Pierre Menard, Don Chisciotte e quel punto che contiene tutti i punti

9 04 2020

Pierre Menard ha (forse inconsapevolmente) arricchito la lenta e rudimentale arte della lettura mediante una nuova tecnica — la tecnica dell’anacronismo deliberato e dell’attribuzione fallace. Questa tecnica, che richiede concentrazione e infinita pazienza, e ci incoraggia a leggere l’ Odissea come se fosse stata scritta dopo l’ Eneide, a leggere “Le jardin du Centaure di Madame Henry Bachelier” così come se fosse veramente stato scritto da Madame Henry Bachelier. Questa tecnica riempie di avventura i libri più tranquilli. Attribuire l’ Imitatio Christi a Louis Ferdinand Céline o a James Joyce — non è un sufficiente rinnovamento di quei deboli ammonimenti spirituali? 

— “Pierre Menard, autore del Chisciotte”, Jorge Luis Borges 

Dal momento che il presente articolo del blog prende in buona parte le mosse dal racconto di Jorge Luis Borges “Pierre Menard, autore del Chisciotte“, nella raccolta Ficciones, “Finzioni”, del 1942, spendo due parole per illustrare di che tratta quel racconto.

Scritto in forma di recensione o di testo critico letterario a proposito di Pierre Menard, un’eccentrico scrittore del XX secolo totalmente inventato da Borges, il racconto inizia con una breve introduzione e una lista delle opere di questo Menard.

La “recensione” di Borges descrive gli sforzi di Pierre Menard per andare oltre una semplice “traduzione” del Don Chisciotte immergendosi così approfonditamente nell’opera da essere in grado realmente di “ri-crearla”, riga per riga, nell’originale lingua castigliana del XVII secolo. Per questo motivo, “Pierre Menard autore del Chisciotte” è talvolta usato per intavolare dibattiti sulla natura dei diritti dell’ autore, sull’interpretazione e appropriazione dei testi.

La tecnica radicale di Pierre Menard per l’arte della lettura, che coinvolge sia un anacronismo deliberato — leggere un’opera letteraria come se fosse stata  pubblicata dopo le opere che ha influenzato — sia un’ attribuzione fallace — leggere un’opera letteraria così come se fosse stata scritta interamente da un altro autore — può venire ulteriormente radicalizzata.

Non solo, infatti, si potrebbero avere intuizioni leggendo l’epopea babilonese di Gilgamesh, per esempio, pensando però che il suo autore sia Nietzsche, o leggendo il Vecchio Testamento come se la sua stesura fosse stata influenzata dal Mabinogion, ma ulteriori scoperte potrebbero venire fatte se tutti i testi di ogni parte del mondo e di tutti i tempi fossero letti come se fossero stati scritti simultaneamente.

Applicando questo metodo, il  Don Chisciotte di Cervantes e il Don Chisciotte di Pierre Menard sono stati entrambi scritti e sono usciti allo stesso tempo, così come tutti gli altri testi letterari della Storia. Non si tratta, dunque, di un banale “ana-cronismo” ma di un “sin-cronismo.” Le influenze sono perciò omni-direzionali e onni-presenti convergendo e divergendo da ogni punto in un punto. E questa simultaneità della testualità prende spazio solo al momento della lettura. In effetti la creazione dei testi più che all’atto di scrivere è dovuta all’atto di leggere. Naturalmente ciò include l’intera Storia: l’intero resoconto dell’umanità scritto da lei stessa. Questo corrisponde ai seimila anni di creazione compressi in un solo istante, così come detto da William Blake.

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Le sacre scritture di ogni religione, ogni trattato scientifico, manuale tecnico, scarabocchio, romanzo pulp, titolo di giornale, ogni opera di Shakespeare, canzone, sceneggiatura, poesia, scarabocchi sulle pareti dei bagni, in qualsiasi lingua di tutti i tempi: tutto si riflette, scorre dentro e fuori vicendevolmente, ogni riga, parola e lettera funzionano come fluttuazioni del tutto.

E, pensando a McLuhan e alla sua frase “il mezzo E’ il messaggio”, perché tutto questo dovrebbe essere limitato alla stampa? Esiste la simultaneità anche nei media elettrici ed elettronici. Tutti i suoni e le immagini prodotti si fondono e si fratturano, turbinano e danzano insieme vicendevolmente. Eppure i media sono solo estensioni particolari dei sensi e del sistema nervoso.

Tutte le tecnologie, tutti gli strumenti, tutti gli ambienti e le costruzioni, anche questi si trovano qui simultaneamente, ognuno che estende differenti parti della nostra propria forma fisica.

Li “leggiamo” mentre muoviamo i nostri corpi dentro di loro. Ma poiché sono estensioni delle nostre proprie forme fisiche , questi corpi, i nostri stessi corpi, sono cellule di un corpo più grande contenente tutte le genti. Siamo in salute insieme. Siamo malati insieme. Siamo sia malati che sani. Ma nessuna quarantena o isolamento sono assoluti. Le membrane tra i corpi sono porose, permeabili, ondulate e a volte svaniscono.
Il timpano vibra su entrambi i lati. Il margine può anche essere il centro. A nulla è impedito di trapelare.

Dal pipistrello al pangolino all’epidemia. Carovane, migrazioni, ratti, tosse, panico. Scavando troppo in profondità. Attraversando i regni. Fluidità di tutte le categorie. Mal di mare in ogni cellula. Interruzioni della catena di approvvigionamento. Scoppi schizofrenici generalizzati. Una concrescenza di tutti i simboli e le specie. Segreti degli ziggurat nei pattern (modelli) di condensazione all’esterno di un wc in acciaio inossidabile. […]

Meridiani fini, troppo sottili per essere rilevati empiricamente, garantiscono la dispersione della distruzione. […]. Nessuna base chiara, nessuna conclusione ferma, nessuna possibile predicabilità. […]. In questo momento niente viene filtrato, il sole accecante osserva gli occhi a ogni angolo, […]. Un virus, in fondo, è una cosa scarsamente biologica e la prossima epidemia sarà ancora più effimera a livello di biologia: nulla più di un contagio di punitori imbroglioni che scorrerà come fuoco vulcanico.

Così come rivelato nel più blasfemo dei versi ermetici, l’immaginazione è divina. Nell’undicesimo libro del Corpus Hermeticum, agli iniziati viene consigliato di praticare esercizi visionari. La facoltà dell’immaginazione ci fornisce già il potere di trasportarci ovunque, di trasformarci in qualsiasi cosa. Tutto grazie alla velocità del pensiero. E’ solo e soltanto per via di questo potere che possiamo avere la capacità di capire la mente di Dio.

Crescete fino a dimensioni incommensurabili. Siate liberi da ogni corpo, trascendiate sempre. Diventate l’eternità e così capirete Dio. Supponiamo che nulla sia impossibile per voi stessi. Consideratevi immortali e capaci di capire tutto: tutte le arti, le scienze e la natura di ogni creatura vivente. Diventate più alti di tutte le altezze e più bassi di tutte le profondità. Sentitevi l’intera creazione: fuoco, acqua, l’asciutto e l’umidità. Concepite voi stessi in tutti i luoghi allo stesso tempo: in terra, in mare, in cielo, in ogni luogo; che non siete ancora nati, che siete nel grembo materno, che siete giovani, vecchi, morti; che siete oltre la morte. Concepite tutte le cose contemporaneamente: tempi, luoghi, azioni, qualità e quantità; allora potrete capire Dio.

–  Corpus Hermeticum : Libro 11, Verso 20

Tale passaggio non solo chiarisce che possiamo trasmutarci in qualsiasi forma attraverso l’immaginazione, ma attraverso essa possiamo fare qualcosa che non possiamo fare utilizzando solo la logica e la ragione. Possiamo abitare molti luoghi in un solo istante, tutti i luoghi in effetti. Possiamo esistere simultaneamente in ogni posizione. Possiamo comprendere ogni contraddizione, ogni contrario. Possiamo essere sia A sia non-A. In breve, possiamo diventare IMPOSSIBILI.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/12/andre-breton-nel-secondo-manifesto-del-surrealismo/

L’anima, la psiche, è già ubiqua, onnipresente e dunque potenzialmente onnisciente. Suo terreno di gioco è il paradosso logico. Persino la morte non è una barriera. Il campo o vortice della simultaneità che si apre attraverso l’eco del “Don Chisciotte di Pierre Menard” inghiotte tutto, concepibile o meno.

Questa virtù dell’immaginazione, indipendentemente dal fatto che sia attivata o meno da sostanze del mondo esterno o sorga “naturalmente”, “spontaneamente”, attraverso facoltà o tecniche interiori, è precisamente la spiegazione del perché ci viene detto che “siamo stati creati a immagine di Dio.” Dio infatti non ha nessuna forma individuabile infatti, proprio come la nostra mente, ed è in ciò che ci somigliamo. Siamo stati fatti a immagine di “Colui che crea le immagini”, “Colui che immagina”. Come spiega Coleridge

L’immaginazione la considero come primaria e secondaria. L’immaginazione primaria la ritengo essere il potere vivente e agente di tutta la percezione umana, come ripetizione nella mente finita di un eterno atto di creazione dell’infinito IO SONO. L’immaginazione secondaria la considero come una eco della prima, coesistente con la volontà cosciente, eppure identica alla primaria nella sua sostanza, che vi differisce solo in grado, e nel modo del suo operare. Dissolve, diffonde, dissipa, allo scopo di ri-creare; o laddove questo processo sia reso impossibile lotta comunque per idealizzare e unificare. E’ essenzialmente vitale, anche se tutti gli oggetti (quali appunto oggetti) sono essenzialmente fissi e morti. 

Biografia Letteraria, Capitolo XIII, Samuel Taylor Coleridge

L’immaginazione primaria — l’infinito IO SONO dentro la nostra propria percezione di “io sono” — si confonde quasi perfettamente nell’immaginazione secondaria. Ed è difficoltoso distinguere le due immaginazioni. La seconda è come una “eco” della prima – così come Menard ri-echeggia Cervantes – eppure ancora identica. Il processo creativo si ripete in un impulso continuo, tornando indietro alla sua “origine” rendendo poco chiaro dove finisce una creazione e inizia l’altra. Una ripetizione che diventa una rievocazione dell’espressione proto-cosmica  “Sia fatta la luce.

Eppure Coleridge ha contrapposto questi due tipi di immaginazione a ciò da lui chiamato “Fancy,” che “altro non è che un modo di funzionare della memoria emancipato dall’ordine del tempo e dello spazio [spazio-tempo]”, mescolato e influenzato dalle impressioni sensoriali e dalle parole da cui sono espresse.

La “Fancy” di Coleridge  è semplicemente una modifica del mondo così com’è, non si tratta di un nuovo mondo che emerge. La maggior parte di ciò che ci distrae e ci diverte, incluse le NEWS, cioè proprio la nostra intera “realtà interpersonale consensuale” è un prodotto/esempio della “Fancy” di Coleridge. Nei termini di Blake, è il sistema percettivo da cui siamo schiavizzati. Eppure è solo un’altro aspetto dell’ IO SONO ed è soggetto alla costante incontrollata trasformazione e occasionalmente dissoluzione, così come sta succedendo globalmente proprio adesso.

Mi sembra che l’espressione “storie di fate (‘faerie)” sia troppo stretta. Anche in senso diminutivo, poiché per “fairy-stories” non intendo il senso che gli inglesi normalmente danno alle storie di fate e di elfi, bensì storie inerenti le fate: “Fairy”, nel senso di “Faerie”, cioè il regno o lo stato (condizione) in cui le fate hanno il loro essere. Il termine “Faerie” contiene dunque molte cose accanto agli elfi e alle fate, molte, molte altre cose oltre a nani, streghe, troll, giganti, o dragoni: contiene anche i mari, il sole, la luna, il cielo; e la Terra, e tutte le cose che vi sono: alberi e uccelli, acqua e pietra, pane e vino, e pure noi stessi, gli esseri umani mortali […]. 

J.R.R. Tolkien, nel suo saggio “On Fairy Stories” (“Sulle storie di fate”) ha più simpatia per la “Fancy” di quanto ne abbia Coleridge, presa da Tolkien come forma diminutiva e quasi sprezzante del suo termine “Fantasy.” Infatti, il “Fantasy” è creato attraverso la modifica di semplici parole, cioè attraverso la stessa poesia e comporta una semplice alterazione di questo mondo, vale a dire “il mondo primario” così come attualmente appare ai nostri sensi ed è compreso dal nostro pensiero.

Ma si ha la sensazione, leggendo il suo saggio, che ciò che Tolkien ha in mente è qualcosa di differente di ciò che Coleridge ha sprezzantemente definito “Fancy”, qualcosa che implica un più attivo coinvolgimento dell’immaginazione, sia la primaria che la secondaria.

Tuttavia, nella terminologia di Tolkien, un mondo secondario si dirama dal mondo primario quando si apre, o è aperto, da un “incantesimo.” “Faerie” è il suo nome — il vecchio nome — per questo “regno o stato” (ciò implica che può essere sperimentato esternamente e internamente, o entrambi simultaneamente), ed è qui che abitano ancora le genti, i popoli e le creature dei miti.

E in questa terra, le fate di ogni tipo non sono ridotte, come “Fancy”, in una ombrosa e infantile insignificanza, ma sono a grandezza naturale, calde e respiranti, belle e terrificanti. Il Fantasy è solo un loro proseguimento. Ma gli esseri esotici non sono le sole cose che abitano “Faerie”. Il nostro intero mondo potrebbe essere contenuto al suo interno, e anch’esso diviene “incantato.”

L’incantesimo produce un mondo secondario in cui sia il “regista” che lo spettatore possono entrare, con soddisfazione dei loro sensi mentre sono dentro; ma nella sua purezza è artistico nel desiderio e nello scopo. La magia produce, o pretende di produrre, un’alterazione nel mondo primario. Non importa da chi si dice sia praticato (essere immaginario o essere mortale), rimane distinto dagli altri due; non consiste in un’arte ma in una tecnica; il suo desiderio è potere in questo mondo, è dominio di cose e volontà.

L’incantesimo è qui in contrasto con la magia, e questa non aveva una connotazione positiva per Tolkien. Con l’ incanto creiamo, o almeno ci imbattiamo, in un mondo secondario realistico così come ogni altra cosa a cui assistiamo giorno dopo giorno. I nostri sensi ne sono soddisfatti — non dubitiamo di ciò che vediamo — e Tolkien ha scritto che possiamo entrarci corporalmente con la nostra forma fisica. Questo non è più solo un esercizio fantasioso o spirituale, così com’è nelle scritture ermetiche, ma è un viaggio di esplorazione, un “trip.”

L’incantesimo, “in (canto)” del mondo, è creato esclusivamente per il bene dell’arte, per il bene della bellezza e della meraviglia. E’ espressione di potere ma non è desiderio di ottenere il potere sugli altri. L’incantesimo funziona se l’intenzione di creare per il bene della creazione è pura. Se quell’intenzione non è pura, cessa di essere incantesimo e diventa magia.

La magia, e qui pensiamo a Sauron o Saruman, è l’alterazione voluta dal mondo primario per ottenere dominio sugli altri intrappolandoli in un mondo secondario. E’ una finzione, una simulazione, un maleficio o una rete per intrappolare o confinare. E’ “Fancy” nel suo senso negativo. E’ la realtà consensuale, sebbene senza un verace consenso a monte, che cerca di rivendicare il primato sul mondo primario. E’ un po’ come se Pierre Menard avesse cercato di cancellare tutte le tracce di Cervantes quale autore del Chisciotte e affermasse di essere lui e solo lui l’autore originale.

Succede che si compenetrino l’un l’altro il mondo dell’incanto-incantesimo e il mondo della magia e delle arti magiche Le porte che congiungono un mondo all’altro possono aprirsi di tanto in tanto, ma più spesso, quando accade qualcosa di così singolare, un mondo si sposta e si fonde nell’altro, come in un cine-montaggio o in una sovrapposizione anatomica di un antico testo di medicina. State camminando attraverso i boschi o lungo la strade e improvvisamente vedete il paesaggio mutare in Lothlorien o Mordor.

E in effetti le fiabe trattano in gran parte, soprattutto le migliori, principalmente, di cose semplici e fondamentali, non per forza “fantasy”. Queste semplificazioni sono rese ancora più luminose dalla loro ambientazione. Quegli autori di storie che si permettono di essere  “liberi con” la natura, possono dunque essere i suoi amanti e non i suoi schiavi. Fu nelle fiabe che per la prima volta divinai la potenza delle parole, e la meraviglia delle cose, come la pietra, il legno, il ferro; l’albero e l’ erba; la casa e il fuoco; il pane e il vino.

— “Sulle fiabe” J.R.R. Tolkien 

Oggetti familiari, cose semplici, e movimenti, forme e colori, assumono una potenza che hanno sempre posseduto ma che non abbiamo mai notato prima. Sono resi luminosi (e “numinosi.”)

E — tornando alla tecnica o metodo iniziale — sulla strada verso l’incanto, o lasciandoci volentieri incantare, o anche nel crescente riconoscimento degli attuali legami della magia dominante, ci stiamo dunque adesso dirigendo verso il punto di simultaneità totale, verso la massima compressione sia di novità che di significato (sebbene questi due siano inseparabili per definizione.)

Assistiamo all’incremento dei riflessi delle cose in tutte le altre cose. La rete delle corrispondenze si restringe mentre ci muoviamo a spirale verso il centro dell’integrazione mandalica. La salienza raggiunge la massima intensità, sebbene nulla smetta di muoversi, nulla perde la sua scintilla unica.

…Ogni persona, cosa o luogo nel caos-cosmo di Alle, comunque connessi alla turbolenta discarica abbandonata, si muovevano e cambiavano ogni parte del tempo…

Finnegans Wake, James Joyce, p. 118

Questo è, infatti, l’ anti-Borg. L’ordine perfetto e rigido — il cristallino cosmos — si rivela incompleto e piuttosto stantio e noioso in comparazione a questo granello o scintilla di potenziale e potenza totali. Il cosmos si sviluppa dal caos, essendo questo la vera Matrice di tutte le cose. La simultaneità è solo uno dei suoi milioni di nomi.

Cosmos è il regno della magia; il mondo primario e l’immaginazione primaria sono semplicemente il primo atto — così ritengono gli gnostici — della magia simulativa e maligna. L’incantesimo è la strada perduta che ci conduce attraverso il punto originale della “Creazione”: il peccato originale.

Quando sbirciamo attraverso questo caleidoscopio, ogni frammento di materia e psiche trema e brilla, si rifrange e risuona, con tutti i sensi, cadendo nell’ombra per poi tornare nella luce. Questo punto (della bussola di Yahveh e Newton), essendo tutti i punti, si apre ovunque su quella “Prima Volta” che è ogni momento dello spazio-tempo.

Attraverso la ripetizione dell’atto cosmogonico, il tempo concreto in cui ha luogo la costruzione, viene proiettato nel tempo mitico, in illo tempore quando si sono verificate le fondamenta del mondo. Così, la realtà e la resistenza di una costruzione sono assicurate non solo dalla trasformazione dello spazio profano in spazio trascendente (il centro) ma anche dalla trasformazione del tempo concreto in tempo mitico.

Cosmos and History, Mircea Eliade

Così come spiegato da Eliade, le società tribali “primitive” orientano il loro senso del tempo e dello spazio, del mondo intero in cui vivono, sulla rievocazione rituale perpetua dell’evento cosmogonico originale e singolare: sull’emergenza iniziale del cosmos dal caos.

La percezione del tempo nei tribali non è lineare, e nemmeno ciclica, ma simultanea. Quando i membri della tribù eseguono i rituali, ritornano in illo tempore, al “c’era una volta” delle fiabe. Lo spazio-tempo totalmente trascendente, il punto di simultaneità è pienamente sperimentato qui su questo pianeta, divenuto dunque incantato: mitico nel senso più profondo del termine.

Le domande su dove e come questo prenda posto sono davvero irrilevanti. Per esempio, è inutile domandarsi se l’esperienza sia interiore/mentale o esterna/fisica: la distinzione non conta se è coinvolta una condizione in cui tutti i contrari sono uniti.

Le civiltà della Storia, d’altra parte, quelle genti che “sono entrate nella Storia”, le persone che hanno separato il loro Libro — tutti i libri — dal loro mondo, hanno visto sempre di più con distacco lo spazio-tempo. A partire dal primario “punto dei punti”, questa immagine è stata fissata, uroboricamente, in ruota o ciclo, e in seguito l’ascesa di questo ciclo è stata segmentata e appiattita in una linea separata.

Punto —> Cerchio —> Linea.

Inizialmente, si era pensato che questa linea avesse un andamento quasi verticale che correva parallelo alla speranza del raggiungimento di un qualche summit o di una fine trascendente. Ma mentre la Storia passava dalla modernità alla post-modernità (e oltre), la linea divenne virtualmente orizzontale, andando a sbattere qui e là, prendendo casualmente la direzione verso il nulla. L’unica linea della Storia iniziò a logorarsi e disintegrarsi: l’attuale presente in cui i virus di materia somigliano straordinariamente ai virus informatici.

Ma il vecchio Libro, o Libro dei Libri, ancora prometteva un unico punto da cui tutto era emerso e in cui tutto sarebbe ritornato. Tuttavia,  il percorso attraverso le stelle per ritornare a questa origine è illuminato dall’immaginazione.

Tra il mondo della pura luce spirituale (Luces victoriales, il mondo delle ‘Madri’ nella terminologia di Ishrāq) e l’universo sensoriale, al confine della nona Sfera (la “Sfera delle Sfere”) si apre un mundus imaginalis che è il concreto mondo spirituale di figure archetipiche, forme apparenti, Angeli di specii e di individui; la sua necessità è dedotta dalle dialettiche filosofiche e il suo piano si situa lì; la sua visione in realtà è confermata dall’apparizione visionaria dell’immaginazione attiva.

L’uomo di luce nel sufismo iraniano, Henri Corbin 

Il senso dello spazio-tempo del sufismo, descritto qui da Corbin, è cosmologico e ciclico. Dentro questo paradigma, ci si avvicina alle altezze primitive e alle profondità del presente eterno quando si entra nel mundus imaginalis. Lo troviamo nella Nona Sfera, oltre le “stelle fisse”, ma non ancora nel “sempre ardente” empireo del puro Spirito.

Gli archetipi intellettuali qui è come se s’incarnassero. E’ il regno degli angeli e dei demoni. Lo Spirito tùrbina assieme alla Materia. Questa può essere l’immaginazione secondaria. Può essere il regno di “Faerie.” Può essere il “locus” di Finnegans Wake.

I testi sono tutti concentrati nel mio saggio, giustapposti e male interpretati, poiché nella simultaneità tutto viene accartocciato assieme, tutto viene esaminato contemporaneamente senza contraddizioni. Questo è il metodo, la nostra tecnica letteraria post-Pierre Menard: leggere per liberarsi.

Ma una volta che abbiamo viaggiato attraverso il caleidoscopico mundus imaginalis, quando ci siamo tuffati nel Fuoco interiore, scopriamo che è solo una particella del caos. Il sistema-mondo viene rivoltato. Il centro della ciambella si attorciglia srotolandosi fuori dal buco: siamo al centro della Terra, nella più remota profondità dell’inferno. Satana.

“Viaggio al centro della Terra”

Tutto è invertito e disorientato, e l’ordine intricato delle sfere concentriche cristalline, risuonante con le armonie celesti, si frantuma in un secondo, e siamo di nuovo qui a scrivere, scorrere, girare pagine.

Bene, mi chiedo come qualsiasi poeta possa essere attratto dal junghismo. Per me i poeti usano i simboli per essere iniziali e nell’universo. Jung li usa per essere nella psiche e attorno a un centro. Quando noi, dalla mia generazione, guardavamo l’universo, non c’era quel centro apparente nello spazio-tempo. Charles [Olson] ha fatto la stessa osservazione. Ma la distinzione tra un universo centrato e uno non centrato non lo hai mai disturbato. Ha preso il centro per essere ovunque tu sia. Comunque, non sono una creatura del “centro”, sono una creatura del “fuori”. 

Verso una nuova poetica americana, da un ‘intervista a Robert Duncan.

Robert Duncan sottolinea che anche la risoluzione di Jung sulla domanda di dove sia il vero centro, è troppo semplice da considerare. “Il centro può essere trovato nella psiche.” Ma dove? Jung insegna che la psiche contiene sia la coscienza che l’inconscio: la luce e l’ombra, il Sole e la Luna. Inoltre Jung spiega che l’inconscio non ha confini riconoscibili; esso offusca l’individuale e il collettivo. Può non avere limiti. In effetti, la psiche personale (o “anima”) e l’ “anima del mondo” potrebbero essere identiche, e troviamo questo insegnamento proprio nelle società tradizionali, dalla Cina all’Amazzonia.

Quindi raggiungere questo centro, da integrare o individuare, è trovare ancora una volta Dio. Dove? La risposta di Duncan è che i poeti insistono sempre sul particolare, non sul generale o l’archetipo. L’albero nel tuo cortile, per i poeti, non rappresenta l’Albero del Mondo, lo è. La distinzione potrebbe sembrare meschina, ma in realtà non è così. Una soltanto è la ricerca di un Centro, sebbene le sfere non sono più nelle stelle ma dentro la nostra mente, e l’altra è l’accettazione che il centro si trova ovunque e/o in nessun luogo.

[…]

Il Johnny Truant di Casa di foglie prova a dare un senso a un manoscritto chiamato “Navidson Record” del vecchio cieco Zampanò, in cui il Don Chisciotte di Cervantes viene citato, seguito da una citazione identica da Pierre Menard. Questo ci riporta all’indagine iniziale, e un ritorno della spiegazione della tecnica o metodo. Johnny, che ovviamente non ha letto il racconto di Borges, non può capire per niente come i due testi sono in qualche modo differenti.

E ha ragione: sono identici. Tranne che il libro di Menard è una eco di Cervantes, e questo cambia del tutto il suo significato. Tutta la storia umana dai tempi di Cervantes è quindi contenuta, come conoscenza ombra, nell’opera di Menard. Questo è il genio di Menard, ma Johnny non lo capisce. O forse finge solo di non capirlo?

Forse lo sta già leggendo dal punto di vista della simultaneità, dove tutti i testi appaiono nello stesso tempo, ma non lo sa ancora. E questo lo tormenta. Il centro perduto che sperimenta tenta di ritornare come Ombra, come puro male, come il Minotauro, e lui sperimenta questo some sofferenza fisica ed emozionale estrema.

In Casa di Foglie, ogni riferimento al Minotauro e alla sua storia è scritto in rosso e cancellato. Zampano lo ha infatti tolto dal suo manoscritto, e riappare solo come assenza nell’edizione di Johnny. Eppure appare anche una reale presenza terrificante per entrambi — segni di taglio sul pavimento di legno di Zampano nella scena della sua morte –  che si insinua come un gusto metallico e si sviluppa a spirale in un insopportabile incubo di nausea e orrore per Johnny.

Proprio come Minosse non avrebbe potuto costruire un labirinto grosso o complesso abbastanza per contenere il suo figlio abortito e trasformato, così il punto centrale spalancato di tutta la creazione — il caos stesso — sorgerà necessariamente per infestare e sopraffare qualsiasi Creatore auto-disegnato: sia egli autore, re o Dio.

…Il che senza dubbio ricorda che al di là del testo filosofico non esiste un margine vuoto, vergine, vuoto, ma un altro testo, un intreccio di differenze o forze senza nessun centro di riferimento attuale: (il tutto — “Storia”, “politica”, “economia” “sessualità” ecc. — ciò che non si trova scritto nei libri: l’espressione logora con cui  sembriamo non aver finito di fare un passo indietro, nelle argomentazioni più regressive e nei luoghi apparentemente più imprevedibili); è anche per ricordare che il testo scritto della filosofia (questa volta nei suoi libri) trabocca e ne spezza il significato.

— “Tympan,” Margini della filosofia, Jacques Derrida

Anche questo saggio di Derrida è citato nel “Navidson Record,” in Casa di foglie. “Tympan” è il timpano, proprio quella membrana vibrante che fa entrare i suoni nelle orecchie. In un certo senso, questa membrana è un margine, il bordo di una stanza, di un corpo o di un testo. Come bordo o limite vibra in entrambi i lati. Vibra dall’interno o dall’esterno? Ciò è impossibile da determinare, Il suono si increspa in entrambe le direzioni.

Nessun testo è dunque perfettamente contenuto, tutto si spezza e trabocca. Una barriera può essere attraversata, ci si può muovere da una stanza del labirinto (o della casa) a un’altra, ma nessuna completa struttura può mai essere mappata, nessuna struttura può mai essere completamente mappata. Le categorie testuali, soggetti o campi, che sovrapponiamo alla nostra “conoscenza” con la speranza di proiettare una parvenza di ordine, sono essi stessi trapelati, decentrati, suscettibili di trasformarsi improvvisamente in uno successivo.

Dove si trova dunque il centro in questa biblioteca di Babele? Si trova nel punto di massimo significato o nel punto di totale nonsense? E come può essere determinato? Dove si trova il nesso o “punto di Archimede”, forse al di fuori del cosmos, da cui possiamo stare in piedi su un terreno solido e giudicare?

E chi sono i giudici? Chi sono i Grandi Cospiratori? Chi sono questi esseri onniscenti e onnipotenti che possono tracciare con successo tutti i risultati quando, come abbiamo visto, anche gli dei, persino la Divinità Suprema, si illudono se pensano di aver dominato il caos?

Una membrana, persino un muro o una fortezza, non è un ostacolo per un virus. Nemmeno è limitato dalle categorie di vero/non vero, reale/non reale. Non gli importa se gli si crede o no. Funziona oltre la dicotomia della presenza e dell’assenza. E’ il rapporto centro-margine soppresso che riappare ovunque simultaneamente, il Minotauro si scatena proprio dietro ogni angolo e si replica esponenzialmente.

Un intreccio di differenze o forze senza alcun centro di riferimento attuale.” E, paradossalmente o meno, le tracce di questa apertura verso “Faerie”, incantata o magica, possono essere trovate anche nel più comune degli angoli o delle fessure.

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https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Aleph

Sotto il gradino, sulla destra, vidi una sfera iridescente di una luminosità quasi insopportabile. Sulle prime pensavo che stesse ruotando; poi mi sono reso conto che quel movimento era un’illusione prodotta dagli spettacoli vertiginosi al suo interno. L’Aleph aveva probabilmente un diametro di due o tre centimetri, ma lo spazio universale era contenuto al suo interno, senza nessuna riduzione di dimensioni. Ogni cosa (la superficie di vetro dello specchio, diciamo) era infinite cose, perché potevo chiaramente vederla da ogni punto del cosmo. Ho visto il popoloso oceano, l’alba e il tramonto, le moltitudini delle Americhe, una ragnatela argentea al centro di una piramide nera, un labirinto rotto […] Ho visto l’Aleph da ogni luogo contemporaneamente, ho visto la Terra nell’Aleph, e l’Aleph nella Terra e di nuovo la Terra nell’Aleph…, ho visto il mio volto e i miei visceri, ho visto il tuo volto, mi sono sentito girare la testa e ho pianto, perchè i miei occhi hanno visto quell’oggetto ipotetico segreto il cui nome è stato usurpato dagli uomini ma che nessun uomo ha mai veramente guardato: l’inconcepibile universo. 

 — “L’Aleph”, Jorge Luis Borges —

Nel racconto “L’Aleph”, Borges passa da una biblioteca infinita di testi in cui il centro è impossibile da discernere a un comune seminterrato dove l’intero universo è contenuto in un singolo Centro. Eppure questi “spazi” sono gli stessi.

L’Aleph è simultaneità; è il “chaosmos” di Alle in Finnegans wake. Contiene ogni movimento e tuttavia questa è semplicemente “l’illusione prodotta dai vertiginosi spettacoli al suo interno”: l’immagine in movimento dell’eternità. E’ l’istante, la scintilla, la creazione del cosmos dal caos. E’ “Aleph” poiché è l’inizio, l’origine, il Keter (ovverosia “crown” = corona) ma questo solo dal punto di vista del nostro tunnel prospettico basato sullo spazio-tempo lineare.

Civiltà antiche testimoniarono questa concentricità dei grandi cicli: popoli ancora più arcaici, hanno potuto partecipare a queste concentricità composta da molteplici punti: nell’erba, nel lucicchìo della luce del Sole su uno stagno, nel lampo dell’ala di un uccello, nella nascita di un bambino. Per noi, la linea del tempo sferza come delle redini improvvisamente rilasciate, l’ombra o il barlume dell’Aleph giunge a noi, dalla Fine.

Borges lo chiama “oggetto ipotetico segreto”, McKenna lo chiama “oggetto iperdimensionale trascendente”, Couliano lo chiama “oggetto ideale”, Yeats lo chiama “la seconda venuta”.

E’ un “oggetto” sia cellulare che geopolitico, sia biologico che metafisico, sia singolare che plurale. Ancora una volta, le categorie sfumano e si confondono. Tutti gli sforzi per contenerlo e negarlo, presto finiranno per tramutarsi in esso, anzi ne sono già avvolti. C’è come un senso diffuso, infine, che sta già iniziando a trasformare ogni cosa .

E Borges, da joker qual è, fa un altro numero su di noi. Più avanti nel racconto, scopriamo infatti che c’è un altro Aleph, in un’altra posizione poco appariscente, cioè scopriamo che quello potrebbe essere un FALSO Aleph, un anti-Aleph per così dire.

Ma in che modo quest’ultimo sarebbe differente dall’altro? Come potremmo discernere la differenza? Importerebbe? Sarebbero necessariamente identici? Se l’Aleph contenesse tutte le cose, non conterrebbe anche l’ Anti-Aleph? E non sarebbe vero anche il contrario allo stesso modo? O l’uno è solo l’eco dell’altro, entrambi intrappolati nella trama delle differenze?

I due rappresentano due lati opposti dell’universo, Dio e anti-Dio, stato totalitario globale di polizia o giubileo de-centralizzato di autonomia individuale e mutuo soccorso? O tutto dipende dal nostro particolare punto di osservazione? 

ciro-giorgini-2013-don-chisciotte-orson-welles-06

“Bene” si disse Don Chisciotte, “l’uomo predicava bene a un muro di pietra, come ci si poteva attendere, infatti, di persuadere con suppliche simili che una tale feccia del genere umano facesse una buona azione? Due saggi incantatori certamente si scontrano in questa avventura, e l’uno contrasta l’altro.[…] Il Paradiso ci invierà tempi migliori! Non si può far altro che complottare e contro-complottare, minare e contrastare, in questo mondo. Bene, non posso fare altro.”

Don Chisciotte, Miguel de Cervantes Saavedra

C’è un profondo significato nel fatto che Borges segua Cervantes, Menard segua Borges, Zampano segua Menard, Truant segua Zampano, Danielewski segua Truant. E tutti lo fanno simultaneamente.

Don Chisciotte, il primo romanzo, è anche il primo meta-romanzo sperimentale d’avanguardia, post-postmoderno. La storia della letteratura romanzesca inizia dalla sua fine. E’ già simultanea. Questo libro meraviglioso è già stratificato e raddoppiato, già cosciente di se stesso in ogni punto. Al suo interno c’è un vero Don Chisciotte e un falso Don Chisciotte. Il testo appare come il personaggio principale e il personaggio principale è egli stesso un testo. Anticipando ed evocando tutti i suoi echi futuri.

Menard si trova già nel libro, in completa autonomia da Borges. Finnegans Wake viene scoperto qui nella sua interezza, sebbene scritto come narrativa in prosa “convenzionale”. Attraverso le lenti del Don Chisciotte, tutti i testi con/senza margini e centri, divengono un’avventura in cui almeno “due saggi incantatori certamente si scontrano.” Incantesimo e magia, caos e cosmos, Aleph e anti-Aleph, assenza e presenza, virus e non virus, gatto e non gatto nella scatola, Chischiotte e falso Chisciotte…

Ogni complotto è almeno doppio. Il metodo abbraccia entrambi i corni della contraddizione. Il suo unico oggetto di studio è l’ “oggetto ipotetico segreto”, scintillante e affascinante in tutte le sue sfaccettature.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cabala_ebraica

L’ “influenza” è il grande Io sono del discorso letterario, e trovo il suo analogo più adatto in ciò che la Cabbalà chiama il primo Sefirot, il primo attributo o nome o emanazione di Dio, Keter o la “corona suprema”. Il Keter è allo stesso tempo ayin o “niente” e ehyeh o “io sono”, assenza assoluta e presenza assoluta. La prima emanazione della Cabbalà è dunque un’entità dialettica.

Keter è la prima emanazione, o immaginazione, dell’ “io sono”. L’ultimissima pagina di  Casa di foglie invoca Yggdrasil, l’albero nordico del mondo, ma in divergenza da questa mitologia afferma che “le sue radici devono contenere il cielo.”

Più precisamente, questo albero l’Albero della Vita della Cabbalà, in cui la sephirot “più alta”, Keter, si trova alla base dell’albero. L’inversione è anche un rispecchiamento. La corona sopra riflette la corona sotto, Malkuth o Shekinah. E l’albero è multiplo in alcune tradizioni della tradizione cabalistica. Malkuth diviene il Keter di un altro, and Keter diventa la sephirot inferiore di ancora un altro Albero in una catena senza fine di creazione e influenza.

Pertanto, anche l’ “influenza corona” è ambigua. Facilità e benedizioni da “sopra,” malattie e maledizioni da “sotto.” Eppure anche ciò è troppo semplicistico, troppo impelagato nella dualità. Ogni influenza ha sempre la sua ombra e la sua luccicanza. Possiamo anche pensare all’espressione “influenza letteraria in relazione all’ ‘attuale stato del mondo’ visto come testo.”

Il nostro metodo sfuma nella “schizofrenia” i nostri rituali falliti possono alterare la tempo-linea della Storia. L’influenza, di autori precedenti e di libri precedenti, è sia presente che assente, così come l’ (ironica) influenza del Keter. Ogni opera, modellata dal caos, è solo una di una serie infinita, che incoraggia una matrix dopo l’altra, in un gioco di specchi opposti, e forse ritorna indietro ciclicamente a quell’ assenza che è poi la vera origine.

Quando fu scritto il primo libro? Quando accadde la prima emanazione? Ciò non può essere determinato. E’ lo stesso Dio solo una eco di un qualche Dio precedente? Cosa succede quando tentiamo di comprimere queste serie in un singolo punto? O forse sono proprio il “tempo” e la “Storia” a iniziare a fare questo per noi? Quindi l’Aleph, che è solo un altro nome per la sefiroth Keter, inizia a venire alla luce. Questa è l’ “influenza della corona”, la corona della creazione, una sbirciatina attraverso il caleidoscopio nella pura simultaneità. La strada da sempre percorsa dalla poesia alla fine raggiungerà ciò che noi chiamiamo “realtà.”

I “super-poeti” devono essere letti male; non ci sono errori generosi da fare per assimilarli, non più di quanto siano generosi i loro stessi errori di lettura  Ogni tradizione caricaturizza i “super-poeti” e ogni “super-poeta” è perciò necessariamente “letto male” dalla stessa tradizione che lo promuove. I “super-poeti” vengono letti in modo così gravemente erroneo che le interpretazioni ampiamente accettate della loro opera tendono ad andare addirittura nella direzione opposta rispetto a ciò che intendevano quei “super-poeti.”

Cabbalà e critica, Harold Bloom

Qui viene concessa la licenza assoluta, sebbene, assumendo ciò, lo stesso Bloom potrebbe lamentarsi di essere stato letto male. Dobbiamo diventare tutti cattivi lettori. Le nostre interpretazioni errate devono infatti diventare così egregie ed estreme da interpretare erroneamente tutte le cose come fosse “poesia da interpretare male.”

“Poesia” è inoltre probabilmente un termine troppo formale, troppo condizionato, troppo lecito ma ogni bit di testo, immagine, rumore, profumo, movimento ed emozione possono e andrebbero essere letti così come leggeremmo una poesia.

E la Tradizione a implodere in se stessa, compressa in un buco nero in cui la progressione lineare, le trame, la causa e l’effetto, divengono senza significato eppure allo stesso tempo le cose assumono un significato infinito. Il Don Chisciotte lo fa già. Anche il Finnegans Wake lo fa. Sono libri simultanei che vengono scritti/letti proprio in questo momento.

L’ansietà dell’influenza è l’ansietà per un centro perduto. Ma noi sappiamo che un vero centro non c’è mai stato — sia nella psiche che nel mondo — e ciò indica che l’ “ovunque” si apre simultaneamente nel centro.

“Attenzione! Un falso Glimmung è attivo! Prendete le procedure di emergenza! Attenzione! Un falso Glimmung–” 

L’oggetto sorto dal mare che sbatteva e si agitava non era il Glimmung. 

Guaritore galattico, Philip K. Dick 

PKD descrive “Guaritore galattico” come uno dei suoi libri più junghiani. Per quanto mi riguarda, questo trascurato classico di Dick è quello che si avvicina di più al delinerare la sua intera teologia, supponendo che PKD abbia mai posseduto qualcosa di così noioso come una stabile e coerente teologia.

Il Glimmung, un’immensa e spesso ironica creatura mutaforma è essenzialmente il nuovo Dio del pianeta Plowman, il quinto pianeta del sistema di Sirio. Ma il Glimmung ha una grande missione da compiere, per la quale ingaggia vari specialisti solitari da tutta la Galassia. Suo desiderio è quello di innalzare una cattedrale di trascurate divinità aborigene dal fondo del mare oscuro del pianeta per restaurarla sulla terraferma. Ma tutto in questa storia è duplicato, riflesso come in uno specchio, in conflitto.

Accanto alla cattedrale sul fondo del mare risiede una sinistra cattedrale nera, e a guardia di questa c’è il (falso) Glimmung nero, il quale apparentemente sconfigge il vero Glimmung dopo un’intensa battaglia sottomarina. L’inconscio, il sè ombra, è emerso dal mare, come previsto, ma ha sopraffatto il controllo cosciente, facendo così traboccare tutti i letti ospedalieri disponibili, minacciando la dissoluzione totale, la completa cancellazione nel nulla.

Philip Dick si tuffava spesso in queste acque oscure e, da sciamano qual era, era in grado di ritornare a galla con il suo bottino di metafore e storie nel suo retino da pesca. Però temeva continuamente di annegare durante queste sue immersioni: questo è ciò che probabilmente alla fine gli accadde. Tutti i suoi altri libri potrebbero essere fruttuosamente re-interpretati attraverso le lenti di Guaritore galattico. Anche la distorta tempo-linea alternativa di The Man in the High Castle (“La svastica sul Sole”) è un’espressione dell’Ombra.

Jung, così come Dick ben sapeva, avrebbe detto che il destino del Glimmung e del Glimmung nero sarebbe stato quello di fondersi insieme come un simbolo completo allo scopo di rendere il “Self” o “Selbst” o “Sè” intero, integro e in salute. Ma esiste un pericolo incredibile in ogni fase di questo viaggio: non abbiamo alcuna idea di ciò che può emergere dal fondo del mare.

E Jung, ancora una volta come Dick, si preoccupa non solo dell’integrità-totalità dell’individuo, dell’anima, ma anche dell’integrità dell’umanità, dell’ “anima del mondo”. Per integrare il mondo, seguendo i suoi cicli ed eoni, la sua Ombra deve emergere. Il Cristo deve incontrare, combattere e alla fine fondersi con l’Anti-Cristo. L’ “oggetto iperdimensionale trascendente alla fine dei tempi” è sostanzialmente l’incarnazione del syzygy — o i gemelli congiunti ermafroditi gnostici, qualcosa di cui PKD era ossessionato al livello più personale — in questo (prossimo) eone acquariano.

Il “2012” è stato un simbolo della sua prima apparizione e, sebbene fosse stato a lungo prefigurato, proprio in questo momento è divenuto VIRALE, biologicamente e informazionalmente. Tutto può essere proiettato su di esso: peste, xeno-fobia, stato di polizia, paranoia, nuovo ordine mondiale, insurrezioni di massa, immigrazione illegale, invasioni di cavallette, inquinamento, rivolte per il cibo, la febbre globale, la mancanza di carta igienica nei supermercati. Tutti i siti sacri sono chiusi: la Kaaba, il Vaticano, i santuari di Qom, il Muro del Pianto, la messa di Pasqua non si fa, la stessa Betlemme è chiusa. Un centro del mondo è ora introvabile.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/05/una-delle-considerazioni-di-civilta-scomparse/

Tutti i sistemi, politico, economico, sociale, della sanità, psicologico, ecologico sono in caduta libera proprio in questo momento. Nessuna narrativa che “spieghi le cose” è soddisfacente. Sia esso uscito da un laboratorio di armi biologiche, un esotico mercato di animali rari, un incidente vaccinale, un meteorite, un panico mediatico… i cinesi, gli americani, gli europei, i russi, sono ora essi stessi specie in via di estinzione? E’ una bufala, un’isteria di massa, una profezia, un Giudizio, un incubo?

Si macinano e sputano teorie del complotto allo stesso modo di ogni narrativa stabilita ed entrambe, negli anni recenti, si sono fratturate e sbrindellate come non mai. La “Guerra al Terrorismo Globale” sembra ora solidamente comprensibilissima in rapporto a ciò che stiamo vivendo ora, lo sembra quasi in una maniera nostalgica. Ogni testimone è divenuto un partecipante. Ansia mentale e panico interrompono il sonno e il benessere, compromettono il nostro sistema immunitario e invitano il “virus.” Il mondo vola gridando verso un qualche tipo di unità e la – a lungo soppressa – “Ombra” sta esplodendo da ogni crepa. L’Aleph (positivo) e il falso Aleph (negativo) sono presenti e assenti in ogni cellula.

Il traboccare-straripamento (e il tuffarsi) era inevitabile. I nostri corpi e le nostre menti, estesi per abbracciare l’intero pianeta, ci hanno tutti intessuti in una singola trama, un singolo individuo contenente moltitudini. La natura lo ha già realizzato milioni di anni fa e il caos è sempre stato questo, ma ci è voluto un sacco di tempo per fare di ciò una conscia e personale realizzazione, per connettere assieme tutte le nostre storie.

E in nessun modo la palude è stata ancora prosciugata. Anche adesso, l’ “oggetto ipotetico segreto” è soltanto appena in vista per alcuni. Una nuova Incarnazione invade la nostra dimensione: una Bestia e un Minotauro e uno  “Starchild” (detto anche “Figlio delle stelle”), ma per adesso solo pochi (sebbene in crescita costante) riconoscono il suo profilo e la sua eco. Non sappiamo ancora se Esso porterà la pace, la spada o entrambi. Non sappiamo ancora se vi ci immergeremo o vi ci affogheremo.

Ma il metodo, il nuovo modello di lettura: la simultaneità, l’ “epifania oltre le sincronicità”, è la nostra pratica nel tentativo di cogliere tutto in una volta l’intero simbolo.  E’ lì dove coincidono avventura, arte e abilità di sopravvivenza.  E’ un mezzo e nello stesso tempo un rituale per cambiare la natura dello spazio-tempo, e per guarire sia il sè sia il mondo. Insomma, è un viaggio attraverso “Faerie” e il cosiddetto mundus imaginalis.

Versione originale:

http://groupnameforgrapejuice.blogspot.com/2020/03/gobblydumped-simultaneity-crown-of.html





Supernovæ e giorni del giudizio

20 02 2020

Nel precedente aggiornamento del blog mi sono occupato del murales dell’artista senza volto (forse un componente del gruppo musicale Massive Attack?) Banksy, comparso il 14 febbraio (e vandalizzato due giorni dopo.)

https://civiltascomparse.wordpress.com/2020/02/16/banksy-e-supernova/

Murales probabilmente sincro-legato alla costellazione di Orione e alla sua stella Betelgeuse, una gigante rossa visibile ultimamente anche nei mass media per via del fatto che sta misteriosamente perdendo di luminosità, cosa che fa pensare visto che Betelgeuse è una stella candidata a tramutarsi in una supernova. Lo stadio ulteriore della vita di quel tipo di stelle – come appunto Betelgeuse – e come succederà anche al Sole – le quali quando sono vecchie diventano giganti o supergiganti rosse e prima di tramutarsi in una stella di neutroni o un buco nero, “esplodono” in una supernova e quando succede la loro luminosità visibile da un pianeta aumenta tantissimo, fino a oltrepassare persino quella di una galassia. 

Quando succede, la supernova diventa il corpo celeste più brillante del cielo dopo il Sole e la Luna: l’ultima volta che dalla Terra si vide una supernova nella nostra Galassia fu nel 1604 e prima di allora, oltre a quella celeberrima del 1006 (secondo certe cronache non solo si vedeva anche di giorno ma riusciva a proiettare ombre) il fenomeno astronomico si potè osservare nel 1054, 1181, 1572 e più anticamente ancora nel 185 d.C. Nell’età contemporanea l’unica supernova a cui si è potuto assistere è stata una apparsa nella Grande Nube di Magellano (galassia satellite della Via Lattea) nel 1987, visibile solo nel cielo dell’emisfero sud.

“Non a caso?” l’ultimo aggiornamento di Goro Adachi tratta proprio sulla possibilità che le stranezze recenti di Betelgeuse siano segno o meno della sua prossima tramutazione in supernova.

Betelgeuse “giorno del giudizio”

Il 21 febbraio è il giorno in cui scopriremo se Betelgeuse si tramuterà o meno in una supernova.

[Stranamente, il 21 febbraio è il giorno in cui non molto tempo fa il mio collega Teoscrive ha ipotizzato poter essere una data propizia per il “punto zero” nella timewave di McKenna e Meyer.]

O, per essere più accurati, è approssimativamente quando scopriremo quanto in realtà sia anomalo l’oscuramento della gigante rossa. Sappiamo che è anomalo ma quanto? A tal punto da aver scatenato una supernova? [scrivo al passato poiché oscuramento e possibile supernova sono comunque già avvenuti centinaia di anni fa (la distanza in anni luce tra la stella e noi.)]

Se l’indebolimento continua dopo il 21 febbraio, la possibilità di una supernova imminente diventa un po’ più realistica. Se l’indebolimento si ferma e tutto torna alla normalità dopo il 21 febbraio, questo allora sarà stato parte di un ciclo particolarmente pronunciato ma regolare della stella variabile. [spaceweather.comSky & Telescope]

Le risposte potrebbero esserci dal 21 febbraio. Gli astronomi sanno che Betelgeuse è una stella variabile. Pulsa in modo molto periodico… “si attende il minimo di luminosità intorno al 21 febbraio.”

Betelgeuse sta già mostrando segni di riacquisto della brillantezza

17 febbraio Betelgeuse ha finalmente smesso di oscurarsi, dicono gli astronomi

…quindi è probabile non vi sia nessuna supernova imminente.

Ad ogni modo, il simbolismo sottostante è piuttosto importante.

[L’importante, inoltre, è che la possibilità che Betelgeuse diventi una supernova abbia attratto milioni di persone attraverso i mass media.]

Così sopra, così sotto.

+ – + – +

P.S. La tempolinea del 21 febbraio è rispecchiata attraverso lo “Janus Mirror” di Sirio (il primo giorno dell’anno) e il transito di Mercurio lo scorso novembre

Novembre è stato anche il mese di Blade Runner – ambientato letteralmente nel “novembre 2019“…

Con la sua famosa citazione…

Ne ho viste di cose, a cui voi non potreste credere. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione [in originale shoulder of Orion. “spalla di Orione”] Ho visto i raggi C lampeggiare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti questi momenti andranno perduti, nel tempo, come lacrime… nella pioggia. E’ tempo… di  morire.

– Roy Batty in Blade Runner (watch video clip)

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/07/25/rutger-hauer-e-morto-il-19-luglio-dello-stesso-anno-di-blade-runner/

Betelgeuse è la “spalla di Orione”.

E’ il simbolismo… indicante *qualcosa* che accadrà nel 2020.





Ponti, aquile e unicorni

30 11 2019

Il viadotto sulla autostrada A26 “Savona-Torino” crollato il 24 novembre presso la località di Altare.
Già preoccupavano più di tre anni fa i ponti autostradali di Altare.
https://www.ivg.it/2016/06/cemento-pezzi-ferro-arrugginito-preoccupa-ponte-della6-altare-ferrania/

Nelle stesse ore in cui venne giù il ponte Morandi sulla A10 vi fu un tentativo di attentato terroristico a Londra.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/09/11/impressioni-e-immaginazioni-sul-crollo-del-ponte-morandi-il-14-agosto-2018/

Tra l’altro, lo stesso 14 agosto 2018, un’auto si è schiantata contro le ringhiere intorno al palazzo del parlamento di Westminister a Londra provocando diversi feriti tra i passanti, in un sospetto atto di terrorismo http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/14/news/londra_auto_contro_barriere_fuori_al_parlamento_un_uomo_arrestato-204069540/

La cosa particolare è che l’anno precedente Londra fu coinvolta in due azioni terroristiche più gravi: una compiuta il 22 marzo (a un anno esatto di distanza dall’attentato terroristico di Bruxelles!) e l’altra il 3 giugno 2017. Sono coinvolti dei PONTI in entrambi i casi: nel primo il ponte di Westminster (vicino al palazzo del parlamento) nel secondo il London bridge. In tutti e due gli attentati sono stati coinvolti alcuni malcapitati passanti proprio come nello strano attentato di Londra – di minore entità ma comunque ben presente sui mass media anche lui – del 14 agosto 2018.

[…]

A ciò si può collegare un curioso episodio avvenuto prima di quegli attentati, nel febbraio 2016, quando molti passanti furono spaventati da uno dei classici autobus rossi londinesi che esplose e prese improvvisamente fuoco nel bel mezzo del London bridge https://www.mirror.co.uk/tv/tv-news/bus-explodes-london-bridge-terrifying-7326412 non si trattava di un atto terroristico vero e proprio ma erano riprese per una scena di un film su Jackie Chan. Verrebbe quasi da pensare che gli autori degli attentati di Londra dell’anno dopo si siano ispirati a questo film!

Due giorni dopo il crollo del viadotto di Altare avviene un terremoto in Albania, soprannominato “il paese delle Aquile” e la sua bandiera non sono due aquile ma un’aquila bicipite, che guarda “a ponente e a levante”. Una città italiana interessata da diversi terremoti durante la sua storia è proprio L’Aquila, colpita duramente il 6 aprile di esattamente dieci anni fa da un sisma che fece molto parlare di sè anche perché nello stesso anno, in seguito, il premier di allora organizzò proprio a L’Aquila la riunione del G8.

http://www.latelanera.com/misteriefolclore/misteriefolclore.asp?id=333

Aquila bicipite, simbolo araldico usato per la prima volta dall’imperatore Costantino nel IV secolo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Aquila_bicipite

A inizio novembre la città de L’Aquila ha subito nuove scosse sismiche, una di queste avvertita anche a Roma.

https://www.fanpage.it/attualita/terremoto-a-laquila-scossa-di-magnitudo-tra-4-4-e-4-9-avvertita-fino-a-roma-gente-in-strada/

https://tg24.sky.it/cronaca/2019/11/07/terremoto-l-aquila.html

Nel penultimo giorno di novembre, a pochi giorni di distanza dal crollo del ponte di Altare e del terremoto in Albania, Londra è di nuovo interessata ad attacchi terroristici, su un ponte.

…il London Bridge (già teatro dall’attentato del 3 giugno 2017)

https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/29/news/londra_spari_a_london_bridge_la_polizia_interviene-242226470/

Un tizio di etnia araba, pare uscito troppo presto di galera, pare dotato di una finta cintura esplosiva, pare affiliato all’isis, ha spaventato i passanti sul ponte e poi si è messo ad accoltellarli prima di venire fermato con un estintore e con un altro oggetto di cui tra breve diremo.

Nella stessa giornata, il 29 novembre, tra l’altro quella del cosiddetto “Black friday” si consuma un attentato simile, questa volta nella città de L’Aia nei Paesi Bassi: alcuni passanti del centro storico affollato di persone in preda allo shopping, sono presi di mira da un accoltellatore e vengono feriti da costui.

http://copycateffect.blogspot.com/2019/11/London2019.html

Lo chef polacco Luckasz della “Fishmongers ‘Hall” ha preso una zanna di narvalo da un muro per fermare l’attentatore del London Bridge. È abbastanza visibile nelle fotografie e nei video dell’incidente. Fonte
 

Il narvalo ( Monodon monoceros ) è una balena dentata di medie dimensioni che possiede una grande “zanna” proveniente da un dente canino sporgente. Vive tutto l’anno nelle acque artiche intorno alla Groenlandia, al Canada e alla Russia. È una delle due specie viventi di balena della famiglia Monodontidae, insieme al beluga. I maschi del narvalo si distinguono per una lunga zanna elicoidale, che è un canino allungato in alto a sinistra. Il narvalo era una delle molte specie descritte da Carlo Linneo nel suo Systema Naturae del 1758.

 
Il suo nome deriva dall’antica parola norrena nár , che significa “cadavere”, in riferimento alla pigmentazione grigiastra e chiazzata dell’animale, simile a quella di un marinaio annegato e la sua abitudine estiva di “fare il morto” galleggiando sull’acqua o a riva.
 
Secondo una leggenda Inuit, la zanna del narvalo fu creata quando una donna con una corda di arpione legata intorno alla vita fu trascinata nell’oceano dopo che l’arpione aveva colpito un grosso narvalo. La donna venne trasformata in un narvalo e i suoi capelli, da lei acconciati in un nodo attorcigliato, divennero la caratteristica zanna narvale a spirale.

Alcuni europei medievali credevano che le zanne di narvalo fossero le corna del leggendario unicorno. Poiché si riteneva che queste corna avessero poteri magici, come curare la malinconia o persino neutralizzare un veleno, i vichinghi e altri commercianti del nord furono in grado di venderli per molte volte il loro peso in oro.

 

Unicorn Cybertruck

Unicorn Cybertruck


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[…]

L’inaugurazione dell’automobile blade-runneriana “cybertruck” di Elon Musk del 21 novembre coinciderà con un raro sciame meteorico noto come “Alpha Monocerotid” o “scia meteoritica unicorno[…]

https://www.gqitalia.it/news/article/meteoriti-in-italia-2019-21-22-novembre

https://zednews.it/scienza/notizie-spazio-astronomia/meteoriti-oggi-tempesta-meteorica-meteore-costellazione-dellunicorno/

Unicorno sulla destra.

https://thesignificanceofr.blogspot.com/2019/11/the-lion-and-unicorn-london-bridge-is.html

Gettata nel mix mediatico dell’attentato londinese, troviamo dunque questa zanna di narvalo, un tempo ritenuta la prova dell’esistenza in passato degli unicorni, la quale trasforma questa vicenda quasi in una sorta di racconto fantastico o di fiaba, specialmente quando vedete che il simbolo dell’unicorno, così amato dai bambini in questi giorni, fa parte di molti emblemi, tra questi proprio lo stemma del Regno Unito.

Il leone e l’unicorno sono simboli pieni di significato esoterico. La polizia e la gente comune combattono insieme in modi bizzarri una minaccia terroristica in piena vista su un ponte nel mezzo di una delle città più famose del mondo. Si metterebbero a ridere se leggessero una roba così scritta da voi, ma è presente tra le notizie tv sul piccolo schermo alle due del pomeriggio. Credete proprio a tutto ciò che vedete in tv in questi giorni?





“Our Lady” brucia ancora

9 11 2019

“Our Lady”, esattamente quel nome che Christopher Knowles di The Secret Sun ha dato a Elisabeth Fraser, l’ex cantante dei Cocteau Twins, la quale popola le sue sincro-ossessioni perché è da lui vista come un sincro-attrattore.

Non so se Goro Adachi, un’altro animatore della sincro-sfera anglofona, sia a conoscenza della “Our Lady” di Knowles, ad ogni modo ha usato proprio quell’espressione lì nel suo ultimo seguente aggiornamento.

Our Lady burns again

Our Lady burns again

Drammatico incendio in una chiesa nella nazione arancio dei Paesi Bassi, il 4 novembre…

Nov 04 Una chiesa ad Hoogmade nei Paesi Bassi completamente distrutta da un incendio

Un violento incendio ha completamente distrutto la chiesa di Hoogmade (nei Paesi Bassi) questo lunedì. Durante dei lavori di manutenzione la chiesa ha preso fuoco, a causa di cui la caratteristica guglia della Chiesa di Nostra Signora nel pomeriggio è crollata su se stessa. “E’ davvero sconvolgente,” ha detto uno dei residenti. “La chiesa era il cuore di Hoogmade.”

 

…questo fatto echeggia l’incendio del 15 aprile accaduto a Notre Dame [di Parigi] – “Our Lady” proprio come la chiesa neederlandese “Church of Our Lady” – la cui guglia ha preso fuoco ed è crollata in modo simile, poco più di sei mesi dopo,

…ed echeggia anche molteplici temi delineati in alcuni nostri recenti articoli (vedere “L’incendio Maria e la sequenza dell’assenzio”).

Fuoco, primi di novembre, arancione, Mary, “Our Lady”, Notre Dame…

Il “raggio verde” color assenzio, l’ultimissimo raggio prima che il sole scompare dietro l’orizzonte, raggio visibile in rare occasioni, prima del barlume di assenzio dominano i raggi arancioni.

Vedere anche: https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/02/26/disamina-sincro-mistica-del-fenomeno-virginia-raggi-reloaded/

Un segnale notevole che arriva proprio in tempo a segnare l’inizio della nostra sequenza di novembre insieme al “Maria Fire” vicino a Los Angeles, una città che prende il nome da “Nostra Signora” e fa parte della contea di Orange.

[Vedere anche per esempio: https://secretsun.blogspot.com/2017/10/houston-we-have-problem-orange-problem.html]

Vedere anche: http://effettopauli.blogspot.com/2010/07/il-tramonto-di-un-era.html

Le cose che stanno dicendo Adachi , Knowles (e penso altri…) oggi, aleggiavano nell’aria già nel 2010, l’ “anno del contatto”, come mostrava l’allora blog sincro-mistico “Effetto Pauli”. L’ultimo anno prima del 2010 vide ad aprile il terremoto de L’Aquila, esattamente dieci anni fa, dieci anni prima quasi esatti dall’incendio di Notre Dame.
Il 1°gennaio 2019 è avvenuta una scossa di terremoto presso L’Aquila che è stata avvertita anche a Roma.
Il 7 novembre 2019 è avvenuta una scossa di terremoto tra Frosinone e L’Aquila che è stata avvertita fino a Roma.

Come sopra, così sotto: Il “Lucifer Alignment” ha simultaneamente raggiunto il suo apice il 3 novembre e il precedente – di cui si accenna in https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/06/28/stay-tuned-20-luglio-2019/  e https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/07/08/stay-tuned-20-luglio-addendum/– è stato un ibrido da noi nominato “Orange Lucifer Alignment” e che ha raggiunto il suo picco intorno all’8 luglio.

Demolizione definitiva del ponte di Genova il 28 giugno, poco prima dell’ “Orange Lucifer alignement”.
Una delle due trombe d’aria viste al largo di Genova durante il forte maltempo del 6/7 novembre, città che il 14 agosto 2018 ha visto il crollo del ponte mentre il magnate della “Virgin” Richard Branson più o meno un mese prima presentava la sua nave “virgin scarlet lady” nella stessa città e aveva detto che per il 20 luglio del 2019, per commemorare i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna, si sarebbe lanciato nello spazo con un mezzo prodotto dalla sua corporation.
La sequenza apocalittica dell’assenzio inizia con le trombe che vengono suonate.

…il quale ha coinciso col finale della coppa del mondo femminile tra gli USA e… i Paesi Bassi.

Guarda caso oggi, prima di imbattermi in quell’aggiornamento di Super Torch Ritual, mi sono intrattenuto sul seguente video appena scoperto, relativo a una certa “nostra signora” che in questo periodo sta facendo parlare di se’ per via di alcuni meme musicali sul web che la riguardano:

Uno dei politici appartenenti alla “generazione x” di cui abbiamo trattato sul blog: https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/06/21/giorgia-meloni-e-le-amazzoni-della-fiamma/

“Ollolanda”, Come sapete, “Olanda” è come vengono popolarmente chiamati i Paesi Bassi identificando una parte del paese con il tutto allo stesso modo in cui il Regno Unito (UK) viene chiamato popolarmente “Inghilterra”.

E la Meloni (i meloni, con la loro bella polpa arancio…) si potrebbe identificare come una “signora che brucia”, non solo appartenendo a una forza politica che ha la fiamma come simbolo ma perché sembra proprio “ardere” durante molte sue apparizioni pubbliche? Sto forse correndo troppo con la fantasia?

E in questi giorni l’aeroporto di Amsterdam (città più famosa dell’Olanda-Paesi Bassi) non è stato bello presente nella coscienza collettiva che segue le notizie mainstream, a causa di quel grande disordine che c’è stato lì generato da un falso allarme per un dirottamento?

https://www.ilmessaggero.it/mondo/aeroporto_amsterdam_falso_dirottamento_oggi_6_novembre_2019-4845743.html

L’ “Orange Lucifer alignement” dell’8 luglio (periodo in cui sono successe un fottio di cose sul mainstream) non è stato preceduto da un potente terremoto nella California del sud, non lontano da Los Angeles/Contea di Orange? Dall’esplosione dell’isola vulcanica Stromboli  e dalla misteriosa esplosione dentro un sottomarino russo che stando a certe voci piuttosto autorevoli ha minacciato di trasformarsi in un disastro radioattivo?

E ce ne sarebbero ancora di cose da dire di quel periodo intenso sulle notizie dei media…

Il pattern continua.

Stay tuned!




Cosa c’è dietro la porta?

22 10 2019
Forse dovremmo sapere chi c’è prima di aprire la porta. Così, tanto per sapere.

NON CI CHINEREMO!

In questo momento siete circondati da ogni tipo di energia, parecchia di essa di origine umana, vibrante su ogni frequenza, dalle ultra-frequenze delle radio militari moderne alle super-infra-frequenze dei generatori e delle linee telefoniche.

Allo stesso tempo ci sono mischiate molte altre forme di energia. E, così come possiamo vedere, ci sono forme di energia di così altra frequenza da non poter essere captate nemmeno dai più sofisticati strumenti scientifici.

Se i vostri occhi fossero sintonizzati al di là degli stretti confini dello spettro della luce visibile, vi trovereste dentro una nebbia spessa di colori abbaglianti e irreali. Qualche psichico e captatore UFO hanno descritto questi colori occulti, e li hanno sempre usati per simboleggiare le entità ultraterrene.

Se poteste scrutare dentro questo super-spettro, vedreste indubbiamente cose che mettono i brividi – forme strane e spettrali muoversi attraverso un mare di energia elettrica come pesci in questo mare alieno.  

 John Keel– The Cosmic Question

Questo super-spettro è la fonte di ogni manifestazione paranormale dalle percezioni extrasensoriali (ESP) ai dischi volanti, omini verdi piccoli o alti, mostri capellosi. Ed è duro trattare questa roba in modo scientifico poiché essa è extra-dimensionale, ciò significa che esiste al di fuori del nostro continuum spazio-temporale, eppure influenza ogni cosa della nostra realtà.

John Keel – The Eighth Tower

TEMPESTA DI SABBIA DI VETRO

Trinitite: come la prima bomba nucleare tramutò la sabbia in vetro — La trinitite è la sostanza verde e vetrosa che venne lasciata dall’esplosione delle prima bomba atomica testata il 16 luglio 1945 nel New Mexico.
There’s only a hair’s breadth between us, obscure as we are
Obscure as we are, there’s only a hair’s breadth between us
There’s only a hair’s breadth between us, as sure as we be
As sure as we be, there’s only a hair’s breadth between us
 
Glass sandstorms
(Still we’ll not keel over, keel over, keel over)
Glass candle
(Still we’ll not keel over, keel over, keel over)
Grenades are popping
(Still we’ll not keel over, keel over, keel over)
 
La parola “grenade” molto probabilmente deriva dall’antico francese “pomegranate” influenzato dallo spagnolo “granada”, così come l’aspetto della bomba ricorda il frutto dai molti semi. Il suo primo uso in inglese data dal Cinquecento.
“Vico del Pomogranato”, uno dei vicoli scomparsi di Genova della zona di via Madre di Dio http://www.isegretideivicolidigenova.com/p/blog-page.html

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/08/01/via-madre-di-dio-e-dintorni-appunti-su-una-genova-seppellita/

Vetro verde al suolo (trinitrite) nei pressi dell’esplosione “Trinity” del 1945.
Lago di giada — Visto dall’aria, lo stesso cratere sembra un lago di giada verde che ha preso la forma di una stella splashata in un disco di vegetazione bruciata di mezzo miglio. Da vicino il “lago” è una scintillante incrostazione di vetro blu-verde dal diametro di 2400 di piedi, formata quando l’aria ha solidificato il terreno fuso. Il vetro ha preso forme strane: marmi asimmetrici, fogli nodosi spessi un quarto di pollice e spaccati, pareti sottili di bolle verdi, forme a forma di verme.
Obelisco presso il sito in cui avvenne l’esplosione Trinity.

In termini strettamente alchemici, il farsi della manifestazione di tutto ciò che è nascosto è il compimento della terza legge degli alchimisti ed è, finora, non compiuta o almeno non completata; le altre due sono state: la creazione e la distruzione della materia primordiale (la detonazione della prima bomba atomica “Trinity” nel Nuovo Messico, sul 33°parallelo), l’uccisione del Re (al “Trinity Site”, in Dealey Plaza a Dallas, vicino al 33° di latitudine). – King Kill 33, James Shelby Downard

https://civiltascomparse.wordpress.com/2016/11/22/dal-frame-237-alla-camera-237-da-shining-a-westworld/

Operazione Crossroads il 25 giugno 1946, isola di Bikini https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Crossroads
Nella magia popolare e nella mitologia, “crossroads” può rappresentare la locuzione “tra i mondi” e, come tale, un sito dove spiriti soprannaturali possono essere contattati ed eventi paranormali possono prendere posto. Può anche simbolicamente significare una località dove due reami di realtà si toccano e dunque rappresentare la “liminalità”, un posto letteralmente “non qui ne’ lì” (“betwixt and between”)

In tempi recenti, i fisici nucleari hanno scoperto uno strano mondo di particelle subatomiche, frammenti di atomi più piccoli di quanto si possa immaginare, frammenti di materiali i quali non obbediscono alle leggi della gravità. Antimateria composta da materiale alla rovescia; materia oscura che può penetrare dieci miglia di schermatura di piombo. 

Ci sono segreti oltre la comprensione umana nascosti profondamente nel cuore degli strani nuovi elementi  – nuovi poteri, nuove dimensioni, mondi dentro mondi, sconosciuti. – Leslie Stevens, “Production and Decay of Strange Particles”

Qualcosa può attraversare le “porte dimensionali” del Large Hadron Collider — Al LHC del Cern dicono che la loro macchina titanica avrebbe la possibilità di creare o scoprire fenomeni scientifici precedentemente inimmaginabili, riguardanti le extra dimensioni. “Fuori da questa porta potrebbe trovarsi qualcosa o ci potremmo inviare qualcosa attraverso” dice Sergio Bertolucci, che è direttore di ricerca al CERN […]

https://secretsun.blogspot.com/2019/10/whos-behind-door.html