Una bestia chiamata Occidente: la discesa nella pazzia

24 08 2022

Presentando questa terza e ultima parte dello scritto di Alastair Crooke, voglio fare una piccola prefazione al riguardo. Sebbene riconosca la validità della maggior parte delle cose da lui dette (non tutte), la visuale complessiva del suo scenario meriterebbe di essere ulteriormente ampliata. Il materiale contenuto in questi tre articoli potrebbe in futuro venire utilizzato in questo blog come riferimento per degli studi ulteriori riguardanti i cicli e i ricorsi-mutamenti nella storia. In particolare penso a una certa analogia che, se non ricordo male, mi venne riferita da Mediter (“http://mondo-simbolico.blogspot.com/“), tra le tensioni europee che seguirono la Rivoluzione francese e le tensioni europee a cui si sta assistendo dal 2006-2012 in avanti. Quelle di duecento anni fa sarebbero state risolte dal Congresso di Vienna nel 1815, da cui sarebbe uscita fuori una Restaurazione (un “voler ritornare a prima di Napoleone e della Rivoluzione”) la quale però non fu MAI completa e, anzi, dovette sempre tener conto dei cambiamenti mai visti prima sopraggiunti nei due decenni precedenti.

Tenendo presente queste cose che ha notato Mediter, ho pensato a una possibile analogia tra i periodi storici 1760-1820 e 1976-2036. Il primo di questi ha origine, seguendo gli studi di Igor Sibaldi, nell’anno in cui “una bestia chiamata ‘Occidente’ emerse dalle acque della storia precedente”, grazie a tre dinamiche in particolare: 1) La guerra dei sette anni in cui furono coinvolte per la prima volta tutte le potenze europee in tutto il mondo, Asia, Africa e America comprese; 2) L’inizio in Inghilterra di quella che si sarebbe chiamata “rivoluzione industriale”; 3) L’inizio in Francia del modo di pensare razionale e scientifico anti-religioso anti-tradizioni chiamato “illuminismo.” Tutto questo, nei sessant’anni seguenti, sarebbe confluito nella nascita degli Stati Uniti, nella Rivoluzione francese, negli sconvolgimenti napoleonici e infine – con la Restaurazione uscita dal Congresso di Vienna – nel frenare gli slanci troppo violenti (e per certi versi troppo in anticipo sui tempi) della Rivoluzione e di Napoleone.

Duecentosedici anni dopo, “dalle acque della storia precedente” emerse la tecnocrazia e, ovviamente, così in germe com’era (proprio così come l’industrializzazione e l’illuminismo nel 1760), ben pochi se ne accorsero quando comparvero i primissimi personal computer usciti dagli entourage dei giovanissimi Steve Jobs e Bill Gates. In seguito, nei due decenni successivi (anni ’80 e ’90 del XX secolo), la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni presero slancio, allo stesso modo della Rivoluzione americana (da cui uscirono gli Stati Uniti) più di duecento anni prima: gli anni 1760-1790 in cui si estendevano industrializzazione, illuminismo e la civiltà europea nel mondo, ritornano sotto nuove vesti negli anni 1976-2006, in cui si sono estesi i personal computer, internet e l’intelligenza artificiale.

I cosiddetti BoBo (Borghesi Bohemien), di cui racconta Alastair Crooke, fanno la parte di coloro che duecento anni prima – nutriti di quelle letture di Rousseau che viene citato – sarebbero stati  i giacobini (e, poco meno di cento anni prima, sarebbero stati i bolscevichi?) Sono quelli alla base dell’attuale tecnocrazia, la quale, per diverse ragioni, è un prodotto della cosiddetta “ideologia californiana” uscita fuori dagli anni ’90. (“https://it.wikipedia.org/wiki/Utopismo_tecnologico“)

«Il Golia del totalitarismo sarà abbattuto dal Davide del microchip»

(Ronald Reagan)

Nella cultura degli anni novanta del XX secolo cominciò a rifiorire un movimento del tecno-utopismo, legato al fenomeno delle società dot-com. Ciò avvenne soprattutto nella costa occidentale degli Stati Uniti, in particolare, nei dintorni della Silicon Valley. L’ideologia californiana era un insieme di credenze che conciliavano atteggiamenti bohémien e antiautoritaristi della controcultura degli anni sessanta con tecno-utopismo e aderenza ai valori delle politiche economiche libertarie. È stato attivamente promosso nelle pagine della rivista Wired, che è stata fondata a San Francisco nel 1993 ed è stata vista per un numero di anni come la “bibbia” dei suoi seguaci.[8][9][10]

Questa forma di tecno-utopismo riflette la convinzione che il cambiamento tecnologico rivoluzioni le società umane e che in particolare la tecnologia digitale – di cui Internet non era che un presagio modesto – aumenterebbe la libertà personale liberando l’individuo dal rigido abbraccio del grande governo burocratico. I “lavoratori della conoscenza” renderebbero le gerarchie tradizionali ridondanti; le comunicazioni digitali permetterebbero loro di sfuggire alla città moderna, un “residuo obsoleto dell’era industriale[8][9][10].

I suoi seguaci sostengono il superamento della suddivisione tradizionale tra partiti di destra e di sinistra, ritenendo che questa contrapposizione sia obsoleta. Ciò nonostante, un tecno-utopismo sproporzionato ha attratto diversi aderenti degli schieramenti ultra liberali. Pertanto, i tecno-utopisti hanno espresso una ostilità verso la regolamentazione da parte del governo e una fede nella superiorità del libero mercato. Tra i più noti autori del tecno-utopismo vi sono George Gilder e Kevin Kelly, un editor di Wired che ha anche pubblicato diversi libri[8][9][10].

Gli anni 1790-1796 della Rivoluzione francese – seguendo questo parallelo tra giacobini e ideologi californiani – ritornerebbero negli anni 2006-2012, quando i tempi della diffusione dei personal computer e di internet, si sarebbero mostrati ancora di più come “spazzanti via il vecchio” come delle “ghigliottine che tagliano la testa al passato”: consistenti nell’internet wireless ovunque, negli smartphone e nei tablet, nei social network, e nel web 2.0. degli algoritmi e metadati. Passato il 2012, sarebbe iniziata una nuova “epoca napoleonica”: avremmo visto i diversi volti della tecnocrazia invadere e avere l’intenzione di voler far piazza pulita nel mondo dell’industria, della politica, della finanza. La reazione del “vecchio mondo”, degli “eserciti anti-napoleonici”, dopo il 1802-1808, avrebbe fatto ritorno nel 2018-2024 e, così come allora, ci sarebbero state tensioni e blocchi, oltreché pazzie. Nel 1808-1814, Napoleone si sarebbe spinto troppo in là, avrebbe azzardato eccessivamente: cosa che, alla fine, avrebbe fatto in modo che Napoleone venisse vinto da quel “vecchio mondo” delle potenze europee anglo-tedesche-russe. Cosa succederà nel 2024-2030? L’ideologia californiana – da cui in sostanza sono uscite fuori cose come il “Gran Reset” – si spingerà troppo in là, la farà fuori dal vaso e verrà vinta, da cosa? Dal “vecchio mondo”…i populisti sovranisti?! Perciò il 1814-1820 forse ritornerà nel 2030-2036. Ci sarà una nuova Restaurazione e un nuovo Congresso di Vienna ma, nonostante questo – proprio come duecentosedici anni prima – non si riuscirà davvero nell’obiettivo di “ritornare ai tempi passati, quelli di prima la Rivoluzione”… a “ritornare ai tempi passati, di prima dell’ideologia californiana e la tecnocrazia” e ci sarà dunque uno strano misto – quasi contraddittorio ma reale – di “ritorno all’indietro” (ai valori “analogici e non digitali” “comunitari tradizionali e non globalisti anti-tradizione”, diciamo) contemporaneamente però a slanci di progresso anche violentemente nuovo, così come successe in quel 1820-1826 che potrebbe ritornare con nuove vesti nel 2036-2042.

Tornando ai tre articoli di Crooke, quel totalitarismo che lui vede in Occidente, da parte di una “sinistra radicale” fatta di alto-borghesi (se non élite aristocratiche) tecno-utopiste, è lo stesso totalitarismo che vediamo all’opera quando i computer ci costringono a pensare in un certo modo e a far sì che (e)seguiamo i loro intenti e non i nostri. Crooke è un ultra-liberale all’antica e, per ciò stesso, è contro anche un liberalismo completamente basato sull’intelligenza artificiale la quale detta ordini per far si che “il mondo continui a girare.” E’ indubbio che, ora come ora, milioni e milioni di persone pedalino al ritmo dell’ideologia californiana, che sembra dettare la tabella di marcia del mondo (non certo solo quello strettamente occidentale) e dei mass media…per questo, soprattutto nel seguente e ultimo articolo (che l’abbiamo inserito in una specie di “trilogia della bestia Occidente”) ciò venga visto come un “scivolamento nella pazzia.” Ma è una pazzia analoga a quella che fece sì che nel 1804 un “figlio della Rivoluzione francese” divenisse imperatore con la benedizione del papa. E’ la pazzia dei tempi.

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Gli argomenti non ruotano più intorno alla verità. Siete o ‘con la narrativa’ o ‘contro di essa‘, scrive Alastair Crooke. 

“La follia è l’eccezione negli individui; ma la regola nei gruppi” (Fredrich Nietzsche)

 

Questo è il terzo articolo di una serie di tre.

Il primo si focalizza su come il disorientamento di oggi assieme a un senso di salute mentale collettiva scomparsa, sia la manifestazione di uno stress psichico dovuto all’aver imbracciato contraddizioni tali da essere incapaci di una sintesi puramente razionale: un’ideologia che si propone essere esattamente ciò che non è. O, in altre parole, proclamando apparentemente libertà e individualismo – mentre nasconde nel suo linguaggio un’ideologia che insiste su come ogni comunità con delle radici non può supportare una ‘società redenta’ (a causa di razzismo radicato, di idee sorpassate ecc…) – deve dunque venire ripulita dall’alto verso il basso. Deve venire redenta da tutti questi lasciti. Ciò rappresenta i semi ‘bolscevichi’ che Rousseau seminò nel suolo fertile di una pre-esistente di una disposizione culturale franco-europea verso il totalitarismo.

Il secondo articolo ha affrontato il tema di come, negli Stati Uniti, questo ‘seme’ germogliò [dopo il 1989] in dei “gruppi di pensiero (groupthinking)” dei cosiddetti BoBo [Borghesi Bohemien], nella loro insistenza su come le deficienze umane [caratteristiche nelle comunità locali radicate] richiedessero di “essere risolte una volta per tutte”. Questo ideale doveva essere manifestato in uno sforzo che doveva portare un cambiamento rivoluzionario nella società occidentale, gettando il guanto di sfida a quelle che erano viste come ingiustizie strutturali nell’ordine economico, politico e sociale.

Ciò ha significato, in pratica, fare uscire fuori dal potere quelli “che erano troppo spesso maschi e bianchi”, e fare entrare dentro il potere e il danaro quelli che venivano sistematicamente vittimizzati. Per accelerare questo processo, è stato utilizzato il ricorso al panico morale (Covid e Cambiamento Climatico) per attuare l’abbandono al rallentatore dei nostri precedenti principi di governo in modo da ‘rifare l’essere umano’: Un progetto di re-immaginazione ‘umana’ che può venire attuato solo attraverso l’adozione di politiche illiberali .

Questo terzo articolo tenta di tratteggiare brevemente come queste tensioni hanno condotto una fazione delle élite occidentali a un disordine psichico (psicosi) secondo le premesse del prof di psicologia clinica Mattias Desmet, secondo le quali il totalitarismo non è una coincidenza storica ; non si forma nel vuoto, nasce attraverso la storia, di una psicosi collettiva che ha seguito una sceneggiatura prevedibile.

Tale quadro è importante per comprendere “dove ci stiamo trovando” e per inquadrare la resistenza a questa nuova fiammata di totalitarismo, – essendo un processo che acquista in forza e velocità ogni generazione, dai giacobini ai bolscevichi ai nazisti, nel solco degli avanzamenti della tecnologia.

Desmet espone accuratamente le tappe psicologiche che portano al totalitarismo : i governi, i mass media e altre forze meccanizzate  usano la paura, la solitudine e l’isolamento per demoralizzare le popolazioni ed esercitare un controllo, persuadendo degli ampi gruppi di persone ad agire contro i loro propri interessi – con dei risultati destrutturanti.

Per comprendere come funziona il totalitarismo, basta osservare che i suoi germi sono dappertutto intorno a noi. Inutile ripeterlo. Da quando i mezzi di comunicazione sono divenuti decentralizzati, digitali e algoritmici, la collusione dello stato con le piattaforme tecnologiche per controllare la cultura contemporanea, ha forzato gli individui a raggrupparsi in folle, in mandrie, dove le analisi riduzioniste, i signorsì et un tossico disprezzo per ogni punto di vista differente, servono ad alimentare i “clic” dei mezzi di comunicazione di massa, – anche se ciò ghiaccia l’immaginazione creativa e l’intelletto.

E’ impossibile rimanere al di fuori di questo discorso ; è impossibile pensare al di fuori dei feed di Twitter. La psiche digitale, come Adamo nell’Eden, dà dei nomi alle cose. Voi non siete “voi”. Voi siete l’etichetta che vi si dà ; il vostro lavoro è la somma di ciò che si è detto a suo proposito ; le vostre idee sono riducibili alla reazione che esse suscitano nel web. Dunque tutto ciò designa un deterioramento dell’efficacia mentale e del giudizio morale; finisce per formare una pseudo-realtà tagliata fuori dal mondo, generata per fini ideologici.

Un “gruppo di pensiero”, un “groupthink” non è un segmento della società che pensa usando la sua propria razionalità. Usa si una razionalità ma di un certo tipo ridotto a un loop che si auto-alimenta, che permette a un qualche tipo di realtà auto-immaginata di staccarsi da tutto i resto [coinvolgendo in ciò la collettività attraverso i mass media in modo così ampio da risultare totalitario]; allontanandosi sempre di più in questo loop da ogni legame con tutto il resto, e quindi finire nell’illusione – appoggiandosi sempre su dei compari legati mentalmente alle stesse idee per la loro convalida e la loro estesa radicalizzazione.

Così come ha fatto notare il dottor Robert Malone, si tratta qui di allontanarsi dal focus sugli attori esterni e le forze obiettive, considerando invece i processi psicologici che alimentano il rifiuto di gran parte della realtà, – assieme all’apparente ipnosi di colleghi, amici e familiari.

Il dottor Malone si concentra, comprensibilmente, sulla “follia che s’è impadronita degli Stati Uniti”, direttamente responsabile delle “decisioni stupefacentemente non scientifiche e contro-produttive, – bypassando le norme della bioetica, della regolamentazione e degli sviluppi clinici – nel proposito di accelerare la produzione di vaccini genici”. Ma i commenti di Malone hanno una portata molto più ampia:

Proprio come dentro i gruppi di cittadini ordinari, una caratteristica prevalente appare quella di rimanere fedeli al gruppo mantenendosi alle decisioni in cui il gruppo s’è ingaggiato – anche quando le sue politiche non stanno funzionando bene e hanno conseguenze involontarie che disturbano la coscienza dei suoi membri. In un certo senso, i membri considerano la fedeltà al gruppo come la più alta forma di moralità. Questa fedeltà richiede a ogni membro di evitare di sollevare delle questioni controverse, di mettere in questione le argomentazioni deboli, o mettere uno stop ai cosiddetti ‘wishful thinking’, cioè il voler continuare a credere a una cosa sebbene la realtà di questa cosa sia alquanto dubbia”.

“Paradossalmente, i gruppi senza una direzione ferma sono suscettibili di essere estremamente duri verso i gruppi estranei e i nemici. Quando trattano con una nazione rivale, un gruppo di politici trova relativamente facile autorizzare soluzioni anti-umane come i bombardamenti su vasta scala. E’ improbabile che un gruppo di funzionari governativi persegua le questioni difficili e controverse che emergono quando vengono messe in discussione le alternative a una dura soluzione militare. È improbabile che un gruppo affabile di funzionari di governo persegua le questioni difficili e controverse che emergono quando vengono in discussione alternative a una dura soluzione militare”.

“Né i membri sono inclini a sollevare questioni etiche che implichino che questo ‘gruppo composto da noi altri brave persone’, col suo umanitarismo e i suoi nobili principi, potrebbe però essere capace di adottare una linea di condotta disumana e immorale.”

L’ampliamento negli anni della parte atlantica della bestia Occidente (il “mare”, la finanza) contro la sua parte continentale eurasiatica (la “terra”, l’economia.)

Gli argomenti non ruotano più intorno alla verità (o alla ricerca di essa) ma vengono giudicati dalla loro aderenza o meno ai principi di un singolo modo di pensare. O tu sei “con la narrativa” o “contro di essa”, non esistono vie di mezzo.

Desmet ha effettivamente aggiornato la definizione di Hannah Arendt di una società totalitaria come “una in cui un’ideologia cerca di sostituire tutte le tradizioni e le istituzioni precedenti con l’obiettivo di portare tutti gli aspetti della società sotto il controllo di quell’ideologia.”

Cosa distinta dall’autoritarismo, dove uno stato mira si a monopolizzare il controllo politico, ma non cerca una trasformazione profonda, intrusiva e invadente nella visione del mondo e dei comportamenti dei suoi cittadini. 

Durante i primi anni 1970, quando il fiasco della politica estera statunitense in Vietnam stava per concludersi, uno psicologo accademico, altrettanto concentrato sulle dinamiche di gruppo e sul potere decisionale, fu colpito dai parallelismi tra le sue ricerche e i comportamenti di gruppo implicati nel fallimento della politica estera USA nella Baia dei Porci a Cuba. Incuriosito, ha iniziato a investigare ulteriormente i processi decisionali coinvolti in questo caso, così come le debacle politiche nella Guerra di Corea, nell’aggressione giapponese a Pearl Harbour, e l’escalation nella Guerra del Vietnam. Il risultato delle ricerche dello psicologo fu il libro Victims of Groupthink: A psychological study of foreign-policy decisions and fiascoes di Irving Janis (1972).

Janis ha debitamente delineato tre regole ben definite del Groupthink (come parafrasato da Christopher Booker):

Primo: un gruppo di persone arriva a condividere un punto di vista comune, spesso proposto da pochi individui ai quali viene dato credito. Tuttavia, è una visione non basata sulla realtà. Questi aderenti possono essere convinti intellettualmente che il loro punto di vista è giusto, ma la loro convinzione non può essere messa alla prova in un modo che possa confermarla – al di là di ogni dubbio. E’ semplicemente basata sulla visione del mondo come loro immaginano che sia, o più precisamente, come vorrebbero che fosse.

La seconda regola è che, proprio perché la loro visione è essenzialmente soggettiva e non dimostrabile, quelli del Groupthink fanno tutto il possibile per insistere sul fatto che il loro punto di vista è così evidentemente corretto da far sì di meritare il ‘consenso’ di tutte le persone razionali, logiche e benpensanti, le quali devono essere d’accordo con esso. Ogni evidenza contraddittoria, e i punti di vista di chiunque non sia d’accordo con loro, possono essere completamente ignorati.

Terza, molto importante, è la regola che afferma come, allo scopo di rafforzare la convinzione di quelli ‘nel gruppo’ che il loro punto di vista è quello giusto e che hanno ragione loro, devono trattare le opinioni di chiunque lo metta in dubbio come del tutto inaccettabili. Le persone che mettono in dubbio il punto di vista del groupthink sono allora considerate ottuse e quindi non dovrebbero venire coinvolte in nessun dialogo serio, ma piuttosto essere emarginate. Tutti quelli che si trovano al di fuori della bolla del groupthink devono venire marginalizzati, e se necessario, i loro punti di vista caricaturizzati senza pietà per renderli ridicoli.

E se ciò non bastasse, devono essere attaccati nei modi più violentemente sprezzanti, di solito con l’aiuto di qualche etichetta che li metta in cattiva luce degradandoli – etichette quali ‘bigotto’, ‘sorpassato’, ‘xenofobo’ o ‘negazionista’. Il dissenso in ogni sua forma non può venire tollerato. Alcuni membri del groupthink si impegnano ad avere un ruolo di ‘poliziotti del pensiero’ e correggere le convinzioni dissenzienti.

Questo processo psicologico può indurre il gruppo a prendere decisioni rischiose o immorali. Molti dei più grandi errori e orrori della storia dell’umanità devono il loro verificarsi, esclusivamente all’istituzione e all’imposizione sociale di una falsa realtà – un mondo percepito così come lo si immagina e non come è: una pseudo realtà al posto della realtà. Quanto più completamente viene assunta questa posizione idiota [nel suo senso più etimologico di auto-esclusione dalla realtà], tanto più la psicopatia funzionale che ne è alla base verrà portata alla luce; e dunque avviene la manifestazione della pazzia collettiva.

Tuttavia, percepirli erroneamente come “normali”, quando in realtà non lo sono, porterà milioni e milioni di individui a fraintendere le motivazioni degli ideologi pseudo realisti – installando universalmente la loro ideologia – dimodoché i milioni di “persone normali” faranno scorrere le loro vite dentro un totalitarismo senza nemmeno rendersene conto, finché c’è il rischio che sia troppo tardi per cambiare rotta.

La pazzia è una forma particolare dello spirito la quale si può aggrappare a tutti gli insegnamenti e a tutte le filosofie, ma ancora di più alla vita quotidiana, perché la vita stessa è piena di pazzie, anzi nel suo fondo totalmente illogica. L’umano si sforza di raggiungere la ragione che per potersi fissare delle regole.  

(Carl Jung)

La questione qui è che un’analisi razionale geopolitica della formazione di una psicosi di massa è inutile. Solo uno psicoterapeuta potrebbe avere osservazioni rilevanti da fare. Nessuna cosa sul negazionismo di massa ha senso, oltre il riconoscimento della sua maligna esistenza.

E’ ‘ciò che è’ e richiederà una catarsi per chiarificarlo e cancellarlo.

[…]

L’analisi, che abbiamo visto prima, di Janis permette dunque di spiegare degli avvenimenti geopolitici come le risposte iper-ideologiche dell’Unione Europea alle crisi in Europa dell’est?  Sembra che ciò corrisponda a tutte le osservazioni e analisi di Janis sui fiaschi in politica estera. La follia di gruppo è più caratteristica quando siamo confrontati a delle persone che hanno un’opinione categorica quanto enfatica su un dato soggetto sensibile (un’operazione bellica per esempio), ma che poi, dopo un po’, passati i primi momenti di esaltazione amplificata dai mass media, esce fuori non c’abbiano mai veramente riflettuto bene. 

[…]

Non hanno guardato seriamente ai fatti e all’evidenza. Le loro opinioni super-amplificate dai mass media non sono basate su nessuna reale comprensione del perché credano a ciò che fanno, e questa non comprensione li incoraggia a insistere ancora più veementemente – e con intolleranza verso le opinioni contrarie – che il loro punto di vista è sempre quello giusto, e a respingere come fuori di testa, insensata o anche criminale ogni opposizione.

Ogni fanatismo è un dubbio represso.

(Carl Jung)

Si dice che – nel suo pensiero preso alla lettera e nell’insistenza sul disimpegno – il liberalismo abbia un “centro vuoto”, spogliato di qualsiasi fonte sostanziale di significato morale. Eppure la vita politica detesta il vuoto e dunque questo centro non rimane vuoto. Quel “bene” a cui il liberalismo è stato agganciato – come fonte di significato collettivo dell’Occidente – è “il salvataggio dell’ordine liberale”, la preservazione del suo progetto IDEOLOGICO contro l’attrazione crescente verso delle condizioni basate su una civiltà e non su una ideologia.

Nel suo studio Men without Chests, C.S. Lewis ha caratterizzato l’ a-thumia (il fallimento del thumos – un concetto dell’Antica Grecia riguardante l’empatia e la connessione tra gli umani) come uno stato dell’essere scoraggiato e malinconico che è il risultato di un’educazione che insiste sul fatto che ogni percezione del valore morale è semplicemente soggettiva.

Il filosofo Talbot Brewer afferma che abbiamo tutti uno “sguardo valutativo” sul mondo.  Ma, se non c’è nulla di reale da guardare, allora la nostra capacità di valutazione non può riferirsi a nulla d’altro che al se soggettivo. In questo caso, è difficile di vedere come un tale “Groupthink” può fare la distinzione tra la valutazione e l’affermazione di sè. Il “Groupthink” non ha dunque nessuna altra scappatoia a parte imporre i suoi “valori” al mondo, pedalando al ritmo dei riflessi condizionati dell’ideologia.

[…]

L’idea che l’empatia e le comunità tra gli umani possano svolgere un ruolo epistemico positivo nell’approccio alla realtà è ormai largamente estraneo al pensiero politico occidentale contemporaneo. Eppure, quando il thumos muore, i sintomi del disordine psichico, dell’ansia, della solitudine e dell’amarezza ci conducono inevitabilmente alla pazzia, – sia individualmente sia collettivamente.

“Le catastrofi gigantesche che oggi ci minacciano non sono avvenimenti elementari di ordine fisico o biologico ma eventi psichici. In misura abbastanza terrificante siamo minacciati da guerre e rivoluzioni le quali altro non sono che epidemie psichiche. In ogni momento diversi milioni di esseri umani possono essere colpiti da una nuova follia, e quindi avremo un’altra guerra mondiale o un’altra rivoluzione devastante. Invece di essere in balia di bestie feroci, terremoti, smottamenti e inondazioni, l’umano moderno è bersagliato dalle forze elementari della sua propria psiche.”

(Carl Jung, 1932) 



Versione originale: “https://www.strategic-culture.org/news/2022/08/22/descent-into-madness/





Una bestia chiamata Occidente: la nascita di una tragedia

22 08 2022
 
 
Alastair Crooke continua a esplorare le origini del totalitarismo nascosto dentro la [attuale] cultura europea.

(La prima parte di questi due articoli rintraccia le origini di un totalitarismo celato dentro questa cultura europea. La seconda parte si inoltra ulteriormente nella questione.)

 

Poiché mi immersi nel futuro, fin dove lo sguardo umano potrebbe spaziare,
Vidi la visione del mondo, e tutto ciò che sarebbe stato.

(Alfred Lord Tennyson)

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La nascita della tragedia (Friedrich Nietzsche, 1872) definì i due aspetti opposti gemelli della natura umana – la sua polarità – come comprendenti le (presumibilmente) virtù apollinee della ragione e dell’ordine essere in violenta opposizione psichica alle forze caotiche (dionisiache) di una scatenata e primordiale energia (simboleggiata come fuoco) nell’essere umano.

Nella visione di Nietzsche (così come in quella degli antichi), entrambe le polarità erano necessarie per bilanciare e armonizzare le faccende umane. Tuttavia, la secolare cancellazione della trascendenza, con cui il genere umano potrebbe trovare significato elevandosi a un livello differente di ‘comprensione’, ha come lasciato semplicemente premuto un pulsante acceso in una specie di pilota automatico, finendo appunto in tragedia.

Dunque, la tragedia – nella visione di Nietzsche “del mondo e di tutto ciò che sarebbe” – era che la razionalità, in assenza di un correttivo dionisiaco della sua potenziale distruttività, avrebbe teso a capovolgersi in uno strumento che, lungi dal mantenere l’ordine e la civiltà, sarebbe stato capace di far piombare nel disordine e nella barbarie.

Nietzsche fu in grado di capire che l’apparente marcia trionfale del progresso europeo si stava dirigendo verso una caduta catastrofica. Nietzsche temeva grandi guerre all’orizzonte, le quali – mentre egli stesso stava scivolando nella follia – sarebbero alla fine arrivate: infatti, proprio così come la sua malattia psichica, la follia del mondo da lui diagnosticata era destinata a fare il suo corso.

Una bella digressione, ma cosa questo aneddoto ha a che fare con l’occidente attuale? Bene, in verità ha molto a che fare. Nietzsche era figlio di un pastore protestante [caso strano, proprio come un altro visionario tragico, Van Gogh]. Fu missionario impegnato per l’Utopia universale; ma dal momento che per lui ‘Dio era morto’, divenne frustrato fino alla follia nello sforzo di immaginare come potesse essere organizzata una redenzione secolare dell’umanità. Alla fine, lo sforzo [non certo la “forza” di Guerre Stellari] lo spinse oltre il limite, nella follia. La sua è, in un certo senso, la storia della tragedia che si sta svolgendo oggi.

Se la “caduta” dell’Occidente ebbe la sua gestazione nella contro-cultura totalitaria della Rivoluzione Francese (vedere la prima parte), la “venuta al mondo” di questa caduta la vediamo nell’implosione dell’Unione Sovietica. Semplicemente, l’argomentazione dialettica ha una tesi e una contro-tesi, che alla fine dovrebbe produrre una sintesi. Dunque, con l’implosione dell’Unione Sovietica, la tesi occidentale definita nei termini della sua antitesi (l’U.R.S.S.) ha perduto la sua logica. Improvvisamente e drammaticamente, l’anti-tesi evaporò!

[“https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/10/07/la-supersintesi-della-storia-occidentale-pensando-alla-dialettica-di-hegel/“]

Private dell’ancora del pensiero metodologico occidentale, le élite trionfaliste si sono allontanate dalla realtà, e in una serie di tentativi missionari di riplasmare il mondo a loro immagine, hanno abbracciato un’ideologia che pretende di essere esattamente ciò che non è. Cioè, un’ideologia che proclama la difesa della libertà e dell’individualità, mentre nasconde nel suo linguaggio [e nelle sue pratiche], un totalitarismo ereditato dai giacobini, [dai bolscevici] e dai fabiani [https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/07/13/la-scena-finale-del-primo-film-della-serie-di-fantozzi-e-la-fabian-society/].

La “forma delle cose a venire” (presa in prestito da H. G. Wells, 1933) ed estesa all’inizio del 1900, doveva essere l’ “ultima rivoluzione” – un’ultima rivoluzione in mezzo al collasso sistemico (‘ultima’, poiché tutti da allora in poi sarebbero stati presumibilmente contenti all’interno di una realtà controllata modellata dalle caste superiori.) Questo fu il nichilismo europeo che collassava in una più estrema “riforma dell’umanità” scientifica di tipo bolscevico.

In che modo questa fantasia distopica è finita dentro l’attuale politica nordamericana [idealmente, “a capo dell’Occidente” da diversi decenni a questa parte]?

David Brooks, l’autore di Bobos in Paradise, (lui stesso un giornalista “liberal” del New York Times), ha affermato che di tanto in tanto emerge una classe rivoluzionaria che sconvolge le vecchie strutture. Tale nuova classe, Brooks afferma, non si proponeva di essere una classe sociale superiore di élite dominanti: è semplicemente…accaduto così. Inizialmente, nei suoi propositi, quella classe elitaria avrebbe dovuto produrre valori progressisti e crescita economica. Ma alla fine è cresciuta incontrollabilmente generando risentimento, alienazione, e innumerevoli disfunzioni politiche.

I facenti parte della “borghesia bohemienne” – o ‘BoBo’ – erano ‘bohémien’ nel senso che provenivano dalla generazione narcisistica di Woodstock; ed erano ‘borghesi’ nel senso che – passato Woodstock – questa classe “liberale” s’è successivamente evoluta nei vertici di potere del paradigma culturale mercantilista, aziendalista e di Wall Street.

Brooks confessa che inizialmente aveva guardato con favore a quei (“liberal”) BoBo. Tuttavia, si è alla fine rivelata una delle analisi più ingenue da lui scritte e ha ammesso: “In qualunque modo volete chiamarli, [quei “BoBo”] essi si sono fusi tra loro in una specie di “casta braminica inter-coniugale che domina la cultura, i mass media, l’educazione e la tecnologia.”

Questa classe sociale, che stava accumulando enormi ricchezze e si stava radunando nelle grandi aree metropolitane nordamericane, giunse anche a dominare i partiti di sinistra in tutto il mondo che erano in precedenza dei veicoli per la classe operaia.  “Abbiamo spinto questi partiti ancora più a sinistra sulle questioni culturali (premiando il cosmopolitismo e le questioni identitarie), mentre si annacquavano e si ribaltavano le tradizionali posizioni democratiche proprie dei vecchi sindacati. Quando degli appartenenti alla “classe creativa”, gli appartenenti alla classe operaia tendono ad andarsene via.” Queste differenze culturali e ideologiche polarizzanti si sovrappongono alle differenze economiche.

Se Repubblicani e Democratici parlano come se vivessero in due pianeti diversi, è perché:

“Mi sono sbagliato molto a proposito dei BoBo”, dice Brooks. “Non ho previsto con quanta aggressività ci saremmo mossi nell’affermare il nostro predominio culturale, il mondo in cui avremmo cercato di imporre i valori delle élite attraverso codici di pensiero e parole. Ho sottovalutato il modo in cui la “classe creativa” avrebbe innalzato con successo barriere intorno a se stessa per proteggere i propri privilegi economici … E ho sottovalutato la nostra intolleranza verso punti di vista differenti. Quando dici a una grossa fetta di una nazione che le loro voci non meritano di essere ascoltate, reagiranno male—e lo hanno fatto”.

I BoBo hanno voluto effettivamente realizzare ciò che diceva H. G. Wells nel 1901:

“E’ diventato evidente che masse intere della popolazione umana sono, nel suo complesso, inferiori nelle loro pretese sul futuro, rispetto ad altre masse, che non possono essere date loro opportunità o affidare loro il potere così come lo si affida alle classi superiori, che le loro caratteristiche debolezze sono contagiose e dannose per il futuro della civilizzazione”.

Qualcosa cominciò a cambiare verso il 2015-2016 – iniziò una reazione. Fu l’elezione a sorpresa di Donald Trump? Trump fu probabilmente accidentale. Più probabile fu il drammatico passaggio tra i conservatori nordamericani verso un’attitudine orientata a una maggiore libertà da questo Sistema. Le campagne elettorali del 2008 e del 2012 di Ron Paul hanno molto a che fare con questo cambiamento tra gli elettori repubblicani. I conservatori e gli indipendenti dalla mentalità aperta stavano ritornando alle loro fondamenta culturali caratterizzate da un governo e uno stato poco ingerenti, dalla priorità data alla costituzione, al pensiero indipendente, ai valori di merito – e non di casta – e alla decentralizzazione. Questo ha rappresentato il contro-polo, l’anti-tesi.

[“https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/09/10/limpossibile-vittoria-di-ron-paul-alle-presidenziali-del-2012/“]

Fu a questo punto che il mondo “corporate”, aziendale, multinazionale nordamericano decise di diventare ideologico a pieno regime.

Uno storico culturale preveggente, Christopher Lasch, ha previsto ciò. Scrisse un libro – La rivolta delle élite – per descrivere come, già nel 1994, si fosse ‘tuffato nell’allora futuro’. Vide una rivoluzione sociale che sarebbe stata spinta fino al culmine dai borghesi radicalizzati. I loro leader non avrebbero avuto quasi nulla da dire a proposito della povertà e della disoccupazione. Le loro questioni sarebbero state incentrate su ideali utopici: diversità e giustizia razziale – ideali perseguiti con il fervore di una millenaria e astratta ideologia.

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Uno dei punti chiave su cui insisteva Lasch era che quei futuri giovani “marxisti” nordamericani avrebbero sostituito la lotta di classe con la lotta culturale. Aggiungendo che un’ “élite illuminata” (così come pensa di se stessa), “avrebbe potuto anche non degnarsi di persuadere la maggioranza […] … attraverso un dibattito pubblico razionale – mantenendo comunque la presunzione di portare la torcia per la redenzione dell’umanità. Le nuove élite disprezzano i “deplorabili”: una tribù che è tecnologicamente arretrata, politicamente reazionaria, repressiva nella sua moralità sessuale, mediocre nei suoi gusti, compiaciuta e compiacente, noiosa e sciatta”, come scrive Lasch.

Questo radicalismo sarebbe stato contrastato, predisse, ma non dagli strati più alti della società, ne dai leader della Gran Filantropia o da quelli delle grandi imprese e aziende miliardarie. Questi ultimi, anzi, in qualche modo contro-intuitivamente, ne sarebbero divenuti i loro facilitatori e finanziatori.

Non sorprende dunque che la Gran Filantropia finanzi e condivida le aspirazioni di tali radicali. Le grandi attività filantropiche di oggi non hanno relazione alcuna con la filantropia tradizionale. Piuttosto, i vertici della filantropia nordamericana oggi sono dei rivoluzionari, occupati, come sono, da istituzioni massicce e benestanti le quali non provano altro che disprezzo per le idee tradizionali della filantropia.

Oggi come oggi, la convinzione (nel contesto di ciò che è visto come il fallimento dei diritti civili e delle riforme del New Deal), è che una filantropia rivoluzionari dovrebbe essere schierata per “risolvere i problemi una volta per tutte”. L’ideale si manifesta nello sforzo di portare profondi cambiamenti strutturali nella società, sfidando quelle che sono considerate le fondamentali ingiustizie istituzionali degli ordini economici e politici. Ciò significa spostare ancora una volta il potere, via dalle élite, ‘le quali sono così spesso maschili e di razza bianca’ e dunque fanno parte delle ingiustizie strutturali della società – per mettere la ricchezza della Fondazione direttamente nelle mani di quelli che sono stati sistematicamente vittimizzati.

Questo importante cambiamento ideologico necessita di essere assorbito: la Gran Filantropia, i “Big Tech” e i grandi Consigli di Amministrazione (CEO) si son ritrovati dentro il movimento ‘Woke’ e quello dei militanti ‘Black Lives Matters’, e stanno rilasciando “Big Funding” (diverse tra queste fondazioni possiedono risorse tali da eclissare quelle dei più piccoli stati nazione). Anche qui vediamo all’opera un effetto moltiplicatore, poiché Big Philanthropy, Big Tech e Big Biotechnology agiscono come un sistema di rete interconnesso. Sono tutti al lavoro per costruire un futuro “trans-umanizzato” guidato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, guidato da una ‘aristocrazia multiculturale.’

Una parte di questa aggressiva rotazione nei “posti di lavoro di alto livello” può essere  attribuita al cosiddetto “movimento ESG” (Environmental-Social-Corporate Governance) – uno strumento per fondazioni globaliste quali la fondazione Ford, la Rockefeller Foundation e il World Economic Forum. A tutto questo ci si riferisce anche come al ‘capitalismo delle parti interessate’ e all’ ‘investimento relativo alla missione’ – che, in effetti, è solo un altro termine metodologico col quale tutti i pensieri umani e i comportamenti quotidiani, possono venire sia ripiegati in un mono-pensiero di uno stato unitario, sia per la direzione politica del comportamento delle imprese.

Il movimento ESG, così come la Gran Filantropia, riguarda il denaro: prestiti che vengono concessi dalle principali banche e fondazioni a quelle aziende che sono in bolla con le linee guida dello ‘stakeholder capitalism’ (‘capitalismo delle parti interessate’.) Le aziende sono costrette a mostrare che stanno attivamente perseguendo un tipo di business che dà la priorità ai valori Woke e alle restrizioni per “combattere il cambiamento climatico.” […]

Anche il regime biomedico emerso sulla scia della pandemia di Covid, poggiava su un imperativo morale di tipo ESG. Fin dai primi giorni della pandemia, le parole ‘vulnerabilità’, ‘solidarietà’ e ‘cura’ sono stati consolidati in questo modello proprio dell’ESG: ‘sicurezza collettiva.’

L’idea della vulnerabilità non ha niente di nuovo. Inizialmente, si pensava che fosse la classe operaia ad aver bisogno di protezione. Ma sulla falsariga dell’ideologia della Gran Filantropia, sono i gruppi identitari, i marginalizzati per questioni razziali e gli emarginati per questioni sessuali a essere divenuti ‘soggetti vulnerabili’. Questa narrativa è stata assimilata nel più ampio meme della ‘politica dei sacrifici’ per cui siamo pronti a sacrificare le nostre libertà per le vite di altre persone: per proteggere i gruppi vulnerabili, perché questa è la nostra solidarietà. Cioè, ha fine la libertà individuale quando ha inizio la libertà collettiva.

La vita lavorativa è diventata un costante indotto sacrificio di sè, un cosiddetto “walk of shame”, un “cammino della vergogna.” Anche gli sforzi più assurdi vengono richiesti ai lavoratori perché dimostrino di essere degni di avere un lavoro. Sessioni di auto-flagellazioni di massa nei posti di lavoro, università e scuole – seminari contro il razzismo, polizia linguistica di tipo LGBTQ , corsi di ‘coscienza climatica’ , tutto imposto dall’alto – sono divenuti rituali saldamente radicati. Quindi, non c’è da stupirsi se un recente studio di Lancet su 10.000 adolescenti e giovani adulti abbia rivelato che più della metà di loro si sentiva “triste, ansioso, arrabbiato, senza potere, senza aiuto e in colpa” “per il cambiamento climatico.” Insomma, la gente sta seguendo Nietzsche, e sta silenziosamente diventando matta.

Lo status quo, l’establishment, non ha semplicemente nessun messaggio da dare per tali elettori di fronte alle difficoltà in arrivo. L’unica visione per il futuro che può evocare è Net Zero – un’agenda distopica che porta verso nuove vette la politica dell’austerità e dei sacrifici e la finanziarizzazione dell’economia.

C’è un film su un antropologo tedesco che si reca in Colombia, Embrace of the Serpent, l’esploratore è alla ricerca di una rara, ma celebrata, pianta curativa amazzonica . In precedenza, un altro esploratore tedesco, alla ricerca di questa pianta, partì per l’Amazzonia per non fare più ritorno.

In questa storia vera, l’antropologo incontra uno sciamano, che pensa di ricordarsi dove si trovano le piante.  E’ un viaggio arduo e pericoloso fatto con una piccola canoa, in pelle, larga appena lo spazio per sedersi.

Lo sciamano, i cui unici beni sono un perizoma e una pagaia, chiede perché gli europei ‘abbiano così tanto bagaglio’. “E’ più semplice senza”, suggerisce. Inizialmente, la domanda viene accantonata poiché l’antropologo si solleva, sudando e trascinando valigie e scatole trascinando giù su cascate, ogni giorno dai bivacchi notturni alla canoa. Ma lo sciamano lo tiene a bada: “la canoa non è stabile”, insiste.

Allora l’esploratore tedesco spiega che: in primo luogo, dentro i bagagli ci sono i diari dei viaggi del suo defunto predecessore e non può perdere quei diari. E poi ci sono la sua fotocamera e le fotografie. Si tratta di registrazioni vitali per il suo viaggio. Anche i suoi libri,  assieme ai diari e all’amato grammofono sono ugualmente preziosi.

Il viaggio si allunga, il fiume è vorticoso e le cose si fanno dure.

Poi, un giorno, di punto in bianco, l’antropologo getta via una valigia fuori bordo. Lo sciamano sogghigna. Poi una pausa; quindi un altro bagaglio viene buttato via. Alla fine tutti i bagagli vengono gettati in acqua … e stavolta è l’esploratore europeo che sorride con sollievo.

Man mano che i tempi si faranno più difficili, vedremo qualcosa di analogo: l’Environmental-Social-Corporate Governance (ESG) verrà gettato fuori bordo (sta già cominciando). Poi l’industria cinematografica Woke scivolerà nelle acque (sta sta succedendo velocemente). Poi sarà la volta delle lezioni obbligatorie di critica razziale ed equità, e poi chissà… anche le discipline riguardanti il Covid spariranno sotto i vortici dell’acqua che scorre veloce.

E sorrideremo, avvertendo che un pesante fardello non ce l’avremo più sulle nostre spalle.

Versione originale: https://www.strategic-culture.org/news/2022/08/15/a-birth-of-tragedy/





Una bestia chiamata Occidente: la maschera di Pandora

21 08 2022

“Questa è l’estate prima della tempesta. Senza tema di smentita, con i prezzi dell’energia destinati a salire a livelli senza precedenti, ci stiamo avvicinando a uno dei più grandi terremoti geopolitici degli ultimi decenni. È probabile che le convulsioni che ne deriveranno possano essere di un ordine di grandezza assai maggiore rispetto a quelle seguite al crollo finanziario del 2008, che scatenò proteste culminate nel ‘Movimento Occupy’ e nella ‘Primavera Araba’…

“La carneficina economico-finanziaria è già arrivata nel cosiddetto mondo in via di sviluppo, con interruzioni di corrente da Cuba al Sud Africa. Lo Sri Lanka è solo uno di un folto numero di paesi a basso reddito in cui i leader rischiano di essere cacciati dal potere per via di un’ignominiosa fiammata di penuria petrolifera e inadempienze sui prestiti.

“Ma l’Occidente non sfuggirà a questo Armageddon. In effetti, per molti versi, sembra destinato a essere il suo epicentro – e la Gran Bretagna, il suo Ground Zero. In Europa e in America, un sistema d’élite tecnocratico costruito sul mito-modernismo e sull’autocompiacimento si sta sgretolando. La sua favola fondante – che profetizzava il glorioso inviluppo degli stati nazione dentro un governo mondiale basato sulle catene di approvvigionamento globali – si è trasformata in una parabola riguardante i pericoli di questa globalizzazione (la quale è più che altro un’ideologia, il ‘globalismo.’)

“Questa volta, le élite non possono sottrarsi alla responsabilità per le conseguenze dei loro errori fatali… In parole povere, l’imperatore non ha più i vestiti: di fronte alle difficoltà, l’establishment semplicemente non ha più promesse e nemmeno messaggi per gli elettori. L’unica visione per il futuro che può evocare è ‘Net Zero’, un’agenda distopica che porta la politica sacrificale di austerità e finanziarizzazione dell’economia mondiale a nuovi livelli. Ma è un programma perfettamente logico per un’élite che si è svincolata dal mondo reale”.

Se, così com’era previsto, l’Occidente è diventato così incline a un disorientamento “da far girare la testa”, attraverso una pioggia costante di disinformazione consistente in etichette attaccate a casaccio su qualsiasi critica al “pensiero unico” – e anche da ovvie menzogne – una bella parte del mondo occidentale [cioè dei “noi” che costituiscono quella “bestia” chiamata Occidente, direbbe Igor Sibaldi] ha iniziato a mettere in discussione il suo livello di sanità mentale.

Nella sua, chiamiamola, creduloneria, gran parte dell’Occidente è giunto a considerare i ripetitivi messaggi riguardanti la politica dei sacrifici e la finanziarizzazione di tutto come “cose perfettamente razionali”. E’ stato reso come tenuto immobile in una ragnatela. E’ stato come stregato.

«Quando uso una parola», disse Humpty Dumpty con tono piuttosto sprezzante,

“significa proprio quello che scelgo che significhi, né più né meno.”

“La domanda è”, disse Alice, “se puoi far sì che le parole significhino così tante cose diverse”.

“La domanda è”, disse Humpty Dumpty, “che è essere il padrone… tutto qui.”

( Attraverso lo specchio di Lewis Carroll )

Sì, quello che potremmo chiamare “canto delle sirene della Bestia” per la politica dei sacrifici da esercitare sulla gente, mentre – come cavalieri dell’Apocalisse – Guerra e Pandemia urlano a tutti che si stanno appunto avvicinando delle ore apocalittiche. Potremmo chiamarla una sindrome collettiva – simile alla psicosi delle streghe nel XIV-XVII secolo – ma oggi il fenomeno che il poeta W.B. Yeats definì la ‘bestia ruvida’ con il suo sguardo ‘vuoto e spietato come il sole’, è meglio conosciuto semplicemente come Ideologia.

La parola “ideologia” è spesso usata come sinonimo di idee politiche, una corruzione del linguaggio che nasconde il suo latente e antipolitico carattere totalitario. L’ideologia è invece incapace di trattare gli esseri umani come partecipanti distinti a una vita sociale condivisa e apolitica. Per esempio, l’ideologia WOKE (“https://civiltascomparse.wordpress.com/tag/woke/“) vede la società umana piuttosto, come dei “gruppi su cui agire.” È esplicitamente anti-nazionale, anti-sovrana, anti-religione tradizionale, anti-cultura tradizionale, anti-infrastrutture non globali e anti-famiglia.

Il termine “idéologie” fu coniato durante la Rivoluzione francese da Antoine Destutt de Tracy, un filosofo materialista anticlericale che concepì appunto l’ ideologia come una scienza sociale delle “idee” che sarebbe stata la base della costruzione di una società razionale progressista governata da un’élite illuminata, la cui competenza tecnica avrebbe giustificato la loro pretesa di governare.
 
Questa fisionomia dell’ideologia europea, così come emerse durante l’età rivoluzionaria francese, fu in gran parte tracciata dai Franchi nel periodo prima e dopo Carlo Magno. Fu allora che sorse la dottrina della superiorità razziale (gli “altri” erano “barbari” e pagani e servivano solo come schiavi). Fu allora, inoltre, che l’espansionismo predatorio proiettato all’esterno (le Crociate, poi il colonialismo) si radicò nella psiche europea.
 
L’età di Carlo Magno ha ulteriormente cementato uno scisma sociale incolmabile: L’oligarca franco viveva nel suo castello e i suoi vescovi inculcavano ai loro servi villani, che vivevano ai piedi del castello, la viva paura dell’inferno eterno. A cui erano predestinati i non eletti, a meno che non avessero ottenuto la grazia di Dio. Questa nascente ‘idea’ franca era precorritrice di come noi europei siamo oggi: il senso di assoluta superiorità; di appartenere a una razza eletta; e i divari di classe in Europa sono le ombre di oggi di quel mondo totalitario di più di mille anni fa.
 

“Ma io non voglio andare in mezzo alla gente matta,” disse Alice.

“Oh, non puoi farci niente” disse lo Stregatto: “noi qui siamo tutti matti, lo sono io e lo sei anche tu”

Ciò che la Rivoluzione francese aggiunse fu la CRUDA IDEOLOGIA, attraverso il cambiamento radicale nel rapporto tra stato e società tradizionale. Rousseau viene spesso considerato l’icona della “libertà” e dell'”individualismo” ed è ampiamente ammirato. Eppure qui abbiamo proprio quella chiara corruzione del linguaggio di cui si diceva, che nasconde il carattere fondamentalmente anti-politico dell’ideologia.

Rousseau rifiutò esplicitamente la partecipazione umana alla vita condivisa non politica. Vedeva le associazioni umane piuttosto come “gruppi su cui agire” in modo che i pensieri e i comportamenti quotidiani potessero essere ripiegati dentro la mente unitaria di uno stato unitario.

E Rousseau sostiene proprio quello stato unificato – lo stato assoluto –  a scapito delle altre forme di tradizione culturale, e lo sostiene insieme alle “narrazioni” morali che forniscono contesto a termini come bene, giustizia e telos.

L’individualismo del pensiero di Rousseau, non è quindi un’affermazione libertaria di diritti assoluti contro lo Stato omni-consumatore. Non è prevista nessuna “insurrezione del ‘tricolore’ contro uno stato oppressivo.”

E’ piuttosto il contrario! L’appassionata “difesa dell’individuo” di Rousseau nasce dalla sua opposizione alla “tirannia delle convenzioni sociali” , le forme e gli antichi miti che legano la società: religione, famiglia, storia e istituzioni sociali. Il suo ideale può essere proclamato come quello della libertà individuale; ma è “libertà”, tuttavia, non in un senso di immunità dal controllo dello stato, ma nel rifiuto delle presunte oppressioni e corruzioni della società collettiva.

La relazione familiare viene così sottilmente trasmutata in una relazione politica; la molecola della famiglia è scomposta negli atomi dei suoi individui. E questi atomi, oggi sono ulteriormente preparati per essere pronti a liberarsi del loro genere biologico, della loro identità culturale ed etnica per poi venire nuovamente fusi nell’unica unità dello stato.

Sì, così com’era previsto, l’Occidente è diventato così incline a un disorientamento “da far girare la testa”, attraverso una pioggia costante di disinformazione consistente in etichette attaccate a casaccio su qualsiasi critica al “pensiero unico” – e anche da ovvie menzogne – che una bella parte del mondo occidentale ha iniziato a mettere in discussione il proprio livello di sanità mentale.

Nella sua, chiamiamola, ‘creduloneria’, gran parte dell’Occidente è giunto a considerare i ripetitivi messaggi riguardanti la politica dei sacrifici e la finanziarizzazione di tutto come “cose perfettamente razionali”. E’ stato reso come tenuto immobile in una ragnatela. Stregato.

«Quando uso una parola», disse Humpty Dumpty con tono piuttosto sprezzante,

“significa proprio quello che scelgo che significhi, né più né meno.”

“La domanda è”, disse Alice, “se puoi far sì che le parole significhino così tante cose diverse”.

“La domanda è”, disse Humpty Dumpty, “che è essere il padrone… tutto qui.”

( Attraverso lo specchio di Lewis Carroll )

Sì, quello che potremmo chiamare “canto delle sirene della Bestia” per la politica dei sacrifici da esercitare sulla gente, mentre – come cavalieri dell’Apocalisse – Guerra e Pandemia urlano a tutti che si stanno appunto avvicinando delle ore apocalittiche. Potremmo chiamarla una sindrome collettiva – simile alla psicosi delle streghe nel XIV-XVII secolo – ma oggi il fenomeno che il poeta W.B. Yeats definì la ‘bestia ruvida’ con il suo sguardo ‘vuoto e spietato come il sole’, è meglio conosciuto semplicemente come Ideologia .

La parola “ideologia” è spesso usata come sinonimo di idee politiche, una corruzione del linguaggio che nasconde il suo latente e antipolitico carattere totalitario. L’ideologia è invece incapace di trattare gli esseri umani come partecipanti distinti a una vita sociale condivisa e apolitica. Per esempio, l’ideologia WOKE vede la società umana piuttosto, come dei “gruppi su cui agire.” È esplicitamente anti-nazionale, anti-sovrana, anti-religione tradizionale, anti-cultura tradizionale, anti-infrastrutture non globali e anti-famiglia.

Il termine “idéologie” fu coniato durante la Rivoluzione francese da Antoine Destutt de Tracy, un filosofo materialista anticlericale che concepì appunto l’ ideologia come una scienza sociale delle “idee” che sarebbe stata la base della costruzione di una società razionale progressista governata da un’élite illuminata, la cui competenza tecnica avrebbe giustificato la loro pretesa di governare.
 
Questa fisionomia dell’ideologia europea, così come emerse durante l’età rivoluzionaria francese, fu in gran parte tracciata dai Franchi nel periodo prima e dopo Carlo Magno. Fu allora che sorse la dottrina della superiorità razziale (gli “altri” erano “barbari” e pagani e servivano solo come schiavi). Fu allora, inoltre, che l’espansionismo predatorio proiettato all’esterno (le Crociate, poi il colonialismo) si radicò nella psiche europea.
 
L’età di Carlo Magno ha ulteriormente cementato uno scisma sociale incolmabile: L’oligarca franco viveva nel suo castello e i suoi vescovi inculcavano ai loro servi villani, che vivevano ai piedi del castello, la viva paura dell’inferno eterno. A cui erano predestinati i non eletti, a meno che non avessero ottenuto la grazia di Dio. Questa nascente ‘idea’ franca era precorritrice di come noi europei siamo oggi: il senso di assoluta superiorità; di appartenere a una razza eletta; e i divari di classe in Europa sono le ombre di oggi di quel mondo totalitario di più di mille anni fa.
 

“Ma io non voglio andare in mezzo alla gente matta,” disse Alice.

“Oh, non puoi farci niente” disse lo Stregatto: “noi qui siamo tutti matti, lo sono io e lo sei anche tu”

Ciò che la Rivoluzione francese aggiunse fu la CRUDA IDEOLOGIA, attraverso il cambiamento radicale nel rapporto tra stato e società tradizionale. Rousseau viene spesso considerato l’icona della “libertà” e dell'”individualismo” ed è ampiamente ammirato. Eppure qui abbiamo proprio quella chiara corruzione del linguaggio di cui si diceva, che nasconde il carattere fondamentalmente anti-politico dell’ideologia.

Rousseau rifiutò esplicitamente la partecipazione umana alla vita condivisa non politica. Vedeva le associazioni umane piuttosto come “gruppi su cui agire” in modo che i pensieri e i comportamenti quotidiani potessero essere ripiegati dentro la mente unitaria di uno stato unitario.

E Rousseau sostiene proprio quello stato unificato – lo stato assoluto –  a scapito delle altre forme di tradizione culturale, e lo sostiene insieme alle “narrazioni” morali che forniscono contesto a termini come bene, giustizia e telos.

L’individualismo del pensiero di Rousseau, non è quindi un’affermazione libertaria di diritti assoluti contro lo Stato omni-consumatore. Non è prevista nessuna “insurrezione del ‘tricolore’ contro uno stato oppressivo.”

E’ piuttosto il contrario! L’appassionata “difesa dell’individuo” di Rousseau nasce dalla sua opposizione alla “tirannia delle convenzioni sociali” , le forme e gli antichi miti che legano la società: religione, famiglia, storia e istituzioni sociali. Il suo ideale può essere proclamato come quello della libertà individuale; ma è “libertà”, tuttavia, non in un senso di immunità dal controllo dello stato, ma nel rifiuto delle presunte “oppressioni e corruzioni della società collettiva.”

La relazione familiare viene così sottilmente trasmutata in una relazione politica; la molecola della famiglia è scomposta negli atomi dei suoi individui. E questi atomi, oggi sono ulteriormente preparati per essere pronti a liberarsi del loro genere biologico, della loro identità culturale ed etnica per poi venire nuovamente fusi nell’unica unità dello Stato.

Questo è l’inganno nascosto nel linguaggio della libertà e dell’individualismo degli ideologi. È piuttosto la politicizzazione di tutto nello stampo di una singolarità autoritaria della percezione. Il defunto George Steiner ha detto che i giacobini “hanno abolito la barriera millenaria tra la vita comune e le enormità dello storico [passato]. Oltre la siepe e il cancello anche del giardino più umile, marcia con le baionette dell’ideologia politica e del conflitto storico”.
 
Questa eredità giacobina fu ulteriormente perfezionata dai Fabiani e da personaggi del calibro di H.G. Wells, che scrisse nella sua nuova Trilogia biblica , pubblicata nel 1901:
 
“E’ diventato evidente che intere masse della popolazione umana sono, nel complesso, inferiori nelle loro pretese sul futuro, rispetto ad altre masse, che non possono essere date loro opportunità o essere affidato loro il potere così come ci si fida dei popoli superiori, che le loro debolezze caratteristiche sono contagiose e dannose per il tessuto della civiltà, e che il loro livello di incapacità tenta e demoralizza i forti. Fornire loro l’uguaglianza significa sprofondare al loro livello, proteggerli significa venire sommersi dalla loro fecondità.
 
Bertrand Russell, connesso alla stessa corrente di pensiero, l’avrebbe espresso in modo più diretto in un “The Scientific Outlook” del 1931:
 
“La classe dirigente basata sulla Scienza provvederà per un tipo di educazione destinata a uomini e donne ordinari e un altro tipo di educazione sarà invece per quelli che diventeranno i detentori del potere scientifico. Dagli uomini e dalle donne ordinari ci si attenderà che siano docili, puntuali, spensierati e contenti. Di tutte queste qualità, probabilmente la contentezza sarà considerata la più importante e tutti i ragazzi e le ragazze impareranno fin dalla più tenera età a essere “cooperativi”, vale a dire il fare esattamente ciò che qualsiasi altro sta facendo. Lo spirito d’iniziativa non deve venire incoraggiato nei bambini a scuola e l’insubordinazione verrà punita soltanto con l’emarginazione.”
 
In sintesi, l’odierno “Totalitarismo light” (basato ormai in gran parte sulla tecno-crazia) della vita occidentale contemporanea, accetta il fatto che, mentre gli esseri umani formano naturalmente gruppi sociali per scopi comuni, l’odierna ideologia WOKE presuppone però che le associazioni organiche naturali e tradizionali in qualsiasi comunità radicata, non siano in grado di sostenere una “buona società” (a causa del razzismo radicato, della trans-omo-fobia e altre “fobie” ecc.), e perciò le comunità umane devono essere quindi “ripulite dall’alto verso il basso” (attraverso soprattutto la burocrazia e i mass media) “per liberarle da tali perniciosità.” Questo è il seme “bolscevico” che Rousseau ha seminato.
 
Questo è il punto: il nostro disorientamento e senso di sanità mentale collettiva scomparsa, deve molto allo stress psichico di abbracciare un’ideologia che pretende di essere esattamente ciò che non è. Cioè che, in altre parole, proclama di essere “per la libertà e l’individualismo”, mentre in realtà è per uno statalismo assoluto.
 
Alain Besançon osserva che “non è proprio possibile rimanere intelligenti sotto l’incantesimo dell’ideologia”. L’intelligenza, dopo tutto, è un’attenzione continua alla realtà, che è incompatibile con l’ostinazione propria dell’ideologia. L’intelligenza non può nemmeno mettere radici nel suolo sterile del diffuso ripudio della cultura. Ecco perché tutti i regimi ideologici sono, senza nessuna eccezione, afflitti da pura inettitudine.
 
Il che ci riporta di netto al suddetto pezzo del Telegraph:
 
“Né c’è alcuna spiegazione per questo fiasco a parte decenni di ipotesi fallite e passi falsi della nostra classe dirigente. Sulla scia della grande crisi finanziaria [2008], l’establishment è quasi riuscito a convincere il pubblico a sottomettersi ai rigori purificatori dell’austerità [politica dei sacrifici], convincendo gli elettori che tutti condividiamo la colpa della crisi e dobbiamo tutti svolgere un ruolo ruolo nell’espiazione degli errori del Paese. Questa volta, le élite non possono sottrarsi alla responsabilità per le conseguenze dei loro errori fatali.
 

“La carneficina è già arrivata … a cui i britannici non potranno sfuggire In effetti, anzi, per molti versi sembrano destinati ad avere un ruolo centrale.

“La situazione che si avrà da fronteggiare cambierà probabilmente i giochi. Abbiamo scarsamente iniziato ad afferrare quanto imprevedibili saranno i prossimi anni – e quanto poco siamo preparati ad affrontarne le conseguenze. Può suonare come una prognosi sfavorevole ma, particolarmente in Gran Bretagna, sembra che siamo appena entrati nell’atto finale di un sistema economico che ha palesemente fallito. Risulta più chiaro che mai come l’imperatore non abbia ormai vestiti e non gli sono rimaste storie con cui distrarre”.

L’autore ha ragione. Ci saranno proteste pubbliche – in alcuni stati, forse, più che in altri; disobbedienze civili – che stanno già avvenendo nel Regno Unito e nei Paesi Bassi: la campagna ‘The Don’t Pay’ , che esorta le persone a partecipare a uno ‘sciopero di massa per non pagare i costi dell’energia’ – sono dei primi segnali.
 
Tuttavia, questi non sono che primi passi. Quando le autorità finanziarie internazionali dicono di “accogliere favorevolmente” una recessione per distruggere la domanda – e così ridurre l’inflazione – in questa affermazione è implicita la convinzione delle élite che le proteste verranno represse con successo.
 
Ci sono tanti segnali che è in previsione una spietata, violenta e amministrativa soppressione dell’inquietudine popolare.

Ogni tanto, nel corso della storia, gli umani hanno periodicamente fatto esperienza a di un profondo senso di come le loro vite siano in qualche modo vuote, con nulla di realizzato, e di come il mondo intorno a loro risulti falso, illusorio e privo di significato.

“Come sai che sono matta?” disse Alice.

“Devi esserlo” disse lo Stregatto, “o non saresti venuta qui.”

Se guardiamo a questo schema, che si ripete, più e più volte, otteniamo un chiaro senso sia dell’evento che dei ricorsi di questa esperienza di vuoto collettivo. Perché, sono l’insicurezza e la paura associate al “vuoto” a far svanire il torpore e le persone esplodono in un “risveglio” disordinatamente ribelle. Otteniamo anche un chiaro senso del perché il tentativo da parte delle cerchie ristrette d’élite di ‘gestire’ tali risvegli, finisce così facilmente in tragedia (e spargimento di sangue.)
 
Ma c’è un’ulteriore difficoltà nella situazione odierna. Anche se le ‘porte della percezione fossero state ripulite’ (Aldous Huxley), e non ci fosse dunque nessuna chiara concettualizzazione per cui si possa dire: ‘qui è ‘dove’ dovremmo andare’ – o, almeno, non c’è un ‘dove’ che avrebbe senso per coloro che sono già presi dal panico per ciò che percepiscono come l’assalto a tutti i punti di riferimento con cui hanno vissuto le loro vite.
 
Cosa potrebbe alla fine spezzare una psicosi collettiva che fa sì si sia coinvolti in qualche irresistibile incantesimo ‘magico’? Bene, in parole povere, dolore. Il dolore è il grande agente chiarificatore.
 
Cosa succede quando le persone riescono a risvegliarsi dagli inganni di un “totalitarismo light” che si atteggia a “libertà e individualismo” (per non parlare della “democrazia”!). La domanda allora diventa: verso quali altre ‘idee-immagini’ le persone migreranno collettivamente?
 
L’implicazione geopolitica di questa domanda è che l’Italia può migrare verso una “idea-immagine”; la Germania verso un’altra; e la Francia verso un’altra ancora, e altri magari potrebbero semplicemente “arrendersi” a tutto l’intero pasticcio della politica dell’Unione Europea (dunque rifugiandosi tra le braccia del nichilismo). E’ importante una cosa così? Potrebbe essere qualcosa di…rivitalizzante?
 
Che cioè ci permetterebbe di rivolgerci direttamente con lo sguardo verso la “Bestia Occidente”, l’Ideologia: a cui, attraverso l’inettitudine dei suoi adepti è stata inavvertitamente fatta venire via la maschera, aprendo un “vaso di Pandora.” Chi può dire quale maschera indosserà dopo?
 




Cose sempre più strane

9 06 2022

In attesa di riuscire finalmente a postare due post lunghissimi, DEFINITIVI (dopo averli postati potrei addirittura non scriverci mai più su questo blog!) ispirati da due post del blog, abbastanza recenti, di Christopher Knowles dedicati agli anni 1979 e 1983, voglio ripresentarmi qui un attimo questo mese facendo una specie di “punto della situazione.” 

La sincro-sfera mi sembra che viva un momento difficile, nel senso che: emersa ai tempi dei blog e dei forum nel 2006-2012 quando ci si connetteva attraverso i computer fissi e tutt’al più dai laptop portatili, in questi tempi delle piattaforme social, degli algoritmi-metadati (e dei video e dei social organizzati da questi), a cui ci si connette con gli smartphone, è la sincro-sfera – nello stesso momento –  si ad essere ricca come non mai di nuovi contenuti postati sul web ma risulta pure confusa e disorganizzata al massimo: basandosi in gran parte sulle coincidenze, ne nota (e ne crea anche direi) così tante da però perdercisi dentro con piacere ed è quindi assai difficile mantenere la rotta e organizzarne i contenuti in una maniera adeguata e comprensibile, come in un libro o un film, per dire.

Anche perché si tratta di un modo così personale di vedere le cose del mondo (ogni sincro-ricercatore ha i suoi metodi o pseudo tali) che non ci sono ricette ben definite. Ci sono quelli più linguaggio del crepuscolo-effetto copycat-cose alla Charles Fort (Loren Coleman), quelli più legati a una specie di neo-gematria basata su ricorsi di particolari numeri (Alex Fulton), quelli che si concentrano su unione di astroteologia, sezione aurea, mitologia antica e coerenza multicontestuale (Goro Adachi), quelli come Eric Wargo attenti alle coincidenze basate sull’ “io esteso”, la retro-causalità e la memoria del futuro, quelli come Jake Kotze e Blackdogstar, concentrati sulle associazioni astro-teo-simboliche tra i film di Hollywood, le serie tv e le celebrities, quelli appunto come Christopher Knowles studiosi di coincidenze e profezie apocalittiche nel mondo della musica pop rock e dello show biz… e tanti altri, spesso alquanto meno famosi e al di fuori dei radar di una certa notorietà, i quali magari, sperduti nel web, vengono scoperti inaspettatamente e non si sapeva della loro esistenza fino a poco prima.

Canale di Blackdogstar: https://www.youtube.com/channel/UCC4i57xJGXN378as5l3jRcA

A differenza di diversi sincro-ricercatori tra i più noti, che pare abbiano un po’ “mollato gli ormeggi” ultimamente, Christopher Knowles, al contrario, sta invece premendo sull’acceleratore nei suoi spazi web, mettendo anche contenuti a pagamento (così come da anni già fa Goro Adachi nel suo Supertorchritual) e Knowles, come aveva annunciato nel seguente post https://civiltascomparse.wordpress.com/2022/05/10/2001-prossimamente-e-i-disastri-annunciati-di-woke-il-politicamente-corretto-cool-e-autoritario/ pare stia scavando tantissimo nelle sue ricerche come mai prima e può essere che la decisione di farsi pagare (mettendo quindi in piedi un suo club più ristretto) sia stata dovuta proprio alla intensificazione dei suoi sforzi “tuffandosi sempre più in profondità nelle cose sempre più strane” esponendone la loro “storia segreta.”

Chi ha fatto anche un minimo di ricerca in proposito (nel nostro piccolo, anche noi piccoli blogger incuriositi dal “mondo simbolico”) SA che le “cose strane” nel nostro mondo-acquario in cui nuotiamo come pesciolini rossi comprati al Luna Park delle celebrities e dallo showbiz del mainstream, le “cose strane” nel nostro Occidente atlantizzato contro-continentale, partirono quasi di netto da una ben determinata manciata di anni in poi, il 1966-1969. Mentre dunque le “cose strane” partirono in quella fine ’60 del XX secolo, le “cose più strane” (secondo gli studi matti e disperatissimi di Knowles basati anche sui suoi ricordi personali) ebbero la loro partenza netta nel 1983.

La storia delle “cose sempre più strane” sembrerebbe ebbe inizio il giorno prima in cui quasi scoppiò la guerra nucleare intercontinentale a causa dell’esercitazione NATO “Able Archer”, i giochi militari dell’occidente atlantico anti-continentale che quasi portarono all’Armageddon nucleare, così come qui sul blog si parlò anni fa quando ancora di Christopher Knowles non sapevamo nulla e nemmeno di sincromisticismo: https://civiltascomparse.wordpress.com/2009/02/22/stanislav-petrov-luomo-che-nel-1983-salvo-il-mondo/, quando avevamo voluto commemorare Stanislav Petrov. un oscuro ufficiale dell’armata rossa che effettivamente salvò il mondo intero dalla più irreversibile delle catastrofi.

Quindi, che dire, i sincromistici amano le interconnessioni che producono sorprendenti coincidenze facendo emergere storie “sempre più strane” (ovvero realtà insospettate che superano le fantasie) dall’accorgersi di incroci e crocevia underground che nemmeno nei sogni si sarebbero creduti possibili. Il far scorrere, come in un film con l’indietro veloce, gli ultimi decenni della storia, confrontandoli con la storia precedente accorgendosi della stranezza intrinseca del tutto.

Detto questo, presentiamo due cose: un brano dei Fluxus risalente al 1994 e una specie di manifesto letterario scritto da Ferruccio Parazzoli, Tommaso Pincio, Antonio Riccardi, Giuseppe Genna e Michele Monina, risalente al 1999.

“Vita in un pacifico mondo nuovo”, come diversi altri brani di quei Novanta, prefigurava gli allora 25 anni successivi, mentre il “Manifesto 1999” proclamava come l’ipo-testo (ovvero i libri di carta per esempio i romanzi ben definibili e riconoscibili) non avrebbe mai potuto più essere lo stesso di prima avendo dover a che fare con l’iper-testo del web, ovvero quello su cui si è, fin dal suo inizio, basata la sincro-sfera.

In occasione di un convegno organizzato nel 1999 dalla rivista Letture, venne elaborato un manifesto estetico che, ai tempi, parve bizzarro. Gli estensori, sotto l’egida di Ferruccio Parazzoli, erano Tommaso Pincio, Antonio Riccardi, Giuseppe Genna e Michele Monina.
Il manifesto non pretendeva di imporsi ideologicamente, non intendeva porsi come vasca di raccolta di pesci sguazzanti e nemmeno ambiva a un ruolo di leadership avanguardista.
Soltanto, intendeva fotografare ciò che percepiva come presente avanzato – una porzione di futuro imminente.
L’invito è a misurare questo manifesto con l’attuale deriva narrativa e poetica.

“Scrivo di cose che non vidi, non mi capitarono, non seppi da nessuno, e che per di più non esistono affatto, né a priori possono accadere”.
Luciano, Storia vera

manifesto99_b.jpg–

In una foresta di segni nella quale si aggirano spettri, qualcuno tenta di parlare, gioire, piangere, meditare, cercare in sé o fuori di sé una verità che lo appassioni.

– Abbiamo l’impressione che, questa miriade di segni e di significati, il mondo la esprima autonomamente come se avesse elaborato, all’insaputa dei sapienti, strategie interne e modalità creative, avendo avuto cura di eliminare la mente che le pensa, le sente e le realizza.

– Segnale inequivocabile di queste strategie è la ricerca del divertimento, una coazione a ripetere ormai del tutto frenetica e automatica.

– E’ tempo di prendere partito per una strategia creativa che sia figlia di una complicità di menti: autori plurimi, proliferazione di eteronimi, progressivo ritrarsi dell’individuo. Ciò che conta è l’opera, ciò che dice e che narra, la sua voce provenendo da luoghi che non si incarnano in alcun preciso soggetto.

– La lingua è un’espressione che porta in sé i sogni o gli incubi di chi la parla. Una lingua che entri in contatto con molti e diversi tempi, tutti contemporanei. Useremo una lingua falsa, porosa, simile, ma non identica, alla flattanza linguistica che invade le case e le menti.

– Non è più tempo per lo stile. Non è prioritario agire sulla lingua quanto lo è agire sulle strutture, sugli intrecci, sulle chiavi che aprono e chiudono i cassetti delle storie.

– Lavoriamo anzitutto a intrecci che ci permettano di dare vita a un’opera più grande di quanto noi stessi possiamo immaginare. Strutture complesse, spesso giocate sugli equilibri interni, pagine che si richiamano a distanza, personaggi e tempi in assoluta libertà di allontanamento e avvicinamento, spariscono per poi ritornare, il diritto e il rovescio del binocolo.

– Io, tu, noi. Sono questi i personaggi di un’opera che ambisce a essere, al tempo stesso, epica e lirica, che utilizza i dialoghi, i salti temporali, l’immaginifico e il prodigioso come sogni che gli uomini non hanno il coraggio di sognare.

– Trilogie narrative, poemi sequenziali, opere incastrabili con altre opere: è il segno che conosciamo quanto il senso sia complesso e affascinante, facitore di storie, non immediatamente percepibile. L’immediata intuizione, l’illuminazione, la folgorazione sono possibili e fondate soltanto all’interno di una più ampia struttura che un mondo virtuale e parallelo al mondo reale.

– Guardiamo all’allegoria come strumento privilegiato. Sfruttiamo il piacere che dà l’allegoria. L’allegoria non parla soltanto del mondo e non allude soltanto a un eterno presente: essa parla anche della morte e della fine del mondo. L’allegoria allude a qualcosa di segreto, che cerca non di portare alla luce, ma di nascondere meglio, perché sia viva la sensazione che qualcosa può esistere anche senza che venga totalmente spiegato.

– L’allegoria rappresenta la tregua tra una visione teologica e una visione artistica dell’universo. Il reportage – genere teologico per eccellenza, da quando la cronaca ha sostituito la sacra scrittura -, il noir, la fantascienza, il poema barocco non smettono di parlare della possibilità o dell’impossibilità di un dio, della sua bellezza o del suo orreore.

– Il lettore è nostro complice: non vogliamo per complice un idiota con due occhi.

– Bisogna fare spreco di sé. Il nostro realismo è salito di grado: ogni rovina, ogni uomo, significano qualcosa d’altro. Un realismo allegorico che racconta le storie di questo mondo e di un mondo diverso, che parla di tutto, indifferentemente, e di ogni personaggio.

– Il soggetto, il famigerato io alla cui dissoluzione la modernità ha lavorato con instancabile alacrità, torna a essere personaggio, ha acquistato un nuovo senso: significa ‘uomo’ e, allo stesso tempo e con la medesima intensità, significa veramente ‘io’.

– All’ironia sostituiamo il grottesco, il paradossale. Un genere storicamente sospetto.

– Posto che la bellezza debba essere intesa come imitazione del felice, chi oggi è in grado di indicarci un uomo felice?

– Chiunque dipenda da Qualcuno o da Qualcosa, senza sapere da Chi o da Cosa, come tutti noi dipendiamo, deve pure avere un’arma con cui tenere a bada il padrone: rettitudine, sincerità, mala lingua, congiure, dicerie, scambi di binari, false rotte stellari.

Vogliamo un celebre anonimato.
Vogliamo scrivere tutto.





2001 prossimamente e i disastri (annunciati) di WOKE, il politicamente corretto autoritario e militaresco

10 05 2022

Nell’attesa che riescano a vedere la luce prima o poi qui sul blog due impegnativi post lunghissimi per la cui stesura ho preso ispirazione da diversi post del blog di Christopher Knowles, faccio un po’ di riscaldamento presentando in italiano qualche suo ultimo aggiornamento.

Mi scuso per aver di recente latitato con i post, ma sono stato molto impegnato in alcune immersioni profonde a livello di Fossa delle Marianne nei rituali senza fine, così come nella tana del coniglio senza fondo della Sibilla [“https://civiltascomparse.wordpress.com/?s=elisabeth+fraser“]. Stiamo parlando qui di sincromisticismo dei più duri. Faccio questo lavoro da quasi trent’anni e ne rimango ancora sbalordito quasi ogni giorno.

Nel caso in questione, il recente lavoro da me svolto su “2001: Odissea nello spazio”, ha legato tutti i tipi di questioni in sospeso con il mio lavoro sulla magia degli astri e la mia ricerca su tutto il ritualismo di alto livello che sembra essere ovunque in questi giorni. Come probabilmente già sapete, “2001” è zeppo di strati su strati su strati di simbolismo, sebbene mi sembra di star cominciando a capire che la maggior parte di essi sia una deviazione dal suo messaggio principale, il che sarebbe del tutto coerente con tutti quei bizzarri rituali che abbiamo visto di recente.

Credetemi, tutto questo ha a che fare con ciò che sta succedendo in questo momento e tutto ciò che ha a che fare con il futuro pianificato per noi!

• Considerate solo che l’uomo più ricco del mondo – sapete, colui che è stato nelle notizie 24 ore su 24 nell’ultimo mese – non solo possiede la sua “agenzia spaziale”, ma ha anche legami tangibili con l’Oracolo dell’Apocalisse.

• Considerate che il dottor Stranamore sta rapidamente diventando una realtà, con membri di alto rango dello Stato di sicurezza nazionale che esaltano le virtù della guerra nucleare.

• Considerate che il seguito di Kubrick a “2001” è stato un film che mostrava tecniche di lavaggio del cervello che sono ovunque oggi, specialmente nelle nostre scuole.

• Si consideri che un oscuro tizio del Congresso, viene preso in giro su tutti i social media per aver incautamente denunciato la sottocultura sessuale alla “Eyes Wide Shut” nella capitale della nazione.

https://secretsun.blogspot.com/2022/05/hiding-in-plain-rite-livestream-at-6-pm.html

L’Impero delle bugie – cioè l’asse del male che lega Hollywood, la Silicon Valley e i grandi conglomerati dei mass media – sta collassando più rapidamente di quanto chiunque sognerebbe. 

Le news cercano accuratamente e assiduamente di evitare l’argomento, ma chiunque abbia più di due neuroni in testa, sa esattamente cosa sta bombardando a tappeto l’impero delle bugie: quell’ideologia chiamata “Woke.” https://civiltascomparse.wordpress.com/tag/woke/

Woke, una pseudo-“estrema sinistra” abbracciata quasi esclusivamente da iper-privilegiati quanto malati mentalmente – è stata foraggiata dai miliardi provenienti dalle agenzie d’intelligence e dalle élites che tengono le redini dei più grossi conglomerati industriali. 
 
Il piano era quello di avvelenare la politica, influenzando i giovani suscettibili ormai clinicamente malati [a causa dell’iper-onnipervadenza dei media], dividendo la cittadinanza facendole lavaggi del cervello inerenti “[pseudo]giustizia sociale e diritti civili”, volendo dividere la popolazione in schieramenti contrapposti per far sì che non sarebbe stata più unita [come ai tempi di “Occupy Wall Street”, diciamo] per domandare giustizia economica alla rapace congrega global-capitalista [la stessa che s’è inventata l’ideologia “Woke.”]

 

Sfortunatamente, quella psyop chiamata “Woke” ha evocato un’infestazione demonica a livello globale, in modi mai visti a memoria d’uomo. E ora i demoni dell’ideologia “Woke” si stanno rivoltando contro gli stregoni che li hanno evocati.

Vedete, un sacco di persone che si definiscono “cercatori di verità” pensano che le élites siano come Lex Luthors e Braniacs, non rendendosi conto che lo stesso Sistema è una EGGREGORA, e i membri che lo compongono non soltanto sono tutt’altro che arguti e previdenti, ma sono anche rimpiazzabili.

 

NIENTE VA##INI PER IL VIRUS WOKE!

Un sacco di persone hanno descritto Woke come un Virus, così come il sottoscritto Christopher Knowles fece nel 2019:

CONSIDERATE QUESTO …
 
E se “Woke” NON fosse un’eruzione spontanea di fervore rivoluzionario, o persino un piano insidioso da parte di George Soros e i sorosiani, per far scoppiare una “rivoluzione colorata” in America?
 
E se “Woke” fosse un tipo di virus artificiale, scatenato da forze sconosciute che desiderano far crollare tutte le istituzioni che formano l’opinione pubblica in America?
 
Considerate che mentre alcuni americani potrebbero vedere queste istituzioni come bastioni del liberalismo, molte altre persone in tutto il mondo le vedono come nient’altro che armi di propaganda per le brutali macchine statunitensi di guerra e debito.
 
E se “Woke” fosse stato davvero progettato per distruggere Hollywood, i media, le università e la Silicon Valley dall’interno?
 
Suona pazzo, vero?
 
Bene, sembra folle solo finché non vi accorgete del monte Everest di cadaveri che “Woke” ha lasciato sulla sua scia.

“Woke” è una Jonestown al rallentatore

Considerando i giocatori e la sequenza temporale, direi che è più che probabile come in origine Woke fosse nientemeno che certi piani operativi di guerra psicologica descritti esaurientemente dal disertore del KGB Yuri Bezmenov [leggete per esempio qui: “https://appelloalpopolo.it/?p=49858“, “

Perché le lezioni del 1984 di un ex-agente del KGB sono ancora attuali

Il che è ironico, visto quanti dei Woke oggi come oggi siano così genocidiaramente anti-russi e desiderosi di guerra contro di loro in questi giorni: e ognuno di loro, se fossero veri i legami coi piani dell’URSS spifferati all’Occidente nel 1984 da Bezmenov, marcerebbe quindi al ritmo del KGB in un modo o nell’altro, come piccoli marmocchi viziati senza cervello, quali peraltro i “wokers” sono, calzati e vestiti.

Non posso fare a meno di chiedermi se i mistici nella cerchia di Putin abbiano preso il modello della guerra psicologica spifferato da Bezmenov e lo abbiano potenziato con incantesimi satanici e demoniaci, soprattutto considerando quanti tra quei Woke parassiti si stanno inesorabilmente spostando verso la magia nera e l’adorazione del diavolo. 

Curiosamente, leggete cosa venne scritto sul blog a un certo punto qui: “https://civiltascomparse.wordpress.com/2016/11/28/liper-normalizzazione-e-i-memi-dai-ranocchi-di-estrema-destra-alle-pizze-pedo-sataniste/

Curtis, nel film, evidenzia le inusuali strategie di un personaggio: l’uomo d’affari Vladislav Surkov, vicino all’attuale presidente russo. Surkov, nelle operazioni da lui chiamate di “guerra non lineare”, è capace di finanziare l’appoggio all’attuale politica russa così come la sua opposizione, e questo sia in patria che fuori, per esempio durante la guerra civile in Ucraina. Quanto c’entra tutto ciò con l’immagine controversa che i media danno dell’attuale presidente russo, la quale passa disinvoltamente da quella di “grande statista che vuol mantenere la sovranità del suo paese, sdradicare il terrorismo e rimettere in sesto le cose anche in Occidente” a quella di “autocrate oligarca anti-democratico con manie di grandezza neo-imperialiste e tiranniche”?

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che è sempre andata così da Napoleone in avanti e forse anche prima: le grandi personalità pubbliche – soprattutto se a capo di grandi nazioni – polarizzano le opinioni su di loro. Ma se tutto ciò fosse fatto…APPOSTA, come suggerisce il film di Curtis?

Chiusa parentesi.

Imbecilli strapagati a Tinseltown [“https://spiegato.com/cose-tinseltown“] – tutti sicuramente che si stanno muovendo ai ritmi della plutocrazia – hanno succhiato a lungo e voluttuosamente quell’ “oppio dei popoli” consistente nell’ideologia Woke. E come ogni drogato o aderente a una setta, Hollywood sta ora pagando un prezzo terribile per la sua sottomissione a quel fascismo del politicamente corretto chiamato Woke.

https://www.ilgiornale.it/news/mondo/laffondo-elon-musk-su-netflix-inguardabile-causa-woke-2027908.html

https://www.hdblog.it/mercato/articoli/n554711/elon-musk-netflix-woke-virus-polemica-calo-twitter/

https://www.smartworld.it/streaming/musk-contro-netflix-ideologia-woke.html

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SEDUTI SUL PETARDO DA LORO STESSI COSTRUITO

L’intero scopo di Woke, come promulgato dalla Plutocrazia, è quello di distruggere il tessuto sociale, ridurre i salari in merda e spezzare la schiena alla classe media operaia e proletaria. Questo è tutto. Chiunque vi dica il contrario è cerebralmente morto.

Quindi diamo ora una breve occhiata a come se la cavano i nostri signori Woke quando si tratta di giustizia economica…

Apprezzate l’ironia: le gerarchie globo-capitaliste hanno visto l’ideologia Woke – ricordiamo, un vecchio programma di guerra psicologica del KGB – come un modo per spianare noi poveracci spingendo salari e redditi il più vicino possibile allo zero. Ma questi sono signori cresciuti dentro tali livelli di benessere economico e comforts da far sembrare dei barboni i principi del Rinascimento però, nello stesso tempo, non li potreste certo inquadrare come persone sveglie e lungimiranti. E quindi, come Wily Coyote, si sono sparati nelle palle usando la stessa pistola che avevano caricato per spararci a noi.
 
Perciò, se avete qualche familiare o amico infettato dal contagio dell’ideologia Woke, dovreste provare a fargli sapere che se le cose stanno in effetti cominciando ad andare in vacca, gli ex burattini faranno letteralmente a pezzi i burattinai lanciandoli ai lupi senza batter ciglio. Alle persone affamate, di solito non piace essere istruite sui loro “privilegi.” 
 
Sarebbe l’ora di svegliarsi rendendosi conto di essere come dentro una specie di gigantesca setta, e fare i conti con la realtà.

Questa è soltanto l’umile opinione del sottoscritto Christopher Knowles.

https://secretsun.blogspot.com/2022/05/rude-awokening-for-empire-of-lies.html