Siamo nell’ Era della Corona: simbolismi a cascata – la fine dell’ inizio è qui, gente

27 02 2020

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“Osservate bene questo simbolo, la Corona. È iniziata una nuova era nel sincromisticismo, un nuovo filone. Pare che ce lo ricorderemo per molto, molto tempo, tanto è che ne siamo letteralmente bombardati in questi giorni.”

MA QUANTE COSE POSSONO ESSERE UNA CORONA ?

Un virus: Coronavirus (aka CRONO – VIRUS?) 

“Si chiama ‘Abisso’ la nuova edizione del libro che contiene la ‘wuhan 400’ in arrivo al 13 marzo, nono anniversario di Fukushima, un po’ come dire ‘abisso della timewave’ XD”

https://civiltascomparse.wordpress.com/tag/timewave-theory/

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2010 Kelley number set

https://www.urbandictionary.com/define.php?term=Koontz

“Corona in senso medico: ‘Medicine/Medical. (of a baby in childbirth) to reach a stage in delivery where the largest diameter of the fetal head is emerging from the pelvic outlet.’ (‘corona’ significa “quando spunta fuori il volto della nuova creatura in divenire” …)”

“Parole legate al contesto di corona: culmine, pinnacolo, zenith, acme, vertice, cima, summit, picco, vetta, climax, ultimate…”

“Crow significa anche ‘pianto di neonato’ in inglese onomatopeico.”

“Oppure il canto del gallo al mattino … alba di una nuova era …a posto siamo XD

LA GALLIA!”

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“Dire la corona = recitare il rosario”

“‘Coronamento’ in senso di compimento”

“Nella loc. (fis.) ‘effetto corona’, fenomeno di dispersione di energia elettrica che si manifesta sulla superficie dei conduttori elettrici ad alta tensione sotto forma di effluvio luminoso accompagnato da un caratteristico crepitìo.”

“Parigi come ‘Paride’, colui che rapì Elena e iniziò la guerra di Troia … Trojan è il virus … e il cavallo Di Troia? Paride che colpì il tallone di Achille”

“PENSA, i media di tutto il mondo non stan facendo che ripetere milioni di volte questa parola inondando la coscienza collettiva, qualcosa vorrà dire.”

 “Comunque sono praticamente sicuro che a livello di ‘zeitgeist’ la ‘sequenza tellurica di pre sisma’ è iniziata … quanto durerà non è dato saperlo, ma abbiamo chiaramente un ‘background’ per qualcosa di enorme in avvicinamento … mi ricorda il 2011 quando abbiamo dapprima avuto la primavera araba, poi Fukushima e la Siria, insomma, 2 eventoni dopo quella che sembrava la nuova era … Cieux ha ragione, siamo su un binario molto particolare.”

“E’ più o meno quello che volevo dire io prima, troppe cose nello stesso tempo stanno andando avanti senza che nessuna di queste si avvii a una ‘normalità’ anzi, come si vede ora, possono prendere pieghe inusitate mai viste prima. Ora come ora, distratti da questa emergenza ci dimentichiamo di tutta la roba mondiale apparentemente in sospeso ma che è come un fiume sotterraneo che non si ferma e attende il momento propizio per (ri) spuntare in superficie, magari in stile geyser.”

“E’ la legge della serialita’, il 2020 è sinceramente l’ anno più turbolento dal 2011, e noi sappiamo come ogni cosa viene anticipata, dagli echi, noi abbiamo cominciato dalla cina a sentire ‘la musica’, per un po’ sembrava che Wuhan fosse la nuova Fukushima! Ecco, adesso ci penso, allora è proprio vero che stavolta tocca all’ Europa, che in fondo, non penso che i siriani a febbraio 2011 pensassero di ritrovarsi con la guerra sotto casa per un decennio, insomma, adesso con il passaggio all’Italia ci siamo avvicinati alla fonte della musica, manca quindi poco che entriamo nella sala musica a tutto volume! Il paragone con il 2011 è intrigante!”

“Secondo me c’è uno ‘zeitgeist’ da legge marziale, che non possono “permettersi“ di mancare una così buona occasione e non scatenare un casino, io lo avevo detto che il nuovo 9/11 è imminente.”

“Il ‘nuovo tempo’ che sostituirà il ‘vecchio tempo’ in cui ancora ci troviamo, all’inizio lo percepiremo come una specie di virus informatico che danneggia o addirittura distrugge la società. Ma una società basata sul ‘vecchio tempo’ non potrà mai funzionare nel ‘nuovo’ e allora….”

MA ADESSO, si entra davvero in gioco: 

” ‘Corone’ dell’ orologio: Watch crowns are a necessary, and very important, part of a watch. The most common functions of a watch crown are to allow you to change the time, to change the date, to wind the watch, and to stop the watch (to extend the battery life).”

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“Corona: il pulsante posizionato lateralmente all’orologio per impostare data e ora.”

“Occhio, cavolo!!!! Fra poco si – cambia ora – !!!!!!!!

28-29 marzo 2020″

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” ‘Corona orologio’ significa cambiamenti in arrivo sulla lancetta del ‘doomsday clock’ ?”

https://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_dell%27apocalisse

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“SABATO 28 MARZO 2020 … mmm, sembra un buon giorno per iniziare un NUOVO ORDINE MONDIALE, non credete? Si propaganda il risparmio energetico!”

THE – CROWS – ARE COMING! ‘I cieli si oscureranno …’ come diceva la profezia? I cieli si oscureranno … durante il giorno della Terra si spengono le luci!”

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“Join the International Dark-Sky Association for a week of celebration, learning, and action!”

“2020 International Dark Sky Week is Sunday, April 19 – Sunday, April 26!”

“Il simbolo dell’ accensione e lo 0/1 della matrice! Il simbolo di accensione, in inglese «power» è ormai conosciuto da chiunque abbia un elettrodomestico in casa. Se in passato si è sempre optato per l’utilizzo delle parole «On» e «Off» in corrispondenza della relativa funzione oggi esiste solo un pulsante. Ma che significato ha questo simbolo? Le origini risalirebbero alla Seconda Guerra mondiale quando gli ingegneri militari cominciarono a usare, 0 e 1, cifre del sistema binario per indicare l’accensione e lo spegnimento di un determinato apparecchio. Nel 1973, la Commissione Elettrotecnica Internazionale ha poi scelto il simbolo dato dall’unione dei due numeri come standard. Ecco quindi spiegato il cerchio aperto con una linea al suo interno. Un’icona che indica «power» appunto «accensione».”

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LA CORONA è il LOGO della KEEP CALM! (Keepcalm and posters)

https://www.keepcalmandposters.com/

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“Crown of a nuclear bomb explosion over Mururoa atoll, French Polynesia, Pacific Ocean.”

CAPOLINEA

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“2020 paragonato al 2011, la equazione – Wuhan è Fukushima, il ‘coronavirus’ è la ‘primavera araba’, l’ Italia è Egitto o Libia, ora attendiamo di capire da cosa verrà rappresentata la nuova Siria … lo ‘zeitgeist’ con la guerra chimico – batteriologica – legge marziale è in atto. Direi che mettersi in allerta rossa è dire poco. Le ‘frequenze sincroniche’ sono in fibrillazione.”

“NESSUNO IN SIRIA A FEBBRAIO 2011 pensava di trovarsi davanti ad una guerra civile lunga un decennio!”





Considerazioni sparse sui nuovi anni venti

30 12 2019

« E’ una dinamica che abbiamo sempre più privilegiato […] e che marca simbolicamente, dal nostro punto di vista, l’installazione di questa nuova capacità dell’osservazione umana degli avvenimenti. […] “Innanzitutto, c’è questo : nello stesso tempo in cui subiamo questo avvenimento di una forza e di una ampiezza estremi, osserviamo questo avvenimento intanto che si sta compiendo e, più ancora, ci osserviamo l’un l’altro mentre osserviamo questo avvenimento. La storia si fa, all’improvviso in uno sviluppo esplosivo e brutale, noi la osserviamo farsi e ci osserviamo osservandola farsi…”). »

https://www.dedefensa.org/article/la-societe-du-spectacle-de-la-catastrophe

Esattamente dieci anni fa, all’inizio degli anni dieci, in un post (scritto in un modo che ora giudico acerbo) tirai in ballo il film considerato un po’ il sequel di “2001 odissea nello spazio”, “2010 l’anno del contatto”, entrambi tratti da due romanzi dello scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke.

Quel film, “2010”, non fu diretto da Stanley Kubrick – alla cui opera accenneremo ancora nel corso di questo post – così come “2001”, però venne dedicato, quando fu appunto realizzato nel 1984, a quello che per quel film sarebbe stato l’ “anno del contatto”. Contatto di che?

Dal momento che non mi permetto di fare spoiler di “2010” per rispetto a chi non l’ha ancora visto, parlando appunto di questo “contatto”, dieci anni fa si sapeva che l’allora nuovo decennio avrebbe contenuto quel “2012” il quale sarebbe stato l’anno il cui 21 dicembre avrebbe stabilito la fine del cosiddetto “lungo computo del calendario dei Maya”… anche se sapevo bene che secondo altri studiosi di calendari e cicli astronomici si sarebbe concluso in un giorno e anche in un anno differente: per esempio il 27 ottobre 2011 secondo lo studioso Carl Johan Calleman, comunque sempre nel decennio degli anni dieci del XXI secolo. I quali cominciarono con un immenso terremoto ad Haiti per poi proseguire con catastrofi ambientali petrolifere nel golfo del Messico, eruzioni di cenere in Islanda che bloccarono i voli di aerei, un altro super terremoto in Cile e uno spettacolare salvataggio di minatori intrappolati nelle viscere della terra sempre nel Cile.

Il 2010 fu l’anno in cui la Chiesa cominciò seriamente a tremare a causa di scandali di ogni tipo che in seguito non avrebbero fatto altro che continuare a scuoterla, fu l’anno in cui l’allora papa venne colpito e fatto ruzzolare a terra (i simboli sono inevitabili quando è in ballo il potere religioso), fu l’anno in cui era uno zombie il governo dell’allora premier italiano e in cui il presidente degli USA perse catastroficamente le elezioni di “mid term” – cose importanti ma il cui ricordo viene poi seppellito dagli avvenimenti successivi  – e il 2010 fu anche l’anno in cui le due coree ebbero uno scontro militare diretto per la prima volta in quasi sessant’anni quasi contemporaneamente allo “scandalo Wikileaks” di Julian Assange, in cui Roma venne sconvolta da manifestazioni violente e, a fine anno,  ci fu l’inizio di quella catastrofe che nei primi mesi del 2011 la soprannominarono “Primavera araba”.

Il 2010 fu il preludio a quel super-ribelle 2011 il quale allora sembrò sfociare spontaneamente in un’accelerazione degli avvenimenti che avrebbe portato a quel 2012 la cui attesa di qualcosa di grosso alla fine di quell’anno secondo la “profezia Maya” era stata fatta tanto pesare dai mass media negli anni precedenti, a partire almeno dal 2006.

Lo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke come “presidente USA” contro il regista Stanley Kubrick come “presidente URSS” nella minaccia di guerra che secondo il film “2010” ci sarebbe dovuta essere in quell’anno. Finta copertina del TIME comparsa proprio in quel film, secondo cui, appunto, tra l’altro, ci sarebbe stato ancora l’URSS, quando invece sappiamo che sarebbe crollato quasi vent’anni prima.

Quando verrà l’occasione giusta penso che disquisirò più approfonditamente delle ultime date con le tre cifre tutte uguali prima del 1°gennaio 2101 cioè il 10/10/10, l’ 11/11/11 (a cui in certi ambienti alternativi si diceva gli venisse data un’importanza quasi pari al 21/12/12) e il 12/12/12 appunto. Anche a quest’ultima data – a poco più di una settimana di distanza prima di quel famoso 21/12/12 – negli ambienti alternativi internettiani già citati poco fa, ricordo che venne data una certa importanza simbolica anche se ovviamente non alla stregua del celeberrimo 21 dicembre di quello stesso 2012, data ormai adesso quasi del tutto gettata nell’oblio nonostante avesse tenuto banco per anni e anni nell’immaginario catastrofico/cambio-paradigmatico collettivo, e non solo negli ambienti “new age” più o meno internettiani.
E a proposito di “new age”, personaggi quali la nostra vecchia conoscenza David Wilcock, e soprattutto Steve Bechow, avevano fatto attendere il 2012 al loro pubblico almeno dal 2006-2008 se non prima, ovviamente spingendo sull’acceleratore alla partenza di quell’allora nuovo decennio che ora si avvia alla sua conclusione.

Quando il 21 dicembre 2012 non successe nulla di quello che ormai un mucchio di gente si attendeva da questa data tanto pubblicizzata (dalla fine del mondo all’atterraggio extraterrestre, dagli “arresti di massa” del NWO a un’ “ascensione_illuminazione” collettiva, da una “civilisation breakdown” a uno “showdown” spazio-temporale), passata la delusione quella data venne gettata nel dimenticatoio.
Infatti in alcuni ambienti, più popolati di quanto si potesse pensare, c’era un po’ l’idea che certi processi evolutivi dell’intera umanità si sarebbero velocizzati all’incirca in quella data, nella quale magari si sarebbe aperto uno “stargate” attraverso cui si sarebbe, che so, “usciti dalla matrix degli ‘illuminati’ ” raggiungendo in una sorta di “ascensione” (non si capiva bene se “di massa” o “per pochi eletti selezionati”…) via verso chissà quali dimensioni oltre quelle a cui siamo abituati.

Accanto a coloro che, sobillati da certi libri, film e programmi tv anche italiani – si attendevano ingenuamente terremoti, impatti di meteoriti ed eruzioni di supervulcani oltre a tsunami che avrebbero spazzato via tutto, in quel 2012, inoltre, su internet comparvero un bel po’ di personaggi (da “Cobra” a “Drake” ad altri ancora compreso il “sempreverde” “ex giornalista di Forbes” Benjamin Fulford) i quali si dilungavano a fare rivelazioni disquisendo di come certi processi geo-politici si sarebbero a tal punto intensificati nelle zone calde della mappa del mondo fino a raggiungere l’occidente e in particolare gli USA generando sì uno tsunami ma di ordine politico-militare-giudiziario, il quale avrebbe riguardato il cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” contro cui ci sarebbero stati “arresti di massa”, esito finale di una mega operazione d’intelligence coperta super segreta, frutto di un’alleanza internazionale che datava almeno da circa il 1979 secondo certe strane oscure fonti, e che finalmente, dal più profondo underground, avrebbe raggiunto la superficie.

Oggi, si potrebbe pensare a quei “Cobra” e a quei “Drake” del 2012 come a dei “falsi profeti” internettiani ma recentemente quei discorsi sull’ “operazione d’intelligence segreta contro il NWO” sembrano essersi ripresentati, e si direbbe con maggiore ampiezza mediatica: pensiamo a Jordan Sather, a “Q” e anche ad altre figure, sempre su internet ma che somigliano di più a veri giornalisti investigativi (Joe from the Carolinas [oggi Beyond Theory], Bill Ryan, Dark Journalist, C.W. Chanter) i quali oltretutto sembrano approfondire più seriamente e senza sensazionalismi questioni come le “DUMB” (Deep Underground Military Bases) e il “SSP” (Secret Space Program).

In effetti, ripensandoci, più che il 2012 fu il 2011 che avrebbe potuto far pensare all’anno successivo come particolarmente catastrofico da questo punto di vista, anche se le cose poi non andarono così e il 2012 fu un anno invece piuttosto piatto e inconsistente (un po’ come lo fu anche l’anno 2000, altro anno in precedenza fatto tanto attendere), nonostante certi sommovimenti e terremoti (non metaforici) – anche in Italia – avessero magari in certi giorni potuto far pensare che le cose da un momento all’altro avessero potuto darsi una mossa e accelerare fino a un “punto zero”, magari “la fine del tempo” o “la fine della storia” così come la siamo sempre stati abituata a conoscere.

Uno degli studiosi molto noti da chi segue questo blog, cioè Terence McKenna, nei decenni passati aveva fatto concludere la sua “timewave” — un programma informatico che calcolerebbe i processi di flusso e riflusso di abitudine e novità nel corso della storia conosciuta — proprio nel 2012 e proprio in quel 21 dicembre profetizzato dal “lungo computo” del calendario Maya, secondo le interpretazioni più “main-stream”.

A suo dire, McKenna quando aveva calcolato il punto di fine della sua “timewave” (negli anni settanta) non era a conoscenza che anche i Maya avevano predetto il 21/12/12 come “giorno conclusivo”, fatto sta che il momento di zero abitudine e novità infinita – del calcolo informatico dei flussi e riflussi di novità e abitudine nella storia conosciuta – McKenna lo collocò proprio in quel 21 dicembre. Questa fu una cosa che fece in modo di far perdere interesse agli studi di McKenna sull’ “onda temporale”, una volta passato quel giro di boa che si era così lungamente atteso (almeno a partire dal 2006 se non prima) ma che poi, essendo sembrata la classica montagna che partorisce il topolino, lo si era, come si è detto, gettato nel dimenticatoio, e assieme a lui la faccenda mckenniana della fine dei flussi e riflussi di novità e abitudine.
Solo questo blog e nessun’altro (in Italia di sicuro ma penso anche all’estero) ha continuato nel dopo 2012 a parlare della possibilità di cicli storici ispirandosi alle intuizioni di McKenna.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/12/21/211212-un-anno-dopo/

Infatti noi pensiamo che il 2012 sia stato comunque uno spartiacque. Dopo la fine di quell’anno, infatti, certi processi di degenerazione – che notavamo già nel 2009-2011 – non hanno fatto altro che intensificarsi.
La “bella stagione” iniziata in sordina negli anni cinquanta del XX secolo non poteva più dare alcun frutto, anzi. Tutto sarebbe stato sempre più marcio e freddo, attendendo un Godot che non arrivava.

Mentre a partire da quegli anni cinquanta era la novità a primeggiare sull’abitudine, il primeggiare dell’abitudine (sempre più manifesto a partire da quell’anno 2000 già citato) avrebbe reso il periodo post 2012 straordinariamente somigliante a un gennaio senza speranza. Non a caso so che una delle espressioni di questo decennio è stata “come se non ci fosse un domani”, non a caso. Ormai si sarebbe sempre più vissuti nel regno del disincanto.

Eppure in futuro si noterà che gli anni dieci del XXI secolo sono comunque stati un periodo sì invernale ma in cui sono stati piantati dei semi che avrebbero germogliato una volta conclusasi la “brutta stagione”, brutta poiché il sole delle novità è basso sull’orizzonte (mentre per esempio negli anni sessanta e settanta – e ancora negli ottanta – del XX secolo era bello alto sull’orizzonte).

Insomma, il periodo post 2012 è stato quello del punto più scuro della notte tra il tramonto e l’alba, un periodo perciò mai così occidentale, in cui l’essere occidentale beve fino in fondo l’amaro calice del suo essere il luogo più o meno simbolico dove il sole (dell’ “incanto”, il contrario del “disincanto”) è basso all’orizzonte fino al suo tramontare…anche se penso che ciò (la condizione del tramonto) sia avvenuta un po’ prima, intorno agli anni novanta del XX secolo, senz’altro dopo la fine degli anni ottanta.

Nel post 2012, passate le ultime illusioni (fornite dal vecchio mondo) era ormai notte fonda, gennaio pieno.

Ma nel post 2015 è iniziato qualcosa che probabilmente i cripto-storici del futuro giudicheranno determinante per tutti i decenni seguenti, penso almeno fino agli anni sessanta del XXI secolo. Ciò che dieci anni fa chiamavo “anninovantismo” (ovvero quella specie di strano dis-incanto, però paradossalmente scattante e ottimista! [anche se con la testa sempre slogata all’indietro]) ha cominciato visibilmente a perdere colpi. Solo un cieco, guardando per esempio le figure archetipiche di Donald Trump e Boris Johnson, non si renderebbe conto che qui sono all’opera dinamiche le quali trascendono la semplice consequenzialità meccanicista lineare causa-effetto con cui ancora si baloccano quelli del modo ufficiale di intendere la storia.

Avremo dunque dei “nuovi anni venti”.

Qualche anno fa, intorno al 2010-2011 mi sembra, avevo supposto che l’importanza del 2012 stava anche nel fatto che, dopo gli anni cosiddetti “zero” (un decennio senza storia rispetto ai tanto mitizzati cinquanta, sessanta, settanta, ottanta e un po’ anche novanta) e l’inizio ribelle ma claudicante degli anni dieci, con il 2012 si sarebbe stati ormai bene dentro a quel XXI secolo il quale, per esempio, nel dopo 2001 e fino al 2008/2009 non lo si riusciva ancora bene a percepire, con tutto l’eco del XX secolo ancora che non ce lo si riusciva a togliere dalle orecchie.

Se dunque il “trovarsi ormai bene dentro al XXI secolo” poteva già iniziare a esserci con il 2012, con il 2020 questa condizione ormai non voglio dire sia conclamata ma se non lo è, si tratta comunque di una condizione la quale a questo punto ci si avvicina alquanto, di certo molto più di prima.

http://www.palazzoducale.genova.it/aspettando-gli-anni-venti/

Un capodanno ruggente e sfavillante come i mitici anni venti: la mostra Anni Venti in Italia, aperta straordinariamente fino alle 2, diventa la fonte d’ispirazione per un capodanno in stile con l’accompagnamento musicale della Genova Swing Band.
E’ gradito l’abbigliamento a tema, lasciati ispirare dalle atmosfere anni venti!

Infatti, se gli “anni dieci” (del XX secolo intendo) non sono mai riusciti a farsi percepire come un decennio ricordabile a livello di memoria mito-modernista – nonostante dentro vi furono contenuti avvenimenti grossini come la Grande Guerra – gli “anni venti” del XX secolo sono sempre stati un po’ mostrati come “un decennio facilmente ricordabile simbolicamente” (gli “anni ruggenti”…), un po’ come lo sarebbero stati gli anni cinquanta, sessanta ecc fino ai “zero” esclusi…Anzi, mi viene da dire che i venti del XX secolo sono stati anche più mitizzati dei successivi trenta e dei quaranta, anche perché in questi ultimi due decenni (dopo il terribile 1929!) la “brutta stagione” stava cominciando a farsi ben sentire, soprattutto a partire dal 1940 in poi.

All’inizio degli anni venti del XXI secolo, secondo il romanzo “I figli degli uomini”, scritto nel XX secolo, in Inghilterra vige una dittatura dovuta al catastrofico calo demografico, retta da un presidente populista. Ricordo una certa impressione di “concretezza predittiva” che mi fece questa copertina quando la vidi in una libreria ormai tanti anni fa.

Il mio collega Mediter, nel suo blog, in un’occasione in cui ha parlato di come un processo di accelerazione storica lo si percepisce anche perché “si comincia a vederci doppio”, come appunto succede quando si accelera fortemente: Mediter ha appunto parlato di come il tema del DOPPIO lo si può trovare facilmente in un periodo in cui gli avvenimenti vanno così velocemente da generare una proliferazione esponenziale di cose e fatti, fino a duplicare elementi che siamo sempre stati abituati a vedere singoli e unici. In questo caso, i “doppi anni venti”, con cui ci ritroveremo a che fare e a paragonarli l’un l’altro di qui a poco (quelli del XX e quelli del XXI secolo) possono rientrare in questo discorso.

Un fulmine che colpisce la Madonnina sulla guglia del duomo di Milano.

Naturalmente, pensando al titolo della mostra in corso a Genova in questo momento, “Anni venti in Italia, l’età dell’incertezza” e pensando che con ben due “anni venti” ora tra le mani si possa tendere a paragonarli tra loro volendoci vedere anche affinità, l’ “età dell’incertezza” che si, stiamo vivendo anche ora, a mio umile parere non è però l'”età dell’incertezza” degli altri anni venti che qui da noi in Italia portò prima al fascismo, poi al regime, poi al colonialismo violento poi alle leggi razziali e infine alla guerra catastrofica a partire dal 1940 ma, semmai, la si può paragonare a un’ altra “età dell’incertezza”, quella dell’immediato secondo dopoguerra, l’ “età dell’incertezza” che dieci anni dopo però ci fece approdare all’inizio della televisione, dei supermercati, della motorizzazione di massa e dei viaggi nello spazio: tutte cose che all’epoca sembrarono già tanto, troppo (rispetto a “com’era prima”) ma che, come ben sappiamo oggi, FURONO SOLO L’INIZIO.

Gli anni venti di cento anni fa furono l’autunno che cominciava e andava verso l’inverno, gli anni venti di oggi sono l’inverno che sta per finire ed è diretto verso la primavera. Condizioni “climatiche” stranamente somiglianti anche se vanno in direzione opposta l’un l’altra.

Uroboros.

Nella situazione fino a qui disquisita, si sarebbe testimoni soltanto di una “ricarica ‘uroborica’ periodica del loop spazio-temporale storico occidentale”, quando tutto ciò che una “incarnazione” dell’occidente aveva da dare – in termini soprattutto simbolico-culturali ma anche economici, finanziari, sportivi, tecnologici ecc – si esaurisce definitivamente e si riparte con la successiva “reincarnazione” della stessa storia occidente-centrica, una volta spazzato tutto quel vecchio che non può più dare niente e che ora è capace di fare solo una cosa: di frenare il nuovo.

Però, per esempio, la già citata “timewave” di McKenna suggerisce un momento di discontinuità ancora più radicale, il quale potrebbe portare a un “punto zero” (dove l’abitudine raggiunge lo zero e la novità l’infinito) in cui la stessa storia occidente-centrica verrebbe come risucchiata senza possibilità di “reincarnarsi” più, facendo persino crollare il nostro modo di vedere il mondo frutto non solo di condizionamenti occidentali ma millenari: una cosa così grossa, fuori scala, da farci cancellare collettivamente, forse per sempre, l’idea che ci siamo sempre fatti del passato e della storia.
Insomma, un po’ ciò che alcuni “alternativi” si attendevano dal 21 dicembre 2012 visto come “fine del calendario Maya”.
Il mio collega Teoscrive è tuttora persuaso di questa possibilità, e attraverso le sue ricerche utilizzando il programma informatico “timewave” di McKenna e Peter Meyer, periodicamente cerca di collocare in una determinata data il “punto zero” finale del grafico computerizzato dei corsi e ricorsi storici.
Teoscrive ha visto come anche diverse date successive al 21/12/12, da lui in precedenza ipotizzate, non fossero quelle giuste; recentemente ha stabilito una nuova ipotesi, che vede in un giorno del nuovo decennio, nel 2022, la famosa “onda temporale zero”.
La quale forse potrà trattarsi di ciò che qualcuno ha definito “punto del caos”.

Ad ogni modo, comunque vadano le cose nel futuro, una possibilità che sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire è quella di non limitarsi a essere SPETTATORI degli avvenimenti ma esserne anche ATTORI, così come peraltro ci suggerisce il testo messo all’inizio di questo post del blog.





Scegliendo la nostra FINE

29 07 2018

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L’idea ineludibile della distopia ci è stata venduta come un futuro inevitabile, accogliendo sia i nostri desideri sia un’aspettativa di estetica specifica, entrambi provenienti dal “futuro” (il nostro vero reale presente), così come i nostri incubi, racchiusi nella nostra fantascienza di grande successo più riconosciuta e stimolante. Non esiste una lista più completa di film e spettacoli di indottrinamento di programmazione predittiva rispetto a quelle che occupano spazi leggermente diversi, spesso con concetti e dispositivi di trama direttamente simili: i dispositivi tecnologici reali vengono “predetti” così come alcuni aspetti sia dei micochip RFID sia di qualche altro sviluppo di tecno-crazia alla Aldous Huxley. Ovviamente, il resto dei film in questo genere incredibilmente saturo, è il più fornito di ciò che il pubblico complottista vedrebbe come “indizi per i piani del Nuovo Ordine Mondiale” in uno dei molti immediati futuri.

Incubi:

Accanto al fascismo governativo basato sulla tecnologia, queste distopie possono avere personaggi che attraversano sia le sfide esistenziali sia le sfide basate sulla sopravvivenza lungo il loro cammino di vita. Spesso a livello ambientale tutto è, cosa facilmente prevedibile, in una condizione molto peggiore del normale, se non lo è già fin dall’inizio, perciò spesso parte della trama del film comporta enormi danni o cataclismi durante la visione del film stesso.
Ci sono un sacco di altri punti in comune, pensando solo a quanti di questi film ci sono, voglio dire, che possono essere suddivisi in gruppi più piccoli di colpi di scena identici,  ciò è per me davvero un po’ disturbante. E lo è ancora di più pensando che questi pattern possano essere sovrapposti a quelli di temi identici addirittura contenuti in serie animate per bambini, ottenendo una restrizione ancora maggiore di ciò su cui un determinato spettacolo può basare un episodio, e come altri spettacoli o successivi adattamenti possano imitare nei modi più intensi e irritanti ciò che si vede nello stesso episodio.
Nei due collegamenti seguenti ho raggruppato due temi principali. La maggior parte degli episodi è visibile anche da quei link.

Disclosure alieno in una serie di cartoni animati

WTC in serie di cartoni animati.

Comunque, a parte l’incubo, tutti questi temi seguono, allo stesso modo, le nostre speranze [più che altro le nostre disperazioni] e le nostre aspettative per il futuro collettivo.
Alcuni di questi includono ambienti futuristici ricchissimi di luci di ogni tipo, oppure al contrario devastati, veicoli volanti, realtà virtuale, città intelligenti affollate di manager e super-professionisti, (Aeon Flux, metafora della grotta murata di Platone) con popolazioni imprigionate dentro le città che non possono lasciare il loro mondo conosciuto dopo che il (inserite qui la vostra causa preferita di devastazione di massa) ha avuto luogo; città in cui i cittadini di Whateversville Silicon Valley Westworld, sono sempre ignari che l’élite tecnologica ha reso le loro vite così “convenienti”, e piacevolmente dimenticabili, attraverso una lobotomia elettronica che sembra rendere loro la vità più facile e piacevole ma in realtà li sta illudendo e imprigionando e dunque sorridono facendo passi in avanti verso il precipizio della loro [in]civiltà (sicuramente pensate ad Elysium) di qualche tipo; per esempio pensate alla tassa sull’ossigeno (come in Doctor Who), oppure negli stessi film vengono adoperate azioni terroristiche false flag o candidati manchuriani dalla mente condizionata o qualsiasi cosa ad ampio spettro per controllare tutta la popolazione.  Il framing di questo scenario è sempre attento a mostrare le persone meno abbienti, o le persone ancora nelle aree del fallout nucleare, o, e questi spesso si sovrappongono l’un l’altro, le persone intrappolate fuori dalle mura della città (come nei film Logan’s Run, Aeon Flux, Judge Dress) o persino al di sotto di esse, responsabili per il terrorismo che viene discusso nei mass media, i quali ricordano ai cittadini della middle class che devono essere protetti da una tale enorme minaccia grazie alla benevolenza di un governo onnisciente spalla a spalla con l’agenda militare delle multinazionali.

Più un determinato spettacolo o un film o adattamento funge da veicolo futuristico più è probabile che porti con sé tristi storie di distopici complotti per ancora un’altra generazione, e ogni cosa di quel tipo vista su uno schermo la apprezziamo o la scusiamo dicendoci che comunque si tratta di una sorta di opera letteraria o di fantascienza, o di fumetto o di libro, e ora anche di videogioco “classico”, quindi la pillola va giù più facilmente assumendo che questo è qualcosa che le persone venerano, e quindi dovreste onorarlo pure. (nei film Fahrenheit 451, Impostor, Total Recall, Brave New World, 1984)… Anche perché si sa che la gente si diverte di fronte a questa roba, è adulta e vaccinata, ci si immediesima persino, non può essere pericolosa e il suo consumo è spensierato. C’è chiarezza sul fatto che è solo intrattenimento e intrattenimento di qualità. L’opposto di questo tipo di focus, concordato sui punti fermi della passata cultura pop, è il film che spesso non è un buon film, di quelli a basso budget, politicamente “di sinistra”, quasi una produzione indie tipo pulp, ma che viene usata lo stesso, per veicolare altri messaggi, e possono persino sovrapporsi agli enormi temi dei blockbusters e al loro simbolismo. Questo è vero con il tema di cancellare o distruggere, o la nostra relazione con il sole reale (come nei film Highlander, The Animatrix e Terminator). Qui vediamo, in sostanza, tre pubblici completamente diversi, con valori di produzione e livelli di popolarità completamente diversi, che ingoiano tutte le scie chimiche e cancellano la pillola solare.

https://0knight.wordpress.com/2018/07/28/choosing-how-we-end/





La scena finale del primo film della serie di Fantozzi e la Fabian Society

13 07 2013

Era il megadirettore galattico in persona, colui che nessun impiegato al mondo era mai riuscito soltanto a vedere, correva anzi voce che non esistesse neppure e non fosse un uomo ma solo un’entità astratta.

“Ma, scusi, questa…è la sua stanza?”

“Certo.”

“Va be’, ma le cento piante di ficus, e le poltrone di pelle umana, e il grande acquario nel quale nuotano dei dipendenti sorteggiati…”

“Voci, caro Fantozzi, messe in giro dalla propaganda sovversiva.”

“Prego, si accomodi.”

“Si ma, dove, dove andiamo?”

“Si sieda, qui.”

“Ma qui, al suo posto?”

“Certo. Un sorso d’acqua? Un tozzo di pane?”

“Scusi conte ma…io…mangiare con lei?”

“Ma certo, che differenza c’è tra me e lei?”

“Ma abbia pazienza! Ma come che differenza c’è?! Non mi vorrà mica dire, signor duca, che siamo uguali io e lei, voi siete i padroni, gli sfruttatori, noi siamo gli schiavi, i morti di fame!…”

“Ohh…ma caro Fantozzi, è solo questione di intenderci, di terminologia, lei dice padroni e io datori di lavoro, lei dice sfruttatori e io dico benestanti, lei dice morti di fame e io classe meno abbiente, ma per il resto la penso esattamente come lei.”

“Come, altezza, come?”

“Io, come lei, sono un uomo illuminato e sono convinto che a questo mondo ci sono molte ingiustizie da sanare, la penso esattamente come lei, e come il nostro caro dipendente Folagra.”

“Ma…mi scusi, sire, ma…non mi verrà a dire che lei è, scusi il termine sa,…comunista!”

“Be’…proprio comunista…no, vede, io sono un…medio progressista.”

“Ahh. Ma in merito a tutte queste rivendicazioni e a tutte le ingiustizie che ci sono, lei cosa consiglierebbe di fare, maestà?”

“Ecco, bisognerebbe che per ogni problema nuovo, tutti gli uomini di buona volontà, come me e come lei, caro Fantozzi cominciassero a incontrarsi senza violenze in una serie di civili e democratiche riunioni fino a che non saremo tutti d’accordo.”

“Ma…mi scusi, santità, ma in questo modo…ci vorranno almeno…mille anni!”

“Posso aspettare…IO.”

“Grazie.”

Il dialogo che ho appena presentato, tratto dal film Fantozzi del 1975, m’ha ricordato fortemente qualcosa letto qualche anno fa (sui blog Tra Cielo e Terra e The Synopticon) a proposito della cosiddetta Fabian society, m’ha ricordato un testo tratto dalla voce corrispettiva di Wikipedia in lingua italiana, che traduce Fabian society con Fabianesimo (altre fonti italiane lo traducono anche come “socialismo fabiano.”) A differenza della stessa voce nelle versioni in inglese e in francese di Wikipedia, il testo della versione italiana è meno dettagliato e particolareggiato e, in un certo senso, più orientato verso una lettura quasi immaginifica della Fabian society (tradotta in Fabianesimo) come se fosse una società segreta che agisce nell’ombra per influire pesantemente sulla politica sociale dell’intero Occidente, partendo dall’Inghilterra.

Il dialogo della scena finale del film Fantozzi pare essere una stringata spiegazione della filosofia, della Fabian society, il suo modus operandi, a cui sembrerebbe proprio accennare!

Stemma della Fabian Society: il lupo travestito da agnello.

Stemma della Fabian Society: il lupo travestito da agnello.

Il simbolo della Fabian Society: la tartaruga.

Simbolo della Fabian Society: la tartaruga.

Il Fabianesimo […] Prese tale nome in quanto si avvalse sempre di una tattica gradualistica e temporeggiatrice che ricordava, sotto alcuni aspetti, la politica di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, che nella lotta contro Annibale e i suoi cartaginesi si avvalse di una strategia attendista di lento logoramento. Il Fabianesimo difatti, crede nella graduale evoluzione della società, tramite riforme incipienti che portino gradualmente al socialismo, a differenza del marxismo che predica un cambiamento rivoluzionario.

Il Fabianesimo era caratterizzato principalmente dal pragmatismo, rifiutava le idee utopiche.

Il loro socialismo non è stato un movimento rivoluzionario, ma finalizzato allo sviluppo e all’evoluzione in senso socialista delle istituzioni esistenti.

I Fabiani erano in favore di un’alternativa alla proprietà dei mezzi di produzione per porre fine al disordine economico e gli abusi provocati dal capitalismo.

Concludiamo con questo passo, che, pensando al dialogo del film, è davvero degno di nota, sempre tratto dalla immaginifica pagina italiana di Wikipedia dedicata alla Fabian Society alias “fabianesimo.”

Leon Trotsky pensava che il Fabianesimo fosse un subdolo tentativo di salvare il capitalismo dalla furia della classe operaia. Ha scritto “in tutta la storia del movimento laburista britannico vi è stata pressione da parte della borghesia sul proletariato attraverso l’ uso di radicali, intellettuali, salotto e chiesa socialisti, e owenisti, che respingono la lotta di classe, difendono i principi di solidarietà sociale, predicano la collaborazione con la borghesia, imbrigliano, e indeboliscono politicamente l’avvilito proletariato”





Oscar Giannino, Benjamin Netanyahu e la farsa che cancella la storia

2 04 2013

Due sintomi di come, attualmente, ciò che un tempo poteva considerarsi STORIA, o perlomeno “seria cronaca politica, geopolitica, questioni nazionali e internazionali di rilevanza strategica per il progresso, la prosperità e il futuro delle nazioni, le popolazioni, le generazioni”, ha la tendenza, nell’epoca iper-mediatica dagli anni ottanta in avanti, a rischiare di trasformarsi  in FARSA.

  • 1 Componimento teatrale di misura breve e di contenuto comico

  • 2 fig. Avvenimento poco serio, situazione che cade nel ridicolo SINbuffonata

     

Due avvenimenti successi di recente.

Nel febbraio 2013, il giornalista e neo-politico Oscar Giannino, vuota il sacco ed è costretto a confessare: si era inventato di sana pianta i titoli di studio in economia che, a suo dire, aveva conseguito a Chicago. La bufera suscitata nel partito politico che da poco aveva contribuito a creare, “Fare – fermare il declino”, lo costringe alle dimissioni, dopo quelle del suo (ex) sodale Luigi Zingales, in seguito alla scoperta che il master ottenuto nella università dove lui insegna era una diceria di Giannino.

http://www.blogo.it/news/politica/redazione/10823/oscar-giannino-ha-mentito-sul-master-luigi-zingales-abbandona-fare/

Come se non fosse abbastanza, nel breve giro di qualche tempo, si viene anche a scoprire che Oscar Giannino aveva millantato una sua partecipazione quand’era piccolo – mai avvenuta in realtà – alla famosa kermesse italiana di ugole infantili, lo ZECCHINO D’ORO. In questo caso è stato sbugiardato dallo storico conduttore della gara canora dell’Antoniano di Bologna, ovvero il MAGO ZURLI’, al secolo Cino Tortorella.

Oscar Giannino

Oscar Giannino

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Il Mago Zurlì (aka Cino Tortorella) e Cristina D’Avena.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/21/elezioni-nuovo-incidente-per-giannino-mago-zurli-lui-allo-zecchino-doro-mai/507654/

Queste due bravate di Giannino hanno, com’è ovvio, elettoralmente affossato il neo-partito di cui cui era presidente, portavoce e uomo immagine.

Bene, questa era la politica nazionale, passiamo ora a quella internazionale.

Durante l’assemblea generale dell’ONU nel settembre 2012, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, fa un discorso incentrato sul rischio che, entro pochi mesi, l’Iran riesca a ottenere la capacità di e il materiale per produrre un ordigno nucleare in grado di minacciare il Medioriente in generale e Israele in particolare, e che quindi questo pericolo vada al più presto disinnescato, con le buone o con le cattive: un ritornello (da parte di una, non dichiarata, potenza nucleare) che sentiamo almeno da sette anni.

Ora, di cosa si serve Netanyahu per illustrare la situazione davanti alla platea delle Nazioni Unite, all’importante consesso internazionale che raduna i rappresentanti di tutti i paesi (e che, per esempio negli anni sessanta, veniva mostrato sempre come La Mecca della serietà e della responsabilità degli uomini di stato del globo)? Si serve di uno schema grafico che mostra le percentuali di arricchimento dell’uranio, il cui rischio del loro ottenimento da parte degli ayatollah sta aumentando esponenzialmente nel tempo, uno schema che somiglia straordinariamente a una di quelle bombe ACME con la miccia accesa, di quelle usate dai personaggi dei cartoon della Warner Bros, che se le ritrovano inaspettatamente in mano senza che se ne rendano conto, e poi gli esplodono in faccia.

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Netanyahu all’ONU e la bomba tipo ACME

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Iranian Bomb

Ok, chi ha spifferato a Netanyahu il modello della nostra bomba?

http://italian.irib.ir/notizie/mondo/item/113992-netanyahu-all-onu-con-il-disegnino-della-bomba-ed-il-web-impazzisce-dalle-risate-immagini-e-vignette

Che dire? Possibile che Benjamin Netanyahu e Oscar Giannino non si siano proprio resi conto di ridicolizzare il loro ruolo politico? Possibile che abbiano tutta questa noncuranza per la loro, diciamo così, “reputazione”?

O dobbiamo vedere tutto ciò, spostandoci su un altro piano, a un livello più alto, “macrocosmico”, cioè, è un fenomeno che non riguarda solo quei due o pochi altri, ma è qualcosa di più generalizzato, dove proprio la supposta “serietà” e “importanza” dei governanti (conditio sine qua non e propedeutica per la registrazione futura sui libri di storia) si sta squagliando, a causa soprattutto della proliferazione incontrollata dei mass media di ogni tipo, sempre più capillare e alla portata di qualunque improvvisato giornalista.

E tutto ciò, prima di giungere ai livelli attuali, ha avuto un chiaro inizio negli anni ottanta: ricordiamo, per esempio, la candidatura del comico francese Coluche alle presidenziali 1981 e l’elezione in parlamento nel 1987 della pornoattrice Ilona Staller, alias Cicciolina, diventata parlamentare del partito radicale.

I livelli attuali di questa tendenza ci hanno mostrato, per dirne un’altra, qualche anno fa, nel 2010, l’incontro internazionale al fast food tra le due maggiori potenze nucleari, Russia e Usa. Come poteva succedere una cosa simile all’epoca di Kennedy e Krusciov, di Reagan e Gorbaciov, o anche solo di Clinton ed Eltsin e di Bush e Putin (per non parlare dell’epoca di Churchill e Stalin…)?!

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Incontro al vertice al fast food tra due potenze nucleari

Guardiamo soltanto, ancora, la collezione di avvenimenti presentata in questo video e confrontiamola con quella di uno degli anni di qualche decennio fa (per intenderci, quelli che poi venivano pubblicati negli annuari Rizzoli), riusciamo a vedere la differenza? 2136e5b31c0a54091c7caec7e9a5c948_medA questo proposito, segnalo, inoltre, il post Top Secret, La seconda guerra civile americana e la finzione che cancella la storia.





Walter Veltroni e l’ENTITA’

7 03 2013

Volevo prendere qualche appunto a proposito dell’impressione che m’ha fatto il video, quello di una puntata della trasmissione Anno Zero, qualche anno fa, forse quando Walter Veltroni era segretario del Pd. Il periodo 2007-2008, quando si parlava di Veltrusconi, non erano ancora spuntati i fenomeni Mario Monti & Mario Draghi, erano ancora di là da venire; c’era stato, primavera 2008, quasi cinque anni fa, il “secondo Vday”, era un periodo in cui mio papà diceva che “in tutta la sua vita non aveva mai visto una situazione così incasinata nella politica italiana.” Cinque/sei anni fa. Comunque, intorno a quei tempi, c’era stata, dunque, questa puntata di Anno Zero, ancora con il logo, quello di Rai Due, rosso, con a metà la farfallina coi due profili. Come ospite, quindi, c’era Veltroni: in quell’occasione ha esternato delle cose su cui mi sono trovato d’accordo. Ha parlato delle “zone oscure” dei misteri delle stragi italiane, da quella di Capaci a quella di via D’Amelio; la mafia, prima d’allora, non aveva mai utilizzato metodi così, esplosioni così distruttive. E poi, dopo quelle due occasioni, Falcone & Borsellino, ha smesso. Ed era il 1992, un anno cardine di cambiamento per l’Italia. Così come per quanto riguarda Aldo Moro, il rapimento e la sua uccisione, la strage di Ustica. Tutti avvenimenti, in particolare quest’ultimo, i quali, tra l’altro, si sono lasciati dietro una scia impressionante di morti. Poi, Veltroni ha parlato anche della famigerata “Banda della Magliana”, di come compaia in diversi episodi di quel tipo i quali, apparentemente, non c’entrano nulla l’uno con l’altro.

Affrettandosi a dire di “non essere un complottista” – e, al suo posto, avrei detto anch’io così – s’è detto, comunque, persuaso dell’esistenza di una “entità” (forse ciò che altri, gente vicina a Berlusconi, hanno chiamato “cerchio sovrastrutturale”?) la quale indirizza, influenza, pilota, ricatta le azioni dei governi, delle istituzioni e “agisce” se non è soddisfatta o, in qualche modo, vuole farsi “sentire meglio.”

Ai tempi in cui l’avevo visto, non immaginavo che Veltroni avesse potuto fare un discorso così. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Sono queste le cose che mi caricano, altro che le canalizzazioni!





Complottismo ante litteram (1942)

22 02 2013

Forces_occultes

Il capostipite assoluto di tutti i film che trattano di “forze occulte”, la regia nascosta dietro le quinte degli avvenimenti che succedono nel mondo. Questo Forces occultes, diretto da Paul Riche, pseudonimo di Jean Mamy, settantun’anni fa. Potete trovare qui il film intero, dove sotto c’è una frase che dice come i suoi creatori furono uccisi subito dopo averlo girato, ma non è vero. Il già citato regista fu condannato a morte – presumibilmente ghigliottinato – per collaborazionismo, un bel po’ di tempo dopo aver girato il film.

Quando il complottismo diventa collaborazionismo.

Qui di seguito, uno spezzone che mostra l’iniziazione massonica, resa senz’altro più suggestiva e oscura di ciò che è realmente.