Mie impressioni sulla leggenda della morte di Paul McCartney nel 1966

27 03 2018

Il qui presente testo è un post sviluppato finalmente dopo sei anni. Proprio ora, evidentemente, era venuto il momento di ampliarlo e postarlo.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2012/06/19/il-compleanno-di-paul-mccartney-oggi/

Era il 1992. Leggevo un fumetto fantascientifico. Su due numeri di questo fumetto, prima dell’inizio dell’episodio, vi fu una specie di articolo o editoriale in due puntate dedicato a una questione di cui prima di allora in vita mia non avevo mai sentito parlare, anche perché, tra l’altro, allora in Italia era conosciuta da pochissimi. Si trattava di una faccenda inerente il gruppo musicale The Beatles in generale e uno dei componenti del gruppo in particolare: Paul McCartney.
Secondo questo articoletto, Paul McCartney morì nel novembre 1966 in seguito a un misterioso incidente d’auto e fu rimpiazzato da un sosia, coi connotati facciali modificati chirurgicamente, il quale da allora in poi è sempre stato fatto spacciare a milioni di fan che fosse Paul McCartney quando ciò, a dar retta a questa storia, non corrispondeva a verità.
Gli indizi che mostrerebbero come Paul McCartney si schiantò con la sua macchina, morì e fu sostituito da un sosia all’insaputa del mondo, si troverebbero in tutti gli album successivi al 1966: per esempio un mucchio di dettagli presenti sulle copertine, sulle retro-copertine e negli interni degli album i quali mostrerebbero Paul McCartney in modo volutamente diverso dagli altri componenti della band (per esempio sulla famosissima copertina di “Abbey road” è il solo a piedi nudi), sottolineando appunto il fatto che Paul fosse l’unico morto tra di loro, e non soltanto dettagli sulle foto e illustrazioni negli album ma anche particolari anomali in diversi video e interviste, messaggi ascoltati facendo girare al contrario i dischi (come il famoso “Turn me on dead man” in un brano del “White album”) e strane allusioni negli stessi testi delle canzoni.

Ricordo il piccolo “shock” che mi prese leggendo queste cose. Fu uno shock per modo di dire, naturalmente ma, insomma, una cosa simile riguardante i The Beatles (forse il gruppo musicale più famoso della Storia) e uno dei suoi componenti di punta, mi aveva lasciato con una sensazione di sorpresa e mi aveva affascinato.

Negli anni successivi, ogni tanto mi succedeva di leggere testi riguardanti la morte di McCartney e la sua sostituzione o di vedere filmati che accennavano a questa storia, la quale divenne nota come “leggenda nera della morte di Paul McCartney”, infatti così l’ho sempre considerata, una leggenda appunto. Era qualcosa di molto affascinante, che sorprendeva, ma non ci poteva essere nulla di vero dietro, no?

Fino a che non sono arrivato all’estate dell’anno 2012.
Scoprì che il 15 luglio 2009, l’edizione del mensile “Wired Italia” presentò due professionisti: Gabriella Carlesi (medico legale specializzato in craniometria e odontologia forense) e Francesco Gavazzeni (esperto informatico di ricostruzioni facciali al computer) i quali mostrarono il risultato delle loro ricerche: analizzando accuratamente le immagini dei volti di Paul McCartney di prima del 1966 confrontandole con quelle del Paul McCartney dal 1967 in avanti sono giunti alla conclusione che i due volti non corrispondono, tra essi vi sono sensibili differenze, come se appunto appartenessero a due persone diverse, e si tratta di particolari delle strutture craniche di base riguardanti ossa e cartilagini, quindi non modificabili dalla chirurgia plastica.

Successivamente scoprii nella rete anglofona veramente un mucchio di siti e forum dedicati all’argomento, con un sacco, davvero un sacco di foto (anche immagini ormai  dimenticate) che confrontavano in modo preciso e certosino – con un’attenzione direi chirurgica – le foto del McCartney prima del 1966 con quelle dal 1967 in poi, usando tantissimi confronti, animazioni gif sofisticate, raffronti craniometrici al millimetro, cattura di dettagli mai visti che apparivano o non apparivano solo prima o solo dopo le immagini del Paul del 1966.

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Sarà suggestione, ma dopo un po’ cominciavo in effetti a vedere che il volto del McCartney di prima del novembre ’66 non era lo stesso del McCartney di dopo il novembre ’66. Era una sensazione stranissima e scombussolante quella di assistere a una storia sempre da me creduta una leggenda urbana – una fola, un qualcosa di totalmente inventato, un parto della fantasia di qualche fan un po’ eccentrico – mutarsi in una possibile realtà, suffragata da prove scientifiche addirittura.
I due esperti italiani Carlesi e Gavazzeni avevano cominciato la loro ricerca con l’obiettivo di smontare ogni possibile idea che la leggenda della morte di Paul McCartney avesse dietro qualcosa di vero, dimostrando che quindi si trattava di una bufala come del resto si è sempre creduto, e si erano invece trovati a individuare dettagli i quali sembravano suffragare l’ipotesi che  vi fossero due McCartney, uno vivo e uno…boh.

Addirittura ricordo di aver visto da qualche parte che spuntò persino un altro italiano il quale nel garage possiede l’autovettura su cui McCartney fece l’incidente e che fu in seguito riparata. L’ha fatta analizzare e sono stati trovati al suo interno diversi particolari strani, che potrebbero alludere alla veridicità della leggenda urbana.
Naturalmente, in seguito a tutto ciò, sono spuntati i debunker, coloro che volevano ridimensionare la pretesa che la morte del beatle nel ’66 fosse successa davvero e non fosse solo una fantasia collettiva, portando prove che le cose continuavano a essere come si è sempre pensato che fossero, parliamo dei cosiddetti “difensori della versione ufficiale”, i difensori della “versione comunemente accettata”. In questo caso, i complottisti vengono chiamati i “P.I.D” (“Paul Is Dead”) mentre i debunkers sono i “P.I.A.” (“Paul Is Alive.”)
Ricordo di aver visto un video dei P.I.A. (i quali sono coloro che per esempio invalidano la ricerca dei ricercatori forensi Carlesi e Gavazzeni dicendo che l’analisi su vecchie foto non funziona, è fuorviante) in cui veniva mostrato come un bel po’ di immagini del McCartney post 1966 fossero sovrapponibili al McCartney pre 1966, quindi OK, la storia della morte e sostituzione del beatle continua a essere solo una storia che credono vera solo bambini, creduloni, complottisti e fans eccentrici.
Però ho anche visto dei P.I.D rispondere a ciò mostrando come un mucchio di foto e forse anche video post 1966 fossero stati successivamente “tampered” cioè modificati per far somigliare il McCartney pre 1966 a quello post 1966 (soprannominato “Faul” dai P.I.D., cioè “Falso Paul”.) Tra l’altro, i P.I.D., per rimarcare la differenza tra il Faul vivo e il Paul morto, chiamano quest’ultimo col suo nome completo: James Paul McCartney.

In effetti la memoria collettiva è debole e influenzabile, molte foto davvero originali anteriori al ’66 sono andate al macero, i poster sulle pareti delle camere sono stati presto sostituiti, buttati o comunque dimenticati perché intanto si era smesso di essere fans adolescenti e si era divenuti adulti; i filmati in pellicola sono stati rimpiazzati dai Betamax, Video2000 e VHS prima e dai DVD poi e, se ci fosse davvero una grande cospirazione dietro, non ci si mette nulla a modificare praticamente tutte le immagini prodotte dalla seconda metà degli anni sessanta in avanti che riproducono foto e video di prima del ’66. Col tempo, dunque, le fattezze dei due McCartney si sarebbero mescolate e saremmo stati abituati a vedere le immagini del primo McCartney influenzati dalle immagini del secondo McCartney. E anche le stesse voci, in post-produzione, possono essere rese praticamente identiche attraverso una opportuna iper-tecnologia musicale sicuramente a disposizione degli attori della vicenda (questo se qualche P.I.D. volesse rispondere ai P.I.A. che domandano come sia possibile che il cantante di “Michelle”/”Yesterday” e di “Hey Jude”/”Let it be” siano in realtà due cantanti diversi.)

La craniometra forense Gabriella Carlesi.

Lo so che è impossibile modificare tutte le foto e i filmati anteriori al ’66 ma in quanti hanno mai provato, soprattutto nell’era pre-internet e pre internet 2.0, a mettersi lì a confrontare con attenzione le immagini di Paul di prima del ’66 con quelle di dopo il ’66? Pensando, oltretutto, alla confusione tra immagini modificate e non modificate e all’abitudine, ormai ultra-decennale, di vedere le fattezze del primo Paul attraverso quelle del secondo.
Non voglio dire di stare in tutto e per tutto dalla parte dei P.I.D. contro i P.I.A., voglio conservare un po’ di imparzialità, però è difficile scordare quella mia ricerca durata ore sui forum anglofoni nell’estate 2012, tra una nuotata e l’altra. Non penso di essere stato vittima di qualche colpo di sole se dico che quel viso corto, largo e guanciottoso, quel taglio degli occhi e il naso breve visibili nelle immagini presunte non modificate, collimavano davvero ben poco con quel viso oblungo dalle sopracciglia molto arcuate, il naso lievemente a uncino e altri particolari dell’altra faccia.
La mente mi diceva “dai, è solo una leggenda urbana, com’è possibile” ma gli occhi, sarà stata sicuramente un’illusione, ma gli occhi volevano  proprio mostrarmi i connotati di due volti diversi.
Non penso che i P.I.D. abbiano modificato loro stessi le foto di McCartney prima del 1966 per farle non somiglianti a quelle del McCartney successivo: pretendere ciò sarebbe una specie di assurdo complottismo da parte dei P.I.A., da parte cioè dei debunkers della questione.
Inoltre, se la teoria (anzi, la leggenda!) della morte di McCartney fosse sul serio realtà (o anche se non lo fosse), l’anno in cui essa è o sarebbe avvenuta, il 1966, segna l’inizio di ciò che Mediter di Il mondo simbolico ha chiamato “l’anno 0”, “l’anno dell’inizio della nera notte dell’anima nella pop culture” nella sua serie di articoli del 2013 dedicati allo sconcertante fermento esoterico-musicale di quegli anni dal ’66 in poi.

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte_29.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/06/charles-manson-e-la-notte-oscura.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/06/charles-manson-e-lera-della-notte.html

Guarda un po’ che strano, i The Beatles, l’anno dopo, il 1967, fanno uscire un album “Sgt Pepper and the lonely hearts club band” come se avessero alluso al fatto che al gruppo fosse successo qualcosa di dirompente e avesse cambiato addirittura nome, “Lonely hearts club band”. Oltre all’esoterista-“satanista” Aleister Crowley, sulla copertina abbiamo tantissimi altri personaggi anche se è naturalmente Crowley colui che attira di più l’attenzione di chi guarda, visto che se chi guarda sa anche solo vagamente chi è stato Crowley, si domanda cosa diavolo ci faccia in mezzo a un gruppo musicale pop che fino all’anno prima faceva canzoni per ragazzine.


Sulla copertina si respira proprio un’aria come di “svoltare pagina”, di cambiamento quasi violento, sia di stile, sia di musica, sia di argomenti delle canzoni, sia di struttura dell’album (un album cosiddetto “concept”, cioè con i brani legati da un unico filo conduttore, cosa mai fatta prima dai The Beatles), si vedono i vari componenti del gruppo con delle espressioni stranamente fisse o inebetite, come se fossero reduci da qualcosa che li ha turbati e l’unico che un po’ sorride è proprio Paul (il quale qui, a credere ai P.I.D., sarebbe già Faul cioè il Falso Paul), ma sorride in un modo tirato e posticcio. Inoltre, sulla copertina, compaiono anche i The Beatles della “vita precedente” cioè quelli col caschetto e abito Mod, mostrati come se fossero una roba ormai del passato quando era trascorso solo un pugno di mesi dall’ultimo album in cui erano ancora abbigliati così: tutto un cambiamento repentino.
Di immagini strane, inesplicabili e conturbanti se ne trovano a bizzeffe in rete, andandole a cercare, soprattutto cercandole negli album e nei video successivi a “Sgt Pepper”. Sulla forumlandia e sul You Tube anglofono sembra quasi essere presente una vera “wave” dedicata a video misteriosi sui Beatles, con naturalmente come colonna sonora pezzi quali “Revolution 9” del “White album” riprodotti al contrario e altri anomali e semisconosciuti esperimenti musicali-occultistici.
Insomma, verità, finzione, mezza verità, mezza finzione, suggestione forse? Una cosa è certa: il mistero, l’esoterismo, l’occulto, i segreti avvolgono il gruppo musicale pop più famoso, considerato addirittura l’archetipo di tutti i gruppi musicali pop venuti dopo di loro.

Dagli articoli de Il Mondo Simbolico inseriti qualche riga fa, estrapolo un frammento dedicato a Charles Manson, venuto a mancare di recente, che fan ben capire l’atmosfera di quel post 1966:

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte_29.html

[…] Manson stava creando una sua visione religiosa e filosofica del mondo, unendo estratti e testi del White Album dei Beatles, con quelli dell’apocalisse di San Giovanni, per creare una visione apocalittica di guerra razziale che presto sarebbe divenuta una realtà. Questa sua visione gli venne soprattutto ascoltando il brano Helter skelter, da molti giudicato come uno dei brani più “pesanti” di quel periodo e visto da molti come il brano progenitore dell’hard rock e del metal. Manson ascoltò questa canzone, e le altre del White Album, e le interpretò come un monito dell’avvicinarsi della guerra di razze. Vide i Beatles come i Quattro Angeli dell’Apocalisse e credette che le loro canzoni dicessero a lui e ai suoi seguaci di prepararsi («Look out! cos’ here she comes!»). Manson chiamò questa guerra da lui menzionata proprio “Helter Skelter”.

Nella notte tra l’8 ed il 9 agosto 1969, vari membri della Manson family scatenarono la loro follia omicida che tanto ha orrificato e affascinato l’America, la strage di Bel air.

Personalmente, a me piace vedere trattate queste cose borderline da siti web non esplicitamente alternativi o complottisti, mi danno la sensazione che “potrebbe allora essere tutto vero”, per esempio questo sito generalista sui The Beatles tratta la faccenda in modo tranquillamente oggettivo, come niente fosse, non lesinando sui particolari inusitati.

https://thosebeatles.weebly.com/conspiracy.html

BEATLES CONSPIRACY: C’E’ STATO UN COVER UP SULLA MORTE DI PAUL NEL 1966?

Ottobre del 1969, tre settimane dopo che il celebrato album “Abbey Road” fosse diffuso, il programma radiofonico di Russ Gibb ricevette una chiamata da un uomo che si identificò solo come “Tom”. Il deejay di Detroit ascoltò attentamente ciò che aveva da dire colui che aveva chiamato a proposito di alcuni indizi nascosti nelle canzoni dei Beatles e nelle copertine degli album, i quali indicavano che Paul McCartney era morto il 9 novembre 1966 in un incidente d’auto. Gli ascoltatori iniziarono a inondare la stazione radio newyorkese con “prove” e presto la voce si diffuse nel mondo. Fu una mossa pubblicitaria dei Beatles, la follia di un fan che si era bevuto dei falsi indizi lasciati da John Lennon come scherzo o Paul morì veramente?

Sulla cover dell’ultimo album che i Beatles registrarono, “Abbey Road”, la band è fotografata mentre attraversa la strada chiamata Abbey Road a Londra, fuori dagli studi di registrazione della EMI. Paul cammina fuori squadra rispetto agli altri beatles, a piedi nudi e con gli occhi chiusi. In molti paesi, Inghilterra inclusa, i corpi sono sepolti senza scarpe. Inoltre, il modo in cui i Beatles sono abbigliati sulla copertina si dice abbia questo significato:
Lennon vestito di bianco – colui che fa l’omelia funebre
Starr vestito di nero – quello delle pompe funebri
“McCartney” in completo e piedi nudi – il cadavere
Harrison in blue jeans e camicia da lavoro – colui che scava la fossa.

Sullo sfondo della copertina di “Abbey road” è posteggiata una Volkswagen con un possibile messaggio criptico, “28 IF” sulla targa. Coloro che propugnano l’ipotesi Paul Is Dead [i P.I.A.] vedono ciò col significato che, se Paul McCartney all’epoca della foto fosse stato ancora vivo avrebbe avuto 28 anni [“28 IF”=”28 SE.”]
Il magazine “Life” citò Paul (quello reale o il sostituto?) come spiegazione, “In Abbey Road noi eravamo vestiti coi nostri abiti ordinari. Stavo camminando a piedi nudi perché era una giornata calda. La Volkswagen era parcheggiata lì per caso.”

“Let It Be” fu il penultimo album dei Beatles a essere registrato ma l’ultimo a essere pubblicato. Sulla copertina, Paul è il solo beatle il cui volto è parzialmente oscurato (da un microfono). Egli è anche l’unico non fotografato di profilo e su uno sfondo bianco, infatti lo sfondo di Paul è rosso sangue.

Tutte le foto prese prima del 1966 si sovrappongono perfettamente l’un l’altra e pure tutte le foto prese dopo il 1967 si sovrappongono perfettamente l’un l’altra. Tuttavia, i ricercatori [Gabriella Carlesi e Francesco Gavazzeni] furono scioccati dalla scoperta che le foto prima del 1966 non si sovrappongono alle foto prese dopo il 1967.

Per esempio, la curvatura frontale della mandibola si mostra differente (la curva che va da un’orecchio all’altro e passa attraverso il mento, la quale si vede quando guardi direttamente in faccia, come nelle foto sulla destra e anche la curva della mandibola è differente (la curva che vedresti se guardassi in basso dalla sommità del capo). Ancora più interessante è la posizione, relativa al cranio, del punto dove il naso sporge dalla faccia, perché essa non può essere modificata dalla chirurgia. Secondo la Carlesi, questi punti sono considerabilmente differenti tra i due volti.

Anche qualche dettaglio dell’orecchio è utile per propositi di identificazione perché anche questi non sono modificabili attraverso la chirurgia. Carlesi e Gavazzeni hanno stabilito che le orecchie dei due volti sono significativamente differenti tra loro.

Qualche caratteristica del corpo umano può essere alterata come la posizione e l’inclinazione dei denti (gli apparecchi ortodontici funzionano così per milioni di persone). La Carlesi sottolinea che la configurazione dentaria dei due volti non si sovrappone ma in una maniera davvero curiosa.

Nella bocca di Paul il suo canino destro superiore sporge dalla sua posizione normale perché non c’è abbastanza spazio nella sua mandibola per far sì che tutti i suoi denti siano perfettamente allineati.

Anche nella bocca di Faul questo stesso canino è storto ma è pieno di spazio nella sua mandibola per tutti i suoi denti. Dal momento che nessun altro dente sta spingendo contro il dente storto, come ha fatto questo dente a diventare storto?

La Carlesi conclude che il dente storto nella bocca di Faul fu il risultato di un’operazione dentale per simulare il dente storto nella bocca di Paul.

Nel 1962, quando i The Beatles stavano vivendo ad Amburgo in Germania ed erano ancora sconosciuti al grande pubblico, Paul McCartney ebbe una breve relazione con una donna tedesca chiamata Erika Wohlers, la quale gli diede alla luce una figlia, Bettina, nel dicembre 1962, nel momento in cui cominciarono a diventare famosi. I Beatles lasciarono presto la Germania e McCartney abbandonò Erica. Intorno al 1967 McCartney fu d’accordo di dare 30.000 marchi in supporto a Bettina ma non ha ammesso di essere suo padre anche se il suo certificato di nascita tedesco lo identificava come tale!

Una volta che Bettina divenne adulta, domandò a una corte tedesca di essere riconosciuta da McCartney come sua figlia naturale. McCartney doveva sottomettersi al test del DNA e il test mostrò che non era suo padre. Particolare interessante,, basandosi su un autografo firmato da McCartney, assieme a qualche foto presa per l’occasione, Bettina accusò la persona che fece il test del DNA di essere un sostituto di Paul, non il Paul McCartney autentico! L’autografo, per la cronaca, fu firmato da una persona destrimane (Paul era mancino).

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Per concludere, e seminare ulteriore perplessità e confusione, diamo il link di un articolo che sta evidentemente dalla parte dei P.I.A. e che fa il verso a quelli che confrontano tutte le immagini dei due Paul McCartney mostrando come la stessa cosa si può fare con tutti gli altri tre Beatles e che, confrontando determinate loro immagini, esce fuori che dall’una all’altra, col passare degli anni, si possono trovare dettagli che le fanno sembrare riproducenti due persone diverse quando invece si tratta dello stesso individuo visto che, naturalmente sarebbe ridicolo che tutti i Beatles, oltre Paul, siano stati sostituiti. https://www.dailystar.co.uk/news/latest-news/571295/The-Beatles-never-existed-John-Lennon-Paul-McCartney-body-doubles-Ringo-George-Harrison

Ma questo sberleffo a me sembra capzioso perché non si può certo paragonare questa trovata estemporanea di qualche burlone a una leggenda urbana famosissima e ultra-decennale, che ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro e che sembra dare adito a oggettive perplessità riguardanti un possibile fondo di verità, per quanto poco rintracciabile esso sia.

 

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“Tutti insieme finalmente”: flusso di ricordi causato da antichi “Tv sorrisi e canzoni” scannerizzati dal blog Imago Recensio

30 11 2017

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Sono riuscito a ritrovare delle copie scannerizzate di “Tv sorrisi e canzoni” fine anni Settanta inizio Ottanta sull’eccezionale blog italiano Imago Recensio, che consiglio a tutti gli interessati di consultare approfonditamente.

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Per me i “Tv sorrisi e canzoni” (o “Sorrisi e canzoni Tv” o semplicemente “Tv”) comprati da mia mamma settimana dopo settimana  – e se non mangiavo come dovevo o andavo male a scuola prendendo note sul diario non me li comprava più – partono solo all’incirca dall’anno 1983 in avanti o, perlomeno solo all’incirca dall’anno 1983 in poi iniziano i miei ricordi di essi. Pressapoco dall’anno di questo numero dalla seguente copertina

Su Imago Recensio è riprodotta comunque una copia di “Tv” veramente straordinaria, risalente al marzo 1981, con in copertina un fotomontaggio rappresentante l’attrice Sarah Fawcett (molto in voga a quei tempi in diversi telefilm), Mike Bongiorno, Raffaella Carrà e l’Incredibile Hulk con sotto la scritta “Tutti insieme finalmente” su fondo rosso, ed era scritto così perché, in tutti i numeri precedenti di “Tv” all’interno c’era un inserto staccabile, nella seconda parte del settimanale, coi programmi tv della settimana, con i palinsesti delle più di 300 tv private regionali che c’erano all’epoca. Ovviamente, sul “Sorrisi e canzoni” di una determinata regione italiana si trovavano i programmi tv regionali soltanto di quella determinata regione, nel mio caso (Liguria) c’erano, per esempio, i programmi tv dell’emittente TVS, “la televisione del Secolo XIX (il quotidiano del capoluogo ligure)” e ricordo vagamente che, per me, fu il 1982 più che il 1981 “l’anno di TVS”, l’anno in cui spesso e volentieri mi succedeva di guardare TVS al tv color Blaupunkt prodotto in Germania Ovest, nel salotto di via Biga e mi ricordo vagamente che seguivo, ero attratto da un telefilm dove, puntata dopo puntata, si svolgevano le avventure di un personaggio maschile, forse britannico, con sulla testa sempre la bombetta e in mano sempre l’ombrello. Vestito all’inglese, forse vestito “fumo di Londra”, con la bombetta, chissà che personaggio era, anzi fu.

Ebbene, su quei “Tv” scannerizzati da Imago Recensio volevo vedere se riconoscevo qualcosa che mi ritornava alla mente dopo tanto tempo. Tra l’altro, quel numero di “Sorrisi” di marzo 1981, “Tutti insieme finalmente”, potrei sbagliarmi ma mi pare fosse proprio quello con cui per un po’ mi trastullai quando, penso proprio nell’anno 1981, mi trovavo in via Raitano ex via Pallavicini, dai nonni, ebbi male alla pancia o qualcosa del genere e non potei bere come al solito la gazzosa nella bottiglia di vetro presa dal frigorifero senza freezer ma, anziché la gazzosa, potevo bere solo i granuli di Citrosodina disciolti nell’acqua.

Quando ho visto la pagina delle trasmissioni tv regionali, ho riconosciuto la figura del telegatto, del “supertelegattone” sdraiato sopra uno schermo tv con sopra scritto “riposo”. E infatti mi sono ricordato dopo tanto tempo che su quelle tv ultra-regionali vi erano dei giorni in cui non trasmettevano nulla per tutto il giorno, quelle tv erano appunto “a riposo”.

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Ed era il periodo in cui non c’erano ancora Italia 1 e Rete 4, TVS non era ancora divenuta Italia 1 o Rete 4) e c’era solo Canale 5, in quel 1980-1981, col suo simbolo del serpente che tiene in bocca un fiore, e aveva tutta la sua importanza, all’epoca, per il fatto che c’era solo Canale 5 (ex Antenna 3 Lombardia mi pare) e non ancora Italia 1 e Rete 4, le quali si sarebbero manifestate solo dal 1982-1984 in avanti.

Quel 1981 era l’epoca in cui vi erano tutte quelle pubblicità sul settimanale che invitavano i piccoli telespettatori a telefonare a Mazinga Z, Atlas Ufo Robot o Goldrake, e ai piccoli telespettatori avrebbero risposto i doppiatori di quei “cartoni animati giapponesi” fingendosi proprio i robot o i comandanti dei robot di quei cartoni, mandati in onda prima sulla RETE 2 e, successivamente, su molti canali regionali.

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In quel 1981 vi furono i croissant Pavesi nelle buste di plastica, farciti di varie marmellate (anzi, “confetture” come si diceva allora) tra cui quella di ciliegia, penso fosse quella più gettonata.

In seguito, i croissant in busta Pavesi scomparvero completamente, risucchiati dal nulla, anzi da un futuro in cui non vi era più spazio per essi.

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Leggendo quelle vecchie riviste quegli antichi “Sorrisi”, tornano alla mente cose che si erano completamente dimenticate, seppellite dalle cose successe nel cumulo di anni successivi, anni che allora dovevano ancora arrivare.

Per esempio, nell’anno 1983 vi fu l’ ora irricordabile “nuovo programma tv con Pippo Baudo”, Un milione al secondo, su Rete 4, forse ancora di Mondadori e non ancora di Berlusconi.

Mi piacerebbe poter sfogliare la collezione completa di “Tv”, su carta da maneggiare,  dei vent’anni dal 1975 al 1995, dovrei andare in un’emeroteca.

Ho anche rivisto dopo tanto tempo quei due “Sorrisi” dell’anno 1984, dell’estate ottantaquattro, il “Tv” con la cover in cui appare Diego Armando Maradona, appena acquistato dal Napoli, con quattro gelati Eldorado o Tanara o Besana tra le dita e il “Tv” che commemorava i cinquant’anni di Paperino. Nelle due seguenti foto ci sono le uniche testimonianze di quelle copertine riuscite a reperire su internet.

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Ovviamente, all’età di otto anni, ero del tutto indifferente e inconsapevole verso le questioni politico-sociali dell’epoca. Quella politica nazionale e internazionale a cui ho cominciato a interessarmi solo dal 1994-1995 in poi, quando il mondo era del tutto diverso da quello degli anni Ottanta.

Ho avuto modo di rivedere anche quelle pubblicità truffa che pubblicizzavano l’acquisto di semi per corrispondenza – un po’ come la scuola per corrispondenza “radio Elettra” – semi per ottenere delle siepi piene di fragole e, quando l’ho visto, m’è ritornata alla mente l’immagine di quel ragazzino sorridente visto di schiena, con il caschetto di capelli (che non si capisce quasi se sia maschio o femmina) e coglie le fragole da quella siepe gigante di fronte a lui, piena di fragole.

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I vari giorni della settimana li identificavo con i colori dei giorni dei programmi tv sul settimanale: domenica = rosa carne; lunedì = azzurro blu; martedì = rosa arancionato; mercoledì = rosa fucsia; giovedì = viola; venerdì = verde; sabato = rosa;

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Sabato, ultimo giorno della settimana per “Tv” era rosa.

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Leggevo il “cineracconto” (prima di aprire il giornale ricordo mi dicevo: “chissà questa settimana che film avranno cineraccontato“) con a fianco la classifica dei film più visti della settimana.

“Scusate il ritardo”, con Massimo Troisi, Lello Arena e Giuliana De Sio, la quale aveva una sorella cantautrice chiamata Teresa De Sio e Giuliana, tra le due, per me era la più bella.

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Era un “evento” quando andavo – o meglio, mi portavano – al cinema a vedere un film (di norma un film commedia o comico) che era stato cineraccontato su “Tv, sorrisi e canzoni”. Renato Pozzetto, Adriano Celentano, Enrico Montesano. Massimo Troisi e Lello Arena, appunto, con le immagini, i fotogrammi del film più salienti, esplicativi ed iconici.

In quel numero di “Sorrisi e canzoni” del marzo 1981 vi fu anche la locandina del programma “Quark”, della primissima puntata di “Quark” (che negli anni seguenti sarebbe diventata una trasmissione tv famosissima), condotto dal giornalista Piero Angela, allora non così celebre e iconico, “la divulgazione scientifica per tutti” e quella prima puntata di “Quark” ed era NOVITA’ dentro i quadrifoglio verde. Un po’ come c’era la “prima visione tv” dentro un quadrifoglio simile (non so se il quadrifoglio di “prima visione tv” fosse pure quello lì verde oppure di un altro colore.)

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Nel 1983 la prima visione tv del film “Il padrino” e “Il padrino parte II” meritava ben quattro pagine all’epoca su “Tv”.

Vi erano tutte quelle rubriche con le varie giornaliste corrispondenti dalle diverse capitali del mondo occidentale.

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Ritornando su Imago Recensio e guardando meglio, mi sono reso conto che quel “Tv” del 1981, “Tutti insieme finalmente” di cui parlavo prima, non era di settembre, come in un primo momento pensavo, (il “ritorno dei programmi tv dopo l’estate”, la “nuova stagione televisiva”) ma di marzo. Dentro quella copia, come vi ho già detto, vi erano pagine pubblicitarie di prodotti dimenticati, che oggi ben pochi si ricordano, diciamo nessuno; titoli di sceneggiati, show  e telefilm americani in onda di sabato sera su Rai Due (anzi, Rete Due), che anche l’autore di ImagoRecensio non si ricordava affatto.

Fino a quel numero 11 del marzo 1981 (“Tutti insieme finalmente”), i programmi tv giornalieri da domenica a sabato erano solo quelli della “tv del servizio pubblico”, della RAI (e di poche altre reti come la Svizzera e Capodistria), mentre i programmi di tutte le all’epoca numerosissime tv private regionali erano a parte, in un inserto centrale spillato e staccabile.

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L’inserto centrale spillato e staccabile del numero dal 20 al 26 gennaio 1980.

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L’inserto centrale spillato e staccabile del numero dal 30 aprile al 6 maggio 1978.

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L’inserto centrale spillato e staccabile del numero dal 25 al 31 gennaio 1981.

Questo prima del 1982-1984, quando le tv private berlusconiane Fininvest hanno cominciato ad avere una loro fisionomia ben definita e soprattutto uno “spirito” ben definito (qui ci vorrebbe qualche termine preciso, di quelli che usano i filosofi); con la trasmissione “Drive In”, per esempio, e le giovani pin up snelle ma con le forme in evidenza, che si aggiravano tra il pubblico del “Drive In” (USA anni Cinquanta), il quale pubblico erano figuranti pagati e vestiti in maniera inelegante che ridevano alle battute dei comici, e un po’ di quei comici lì di “Drive In” (che nel titolo pareva fare il verso a uno dei programmi tv ammiraglia della rete ammiraglia Uno della RAI, “Domenica In”) erano emersi, sia da un po’ nelle tv private regionali (per esempio quelle del triangolo industriale del nord) sia in certi programmi RAI di fine anni Settanta inizio Ottanta come uno che fu chiamato “Non stop”. E quell’attenzione alle giovani formose, snelle e scosciate, e con molta pelle in esposizione, era uscita fuori sia da programmi tv ultraregionali seconda metà anni Settanta (come uno in zona Torino chiamato “Spogliamoci insieme”) sia da programmi tv RAI – penso Rete Due – quali “Il cappello sulle ventitrè”.

Il mondo tra il 1978 e il 1981 era proprio tanto tanto diverso dal mondo post 1981. Quel mondo a cui ero abituato e affezionato dal 1982-1984 fino a inizi anni Novanta (con quel tipo o modello di “Tv sorrisi e canzoni” settimana dopo settimana, nella epoca Fininvest piena) non c’era affatto prima del 1981, e ancor di più fino al 1979. Solo nell’anno 1978 cominciarono ad apparire i cartoni animati giapponesi (in Italia non venivano ancora chiamati di certo “anime” come a partire dai Novanta…) con gli ufo robot intergalattici superpotenti guidati da ragazzi inguainati in tute spaziali e caschi dentro la sala comandi dentro la testa dei robot. C’era una specie di ingenuità generalizzata che investiva in pieno anche il mondo degli adulti, non solo quello dei bambini. Basti pensare che i dischi 45 giri delle sigle dei cartoni animati Heidi, Remi e Anna dai capelli rossi sfioravano la vetta delle classifiche, anzi delle superclassifiche.

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La doppia pagina del numero 14 “Tv” dal 2 all’8 aprile 1978 che presentava il cartone animato giapponese Atlas Ufo Robot, era il numero della prima settimana di programmazione in assoluto, sulla Rete Due, di Atlas Ufo Robot, fu un evento televisivo totale di cui oggi non riusciamo ad avere idea, merita di essere letto tutto per intero, e più volte, l’articolo di ImagoRecensio dedicato a questo numero 14 del 1978: http://imagorecensio.blogspot.it/2016/04/tv-sorisi-e-canzoni-n-14-dal-2-al-8.html

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http://imagorecensio.blogspot.it/2016/04/tv-sorisi-e-canzoni-n-14-dal-2-al-8.html Per l’occasione venne anche scomodato il grande Peter Kolosimo.

Da pochissimo tempo la tv italiana aveva cominciato a trasmettere completamente a colori – dall’anno prima, il 1977 – e come una valanga inizia la programmazione di una novità assoluta per l’Italia come Atlas Ufo Robot: certi giornalisti o redattori di “Sorrisi e canzoni”, abbacinati da tutta quella fantascienza giapponese in technicolor, quasi davano di matto e si spingevano (in avanti nel futuro) a scrivere che quel nuovo cartone animato era progettato interamente con i computer (anzi “cervelli elettronici” come li chiamavano allora), leggete leggete.

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L’esplosione del Tv color dopo il 1977, pronta per l’arrivo di Atlas Ufo Robot.

Contestualmente, guarda caso, proprio quel 1978 fu per l’Italia un anno picco di avvistamenti e fenomeni UFO.

Ancora due anni dopo, quando Atlas Ufo Robot venne ribattezzato Goldrake, si ci ostinava a non negare che tutto o quasi il cartone animato giapponese venisse realizzato al computer, anzi al cervellone elettronico.

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L’invasione dei robot alla tv italiana in quel 1978-1981.

Dalle pagine scannerizzate su Imago Recensio ho scoperto che trasmettevano non ben identificati “cartoni animati ungheresi” sulla Rete Tre Rai, la quale ha cominciato a trasmettere nel 1979 ed era del P.C.I.

 

Tanti anni dopo, tra il 1991 e il 1992 fui testimone di un altro cambiamento, di un’altra mutazione rispetto a prima: ora i programmi tv ci sarebbero stati tutta la notte, 24 h su 24, non ci sarebbe stata più l’interruzione dei programmi da una cert’ora della notte fino alla loro ripresa il mattino seguente. Fino ad allora soltanto certe tv private trasmettevano 24/24.

Pensare che, mi pare proprio, nella seconda metà degli Ottanta, mi chiedevo a volte perché le reti tv Fininvest e le reti RAI non trasmettessero tutta la notte come certe tv private regionali. Così come mi chiedevo perché i telefoni fossero solo fissi e non ci potessero essere dei telefoni senza filo per parlare a distanza come coi walkie talkie giocattolo.

Ma di tutto questo parleremo un’altra volta.





Ma insomma cosa diavolo è questa vaporwave?

29 04 2017

Continua da: https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/01/23/eroi-di-un-sogno-di-sixthclone/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/01/17/la-chiamavano-vaporwave/

La vaporwave è un genere musicale ispirato dalla EDM (Electronic Dance Music),  dal seapunk, dalla dance indipendente chillwave, dalla synthwave, dal glo fi, dalla summermusic, dalla newretrowave (che però è filosoficamente tutta un’altra cosa rispetto al vaporwave); è stato ispirato anche dall’hypnagogic pop e dal cosiddetto futur funk, oltre che dalla muzak o elevator music (la musica degli ascensori, dei supermercati e delle sale di attesa) ed è stato influenzato pure dallo smooth jazz, dal contemporary rythm’blues e dalla lounge music. Il genere vaporwave eredita anche lo spirito della house music – dal momento che si può fare comodamente a casa con applicazioni di manipolazione audio gratuiti e scaricabili – ed è un genere fatto per la Rete. I brani musicali vengono downloadati dalla Rete e, rimasticati, vengono poi uploadati nella stessa Rete, è il genere musicale di internet e dei prosumer, è il genere musicale della Casaleggio Associati.

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I file audio – soprattutto di brani electro synth pop anni ottanta novanta – vengono modificati stiracchiandone il tempo, rallentandoli, rimontandoli in dei modi inediti con gli effetti audio dei software di audio editing. La vaporwave è anche conosciuta per il suo uso di ideogrammi orientali (preferibilmente giapponesi ma non solo, anche coreani) dentro i titoli delle tracce sonore. Gli ideogrammi fanno ricordare il mondo dei romanzi postmoderni di Banana Yoshimoto, e dei cartoni animati giapponesi, gli anime. Non a caso, visto che il postmoderno giapponese è il postmoderno più postmoderno che ci sia.

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Il genere vaporwave è stato spesso descritto come una satira della cultura della globalizzazione neoliberista delle multinazionali e del consumismo e, nello specifico, una critica verso il mondo della musica pop dance elettronica commerciale.

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La sua storia è la seguente: secondo un articolo del Chicago Reader, il genere vaporwave emerge nel luglio 2011 con la comparsa dell’album New Dreams LTD di Laserdisc Visions, il quale fu successivamente definito utilizzando la parola “vaporwave” dal produttore texano Will Burnett.

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Il produttore texano Will Burnett.

Il primo conosciuto uso del termine fu pubblicato in una recensione per l’album Surfs Pure Hearts di Girlhood nel blog musicale Weed Temple il 13 ottobre 2011.

C’è stato un numero di album descritti da molti nella comunità vaporwave per essere stati una sorta di catalizzatori per il genere o “proto-vaporwave.” Questi album includono una pubblicazione di Daniel Lopatin (anche conosciuto come Oneohtrix Point Never) sotto Chuck Person, intitolata Chuck Person’s Eccojams vol. 1 e poi abbiamo l’album di James Ferraro Far Side Virtual. La musica di Eccojams’ consiste in ciò che Lopatin ha definito come “echo jams” (ovvero “inceppamenti di eco”) dove le forme di musica pop, di solito degli anni ottanta, sono rallentate e qualche volta messe a loop oltre che tagliate e avvitate. I temi e lo stile di Far Side Virtual di Ferraro sono simili a quelli del vaporwave: la globalizzazione, la cultura internet e la critica della cultura consumista postmoderna, una critica fatta con campionamenti musicali di sample e loop che ricordano (cioè che vengono proprio fatte con) musiche di ascensore, musichette di windows e altra roba di questo tipo. Fino a qui il testo su http://knowyourmeme.com/memes/cultures/vaporwave

Possiamo aggiungere che il termine sembra derivare dal neologismo informatico vaporware, con cui si indicano, sarcasticamente, i prodotti informatici (hardware e software) di cui viene indicata una data ufficiale di uscita sul mercato ma poi questi prodotti informatici alla fine non escono, si vaporizzano e c’è chi dice che sembra anche derivare da un passo del “Manifesto del partito comunista” di Marx ed Engels in cui si scrive che “Tutti i solidi alla fine si vaporizzeranno nell’aria.”

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Bene, se pensate che quanto scritto sopra vi abbia spaccato la testa (ancor prima di iniziare a sentire un singolo suono di questa musica) ciò è niente in confronto alla pagina wikipedia inglese alla voce vaporwave dove ci si infila dentro anche il surrealismo, il cyberpunk, la glitch music (quella fatta con gli errori delle apparecchiature acustiche), la stock music, il retrofuturismo, l’hardvapour, il seapunk, Friedrich Nietzsche, l’utopismo, l’ipercontestualizzazione, una “distopia dada”, fino a giungere alla simpson wave e alla trump wave! (in Italia sembra sia nato il filone costanzo wave.)

Colpevolmente, a nostro parere, viene dimenticato il possibile apporto della witch house a tutto questo: la musica house fatta rielaborando sonorità estremamente gotic e dark, “de paura.” La quale si diffuse su You Tube qualche anno fa, con immagini e video di tipo creepy che accompagnavano i brani, generando una determinata atmosfera torbida e morbosa.

Ebbene, qui si è iniziato col classico, col modo classico di parlare di musica, anche quella più pop e contemporanea: gli album (magari definiti DISCHI addirittura!), gli artisti, le pubblicazioni, i rilasci, i generi, i sottogeneri, le recensioni, le riviste di musica ecc.

Tuttavia, la vaporwave, a nostro parere, va OLTRE tutto questo. La maggior parte della roba vaporwave (soprattutto quella più memica, il MEME vaporwave, quello dei rallentamenti dei brani del passato, ma non solo) non ha assolutamente nessun artista, nessun album alle spalle, sono tutti anonimi, con nickname. I titoli sul tubo (su You Tube) sono per una buona parte in giapponese e la parte non in giapponese è fatta con i caratteri, con il font vaporwave.

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Una cosa importante dell’attuale vaporwave (da qualcuno definita sorpassata e defunta ma secondo noi non è vero, anzi è appena agli inizi) è che non si limita affatto alla semplice musica, ai semplici suoni manipolati ma è una sinergia tra suoni e immagini e anche titoli. E’ la creazione di un ambiente, di un clima psichico, una specie di realtà virtuale fatta di

  1. Elaborazione audio, più o meno estrema, di brani pop radiofonici del recente passato;
  2. Titoli in ideogrammi, caratteri ASCII, font particolarmente “estetico”;
  3. Immagini di anime giapponesi, grafica windows del passato, statue classiche, ambienti palmizi tipo Florida o California, estetica multinazionale anni ottanta novanta;
  4. A tutto ciò (di base, di default diciamo) si aggiunge qualsiasi altra cosa: per noi in Italia, ad esempio, la cedrata Tassoni o il Cinzano o Jerry Calà e Umberto Smaila di Colpo Grosso e le FIAT Tipo ecc. (vedere per esempio https://www.facebook.com/vaportorino/?fref=ts)

ci vuole tanto vapore

E il tutto può benissimo essere fatto “in diretta”: ho visto in un video dedicato all’iperstizione (hyperstition) e al cosiddetto “accelerazionismo” (spero ne riparleremo sul blog) dove viene mostrata della gente che fa vaporwave in diretta, in un qualche evento in un locale – come fossero dei deejay – utilizzando you tube, you tube converter, ricerca di immagini google, photoshop, effetti sonori mp3, applicazione scaricate di manipolazione audio, e ci dà dentro, smanetta e crea lì sul momento l’aesthetic vaporwave per tutti i presenti.

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Si, perché un concetto centrale di tutto questo è che il risultato di queste manipolazioni audio-video-immagini di questa specie di NET.ART (arte di internet) è creare AESTHETICS. Cioè, quelle manipolazioni non devono portare a qualcosa di gratuito, di brutto e fastidioso anche se strano e originale, ma devono avere come obiettivo l’estetica, il bello, il meraviglioso in una forma di scintillante decadenza postmoderna controllata oltre che allucinata, psichedelica, distaccata e critica.

La vaporwave è un po’ il punto di vaporizzazione dei solidi (come si è detto prima citando Marx ed Engels), quando la complessità tipo matrioska dei sottogeneri musicali pop rock synyh jazz electro funk R&B ecc contemporanei diventa così estrema da andare fuori controllo ed arrivare a essere sostanzialmente irrintracciabile giungendo a qualcosa d’indescrivibile, una specie di caos magico.

 





Eroi di un sogno, di Sixthclone

23 01 2017

Quest’oggi noi di civiltascomparse presentiamo un esempio di vaporwave italiana. Pare che i più illustri (diciamo così) esponenti italiani di questa ineffabile corrente artistico-musicale che si muove esclusivamente attraverso internet siano i Tassony. Vi è anche un gruppo vaporwave Torino e un altro vaporwave Napoli. In passato, presentammo un video di Cadeo e, anche se all’epoca non lo sapevamo, quello è un altro esempio di vaporwave italiana. L’estetica vaporwave, diffusa underground in tutto il globo attraverso internet, utilizza videografiche del passato, materiali pop della tv di oggi ma soprattutto di ieri, schermate e finestre di computer obsolete, prodotti di tecnologia di massa obsoleti, il tutto mescolato a prodotti di consumo di spot pubblicitari, di adesso ma soprattutto di ieri, video e immagini prese da VHS e tv private regionali con la qualità video dell’epoca, echi di musica synth-pop radiofonica del passato. Tutto questo con, qui e là, statue greco-romane e ideogrammi orientali.

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La vaporwave è un tipo di corrente estetico-musicale che adopera materiale revival pur non avendo la minima intenzione di fare alcun revival e, nonostante sia piuttosto riconoscibile in certe sue cose che si potrebbero chiamare “punti fermi”, è un qualcosa in progress, in continua sperimentazione e mutazione. Un nuovo tipo di visione del mondo distaccata e ironica.

E’ interessante la parabola artistica dell’utente You Tube Sixthclone il quale, partendo da elaborati video di remix e sound da DJ da club di gabber, è approdato recentemente a video di ispirazione vaporwave altrettanto elaborati e molto raffinati.

Il video (anzi, videoclip) seguente ne è un esempio, buona visione.





La chiamavano vaporwave

17 01 2017

E’ già da un po’ che su civiltascomparse non tratto di un tipo di musica, di sound che, si può dire, sia uno dei più originali del nostro oggi. Un tipo di musica che parte dal synth pop-new wave-new romantic-italo disco anni ottanta ma che non è una rielaborazione nostalgica, non è un operazione revival, non si tratta affatto di ciò. Quei materiali vengono utilizzati per generare qualcosa di nuovo, inedito, un nuovo immaginario musicale, vengono utilizzati un po’ come Giorgio De Chirico utilizzava le statue e i templi greco-romani nei suoi quadri metafisici. E questo tipo di nuova musica (che si trova sottotraccia, soprattutto su internet, su video You Tube non professionistici) penso possa essere definita metafisica, penso che l’intenzione dei suoi autori sia raggiungere una condizione senza tempo, a-temporale, adoperando materiale strettamente legato alla musica pop anni ottanta, che viene riproposta in modo onirico, deformato, con sample e campionature ripetitive il cui ascolto somiglia a quello di una radiolina a pile sul comodino, ascoltata in dormiveglia di notte o all’alba, le cui pile si stanno scaricando a poco a poco.

Su civiltascomparse abbiamo trattato di questo tipo di veramente nuova musica diverse volte, ecco i link:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/06/10/lazerhawk-distress-signal/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/10/01/le-cassette-non-e-revival-ma-metafisica-synthpop/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/12/01/lo-spazio-e-il-posto/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/11/18/vhs-glitch-cala-rossa/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/09/23/lake-r%e2%96%b2dio-heavens-gate/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/01/28/stellar-door-the-war/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/10/02/newretrowave/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/02/22/toro-y-moi-hypnagogic-pop-o-glo-fi-o-chillwave-o-summermusic/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2012/04/01/18-carat-affair-lake-radio-ovvero-lantichita-sepolcrale-dei-nastri-videoregistrati/

eccetera.

Questo tipo di musica pare si possa chiamare con diversi nomi. Io da qualche anno la conoscevo come hypnagogic pop, chillwave, glo-fi; recentemente ho scoperto che è diventata “famosa” col nome di vaporwave. Sulla blogosfera italiana si trova scritto poco e nulla su questo argomento (ma anche su quella inglese, tuttalpiù, si trovano solo playlist e immagini) eccetto qualcosina su Prismomag. A parte Prismomag, solo Ilmegliodinternet ha scritto qualcosa sul tema vaporwave, concludendo in un modo che riesce a illustrare un certo senso della vaporwave ma che, a mio parere, non coglie il fatto che gli autori di questo tipo di sound (e di immagini e video legati a questo sound) vanno oltre (senza rendersene conto ovvimamente), riuscendo a generare sensazioni somiglianti preoccupantemente a quelle che sorgono guardando i migliori risultati dell’arte della prima metà del XX secolo.

Cosa dice Ilmegliodiinternet:

E quindi, per quale motivo sta roba dovrebbe essere interessante? Beh, pensateci: il vaporwave risucchia frame culturali che hanno completamente perso il valore originario (se mai ne hanno avuto uno) e li mischia insieme creando un artefatto e bizzarro senso di nostalgia che ineluttabilmente colpirà i nati negli anni ’80 o primissimi ’90. Beh, in fondo, non è un po’ tutta la sottocultura di internet a funzionare in questo orrendo e splendido modo? Vabbè, vista la natura fluida e ridondante del microverso Vaporwave, mi pare alquanto palloso continuare a menarla sulla sua mitologia, sui valori simbolici, esoterici e salcazzo cosa. E’ abbastanza facile arrivarci da soli, comunque. Se sta roba vi ha incuriosito, scopritela.

Read more: http://ilmegliodiinternet.it/vaporwave/#ixzz4W28MuX2m

Non solo: la vaporwave mi risulta proprio imparentata con un altro tipo di sound originale uscito negli ultimi anni, che è quello chiamato witch house: l’incontro tra lo spirito del gothic dark e della new wave più cupa con quello della house.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/12/31/witch-house-o-grab-strana-epidemia-musicale-underground/

 





Coro dell’Armata Rossa, George Michael e altro

27 12 2016
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Il 25 dicembre muore George Michael, cantante del brano “Last Christmas”.

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Il 25 dicembre 60 membri del coro dell’Armata Rossa muoiono nell’incidente dell’aereo partito da Sochi e precipitato nel Mar Nero.

Questo durante il periodo caldo successivo alla conferma di Donald Trump come 45° presidente USA il 19 dicembre. La morte dell’ambasciatore russo in Turchia, ucciso in diretta con un’arma da fuoco, l’azione terroristica a Berlino e la successiva morte dell’attentatore presso Milano ucciso in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine e, in più, il terremoto in Cile di magnitudo 7,5.

Una fine 2016 non molto tranquilla seguendo le NEWS.





Diaframma – Siberia

14 04 2015

Il ghiaccio si confonde
con il cielo, con gli occhi
e quando il buio si avvicina
vorrei rapire il freddo
in un giorno di sole
che potrebbe tornare in un attimo solo.

Forse stanotte,
se avro’ attraversato
la strada che non posso vedere
poi in un momento
copriro’ le distanze
per raggiungere il fuoco
vivo sotto la neve.

I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
al chiarore del petrolio bruciato
e oltre il muro il silenzio,
oltre il muro solo ghiaccio e silenzio.

Aspettero’ questa notte pensandoti,
nascondendo nella neve il respiro,
poi in un momento diverso dagli altri
io copriro’ il peso di queste distanze…
di queste distanze… di queste distanze…
Di queste distanze…

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/D/testi_canzoni_diaframma_7514/testo_canzone_siberia_277853.html
Tutto su Diaframma: http://www.musictory.it/musica/Diaframma