qualcosa che trascende ogni razza, lingua, religione e confine di nazione. Ciò è accaduto lunedì scorso quando siamo stati assaliti dalle immagini inquietanti della Cattedrale di Notre Dame avvolta dalle fiamme. Questo luogo di culto nobile e leggendario sopravvissuto per oltre 850 anni, anche sopportando le devastazioni belliche, è stato “decapitato” come una persona, sembra a causa della negligenza di un operaio.

Un altro nome con cui vengono chiamati i “tre ruffiani” è “artigiani indegni”. O come ha detto il Pastore: “operaio negligente”. Perfetto.

 

Melania Trump potrebbe essere la Maria Antonietta-Jacqueline Kennedy dei nostri giorni. Notare l’assenza del marito-monarca sul divano e le vistose rose gialle sul tavolino. “Yellow Rose of Texas” è la canzone di stato texana. JFK venne “decapitato” a Dallas, nel Texas.

Melania ha 49 anni, Maria Antonietta venne ghigliottinata in Place de la Révolution all’età di 38 anni. Jackie Kennedy aveva 34 anni quando suo marito fu assassinato.

Maria Antonietta, preparandosi per la sua esecuzione, dovette cambiare gli abiti davanti alle sue guardie. Indossò un semplice abito bianco, il bianco era il colore indossato dalle regine vedove della Francia.

Melania Trump tutta vestita di bianco con a fianco sulla sinistra la moglie dell’attuale presidente francese anche lei tutta vestita di bianco.
Ultimo ma non ultimo per importanza, abbiamo avuto il “meme virale” riguardante MAD e Trump così come riportato da Loren Coleman:
 

Donald Trump punta il dito su Pete Buttigieg, il sindaco democratico di South Bend nell’ Indiana… In un’intervista a Politico, Trump dice che non può pensare di diventare presidente USA uno che somiglia al personaggio sulle copertine di MAD (cioè Neumann = “nuovo uomo” in tedesco). Le parole di quell’intervista hanno generato un flusso mediatico internettiano a base di Trump, Buttigieg, Neumann e dunque MAD.

 
Le seguenti locandine balzano agli occhi:

Trump come King Kong, con Neumann-Buttigieg che sostituisce Fay Wray.

Ricordando l’originale sincro-tempesta generata intorno all’11 settembre, il poster del film King Kong ha avuto un ruolo importante in ciò.

Sarebbe forse da archiviare semplicemente come un altro esempio della carta Trump nell’atto finale della distruzione degli USA, un processo di cui fa parte e proviene dalla distruzione delle Torri Gemelle l’11 settembre.

King Kong = KK = King Kill.

Cosa successe a Fay Wray?

Inoltre, questo candidato democratico chiamato Pete Buttigieg,  “Mayor Pete”, è maltese-americano.

“Sono l’unico maltese-americano, di fede episcopale, gay, millennial, veterano di guerra, e anche mancino, in corsa per la Casa Bianca.

Pete Buttigieg

Il Falcone Maltese.

Malta per esempio viene citata in The Maltese Falcon, “Il falcone maltese”, avente come protagonista Humphrey Bogart.

Girato nel 1941, gioca curiosamente una parte alla fine della seconda guerra mondiale, poiché la bomba atomica che rase al suolo Hiroshima (trasportata dall’aereo militare “Enola Gay”) venne chiamata col nome di un personaggio del film – un personaggio GAY si scopre – the ‘Little Boy’. E la seconda bomba atomica che colpì il Giappone, distruggendo Nagasaki, fu soprannominata ‘Fat Man’ – uomo grasso, grassone – e anche questo nome fu preso da un personaggio gay del film. Certo, l’aspetto squallido del rapporto tra i due maschi, presente nel romanzo originale di Dashiell Hammet da cui venne tratto il film, veniva minimizzato nella Hollywood di quasi ottant’anni fa.

Little Boy
Fat Man
Malta si allinea perfettamente ai miti dei templari e del Santo Graal, dal momento che i Cavalieri di Malta furono l’ultimo pezzo rimasto in piedi dopo l’eliminazione dei Templari il venerdì 13 ottobre 1307. Il gran maestro Jean de Valette, “costruì una nuova città fortificata sulla penisola di Sciberra allo scopo di fortificare la posizione dell’Ordine a Malta e legare i Cavalieri all’ isola”. Quella città venne chiamata La Valletta in onore del gran maestro dell’Ordine.
 
Mi domando se Pete, con quelle sue parole riportate più in alto, intendesse dire di essere proveniente dall’isola o dall’ultimo nobile Ordine di Cavalieri.
 
Nel frattempo, ho notato un tema ricorrente nei libri presi du Kindle nel corso dell’ultimo anno: erano ambientati a Malta. Non avevo espressamente ricercato contenuti riguardanti Malta così ho reputato bizzarro che quella piccola isola kept continuasse a manifestarsi alla mia coscienza.
 
Napoleone conquistò l’isola nel 1798 espellendo l’Ordine. Tutti e tre i miei libri presi su Kindle fanno riferimento a questo evento storico.
La forma della croce di Malta: quattro punte di freccia che puntano verso il centro. 

Avendo accesso alla collezione intera dei film di James Bond, mi sono accorto come una nave spia battente bandiera maltese proveniente da La Valletta affonda all’inizio di “Solo per i tuoi occhi” (1981).

Il film “Operazione tuono” (Thunderball) finisce con James Bond che gonfia un gommone di salvataggio con su scritto ‘WHEN ARROWS MEET’ (“quando le frecce s’incontrano”).
 
Non serve molta immaginazione per pensare che una “freccia” rappresenti l’organo maschile. E quindi le “frecce che si incontrano”, tenendo conto di questa simbologia, che rappresentano? Abbiamo un’altra volta a che fare col tema GAY?
Arco e freccia
La “Shaftesbury Memorial Fountain è una fontana sormontata da una statua dell’Anteros alato, situata a Londra in Piccadilly circus. 

Nella mitologia greca, Anteros (dall’antico greco Ἀντέρως Antérōs) fu il dio dell’amore, in particolare dell’amore corrisposto e anche il castigatore di coloro che disprezzano l’amore o le avances altrui, e il vendicatore dell’amore non corrisposto. E’ uno degli eroti.

 
Sia Eros che Anteros hanno a disposizione frecce (“arrows”).
 
Cosa succede quando le frecce s’incontrano?
NOTE:
 
Il falcone maltese naturalmente si connette sincromisticamente a Horus, il dio dalla testa a forma di falco, e alla “Millennium Falcon” di “Guerre stellari”, capitanata dal “pirata dello spazio” Han Solo.
 
“Shaftesbury” è comico quasi quanto “Buttigieg” come gioco di nomi omosex.

http://gosporn.blogspot.com/2019/03/ive-always-loved-paris.html

http://gosporn.blogspot.com/2019/05/from-paris-to-fay-ray.html

http://gosporn.blogspot.com/2019/12/when-arrows-meet.html





L’ Universo Locale, la realtà preconfigurata per l’ individuo osservatore, un nuovo modello di reincarnazione localizzata e il solipsismo di Dio

27 09 2019

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LEGGERE PRIMA QUESTO ARTICOLO: https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/09/25/l-universo-mentale-e-la-teoria-filosofica-dell-individualismo-sequenziale-aperto-il-modello-di-una-fisica-spirituale-e-di-una-religione-naturalistica-il-reportage-ufficiale/

UN NUOVO MODELLO DI REINCARNAZIONE LOCALIZZATA e L’ UNIVERSO LOCALE

Lo stesso riduzionismo che abbiamo applicato tramite la scienza nei confronti della natura umana lo dobbiamo applicare nel contesto della “localizzazione” dell’ Universo. L’ universo reale è molto più ristretto di quello che pensiamo, e praticamente non si estende al di là del conosciuto, al di là dell’ accessibilità dell’ osservatore centrale. In sostanza, ciò che un individuo non conosce, letteralmente non esiste. E tutto ciò che ha conosciuto, e che arriverà a conoscere, è preprogrammato ad ogni nuova vita ( universo ricalibrato sul soggetto ).

UN DIALOGO FRA BLOGGERS

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Se questa teoria è giusta ed esiste una super linea temporale, che va sempre verso il futuro, dovrò vivere 4 vite per superare il secondo della mia nascita, e 250 per superare il minuto della mia nascita. Mi aspettano 253 vite tutte nate il 1 marzo 1990 alle 18:34. E stiamo parlando solo delle vite umane. Facendo quindi un calcolo, approssimando che ogni vita duri 80 anni ( che ovviamente non sarà sempre così ), abbiamo un secondo di supertempo che equivale a 320 dei nostri anni, un’ora del supertempo che equivale a 1200000 dei nostri anni, un giorno del supertempo che equivale a 28800000 dei nostri anni, e via dicendo ... insomma, saremmo temporalmente divisi da intere ere geologiche ( anche di più ) per ciascuno di noi. Quindi forse è più semplice pensare che ogni volta che l’ universo si ricalibra su un nuovo punto di vista, piuttosto che seguire una sconfinata timeline, semplicemente usa i “personaggi” che in una vita soggettiva incontriamo intorno a noi ( che possono essere animali, persone all’ estero, persone da tutto il mondo, addirittura persone viste solo alla tv ) e li alterna fra di loro, e ogni volta se ne aggiungono un tot. Se scopriremo forme di vita intelligenti nell’ universo, esse si aggiungeranno come “personaggi disponibili”.

Haha, a questo punto preferirei una “super linea temporale” che funziona in modo diverso, magari le mie future vite saranno tutte incluse fra le persone che ho conosciuto, ( e come tali lo sono state le mie vite passate, tutte nell’ ambito delle persone conosciute in questa vita ) le persone con cui ho parlato anche solo una volta nella mia vita, le persone famose che osservo in televisione, probabilmente avrebbe un senso, per quanto riguarda la riconfigurazione dell’ universo, e considerato che nel 2016 ho parlato con almeno una persona per centinaia di paesi nel mondo …

Comincio a pensare che il range di vite immediate a disposizione rientri in un elenco preprogrammato di persone che incontro e alle quali ho accesso visivo. Solo a queste condizioni si possono definire “comunicanti” . Insomma, una persona esiste solo qualora io la possa incontrare e vedere. E ognuno di quelli che conosco è una mia vita recentemente passata o del futuro prossimo. Ha più senso della sconfinata timeline.

Comunque il mio modello di ambiente preselezionato per il soggetto renderebbe davvero l’ universo come confezionato esclusivamente per l’ individuo. E si ridurrebbero le distanze temporali ad un numero umanamente comprensibile.

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Questa considerazione riaccende il dibattito sulla simulazione di realtà: siamo in un “videogioco” in soggettiva dove l’ ambiente virtuale viene riprodotto ogni tot e calibrato su un singolo personaggio? ( solipsismo) oppure c’è una modalità online e tutti i personaggi che incontriamo sono “supervisionati” da altri utenti su altre console? E magari scambiati fra utenti quando finisce una partita? Chissà, tutto potrebbe essere a questo punto.

Se è una simulazione lo è a un livello stratosferico … ti ricordi quel commento in cui ipotizzo che la visione dello spaziotempo comunemente accettata in realtà è rovesciata (“futuro – presente – passato” e non “passato – presente – futuro”)? Ipotizzo anche che il futuro sia la dimensione più stabile e concreta tra le tre e, chissà, forse è così perché è il punto d’origine della simulazione, il “proiettore” diciamo.

Io ho sempre pensato a due opzioni per la versione simulazione: noi siamo avatar – attori che impersoniamo un personaggio, ma in realtà siamo reali ed esistiamo in un tempo futuro della “vera realtà”, oppure siamo davvero completamente virtuali, e quindi esistiamo solo nella simulazione e non nella “vera realtà”. Per questo sarebbe più semplice ipotizzare che solo gli individui accessibili all’ osservatore soggettivo di base sono “vivi”, e che tutti gli incontri in qualche modo siano già sincronicamente programmati.

Se prendiamo in considerazione l’ ipotesi dell’ ambiente provvisto di “personaggi” che la Coscienza Collettiva alterna fra loro da usare come “osservanti soggettivi” però, rimarremmo ancora “attivi ma temporalmente separati” oppure solo uno di noi è veramente attivo? La logica punterebbe verso la comunicazione fra agenti attivi, e quindi, o prendiamo in considerazione l’ idea che abbiamo vissuto un complessivo di miliardi di anni di vite passate per ciascuno, oppure … forse dovremmo ridurre la distanza temporale fra di noi, e pensare ad un “collettivo” che scorre nel tempo storico, così che solo gli individui circostanti il soggetto di base “esistono” ogni volta, e quindi non tutti gli abitanti della Terra, ma solo quelli accessibili al soggetto di base, sono “attivi” nel “presente suddiviso e condiviso”.

Io invece ho pensato a 3 modalità di presente, siccome se vogliamo eliminare il solipsismo, vuol dire che siamo tutti “vivi” e comunicanti, anche se frammenti di un unico, e quindi ci sarebbe un passato che comunica col presente, e un futuro che comunica col presente, il passato si scrive mentre accade, e il futuro disperde informazioni, non solo tramite la comunicazione diretta, ma anche indirettamente, attraverso sincronicità personalizzate ed episodi collettivi, precognizione, e presentimenti personali. In pratica tutte le azioni sono al presente. In pratica sarebbe una espansione della teoria di Wardo, l’ io futuro che conoscendo maggiori informazioni, comunica con l’ io presente, il quale influenza l’ io passato, ed ecco, questa comunicazione avviene fra i frammenti dell’ io unico, allo stesso modo. 

La cosa dei tre presenti può apparire come giusta pensando anche a tutti quelli che dicono “il presente è l’unico tempo reale, esiste solo il qui e ora”, quindi esisterebbe un presente che c’era e non c’è più (e lo chiamiamo passato ed esiste solo e soltanto nella memoria, che sia solipsistica o condivisa), un presente che C’E’ (e sarebbe il tempo “più concreto” eppure è il più sfuggente di tutti) e poi un presente che “non c’è ancora e ci sarà” (e lo chiamiamo futuro) … poi ci sono quelli (per esempio in quell’articolo) che dicono come passato, presente e futuro in realtà esistono simultaneamente, cioè sono tre tipi diversi di presente. Il passato, dei tre, è decisamente il tempo più debole e irraggiungibile (non a caso quelli che ipotizzano il viaggio nel tempo di solito lo vedono possibile solo verso il futuro, no?) e non è altro che il futuro che si sbriciola nel passato e questo sbriciolamento lo chiamiamo “presente”. Se lo spaziotempo ha una sua propulsione, l’origine della propulsione la vedo nel futuro e non nel passato, poichè più che una propulsione è una forza di attrazione verso una stabilità che passato e presente non hanno e infatti il flusso dello spaziotempo (soprattutto se storico) è tutto tranne che stabile.

Poi mi viene in mente una possibile ulteriore ipotesi – forse da te accennata qualche volta, ovverosia che in sè non vi sia una distinzione vera tra passato e futuro, i due sarebbero intercambiabili, il futuro si sbriciola nel passato e il passato si sbriciola nel futuro (lo sbriciolamento è ciò che chiamiamo presente) … dipende solo dal punto di vista dell’essere umano (com’è organizzato il suo cervello) ricordarsi del passato e non del futuro (infatti se ci si ricordasse del futuro proprio così come del passato non ci sarebbe praticamente più distinzione tra i due!) e ciò mi fa venire in mente l’idea dei due emisferi … il sinistro è quello della memoria del passato e il destro è la memoria del futuro. La memoria del passato è linguisticamente accessibile e quindi diretta, la memoria del futuro no, ha sempre bisogno di essere prima tradotta dalla memoria del passato ed ecco perché le previsioni del futuro sono praticamente sempre condizionate da ciò che già sappiamo del passato. Ora, vuoi ridere? ci sarebbe da mettere assieme tutto quello che ho appena scritto con 1) le sincronicità; 2) i cicli dello spaziotempo sia storico che non; 3) la tua teoria delle varie vite ( * le varie individualità ) che in realtà sarebbero i vari gusci spaziotemporali uno diverso dall’altro che interagiscono vicendevolmente tra di loro.

Voglio un secondo tornare su quella faccenda del nostro cervello che ha memoria sia del passato che del futuro ma per organizzare la realtà nel flusso spaziotemporale a cui siamo abituati ha bisogno di schermare le memorie del futuro rendendole non comprensibili al linguaggio comune dello stato di veglia, il passato diventa il regno della realtà (le cose che si sanno già) il futuro il regno della fantasia e dei sogni (e degli incubi) ( * o della potenzialità che si attualizza ). Le persone creative sono più a contatto con il futuro rispetto alle persone non creative e in un certo senso vanno contro la storia poiché la storia per definizione E’ passato. Detto questo, non se sia un’espressione funzionante “universo confezionato esclusivamente per l’individuo” perché rischia di lasciar pensare che l’individuo percepisca in un modo solipsista quando tutti noi esseri umani, invece, condividiamo la stessa percezione di universo, sennò non potremmo nemmeno comunicare e convivere, no? ( * Ricorda che ogni certificazione che possiamo fare della realtà individualmente percepita, tramite la comunicazione con un “frammento individuale” diverso dal nostro sarà sempre “condivisa e supportata in relazione a te stesso”. “Io ti confermo CHE TU VEDI la stessa cosa che vedo io )

Ma infatti siamo tutti “osservatori vivi e attivi” ma nel mio modello l estensione dell’ universo dovrebbe essere localizzata. Si riducono le distanze temporali che altrimenti sarebbero comparabili alle distanze fra le stelle. In pratica esiste solo l universo osservato dal singolo. Tutto ciò che io non conosco letteralmente non esiste. In questo si potrebbe intuire una comparazione fra i cicli storici e i periodi storici affini con l affinità osservativa fra gli individui. A questo punto si può spaziare ovunque, per esempio il nostro inconscio potrebbe attingere e archiviare informazioni che derivano da vite precedenti e future. E includerle nella personalità. Si creerebbe un contenuto frattale, in questo modo la personalità del soggetto sarebbe un agglomerato di esperienze già vissute, con una affinità di qualità frattale alle vite precedenti, un ricorso ad un ulteriore livello. E cosa possono essere i cicli vitali legati alla vita individuale se non un sistema a loop di scambio di informazioni?

A me ogni tanto sembra che avvenga una specie di effetto webbot nelle esperienze e dialoghi personali, come se ci fosse una forza di attrazione di determinate tematiche e dinamiche a me affini, capaci quindi di richiamare esclusivamente la mia attenzione. Come se mi venisse servito un pacchetto di situazioni organizzate per me. È per questo che noi riconosciamo una specie di senso nella vita, una sorta di destino, è il riconoscimento del fatto che ci si trova in situazioni che ci “raccontano” qualcosa, che facevano già parte di noi.

Come un processo di registrazione e acquisizione di informazioni in modo da presentare a te e a te soltanto un determinato universo percepito.

È come se l intera vita fosse un episodio a tema, un romanzo di genere. Ma la cosa diciamo divertente è che in questo universo ciò che ti viene presentato può essere (anzi succede sempre tutti i giorni) un altro percettore di universo tagliato per lui quindi c’è come un’interrelazione tra i diversi universi. La cosa che viene presentata a uno secondo i dati su di lui registrati puoi essere tu stesso, c’è una forza di attrazione continua tra i diversi universi e tutto questo è la forza propulsiva di ciò che chiamiamo “realtà condivisa”. Un astrologo direbbe che sono i diversi “temi natali” che si incontrano e sono in relazione tra loro.

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IL POTERE DELLE SINCRONICITA’ Qualche giorno fa ho trovato per caso un articolo sulla difficoltà del cinese … poco tempo dopo arrivo a lavoro e la prima cosa che vedo è un libro scolastico di mandarino della figlia di una collega, e poi è arrivata una cliente cinese! Post scriptum … passano secondi dalla scrittura di questa frase, e un amico mi ha chiamato a caso “cinese”.

Riconoscendo bene quei pattern , un domani potrebbero essere anche previsti e controllati infatti le sincronicità non sono “avvenimenti che accadono” ma sono riconoscimento di pattern che di norma sfuggono a causa dei modi consueti e comunemente accettati (e solidificati dalla storia del passato) di ordinare le percezioni. Le sincronicità hanno dunque a che fare con l’emisfero destro quindi con la memoria del futuro.

Sono stati i miei eccentrici giochi da quasi solipsistico a indirizzarmi verso i cicli vitali personali. Mi verrebbe persino difficili descriverli, però ho pensato spesso che ci fosse un effetto evocazione fra cose del mondo esterno e cose del mondo interiore ed esperienze di vita. ( A questo punto il modello del libro “The Secret” diventerebbe realistico ) a questo punto potremmo comprendere quelle superstizioni ed eccentricità (idiosincrasie) personali che influenzano determinate persone. Ho sempre intimamente creduto che uno crea la vita che vuole, e la “somatizza” per così dire, ne manifesta gli effetti all’ interno del suo campo di azione e reazione. Per farti capire un esempio, una volta ho detto che potrei trovare un corrispondente reale (nella realtà locale) di ogni personaggio di una serie tv di ragazzi … come se fossero archetipi. Ho sempre fatto un ragionamento del tipo “questo assomiglia ad una versione di questo mio amico, di una versione più grande di quell’ altra … E così via.

E’ successo anche a me come puoi intuire.

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DESCRIZIONE DELL’ UNIVERSO LOCALE

Immaginiamo un universo che ci presenta più o meno sempre lo stesso ambiente, in un range di sequel che va avanti per un tot periodo, che si modifica con l’ avanzare del progresso tecnologico, dove il soggetto centrale, colui che ne fa esperienza in soggettivo ( che cambia ogni volta che l’ universo si ricalibra, facendo tabula rasa, e ricostruendosi su un altro “frammento della Coscienza Unica Collettiva ) vive a contatto – esclusivamente – con le sue vite passate e future, umane e animali. ( avevamo deciso nello scorso articolo di escludere le piante e i microorganismi ) – sarebbe in sostanza un universo dove, pur essendo le azioni compiute tutte al tempo presente – il libero arbitrio è sostanzialmente assente. La distanza temporale fra i frammenti della Coscienza Collettiva ( avevamo compreso nello scorso articolo che noi come individui non siamo divisi attraverso lo spazio, ma temporalmente separati, pur agendo sempre ad un livello di presente, presente solo per me/ per te/ per esso ) non è più comparabile con la distanza sconfinata fra le stelle dell’ universo, ma si limiterebbe quindi ad una quantità umanamente comprensibile – in sostanza, la vita più lontana da te nel passato sarebbe quella della persona più anziana che conosci, e la vita più lontana da te nel futuro sarebbe quella della persona più giovane che conosci – quindi la distanza temporale, quantificata, rientrerebbe in una cifra compresa fra (*dal mio punto di vista) 93 anni nel passato, e 28 anni, 6 mesi e 1 giorno nel futuro. La persona che conosci, che è nata nella data più vicina alla tua nel futuro sarebbe la tua vita immediatamente futura ( sono stato in classe per 10 anni con una ragazza che sarebbe nata 1 giorno dopo di me, se non fossi nato 1 settimana prima del previsto, e alle superiori per 5 anni con una ragazza nata lo stesso giorno della precedente, e sono stato per 8 anni compagno di classe con un ragazzo nato lo stesso giorno di queste ragazze ). La stessa cosa nel passato: fra le persone che conosci, o a cui hai avuto accesso visivo e uditivo, senza quindi conoscerla di persona, quella nata nel passato a breve distanza da te sarebbe la tua vita passata immediatamente precedente a quella attuale. Tutto ciò che viene rappresentato nella tua “realtà locale e direttamente accessibile, a livello visivo, auditivo e sensoriale, rappresenta una affinità alle tue caratteristiche, alla tua personalità, alle tue eccentricità e idiosincrasie, e i patterns che si verificano sono tali da poter essere riconosciuti come patterns precisamente da te. C’è il tuo marchio nel mondo. Il tuo inconscio si manifesta nelle esperienze concrete. Tali esperienze sono in sostanza rappresentazioni del tuo pensiero. La realtà si manifesta in modo da accomodarsi alle tue caratteristiche, al modo in cui interpreti le situazioni concrete. Allo stesso modo in cui le sincronicità sembrano dimostrare la potenzialità di un “deus ex machina” e quindi di una interferenza da una mente superiore, è l’ universo stesso, il manifestarsi della realtà che sembra dimostrare la coerenza fra il tuo modello di pensiero e gli avvenimenti concreti. Sei tu a creare, evocare e anticipare, distribuire e rilasciare, disperdere nel tempo i contenuti a cui (hai avuto) avrai accesso (in altre vite). Se decidi che il tuo punto di vista è quello più ragionevole, i fatti della tua realtà ti porteranno sempre a giustificare il tuo punto di vista. Se pensi che la razionalità sia indispensabile e irrinunciabile per spiegare la realtà e le basi della tua esistenza, allora il mondo a te accessibile ti darà sempre ragione, in qualche modo. Se invece pensi che la via della verità si trovi solo nell’ “alternativa al consenso”, allora ti saranno mostrate determinate scorciatoie per giustificare il tuo punto di vista. Ma al di là della vita individuale, resta sempre una ( sorta di ) certezza: la vita persiste ( vita intesa come percezione di esistere, e attività osservatrice tramite la coscienza ), anche se muterà sempre forma, e cambierà sempre vestito, dovunque qualcosa è stato osservato, dovunque esiste la vita, esisti tu, sì, proprio tu. In questa nuova versione della realtà, ogni persona del (tuo) mondo, ogni animale del (tuo) mondo è una versione diversa di te stesso, allo stesso modo in cui il bambino che eri o l’ anziano che sarai è una versione diversa di te stesso, l’ altro è te in un’ epoca diversa. Anche se lo stai vedendo ora. Spogliati del timore della mortalità: finchè esiste la vita attorno a te, là vi è la prova dell’ assenza della morte, della nullificazione della morte in questo universo.

Mi piace veramente questo modello di pensiero. Credo che abbiamo fatto jackpot.

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Per comprendere la natura di Dio, bisogna essere schizofrenici, oppure guardare il mondo con i loro occhi,simularli e interpretare il loro modo di pensare e il loro ruolo nella realtà.

Dio è solipsistico, un creatore che non ha mai varcato i confini di sé stesso. Dio ha creato un palcoscenico, una rappresentazione nella quale lui stesso è l’ unico protagonista, e ogni volta che si svolge la vita di una creatura è Dio a farne esperienza. Io, tu, lui, esso, siamo tutti un ruolo interpretato da Dio. Dio si è plurificato per sperimentare la vita in soggettiva.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/01/29/la-storia-dell-universo-uovo-di-andy-weir/

Secondo il racconto di Andy Weir, relativo all’ Individualismo Aperto ( che io arricchisco e riconfiguro come Sequenziale ) siamo un Dio allo stato embrionale, “eredi del nostro Dio”, e dobbiamo vivere una “rappresentazione potenziale” di tutte le vite possibili nell’ universo, perché un giorno sarai tu/ sarò io / sarà lui – esso a guidare e gestire un futuro universo che deve essere ancora pensato. L’ universo in cui esistiamo sarebbe una bozza, quindi, di una realtà ancora in sospeso.