Sui nuovi post di sole immagini

16 03 2016

Da un po’ di tempo a questa parte, periodicamente, ho l’abitudine di mettere dei nuovi post contenenti solo immagini e zero, o quasi, testo.

Perché?

La risposta può benissimo essere la pigrizia (più che la “mancanza di tempo”): certo, può essere, ma ritengo ci sia anche dell’altro.

Da un po’ di tempo – soprattutto adoperando il motore di ricerca immagini – mi rendo conto di come, utilizzando certe parole chiave, vengono fuori immagini, la cui connessione tra di loro salta agli occhi come una specie di “montaggio cine-televisivo” fatto di associazioni mentali suscitate dalle immagini uscite dal motore di ricerca.

E questo va al di là di ogni testo fatto di parole di una determinata lingua. E’un po’ una specie di linguaggio subliminale senza parole fatto delle associazioni mentali prodotte dalle immagini uscite fuori dal motore di ricerca.

Per questo, in quei post potete godervi solo immagini e niente testo, non solo per colpa della pigrizia.

Naturalmente, questo post dedicato ai post di sole immagini non contiene neppure un immagine.





foreshocks di un oscuro presentimento

31 01 2016

eli premonition

Immaginate di avere un quaderno con tutti gli eventi principali e le keywords corrispondenti per ogni anno, e immaginate di sapere che ogni 3,6,9, 12, 15, 18, 21, 24, 27 e via dicendo anni sono collegati fra loro da una catena di sincronicità che con il loro ritmo armonico creano recursività, deja vu, similitudini, persone che rappresentano ritorni di identità, immaginate di conoscere il meccanismo per anticipare le sincronicità. Improvvisamente la bizzarria da fumetto che sarebbe trovare un libro con dentro scritta la nostra vita passata, presente e futura diventerebbe realtà.

Nel mio graduale processo di ricerca riguardante il mondo delle recursività e delle sincronicità sono partito dalla awareness, dove la meraviglia era ancora presente, davo molta attenzione ai sogni, sogni che solo dopo anni avrei capito cosa rappresentassero, e con la scoperta delle teorie di Mckenna sono diventato catalogatore, raccoglitore ma da qualche mese a questa parte oramai sono arrivato al livello di anticipatore di sincronicità. Non c’è più l’ effetto sorpresa. Ho avuto la fortuna di avere a disposizione una miriade di dati riguardanti la mia vita, e solo con queste conoscenze posso provare ad addentrarmi nell’ inesplorato territorio del futuro. L’ astrologia e la mia decennale conoscenza di questa pratica così sottovalutata ma così fondamentale se studiata a livello professionale mi dà un grande aiuto con i dettagli, così che ogni giorno, anche settimane nel futuro so quali gamme di umore e sensazioni conterrà la giornata, quali sono i possibili rischi e quali le eventuali opportunità,( ogni giorno da più di sette anni dedico un’ ora al giorno allo studio astrologico se non di più ) ma solo il passato può formulare il succo del futuro. I dati astrologici sono solo un contorno, ma il testo del prossimo capitolo è dettato dall’ analisi del passato e la sua traduzione temporale, la trasformazione di dati passati adattati alle possibilità più attuali.

Questo mio metodo non è molto diverso da quello del meccanismo dello webbot molto in voga negli anni pre-2013, scandagliare dati web in cerca di keywords per il futuro. Solo che questa volta funziona veramente. Possiedo almeno 58 sincronicità registrate e catalogate che consistono in eventi collegati fra loro, che sia per la data, per la numerologia, per la tipologia o per la sconcertante somiglianza, in anni che si distanziano di 3,6,9,12, 15 anni fra loro; 38 di esse sono avvenute in mesi e stagioni completamente diverse dall’ evento precedente. Le altre sono affini per stagione, mese, settimana, numerologia della data numerica, e in almeno 5 casi sono collegate dallo stesso giorno. Avevo già parlato in alcuni vecchi articoli del fenomeno del riciclo karmico delle persone, secondo il quale c’è un muro da sfidare, per le persone che fanno parte della mia vita, ogni 3 anni, oltre il quale è assicurata la continuazione del rapporto. Molte persone si scontrano con questa barriera metafisica e il rapporto si complica e finisce. Dopo 3 anni, arriva puntualmente un clone o un’ identità affine che ne prende il ruolo per creare una storia simile in certi aspetti e diversa in altri.

Ora arriviamo al punto: il forecast del 2016 per gli eventi che concernono le diverse relazioni di amicizia e gli eventi della mia vita non promette bene. Quest’ anno rievocherà alcuni aspetti del 2013 ( l’ anno più solitario e il momento più basso, totalmente diverso dal numero di amicizie a tratti overwhelming della mia vita attuale) del 2010 ( che è invece stato il secondo anno più intenso e stracolmo di eventi che ha perso il podio col 2015, un anno drammatico e trasformativo che ha provocato un effetto haunting per anni a venire nella mia mente e nel mio modo di vedere le cose ) – ora avrete pensato che qui c’è una contraddizione, ma pur con mari di solitudine, il 2013 ha rievocato in modo incredibile aspetti del 2010, ma sembrava ci fosse una maledizione secondo la quale gli eventi iniziavano, ma nulla sembrava più poter prendere piede, e soffermarsi e stabilire un pattern, perché c’era un incredibile senso di stasi, creano quindi momenti di grande intensità, intervallati dal nulla ), del 2007 ( che tutto sommato è stato un anno decente, con alcune grandi positività, ma anche con l’ inizio delle ansie mentali che avrei dovuto affrontare negli anni a venire, di cui riconosco un vuoto di memoria da gennaio a giugno che forse si può collegare alla stasi del 2013 ). Il 2007 rappresenta anche l’ anno in cui ho incominciato a toccare alcuni aspetti del futuro, della anticipazione, della sincronicità e del mondo onirico. Poi vengono il 2004 e il 2001, un altro anno oscuro della mia vita, quando penso a quest’ anno mi sembra di vedere i ricordi come se fossero anneriti o oscurati dalle tenebre, il 1998, il 1995, e il 1989 anno in cui fui concepito. La maggior parte di questi anni può essere riassunta nel concetto di ” evento drammatico e in alcuni casi sconvolgente che scombina le carte e modifica l’ atmosfera ” e da ” sensazioni di ansia, anticipazione, frustrazione, fino ad arrivare alla grief e al breakdown.

Nel 1989 un membro della famiglia a causa di un evento drammatico è rimasto sospeso fra la vita e la morte, e anche se il 95% di questo evento si è svolto nel 1990, ha marchiato il 1989 dei miei genitori proprio alla fine dell’ anno, portandoli ad affrontare sfide e cambiamenti che si sono accavallati alla mia nascita. Nel 1995 mi sono trasferito con la mia famiglia in un’ altra città, ovviamente dando inizio a tutta una serie di sconvolgimenti che mano a mano si sono assestati. Nel 2001 ho avuto il mio piccolo 11 settembre, data che oramai rappresenta simbolicamente lo shock e la prima scossa di terremoto, un evento che nella mia mentalità di bambino sarà stato probabilmente gonfiato all’ inverosimile, una tipologia di evento che sarebbe stato poi riproposto con persone totalmente diverse e circostanze e motivazioni diverse, ma che nel mio modo di vedere le cose personale e soggettivo rappresenta un deja vu, nel 2010, e nel 2013 la fine rocambolesca di un’ amicizia mi ha gettato in territorio ignoto, dove non sapevo più quale direzione prendere, e non c’ erano quasi strade da prendere perché mi sentivo isolato, sentivo che non potevo più assumermi dei rischi, mi era venuto difficile trovarmi a mio agio con ogni tipo di relazione perché sentivo che in nessun modo avrebbero funzionato e che avevo bisogno di un anno sabbatico. Avevo dedicato un sempre crescente tempo a un percorso e a circostanze che ad un tratto si erano dissolti come neve al sole, perdendo di vista tutte le altre possibili ed eventuali ramificazioni della mia vita. Anche nel 2010, bruschi e drammatici ( a livello interiore ) complicazioni nelle relazioni avevano causato la scombinazione delle carte.

Combinato a tutto questo, nel 2010 e nel 2013 nella mia zona locale e nella comunità di individui di cui faccio parte vi sono state due morti improvvise che pur non colpendo me personalmente ( sebbene non posso dire lo stesso per alcuni vecchi compagni di classe e alcuni miei amici ) mi hanno fatto riflettere sulla mortalità in generale, in qualche modo collegate dalla numerologia ( 25 ), dalla modalità ( entrambi i casi di sera, entrambi i casi riguardavano una macchina, sebbene il primo fosse guidante e il secondo pedone e, come solo qualche giorno fa ho avuto modo di scoprire, da una circostanza abbastanza inquietante, perché la via dove il primo abitava contiene il cognome del secondo, e i due avevano una passione in comune.

Ho sempre percepito la fine di un’ amicizia come se la persona in questione fosse morta, soprattutto quando si è trattato di una rottura brusca e drammatica. Non posso ignorare che il passato contiene anticipazioni del futuro, e che il presente non è che un tramite e un intermezzo comunicativo fra il passato e il futuro. Non voglio essere portatore di sventura, ma temo che entro l’ anno presente queste dinamiche si rievocheranno, e che anche quest’ anno, come sta già avvenendo, avrò altre sincronicità da aggiungere a quelle cinquantotto. Ho provato a farmi alcune ipotesi, che rimangono ipotesi fino a quando non sopraggiungeranno i fatti, e credo che nemmeno con questa consapevolezza e senso di anticipazione si possa predire questo tipo di circostanze.

Questo è più che altro un articolo dove ho finalmente potuto esternare i miei pensieri più profondi. Non mi sarebbe mai piaciuto essere una persona che va avanti senza farsi domande, senza nemmeno provare a capire, senza questo livello di percezione delle cose.      

L’ immagine di questo articolo non sta a indicare quello che c’è scritto letteralmente, ma più che sentire che potrei morire, in queste settimane nelle quali il presentimento cresce e lievita nella mia mente, sto avendo flash e scosse precursor di malessere e agitazione per via del fatto che la mia awareness si sta espandendo, perché se so che mi devo preparare a fronteggiare certe circostanze è un po’ come se in qualche meandro della mia mente fosse già avvenuto.





Fantasilandia e i due tutti vestiti di bianco

23 10 2015

ATTENZIONE: questo post fa parte della categoria “appunti tratti dal mio quaderno” anche se questa volta l’ho scritto su file .txt. e poi fatto copia incolla qui su wordpress.

Nel pieno degli anni ottanta, ora perduti nella nebbia di tre decenni fa, quando abitavo ancora nell’appartamento di via Biga, e stavo per delle ore da solo in salotto a disegnare sul pavimento e fare i compiti delle elementari con la presenza del pesante televisore (anzi, “tv color”) Blaupunkt risalente al 1978, su quello schermo scorrevano i programmi Fininvest che trasmettevano uno dei tanti telefilm americani programmati da canale 5 & c: nello specifico, il telefilm FANTASILANDIA.

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Puntata dopo puntata – forse veniva trasmesso prima dei cartoni animati e lo vedevo solo aspettando che finisse? – vi era sempre questa coppia di protagonisti: uno spilungone ultracinquantenne assieme un NANO privo di età.
Lo spilungone dai capelli corti ricci brizzolati aveva l’aria a metà tra un prestidigitatore e un presidente argentino, e l’adulto ipodotato d’altezza lo seguiva sempre. Entrambi vivevano le loro avventure in uno di quei posti californiani con le palme spalancati sull’oceano; il nano guidava una specie di mezzo speciale con due ruote cicciotte, forse elettrico, o mi sa che mi confondo, assieme allo spilungone, erano invece tutti e due su una di quelle automobili particolari, da spiaggia, tipo pedalò o ciclomotore a quattro ruote con il tetto bianco.

Insomma, succedeva sempre di tutto in queste puntate di Fantasilandia, i due tipi completamente vestiti di un completo tutto bianco da capo a piedi (il farfallino era nero ma l’ho fatto diventare bianco io con Gimp), erano al centro degli incontri con molti personaggi; in certe puntate vi erano anche delle cosiddette GUEST STAR, ovvero personaggi celebri del jet set hollywoodiano, i quali partecipavano con un cameo al telefilm, facevano presenza.
Gli attori misconosciuti si ringalluzzivano quando incontravano le GUEST STAR che, a differenza di loro, erano DAVVERO FAMOSE, ma loro non ci facevano più nemmeno caso. E si schernivano ma, sotto sotto, si vedeva che erano compiaciuti, anche se magari facevano finta anche in questo.
Non si capiva niente.

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Aspettando i cartoni animati, non seguivo bene, non capivo la storia, vedevo questo nano e l’altro che arrivavano con il loro mezzo non a motore, in mezzo a Palm beach o qualcosa di simile, non so se l’ambientazione fosse la California o la Florida. Parlavano, si muovevano, facevano come giochi di prestigio che non riuscivo a seguire, non capivo la puntata dove andasse a parare, attendevo che iniziasse il cartoon di una di quelle maghette giapponesi e i loro occhioni immensi e brillantissimi, con la sigla di Cristina D’Avena ragazzina.

Vedevo i loro ospiti (gli ospiti della loro tenuta tra le palme e l’oceano Pacifico o quello Atlantico, che sembrava un castello, sembrava Shangri La, bianca come i loro abiti) che parlavano con loro, prima erano sorpresi, si attendevano chissà cosa, si aspettavano chissà quali spettacoli, quali magie, e alla fine rimanevano delusi. Il duo aveva il compito, puntata dopo puntata, di esaudire i sogni di quelli che incontrava: questi americani, questi statunitensi sempre bisognosi di sognare, di illudersi, sempre scontenti della realtà. E, alla fine succedeva qualcosa per cui – dopo anche aver incontrato le GUEST STAR dell’episodio – gli statunitensi capivano che era meglio la loro vita normale, di tutti i giorni, quella di cui si lamentavano, rispetto all’illusione regalata loro da quei due, anzi, soprattutto da quello alto, perchè quello basso, se non ricordo male, faceva più da spalla che altro anche se, magari, in qualche puntata era lui, a differenza del solito, che risolveva tutto, o qualcosa di simile.

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Tengo a precisare che, all’epoca, il senso di Fantasilandia non lo capivo, come ho detto, vedevo che succedevano tantissime cose, puntata dopo puntata, ma le seguivo come seguivo i labiali finti dei cartoni animati, come si vede boccheggiare un pesce rosso preso ai baracconi dentro la boccia di vetro.
Solo successivamente, andando a reperire qualche libro in biblioteca, smanettando coi motori di ricerca, alla fine ho capito quasi tutto, ma questo accadde solo anni e anni dopo.

Vedere anche https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/05/08/appunti-tratti-dal-mio-quaderno-11-a-mente-fredda-a-bocce-ferme-con-quasi-due-mesi-di-ritardo/

e https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/12/28/due-papi-e-la-profezia-di-san-malachia-che-potrebbe-autoavverarsi/





Parentesi filosofica – meditazioni sulla vita

5 10 2015

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Il tempo che avanza. Io lo posso sentire. Non ho una vista eccezionale, nè forse un udito molto efficiente, e un senso dell’ olfatto a tratti inesistente. Però c’è un sesto senso che funziona molto bene. E’ la mia personale clessidra, posizionata come una spada di Damocle sulla mia testa a mò di The Sims.

Ci sono dei momenti in cui la vita si prende una pausa dopo una sfilza di pietre miliari in successione, e incominciano quei tempi vuoti dove si riflette. E’ il momento in cui la mente raggiunge il limbo, non sta in nessun tempo.

Fin da bambino ho sempre avuto la mente che guardava al futuro. Il mio amico immaginario era un mio alter-ego di 28 anni, l’ età in cui dicevo che sarei stato sposato, e aveva 3 figli. Era un impiegato ( che è più o meno simile a ciò che sono ora in un certo senso ), ed era felicemente bigamo.Il primo figlio assomigliava a mio padre, il secondo era una versione maschile di mia madre, e la terza era una bambina bionda di nome Giulia, nata in Luglio, e che da adolescente sarebbe stata presto madre, e avrebbe dato un sacco di problemi. Vivevano in una città Italiana realmente esistente, che posizionavo in Veneto, ma che poi scoprìi trovarsi nei pressi di Curacao, di fronte al Venezuela. ( Curaçao è una nazione costitutiva del Regno dei Paesi Bassi. Si trova nel Mar dei Caraibi meridionale, di fronte alle coste del Venezuela. È la più estesa e popolosa delle tre “isole ABC”. La capitale è Willemstad.) Avevo costruito tutta la sua vita per anni. Volevo essere adulto subito, trasferirmi in California subito dopo le superiori, se non prima.

Ma la vita mi ha sorpreso. Intorno ai 19-21 anni ho cominciato a voler fare marcia indietro, cercando di vivere una giovinezza e adolescenza eterna, sentendo che potevo ricreare quello che avevo vissuto in chiave nuova e più efficiente.
E ora eccomi qui, un perfetto esempio di ” non-ventenne ” che ha cambiato generazione e che vive in una bolla dove gli amici sono la nuova ” famiglia ” , il buon vecchio ruolo del grande gettato nel cestino a favore di una integrazione totale. E’una strana storia visto che a 15 anni invece di parlare con i miei compagni di classe nell’ intervallo andavo da due ragazzi dell’ ultimo anno che avevo conosciuto.

Sono nato col desiderio di essere padre fin da quando ero un piccolo bambino che si immaginava ventottenne. E dai 17 anni ai 18 anni tutto quello che volevo era un fratellino più piccolo di quello reale, e la vita mi ha accontentato, come se volesse farmi passare attraverso un test, un’ anteprima. All’ epoca ero forse più maturo di come sono ora. La seconda ” lezione ” nel 2011-2012 è stata un’ esperienza distruttiva e psicologicamente deleteria, che forse mi ha spinto a esorcizzare ” il mostro ” regredendo in una versione più giovane di me più avanti negli anni. Tutto quello che volevo era fuggire, tagliare i ponti, essere libero, respirare e decidere di nuovo della mia vita.
Con il primo pseudo-fratello c’ era una immediata sintonia e una similitudine mentale, una simile introversione interiore. Con il secondo sono diventato lo schiavo, l’ animale da compagnia, il supporto vitale, e mi si chiedeva sempre sempre di più.
Mi ci è voluto un anno sabbatico totale per riprendermi da una situazione che si stava avvicinando alla sindrome di Stoccolma.

Ora vivo la vita come uno che ha almeno 5-6 anni in meno, sono a contatto con una realtà che non avevo pienamente assimilato nella mia ( non ) adolescenza, e anche questa si tratta di una lezione di vita per il futuro. Forse non ho ancora il pieno controllo del ” mostro ” che a volte ombreggia sulla mia vita interiore, ma la vita mi aiuterà ad affrontarlo.

Nella mia mente c’è una speranza che questo sia l’ ultimo stadio prima di cominciare ad avanzare seriamente con la vita. Nella mia mente c’è la speranza che non guarderò più la vita come una clessidra che corre davanti a me, ma che imparerò a fare i conti con quella vita adulta che desideravo, quella sicurezza che dà. La teoria di Mckenna sulla timewave forse ne è la metafora più grande, in un certo senso non poteva che capitare a me di provare a revisionarla in chiave moderna, ha dato un senso e un disegno a come io vedo la vita. Forse ci voleva quell’ esperienza che a tratti assumeva nella mia interiorità le sembianze di un incubo e di una prigione per capire i miei errori.
Io ho vissuto tale evento come un ” tradimento del destino ” e sono stato arrabbiato con la vita stessa. Ma se , metaforicamente parlando, l’ allievo si è ribellato al maestro un motivo c’è.

Spero che la vita mi mostri la via, e che cancelli quel mantello ombroso che si è calato su quella ” idea ” e ” immagine ” che avevo di fratello perchè forse sono arrivato dove volevo al momento più sbagliato.





Piccolo spazio pubblicità (appunti n°13)

30 01 2014

Ieri ho visto tutti quei dati risalenti alla classifica pop dell’autunno ’90, e m’hanno lasciato un’impressione di “ricchezza” non paragonabile alla situazione europea della stessa epoca, di una certa “rigogliosità”, un qualcosa somigliante al “Do what you want” di Aleister Crowley; vedevo quei videoclip californiani del ’90, i quali proseguivano quegli anni ottanta presenti ancora adesso. A maggiore intensità. Maggiore intensità e maggiore inflazione e svalutazione rispetto ad allora.

Oggi [dicembre] ho seguito la sequenza RAI del 19 ottobre 1984, e mi è capitato di nuovo il fenomeno di vedere e ricordare particolari di tantissimi anni fa, a cui non avevo più pensato. Come nello spot di Nelsen piatti – dopo che è stato mostrato anche quello da 5 litri – con il peso metallico. M’è tornato in mente il particolare di quel peso metallico. Poi, la pubblicità COIN, molto modaiola, di quei tempi, che fa venire in mente il nickname di uno che ha un canale YT della NewRetroWave, Luigi Donatello (la moda della “Milano da bere”), qualcosa connesso anche a Bret Easton Ellis e a quella compilation dell’autunno ’90 di cui parlavo poco fa.

In un altro di quei clip, quelle sequenze videoregistrate della tv di tantissimi anni fa e messe in rete, è spuntato anche il complesso (non “gruppo”) “I Macedonia”, dello show del sabato sera di quei tempi, “Fantastico 5”, roba irricordabile. Ma che è esistita un tempo, con tutti i suoi particolari. Enrico Mentana giovane e, nel caso l’avessi visto all’epoca, quando ero un bambino, non sapevo che sarebbe stato quel Mentana del futuro, più anziano e più celebre; era l’epoca in cui si passò dai rubinetti ai miscelatori; la pubblicità Aperol con quel tipo corpulento, di mezza età inoltrata, con gli occhiali, somigliante a un Rockefeller, gli interpreti degli spot che erano sovraeccitati. Quando nelle pubblicità c’erano i pensieri precisi degli interpreti.

Vi è un commento, al video che presento qui in questo post (sequenza tv RAI, della RETE due del 12/12/1981) il quale dice tutto:

“Ufficialmente è la quarta sequenza più vecchia, (l’utente) Cacciaanto aveva pubblicato sequenze spot RAI del ’77 e ’78 di (utente) Giampomatto su Dailymotion, purtroppo non ci sono più”

Poi, in un altro video, anche quel jingle dei Dorè Saiwa (quando la Saiwa era completamente italiana) è riemerso, in qualche modo, dal passato, bucando la mia amnesia. E poi lo spot del liquore Gala cafè, con Paolo Paoloni [il megadirettore di Fantozzi] che interpretava un cameriere, e anche quella pubblicità mi è risalita dalla memoria, con quella bottiglia e quelle tazze marroncine di vetro particolare, che mi son ricordato “ce le avevamo anche noi”, per tanti anni erano nella casa di campagna.

Leggendo i commenti a quei video, mi sono reso conto che è comune rivedere certi particolari di quegli spot, i quali tornano alla mente dopo tanti anni, come il gallo nero fatto di pongo che poi si trasforma nel gallo delle bottiglie della pubblicità del Chianti, che uno di quei commentatori ha associato mentalmente a un episodio familiare. Per qualche attimo ho temuto che fosse il gallo di Chante Clair, “il gallo del pulito”, quindi di uno spot molto più recente, appartenente al periodo della globalizzazione secondi anni ’90-anni 2000. Invece, per fortuna, non era così.

Poi, i soliti commenti che accompagnano quel tipo di video, inerenti al “com’era bella la tv di un tempo, ora questa fa schifo”, “decadimento dei costumi”, ecc. Un genere di commenti che leggevo già nel 2006-07 (la lunga decadenza…), quando su YT avevo scoperto quelle sequenze Tv anni ottanta e novanta – e le sensazioni che m’aveva suscitato una di quelle le avevo banalizzate, normalizzate, tradite, postandole in un certo modo sul blog Splinder che avevo allora, e che poi avrei cancellato.





Puntata della serie “Masters of the science fiction” intitolata “Il risveglio”

25 01 2014

A un certo punto, ieri, ho anche visto un filmato, una puntata tratta da una serie intitolata Masters of the science fiction, la puntata è intitolata “Il risveglio”, il soggetto è firmato nientemeno che dallo scienziato Stephen Hawking.

Vi consiglio di vederlo tutto, di spendere una quarantina di minuti e di leggere ciò che ho scritto solo in un secondo tempo, dal momento che svelo TOTALMENTE il contenuto del video.

Trattava di “extraterrestri”, ma in un modo non stucchevole e artificioso come quello della New age o quello horror di un bel po’ di film di fantascienza…m’ha commosso, ma ciò che mi commuoveva non riuscivo a capirlo, a interpretarlo in una maniera chiara. I due militari in Iraq che si capiscono anche se parlano due lingue completamente diverse, la creatura aliena, sulle prime di aspetto quasi mostruoso, che alla fine si rivela essere una specie di “creatura di luce”, e poi quelle bolle luminose gigantesche intorno al pianeta (non banali dischi volanti), il raggio di luce dall’occhio della creatura quando questa non si sapeva ancora cosa fosse (dagli studi degli scienziati risultava che mancava del 23°paio di cromosomi, quello del sesso), i militari che l’avevano trovata in Iraq e quei tre in coma che, in realtà, erano in una “condizione di beatitudine”, quando poi, sempre in coma, avevano cominciato a comunicare scrivendo a matita su fogli di carta, citando un versetto del Vecchio testamento che parlava dell’accoglienza e di deporre le armi. I missili nucleari (degli Stati Uniti) che venivano disattivati da “Loro”, la grande luminosità circolare sopra la White House, e quel briefing del presidente e del suo staff con, sui grandi schermi, gli altri presidenti dei paesi del Consiglio di sicurezza ONU; gli USA che volevano attaccare gli “alieni” che disattivavano le armi nucleari, e Russia e Cina che si opponevano, dicendo che si doveva fare come loro, come chiedevano “Loro”, cioè “deporre le armi, disarmarsi” e, se gli USA non l’avessero fatto (così diceva il presidente cinese) avrebbero dovuto prendere la decisione di attaccare gli Stati Uniti disarmandoli. Poco prima, l’ex ufficiale scettico calvo, che aveva raccontato alla giovane ufficiale di sua moglie, divenuta demente e morta a causa di una malattia degenerativa cerebrale, molto rara, contratta durante una visita di controllo dal dentista, anche lui, a un certo punto, si fa “iniettare” quel raggio luminoso, proveniente dall’occhio della creatura aliena, dentro il suo occhio, anche lui perde i sensi come gli altri tre, e si ritrova dentro un ambiente tutto luminoso, dove ritrova sua moglie, tutta bianca, com’era nel letto d’ospedale. Una situazione stranamente simile, come atmosfera a un certo punto del video, a quella di un clip di Natalino Balasso visto lo stesso giorno.

A un certo punto, la situazione si simbolizza molto, ed è difficile spiegarla in termini chiari e normali, così come si spiega un avvenimento ben preciso, dove tutto torna razionalmente. Nella Situation Room o War Room (resa celebre da molti film e telefilm), con quella figura fortemente archetipica e simbolica chiamata “presidente degli Stati Uniti”, vi è un forte momento di tensione, un momento in cui si è ai “ferri corti” tra USA e Cina, e il presidente sbotta facendo outing (termine che non mi piace ma per far capire meglio), parlando dell’incomprensione e della diffidenza tra i loro popoli nonostante le belle parole diplomatiche, perché gli avvenimenti si sono avvitati in una spirale tale da mettere con le spalle al muro. Allora il presidente cinese, in quella maniera rude degli orientali da film e da fumetto, si gira e dice di “fermare il conto alla rovescia” e, più o meno in quei momenti, accade qualcosa a cui ho già accennato poco fa, cioè, quella “cosa aliena”, e vagamente mostruosa, si trasforma in una EPIFANIA. E tutti i rappresentanti del Consiglio di sicurezza ONU cominciano a capirsi tra di loro anche se parlano lingue diverse. Poi, quella misteriosa “creatura di luce”, somigliante a una specie di angelo (c’entra qualcosa con la moglie malata dell’ufficiale scettico pelato, vista dentro quello spazio tutto bianco?) se ne va, dopo aver fatto quella apparizione, mentre tutti i nemici riuscivano a comprendersi e, assieme a essa, anche le enormi bolle luminose si allontanano dal pianeta.

Viene forse lasciato intendere, alla fine, che questo evento ha cambiato qualcosa di fondamentale nello spirito dell’Umanità, l’ha forse guarita dalla sua malattia e l’ex ufficiale pelato, alla giovane ufficiale che criticava il suo scetticismo, si domanda qualcosa interpretabile come “quanto durerà questo stato di grazia?”

Un grazie all’utente Orsoinpiedi del forum di Altro Giornale.