L’ eschaton di Stephen King è OGGI – The Dome

20 10 2017

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Stephen King narrava nel suo libro pubblicato nel 2009 che un certo sabato corrispondente secondo i fans al 21 Ottobre 2017 – OGGI ( ! ) una cupola misteriosa piombava a intrappolare una cittadina prima insignificante mettendola al centro dell’ attenzione mondiale in un vero e proprio fenomeno escatologico.

Questa data mi intriga non solo perché The Dome è stato il primo libro che ho letto del maestro Stephen King, ma anche perché risulta dalla mia ricerca timewave nell’ unire due coppie di eventi e calcolare una formula per giungere alla data zero –  eschaton che l’ accoppiamento implica, che QUESTA DATA è giunta ad essere TERZA nella mia classifica delle potenziali DATE ZERO della TIMEWAVE.

Dopo questa data a ottobre ci sono solo un paio di date potenziali che ci separano dall’ estate 2018 dove avverrà la – grande prova del 9 – per verificare se la ricerca indipendente che mando avanti dal 2013 avrà successo.

Quindi cosa possiamo fare in questo sabato inusuale? LEGGIAMO qualche pagina da THE DOME, andiamo a vedere il film IT di Stephen King ( io stasera andrò a vederlo per la seconda volta con una diversa compagnia di amici ) e facciamo attenzione al cielo 😉 non sia mai che King abbia carpito qualche informazione dall’ etere!

Se qualcuno ha voglia di leggere anche qualcosa di diverso può provare con un mio racconto ispirato vagamente a THE DOME che si intitola INTERFERENZE e che è postato fino a dove sono arrivato ( una sessantina di pagine scritte ma rimane incompleto ) sul mio sito Lo Scrittore Sconosciuto –  

https://loscrittoresconosciuto.wordpress.com/2017/09/22/interferenze-capitolo-1-2015/

inserite – Interferenze – nel motore di ricerca interno al sito per cercare i capitoli successivi.

La prossima settimana in ogni caso abbiamo ancora un altro evento interessante: il PICCO FINALE e più INTENSO del grafico timewave proposto da Meyer, che ci fornirà un INDIZIO CHIAVE per capire che cosa potrebbe succedere una volta raggiunta la data zero – eschaton nel 2018. Infatti dovremmo aspettarci un evento di enorme magnitudo storico – geopolitica che trasformerà la nostra epoca attuale.

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Il vaso di Pandora è il ciclo vitale dei 3 anni – Una delle uniche certezze rimaste

8 09 2017

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A volte trovo molto strano che uno come me, una persona qualunque, sia riuscito a trovare questo incredibile pattern che è presente nella vita di tutti. Certo, ho un archivio del passato personale ben diverso dalla maggior parte della gente, e questo mi ha avvantaggiato, mi ha permesso di scendere nei particolari più minuti e di non fermarmi alla ” Big Picture ” …Ci sono tanti modi , che voi siate scettici o meno non ha importanza siccome funzionano veramente, per guardare alle condizioni future della nostra vita …Ovvio, l’ età, la località, la geopolitica del luogo, ma anche l’ astrologia, che ci indica gli umori e l’ atmosfera ” energetica ” a distanza anche di mesi dal presente …Ma il Ciclo dei Tre Anni va OLTRE. Se siete fortunati come me e avete a disposizione un archivio dettagliato della vostra vita, fra diari, agende, rubriche e quant’ altro, ma anche se non ce l’ avete ( sarebbe un buon incentivo a cominciare a sapere qualcosa in più del vostro passato , perché essenzialmente il passato si ripresenta in maniera diversa ma sempre simile, nel vostro presente e futuro, visto che il presente è una mescolanza degli anni a 3, 6, 9, 12, 15, 18, 21 anni di distanza – e oltre da ora ) dovreste fare questo esperimento: prendete gli eventi chiave di ogni anno che sta a 3 e multipli di 3 anni di distanza dal 2017 , i vostri eventi chiave personali, e scoprite cosa si ripresenterà sotto altre facce e con altri tempi, ma sempre allo stesso modo, nella vostra vita. Fate una lista delle persone che conoscevate, che frequentavate, e trovate il corrispondente, fate i collegamenti, scoprite le somiglianze. Trovate gli archetipi che continuano a presentarsi nella vostra vita.

Questa scoperta mette un po’ in difficoltà il concetto di libero arbitrio, ma il fatto è che una volta che conoscete le risposte, potete cominciare a manipolare il presente e il futuro. Chi non è cosciente di questo ciclo vitale non può fare a meno di seguire la corrente, proseguire inconsciamente lungo una versione della propria vita, una serie di esperienze, che si ripresentano, con altre facce, magari altri luoghi, ma che sotto sotto rimandano sempre a quella determinata epoca e a quella determinata persona.

Aprite il vaso di Pandora.  Ora possiamo farlo 😉 Ogni giorno è una nuova scoperta … Certo, può sembrare inquietante, ma in un certo senso dona anche un senso di sicurezza, e il piacere della sorpresa non manca, perché anche quando cerchi di capire come una certa esperienza si ripresenterà, è sempre difficile intuire il percorso che farà per ricreare quella determinata situazione. Con tutti i miei dubbi, questa conoscenza mi dà almeno una certezza dove non sembrano essercene più.  

 

Questo è l’ esempio sulla mia vita:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/01/15/i-pattern-nella-mia-vita-cicli-vitali/

1989 – 1992 – 1995 – 1998 – 2001 – 2004 – 2007 – 2010 – 2013 – 2016

L’ evento più importante nella vita della mia famiglia nel 1989 ( a parte scoprire che stavo arrivando io 😉 ) arrivò negli ultimi giorni, quando pochi giorni prima di Natale mio nonno paterno col mio stesso nome e cognome fece un incidente sulla strada e finì in gravi condizioni. Sarebbe rimasto in ospedale per 6 mesi fino alla sua morte prima dei 60 anni. Nel 2001 ho cominciato a fare terapia per la scoliosi all’ ospedale e quella estate ero al centro dell’ attenzione della mia famiglia. Nel 2004 fui colpito dalla varicella il giorno prima del mio compleanno, che segnava anche un ritorno di Saturno astrologicamente, e rimasi a letto per 15 giorni. Il mio migliore amico subì una operazione chirurgica e io passai del tempo con lui in ospedale. Nel 2007 cominciai a sviluppare delle ansie e il primo attacco non passò inosservato…accadde a scuola, e mi ricordo che dovetti essere fatto sdraiare in corridoio. Nel 2010 la mia vita interiore fu segnata dalla morte per incidente automobilistico di un conoscente e compagno di classe per 8 anni che avevo incontrato il giorno dell’ incidente. Nel 2016 un mio amico appassionato di moto come questo compagno di classe scomparso ha fatto un brutto incidente e ha rischiato davvero ma ne è uscito vivo.  Mia nonna paterna si è trasferita da noi per essere curata, nei giorni vicino a Natale.  Inoltre la mia famiglia venne coinvolta da un attacco di food poisoning che ci portò tutti quanti all’ ospedale. Nel 2013 morì mio nonno materno, il primo nonno che ho visto morire. E così si completava il cerchio. Nel 2016 mio fratello ha fatto un incidente in macchina e ho dovuto chiamare il mio posto di lavoro per sapere se era successo lì vicino.  Nel 2007 cominciai ad avere dei sogni su una persona alla quale ho rivelato di ciò solo nel 2016, ed è stata questa persona a contattarmi.

Nel 2013 ho assistito a un dissolvimento sistematico della mia posizione sociale, un raso terra reset  assoluto e nel 2016 ho cominciato a perdere tutto quello che avevo ottenuto due anni prima. La compagnia si è disgregata e l’ inverno 2016-17 e’ stato assolutamente letargico … I cicli hanno sempre avuto ragione quindi la svolta e’ in arrivo in qualche punto ancora indefinito del 2017 .

1990 – 1993 – 1996 – 1999 – 2002 – 2005 – 2008 – 2011 – 2014 – 2017

Nel 1990 la vita di un Matteo cominciava e la vita di un altro Matteo finiva. Nel 1993 nasceva mio fratello. Nel 1999 si aggiungeva un altro membro effettivo della famiglia, il gatto ;). Update: nel 2017 abbiamo tenuto una gattina in casa per 1 giorno e 1 notte e io e mio fratello ci abbiamo dedicato del tempo. Ci ha fatto ripercorrere molte memorie. Nel 1996 ho cominciato a frequentare il centro sportivo dove nel 2014 ho cominciato a lavorare come stagista. Nel 1999 visitai per la prima ( unica? non ricordo ) volta Genova e nel 2014 cominciai a scrivere articoli su questo blog, il cui autore è un Genovese ;). Il pattern si fa vedere persino con gli acquisti e i videogiochi. Scoprìi la play 1 e Tekken 2 nel 1999, nel 2002 presi la play 2 e Tekken 4 e quest’ anno ho preso la play 4 per Tekken 7, che si dice essere l’ ultimo capitolo della saga per completare il cerchio. Per me l’ utilizzo dei videogiochi ha ritrovato nuova vita grazie ai gruppi con gli amici sul network e al magnifico Life is Strange che mi dava quasi dipendenza. Nel 2002 mio padre dovette subire un intervento chirurgico, e questo si potrebbe collegare col 1990 a mio parere. Nel frattempo io facevo terapia personale per la schiena. Nel 2002 inoltre conobbi una ragazza che sarebbe stata al centro della mia attenzione come protagonista nel 2005. Il termine di questo ciclo si ebbe nel 2014 quando dopo un tentativo di riprendere almeno un rapporto di amicizia prendemmo strade diverse definitivamente, in modo molto simile alla prima volta che ci lasciammo nel 2005. Nel 2005 morì mia nonna materna. Nel 2005 inoltre conobbi un amico che sarebbe diventato più importante nel 2014. Ora, nel 2008 e nel 2014 successero due episodi molto particolari che a mio parere possono considerarsi affini, perchè uno dei protagonisti portava lo stesso nome ma non esattamente perchè l’ altro aveva un nome composto, l’ altro era lo stesso del 2014, e la ragazza aveva la stessa nazionalità della ragazza del 2014. Ma non vi racconterò i dettagli. Nel 2008 io ero presente ai fatti, nel 2014 ero assente e mi venne raccontato. Inoltre pare che vi sia un pattern in questi anni concatenati in cui nella mia vita vi è almeno uno ” scontro ” con una femmina.

AGGIORNAMENTO SETTEMBRE 2017: La compagnia si è disgregata come previsto ma sorprendentemente non ho avuto nemmeno il tempo di tornare solo perché ne ho trovata una altra. Ognuno di loro è collegato in qualche modo ai ragazzi della vecchia compagnia, e non solo, mi sembra siano persino un amalgamo di tutti i miei vecchi amici. L’ arrivo di una nuova compagnia è l’ evento principale di questo mio 2017 e credo che su di loro si concentreranno la maggior parte dei cicli. Per me è come assistere ogni 3 anni a un cambio di stagione o addirittura passare da una tematica a un’ altra, e il cast cambia ma i caratteri di base rimangono sempre gli stessi come degli archetipi.

A volte, invece di fare che tutto si riorganizza in grande stile, ci sono dei singoli episodi che in un certo senso riepilogano, come per esempio una mia conversazione abbastanza lunga con una professoressa che non vedevo da tempo, incontrata mentre venni colto da un diluvio mi ha mostrato che a volte queste connessioni ritornano solo in forma episodica, e non con una nuova grande storia. Allo stesso tempo persone che nel 2014 sono state protagoniste dal mio punto di vista, in questo 2017 invece sembrano relegate a fare da background, apparendo solo sporadicamente.

Questa nuova compagnia vedrà il suo più forte ostacolo probabilmente fra 2 o 3 anni quando avverrà qualcosa che fungerà o da evento separatore oppure da sfida e difficoltà che però potrebbe essere affrontata con successo.

Inoltre la mia soffitta non è più usata per incontri e riunioni con gli amici …E’ finita un’ epoca …Questo mi rimanda all’ esperienza di mia madre nel 1990 …

Una mia amica aveva perso il cane per vecchiaia e malattia, e quasi esattamente tre anni dopo il suo veterinario è morto tragicamente …

1991 – 1994 – 1997 – 2000 – 2003 – 2006 – 2009 – 2012 – 2015 – 2018

A primo impatto questa concatenazione riguarda eventi forse meno diretti, più sfumati, come per esempio il fatto che l’ unico viaggio a Parigi per noi è avvenuto nel 1997, che non posso fare a meno di collegare col fatto che nel 2015 Parigi è tornata al centro della attenzione di famiglia a causa dell’ attacco terroristico. Nel 2000 il mio gatto è stato ricoverato di urgenza per una malattia al quale è sopravvissuto per un pelo. Nel 2015 il mio gatto è morto dopo una lunga serie di ” terapie ” applicate dal veterinario e dai miei genitori. Al mio tredicesimo compleanno i miei amici mi hanno aiutato a ” dichiararmi ” a una altra ragazzina, e tre anni dopo nel 2006 ci siamo lasciati per la seconda volta, separando le nostre strade il giorno prima del compleanno tredicesimo di mio fratello. Nel 2006 una mia compagna di classe che ha sempre frequentato con me fin dalle elementari     ( classe accanto alle medie ) ha avuto un incidente d’ auto e in seguito siccome mio padre aveva dato una mano con il post – evento e con le altre amiche sue sopravvissute, per un certo periodo mi ricordo che si dimostrò più gentile e più attenta a me. Non sapevamo che tre anni dopo saremmo stati un po’ al centro dell’ attenzione in classe con discussioni, commenti, battute che ci hanno portato a un piccolo conflitto, anche online, fino all’ ultimo giorno dell’ ultimo anno, quando in classe si parlava solo di noi due, e poi le nostre strade si sono separate per sempre. Nel 2015 ho scritto a sua madre online per spiegare un po’ di quello che avvenne nel 2009, come mi sentivo, e a che punto ero nella mia vita. Volevo attuare una chiusura del ciclo. Nel 2009 ho approfondito l’ amicizia con due fratelli che avevo conosciuto nel 2006. Ho cominciato a frequentare la stessa università due volte a tre anni di distanza, 2009 e 2012, senza continuare nessuna delle due volte. Nel 2012 tornai in una scuola superiore come stagista , tre anni dopo aver concluso gli studi. Nel 2003 il mio migliore amico fece una caduta che lo portò a mesi di terapie e a un intervento chirurgico. Nel 2015 mio padre ha seguito la terapia di suo nonno, la cui salute peggiorò in modo inesorabile in seguito a una caduta. Nel 2012 la migliore amica di mia madre venne ricoverata in seguito a un evento improvviso riguardante la salute. Nel 2015 mentre lei e mia madre facevano una passeggiata, il marito di lei si è sentito male in negozio e in seguito a un ricovero in condizioni critiche è morto.





Via Madre di Dio e dintorni: appunti su una Genova seppellita

1 08 2017

Il presente articolo lo si può considerare una puntata particolarmente estesa della serie Appunti tratti dal mio quaderno, categoria del blog la quale è un po’ di tempo non viene da me aggiornata. Come nelle altre puntate, la soluzione stilistica adottata per la stesura dell’articolo è quella del flusso di coscienza, perciò non vi stupite e vi prego di non irritarvi se, leggendo, avete l’impressione di uno che, seguendo il filo delle sue associazioni mentali, salta di palo in frasca pressoché in continuazione. Comunque, buona lettura.

L’idea per l’articolo che siete in procinto di leggere mi è venuta consultando due blog presenti nella blogosfera italiana in generale e genovese in particolare: C’era una volta Genova di Gianfranco Curatolo (più l’omonimo gruppo Facebook con moltissime foto d’epoca) e “Dear miss Fletcher” .

Le loro descrizioni dello scomparso quartiere genovese di Ponticello e degli altrettanto quartieri scomparsi di Portoria-Piccapietra e di Borgo Lanaiuoli-via Dei Servi-via Madre di Dio. Con tutti quei dettagli-particolari delle foto del XIX secolo/primissimo XX secolo, le persone fotografate, cosa stavano facendo quando fu scattata l’immagine, com’erano vestite (all’antica, ovviamente), le loro azioni poco chiare, gli oggetti che avevano in mano (magari “oggetti misteriosi”, come in quel programma tv anni Cinquanta condotto dal compianto Enzo Tortora, programma di cui vidi la replica forse di notte negli anni Novanta) (Telematch si chiamava), cosa ci raccontano i dettagli-particolari di quelle foto del passato guardandoli con la lente d’ingrandimento.

Il fatto che quel mondo, così diverso dal mondo a cui siamo stati abituati, esisteva ben prima che noi nascessimo. Non l’abbiamo minimamente mai vissuto. E ne abbiamo nostalgia. Abbiamo nostalgia di qualcosa che non abbiamo mai vissuto.

Ciò che ci attrae, che ci affascina in quelle foto, sono gli stessi, identici, luoghi, gli stessi spazi – che conosciamo benissimo – della nostra città natale, ma completamente diversi da come li abbiamo sempre visti. Sono gli stessi identici luoghi ma, contemporaneamente, sono qualcosa di completamente altro.

Non abbiamo mai visto i vicoli di Portoria e la Porta Aurea nello stesso quartiere oggi completamente cambiato e supermodernizzato.

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La Porta Aura nel vecchio quartiere di Portoria-Piccapietra.

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Lo scomparso vico Pellissoni nel vecchio quartiere Portoria-Piccapietra.

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Demolizione a colpi di piccone del vecchio quartiere Portoria-Piccapietra, la Porta Aurea la si vede in mezzo alla foto.

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Il quartiere Portoria-Piccapietra oggi.

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Il quartiere Portoria-Piccapietra oggi.

http://ceraunavoltagenova.blogspot.it/2013/10/piccapietra-piccon-dagghe-cianin.html

https://dearmissfletcher.wordpress.com/2013/09/28/per-le-strade-della-vecchia-portoria/

E che dire della misteriosa Porta Romana la quale, dopo essere stata smantellata, se ne perdettero completamente le tracce, a differenza di Porta Pila e di Porta Degli Archi (detta anche Porta di Santo Stefano perché vicina alla chiesa omonima);

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Immortalata in un rarissimo dagherrotipo, ecco come appariva Porta Romana, di cui si sono perse completamente le tracce a differenza delle sue gemelle più importanti Porta Pila e Porta Degli Archi (o di Santo Stefano.)

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Porta Pila com’era un tempo, prima del suo trasloco in un luogo diverso da quello originario, associata al Ponte Pila, anch’esso smantellato perché il torrente sottostante è stato ricoperto.

Porta di Santo Stefano (detta anche Porta dell'Arco o degli Archi) Genova

Porta Degli Archi (o Di Santo Stefano, perché vicina alla chiesa omonima), anch’essa spostata rispetto al suo luogo originario.

Il colle del convento Sant’Andrea prima che lo sbancassero e lo spianassero (e ne ricostruissero il chiosco accanto alla cosiddetta “casa di Colombo”, chiostro che se uno non conosce la storia, sembra c’entrare qualcosa con la “casa di Colombo” lì vicina, visto che è proprio lì accanto, e invece non c’entra assolutamente nulla), era un convento fino a fine XVIII secolo quando poi, durante l’epoca napoleonica, venne ri-convertito in carcere e completamente smantellato (a parte il chiostro) a fine XIX-inizio XX secolo, all’epoca in cui venne sbancato il colle di Sant’Andrea (ecco perché Porta Soprana ERA chiamata anche Porta di Sant’Andrea) per aprire via Dante e costruire il palazzo della Borsa nel 1912, quello Poste e telegrafo e il palazzo del Credito Italiano.

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Demolizione del Colle di Sant’Andrea (col relativo convento) per l’ampliamento di piazza De Ferrari (fine XIX-inizio XX secolo.)

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Lo stesso luogo dell’immagine precedente al giorno d’oggi.

Per fare ciò, buttarono giù la palazzata di vico dritto Pontexello lato monte. Via Dante, fino agli anni trenta, era solo il pezzo iniziale, quello da De Ferrari, oltre vi era ancora la palazzata (“in stile vicoli”) lato mare di vico drito Pontexello a perdita d’occhio fino a piazza Ponticello, con in mezzo il proverbiale “barchile”, la fontanella in seguito traslocata in Campetto (non “piazza Campetto” come dice qualcuno.) Al posto di quella che poi si sarebbe chiamata “via Ceccardi” vi era salita Morcento, la quale saliva al colle di Morcento, con un enorme palazzone che faceva come da vedetta, colle che venne sbancato pure quello. Perché negli anni trenta, sotto l’impulso del progresso, della modernità, del Novecento, vennero costruiti (anzi, “innalzati”) quegli edifici ultramoderni, di stile razionalista, venne allungata via Dante, venne aperta piazza Dante e via Ceccardi, venne aperta la galleria la quale, attraversando via Fiume, collegava la nuova piazza Dante alla nuova piazza della Vittoria, costruita in quegli stessi anni trenta, con il suo arco di trionfo al centro, con la “fiamma della patria” (che la si doveva tenere sempre accesa e ora è sempre spenta), con intorno gli edifici di stile razionalista modernista (palazzo INPS) come quelli di piazza Dante, quella stessa piazza della Vittoria la quale venne aperta nello stesso luogo in cui c’era la grande spianata del Bisagno, ovvero il risultato dello smantellamento delle cosiddette “fronti basse del Bisagno” e lo smantellamento delle mura lungo quella che si sarebbe poi chiamata via Fiume, grande spianata che ospitò le Colombiadi 1892 e l’Expo 1914.

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Palazzata lato mare di vico drito Pontexello e palazzata lato monte buttata giù, il pezzetto della “casa di Colombo” mantenuto in piedi e il chiostro del convento di Sant’Andrea, edificio che all’epoca della foto non c’era già più.

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Palazzata lato mare e palazzata lato monte di vico drito Pontexello.

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Vico drito Pontexello a perdita d’occhio giù fino a piazza Ponticello, in primo piano sulla sinistra la “casa di Colombo”.

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La zona in fondo a vico drito Pontexello nella cartolina precedente la si può collocare oggi nel mezzo della strada in secondo piano in questa foto.

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Porta Soprana (o Porta di Sant’Andrea), vico drito pontexello e “casa di Colombo” come appaiono da fine anni Trenta in poi, senza alcun palazzo tranne la cosiddetta “casa di Colombo” (cioè quello che ne rimane da inizio XX secolo in poi.)

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Vico drito Pontexello e ingresso di Porta Soprana (o Porta di Sant’Andrea), inquadratura fine XIX secolo più o meno nella stessa angolazione della foto precedente.

Vedere anche: https://dearmissfletcher.wordpress.com/tag/vico-dritto-di-ponticello/

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Antiche case scomparse del quartiere di Morcento, attuale via Ceccardi (foto scattata negli anni Venti), a destra vico drito Pontexello, in primo piano in fondo a destra si scorge il pezzetto superstite della “casa di Colombo” con l’edera attorno.

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Lo sbancamento della collina di Morcento, anni Venti del Novecento.

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Via Ceccardi (ex collina di Morcento) al giorno d’oggi e zona dell’ex piazza Ponticello.

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Lo stesso identico luogo dell’immagine precedente visto dalla parte opposta: piazza Ponticello, nei primi anni del XX secolo, col barchile (fontana) in mezzo alla piazza, successivamente traslocato in Campetto. Vico drito Pontexello è in fondo tra le due file di palazzi nella direzione verso “casa di Colombo” e Porta Soprana. Tutto ciò che vediamo nell’illustrazione è scomparso.

Gli stessi anni Trenta in cui venne smantellato il ponte Pila – assieme al ponte Romano e a una passerella pedonale – per coprire il Bisagno all’altezza della stazione Brignole fino al mare. Il Rivo Torbido, tombinato già nel 1500. I quartieri Portoria, Ponticello, Cheullia, distrutti nel 1971 con quegli affari moderni (“benne”, “escavatori” mi viene in mente si chiamano quegli aggeggi per distruggere edifici) come si vede in quelle riprese di quel servizio su Raitre andato in onda all’incirca nel 1989-90 o giù di lì.

Video che contiene l’intervista a quel signore nato a Roma ma portato nel borgo di via Madre di Dio da piccolissimo, faceva il chierichetto la domenica, per “20 citti”, nella chiesa che poi nel 2008-2010 sarebbe diventata sede della biblioteca franzoniana. Quel signore racconta come le persone si mettessero di traverso di fronte a quegli attrezzi moderni per demolire, perché sapevano che lì nei pressi, in vico Gattamora, vi era la casa natale di Niccolò Paganini e che l’avrebbero buttata giù come le altre case, allora diversi abitanti si erano messi a fare gli scudi umani. Però un giorno – con l’inganno, in modo subdolo – erano stati mandati via dagli emissari dei mandanti che c’erano dietro quelle demolizioni e, quando gli abitanti del borgo erano ritornati la mattina dopo, la casa natale di Paganini (quella del manifesto dal titolo “Onoranze a Niccolò Paganini nel centenario dalla sua morte – 1840-1940 XVIII e.f.” da me visto nel 1996 su uno dei volumi “Genova nella seconda guerra mondiale”) era stata ormai buttata giù.

I videofilmati dell’epoca (1971) (di cui uno recuperato dall’oblio, con tanto di logo tv misterioso in basso a destra) mostrano che, mentre quegli aggeggi buttano giù i muri delle caratteristiche case alte e strette di tipo medievale, contemporaneamente venivano attivati quei getti d’acqua per limitare i nuvoloni di polvere.

Vi sono tutte quelle foto in bianco e nero, in quelle due pagine web Publifoto le quali mostrano il quartiere ancora intatto anche se con le case vecchie, ormai degradate e pericolanti, anche per via dei bombardamenti della WWII.

In una di quelle foto si vede una bottiglieria (col nome che inizia con la C)(in realtà si chiamava “Biagio Gavazza”, negli appunti su carta non ricordavo il nome), il cerchio “Coca cola” (in realtà rosso ma grigio per via del bianco e nero), bambini e donne che mostrano come di essere proletari o sottoproletari, qualche panno steso. In certe foto si vedono macchine FIAT dell’epoca, di quell’epoca ancora molto meccanica e operaia, ben prima dell’era elettronica e digitale. Cioè ben prima degli Ottanta. Chissà se quelli da cui partì l’ordine di smantellare quei palazzi, ebbero già in mente cosa avrebbero costruito al posto di quei palazzi buttati giù, se avevano cioè già in mente le strutture del “Centro dei liguri” (ovvero templi in vetro-cemento della burocrazia capitalista) e i cosiddetti “Giardini Baltimora” che furono soprannominati “Giardini di plastica”. Baltimora, guarda caso una città americana con problemi di ordine pubblico, violenza e degrado.

Strada della Madre d'Iddio e ponte di Carignano a Genova, 1847

Via Madre di Dio in un quadro di fine XVIII secolo.

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Via Madre di Dio fine XIX inizio XX secolo.

Per vedere altre immagini di com’era un tempo il quartiere Lanaiuoli-Dei Servi-Madre di Dio, vi è il gruppo “I ragazzi di via Madre di Dio”: https://www.facebook.com/groups/316859939691/photos/

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Demolizione del quartiere di via Madre di Dio intorno al 1971.

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Via Madre di Dio 1902.

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Via Madre di Dio 1978.

http://www.taxi-driver.it/summerfest/2015/06/08/perche-i-giardini-baltimora/

I cosiddetti drop out (gli emarginati, gli esclusi) degli anni Ottanta, a cui fu dedicata una puntata della trasmissione tv notturna su raitre Fuori Orario, risalente al luglio 2001, più o meno i giorni del G8 e dei cortei contro il G8. In un’altra di quelle publifoto – quelle da me visionate sono solo una minuscola parte di quelle disponibili su richiesta!, penso a pagamento – vi erano riferimenti al marxismo-leninismo-maoismo di quegli “anni formidabili” (per dirla col libro del proverbiale Mario Capanna, titolo del suo libro visto oggi su una bancarella di piazza Colombo.)

Vi è poi una publifoto mostrante solo una facciata senza la casa dietro, con le finestre le quali sono occhiaie vuote, che poi sarebbe stata buttata giù anche quella; guardando meglio mi sono accorto – riconoscendo il dettaglio della nicchia con la Madonna dentro, le due colonnine e le targhe sotto con le epigrafi – che la facciata apparteneva a quella che un tempo fu la casa di Niccolò Paganini e si ergeva in mezzo al terreno dove prima vi erano le altre case e ora non c’era più niente (solo macerie) e in futuro, lì, sarebbe stato costruito il modernissimo “Centro dei liguri” e i giardini che, negli Ottanta dei drop out, erano popolati da tossicodipendenti in preda all’ero.

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Casa natale di Niccolò Paganini immortalata intorno agli anni Quaranta.

Casa natale di Paganini nel 1961: http://www.publifoto.net/rps/det.php?art_id=134&ord=iD&key=yes&page=1&RCCrps=CITT%C3%81:%20VICO%20GATTAMORA&sogg=casa-di-paganini

Casa natale di Paganini nel 1971: http://www.publifoto.net/rps/det.php?art_id=4590&ord=iD&key=yes&page=1&RCCrps=CITT%C3%81:%20VICO%20GATTAMORA&sogg=il-quartiere-di-borgo-lanaiolivia-madre-di-dio

Quella lì del 1971 (l’anno dopo l’ALLUVIONE, tutto in maiuscolo, di cui ho visto delle catastrofiche foto in bianco e nero, con le auto d’epoca per ogni dove) era una demolizione nello stile di quella del ‘500, quando sicuramente demolirono case che non c’erano prima per aprire Strada nuova, come a fine XVIII, quando buttarono giù la chiesa di San Domenico per edificare il teatro Carlo Felice (poi fracassato dai bombardamenti del 1941-42 e ricostruito nel 1991); sempre in quella fine XVIII quando fecero passare il convento di Sant’Andrea da convento a carcere, convertendolo a carcere e durò ancora per un secolo fino a fine Ottocento inizio Novecento quando poi venne buttato giù del tutto (sbancando e spianando anche il Colle, come abbiamo già visto) per ampliare piazza De Ferrari passata da piazza San Domenico a De Ferrari nel 1874, lo stesso anno in cui vennero inglobati al comune di Genova i comuni della bassissima Val Bisagno e dell’immediato Levante), venne fatta crollare la palazzata di Strada Giulia, costruito l’attuale palazzo della Regione e poi i palazzi della Borsa, delle Poste e telegrafo e del Credito Italiano.

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L’ALLUVIONE (tutto in maiuscolo) del 1970, l’anno prima di quando il borgo di via Madre di Dio venne spazzato via dalla faccia del pianeta Terra per poi, a fine anni Settanta, costruire al suo posto il “Centro dei Liguri” e i Giardini Baltimora.

Conoscendo questa storia – e avendo visto i dagherrotipi – si vede con un altro occhio (lo si nota proprio) quel pezzettino di strada con la ringhiera di ferro vecchio, prima non lo si era mai notato: lo si riconosce come il pezzetto di strada superstite che andava alla porta del carcere di Sant’Andrea (ex convento) e che girava subito a destra di porta Soprana (ex porta di Sant’Andrea) una volta svoltata, come si vede in quell’immagine del 1890, dove compare la targa “sestriere di Portoria” e un orologio elettrico non dissimile da quelli di oggi, e certi di quelli che commentano queste foto sulle prime “non ci si trovano”, “gli mancano le coordinate” tanto la zona appare così diversa rispetto a oggi.

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Il dagherrotipo del 1890 della zona ora completamente cambiata presso Porta Soprana, la strada che andava all’ingresso del convento – poi carcere – di Sant’Andrea.

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Questo pezzetto di strada corrisponde al tratto di strada dell’angolo destro in basso della foto precedente (anzi, all’angolo destro fuori dalla foto precedente), la strada che portava al colle di Sant’Andrea col convento diventato poi carcere, tutto sparito da inizio XX secolo per lasciare spazio agli edifici delle Poste e telegrafo, della Borsa e del Credito Italiano.

pezzo di strada e palazzo borsa credito italiano e poste e telegrafo

Il pezzetto superstite dell’antica strada della foto precedente e i palazzi della Borsa, delle Poste telegrafo e del Credito italiano costruiti nei primi anni del Novecento dopo la spianatura dei colli di Morcento e di Sant’Andrea al cui edificio andava l’antica strada in salita quando era ancora integra, come si vede bene nel dagherrotipo del 1889.

Nella stessa fine XIX, in vista delle Colombiane o Colombiadi dell’anno 1892, vennero smantellate le cosiddette “fronti basse” del Bisagno, facendo così apparire-emergere la cosiddetta Spianata del Bisagno, un ampio piazzalone che durò fino agli anni Trenta e che ci fu nel periodo tra lo smantellamento delle “fronti basse” e la costruzione di piazza Della Vittoria, dunque in pieno periodo Belle Epoque. L’epoca delle donne con busto stretto, gonna larga e lunga e cappello largo e l’epoca degli uomini con camicia, colletto, polsini, gipponetto (panciotto), giacchetta, orologio da taschino con catenella, braghe con la riga, soprabito e l’ immancabile cappello.

http://ceraunavoltagenova.blogspot.it/2013/04/cera-una-volta-il-bisagno-parte-sesta.html

1 Bastioni sul Bisagno ora p. della Vittoria by Mangini demoliti nel 1890

Bastioni (“fronti basse”) sul torrente Bisagno – ora piazza Della Vittoria – demoliti nel 1890 in occasione delle Colombiane o Colombiadi del 1892.

1a spianata prima della stazione Brignole

La spianata del Bisagno dopo la sparizione delle “fronti basse”, durata fino agli anni Venti quando venne costruita piazza Della Vittoria.

Io sapevo della spianata ma non che fosse emersa dopo aver fatto sparire quelle “fronti basse” a Levante (dal XVII secolo, ultima cerchia di mura.) Quella fine XIX fu anche l’epoca in cui vennero smantellate le PORTE di quelle mura del XVII secolo: Porta Pila, Porta Romana e Porta Degli Archi (o di Santo Stefano) e quest’ultima venne traslocata per costruire il Ponte Monumentale e si unì Strada Giulia con via della Conciliazione o Consolazione (la futura via XX settembre), la quale poi proseguiva diritta con quella che si chiamava via Minerva ed era la strada che poi sarebbe divenuta Corso Buenos Aires e fino al 1874 faceva parte del comune di San Francesco D’Albaro, col Borgo Pila.

Tutte queste nozioni sostanzialmente non le sapevo. Le sapevo sì e no.

Via Minerva era cinque metri più alta rispetto a Strada Giulia e via della Conciliazione, per farle stare sullo stesso piano – e unirle attraverso il Ponte Pila – venne abbassata di cinque metri , usando anche i trenini che c’erano allora per per portar via i blocchi di materiale inerte. La modernizzazione di Genova e il suo ampliamento verso Levante ha poi dovuto fare i conti col torrente Bisagno e col fatto che lo si è costretto, a causa dell’urbanizzazione, quindi del “progresso”. Si è limitato il suo alveo, prima poteva esondare nella campagna senza fare danni. Poi nel 1914 lo smantellamento del manicomio a raggiera (del Settecento e Ottocento) (più o meno dove c’è ora l’Unieuro) ma prima anche la palazzata lato monte di vico drito Pontexello. Infatti ecco perché l’omonima canzone in dialetto parla di un personaggio che finisce in carcere proprio a Sant’Andrea, storia della canzone, quindi, di prima fine XIX inizio XX secolo, pressappoco quando hanno aperto (anzi aprirono) via Dante. Però, per un bel po’, è ancora rimasta in piedi la palazzata lato mare e metà o più della palazzata lato monte, la salita di Morcento assieme al colle di Morcento e tutto il “vico drito” fino a piazza Ponticello, col suo quartiere omonimo e il barchile (fontana) in mezzo alla piazza.

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La zona di vico drito Pontexello, piazza Ponticello e colle del Morcento dopo l’apertura di via Dante, via Ceccardi e piazza Dante e l’edificazione degli edifici modernisti e grattacieli nella metà degli anni Trenta.

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Uno scorcio della stessa identica zona al centro della foto precedente prima che negli anni Trenta picconi e macchinari da demolizione facessero piazza pulita per la costruzione di edifici moderni e grattacieli. I commentatori sul web di foto come questa faticano a capire dove venne scattata la foto tanto la stessa zona oggi è irriconoscibile rispetto a prima.

Mi sono dimenticato di scrivere che, fino agli anni Ottanta del XIX secolo non era stata ancora aperta via Fieschi, la quale divenne una specie di via parallela ascendente alla strada Lanaiuoli-via Dei Servi-via Madre di Dio (con il rivo Torbido sottostante, quando non era ancora tombinato, prima del ‘500, su cui ci passava il “vico drito” con un ponticello, ecco il perché del suo nome.)

La situazione del quartiere Morcento-Ponticello resto così immutata fino alla fine degli anni Venti del XX, quando venne deciso di modernizzare ulteriormente Genova, con la prosecuzione di via Dante, l’apertura di via Ceccardi e di piazza Dante, l’apertura della galleria e l’edificazione dei due grattacieli, con quello più alto che è la Torre Piacentini, alta più di cento metri, torre che gli anglosassoni cercarono di bombardare durante la WWII perché “simbolo del Regime” ma che la mancarono più volte e invece colpirono i quartieri Castello e Cheullia. Via Ceccardi, che me la ricordo nella mia infanzia perché leggendario capolinea delle linee 46 e 47, non c’era affatto prima dei Venti-Trenta perché al suo posto vi era invece il colle di Morcento. Sembra quasi che piazza Dante, via Ceccardi, i due grattacieli, gli altri edifici modernisti-razionalisti, la galleria verso la zona di Della Vittoria (e Della Vittoria stessa, con tutti gli edifici intorno, della stessa epoca) ci siano sempre stati assieme alla copertura del torrente Bisagno – denominata viale Brigate Partigiane dopo la WWII – ma non è affatto così. Me ne sono accorto per la prima volta nell’epoca 1996 di quando leggevo quei quattro volumi dedicati a Genova nella WWII, quando vi era quella foto appartenente agli anni Trenta dove, accanto alla galleria, vi erano vecchie case alte e strette (al posto degli edifici modernisti che ho sempre visto), sulla via Dante verso la galleria passava un tram e la didascalia della foto diceva qualcosa del tipo “Per ampliare piazza Dante, aprire via Ceccardi e costruire edifici nuovi e grattacieli, si radono al suolo le ultime case del vecchio quartiere Ponticello.”

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Lo stesso identico luogo fotografato oggi nella seguente immagine: http://static.panoramio.com/photos/large/58725209

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La zona di ex vico drito Pontexello e di piazza Ponticello come appare dal 1935-1938  in avanti.

http://ceraunavoltagenova.blogspot.it/2013/10/via-dante-e-piazza-dante.html

E, prima d’allora, ricordo che non avevo mai saputo che “prima degli edifici e grattacieli da me sempre visti lì c’era un intero quartiere con case alte vecchie proprio come quelle dei caruggi del centro storico.”

La rete tramviaria elettrica di Genova continuò a essere attiva fino al 1965-1966 e negli anni Sessanta vi furono altri sacrifici di antiche costruzioni, immolate sull’altare della modernizzazione e del progresso occidentalista. La sopra-elevata. Che per costruirla buttarono giù il cosiddetto “Ponte Reale” (antica prosecuzione fino al porto del Palazzo Reale) come si vede in quell’immagine publifoto del 1964, col Ponte già in fase di demolizione controllata: http://www.publifoto.net/rps/det.php?art_id=5527&ord=iD&page=1&RCCrps=PONTE%20REALE

Gli avvenimenti degli anni Trenta sono state dunque le ultime distruzioni di quel tipo e, lasciando un po’ perdere gli episodi del Ponte Reale e di altri edifici per costruire la strada sopra-elevata, l’episodio dello smantellamento della maggior parte dell’antico quartiere Cheullia e del quartiere Lanaiuoli-Dei Servi-Madre di Dio, è somigliato molto (“nello spirito”) agli episodi iniziati nella “notte dei tempi”, in quel ‘500 quando aprirono Strada Nuova (futura via Garibaldi), poi quando buttarono giù la chiesa di San Domenico, quando aprirono via Fieschi, aprirono la prima parte di via Dante per ampliare De Ferrari, fino ad arrivare a Portoria e Cheullia e Lanaiuoli-Dei Servi-Madre di Dio nel 1971. Lo “spirito” era quella delle distruzioni e costruzioni degli anni Trenta era fascista. Quindi nell’era democratica succedevano cose molto simili a quelle avvenute nell’era fascista. Torre Piacentini (il grattacielo alto più di cento metri) e altre costruzioni moderne-razionaliste negli anni Trenta e il “Centro dei Liguri” negli anni Ottanta-Novanta dopo le distruzioni del 1971.

Ci sono quelli che dicono: <<Eh, va be’, ma comunque quelle case dovevano buttarle giù, visto che erano disagiate e pericolanti e in buona parte abbandonate, si trovavano in quello stato perché non si erano mai più riprese dai bombardamenti della WWII.” Appunto, sembra proprio che la WWII abbia dato una bella mano, prima, quasi come se l’avesse fatto apposta.

Anche se ovviamente non è così, però sembra.

In seguito al 1971 le cose simili ancora successe sono state la distruzione della vecchia Corte Lambruschini dopo il 1984 (in una foto dell’84 la si vede ancora in piedi) e l’edificazione della nuova Corte Lambruschini a fine anni Ottanta. Penso che anche il pluricitato “Centro dei Liguri” sia di dopo il 1985. La caserma dei pompieri in Marina di Sarzano, vicino a via Madre di Dio, fu demolita nel 1992. Lo stadio De Ferraris venne rifatto nuovo e coperto per i mondiali di calcio di “Italia ’90” e anche la ricopertura del Bisagno di fronte allo stesso stadio. In quel 1992 anche il nuovo Porto Antico con l’ascensore Bigo, l’acquario “per i 500 anni dalla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo”, la “bolla di Renzo Piano” (costruita in occasione del G8 del 2001), il nuovo teatro Carlo Felice inaugurato nel 1991.

Tornando invece a vent’anni prima, al 1971 e alla distruzione del quartiere Cheullia (a cui fu dedicata una canzone in dialetto), il commento di uno su Facebook è stato che aveva lavorato lì tanti anni fa e quei luoghi se li ricorda “come in un sogno”, quei luoghi immortalati dalle publifoto. Però non sono completamente d’accordo con coloro che scrivono nei commenti cose di questo genere: <<Com’era bello prima, prima era meglio di adesso>>, <<Come sarebbe bello che ritornassero quei tempi>>, <<Quanto mi sarebbe piaciuto vivere in quell’epoca.>> Lo trovo fuorviante questo modo di pensare, questo modo di vedere le cose, perché fa capire ancora meno COSA SIA DAVVERO SUCCESSO. Torniamo sempre al passato perché non ce ne siamo ancora liberati, abbiamo dei conti in sospeso col passato. Sono successe delle cose che ce le siamo spiegate in un certo modo ma, sotto sotto, dentro di noi, sappiamo che “ce la raccontiamo”, che il modo in cui ci spieghiamo le cose successe nel passato non è quello giusto, è solo quello convenzionale.

E allora vi sono tutte quelle immagini che ci turbano, ci fanno provare sensazioni che non ci fanno dormire la notte. Un soggettista-sceneggiatore che s’inventa una storia non avrebbe potuto fare di meglio: un quartiere antico, l’ultimo quartiere di tipo medievale fuori mura, immediatamente fuori dalle mura del Barbarossa, sopravvissuto a secoli di storia, caratteristico per via del percorso che segue il corso del rivo Torbido tombinato sotto, il quale porta fino al mare con sopra l’arcata del ponte – pittoresco come e più di Boccadasse – che, prima, dal 1944-45 viene reso disagievole e pericolante dai bombardamenti inglesi del 1941-42 e angloamericani nel 1944-45 e poi – con la scusa che appunto quelle erano case disagievoli, abbandonate e pericolanti – viene distrutto nel 1971 (preziosissima casa natale di Paganini compresa), cinque/sei anni dopo che l’ultimo tram entrò in rimessa e venne poi levata la rete tramviaria, pochi anni dopo la costruzione della sopra-elevata (che prima previde la distruzione completa del Ponte Reale e degli altri edifici lì dal porto) e un anno dopo la Grande Alluvione. In quegli anni Settanta che il Bacci Pagano di Bruno Morchio ha definito come “il punto più alto toccato dalla civiltà occidentale” (occidentale contemporanea, dopo la Rivoluzione Francese.) E al posto di quei vecchi, pittoreschi quartieri vengono costruiti edifici iper-modernisti i quali sono veri e propri templi laici in vetro e cemento al capitalismo neo-liberista incipiente che poi sarebbe di lì a pochi anni divenuto imperante, come hanno mostrato bene Thomas Friedman ed Edward Luttwak nel 1999-2000 coi loro libri “La dittatura del capitalismo” e “La Lexus e l’ulivo.”

Su https://www.facebook.com/groups/gianfranco.curatolo/photos/ vi è stato poi un altro commento da me apprezzato riguardante le distruzioni in via Madre di Dio nel 1971: una signora che all’epoca era scolaretta e che, da un balcone, vedeva queste distruzioni con le benne che facevano crollare la parte alta degli edifici e le palle di acciaio che colpivano i muri e li facevano andare giù tra polvere e getti d’acqua. Era uno spettacolo strano, che la attraeva, che non riusciva a dargli un senso, sembrava quasi uno strano gioco. E quella signora se lo ricordava come appartenente a un passato lontanissimo, che solo rivedendo le immagini sul web e aver saputo bene la storia ha ricostruito tutto associando quelle lontane memorie che vedeva da bambina – e che per lungo tempo si era dimenticata – con la storia del borgo Lanaiuoli/Dei Servi/Madre di Dio del tutto demolito per far posto alle costruzioni del “Centro dei liguri” e dei “giardini di plastica”.

[Continua…]





Protetto: Dal Big Bang al Big Vision – La soluzione al modello di viaggio nel tempo di Mckenna

27 06 2017

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La saga videoludica di Tekken attraverso le ciclicità – ( Spoilers presenti )

25 01 2017

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La saga di Tekken è nata nel 1994, ed è la storia di un videogioco picchiaduro e la saga di uno scontro insito nella famiglia Mishima, maledetta e perseguitata dal Devil Gene. Attorno alla saga dei Mishima ci sono storie intricate di lottatori da tutto il mondo. 

In questo articolo analizzeremo il sistema di ciclicità di Tekken mettendo a confronto i capitoli, arrivati fino al settimo in uscita a Giugno.

Tekken 1 – Tekken 4 – Tekken 7 

Guardando il roster dei personaggi vediamo che in tutti e tre il boss finale è un Mishima, nell’ 1 e nel 4 si tratta di Heihachi ma nel settimo capitolo incontreremo la moglie di Heihachi, Kazumi.

Tekken 4 e Tekken 7 sono caratterizzati dall’ assenza di Anna, ma nel settimo capitolo come è stato appena annunciato ci sarà Eliza, una vampira affetta da un disturbo del sonno che potrebbe fungere da sostituta della sensuale Anna.

Al posto del lottatore di Sumo di Tekken 1 abbiamo in T7 Bob, il canadese extralarge e superveloce. Entrambi hanno ambizioni spropositate. 

L’ androide Jack debutta nel primo capitolo, mentre nel settimo capitolo debutta Gigas, una specie di ibrido androide – uomo. 

Per quanto riguarda Kazuya ed Heihachi, la saga torna al principio nel settimo capitolo, mostrando nella modalità storia cosa era successo quando Kazuya era un bambino, e quali sono stati gli eventi che hanno posto le basi per l’ inizio dell’ avversione di Kazuya verso suo padre. Nel quarto capitolo Kazuya ” rinasce ” dopo essere stato recuperato da una agenzia segreta che gli ha fornito la sopravvivenza. 

Al posto di Kunimitsu, debuttante nel primo capitolo, nel settimo capitolo andremo a conoscere Master Raven, una donna ninja dotata di Katana. Mentre Kunimitsu era una ladra e una ribelle, Master Raven è una spia che lavora per un’ associazione governativa.

Il travestimento di Lee in Violet del quarto capitolo torna nel settimo capitolo, e nel quarto capitolo torna in scena Marshall Law, ispirato a  Bruce Lee, che aveva debuttato nel primo. 

Nina la fredda assassina si scopre madre nel quarto capitolo, mentre nel settimo capitolo scopriremo come mai si presenta al torneo vestita da sposa insanguinata. 

Probabilmente il tema della rivalità al femminile fra Nina e Anna verrà ripreso nel confronto fra Lili e Asuka. Nina era legata al padre, mentre Lili si ribella alla figura paterna. Nina e Anna furono istruite alla lotta in famiglia, mentre il padre di Lili aborrisce la violenza e Asuka è figlia del proprietario di un dojo. 

C’è una sottile analogia fra i ruoli di Lee e Kazuya , fratelli step, e Lars e Claudio, il primo figlio illeggittimo svedese di Heihachi e il secondo esorcista, al contrario di Kazuya che è invece un posseduto. 

C’è una possibile analogia fra la nativa americana Michelle e la ragazza dai capelli corti  e ambigua, la tedesca Leo. Nel primo torneo Michelle partecipa per vendicare suo padre mentre Leo ha ricevuto una lettera che probabilmente la porterà a scoprire che suo padre è ancora vivo o almeno la verità sul suo destino. 

Nel primo capitolo Nina ha dei ripensamenti sulla sua carriera di assassina, quindi cosa dobbiamo aspettarci da lei vestita da sposa in Tekken 7? Nina ha finalmente scoperto cosa vuol dire amare? Ha finalmente provato un sentimento? La sua veste da sposa ci porta a pensare che la sua nuova storyline si ispirerà alla storia di Kill Bill. 

Cio’ porterebbe a pensare che o Nina ha trovato la sua anima gemella e questo è stato ammazzato durante il matrimonio oppure era lei quella che doveva agire da assassina al matrimonio di qualcuno, e forse qualcosa è andato storto. 

Nel finale di Tekken 7 è più che evidente l’ analogia con il primo e quarto capitolo. Insomma, un finale come da copione. Come in Tekken 1 la bio di Marshall riguarda il dojo, nel primo voleva aprirne uno, nel settimo vuole trovare un istruttore per i suoi allievi. Lo troverà in Feng Wei?

Paul trova un nuovo orso avversario: Panda! Katarina e Lucky Chloe riprendono la storia di Christie, Katarina scopre un terribile segreto su suo padre, mentre come Christie amava Eddy, Chloe a quanto pare lo tratta malissimo! Nel settimo capitolo si riprende la storia di Craig e Armor King del quarto capitolo, e stavolta sono entrambi in fin di vita. Curiosamente, il rivale di King nel settimo è anche esso uno che usa la forza bruta ed è enorme! Jack 7! Il finale di Hwoarang riprende la storia di rivalità mista a protezione che lui prova verso Jin. Jin nel quarto è nascosto in Australia, nel settimo invece viene trovato disperso in forma Devil in Arabia.

Shaheen pare essere l’ erede di Lei, un tizio che sta investigando sui loschi affari della Mishima Zaibatsu e G Corporation, e sull’ esistenza dei demoni. Nina e Steve riprendono il filone della trama del quarto capitolo nel settimo.

Tekken 2 – Tekken 5 – Tekken ( 8 ) ( futuro confermato! )

In Tekken 2 Kazuya ha vinto, ha sconfitto suo padre e l’ ha gettato nello stesso burrone nel quale era stato da lui gettato a 5 anni. In Tekken 5 Heihachi muore di nuovo nel corso di una esplosione provocata da un branco di Jack dotati di bombe, quindi è più che probabile che Heihachi se ne vada per davvero dopo Tekken 7, siccome è stato annunciato che uno dei due, fra Kazuya ed Heihachi , deve morire.

Quindi a mio parere, se esisterà un Tekken 8 sarà senza Heihachi e il suo ruolo potrebbe essere ripreso da Kazuya o da Akuma.

Vediamo i personaggi: In Tekken 2 c’ erano Alex e Roger, e il canguro Roger torna nel quinto capitolo, ma non più come maschio ma come femmina con tanto di cucciolo nel marsupio.
Quindi in Tekken 8 dovremmo avere un personaggio che pratica Commando Wrestling, non necessariamente un animale. Se proprio dovesse tornarne uno, sarà più probabile Alex.

Anche Armor King, rivale corazzato dell’ uomo mascherato da giaguaro, torna in Tekken 5 ma non è più la stessa persona, è anzi il fratello del precedente.
Tornerà in Tekken 8?

In Tekken 5 vediamo come molti degli assenti che avevano debuttato in T2 o che erano maggiormente noti per la loro presenza in T2 ritornano, come Baek, il maestro di Taekwondo, affiancato nel T5 dall’ allievo, che egli tratta come uno pseudo – figlio. Bruce il kick – boxer torna anche esso, e anche il lottatore di sumo Ganryu, e anche il vecchio saggio Wang.  Questo sarà più difficile in Tekken 8, ma magari la trama dei personaggi nuovi ricalcherà la loro.

Come Heihachi si arrampica su per la rupe nella intro di T2, in T5 i personaggi scoprono scioccati che Heihachi è ancora vivo, sopravvissuto miracolosamente all’ esplosione pur avendo superato i 70 anni, venuto a reclamare vendetta e a riprendersi il suo impero economico.

Al posto di Jun Kazama abbiamo Asuka Kazama, una parente. Mentre Jun è una santa e una animalista, che si è lasciata ammaliare dal tetro e oscuro Kazuya, in T5 vediamo che Asuka è una ragazza forte di carattere e tenace, che urla tanto quanto Lois di Malcolm in The Middle, e che ha tanta voglia di darsi da fare e picchiare, e al suo incontro con la versione demoniaca di Jin reagisce mandandolo a gambe all’ aria, senza farsi ammaliare dal loro ” equivoco erotico.

Feng di Tekken 5 è un ibrido fra Law, Paul e Lei ed è una figura antagonistica che è messa a confronto con Asuka, mentre Lei ( debuttante nel T2 ) è un alleato di Jun. Mentre Lei è un poliziotto e investigatore, Feng ha eliminato il suo maestro e ha ferito il padre di Asuka. 

Vi è una ben nascosta analogia fra il diavolo Devil e l’ angelo Angel debuttanti in T2 e la ” coppia di debutto ” ( anche se non sono una coppia ), il personaggio di Dragunov, un russo vagamente ispirato a Kazuya, ma ne è una versione più tetra e muta e vagamente ispirato a Hitler, e Lili ( o Emily ), una ragazzina bella come un angelo, bionda, bianca anche nelle vesti e ricca, ma di animo per niente puro e candido, essendo una specie di principessa ribelle.

Nel quinto Tekken riemerge dall’ oblio la rivalità fra le sorelle Nina e Anna e si arriva alla fase culminante di questa storyline. Mentre Baek poco prima del secondo capitolo aveva eliminato per errore suo padre, nel quinto torna in scena dopo essere rimasto in coma per essere stato sconfitto e torturato da Ogre. Come Ganryu nel secondo capitolo si innamora della nativa americana Michelle, nel quinto capitolo punta invece la freccia dell’ amore verso la figlia adottiva di Michelle, Julia. 

Come Yoshimitsu era stato salvato dallo scienziato pazzo Boskonovitch nel secondo capitolo, nel quinto capitolo ne vendica la sconfitta da parte di un individuo salvato da questo scienziato, il folle zombie androide Bryan Fury. 

Nel secondo capitolo c’ era un riferimento a Jinpachi Mishima, padre di Heihachi, e amico del veterano Wang. Nel quinto capitolo, Wang, avendo ricevuto una lettera da colui che riteneva morto, si avvia a partecipare al torneo per scoprire la verità. 

Jimpachi appare unicamente nel quinto capitolo, come nuova versione del boss finale Devil, essendo nella sua forma demoniaca. Chissà se in Tekken 8 vedremo una forma Devil o Fantasma di Heihachi.

Insomma, il quinto capitolo è un perfetto ritorno di situazione ai tempi del Tekken 2. Le affinità sono innegabili. 

Ho l’ impressione che se ci sarà un Tekken 8 sarà molto diverso dai precedenti, avrà un cambio generazionale simile al terzo capitolo, ma sarà in qualche modo affine a Tekken 2 e Tekken 5. Si vedrà il culmine della situazione di rivalità fra Asuka e Lili ( ma sarà vero che Lili vuole trasferirsi a casa Kazama? E della morte di suo padre se ne parlerà ? – Egli era amico di Shaheen ) un Hwoarang più maturo e forse quasi vecchio, alle prese con la vita dopo la morte di Baek, forse riemergerà Bruce Irvin o Raven, il ninja collega di Master R. , al posto di Ganryu sarà Bob a innamorarsi di una delle ragazze, e se davvero Heihachi non può fare a meno di riemergere dalle sue ceneri, allora ne vedremo la versione demoniaca, che in fondo sappiamo sarebbe la versione preferibile dal perfido baffuto mister Mishima. Si assisterà finalmente al leggendario ritorno di Jun, che è per ora data per morta? E invece i leggendari Paul, Lei e Law cesseranno di partecipare? Se Julia salterà il turno del settimo capitolo la vedremo tornare nell’ ottavo? Mancheranno all’ appello Nina e Anna ormai sorpassate da Lili e Asuka? Vedremo un nuovo personaggio sostituire assieme Lei e Wang? E la storia si fonderà su Akuma, Claudio e Lars? I personaggi confermati in Tekken 8 sono per ora due dei protagonisti, più Lars, Alisa, Leo, Lee.

Confronto Tekken 3 – Tekken 6

Come personaggi Jin è il maggiore protagonista in tutti e due i capitoli, e Lars nel sesto assieme ad Alisa riprende un po’ il percorso di Jin e Ling Xiaoyu. Ma soprattutto la figura di Ogre / True Ogre è ripresa da quella di Azazel.

In entrambi c’è un Bosconovitch, anche se la figlia del Dottore viene rappresentata da un androide. Il ruolo di Hwoarang come rivale di Jin è in un certo senso ripreso dall’ ossessiva ricerca di Miguel per incontrare Jin.  Mokujin ritorna nel sesto capitolo. Leo riprende un po’ il percorso di Julia, alla ricerca della madre. Anche la trama di Zafina riprende alcuni aspetti di quella di Julia.





Dal frame 237 alla camera 237, da Shining a Westworld

22 11 2016

 

Frame 237, 22 novembre 1963.

E’ quando il sole luccica che il tetto va riparato.

 

Oltre al 35°presidente degli USA John F. Kennedy, altre due persone degne di nota muoiono il 22 novembre 1963: Aldous Huxley, filosofo e narratore inglese (nato nel 1894) e C.S. Lewis, autore, poeta e critico inglese-irlandese (nato nel 1898).

 

Il 21 novembre 1963, dei critici cinematografici avevano pianificato un’anteprima speciale del film di Stanley Kubrick “The doctor Strangelove” (“Il dottor Stranamore”) il giorno successivo. Ma quando la notizia è arrivata da Dallas il giorno dopo, 22 novembre, i piani cambiarono.

Un ospite scarabocchiò su un invito la frase “(L’ANTEPRIMA) NON S’E’ TENUTA, IL GIORNO DOPO SPARARONO A KENNEDY”, il foglio è stato pubblicato venerdì (22 novembre 2013, Los Angeles Times) su Reddit e altri social media (vedi sotto) , e qualcuno identifica la grafia come appartenente allo stesso Kubrick.

 

 

Una fotografia da un meeting della NASA, tenuto presumibilmente nel 1961, a cui partecipano degli uomini che sembrano riflettere personaggi che compariranno nel film del 1964 “Il dottor Stranamore”.

 

 

 

Uno dei personaggi significativi del film “Shining” [sempre di Stanley Kubrick] (1980) è Stuart Ullman. Ullman è un cognome tedesco tipico degli ebrei d’Europa, significa “uomo di Ulm”.

Ulm è una città nello stato federale tedesco del Baden-Württemberg, situata sul fiume Danubio. La battaglia di Ulm del 16-19 ottobre 1805 fu una serie di schermaglie, al termine della Campagna di Ulm, le quali permisero a Napoleone I di intrappolare un intera armata austriaca sotto il comando di Karl Freiherr von Mach Leiberich, con perdite minime, forzando la sua resa vicina a Ulm, nell’elettorato di Baviera.

La maggior parte delle persone ebree identificatesi come tali, furono spazzate via a Ulm nel corso della Seconda guerra mondiale.

Nel film “Shining”, Barry Nelson indossa un parrucchino che lo fa somigliare a JFK, seduto alla scrivania con sopra una bandiera americana. Nelson fu il primo attore a interpretare James Bond nel film tv “Casino Royale” del 1954, otto anni prima che Sean Connery ebbe la parte di Bond in “Dr No” [“Agente segreto 007, licenza di uccidere”.] La sua ultima interpretazione più nota fu proprio quella di Stuart Ullman nel 1980, in “Shining”. La sua ultima apparizione in un film (non accreditata) fu quella di un “attore alla tv” nel film “Poltergeist” del 1982. Barry Nelson morì il 7 aprile 2007 durante un viaggio in Bucks County, in Pennsylvania, nove giorni prima il suo novantesimo compleanno. La causa della sua morte rimase sconosciuta.

Bucks County in Pennsylvania è una storica località piuttosto strana, conosciuta per le sue “rocce trillanti” e avvistamenti di “thunderbird” [rarissimi volatili che secondo alcuni non esisterebbero neanche.] Anche il film seguente da lui girato è legato a Bucks County: “Signs” di M. Night Shyamalan, del 2002, la location e le riprese furono interamente laggiù; “The stand” di Stephen King contiene una scena girata laggiù; tutto “The last broadcast” (eccetto la sequenza di NJ) fu girata a Bucks County; e uno dei primi film di Steven Spielberg, “Something evil”, fu girato a Bucks County.

 

Mi ricordo quando ero un ragazzino, mia nonna ed io potevamo tenere intere conversazioni senza nemmeno aprire la bocca.

Chiamava questa lo “shining”, la LUCCICANZA.

Nel 1980 Scatman Crothers interpretò Dick Hallorann in “Shining” di Stanley Kubrick, dove è ammazzato da Jack Torrance (Jack Nicholson). Nella realtà, Crothers morì il 22 novembre 1986, il ventitreesimo anniversario della morte del presidente John “Jack” Kennedy.

 

Kubrick disse che cambiò il numero della stanza 217 del libro nel 237, per via di una richiesta dell’hotel dove venne girata la scena stabilita.

Il codice telefonico del posto dove abita Stephen King è 207. Il codice 217 corrisponde all’Illinois centrale.

Il decollo della navetta Apollo per la Luna fa la sua apparizione in “Shining”.

“Ci sono film che ti rimangono dentro, per sempre…e ancora…e ancora”.

 

“Molti modi per entrare, nessuno per uscire.”

 

Il libro di Stephen King VS il film di Stanley Kubrick:

NESSUN LABIRINTO NEL LIBRO.

 

Nel film “Westworld” del 2016, la prima volta che appare il labirinto è su una calotta cranica.

 

Notato da Alex Fulton: da Westworld, “anomalia rilevata” a 23:07.

 

237/327

L’onda di terrore che ha investito l’America E’QUI.

Meme della campagna elettorale USA 2016.

 

Folklore, notizie false, fake, o FAKElore? La famiglia di Cruz è sospettata di essere legata a Lee Harvey Oswald, senza alcuna prova certa, apparentemente da agenti della campagna di Trump.

 

Nel film “Shining”, Jack Torrance (Jack Nicholson) diventa custode invernale dell’isolato albergo Overlook Hotel in Colorado, sperando di risolvere così il suo blocco dello scrittore. Si trasferisce laggiù assieme a sua moglie, Wendy (Shelley Duvall), e suo figlio, Danny (Danny Lloyd), che è tartassato da premonizioni psichiche.

Nella realtà, è da quasi quindici anni che l’attrice sessantasettennne Shelley Duvall non ha una parte in un film, costretta a lottare con disturbi mentali. Articoli del novembre 2016 riportano che la figlia di Stanley Kubrick, Vivian Kubrick, ha cominciato una campagna su GoFundMe per aiutare l’attrice di “Shining” Shelley Duvall.

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Queste delizie violente hanno finali violenti.

 

 

Originale in inglese sul blog Twilight language al seguente indirizzo:

http://copycateffect.blogspot.it/2016/11/237.html 





Lancio del mio libro – blog Interferenze

5 10 2016

multiverse

Ho deciso di lanciare un racconto a cui sto lavorando sotto forma di racconto a cadenza episodica su un blog, per tenermi al passo con i tempi moderni. https://interferenzelibroblog.wordpress.com/ presenta una delle più stupefacenti teorie di Terence Mckenna, un personaggio caro a noi di Civiltà Scomparse. Sarà tenuto aggiornato. Per adesso sono presentate la trama e le descrizioni dei personaggi. E’ un racconto che ho tentato di scrivere a inizio 2015 e che ho revisionato nel corso di settembre e ottobre 2016. Per ora consiste di una cinquantina di pagine. Vi aspetto numerosi! https://interferenzelibroblog.wordpress.com/2016/10/05/first-blog-post/