Sync to the Top: L.A. Coincidental

17 08 2019
Ciao ciao. Mi fa piacere che abbiate scelto di prendervi una sosta qui, vedendo quanto le cose siano state placide da queste parti durante l’estate. Ho avuto da fare e non posso essere aiutato da nessuno nel blog ma ora siamo tutti qui e questa è la cosa che conta.
 
Così, prendetevi una sedia a sdraio da spiaggia, versatevi una bella bibita fresca e mettetevi ad assistere a questa mia ultima fucilata di nonsense e castronerie.
 
[…]
 
Il modo in cui andranno le cose in questo paese vedrà alcune centinaia di milioni di persone diventare così tremendamente cospirazioniste da far apparire Alex Jones e Louise Mensch come le voci della ragione e della moderazione. Twitter è già così, a tal punto che passo il mio tempo a ri-twittare solo immagini di gattini, cagnolini e cose simili.

Vedete, immagino che ormai abbiamo troppi tipi che sparano nei centri commerciali degli USA oggi così come sono. Forse video virali di salvataggi commoventi di cuccioli e di piccoli elefanti renderanno l’atmosfera meno rovente, facendo rientrare la gente in sè.

[…]

Qualche settimana fa mi trovavo a Los Angeles ed è stato per me uno spasso vedere l’ultima opera di Quentin Tarantino, Once Upon a Time in Hollywood, anche se, a dire il vero, l’opera avrebbe potuto essere dimagrito di un’ora buona senza che il pubblico ne soffrisse.
 
Nel caso abbiate vissuto dentro un bosco quest’estate — o abbiate saggiamente evitato internet — “Once” è incentrato su una star tv sul viale del tramonto e la sua controfigura stuntman, i quali provano a sopravvivere al cambiamento di paesaggio culturale.
 
Voci di corridoio dicono che il personaggio di Leonardo Di Caprio è vagamente (o non così vagamente) basato su Burt Reynolds e il personaggio di Brad Pitt è basato su Hal Needham, per anni sua controfigura stuntman
 
La Manson Family gioca un ruolo importante nella storia, così come probabilmente sapete. Una manciata di attrici ben conosciute si fondono abbastanza bene nei loro ruoli alla Charlie’s angels (o Charlie’s Nine Angles),  così come fa il tipo che impersona Tex Watson. Non ne sono così altrettanto sicuro sul tipo che interpreta Manson ma nessun problema; Margot Robbie non sarebbe stata certo la mia prima scelta per Sharon Tate, ma se la cava comunque piuttosto bene.
 
Il film non vuole essere un biopic o una lezione di storia, è un’elegia per un’ America assassinata e un epitaffio per il maschio alfa. Non tanto il personaggio di Di Caprio– un po’ emo a dire il vero– ma il personaggio di Pitt, eroe di guerra il quale vorrebbe farla finita con la sua arpia di moglie, e si limita a pigliare tutto ciò che gli arriva nel suo laconico, buon passo falcato. Direi che il suo genus particolare sia oggi in via di estinzione, in special modo nel sud della California.
 
Ma orde di Millennials in manbuns, jeans da ragazza barbe da ZZ top sono ancora in giro.

Come ci si potrebbe aspettare da un’opera tarantiniana, Once è affollato fino alle travi del soffitto con ogni tipo di micro-riferimento vintage, culturalità effimere, tributi, inside joke e uova di Pasqua con sopresa. C’è una scena interessante in cui Bruce Lee parla della lotta con Cassius Clay (aka Muhammad Ali) la quale ha spinto a domandarmi se Quentin non abbia per caso visto lo stesso”kung fail” tipo di video di You Tube da me visti recentemente.

E anche se potrebbe facilmente essere tagliato di un’ora buona, è decisamente il mio film preferito di Quentin dai tempi di Jackie Brown (il quale resta il mio preferito, vedendo quanto sia un grande fan di Elmore Leonard che da bambino amava i film di Blaxpoitation).

Il problema è che ormai odio andare al cinema. Odio il prezzo dei biglietti, odio gli sguardi imbambolati così come i popcorn stantii e più che decisamente odio gli orridi trailers a cui siamo sottoposti, che fanno vomitare gli occhi. L’intera esperienza è solo una seccatura, e non sembra proprio più un viaggio verso un ultraterreno tempio dei sogni così com’era un tempo.

E dal momento che questa qui oggi è l’America del 2019, qualche stronzo ha azionato l’allarme anti-incendio facendo fuggire tutti nel parcheggio, a domandarsi se qualche cazzone armato di AR15 avesse aperto il fuoco durante la proiezione di Toy Story 4 o similari.

Ma se avete bisogno di domandarmi esattamente quando qualche pirla ha premuto l’allarme, poiché i tempi erano piuttosto… non fatemi dire di più.

Gli allarmi iniziano a suonare quando il personaggio di Leonardo DeCaprio incontra questo giovanissimo prodigio attoriale, chiamato Trudy. Immagino che dovesse essere un’impersonificazione di Jodie Foster, data la timeline del film. 
 
E’ una scena tenera, in cui la piccola Trudy conforta l’attore più anziano mentre egli affonda nella triste realtà del suo status. […]
 
Sono sicuro che avete già indovinato…
….è la Fraser! il personaggio [del personaggio] di Trudy è infatti Maribel, il diminutivo di Mary Elizabeth.
 
E quindi, certo. “Elizabeth Fraser,” in sostanza.
 
Gli allarmi hanno iniziato a partire quando incontriamo Elizabeth Fraser.
 
E il personaggio [del personaggio] di Di Caprio è DeCoteau. Scommetterei soldi, non quelli del Monopoli, che è il cognome da dove “Cocteau” è originariamente derivato.
 
Quindi “Elizabeth Fraser” e “Cocteau.” 
 
Ho parlato degli allarmi che suonano, vero? IRL? 
 
OK.

E Brad Pitt (la controfigura) interpreta il doppio di DeCoteau. O, se preferite, il suo gemello.

Oltretutto, così come abbiamo saputo un anno fa, il primo ruolo importante da protagonista di Burt Reynolds  fu in Riverboat (“Avventure lungo il fiume”, e interpretava…Ben Frazer. 

E oltretutto Reynolds morì lo stesso giorno della leggendaria attrice britannica Liz Fraser. 

E “Trudy Fraser” è apparentemente basata su Jody Foster, la quale…voi sapete.

Ebbene si. 

Ve l’ho detto. Non andate ora in giro dicendo che non ve l’ho detto, perché l’ho fatto.

LO SCINTILLIO VENUTO DALLO SPAZIO

Sulla falsariga di Annihilation dell’anno passato, è in arrivo un adattamento de Il colore venuto dallo spazio, e non vedo l’ora di vederlo. C’è Nicholas Cage ed è diretto dalla leggenda cult Richard Stanley, il quale sono pronto a scommettere abbia qualche 4AD album nella sua collezione. Non so ancora se vi comparirà Asenath Waite.

Forse lo farà Elspeth Wade.

Ad ogni modo, ricordate quando qualche tempo fa vi ho detto che Annihilation è in sostanza basato su un virus alieno che piomba sulla Terra trasformando il mondo in un video dei Cocteau Twins?

E avete scosso le teste dicendo, “Peccato, Knowles era così interessante prima che non riuscisse più a togliersi quel chiodo fisso dalla testa!”

Puro vangelo che ciò è vero. Ma c’è anche questo…

La parte del film girata in quel posto umido somiglia alle paludi della Lousiana o Mississipi, è in realtà girata vicino Londra, nel Windsor Great Park.
 
…quando entrano i cinque folletti armati, gli esterni non sono stati realmente girati nei luoghi melmosi della Florida…
….ma nella STESSA ESATTA FOTTUTA AMBIENTAZIONE degli esterni per “Pearly Dewdrops’ Drop” videoclip filmato 33 anni prima, nello stesso Windsor Great Park.
 
Cioè…andiamo. 
Basta ciò per dire che il loro incontro con lo scintillio alieno intelligente assomiglia molto, moltissimo a un video dei Cocteau Twins. C’è anche coinvolto un gemello.
Così, in altre parole, quando feci la incosciente, senza basi, dissennata osservazione che Annihilation è in realtà su un virus dello spazio che trasforma il mondo in un video dei Cocteau Twins, AVEVO LETTERALMENTE RAGIONE. Ciò è in sostanza ciò che vedrete.
 
Guardate, uno di questi giorni mi dedicherò proprio a questa storia qui, sapete? E vi dispiacerà assai.
Sapevate che le supernove possono aver guidato l’evoluzione della vita sulla Terra? — Un legame tra perle e anime.
Così, adesso cosa ne pensate a proposito della mia incosciente, senza basi, speculazione da pirla che “Pearly Dewdrops’ Drop” riguarda realmente i raggi cosmici e/o particelle da una supernova che cambia il DNA umano seppur in modo meno drammatico rispetto a come vediamo in Annihilation?
 
Prima di rispondere, ricordate ancora a chi molto spesso l’aggettivo “luccicante” molto spesso si riferiva. Cercate se non lo ricordate.
 
Inoltre, sapete, gli occhi.
 
Inoltre, Alex Garland.
 
Inoltre, Bentwaters.

Ricordate: “The Secret Sun” ha sempre ragione. Soprattutto quando ha torto.

ALLA LUCE DEL LAGO D’ARGENTO

Un film che m’è piaciuto anche più di Once Upon a Time in Hollywood è Under the Silver Lake, con Andrew Garfield. In qualche modo posso dire che si tratta di un compagno del film di Tarantino, in un modo molto strano. Lo scrittore-regista il cui nome sono troppo stanco al momento per cercarlo, stava definitivamente viaggiando sulla frequenza dei noir di Hollywood degli anni sessanta, e lo fa col piglio assolutamente brillante di…qualcuno il cui nome non riesco a rintracciarlo nella scheda di IMDB. 

Ogni modo, ha una soundtrack grandiosa e m’ha fatto sentire così come se stessi guardando una produzione di Quinn Martin, quando ognuno era vestito alla grande con elegantissimi tagli di capelli guidando automobili sfolgoranti. Come in The Invaders. 

Prima che gli anni settanta arrivassero e tutti cominciassero invece a somigliare a squallidi stronzi sempre diretti verso qualche party fondamentale.

Under the Silver Lake non è un film da poter esattamente descrivere, ma è un film che penso adatto a tutti quelli che seguono questo blog. Più di una volta mi ha ricordato qualcosa che David Lynch potrebbe fare se fosse più giovane, arrapato ed esperto di pop. Ha almeno una caratteristica di cui i lynchies saranno contenti ed è pieno fino all’orlo di cifre, sigilli e simboli, per non menzionare alcune starlette scarsamente vestite che faranno la gioia degli occhi.

Inoltre, acqua, nuotate e linguaggi segreti. 

Non so se qualcuno ha visto Die, Mommy Die!, ma in un certo senso m’ha ricordato anche questo. E inoltre, Ritual of Evil. Non chiedetemi perché.

Vorrei entrare di più nella simbologia, ma non voglio spoilerare nulla. Oltretutto, simboli e codici, società segrete e tutto il resto non sono più romanzi e cose misteriose, sono ovunque questi giorni. Sono la nuova normalità. 

A questo punto, vostra nonna è probabilmente un’esperta nell’individuare sigilli. Magari meglio di me.

https://secretsun.blogspot.com/2019/08/sync-to-top-la-coincidental.html

Annunci




Hole in the wall: passi, scritte sui muri e sparatorie da Dalton a Dayton

9 08 2019

Vedere anche:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/07/29/cera-una-volta-a-hollywood-detta-anche-holy-wood-o-hollywoodland/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/07/30/1969-la-famiglia-manson-di-tarantino-figli-dei-fiori-figli-di-attori-attori-bambini-e-cubi/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/03/27/mie-impressioni-sulla-leggenda-della-morte-di-paul-mccartney-nel-1966/

L’attuale Hole-in-the-Wall (“buco nel muro”) è un passo situato nelle Montagne di Big Horn nella Contea di Johnson, nel Wyoming settentrionale, passo reso famoso dalla storia criminale, nelle tradizioni e nei film del far west. Quel posto venne utilizzato alla fine del XIX secolo dal gruppo “Hole in the Wall”, un gruppo di ladri di bestiame e altri fuorilegge come il  Wild Bunch (“mucchio selvaggio”) di Butch Cassidy (al secolo Robert Leroy Parker), Sundance Kid (al secolo Harry A Longabaugh) e numerosi altri […] insieme a diverse bande di fuorilegge del vecchio west meno conosciute. Viene pure detto che Jesse James abbia visitato Hole-in-the-Wall. Anche i tredici fratelli Dalton Brothers  facevano parte della ciurma. Pure un fratello di Dalton, William M. “Bill” Dalton, ebbe una carriera da fuorilegge, e cavalcò con il “mucchio selvaggio”. Le bande dei Dalton Brothers furono imparentate  con i fratelli Younger, compari di Jesse James.Le azioni dei Dalton erano indipendenti da quelle delle bande James-Younger.

Quei fuorilegge e quei disperati degli anni 1880-1890 si incontrarono in una capanna di legno presso Hole-in-the-Wall ora conservata presso il museo Old Trail Town di Cody nel Wyoming. La capanna fu costruita nel 1883 da Alexander Ghent.

Nell’attuale Dayton, Ohio,  Hole in the Wall si trova accanto al “Ned Peppers Bar”, il luogo della morte del fucilatore il quale aveva appena ucciso nove persone nelle strade circostanti il “Ned Peppers Bar” e Hole in the Wall.
(Curiosamente, nel regno delle sincro, in Once Upon A Time In Hollywood Leonardo Di Caprio interpreta un personaggio chiamato “Rick Dalton”. Inoltre, a Dalton nell’Ohio, è situato l’ostello di Christopher Kirkpatrick, uno dei membri fondatori di NSYNC. Un posto in Georgia viene chiamato “Mike’s Hole in the Wall”. L’ Hole-in-the-Wall era un salone popolare e ritrovo sotterraneo in quello che oggi è il South Street Seaport di Manhattan, New York, durante i primi anni della metà del XIX secolo.)

Il nome “Ned Pepper” si basa sull’omonimo personaggio interpretato da Robert Duvall nel film del 1969, “Il grinta”, con John Wayne e Kim Darby. “Lucky” Ned Pepper è il capo di una banda di fuorilegge bloccati in un posto tipo Hole in the Wall nel Territorio indiano (l’odierna Oklahoma). Pepper viene ucciso da un giovane Texas Ranger, La Boeuf, usando un fucile Sharps. (Nel remake del 2010 di “Il grinta”, Ned Pepper è interpretato da Barry Pepper.)

 
Coincidentalmente, “El Paso”, il nome del luogo in Texas teatro di altre importanti sparatorie di massa di questa settimana, in spagnolo significa letteralmente il passo “.

 

+++
 
 
 
È stata una settimana di caos accompagnata da un’ondata di emozioni confuse. Alcune celebrities hanno mostrato di essere andate in tilt a seguito delle sparatorie.
 

Joe Biden, 76 anni, vicepresidente dell’ex presidente Barack Obama e attuale candidato presidenziale democratico, domenica sera mentre si rivolgeva agli assistenti di una raccolta fondi in California, si riferiva alla sparatoria di massa come “i tragici eventi di Houston oggi e nel Michigan il giorno prima.”

Durante un discorso di lunedì 5 agosto, il presidente Donald Trump, 73 anni, ha fatto le condoglianze per le vittime “di Toledo”, mescolando i due differenti luoghi delle sparatore.

 
“Possa Dio benedire il ricordo di coloro che sono morti a Toledo”, ha detto il presidente verso la fine del suo discorso. “Possa Dio proteggerli.”

 

 
 
 
La gente sembrava disposta a dare un passaggio a entrambi, sebbene le famiglie delle vittime e i residenti di Dayton non fossero così indulgenti.

L’astrofisico e autore Neil deGrasse Tyson ha deciso di rispondere con un “tweet” a questo momento di tragedia nazionale affermando “Spesso le nostre emozioni sono più sensibili allo spettacolo che ai dati”.Perdiamo più persone a causa di errori medici, influenza, suicidio e incidenti automobilistici che a causa di sparatorie”. La sua affermazione è sembrata  insensibile. Ci sono stati altri commenti che hanno urtato.

 
In mezzo a tutto ciò, si è dovuto fare i conti con quegli eventi e cercare di inserirli nel contesto.
 
Ad esempio, leggete ” Holy Toledo! ” di Andrew W. Griffin.
 
 
 
Una candela posta assieme ad altri oggetti assieme all’improvvisato memoriale fuori dall’ “Hole in the Wall Bar”.

Zak Bagans (angolo in alto a sinistra), l’investigatore principale di Ghost Adventures , il 25 luglio ha acquistato la casa collegata agli omicidi della Manson family. Bagans ha ottenuto la residenza di Waverly Ave la quale era di proprietà di Leno e Rosemary LaBianca, le vittime della famiglia Manson del 10 agosto 1969.

L’uomo che guidava con il massacratore di Dayton e la sorella prima del massacro era il suo migliore amico – a cui Connor Betts ha poi sparato. La migliore speranza dei suoi poliziotti per trovare una motivazione per l’omicidio di massa.
Aggiornamento : il tiratore era Connor Betts, 24. Ucciso dalla polizia. Sua sorella era Megan Betts, 22 anni. Anche lei uccisa e, attraverso gli spari, è stato ferito il compagno di guida.
 
+++
 
Ho avuto il permesso di presentare, nella sua interezza, i seguenti commenti di una certa “Anita Ladaprarez”.
 
Prendetevi un momento per leggere  e cogliere un altro punto di vista degli eventi:
 

Questa è una foto [nella parte superiore] della parte anteriore del bar della scena della sparatoria di Dayton. Apparentemente si vedono due bar, con indirizzi leggermente diversi. Uno è il “Ned Peppers”, che ora sembra essere frequentato da neri. Ho raccolto ciò da discussioni  da qualche parte, dove c’era anche un commento su come una conseguenza fosse che meno bianchi stavano andando lì. Per inciso, mi chiedevo se Betts (supponendolo come l’unico e solo sparatore) non avesse preso di mira sua sorella a causa della razza del suo ragazzo, che avevo letto era presente, e che aveva sparato o ucciso.

L’altro bar si chiama Hole in the Wall, che è difficile non considerarlo un posto divertente in cui si praticano giochi di magia nera. Questa è certamente una caratteristica dei luoghi di alcuni di questi eventi, ed è ciò che stavo dicendo quando è avvenuta la sparatoria quasi certamente fraudolenta al bar. Quell’evento sembrava implicare problemi più grandi nello zeitgeist politico americano, oltre a coincidere con gli incendi di Paradise (comando e controllo, gioco di prestigio, errata direzione?) … e mi chiedevo se avrebbe potuto essere una sorta di indicazione in “twilight language” (linguaggio del crepuscolo) di eventi futuri lungo il confine meridionale USA. L’ho detto allora o l’ho scritto. Questa forma di linguaggio operativo, memetico e di segnaletica segna e sfrutta simboli tariffari comuni e simili. Sento che tutto questo è il genere di cose che Ole Dammegard sta affrontando nel suo lavoro. Questo potrebbe essere il motivo per cui le corporation con una risonanza psicologica così ovvia e dominante vengono utilizzate costantemente: Wal-Mart / Starbucks / Nike / NFL. C’è anche la legittima domanda che Wal-Mart svolga un ruolo aggiuntivo nello stato, in termini di centri di tipo FEMA durante le catastrofi, ecc. Lungo queste direttive, la questione delle esercitazioni deve sempre essere intrattenuta.

Ma sto scrivendo questo solo per l’esercizio ozioso di scendere nei particolari e di pensare a dettagli che potreste descrivere come twilight language, cioè “linguistica crepuscolare”, e firme occulte. Numeri ripetuti, numeri aventi un significato stabilito, date di calendario, memi ovvi come quelle vecchie foto di “pile di scarpe commemorative” evocanti l’Olocausto, visivamente molto efficaci. (Considerate che l’Olocausto è senza dubbio un esempio di “cosa succede quando i governi / gli stati sono paralizzati dall’inerzia …”) E suggerirei che la preminenza data nella copertura sulla scena al ristorante Hooters vicino alla scena del “massacro di Wal -Mart” (descritta dai media ora unanimamente come “13 ore di terrore”) è probabilmente significativa, soprattutto considerando che a un certo punto il ristorante Hooters è stato recentemente rinominato. Il loro gufo nell’insegna ora è molto riconoscibile, un po ‘più simile a un logo che all’icona-segno originale, se volete. Assomiglia in realtà a qualunque tipo di gufo preso a modello dal “Bohemian Club”.

0 nEEy5wLCxUydhPFX

Ad ogni modo, mi sembra che la morte della fanciulla Kennedy sia servita come augurio o inaugurazione per questi eventi terribili. Il numero principale della sua morte, 22, fa eco all’età di 22 anni della sorella uccisa di Conor Betts. Risuonano ulteriormente l’uno con l’altro in quanto entrambi sono la Family: Betts è la sorella del presunto assassino, e la Kennedy può solo identificarsi nelle menti degli americani come “family”. Famiglia dei principi massacrati e regalità di Camelot. Mi ripeterò dicendo che avevo già considerato l’insolita morte della Kennedy, così come l’incendio di villa Boleskine appartenuta ad Aleister Crowley, come fenomeni oscuri e multi-contestuali. Ciò è accaduto prima che notassi che una delle uniche due macchine della squadra mostrate nelle riprese aeree di maggiore copertura di fronte alla scena dopo la morte del presidente Kennedy, fu un’auto con la scritta E237.

Nelle tre foto sopra veicoli delle forze dell’ordine nel complesso Kennedy dopo la morte della nipote di RFK.
 

L’attuale bilancio delle vittime per El Paso è di 22.

Si suppone che El Paso sia stata la duecentocinquantesima città colpita da una “sparatoria di massa”. Il giorno successivo a Dayton, si dice che il massacratore abbia tirato 250 colpi quando ha attaccato nel “distretto dell’Oregon”.

L’indirizzo del bar Ned Peppers è 419 E. Quinto. Il proprietario del bar, cognome Schaefer, era soprannominato “cowboy” ed è morto il 19 aprile, solo pochi mesi fa, all’età di 60 anni. Per una drastica coincidenza memetica, la facciata di Hole in the Wall, anch’essa di proprietà di Schaefer, è stata colpita da diversi proiettili. “Cowboy”, il proprietario, amava indossare un cappello bianco. Alcuni ricercatori hanno a lungo sostenuto che una guerra segreta crepuscolare tra “cappelli bianchi e cappelli neri” viene condotta lungo linee generazionali, o “cowboy e gli indiani”. So che c’è una furba guerra para-politica in corso ed è diventata più calda negli ultimi anni. La sparatoria di Scalise e la Grenfell Tower in fiamme durante il primo compleanno di Trump da presidente, così come gli SMS di avviso di lancio di missile atomico alle Hawaii, e poi ancora il deragliamento del treno congressuale repubblicano e la morte inquietante di Scalia e l’affare Epstein: tutte queste cose dovrebbero essere logicamente viste come elementi o espressioni di questa guerra segreta. Anche la sparatoria a un cantiere navale nel Maryland alcuni anni fa dà questa sensazione. Ma quali sono le probabilità che il bar Hooters, con quei riferimenti occulti,  sia teatro di due differenti sparatorie, con il suo proprietario sarebbe morto pochi mesi fa, in un giorno corrispondente al suo indirizzo commerciale? Potrebbe sembrare una follia speculativa per molte persone, le quali non hanno molta familiarità con questo tipo di metodologie. Il già citato Ole Dammegard è di moda, così come chiunque abbia sottolineato qualcosa di strano negli spettacoli mediatici del “terrore assoluto”, per esempio a proposito delle esplosioni di autobus e vagoni di metro a Londra, il 7 luglio di quattordici anni fa (7/7) … i quali erano situati molto vicino al Tavistock Institute .

Come ho già detto più volte, spesso sembrano esserci riferimenti al simbolismo cristiano in molti di questi eventi o in quale altro modo vogliamo chiamarli. Anche tenendo conto dei pregiudizi culturali nella designazione delle persone e dei nomi dei luoghi, molti dei particolari in queste storie risuonano con Cristo e il Cristianesimo. Il nome “Crusius” è quasi certamente un derivato di Cross o “crux”. Per quanto ne so, si tratta di un nome posseduto solo da teologi protestanti da lungo tempo morti. Un esempio flagrante di questo è il nome Cruz di Parkland, ed è un’ ulteriore peculiarità, forse, in quel caso, quando si considera la demografia di quella contea. “Schaefer” significa shepard, “pastore”. Conor è il primo nome del presunto sparatore di Dayton e significa “cane”. Patrick è il primo nome del presunto tiratore di El Paso, e significa “nobile, patrizio”. 

Alcuni hanno sottolineato un arco di 666 giorni tra la sparatoria di Las Vegas e il Garlic Festival.

La copertura di quel caso includeva spesso non meno di tre menzioni separate del numero 19. Coloro che sono profondamente coinvolti in questa matrice di numeri (237), stranamente affidabile, hanno scoperto che una delle sparatorie di questo fine settimana è arrivata 911 giorni dopo i 666 mesi della vita di Obama.

Sento semplicemente che coloro che stanno cercando patterns, modelli che in realtà contengono augurii sono sulla buona strada. Personalmente pensavo cosa ci saremmo aspettati quest’estate sulla base di quell”uomo che si è bruciato a morte a Ellipse Park, indossando una maglia da basket USA. Il dramma che ne sarebbe seguito sarebbe stato superno, forse epico, coinvolgendo sicuramente il cosmo e lo zodiaco. Sentivo che significava che le cose si sarebbero surriscaldate politicamente. E quelle persone che hanno collegato questi ultimi eventi all’assurdo blackout a New York (in contrapposizione alla vecchia York, con i suoi vecchi club) sono probabilmente sulla buona strada. Con quale parvenza di ragione si può sostenere tranquillamente che a NYC avviene un nuovo blackout nel 42° anniversario del suo ultimo epico blackout, e quello nuovo colpisce “42.000” persone, e l’aria interessata viene segnalata in continuazione come inclusa la 42a strada? Il numero spiega tutto. Alcune persone su YT, almeno, pensavano che questo blackout fosse un minaccioso augurio, semplicemente a causa del blackout del 1977, e qui di nuovo lo spettro di Aleister C., una sorta di santo patrono a New York, da quando vagava per le strade come un propagandista per l’Intelligence britannica prima della prima guerra mondiale, così indesiderato dagli americani. Fino a quando non furono ingannati da varie operazioni psyop e para-politiche […] quel blackout precedette e coinvolse le uccisioni del Figlio di Sam. Quindi alcune persone si aspettavano che presto ci sarebbero state sparatorie di massa, ecc. […] (Ricordo anche il “Beyonce Super Bowl” in cui un oscuramento immerse nel buio una buona metà dello stadio.)

Ma posso informarvi che Netflix, un’altra società che fa la sua parte nel gioco, ha prodotto uno dei loro documentari true crime su quell’incidente con il pizzaiolo che si è fatto saltare la testa da un dispositivo in una circostanza totalmente bizzarra. L’auto della squadra di polizia arrivata sulla scena del fattaccio, aveva un’interessante designazione, facilmente visibile dalla ripresa aerea. Il numero era quello della data dell’evento stesso. Questo è stato solo un tentativo di discutere o evidenziare dati di tipo esoterico […]

++++
 
“Potremmo aver finito con il passato, ma il passato non è finito con noi!” ~ Magnolia , 1999.
 

Nel 1969 i mass media suonavano oramai un ritornello che era decisamente contro gli hippy.

E promuovevano i messaggi sui muri lasciati dalla “family” Manson.

Ci è stato detto da libri come quello qui sopra che Charles Manson ordinò una serie di omicidi in modo da innescare un Armageddon razziale che lo avrebbe portato a gestire il paese. Manson inneggiò alla guerra contro i neri americani da parte dei razzisti, un movimento da lui definito “Helter Skelter”. Ordinò ai suoi seguaci di uccidere i bianchi di Hollywood e di dare la colpa ai neri della California. Alcuni hanno respinto la teoria di Vincent Bugliosi, uno degli autori del libro, e ritengono che Manson & c. volessero semplicemente rubare denaro.

9 agosto 1969
10 agosto 1969

Vedere anche:

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte_29.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/06/charles-manson-e-la-notte-oscura.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/06/charles-manson-e-lera-della-notte.html

Involontariamente, ha insegnato a un delfino come uccidere il presidente USA.
Nel frattempo Roman Polanski lasciava sua moglie Sharon Tate da sola perché nel 1969 si trovava a Londra per lavorare al film Il giorno del delfino Dopo i tragici eventi del 9 agosto, cinquant’anni fa, Polanski abbandonò il progetto. Il film cripto-politico risultante, dalla semplice trama (modificata) di John C. Lilly non basata sul libro (inerente le voci sul suo lavoro alla CIA con i delfini) apparve in seguito nel film del 1972 di Mike Nichols.

(Il film venne prodotto da Joseph E. Levine, prozio del mio amico Philip Levine, un intellettuale autore di astrologia. È incredibile quanto a volte tutti questi punti s’inter-connettano.)

 
++++

Once Upon A Time In Hollywood’s Manson Family’s Bowling Sisters

Parker Love e Kansas Bowling interpretano due membri della famiglia Manson in Once Upon A Time In Hollywood.
Kansas Bowling (a destra) interpreta il membro della famiglia “Tadpole” (a sinistra). Tadpole (Sandra Good) non fu coinvolta negli omicidi in cui vennero coinvolti gli altri membri della “family” nel 1969.
 
 
bowlingimdb

unknown-1

Kansas Bowling nel ruolo di Sandra Good, la quale era un membro della “Manson family”,  condannata per aver inviato lettere minatorie. Ne fu espulsa ma mantenne la sua lealtà verso Manson: lo fa ancora oggi. La Bowling è una regista emergente, scrittrice e attrice, la quale ha diretto il suo primo film, BC Butcher , nel 2016.

Sandra Collins Good (20 febbraio 1944) è un membro di lunga data della Manson Family e un’amica intima di Lynette “Squeaky” Fromme. Il soprannome della Good nella famiglia Manson era “Blue,” il quale le venne dato da Charles Manson e faceva riferimento all’acqua e all’aria pulita.

Parker Love Bowling (vedere la scheda IMDb qui) e Kansas Bowling (qui) sono attrici d’avanguardia ben conosciute, produttrici e registe. Kansas nacque il 2 agosto 1996 a Beverly Hills, California. 

++++

http://copycateffect.blogspot.com/2019/08/HoleWall.html

http://copycateffect.blogspot.com/2019/08/BowlingSisters.html





1969, la famiglia Manson di Tarantino, figli dei fiori, figli di attori, attori bambini e cubi

30 07 2019

Continua da https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/07/29/cera-una-volta-a-hollywood-detta-anche-holy-wood-o-hollywoodland/

Figli dei fiori.
Nel 1969, a volte ne eri uno. Ero un hippie che funzionava, non il solito tipo.
Avevo i capelli lunghi, avevo le farfalle sulle camicie, avevo un bambino, andavo al college e avevo un lavoro.
 
Potreste aver amato gli hippy, o potreste averli odiati.
Ma non potevate ignorarci.
 
O questi seguaci di culto che furono chiamati “hippy” dai media. E che Tarantino sembra odiare e amare..
 
Gli assassini di Sharon Tate: Tex Watson, Susan Atkins, e Patricia Krenwinkel
La famiglia Manson
I seguaci di Manson nel film di Tarantino
Once Upon a Time in Hollywood è ambientato al tempo dei figli dei fiori quando ebbero luogo gli omicidi compiuti dalla Famiglia Manson. Quentin Tarantino s’è cimentato in un bel raccolto usando Hollywood come campo di grano, raccogliendo ex bambini attori e figli di attori per farli recitare nel suo nono film.
 
Ecco alcune delle connessioni menzionate dai media.
 

Harley Quinn Smith è la figlia dello scrittore / regista Kevin Smith e dell’attrice / reporter Jennifer Schwalbach Smith. Prende il nome dal cattivo di Batman Harley Quinn. In Once Upon A Time A Hollywood , la Smith interpreta una ragazza di Charles Manson. La Smith debuttò come attrice all’età di tre anni nel film di suo padre Jay e Silent Bob Strike Back , in cui Kevin Smith interpreta il suo solito personaggio, Silent Bob.

Maya Hawke è la figlia di Ethan Hawke e Uma Thurman. Nel film interpreta la “Flower Child” della  Manson Family. La Hawke è apparsa nella terza stagione della serie Netfilx Stranger Things, interpretando una “alternative girl” chiamata Robin.

Dallas Jay Hunter interpreta Linda Kasabian, un ex membro della famiglia Manson al seguito di Watson, della Atkins e della Krenwinkel, gli omicidi a casa di Polanski – e in seguito divenne un testimone principale nei loro successivi processi. Alcuni affermano che la Hawke avrebbe dovuto interpretare il personaggio della Kasabian. 

Madisen Beaty (al secolo Patricia Krenwinkel) interpreta la “Katie” della Manson Family. E’ apparsa in più di sessantacinque show teatrali mentre cresceva in quel di Colorado, e fece il suo primo film a undici anni.

Mikey Madison interpreta Susan “Sadie” Atkins, la più terribile delle ragazze di Manson, colei che probabilmente pugnalò Sharon Tate, uccise il suo bambino non ancora nato e disse al suo compagno di cella di aver bevuto il sangue della Tate. La Madison aveva 19 anni al momento delle riprese di Once Apon A Time In Hollywood .

Dakota Fanning interpreta Lynette “Squeaky” Fromme, membro della famiglia Manson che successivamente attentò anche alla vita del presidente USA Gerald Ford. La Fanning è un attore professionista dall’età di cinque anni. Ha una filmografia è molto estesa.

Victoria Pedretti interpreta “Lulu”, soprannome del membro della famiglia Manson Leslie Van Houten (poi condannata per omicidio); ne aveva 19 al momento della strage.

Austin Butler interpreta Tex Watson, l’ennesimo co-assassino della Tate. La carriera hollywoodiana di Butler iniziò all’età di 13 anni quando fu notato da un agente alla fiera di Orange County. Secondo il vero Tex Watson, quest’ultimo incontrò Manson a casa di Dennis Wilson, dopo che il batterista dei Beach Boys gli diede un passaggio e lo invitò a entrare.

James Landry Hébert ( Stranger Things ) interpreta Steve “Clem” Grogan, un membro della famiglia Manson, condannato per un omicidio dell’agosto 1969, quello di Donald Shea, nel ranch di Spahn, avvenuto alcune settimane dopo la strage di Bel Air.

Margaret Qualley è la figlia dell’attrice e modella Andie MacDowell e dell’ex modello Paul Qualley. Interpreta il ruolo di “Pussycat” o “Cat” o “Kit Cat” nella famiglia Manson, la quale attira poi l’attenzione del Cliff interpretato da Brad Pitt. La sua recitazione cinematografica ha avuto inizio a 18 anni in Palo Alto di Gia Coppola (2013). La  Qualley interpreta un personaggio basato sul membro della famiglia Manson Kathryn “Kitty” Lutesinger,  fidanzata dell’assassino condannato Bobby Beausoleil.

Lena Dunham (“Girls”) interpreta Catherine “Gypsy” Share, una seguace di Manson che però non partecipò alla strage di Bel Air e all’assassinio di Sharon Tate.

Breanna Wing, nativa di Auburn nel Maine, diplomata alla Edward Little High School nel 2007, dove ha giocato a hockey su prato e recitato nel “drama club”, interpreta l’autostoppista Cheyenne che in Once Upon A Time In Hollywood  Sharon Tate (Margot Robbie) raccoglie sulla strada.

Il vincitore del Logie Award Damon Herriman ha iniziato la sua carriera da bambino in Australia, sua terra natale. Ha iniziato con lavori commerciali all’età di otto anni, e all’età di dieci lavorava in tv, interpretando la parte di Frank Errol nella serie The Sullivans ambientata nella guerra mondiale. Herriman interpreta Charles Manson nel film di Tarantino.

Dreama Walker interpretò la cantante degli anni sessanta e attrice Connie Stevens, la quale ai tempi fu una vicina di Sharon Tate e moglie di James Stacy. Walker s’è laureata in una “high school” nel 2004, e le prime comparsate le fece nel 2006, compresa la partecipazione al film di Clint Eastwood Gran Torino nel 2008.

L’ex star di Justified Timothy Olyphant interpreta James Stacy un attore che negli anni sessanta interpretò il Western Tv Lancer come fratello del personaggio di Maunder. Stacy fu anche brevemente sposato a Connie Stevens.

L’attore di Beverly Hills 90210 Luke Perry interpreta Wayne Maunder, una star della serie western CBS dei tardi anni sessanta Lancer, che in Once Upon A Time In Hollywood è la co-star del personaggio di Leonardo DiCaprio Rick Dalton.

Rachel Redleaf interpreta Mama Cass dei Mamas’n Papas, la quale si fa vedere al Playbook Mansion Party conMichelle Philips e Steve McQueen. La Redleaf iniziò a recitare a quattro anni in una comunità teatrale.

Rebecca Rittenhouse (The Mindy Project) interpreta la cantante dei Mamas and Papa Michelle Phillips.

Damian Lewis (Billions) interpreta l’attore Steve McQueen.

Rumer Willis è la figlia di Bruce Willis e Demi Moore. Interpreta la parte di Joanna Pettet, l’attrice inglese la quale si trovava a casa di Sharon Tate per pranzare, poche ore prima che la Tate e altri quattro fossero brutalmente assassinati dai seguaci di Charles Manson. A cinque anni avvenne il suo debutto come attrice, in Now and Then (1995). Ha poi interpretato la figlia di sua madre Demi in Striptease (1996) e nel film di suo padre The Whole Nine Yards (2000).

L’attore Mike Moh interpreta il maestro di kung-fu Bruce Lee, il quale addestrò Sharon Tate per le sue scene di combattimento in uno dei suoi film, e che litiga con Cliff Booth.

Nicholas Hammond, il quale interpretò Friedrich in The Sound of Music, interpreta l’attore divenuto direttore tv Sam Wanamaker.

L’attore di origine russa Costa Ronin interpreta Voytek Frykowski (a.k.a. Wojciech Frykowski), l’attore polacco ucciso assieme agli altri in casa di Roman Polanski Cielo Drive di Los Angeles.

Samantha Robinson interpreta Abigail Folger, un’altra vittima della famiglia Manson , coinvolta con Wojciech Frykowski. La Robinson è nata a New York City, ma ha trascorso la maggior parte della sua infanzia a Londra, dove ha studiato presso una rinomata Accademia di musica e arte drammatica.

L’attore polacco Rafal Zawierucha (Warsaw 44) interpreta il giovane Roman Polanski, il quale stava girando un film in Europa quando sua moglie incinta, Sharon Tate, venne ammazzata.

Margot Robbie (I, Tonya) interpreta l’attrice Sharon Tate, la quale era incinta di otto mesi e mezzo quando fu uccisa dalla Manson Family. Al tempo era la moglie del regista Roman Polanski.

Emile Hirsch (Into the Wild) interpreta il parrucchiere delle celebrità e vittima della “Manson family” Jay Sebring (al secolo Thomas Kummer).

Bruce Dern interpreta George Spahn, l’attempato allevatore californiano il quale affitta in cambio di sesso e quindi dà il permesso alla famiglia Manson di vivere nella sua proprietà.

Totalmente immaginarii sono Leonardo DiCaprio che interpreta l’attore western Rick Dalton (parzialmente ispirato a Burt Reynolds) il quale vive accanto all’attrice Sharon Tate; e Brad Pitt, il quale interpreta lo stuntman veterano Cliff Booth (parzialmente ispirato a Hal Needham).

 

Cosa vorrà dire per queste persone trovarsi in questo film? Un buon auspicio per le rispettive carriere? Oppure una botta di sfortuna per loro?

Non avevo mai visto prima il film del 1969  ‘The Big Cube’, e a dire il vero non avevo nemmeno mai sentito parlare del film fino a ieri sera quando mi sono imbattuto nella sua scoperta spulciando tutte le interpretazioni di Lana Turner, dopo aver letto di lei nel libro ‘Hollywood Babylon’.

“The big cube”, uscito il 30 aprile 1969
Il capitolo su Lana Turner in ‘Hollywood Babylon’
“C’era una volta a Hollywood”, uscito il 26 luglio 2019
“Pig” scritto su una porta col sangue di Sharon Tate — Margot Robbie somiglia esattamente a Sharon Tate in una foto tratta dal nuovo film di Tarantino. — Sincro che risuonano con l’anno (cinese) del maiale 2019.
Lana Turner morì nel 1995, che fu un altro “anno del maiale” oltre che l’anno in cui uscì il film “Babe, maialino coraggioso”.
“The big cube”

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/04/26/gatti-di-schrodinger-cubi-di-schrodinger-e-case-dei-fantasmi/

“The big cube”

http://copycateffect.blogspot.com/2019/07/OnceActors.html

https://brizdazz.blogspot.com/2019/07/lsd-and-50th-year-anniversary-of-big.html





Giornata della lettura 4° appuntamento – PSYCHOSIS capitoli 7 e 8

18 07 2019

Visualizza immagine di origine

GLI APPUNTAMENTI PRECEDENTI:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/03/02/inaugurazione-della-domenica-della-lettura-un-nuovo-progetto-del-blog-psychosis-cap-1-e-2/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/03/11/domenica-della-lettura-2-appuntamento-in-ritardo-psychosis-cap-3-e-4/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/03/17/domenica-della-lettura-3-appuntamento-psychosis-capitoli-5-e-6/

Questi articoli saranno sempre scritti da me, Matteo, e usciranno quando possibile. Ho deciso di sfruttare la visibilità del blog per mostrare i miei scritti, a scopo di intrattenimento, e anche a scopo promozionale. Verranno postati due capitoli alla volta dei miei racconti e dei romanzi in via di svolgimento.

Mi raccomando, condividete gli articoli, ma rispettate l’ autore e non copiate questi scritti su nessun altro sito web, perché sono protetti da Copyright Tutti i Diritti Riservati.

Alcuni progetti sono completati, altri sono in fase di svolgimento. Per esempio, del romanzo che inizio a pubblicare oggi ho realizzato dodici capitoli sui ventinove dei quali sarà costituito, finora. Se conoscete qualche casa editrice o qualche persona ” inserita nel giro ” che vuole seguire questa, chiamiamola così, rubrica del blog, fate in modo che venga/ vengano a conoscenza di questo progetto. Io cercherò di impegnarmi a completare i miei scritti.

Oggi cominciamo con PSYCHOSIS, un romanzo che ho iniziato nel 2018, ambientato in una versione romanzata della mia città, e moderatamente ispirato a IT di Stephen King.

new (10)

Questo racconto è protetto dal Copyright Tutti i diritti riservati e non si acconsente alla copiatura del testo su altri siti web e nemmeno all’ utilizzo del testo per altri scopi. E’ quindi un testo di sola lettura. Il plagio è un reato.  

CAPITOLO 7 – Scambio di storie

Visualizza immagine di origine

1

2018

Priamo si teneva un fazzoletto stretto al naso, per la prima volta da anni, alle prese con un episodio di emofilia. Si chiedeva come fosse possibile che un pensiero intenso potesse generare abbastanza energia da causare quell’ effetto psicosomatico. Sì, perchè ormai era guarito. Solo che il trauma dei turbolenti ricordi della giovinezza a Ferrofiume avevano generato un fantasma di quella sindrome. Il sangue che usciva a fiotti, però, quello era concreto.

Stava procedendo con una mano sola stretta al volante traballante della sua vecchia automobile che non aveva voluto cambiare, nonostante potesse farlo quando lo voleva, perchè vi era affezionato. Grandi esperienze d’ amore nei sedili posteriori. Tutto lì. Non c’ era altro da dire. Non poteva farla schiacciare da una pressa.

Era rallentato dal traffico di una città di medie dimensioni, alla disperata ricerca di un ospedale dove dare spettacolo con la sua maglia bianca tutta sporca di rosso.

Perchè la gente non prende i mezzi pubblici? Tanto lo sanno che va a finire così, perdono solo del tempo, e ostacolano la gente disperata come me, che sta per svenire e deve salvare gente che non sa nemmeno chi è, o giovani atleti che non sapranno mai quanto sono stati vicini all’ ammirato professionista che si era appena auto “ pensionato.

Sentiva di dover liberare la mente. Il nervosismo e la fretta non lo aiutavano affatto. Sperava che il flusso si fermasse. Così come era cominciato. Ma come si fa a non pensare a nulla? E’ già tanto se ogni tanto il suo io interiore rimaneva in contemplazione, in silenzio. Correva incontro a una probabile morte, e non poteva fare a meno di costringere il suo sangue a farsi una passeggiata nel mondo esterno.

Secondo la mappa che si era portato dietro mancavano ancora una sessantina di chilometri per entrare fra i confini del Piemonte. Un brivido freddo gli attraversò il corpo. Ormai ogni cosa sembrava intrisa dai ricordi di quanto era successo venticinque anni prima.

Magari sto morendo, che ne so, un’ emorragia interna, e non potrò raggiungere i miei amici. Quanto sono fortunato. Se solo il pensiero di recarmi laggiù mi scatena l’ emofilia, figuriamoci cosa potrebbe succedere se varco la strada che porta a Ferrofiume. Mi scoppierà la testa!

Andava bene. Tutto alla grande. Il suo corpo aveva paura, e aveva pensato a un escamotage per fermarlo e costringerlo a ripensarci. Gli dispiaceva dovergli dire che non se ne faceva nulla. La sua mente aveva deciso. Ci sarebbe tornato. Certo, prima doveva risolvere quell’ antipatico inconveniente, ma era poi davvero così grave? Forse è un semplice caso di sangue dal naso. Adesso si fermerà e ti basterà sciacquarti la faccia.

La paura è positiva. Vuol dire che sono ancora abbastanza sano di mente. Buono a sapersi.

Una volta erano stati una cosa sola, una entità potente e si erano guardati dentro l’ uno con l’ altro. Ma come era accaduto? Non riusciva a ricordare. Però non era un’ esperienza umanamente possibile. Quello lo rammentava. Era un trucco, una piccola grande magia.

Un tizio che guidava sulla corsia affianco alla sua si sporse a scrutarlo mentre si stringeva il naso. Gli rivolse un’ occhiataccia, infastidito.

«Dico, che cosa c’è di tanto sconvolgente da guardare? Sta cambiando la temperatura, viaggio con il finestrino abbassato, e mi è uscito il sangue dal naso. Incredibile, vero? Scherzi a parte, sa dove posso trovare un’ ospedale? »

L’ uomo si riscosse dalla sua ipnosi e gli fornì le indicazioni necessarie. Priamo lo ringraziò e tirò su il finestrino.

Le città con tutto il loro caos ti offuscano la mente, ti fanno girare la testa, pensò.

Sforzati di stare bene. Inganna il tuo corpo. Ehilà, bella! Va tutto alla grande. Ti vuoi segnare il mio numero? Magari non funziona fra noi due, ma perlomeno avrai trovato un ottimo personal trainer! Perchè non mi provi?

Si mise a ridere per la sua battuta ridicola. Chi diamine parlava in quel modo?

Torniamo giovani, fratello interiore. Puoi chiamarmi Primm. Diventa mio amico di nuovo. Supportami nella mia folle avventura.

Per convincersi di essere tornato giovane come un tempo doveva mostrare al suo corpo un ricordo dell’ epoca. Nello zainetto sul sedile affianco conservava delle monete che nel presente non circolavano più: delle Lire, sette, per ognuno di loro, per i suoi amici, per rammentare anche a loro quale incredibile archivio di esperienze conservavano. Rovistò nel taschino, contandole.

Ma come? Ne ho portate solo cinque. Quando mi sono distratto? Solo cinque. E’ un segnale premonitore?

Ne afferrò una e se la portò davanti agli occhi. Come era bella. Avanti, fermati, sangue. Non c’è più paura, solo nostalgia. Fallo per me. Niente più pronto soccorso.

Avvertì una strana sensazione in fondo al naso. Sorrise. La storia si ripete. Non è così che dicono? Lo abbiamo già affrontato una volta, tutti assieme, e siamo cresciuti abbastanza da mandare la paura in vacanza con tutti i suoi compagni traumi. Possiamo farcela ancora. Adulti, siamo più forti. In fondo non si tratta che di un uomo. Non è così? Un semplice essere umano.

C’ era una gerarchia nel suo gruppo: Enea era il fratello maggiore, Stefano era una figura paterna, Priamo era lo zio simpatico, Perseo il piccoletto, Beatrice era come una nonna, però con le palle. Mafalda faceva la madrina, e il convertito era un cugino lontano in visita per un periodo determinato. In cuor suo Priamo sentiva che la gerarchia sarebbe cambiata. Sperava che il carattere dei suoi amici si fosse rafforzato, con l’ età. Ne avrebbero avuto bisogno. Perseo …cosa aveva fatto con la sua vita? Con noi stava bene, lo trattavamo come un ragazzo normale, non era il finocchio o l’ effeminato. Enea va ancora in motocicletta? Si sarà unito a un gruppo di centauri? Scoppiò a ridere, pensando a questo. Ridicolo, non era da lui.

Sono forte. Sono determinato. E ti conviene darmi ascolto, signor psicosomatico. Si fa come dico io. Sono un campione.

Ci avevano disfatto la baracca, i ragazzacci balordi. Benissimo. Ne abbiamo piazzata un’ altra. Sì, nei pressi della strada che portava alla diga di Ferrofiume.

Priamo si diede un’ occhiata al fazzoletto. Il sangue cominciava ad asciugarsi. Si era fermato. Poteva procedere. Il suo corpo si era sintonizzato.

2

1993

 «Possiamo sistemarci qui, a metà strada fra la pista di atletica e la Diga. »

Stavano guardando un cumulo di casse di legno, incorniciato da quattro sedie a sdraio di medie dimensioni. Priamo si trovava assieme a Enea e Beatrice. Enea appariva deluso da quella prospettiva. Avevano portato delle tavolette di legno prese dal magazzino della cascina di Beatrice, e l’ idea era quella di fissarle al terreno e realizzare una staccionata. Non mancavano di martello e vanga.

« Un rifugio a cielo aperto? In teoria ci servirebbe un riparo dalla pioggia » disse Priamo, Primm per gli amici.

« Spartano, ma almeno non ci sono pareti da buttare giù. Mettiamo su la staccionata, poi vi dico che cosa ho in mente per evitare problemi » disse Beatrice, Trice per gli amici.

« Avanti, facciamo questo tentativo » disse Enea.

Enea li informò che più tardi sarebbero arrivati Stefano, Perseo e una nuova amica di Perseo.

Trice alzò lo sguardo:  « Urrà, non sarò più da sola! »

Primm commentò: « Magari non durerà molto. Alle ragazze, di solito, piace stare fra di loro. »

Enea disse: « Perseo dice che è una nuova iscritta, e si chiama Mafalda. Ha detto che abita nei pressi del salone La Tartufara. »

Priamo avvertiva una strana sensazione osservando Enea. Sembrava più chiuso, assorto nei suoi pensieri, comunicava con distacco, come se stesse spiegando l’ argomento del mese a una professoressa.

Enea fissò la prima tavoletta, si sfregò le mani, e si girò a guardare la strada, osservando un punto indefinito all’ orizzonte. Si mise le mani ai fianchi e sospirò. Sentiva di dover cominciare a parlare di una certa cosa importante.

« Sono contento che tu ti sia ristabilito, Primm » disse. L’ amico lo ringraziò ancora per avergli dato il passaggio.

« Ti hanno fatto domande su come è successo? » chiese Beatrice. Priamo spiegò che aveva spiegato che lui ed Enea giocavano alla lotta, e aveva finto di ammettere che vista la sua condizione, era stata un’ idea stupida. Enea sorrise, e gli lanciò un pugno leggero sulla spalla. Priamo rispose fingendo di schiaffeggiarlo. Enea sorrise per mascherare l’ angoscia che gli gorgogliava nello stomaco.

« Che ne dite se andiamo avanti? Non ho tutto il pomeriggio a disposizione, lo sapete » propose Beatrice.

Avevano scelto un sentiero isolato da tutto, con un panorama boschivo tutt’ attorno. In fondo alla strada ci abitava una famiglia, ma non passavano quasi mai macchine. Gli altri ragazzi non avevano motivo di avventurarsi da quelle parti : la piscina nei paraggi era chiusa, non era ancora stagione.

Beatrice non poteva fare a meno di sorridere, perchè la sua era una modalità di difesa deterrente.

Una decina di minuti dopo, Beatrice disse:  « Bene, ora vi espongo la mia idea. Toglietevi le scarpe e prendete le vostre calze. »

I due amici obbedirono perplessi, e Beatrice tirò fuori dal marsupio un paio di calze sudate di suo padre.

« L’ odore della fatica!  » ridacchiò.

« Avanti, immergete le vostre calze nel canale all’ inizio del sentiero! Nessuno riuscirà ad avvicinarsi al nostro rifugio! »

« Sei sicura di essere una ragazza? Sei terribile, Trice » commentò Priamo, con una smorfia divertita.

3

Era una giornata primaverile che sarebbe rimasta impressa nella mente dei tre giovani ragazzi. Si stava bene in mezzo al verde, senza il fastidio delle zanzare e dei moscerini. Il cielo era sereno e la temperatura era stabile.

Beatrice era una ragazza che non aveva paura di sporcarsi le mani di terriccio, e aveva preso le redini della situazione. Enea aveva abbandonato la sua titubanza e il suo rimuginare interiore e si era lasciato andare un po’ alla leggerezza.

Priamo aveva proposto di posizionare dei grossi sassi uno sopra l’ altro per creare mini piattaforme dove quelli che non trovavano posto sulle casse e sulle sedie a sdraio avrebbero potuto appoggiarvisi sopra.

Poi Beatrice ebbe un’ illuminazione:  « Ma certo! Perchè non ci ho pensato prima? Domani mettiamo un pezzo del telo della mia vecchia tenda da campeggio e ne ricaviamo una specie di tetto! »

Poi disse:  « E ora picnic! »

4

Testarono la stabilità delle sedie a sdraio mentre mangiavano i loro panini, parlando del più e del meno e godendosi la tranquillità idilliaca del paesaggio circostante.

Durò per poco, perchè qualche minuto dopo giunsero gli altri due amici Stefano e Perseo, con la nuova ragazza.

« Ma guarda, hanno messo su un accampamento per barboni lungo la strada » commentò Stefano.

Mafalda abbassò lo sguardo, curiosa ma intimidita allo stesso tempo. Quando Perseo le appoggiò una mano sulla spalla, arrossì.

Priamo si avvicinò a lei e disse:  « Ciao, io sono Priamo, gioco a basket nella squadra locale. Questa sarà la nostra nuova base. Visto che ti unisci a noi, che ne diresti di raccontarci qualcosa di te? »

Mafalda rispose:  « Per gli amici sono Mafy. Potete chiamarmi così. »

Dopo un po’ di tempo passato a contemplare la base e ad accomodarsi sulle sedie o sui sassi, Stefano commentò:  « Sapete che anche a Mafy piace leggere libri? Dovreste cominciare anche voi questa nuova esperienza! »

Gli altri lo guardarono divertiti, mentre Beatrice alzò la mano:  « Io leggo Jane Eyre. E’ proprio scritto bene. »

I membri del gruppo decisero di fare un giro per cercare altro materiale per arricchire il rifugio, mentre Beatrice rimase a sistemare alcune delle tavolette che non erano state fissate per bene. Gli altri trovarono un copertone, una bici arrugginita, e una scatola di cartone abbandonata.

Mafalda osservò le loro interazioni, e notò che Enea era come un leader sottinteso, Priamo era espansivo, e a volte anche un po’ dispettoso, ma in modo simpatico, Stefano era silenzioso, Beatrice era bassina ma sicura di sè, mentre Perseo era vivace e gentile. Mafalda aveva raccontato loro che abitava vicino alla pista di atletica con i genitori, e pareva che gli altri non avessero notato i suoi vestiti usati e un po’ all’ antica. Con loro poteva essere sè stessa. Mano a mano che passava il tempo si trovava sempre più attratta da Perseo, che con gli amici si scatenava, iperattivo e ingenuamente esuberante come un bambino. Nei momenti giusti, il suo nuovo caro amico, parlava sempre bene di lei.

Anche mentre si godeva le attenzioni di Perseo, Mafalda notò con un certo nervosismo che Enea stava cercando di dire qualcosa di importante. Apriva la bocca e li guardava con intensità e concentrazione e poi si tirava indietro, chiudeva la bocca di scatto e deglutiva.

Quando comprese che ci sarebbe stato un momento di silenzio, lo interruppe e cominciò col chiedere:   « Posso raccontarvi una cosa? »

Lo guardarono tutti.

« E’ una cosa incredibile, ma non voglio prendervi in giro. L’ ho scoperto per davvero. »

« Scoperto che cosa? » chiese Perseo.

Enea raccontò di aver sbirciato il quaderno dei disegni di suo fratello maggiore, che era mimetizzato accuratamente fra i quaderni di scuola, e di aver scoperto i disegni segreti, e cercò di descrivere quanto fossero macabri. E di come lo guardava suo fratello dopo cena, come se si sentisse pienamente a suo agio, tranquillo e sereno. Invece si era ritratto con la faccia della Morte e gli occhi rossi. Lo raccontò camminando in circolo, agitato, strusciandosi la mano sui capelli, mettendoli tutti in disordine. Stefano, Priamo e Beatrice avevano un’ espressione seria e preoccupata. Mafalda era perplessa, Perseo si era bloccato in un’ espressione di sorpresa, a bocca aperta, e occhi grossi. Stefano realizzò per primo che cosa sospettava Enea.

Ma non voleva sputare il rospo con la sua consueta brutalità. Non ancora.

5

Un lunedì, Enea era uscito a fare un giro in motocicletta in solitaria, e si era fermato alla stazione a guardare i treni.

La domenica precedente era passato davanti alla scuola Leoni e aveva svoltato a destra, fermandosi a riflettere un pochettino alla Piazzetta, un quadrato verde con tre panchine e una fontana, e aveva udito le voci di tanti ragazzini e bambini provenire dal cortile dell’ oratorio dell’ Addolorata, che all’ epoca richiamava al suo interno i giovani di tutto il quartiere. Da una finestra si potevano sentire le lezioni di allenamento dei coristi della Messa. Enea non riusciva a capire l’ atmosfera di quell’ ambiente perchè il padre rifiutava ogni parte della società e riteneva che la religione fosse una cosa stupida e un’ influenza negativa. E le sue opinioni avevano effetto su quelle di Enea.

Gli piaceva vedere la gente che saliva e scendeva dai treni, per esempio c’ erano quelli che si recavano a Vercelli per seguire le lezioni universitarie. A scuola gli avevano insegnato che una volta per le strade di Ferrofiume passava un tram, che veniva chiamato tramvai. Gli sarebbe piaciuto farci un giro e ammirare la città da un’ altra prospettiva, ma ormai quei tempi appartenevano al passato.

Ad un certo punto, una donna lo riconobbe e gli disse che ammirava suo padre, che si dava tanto da fare per fornire un servizio unico alla comunità, e gli aveva chiesto se poteva informare suo padre che aveva finito il suo barattolino di pastiglie, quelle speciali, ma Enea trovò il modo di annuire e comprendere quell’ informazione che lo aveva sbalordito e reso alquanto perplesso. Non aveva idea di che cosa stesse blaterando quella signora. Con il padre non ne aveva parlato.

La signora qualche giorno dopo si era ripresentata, suonando al citofono dei Cercovici e suo padre era sceso per parlare in privato con lei, in cortile. Enea era riuscito a non farsi vedere, sbirciando dall’ angolo fra la portafinestra e il balconcino, ma non aveva carpito niente di comprensibile.

Quel lunedì si era messo a gironzolare nella piazzetta con la grande fontana al centro, dove c’ erano i parcheggi per gli autobus e una rotonda per il transito delle macchine, e ad un tratto un tizio si era fermato, aveva abbassato il finestrino e gli aveva chiesto se voleva salire a farsi un giro con lui. Per tutta risposta, Enea aveva alzato il dito medio e aveva tentato di sputargli addosso, ma quello aveva capito l’ antifona ed era partito a tutta birra, allontanandosi dalla zona. Avrebbe sentito parlare di lui da altri ragazzini della città, quando non sapevano che cos’ altro raccontarsi.

Un altro argomento che era sulla bocca di molti era la storia del palazzone abbandonato della zona di Quarto Autunno, da molti soprannominato la Casa dei Timori, dove si diceva potevano trovarsi barboni e malintenzionati vari. Enea ci passava davanti con la moto, e rimaneva affascinato dal mistero che emanava quel palazzo, e dalle finestre senza vetri.

Quel giorno non riuscì più a resistere oltre, e sentì il bisogno di fermarsi a fare una pausa e avvicinarsi all’ ingresso del palazzo.

I vagabondi si potevano rifugiare là dentro con più probabilità durante l’ inverno o in occasione dei rave party, che attiravano squinternati che poi non sapevano più come tornare a casa.

Qualcuno c’ era di certo: c’ erano bottigliette di birra vuote, pezzi di vetro, stracci e panni sporchi e un gatto morto riverso sul pavimento, circondato dalle mosche.

Una volta giunto all’ interno, in uno dei corridoi poteva trovare bottiglie di liquori, pagine di giornale, cartoni.

Enea se li immaginava, barboni e venditori ambulanti, prendere l’ autobus senza biglietto, camminare instancabilmente dal mattino alla sera, possibilmente malaticci.

Poi ad un tratto vide spuntare dal fondo del corridoio una figura inquietante. Quasi tutto il viso era nascosto da un fazzoletto, e portava un grande cappello strano, e un cappotto rosso che gli era molto famigliare, per qualche motivo. Gli occhi erano coperti da occhiali da sole.

Il tizio gli venne incontro a tutta velocità, ed Enea indietreggiò, intimorito. Il silenzio della figura tutta imbardata era ancora più sconfortante. Enea si lanciò verso il cortile interno, e venne accolto dalla luce del sole. Vide il tizio che lo osservava da una finestra.

Poi sembrava essere sparito. Enea si chiese se non fosse stata tutta un’ allucinazione. Un divertente aneddoto da raccontare al fratello maggiore, che in ogni caso avrebbe riso ma non lo avrebbe mai preso in giro e ridicolizzato per questo. Poi due grosse mani si aggrapparono alle sue spalle. Enea sussultò e impallidì.

La figura si mise un dito davanti alla bocca, intimandogli di fare silenzio, e poi lo spinse via. Enea non gli diede tempo per ripensarci, e si incamminò, intontito e perplesso, verso la sua moto. Nel tragitto verso casa, vedere i ragazzini che giocavano a pallone al parco lo fece tornare alla realtà, anche se sotto sotto gli sembrava di aver vissuto un’ esperienza reale e non una semplice illusione.

Quella notte, suo fratello doveva aver creduto che dormisse, mentre stava solo lì a rimuginare, a occhi chiusi, dando le spalle alla porta, quando Sabele gli passò una mano fra i capelli e si avvicinò alla sua faccia. Enea aveva finto di mugugnare nel sonno ed era riuscito a mandarlo via.

6

Enea aveva raccontato l’ intera vicenda agli amici, riuniti alla Strada alla Diga. Perseo, innervosito, aveva chiesto agli amici se qualcuno aveva da dargli qualcosa da mangiare, Stefano gli chiese se era  sicuro sicuro  che ogni passo della storia fosse accaduto proprio in quel modo.

Enea si coprì gli occhi con le mani, e rimase un po’ in quella posizione, poi si strusciò le dita bagnate di pianto sui pantaloni. Stefano si sollevò e gli circondò le spalle con un braccio. Beatrice lo invitò ad abbracciarlo, ed Enea si lasciò andare addosso a lei, stringendo con forza e strizzando gli occhi.

« Anche io ho visto un tizio simile a quello » mormorò Mafalda.

Perseo annuì, con gli occhi da cerbiatto, ed esclamò:   « Io l’ ho visto una sera al museo, mentre mio padre chiudeva tutto »

« E se era tutta una messinscena per una candid camera? » domandò Priamo

« Non credo proprio. Chi lo sapeva che Enea sarebbe andato al palazzone abbandonato e che Perseo sarebbe stato al museo? » ribattè Stefano.

Lo sconforto di Enea era troppo intenso per non credere alla sua storia. In cuor loro, i membri del gruppo erano nervosi, perchè se il loro leader sottinteso cedeva, se avesse perso la testa, allora come potevano evitare di seguirlo a ruota?

CAPITOLO 8 – Tutta una messinscena?

1

2018

Beatrice spegneva la radio che trasmetteva una canzone di quella che per lei era l’ imitazione della Regina degli anni ’80. La musica nel corso degli anni aveva perso il fascino di una volta. Aveva accostato qualche chilometro più indietro perchè aveva avuto noie al motore, ma niente che una tuttofare come lei non potesse sistemare con le sue mani, in completa autonomia.

In quel momento si trovava a osservare il cartello che si aspettava di avvistare a quel punto, e si sentiva tremare le dita che tamburellavano sul volante. Beatrice era tornata nella sua città natale dopo vent’ anni di assenza, diventata una costante dopo i venticinque anni.

Sentì lo stomaco che le gorgogliava nella pancia. Aveva mangiato male all’ autogrill dove aveva fatto sosta. Non era sua abitudine mangiare quelle schifezze, ma immersa nei pensieri, si era dimenticata di portare qualcosa da mangiare lungo il tragitto.

State entrando a Ferrofiume

Benvenuti e buon proseguimento 

Molto divertente come cartello, pensò Beatrice, con sarcasmo. Ai confini della città c’ era un fruttivendolo gestito da ( probabilmente ora c’era il figlio ) dei clienti fedeli dei suoi genitori, defunti da qualche anno. Presto sarebbe passata lungo la strada che dà su Viale Vistafiume e il corso d’ acqua del Po, e in lontananza avrebbe visto la zona di Alto Verde dove andava con i suoi vecchi amici.

Si rese conto che aveva guidato per tutto il giorno in uno stato ipnotico, con il cervello diviso fra i ricordi di una volta e la concentrazione sulla strada che aveva davanti a sè e le manovre delle altre automobili.

Ad un tratto sussultò, quando un gatto decise di attraversare la strada davanti a lei.

Poi le tornò in mente, come se le fosse caduto sulla testa, un ricordo del giorno della costruzione della base alla Strada alla Diga. Il ragazzino che era giunto fino a loro in bici e aveva detto loro che dovevano sloggiare.

Si chiese se sarebbe tornata a Ferrofiume Popolo con una bici a noleggio, per percorrere le strade della sua infanzia, tutta sola come aveva sempre fatto. La nostalgia per i genitori la colse all’ improvviso, facendola arrestare a singhiozzare sul volante per qualche minuto di puro sconforto.

Tornò a ricordare della giornata della base, e di come avevano osservato in silenzio il ragazzo estraneo, e di come lei si era alzata in piedi a braccia conserte e aveva affermato che aveva deciso lei che si sarebbero stabiliti lì e che ne avevano tutto il diritto. Tutti quanti l’ avevano supportata. Riteneva che fosse stato quello il momento in cui la nuova arrivata Mafalda aveva deciso che sarebbe stata una di loro in modo ufficiale.

2

 1993

 « Da qui non ci spostiamo! » aveva detto Beatrice al ragazzo, ed Enea l’ aveva affiancata a braccia conserte, riacquistando sicurezza, e ripetè la sua frase. Aveva anche aggiunto che la ragazzina dietro di lui si era unita a loro per la prima volta, ma anche lei voleva restare, e le chiese di confermare. Mafalda fece un passo in avanti, e si mise le mani ai fianchi, annuendo. Poi si fece avanti Perseo.

« Vi vengo a beccare sotto casa se non sloggiate! » esclamò il ragazzo. Stefano si fece avanti. Priamo lo seguì a ruota. Ad ogni modo, si massaggiò il naso per essere pronto ad ogni evenienza e proteggersi il punto debole. Mafalda sorrideva, compiacendosi dell’ effetto che faceva far parte di qualcosa. Il ragazzo era rimasto a guardare a bocca aperta, sbalordito. Poi assunse un modo di fare derisorio, e disse:

« Cosa pensate, che io non abbia amici? Mi daranno una mano a darvi un paio di batoste quando vi beccheremo ancora una volta da queste parti. Basta che glielo chieda e loro ci stanno all’ istante. »

«Che cosa aspetti, allora, a chiamarli? Credi che noi non sappiamo menar le mani dove fa male da morire? » provocò Priamo « Vi vedremo caracollare verso casa con le mani a proteggervi lì sotto. »

« Vuoi che ti bersagli il naso, così poi scende giù la cascata e non si ferma più. Conosco quel che ti succede se prendi un colpo in faccia, Danteschi. »

« Accidenti a te, ma che fastidio diamo, seduti qua in mezzo al nulla? » sbottò Enea.

« Tutte quelle cose ammassate nella vostra base sono della mia famiglia. Persino i sassi vengono dalla nostra proprietà. »

« Questa è una scusa. Allora perchè le sedie c’ erano già ed era tutto sparso per l’ intera zona? » chiese Priamo.

« Non importa. Tutta la strada appartiene a noi. Siamo l’ unica famiglia che vive da queste parti. Tutto quello che vedete rappresenta la nostra proprietà. »

« Non siete la Famiglia Reale. Qui, a buona distanza da casa vostra, siamo liberi, e nel pieno diritto di installare una base.  » commentò Beatrice.

« Abbiamo provato a occupare una baracca nei pressi di Alto Verde, ma i bulli amici di Pellocarmine ci hanno disfatto tutto.  » disse Enea.

« Oh … » mormorò il ragazzo.

 « Qualche mese fa proprio i suoi compari mi hanno acciaccato tutto il corpo. Vabbè, non importa. Fate quello che volete, però non fatevi vedere seduti qui quando passa il monovolume di mio padre. Altrimenti penserà che avete invaso la sua proprietà. Spesso ripeto quello che dice mio padre, ma a dir la verità, non mi dà fastidio se frequentate questa zona. Io sono Mario Colla, se vi interessa. Ma …non avete paura che il killer vi becchi da soli per questi boschi tutt’ attorno? In teoria potrebbe essere dovunque. »

Mario Colla li osservò mentre si scambiavano occhiate serie e nervose.

« Non importa. Se volete che ogni tanto vi faccio compagnia, fatemelo sapere. Tu sei Enea Cercovici, vero? » gli puntò lo sguardo addosso: « Uno di questi giorni ci facciamo un giro sulla moto, vuoi? Anche io ne ho una. Pensaci su! »

Lo salutarono, domandandosi se si sarebbe unito a loro, nel corso delle settimane successive, ma non accadde mai perchè il giorno dopo il fratello maggiore lo convinse a fuggire via con lui.

3

Visualizza immagine di origine

Più tardi Enea aveva caricato Priamo sulla moto. Stefano li aveva invitati a fermarsi a cena da lui e li avrebbe ospitati nella sua soffitta, ma loro due avevano declinato. Inoltre Mafalda non aveva il permesso e il coraggio di entrare in casa di uno appena conosciuto. Ci avrebbe messo del tempo. Enea si stava dirigendo verso casa sua. Sentiva Priamo dietro di sè, ma era come se non ci fosse.

« Quando siamo arrivati a casa mia, prendi il telefono e informa i tuoi che resti da me. » disse Enea.

« Quando saremo lì, se non vediamo tuo fratello in giro, vorresti mostrarmi quel quaderno? »

« No, dai non se ne parla. Sono sicuro che lo troviamo in casa » rispose lui, dopo qualche istante di esitazione: « magari non significa niente di terribile. Non li ho visti bene i disegni, tranne l’ ultimo del ritratto. »

« Tutti i nostri amici hanno avuto incontri fugaci con quel tizio, che forse è il killer e forse non lo è, e pensa se viene fuori che è tuo fratello. Non pensi che dovremmo confermare la situazione, almeno fra di noi? »

« Ma sono rimasti vivi per raccontarlo. Perchè allora tanta gente è stata uccisa? Quando è successo a me mi ha persino spinto via, intimandomi di fare silenzio su di lui. Non ha mai parlato ma lo ha fatto con un gesto. »

« Avrebbe anche potuto ucciderti. Nessuno sospetta di tuo fratello …e se non è il killer, allora è tuo fratello che va in giro a spaventare la gente nei posti isolati. Ma come fa a sapere che siamo diretti proprio in quei posti? Una casualità? »

Adesso mi sento sempre a disagio in casa, nelle vicinanze della sua stanza, in sua compagnia. Mi sono preso proprio bene con l’ angoscia. Stare a tavola e vederlo mangiare, quando afferra la forchetta mi fa venire in mente il killer che agita le lame. Prima o poi mi prenderà da parte per chiedermi che cosa mi affligge. Come un bravo fratello. E io invece sospetto cose orribili su di lui.

« C’è un’ altra serie di indizi. Nel laboratorio privato di mio padre c’è anche una camera oscura. Lui si sta assentando da casa sempre più spesso, e io l’ ho spiato e ho scoperto quali sono le chiavi per accedervi. Ho trovato una macchina fotografica in camera di mio fratello e ho sviluppato le foto nella notte, senza farmi beccare da nessuno. Anche quelle tutte cose macabre. »

Se lo beccano in flagrante, come si sentiranno i miei genitori, ad aver cresciuto un pericolo pubblico senza rendersene conto? Che figura ci farebbe mio padre? La sua reputazione ne uscirebbe macchiata, e non riuscirebbe più a cambiare il mondo e a farsi prendere sul serio dalla gente di scienza.

Adesso che so dei disegni nascosti, ho anche la responsabilità di allertare le autorità, vero? Solo perchè si tratta di mio fratello non posso fare finta di niente, non è così?

Nel frattempo che rifletteva erano arrivati sotto casa sua, e dopo aver aperto il portone di ingresso si accingevano a parcheggiare la moto al sicuro, nel suo solito posto.

Poi Enea fece segno a Priamo di sedersi su delle sedie da giardino, in un angolo nascosto.

Priamo vide il suo amico che si copriva la faccia, e con gentilezza, cercò di persuaderlo a mostrarsi in volto.

« Non avrei mai pensato che saremmo arrivati a questo punto. A sospettare che la città sia stata gettata nel panico da mio fratello. »

« Lo so, è tremendo. Ma non sono sicuro che sia una buona idea mettersi a piangere qui. Qualcuno potrebbe sentirti. »

« Se non facciamo qualcosa al più presto, morirà altra gente. »

« Allora lascia che io veda per bene questo quaderno. Dobbiamo avere una conferma sugli indizi. »

Visualizza immagine di origine

4

E così Enea portò Priamo a casa sua. La madre li salutò, e chiese loro se volevano mangiare qualcosa. Enea chiese se il suo amico poteva restare per cena. Poi chiese se Sabele era in casa, e la madre rispose di sì, e i due ragazzi si scambiarono un’ occhiata preoccupata e delusa allo stesso tempo.

Rimasero a parlottare del più e del meno con la signora Cercovici, poi Sabele arrivò e mostrò una macchina fotografica ad Enea:

« E’ tua questa? Me la sono ritrovata nella mia stanza, ma non so che cosa farmene. Vorresti riprendertela? »

Non gli disse di non entrare nella sua stanza. Non era da lui. Non gli passava neanche per l’ anticamera del cervello che suo fratello minore potesse intuire qualcosa di oscuro su di lui.

« Non è mia, ma se vuoi che la tenga io, va bene … » mormorò Enea.

Sabele salutò distrattamente Priamo, e tornò nella sua stanza.

« Cosa ci fa una macchina fotografica in giro per casa? » chiese la signora Cercovici.

« Se non ti dispiace, vorremmo darci un’ occhiata, io e Priamo. »

La donna disse che andava bene, poi chiese a Priamo che cosa volesse mangiare a cena.

Priamo esitò per un istante, poi rispose alla donna. Però rimaneva perplesso per la storia della macchina fotografica. Se Sabele l’ aveva usata per fare le sue foto macabre perchè ad un tratto l’ aveva ceduta a suo fratello come se niente fosse?

Arriverebbe a dargli la colpa? Se venisse scoperto direbbe che Enea ha collaborato?

« Io e Priamo andiamo nella mia stanza. Bussa quando è ora di cenare. »

« Aspetta. Vorrei chiedere di poter usare il telefono per avvisare mia madre che resto qui. »

« Dopo, prima che faccia troppo tardi, lo porto a casa sulla moto. »

La signora Cercovici disse che andava bene, ma che doveva essere molto prudente con un passeggero.

Enea era così assorto nei suoi pensieri che non aveva nemmeno acceso la luce mentre percorrevano il corridoio, così Priamo si sentiva come se stesse seguendo il suo compare ladro in una casa vuota.

« Credi che Sabele abbia usato ancora questa macchina fotografica? » sussurrò Priamo.

« Ho nascosto le foto che ho fatto sviluppare. Se vuoi vedere degli indizi con i tuoi occhi, possiamo cominciare da quelli. »

« Non roviniamoci subito la serata. Perchè non mi fai vedere le tue pagelle, piuttosto? O i tuoi quaderni scolastici? »

« Perchè dovrei? Cosa ti interessa trovare nei miei quaderni? » Enea lo guardò perplesso.

« Be’, tu non parli mai di scuola. Voglio solo sapere se è perchè prendi troppi brutti voti oppure perchè dentro di te si nasconde un secchione. »

« Ma dai …pensiamo alle cose serie, piuttosto.  » Enea accennò una smorfia di divertito stupore, poi cambiò subito espressione, distogliendo lo sguardo e rivolgendolo da un’ altra parte.

Enea tirò fuori dall’ ultimo cassetto del soprammobile vicino alla scrivania una busta da lettere bianca piena di foto.

« Non so se dovrei fartele vedere adesso. Potresti non aver più voglia di mangiare alcunchè. »

« Cercherò di fare del mio meglio. Non mi va di andare a dormire senza aver mangiato abbastanza. Ora voglio vedere queste benedette foto. Basta che non ci siano cadaveri umani. Perchè altrimenti me la batto senza salutare nessuno. » Priamo fece per prendere la busta, poi ritrasse la mano. Aspettò che Enea rispondesse:   « Sono solo animali » poi prese la busta e diede un’ occhiata all’ interno.

« Sono tante foto. Ne conto almeno una quindicina. Sono tutte così orribili come temo? »

« Credo proprio di sì. Alcune non sono così splatter come immagini, ma il fatto che le abbia scattate proprio lui, che non è una persona aggressiva, che non ha mai avuto problemi con mamma e papà, le rende tutte inquietanti allo stesso modo. »

« Ma non avrebbe dovuto svilupparle lui stesso? Tu hai detto che hai trovato quella macchina fotografica, lui dice che non sa che cosa farsene, e non sa perchè si trova nella sua stanza, insomma che cosa sta succedendo? »

« Guarda quelle foto! »

« Ci viene qualcun altro a casa vostra? Magari un amico di Sabele? E se in realtà ci fossero due killer, uno che fa i disegni e l’ altro che fa le foto? Uno se la prende con le persone, uno con gli animali? E se ci fosse qualcosa di contorto dietro? Come fai a sapere che le ha scattate tuo fratello? »

« Non so cosa pensare. Di solito chi fa male alle persone tormenta anche gli animali, se gli capitano a tiro. Che cosa ne so, io. Può essere che nei giorni in cui non riesce a trovare vittime umane, va a cercare animaletti per sfogarsi. »

Priamo cominciò a dare una veloce scorsa alle foto, allontanando istintivamente quelle più truci. Poi le scrutò con più attenzione, in un processo inevitabile.

Dopo qualche istante commentò: « Mi sa che non troveremo più conigli per anni, nella Scorciatoia, dopo che è passato questo …cacciatore …è mostruoso il modo in cui ha conciato questi animaletti.»

Qualcuno bussò alla porta. Sabele chiese di poter entrare. Enea si slanciò verso Priamo e gli premette una mano sulla bocca. Poi afferrò le foto tutte assieme, e le gettò sotto il letto, assicurandosi che non spuntasse fuori nemmeno un angolino. Poi aprì la porta a suo fratello.

Sabele chiese ai due ragazzi se poteva mostrare loro un disegno.

Priamo cercò con tutte le sue forze di apparire neutrale, mentre Enea gli diede l’ okay guardando il foglio che Sabele stringeva fra le mani. Il fratello glielo porse fra le mani, e Priamo si avvicinò a guardare.

Erano caricature del loro gruppo. Mancava Mafalda all’ appello, perchè Sabele non poteva sapere che l’ avessero fatta partecipare a uno dei loro pomeriggi. Nessuno di loro due pensò che fosse necessario farglielo sapere.

Enea lo ringraziò con un accenno di nervosismo nella voce, e gli chiese se poteva tenerlo. Sabele annuì e commentò:

« Sono contento che tu abbia sempre tanti amici con cui passare il tempo. Io non sono portato per le compagnie. Quelli della mia età, al liceo artistico, non mi vanno a genio. Perlomeno ho un bravo fratello a casa mia. »

Poi si congedò, ed Enea rimase a guardare la porta, perplesso e nervoso, per qualche istante dopo che era stata chiusa.

« Ci ha presi di mira! » sussurrò Priamo  « Ci ha inseriti nella lista nera! Non puoi più fidarti di lui. Tu sei l’ obiettivo più facile, può soffocarti con un cuscino durante la notte quando vuole! »

Enea lo guardò con occhi gonfiati dalla paura. Scosse la testa, incredulo, e lasciò cadere il disegno sul letto.

« Se non sapessi che cosa significa in realtà chiederei alla segreteria a scuola di farmi fare una fotocopia. Siamo disegnati tutti così bene … » mormorò Priamo.

Enea tirò su da sotto il letto tre delle macabre fotografie, e le osservò con occhi pieni di rabbia. Per un attimo a Priamo parve che il suo amico fosse diventato più maturo, più determinato, più adulto.

 « Conserverò ognuna di queste foto. Non so a che gioco sta giocando, ma mi sento tradito, e non farò finta di niente. » sibilò Enea.

Visualizza immagine di origine

5

A cena, la signora Cercovici a un certo punto notò che Enea guardava nella direzione di Sabele con un accenno troppo corrucciato di serietà, capì che rimuginava, ci vide quasi una scintilla di rabbia.

« Avete litigato tu e tuo fratello, Enea? C’è stata una discussione, per caso? »

Enea si rese conto di come lo stava guardando, e scoccò un’ occhiata allarmata alla madre, abbassò lo sguardo sul suo piatto e le disse di no, che non era successo niente.

Priamo osservò che Sabele stava guardando Enea con un accenno di apprensione.

In quel momento si pentì di aver dato più che una veloce scorsa a quelle orribili foto. Avrebbe fatto molta fatica a finire il cibo nel piatto.

Ad un certo punto Enea chiese di poter andare in bagno per un momento, e arrivato lì, si chiuse dentro a chiave per cinque minuti e meditò con la faccia appoggiata sulle braccia che circondavano le ginocchia. Gli venne un impeto di violenza, e arrivò quasi a sbattere un pugno contro il muro.





E’ lui che quest’anno è morto il 24 giugno

25 06 2019

Continua da https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/06/24/chi-morira-in-questo-24-giugno/

http://copycateffect.blogspot.com/2019/06/Dunleavy-obit.html

Spesso ci vuole del tempo per sapere chi muore in una certa data. Sono generalmente segnalate le persone più famose, conosciute e/o famigerate, e quindi in questo caso lo sappiamo ben presto. Infatti, immediatamente i media raccontano al mondo di queste morti, in quanto solitamente vengono definite “celebrità”.

Il 22 giugno 2019, ho chiesto ” Chi morirà il 24 giugno 2019? ” Un’eventuale decesso di persona celebre sarebbe stato allineato al tema degli ufo iniziato con il primo avvistamento di settantadue anni fa nel giorno di San Giovanni Battista.

Muore la leggenda dei giornali tabloid di New York

Uno di questi individui, Steve Dunleavy, la “leggenda dei giornali scandalistici di New York” era considerato nientemeno che “il cuore del New York Post “, ed è morto lunedì 24 giugno 2019:  È morto a casa sua a Long Island, New York. A 81 anni, dopo essersi ritirato nel 2008, si poteva pensare che la sua morte fosse prevista. Ma non lo era.

Suo figlio ha riferito lunedì al New York Daily News  “E ‘avvenuto in modo molto improvviso, si trovava a casa, s’è spento tranquillamente, ma non sappiamo quale sia stata la causa della morte”.

Steve Dunleavy era un membro del palcoscenico del mondo.

Stephen Francis Patrick Aloysius Dunleavy (21 gennaio 1938 – 24 giugno 2019) nacque a Sydney, in Australia,  divenne giornalista presso The Sun e The Daily Mirror , per poi farsi un nome come editorialista del New York Post dal 1976 al 2008, dopo che Rupert Murdoch acquistò il gruppo che possedeva il newspaper. Negli anni 80 e 90 è stato il reporter principale del programma televisivo scandalistico A Current Affair.

I suoi reportage televisivi erano centrati in realtà su alcuni casi piuttosto scottanti, incluse interviste alla madre di Sirhan Sirhan, l’assassino di Robert F. Kennedy e al reo confesso dei “Boston Strangler”, Albert DeSalvo,  interviste con le famiglie delle vittime del “figlio di Sam” e con le guardie del corpo mafiose di Elvis Presley.

Il libro di Dunleavy, Elvis: What Happened? (uscito nel luglio 1977) fu pubblicato profeticamente tre settimane prima che Elvis morisse (agosto 1977) e divenne un best seller.

 
L’irriverente stile di Dunleavy è stato il modello per la performance dell’attore Robert Downey Jr. nel ruolo di “Wayne Gale” nel film di Oliver Stone, Natural Born Killers . Downey ha trascorso del tempo con Dunleavy per prepararsi al ruolo. Dunleavy è accreditato su IMDb per il suo lavoro, anche come attore, noto per The Preppie Murder (1989), So I Married an Axe Murderer (1993) e The Vampire Project (1995).   (Qui vediamo dei collegamenti a Cryptokubrulogy?)

Dunleavy e gli UFO

Mentre lavorava al New York Post e a Current Affair , Steve Dunleavy si è trovato ad avere a che fare con una delle ossessioni di Elvis, gli UFO in Elvis: What Happened?  A quanto pare, Dunleavy si divertiva a parlare dei presunti rapporti di Elvis con gli extraterrestri, tra cui l’avvistamento di un UFO blu brillante testimoniato da suo padre, Vernon, proprio la notte in cui Elvis nacque. Si diceva che fosse stato contattato da due “esseri alieni”. Era un convinto sostenitore degli UFO e dichiarava di averli visti in molte occasioni.

Ma che dire di Steve Dunleavy, c’entra mica con l’argomento? A quanto pare si, visto che Dunleavy era il 23 ° testimone oculare di un incidente UFO molto famoso. 

Tra l’altro testimone di uno dei casi più dibattuti e discussi cioè l’incidente di Linda Cortile.

L’abstract dell’evento inizia così

Giovedì, 30 novembre 1989, alle 3:15 del mattino,  Linda Cortile, residente a New York, sarebbe stata rapita dagli alieni dal suo appartamento al dodicesimo piano sul lato est di Manhattan. Presumibilmente cinque alieni sono entrati nella sua camera da letto mentre era ancora sveglia. L’hanno paralizzata spostandola poi nel suo salotto. Linda e tre dei cinque alieni hanno poi galleggiato in posizione fetale attraverso la finestra del soggiorno. Gli altri due alieni sembravano essere rimasti nel suo appartamento fino al suo ritorno. (Per il resto, vedete qui .)

Come nota Sean F. Meets nel suo sito web sul caso, “Il rapimento UFO di Linda Cortile conta 23 testimoni elencati nel registro pubblico.”
Alla fine della lista , troverete questo:

 
Testimone n. 23 – Reporter Steve Dunleavy (fine 2002)
Il ventitreesimo testimone del caso di Linda fu Steve Dunleavy, un reporter investigativo del New York Post. Dunleavy era un testimone oculare indipendente della processione delle limousine lungo South Street durante il rapimento UFO del 30 novembre 1989. La sua aggiunta come testimone venne alla fine del 2002, quando Yancy Spence gli telefonò per vedere cosa si ricordava Dunleavy del rapimento UFO del 30 novembre 1989.
 
[…]
Intrigante, nel mezzo del “debunking” e della difesa del caso Linda Cortile, troviamo lo scettico George Hansen contro l’intellettuale ufologo Jerome Clark. Il 24 ottobre 1992, Clark pubblicò una confutazione intitolata  The Politics of Torquemada, o Earth Earthing Hansen’s Planet.  Clark rispondeva alle parole di Hansen del 12 ottobre 1992 nei confronti di diversi intellettuali possibilisti nei confronti del fenomeno UFO come Budd Hopkins, Walt Andrus, John Mack, David Jacobs, e Jerome Clark.
 
Ora a fine giugno 2019, Steve Dunleavy, il testimone n. 23, è morto.
 

Così come altri difensori dell’incidente di Linda Cortile sfidati da George Hansen quali:

 
Psichiatra americano, ricercatore di abusi da parte degli alieni, scrittore e professore alla Harvard Medical School, il Dr. John Mack è morto lunedì 27 settembre 2004 a Londra, in Inghilterra.

L’artista, autore, oratore e investigatore ufo Budd Hopkins è morto domenica 21 agosto 2011 a New York.

 
Manager della Motorola e fondatore del Mutual UFO Network Walt Andrus è morto mercoledì 16 settembre 2015 a Cibolo, in Texas.




Giorgia Meloni e le amazzoni della fiamma

21 06 2019

†

meloni giorgia chat irc

Giorgia Meloni negli anni Novanta, quando chattava sulle chat col nickname Diavoletta78. — Tutte le immagini successive le trovate dopo il testo.


Giorgia Meloni è ormai una politica italiana di lungo corso ed è senza dubbio tra le più singolari del panorama attuale. Un altro dei politici italiani appartenenti alla cosiddetta “generazione x”.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/02/21/matteo-renzi-e-matteo-salvini-limprinting-generazionale-e-il-tubo-catodico/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/05/31/carlo-calenda-lio-narrante-uscito-dal-cuore-del-1984/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/02/26/disamina-sincro-mistica-del-fenomeno-virginia-raggi-reloaded/

Però pochi ormai ricordano che fino al 2012 Giorgia Meloni non era un personaggio particolarmente brillante a livello mediatico – nonostante appartenesse al milieu berlusconiano (il suo gineceo politico) – e fino al 2011 ministro della gioventù nel quarto governo del Silvio nazionale.

Poi, dopo la metà del 2012, dopo lo zenith del governo di Mario Monti, improvvisamente Giorgia esplose, sbocciò col nuovo partito “Fratelli d’Italia”, generato da una fissione o scissione degli ex di Alleanza Nazionale meno vicini all’europeismo filo Monti che prese il Gianfranco Fini dell’allora suo partitello “Futuro e libertà”, uscito dopo i forti dissapori che Fini ebbe con Berlusconi nel 2010-2011.

A partire dal 2012 Giorgia Meloni iniziò a diventare un animale politico e questo fece in qualche modo esplodere anche una sua femminilità aggressiva, che prima di allora mi pare non trasparisse poi granché.

Era all’inizio del percorso che l’avrebbe portata da posizioni moderate di centrodestra fino all’anti-europeismo (cioè l’europeismo della finanza straniera deflattiva) e sovranismo attuali, posizioni le quali tra l’altro recentemente hanno pagato, poiché “Fratelli d’Italia” è indubbiamente cresciuto.

Però qui non parliamo di politica schietta ma di simbolismo e ne abbiamo ben donde in questo caso, poiché la Meloni possiede una carica simbolica mica da ridere.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/05/17/il-front-national-in-francia-non-e-forte-solo-elettoralmente-ma-anche-archetipic-simbolicamente/

Non so se il suo tema astrologico natale possa avere delle affinità con quello di Marine Le Pen o di Marion Mareschal Le Pen ma mi sembra certo che la sua figura pare proprio mostrare un tipo di simbolismo affine a quello delle due Le Pen transalpine, “la liberté qui guide le peuple”, la Marianne, il quadro di Courbet della rivoluzione del 1830 in cui la si vede sventolare la bandiera (“le pavillon”) tricolore mentre ha il seno denudato, piuttosto che la Jeanne d’Arc, l’eroina che nel XIV secolo riuscì nell’impresa di cacciare gli inglesi dal territorio francese (una specie di Balilla femminile ante litteram?)

A partire dal 2012 Giorgia Meloni è apparsa come posseduta dalla reincarnazione di questi archetipi: la trovai irriconoscibile nel primo manifesto di “Fratelli d’Italia” mai visto in vita mia mentre aspettavo l’autobus in piazza Caricamento, cioè non l’avevo proprio riconosciuta, era un altro mondo rispetto solamente a un anno prima quando era ancora ministro della gioventù nel governo poi cacciato da quelli che hanno messo Monti; fino ad allora, tra l’altro, non è che la conoscessi nemmeno granché bene, vista la sbiaditezza mediatica che fino ad allora aveva mostrato…si, mi ricordavo un episodio di un po’ di anni prima in cui la si era vista fuggire precipitosamente quasi in lacrime davanti al microfono di una giornalista australiana che le faceva troppe domande sui guai giudiziari di Berlusconi oppure quella volta che venne rimproverata in un talk show poiché si mostrava assente, distratta e sbadigliante.

Successivamente, scoprì perché non riconobbi Giorgia Meloni su quel primissimo manifesto di “Fratelli d’Italia”, poiché i suoi “graphic designer” avevano usato massicciamente il software di ritocco fotografico Photoshop per abbellirla alquanto e penso proprio non l’avessero fatto con l’intenzione cosciente di farne una Marianna o Giovanna D’Arco italiana, tutto viene da sé, no?

Tra l’altro, questo del fatto che la Meloni “photoshoppa” la sua immagine sui manifesti rendendosi più avvenente, divenne quasi un tormentone mediatico (o un meme internettiano) il quale non fece altro che amplificare una certa singolare attenzione nei suoi confronti.

Così come l’episodio del manga (= cartone animato giapponese) somigliante alla Meloni che era da lei stato usato come meme sui social network per “cartoonizzare” un’azione di “Fratelli d’Italia” per “difendere la famiglia tradizionale” ed era stato scoperto, da una frequentatrice dello spazio web della Meloni che costei si era “cartoonizzata” usando un personaggio femminile, di un manga chiamato “Love live”, che aveva l’abitudine di toccare e spremere i seni delle compagne di scuola, tale MARI Ohara!

Insomma, sicuramente ce ne stiamo rendendo conto solo noi, ma piano piano sembrava starsi creando un “complesso collettivo” con al centro la figura rinnovata di una Giorgia Meloni sempre più aggressivamente sexy (anche con l’aiuto di software di grafica), potente politicamente e potente anche nell’orbita simbolica delle eroine guerriere amazzoni che guidano il popolo per combattere contro l’oppressore, le quali si erano contemporaneamente reincarnate nella Francia delle donne politiche della famiglia Le Pen.

Eredi dirette di quello stesso Jean Marie Le Pen (“pére e grand pére” rispettivamente di Marine e di Marion) il quale nella Francia degli anni Settanta inaugurò quel partito, il “Front National”, il cui simbolo (la FIAMMA) caso strano venne direttamente preso di peso dal contemporaneo “Movimento Sociale Italiano”, cambiando solo i colori del tricolore della fiamma.

Quella fiamma che ancora brucia nel simbolo di “Fratelli d’Italia”.



Tema natale di Giorgia Meloni. Non ho trovato il tema natale di Marine e Marion Le Pen ma, d’altra parte, anche se l’avessi trovato non avrei avuto modo di essere in grado di capire le eventuali affinità tra i due temi natali, forse ci sarebbe riuscito il mio collega di blog Teoscrive.
Marine e Marion Le Pen, archetipi mediatici delle amazzoni eroine moderne che guidano il popolo contro l’oppressore straniero.
Marianne nel quadro di Courbet “La liberté qui guide le peuple”.
Marianne di oggi a una manifestazione di protesta contro l’oppressore straniero.
Giorgia Meloni, per rendersi più simpatica e accattivante difendendo la famiglia tradizionale, ha fatto sì di prendere a prestito un personaggio femminile di un manga chiamato “Love live”, personaggio chiamato Mari Ohara.
Non essendo forse a conoscenza che MARI Ohara ha un debole per il seno.
Giovanna D’Arco, la pulzella di Orleans che liberò il suolo francese dall’oppressore inglese.
Manga della Pulzella di Orleans somigliante a Mari Ohara.
Giovanni Battista Perasso, la “Giovanna d’Arco” italiana, il “pulzello” che fece sì di far scacciare l’oppressore straniero dal suolo patrio. Venne chiamato “Balilla”, il nome con cui venivano irregimentati i bambini e i ragazzi durante il ventennio fascista, “nickname” che divenne così comune da dare persino il nome a un’automobile.
Uno dei tanti manifesti in cui la Giovanna d’Arco Balilla dei nostri tempi mostra di essere diventata particolarmente avvenente grazie a software di ritocco fotografico, uno dei numerosi argomenti gossippari che fa sempre essere sotto i riflettori mass-mediatici la Meloni.




L’anno più felice di sempre

13 06 2019
Film britannico del 1957. Dell’epoca in cui incredibilmente si producevano ancora veri e propri film in UK, diversi da quelli di Hollywood.

Oggi vi proponiamo un articolo apparso sul Daily Mail due anni e mezzo fa. Nonostante sia forse passato un po’ di tempo, non penso proprio che esso abbia nel frattempo perduto la sua fragranza.

Anzi, mi viene da dire che migliorerà sempre più con gli anni.

Tra l’altro, il presente post del blog lo si potrebbe vedere come un ricorso di quest’altro: https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/11/27/l11-aprile-1954-non-e-successo-niente/

Trovandosi sul Daily Mail, ovviamente, tutto l’articolo in questione è incentrato sulla Gran Bretagna e su tante cose che sicuramente riescono ad assaporarle in pieno solo i lettori britannici…però il fatto è che il 1957 pare davvero che fu sul serio un anno decisamente felice e non solo per l’UK ma per tutto l’intero Occidente (più Russia, ciòè l’allora URSS, che comunque considero parte dell’Occidente): gli USA furono nel pieno degli anni Cinquanta di Happy Days e di un presidente repubblicano con una politica economica di sinistra, la Germania ovest e l’Italia si stavano apprestando al cosiddetto “boom economico”, l’URSS metteva in orbita il primo satellite artificiale e cominicava il cosiddetto “disgelo”con gli USA e la NATO…

https://it.wikipedia.org/wiki/1957

Prima che trovassi il seguente testo, ricordo bene l’impressione di una certa serenità che ho sempre avuto di fronte ai mass media di quell’epoca precisa, che fossero magari siparietti pubblicitari animati francesi trasmessi in palinsesti tv notturni dimenticati  oppure riviste italiane dell’epoca trovate nelle cantine, riviste popolate oltre che da Amintore Fanfani anche da Jayne Mansfield e Brigitte Bardot. E proprio in un’Italia nell’anno di elezioni politiche somiglianti a una siesta messicana, alla televisione iniziò il “Carosello”, vennero messe in commercio le prime auto utilitarie “per tutti” come le Fiat 600 e Nuova 500 (stavolta davvero per le classi popolari e non per finta come successe con la Fiat 500 “Topolino” del 1936), e il “maggiolone” VW, la 2CV e la Citroen DS “Squalo” cominciarono a diffondersi rispettivamente dalla Germania ovest e dalla Francia dopo essere rimaste sotto chiave almeno dal 1939.

Al di là di questo, io non so se l’autore Dominic Sandbrook (https://www.dailymail.co.uk/news/article-4150296/Yes-1957-really-happiest-year-ever.html) o quei ricercatori di cui scrive abbiano mai pensato alla possibilità di cicli storici; il 1957 fu l’anno in cui “doveva ancora tutto accadere” poiché fu il primo in cui si lasciarono davvero alle spalle gli anni  che sfociarono nella cosiddetta “seconda guerra mondiale”, venne lasciata dietro quell’epoca cinica che portò al 1929, agli anni Trenta e ai disastrosi anni Quaranta. Epoca cinica la quale non potè imparare nulla dal 1957 semplicemente perché allora si trovava ancora nel futuro e non potè imparare nulla da quell’ ALTRO 1957, all’ inizio inizio della Belle Epoque situato nel pieno degli anni Ottanta del XIX secolo perché ormai troppo indietro nel passato.

 

Sì, il 1957 fu davvero l’anno più felice di sempre! Questo è ciò che hanno scoperto dei ricercatori e, come sostiene uno storico, la nostra epoca cinica potrebbe imparare tanto dal suo ottimismo

Qual’è stato l’anno recente più felice per la Britannia? Gli storici battibeccano da anni per cercare una risposta a questa domanda, ma ora una squadra della Warwick University sostiene di averlo scoperto. L’anno migliore della nostra storia moderna, affermano, è stato il 1957.

A prima vista, questa potrebbe sembrare una scelta strana: il 1957 fu l’anno in cui Harold Macmillan divenne Primo Ministro, Paul McCartney incontrò per la prima volta John Lennon, Stanley Matthews giocò la sua ultima partita per l’Inghilterra e Patrick Moore apparve per la prima volta nella televisione britannica.

Fu anche l’anno in cui la regina diede il suo primo messaggio natalizio televisivo ed Elvis Presley registrò il suo primo numero uno britannico, All Shook Up.

Harold MacMillan divenne primo ministro nel 1957 sostenendo “non siete mai stati tanto bene!”.

Ciononostante, non fu in alcun modo uno degli anni iconici della storia moderna.

Nessuno ha mai scritto un libro che celebra gli eventi e le conquiste del 1957, come s’è fatto con anni importanti come il 1914 (l’inizio della prima guerra mondiale), il 1945 (la fine della seconda guerra mondiale) o il 1989 (la fine della Guerra Fredda) [o anche il 1968 o il 2001…]

Ma i ricercatori di Warwick sono irremovibili. Dopo aver setacciato circa otto milioni di libri pubblicati tra il 1776 e il 2009, e contando l’uso di “parole positive” come “pace”, “pacifico”, “divertimento” e “felicità”, affermano che tutte le prove suggeriscono che il 1957 rappresenta il picco, il vero Everest del nostro benessere nazionale.

Avendo passato un sacco di tempo a scrivere sulla Gran Bretagna dagli anni Cinquanta, potrei avere qualche dubbio sui loro metodi di ricerca, ma non posso essere in disaccordo con le loro conclusioni.

E anche se i sedicenti progressisti possono amare il mondo gentile e ordinato degli anni Cinquanta in Gran Bretagna, penso che potremmo imparare molto dai tempi degli arredi G-plan, delle radio in bachelite e delle case angolari di Lione.

Per i giovani [non solo per i giovani] di oggi, la Gran Bretagna del 1957 sembra appartenere alla storia antica. Era una terra di terrazzi affumicati e di pub di quartiere, di uomini incappottati [e con i cappelli] con le loro pinte di mite e di casalinghe con il velo che spazzava i loro passi, un paesaggio che svaniva di piccioni e stagni, Muffin The Mule e Hancock’s Half Hour.

Per i giovani moderni la fine degli anni ’50 sembra storia antica.

Non tutto era perfetto, ovviamente. Nessuna società lo è mai stata. La Gran Bretagna alla fine degli anni Cinquanta aveva poco tempo per persone che erano diverse, per immigrati, gay e lesbiche, o per coloro che non erano proprio in grado di adattarsi. Se avessi camminato per alcune strade nel 1957, avrei visto dei cartelli con su scritto “Niente cani, niente irlandesi e niente negri.”

Però è un po’ troppo poco per schernire i presunti fallimenti dei nostri predecessori. Molto meglio, penso, imparare da quello che avevano di buono – e la verità è che nel 1957, in Gran Bretagna c’erano un sacco di cose giuste.

Forse la cosa più sorprendente, considerato il fatto che tanti di noi sono disgraziati nel 2017, è ciò che una volta eravamo persone allegre e ottimiste. Erano passati solo 12 anni dalla fine della seconda guerra mondiale e alcune città e città erano ancora segnate dai danni delle bombe.

Eppure, dopo gli anni di austerità del dopoguerra, il grande motore del consumismo aveva già cominciato a ruggire. Nel 1957, i primi bar “express”, come li chiamavano allora, si stavano diffondendo nell’Inghilterra meridionale, mentre i primi gruppi di skiffle stavano trovando un pubblico entusiasta.

Le vendite di automobili, televisori e elettrodomestici in vendita a High Street erano a livelli record: entro la fine del decennio otto famiglie della classe operaia su dieci possedevano un televisore e tre su dieci possedevano una lavatrice; quando fino a pochi anni prima praticamente nessuno ne possedeva neanche uno.

Per dirla in modo spiccio, la vita stava migliorando ad un ritmo sorprendente.

Solo da vent’anni la Gran Bretagna era affondata nelle profondità della Grande Depressione, eppure milioni di persone ora godevano di comfort e piaceri – una nuova casa, una nuova macchina, forse anche una vacanza all’estero – cose che una volta sarebbero state quasi inimmaginabili.

In effetti, essere giovani nel 1957 era un paradiso. Era un paese con piena occupazione, dove si poteva uscire da un lavoro lunedì pomeriggio e trovarne uno migliore martedì mattina, dove gli stipendi erano alti e costantemente in aumento.

Nessuna generazione nella storia aveva mai prima goduto della libertà finanziaria e personale degli adolescenti del 1957.

Come disse a un intervistatore un ragazzo della classe operaia di Coventry: “Ogni settimana comprerei almeno due o tre singoli di musica. C’erano così tanti bei lavori ben pagati per adolescenti legati all’industria automobilistica. Ogni settimana mi basta una manciata di sterline, per i vestiti, per uscire fuori la sera e, soprattutto, per la musica. “

Niente di tutto questo andò perduto col nuovo premier eletto quell’anno Harold Macmillan, il quale, anzi, si fece vedere positivamente appagato dalla nuova società dei consumi. Senza dubbio questo spiega le sue famose parole dette a Bedford, “non siete mai stati meglio!”

“Siamo sinceri”, disse il primo ministro alla folla, “la maggior parte della nostra gente non se l’è mai passata così bene. Andate in giro per il paese, andate nelle città industriali, andate nelle fattorie e vedrete una prosperità che non abbiamo mai avuto nella nostra vita, né mai nella storia di questo paese “.

Gli intellettuali di sinistra danno alla Gran Bretagna degli anni Cinquanta una fama ingiustamente cattiva sostenendo che era soffocante

All’epoca, naturalmente, le persone presumevano che la loro nuova prosperità avrebbe potuto renderli sempre più felici.

Mentre la fine degli anni Cinquanta diventavano gli anni Sessanta, sognavano pacchetti salariali sempre più grandi, auto sempre più sfolgoranti, elettrodomestici sempre più elaborati, vacanze sempre più esotiche.

Sicuramente, si dicevano, la vita degli inizi del XXI secolo sarebbe stata un Paradiso, libero da malattie, tristezze e ansie.

Bene, sappiamo quanto si fossero sbagliati. In verità – oltre all’ottimismo e all’inizio inizio del consumismo, forse la qualità più preziosa che definì la Gran Bretagna del 1957 fu il senso di comunità.

Questo, più di ogni altra cosa, è ciò che distingue quel mondo dal nostro: un senso di appartenenza, di vicinato, di una società stabile, stabile, felice.

Si trattava di un paese con una grande mobilità sociale, in cui i bambini della classe operaia più brillanti potevano, dopo la scuola dell’obbligo, aspirare a un posto all’università, a un buon lavoro e un reddito costante.

Però, al tempo stesso, non era una società schiava dell’ingordigia e dell’ambizione; né era una società di individualisti rampanti, che conoscevano il prezzo di tutto e il valore di nulla.

A questo proposito, ciò era altrettanto vero nelle prospere periferie meridionali così come negli stereotipi delle calde e omogenee strade dell’Inghilterra settentrionale. Così, quando i ricercatori studiarono il fiorente borgo di Woodford nel 1957, in quello che oggi è il nord-est di Londra, furono colpiti dal forte spirito di comunità che si respirava allora.

La gente andava in chiesa e nei club insieme. Andavano d’accordo con i loro vicini, e si sentivano rassicurati che i loro concittadini condividessero la loro cultura e i loro valori.

«C’è uno spirito molto amichevole», osservò una casalinga, una certa mrs Noble. ‘Penso di appartenere a una calda comunità ‘.

Stava parlando di Woodford, ma avrebbe potuto facilmente parlare della Gran Bretagna tutt’intera.

In alcuni ambienti culturali, la Gran Bretagna degli anni Cinquanta subisce una stampa ingiusta. Gli intellettuali di sinistra, per esempio, sono spesso pronti a tacciare quegli anni come soffocanti, stagnanti e reazionari, sostenendo che invece gli anni Sessanta erano più liberi e sbarazzini.

Questo mi ha sempre colpito come un’assurdità assoluta. Sì, la Gran Bretagna degli anni Cinquanta era un paese patriottico e moralmente conservatore, non privo di difetti e pregiudizi.

Ma era anche una società immensamente stabile, prospera e ottimista, perfettamente bilanciata tra progresso e continuità, tra entusiasmo per il cambiamento e rispetto per la tradizione.

Con i loro ricordi di guerra di austerity, la maggior parte delle persone erano troppo sensibili, troppo consapevoli dalle avversità, per condividere le nostre ossessioni delle novità e delle celebrity. Sapevano che la vera felicità spesso si trova nella semplicità e nella stabilità, valori che invece in questi ultimi decenni abbiamo ampiamente dimenticato.

A Woodford nel 1957, venne intervistata una donna la cui vita forse sembrerebbe orribilmente noiosa a moltissimi giovani di oggi.

“Alla fine della giornata,” quella donna osservò, “ricordo tutte le operazioni di lucidatura e pulizia, lavaggio e stiratura, che dovranno essere ripetute da capo, e come molte altre casalinghe vorrei che la mia vita potesse essere un po ‘più eccitante a volte.”

“Ma quando il caminetto alla sera scoppietta, quando la casa brilla di pulito, allora mi sembra che questa sia forse la strada per la vera felicità.”

Le nostre vite di adesso sono tanto più felici e piene della sua, con tutti gli stress, le inquietudini e le ansie fastidiose accompagnate dal flusso ininterrotto di aggiornamenti dei social network, delle e-mail e gli avvisi di Twitter? Mah.

In effetti, quando visionate cinegiornali e film di quei giorni, e vedete la semplice gioia della gente che si sdraia a prendere il sole sulla spiaggia di Blackpool, salutando agitata dai finestrini del treno, chiacchierando affettuosamente con i vicini all’angolo della strada, o lanciando i cappucci in alto alle partite di calcio , è difficile non provare una punta di rimpianto per la nostra innocenza perduta.

Non possiamo tornare indietro, naturalmente. I giorni di Dixon Of Dock Green e il fumo di pipa nei pub sono spariti, per non tornare mai più.

Ma se potessimo imparare ancora una volta i valori di semplicità, stabilità, patriottismo e comunità, allora forse anche noi potremmo riconquistare la tranquilla soddisfazione che caratterizzava la vita di tante persone in quel mondo scomparso del 1957.