L’ impatto di 13 reasons why su di me

16 04 2020




Pierre Menard, Don Chisciotte e quel punto che contiene tutti i punti

9 04 2020

Pierre Menard ha (forse inconsapevolmente) arricchito la lenta e rudimentale arte della lettura mediante una nuova tecnica — la tecnica dell’anacronismo deliberato e dell’attribuzione fallace. Questa tecnica, che richiede concentrazione e infinita pazienza, e ci incoraggia a leggere l’ Odissea come se fosse stata scritta dopo l’ Eneide, a leggere “Le jardin du Centaure di Madame Henry Bachelier” così come se fosse veramente stato scritto da Madame Henry Bachelier. Questa tecnica riempie di avventura i libri più tranquilli. Attribuire l’ Imitatio Christi a Louis Ferdinand Céline o a James Joyce — non è un sufficiente rinnovamento di quei deboli ammonimenti spirituali? 

— “Pierre Menard, autore del Chisciotte”, Jorge Luis Borges 

Dal momento che il presente articolo del blog prende in buona parte le mosse dal racconto di Jorge Luis Borges “Pierre Menard, autore del Chisciotte“, nella raccolta Ficciones, “Finzioni”, del 1942, spendo due parole per illustrare di che tratta quel racconto.

Scritto in forma di recensione o di testo critico letterario a proposito di Pierre Menard, un’eccentrico scrittore del XX secolo totalmente inventato da Borges, il racconto inizia con una breve introduzione e una lista delle opere di questo Menard.

La “recensione” di Borges descrive gli sforzi di Pierre Menard per andare oltre una semplice “traduzione” del Don Chisciotte immergendosi così approfonditamente nell’opera da essere in grado realmente di “ri-crearla”, riga per riga, nell’originale lingua castigliana del XVII secolo. Per questo motivo, “Pierre Menard autore del Chisciotte” è talvolta usato per intavolare dibattiti sulla natura dei diritti dell’ autore, sull’interpretazione e appropriazione dei testi.

La tecnica radicale di Pierre Menard per l’arte della lettura, che coinvolge sia un anacronismo deliberato — leggere un’opera letteraria come se fosse stata  pubblicata dopo le opere che ha influenzato — sia un’ attribuzione fallace — leggere un’opera letteraria così come se fosse stata scritta interamente da un altro autore — può venire ulteriormente radicalizzata.

Non solo, infatti, si potrebbero avere intuizioni leggendo l’epopea babilonese di Gilgamesh, per esempio, pensando però che il suo autore sia Nietzsche, o leggendo il Vecchio Testamento come se la sua stesura fosse stata influenzata dal Mabinogion, ma ulteriori scoperte potrebbero venire fatte se tutti i testi di ogni parte del mondo e di tutti i tempi fossero letti come se fossero stati scritti simultaneamente.

Applicando questo metodo, il  Don Chisciotte di Cervantes e il Don Chisciotte di Pierre Menard sono stati entrambi scritti e sono usciti allo stesso tempo, così come tutti gli altri testi letterari della Storia. Non si tratta, dunque, di un banale “ana-cronismo” ma di un “sin-cronismo.” Le influenze sono perciò omni-direzionali e onni-presenti convergendo e divergendo da ogni punto in un punto. E questa simultaneità della testualità prende spazio solo al momento della lettura. In effetti la creazione dei testi più che all’atto di scrivere è dovuta all’atto di leggere. Naturalmente ciò include l’intera Storia: l’intero resoconto dell’umanità scritto da lei stessa. Questo corrisponde ai seimila anni di creazione compressi in un solo istante, così come detto da William Blake.

Annotazione 2020-04-09 194747

Le sacre scritture di ogni religione, ogni trattato scientifico, manuale tecnico, scarabocchio, romanzo pulp, titolo di giornale, ogni opera di Shakespeare, canzone, sceneggiatura, poesia, scarabocchi sulle pareti dei bagni, in qualsiasi lingua di tutti i tempi: tutto si riflette, scorre dentro e fuori vicendevolmente, ogni riga, parola e lettera funzionano come fluttuazioni del tutto.

E, pensando a McLuhan e alla sua frase “il mezzo E’ il messaggio”, perché tutto questo dovrebbe essere limitato alla stampa? Esiste la simultaneità anche nei media elettrici ed elettronici. Tutti i suoni e le immagini prodotti si fondono e si fratturano, turbinano e danzano insieme vicendevolmente. Eppure i media sono solo estensioni particolari dei sensi e del sistema nervoso.

Tutte le tecnologie, tutti gli strumenti, tutti gli ambienti e le costruzioni, anche questi si trovano qui simultaneamente, ognuno che estende differenti parti della nostra propria forma fisica.

Li “leggiamo” mentre muoviamo i nostri corpi dentro di loro. Ma poiché sono estensioni delle nostre proprie forme fisiche , questi corpi, i nostri stessi corpi, sono cellule di un corpo più grande contenente tutte le genti. Siamo in salute insieme. Siamo malati insieme. Siamo sia malati che sani. Ma nessuna quarantena o isolamento sono assoluti. Le membrane tra i corpi sono porose, permeabili, ondulate e a volte svaniscono.
Il timpano vibra su entrambi i lati. Il margine può anche essere il centro. A nulla è impedito di trapelare.

Dal pipistrello al pangolino all’epidemia. Carovane, migrazioni, ratti, tosse, panico. Scavando troppo in profondità. Attraversando i regni. Fluidità di tutte le categorie. Mal di mare in ogni cellula. Interruzioni della catena di approvvigionamento. Scoppi schizofrenici generalizzati. Una concrescenza di tutti i simboli e le specie. Segreti degli ziggurat nei pattern (modelli) di condensazione all’esterno di un wc in acciaio inossidabile. […]

Meridiani fini, troppo sottili per essere rilevati empiricamente, garantiscono la dispersione della distruzione. […]. Nessuna base chiara, nessuna conclusione ferma, nessuna possibile predicabilità. […]. In questo momento niente viene filtrato, il sole accecante osserva gli occhi a ogni angolo, […]. Un virus, in fondo, è una cosa scarsamente biologica e la prossima epidemia sarà ancora più effimera a livello di biologia: nulla più di un contagio di punitori imbroglioni che scorrerà come fuoco vulcanico.

Così come rivelato nel più blasfemo dei versi ermetici, l’immaginazione è divina. Nell’undicesimo libro del Corpus Hermeticum, agli iniziati viene consigliato di praticare esercizi visionari. La facoltà dell’immaginazione ci fornisce già il potere di trasportarci ovunque, di trasformarci in qualsiasi cosa. Tutto grazie alla velocità del pensiero. E’ solo e soltanto per via di questo potere che possiamo avere la capacità di capire la mente di Dio.

Crescete fino a dimensioni incommensurabili. Siate liberi da ogni corpo, trascendiate sempre. Diventate l’eternità e così capirete Dio. Supponiamo che nulla sia impossibile per voi stessi. Consideratevi immortali e capaci di capire tutto: tutte le arti, le scienze e la natura di ogni creatura vivente. Diventate più alti di tutte le altezze e più bassi di tutte le profondità. Sentitevi l’intera creazione: fuoco, acqua, l’asciutto e l’umidità. Concepite voi stessi in tutti i luoghi allo stesso tempo: in terra, in mare, in cielo, in ogni luogo; che non siete ancora nati, che siete nel grembo materno, che siete giovani, vecchi, morti; che siete oltre la morte. Concepite tutte le cose contemporaneamente: tempi, luoghi, azioni, qualità e quantità; allora potrete capire Dio.

–  Corpus Hermeticum : Libro 11, Verso 20

Tale passaggio non solo chiarisce che possiamo trasmutarci in qualsiasi forma attraverso l’immaginazione, ma attraverso essa possiamo fare qualcosa che non possiamo fare utilizzando solo la logica e la ragione. Possiamo abitare molti luoghi in un solo istante, tutti i luoghi in effetti. Possiamo esistere simultaneamente in ogni posizione. Possiamo comprendere ogni contraddizione, ogni contrario. Possiamo essere sia A sia non-A. In breve, possiamo diventare IMPOSSIBILI.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/12/andre-breton-nel-secondo-manifesto-del-surrealismo/

L’anima, la psiche, è già ubiqua, onnipresente e dunque potenzialmente onnisciente. Suo terreno di gioco è il paradosso logico. Persino la morte non è una barriera. Il campo o vortice della simultaneità che si apre attraverso l’eco del “Don Chisciotte di Pierre Menard” inghiotte tutto, concepibile o meno.

Questa virtù dell’immaginazione, indipendentemente dal fatto che sia attivata o meno da sostanze del mondo esterno o sorga “naturalmente”, “spontaneamente”, attraverso facoltà o tecniche interiori, è precisamente la spiegazione del perché ci viene detto che “siamo stati creati a immagine di Dio.” Dio infatti non ha nessuna forma individuabile infatti, proprio come la nostra mente, ed è in ciò che ci somigliamo. Siamo stati fatti a immagine di “Colui che crea le immagini”, “Colui che immagina”. Come spiega Coleridge

L’immaginazione la considero come primaria e secondaria. L’immaginazione primaria la ritengo essere il potere vivente e agente di tutta la percezione umana, come ripetizione nella mente finita di un eterno atto di creazione dell’infinito IO SONO. L’immaginazione secondaria la considero come una eco della prima, coesistente con la volontà cosciente, eppure identica alla primaria nella sua sostanza, che vi differisce solo in grado, e nel modo del suo operare. Dissolve, diffonde, dissipa, allo scopo di ri-creare; o laddove questo processo sia reso impossibile lotta comunque per idealizzare e unificare. E’ essenzialmente vitale, anche se tutti gli oggetti (quali appunto oggetti) sono essenzialmente fissi e morti. 

Biografia Letteraria, Capitolo XIII, Samuel Taylor Coleridge

L’immaginazione primaria — l’infinito IO SONO dentro la nostra propria percezione di “io sono” — si confonde quasi perfettamente nell’immaginazione secondaria. Ed è difficoltoso distinguere le due immaginazioni. La seconda è come una “eco” della prima – così come Menard ri-echeggia Cervantes – eppure ancora identica. Il processo creativo si ripete in un impulso continuo, tornando indietro alla sua “origine” rendendo poco chiaro dove finisce una creazione e inizia l’altra. Una ripetizione che diventa una rievocazione dell’espressione proto-cosmica  “Sia fatta la luce.

Eppure Coleridge ha contrapposto questi due tipi di immaginazione a ciò da lui chiamato “Fancy,” che “altro non è che un modo di funzionare della memoria emancipato dall’ordine del tempo e dello spazio [spazio-tempo]”, mescolato e influenzato dalle impressioni sensoriali e dalle parole da cui sono espresse.

La “Fancy” di Coleridge  è semplicemente una modifica del mondo così com’è, non si tratta di un nuovo mondo che emerge. La maggior parte di ciò che ci distrae e ci diverte, incluse le NEWS, cioè proprio la nostra intera “realtà interpersonale consensuale” è un prodotto/esempio della “Fancy” di Coleridge. Nei termini di Blake, è il sistema percettivo da cui siamo schiavizzati. Eppure è solo un’altro aspetto dell’ IO SONO ed è soggetto alla costante incontrollata trasformazione e occasionalmente dissoluzione, così come sta succedendo globalmente proprio adesso.

Mi sembra che l’espressione “storie di fate (‘faerie)” sia troppo stretta. Anche in senso diminutivo, poiché per “fairy-stories” non intendo il senso che gli inglesi normalmente danno alle storie di fate e di elfi, bensì storie inerenti le fate: “Fairy”, nel senso di “Faerie”, cioè il regno o lo stato (condizione) in cui le fate hanno il loro essere. Il termine “Faerie” contiene dunque molte cose accanto agli elfi e alle fate, molte, molte altre cose oltre a nani, streghe, troll, giganti, o dragoni: contiene anche i mari, il sole, la luna, il cielo; e la Terra, e tutte le cose che vi sono: alberi e uccelli, acqua e pietra, pane e vino, e pure noi stessi, gli esseri umani mortali […]. 

J.R.R. Tolkien, nel suo saggio “On Fairy Stories” (“Sulle storie di fate”) ha più simpatia per la “Fancy” di quanto ne abbia Coleridge, presa da Tolkien come forma diminutiva e quasi sprezzante del suo termine “Fantasy.” Infatti, il “Fantasy” è creato attraverso la modifica di semplici parole, cioè attraverso la stessa poesia e comporta una semplice alterazione di questo mondo, vale a dire “il mondo primario” così come attualmente appare ai nostri sensi ed è compreso dal nostro pensiero.

Ma si ha la sensazione, leggendo il suo saggio, che ciò che Tolkien ha in mente è qualcosa di differente di ciò che Coleridge ha sprezzantemente definito “Fancy”, qualcosa che implica un più attivo coinvolgimento dell’immaginazione, sia la primaria che la secondaria.

Tuttavia, nella terminologia di Tolkien, un mondo secondario si dirama dal mondo primario quando si apre, o è aperto, da un “incantesimo.” “Faerie” è il suo nome — il vecchio nome — per questo “regno o stato” (ciò implica che può essere sperimentato esternamente e internamente, o entrambi simultaneamente), ed è qui che abitano ancora le genti, i popoli e le creature dei miti.

E in questa terra, le fate di ogni tipo non sono ridotte, come “Fancy”, in una ombrosa e infantile insignificanza, ma sono a grandezza naturale, calde e respiranti, belle e terrificanti. Il Fantasy è solo un loro proseguimento. Ma gli esseri esotici non sono le sole cose che abitano “Faerie”. Il nostro intero mondo potrebbe essere contenuto al suo interno, e anch’esso diviene “incantato.”

L’incantesimo produce un mondo secondario in cui sia il “regista” che lo spettatore possono entrare, con soddisfazione dei loro sensi mentre sono dentro; ma nella sua purezza è artistico nel desiderio e nello scopo. La magia produce, o pretende di produrre, un’alterazione nel mondo primario. Non importa da chi si dice sia praticato (essere immaginario o essere mortale), rimane distinto dagli altri due; non consiste in un’arte ma in una tecnica; il suo desiderio è potere in questo mondo, è dominio di cose e volontà.

L’incantesimo è qui in contrasto con la magia, e questa non aveva una connotazione positiva per Tolkien. Con l’ incanto creiamo, o almeno ci imbattiamo, in un mondo secondario realistico così come ogni altra cosa a cui assistiamo giorno dopo giorno. I nostri sensi ne sono soddisfatti — non dubitiamo di ciò che vediamo — e Tolkien ha scritto che possiamo entrarci corporalmente con la nostra forma fisica. Questo non è più solo un esercizio fantasioso o spirituale, così com’è nelle scritture ermetiche, ma è un viaggio di esplorazione, un “trip.”

L’incantesimo, “in (canto)” del mondo, è creato esclusivamente per il bene dell’arte, per il bene della bellezza e della meraviglia. E’ espressione di potere ma non è desiderio di ottenere il potere sugli altri. L’incantesimo funziona se l’intenzione di creare per il bene della creazione è pura. Se quell’intenzione non è pura, cessa di essere incantesimo e diventa magia.

La magia, e qui pensiamo a Sauron o Saruman, è l’alterazione voluta dal mondo primario per ottenere dominio sugli altri intrappolandoli in un mondo secondario. E’ una finzione, una simulazione, un maleficio o una rete per intrappolare o confinare. E’ “Fancy” nel suo senso negativo. E’ la realtà consensuale, sebbene senza un verace consenso a monte, che cerca di rivendicare il primato sul mondo primario. E’ un po’ come se Pierre Menard avesse cercato di cancellare tutte le tracce di Cervantes quale autore del Chisciotte e affermasse di essere lui e solo lui l’autore originale.

Succede che si compenetrino l’un l’altro il mondo dell’incanto-incantesimo e il mondo della magia e delle arti magiche Le porte che congiungono un mondo all’altro possono aprirsi di tanto in tanto, ma più spesso, quando accade qualcosa di così singolare, un mondo si sposta e si fonde nell’altro, come in un cine-montaggio o in una sovrapposizione anatomica di un antico testo di medicina. State camminando attraverso i boschi o lungo la strade e improvvisamente vedete il paesaggio mutare in Lothlorien o Mordor.

E in effetti le fiabe trattano in gran parte, soprattutto le migliori, principalmente, di cose semplici e fondamentali, non per forza “fantasy”. Queste semplificazioni sono rese ancora più luminose dalla loro ambientazione. Quegli autori di storie che si permettono di essere  “liberi con” la natura, possono dunque essere i suoi amanti e non i suoi schiavi. Fu nelle fiabe che per la prima volta divinai la potenza delle parole, e la meraviglia delle cose, come la pietra, il legno, il ferro; l’albero e l’ erba; la casa e il fuoco; il pane e il vino.

— “Sulle fiabe” J.R.R. Tolkien 

Oggetti familiari, cose semplici, e movimenti, forme e colori, assumono una potenza che hanno sempre posseduto ma che non abbiamo mai notato prima. Sono resi luminosi (e “numinosi.”)

E — tornando alla tecnica o metodo iniziale — sulla strada verso l’incanto, o lasciandoci volentieri incantare, o anche nel crescente riconoscimento degli attuali legami della magia dominante, ci stiamo dunque adesso dirigendo verso il punto di simultaneità totale, verso la massima compressione sia di novità che di significato (sebbene questi due siano inseparabili per definizione.)

Assistiamo all’incremento dei riflessi delle cose in tutte le altre cose. La rete delle corrispondenze si restringe mentre ci muoviamo a spirale verso il centro dell’integrazione mandalica. La salienza raggiunge la massima intensità, sebbene nulla smetta di muoversi, nulla perde la sua scintilla unica.

…Ogni persona, cosa o luogo nel caos-cosmo di Alle, comunque connessi alla turbolenta discarica abbandonata, si muovevano e cambiavano ogni parte del tempo…

Finnegans Wake, James Joyce, p. 118

Questo è, infatti, l’ anti-Borg. L’ordine perfetto e rigido — il cristallino cosmos — si rivela incompleto e piuttosto stantio e noioso in comparazione a questo granello o scintilla di potenziale e potenza totali. Il cosmos si sviluppa dal caos, essendo questo la vera Matrice di tutte le cose. La simultaneità è solo uno dei suoi milioni di nomi.

Cosmos è il regno della magia; il mondo primario e l’immaginazione primaria sono semplicemente il primo atto — così ritengono gli gnostici — della magia simulativa e maligna. L’incantesimo è la strada perduta che ci conduce attraverso il punto originale della “Creazione”: il peccato originale.

Quando sbirciamo attraverso questo caleidoscopio, ogni frammento di materia e psiche trema e brilla, si rifrange e risuona, con tutti i sensi, cadendo nell’ombra per poi tornare nella luce. Questo punto (della bussola di Yahveh e Newton), essendo tutti i punti, si apre ovunque su quella “Prima Volta” che è ogni momento dello spazio-tempo.

Attraverso la ripetizione dell’atto cosmogonico, il tempo concreto in cui ha luogo la costruzione, viene proiettato nel tempo mitico, in illo tempore quando si sono verificate le fondamenta del mondo. Così, la realtà e la resistenza di una costruzione sono assicurate non solo dalla trasformazione dello spazio profano in spazio trascendente (il centro) ma anche dalla trasformazione del tempo concreto in tempo mitico.

Cosmos and History, Mircea Eliade

Così come spiegato da Eliade, le società tribali “primitive” orientano il loro senso del tempo e dello spazio, del mondo intero in cui vivono, sulla rievocazione rituale perpetua dell’evento cosmogonico originale e singolare: sull’emergenza iniziale del cosmos dal caos.

La percezione del tempo nei tribali non è lineare, e nemmeno ciclica, ma simultanea. Quando i membri della tribù eseguono i rituali, ritornano in illo tempore, al “c’era una volta” delle fiabe. Lo spazio-tempo totalmente trascendente, il punto di simultaneità è pienamente sperimentato qui su questo pianeta, divenuto dunque incantato: mitico nel senso più profondo del termine.

Le domande su dove e come questo prenda posto sono davvero irrilevanti. Per esempio, è inutile domandarsi se l’esperienza sia interiore/mentale o esterna/fisica: la distinzione non conta se è coinvolta una condizione in cui tutti i contrari sono uniti.

Le civiltà della Storia, d’altra parte, quelle genti che “sono entrate nella Storia”, le persone che hanno separato il loro Libro — tutti i libri — dal loro mondo, hanno visto sempre di più con distacco lo spazio-tempo. A partire dal primario “punto dei punti”, questa immagine è stata fissata, uroboricamente, in ruota o ciclo, e in seguito l’ascesa di questo ciclo è stata segmentata e appiattita in una linea separata.

Punto —> Cerchio —> Linea.

Inizialmente, si era pensato che questa linea avesse un andamento quasi verticale che correva parallelo alla speranza del raggiungimento di un qualche summit o di una fine trascendente. Ma mentre la Storia passava dalla modernità alla post-modernità (e oltre), la linea divenne virtualmente orizzontale, andando a sbattere qui e là, prendendo casualmente la direzione verso il nulla. L’unica linea della Storia iniziò a logorarsi e disintegrarsi: l’attuale presente in cui i virus di materia somigliano straordinariamente ai virus informatici.

Ma il vecchio Libro, o Libro dei Libri, ancora prometteva un unico punto da cui tutto era emerso e in cui tutto sarebbe ritornato. Tuttavia,  il percorso attraverso le stelle per ritornare a questa origine è illuminato dall’immaginazione.

Tra il mondo della pura luce spirituale (Luces victoriales, il mondo delle ‘Madri’ nella terminologia di Ishrāq) e l’universo sensoriale, al confine della nona Sfera (la “Sfera delle Sfere”) si apre un mundus imaginalis che è il concreto mondo spirituale di figure archetipiche, forme apparenti, Angeli di specii e di individui; la sua necessità è dedotta dalle dialettiche filosofiche e il suo piano si situa lì; la sua visione in realtà è confermata dall’apparizione visionaria dell’immaginazione attiva.

L’uomo di luce nel sufismo iraniano, Henri Corbin 

Il senso dello spazio-tempo del sufismo, descritto qui da Corbin, è cosmologico e ciclico. Dentro questo paradigma, ci si avvicina alle altezze primitive e alle profondità del presente eterno quando si entra nel mundus imaginalis. Lo troviamo nella Nona Sfera, oltre le “stelle fisse”, ma non ancora nel “sempre ardente” empireo del puro Spirito.

Gli archetipi intellettuali qui è come se s’incarnassero. E’ il regno degli angeli e dei demoni. Lo Spirito tùrbina assieme alla Materia. Questa può essere l’immaginazione secondaria. Può essere il regno di “Faerie.” Può essere il “locus” di Finnegans Wake.

I testi sono tutti concentrati nel mio saggio, giustapposti e male interpretati, poiché nella simultaneità tutto viene accartocciato assieme, tutto viene esaminato contemporaneamente senza contraddizioni. Questo è il metodo, la nostra tecnica letteraria post-Pierre Menard: leggere per liberarsi.

Ma una volta che abbiamo viaggiato attraverso il caleidoscopico mundus imaginalis, quando ci siamo tuffati nel Fuoco interiore, scopriamo che è solo una particella del caos. Il sistema-mondo viene rivoltato. Il centro della ciambella si attorciglia srotolandosi fuori dal buco: siamo al centro della Terra, nella più remota profondità dell’inferno. Satana.

“Viaggio al centro della Terra”

Tutto è invertito e disorientato, e l’ordine intricato delle sfere concentriche cristalline, risuonante con le armonie celesti, si frantuma in un secondo, e siamo di nuovo qui a scrivere, scorrere, girare pagine.

Bene, mi chiedo come qualsiasi poeta possa essere attratto dal junghismo. Per me i poeti usano i simboli per essere iniziali e nell’universo. Jung li usa per essere nella psiche e attorno a un centro. Quando noi, dalla mia generazione, guardavamo l’universo, non c’era quel centro apparente nello spazio-tempo. Charles [Olson] ha fatto la stessa osservazione. Ma la distinzione tra un universo centrato e uno non centrato non lo hai mai disturbato. Ha preso il centro per essere ovunque tu sia. Comunque, non sono una creatura del “centro”, sono una creatura del “fuori”. 

Verso una nuova poetica americana, da un ‘intervista a Robert Duncan.

Robert Duncan sottolinea che anche la risoluzione di Jung sulla domanda di dove sia il vero centro, è troppo semplice da considerare. “Il centro può essere trovato nella psiche.” Ma dove? Jung insegna che la psiche contiene sia la coscienza che l’inconscio: la luce e l’ombra, il Sole e la Luna. Inoltre Jung spiega che l’inconscio non ha confini riconoscibili; esso offusca l’individuale e il collettivo. Può non avere limiti. In effetti, la psiche personale (o “anima”) e l’ “anima del mondo” potrebbero essere identiche, e troviamo questo insegnamento proprio nelle società tradizionali, dalla Cina all’Amazzonia.

Quindi raggiungere questo centro, da integrare o individuare, è trovare ancora una volta Dio. Dove? La risposta di Duncan è che i poeti insistono sempre sul particolare, non sul generale o l’archetipo. L’albero nel tuo cortile, per i poeti, non rappresenta l’Albero del Mondo, lo è. La distinzione potrebbe sembrare meschina, ma in realtà non è così. Una soltanto è la ricerca di un Centro, sebbene le sfere non sono più nelle stelle ma dentro la nostra mente, e l’altra è l’accettazione che il centro si trova ovunque e/o in nessun luogo.

[…]

Il Johnny Truant di Casa di foglie prova a dare un senso a un manoscritto chiamato “Navidson Record” del vecchio cieco Zampanò, in cui il Don Chisciotte di Cervantes viene citato, seguito da una citazione identica da Pierre Menard. Questo ci riporta all’indagine iniziale, e un ritorno della spiegazione della tecnica o metodo. Johnny, che ovviamente non ha letto il racconto di Borges, non può capire per niente come i due testi sono in qualche modo differenti.

E ha ragione: sono identici. Tranne che il libro di Menard è una eco di Cervantes, e questo cambia del tutto il suo significato. Tutta la storia umana dai tempi di Cervantes è quindi contenuta, come conoscenza ombra, nell’opera di Menard. Questo è il genio di Menard, ma Johnny non lo capisce. O forse finge solo di non capirlo?

Forse lo sta già leggendo dal punto di vista della simultaneità, dove tutti i testi appaiono nello stesso tempo, ma non lo sa ancora. E questo lo tormenta. Il centro perduto che sperimenta tenta di ritornare come Ombra, come puro male, come il Minotauro, e lui sperimenta questo some sofferenza fisica ed emozionale estrema.

In Casa di Foglie, ogni riferimento al Minotauro e alla sua storia è scritto in rosso e cancellato. Zampano lo ha infatti tolto dal suo manoscritto, e riappare solo come assenza nell’edizione di Johnny. Eppure appare anche una reale presenza terrificante per entrambi — segni di taglio sul pavimento di legno di Zampano nella scena della sua morte –  che si insinua come un gusto metallico e si sviluppa a spirale in un insopportabile incubo di nausea e orrore per Johnny.

Proprio come Minosse non avrebbe potuto costruire un labirinto grosso o complesso abbastanza per contenere il suo figlio abortito e trasformato, così il punto centrale spalancato di tutta la creazione — il caos stesso — sorgerà necessariamente per infestare e sopraffare qualsiasi Creatore auto-disegnato: sia egli autore, re o Dio.

…Il che senza dubbio ricorda che al di là del testo filosofico non esiste un margine vuoto, vergine, vuoto, ma un altro testo, un intreccio di differenze o forze senza nessun centro di riferimento attuale: (il tutto — “Storia”, “politica”, “economia” “sessualità” ecc. — ciò che non si trova scritto nei libri: l’espressione logora con cui  sembriamo non aver finito di fare un passo indietro, nelle argomentazioni più regressive e nei luoghi apparentemente più imprevedibili); è anche per ricordare che il testo scritto della filosofia (questa volta nei suoi libri) trabocca e ne spezza il significato.

— “Tympan,” Margini della filosofia, Jacques Derrida

Anche questo saggio di Derrida è citato nel “Navidson Record,” in Casa di foglie. “Tympan” è il timpano, proprio quella membrana vibrante che fa entrare i suoni nelle orecchie. In un certo senso, questa membrana è un margine, il bordo di una stanza, di un corpo o di un testo. Come bordo o limite vibra in entrambi i lati. Vibra dall’interno o dall’esterno? Ciò è impossibile da determinare, Il suono si increspa in entrambe le direzioni.

Nessun testo è dunque perfettamente contenuto, tutto si spezza e trabocca. Una barriera può essere attraversata, ci si può muovere da una stanza del labirinto (o della casa) a un’altra, ma nessuna completa struttura può mai essere mappata, nessuna struttura può mai essere completamente mappata. Le categorie testuali, soggetti o campi, che sovrapponiamo alla nostra “conoscenza” con la speranza di proiettare una parvenza di ordine, sono essi stessi trapelati, decentrati, suscettibili di trasformarsi improvvisamente in uno successivo.

Dove si trova dunque il centro in questa biblioteca di Babele? Si trova nel punto di massimo significato o nel punto di totale nonsense? E come può essere determinato? Dove si trova il nesso o “punto di Archimede”, forse al di fuori del cosmos, da cui possiamo stare in piedi su un terreno solido e giudicare?

E chi sono i giudici? Chi sono i Grandi Cospiratori? Chi sono questi esseri onniscenti e onnipotenti che possono tracciare con successo tutti i risultati quando, come abbiamo visto, anche gli dei, persino la Divinità Suprema, si illudono se pensano di aver dominato il caos?

Una membrana, persino un muro o una fortezza, non è un ostacolo per un virus. Nemmeno è limitato dalle categorie di vero/non vero, reale/non reale. Non gli importa se gli si crede o no. Funziona oltre la dicotomia della presenza e dell’assenza. E’ il rapporto centro-margine soppresso che riappare ovunque simultaneamente, il Minotauro si scatena proprio dietro ogni angolo e si replica esponenzialmente.

Un intreccio di differenze o forze senza alcun centro di riferimento attuale.” E, paradossalmente o meno, le tracce di questa apertura verso “Faerie”, incantata o magica, possono essere trovate anche nel più comune degli angoli o delle fessure.

412069_1_1000

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Aleph

Sotto il gradino, sulla destra, vidi una sfera iridescente di una luminosità quasi insopportabile. Sulle prime pensavo che stesse ruotando; poi mi sono reso conto che quel movimento era un’illusione prodotta dagli spettacoli vertiginosi al suo interno. L’Aleph aveva probabilmente un diametro di due o tre centimetri, ma lo spazio universale era contenuto al suo interno, senza nessuna riduzione di dimensioni. Ogni cosa (la superficie di vetro dello specchio, diciamo) era infinite cose, perché potevo chiaramente vederla da ogni punto del cosmo. Ho visto il popoloso oceano, l’alba e il tramonto, le moltitudini delle Americhe, una ragnatela argentea al centro di una piramide nera, un labirinto rotto […] Ho visto l’Aleph da ogni luogo contemporaneamente, ho visto la Terra nell’Aleph, e l’Aleph nella Terra e di nuovo la Terra nell’Aleph…, ho visto il mio volto e i miei visceri, ho visto il tuo volto, mi sono sentito girare la testa e ho pianto, perchè i miei occhi hanno visto quell’oggetto ipotetico segreto il cui nome è stato usurpato dagli uomini ma che nessun uomo ha mai veramente guardato: l’inconcepibile universo. 

 — “L’Aleph”, Jorge Luis Borges —

Nel racconto “L’Aleph”, Borges passa da una biblioteca infinita di testi in cui il centro è impossibile da discernere a un comune seminterrato dove l’intero universo è contenuto in un singolo Centro. Eppure questi “spazi” sono gli stessi.

L’Aleph è simultaneità; è il “chaosmos” di Alle in Finnegans wake. Contiene ogni movimento e tuttavia questa è semplicemente “l’illusione prodotta dai vertiginosi spettacoli al suo interno”: l’immagine in movimento dell’eternità. E’ l’istante, la scintilla, la creazione del cosmos dal caos. E’ “Aleph” poiché è l’inizio, l’origine, il Keter (ovverosia “crown” = corona) ma questo solo dal punto di vista del nostro tunnel prospettico basato sullo spazio-tempo lineare.

Civiltà antiche testimoniarono questa concentricità dei grandi cicli: popoli ancora più arcaici, hanno potuto partecipare a queste concentricità composta da molteplici punti: nell’erba, nel lucicchìo della luce del Sole su uno stagno, nel lampo dell’ala di un uccello, nella nascita di un bambino. Per noi, la linea del tempo sferza come delle redini improvvisamente rilasciate, l’ombra o il barlume dell’Aleph giunge a noi, dalla Fine.

Borges lo chiama “oggetto ipotetico segreto”, McKenna lo chiama “oggetto iperdimensionale trascendente”, Couliano lo chiama “oggetto ideale”, Yeats lo chiama “la seconda venuta”.

E’ un “oggetto” sia cellulare che geopolitico, sia biologico che metafisico, sia singolare che plurale. Ancora una volta, le categorie sfumano e si confondono. Tutti gli sforzi per contenerlo e negarlo, presto finiranno per tramutarsi in esso, anzi ne sono già avvolti. C’è come un senso diffuso, infine, che sta già iniziando a trasformare ogni cosa .

E Borges, da joker qual è, fa un altro numero su di noi. Più avanti nel racconto, scopriamo infatti che c’è un altro Aleph, in un’altra posizione poco appariscente, cioè scopriamo che quello potrebbe essere un FALSO Aleph, un anti-Aleph per così dire.

Ma in che modo quest’ultimo sarebbe differente dall’altro? Come potremmo discernere la differenza? Importerebbe? Sarebbero necessariamente identici? Se l’Aleph contenesse tutte le cose, non conterrebbe anche l’ Anti-Aleph? E non sarebbe vero anche il contrario allo stesso modo? O l’uno è solo l’eco dell’altro, entrambi intrappolati nella trama delle differenze?

I due rappresentano due lati opposti dell’universo, Dio e anti-Dio, stato totalitario globale di polizia o giubileo de-centralizzato di autonomia individuale e mutuo soccorso? O tutto dipende dal nostro particolare punto di osservazione? 

ciro-giorgini-2013-don-chisciotte-orson-welles-06

“Bene” si disse Don Chisciotte, “l’uomo predicava bene a un muro di pietra, come ci si poteva attendere, infatti, di persuadere con suppliche simili che una tale feccia del genere umano facesse una buona azione? Due saggi incantatori certamente si scontrano in questa avventura, e l’uno contrasta l’altro.[…] Il Paradiso ci invierà tempi migliori! Non si può far altro che complottare e contro-complottare, minare e contrastare, in questo mondo. Bene, non posso fare altro.”

Don Chisciotte, Miguel de Cervantes Saavedra

C’è un profondo significato nel fatto che Borges segua Cervantes, Menard segua Borges, Zampano segua Menard, Truant segua Zampano, Danielewski segua Truant. E tutti lo fanno simultaneamente.

Don Chisciotte, il primo romanzo, è anche il primo meta-romanzo sperimentale d’avanguardia, post-postmoderno. La storia della letteratura romanzesca inizia dalla sua fine. E’ già simultanea. Questo libro meraviglioso è già stratificato e raddoppiato, già cosciente di se stesso in ogni punto. Al suo interno c’è un vero Don Chisciotte e un falso Don Chisciotte. Il testo appare come il personaggio principale e il personaggio principale è egli stesso un testo. Anticipando ed evocando tutti i suoi echi futuri.

Menard si trova già nel libro, in completa autonomia da Borges. Finnegans Wake viene scoperto qui nella sua interezza, sebbene scritto come narrativa in prosa “convenzionale”. Attraverso le lenti del Don Chisciotte, tutti i testi con/senza margini e centri, divengono un’avventura in cui almeno “due saggi incantatori certamente si scontrano.” Incantesimo e magia, caos e cosmos, Aleph e anti-Aleph, assenza e presenza, virus e non virus, gatto e non gatto nella scatola, Chischiotte e falso Chisciotte…

Ogni complotto è almeno doppio. Il metodo abbraccia entrambi i corni della contraddizione. Il suo unico oggetto di studio è l’ “oggetto ipotetico segreto”, scintillante e affascinante in tutte le sue sfaccettature.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cabala_ebraica

L’ “influenza” è il grande Io sono del discorso letterario, e trovo il suo analogo più adatto in ciò che la Cabbalà chiama il primo Sefirot, il primo attributo o nome o emanazione di Dio, Keter o la “corona suprema”. Il Keter è allo stesso tempo ayin o “niente” e ehyeh o “io sono”, assenza assoluta e presenza assoluta. La prima emanazione della Cabbalà è dunque un’entità dialettica.

Keter è la prima emanazione, o immaginazione, dell’ “io sono”. L’ultimissima pagina di  Casa di foglie invoca Yggdrasil, l’albero nordico del mondo, ma in divergenza da questa mitologia afferma che “le sue radici devono contenere il cielo.”

Più precisamente, questo albero l’Albero della Vita della Cabbalà, in cui la sephirot “più alta”, Keter, si trova alla base dell’albero. L’inversione è anche un rispecchiamento. La corona sopra riflette la corona sotto, Malkuth o Shekinah. E l’albero è multiplo in alcune tradizioni della tradizione cabalistica. Malkuth diviene il Keter di un altro, and Keter diventa la sephirot inferiore di ancora un altro Albero in una catena senza fine di creazione e influenza.

Pertanto, anche l’ “influenza corona” è ambigua. Facilità e benedizioni da “sopra,” malattie e maledizioni da “sotto.” Eppure anche ciò è troppo semplicistico, troppo impelagato nella dualità. Ogni influenza ha sempre la sua ombra e la sua luccicanza. Possiamo anche pensare all’espressione “influenza letteraria in relazione all’ ‘attuale stato del mondo’ visto come testo.”

Il nostro metodo sfuma nella “schizofrenia” i nostri rituali falliti possono alterare la tempo-linea della Storia. L’influenza, di autori precedenti e di libri precedenti, è sia presente che assente, così come l’ (ironica) influenza del Keter. Ogni opera, modellata dal caos, è solo una di una serie infinita, che incoraggia una matrix dopo l’altra, in un gioco di specchi opposti, e forse ritorna indietro ciclicamente a quell’ assenza che è poi la vera origine.

Quando fu scritto il primo libro? Quando accadde la prima emanazione? Ciò non può essere determinato. E’ lo stesso Dio solo una eco di un qualche Dio precedente? Cosa succede quando tentiamo di comprimere queste serie in un singolo punto? O forse sono proprio il “tempo” e la “Storia” a iniziare a fare questo per noi? Quindi l’Aleph, che è solo un altro nome per la sefiroth Keter, inizia a venire alla luce. Questa è l’ “influenza della corona”, la corona della creazione, una sbirciatina attraverso il caleidoscopio nella pura simultaneità. La strada da sempre percorsa dalla poesia alla fine raggiungerà ciò che noi chiamiamo “realtà.”

I “super-poeti” devono essere letti male; non ci sono errori generosi da fare per assimilarli, non più di quanto siano generosi i loro stessi errori di lettura  Ogni tradizione caricaturizza i “super-poeti” e ogni “super-poeta” è perciò necessariamente “letto male” dalla stessa tradizione che lo promuove. I “super-poeti” vengono letti in modo così gravemente erroneo che le interpretazioni ampiamente accettate della loro opera tendono ad andare addirittura nella direzione opposta rispetto a ciò che intendevano quei “super-poeti.”

Cabbalà e critica, Harold Bloom

Qui viene concessa la licenza assoluta, sebbene, assumendo ciò, lo stesso Bloom potrebbe lamentarsi di essere stato letto male. Dobbiamo diventare tutti cattivi lettori. Le nostre interpretazioni errate devono infatti diventare così egregie ed estreme da interpretare erroneamente tutte le cose come fosse “poesia da interpretare male.”

“Poesia” è inoltre probabilmente un termine troppo formale, troppo condizionato, troppo lecito ma ogni bit di testo, immagine, rumore, profumo, movimento ed emozione possono e andrebbero essere letti così come leggeremmo una poesia.

E la Tradizione a implodere in se stessa, compressa in un buco nero in cui la progressione lineare, le trame, la causa e l’effetto, divengono senza significato eppure allo stesso tempo le cose assumono un significato infinito. Il Don Chisciotte lo fa già. Anche il Finnegans Wake lo fa. Sono libri simultanei che vengono scritti/letti proprio in questo momento.

L’ansietà dell’influenza è l’ansietà per un centro perduto. Ma noi sappiamo che un vero centro non c’è mai stato — sia nella psiche che nel mondo — e ciò indica che l’ “ovunque” si apre simultaneamente nel centro.

“Attenzione! Un falso Glimmung è attivo! Prendete le procedure di emergenza! Attenzione! Un falso Glimmung–” 

L’oggetto sorto dal mare che sbatteva e si agitava non era il Glimmung. 

Guaritore galattico, Philip K. Dick 

PKD descrive “Guaritore galattico” come uno dei suoi libri più junghiani. Per quanto mi riguarda, questo trascurato classico di Dick è quello che si avvicina di più al delinerare la sua intera teologia, supponendo che PKD abbia mai posseduto qualcosa di così noioso come una stabile e coerente teologia.

Il Glimmung, un’immensa e spesso ironica creatura mutaforma è essenzialmente il nuovo Dio del pianeta Plowman, il quinto pianeta del sistema di Sirio. Ma il Glimmung ha una grande missione da compiere, per la quale ingaggia vari specialisti solitari da tutta la Galassia. Suo desiderio è quello di innalzare una cattedrale di trascurate divinità aborigene dal fondo del mare oscuro del pianeta per restaurarla sulla terraferma. Ma tutto in questa storia è duplicato, riflesso come in uno specchio, in conflitto.

Accanto alla cattedrale sul fondo del mare risiede una sinistra cattedrale nera, e a guardia di questa c’è il (falso) Glimmung nero, il quale apparentemente sconfigge il vero Glimmung dopo un’intensa battaglia sottomarina. L’inconscio, il sè ombra, è emerso dal mare, come previsto, ma ha sopraffatto il controllo cosciente, facendo così traboccare tutti i letti ospedalieri disponibili, minacciando la dissoluzione totale, la completa cancellazione nel nulla.

Philip Dick si tuffava spesso in queste acque oscure e, da sciamano qual era, era in grado di ritornare a galla con il suo bottino di metafore e storie nel suo retino da pesca. Però temeva continuamente di annegare durante queste sue immersioni: questo è ciò che probabilmente alla fine gli accadde. Tutti i suoi altri libri potrebbero essere fruttuosamente re-interpretati attraverso le lenti di Guaritore galattico. Anche la distorta tempo-linea alternativa di The Man in the High Castle (“La svastica sul Sole”) è un’espressione dell’Ombra.

Jung, così come Dick ben sapeva, avrebbe detto che il destino del Glimmung e del Glimmung nero sarebbe stato quello di fondersi insieme come un simbolo completo allo scopo di rendere il “Self” o “Selbst” o “Sè” intero, integro e in salute. Ma esiste un pericolo incredibile in ogni fase di questo viaggio: non abbiamo alcuna idea di ciò che può emergere dal fondo del mare.

E Jung, ancora una volta come Dick, si preoccupa non solo dell’integrità-totalità dell’individuo, dell’anima, ma anche dell’integrità dell’umanità, dell’ “anima del mondo”. Per integrare il mondo, seguendo i suoi cicli ed eoni, la sua Ombra deve emergere. Il Cristo deve incontrare, combattere e alla fine fondersi con l’Anti-Cristo. L’ “oggetto iperdimensionale trascendente alla fine dei tempi” è sostanzialmente l’incarnazione del syzygy — o i gemelli congiunti ermafroditi gnostici, qualcosa di cui PKD era ossessionato al livello più personale — in questo (prossimo) eone acquariano.

Il “2012” è stato un simbolo della sua prima apparizione e, sebbene fosse stato a lungo prefigurato, proprio in questo momento è divenuto VIRALE, biologicamente e informazionalmente. Tutto può essere proiettato su di esso: peste, xeno-fobia, stato di polizia, paranoia, nuovo ordine mondiale, insurrezioni di massa, immigrazione illegale, invasioni di cavallette, inquinamento, rivolte per il cibo, la febbre globale, la mancanza di carta igienica nei supermercati. Tutti i siti sacri sono chiusi: la Kaaba, il Vaticano, i santuari di Qom, il Muro del Pianto, la messa di Pasqua non si fa, la stessa Betlemme è chiusa. Un centro del mondo è ora introvabile.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/05/una-delle-considerazioni-di-civilta-scomparse/

Tutti i sistemi, politico, economico, sociale, della sanità, psicologico, ecologico sono in caduta libera proprio in questo momento. Nessuna narrativa che “spieghi le cose” è soddisfacente. Sia esso uscito da un laboratorio di armi biologiche, un esotico mercato di animali rari, un incidente vaccinale, un meteorite, un panico mediatico… i cinesi, gli americani, gli europei, i russi, sono ora essi stessi specie in via di estinzione? E’ una bufala, un’isteria di massa, una profezia, un Giudizio, un incubo?

Si macinano e sputano teorie del complotto allo stesso modo di ogni narrativa stabilita ed entrambe, negli anni recenti, si sono fratturate e sbrindellate come non mai. La “Guerra al Terrorismo Globale” sembra ora solidamente comprensibilissima in rapporto a ciò che stiamo vivendo ora, lo sembra quasi in una maniera nostalgica. Ogni testimone è divenuto un partecipante. Ansia mentale e panico interrompono il sonno e il benessere, compromettono il nostro sistema immunitario e invitano il “virus.” Il mondo vola gridando verso un qualche tipo di unità e la – a lungo soppressa – “Ombra” sta esplodendo da ogni crepa. L’Aleph (positivo) e il falso Aleph (negativo) sono presenti e assenti in ogni cellula.

Il traboccare-straripamento (e il tuffarsi) era inevitabile. I nostri corpi e le nostre menti, estesi per abbracciare l’intero pianeta, ci hanno tutti intessuti in una singola trama, un singolo individuo contenente moltitudini. La natura lo ha già realizzato milioni di anni fa e il caos è sempre stato questo, ma ci è voluto un sacco di tempo per fare di ciò una conscia e personale realizzazione, per connettere assieme tutte le nostre storie.

E in nessun modo la palude è stata ancora prosciugata. Anche adesso, l’ “oggetto ipotetico segreto” è soltanto appena in vista per alcuni. Una nuova Incarnazione invade la nostra dimensione: una Bestia e un Minotauro e uno  “Starchild” (detto anche “Figlio delle stelle”), ma per adesso solo pochi (sebbene in crescita costante) riconoscono il suo profilo e la sua eco. Non sappiamo ancora se Esso porterà la pace, la spada o entrambi. Non sappiamo ancora se vi ci immergeremo o vi ci affogheremo.

Ma il metodo, il nuovo modello di lettura: la simultaneità, l’ “epifania oltre le sincronicità”, è la nostra pratica nel tentativo di cogliere tutto in una volta l’intero simbolo.  E’ lì dove coincidono avventura, arte e abilità di sopravvivenza.  E’ un mezzo e nello stesso tempo un rituale per cambiare la natura dello spazio-tempo, e per guarire sia il sè sia il mondo. Insomma, è un viaggio attraverso “Faerie” e il cosiddetto mundus imaginalis.

Versione originale:

http://groupnameforgrapejuice.blogspot.com/2020/03/gobblydumped-simultaneity-crown-of.html





Il mio romanzo in costruzione Psychosis era precognitivo?

8 03 2020

61F4D244-EAE9-4C70-B72E-2BADC7C9A47F

https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/03/02/inaugurazione-della-domenica-della-lettura-un-nuovo-progetto-del-blog-psychosis-cap-1-e-2/

Questa era la trama di un romanzo ambientato in una versione romanzata della mia città, attualmente nella zona rossa di quarantena, nel 2018:

”Un ragazzo appassionato di motociclette e figlio di un inventore, un baskettista con l’ emofilia, un intellettuale sfuggente, un mingherlino perseguitato dai bulli, una tenace ragazza di campagna, una ragazza povera e un bullo convertito. Questi i protagonisti di una storia incentrata sul confronto con un serial killer che ha gettato nel caos la città di Ferrofiume. Alternandoci fra due epoche diverse, il 1993 e il 2018 assisteremo al ritorno in città dei sette ragazzi diventati adulti, per indagare su una nuova ondata di violenza , nelle sembianze di un fotografo e libraio smemorato, un campione sportivo stagionato, un plurilaureato in cerca di stimoli, uno stimato professore, una madre single, un’ ex infermiera disoccupata e un alcolista traumatizzato. Oscuri segreti vengono rivelati, mentre persone apparentemente tranquille si trasformano all’ improvviso in assassini scatenati. Sette avversari e un padre megalomane prendono di mira i protagonisti, gli Emarginati, mentre un ragazzo dalle doti sovrannaturali supporta i protagonisti e li spinge a diventare una cosa sola.”


Nel capitolo 2 scrivevo:

“Marzo, tempo di fiere a Ferrofiume : Piazza Giostre diventa un Luna Park, e Piazza Fiere in zona La Tartufara ospita bancarelle e cibo a volontà. Molta gente viene attirata dagli svaghi, dopo un lungo e sonnolento inverno. Quel febbraio era stato però particolare: la paura cresceva, fra gli abitanti e i genitori del posto …”; nella mia citta’ questo doveva essere il primo weekend con le giostre, che sono state annullate.

44D23022-2568-4A57-B0DF-6C7D916E32CE

e ancora:

“Gli scorsi due mesi erano stati tremendi. La polizia aveva organizzato coprifuoco. Gente di tutte le età veniva trovata in condizioni spaventose.” / “A Stefano piaceva camminare a lungo. Dentro di sè doveva lottare con i draghi della paura per percorrere strade così silenziose che poteva udire con chiarezza il rumore prodotto dalle sue scarpe.” / “Il killer cambiava orario a ogni singolo attacco. Ormai era chiaro che il coprifuoco aveva sempre meno senso, perchè c’ era stata una vittima per ogni ora del giorno e della notte. I giovani uscivano solo in compagnie di almeno otto persone, che passavano sotto casa degli amici ad aspettarli. I ragazzini non potevano più vivere l’ esperienza del primo giro in centro con gli amichetti. Molti incontri si svolgevano comunque in luoghi pubblici o al chiuso. Ormai era diffuso il motto hashtag #giorniliberidalkiller perchè la gente aveva capito che uccideva solo un giorno a settimana, a rotazione. Nei giorni liberi dalla violenza la città sembrava più vitale e vivace. Nel giorno bollino nero tutti si chiudevano a riccio e non vedevano l’ ora di chiudersi in casa. Alcuni negozi avevano incominciato a chiudere. Il killer dominava i pensieri privati delle persone. Di notte la polizia in assetto da militare presidiava i quartieri per cercare di beccarlo appena prima di compiere un delitto.” / “Il killer del passato uccideva molti più giovani, quello nuovo invece li assaliva di rado, concentrandosi invece sulle persone fra i venticinque e i quarantacinque anni.”

Interessante anche questo accenno ad una “maratona disastrosa” …!

“La tragedia che portava il marchio di questa località avvenne il quattro giugno dell’ ottantasei, durante un giorno di festa dedicato allo sport: la maratona di Ferrofiume, che negli anni successivi sarebbe stata spostata dai primi di giugno alla terza settimana di maggio. Fu allora che la zona industriale venne rasa al suolo da un incidente industriale in quell’ ammasso di macerie che avrebbe ricevuto il soprannome di Ground Zero. Una nube tossica si espanse per tutta la città, proprio nel bel mezzo dello svolgimento della corsa attraverso le strade della maggior parte dei quartieri. Alla maratona partecipava il novantacinque per cento dei giovani abitanti, bambini, adolescenti, ragazzi, e anche adulti e qualche attempato che riusciva ancora ad essere dinamico. I più svogliati e alcuni genitori seguivano la marcia in bicicletta o si fermavano ad aspettare in determinati punti della città. L’ enorme folla mischiata alla polvere letale che nevicò sulla città risparmiando solo pochi quartieri provocò una catastrofe totale. Centinaia morirono nelle prime settimane e mesi. Migliaia nell’ anno successivo. ” / “Come poteva essere accaduto era un mistero. Ma i social network ribollivano di rabbia, disperazione ed esasperazione. Il killer aveva cambiato dinamica. Quello non era un giorno ad alto rischio. All’ improvviso era tutto vero. Era ricominciata in modo ufficiale. “ 

Parlavo anche di un inventore bislacco che distribuiva medicinali speciali sottobanco:

“Ci sto lavorando! Sto cercando di assopire, attraverso una sostanza inedita, quella parte del cervello che lo fa entrare in uno stato psicotico …ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma un giorno lo farò smettere del tutto. E’ così che ho iniziato a fornire un servizio agli abitanti di questa città! Le mie pillole si occupano degli umori, dei sentimenti, tutto viene bilanciato, stimolano il benessere e la felicità, e migliorano la vita quotidiana della gente!” / “Le famiglie si stanno dividendo, le notti si stanno facendo chiassose, mi sento circondato da mine vaganti, piccoli mondi privati dove si sta accumulando la tensione e si stanno caricando tempeste di energia. Proprio lì dove tutto sembra andare a gonfie vele, lì dove tutto sembrava ordinato, sereno, ora ci albergano i demoni.” / “I cittadini stanno reagendo con rabbia, disperazione, esasperazione, e quant’ altro. Hanno tutti paura di essere la prossima vittima. ” / “Sul gruppo online degli abitanti di Ferrofiume c’è molto subbuglio e concitazione. Stanno chiedendo a gran voce le dimissioni del capo delle forze dell’ ordine, e non solamente le sue. Anche il sindaco è bersagliato dalle lamentele. Si è verificato anche un arresto, ma è evidente che la persona è innocente. / “Persino gli eremiti che non socializzano mai con nessuno sono stati coinvolti da tutto questo pasticcio. / “La gente non potrà tollerare altre morti. Stanno diventando tutti sospettosi l’ uno dell’ altro. Sono tutti alla ricerca del colpevole, cercando di capire chi finge di essere qualcuno che non è. Però ci sono anche altre persone che non sembrano essere toccate da quanto sta succedendo. Queste persone sembrano completamente concentrate su loro stessi, sembra quasi che non siano a contatto con la realtà. Riesco a percepire tutto ciò, quando faccio le mie passeggiate, che ormai sono diventate ronde alla ricerca di qualcosa di imprevisto. C’è il coprifuoco, come ai nostri tempi, ricordate?” / “Fioccano i reclami, le lettere al comune, la gente chiede una soluzione, aspetta una svolta nelle indagini. In molti si sono spostati nelle case di campagna, o passano molto più tempo andando a trovare gli amici e i parenti stretti delle città più vicine. E poi ci sono certe persone, per le quali sembra che non sia mai successo nulla, quelli che non sembrano essere al corrente della situazione critica che stiamo vivendo.” / “Pensavamo di esserci lasciati tutto quanto alle spalle. E adesso si ripropone di nuovo questa storia, anche se il modo in cui ci sta coinvolgendo, la percezione che ne abbiamo, è del tutto diversa, più matura di venticinque anni fa” …

P.S. il nome del killer era “CerCOVIci”! COVID! 





Il passaggio dalla “decade ruggente” dei Venti (della mia vita) alla mia imminente “terza vita”

10 02 2020

dustin_hunter_evans_1214721478

E’ proprio così, signore e signori, sto per uscire dalla decade dei Venti della mia vita per giungere in una “nuova era”, quella dei Trenta.

In questo articolo, analizzerò le dinamiche del cambiamento di scenario e di “passaggio fra le ere” nella mia vita.

IL PASSAGGIO DALL’ INFANZIA ALL’ ADOLESCENZA: Nell’ ambito di questo modello di pensiero, la fine dell’ Era Infantile si posiziona durante l’ anno Undicesimo, quindi per me il 2001: ed ecco che eventi come L’ IMPATTO NEL MIO IMMAGINARIO DELL’ 11 SETTEMBRE, il primo dei “tre big bang”, poiché nel mio undicesimo anno mi sono lasciato alle spalle l’ innocenza e purezza infantile, per cominciare a conoscere un mondo diverso. La metaforica “nuvola nera” che si è addensata e soffermata sull’ inconsapevole figura che era il bambino che ero fungeva quindi da “base” per una “saga del malessere e dell’ agitazione interiore” che si sarebbe concentrata alla massima potenza durante il mio “tormentato 2008”. Ricordo molto bene le intense preoccupazioni dei miei genitori a riguardo del mio inspiegabile cambiamento di carattere e atteggiamento…la conoscenza del male, attraverso le cronache di un crimine che ha avuto come vittima un mio coetaneo, ammazzato dalla sorella e dal fidanzato di questa, e di come tutta la mia classe delle elementari nel periodo immediatamente successivo è stata sottoposta ad una sorta di “questionario” riguardo a paure, preoccupazioni e cose del genere. La tematica delle “storie d’ amore” , emersa da quella giornata che si potrebbe definire un po’ “il vero big bang dei Dieci”, il 2 marzo 2003, quando mi sono dichiarato alla mia migliore amica durante una festicciola a casa mia, per il mio tredicesimo compleanno. Il culmine sarebbe avvenuto durante il 2009, l’ anno dell’ Amore Non Corrisposto, catapultato nel mezzo di un High School Love Story, senza futuro …E la scoperta del mio particolare caso di scoliosi, per la quale mi è stato detto che ci sono solo 5 individui in tutta Italia che presentano questa particolare manifestazione, e quindi tutto ciò che riguardava la salute e il corpo fisico. 

L’ IMPATTO CON GLI ANNI VENTI , “I RUGGENTI”: Anche per questa nuova era della mia vita posso isolare una data precisa, il 6 ottobre 2009, “il big bang n. 1 dei Venti” (la base per la successiva manifestazione della mia vita sociale trasformata) , quando ho conosciuto due nuovi “futuri amici” per strada, invece che all’ Università, e la mia vita ha intrapreso un percorso totalmente differente. Non solo, nella settimana successiva è iniziata la “saga onirica” potenzialmente precognitiva che ha acceso il mio immaginario mistico per anni. Curioso che il 6 ottobre 2009 sia anche la data dell’ inizio della serie “Flashforward” sulla precognizione!

Ma quella era solo una – anticipazione -, una ventata d’ aria fresca che si accompagnava ad un “ciclone di novità”, che si sarebbero manifestate in un “falso anno quieto” che si è acceso come fuochi d’ artificio, metaforicamente, a partire dal “25 aprile 2010”, una data nera della mia generazione locale, quando un nostro compagno di classe di elementari e medie è morto in un incidente d’ auto, e abbiamo “appreso la mortalità”. Un tema che simbolicamente o concretamente si sarebbe ancora manifestato nel corso dei Venti, la scomparsa della nonna paterna nel 2012, la “piccola morte” che è stata la separazione improvvisa e non temporanea dal mio “secondo fratello” , il “grande spavento” di dicembre 2014, quando un mio amico si è sentito male al bar ed è stato portato al pronto soccorso, fortunatamente senza conseguenze, il “secondo grande spavento” di maggio 2015 quando un altro mio amico è stato portato all’ ospedale, anche questo senza conseguenze, il piccolo incidente d’ auto di mio fratello nel gennaio 2016, un momento critico e potenzialmente altamente pericoloso della mia vita nel febbraio 2016 , e l’ “effetto mentale della mortalità” che ha tormentato il mio 2018, durante l’ anno 28, e parte del 2019 ( gli anni fra il 27 e il 29 sono gli anni astrologici del “confronto con la propria mortalità” ), la conoscenza di una persona che ha affrontato una malattia terminale, durante quest’ anno, e “il terzo big bang dei Venti, rappresentato dall’ incontro con il mio “secondo fratello” e sua madre, il 18 agosto 2010 (immediatamente seguito dal manifestarsi dei “giorni di fuoco” di agosto, e dello “scontro atomico” fra i miei genitori e la famiglia di un mio amico), e 17 dicembre 2010 (lo stesso giorno dell’ inizio della Primavera Araba) anche se tecnicamente la persona che mi ha fornito le conoscenze che avrebbero determinato la mia “successiva vita di gruppo e compagnie” era stata un’ altra, il mio “pseudocugino”, sempre conosciuto nel 2010. Ma il suo impatto sulla trasformazione della mia vita sociale non si è manifestato fino al 2014.

A dire il vero, della mia vita si potrebbe dire che ci sono state “tre persone fondamentali”: mio fratello fino al 2010, il mio “secondo fratello” dal 2010 al 2013, e il mio amico rumeno dal 2015, ed escludo il mio amico storico di tutta una vita perché lui ha indirizzato “il suo impatto” in altri ambiti, in altre circostanze della mia vita. Quindi posizionerei anche un “altro big bang” al 18 marzo 2015, quando ho iniziato a conoscere meglio il mio amico rumeno, durante l’ anno più trasformativo e intenso della mia vita finora, un anno che mi ha fatto sfornare centinaia di pagine di diario …  

Al momento credo di poter affermare che “l’ anteprima della mia terza vita” è iniziatail 3 marzo 2019 e l’ 11 aprile 2019. Il 3 marzo il mio amico rumeno è tornato nella mia vita dopo una pausa di due anni, in una piacevole serata, e l’ 11 aprile sono stato per la prima volta assieme da solo con la mia “potenziale migliore amica”, che nella lista delle “persone che hanno cambiato la mia vita” è diventata la prima ragazza classificata. L’ amicizia con lei ha portato ad un “nuovo bagaglio di esperienze e immaginario”, ma come accadde per quella sorta di “anomalia della mia vita” con il mio “secondo fratello”, durante la quale ho vissuto a cavallo fra due famiglie, ho la netta impressione che – lei sia una anticipazione della prossima ragazza che sarà la prima femmina in assoluto a determinare l’ inizio di una “nuova era” nella mia vita, e io la conosco già, posso individuarla, ma non posso rivelarla a nessuno, non nella veste della potenzialità che rappresenta. E’ stata “quantisticamente osservata” ma non è stata ancora “concretizzata”. In un certo senso, il periodo fra aprile e giugno 2019 rappresenta per me un “nuovo fenomeno anomalo” perché ho messo da parte la mia vita sociale per concentrarmi su una “micro – saga” completamente estranea.

        Visualizza immagine di origine  Visualizza immagine di origineVisualizza immagine di origine     Visualizza immagine di origine 

LO TSUNAMI DEVE ANCORA ARRIVARE! La mia è l’ anticipazione che il 2020 replicherà lo “shock” simile al 2010, e che sto per conoscere “la persona che mi traghetterà nella TERZA VITA”.

Dustin Hunter Evans in Miracle Dogs Too

E la mia anticipazione è che la CONCRETIZZAZIONE DEL MIO MISTERO ONIRICO rappresenterà il fulcro, il nucleo del “Big Bang” che fungerà da base per la mia terza vita.

Sono diventato un vero esperto nelle anticipazioni, nella decifrazione di eventi simbolici e segnali dal futuro, mi sembra di vivere in un mondo POST – THE ARRIVAL, dove lo svolgimento del flusso del pensiero si modifica, e si comincia a PRE – CORDARE. Ed è questo procedimento CHE VOGLIO INSEGNARVI. Voglio insegnarvi AD ANTICIPARE.

Il campanello d’ allarme? Da inizio ottobre c’è uno “zeitgeist” in corso…

Avevo scritto inizialmente che mi aspettavo un importante segnale al 25 ottobre 2019 … ebbene, fra il 23 e il 24 ottobre ho fatto un’ altra scoperta sincronica e significativa che si allaccia alla “saga dei sogni” ! Che sta a significare che nonostante tutto, questo filone sincronico viaggia molto vicino ai “luoghi della mia vita”, potenzialmente in attesa di una sorta di “Grande rivelazione” che finalmente spieghi tutto.

Ho fiducia. Il filone non si muove più attraverso i sogni, ma predilige episodi distanti fra loro di sincronicità. 

Inoltre c’è stato un segnale molto forte che indica che la mia SECONDA VITA è finita. La saga videoludica di Life is Strange 2 è finita, e ha significato molto per me, vista la tematica del “legame fraterno”. E’ accaduto il 3 dicembre 2019. E in quello stesso periodo il mio amico, che rappresentava una continuazione diretta del filone simboleggiante il mio “amico fraterno” (2011 – 2013), è partito e andato via. Il finale di Life is Strange 2 è stata una esperienza molto emotiva e catartica per me, molto di più che per Life is Strange 1.  

Dopo il periodo di alta intensità di inizio estate 2019, dal 9 giugno a inizio luglio, vi è stato quindi un altro periodo di alta intensità di cambiamento, fra fine novembre e inizio dicembre 2019. 

Il 2020 sarà quindi l’ ANNO DECISIVO. 

Risultato immagini per daniel and sean life is strange 2

 

 





Venti – venti, 30 anni e fare i conti con la mediocrità

3 01 2020

Visualizza immagine di origine

La mia età è la più difficile, sia astrologicamente sia perché si nuota in una palude di REALTA’ , troppa realtà … fra i 28 e i 30 anni si esplora una prospettiva saturnina sulla vita …

Da un po’ di settimane a questa parte mi sono fermato con il blog …diciamoci la verità, mi sto un po’ perdendo alla deriva

Diciamo che devo gestire un “segreto” che da parte mia è come un regalo che non si ha voglia di aprire e far uscire completamente dal pacchetto … il “destino della mediocrità” che da un bel po’ di tempo è diventato il mio spettro nel ripostiglio.

E questo segreto è che ho il sentore di essere destinato ad una “vita mediocre” e di “osservazione del mondo”, reazione, analisi, recensione, piuttosto che creazione.

Stephen King dice che “la vita non è fornita di trama” … io posso solo farmi quattro risate, abbastanza amare in realtà, perché a dirla tutta è abbastanza fastidioso scoprire che molta gente che ha avuto la generosità della fortuna dalla propria parte si diletta con pensieri come “la vita è un lancio di monetina”, come se il fatto che sono diventati dei grandi sia dovuto ad un incidente. Cavolo, a dir la verità un po’ ci si dovrebbe arrabbiare, che diamine, con che coraggio non ti ritieni ancora “selezionato” dalla Grande Trama, quando hai realizzato tutto quello che volevi? Gli scrittori, proprio loro, che ancora si dilettano con le loro idee sugli incidenti di percorso sono proprio paradossali, è proprio vero che coloro che sono più vicini alla sorgente della verità sono anche quelli più lontani dalla comprensione di essa …   

Io, cari lettori del blog, ho da sempre, non solo dai tempi di Mckenna, ma da molto prima, il sentore che la vita abbia una trama molto precisa, così ben delineata che non si può uscire dal copione. E ciò che è stato riservato per me dalla “matrice creatrice” di questo misterioso mondo nel quale probabilmente siamo “personaggi” e non proprio “persone” … potrebbe non essere proprio granchè. Ho questa sensazione che, pur avendo molto da offrire, soprattutto a livello intellettuale più che pratico, perché la praticità non è mai passata dalle mie parti neanche per un breve saluto … certo, il mio collega si sorprende sempre della mia minuziosità e gestione dei particolari, ma le cose sono un po’ diverse … sono qui per osservare “i moti del mondo” con la mia prospettiva particolare, minuziosa, sincro – cosciente e mostrare cosa ci potrebbe essere dietro, in modi che magari nessuno ha mai pensato, ma ci sarà poco da fare al riguardo, la mia è una posizione di nicchia, e così sarà sempre. (? manca poco, ma possiamo ancora riservarci il potere di metterci quel punto interrogativo, fra parentesi, però, per non esagerare con la presunzione …)

Sono situato alla periferia del “mondo degli eventi” e posso guardarlo da una prospettiva interessante, ma non posso farne parte.

Visualizza immagine di origine

Ora vi racconterò un po’ di quel che si cela dietro alla mia eccentrica figura di “cacciatore di sincronicità” … Su questo blog ho preso in mano argomenti complessi, intricati e sconvolgenti, a volte, dalle implicazioni enormi, ma il cosiddetto “mondo reale” là fuori vede tutto ancora secondo i canoni del “consenso comune” …

Dunque questo lato analizzatore di me non è per niente condivisibile, vivo in mezzo a gente che non potrebbe mai capire, ma cosa vuoi farci, gli vuoi bene lo stesso, sono “innocenti” da un certo punto di vista, la ragione è molto semplice, “non è il loro scopo” essere consapevoli di determinate prospettive sulla vita. E visto che viviamo in un mondo dove a tutti è stato assegnato il proprio compito, bisogna accettare anche questo.

La mia mente sarà anche capace di mettere a fuoco concetti straordinari, ma la vita là fuori è difficile, un esame continuo, perché a dir la verità, la gente ha una “intelligenza sociale” che mi è quasi del tutto estranea, sono socialmente svegli a tal punto che ormai ogni tanto mi riduco a chiedermi se in realtà non ci sia qualcosa che non va – in me – piuttosto che in loro. Può darsi che io presenti tutte le caratteristiche tipiche di una “personalità asperger”, e in effetti dai due test ufficiali che ho fatto, è risultato che sono “fifty – fifty”, metà aspy e metà neurotipico. Ma non sono mai stato diagnosticato ufficialmente, quindi potrebbe essere tutta fuffa.

Mi sento ancora come un giovane ragazzino affascinato dal mondo, ma ormai da un po’ di tempo mi sento anche molto vecchio, la vita sta diventando faticosa, monotona e – accidenti, sai – perbacco, se va veloce! Da qualche mese a questa parte, dopo un melmoso 2018, mi sono reso conto che ora come ora il mio tragitto sembra un treno in corsa, le giornate iniziano che son già finite, e rimane tempo appena per un po’ di eventi, che già bisogna pensare alla prossima … brutto segno? Può darsi, ma pare che io avrò un sacco di tempo per mettere il mio marchio di nicchia e di scarsa influenza sul mio modo di vedere il mondo, perché secondo una teoria astrologica poco conosciuta avrò modo di vivere 105 anni … vedremo!

Comunque, sono un tipo bizzarro, mentre spiego le implicazioni della logica della fisica quantistica, fra poco sarà passato un anno da quando ho iniziato scuola guida e sto ancora cercando di studiare la parte teorica ( diciamocelo, uscito da un liceo classico e da due tentativi universitari colati a picco, a parte quello che mi interessa in modo speciale, io e lo studio siamo diventati estranei ) … ho quasi trent’ anni e ho bisogno di appropriarmi di una macchina, ma la scuola guida è una agonia … c’è poco da fare, dovrò trovare un modo per uscire da questa situazione, farmi piacere il mondo dei motori e basta, perché se non hai una macchina, pare che tu sia un cavernicolo … Comunque, potrebbe essere un problema di procrastinazione, incostanza, e scarsa gestione del proprio tempo, e se è così posso solo annuire ed essere d’ accordo, sono fatto così di mio, sempre fuori dal tempo presente, in un modo o nell’ altro…   

Inoltre vivo a casa con i miei, che non hanno mai avuto intenzione di rendermi indipendente e autosufficiente a sufficienza… un altro “segreto” che cerco di nascondermi, (ma come si fa a nascondersi qualcosa? ) , una altra cosa che sta emergendo è che potrei ritrovarmi solo nella vita adulta più in là… a dir la verità vorrei poter andare a stare altrove, vedere come me la cavo per i fatti miei, ma anche se ogni tot mese diventa un’ idea fissa, sembra ancora un miraggio, un’ idea un po’ balzana …anche se a dir la verità potrebbe essere una delle poche cose che potrebbero anche succedere …in fondo, io ne vedo i segnali premonitori nei miei cicli vitali, nelle mie sincro personali, e quindi annoto il messaggio dall’ universo, e ne tengo conto …

E vabbè, farò di tutto per non finire davvero da solo, anche se il mio studio delle sincronicità e dei cicli, che riguarda anche la vita individuale, ancora a dispetto di chi crede nel “caos della quotidianità”, cosa che ce ne sono ben poche di così stupide a cui pensare … mi sta facendo sospettare che ci potrebbe essere qualche “sorpresa improvvisa” ( dal punto di vista esterno, perché a me non la si fa ) … ma potrebbe non essere così “speciale” come avrei voluto … però forse è così che dovranno essere le cose …

Visualizza immagine di origine

Sono un po’ depresso, fiacco, scoraggiato, influenzato da tutto quel “mal di vivere” che si legge in giro, sulla rete, ormai tutti sembrano avere lo stesso atteggiamento, cinico, iper – realistico, iper – razionale … temo di non potermi più farmi bastare e farmi affascinare come un tempo dalle “piccole curiosità” della vita, quelle che una volta sembravano tanto grandi dentro di me …

Ecco, insomma, mi sento un po’ “psichicamente malaticcio”, aaaah, accidenti, come le persone si prendono la febbre, io mi sono ammalato di “razionalità”! che è la migliore amica di “ma a cosa serve vivere?” che è figlia della autodistruzione e auto – consumazione che governa questo nostro mondo … che è sempre più pervaso da un nichilismo masochista …   Anche se diciamocelo, io sono molto influenzabile dal  sentito dire, dalla percezione collettiva, è un virus del pensiero che viene dall’ ambiente esterno, dentro di me abita qualcosa di diverso … per questo è così sconcertante per me osservare questa tendenza, questo lato patologico della razionalità, perché la razionalità se manipolata in modo scorretto diventa la fonte di tante patologie …

Ho paura di dovermi accontentare di quel che arriva, e di cose ne arrivano, di situazioni ne arrivano, però ho anche paura di dovermi educare a non desiderare, non bramare, le cose che non arriveranno. E’ la mia filosofia, “tutto arriva da me” quando è arrivato il suo tempo, è inutile andare a cercare e forzare … però si rischia di accomodarsi e vivere in un modo un po’ passivo … trovo che sia davvero molto difficile smettere di desiderare quel che ancora non arriva, trovo che non sia davvero possibile.

Visualizza immagine di origine

C’è anche una altra questione con la quale prima o poi dovrò confrontarmi pienamente … un altro dei miei “quasi – forse – segreti interiori”, un po’ come un tarlo dispettoso e impertinente che mi sussurra che forse, forse, forse … non sono fatto per essere lo scrittore che vorrei diventare. Forse evidentemente non ne ho la stoffa. Le trame, i personaggi, non sono un problema, creare non è un problema, è la organizzazione della scrittura che è il vero problema … sono un racconta – trame, sono un “quasi – scrittore”, una fucina di idee senza la capacità di svilupparle appieno … forse il mio ruolo centra con la scrittura e la lettura, ma forse non rientra nell’ ambito della “scrittura d’ autore” o “scrittura narrativa”, forse sono un saggista, un blogger, un articolista, qualcosa del genere …

Ogni tot mese credo di essere riemerso dalle nebbie, e ancora mi ci ritrovo avvolto … non ho ancora trovato la Grande Idea, che sia anche abbastanza realizzabile … è così, ho paura di dover rinunciare persino a quello … persino alla scrittura …

Forse sono il padre di, il generatore di un futuro scrittore di successo … un po’ mi sconcerta pensare che il padre di Stephen King era uno scrittore mancato, uno di quelli che ci hanno provato ai loro tempi, ma che non ci hanno ricavato niente, solo un passatempo, e poi guarda chi esce fuori da te … uno come Stephen King … E’ questo il mio destino? Allevare il prossimo genio della letteratura “popolare”?

Magari neanche quello, perché comincio seriamente a dubitare che costui possa mai arrivare …

Comunque, finchè crederò ancora che ne valga la pena, ci proverò ancora, e ancora, lottando quotidianamente contro la mia assoluta carenza di costanza, sempre preso da un “multi – multi – tasking” intellettuale, un iperattivismo psicologico che è un po’ il mio tormento …

Ma, ehi, prima o poi dovrò fermarmi, se non va, e cercare alternative …

Che cosa posso dirvi, forse sono semplicemente un consumatore di imprese altrui, piuttosto che uno sviluppatore di esse … non è una cattiva cosa …

Del resto sono dieci lunghi anni che continuo ad avere incredibilmente fiducia nella teoria della storia frattale della Timewave … è quella speranza che non muore mai, quella speranza di poter assistere a qualcosa di veramente unico e diverso da tutto …

Quella speranza di sbarazzarsi di tutto il “vecchiume” di questo nostro modo di vivere …

E si spera ancora, eh, contro ogni dispettoso dubbio, perché è ancora affascinante ragionare secondo quella prospettiva, secondo l’ osservazione di risonanze storiche … è un modello di pensiero che se lo assimili così tanto a lungo come me, non riesci più a pensare diversamente …

Ma forse dopo il 2022 sarà più difficile …

E insomma, la vita va avanti, ma la fatica e la frustrazione sono sempre pesanti …

Visualizza immagine di origine  

Diciamo che sono in un periodo un po’ ridondante, un po’ spento, ho fornito una quantità di materiale di riflessione per il 2019, ma non mi sono ancora messo a nuovo per il 2020 …

Visualizza immagine di origine

In giro leggo di persone che hanno la sensazione di passare la vita ad attendere qualcosa di straordinario … hanno la percezione che la vita sia la fase di attesa di qualcosa di ancora impercettibile … e così mi sento anche io.

Ho la sensazione che qui dentro non ci sia niente di “realistico”, che abbiamo riempito la nostra realtà di “spiegazioni razionali” dove ancora regna il mistero assoluto del – perché siamo qui, come ci siamo arrivati, da dove, cosa stiamo facendo, perché esiste la vita, e tante altre bazzecole che pensiamo di aver già messo da parte …

E’ la mia sensazione, che questa realtà non è reale, che siamo in una dimensione isolante, da cosa non è molto chiaro …  

Eppure, la “realtà” chiama, teoscrive a rapporto, e mi chiede l’ immersione in quel mondo dove io non me la passo granchè bene, quel mondo dove bisogna sopravvivere … mettere da parte il pensare e afferrare l’ azione … agire.

Sono un po’ stanco di giocare a fare lo “straordinario incompreso” … sono una persona qualunque che farà tutte quelle cose normali, anzi, qualcuna può darsi che mancherà all’ appello, e nel frattempo manipolerà con l’ intelletto tutte quelle cose complicate e inarrivabili, e per qualche bizzarro inconcepibile mistero, troverà un sacco di difficoltà nelle cose semplici e quotidiane.

Ora, non è che la mia vita non sia interessante, lo è, lo è ancora, fortunatamente, a questo punto della mia vita, ma temo che non sarà mai abbastanza per uno come me.

Forse, a livello collettivo, mi è stato fatto qualcosa, sembra che qualcosa si sia spento in me, forse sono i miei timori che sono troppo insormontabili …

La grande paura che almeno per quanto riguarda la mia vita individuale e il mio percorso … è tutto qui … c’è poco materiale da elaborare, non è abbastanza, il copione è troppo scarno.

Mi sentivo così anche nel 2013, a dire il vero, poi sono arrivati due anni rivoluzionari …

Però è davvero scoraggiante, anti – ambizioso pensare che possa essere “tutto qui”, che la realtà è questa così come la vediamo, e niente di più.

Io devo avere un motivo per avere una ambizione. Altrimenti semplicemente, non ce l’ ho.

Sono arenato …