Nuovo post di sole immagini 3

5 03 2016

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Leo Lyon Zagami, il Bruno Cortona del cospirazionismo

23 12 2013

ATTENZIONE: questo post non ha affatto l’intenzione di screditare chicchessia, è solo un’affettuosa presa in giro di qualcuno verso cui ho anche una specie di stima o, perlomeno, simpatia. Nulla di volutamente offensivo, dunque.

Se c’è un personaggio di questi ultimi anni molto difficile da inquadrare nelle categorie a noi conosciute, questi è Leo Lyon Zagami. Affiliato a una loggia massonica fin dalla prima giovinezza – ed ex disc jockey– ne è uscito qualche anno fa, perché ormai schifato dagli ambienti in cui era costretto a vivere, in mezzo a intrighi, sotterfugi e corruzioni di ogni genere. A suo dire, è stato perseguitato fino al non poter vedere più un suo figlio e fino addirittura alla TORTURA; ha vissuto all’estero per quindici anni e, una volta uscito dagli ambienti della massoneria e delle cospirazioni occulte contro l’umanità, le persecuzioni nei suoi confronti ci furono perché cominciò a rivelare i segreti che gli affiliati alle società occulte da lui frequentate, non volevano rivelasse. A partire dal 2006, Zagami ha rilasciato molte interviste in inglese sulla sua esperienza di “ex Illuminato”, oltre che con la sua amica principessa Nakamaru del Giappone (quella che durante il 2012 parlava dei “tre giorni di buio” intorno al 21/12) s’è fatto vedere con Benjamin Fulford e con quelli del Project Camelot, in giro dentro automobili negli States a raccontare, sempre in inglese (è bilingue per via della madre british), i retroscena massonici di eventi e politici americani, le loro connessioni coi gesuiti e i sionisti, la questione extraterrestre che, in realtà, cela aspetti di spiritismo, esoterismo ed extradimensionalità. Zagami, inoltre, è stato musulmano e scrittore internazionale di best seller in Giappone. Ultimamente, rientrato in Italia, ha scritto ben cinque libri in un anno e mezzo, presentati anche in spiaggia d’estate sulla riviera romagnola, documentatissimi (una trilogia su tutte le rivelazioni occulte di cui è stato testimone per anni dall’interno, uno sui maestri invisibili del NWO e uno sul nuovo papa) è entrato in politica, assieme al centrodestra, con un partito chiamato “Moderati 2.0”, il quale s’è aggregato a un’altra formazione chiamata “Grande Sud”, lo si vede sempre in giro a fare il conferenziere, l’intervistato, l’intervistatore, reportage in inglese e italiano. E i suoi argomenti sono sempre le verità esoteriche e luciferine fuori dal radar dei mass media, alle quali Leo Lyon, forte della sua frequentazione decennale di ambienti segreti, gli dà quel tocco in più di esperienza concreta, un valore aggiunto sconosciuto a molti “teorici della cospirazione”, sia all’estero che in Italia. Nonostante la quantità di documenti autentici che allega a ciò di cui parla e scrive, Zagami s’è creato, col tempo, un personaggio abbastanza imprevedibile e bizzarro, una specie di “eroe senza macchia e senza paura” di altri tempi, dai modi diretti, che sembra uscito (anche come aspetto) dalla penna di un romanziere d’avventura dell’ottocento, un paladino delle sue idee, di quelli di cui s’è perso lo stampo, pronto anche a MORIRE, come ha detto diverse volte, per difendere la libertà contro l’oppressione. Ultimamente, s’è infilato anche tra i manifestanti del “comitato 9 dicembre”, detto popolarmente “Movimento dei forconi” e, in quest’ultima occasione, come mostrano diversi episodi (tra cui il video che presentiamo) sembra essere ritornato ai bei tempi di un sano delirio mitomane, per esempio come quando diceva di essere una FIGURA MESSIANICA pronta per il post 2012. A me, personalmente, e ritengo di vederlo bene nel video, Zagami, a volte, come atteggiamenti e modo di parlare, mi fa venire in mente il personaggio interpretato da Vittorio Gassman nel film “Il Sorpasso”, quel simpatico millantatore di BRUNO CORTONA che, con una gran faccia tosta, un po’ di mitomania e una sana “arte di arrangiarsi”, si infilava a capofitto nelle situazioni più improbabili, uscendone magari malconcio ma sempre indenne.

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The Best of Bruno Cortona





La scena finale del primo film della serie di Fantozzi e la Fabian Society

13 07 2013

Era il megadirettore galattico in persona, colui che nessun impiegato al mondo era mai riuscito soltanto a vedere, correva anzi voce che non esistesse neppure e non fosse un uomo ma solo un’entità astratta.

“Ma, scusi, questa…è la sua stanza?”

“Certo.”

“Va be’, ma le cento piante di ficus, e le poltrone di pelle umana, e il grande acquario nel quale nuotano dei dipendenti sorteggiati…”

“Voci, caro Fantozzi, messe in giro dalla propaganda sovversiva.”

“Prego, si accomodi.”

“Si ma, dove, dove andiamo?”

“Si sieda, qui.”

“Ma qui, al suo posto?”

“Certo. Un sorso d’acqua? Un tozzo di pane?”

“Scusi conte ma…io…mangiare con lei?”

“Ma certo, che differenza c’è tra me e lei?”

“Ma abbia pazienza! Ma come che differenza c’è?! Non mi vorrà mica dire, signor duca, che siamo uguali io e lei, voi siete i padroni, gli sfruttatori, noi siamo gli schiavi, i morti di fame!…”

“Ohh…ma caro Fantozzi, è solo questione di intenderci, di terminologia, lei dice padroni e io datori di lavoro, lei dice sfruttatori e io dico benestanti, lei dice morti di fame e io classe meno abbiente, ma per il resto la penso esattamente come lei.”

“Come, altezza, come?”

“Io, come lei, sono un uomo illuminato e sono convinto che a questo mondo ci sono molte ingiustizie da sanare, la penso esattamente come lei, e come il nostro caro dipendente Folagra.”

“Ma…mi scusi, sire, ma…non mi verrà a dire che lei è, scusi il termine sa,…comunista!”

“Be’…proprio comunista…no, vede, io sono un…medio progressista.”

“Ahh. Ma in merito a tutte queste rivendicazioni e a tutte le ingiustizie che ci sono, lei cosa consiglierebbe di fare, maestà?”

“Ecco, bisognerebbe che per ogni problema nuovo, tutti gli uomini di buona volontà, come me e come lei, caro Fantozzi cominciassero a incontrarsi senza violenze in una serie di civili e democratiche riunioni fino a che non saremo tutti d’accordo.”

“Ma…mi scusi, santità, ma in questo modo…ci vorranno almeno…mille anni!”

“Posso aspettare…IO.”

“Grazie.”

Il dialogo che ho appena presentato, tratto dal film Fantozzi del 1975, m’ha ricordato fortemente qualcosa letto qualche anno fa (sui blog Tra Cielo e Terra e The Synopticon) a proposito della cosiddetta Fabian society, m’ha ricordato un testo tratto dalla voce corrispettiva di Wikipedia in lingua italiana, che traduce Fabian society con Fabianesimo (altre fonti italiane lo traducono anche come “socialismo fabiano.”) A differenza della stessa voce nelle versioni in inglese e in francese di Wikipedia, il testo della versione italiana è meno dettagliato e particolareggiato e, in un certo senso, più orientato verso una lettura quasi immaginifica della Fabian society (tradotta in Fabianesimo) come se fosse una società segreta che agisce nell’ombra per influire pesantemente sulla politica sociale dell’intero Occidente, partendo dall’Inghilterra.

Il dialogo della scena finale del film Fantozzi pare essere una stringata spiegazione della filosofia, della Fabian society, il suo modus operandi, a cui sembrerebbe proprio accennare!

Stemma della Fabian Society: il lupo travestito da agnello.

Stemma della Fabian Society: il lupo travestito da agnello.

Il simbolo della Fabian Society: la tartaruga.

Simbolo della Fabian Society: la tartaruga.

Il Fabianesimo […] Prese tale nome in quanto si avvalse sempre di una tattica gradualistica e temporeggiatrice che ricordava, sotto alcuni aspetti, la politica di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, che nella lotta contro Annibale e i suoi cartaginesi si avvalse di una strategia attendista di lento logoramento. Il Fabianesimo difatti, crede nella graduale evoluzione della società, tramite riforme incipienti che portino gradualmente al socialismo, a differenza del marxismo che predica un cambiamento rivoluzionario.

Il Fabianesimo era caratterizzato principalmente dal pragmatismo, rifiutava le idee utopiche.

Il loro socialismo non è stato un movimento rivoluzionario, ma finalizzato allo sviluppo e all’evoluzione in senso socialista delle istituzioni esistenti.

I Fabiani erano in favore di un’alternativa alla proprietà dei mezzi di produzione per porre fine al disordine economico e gli abusi provocati dal capitalismo.

Concludiamo con questo passo, che, pensando al dialogo del film, è davvero degno di nota, sempre tratto dalla immaginifica pagina italiana di Wikipedia dedicata alla Fabian Society alias “fabianesimo.”

Leon Trotsky pensava che il Fabianesimo fosse un subdolo tentativo di salvare il capitalismo dalla furia della classe operaia. Ha scritto “in tutta la storia del movimento laburista britannico vi è stata pressione da parte della borghesia sul proletariato attraverso l’ uso di radicali, intellettuali, salotto e chiesa socialisti, e owenisti, che respingono la lotta di classe, difendono i principi di solidarietà sociale, predicano la collaborazione con la borghesia, imbrigliano, e indeboliscono politicamente l’avvilito proletariato”





Domino

2 06 2013

Non si direbbe, ma è giugno, e quindi questa sera voglio un po’ “spaziare.”

Dalla imprescindibile playlist YouTube di Klepperderep (che raccoglie funk, disco soul, italo ed altra roba elettronica, soprattutto del periodo 1975-1988) state ascoltando il brano “Amama” (perlomeno lo ascolterete dopo aver cliccato sul link), tratto dal doppio album del 1982 DOMINO, uscito per la Baby Records.

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Cliccateci sopra per vederla bene

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Se uno vuole, o si vuole divertire, chissà come potrebbe interpretare simbolicamente tutte le immagini presenti sulla divertentissima copertina. Dominata da ben 12 triangoli (6 in un album e 6 in un altro), di cui due, l’uno con un OCCHIO dentro (la cui pupilla è un tredicesimo triangolo, rovesciato) e l’altro con una piccola congrega di 4 incappucciati. Anche i rettangoli che compongono la scritta DOMINO sono 6.

La cosa sembra relazionarsi con lo stesso logo della Baby Records, casa di produzione discografica defunta da anni ma che all’epoca era ben nota, ci incedevano, tra l’altro, i Ricchi & Poveri e Albano & Romina, chiusa parentesi triste.

E apertura di un’altra parentesi, non so se altrettanto triste: come dimenticarsi, infatti, delle due compilation degli anni ottanta, “Mixage” e “BimboMix”, uscite sempre per la Baby Records?

Dunque, misteriosamente (?) il logo della Baby Records passò dall’avere il bebè, con in una mano il vinile e nell’altra il cilindro, inscritto in un cerchio ad averlo inscritto dentro un esagono.

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E, mentre il triangolo principale sulla copertina dell’album è contornato da altri 5 triangoli, l’esagono principale del logo è contornato da altri 4 esagoni. 4 come gli incappucciati sulla copertina di uno dei due album che compongono l’album doppio.

Tra l’altro, sulla stessa fondamentale playlist di Klepperderep (già citata su Civiltà Scomparse in un altro post), v’è un’altro pezzo, questo di italo-disco, FOG, di Riccardo Cioni, sulla cui copertina sembrano unirsi in una sola immagine due immagini ben note a coloro che si interessano di certe cose: l’esagramma (un esagramma un po’ strano, inclinato e stiracchiato) e l’occhio di Horus inscritto dentro un triangolo.

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Tra l’altro, nell’esagramma come lo conosciamo compaiono sia i 5 triangoli della copertina dell’album DOMINO sia il grande esagono centrale dentro cui è iscritto il bebé di pelle scura del logo della Baby Records.

Sarà per questo che QUELLI dell’élite, cioè della casa discografica, hanno cambiato logo passando da un banale cerchio all’esagono, aggiungendone, per giunta, altri 4?





Walter Veltroni e l’ENTITA’

7 03 2013

Volevo prendere qualche appunto a proposito dell’impressione che m’ha fatto il video, quello di una puntata della trasmissione Anno Zero, qualche anno fa, forse quando Walter Veltroni era segretario del Pd. Il periodo 2007-2008, quando si parlava di Veltrusconi, non erano ancora spuntati i fenomeni Mario Monti & Mario Draghi, erano ancora di là da venire; c’era stato, primavera 2008, quasi cinque anni fa, il “secondo Vday”, era un periodo in cui mio papà diceva che “in tutta la sua vita non aveva mai visto una situazione così incasinata nella politica italiana.” Cinque/sei anni fa. Comunque, intorno a quei tempi, c’era stata, dunque, questa puntata di Anno Zero, ancora con il logo, quello di Rai Due, rosso, con a metà la farfallina coi due profili. Come ospite, quindi, c’era Veltroni: in quell’occasione ha esternato delle cose su cui mi sono trovato d’accordo. Ha parlato delle “zone oscure” dei misteri delle stragi italiane, da quella di Capaci a quella di via D’Amelio; la mafia, prima d’allora, non aveva mai utilizzato metodi così, esplosioni così distruttive. E poi, dopo quelle due occasioni, Falcone & Borsellino, ha smesso. Ed era il 1992, un anno cardine di cambiamento per l’Italia. Così come per quanto riguarda Aldo Moro, il rapimento e la sua uccisione, la strage di Ustica. Tutti avvenimenti, in particolare quest’ultimo, i quali, tra l’altro, si sono lasciati dietro una scia impressionante di morti. Poi, Veltroni ha parlato anche della famigerata “Banda della Magliana”, di come compaia in diversi episodi di quel tipo i quali, apparentemente, non c’entrano nulla l’uno con l’altro.

Affrettandosi a dire di “non essere un complottista” – e, al suo posto, avrei detto anch’io così – s’è detto, comunque, persuaso dell’esistenza di una “entità” (forse ciò che altri, gente vicina a Berlusconi, hanno chiamato “cerchio sovrastrutturale”?) la quale indirizza, influenza, pilota, ricatta le azioni dei governi, delle istituzioni e “agisce” se non è soddisfatta o, in qualche modo, vuole farsi “sentire meglio.”

Ai tempi in cui l’avevo visto, non immaginavo che Veltroni avesse potuto fare un discorso così. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Sono queste le cose che mi caricano, altro che le canalizzazioni!





Complottismo ante litteram (1942)

22 02 2013

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Il capostipite assoluto di tutti i film che trattano di “forze occulte”, la regia nascosta dietro le quinte degli avvenimenti che succedono nel mondo. Questo Forces occultes, diretto da Paul Riche, pseudonimo di Jean Mamy, settantun’anni fa. Potete trovare qui il film intero, dove sotto c’è una frase che dice come i suoi creatori furono uccisi subito dopo averlo girato, ma non è vero. Il già citato regista fu condannato a morte – presumibilmente ghigliottinato – per collaborazionismo, un bel po’ di tempo dopo aver girato il film.

Quando il complottismo diventa collaborazionismo.

Qui di seguito, uno spezzone che mostra l’iniziazione massonica, resa senz’altro più suggestiva e oscura di ciò che è realmente.





Appunti Witch House tratti da un Moleskine taroccato (aprile dell’anno scorso)

19 02 2013

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Trovo dei parallelismi curiosi tra la vicenda di Ferdinando Carretta, il romanzo Medium di Giuseppe Genna e le stesse vicende della mia vita.

Gli appartamenti.

E due epoche ben precise: il passaggio dalla seconda metà degli anni settanta alla prima metà degli anni ottanta.

E poi, forse, il passaggio dalla seconda metà degli anni ottanta alla prima metà degli anni novanta.

Mi piacerebbe trovare un’altra parola sinonimo di questa, ma l’unica che posso, di cui posso disporre é

inquietante

per definire quel periodo.

Con l’avvento della new wave, le cui tracce, la cui scia arriva fino all’hypnagogic pop e alla witch house
[di cui il video qui è un esempio]

Ma – nello stesso periodo – anche il synth pop e la computer space rocket disco

assieme all’esistenza, ancora, di una grande istituzionalità pubblica-statale.

Democrazia Cristiana.

Istituzionalità molto presente.

Cerimoniosità istituzionale.

Ritualità.

Ritualismo istituzionale.

Partecipazioni pubbliche.

Industria di stato.

Questa situazione raggiungeva i livelli massimi nell’Impero Del Male, nell’URSS.

Quelle parate militari sulla Piazza Rossa davanti ai gerontocrati in tribuna.

Significativo il manifesto del film EvilEnko, col volto del serial killer, pedofilo e cannibale, che indossa degli occhiali [istituzionali] dalla montatura pesante.

E un altro grande simbolo di quella situazione è il telefono grigio della SIP, allora società telefonica gestita INTERAMENTE dallo stato.