Top Secret, La seconda guerra civile americana e la finzione che cancella la storia

29 09 2011
All’inizio dell’anno, o poco più, mi è successo di fare una scoperta singolare. In una via della mia città, mentre passeggiavo, ho guardato per caso all’interno di un bidone per la raccolta della plastica. Dentro mi sono accorto che vi erano un sacco di custodie di videocassette VHS. Guardando meglio, e prendendone una, ho scoperto che dentro le custodie erano presenti anche le videocassette! In mezzo a qualche titolo italiano, c’erano perlopiù film di produzione USA, e sono stato subito attirato da due di questi, poichè sentivo che vi era una certa affinità tra i due, riguardante un certo discorso che già da allora volevo esporre, ma poi non mi era più capitata l’occasione. Fino a ora.Civiltà scomparse_Rossano Segalerba
Civiltà scomparse_Rossano Segalerba
I due film sono “Top Secret”, di Jim Abrahms, David e Jerry Zucker e “The second civil war (La seconda guerra civile americana)”, di Joe Dante. Si tratta di una coppia di film dall’atmosfera piuttosto esagerata e brillante. “Top Secret”, essendo stato ideato dal trio Abrahms-Zucker-Zucker, è anche abbastanza scervellato, visto che gli autori sono gli stessi di “L’aereo più pazzo del mondo”, “L’aereo più pazzo del mondo sempre più pazzo” e “Una pallottola spuntata.”Tra un sacco di gag e trovate demenziali di ogni tipo, in “Top Secret”, risalente al 1984, viene mostrata la storia di un cantante rock’n roll “alla Elvis” (interpretato da Val Kilmer) che riesce a fare una tappa della sua tourneé europea oltre la “cortina di ferro”, nella Berlino Est del muro e della polizia segreta Stasi (i cui componenti qui somigliano a nazisti), e mette in agitazione i militari dell’allora Repubblica Democratica Tedesca, non solo a causa dei suoi scatenati costumi musicali occidentali nel bel mezzo dell’ideologia sovietica. Finisce anche in cella cercando di evadere dalla tazza del gabinetto, aiuta uno scienziato prigioniero dei tedesco-orientali la cui figlia si è innamorata di lui, si unisce a una assurda brigata di partigiani in combattimento, guidati da una specie di ricciolino biondo appena uscito da film romantici come “Laguna blu”, all’assalto di una fortezza comunista, e alla fine la malcapitata stella del rock si ritrova persino nel bel mezzo di una scazzottata western subacquea sotto il fiume Elba!

Nel più celebre (e celebrato) “La seconda guerra civile americana”, la demenzialità cede il passo a una satira della politica e dei mass media USA, per molti versi anticipatrice e profetica. E’una storia che si svolge nel primo decennio del XXI secolo, dove abbiamo un governatore di uno stato USA, l’Idaho, il quale si rifiuta di ospitare migliaia di profughi, bambini orfani a causa di una guerra nucleare tra India e Pakistan, giungendo a chiudere le frontiere dello stato. Viene così scatenata una crisi che coinvolge i rapporti tra il governo centrale di Washington e l’Idaho, i quali diventano sempre più tesi, fino a giungere al punto di rottura quando – in seguito a un ultimatum – il governatore Farley attira verso la sua rigida posizione conflittuale anche le guardie nazionali di altri stati degli USA, e persino diverse minoranze etniche. Insomma, tutto lascia presagire lo scatenarsi di una nuova guerra civile americana, la quale purtroppo alla fine scoppierà, a causa di uno stupidissimo equivoco nella dichiarazione del governatore prima della scadenza dell’ultimatum.

Entrambi i film sono emblematici per capire l’attuale presente, il postmoderno che sfocia nel ridicolo, la ripetizione della storia dove la versione originale degli avvenimenti è tragedia e la seconda versione – tutte le volte che si ripresenta – è farsa, qualcosa di troppo simile alla FINZIONE di un film o di uno spettacolo TV.

Civiltà Scomparse_Rossano Segalerba
In “Top Secret” abbiamo il cantante rock’n roll fifties’style, una specie di versione anni ottanta di Elvis Presley, il quale si esibisce in una sorta di enorme sala da ballo popolata da (americanissime) ragazze urlanti nel pieno della Berlino Est del 1984, cantando brani simili a Love me tender, Hound dog, Are you lonesome tonight? mentre qui e là ai lati della sala, e seduti ai tavoli, appaiono guardinghi agenti e militari sovietico-tedeschi dell’est somiglianti a gerarchi nazisti. Abbiamo qui una mescolanza di ambientazioni, un riassunto paradossale di diversi momenti della storia iperstoricizzati, ovvero CLASSICI, seguendo la definizione di classico come “ciò che è dato una volta per sempre (e può essere in futuro solo imitato o scimmiottato).” E, a questo proposito, ci viene in mente quanto fosse stata un melange di questo tipo la cosiddetta Guerra nel Kosovo avvenuta nel simbolico 1999, molto anticipato nelle profezie e nelle tradizioni futuribili precedenti a quell’anno. Si trattava come di un riassunto delle guerre più memorabili del XX secolo che stava finendo. L’attacco alla Serbia da parte della NATO faceva venire in mente l’analogo attacco alla Serbia da parte dell’Impero Austro-Ungarico quasi ottantacinque anni prima, nell’agosto del 1914 – che si trasformò dopo poco nella prima guerra mondiale -; il bombardamento di Belgrado era confrontabile (anche nella tempistica) con quello compiuto dalle forze aeree naziste esattamente cinquantotto anni prima, nel 1941, che fece ritardare di mesi l’invasione dell’URSS da parte di Hitler; la pulizia etnica del Kosovo ad opera delle truppe serbe era una versione in minuscolo di ben più vaste ed estese operazioni del passato; la tensione tra i paesi ortodossi legati alla Serbia (tra cui la Russia, suo stretto partner) e la NATO (compresi gli Stati Uniti) era un farsesco remake dei momenti più brutti della guerra fredda tra USA e URSS, con l’ultranazionalista Zirjnovskij che reclutava nel centro di Mosca “volontari per mandarli a combattere a fianco di Milosevic.” Non ci veniva nemmeno risparmiato il ricordo della guerra del Vietnam, evocata come scenario nel caso si fosse giunti a un’operazione di terra. Con lo stesso spirito, del tutto inconsapevolmente com’è ovvio, nel film “Top Secret” viene mostrata la scena in cui il cantante rock partecipa alla liberazione dello scienziato rapito e della figlia (di cui è innamorato), tenuti in ostaggio dai militari tedesco-orientali che sembrano nazisti. E il cantante si trova dunque in mezzo a un gruppo di volontari di diversa nazionalità – capeggiati dal’ex amante della figlia dello scienziato – che in certi momenti assomigliano a partigiani della seconda guerra mondiale, e in certi altri ad “armate della liberazione contro i comunisti” di qualche ex colonia occidentale dell’America centrale o dell’Africa.

L’operazione militare contro la Libia dell’anno in corso, è stato un altro esempio di questo tipo, una situazione che ricorda simultaneamente eventi del passato già codificati, come le schermaglie aeree con gli USA nel Golfo della Sirte del 1981 e la pioggia di missili su Tripoli del 1986 nonchè l’invasione del canale di Suez da parte di Francia e Gran Bretagna nel 1956, come ritorsione coloniale all’allora presidente Nasser che aveva nazionalizzato il canale, il tutto incrociato con diverse guerre civili avvenute in precedenza nei paesi africani.

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In “La seconda guerra civile americana” il gioco si fa ancora più scoperto. La farsa degli “eventi storici” in piena epoca postmoderna è mostrata in modo beffardamente crudele. Ricordiamo che il film è del 1997. Abbiamo la copertura mediatica estrema e ultraspettacolare “di ciò che sta avvenendo nel mondo in tempo reale”, con il direttore di studio della (c)NN che sceglie i primi piani migliori da mandare in onda degli orfanelli provenienti dalla guerra tra India e Pakistan appena scesi dall’aereo. Vediamo le “dichiarazioni storiche” in TV di un presidente USA perennemente guidato dal suo consulente di immagine James Coburn, che un giorno gli consiglia di ispirarsi a Eisenhower per un suo discorso, un’altro giorno a Lincoln, quando deve scandire il drammatico ultimatum al governatore dell’Idaho, che scade dopo 69 ore e mezza e non dopo 72 ore, per non sovrapporsi alla trasmissione di una soap opera! E’ significativo che questo film fosse stato trasmesso su Rai Tre una notte, per commemorare i dieci anni dalla guerra del golfo, ovvero l’inizio della spettacolarizzazione tv totale degli eventi bellici, in una continua maggiore finzione anno dopo anno, fino a giungere oggi alla piazza di Tripoli “invasa dai ribelli insorti”, ricostruita negli studios dell’emittente del Qatar Al Jazeera, e alle continue mistificazioni mediatiche da parte dei network occidentali (denunciate persino dal settimanale cattolico “Famiglia Cristiana”!), per cercare di vendere al pubblico la giustezza della guerra in Libia.


Nel film di Joe Dante, i veri leader sono gli esperti della comunicazione mediatica: il consulente d’immagine del presidente, il giornalista capo della (c)NN che fa il regista degli avvenimenti drammatici sugli schermi, visti da lui come ghiotti bocconcini da mandare in onda per il pubblico spettatore delle soap opera. Quindi sono gli indici d’ascolto a decidere che un ultimatum il quale potrebbe – se non rispettato – far partire la seconda guerra civile americana, sia di 69 ore e mezzo e non di 72, com’era preventivato! In confronto a questi, il presidente degli Stati Uniti del film fa la magra figura di una persona qualsiasi – timida, tonta e vanesia – pronto a diventare un attore a comando davanti alle telecamere per scimmiottare i CLASSICI Eisenhower e Lincoln, presidenti di quando esisteva ancora la storia, o perlomeno di quando veniva ancora presa sul serio. Qui abbiamo la fine della storia fagocitata dalla finzione e, al momento in cui ci troviamo adesso – con la variabile aggiunta dell’informazione e controinformazione su internet – le difficoltà a capire dove finisce la realtà e inizia la finzione, e viceversa, sono più estreme che mai.

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Osama Bin Laden – chissà quando è davvero morto – era veramente il nemico numero uno, o si trattava di una specie di attore (più o meno consapevole) manovrato dalla CIA? Gheddafi ha davvero ammazzato 12.000 connazionali lo scorso febbraio? C’era davvero la piazza piena zeppa di persone, come abbiamo visto sui giornali, quando hanno tirato giù la statua di Saddam Hussein a Baghdad? L’11 settembre è andata proprio come ce l’hanno raccontato alla CNN? E’vero che George W. Bush aveva un quoziente intellettivo più basso della media? Il vero nome dell’attuale presidente è proprio Obama, ed è nato negli USA, o in realtà si chiama Barry Soetoro, ed è nato altrove? Silvio Berlusconi ha preso veramente un modellino del duomo di Milano in piena in piena faccia o è stata tutta una sceneggiata?

Chissà, se ci trovassimo a essere complottisti, potremmo pensare che vi sia un intento preciso nel rendere sempre più così infiltrata dalla FINZIONE pura e semplice l’informazione dei grossi network, quasi senza alcun rispetto per la verosimiglianza, e con un mucchio di prove contrarie che incastrano ma (per adesso) non vengono mostrate sugli stessi schermi. Però, dal momento che “Nella società dello spettacolo il vero è un momento del falso”, come ha detto Guy Debord, anche future contromosse e rivelazioni potrebbero benissimo far parte dello stesso gioco. Un gioco al massacro che potrebbe portare alla distruzione completa e totale della storia, non più seriamente registrabile per i posteri su alcun libro, enciclopedia, sussidiario.

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In un altro film uscito lo stesso anno di “La seconda guerra civile americana”, ovvero “Wag the dog – Sesso e potere” vediamo di nuovo un consulente d’immagine (questa volta interpretato da Dustin Hoffman) il quale, in combutta con Robert De Niro, l’agente per le relazioni esterne del presidente USA, confeziona mediaticamente una FINTA GUERRA CON L’ALBANIA, da mandare su tutti i giornali e telegiornali, per cercare di mettere in secondo piano – diciamo non nei primi titoli – uno scandalo di tipo sessuale che ha rischia di travolgere l’inquilino della Casa Bianca.
Il fatto straordinario è che in quella fine degli anni 90, la realtà della cronaca e della storia (o ciò che consideravamo come tale) e la finzione cinematografica si stavano mischiando in modo davvero impressionante: una guerra nei Balcani era effettivamente in preparazione, come abbiamo scritto prima, e Bill Clinton rischiava di essere rimosso dall’incarico perchè aveva mentito al paese raccontando bugie pietose su una sua relazione sessuale dentro gli uffici governativi. E ciò era avvenuto DOPO l’uscita del film, e non PRIMA. Senza contare che, in nuce, quel film raccontava l’essenza di tutti i dibattiti sul ruolo dei grossi media nell’informazione, che si sarebbero svolti nel decennio successivo, tra l’altro quello in cui è ambientata “La seconda guerra civile americana.”

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Nello stesso periodo – piuttosto INIZIATICO, per così dire – erano usciti al cinema altri titoli significativi, come “The Truman Show”, dove un tenerissimo Jim Carrey scopre che la sua intera vita fino ad allora era stata una finzione televisiva, e che era ripreso a sua insaputa 24 ore al giorno tutti i giorni, e tutto era sotto la guida di una specie di MASTER nascosto, di un regista-demiurgo che alla fine si svela.
Chissà, potrebbe essere questo, per tutti noi, l’approdo definitivo, tra qualche tempo. L’informazione alternativa, in questi anni, ha demolito completamente la versione mainstream di numerosi esempi, ma già in alcuni momenti ci sentivamo come spettatori di una finzione smaccata, come “se vedessimo un film”, per dirla con le persone intervistate dopo un avvenimento d’impatto. Si, ci sarà un momento, particolarmente anomalo, e non vogliamo fare nessunissima data, in cui LA CONSAPEVOLEZZA DELLA FINZIONE raggiungerà livelli estremi, tali da coinvolgere la nostra stessa vita quotidiana, tali da farci provare la sensazione di trovarci a essere come il protagonista di “The Truman Show” alla fine del film.
Quando l’illusione della storia “come ce l’hanno sempre raccontata e come abbiamo sempre creduto che fosse” diventerà troppo plateale per continuare a crederci. E sentiamo che in tutto questo avrà un ruolo la differenza tra ciò che verrà presentato in TV e sui giornali e ciò che verrà presentato in rete.

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Post a Rete Unificata

29 09 2011

E' in discussione l'ennesima proposta di legge ammazzablog.

Dobbiamo stargli veramente sulle scatole, a questi disgraziati.

Oggi manifestazione a Roma e pubblicazione di questo post che segue a Rete Unificata sui blog che aderiscono. Su Valigiablu Bruno Saetta spiega nel dettaglio il provvedimento. 

Scopri il resto qui: http://informazionescorretta.blogspot.com/2011/09/leuro-e-morto-dice-unicredit-piu-il.html#ixzz1ZLhrkaa1

Post a Rete Unificata


Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?

Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?

La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?

La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?

La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?

Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

Oggi a Roma dalle 15 alle 18 al Pantheon manifestazione per la libertà di espressione.





La caduta del satellite UARS è simbolica

26 09 2011
Sergio BonelliE’ strano notare come venerdì 23 settembre (lo stesso giorno in cui è stato divulgato il neutrino più veloce del fotone, il quale rovina l’immaginario einsteniano del “non si può andare più veloci della luce!”) sia piombato giù nell’atmosfera terrestre, in tanti minuscoli frammenti, il satellite NASA per le rivelazioni nell’alta atmosfera, chiamato UARS, che era in orbita da esattamente 20 anni, tanti ne sono passati dal crollo dell’impero URSS. Ora, la contrazione di USA e URSS potrebbe risultare proprio comodamente UARS, alla perfezione (poichè UARSS è troppo sbilanciata in favore di URSS e fa aumentare di una lettera, e URAS e USAR non funzionano, la prima perchè non sembra una sigla, sembra il nome di una divinità, e la seconda sbilanciata a favore di USA), e in un post precedente abbiamo accennato di come per andare oltre le colonne d’Ercole, verso la sintesi del Nuovo Ordine Mondiale è necessario che vengano giù – nel giro di vent’anni, 1992-2012 – i due poli in cui consisteva il Vecchio Ordine, quello bipolare, quello formato da due opposti sistemi politico-economico-sociali, USA e URSS (tesi e antitesi). E’ dunque probabile che, prima o dopo della fine dell’anno, assisteremo a un breakdown del sistema finanziario, un reset forse spettacolare, con tanto di arresti di massa.
In questo caso, è forte la tentazione di vedere nel satellite UARS che fa piovere i suoi pezzettini sul Nord Italia – come avrebbero dovuto piovere i missili a medio raggio se ci fosse stata la guerra tra i due blocchi – uno dei simboli che annuncia la specularità di ciò che è avvenuto 20 anni fa con ciò che avverrà presumibilmente nei prossimi mesi, non si sa con quale tempistica, non si sa con quale successione di avvenimenti.
Quindi, la definitiva caduta di UARS, del vecchio mondo, e la nascita del nuovo mondo, assolutamente multipolare e new age, guidato da un governo centrale mondiale, dove non ci sarà più nessuna nazione ad accumulare così tanto potere in modo da dominare e soggiogare le altre, come disse il mondialista canadese Maurice Strong, lo stesso che si mostrò speranzoso in una demolizione controllata della civiltà industriale per preparare il nuovo ordine.
Lo sappiamo che prima o poi, quell’impero americano che tanto ha influito sulle nostre vite quotidiane, giorno dopo giorno, ci dovrà lasciare, probabilmente nel modo preferito dalle forze che guidano gli avvenimenti storici, ovvero il CROLLO pirotecnico e simbolico, con tanto di pioggia di frammenti sulle nostre teste, magari invisibili.
Lo sappiamo, e ci sembra finora esistente solo nella nostra immaginazione fantapolitica. Certo, a volte in passato mi sono anche immaginato come sarebbe stato il mondo del fumetto italiano senza Sergio Bonelli, vedevo questa possibilità come fantascienza, e adesso scopro che è mancato davvero! Tra l’altro, Sergio Bonelli è legato personalmente ad alcune coincidenze della mia vita, l’una avvenuta, guarda caso, proprio 20 anni fa esatti (quando ho iniziato a leggere i fumetti bonelliani, come Dylan Dog). Aprofitto di questo articolino per fargli un ultimo saluto, anche se era il grande vecchio alla guida di una casa editrice che ha esaurito qualsiasi parvenza di novità, come tutte le altre case editrici, del resto.
Ciao Sergio!
UARS





John D. Rockefeller e William S. Borroughs

25 09 2011

John D. Rockefeller_William S. Borroughs

Il magnate USA John D. Rockefeller e lo scrittore USA William S. Borroughs.




Fantasia

20 09 2011


Vi è una strana canzone del gruppo italiano Matia Bazar risalente al 1982, un singolo 45 giri tratto dall’album “Parigi, Berlino, Londra”, che sembra parlare di una specie di “ora X”, o addirittura di un qualcosa il quale si potrebbe interpretare come “fine del mondo, del tempo, o della storia.”
Sono notevoli anche i singolari oggettini bianchi tenuti in mano dai componenti del gruppo, elementi che richiamano il mondo dell’esoterismo, come la MERKABA mostrata dalla cantante Antonella Ruggiero in primo piano.


Poi, a sinistra vediamo un busto di manichino che ricorda la pittura metafisica di Giorgio De Chirico, in fondo c’è un ANELLO DI MOEBIUS, figura geometrica non euclidea. Ma è il componente del gruppo alla sinistra della Ruggiero che attira di più il nostro interesse, dal momento che offre al nostro sguardo nientemeno che la RAPPRESENTAZIONE GRAFICA DELLA SUCCESSIONE NUMERICA DI FIBONACCI (in relazione col rapporto P GRECO) sottoforma del calco della conchiglia di un Nautilus, un mollusco particolare.


Come sappiamo, la sequenza di Fibonacci è LA costante matematica dell’universo, in tutte le sue scale dimensionali, e ne abbiamo parlato diverse volte proprio in relazione al TEMPO. Seguendo la linea di alcuni scienziati di frontiera russi come Smelijakov, il modello del tempo come linea retta indefinita o infinita, dal passato al futuro senza subire variazioni, è da rivedere. Dal momento che in natura non esiste il concetto di “linea dritta” (è un costrutto geometrico astratto, figlio della mente umana), ma ogni “linea” è una curva, o ciclo, di espansione-implosione, anche il tempo si comporterebbe allo stesso modo. E, visto il suo stretto legame con lo spazio, parteciperebbe alla creazione materiale della realtà. Il punto di origine da cui si diparte la spirale si potrebbe pensare posizionato “alla fine del tempo”, ma paradossalmente anche al suo inizio, dal momento che si tratta di un punto di origine. Cosicchè la cosiddetta “fine del mondo” verrebbe vista come una specie di “generatore della storia”, una MATRICE, un punto da cui si misura tutto il resto della storia, come la barra campione del METRO – con cui si misura la lunghezza della terra – conservata a Sévres, presso Parigi (guarda caso citata nella canzone).

E’ da rimarcare che persino nel videoclip si sono premurati di far comparire i vari oggetti!

Una stanza, una casa, una città
Strade vuote e ombre nell’oscurità.
A Berlino soldati stanchi e d’ogni età
Sopra i muri con le donne che gli stanno vicino
Fantasia che tra poco tutto finirà
A Parigi, Londra e in tutte quante le città.

Era un venerdì notti di silenzi e di luna piena
Quanta tensione c’era giù in città
e quanta in quella stanza.

Sulla Senna un barcone solitario va
Champagne a fiumi, munizioni e gente che non sa.
A Parigi tra lampioni spenti la complicità
Sigarette e voci per un’ora di felicità.
Fantasia che tra poco tutto finirà
A Berlino, Londra e in tutte queste città.

Era un venerdì, notti di silenzi e di luna piena
Quanta tensione c’era giù in città
Quanta tensione c’era…

Hei! Rintocchi di campane mute ormai
Radio Londra un messaggio nel Tamigi un’onda.
Lord e Lady un altro whisky cambierà
Ma nei pubs questi inglesi no non stanno più in piedi.
Fantasia che tra poco tutto finirà
A Berlino, a Parigi e in tutte quante le città.

Era un venerdì notte di silenzi e di luna piena
Quanta tensione c’era giù in città.





L’impossibile vittoria di Ron Paul alle presidenziali del 2012

10 09 2011
Il prossimo anno ci saranno le elezioni presidenziali americane. I repubblicani stanno già scaldando i motori per le primarie, e sulla stampa mainstream vanno forti i nomi di Mitt Romney, Michelle Bachmann e soprattutto l’outsider Rick Perry; anzi, si dice allegramente che la sua popolarità nei sondaggi superi quella dell’attuale presidente Obama, e magari potrebbe avere anche la meglio su di lui in un eventuale testa a testa elettorale.
Personalmente, io non credo per nulla che una faccia da soap opera come quella di Perry o di Romney possa essere quella dell’inquilino della Casa Bianca a partire dal 2013.
Anche se, per adesso, pochi scommettono davvero su di lui, sono persuaso che RON PAUL ce la farà a diventare presidente degli Stati Uniti.
Questo repubblicano di 76 anni, ex medico ginecologo, costituzionalista convintissimo, contrario ai maneggi dei banchieri creditori del nulla che invadono il pianeta di “pagherò”, liberalista viscerale, contrario all’aborto, al Patriot Act, alla tassa sul reddito IRS, e al mantenimento ad libitum dell’Impero a stelle e strisce con 300 basi militari nel mondo da sostenere, Ron Paul sarà – con ottime probabilità – il 45°presidente. Soprattutto se la situazione si deteriora ulteriormente, il che è molto facile. Ma è il suo VOLTO a parlare. Un volto che sa di possibilità che si può davvero concretizzare, che forse è stata preparata per concretizzarsi, in particolar modo se si intrufolasse qualche elemento anomalo catalizzatore, qualche CIGNO NERO, come lo chiama Teleb Nassim.
Al di là di tutto, vi invito a prendere con le molle ciò che scrivo, vi ricordo che i miei articoli sono soprattutto esercizi creativi, non voglio fare concorrenza al grosso dell’informazione alternativa sui blog, persone che svolgono degnamente il proprio lavoro di ricerca e cronaca, nonostante alcuni scivoloni ed esagerazioni.
Ancora più di Obama, Ron Paul è connesso a una Nuova Organizzazione Internazionale che si sta battendo dietro le quinte per smantellare il vecchio sistema e portare a un Nuovo Ordine Mondiale, procedendo a una specie di DEMOLIZIONE CONTROLLATA. Prima di tutto degli Stati Uniti, ovvero di ciò che sono gli Stati Uniti per il mondo, cioè il loro impero di 300 basi militari e passa. Due tra gli organi di informazione di questa Nuova Elite (un club globalista trasnazionale, come il vecchio) sono RussiaToday e PrisonPlanet, mentre quelli che fanno propaganda alle azioni della vecchia èlite li conosciamo bene (Cnn, Bbc, Fox, Al Jazeera…). Il giornalista canadese Benjamin Fulford è solito chiamare il vecchio gruppo di potere “Una Cabala criminale che sta dietro le decisioni di Washington, e si muove attraverso il Pentagono.” Due nomi che si possono ricondurre a questa Cabala sono Henry Kissinger e Zbgniew Brzezinskj, il loro massimo portavoce nell’attuale amministrazione è Hillary Clinton, e il loro aspetto più esplicitamente violento ed estremista è incarnato dai neoconservatori, parecchio attivi all’epoca dell’amministrazione Bush. Vi sono di certo molte sfumature, le carte in tavola non sono certo così nitide, in particolar modo il ruolo dell’ONU (e i suoi annessi) cambia di importanza a seconda dei personaggi coinvolti, ruolo centrale per alcuni – lo è per l’attuale amministrazione – e non per altri, e Ron Paul è uno di questi, come buona parte dei repubblicani.
Tenendo presente le ricorsività della storia, ovvero gli allungamenti, stiracchiamenti, accartocciamenti del grafico del tempo (riguardante eventi nella dimensione frattale dall’infinito piccolo all’infinito grande, che possono andare da situazioni della vita quotidiana del singolo alle più grandi dinamiche dell’umanità), che manifestano avvenimenti storici i quali poi hanno la tendenza a ripresentarsi più volte in vesti differenti, ho notato che – nel recente passato, durante gli ultimi 30 anni – a diversi “leader mondiali della crisi” sono succeduti “leader mondiali della risoluzione della crisi”, e sempre in seguito a una catarsi particolarmente drammatica. Nel caso del 39°presidente USA Jimmy Carter, il quale ha traghettato gli statesin un momento orrendo tra gli anni settanta e gli ottanta, fu il fallito raid per la liberazione degli ostaggi nell’ambasciata iraniana a Teheran, la goccia che fece traboccare il vaso per la sua fallimentare presidenza, e portò l’anno successivo il repubblicano Ronald Reagan a divenire 40°presidente USA ed essere portatore di una nuova rotta per l’economia americana e mondiale (la crescita liberista a credito supportata dall’alta finanza). Nel caso dell’ottavo e ultimo segretario del PCUS e presidente dell’URSS Mickail S. Gorbaciov, fu il tracollo di un suo progetto per tentare di risolvere lo stato disastroso dell’impero sovietico, ovvero una nuova unione socialdemocratica con le repubbliche ex sovietiche diventate sovrane (dovuto a un colpo di stato “preventivo” della vecchia guardia soprattutto nel KGB) a determinare la sua sconfitta e la vittoria del presidente della Russia Boris Eltsin, lo smantellatore definitivo dell’URSS, l’alfiere del liberismo all’occidentale, importato grazie a una democrazia basata sul potere autoritario. Anche qui, un NUOVO CORSO. Il rinnovamento dopo la crisi.

Nel caso di Obama, il fatto che sia un presidente piuttosto sfiduciato, il quale ha deluso una grandissima parte del popolo che lo ha eletto, è di certo ben visibile. Il suo benestare alle continue iniezioni di soldi pubblici per salvare i gruppi finanziari “troppo grandi per fallire”, i dubbi e le ombre sul funzionamento dei progetti di assistenza sanitaria statale promossi dal suo governo, le guerre che procedono e si estendono con l’aggravante di nuove partecipazioni militari, l’impossibilità di quadrare i tetti del debito con la crescita e la disoccupazione, mostrano mister Soetorocome qualcuno che ben difficilmente sarà eletto il prossimo anno.Se succedesse un qualche tipo di “catarsi drammatica”, come abbiamo accennato poco fa, molto probabilmente riguardante la finanza, ma anche qualche ulteriore azione militare azzardata e pericolosa da parte della vecchia élite globalista ormai messa alle strette, la situazione potrebbe precipitare con molta velocità, e allora gli argomenti “antisistema” di Ron Paul diventerebbero più popolari che mai surclassando di gran lunga i discorsi triti delle due “facce da Beautiful” Perry e Romney, e una sua vittoria alla convention repubblicana e poi magari addirittura alle presidenziali, potrebbe diventare possibile quando fino a qualche mese prima appariva pura utopia, almeno a leggere i giornali di cartaccia e non solo.

I circoli che premono da dietro le quinte per una “Nuova architettura finanziaria internazionale” che faccia diventare il dollaro attuale buono per la numismatica, e ridimensioni fortemente l’impero militare anglo-USA-israeliano tuttora dominante, stanno agendo per rivoltare i tavoli del mondo nel momento in cui le condizioni diverrano buone per farlo, smantellando il giogo decennale di Wall Street e della City, contribuendo a mettere la parola FINE alla realtà che stiamo tuttora vivendo, basata sull’intreccio tra sistema monetario a corso forzoso non ancorato a nessuna base reale ma a valori di volta in volta stabiliti per accordi a porte chiuse, un modello di crescita industriale infinita – supportata dal marketing pubblicitario totalitario – per far quadrare il rapporto debito/P.I.L. con l’aggravante del prevalente utilizzo di energia inquinante di tipo non rinnovabile, e sempre più costosa.

Ritengo che Ron Paul sia una delle espressioni di questo nuovo andazzo, per adesso ancora in sordina. Non facciamoci fregare dalla sua aria old style, dal suo essere costituzionalista conservatore e isolazionista. Un governo globale e una moneta unica per tutto il globo si concilierebbero molto bene con degli Stati Uniti ridimensionati e assai meno “hollywoodiani” di prima, guidati da un settantasettenne di certo non rockstar come Obama. Non dimentichiamo che il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale prevede lo smantellamento della potenza economico-militare degli USA per trasferirla a un governo centrale (evoluzione dell’ONU) per il quale il territorio degli Stati Uniti può benissimo tornare a essere ciò che era “nello spirito del 1776” – l’anno della dichiarazione d’indipendenza delle colonie dalla madrepatria inglese – quindi governato localmente più o meno allo stesso modo, senza più alcun pretesa di autoritarismo sulle altre nazioni e del tutto sgravato delle sue colonie militari, le quali verranno assorbite e in qualche modo riconvertite-trasformate nel NUOVO CORSO del NWO. Se poi questo NWO sarà una dittatura planetaria basata sul controllo del denaro elettronico e il controllo della popolazione ridotta di numero, o la manifestazione della PARUSIA, del cambio dimensionale o del nostro ingresso nella civiltà galattica, siamo qui per vederlo, prossimamente.

Tra l’altro, è curioso pensare che nel 2008 Obama ebbe come sfidante il settantatreenne John McCain il quale aveva come vice una donna, Sarah Palin. Potrebbe crearsi una simmetria, una specularità mica male se tra un anno, nel 2012, lo stesso Obama si ritrovasse di nuovo ad avere un vecchio come sfidante: il settantasettenne Ron Paul, il quale magari potrebbe avere come vice una donna, Michelle Bachmann. Questa volta però le cose si potrebbero mettere peggio per il mezzosangue.
Certo, peggio ma, in fondo – vedendo le cose da un’altra angolazione – non potrebbe trattarsi di una specie di “staffetta” verso un nuovo assetto degli USA e del mondo, anno dopo anno, verso un obiettivo da raggiungere? Il TEMPO di Soetoro era CHANGE, quello di Paul è ancora di più, un livello ulteriore, è REVOLUTION!






Jazz 33 giri

3 09 2011

Vi presento un ulteriore segnale di come la realtà consueta in cui viviamo stia decisamente ristagnando e non produca più novità nel livello solito di percezione e CONOSCENZE STANDARD E UFFICIALI. Cosicchè vengono riciclate cose già note. Certo, paradossalmente questo in un momento di apparente "accelerazione degli avvenimenti", ma si tratta comunque di eventi già codificati dalla storia, e non davvero nuovi, già assimilati dal subconscio collettivo, pensiamo solo alla (risaputa) guerra in Libia o ai tanti "nuovi 1929" che sono avvenuti e avverranno o alla "Primavera araba" con i suoi risaputi riferimenti al 1968. Insomma, ad ogni modo, il cosiddetto PROGRESSO DELLA CIVILTA' INDUSTRIALE che ci ha tenuti svegli per due-tre secoli si è bloccato, inceppato. E' uno straniamento totale vedere i dischi di vinile 33 giri di nuovo in vendita in una collana DeAgostini, con tanto di pubblicità alla radio e alla TV. E leggete in questo comunicato ufficiale come la DeAgostini si sforzi di far sembrare tutto questo una "novità" (novità editoriale unica sul mercato per qualità e prezzo, dedicata a collezionisti e appassionati di musica; rispetto alla fredda riproduzione digitale il suono meccanico e analogico del disco in vinile conserva intatto il fascino e il calore della resa sonora delle esibizioni originali; rispetto ai vinili standard da 120 grammi De Agostini ha scelto infatti di puntare su una maggiore resa sonora proponendo una grammatura da 180 grammi ad un costo altamente competitivo.) Sconvolgente.