L’esaurimento della storia è preceduto dall’ esaurimento di un certo modo di pensare

19 02 2011
La vecchia energia di cui è impregnato il mondo occidentale è in una fase di stallo evidente, a chi sa guardare. Del tutto avvilluppata in una routine-tran tran senza vie di uscita.I “padroni del denaro” della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve (collegati al Fondo Monetario Internazionale) possono parlare di crescita e di percentuali relative (senza abbassamento del tasso di disoccupazione), ma si tratta di un gioco sfiatato, il quale non tornerà mai più a un livello soddisfacente e adeguato per generare quel progresso – che poi in fondo a guardar bene dovrebbe essere sinonimo di crescita, in una prospettiva sana – a cui siamo stati ormai abituati lungo tutto il corso del XX secolo, in particolar modo nella sua seconda metà. Perlomeno, nell’attuale mantenimento di istituzioni usurocratiche, come appunto la Federal Reserve, parlare di un reale progresso sembra un po’ come parlare a vuoto, in libertà.

La piramide di carta – equiparabile come valore ai soldi del Monopoli – messa in piedi da quasi cent’anni sta per non reggere più. Da quando J.P. Morgan, Paul Warburg e John D. Rockefeller spinsero il congresso USA, e successivamente lo stesso presidente Wilson, a permettere che, col Federal Reserve Act, i banchieri privati di fatto guidassero la politica degli Stati Uniti e, soprattutto dagli anni 40 del XX secolo (con gli Accordi di Bretton Woods), quella del mondo intero. Semplicemente prestando soldi al governo, con tassi di interesse sul debito (che i contribuenti sono tenuti a pagare), il quale acquista denaro liquido attraverso titoli di stato, indebitandosi costantemente. Visto che, da quarant’anni esatti, i pezzi di carta che ci troviamo in mano non valgono in sostanza più dei soldi del Monopoli, dal momento che è stata abolita la convertibilità col valore in oro e preziosi, l’unica discriminante per dare valore alla massa monetaria circolante è il rapporto alla quantità di denaro in circolazione. Quantità di denaro che deve sempre essere mantenuta entro un certo livello di guardia, come gli argini di un fiume, pena il crack del sistema monetario globale, e non un semplice tracollo come quello di due anni e mezzo fa.

Per diversi decenni – agendo come leva sul corso forzoso (in un determinato territorio deve usarsi solo una determinata valuta e solo quella sennò si hanno conseguenze penali) e sull’abitudinarietà delle persone – si è riuscito a mantenere un equilibrio nelle transazioni agendo sui tassi di interesse nel prestito, alzandoli e abbassandoli per decreto, quasi a piacimento, e immettendo e togliendo liquidità. Gran parte del denaro circolante ora non rappresenta altro che se stesso, non un valore ben definito (come potevano essere i materiali preziosi in deposito, nei tempi passati), e gli viene dato valore attraverso meccanismi ben oliati che i bankers di tutto il mondo maneggiano alla perfezione, sfruttando anche la versatilità di sofisticati strumenti telematici, meccanismi che possono decretare il fallimento o meno di un paese intero, se la Federal o la BCE sono d’accordo. Gli euro che ho in mano (corso forzoso = per ottenere qualcosa in una transazione sono costretto a usare solo la valuta euro, e non l’ho deciso io come cittadino ma mi è stato imposto dall’alto) non li potrò mai portare da un banchiere e utilizzarli come “nota di banco” per dimostrare che ho depositato una certa quantità di materiale prezioso la cui banconota è il corrispettivo come valore di scambio, no. Questi cinquanta euro che ho in mano possono valere più o meno, a seconda della massa monetaria in circolazione in un determinato territorio, rapportata a sua volta a quella in circolazione in tutto il mondo. E il valore della massa monetaria circolante non è dovuto (dal 1971) al materiale prezioso in deposito nelle casseforti, per tramite del dollaro, ma alle decisioni supreme dei bankers che prestano soldi agli stati, con l’interesse creditizio. Questo debito circolante ora è a un livello tale che, come viene mostrato a un certo punto del provocatorio film Zeitgeist Addendum, la curva dell’incremento debitorio di uno stato come gli USA e la curva del livello di denaro in circolazione nel territorio dello stesso stato – immesso sia grazie al P.I.L. sia dall’erogazione da parte delle banche centrali – sono sovrapponibili, tant’è che si giunge a dire che se non vi fosse debito degli stati alle banche centrali private non vi sarebbe nemmeno denaro!  

civiltà perdute_signoraggio

Ora, per mantenere sempre in moto questo sistema finanziario mostruosamente arbitrario e fiscalista, una vera e propria società piramidale dove i “piani superiori” si arricchiscono accumulando le percentuali dei “piani inferiori”, la routine-tran tran del consumo ciclico (la celebre triade produci-consuma-crepa) deve essere sempre mantenuta, il sistema totalitario del capitalismo liberista dei consumi, il quale si basa sul motto “se non ho, non sono”, deve essere costantemente a pieno regime – è il caso di dirlo – e la situazione monopolista delle aziende quotate nelle borse (multinazionali) deve mettere in campo costantemente le sue squadre d’assalto, le macchine da guerra pubblicitarie, utilizzando un tipo di propaganda propria dei regimi democratici occidentali, la quale utilizza la persuasione e uno stato ipnotico mantenuto in continuazione attraverso i mass media.

Tutti gli indicatori e le tendenze non indicano “progresso”, “crescita” (come vorrebbero darcela ancora a bere gli industriali e i banchieri, assieme agli uomini politici), ma una condizione di stallo dove la ricerca del P.I.L. all’interno del paradigma del consumo ciclico ha generato uno stato di cose non molto dissimile a quello di un impero totalitario dall’economia controllata, pianificata e militarizzata (dalle “videocamere di sicurezza” in su), in difesa dei propri privilegi acquisiti contro una qualsiasi ipotesi di sblocco e di apertura a un progresso autentico, benefico per l’umanità e per il pianeta. E naturalmente tale impero massificante è destinato prima o poi a crollare perchè basato su istituzioni monolitiche che non riescono a tener davvero conto del mutamento vorticoso del tempo o forse, al contrario, della stessa fine del tempo come siamo stati abituati a conoscerlo.

Facciamo un po’ di esempi: la ricerca del profitto, e solo del profitto, per il mantenimento del sistema finanziario-monetario-economico corrente, fa in modo che lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che ci potrebbero cambiare completamente la vita vada estremamente a rilento perchè vi sono interessi finanziari-economici ad alto livello che si oppongono a fonti di energia potenzialmente illimitate e a costo zero le quali possono essere già presenti adesso, per cui la parabola del commercio del petrolio e degli idrocarburi deve proseguire indefinitamente, come deve quindi proseguire l’inquinamento nelle strade delle nostre città perchè (ci dicono i mass media) le soluzioni economiche “non ci sono”, quando invece l’unica cosa che non c’è è l’intento di diffonderle certe tecnologie nascoste, perchè, chissà, magari farebbero crollare l’attuale sistema finanziario-economico, basato sulla scarsità delle risorse – quando invece sul pianeta sono abbondantissime – e sul mantenimento di uno stato generalizzato di “bisogno” e “necessità”, del tutto relativo, pilotato, e non esistente per davvero.

zero point energy

Il regime globalista attuale (strutturato su una forma di pensiero darwiniana dove è il più spietato e il più scaltro ad avere la meglio) è, di fatto, diventato una specie di TAPPO alla creatività e al progresso e, fatalmente, nei prossimi tempi ciò sarà sempre più evidente. Anche a gran parte di coloro che finora si sono ostinati a mantenere gli occhi chiusi di fronte alla progressiva perdita di senso, fiducia e ottimismo che questo tipo di assetto sociale porta con sè (basta notare il livello di consumo quotidiano di psicofarmaci nei paesi industrializzati).

D’accordo, l’ancora attuale forma mentis “fare business a tutti i costi, spietatamente” funzionava alla perfezione in altri tempi – in altri punti della spirale del tempo ci viene da scrivere – riusciva ad avere un certo rispetto per la creatività umana e per il suo bisogno di evoluzione verso un maggiore livello di tecnologia e anche di coscienza, riusciva a essere un vero motore propulsore, un traino, uno straordinario generatore di novità. Ma ora, dopo quasi due secoli, questa forma mentis – che mantiene il sistema che abbiamo visto – non riesce più a creare novità, l’unica cosa che sa fare è tenere sempre in movimento milioni di prigionieri soggiogati dal costante bisogno di denaro (a credito magari), di lavoro non creativo e fintamente produttivo, e da un “tempo libero” che è pura ipnosi incentrata sul feticismo della merce e su spettacoli sfiatati, ormai risaputi e prevedibili e senza vitalità. Una pura ripetizione manierista di mille cose già viste e già ascoltate, e tenute in vita solo per bisogno di mercato e consumo ciclico.

Vediamo che il cosiddetto “punto di tempo zero” (come lo chiama il geologo Gregg Braden), che verrà raggiunto in un prossimo futuro, forse nel dicembre 2012 o forse no, non importa – tanto è poco importante SE succederà ma QUANDO – sarà probabilmente l’incrocio di diverse “conclusioni di spirale”, da quella in relazione ai 25.950 anni della precessione degli equinozi, alla fine del ciclo iniziato nel 1956, ad altre conclusioni di ciclo, presumibilmente inerenti al passaggio dall’età dei Pesci a quella dell’Acquario, all’ingresso nel cosiddetto “quinto sole”, come definito dai Maya, o al passaggio a una condizione di “quarta densità della materia” (adesso ci troveremmo nella “terza densità”) secondo la cosiddettà Legge dell’Uno espressa da una misteriosa “memoria collettiva” chiamata Ra, a partire da una trentina di anni fa, utilizzando un essere umano come canale attraverso cui comunicare.

Noi di Civiltà perdute stati i primi (e finora unici) ad esserci accorti di un percorso discendente del tempo che ha avuto inizio all’incirca nell’anno 1956, quando le tendenze che ancora plasmano la nostra società occidentale – in particolare nella musica e nello spettacolo, e di riflesso nello “spirito del tempo” – hanno avuto inizio, tra l’altro dopo un periodo di stasi e di ristagno non dissimile da quello attuale (come abbiamo mostrato in questo post, dove uno speciale motore di ricerca ha trovato l’11 aprile 1954 come “giorno più noioso” di tutti i tempi). Recentemente, ci siamo accorti che un film documentario del 2007, The story of stuff – “La storia delle cose”, nel quale vengono trattati i temi del consumo ciclico che non rispetta l’ecosistema e sfrutta il lavoro umano ripagandolo con oggetti usa e getta che gli costano poco a causa di politiche incentrate sulla globalizzazione e sulla forza lavoro a buon mercato, va indietro nel tempo fino alla metà degli anni 50, mostrando come la trasformazione dei cittadini in consumatori invogliati nel desiderio di acquisto da dosi massiccie di propaganda commerciale, sia avvenuta proprio in quel periodo, ad opera di economisti vicini all’amministrazione Eisenhower.

Ci troviamo quindi prossimi, per ragioni anche contingenti di pura e semplice soppravvivenza planetaria e di esaurimento delle risorse non rinnovabili, a un “crollo di scenario” dove presumibilmente vedremo grossi problemi riguardanti i dollari stampati e dati in prestito dalla Federal Reserve e dalla BCE, dove avrà termine l’estrazione del petrolio e il suo utilizzo, e dove gli assetti militari del pianeta verranno completamente riorganizzati.

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La fine del potere di Mubarak – breve considerazione ciclologica

11 02 2011

 egitto_civiltà perdute

Gli avvenimenti in Egitto, sviluppatisi dalla fine di gennaio, che hanno portato all'attuale situazione di cambiamento rivoluzionario, hanno avuto il loro epicentro nella rivolta di centinaia di migliaia di persone nelle piazze delle città. Possiamo pensare che la fiammella la quale ha innescato i tumulti sia partita dalla Tunisia (con la partenza di Ben Ali), ma riteniamo che una certa atmosfera di ribellione aleggi e serpeggi nel mondo quest'anno, al di là della meccanica causa-effetto.
 

In precedenza, abbiamo parlato delle risonanze dentro il flusso spiraliforme del tempo, e di come situazioni storiche all'interno della spirale si ripresentino ciclicamente, anche se si mostrano con una veste del tutto nuova per ciò che riguarda i personaggi coinvolti, l'ambientazione, la durata. Allo stesso modo di un frattale il cui disegno è autosomigliante, anche se riprodotto in scala più piccola o più grande.
 

Le immagini delle migliaia e migliaia di persone in piazza coi fuochi d'artificio – come se fosse la fine dell'anno – che accoglievano rumorosamente le dimissioni di Mubarak, ci fanno pensare come forse questo evento, tutto sommato non di portata così grande rispetto alle "sorti del mondo", potrà ripresentarsi su una scala più piccola, analoga o molto più vasta.
 

spirale civiltà perdute

 





Oltre il velo attraverso il nero cosmo plasmatico

5 02 2011