SINCRONICITA’ , relazione di significato e acausalità

30 05 2010

Prosegue lo studio sulla Sincronicità, e sui rapporti tra lo psicologo Carl Gustav Jung e il fisico teorico Wolfgang Pauli.Il testo da noi tradotto lo trovate al seguente indirizzo:

http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.html

3. Sincronicità come relazione di significatoNelle sue prime opere, Jung parlava di “sincronico” volendo generalmente dire “simultaneo”. Qualche tempo dopo, divenne evidente che con l’aggettivo “sincronico”, bisognava piuttosto intendere “con lo stesso significato.”L’aspetto essenziale della sincronicità, è quindi la relazione di senso tra gli avvenimenti, non la loro simultaneità. Così Pauli scrisse a Jung nel 1949:

“La parola sinchron mi sembrava … illogica in un certo senso, a meno che non vogliate vedere un rapporto col termine chronos che sia sostanzialmente diverso dal concetto di tempo ordinario… Non è evidente, a priori, capire come mai avvenimenti che ‘esprimono la presenza di una stessa immagine e/o uno stesso significato’ dovrebbero essere simultanei: il concetto di tempo mi è più difficoltoso che il concetto di senso.”

Qual è il rapporto tra Senso e Tempo? Provvisoriamente, interpreto la vostra concezione all’incirca così: innanzitutto, avvenimenti che condividono uno stesso senso possono essere percepiti più facilmente se sono simultanei. Inoltre, la simultaneità è anche la qualità che costituisce l’unità dei contenuti della coscienza. Pauli preferiva parlare soltanto di una relazione di senso, e lo sottolinea nell’ottobre 1949, in una lettera a Fierz:

“Per me, la novità in questo modo di vedere le cose, è che utilizzando il concetto di ‘relazione di senso’, non avverto una distinzione troppo marcata tra il [fenomeno] riproducibile e il caso individuale, come si aveva potuto supporlo in precedenza. Jung è veramente tanto lontano dalla meccanica quantica quando suppone un legame di senso tra la situazione psichica (‘stato di coscienza’) dell’osservatore, e ciò che succede al suo esterno?”

Jung e Pauli credevano che le coincidenze significative potrebbero dare un contributo essenziale alla spiegazione delle relazioni tra la psiche e la materia. Calcolarono approssimativamente che, integrando il principio di azione causale nell’ambito della descrizione spaziotemporale, era necessaria una corrispondenza tra la psiche e la materia, attraverso un senso pre-esistente, per una comprensione più estesa della natura. Jung ha anche proposto di staccare il fattore della significazione dall’opinione soggettiva umana, e di elevarlo fino a farne un principio metafisico generale:

“La sincronicità presuppone un senso a prescindere dalla coscienza umana, un senso il quale, apparentemente, si trova fuori dell’essere umano.” Ma un senso [al di fuori della coscienza umana] non ha senso nella nostra attuale visione scientifica del mondo.

Jung dichiara: “Si è abituati a considerare che il concetto di ‘senso’ implichi un fenomeno o un contenuto psichico di cui non si suppone che possa esistere anche all’esterno della nostra psiche… Quando viene considerata l’ipotesi che uno stesso senso (trascendente) può presentarsi contemporaneamente nella psiche umana e nella disposizione di un avvenimento simultaneo esterno e indipendente, allora si entra in conflitto con le nostre ricerche scientifiche epistemologiche tradizionali.”

Già nel 1934, Jung insisteva, durante la sua conferenza su Eranos, nell’idea che il “senso” è un archetipo.

Tale concezione platonica di un senso preesistente [alla coscienza umana] dà luogo, ovviamente, a grandi difficoltà, dalle quali Jung non è riuscito a scappare.In uno scambio di lettere rivelatore con Erich Neumann, Jung scriveva nel 1959:

“Il senso sembra sempre essere prima di tutto incosciente e non può quindi essere scoperto che dopo di questo; è perchè si rischia sempre dove non c’e nulla di questo genere. Si ha bisogno delle esperienze sincroniche per poter giustificare l’ipotesi di un senso latente, [nascosto] che è indipendente dalla coscienza. Come una creazione non ha senso discernibile senza la coscienza umana che la riflette, l’ipotesi del ‘senso latente’ attribuisce all’essere umano un significato cosmogonico, una vera raison d’être.”

Sotto l’influenza di Pauli, Jung considerò successivamente il concetto di sincronicità caratterizzata attraverso un senso preesistente, come caso particolare di una disposizione più generale chiamata ORDINE ACAUSALE. Anche l’acasualità della meccanica quantistica, regolata da strette leggi statistiche è – secondo Pauli – un caso particolare di questo “ordine acausale.”

“Per me non ci sono dubbi che la ‘corrispondenza statistica’ della meccanica quantistica sia più vicina al vecchio determinismo che ai fenomeni sincronici. Dal punto di vista di questi ultimi, la meccanica quantistica deve apparire come una debolissima generalizzazione della vecchia causalità. Nonostante ciò, anche la meccanica quantistica sembra diretta verso l’altra direzione, dove non si può più parlare della riproduzione a volontà dei risultati. La meccanica quantistica avrebbe una specie di posizione intermedia.”

4. Sincronicità e acasualità

Anche se Pauli considerava l’idea della sincronicità di Jung come un passo geniale nella buona direzione, la quale ha avuto un’influenza essenziale nelle riflessioni di Jung, non bisogna supporre che Pauli fosse del tutto soddisfattodelle formulazioni [al riguardo] compiute da Jung.

In effetti, la caratterizzazione junghiana della sincronicità come “la simultaneità di due fenomeni i quali condividono un senso, ma sono legati in modo acausale” non è adeguata. Ovviamente, Pauli criticò dall’inizio l’utilizzo particolare della definizione “acausale” che Jung faceva:

“Mi pare che il concetto di ‘acasualità’ e l’utilizzazione particolare del concetto di tempo abbiano bisogno di essere chiariti più dettagliatamente. Secondo la vostra concezione del fenomeno ‘sincronico’… quest’ultimo si produce grazie alla duplicazione o moltiplicazione d’un ‘organizzatore astratto’ dall’aspetto esteriore esattamente doppio o triplo. In questo senso si potrebbe anche qualificare tale ‘organizzatore’ come la [stessa] causa del fenomeno sincronico. Questa causa non sarà dunque più nello spazio-tempo.”

Possiamo quindi vedere, in seguito alla lettura dei messaggi di Pauli, come lui e Jung avessero delle opinioni considerabilmente differenti sul concetto di causalità. Jung non precisò mai cosa intendesse per “causale” e “acausale”. In una lettera a Fierz, Pauli parla di una conversazione con Jung:

“Per Jung è particolarmente importante l’applicazione del concetto di ‘causalità’ unicamente alle cause ‘concrete’ o ‘misurabili’ che si trovano nello spazio-tempo (per escludere dalla causalità le cause ‘magiche’ o ‘simboliche’ le quali sono fuori dello spazio-tempo). Questo è naturalmente un punto decisivo poichè è unicamente in questo senso che i ‘legami trasversali’ degli AVVENIMENTI SIMULTANEI di Schopenauer sono ‘acausali’ .”

Anche limitando il concetto di causalità agli avvenimenti nello spazio-tempo, l’assenza di un legame causale non può mai essere provata empiricamente perchè una relazione di causalità può essere così complessa da fuggire ai nostri metodi di ricerca. Secondo Jung, il punto essenziale è il fatto che, per comprendere le coincidenze significative, l’impensabilità del legame causale nello spazio-tempo deve obbligare lo spirito arinunciare a ogni discussione su un simile legame. Jung scoprì dei concetti precursori delle sue idee di sincronicitàsu vecchi testi quali la teoria della “simpatia universale” e della “corrispondenza” nelle descrizioni medievali della natura. In breve, si può di conseguenza affermare che, nei fenomeni sincronici, il legame di senso è evidente mentre un eventuale legame causale spazio-temporale non è importante e, generalmente, non discernibile. Bisogna, però, sottolineare come un legame di causalità nei fenomeni sincronici non sia escluso a priori.





SINCRONICITA’ e Caso, coincidenze significative, Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli

27 05 2010

Da quest’oggi, il blog CIVILTA’ PERDUTE tra realtà e immaginazione, inizia un percorso a puntate sull’impressionante fenomeno della SINCRONICITA’, ovvero una corrispondenza di tipo non causa-effetto tra il mondo della fisica e quello della psiche.Il materiale è dai noi tradotto dallo spazio web http://www.metapsychique.org, il quale riporta una frase che c’è piaciuta molto:

“Al paranormale non ci crediamo, noi lo studiamo.”

I fenomeni sincronici sono caratterizzati, secondo [lo psicologo svizzero] Carl Gustav Jung, dalla coincidenza significativa di un fenomeno fisico oggettivo con un fenomeno psichico, senza che si possa immaginare una ragione o un meccanismo di causalità evidente [tra i due]. A partire dallo scambio di lettere – oggi disponibile – di Jung col fisico teorico Wolfgang Pauli, constatiamo che quest’ultimo ha avuto una partecipazione decisiva per la preparazione finale di questa idea. Verranno menzionate le domande che si sono posti nelle loro discussioni sulla causalità, la riproducibilità, il caso, la probabilità e l’evoluzione biologica.Il problema della complementarità tra psiche e materia, segnalata diverse volte da Pauli, è oggi riformulata dalla visione della fisica quantica moderna. Come la parte materiale dell’UNUS MONDUS è descritta correttamente dalla meccanica quantistica, è concepibile supporre che le strutture fondamentali di questa teoria possano avere una loro validità al di fuori dell’ambito [strettamente] materiale. Si può mostrare come, secondo questa supposizione, delle correlazioni olistiche tra la psiche e la materia sono possibili se – e solamente se – esistono delle proprietà incompatibili, non solo nel dominio materiale ma anche nel dominio psichico.

Di Hans Primäs

Nel 1992 sono apparsi, presso le edizioni Springer, gli scambi di lettere tra lo psichiatra Carl Gustav Jung e il fisico teorico Wolfgang Pauli – un documento di primaria importanza nella storia delle idee. A fianco di molte informazioni personali – che non ci interessano in questa sede se non in modo secondario – si tratta soprattutto di discussioni sulla relazione tra la psiche e la materia. Partendo dai loro rispettivi ambiti professionali, lo psicologo Jung e il fisico Pauli sono entrambi pervenuti, con una corcondanza notevole, alla supposizione dell’ “esistenza di un solo mondo, nel quale la psiche e la materia sarebbero una sola e medesima cosa, che distinguiamo unicamente per conoscerle meglio [separandole]”. Jung scrive in una lettera datata 1956:

“Non dubito che la psiche concreta contenga immagini che chiariscano il segreto della materia. Si può rendersi conto di queste relazioni nei fenomeni sincronici e nella loro a-causalità. Attualmente, questi fenomeni non sono ancora che vaghe idee, ed è al domani che è riservato il compito di raggruppare esperienze che facciano un po’ di luce su questa incertezza.”

Sulle prime potrebbe sorprendere vedere che sia stato Pauli a essersi occupato intensivamente, in modo teorico, della psicologia del profondo di Jung. Pauli – il razionalista e l’inesorabile fisico dallo spirito critico, soprannominato dai suoi colleghi “la coscienza vivente della fisica teorica” o ancora “il terribile Pauli.” Però, il “problema psicofisico” è sempre stato tra i suoi particolari obiettivi di interesse. In una lettera a Markus Fierz datata novembre 1949 Pauli scriveva:

” … la possibilità delle leggi della natura mi è sempre sembrata fondarsi sulla COINCIDENZA ARCHETIPICA delle nostre aspettative (psichiche) con un fenomeno naturale esteriore (fisico). Per l’organizzatore astratto, la distinzione “fisico-psichico” non esiste affatto. A questo proposito, mi sembrerebbe che il “pensiero scientifico” sarebbe soltanto un caso particolare tra possibilità più generali.

1. Prime idee di Jung sulla sincronicità

Gli studi di Jung sui “fenomeni inesplicabili” sono cominciati nel 1902 con la sua dissertazione “Psicopatologia dei fenomeni cosiddetti occulti” e sono connessi all’interpretazione archetipica della sincronicità. Secondo questa interpretazione, l’archetipo alla base dei fenomeni di sincronicità sarebbe un coordinatore della realtà psichica e materiale dove la coordinazione si sviluppa secondo il loro significato comune. Jung considera la psiche e la materia come due aspetti di una “unità” non divisa, che è inaccessibile per via diretta:

“Allo stesso modo in cui la psiche e la materia sono contenute in un solo e medesimo mondo, si trovano, inoltre, in contatto permanente e sono supportate – in ultima analisi – da fattori trascendenti INCOMPRENSIBILI; infatti, è possibile, e anche molto probabile, che la materia e la psiche siano due aspetti differenti della STESSA E UNICA COSA. I fenomeni sincronici mi sembrano volgere in questo senso : il “non psichico” potrebbe comportarsi come il “psichico”, e viceversa, senza che vi sia una relazione causale fra loro.”

Le concezioni di Jung si distinguono per principio da quelle di Freud, in particolare in relazione all’autonomia dell’incosciente, che [Jung] ha poi nominato la “realtà dell’anima”. Contrariamente a Freud, Jung si interessava soprattutto ai “grandi sogni” che hanno un significato NUMINOSO e nei quali si trovano dei contenuti simbolici i quali si incontrano spesso nella storia dell’umanità, come dei motivi mitologici o delle immagini primordiali che Jung, nelle sue prime opere, qualificava come “archetipiche.”

Il concetto di “principio sincronico” apparve molto discretamente, per la prima volta, in un elogio funebre per Richard Wilhelm nel Neuen Zürcher Zeitung del 6 marzo 1930:

“La scienza dell’ ‘Yi King’ non è basata sul principio di causalità ma su un principio che non è stato ancora nominato – perchè non appare nella nostra cultura – che chiamo provvisoriamente il PRINCIPIO SINCRONICO. Il mio lavoro con la psicologia dei fenomeni dell’inconscio mi ha costretto, già diversi anni fa, a cercare un altro principo esplicativo, perchè il principio di causalità mi è apparso insufficiente per spiegare certi strani fenomeni della psicologia dell’inconscio.”

Nelle sue Tavistock Lectures del 1935, Jung risponde a una domanda sul parallelismo psicofisico:

“Il corpo e lo spirito sono due aspetti dell’essere umano, e ciò è tutto ciò che noi sappiamo. Per questa ragione preferisco dire che le due cose sopravvengono assieme in un modo misterioso restandone qui, perchè non si può immaginare le due cose come una sola. Per il mio uso personale, ho concepito un principio che deve mostrare questo fatto di “essere assieme”, affermo che lo strano principio della sincronicità agisce nel mondo quando certe cose si producono in un modo più o meno simultaneo. comportandosi come se fossero la stessa cosa, pur non essendo tali dal nostro punto di vista.”

“L’Oriente fonda il suo pensiero e la sua valutazione dei fatti su un altro principio. Non c’è nemmeno una parola che rifletta questo principio. L’Oriente ha certo una parola per questo, ma noi non la comprendiamo. La parola orientale è TAO…Io utilizzo un altra parola per nominarla ma è abbastanza povera. Io la chiamo SINCRONICITA’.”

La sincronicità, secondo Jung, si riferisce a degli avvenimenti dove succedono cose nella realtà esterna che sono in corrispondenza significativa con un’esperienza interiore. I fenomeni sincronici sono delle coincidenze significative dove lo spazio e il tempo appaiono come delle grandezze relative. “Sincronicità” non vuol dire “nello stesso tempo” ma “con lo stesso senso”. La parte del fenomeno sincronico che si produce nella realtà esterna è percepita dai nostri sensi naturali. L’oggetto della percezione è un avvenimento oggettivo. Però Jung scrive:

“Eppure resta un avvenimento inesplicabile, perchè nelle condizioni dei nostri presupposti psichici, non ci si aspettava la sua realizzazione.”

Naturalmente, la sincronicità non è una spiegazione, è, in primo luogo, il fatto di dare un nome ai fatti empirici che suggeriscono l’esistenza delle COINCIDENZE SIGNIFICATIVE. Jung ha sottolineato come, per ciò che riguarda la sincronicità, il principale ostacolo risiede nel fatto di vedere la sua causa nel soggetto mentre, dal mio punto di vista, la causa si trova nella natura dei processi oggettivi.”

I fenomeni sincronici rimettono in questione il concetto fisico di OGGETTO, così come il concetto classico di SPAZIO e di TEMPO, e riguardano, quindi, anche i fisici interessati alle questioni filosofiche.

Jung si trascinò per anni le sue idee sulle “coincidenze significative”senza dare loro una forma definitiva; [inoltre] ha esitato per molto tempo prima di presentarle al pubblico. Dopo una conversazione con Pauli, nel novembre 1948, i due hanno iniziato uno scambio di lettere intensivo, nel quale Pauli ha incoraggiato Jung a redigere i suoi pensieri sulla sincronicità. Nel giugno 1949 Jung inviò a Pauli una bozza “circondata dappertutto da punti interrogativi” perchè la esaminasse in modo dettagliato. Pauli ha poi vivacemente preso parte all’ulteriore perfezionamento del concetto junghiano di sincronicità. Nei loro scambi di lettere (parzialmente) pubblicati, esce fuori come sia stata essenziale la critica costruttiva di Pauli. La versione definitiva di Jung è stata il risultato di molte revisioni – ispirate dai commenti critici di Pauli – ed è apparsa nel 1952 col titolo “La sincronicità come principio di relazioni acausali” in un volume pubblicato assieme a Pauli e intitolato “Spiegazione della natura e della psiche.” Quest’ultimo non è affatto un’opera completa di descrizione e delucidazione di questi argomenti complessi”, come è sottolineato da Jung nella prefazione da lui scritta, “ma unicamente uno studio per sollevare il problema.”

Secondo Jung, i fenomeni sincronici si comportano come delle casualità ripiene di senso. Sono caratterizzati dalla coincidenza – portatrice di significato – di un fenomeno fisico oggettivo, con un avvenimento psichico, senza che si possa immaginare una ragione o un meccanismo causale [tra essi]. Jung ha incluso, tra gli esempi di coincidenze significative, la telepatia, pratiche divinatorie come gli I – King, oltre alla tecnica d’interpretazione dell’astrologia, come anche gli effetti secondari spesso osservati in caso di decesso: un orologio si ferma, una foto casca dal muro, un vetro si spacca. L’esistenza di avvenimenti sincronici è spesso messa in dubbio, poichè sono rari o eccezionali. L’argomento più convincente sulla loro realtà è una tradizione millenaria e – in ultima analisi – la sola valida: la propria esperienza personale.

I fenomeni sincronici perdono molto del loro potere di convinzione quando sono semplicemente raccontati. Essi hanno una qualità NUMINOSA di esperienza, cosicchè è necessario sperimentarli di persona. La sola cosa che conta [in questi casi] è l’emozione viva e improvvisa generata [dall’esperienza sincronica]. Una discussione di questi fenomeni soggettivi scompagina le carte della scienza tradizionale, cosiddetta “oggettiva” però mai quelle di un esame serio [al riguardo]. Gli avvenimenti sincronici autentici hanno un carattere NUMINOSO [quindi personalissimo] e non è sempre facile divulgarli. Per non disperdere del tutto il concetto di sincronicità, si potrebbe considerare di restringerlo agli avvenimenti [davvero] senza precedenti e scioccanti.
2. Wolfgang Pauli e la sincronicità

Pauli era ricettivo alle idee di Jung sulle “coincidenze significative” soprattutto per due ragioni: innanzitutto, egli era preparato filosoficamente. Lo studio di Schopenhauer Il senso del destino, speculazione trascendente sull’intenzionalità apparente nel destino di un individuo, ha avuto su Pauli “un effetto di interesse duraturo e sembra averlo preparato per un futuro cambiamento nelle scienze fisiche e naturali.” Nel suo importante articolo del 1956, La scienza e il pensiero occidentale, Pauli scrive : “La vecchia questione di sapere se, in presenza di certe condizioni, lo stato fisico dell’osservatore potrebbe influenzare lo sviluppo del mondo materiale [esterno all’osservatore] non ha posto nella fisica attuale. La risposta era evidentemente affermativa per gli antichi alchimisti. Nel secolo XVIII, uno spirito critico come il filosofo Arthur Schopenhauer, ottimo conoscitore e ammiratore di Kant, ha considerato nel suo studio “Magnetismo animale e magia” che gli effetti – cosiddetti – magici erano ampiamente possibili e gli ha interpretati – nella sua terminologia particolare – come “influenze dirette della volontà che vanno oltre i limiti dello spaziotempo”. D questo punto di vista, non si può dire che delle ragioni filosofiche a priori siano sufficienti per rifiutare immediatamente simili possibilità.”

Ma l’interesse che portò Pauli alle “coincidenze significative” non era puramente accademico. Da giovane, Pauli era caratterizzato da una mentalità razionale estremamente specializzata, per via della quale ha poi incontrato serie difficoltà all’età di trent’anni. Nell’agosto 1934, scrisse al suo collega e amico Ralph Kronig:

“Dopo essere caduto in depressione nell’inverno 1931/32, ho cominciato lentamente a risalire la china. Ho quindi incontrato degli avvenimenti psichici che non conoscevo affatto prima d’allora e che chiamerei semplicemente L’ATTIVITA’ PROPRIA DELL’ANIMA. E’ per me indubitabile come vi siano cose che si sono sviluppate spontaneamente e che possono essere definite come SIMBOLI ; qualcosa di psichico e obiettivo allo stesso tempo, che non può essere spiegato da cause materiali.”

Questa sua crisi psicologica condusse Pauli a contattare Jung nel 1930, il quale lo affidò alle cure della giovane dottoressa Erna Rosenbaum, una debuttante nell’ambito [psicologico – psicanalitico]. Durante questa analisi di cinque mesi, e nel corso dei tre anni che seguirono, Pauli ha prodotto senza alcuna influenza diretta di Jung all’incirca 1500 sogni, dai contenuti archetipici sorprendenti.

Si può ricavare qualche informazione su questa attività propria dell’anima, come diceva Pauli, all’interno della monumentale opera di Jung, “Psicologia e alchimia.”

Pauli ha spesso fatto l’esperienza – come tutte le persone che hanno un’attività creatrice – di relazioni misteriose tra il suo lavoro sui problemi della fisica teorica e l’attività animistica incosciente. Aggiungiamo a questo come Pauli sia stato perseguitato, durante tutta la sua vita, da fenomeni molto strani – ciò che si è soprannominato “EFFETTO PAULI”. Si tratta del fatto che – confermato da fonti sicure – gli strumenti di misura avevano periodicamente delle perturbazioni o non funzionavano quando Pauli faceva irruzione all’interno di un laboratorio.

Simili effetti potrebbero essere considerati come una manifestazione del rovescio della medaglia riguardante il fisico teorico [in questione]. Pauli non era in buone relazioni con l’ingegneria; non aveva una buona manualità percepiva come inquietante e minaccioso il mondo della tecnologia. Questo stato di tensione i suoi colleghi lo percepivano bene, e tutti erano convinti che effetti “misteriosi e inquietanti” fossero emanati da Pauli.

Racconta il suo collega Markus Fiers:

“Anche specialisti della fisica sperimentale – persone obiettive e realiste – condividevano l’opinione secondo cui era proprio Pauli che emanava questi effetti strani. Per esempio, si credeva che la sua semplice presenza dentro un laboratorio generava un sacco di problemi nella conduzione di un esperimento: rivelava, diciamo così, la malignità delle cose. Era questo L’ “Effetto Pauli”. Per questa ragione, il suo amico Otto Stern, il celebre “artista dei fasci molecolari”, non l’ha mai lasciato entrare nel suo istituto. Non è affatto una leggenda, conoscevo benissimo Stern così come Pauli! Anche Pauli credeva assolutamente ai suoi effetti. M’ha raccontato come percepisse le sventure in anticipo nella forma di una spiacevole tensione e che, se poi il disagio preconizzato avveniva davvero, si sentiva bizzarramente libero e sollevato. Si può insomma considerare l’ ‘Effetto Pauli’ come un fenomeno sincronico.”





Ottavo videopost

25 05 2010




David Wilcock è la reincarnazione di Edgar Cayce?

22 05 2010
Edgar Cayce è tornato in carne e ossa per comunicare l'”Ascensione”?
Di Wynn Free

Sono [Wynn Free], il principale autore del libro The Reincarnation of Edgar Cayce? (“La reincarnazione di Edgar Cayce?”.) Ho iniziato a scrivere il libro nel 2000 ed ero incredulo, per quello che significava ciò che stava avvenendo a David Wilcock, il quale era la pretesa reincarnazione del [“profeta dormiente”] Edgar Cayce. Sebbene non ci sia alcun criterio scientifico [ma guardate qui] per dimostrare un caso di reincarnazione, le circostanze della vita di Wilcock sono collegate a quelle della vita di Cayce da un massiccio numero di evidenti similitudini, incluse abilità precognitive e di canalizzazione, una somiglianza fisiognomica straordinaria, e una carta astrologica pressochè identica (nati in un giorno dove i loro pianeti sono nelle stesse posizioni nei segni corrispondenti in un arco di 127 anni). Inoltre, Wilcock si trasferì a Virginia Beach (la sede dell’Edgar Cayce institute) nel 1998, così da poter realizzare la profezia di Cayce, nella quale diceva di ritornare a Virginia Beach proprio in quello stesso anno.

La connessione Wilcock/Cayce

Ma la teoria della connessione Wilcock/Cayce, sorprendente com’è, risulta messa in ombra dall’importanza della storia che Wilcock sta portando avanti in questi nostri tempi. Le fonti di informazioni, canalizzate sia da Wilcock che da Cayce, si identificano come un gruppo composto da anime di milioni di individui i quali – [in tempi estremamente remoti] – avevano corpi pressochè identici ai nostri, e vivevano su quello oggi identificato come il pianeta Venere. Hanno spiegato il loro ruolo come quello di assistenza per l’umanità in ciò da essi chiamato “cambio dimensionale.” Questo “cambio dimensionale” fa parte di un piano il quale è stato programmato nella stessa linea evolutiva della vita sul pianeta Terra, ed è connesso molto direttamente col CALENDARO MAYA, la data del 21 dicembre 2012 e le profezie dello stesso Gesù Cristo sull’Ascensione.

Per comprendere come ciò funzioni, vediamo l’esistenza di un campo unificato di energia irradiata dal CENTRO DELLA GALASSIA il quale è la forza primigenia della VITA e del mondo fisico-materiale [in cui essa è incastonata].
Questo campo unificato è stato identificato come ENERGIA ETERICA, prana, o shakti dalle persone nell’ambito della ricerca metafisico-spirituale, e pervade ogni angolo del tempo e dello spazio, anche se non è distribuito equamente. Esso raggiunge il picco di intensità ogni 75.000 anni, e noi ci stiamo trovando sopra questo picco proprio adesso, col 2012 come anno di più elevata intensità del picco.

Salto di qualità energetico

Le implicazioni di questo salto energetico sono abbastanza profonde, e molte delle turbolenze e delle ribellioni che accadono nel mondo sono in relazione diretta con ciò, come se le ombre del passato dell’umanità stessero emergendo in quella che potrebbe essere definita una “NOTTE OSCURA DELL’ANIMA collettiva.” Ma la “memoria di gruppo”, [proveniente da tempi così remoti da non averne la benchè minima idea], guiderebbe questo processo tumultuoso in qualcosa [che si può identificare] come una specie di “lieto fine.”

In parole povere (Non mi aspetto che voi crediate a tutto questo, di primo acchito), il nostro pianeta sta passando dal terzo chakra al quarto chakra e, allo scopo di fluire con questo cambiamento, il proprio CUORE deve essere aperto al 51% per muoversi assieme alla nuova energia del pianeta. Tale movimento attraverso le dimensioni è ciò a cui Gesù Cristo si riferì parlando di “Ascensione”, e che il calendario Maya identifica con il 21 dicembre 2012.

Il “gruppo di anime” che comunica attraverso Wilcock, sta svolgendo – diciamo così – un tipo di amministrazione di questo evento da ciò che è stato chiamato ALTRO LATO.
Coloro che non raggiungeranno il 51% di risonanza spirituale con la nuova energia, finiranno per reincarnarsi in un altro pianeta di terza dimensione in un altro sistema stellare, per ricominciare a vivere con le vibrazioni del terzo chakra proprie della densità che stiamo ancora sperimentando sul pianeta Terra [ma come abbiamo scritto nel post precedente, tale “non promozione” nel cambio dimensionale non è affatto una divisione tra “buoni” e “cattivi” modello Giudizio Universale].

Mi rendo conto come ciò suoni lontano dal modo comune di pensare, e comunque non è da credere ciecamente, [come ho accennato prima.] Dal tempo in cui ho iniziato a scrivere il libro nel 2000 fino ad ora, ho avuto numerose personali convalide che il libro sta portando avanti informazioni accurate, vedendo confermate molte delle previsioni di Wilcock.
Il libro presenta una lenta ma costante edificazione, sostenendo la possibilità di queste incredibili premesse, iniziando col caso della connessione tra Wilcock/Cayce e concludendosi coi messaggi diretti del “gruppo di anime” il quale comunica all’umanità attraverso Wilcock.
Molti lettori, dopo aver letto nel libro i messaggi canalizzati, sono del parere che vi sia una connessione diretta con il “gruppo di memoria collettiva” chiamato RA.

David Wilcock, quando, a proposito di RA, gli si è domandato di presentare l'”Ascensione”, ha dato una raccolta estensiva [e scientifica] delle ricerche in corso, mostrando come l’intero Sistema Solare stia subendo una trasformazione senza precedenti durante gli ultimi cinquant’anni, coi pianeti che stanno aumentando [il loro albedo], la loro luminosità, stanno scambiando i loro poli [elettromagnetici], e molto altro. Inoltre, dovrebbe essere evidente a tutti che il nostro pianeta è nel bel mezzo di situazioni climatiche estremamente insolite, come l’aumento della frequenza di catastrofi naturali, nonchè enormi eruzioni solari.

Verità o fantascienza?

La storia di Edgar Cayce si legge come un racconto di fantascienza, ma il suo lavoro ha resistito alla prova del tempo. Se Cayce è ritornato, ci si potrebbe aspettare di più della stessa, con spiegazioni per le attuali faccende terrestri che possono rivaleggiare con le più sfrenate fantasie [fantascientifiche]. Mentre scrivevo il libro, non avevo idea di come il pubblico lo avrebbe preso, ma c’è un crescente numero di Cristiani dalle idee più liberali, i quali hanno concluso che questa storia è probabilmente la più accurata spiegazione di cosa Gesù Cristo intendesse con “Estasi”, “Ascensione” e “Seconda Venuta.”
Scusatemi se tutto ciò suona come una specie di “messaggio pubblicitario” per il libro, ma ho la convinzione che coloro i quali lo leggeranno saranno così più preparati per capire e affrontare la prossima manciata di anni che ci aspetta, in cui osserviamo il “fine partita” di tanti PIANI NEGATIVI di coloro che, apparentemente, controllano il destino del pianeta in questo frangente di tempo.

Se voi avete mai considerato come vi siano forze più grandi [dell’attuale livello della nostra evoluzione] le quali potrebbero essere disponibili per assisterci e rispondere alle nostre preghiere, e volete conoscere come davvero esse funzionino, [una possibile risposta] si trova tra le pagine di questo libro, senza che ciò richieda convinzioni religiose o una fede cieca.

Date un’occhiata al mio sito web
http://speedoflove.iwarp.com/
caycesback/Page_1x.htm

per maggiori informazioni.

A proposito del libro:

The Reincarnation of Edgar Cayce è un pezzo per un puzzle che dovete cercare di mettere insieme. Il volume [in questione] possiede un’estrema lucidità, ed è il miglior esemplare di libro sulla verità spirituale scritto durante questo periodo. Se voi avete qualche dubbio circa la direzione del mondo, la natura del nostro lavoro, e il vostro ruolo in tutto ciò, [questo libro può aiutare a dissiparli].

Michael Sharp

Vi invito e vi incoraggio a leggere The Reincarnation of Edgar Cayce, integrando le straordinarie informazioni contenute nel vostro proprio percorso spirituale. Il libro può essere il più importante lavoro riguardante la spiritualità contemporanea, e spiega come mantenere la propria connessione al Divino in un pianeta in via di transizione.

Rev. Beverly G. Craig, Primo sacerdote della Chiesa della Scienza,
La Crescenta

Spazio e Tempo sono illusioni, e non sono gli elementi [che costituiscono la nostra essenza]. Infatti, potete vedere l’intera infinità dell’universo intorno a voi adesso come un’UNITA’ DI COSCIENZA a pieno titolo, e questo è importante. C’è, in definitiva, solo una Coscienza Unita, è il suo variare delle pulsazioni sono semplici distorsioni della sola UNICITA’ [oneness]. Quando voi vedete le [molto differenti tra loro] coscienze, esse fanno parte di differenti gradazioni e vibrazioni e – apparenti – misure.
Ciò che voi davvero vedete è semplicemente la differenziazione dell’UNICITA’ attraverso le proprie decisioni di libera volontà…

La “memoria collettiva di sesta densità” chiamatasi RA.





Roberto Morini illustra la Catastrofe Rigeneratrice

18 05 2010
Nel mare magnum delle informazioni che ci circondano da ogni parte, è facile che i cambiamenti i quali attendono il genere umano – che da molti vengono sbrigativamente liquidati come “Mistero 2012 e calendario Maya” – siano esagerati, distorti, presi sul serio nel senso sbagliato, non presi sul serio, visti in un’ottica catastrofista a senso unico, ridicolizzati, ricoperti di spiritualismo a buon mercato, minimizzati, e chi più ne ha più ne metta.
Le fonti delle informazioni – o pseudotali – al riguardo, sono anche spesso di dubbia qualità, accumulate da persone che magari hanno solo voglia di attirare l’attenzione con sensazionalismi i quali hanno sempre avuto una certa attrattiva mediatica, e così ecco il successo dei vari “profeti di sventura”, tra cui si possono annoverare coloro che dicono di aver “trovato la chiave” per interpretare le fumosissime quartine di Nostradamus.
E’ ovvio che un tale approccio al mutamento (RADICALE) che attende l’umanità, non può che portare acqua al mulino dei denigratori e degli scettici di professione, il cui compito, tra le righe, è quello di giustificare la validità di un certo approccio scientifico, quello mirato alla conservazione dell’attuale organizzazione economica-finanziaria-politica, con cui va a braccetto una scienza che non ha tanto l’obiettivo di aiutare l’essere umano nella ricerca di sè, quanto quello di renderlo il più possibile una docile pedina di un tipo di visione (pilotata) della realtà che – pur facendo acqua da tutte le parti – vuole sopravvivere a se stessa, anche coi mezzi più biechi. 

Roberto Morini non è un personaggio a caccia di scoop da quattro soldi sul tema del “2012”: si tratta di uno scienziato e un ricercatore, laureato in fisica nucleare e filosofia; le sue esperienze nel settore informatico lo hanno portato ad accumulare la bellezza di 11,20 terabyte di dati sull’argomento, raccolti in trentacinque anni di ricerca, per poi elaborarli e metterli a confronto tra loro con l’aiuto di un computer potentissimo.
Nel 2002, Roberto Morini si rese conto della prevedibilità di eventi naturali della terra quali terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, accorgendosi di come “i modelli matematici utilizzati dalla scienza ufficiale fossero inutili”.
Morini ha dato modo di dimostrare a più riprese che le sue asserzioni “erano fondate e che meritavano di essere prese in considerazione.” Tutto questo invano. Nel 2004, aveva previsto con quindici giorni di anticipo lo tsunami nel sud-est asiatico, ma non è stato preso sul serio, cosicchè si è dovuto sobbarcare tristemente il senso di impotenza e di colpa per le inutili vittime.
Il, 27 dicembre 2008 egli riassunse in una tabella sinottica tutti i risultati degli studi sull’argomento fino ad allora, coprendo un lasso di tempo previsionale dal 9 luglio 2009 al 31 dicembre 2013, in seguito aggiornati nel dicembre 2009.
Come si è detto, a sostegno delle sue tesi, Roberto Morini ha alle spalle trentacinque anni di studi e di comparazioni (ecco qualche fonte: CIA sezione FOIA – Freedom Of Information Acts, Norway’s Aftenpolten News Service, Istituto Nazionale Di Geofisica e Vulcanologia, NASA, Daniel K. Inouye – senatore degli Stati Uniti, Royal Astronomical Society…) e le analisi di scienziati indipendenti (come Otto Binder, Phil Schneider, Richard Hoagland.), i quali hanno esposto le loro conclusioni nonostante le censure governative, peraltro comprensibili se servono per non provocare panico tra le popolazioni impreparate, quindi caos e disordini inutili quanto pericolosi.
Diamo qualche esempio dei contenuti delle analisi del dott. Morini, sulla scorta di tutto il materiale da lui raccolto assieme ai suoi collaboratori:

    • Secondo l’IPCC dell’ONU il RISCALDAMENTO GLOBALE è di orgine antropica, ovvero provocato da attività umane come il rilascio di Co2 nell’atmosfera; in realtà il riscaldamento interessa l’intero Sistema Solare, dal momento che è al 95-97% di origine astronomica, ed è un fenomeno ciclico e di breve durata, caratteristico della fine di un’era interglaciale. Noi ora ci stiamo trovando alla fine di un periodo interglaciale, precedente una nuova era glaciale. Pur non essendone la causa, l’eruzione del supervulcano di Yellowstone ha contrassegnato l’inizio di ogni glaciazione. Dal 2004 l’attività sotterranea del supervulcano è aumentata di tre volte rispetto alle registrazioni precedenti.
    • Gli studi sul ciclo gelo/disgelo delle rocce australiane dei geologi G. Williams e P. Schmidt giungono a constatare come la Terra, durante il Precambriano, sembrasse priva di Luna, la quale è stata poi “catturata” in seguito all’esplosione precambriana di 542 milioni di anni fa, quando accadde QUALCOSA che pose fine alle bassissime temperature presenti sul pianeta al tempo, collocandolo poi in un’orbita più vicina e più stabile rispetto al Sole. Si tratterebbe di un passaggio CICLICO del Sistema Solare attraverso il piano galattico, col collasso (per quanto breve) dei campi magnetici planetari, la fine di un periodo interglaciale e l’inizio di una nuova glaciazione, dopo un EVENTO.
    • L’intensità del campo magnetico terrestre si sta indebolendo da quattromila anni a questa parte, e sempre di più secondo le registrazioni effettuate negli ultimi trenta. Quando il polo magnetico raggiungerà lo 0 sincronizzandosi con quello dell’asse terrestre, vi sarà un’inversione dei poli magnetici mentre il Sistema Solare sarà in linea col piano galattico. Il nostro pianeta, dopo un arresto della rotazione, comincerà a ruotare in senso opposto, orario rispetto all’orbita lunare.

 


  • Le fasi in sequenza dell’EVENTO in questione saranno quattro (più una presumibile): 1) Ribaltamento; 2) Inversione dei poli magnetici; 3) Arresto rotazione antioraria; 4) Ripresa rotazione oraria; 4 + 1) Possibile assestamento del nuovo asse perpendicolare. Com’è intuibile, queste fasi saranno caratterizzate da spostamenti colossali di masse oceaniche e marine, compressione dei continenti lungo le linee di faglia, attività sismica imponente e vulcanismo diffuso, iper-uragani, tamponamento a catena delle masse continentali, super tempeste, cenere e gas vulcanici nell’atmosfera, piogge velenose provocate dal vapore acqueo mescolato a gas e ceneri. Dopo il possibile assestamento del nuovo asse, vi saranno le caratteristiche planetarie per una nuova era glaciale (differenza tra un emisfero e l’altro come grado di insolazione, gran quantità di vapore acqueo nell’atmosfera, cielo oscurato per diverso tempo, ghiacci a più basse latitudini). Il  pianeta sarà quindi modificato radicalmente, cosi come è già accaduto più volte nel remotissimo passato, l’ultima risale all’incirca a 10.000 anni fa, alla fine del Pleistocene, quando anche allora il Sistema Solare si era trovato allineato col Piano Galattico.
  • L’EVENTO accadrà in un punto qualsiasi degli ultimi sedici miliardi di chilometri che ora separano il Sistema Solare dalla perfetta intersezione col Piano Galattico, la quale avverrà a partire dal 12/12/2012. Le antiche civiltà hanno cercato di trasmetterci informazioni sullo scombussolamento ciclico della Terra – già avvenuto varie volte in passato – attraverso le loro tradizioni, simbolismi, sculture, incisioni e opere monumentali. Le varie élite che “reggono i destini del mondo” SANNO, e infatti spuntano qua e là notizie di rifugi bunker, basi sotterranee e silos colmi di sementi di ogni tipo nelle (per adesso) freddissime Isole Svalbard, nell’Artico.
  • Scorte e rifugi non basteranno a preservare l’umanità dagli eventi che dovrà affrontare, poichè questi non riguarderanno il solo piano “materiale” e “fisico” (piano così tanto inculcatoci dalla civiltà attuale) ma anche un “salto quantico”, un “salto di frequenza” verso un livello maggiore di consapevolezza planetaria e cosmica.
    Morini ci dice: “Il nostro Sistema Solare si sta tuttora muovendo in una regione del cosmo dove una costellazione, che è stata distrutta, ha lasciato il suo segno, la sua ‘polvere.’ Tale passaggio attraverso questo spazio ‘contaminato’ è fonte di ‘avvelenamento’ per tutti i pianeti e le creature della galassia. Soltanto i Soli, per i processi nucleari che li alimentano, sono risparmiati dall’influsso negativo di questo ambiente ostile denominato LA TREDICESIMA ZONA.
    Dopo migliaia di anni la Terra – finora imprigionata in questo luogo del cosmo – sta per compiere una vera e propria ascensione – o purificazione – uscendo e, così, elevandosi a una nuova vibrazione, e quindi una NUOVA CONSAPEVOLEZZA.” Il pianeta, quindi, entrerà in un più alto livello di vibrazione energetica, dove la PRIGIONE DELLA MATERIA, in cui siamo tuttora confinati, non avrà più la presa totale su di noi che ancora ha. Coloro che risuonano con la nuova energia avranno meno paura di perdere il loro corpo materiale.
     
  • Durante l’allineamento del Sistema Solare al Piano Galattico, vi sarà la possibilità di un’ILLUMINAZIONE COLLETTIVA, un’occasione, un’opportunità che non si ripeterà più per altri 75.000/77.760 anni, secondo l’ingegner Morini. Gli eventi catastrofici e gli effetti a loro legati dureranno solo il tempo necessario per la necessaria selezione (il cosiddetto “setaccio di Dio”) tra gli spiriti umani ALLINEATI con la nuova frequenza energetica planetaria e quelli NON ALLINEATI, che verranno “copiati e incollati” in una dimensione del multiverso affine alla loro bassa pulsazione spirituale. Ma senza alcun giudizio di merito, come piace pensare a certi religiosi.

Roberto Morini conclude informandoci che “a partire dal marzo 2018 una volta terminata [la selezione], la vita splenderà sulla Terra come mai prima” precisando che “non è una profezia, ma un dato di fatto scontato conseguente alla nuova risonanza [vibrazione energetica dopo il salto quantico] acquisita.”

 

Bene. Lo so che molti scuoteranno la testa dopo aver letto tutte le righe precedenti, ma proviamo a sperimentare una certa sospensione dell’incredulità. Proviamo a immaginare come l’attuale crisi-ristagno di ogni cosa nel nostro mondo occidentale (e occidentalizzato) possa davvero preludere a un rovesciamento totale e radicale dell’attuale civiltà, la quale scomparirebbe del tutto inghiottita dalla catastrofe che si ripresenta a intervalli ciclici come qualsiasi altro movimento astronomico, dalla rivoluzione dei pianeti alla rotazione dei satelliti.
Ricordiamo il PUNTO OMEGA di Tehillard De Chardin, il punto di massimo livello di complessità e di Coscienza individualizzata, affine al concetto di NOOSFERA, ovverosia la struttura planetaria nella quale si evolvono la Geosfera e la Biosfera, un qualcosa di più legato all’aspetto psichico che a quello materiale dell’essere umano. Cosa lega la trasformazione della Terra in CERVELLO PLANETARIO, secondo autori come Peter Russell e Josè Arguelles – verso cui ci si sta avvicinando sempre più esponenzialmente con l’accelerazione e la smaterializzazione vorticosa dell’informazione e della comunicazione – a questa catastrofe ciclica prossima ventura (se sul serio avverrà)?
Cos’hanno in comune questa catastrofe ciclica prossima ventura alla fretta che mostrano di avere gli ILLUMINATI NERI (il “Governo Ombra” dietro all’occidente) nel voler creare un Ordine Mondiale con un’unica banca, un’unica valuta, un’unico centro di potere, l’economia totalmente in mano alle multinazionali da loro controllate e un’unico esercito da usare all’interno della loro “Pangea Politica”?
E il COVER-UP degli stati sugli avvistamenti UFO e alieni? E gli insegnamenti gnostici sul fatto che la Terra e i suoi abitanti sono sotto il controllo millenario di FORZE ENTROPICHE che vengono definite “il Demiurgo e i servi arconti”, i quali da certi (Corrado Malanga, per esempio) vengono identificati come le entità aliene negative?
Per non parlare dell’avvizzimento delle capacità nascoste dell’essere umano, come il cosiddetto “Terzo Occhio”, cioè la ghiandola pineale che, come bene ha illustrato David Wilcock, ci connetterebbe alla parte superiore di noi stessi – oltre la consueta prigionia spaziotemporale – se l’acqua che contiene non si calcificasse a causa del consumo di parecchie sostanze alimentari, e del fluoro negli acquedotti pubblici.
Insomma, come abbiamo scritto in un altro post, i cambiamenti che avverranno nel prossimo decennio saranno così RADICALI da far precipitare l’attuale civiltà in cui stiamo ancora vivendo, in ricordi così lontani e DIVERSI (anche se di pochi anni in questa linea temporale) da renderla MITOLOGICA.
Gli scrittori della nuova era dovranno tenerne conto.

 

 





La teoria quantica della reincarnazione, di Roger Ebert

14 05 2010
Se vuoi vedere la paura negli occhi di un fisico quantistico, pronuncia la parola MISURA.
La reincarnazione è possibile per un punto di vista razionalistico, scientifico? Ora come ora risponderei: Si. Però, noi non ne siamo mai coscienti e il “noi”, nel senso che viene dato a questo pronome personale abitualmente, non fa parte dell’analisi che voglio proporvi. Affronto il problema dal punto di vista della meccanica quantistica. Ignoro tutto di questo argomento, e discuterne dà l’occasione agli altri di prendermi per un pazzo.

Cominciamo col dire che in fondo, quando si va al cuore del problema, tutto, e voglio dire IL TUTTO, è fatto di particelle quantiche.
Queste particelle possono trovarsi in un luogo o in un altro, nello stesso tempo.
L’interpretazione dei multimondi formulata nel 1956 dal professor Hugh Everett, ci dice che tutte le possibilità descritte dalla teorie quantica si producono istantaneamente in un “multiverso” composto di universi paralleli indipendenti, e SIMULTANEI.
Qui la parola importante è: SIMULTANEAMENTE. Penso che questo significhi che TUTTO non si trova in qualche luogo particolare in un particolare momento. Se voi pensate a ciò in questo modo, benvenuti!
Qualsiasi cosa voi pensiate, è irrilevante perchè i luoghi e i tempi che ci portiamo con noi a livello quantico. Ma qui, essi non hanno l’aria di esistere. Se esistono, sono creati unicamente per le applicazioni scientifiche che facciamo di questo livello, e le differenze tra le nostre varie dimensioni significano qualcosa per noi ma non per le particelle quantiche.

I lettori che conoscono l’argomento hanno già smesso di leggere. Altri hanno magari riso. Non mi curo di loro ma guardo e passo, scrivo per noi, coloro che restano. Gli esperti hanno avuto dei decenni per chiarire l’argomento. Ora tocca a noi rimboccarci le maniche. E non ripeterò la solita solfa, perchè la so già. Inoltre, non dovrei credere a tutto ciò che leggo su Wikipedia, anche se Wiki ha l’aria di saperne sempre più di me.

Okay. Allora se TUTTO consiste in STRINGHE QUANTICHE, come definiamo una stringa quantica? E qui Wiki è un modello di chiarezza: Una stringa quantica è uno dei principali oggetti studiati dalla teoria delle stringhe, una branca della fisica teorica.
Ci sono diverse teorie sulle stringhe, di cui un buon numero tra esse sono unificate dalla teoria M. Una stringa è un oggetto con una distinzione spaziale a 1 dimensione, contrariamente a una particella elementare che invece è a 0 dimensioni, cioè si può equiparare a un punto geometrico.
E cos’è 1 dimensione rispetto a 0 dimensioni? Per me, se qualcosa non ha dimensione, allora non è niente. Evidentemente, sono ingenuo. Passiamo quindi alle stringhe a 1 dimensione, le quali adesso, sono tangibili come un melone comparate alle particelle a 0 dimensioni. Qui, almeno, c’è qualche cosa. Come avete indovinato, tutto ciò è molto piccolo. Non più grande della lunghezza di Planck.

Quanto misura la lunghezza di Planck? Cito: La teoria corrente suggerisce che una lunghezza di Planck è la grandezza più piccola che si possa conoscere e quantificare. In altre parole, se si trova qualcosa di più piccolo che la lunghezza di Planck, ebbene, questo sarà ancora la lunghezza di Planck. Quando noi, i non specialisti, ci riferiamo a “la misura o la distanza” di qualcosa, pensiamo di scrivere cose differenti. Per esempio: “Il cane grosso è a tre metri da me” non pensiamo certo di descrivere contemporaneamente la sua distanza e la sua grandezza. Al livello dei quanti, la misura e la distanza possono essere allo stesso tempo sia l’una che l’altra. Per venire al sodo, TUTTO potrebbe essere dovunque e nello stesso tempo.

Ciò comincia ad assomigliare all’ETERE, definito dai maghi dell’antichità come “il quinto elemento che scorre nell’universo”. La filosofia magica di Matt Rees ci dice che l’etere è molto versatile e può essere trasformato in materia o in energia attraverso dei procedimenti appropriati. Un’indagine scientifica come un esperimento formule non rileverebbe la “presenza” dell’etere, dal momento che esso è dappertutto, ma rivelerebbe le perturbazioni del flusso dell’etere.

Queste perturbazioni somigliano all’effetto gravitazionale attraverso cui la presenza delle particelle quantiche è conosciuta. Se l’etere può essere trasformato in materia o in energia, dunque i maghi erano già giunti per conto loro alla formula di Einstein E=MC2, la quale – da un certo punto di vista – può essere considerata una formula magica. Si può dire che l’etere e le particelle quantiche sono ciò che è ovunque e in cui consiste il TUTTO.

Arriviamo ora là dove voglio arrivare. E forse qualcuno potrebbe averlo già capito. Noi stessi siamo interamente fatti di ciò che abbiamo parlato, ci siamo dentro fino al collo allo stesso modo. Le nostre identità, i nostri nomi, le nostre personalità, le nostre credenze, opinioni, senso dell’umorismo, insomma ciò che noi pensiamo essere il nostro spirito. Siamo fatti di bits a una dimensione, i quali compongono la totalità cosmica e noi potremmo anche essere dei bits che si trovano “ALTROVE”, perchè il SE’ è essenzialmente un principio di organizzazione che noi diamo al caos di particelle che compone il TUTTO.

Se vi allontanate lontano da noi, ci apparite come un punto senza dimensioni, ma se voi vi avvicinate, ci apparite come ben più che questo. Di conseguenza le nostre identità sono state assemblate da questo materiale quantico, o ETERE, dal principio di organizzazione che concepisce noi stessi. Noi stessi portiamo noi stessi a ESSERE. La nostra coscienza è la gravitazione. Siamo venuti dal nulla vorticoso e torniamo al nulla vorticoso. La polvere da cui proveniamo e la polvere in cui torniamo non sono veramente dove pensiamo che siano. E’ la mente a fare in modo che sia così.

Questi bits potrebbero, alla stessa maniera, ritrovarsi all’altro angolo dell’universo piuttosto che là dove sono. Può essere che solo percependoli noi li manteniamo INSIEME. Voi mettete assieme i vostri bits, io metto assieme i miei, e quando smettiamo di pensare essi ritornano nel pool generale del TUTTO, DAPPERTUTTO. Quindi, me e voi consistiamo di noi stessi, e uno di questi giorni potremmo consistere di altri “ME”. Noi ritorneremo, questo ci farà stare un sacco bene perchè non lo sapremo.

Perciò, si, la reincarnazione è possibile da un punto di vista scientifico e razionale. Noi siamo stati e saremo reincarnati, essendo una parte dell’IMMENSITA’ di cui siamo fatti. Saremo dei soli, delle lune, delle stelle, della pioggia: cercateci nelle previsioni del tempo!

Se vi sembra che chiuda con un tono piuttosto vago, considerate le mie difficoltà nel determinare dove stare, e cosa guardare. Io sono all’interno di un mio stato mentale, intrappolato qui da tanto tempo, a partire da un indeterminato momento di cui non ho memoria cosciente. Il fatto che voi esistiate non è che una prova per “sentito dire”. Ciò mi rende la vita più interessante pensandoci. Non vorrei che il mio spirito avesse esperienza solo di un vortice vuoto e senza forma, quando è molto meglio impiegare il mio spirito a pensare la mia attrice preferita.

Ma qui sta il puzzle: Quale realtà possiede il TUTTO a parte il fatto che ci pensi? Quando prendo un colpo e vedo le stelle prima di svenire, cosa succede in mia assenza? Come saperlo? Vi lascio con un confortante passo tratto da Wikipedia.

Una volta che una misura è applicata, il sistema misurato diventa ENTANGLED col fisico che l’ha misurato e un immenso numero di altre particelle, alcune delle quali sono fotoni vola verso l’altro angolo dell’universo, per provare che la funzione ondulatoria non è collassata, tutte queste particelle dovrebbero essere riportate indietro ed essere misurate nuovamente assieme al sistema che era stato misurato originariamente. Ciò è abbastanza impraticabile e anche se si potesse farlo teoricamente, questo distruggerebbe tutte le prove che le misurazioni originali furono bene effettuate. (compresa la memoria del fisico).

Questo è certamente qualcosa su cui pensare.

http://blogs.suntimes.com/ebert/2009/07/
everymans_guide_to_quantum_the.html





Tra la vita e la morte: cosa ne sappiamo veramente? (parte seconda)

12 05 2010

Le esperienze ai confini della morte sembrano essere alquanto diffuse. Tra il 1961 e il 1979, il cardiologo USA Fred Schoonmaker studiò centinaia di casi di arresto cardiaco, rilevando che la percentuale dei pazienti che avevano vissuto in uno stato di “coscienza extrasomatica” (ovvero la mente staccata dal funzionamento del Sistema Nervoso Centrale) era alquanto alto, il 60% dei casi esaminati. Dal momento che è facile fare confusione tra un’esperienza ai confini della morte e una in punto di morte, ci pare il caso di annotare la definizione di Near Death Experience (N.D.E.) proposta dal medico italiano di rinomanza internazionale Aldo Sodaro:
“Per esperienze di pre-morte si intendono i vissuti riferiti dai pazienti nei quali una qualsiasi condizione, traumatica, tossica o patologica, abbia determinato un arresto temporaneo dell’attività cardiaca, respiratoria, dei riflessi e della coscienza.”
Nel dicembre 2001, sulla rivista medica The Lancet venne pubblicato un articolo intitolato Near-death experiences in survivors of cardiac arrest: a prospective study in the Nederlands (“NDE di sopravvissuti ad arresti cardiaci: un’indagine estensiva in Nederlands”) firmato dal cardiologo nederlandese Pim Van Lommel e dalla sua equipe.
In quell’articolo venivano mostrati i risultati di un’indagine svolta dal dr. Lommel assieme ai suoi collaboratori (molto simile a quella del collega USA Schoonmaker), portata avanti per una decina d’anni, condotta su 344 sopravissuti ad arresti cardiaci, in modo da studiare la frequenza, la causa e il contenuto delle loro eventuali N.D.E.
Era risultato come 282 pazienti (l’82%) non conservavano alcun ricordo durante il periodo di incoscienza, mentre un 18% – corrispondente a 62 pazienti – riferì di aver vissuto una N.D.E., con tutti gli elementi che contraddistinguono un’esperienza ai confini della morte: presenza di O.B.E. (Out of Body Experience, esperienza fuori dal corpo), percezione di tunnel di luce, persone conosciute defunte e “la visione della propria vita come se fosse un film”.
Tra i due gruppi di pazienti non c’era nessuna differenza per quanto riguarda la modalità di assistenza, la durata della crisi cardiaca, il fatto che fossero o meno intubati, la paura di morire, la distinzione sessuale, il grado di istruzione e altri parametri come – importante – il fatto che conoscessero o meno i racconti sulle N.D.E.
Naturalmente, l’articolo – molto dettagliato – del medico nederlandese non fece che provocare fastidio e scandalo tra le fila dell’ambiente scientifico ufficiale, visto che in pratica veniva asserito come vi fosse una buona percentuale di possibilità che la coscienza NON fosse un prodotto del Sistema Nervoso Centrale quindi, in pratica che la coscienza potesse fare a meno del corpo per essere consapevole di se stessa e vivere esperienze.
Tra i più accesi critici dell’impostazione empirica fu Michael Shermer il quale, nel marzo 2003, nello spazio della sua rubrica su Scientific American la quale ha un titolo abbastanza eloquente, The skeptic, “Lo scettico”, scrisse che le indagini di Van Lommel & C segnavano un punto a sfavore dell’idea che mente, coscienza e Sistema Nervoso Centrale possano separarsi, siano due cose diverse, quando, invece, l’articolo su The Lancetdei ricercatori nederlandesi sosteneva una tesi diametralmente opposta, e supportata dalle PROVE – senza le quali la scienza non prende in considerazione nulla – che mostravano, invece, come testimonianze di una coscienza attiva e vigile abbiano luogo anche in presenza di attività cerebrale azzerata, ovvero encefalogramma piatto, ovvero MORTE CLINICA.

Secondo il giornalista Jay Ingram di Discovery Channel, l’uso che Micheal Shermer, nella sua rubrica “Lo scettico”, ha fatto delle tesi di Pim Van Lommel è fraudolento poichè Shermer ha presentato le prove del medico nederlandese in maniera distorta per avvallare il suo punto di vista. Egli non ha chiarito che la sua era un’interpretazione diversa dell’articolo di Van Lommel. Quest’ultimo, successivamente, ha replicato all’articolista di Scientific American presentando una lunga e dettagliata risposta in cui, tra l’altro (riconfermando punto per punto le prove empiriche raccolte), paragona il Cervello e il Sistema Nervoso collegato ai sensi a una sorta di RICEVITORE, come può essere un telefono, una radio, un televisore, il quale capta ricordi e coscienza da un CAMPO di energie affini all’elettromagnetismo. Van Lommel fa notare come le immagini che vediamo sullo schermo non sono all’interno del televisore, i suoni prodotti dalla radio non hanno origine da essa ma da un “altrove” che ci attraversa come onda elettromagnetica (guarda caso, la radio è anche lo strumento degli studi psicofonici, sulle voci da un’altra dimensione!), Internet non si trova all’interno del computer il quale visualizza i dati che giungono dall’ “altrove” della linea telefonica, e la voce di una persona al telefono non viene prodotta da questo ma solo “trasportata”.
Nonostante queste considerazioni, le quali non hanno proprio nulla di “paranormale”, la biologia (che è una disciplina scientifica notoriamente molto conservatrice) continua a vedere la COSCIENZA come un semplice e banale prodotto (mortale) del cervello, e le esperienze ai confini della morte (N.D.E.) le giudica come dovute a una anossia (mancanza di ossigeno) cerebrale, la quale produrrebbe eventi neuronali scambiati per il famoso “tunnel di luce bianca” e cose di questo tipo, volendo dimenticare che le N.D.E. hanno luogo quando è già avvenuta la MORTE CLINICA, quando l’elettroencefalogramma non segnala alcuna attività neuronale, quando il Sistema Nervoso Centrale è, insomma, SPENTO.
Dello stesso avviso di scettici come Micheal Shermer è – come si può ben immaginare – anche il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (C.I.C.A.P.), in cui spiega come il famoso “Tunnel di luce” nel quale la coscienza delle persone si sente passare in stato di premorte, sarebbe dovuto all’ANOSSIA (ossigeno che non perviene al cervello perchè la circolazione del sangue si interrompe) e, insomma, il Comitato – nella veste di Armando De Vincentis – liquida infine le N.D.E. come “un fenomeno inquadrabile nell’ambito dei naturali processi psicofisiologici”.
Personalmente, vogliamo spezzare una lancia a favore sia di Micheal Shermer della rubrica “Lo scettico” su Scientific American che di Armando De Vincentis del C.I.C.A.P.: infatti la questione “esperienze ai confini tra la vita e la morte”, tende pericolosamente a sbandare spesso verso la creduloneria, la superstizione religiosa e “paesaggi celestiali new age” i quali fanno pensare a un approccio di tipo fideistico piuttosto che di tipo scientifico. Ma, d’altra parte, è anche vero che l’attitudine tipica dei professionisti della scienza ufficiale è quella di considerare esclusivamente la ripetibilità di un evento in un ambiente chiuso per vedere in esso la prova scientifica dimostrata ed degna di essere registrata in modo da “suffragare la realtà delle cose.”
Siamo del parere, per concludere, che – osservando le ricerche di Van Lommel, Schoonmaker e numerosissime testimonianze non prese naturalmente in considerazione dalla scienza ufficiale – si possa ritenere come la presenza della Coscienza anche al di fuori del funzionamento del cervello sia più di una possibilità, ma c’è pure da considerare la difficoltà da parte dell’essere umano “ritornato dalla morte”, di riuscire a ricordare VERAMENTE (non interpretando a posteriori) cosa gli è accaduto, cosa ha percepito in quella dimensione dove la coscienza in cui si è identificato, che sente come SUA, se ne andava a zonzo nei territori dove lo spazio e il tempo non hanno lo stesso significato che rivestono per i VIVENTI.
E’ probabile che se ne sia già discusso su queste pagine WEB, ma siamo persuasi che il Sistema Nervoso – Sensoriale che dà forma percettiva al corpo con cui ci siamo identificati in questo spaziotempo, più che un ricevitore – con gli “apparecchi sensoriali” paragonabili a una fotocamera e a dei ricevitori di suoni, per esempio – sia un LOCALIZZATORE: un qualcosa che localizza la coscienza in un determinato frammento dello spaziotempo, il quale inizia in un punto e finisce in un altro.