La follia di Christopher Knowles – terza parte

20 06 2020
Bene, questa è la terza e ultima puntata dedicata a un approfondimento su Christopher Knowles e il suo particolare tipo di sincro-misticismo, basato sulle connessioni-coincidenze (e su quello che Loren Coleman chiamerebbe “linguaggio del crepuscolo”) che lui vede tra diverse rockstar morte in modo improvviso (le ULTIME rockstar storiche, possiamo dire, negli anni ’90, quali Chris Cornell, Kurt Cobain, Jeff Buckley), le mitologie della ricchissima “pop culture” anglofona che ha invaso e dominato l’intero mondo occidentale – e non solo – le mitologie celtiche pagane e alcune figure della musica pop o new wave da classifica viste da Knowles come particolarmente catalizzatrici, quali Courtney Love certo, e soprattutto quella “Nostra Signora” (la cantante Elisabeth Fraser dei Cocteau Twin) la quale dal gestore di “The Secret Sun” – come ormai sanno bene quelli che lo seguono, e ci seguono – viene considerata come una “sibilla oracolare” con capacità di tipo profetico.
 
Attenzione, vi avviso che questo è un post molto lungo.
 
Tutti coloro che approfondiscono (veramente) le ORIGINI di quel tipo di musica “leggera (?) e popolare” assai mediatizzata dagli anni ’50 del XX secolo in poi, che genericamente viene definita “rock”, vengono presto a conoscenza di come essa abbia radici nei miti pagano-celtici del nord dell’Europa e nei loro ancestrali legami con le forze del mondo naturale (terra, aria, acqua, fuoco), con le forze “paniche e dionisiache”. 
 
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Sesso. Droga. Musica ad alto volume. Vestiti sgargianti. Abbaglianti giochi di luce. Tutto questo si può ritrovare in un grande concerto rock o in un bollente ciance club, ma era anche parte dell’antico fenomeno culturale conosciuto come “Religioni Misteriche”. In questo libro, Christopher Knowles dimostra come le religioni misteriche si siano reincarnate in una nuova forma musicale definita “rock’n’roll” e spiega come i rituali arcaici dei Misteri abbiano trovato nuova vita nelle sottoculture del Nuovo Mondo come la Santeria, la Massoneria e il Mardi Gras. Il libro traccia inoltre lo sviluppo dei generi più popolari del rock, come il punk e il metal, e svela come gli artisti moderni più iconici ricoprano lo stesso ruolo archetipico delle antiche divinità. Scopriamo, così, quanto ricche e ancestrali siano le affinità tra i riti pagani e i costumi musicali della nostra società postmoderna. Qui s’incontrano le prime dive del pop, gli headbanger e i guitar heroes, e si legge la storia inedita della Woodstock puritana. Una folle corsa che va dall’Età della Pietra all’Età dello Spazio.
 
 
In determinati momenti dell’anno si aveva un’immersione completa nelle forze del mondo della natura, un’immersione collettiva e orgiastica con terra, vento, acqua, fuoco durante i festival: si credeva di riuscire ad aprire le porte (“the doors”) alla percezione del soprannaturale. Un tipo di religiosità, va da sè, in netta antitesi con il Cristianesimo, con cui dovette spesso giungere a patti visto che ha finito per condividere gli stessi territori (le “britannie” in primis.) Sostanzialmente, la magia di, per esempio, uno come Aleister Crowley, è basata su – o perlomeno molto influenzata da – questo tipo di ritualismo primordiale. 
 
Il contatto profondo tra l’essere umano e le forze indomite della natura (amplificate) genera qualità oracolari: per niente a caso, la sibilla di Cuma entrava in trance profetica stimolata dalle straordinarie particolarità dei territori laziali e campani.
 
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Nonostante ciò, il rock in Italia si basa comunque su dinamiche d’importazione dal mondo anglofono (subendo dunque influssi più celtico-pagani che cumani), anche se, tenendo conto di ciò di cui si sta trattando, forse nel 1995 il gruppo rock italiano dei Timoria ebbe qualità premonitive (o premonitorie?) riguardanti l’anno che ci sarebbe stato una generazione (25 anni) dopo. Svolgendo quindi un’ “operazione futuro” già vista in questo blog quando ricordammo di come i musicisti rap Articolo 31 l’anno dopo (1996) fecero uscire un brano dedicato non al 2020 ma al 2030.
Nel titolo c’è proprio un riferimento a una di quelle morti improvvise di star, la morte di River Phoenix a causa di un’iniezione di un mix di droghe chiamato appunto “speedball”, attore – uno di quelli diventati icone a causa della loro morte prematura – di cui si è trattato in questo blog, soprattutto a opera del mio collega Teoscrive. Quando disse di come un suo amico pensava di essere la reincarnazione di Phoenix.
 
 
 
 
Anche se sono stupito da titoli dell’album quali “Mi manca l’aria”, “Val Padana superiore”, “Europa 3” e “Guru”, volendo fare un po’ l’avvocato degli scettici, potrei dire che questo 2020 avrei già potuto io stesso, più o meno, profetizzarlo facilmente proprio in quegli anni 1993-1995, come ben so ricordandomi delle mie paure del futuro di allora, tra cui c’era appunto (come in “2020 speedball”) la realtà virtuale usata per riprogrammare la popolazione nutrendola di conformismi in computer grafica 3D immersiva in modo da non farla pensare alla propria condizione meschina al di fuori.
 
Interessante comunque la scelta dell’ “orange” nella copertina, un colore che in passato fu, guardacaso, una delle ossessioni di Knowles, il quale lo vedeva ovunque sui mass media.
 
A proposito di “The Secret Sun”, del suo linguaggio e del linguaggio degli altri blog sincro-mistici, per aiutare a capire il senso della loro direzione, voglio citare un passo tratto dall’introduzione al libro “Da Atlantide alla Sfinge” di Colin Wilson, in cui viene detto di un tipo di CONOSCENZA definita “lunare”, qualitativamente differente dalla conoscenza definita “solare” a cui siamo abituati, quella della logica, della razionalità cioè della “causa-effetto dal passato al futuro in modo lineare”:
 
Fu circa due anni dopo, nell’autunno del 1993, che un vecchio amico, Goeffrey Chessler, mi chiamò: Chessler aveva commissionato uno dei miei primi libri, Starseekers. In quel momento stava lavorando per un editore specializzato in libri illustrati su temi dell’ “occulto”, come Nostradamus, e voleva sapere se avevo qualche suggerimento. Non avevo spunti ma, poiché sarei passato da Londra pochi giorni dopo, accettai di cenare con lui in un luogo comodo per entrambi: un hotel all’aeroporto di Gatwick. Lì ci scambiammo idee, parlammo di varie possibilità e casualmente menzionai il mio interesse per la Sfinge. Mentre sviluppavo la mia idea spiegando come secondo me il modo di pensare a una civiltà perduta di Hapgood fosse probabilmente completamente diverso rispetto a quello dell’uomo moderno, Geoffrey mi suggerì di scrivergli una bozza sull’argomento.
 
Tengo a precisare che già verso la fine degli anni ’60 un editore americano mi aveva chiesto di scrivere un libro sull’ “occulto”; l’argomento mi ha sempre interessato ma tendevo ad affrontarlo cum grano salis. Quando chiesi consiglio al poeta Robert Graves questi mi disse di lasciar perdere; eppure fu proprio in White Goddess di Graves che trovai una distinzione di base, fondamentale per il mio libro: la distinzione tra conoscenza solare e conoscenza lunare. La conoscenza moderna, cioè razionale, è un tipo di conoscenza solare, basata su parole e concetti, che frammenta il proprio oggetto con la dissezione e l’analisi. Graves sostiene che il sistema cognitivo delle antiche civiltà si basava sull’intuizione che coglie le cose nell’insieme.
Graves dà un esempio pratico di questa teoria nel racconto The Abominable Mr Gunn. Quando andava a scuola, aveva un compagno di nome Smilley che riusciva a risolvere problemi matematici alquanto complessi semplicemente osservandoli. Quando l’insegnante, Mr Gunn, chiese come facesse, l’allievo rispose: <<Mi è venuto in mente>>. Mr Gunn non gli credette e pensò che avesse visto le soluzioni alla fine del libro. Quando Smiley replicò che nella soluzione c’erano due cifre sbagliate, Mr Gunn lo fece prendere a bacchettate e lo obbligò a risolvere i problemi “normalmente”, fino a quando Smilley perse quella sua strana capacità.
 
Oggi si direbbe semplicemente che Smilley era un fenomeno, un prodigio con una mente simile a un calcolatore. Ma questa spiegazione non basta. Esistono dei numeri chiamati numeri primi, come il 7, il 13 e il 17, che non possono essere divisi esattamente per nessun altro numero. Non esiste un semplice metodo matematico per scoprire se un numero alto è un numero primo, l’unico sistema è dividerlo per numeri più piccoli, operazione alquanto noiosa. Anche il più sofisticato computer opera allo stesso modo. Eppure nell’800 fu chiesto a un prodigio del calcolo se un certo numero a dieci cifre fosse un numero primo; dopo una pausa di riflessione questi rispose: <<No, può essere diviso per 241>>.
 
Oliver Sacks ha descritto due gemelli mentalmente ritardati, ricoverati in un ospedale psichiatrico di New York, in grado di “recitare” alternativamente numeri primi a 20 cifre come strofe di una filastrocca. Scientificamente parlando, cioè secondo il nostro sistema razionale di “conoscenza solare”, ciò non è possibile. Eppure i prodigi del calcolo ci riescono. E’ come se le loro menti volassero, simili a uccelli, al di sopra del campo numerico vedendo la risposta.
 
Ciò significa un’unica cosa: sebbene il nostro sistema di conoscenza solare ci sembri così completo e autonomo, deve esistere qualche altro sistema cognitivo che raggiunge i risultati in modo completamente diverso. E’ un’idea che lascia perplessi, è come cercare di immaginare una dimensione diversa dalla lunghezza, dalla larghezza e dall’altezza. Sappiamo che nella fisica moderna esistono altre dimensioni ma le nostre menti sono incapaci di concepirle.
 
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Mi sono reso conto che è che è stato un week end di vacanza e tutti sono impegnati con altre cose, ma una ricerca random mi ha gettato ancora una volta “dentro la tana del bianconiglio” e ho sentito il bisogno di condividere. 
Così ri-visitiamo qualche argomento familiare perché qualche nuovo collegamento folle e impossibile sembra essere venuto fuori in seguito all’ultimo post. 

Sono stato informato di come “Chris Cornell” equivalga a 408 nella gematria ebraica, e di come 4/08 (8 aprile) sia la data statunitense in cui venne rinvenuto il corpo dell’amico di Cornell, Kurt Cobain.

Vedendo il corrispettivo di “Chris Cornell” nella gematria inglese (816) notiamo che la data statunitense 8/16 (16 agosto), sembra essere una giornata infausta cioè propizia per incidenti aerei catastrofici, dal momento che in quella data ne sono avvenuti diversi.

Come abbiamo visto nel post precedente, “Nostra Signora” e i musicisti del suo gruppo, fecero il loro debutto alla Tv USA lo stesso giorno in cui venne rinvenuto il corpo di Kurt Cobain.

Diciamo che quelli non erano proprio tempi ideali per un’esibizione simile, poiché all’epoca la “Sibilla” si trovava alle prese con dei ricoveri per traumi e quando si trovava sul palco sembrava perdersi in un suo mondo interiore, cantando come se parlasse a esotici uccelli alieni nella loro madrelingua. 

Era come vedere uno di quegli sketch britannici che fanno brutte parodie mettere su, appunto, una brutta parodia di un’esibizione dei Cocteau Twins, un po’alla stregua di questo scimmiottamento di Kate Bush risalente a un bel po’ di tempo fa (che ci crediate o no, prende il nome da Jean Cocteau…)

Va anche notato che il giovane Jeff Buckley l’aveva accompagnata con le proprie gambe al tour e in quale città i Cocteau Twins si esibirono quella notte? 

Avete indovinato: Las Vegas.
E proprio come lo era la crudele lama di Barbablu
scendendo sulla sua testa,
In fretta i fratelli con le loro spade,
hanno abbattuto l’assassino,
Salvando la vita della loro sorella guadagnando
molta gloria e fama,
Ricevendo oro, platino e
gioielli rari,
E per sempre vissero contenti
nelle proprietà di Barbablu.
Un altro pezzo del puzzle va al suo posto considerando la canzone con cui la band si stava esibendo: “Bluebeard”, Barbablu.
 
La canzone è stata scritta durante la separazione della Fraser da Robin Guthrie, il quale fu apparentemente ricoverato per una brutta tossicodipendenza da cocaina e prende le mosse dal folclore della Francia antica. Possiamo entrare dentro questa storia in un secondo momento, ma ho pensato fosse interessante partire da dove finisce.
 
La storia folcloristica di Barbablu ha infatti termine con la moglie di Barbablu che lo uccide in un determinato posto a lui appartenente (non una serra ma – a seconda delle versioni – un armadio, un seminterrato, un gabinetto… ) e finisce per ereditare la sua grande fortuna.
 
Quindi,  in aggiunta alla valanga sconvolgente delle altre premonizioni, sincronismi e profezie, il giorno in cui fu scoperto il corpo senza vita della più grande rockstar mondiale negli anni ’90, “Nostra Signora” fece la sua prima apparizione alla Tv nazionale statunitense cantando una canzone basata su una storia che finisce con un uomo assassinato per ordine di sua moglie, la quale poi prende le sue ricchezze.
 
Esiste un blog sulla morte di Kurt Cobain,“Cobain Evidence Blog” gestito da un avvocato chiamato “Kurt Fraser”: potevate seriamente attendervi qualcosa di diverso a questo punto della tempolinea?
Fin qui ho resistito nel tirare in ballo le teorie sull’assassinio di Chris Cornell, basandomi sul fatto che lui aveva ammesso di soffrire di una grave depressione e le teorie da me lette non sono abbastanza ben argomentate. Di solito, sono più interessato a conoscere la verità piuttosto che “avere ragione.”
 

https://www.crazydaysandnights.net/2007/02/blind-items-revealed.html

Una delle escort straniere che utilizza un condominio di Miami Beach come suo indirizzo di casa, è stata avvistata nell’ultima settimana di febbraio a un evento privato del magnate. Era presente anche questa attrice, per lo più attrice cinematografica, che tutti voi sapete. Non è stato un grande evento vista la presenza di sole 50-60 persone. La settimana successiva, un’ ex amante del magnate, con cui aveva passato una notte dopo un decennio che non si vedevano, è morta in un incidente d’auto. Sono sicuro non sia un caso abbia dovuto parlare con l’investigatore privato il quale ha seguito ogni traccia possibile sulla morte del cantante.

Il sito web https://www.crazydaysandnights.net (gossip hollywoodiano) sembra talvolta lasciar pensare ci possa essere qualcosa in certe teorie, e tende a far cadere dei “drop” qui e là in certi post, come penso quello qui sopra.
 
Non ho idea a cosa si riferisca quell’aggiornamento, ma i miei radar si accendono sempre quando persone connesse a investigazioni su omicidi cominciano a morire.
Ann Wilson: Chester Bennington ebbe paura dopo la morte di Chris Cornell. La cantante Ann Wilson ha detto di aver parlato con Chester Bennington a proposito della morte di Chris Cornell e le diceva di quanto temesse sarebbe venuto presto il suo turno.
Anche questo mi ha fatto riflettere: e se Ann Wilson stesse provando a voler far capire qualcosa senza dirla esplicitamente? 
 
Magari non ho bisogno di seguire le teorie di qualcun altro; forse ho solo bisogno di consultare la nostra amata Sibilla. 
 
Cosa potrebbe dire lei di tutto questo?
Non ci sto di certo con la testa, ma ho la forte sensazione che la straziante canzone-lamento “Frou-Frou Foxes in Midsummer Fires” (“Le volpi di Frou Frou nei fuochi di mezza estate”) può essere letta come profezia della morte di Chris Cornell.
 
E alla luce della sincro vista prima riguardante “Barbablu”, potrei non essere incline a considerarlo un “semplice suicidio”.

Facciamo un po’ ora il punto della situazione:

‘Frou-Frou’ è un’espressione francese riguardante l’alta moda. Chris Cornell era proprietario di un ristorante (Black Calvados) a Parigi nel quartiere della moda;

• “Foxes” ricorda il Fox Theater, il posto dell’ultima esibizione di Chris Cornell. 

• I “fuochi (falò) di mezza estate” si svolgono il giorno di San Giovanni  e dalla parte opposta della via su cui è situato il Fox theatre c’è proprio una chiesa dedicata a San Giovanni;

• La durata della canzone riportata ufficialmente — 5:35– può essere suddivisa in 5/18/17 (18+17=35), la data americana della morte di Chris Cornell;

• Nell’album, il brano “Frou-Frou” segue “Wolf in the Breast” e “Road, River and Rail,” entrambi pieni di presagi della morte di Jeff Buckley;

• Notiamo il refrain ripetuto, “In day, and night to come,”, “di giorno e la notte che viene”, un indicatore di come la Sibilla stia profetizzando;

• Può suonare come una stupidaggine ma non riesco a distogliere l’attenzione a quando poi canta di “cherry colored.” Perché? 

CHeRry COloREd — CHRis CORnEll

 
Perché gli spiriti non parlano un inglese corretto e mi fa pensare a qualcuno che gioca con un nome che continua a ronzargli in testa.

Il rogo di esseri umani nei fuochi

Dobbiamo ancora chiederci il senso del bruciare le effigi nel fuoco in quei festival. Dopo l’indagine precedente la risposta alla domanda sembra ovvia.
Poiché i fuochi sono spesso accesi per bruciare le streghe, e poiché l’effigie da essi bruciata viene talvolta chiamata “la Strega”, potremmo naturalmente essere disposti a concludere che tutte le effigi consumate dalle fiamme in queste occasioni rappresentino streghe (o stregoni) e che l’usanza di bruciarli è semplicemente un sostituto del bruciare gli uomini e le donne stessi, poiché secondo il principio della magia imitativa (omeopatica) praticamente si distrugge la strega stessa nel distruggere la sua effigie. Questa spiegazione della combustione di figure di paglia a forma umana durante quei festival, nel complesso è forse la più probabile.
Tuttavia, è possibile che questa spiegazione non si applichi a tutti i casi e che alcuni di essi possano ammettere e persino richiedere un’altra interpretazione. Perché le effigi così bruciate, come ho già osservato, difficilmente si possono separare dal simbolo della stessa morte che viene bruciato.

I “falò di mezza estate” hanno la fama di essere documentati nel volume Il ramo d’oro, di James Frazer nello stesso capitolo in cui viene trattato del cosiddetto “wicker man” (uomo di paglia, spaventapasseri) da bruciare. 
 
Pressappoco lo stesso rituale, basato su un antico tipo di sacrificio umano celtico, riguardante la fertilità e l’adorazione del sole.

Abbiamo visto che serpenti e volpi è solito venissero bruciati nei “falò di mezza estate”; c’era la credenza che streghe germaniche e gallesi assumessero forma di serpenti e di volpi.  Quando ci ricordiamo della grande varietà di animali in cui le streghe possono trasmutarsi a piacimento, con questa ipotesi sembra facile spiegare la varietà di esseri viventi incendiati nei festival sia nella Gallia antica che nell’Europa moderna; tutte queste vittime, possiamo supporre, venivano gettate in olocausto, non perché si trattasse di animali, ma perché veniva creduto fossero streghe che avessero assunto una forma animale per i loro nefasti propositi.

Un vantaggio nello spiegare in questo modo i sacrifici celtici antichi è che mostra un certo perché nel trattamento riservato dall’Europa alle streghe dai primordi fino a tre secoli fa, quando l’influenza crescente del razionalismo screditò le credenze nella stregoneria e quindi interruppe la pratica di bruciare le streghe.

“Nostra Signora” si sta riferendo al rogo delle volpi nei roghi di mezza estate, bruciate al posto di quelle streghe che potevano “gettare il malocchio” ai raccolti. 
 
(Contrariamente alle illusioni neo-pagane frutto di una non ricerca, gli antichi pagani non erano più affezionati alle streghe e alla stregoneria rispetto ai cristiani che li avevano soppiantati). 

Così, se facciamo fede agli indizi nella canzone, potremmo assumere che la Sibilla ancora una volta sta pronunciando profezie criptiche di sacrifici rituali di sangue guardando oltre le nebbie dell’allora futuro che sarebbe stato apocalittico (cioé il nostro presente?) 
L’illustre cognome CORNELL ha le sue origini in quella rocciosa area di costa spazzata dalle onde del mare nel sud-ovest dell’Inghilterra, nota come CORNOVAGLIA.
Quindi uno dei significati del cognome “Cornell” è “(proveniente) dalla Cornovaglia” una delle antiche nazioni celtiche delle isole britanniche.* 
 
Oggi la Cornovaglia è nota come il centro predominante in Britannia nella celebrazione di…

https://it.wikipedia.org/wiki/Penzance

… oh hey, look: the Midsummer Fires! (Note Ouroboros and Twins, notate gli urobori e i gemelli!)

I “Midsummer Fires” non sono proprio paragonabili all “Edinburgh Fire Festival” come ampiezza, magniloquenza e dispendiosità ma… diamogli tempo.
 
Oltretutto, l’area (e l’aria) intorno a Edimburgo, è efficacemente e sovrannaturalmente caricata da…
Tutto questo revivalsmo pagano è stato al centro di un recente film horror, Midsommar, il cui argomento è pressappoco quel tipo di tradizioni. Con in più degli omicidi.
 
Come diceva mia mamma, “E’ sempre divertente/fin quando qualcuno/ non viene sacrificato ritualmente.”
Midsommar potrebbe anche essere chiamato Garlands, dal momento che fa vedere più ghirlande per metro quadrato di ogni altro film mai realizzato. 

Per inciso abbiamo visto come “Frou-Frou” sia in sincro con la connessione tra Chris Cornell e il quartiere della moda a Parigi (in cui è situato “Black calvados”, il ristorante di cui Cornell era proprietario), ma l’espressione “froufrou” assume– o una volta assumeva– una connotazione gay.

Tenete presente che con ciò non voglio dire che Cornell fosse gay…
…ma non sto nemmeno dicendo che fosse totalmente etero.

Quindi abbiamo alcune sincro strabilianti provenienti da una canzone con un titolo che è molto facile pensarlo come una sciocchezza priva di senso. Pure io l’ho creduto per decenni. Ed è invece uno dei più sofisticati codici segreti mai visti in vita mia.

Forse ora anche voi iniziate a rendervi conto dell’incredibile genio oracolare di Nostra Signora. Forse iniziate anche a pensare cosa ciò potrebbe voler dire per il vostro proprio futuro. Il tempo passa, amici.
Donna di sangue, cagna di sangue
C’è una corona, una corona che si gonfia
Premendo le mani, contro questa cicatrice
Non c’è calore, non c’è calore da sentire.

Garland(s) (sinonimo di “corona”ri-pubblicato il 20 marzo
la settimana in cui la faccenda della pandemia del virus era più terrorizzante che mai.

E QUI LE COSE SI FANNO STRANE. SEMPRE PIU’ STRANE…

In un’intervista del 2014 a The Skinny, il bassista Simon Raymonde dei Cocteau Twins disse che scrisse una canzone sulla morte di suo padre, l’arrangiatore Ivor Raymonde, che morì mentre la band stava registrando l’album “Heaven or Las Vegas”. I compagni di band di Simon, Elisabeth Fraser e Robin Guthrie, sono diventati recentemente genitori di una bambina e gran parte dell’album riflette il loro gioioso stato d’animo. Quel brano fa eccezione ed è in contrasto.

Dice Raymonde: “Si passa da ‘Pitch the baby’, che è una canzone gioiosa sul fatto che Elisabeth abbia dato alla luce una bambina e quanto ciò sia stato fonte di felicità a ‘Frou Frou Foxes In Midsummer Fires’, appunto la mia canzone, piuttosto miserabile a dire il vero, ma Elisabeth è riuscita a renderla bella.

Vediamo perciò che “Frou-Frou Foxes” è già in sè un esplicito lamento, in questo caso dedicato al papà di Simon Raymonde, l’influente produttore musicale Ivor Raymonde. Così com’è capace di fare, la Sibilla trasforma in bellezza l’angoscia del suo compagno di band Simon.

Ivor Raymonde oggi non è molto ricordato, ma lo è un sacco del suo lavoro. In primis la sua direzione musicale del primo album dei Walker Brothers, che presenta la versione definitiva del brano”The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore”, “il sole non sorgerà più.”
 
Inevitabilmente, quel brano in se stesso è collegato a un omicidio, in questo caso un omicidio molto conosciuto, almeno nel Regno Unito, commesso dal famigerato gangster Ronnie Kray.
 

https://thekraytwins.fandom.com/wiki/The_Sun_Ain%27t_Gonna_Shine_Anymore#:~:text=The%20Sun%20Ain’t%20Gonna%20Shine%20Anymore,Beggar%20in%20Whitechapel%2C%20in%201966.

“The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore” è un brano del 1966 dei Walker Brothers. La canzone (in testa alle classifiche britanniche e statunitensi) è famosa per essere quella che stava girando nel jukebox durante l’assassinio di George Cornell dentro il pub “The Blind Beggar” in Whitechapel a Londra nel 1966.

George, Cornell, nientemeno!

Naturalmente, il gangster Ronnie Kray che uccise George Cornell fu uno dei gemelli, “Twins”, assieme a suo fratello Reggie. Entrambi interpretati da Tom Hardy nel film del 2015 Legend.

Così abbiamo un Cornell, i Twins, Ivor Raymonde (padre del bassista dei Cocteau Twins)… mmm, cosa manca all’appello?

Certo, il COMPLICE di George Cornell…
Frankie Fraser.
 
Sul serio, Il complice di Cornell si chiamava Fraser.
 
 “Mad Frankie” Fraser. 
 
Controllate voi stessi su Wikipedia:
 
Non solo, ma condivideva con la sibilla dei Cocteau Twins anche il secondo cognome: Davidson!
 
Confrontate se non ci credete:
E dal momento che Nostra Signora è l’ “oracolo dell’Apocalisse”, non può che acquistare senso il fatto che questa strana versone di “Sun Ain’t Gonna Shine” venne adoperata per il trailer originale di The Walking Dead.

Che di recente ha visto la partecipazione di Samantha Morton, la quale, per qualche incomprensibile ragione, continua a fare capolino in queste storie.

Così ci informa una nostra amica, Chay:  “Sun Ain’t Gonna Shine Anymore” viene presentata alla fine di Seeking A Friend for the End of The World, “Cercasi amore per la fine del mondo” (2012), e sembra che il titolo di quel film si ispiri a una frase di una canzone di Chris Cornell “Preaching the End of the World” dal suo album di debutto come solista: Euphoria Morning.

La cosa strana è che Courtney Love era legata strettamente anche a un’altra icona punk defunta: John Graham Mellor ovverosia Joe Strummer. 
 
La Love recitò assieme a Strummer nel dirompente “Straight to Hell Dritti all’infernodel 1987 diretto dall’Alex Cox di “Repo man-il recuperatore” e “Sid & Nancy” mentre si trovava in Messico assieme ad amici.
 
E in “Dritti all’inferno” spunta inoltre di nuovo Dennis Hopper, che fa una comparsata.
 
Courtney Love avrebbe poi vissuto a tempo indeterminato assieme a Strummer e la sua famiglia nella sua casa di Londra. Si dice vivesse in un seminterrato mentre provava a lanciare la sua carriera, ma conoscendo le inclinazioni dei due sono sicuro che gli accordi in tal senso erano a base della ben nota triade “sesso, droga e rock’n roll”.
 
Notate bene che sia la Love che Strummer erano in contatto con agenzie d’intelligence.
Un’altra cosa singolare è che Strummer morì intorno al solstizio d’inverno, apparentemente per una malattia cardiaca non diagnosticata. 
 
Non so dire se l’attrazione verso le sostanze psico-chimiche da parte di quell’uomo non abbia contribuito ad avere come risultato ultimo il suo decesso, ma posso notare che morì in un altro giorno sacro agli antichi druidi.

Strummer e i Clash inaugurarono l’USA Festival del 1983, 
che in puro stile Clash venne funestato da problemi tecnici, (compreso il peggior suono di chitarra elettrica mai fatto uscire da Mick Jones dalla sua attrezzatura) e da parecchie incoerenze da parte dello stesso Strummer.


C’è da notare che l’USA Festival — un parto mentale di Steve Wozniak, co-fondatore della Apple– si tenne a San Bernardino.
Date un’occhiata alla t-shirt indossata da Eldon Hoke, altrimenti detto “El Duce”, un’altra leggenda del punk rock associata a Courtney Love, a cui è successo anche a lui di giungere a una fine prematura.

Si gettò o venne gettato in mezzo a un treno in corsa che stava arrivando, tre giorni dopo che aveva parlato con Nick Broomfield dichiarando che Courtney Love aveva tentato di ingaggiarlo per assassinare Kurt Cobain.

* Qualche storico collega il cognome Cornell a “Cornelle,” termine francese per corona. Non dimentichiamoci che Nostra Signora profetizzò nella colonna sonora de “Il corvo”, in cui morì un altro luminare della Generazione X. La sua voce venne aggiunta DOPO il fatto (“Time baby III” dei Medicine), facendomi pensare che gli stessi produttori del film fossero a conoscenza del suo talento oracolare.

 

Versione originale:

https://secretsun.blogspot.com/2020/05/somebody-got-murdered.html

 





La follia di Christopher Knowles – parte seconda

3 06 2020

 

27-5

” … applicando la logica dei sogni alla realtà consensuale, la si guarda come un sogno collettivo, analizzando quindi gli eventi da questo punto di vista …”
Christopher Knowles

Come promesso, ecco che esce la seconda parte di una specie di viaggio nelle associazioni mentali di Knowles, lo smanettatore del blog “The secret sun”, in Italia mi risulta soprattutto conosciuto, anche se solo underground, per un libro sulle origini occulte del rock, a cui magari accennerò nella terza parte di questo escursus.

Ormai è un po’ di anni che chi scrive si dedica al tradurre le sincro-connessioni nella pop culture anglofona a cui “The Secret Sun” vuole far portare l’attenzione. Naturalmente, nel mondo anglofono non è affatto l’unico come sappiamo: ed altri, come Loren Coleman di “Twilight language”, Brizdaz di “Just watching the wheels go round”, Wklaus di “I.A.huasca”, Goro Adachi di “Supertorchritual”, Alex Fulton per quanto riguarda la cosiddetta crypto-kubrickologia (#cryptokubrickology), poi lo stesso inventore del termine “sincromisticismo” – ovvero Jake Kotze – lo studioso di coscienza-inconscio collettivo e retrocasualità Eric Wargo e tanti altri nel mondo anglofono.

Ma nei confronti di Knowles riconosciamo di nutrire una specie di affetto particolare poiché, tra i sincromistici, sincromitologi ecc, ci sembra colui che mostra di più la sua vulnerabilità dovuta alla ipersensibilità per queste percezioni sempre poco condivisibili. Insomma, ci sembra quello che più riesce a trasferire la sua fragile umanità nei suoi aggiornamenti in rete. Oltretutto usando uno stile scanzonato che fa ancora più contrasto con ciò che si è appena detto.

Il suo background, diciamo così, il retroterra culturale – pop culturale, ciò che prende le mosse il suo tipo di punto di vista, penso sia generato da un insieme di fattori:

  • Lo svilimento-inflazione progressivo della pop culture americana (e quindi di riflesso la pop culture di tutto il mondo occidentale), processo cominciato a fine anni Ottanta-inizio Novanta del XX secolo e di cui ancora non vediamo la fine (remake, biopic di mostri sacri del passato e riproposizioni di serie tv “golden age”…), scimmiottature di passati che non possono ritornare davvero, fotocopie di fotocopie sempre più sbiadite, che più vengono sbiadite più se ne fanno;
  • Il (contemporaneo) progresso tecnologico della comunicazione internet con la sempre maggiore facilità dei collegamenti-link e della multimedialità collegata ad algoritmi e metadati ( = amplificatori di coincidenze) soprattutto col WEB 2.0/3.0… a partire dal post 2006;
  • L’immensità mitologica della pop culture anglofona, qualcosa di cui non possiamo avere idea noi alloglotti (francesi, tedeschi, italiani, spagnoli, greci ecc) COLONIZZATI però proprio da quella stessa pop culture a partire – molto in sordina – dalla seconda metà degli anni Cinquanta del XX secolo (“Un americano a Roma”)
  • I nuovi studi di frontiera sulla mente collettiva, sulle culture come esseri viventi con una loro mente propria a livello anche planetario, sulla retro-casualità, sulle sincronicità come manifestazione dei cicli che uniscono la storia personale con quella interpersonale e su quanto quella cultura pop di cui si diceva – così condivisa a livello di massa – possa essere veicolo di tutto ciò.

Partendo da quelle premesse, le morti delle ultime rockstar Chris Cornell dei Soundgarden nel 2017, Kurt Cobain dei Nirvana nel 1994 vengono sovradimensionate in un certo modo notando quanto si possano sincronizzare con tutte le altre avventure generatrici di mito di cui è ricca la cultura pop anglofona, compresa quella underground, dal momento che i Cocteau Twins, con la loro particolare versione (iniziata nel fondamentale anno 1982) onirico-ambient-esoterica della new wave, non sono mai stati popolarissimi, in Europa e Italia soprattutto ma penso un po’ anche tra gli stessi angli.

La loro cantante Elisabeth Fraser è vista da Knowles come una specie di “Sibilla” dei tempi contemporanei, un amplificatrice di coincidenze e simbolismi mediatici e, come abbiamo visto nella prima parte, anche la sua strana relazione sentimentale con la rockstar Jeff Buckley (morto esattamente 20 anni prima di Chris Cornell in un contesto simile) assurge a MITO classico, strisciante in molteplici modi prima e dopo che accada, persino in film blockbuster per le famiglie oltre che nelle opere di David Lynch, nelle sue serie tv e in “X files”.

Nella prima parte, non dico di essermi lamentato ma, diciamo, ho constatato con una certa veemenza quanto la pop culture (o comunque la cultura dei mass media) italiana sia POVERA – o comunque forse meno ispirante – rispetto a tutti quegli universi simbolici in cui Knowles può navigare in modo forsennato grazie alla ricchezza dell’ambiente mass-mediatico in cui è vissuto e che quindi un esatto corrispettivo autoctono di ciò che fa Knowles sul suo blog non si possa proporre in Italia.

In passato qualcosa si è provato a fare in proposito, sia altri che il sottoscritto, e ringrazio Kxp per avermelo ricordato.

Sarà forse a causa di certi fenomeni di cui si indaga in quei blog ma proprio una quindicina di anni fa mi girava in mente l’idea – penso abbastanza campata in aria – per un libro che, nelle mie intenzioni di allora, si sarebbe dovuto intitolare “Enigma senza fine” e sarebbe stato centrato su quelle tre morti di cantanti-cantautori conosciuti che in qualche modo sono state quelle che hanno più impressionato la mente collettiva italiana: Fred Buscaglione nel 1960 (incidente mortale sulla sua automobile rosa), Luigi Tenco nel 1967 (suicidio? omicidio?, col mistero della compagna cantante Dalida, morta esattamente 20 anni dopo) e Rino Gaetano nel 1981. Quest’ultima, in particolare, è resa decisamente intrigante dal fatto che, non solo molte canzoni di Rino Gaetano sembrano proprio contenere riferimenti destinati unicamente a cerchie ristrette di personaggi (magari quelli “importanti nell’ombra”), con scomodi segreti di avvenimenti mai chiariti ma anche lo stesso avvenimento della morte di Gaetano – con particolari precisi – sembra essere “stato profetizzato” nel testo di una sua determinata canzone: “La ballata di Renzo”.

Però, tengo a precisare che, se mi dovessi mettere a buttare giù qualcosa su Rino Gaetano e i suoi misteri  – la sua morte fu uno dei diversi avvenimenti di grande impatto del periodo 1978-1982 all’epoca quasi non riconosciuti come tali – non farei certo un’analisi simbolico-ma “complottista” (la quale, tra l’altro, penso sia già stata fatta da studiosi quali Paolo Franceschetti) invece la mia attenzione, ovviamente, sarebbe più rivolta ad aspetti sincro-simbolico/mitici-ciclologici, magari presenti in modo anticipatorio in film, programmi tv, libri, brani musicali, di quei tempi e anche di altri tempi.

Quindi in futuro potrei cercare di concentrarmi maggiormente su aggiornamenti più riguardanti la pop culture italiana, anche se penso sarà difficile farli proprio nello stile di “The secret sun”, ovvero con una grande quantità di materiale multimediale. Staremo a vedere anche perché, a ben pensarci, sarebbe forse anche più intelligente e proficuo fare articoli in inglese su cose sincro-mistiche italiane piuttosto che fare articoli in italiano su cose sincro-mistiche anglofone!

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L’ossessività patologica e un surplus di tempo libero sono una combinazione patologica per persone quali il qui presente Christopher Knowles.

Stavo infatti scorrendo il post precedente e un’intera moltitudine di nuove sincro-connessioni ha stimolato i miei neuroni danneggiati, rivelando ogni tipo di sotto-testo che avrei dovuto includere in quella che, appunto, ora è la prima parte di questa che è la seconda.
 
Dunque, senza ulteriore indugio, immergiamoci di nuovo.
Tenendo presente il fatto che gli attori interpretano ogni possibile ruolo e il business cinematografico è intrinsecamente incestuoso, diamo un’altra occhiata alla comparsata di Chris Cornell in Singles. 

Dal momento che Cameron Crowe è tutta un’altra storia, per adesso concentriamoci su questo. 

Sarà paradossale, ma nel corso degli anni ho visto che meno variabili si tengono in conto più questo tipo di sincro tende a manifestarsi efficacemente . Non capisco perché o come tutto questo funzioni, ma non c’è molto di più che potrei capire in proposito.
 
Così mentre ci muoviamo attraverso le varie connessioni, teniamo d’occhio le sincs connesse specificatamente ad Apocalisse, controllo mentale e alieni oltre a Chris Cornell e “Nostra Signora Fraser.” 
 
Così come appunto facciamo di solito qui.
Vediamo dunque Chris Cornell fare una comparsata in Singles del 1992 (uscito in Italia anche comeL’amore è un gioco) con Matt Dillon e Bridget Fonda. 

Questo film non lo vedo da quando uscì, quindi da quasi trent’anni — e non m’impressionò per nulla quando lo vidi — ma leggo sulla pagina IMDB relativa a film che Bill Pullman interpreta un chirurgo plastico che si innamora del personaggio di Bridget Fonda.

Bill Pullman avrebbe successivamente interpretato il presidente USA nel film blockbuster alieno-apocalittico Independence Day del 1996. Nel flimato sopra lo vediamo in visita nell’ Area 51.

Pullman, presidenti USA e Area 51 tutti quanti entrati recentemente nel ciclo delle NEWS.

Il presidente USA interpretato da Pullman è guidato da un ufficiale dell’Air Force interpretato da Adam Baldwin, il quale ha anche interpretato un alieno replicante di nome ‘Knowle Rohrer’ in X-Files.

Tanto per entrare anche nell’orbita della cosiddetta criptokubrickologia #cryptokubrology, possiamo ricordare che Baldwin ha co-interpretato Full Metal Jacket. Con il Matthew Modine di Strangers things alla sua sinistra nel fotogramma sopra.

Bill Pullman interpreta il “mystery man” di “Strade perdute” (Lost Highway), l’esordio di David Lynch nel “teatro della dissociazione.”

A metà film, Pullman lo vediamo tramutarsi in Balthazar Getty
 
“Strade perdute” (Lost Highway) fornisce una buona volta a David Lynch l’utilizzo del brano “Song to the Siren” dentro a un suo film utilizzandolo per una specie di scena somigliante a un “videoclip soft porn“, i cui interpreti sono Getty e Patricia Arquette.
 
“Strade perdute” mostra persino una comparsata di Marilyn Manson.
Qualche anno prima la Arquette interpretò “Una vita al massimo” – True Romance, un adattamento filmico di una sceneggiatura di Quentin Tarantino da parte di Tony Scott.
 
In quel film vediamo Brad Pitt (non ancora una superstar) in una scena convulsa nel momento in cui in sottofondo sentiamo il nostro “Cristo Cornuto” e i suoi compari dei Soundgarden.

Per interpretare quel personaggio, Brad Pitt prese esempio dal suo compare Bernie Coulson, che vediamo in questo antico episodio apocalittico di X-Files, “Anasazi”, riguardante gli alieni e il controllo mentale.

Brad Pitt avrebbe vinto un Oscar per la sua interpretazione dello stuntman cioè, in altre parole, il DOPPIO del personaggio dell’attore da parte di Leonardo Di Caprio  (doppio = gemello = “twin”) nel film di Tarantino ambientato ai tempi della strage di Bel Air della famiglia Manson, “C’era una volta a Hollywood”.
 
Nel filmato sopra vediamo Di Caprio nella parte di DeCo(c)teau assieme alla piccola “Trudie FRASER,” una specie di versione più giovane di Jodie Foster (un generatore ad alta frequenza di risonanze con la Fraser.)

In altre parole, Brad Pitt ha vinto un Oscar per l’interpretazione di un “gemello chiamato De Coteau” (cioè deCoteau Twin.)

Assieme alle sue interpretazioni nel “sincro-Chris Cornell” “Una vita al massimo” (True Romance) e nel “sincro-Elisabeth Fraser” “Strade perdute” (Lost Highway), Patricia Arquette, nella serie tv Medium, interpreta anche una necromante chiaroveggente.

Oltretutto, Bill Pullman, il co-interprete assieme alla Arquette di “Strade perdute” (Lost Highway) ha anche interpretato la tremenda miniserie hollywoodiana Revelations

In Revelations abbiamo l’attore Michael Massee, che non solo in X-Files interpreta un personaggio molto simile ma fu anche colui che sparò accidentalmente a Brandon Lee sul set de Il corvo.

La colonna sonora di Il corvo ci presenta una Elisabeth Fraser urlante dentro il brano “Time baby” dei Medicine così come i futuri interpreti musicali che appariranno in Twin Peaks (i Nine inches nails) fanno la cover di “Dead souls” dei Joy Division, considerata una specie di “lettera di suicidio” del loro fondatore Ian Curtis.

Accanto a Bill Pullman e  Michael Massee, in Revelations abbiamo anche Natacha McElhone, che compare anche nel thriller alieno-apocalittico Solaris di Steven Soderbergh.

Dopo Revelations, McElhone avrebbe partecipato a Californication una roba fantastica in cui il David Duchovnic di X Files veste i panni di uno scrittore disoccupato alcolista di mezza età che fa di nome Hank Moody  ed è in qualche modo trovato sessualmente irresistibile da un sacco di simpatiche donne single.

Duchovny, dopo la fine di Californicationsarebbe tornato a interpretare ruoli drammatici interpretando un detective di Los Angeles nella serie Netflix “a tematica Charles Manson” Aquarius, e quindi di nuovo agente FBI nel docu-drama su X Files andato in onda su Fox tv.
Californication avrebbe visto anche la partecipazione di Madeline Zima, nella parte di una delle molte giovani bellezze single che vanno a letto col vecchio scrittore fallito Hank Moody. 
 
FATTOIDE BONUS: le scene nel primo episodio di Californication sono girate presso il cimitero in cui è seppellito Chris Cornell.
 
FATTOIDE BONUS 2: Il creatore di Californication ha anche prodotto quella roba consistente nella serie tv Lucifer.

Madeline Zima sarebbe stata poi accanto a Duchovny per il ritorno di Twin Peaks nel 2016, interpretando una seduttrice sfortunata che incontra un destino orribile, insieme a un personaggio interpretato da Ben Rosenfield.

E naturalmente, Ben Rosenfield lo si vede anche nel biobic sul Jeff Buckley pre-Fraser Greetings from Tim Buckley…

…Tim Buckley, naturalmente, colui della versione originale di “Song to the Siren.”

Presentata in anteprima in un episodio de I Monkees, in cui non solo compaiono droga, alieni e controllo mentale, ma dove sono anche presenti le lettere F-R-A-S-E-R.

Ad aggiungersi a Duchovny, la Zima e Rosenfield nel ritorno di Twin Peaks fu infatti nientemeno che la “Song to the Siren’s” di Balthazar Getty…

…Balthazar Getty, ovvero il bis-nipote di quel  J. Paul Getty, inizialmente interpretato da Kevin “Little” Spacey nel film “Tutti i soldi del mondo” di Ridley Scott, fratello di Tony Scott.
All’interno di Tutti i soldi del mondo troviamo anche Mark Wahlberg nel ruolo dell’agente CIA Chace Fletcher. 

Naturalmente, Mark Wahlberg venne avvolto dalle ali angeliche di “Nostra Signora” in “Gli amabili resti The Lovely Bones” di sir Peter Jackson, prima con il lamento straziante, “Alice”…
Quindi, inevitabilmente, con “Song to the siren”.
Gli amabili resti ci presenta anche un Buckley in pericolo mortale. 

PERCHE’ NIENT’ALTRO AVREBBE POTUTO SUCCEDERE.
La stessa Saoirse Ronan la quale interpreta il ruolo di una colonizzatrice di anime di umani nel dramma alieno strappalacrime The Host. 

Potremmo anche considerare “The Host” una specie di allegoria del progetto MK ULTRA.
Un po’ meno allegorica – o almeno temo – è la performance di Chris Cornell nel videoclip del brano dei Soundgarden “Blow up the outside world”.
PUNTO DI NON RITORNO (1993)
CAOS – Charles Manson, la CIA e la storia segreta degli anni Sessanta.

E dal momento che praticamente ogni teoria del complotto risalente ai tempi in cui i ricercatori svolgevano appunto ricerche degne di questo nome, è stato poi provato essere vera, non dimentichiamoci quanto l’aria mefitica del progetto MK ULTRA, provenga da gente come Joly West, coinvolto nella saga della Manson family.

Per non parlare del fatto che Kenneth Anger, uno in combutta con Manson, venne finanziato– ebbene si– dalla Getty Foundation. 

Proprio quei Getty di cui parlavamo prima.

E ricordiamo anche che Anger fece la sua versione originale (finanziata dai Getty) di Lucifer Rising in una casa precedentemente appartenuta al clan Fraser di cui era ospite Jimmy Page, l’eroe di Jeff Buckley (e Cameron Crowe.) Dovrei anche aggiungere che il ruolo di Mark Wahlberg nella versione Tv del dramma del rapimento Getty fu interpretato da…

Brendan Fraser!
Chi è Brendan Fraser e chi è Bridget Fonda?!

Proprio quel Brendan Fraser il quale recitò accanto a Bridget Fonda (che abbiamo già visto relazionata a Chris Cornell e Bill Pullman) nel criminalmente sottovalutato Monkeybone del 2001.

In Monkeybone, nel ruolo dell’alta sacerdotessa Bene Frasserit abbiamo anche Rose McGowan, l’ex ragazza di Marilyn Manson, la quale è stata sotto i riflettori delle NEWS nei tre anni passati.
Bridget Fonda è la figlia di Peter Fonda ed è apparsa quando era piccola in Easy Rider, quindi sullo stesso set assieme alla nostra vecchia conoscenza Dennis Hopper, apparso in “Una vita al massimo True Romance” e naturalmente in “Velluto blu” di Lynch.
Più di recente, Peter Fonda appare in The Harvest, film interpretato da Michael Shannon e la nostra vecchia amica Samantha Morton.
 
Sono stato particolarmente colpito dal trailer che vedete qui sopra, poiché la nostra Samantha, per qualche ragione inesplicabile, ha un aspetto sempre più somigliante a quello di Elizabeth Fraser, mano a mano che le due “sibille” vanno avanti negli anni, .
 
Fattoide bonus:  la Morton interpreta la moglie di Jan Curtis nel biopic Control.

A proposito di doppelgängers, di DOPPI, Bridget Fonda interpretò nei primi Novanta il thriller “Inserzione pericolosa – Single White Female, assieme a Jennifer Jason Leigh…

..la quale di recente è apparsa nelle sequenze di Las Vegas e di Heaven nel ritorno di Twin Peaks…
…e in Annihilation di Alex Garland.
Le scene di Annihilation con l’effetto Shimmer  sono state girate nelle stesse identiche location in esterni di questo videoclip, pieno di umile liturgia.
In una di quelle location vediamo un alligatore albino
…guarda un po’ le coincidenze,  Albino Alligator  è il titolo di un film interpretato da Matt Dillon (assieme a Bridget Fonda in Singles) e diretto da Kevin “Little” Spacey (Il J. Paul Getty di “Tutti i soldi del mondo”)

Matt Dillon è stato inoltre co-protagonista del cine-adattamento di Francis Ford Coppola del grande classico The Outsiders (“I ragazzi della 56^ strada”) del 1983, insieme a una miriade di BRAT-PACKER in erba, Twin Cruise compreso.
Così come il Fato avrebbe voluto, “I ragazzi della 56^ strada The Outsiders” sarebbe uscito lo stesso mese (e mi sa lo stesso giorno) del primo singolo dei Cocteau twins propriamente detto, “Peppermint Pig.” 
Dalla copertina avente una certa”aria di famiglia” con una delle celebri immagini iconiche di “Apocalipse now” di Francis Ford Coppola…
…o la scena del finale di “X Files.”

FATTOIDE BONUS (come ama dire Knowles):

La prima volta che i Cocteau Twins si esibirono alla Tv USA avvenne l’8 aprile 1994, lo stesso identico giorno in cui fu trovato il corpo di Kurt Cobain dei Nirvana.

Versione originale:

https://secretsun.blogspot.com/2020/05/would-you-kids-please-stop-asking-when.html#more





Pierre Menard, Don Chisciotte e quel punto che contiene tutti i punti

9 04 2020

Pierre Menard ha (forse inconsapevolmente) arricchito la lenta e rudimentale arte della lettura mediante una nuova tecnica — la tecnica dell’anacronismo deliberato e dell’attribuzione fallace. Questa tecnica, che richiede concentrazione e infinita pazienza, e ci incoraggia a leggere l’ Odissea come se fosse stata scritta dopo l’ Eneide, a leggere “Le jardin du Centaure di Madame Henry Bachelier” così come se fosse veramente stato scritto da Madame Henry Bachelier. Questa tecnica riempie di avventura i libri più tranquilli. Attribuire l’ Imitatio Christi a Louis Ferdinand Céline o a James Joyce — non è un sufficiente rinnovamento di quei deboli ammonimenti spirituali? 

— “Pierre Menard, autore del Chisciotte”, Jorge Luis Borges 

Dal momento che il presente articolo del blog prende in buona parte le mosse dal racconto di Jorge Luis Borges “Pierre Menard, autore del Chisciotte“, nella raccolta Ficciones, “Finzioni”, del 1942, spendo due parole per illustrare di che tratta quel racconto.

Scritto in forma di recensione o di testo critico letterario a proposito di Pierre Menard, un’eccentrico scrittore del XX secolo totalmente inventato da Borges, il racconto inizia con una breve introduzione e una lista delle opere di questo Menard.

La “recensione” di Borges descrive gli sforzi di Pierre Menard per andare oltre una semplice “traduzione” del Don Chisciotte immergendosi così approfonditamente nell’opera da essere in grado realmente di “ri-crearla”, riga per riga, nell’originale lingua castigliana del XVII secolo. Per questo motivo, “Pierre Menard autore del Chisciotte” è talvolta usato per intavolare dibattiti sulla natura dei diritti dell’ autore, sull’interpretazione e appropriazione dei testi.

La tecnica radicale di Pierre Menard per l’arte della lettura, che coinvolge sia un anacronismo deliberato — leggere un’opera letteraria come se fosse stata  pubblicata dopo le opere che ha influenzato — sia un’ attribuzione fallace — leggere un’opera letteraria così come se fosse stata scritta interamente da un altro autore — può venire ulteriormente radicalizzata.

Non solo, infatti, si potrebbero avere intuizioni leggendo l’epopea babilonese di Gilgamesh, per esempio, pensando però che il suo autore sia Nietzsche, o leggendo il Vecchio Testamento come se la sua stesura fosse stata influenzata dal Mabinogion, ma ulteriori scoperte potrebbero venire fatte se tutti i testi di ogni parte del mondo e di tutti i tempi fossero letti come se fossero stati scritti simultaneamente.

Applicando questo metodo, il  Don Chisciotte di Cervantes e il Don Chisciotte di Pierre Menard sono stati entrambi scritti e sono usciti allo stesso tempo, così come tutti gli altri testi letterari della Storia. Non si tratta, dunque, di un banale “ana-cronismo” ma di un “sin-cronismo.” Le influenze sono perciò omni-direzionali e onni-presenti convergendo e divergendo da ogni punto in un punto. E questa simultaneità della testualità prende spazio solo al momento della lettura. In effetti la creazione dei testi più che all’atto di scrivere è dovuta all’atto di leggere. Naturalmente ciò include l’intera Storia: l’intero resoconto dell’umanità scritto da lei stessa. Questo corrisponde ai seimila anni di creazione compressi in un solo istante, così come detto da William Blake.

Annotazione 2020-04-09 194747

Le sacre scritture di ogni religione, ogni trattato scientifico, manuale tecnico, scarabocchio, romanzo pulp, titolo di giornale, ogni opera di Shakespeare, canzone, sceneggiatura, poesia, scarabocchi sulle pareti dei bagni, in qualsiasi lingua di tutti i tempi: tutto si riflette, scorre dentro e fuori vicendevolmente, ogni riga, parola e lettera funzionano come fluttuazioni del tutto.

E, pensando a McLuhan e alla sua frase “il mezzo E’ il messaggio”, perché tutto questo dovrebbe essere limitato alla stampa? Esiste la simultaneità anche nei media elettrici ed elettronici. Tutti i suoni e le immagini prodotti si fondono e si fratturano, turbinano e danzano insieme vicendevolmente. Eppure i media sono solo estensioni particolari dei sensi e del sistema nervoso.

Tutte le tecnologie, tutti gli strumenti, tutti gli ambienti e le costruzioni, anche questi si trovano qui simultaneamente, ognuno che estende differenti parti della nostra propria forma fisica.

Li “leggiamo” mentre muoviamo i nostri corpi dentro di loro. Ma poiché sono estensioni delle nostre proprie forme fisiche , questi corpi, i nostri stessi corpi, sono cellule di un corpo più grande contenente tutte le genti. Siamo in salute insieme. Siamo malati insieme. Siamo sia malati che sani. Ma nessuna quarantena o isolamento sono assoluti. Le membrane tra i corpi sono porose, permeabili, ondulate e a volte svaniscono.
Il timpano vibra su entrambi i lati. Il margine può anche essere il centro. A nulla è impedito di trapelare.

Dal pipistrello al pangolino all’epidemia. Carovane, migrazioni, ratti, tosse, panico. Scavando troppo in profondità. Attraversando i regni. Fluidità di tutte le categorie. Mal di mare in ogni cellula. Interruzioni della catena di approvvigionamento. Scoppi schizofrenici generalizzati. Una concrescenza di tutti i simboli e le specie. Segreti degli ziggurat nei pattern (modelli) di condensazione all’esterno di un wc in acciaio inossidabile. […]

Meridiani fini, troppo sottili per essere rilevati empiricamente, garantiscono la dispersione della distruzione. […]. Nessuna base chiara, nessuna conclusione ferma, nessuna possibile predicabilità. […]. In questo momento niente viene filtrato, il sole accecante osserva gli occhi a ogni angolo, […]. Un virus, in fondo, è una cosa scarsamente biologica e la prossima epidemia sarà ancora più effimera a livello di biologia: nulla più di un contagio di punitori imbroglioni che scorrerà come fuoco vulcanico.

Così come rivelato nel più blasfemo dei versi ermetici, l’immaginazione è divina. Nell’undicesimo libro del Corpus Hermeticum, agli iniziati viene consigliato di praticare esercizi visionari. La facoltà dell’immaginazione ci fornisce già il potere di trasportarci ovunque, di trasformarci in qualsiasi cosa. Tutto grazie alla velocità del pensiero. E’ solo e soltanto per via di questo potere che possiamo avere la capacità di capire la mente di Dio.

Crescete fino a dimensioni incommensurabili. Siate liberi da ogni corpo, trascendiate sempre. Diventate l’eternità e così capirete Dio. Supponiamo che nulla sia impossibile per voi stessi. Consideratevi immortali e capaci di capire tutto: tutte le arti, le scienze e la natura di ogni creatura vivente. Diventate più alti di tutte le altezze e più bassi di tutte le profondità. Sentitevi l’intera creazione: fuoco, acqua, l’asciutto e l’umidità. Concepite voi stessi in tutti i luoghi allo stesso tempo: in terra, in mare, in cielo, in ogni luogo; che non siete ancora nati, che siete nel grembo materno, che siete giovani, vecchi, morti; che siete oltre la morte. Concepite tutte le cose contemporaneamente: tempi, luoghi, azioni, qualità e quantità; allora potrete capire Dio.

–  Corpus Hermeticum : Libro 11, Verso 20

Tale passaggio non solo chiarisce che possiamo trasmutarci in qualsiasi forma attraverso l’immaginazione, ma attraverso essa possiamo fare qualcosa che non possiamo fare utilizzando solo la logica e la ragione. Possiamo abitare molti luoghi in un solo istante, tutti i luoghi in effetti. Possiamo esistere simultaneamente in ogni posizione. Possiamo comprendere ogni contraddizione, ogni contrario. Possiamo essere sia A sia non-A. In breve, possiamo diventare IMPOSSIBILI.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/12/andre-breton-nel-secondo-manifesto-del-surrealismo/

L’anima, la psiche, è già ubiqua, onnipresente e dunque potenzialmente onnisciente. Suo terreno di gioco è il paradosso logico. Persino la morte non è una barriera. Il campo o vortice della simultaneità che si apre attraverso l’eco del “Don Chisciotte di Pierre Menard” inghiotte tutto, concepibile o meno.

Questa virtù dell’immaginazione, indipendentemente dal fatto che sia attivata o meno da sostanze del mondo esterno o sorga “naturalmente”, “spontaneamente”, attraverso facoltà o tecniche interiori, è precisamente la spiegazione del perché ci viene detto che “siamo stati creati a immagine di Dio.” Dio infatti non ha nessuna forma individuabile infatti, proprio come la nostra mente, ed è in ciò che ci somigliamo. Siamo stati fatti a immagine di “Colui che crea le immagini”, “Colui che immagina”. Come spiega Coleridge

L’immaginazione la considero come primaria e secondaria. L’immaginazione primaria la ritengo essere il potere vivente e agente di tutta la percezione umana, come ripetizione nella mente finita di un eterno atto di creazione dell’infinito IO SONO. L’immaginazione secondaria la considero come una eco della prima, coesistente con la volontà cosciente, eppure identica alla primaria nella sua sostanza, che vi differisce solo in grado, e nel modo del suo operare. Dissolve, diffonde, dissipa, allo scopo di ri-creare; o laddove questo processo sia reso impossibile lotta comunque per idealizzare e unificare. E’ essenzialmente vitale, anche se tutti gli oggetti (quali appunto oggetti) sono essenzialmente fissi e morti. 

Biografia Letteraria, Capitolo XIII, Samuel Taylor Coleridge

L’immaginazione primaria — l’infinito IO SONO dentro la nostra propria percezione di “io sono” — si confonde quasi perfettamente nell’immaginazione secondaria. Ed è difficoltoso distinguere le due immaginazioni. La seconda è come una “eco” della prima – così come Menard ri-echeggia Cervantes – eppure ancora identica. Il processo creativo si ripete in un impulso continuo, tornando indietro alla sua “origine” rendendo poco chiaro dove finisce una creazione e inizia l’altra. Una ripetizione che diventa una rievocazione dell’espressione proto-cosmica  “Sia fatta la luce.

Eppure Coleridge ha contrapposto questi due tipi di immaginazione a ciò da lui chiamato “Fancy,” che “altro non è che un modo di funzionare della memoria emancipato dall’ordine del tempo e dello spazio [spazio-tempo]”, mescolato e influenzato dalle impressioni sensoriali e dalle parole da cui sono espresse.

La “Fancy” di Coleridge  è semplicemente una modifica del mondo così com’è, non si tratta di un nuovo mondo che emerge. La maggior parte di ciò che ci distrae e ci diverte, incluse le NEWS, cioè proprio la nostra intera “realtà interpersonale consensuale” è un prodotto/esempio della “Fancy” di Coleridge. Nei termini di Blake, è il sistema percettivo da cui siamo schiavizzati. Eppure è solo un’altro aspetto dell’ IO SONO ed è soggetto alla costante incontrollata trasformazione e occasionalmente dissoluzione, così come sta succedendo globalmente proprio adesso.

Mi sembra che l’espressione “storie di fate (‘faerie)” sia troppo stretta. Anche in senso diminutivo, poiché per “fairy-stories” non intendo il senso che gli inglesi normalmente danno alle storie di fate e di elfi, bensì storie inerenti le fate: “Fairy”, nel senso di “Faerie”, cioè il regno o lo stato (condizione) in cui le fate hanno il loro essere. Il termine “Faerie” contiene dunque molte cose accanto agli elfi e alle fate, molte, molte altre cose oltre a nani, streghe, troll, giganti, o dragoni: contiene anche i mari, il sole, la luna, il cielo; e la Terra, e tutte le cose che vi sono: alberi e uccelli, acqua e pietra, pane e vino, e pure noi stessi, gli esseri umani mortali […]. 

J.R.R. Tolkien, nel suo saggio “On Fairy Stories” (“Sulle storie di fate”) ha più simpatia per la “Fancy” di quanto ne abbia Coleridge, presa da Tolkien come forma diminutiva e quasi sprezzante del suo termine “Fantasy.” Infatti, il “Fantasy” è creato attraverso la modifica di semplici parole, cioè attraverso la stessa poesia e comporta una semplice alterazione di questo mondo, vale a dire “il mondo primario” così come attualmente appare ai nostri sensi ed è compreso dal nostro pensiero.

Ma si ha la sensazione, leggendo il suo saggio, che ciò che Tolkien ha in mente è qualcosa di differente di ciò che Coleridge ha sprezzantemente definito “Fancy”, qualcosa che implica un più attivo coinvolgimento dell’immaginazione, sia la primaria che la secondaria.

Tuttavia, nella terminologia di Tolkien, un mondo secondario si dirama dal mondo primario quando si apre, o è aperto, da un “incantesimo.” “Faerie” è il suo nome — il vecchio nome — per questo “regno o stato” (ciò implica che può essere sperimentato esternamente e internamente, o entrambi simultaneamente), ed è qui che abitano ancora le genti, i popoli e le creature dei miti.

E in questa terra, le fate di ogni tipo non sono ridotte, come “Fancy”, in una ombrosa e infantile insignificanza, ma sono a grandezza naturale, calde e respiranti, belle e terrificanti. Il Fantasy è solo un loro proseguimento. Ma gli esseri esotici non sono le sole cose che abitano “Faerie”. Il nostro intero mondo potrebbe essere contenuto al suo interno, e anch’esso diviene “incantato.”

L’incantesimo produce un mondo secondario in cui sia il “regista” che lo spettatore possono entrare, con soddisfazione dei loro sensi mentre sono dentro; ma nella sua purezza è artistico nel desiderio e nello scopo. La magia produce, o pretende di produrre, un’alterazione nel mondo primario. Non importa da chi si dice sia praticato (essere immaginario o essere mortale), rimane distinto dagli altri due; non consiste in un’arte ma in una tecnica; il suo desiderio è potere in questo mondo, è dominio di cose e volontà.

L’incantesimo è qui in contrasto con la magia, e questa non aveva una connotazione positiva per Tolkien. Con l’ incanto creiamo, o almeno ci imbattiamo, in un mondo secondario realistico così come ogni altra cosa a cui assistiamo giorno dopo giorno. I nostri sensi ne sono soddisfatti — non dubitiamo di ciò che vediamo — e Tolkien ha scritto che possiamo entrarci corporalmente con la nostra forma fisica. Questo non è più solo un esercizio fantasioso o spirituale, così com’è nelle scritture ermetiche, ma è un viaggio di esplorazione, un “trip.”

L’incantesimo, “in (canto)” del mondo, è creato esclusivamente per il bene dell’arte, per il bene della bellezza e della meraviglia. E’ espressione di potere ma non è desiderio di ottenere il potere sugli altri. L’incantesimo funziona se l’intenzione di creare per il bene della creazione è pura. Se quell’intenzione non è pura, cessa di essere incantesimo e diventa magia.

La magia, e qui pensiamo a Sauron o Saruman, è l’alterazione voluta dal mondo primario per ottenere dominio sugli altri intrappolandoli in un mondo secondario. E’ una finzione, una simulazione, un maleficio o una rete per intrappolare o confinare. E’ “Fancy” nel suo senso negativo. E’ la realtà consensuale, sebbene senza un verace consenso a monte, che cerca di rivendicare il primato sul mondo primario. E’ un po’ come se Pierre Menard avesse cercato di cancellare tutte le tracce di Cervantes quale autore del Chisciotte e affermasse di essere lui e solo lui l’autore originale.

Succede che si compenetrino l’un l’altro il mondo dell’incanto-incantesimo e il mondo della magia e delle arti magiche Le porte che congiungono un mondo all’altro possono aprirsi di tanto in tanto, ma più spesso, quando accade qualcosa di così singolare, un mondo si sposta e si fonde nell’altro, come in un cine-montaggio o in una sovrapposizione anatomica di un antico testo di medicina. State camminando attraverso i boschi o lungo la strade e improvvisamente vedete il paesaggio mutare in Lothlorien o Mordor.

E in effetti le fiabe trattano in gran parte, soprattutto le migliori, principalmente, di cose semplici e fondamentali, non per forza “fantasy”. Queste semplificazioni sono rese ancora più luminose dalla loro ambientazione. Quegli autori di storie che si permettono di essere  “liberi con” la natura, possono dunque essere i suoi amanti e non i suoi schiavi. Fu nelle fiabe che per la prima volta divinai la potenza delle parole, e la meraviglia delle cose, come la pietra, il legno, il ferro; l’albero e l’ erba; la casa e il fuoco; il pane e il vino.

— “Sulle fiabe” J.R.R. Tolkien 

Oggetti familiari, cose semplici, e movimenti, forme e colori, assumono una potenza che hanno sempre posseduto ma che non abbiamo mai notato prima. Sono resi luminosi (e “numinosi.”)

E — tornando alla tecnica o metodo iniziale — sulla strada verso l’incanto, o lasciandoci volentieri incantare, o anche nel crescente riconoscimento degli attuali legami della magia dominante, ci stiamo dunque adesso dirigendo verso il punto di simultaneità totale, verso la massima compressione sia di novità che di significato (sebbene questi due siano inseparabili per definizione.)

Assistiamo all’incremento dei riflessi delle cose in tutte le altre cose. La rete delle corrispondenze si restringe mentre ci muoviamo a spirale verso il centro dell’integrazione mandalica. La salienza raggiunge la massima intensità, sebbene nulla smetta di muoversi, nulla perde la sua scintilla unica.

…Ogni persona, cosa o luogo nel caos-cosmo di Alle, comunque connessi alla turbolenta discarica abbandonata, si muovevano e cambiavano ogni parte del tempo…

Finnegans Wake, James Joyce, p. 118

Questo è, infatti, l’ anti-Borg. L’ordine perfetto e rigido — il cristallino cosmos — si rivela incompleto e piuttosto stantio e noioso in comparazione a questo granello o scintilla di potenziale e potenza totali. Il cosmos si sviluppa dal caos, essendo questo la vera Matrice di tutte le cose. La simultaneità è solo uno dei suoi milioni di nomi.

Cosmos è il regno della magia; il mondo primario e l’immaginazione primaria sono semplicemente il primo atto — così ritengono gli gnostici — della magia simulativa e maligna. L’incantesimo è la strada perduta che ci conduce attraverso il punto originale della “Creazione”: il peccato originale.

Quando sbirciamo attraverso questo caleidoscopio, ogni frammento di materia e psiche trema e brilla, si rifrange e risuona, con tutti i sensi, cadendo nell’ombra per poi tornare nella luce. Questo punto (della bussola di Yahveh e Newton), essendo tutti i punti, si apre ovunque su quella “Prima Volta” che è ogni momento dello spazio-tempo.

Attraverso la ripetizione dell’atto cosmogonico, il tempo concreto in cui ha luogo la costruzione, viene proiettato nel tempo mitico, in illo tempore quando si sono verificate le fondamenta del mondo. Così, la realtà e la resistenza di una costruzione sono assicurate non solo dalla trasformazione dello spazio profano in spazio trascendente (il centro) ma anche dalla trasformazione del tempo concreto in tempo mitico.

Cosmos and History, Mircea Eliade

Così come spiegato da Eliade, le società tribali “primitive” orientano il loro senso del tempo e dello spazio, del mondo intero in cui vivono, sulla rievocazione rituale perpetua dell’evento cosmogonico originale e singolare: sull’emergenza iniziale del cosmos dal caos.

La percezione del tempo nei tribali non è lineare, e nemmeno ciclica, ma simultanea. Quando i membri della tribù eseguono i rituali, ritornano in illo tempore, al “c’era una volta” delle fiabe. Lo spazio-tempo totalmente trascendente, il punto di simultaneità è pienamente sperimentato qui su questo pianeta, divenuto dunque incantato: mitico nel senso più profondo del termine.

Le domande su dove e come questo prenda posto sono davvero irrilevanti. Per esempio, è inutile domandarsi se l’esperienza sia interiore/mentale o esterna/fisica: la distinzione non conta se è coinvolta una condizione in cui tutti i contrari sono uniti.

Le civiltà della Storia, d’altra parte, quelle genti che “sono entrate nella Storia”, le persone che hanno separato il loro Libro — tutti i libri — dal loro mondo, hanno visto sempre di più con distacco lo spazio-tempo. A partire dal primario “punto dei punti”, questa immagine è stata fissata, uroboricamente, in ruota o ciclo, e in seguito l’ascesa di questo ciclo è stata segmentata e appiattita in una linea separata.

Punto —> Cerchio —> Linea.

Inizialmente, si era pensato che questa linea avesse un andamento quasi verticale che correva parallelo alla speranza del raggiungimento di un qualche summit o di una fine trascendente. Ma mentre la Storia passava dalla modernità alla post-modernità (e oltre), la linea divenne virtualmente orizzontale, andando a sbattere qui e là, prendendo casualmente la direzione verso il nulla. L’unica linea della Storia iniziò a logorarsi e disintegrarsi: l’attuale presente in cui i virus di materia somigliano straordinariamente ai virus informatici.

Ma il vecchio Libro, o Libro dei Libri, ancora prometteva un unico punto da cui tutto era emerso e in cui tutto sarebbe ritornato. Tuttavia,  il percorso attraverso le stelle per ritornare a questa origine è illuminato dall’immaginazione.

Tra il mondo della pura luce spirituale (Luces victoriales, il mondo delle ‘Madri’ nella terminologia di Ishrāq) e l’universo sensoriale, al confine della nona Sfera (la “Sfera delle Sfere”) si apre un mundus imaginalis che è il concreto mondo spirituale di figure archetipiche, forme apparenti, Angeli di specii e di individui; la sua necessità è dedotta dalle dialettiche filosofiche e il suo piano si situa lì; la sua visione in realtà è confermata dall’apparizione visionaria dell’immaginazione attiva.

L’uomo di luce nel sufismo iraniano, Henri Corbin 

Il senso dello spazio-tempo del sufismo, descritto qui da Corbin, è cosmologico e ciclico. Dentro questo paradigma, ci si avvicina alle altezze primitive e alle profondità del presente eterno quando si entra nel mundus imaginalis. Lo troviamo nella Nona Sfera, oltre le “stelle fisse”, ma non ancora nel “sempre ardente” empireo del puro Spirito.

Gli archetipi intellettuali qui è come se s’incarnassero. E’ il regno degli angeli e dei demoni. Lo Spirito tùrbina assieme alla Materia. Questa può essere l’immaginazione secondaria. Può essere il regno di “Faerie.” Può essere il “locus” di Finnegans Wake.

I testi sono tutti concentrati nel mio saggio, giustapposti e male interpretati, poiché nella simultaneità tutto viene accartocciato assieme, tutto viene esaminato contemporaneamente senza contraddizioni. Questo è il metodo, la nostra tecnica letteraria post-Pierre Menard: leggere per liberarsi.

Ma una volta che abbiamo viaggiato attraverso il caleidoscopico mundus imaginalis, quando ci siamo tuffati nel Fuoco interiore, scopriamo che è solo una particella del caos. Il sistema-mondo viene rivoltato. Il centro della ciambella si attorciglia srotolandosi fuori dal buco: siamo al centro della Terra, nella più remota profondità dell’inferno. Satana.

“Viaggio al centro della Terra”

Tutto è invertito e disorientato, e l’ordine intricato delle sfere concentriche cristalline, risuonante con le armonie celesti, si frantuma in un secondo, e siamo di nuovo qui a scrivere, scorrere, girare pagine.

Bene, mi chiedo come qualsiasi poeta possa essere attratto dal junghismo. Per me i poeti usano i simboli per essere iniziali e nell’universo. Jung li usa per essere nella psiche e attorno a un centro. Quando noi, dalla mia generazione, guardavamo l’universo, non c’era quel centro apparente nello spazio-tempo. Charles [Olson] ha fatto la stessa osservazione. Ma la distinzione tra un universo centrato e uno non centrato non lo hai mai disturbato. Ha preso il centro per essere ovunque tu sia. Comunque, non sono una creatura del “centro”, sono una creatura del “fuori”. 

Verso una nuova poetica americana, da un ‘intervista a Robert Duncan.

Robert Duncan sottolinea che anche la risoluzione di Jung sulla domanda di dove sia il vero centro, è troppo semplice da considerare. “Il centro può essere trovato nella psiche.” Ma dove? Jung insegna che la psiche contiene sia la coscienza che l’inconscio: la luce e l’ombra, il Sole e la Luna. Inoltre Jung spiega che l’inconscio non ha confini riconoscibili; esso offusca l’individuale e il collettivo. Può non avere limiti. In effetti, la psiche personale (o “anima”) e l’ “anima del mondo” potrebbero essere identiche, e troviamo questo insegnamento proprio nelle società tradizionali, dalla Cina all’Amazzonia.

Quindi raggiungere questo centro, da integrare o individuare, è trovare ancora una volta Dio. Dove? La risposta di Duncan è che i poeti insistono sempre sul particolare, non sul generale o l’archetipo. L’albero nel tuo cortile, per i poeti, non rappresenta l’Albero del Mondo, lo è. La distinzione potrebbe sembrare meschina, ma in realtà non è così. Una soltanto è la ricerca di un Centro, sebbene le sfere non sono più nelle stelle ma dentro la nostra mente, e l’altra è l’accettazione che il centro si trova ovunque e/o in nessun luogo.

[…]

Il Johnny Truant di Casa di foglie prova a dare un senso a un manoscritto chiamato “Navidson Record” del vecchio cieco Zampanò, in cui il Don Chisciotte di Cervantes viene citato, seguito da una citazione identica da Pierre Menard. Questo ci riporta all’indagine iniziale, e un ritorno della spiegazione della tecnica o metodo. Johnny, che ovviamente non ha letto il racconto di Borges, non può capire per niente come i due testi sono in qualche modo differenti.

E ha ragione: sono identici. Tranne che il libro di Menard è una eco di Cervantes, e questo cambia del tutto il suo significato. Tutta la storia umana dai tempi di Cervantes è quindi contenuta, come conoscenza ombra, nell’opera di Menard. Questo è il genio di Menard, ma Johnny non lo capisce. O forse finge solo di non capirlo?

Forse lo sta già leggendo dal punto di vista della simultaneità, dove tutti i testi appaiono nello stesso tempo, ma non lo sa ancora. E questo lo tormenta. Il centro perduto che sperimenta tenta di ritornare come Ombra, come puro male, come il Minotauro, e lui sperimenta questo some sofferenza fisica ed emozionale estrema.

In Casa di Foglie, ogni riferimento al Minotauro e alla sua storia è scritto in rosso e cancellato. Zampano lo ha infatti tolto dal suo manoscritto, e riappare solo come assenza nell’edizione di Johnny. Eppure appare anche una reale presenza terrificante per entrambi — segni di taglio sul pavimento di legno di Zampano nella scena della sua morte –  che si insinua come un gusto metallico e si sviluppa a spirale in un insopportabile incubo di nausea e orrore per Johnny.

Proprio come Minosse non avrebbe potuto costruire un labirinto grosso o complesso abbastanza per contenere il suo figlio abortito e trasformato, così il punto centrale spalancato di tutta la creazione — il caos stesso — sorgerà necessariamente per infestare e sopraffare qualsiasi Creatore auto-disegnato: sia egli autore, re o Dio.

…Il che senza dubbio ricorda che al di là del testo filosofico non esiste un margine vuoto, vergine, vuoto, ma un altro testo, un intreccio di differenze o forze senza nessun centro di riferimento attuale: (il tutto — “Storia”, “politica”, “economia” “sessualità” ecc. — ciò che non si trova scritto nei libri: l’espressione logora con cui  sembriamo non aver finito di fare un passo indietro, nelle argomentazioni più regressive e nei luoghi apparentemente più imprevedibili); è anche per ricordare che il testo scritto della filosofia (questa volta nei suoi libri) trabocca e ne spezza il significato.

— “Tympan,” Margini della filosofia, Jacques Derrida

Anche questo saggio di Derrida è citato nel “Navidson Record,” in Casa di foglie. “Tympan” è il timpano, proprio quella membrana vibrante che fa entrare i suoni nelle orecchie. In un certo senso, questa membrana è un margine, il bordo di una stanza, di un corpo o di un testo. Come bordo o limite vibra in entrambi i lati. Vibra dall’interno o dall’esterno? Ciò è impossibile da determinare, Il suono si increspa in entrambe le direzioni.

Nessun testo è dunque perfettamente contenuto, tutto si spezza e trabocca. Una barriera può essere attraversata, ci si può muovere da una stanza del labirinto (o della casa) a un’altra, ma nessuna completa struttura può mai essere mappata, nessuna struttura può mai essere completamente mappata. Le categorie testuali, soggetti o campi, che sovrapponiamo alla nostra “conoscenza” con la speranza di proiettare una parvenza di ordine, sono essi stessi trapelati, decentrati, suscettibili di trasformarsi improvvisamente in uno successivo.

Dove si trova dunque il centro in questa biblioteca di Babele? Si trova nel punto di massimo significato o nel punto di totale nonsense? E come può essere determinato? Dove si trova il nesso o “punto di Archimede”, forse al di fuori del cosmos, da cui possiamo stare in piedi su un terreno solido e giudicare?

E chi sono i giudici? Chi sono i Grandi Cospiratori? Chi sono questi esseri onniscenti e onnipotenti che possono tracciare con successo tutti i risultati quando, come abbiamo visto, anche gli dei, persino la Divinità Suprema, si illudono se pensano di aver dominato il caos?

Una membrana, persino un muro o una fortezza, non è un ostacolo per un virus. Nemmeno è limitato dalle categorie di vero/non vero, reale/non reale. Non gli importa se gli si crede o no. Funziona oltre la dicotomia della presenza e dell’assenza. E’ il rapporto centro-margine soppresso che riappare ovunque simultaneamente, il Minotauro si scatena proprio dietro ogni angolo e si replica esponenzialmente.

Un intreccio di differenze o forze senza alcun centro di riferimento attuale.” E, paradossalmente o meno, le tracce di questa apertura verso “Faerie”, incantata o magica, possono essere trovate anche nel più comune degli angoli o delle fessure.

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https://it.wikipedia.org/wiki/L%27Aleph

Sotto il gradino, sulla destra, vidi una sfera iridescente di una luminosità quasi insopportabile. Sulle prime pensavo che stesse ruotando; poi mi sono reso conto che quel movimento era un’illusione prodotta dagli spettacoli vertiginosi al suo interno. L’Aleph aveva probabilmente un diametro di due o tre centimetri, ma lo spazio universale era contenuto al suo interno, senza nessuna riduzione di dimensioni. Ogni cosa (la superficie di vetro dello specchio, diciamo) era infinite cose, perché potevo chiaramente vederla da ogni punto del cosmo. Ho visto il popoloso oceano, l’alba e il tramonto, le moltitudini delle Americhe, una ragnatela argentea al centro di una piramide nera, un labirinto rotto […] Ho visto l’Aleph da ogni luogo contemporaneamente, ho visto la Terra nell’Aleph, e l’Aleph nella Terra e di nuovo la Terra nell’Aleph…, ho visto il mio volto e i miei visceri, ho visto il tuo volto, mi sono sentito girare la testa e ho pianto, perchè i miei occhi hanno visto quell’oggetto ipotetico segreto il cui nome è stato usurpato dagli uomini ma che nessun uomo ha mai veramente guardato: l’inconcepibile universo. 

 — “L’Aleph”, Jorge Luis Borges —

Nel racconto “L’Aleph”, Borges passa da una biblioteca infinita di testi in cui il centro è impossibile da discernere a un comune seminterrato dove l’intero universo è contenuto in un singolo Centro. Eppure questi “spazi” sono gli stessi.

L’Aleph è simultaneità; è il “chaosmos” di Alle in Finnegans wake. Contiene ogni movimento e tuttavia questa è semplicemente “l’illusione prodotta dai vertiginosi spettacoli al suo interno”: l’immagine in movimento dell’eternità. E’ l’istante, la scintilla, la creazione del cosmos dal caos. E’ “Aleph” poiché è l’inizio, l’origine, il Keter (ovverosia “crown” = corona) ma questo solo dal punto di vista del nostro tunnel prospettico basato sullo spazio-tempo lineare.

Civiltà antiche testimoniarono questa concentricità dei grandi cicli: popoli ancora più arcaici, hanno potuto partecipare a queste concentricità composta da molteplici punti: nell’erba, nel lucicchìo della luce del Sole su uno stagno, nel lampo dell’ala di un uccello, nella nascita di un bambino. Per noi, la linea del tempo sferza come delle redini improvvisamente rilasciate, l’ombra o il barlume dell’Aleph giunge a noi, dalla Fine.

Borges lo chiama “oggetto ipotetico segreto”, McKenna lo chiama “oggetto iperdimensionale trascendente”, Couliano lo chiama “oggetto ideale”, Yeats lo chiama “la seconda venuta”.

E’ un “oggetto” sia cellulare che geopolitico, sia biologico che metafisico, sia singolare che plurale. Ancora una volta, le categorie sfumano e si confondono. Tutti gli sforzi per contenerlo e negarlo, presto finiranno per tramutarsi in esso, anzi ne sono già avvolti. C’è come un senso diffuso, infine, che sta già iniziando a trasformare ogni cosa .

E Borges, da joker qual è, fa un altro numero su di noi. Più avanti nel racconto, scopriamo infatti che c’è un altro Aleph, in un’altra posizione poco appariscente, cioè scopriamo che quello potrebbe essere un FALSO Aleph, un anti-Aleph per così dire.

Ma in che modo quest’ultimo sarebbe differente dall’altro? Come potremmo discernere la differenza? Importerebbe? Sarebbero necessariamente identici? Se l’Aleph contenesse tutte le cose, non conterrebbe anche l’ Anti-Aleph? E non sarebbe vero anche il contrario allo stesso modo? O l’uno è solo l’eco dell’altro, entrambi intrappolati nella trama delle differenze?

I due rappresentano due lati opposti dell’universo, Dio e anti-Dio, stato totalitario globale di polizia o giubileo de-centralizzato di autonomia individuale e mutuo soccorso? O tutto dipende dal nostro particolare punto di osservazione? 

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“Bene” si disse Don Chisciotte, “l’uomo predicava bene a un muro di pietra, come ci si poteva attendere, infatti, di persuadere con suppliche simili che una tale feccia del genere umano facesse una buona azione? Due saggi incantatori certamente si scontrano in questa avventura, e l’uno contrasta l’altro.[…] Il Paradiso ci invierà tempi migliori! Non si può far altro che complottare e contro-complottare, minare e contrastare, in questo mondo. Bene, non posso fare altro.”

Don Chisciotte, Miguel de Cervantes Saavedra

C’è un profondo significato nel fatto che Borges segua Cervantes, Menard segua Borges, Zampano segua Menard, Truant segua Zampano, Danielewski segua Truant. E tutti lo fanno simultaneamente.

Don Chisciotte, il primo romanzo, è anche il primo meta-romanzo sperimentale d’avanguardia, post-postmoderno. La storia della letteratura romanzesca inizia dalla sua fine. E’ già simultanea. Questo libro meraviglioso è già stratificato e raddoppiato, già cosciente di se stesso in ogni punto. Al suo interno c’è un vero Don Chisciotte e un falso Don Chisciotte. Il testo appare come il personaggio principale e il personaggio principale è egli stesso un testo. Anticipando ed evocando tutti i suoi echi futuri.

Menard si trova già nel libro, in completa autonomia da Borges. Finnegans Wake viene scoperto qui nella sua interezza, sebbene scritto come narrativa in prosa “convenzionale”. Attraverso le lenti del Don Chisciotte, tutti i testi con/senza margini e centri, divengono un’avventura in cui almeno “due saggi incantatori certamente si scontrano.” Incantesimo e magia, caos e cosmos, Aleph e anti-Aleph, assenza e presenza, virus e non virus, gatto e non gatto nella scatola, Chischiotte e falso Chisciotte…

Ogni complotto è almeno doppio. Il metodo abbraccia entrambi i corni della contraddizione. Il suo unico oggetto di studio è l’ “oggetto ipotetico segreto”, scintillante e affascinante in tutte le sue sfaccettature.

https://it.wikipedia.org/wiki/Cabala_ebraica

L’ “influenza” è il grande Io sono del discorso letterario, e trovo il suo analogo più adatto in ciò che la Cabbalà chiama il primo Sefirot, il primo attributo o nome o emanazione di Dio, Keter o la “corona suprema”. Il Keter è allo stesso tempo ayin o “niente” e ehyeh o “io sono”, assenza assoluta e presenza assoluta. La prima emanazione della Cabbalà è dunque un’entità dialettica.

Keter è la prima emanazione, o immaginazione, dell’ “io sono”. L’ultimissima pagina di  Casa di foglie invoca Yggdrasil, l’albero nordico del mondo, ma in divergenza da questa mitologia afferma che “le sue radici devono contenere il cielo.”

Più precisamente, questo albero l’Albero della Vita della Cabbalà, in cui la sephirot “più alta”, Keter, si trova alla base dell’albero. L’inversione è anche un rispecchiamento. La corona sopra riflette la corona sotto, Malkuth o Shekinah. E l’albero è multiplo in alcune tradizioni della tradizione cabalistica. Malkuth diviene il Keter di un altro, and Keter diventa la sephirot inferiore di ancora un altro Albero in una catena senza fine di creazione e influenza.

Pertanto, anche l’ “influenza corona” è ambigua. Facilità e benedizioni da “sopra,” malattie e maledizioni da “sotto.” Eppure anche ciò è troppo semplicistico, troppo impelagato nella dualità. Ogni influenza ha sempre la sua ombra e la sua luccicanza. Possiamo anche pensare all’espressione “influenza letteraria in relazione all’ ‘attuale stato del mondo’ visto come testo.”

Il nostro metodo sfuma nella “schizofrenia” i nostri rituali falliti possono alterare la tempo-linea della Storia. L’influenza, di autori precedenti e di libri precedenti, è sia presente che assente, così come l’ (ironica) influenza del Keter. Ogni opera, modellata dal caos, è solo una di una serie infinita, che incoraggia una matrix dopo l’altra, in un gioco di specchi opposti, e forse ritorna indietro ciclicamente a quell’ assenza che è poi la vera origine.

Quando fu scritto il primo libro? Quando accadde la prima emanazione? Ciò non può essere determinato. E’ lo stesso Dio solo una eco di un qualche Dio precedente? Cosa succede quando tentiamo di comprimere queste serie in un singolo punto? O forse sono proprio il “tempo” e la “Storia” a iniziare a fare questo per noi? Quindi l’Aleph, che è solo un altro nome per la sefiroth Keter, inizia a venire alla luce. Questa è l’ “influenza della corona”, la corona della creazione, una sbirciatina attraverso il caleidoscopio nella pura simultaneità. La strada da sempre percorsa dalla poesia alla fine raggiungerà ciò che noi chiamiamo “realtà.”

I “super-poeti” devono essere letti male; non ci sono errori generosi da fare per assimilarli, non più di quanto siano generosi i loro stessi errori di lettura  Ogni tradizione caricaturizza i “super-poeti” e ogni “super-poeta” è perciò necessariamente “letto male” dalla stessa tradizione che lo promuove. I “super-poeti” vengono letti in modo così gravemente erroneo che le interpretazioni ampiamente accettate della loro opera tendono ad andare addirittura nella direzione opposta rispetto a ciò che intendevano quei “super-poeti.”

Cabbalà e critica, Harold Bloom

Qui viene concessa la licenza assoluta, sebbene, assumendo ciò, lo stesso Bloom potrebbe lamentarsi di essere stato letto male. Dobbiamo diventare tutti cattivi lettori. Le nostre interpretazioni errate devono infatti diventare così egregie ed estreme da interpretare erroneamente tutte le cose come fosse “poesia da interpretare male.”

“Poesia” è inoltre probabilmente un termine troppo formale, troppo condizionato, troppo lecito ma ogni bit di testo, immagine, rumore, profumo, movimento ed emozione possono e andrebbero essere letti così come leggeremmo una poesia.

E la Tradizione a implodere in se stessa, compressa in un buco nero in cui la progressione lineare, le trame, la causa e l’effetto, divengono senza significato eppure allo stesso tempo le cose assumono un significato infinito. Il Don Chisciotte lo fa già. Anche il Finnegans Wake lo fa. Sono libri simultanei che vengono scritti/letti proprio in questo momento.

L’ansietà dell’influenza è l’ansietà per un centro perduto. Ma noi sappiamo che un vero centro non c’è mai stato — sia nella psiche che nel mondo — e ciò indica che l’ “ovunque” si apre simultaneamente nel centro.

“Attenzione! Un falso Glimmung è attivo! Prendete le procedure di emergenza! Attenzione! Un falso Glimmung–” 

L’oggetto sorto dal mare che sbatteva e si agitava non era il Glimmung. 

Guaritore galattico, Philip K. Dick 

PKD descrive “Guaritore galattico” come uno dei suoi libri più junghiani. Per quanto mi riguarda, questo trascurato classico di Dick è quello che si avvicina di più al delinerare la sua intera teologia, supponendo che PKD abbia mai posseduto qualcosa di così noioso come una stabile e coerente teologia.

Il Glimmung, un’immensa e spesso ironica creatura mutaforma è essenzialmente il nuovo Dio del pianeta Plowman, il quinto pianeta del sistema di Sirio. Ma il Glimmung ha una grande missione da compiere, per la quale ingaggia vari specialisti solitari da tutta la Galassia. Suo desiderio è quello di innalzare una cattedrale di trascurate divinità aborigene dal fondo del mare oscuro del pianeta per restaurarla sulla terraferma. Ma tutto in questa storia è duplicato, riflesso come in uno specchio, in conflitto.

Accanto alla cattedrale sul fondo del mare risiede una sinistra cattedrale nera, e a guardia di questa c’è il (falso) Glimmung nero, il quale apparentemente sconfigge il vero Glimmung dopo un’intensa battaglia sottomarina. L’inconscio, il sè ombra, è emerso dal mare, come previsto, ma ha sopraffatto il controllo cosciente, facendo così traboccare tutti i letti ospedalieri disponibili, minacciando la dissoluzione totale, la completa cancellazione nel nulla.

Philip Dick si tuffava spesso in queste acque oscure e, da sciamano qual era, era in grado di ritornare a galla con il suo bottino di metafore e storie nel suo retino da pesca. Però temeva continuamente di annegare durante queste sue immersioni: questo è ciò che probabilmente alla fine gli accadde. Tutti i suoi altri libri potrebbero essere fruttuosamente re-interpretati attraverso le lenti di Guaritore galattico. Anche la distorta tempo-linea alternativa di The Man in the High Castle (“La svastica sul Sole”) è un’espressione dell’Ombra.

Jung, così come Dick ben sapeva, avrebbe detto che il destino del Glimmung e del Glimmung nero sarebbe stato quello di fondersi insieme come un simbolo completo allo scopo di rendere il “Self” o “Selbst” o “Sè” intero, integro e in salute. Ma esiste un pericolo incredibile in ogni fase di questo viaggio: non abbiamo alcuna idea di ciò che può emergere dal fondo del mare.

E Jung, ancora una volta come Dick, si preoccupa non solo dell’integrità-totalità dell’individuo, dell’anima, ma anche dell’integrità dell’umanità, dell’ “anima del mondo”. Per integrare il mondo, seguendo i suoi cicli ed eoni, la sua Ombra deve emergere. Il Cristo deve incontrare, combattere e alla fine fondersi con l’Anti-Cristo. L’ “oggetto iperdimensionale trascendente alla fine dei tempi” è sostanzialmente l’incarnazione del syzygy — o i gemelli congiunti ermafroditi gnostici, qualcosa di cui PKD era ossessionato al livello più personale — in questo (prossimo) eone acquariano.

Il “2012” è stato un simbolo della sua prima apparizione e, sebbene fosse stato a lungo prefigurato, proprio in questo momento è divenuto VIRALE, biologicamente e informazionalmente. Tutto può essere proiettato su di esso: peste, xeno-fobia, stato di polizia, paranoia, nuovo ordine mondiale, insurrezioni di massa, immigrazione illegale, invasioni di cavallette, inquinamento, rivolte per il cibo, la febbre globale, la mancanza di carta igienica nei supermercati. Tutti i siti sacri sono chiusi: la Kaaba, il Vaticano, i santuari di Qom, il Muro del Pianto, la messa di Pasqua non si fa, la stessa Betlemme è chiusa. Un centro del mondo è ora introvabile.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2010/02/05/una-delle-considerazioni-di-civilta-scomparse/

Tutti i sistemi, politico, economico, sociale, della sanità, psicologico, ecologico sono in caduta libera proprio in questo momento. Nessuna narrativa che “spieghi le cose” è soddisfacente. Sia esso uscito da un laboratorio di armi biologiche, un esotico mercato di animali rari, un incidente vaccinale, un meteorite, un panico mediatico… i cinesi, gli americani, gli europei, i russi, sono ora essi stessi specie in via di estinzione? E’ una bufala, un’isteria di massa, una profezia, un Giudizio, un incubo?

Si macinano e sputano teorie del complotto allo stesso modo di ogni narrativa stabilita ed entrambe, negli anni recenti, si sono fratturate e sbrindellate come non mai. La “Guerra al Terrorismo Globale” sembra ora solidamente comprensibilissima in rapporto a ciò che stiamo vivendo ora, lo sembra quasi in una maniera nostalgica. Ogni testimone è divenuto un partecipante. Ansia mentale e panico interrompono il sonno e il benessere, compromettono il nostro sistema immunitario e invitano il “virus.” Il mondo vola gridando verso un qualche tipo di unità e la – a lungo soppressa – “Ombra” sta esplodendo da ogni crepa. L’Aleph (positivo) e il falso Aleph (negativo) sono presenti e assenti in ogni cellula.

Il traboccare-straripamento (e il tuffarsi) era inevitabile. I nostri corpi e le nostre menti, estesi per abbracciare l’intero pianeta, ci hanno tutti intessuti in una singola trama, un singolo individuo contenente moltitudini. La natura lo ha già realizzato milioni di anni fa e il caos è sempre stato questo, ma ci è voluto un sacco di tempo per fare di ciò una conscia e personale realizzazione, per connettere assieme tutte le nostre storie.

E in nessun modo la palude è stata ancora prosciugata. Anche adesso, l’ “oggetto ipotetico segreto” è soltanto appena in vista per alcuni. Una nuova Incarnazione invade la nostra dimensione: una Bestia e un Minotauro e uno  “Starchild” (detto anche “Figlio delle stelle”), ma per adesso solo pochi (sebbene in crescita costante) riconoscono il suo profilo e la sua eco. Non sappiamo ancora se Esso porterà la pace, la spada o entrambi. Non sappiamo ancora se vi ci immergeremo o vi ci affogheremo.

Ma il metodo, il nuovo modello di lettura: la simultaneità, l’ “epifania oltre le sincronicità”, è la nostra pratica nel tentativo di cogliere tutto in una volta l’intero simbolo.  E’ lì dove coincidono avventura, arte e abilità di sopravvivenza.  E’ un mezzo e nello stesso tempo un rituale per cambiare la natura dello spazio-tempo, e per guarire sia il sè sia il mondo. Insomma, è un viaggio attraverso “Faerie” e il cosiddetto mundus imaginalis.

Versione originale:

http://groupnameforgrapejuice.blogspot.com/2020/03/gobblydumped-simultaneity-crown-of.html





La più letterale presentazione immaginabile come "oracolo dell'Apocalisse"

24 03 2020

Dylan Dog n°77, febbraio 1993.

Da un post di “The Secret Sun” di aprile 2018: […] Ma il fatto è che “Five Ten Fiftyfold” dei Cocteau Twins cantata da Elisabeth Fraser, è in effetti la canzone più terrificante mai registrata. Anche solo una rapida occhiata al testo lo indica:

Wheezing and Sneezing
Tenfold it blew apart
It halved it in half
And went gushing gust wind

Respiro sibilante e starnuti
Dieci volte è esploso
Lo ha dimezzato a metà
E cominciò a soffiare forte vento

Tiziano Sclavi, papà di Dylan Dog, fa un video in cui dice di restare a casa per evitare di contrarre-diffondere il virus.

Come promesso, ecco la mia personale versione di un post di “The secret sun” apparso nel settembre 2019, in cui il gestore del blog Christopher Knowles fa il resoconto di uno spettacolo dei Massive Attack assieme alla ex cantante dei Cocteau Twins Elisabeth Fraser, che Knowles da anni e anni mostra di considerarla una “Sibilla”, una figura oracolare dalle capacità profetiche. Oltretutto, Knowles ritiene di non essere il solo a essersi reso conto di ciò ma anche potenti figure influenti nell’ombra e lo spettacolo presentato nel settembre scorso potrebbe apparire come una “presentazione ufficiale”.

Bene, il giorno è finalmente giunto e sono andato a sentire le profezie della Sibilla al tempio solare nel più grande tempio mitraico all’aperto nella “Nuova Roma”.
 
O è la “Nuova Bisanzio” ed è invece Londra la “Nuova Roma”? O è Londra la “Nuova Babilonia” e New York la “Nuova Roma”? Mah.
 
Comunque sia, non sono rimasto deluso. Anzi, ho ricevuto molto più di quello che ho speso.
Il palco e la platea sono dentro un sole gigante.
Manifesto comparso a Genova a partire da settembre-ottobre 2019.
Ho preso il mio biglietto all’ultimo minuto.  La verità è che Mezzanine non è mai stato uno dei miei album favoriti dei Massive Attack, e non sono mai stato certo se gli incantesimi della Sibilla inerenti a quell’album dovrebbero essere considerati canonici (Mi considero uno di quei canonici, ortodossi, irritanti tipi i quali credono che l’età delle profezie uniche della Sibilla si concluse nell’anno 1996.)

Inoltre, temevo che la Sibilla, avendo ora oltre vent’anni di più, avrebbe magari avuto maggiori problemi alle corde vocali aggravati dalla paura del palcoscenico e la sua voce nell’album era già un’ottava al di sopra della sua gamma naturale. Perdipiù, i prezzi dei biglietti erano ridicoli finché i bagarini hanno cominciato ad alzarli man mano che si ci avvicinava allo show.

Oltretutto, non hanno fatto “Silent Spring” il vero capolavoro della Sibilla assieme ai Massive.
 
Tuttavia, gli eventi del giorno hanno complottato nel forzarmi di cercare misericordia e guida dalla “Our Lady”, la “Nostra Signora”, e sono stato molto lieto di averlo fatto.

PRIMA DI TUTTO

Ero nei posti molto indietro, di mezzo — in “Mezzanine”, ironicamente– e potevo vedere e sentire tutto perfettamente.
 
Inoltre, per questo spettacolo, non c’è nulla sul palco da guardare se non un gruppo di musicisti in piedi nel buio. L’azione era in uno spettacolo di luci coi collage video di Adam Curtis. Meno male che m’è parso non ci fossero epilettici nel pubblico.
 
Avevo visto diversi video on-line ma non si avvicinano all’esperienza che si ha “dal vivo”. Le luci erano molto, molto accese, la musica era molto, molto forte e i video erano bizzarramente tridimensionali, come ologrammi. Se ci fosse qualche verità sui metodi visti in The Parallax View, ognuno nella folla avrebbe potuto essere un candidato manciuriano.
 
Devo dire che con i video, quegli accordi e tutto il resto, lo spettacolo mi ha ricordato molto di più un concerto dei Clash di qualsiasi cosa mi aspettassi i Massive Attack mettessero su.
 
E’ stato molto divertente sentire i Massive fare una cover di una delle mie canzoni dei Bauhaus preferite come “Bela Lugosi’s Dead.”
 
Mi hanno ricordato un sacco anche i Clash, quando Mikey Dread or Ranking Roger hanno agguantato il microfono.
Così come da me detto tante volte, i video di Adam Curtis sono usciti da The Parallax View e Clockwork Orange. Insieme allo spettacolo di luci, l’ho trovato anche somigliante al suo lavoro nel balletto MKULTRA del 2017.
 
Ironicamente, pensando a tutti i messaggi “anti-nostalgia” di Adam Curtis, è invero una forma di nostalgia per un tempo in cui le persone credevano sul serio che poche semplici visualizzazioni di immagini disturbanti– naturalmente accompagnate da testo– erano in grado veramente di fare il lavaggio del cervello alle masse.
 
Sappiamo meglio le cose adesso.
 
Il climax dello spettacolo ha dimostrato la mia folle illusione tesi singolare che quella timida, modesta, schiva e piuttosto androgina casalinga di mezza età suscita in qualche modo l’ interesse per un sacco di potenti e influenti personaggi. Gente che sembra veramente sapere il fatto suo quando si tratta di esoterismo e occulto. 
 
Così come mi è sembrato di intuire molto molto tempo fa, pare esserci una connessione simbolica ripetuta tra questa piccola voce di soprano scozzese e l’Apocalisse, che è così consistente e così presente da essere innegabile.
 
Non chiedetemi il perché.
 
Comunque, dopo un catalogo d’immagini distopiche c’è stato un “crescendo” del “Group Four” (potete vedere una completa performarce della canzone qui. )
 
Robert Del Naja (o Banksy, se preferite) e la Sibilla hanno condiviso le voci, quindi Del Naja ha lasciato il palco alla Sibilla, che silenziosamente s’è lasciata abbagliare dalle luci.

O silenziosamente Lei ha canalizzato, dipende dal vostro punto di vista. 

Poi la band ha suonato a squarciagola un riff particolarmente rumoroso mentre scene di rivolte a Parigi, Mosca e Hong Kong riempivano gli schermi assieme ad altri flash da incubo.
 

Tutto quanto mi ha anche ricordato una strana visione da me avuta di un antico misterioso rituale in una mattina di prima estate del 1986, mentre all’incrocio di James Street con Harter Road ascoltavo “Great Spangled Fritillary.” 

Qualcosa che sembrava uscita dai misteri di Delfi ed Eleusini.

La venerata sacerdotessa poi s’è messa a cantare qualcuno dei suoi oracoli mentre le torce ardevano e gli stendardi svolazzavano.

Naturalmente tutto è iniziato nel 2013, quando lo stesso cast mise in scena il prototipo di questo tour. Amo questo video perché è la sola registrazione degli scorsi 23 anni in cui il cantare della Sibilla si avvicina di più alla sua gamma armonica naturale.
 
Prendete nota dell’immagine finale della performance nel video sopra.
E’ tutto così folle, no? Voglio dire, perché? Perché continuiamo a vedere questo genere di cose? Perché sentiamo la sua voce risuonare nel cielo del rituale “Clarion Call”, a sua volta uno “spin” dello stesso produttore di “Siren Song” in Australia? 
 
Perché questa timida donnetta– sostanzialmente in pensione decenni dopo i suoi gloriosi giorni rock/indie negli Ottanta — affascina così tanto certuni a tal punto da farli spendere un sacco di soldi per mettere in piedi queste accese esibizioni ritualistiche?
 
E’ del tutto pazzesco, e sta andando avanti da due decenni.
I Massive Attack si esibiscono sul palco nel settembre 2019 davanti a video di pozzi di petrolio in fiamme.

Magari per il fatto che grandi eventi esterni sembrano così spesso essere in sincro con eventi significativi della vita di Lei e del suo lavoro. 

Come il super-tifone e i super-branchi di delfini che l’anno scorso hanno annunciato il suo ritorno in pista. O il fatto che l’uragano Dorian abbia colpito nello stesso momento in cui Lei tornava a esibirsi in America dopo sei anni (e a fare un tour per la prima volta in 13 anni.)

O che l’ultimo rituale di “impeachment” contro Trump è iniziato proprio poche ore prima che Lei si esibisse in quel di Washington DC. 

Ormai ne abbiamo viste di cose che ci fanno stare lì fermi a pensare, giusto?

Sto a teorizzare ma posso solo dire che sapevo c’era qualcosa di unico e inconoscibile in lei 36 anni fa, poco dopo i primi secondi del brano “From the Flagstones.”
 
Mi manca molto il senso di abbandono che mi suscitavano quei vecchi dischi dei Cocteau Twins, nonostante non sia mai stato un grande fan del suo alto soprano, ma qualche macro-sincro sicuramente è riuscita a smuovermi delle rotelle nel cervello grazie a quella performance.
 
Vedete, avevo perduto il significato sottostante di “flowers”, “fiori”, fino alla canzone successiva. Sono stato così colpito dagli strazianti filmati di guerra che scorrevano sugli schermi che mi c’è voluto un po’ prima di capire.
 
Dove sono andati a finire tutti i fiori? Bene, lo vedete dalle grafiche alla fine del clip dove esattamente sono finiti i fiori, figurativamente e letteralmente.

Take Time to Smell the Roses Because Losing Your Sense of Smell Could Be One of the First Signs You Have COVID-19?

Prenditi tempo ad annusare le rose perché la perdita del senso dell’olfatto potrebbe essere uno dei primi sintomi del COVID-19.

Ma adesso dovrei spiegare perché ho iniziato a essere fissato con Lei. Vedete, ha salvato la mia vita, piuttosto letteralmente. E, sebbene in modo figurato, mi ha tirato fuori dall’inferno.

O forse anche letteralmente.

 

FARMACI SONICI

Christopher Knowles, infatti, anni fa è stato molto male, a causa di sofferenze fisiche dovute a infiammazioni muscolari (sindrome infiammatoria miofasciale); dal momento che le cure a base di farmaci quali Celebrex e Vioxx non funzionavano (anzi peggioravano la situazione) e l’unico farmaco di una certa utilità, il Prednisone, aveva dei brutti effetti collaterali, l’unica strada da percorrere rimaneva quella dei cocktail di oppiodi, una strada infernale durata molto tempo.

Knowles non riusciva più a fare niente, nemmeno a muoversi e pensare, imbottito di psicoattivi, lidocaina e gel Voltaren.

Grazie alla pericolosa assunzione di più medicine in contemporanea (Oxymorphone, Tapentadol, Klonopin) in qualche modo, fortunatamente, il suo stato infiammatorio non peggiorava anche se i suoi medici gli dicevano che sarebbe stato meglio si ricoverasse in ospedale e che era da pazzi affrontare la malattia da soli contando soltanto sulle proprie forze.

E infatti, se non fosse stato per la voce della “Sibilla”, a dire dello stesso Knowles, egli forse non ne sarebbe uscito, perlomeno in tempi ragionevolmente brevi. Torniamo alle sue parole.

E’ una che toglie i veleni. Non ho ancora capito bene come ci riesca ma c’è qualcosa nelle sue melodie e armonie che funziona sulla chimica del cervello in modi che non abbiamo ancora capito, in modi simili agli oppiodi ma senza costipazioni e la bocca secca. Così ebbe modo di dire Prince: ti fa piombare in uno stato onirico.

Anche se non mi spingo certo a dire che sia davvero una fata elfo aliena capace di mesmerizzare in un incantesimo i suoi ascoltatori, è indubbio che qui abbiamo a che fare con qualcosa di inusuale.

 

PHILIP K. DICK

Tradizionalmente, il test per spiriti e oracoli non era solo la profezia, era anche la capacità di guarire. Questo è un punto molto importante.

Vedete, avevo finalmente tirato fuori tutta la mia roba dall’appartamento di Satana restituendogli la chiave quando morì Chris Cornell.

Non chiedetemi di spiegarvi. Niente di ciò possiede un senso oggettivo. Ogni giorno che passa comincio a chiedermi sempre più spesso se sono solo un personaggio dentro una storia di Philip K. Dick che fa solo finta di essere un essere umano reale. Spero un giorno o l’altro di riuscirmi a spiegarmi meglio.

Come ho detto molte volte, PKD sarebbe stato molto più fissato di me con questa donna. E gli avrebbe ispirato la scrittura di almeno venti libri.

Ad ogni modo, ora come ora, le prove sono abbastanza conclusive da pensare che non c’è più solo un blog come il mio a rendere conto di ciò che sta succedendo. Non posso dire di essere felicissimo che certe persone abbiano usato Lei per le loro imprese, ma è tutta questione di Potere. Un po’ come quando i produttori volevano infilare sempre Tony Bennett e Johnny Clash nei dischi dei loro artisti.

Il talento è economico, ma il carisma è caro. E il vino non va confuso con la bottiglia che lo contiene.

Posso non essere d’accordo con l’ideologia neo-fabiana di Adam Curtis, ma non posso onestamente dire che lui non pensi davvero di star facendo la cosa giusta.

Non sono d’accordo con le filosofie che molte persone potrebbero sostenere e posso credere che quelle filosofie portino quasi inevitabilmente a un disastro, ma sono poche le persone che si organizzano e agiscono con intenzioni maliziose.

Al contrario, penso che i maggiori crimini storici vengano spesso commessi da persone convinte di stare agendo “per il bene dell’umanità.”

Probabilmente le cinque parole più pericolose del mondo.





Mangiare un passato scomparso

1 03 2020

Confesso di subire il fascino degli spot pubblicitari delle merendine e snack degli anni ’80-’90 oggi non più in produzione.

Anche perché, durante la mia infanzia in quegli anni quelle merendine le avevo mangiate!

Nonostante, oggi come oggi, se ne producano ancora eccome (e forse più di prima), hanno perduto del tutto la carica mitologica che possedevano in quegli spot pubblicitari di trenta-quarant’anni fa.

Il loro mito è dato dal ritmo collettivo diverso e più ottimista dei tempi che li produssero e che, dalla distanza attuale, dei ritmi di oggi, appare come un paradiso che abbiamo perduto, anche se quell’ottimismo era dato anche da ingenuità e illusioni.

Il fatto che di quelle merendine attualmente si sia interrotta la produzione, intensifica la sensazione di perdita di una cornucopia della fortuna, di divinità dell’abbondanza e prosperità che ci hanno abbandonato, ritirandosi in dei posti per noi ora irraggiungibili.

E poco importa che quei dolci di pandispagna, cioccolato e creme, che quei biscotti e patatine al formaggio fossero buonissimi in confronto a quelli di oggi anche perché dentro avevano ingredienti grassi attualmente posti sotto divieto di utilizzo per produrre alimenti industriali.

Con i suoi profumi e i suoi gusti, non ho mai trovato nulla di più attraente del CIBO DEL PASSATO.

D’accordo, opere d’arte, tecnologie, avvenimenti bellici, documenti scritti, statue, film, abiti…ma se c’è una cosa che ci risulta davvero concreta è il cibo…e quello del passato, di trenta, settanta, cento anni fa: l’abbiamo irrimediabilmente perduto, con tutti i profumi e i sapori che c’erano allora e che oggi per via del passare dei tempi, non ci sono più.

Infatti, un certo numero di spot pubblicitari di allora intendeva sollecitare e solleticare lo spettatore proprio ventilandogli la possibilità che i biscotti dolci proposti dalla pubblicità tv fossero “proprio come quelli di un tempo”, soprattutto allora! Anche se erano una novità.

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Oggi rimpiangiamo il fatto che gli “iogoroll” siano stati sostituiti dai “flauti” (meno compatti e non più disponibili farciti crema di yogurt e frutta) che il “tegolino” di allora era assai più grande, quadrato e burroso, che non fanno più “campanelle”, “soldini” e “fieste” alla mandorla…ma all’epoca c’erano questi spot che presentavano i “dolcetti delle feste” come riproposizione di tradizioni antiche mai esistite nella realtà ma solo in uno spot in cui veniva mostrata della gente di “altri tempi”, vestita fuori moda vagamente XIX secolo nelle campagne, tutto in stile flou e sognante, in questo “dì di festa”, avrebbe detto Leopardi. E i nomi dei “dolcetti” che mangiavano in quell’occasione erano in linea con tutta la narrazione “c’era una volta”, quando i mulini erano bianchi, avendo nomi di cose che non erano più di moda: “baiocchi”, “nocchie”, “gemme”.

Così come anche “l’antica gelateria del corso”, che io mi ricordo pensavo, con quel suo logo Belle epoque fosse una VERA tradizione di un negozio di gelati da una fine XIX secolo-inizio XX  in realtà mai esistito, se non nella fantasia professionistica di un team di pubblicitari del nord Italia.

Ricordo, dunque, inoltre, che un po’ di anni fa, una volta passata infanzia e adolescenza (parlo del primo lustro degli anni 2000) ero attratto da questi prodotti la cui intenzione era proprio quella di proseguire una vera tradizione presente fin da tanti anni prima; mi ricordo, per esempio, la marca “spumador” di Como o giù di lì. Sapevo già da qualche tempo della sua esistenza poiché in certi bar, quando chiedevo la spuma al banco, mi servivano delle aranciate, dei ginger o delle sanguinelle proprio di quella marca…ma fu una sorpresa quando scoprì che la “spumador” quella originale, modello n°1 diciamo, risalente all’anno 1938 in Italia era ancora in produzione, con la stessa ricetta di allora e persino con lo stesso stile retrò di etichettamento.

Un po’ di anni fa feci un sogno in cui mi succedeva di riuscire a mangiare prodotti alimentari, più o meno di produzione industriale, dell’Italia degli anni Trenta del secolo scorso, riuscivo chissà come mangiare cibi confezionati prodotti nel 1936-1939 o giù di lì.

Naturalmente sarebbe stata un’emozione per me dal momento che magari avrei avuto a che fare con caratteristiche del cibo ormai non più presenti attualmente, le quali mi avrebbero stupito.

Comunque, il mangiare cibo della seconda metà anni Trenta mi sembrava proprio come qualcosa che poteva succedermi soltanto in sogno dal momento che la vedevo come una cosa decisamente improbabile reperire prodotti alimentari di quegli anni senza poter disporre di una macchina del tempo.

Finchè non mi sono imbattuto recentemente in un certo Steve di http://www.mremarketplace.com/ , il quale è nel commercio delle razioni militari vendute ai civili. Nei suoi video presenta sue recensioni delle cosiddette “razioni K” ovvero un pasto giornaliero completo destinato ai militari che si trovano in missione composto da tre scatole colazione, pranzo e cena. Ogni esercito di ogni paese ha le “razioni K”, Italia compresa. Questo Steve, mentre consuma il pasto giornaliero contenuto nelle tre scatole, lo recensisce.

Oltre che recensire razioni militari dei nostri giorni, Steve si è cimentato a consumare razioni militari del passato, da lui reperite. Assieme a pacchetti di sigarette, caramelle e chewingum, se le confezioni ermetiche sono riuscite a conservarsi in buono stato, dentro le lattine e i sacchetti si possono trovare polveri di caffè e di latte instantaneo, burro di arachidi e biscotti i quali in qualche caso sono ancora perfettamente commestibili, cinquanta, sessanta, anche ottant’anni dopo essere stati prodotti in un mondo che oggi non c’è più.

Quel mio sogno si può allora avverare…