Fantapolitica americana prossima ventura

Considerate la seguente situazione archetipicadella storia: c’è un capo alla guida di un impero che è in crisi inarrestabile. Ed è stretto tra due opposizioni politiche opposte, la prima opposizione lo considera troppo conservatore, la seconda opposizione lo giudica troppo riformista. Tuttavia, il capo viene visto al momento attuale come l’unico che può mantenere in piedi l’impero. Poi succede qualcosa, il capo (carismatico, dall’eloquenza efficace e gli “occhi da buono”), è alla vigilia di un annuncio che punta a cambiare profondamente le cose. La seconda opposizione, ben sapendo cosa sta per succedere, si precipita a contrapporsi alla decisione del capo in una maniera energica, ma viene bloccata dalla prima opposizione – che sembra stare dalla parte del capo – e riceve sostegno da un POTERE ESTERNO all’impero. Tuttavia, l’intero sistema è così screditato che risulta ormai indifendibile dal capo il quale, spinto dalla prima opposizione, rassegna le dimissioni, rendendo di fatto l’impero non più esistente.Nel periodo 1990-1991, nell’allora impero sovietico, l’operato del segretario del PCUS era osteggiato da due opposizioni, a loro volta opposte. La prima opposizione, di cui facevano parte i liberali e la presidenza della Russia, accusava il segretario di non procedere abbastanza spedito con le riforme democratiche e di tenere troppo all’unità di un impero che non era più saldo e coeso come un tempo, la seconda opposizione, di cui facevano parte ampi settori del politburo, del KGB e del ministero della difesa, lo accusava di stare correndo il rischio, a causa delle riforme democratiche portate avanti troppo rapidamente, di un indebolimento del PCUS e dello stesso stato sovietico.
Quando, nell’agosto 1991, Gorbaciov si preparava a comunicare, dalla più alta tribuna del partito, che un nuovo patto tra le varie repubbliche le quali componevano l’URSS stava per essere firmato, e che avrebbe comportato una maggiore sovranità delle repubbliche (per giunta col PCUS mutato in senso socialdemocratico), un certo numero di appartenenti alla seconda opposizione – tra i quali il presidente del KGB Viktor Kryuchkov e il ministro della difesa Dimitri Yazov – fece si che Gorbaciov non potesse ritornare a Mosca dalla sua dacia in Crimea, in cui stava passando le vacanze prima di ritornare nella capitale per esporre il nuovo accordo tra le repubbliche per poi siglarlo e renderlo operativo. Gli organizzatori del colpo di stato, temendo che il potere gli sarebbe sfuggito dalle loro poltrone, fecero quindi blocco per mantenere le strutture dell’impero per far sì che il regime si mantenesse intatto, e dunque la loro posizione politica all’interno di esso. A questo tentativo di golpe si opposero i democratici e i liberali stretti attorno al presidente della Russia Boris Eltsin il quale, a bordo di un carro armato sulle strade di Mosca, rispose all’improvvisato e incerto comunicato dei golpisti letto dal vicepresidente dell’URSS Ghennadi Jenaev, con dei forti proclami al megafono di tornare indietro sulle loro posizioni perchè – dal momento che le immagini di ciò che succedeva a Mosca giravano in tutto il mondo tramite Tv come la CNN – la loro azione non sarebbe potuta andare avanti senza il sostegno dell’opinione pubblica internazionale.

L’impero sovietico, dunque, si autoscreditò in modo definitivo con quel tentativo di colpo di stato da operetta; il segretario del PCUS riuscì a tornare a Mosca dalla Crimea, ma il suo peso politico aveva ormai i mesi contati poichè il suo compito sarebbe stato quello di difendere una struttura statale desueta, con le repubbliche ex sovietiche che stavano per volersi staccare dall’orbita della capitale una dopo l’altra, e con il POTERE ESTERNO (USA ed Europa) che ormai designava come suo interlocutore nelle relazioni internazionali il presidente della Federazione Russa Boris Eltsin.

Gorbaciov si dimise in dicembre con un discorso storico alla Tv; dal punto più alto del Cremlino venne ammainata la bandiera rossa con la falce e martello gialla, e l’anno successivo si aprì con l’URSS che non esisteva più. Abbiamo visto in questo blog, precisamente in un articolo dello scrittore François Masson, come gli avvenimenti si ripresentano all’interno del flusso causato dall’ONDA TEMPORALE. Questo succede sia nel percorso di vita di un essere umano, sia in quello di organizzazioni più grandi, dalle famiglie alle aziende alle nazioni, alle relazioni tra queste. Un avvenimento ritorna puntualmente, certo sotto altre condizioni, ambienti e personaggi differenti, durata differente, magnitudo (ovvero intensità dell’avvenimento) differente. Ciò è legato, limitandoci alla terra, alla posizione che il pianeta ha in rapporto con gli astri in un determinato processo che coinvolge il guscio di distorsione spaziotemporale in cui siamo inseriti e siamo abituati a percepire la realtà che ci circonda, in cui ogni elemento muta in relazione a ogni altro elemento, attirato da diversi ATTRATTORI, e il maggiore tra questi si trova nel PUNTO CENTRALE della spirale spaziotempo, a cui si giungerà in una data imprecisata, molti pensano il 21 dicembre 2012 ma non è detto.

L’archetipo che abbiamo illustrato prima, il quale si è già manifestato verso la fine del XX secolo e si dev’essere senz’altro presentato in altri punti del tempo, della storia recente e antica e in diverse parti del mondo (naturalmente con livelli di magnitudine differenti), e vi è una linea di probabilità che ci dice si possa manifestare nuovamente in futuro.

Abbiamo un impero in crisi, un capo carismatico, e dalla loquela facile, che lo difende, e che viene osteggiato da due opposizioni. La prima opposizione vede il governo Obama come troppo propenso ad accettare che la Federal Reserve prosegua la linea dell’indebitamento-indebolimento dell’economia USA, con la finanziarizzazione slegata da questa e il dominio su cui è a capo, e che riguarda anche il mantenimento delle basi militari americane in gran parte del mondo. Inoltre, in nome della sicurezza non si oppone anche a una legislazione che ostacola i diritti garantiti costituzionalmente. Una figura che mostra chiaramente questo antagonismo politico a Obama è quella del deputato repubblicano Ron Paul. La seconda opposizione all’attuale amministrazione USA si sarebbe tentati di identificarla in una buona parte dei circoli conservatori-populisti-religiosi degli Stati Uniti, in Mitt Romney, Sarah Palin, o in magnati antigovernativi come Donald Trump e i fratelli Koch. Certo, questi gruppi hanno la loro importanza nell’osteggiare l’attuale inquilino della Casa Bianca, ma riteniamo come zoccolo duro di questa seconda opposizione i personaggi facenti parte del potere decisionale il quale fa da tramite tra istituti di credito privati, l’industria degli armamenti e il non rilascio di tecnologie in grado di scardinare l’attuale sistema monetario-economico, tecnologie presumibilmente legate al fenomeno UFO, costantemente tenuto al livello più alto di segretezza da oltre sessant’anni.

Cosa può succedere a un certo punto di quello che per noi ora è l’avvenire? Immaginiamolo, facendo un po’ di fantapolitica. Come candidato, le primarie del Great Old Party scelgono Ron Paul contro Obama, dal momento che sulla piazza repubblicana non si è trovato di meglio per i tempi che corrono, e la situazione per gli USA è diventata talmente brutta e problematica che tutte le riserve sulla spinta verso questa candidatura sono state gradualmente annullate (nel 2007-2008 si era giunti addirittura a voler quasi censurare certe apparizioni di Paul nei dibattiti Tv!).
Nello stesso momento, la spinta di una certa parte dell’opinione pubblica verso la fine del segreto nazionale sul fenomeno Ufo, in crescita ormai incontrollabile in seguito all’accumularsi senza fine di documenti, prove, avvistamenti, fenomeni anomali sempre più frequenti, costringe l’amministrazione statale di un impero indebolito e privo di futuro, a fare grossi passi avanti in proposito aprendo un dossier dopo l’altro, senza che mai la differenza tra informazione e disinformazione sia ben visibile. Ci si ritrova dentro una situazione che irrita sempre più una buona parte dell’intelligence e dell’establishment militare.

Nel frattempo, nazioni appartenenti alla NATO come la Germania, tendono a voler distaccarsene approfondendo il solco creato con la non partecipazione all’intervento in Libia. Questo anche a causa della forte crescita dei Verdi e la loro influenza sulle decisioni politiche dello stato guida della zona Euro che però ha assai meno fiducia della BCE e della sua valuta rispetto a un tempo. La nuova Germania ha idea di cominciare a ruotare nell’orbita di una direzione diversa, più verso l’Asia, assieme a un’altro paese NATO, la Turchia. Questa nuova atmosfera internazionale, alquanto movimentata, è resa tale anche dalla diffusione molto ampia di nuove idee (per esempio quella del “Movimento Zeitgeist”) che considerano la possibilità per la società globale di uscire dal sistema moneta-debito delle banche private e, fondamentalmente, di uscire dalla società del profitto e addirittura del denaro. Inoltre, vi è pure il blocco economico-strategico delle nazioni del BRIC (Brasile Russia India Cina) che, forte e influente com’è diventato, può permettersi adesso di fronteggiare l’impero decadente. Con il fantasma mediatico di Osama Bin Laden scomparso per sempre dai teleschermi e la “guerra al terrorismo” che perde di immaginario, gli USA si vogliono concentrare sulle faccende interne – in special modo la loro effettiva produzione nazionale di beni e servizi, le loro esportazioni – e vedono che è un disastro.

Pochi ricordano il George W. Bush che dibatteva con il rivale Al Gore nelle presidenziali 2000, e mostrava di essere piuttosto isolazionista – in linea con la vera tradizione del suo partito – e affermava cose come “promettere di riportare indietro i marines dai Balcani”. Ebbene, quando Ron Paul parla di ridurre i problemi finanziari togliendo le tende dalle basi militari sparse in giro per il pianeta, è in linea con questo tipo di pensiero, che mostrava anche di avere il Bush prima del 2001. A differenza di quest’ultimo, però, va a testa bassa contro le politiche dell Federal Reserve, fino ad augurarsi il suo scioglimento.


Dunque, fantapolitica: un giorno qualsiasi della primavera o estate 2012. Dopo una faticosa e lunghissima trattativa (come quella che Gorbaciov fece nel 1991 con i rappresentanti delle varie repubbliche dell’URSS) il presidente Obama decide una data per annunciare agli Stati Uniti QUALCOSA DI INAUDITO (questo febbraio la Commissione per le comunicazioni federali, FCC ha detto che prossimamente ci sarà un test del sistema di allerta chiamato EAS, che copre ogni possibile mass media compresi telefoni e cellulari, inviando milioni di messaggi e sms preregistrati). Conoscendo in anticipo le intenzioni dell’amministrazione Obama, vi è una reazione del genere “colpo di stato” proveniente da settori della Federal Reserve, della CIA e soprattutto dagli ambienti delle “operazioni segrete” – o Black Ops – legati agli esponenti dell’élite che spingono per l’edificazione di un Governo Mondiale in seguito all’allarme suscitato da un finto attacco extraterrestre da loro stessi preparato. I contenuti di ciò che sarebbe esposto pubblicamente da Obama, in seguito a una preparazione durata anni, farebbero saltare in aria i piani delle Black Ops, collegate al sistema finanziario e al sistema militare. Chissà, forse verrà fatto in modo che il presidente, impegnato in un viaggio o in una vacanza, NON ritorni a Washington nella data prevista per il discorso preventivato, tenendolo praticamente in ostaggio, tentando di ammazzarlo, oppure suscitando tumulti che potrebbero anche accelerare i cinici propositi mirati alla creazione di un regime militarizzato. Ricordiamo che tutto ciò sta avvenendo nel pieno della campagna elettorale per la corsa alla presidenza che vede come sfidanti Obama e Ron Paul.



Quest’ultimo, assieme ai suoi sostenitori mediatici – come per esempio Alex Jones – farebbe si di riuscire a riversare nelle piazze di Washington e New York migliaia e migliaia di persone, portando dalla sua parte anche forze di polizia, per opporsi in nome della “carta costituzionale dei padri fondatori dei primi tredici stati”, a questo colpo di stato organizzato dagli “irriducibili dell’impero globalista”, e sarebbe spalleggiato, forse non in modo esplicito, da un POTERE ESTERNO agli USA. Nello stesso tempo questa controreazione con a capo l’attuale deputato repubblicano alla Camera dei rappresentanti, sembrerebbe in apparenza stare dalla parte di Obama ma, una volta sgominato il colpo di mano degli “oscuri”, l’ex benevolo impero USA giunge a un tale grado di discredito internazionale che il suo ultimo difensore (e sembrava impensabile appena un anno prima!) PERDE clamorosamente le elezioni di novembre, e la vittoria del liberale Ron Paul fa si che lo scioglimento della Federal Reserve e lo smantellamento delle basi USA nel mondo divengano una realtà, e senza alcun bisogno di una “Guerra Mondiale contro la Cina” o catastrofi prossime venture del genere (come è avvenuto per il tracollo dell’impero sovietico, senza sparare un colpo.)
Inoltre, la fine del segreto sul fenomeno UFO e il rilascio di tante invenzioni criptate, nascoste – riguardanti soprattutto l’energia basata sulla forza nucleare elettrodebole, sull’antigravità e il punto zero – in precedenza mantenute segrete, farà sì che il turbine del cambiamento giungerà a un livello tale di distorsione rispetto allo stato di cose presente da rendere irriconoscibile rispetto a prima l’intera realtà, forse addirittura cancellando persino il ricordo dell’attuale – violenta – civilizzazione.

E’interessante notare come sia presente una specie di simbologia archetipica in tutto questo racconto. Il paleoconservatore Ron Paul intende vedere demolito l’impero foraggiato della Federal Reserve, un sistema nato nel XX secolo in seguito a riorganizzazioni di tipo politico-sociale ottenute attraverso la violenza delle armi, della finanza, dei mass media, ma non intende certo demolire gli Stati Uniti originari di George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, tutt’altro. Anzi, è l’idea originaria di “nuovo occidente al di fuori dell’Europa”, di “terra della libertà”, che la si vedrebbe risorgere trionfalmente, dopo essere stata seppellita da una visione del potere USA (peraltro sfruttato da organizzazioni non nazionali) proiettata in senso violentemente globale, in pratica come “gendarme del mondo” a cui tutti gli altri devono rendere tributo, e presente in maniera ossessiva nel discorso pubblico di tutto il mondo. La MULTIPOLARITA’ dei centri di potere del globo, portata alle sue conseguenze estreme, potrebbe significare che ognuno di questi – ora cosciente della sua forza ma anche dei suoi limiti – non avrebbe più alcun desiderio di creare “blocchi militari” in una realtà tanto globalizzata come l’attuale e quella che verrà, oltretutto se non ci fosse più necessità di combattere per accaparrarsi le risorse energetiche non rinnovabili in via di esaurimento. Ricordiamoci che l’ultima alleanza militare riconosciuta storicamente, cioè la NATO, risale a un periodo storico assai lontano, ovvero l’indomani della Seconda Guerra Mondiale, prima ancora della formazione degli arsenali nucleari, quando lo “spirito del tempo” era ben differente e il concetto, marcatamente storico e frutto di una mentalità patriarcale e gregaria, di imperi armati l’uno contro l’altro lo si poteva ancora considerare a livello economico, e di investimenti finanziari. Ora non più. Un’ultima considerazione: è in un certo senso affascinante vedere come dagli Stati Uniti, idee radicali e di rottura riguardanti la politica vengano da vecchi alquanto dinamici quali appunto il deputato texano Ron Paul, settantaseienne, e l’ingegnere ultranovantenne Jacque Fresco che abbiamo già avuto modo di citare. Possono essere figure come queste i “PADRI riFONDATORI” di cui l’America, e il mondo, hanno disperatamente bisogno? E il loro momento può giungere in pratica sul finire delle loro vite?

Come e quando tutto è cominciato (2)

Era il 1990, l’estate prima di cominciare il liceo. Mi trovavo in vacanza con la mia famiglia nella riviera di levante. Acquistavo giornalini all’edicola-tabaccheria che vendeva anche secchielli e palette da spiaggia, e altri giocattoli per il mare. Ricordo che avevo l’abitudine di fare la merenda con dei cannoli di pasta sfoglia ripieni di panna che portava la nonna quando tornava dal fare la spesa. Tra i bagni di mare della mattina e quelli del pomeriggio ero solito disegnare fumetti su quaderni e fogli di carta svolazzanti. Da quell’edicola-tabaccheria, un giorno mio fratello volle un fumetto che non aveva mai sfogliato prima, questo fumetto era un albo di Tutto Martin Mystére, precisamente la ristampa del n°17, “La città delle ombre diafane”. Mi misi a leggerlo anch’io, non traendone una buona impressione, un po’ mi annoiava e i disegni realistici non mi piacevano. Nonostante ciò, quella sarebbe stata la primissima volta che entravo in contatto con argomenti di “informazione alternativa”, sebbene attraverso un fumetto popolare che parlava di Atlantide e Mu, civiltà avanzatissime vissute prima della nostra, la cui esistenza non viene considerata possibile dalla storia ufficialmente studiata.Ovviamente quel ragazzino quattordicenne non poteva saperlo, ma si era alla vigilia di un conflitto armato di risonanza internazionale che la finanza militare USA (collegata anche alla disclocazione dei sistemi d’arma nello spazio) aveva progettato fin dalla metà degli anni 70. L’ex assistente di Werner Von Braun, Carol Rosin, lo sapeva e, durante la primavera-estate del ’90 diceva agli amici increduli che – dai dati di cui era a conoscenza sui milioni di dollari del budget militare USA da investire nelle nuove armi, anche e soprattutto spaziali – era assolutamente necessario per i vertici del Pentagono far sì che vi fosse un conflitto militare nel golfo persico, incentrato sul petrolio, tra il ’90 e il ’91. E la Rosin stava davanti alla televisione attendendo che fosse comunicato, da un momento all’altro, l’inizio della crisi nel golfo, con i suoi amici che la prendevano per matta.


Per capire l’atmosfera dell’inizio dell’ultimo decennio del novecento, può essere di molto aiuto la visione di un film come “Il grande Lebowski” dei fratelli Cohen, dove si respira un’aria di pausa strana, al limite del NON TEMPO, che preludeva la globalizzazione ancora di là da venire ma già in attiva preparazione, più o meno nello stesso periodo della fine della prima repubblica in Italia, la fine della “romantica” sospensione notturna dei programmi Rai e dell’allora Fininvest, i videogiochi sempre più filmici e sempre meno ingenui e sempre più saturi di violenza e conformismo, la diffusione a macchia d’olio dei McDONALD’S in tutto quello che un tempo si sarebbe chiamato “il mondo libero” (dopo la sparizione dei BURGHY), il crollo definitivo della storia del rock in seguito all’ultimo guizzo dato dagli album dei NIRVANA (trentacinque anni dopo il 1956), gli annunci di una sempre maggiore irregimentazione politica ed economica degli stati UE, la spettacolarizzazione della guerra sui mass media attraverso la CNN, il tramonto della politica vista come “servizio pubblico formale”, di pari passo col tramonto della Rai come “servizio pubblico formale”.

E c’è una scena molto significativa ne “Il grande Lebowski”, dove si vede l’attore Ben Gazzara il quale interpreta un pezzo grosso di una corporation che produce materiale pornografico, e illustra a Jeff Bridges-Lebowski le prospettive future della multimedialità informatica applicata alla pornografia. Quindi non vi sarebbe più stata produzione di semplici videocassette porno ma di software porno attraverso cui l’utente, grazie all’interattività, avrebbe scelto le donnine preferite delle storie in cui sarebbe stato protagonista.
La singolare confusione che si respirava negli anni dal 1989 al 1993 (potrebbe avere un qualche significato al riguardo il successo straordinario di copie vendute che nello stesso periodo aveva il fumetto Dylan Dog?), dove il vecchio mondo si stava riconvertendo in qualcos’altro, cominciava a essere risolta nel 1994.
L’anno prima, un brano dell’album “Ko de mondo”, del gruppo musicale CSI capitanato da Giovanni Lindo Ferretti, parlava del mondo come “stanco, debole e vecchio.”
All’epoca ero solo un diciottenne piuttosto complessato, ma avvertivo nell’aria a livello istintivo, diciamo subliminale, qualcosa che NON MI PIACEVA e che mi rendeva ansioso e paranoico. Nel fumetto Nathan Never erano presenti gli anni che stavo vivendo deformati, esagerati, futurizzati, ma sostanzialmente aderenti a ciò che vedevo ogni giorno. Erano gli anni in cui si stavano rafforzando strutture internazionali come il WTO (anzi, quest’ultimo aveva preso il posto del GATT, il vecchio accordo per il commercio mondiale), poi il rinnovamento del Fondo Monetario Internazionale, si stava lasciando spazio alla finanziarizzazione globale dell’economia e alla famosa formula “più affari, meno stato, più profitti” mentre si stavano cominciando a preparare nuovi inquietanti tipi di tecnologie militari come l’H.A.A.R.P. in grado di agire sul tessuto elettromagnetico degli strati alti dell’atmosfera. Erano gli anni in cui l’emergere della realtà virtuale poteva lasciar pensare ad esseri umani controllati dal potere nel loro modo di vedersi come personaggi da videogame, preferibilmente supereroi violenti e/o con un passato drammatico, abbigliati costantemente come di ritorno dal Carnevale, un Carnevale guerresco, con armi esagerate, sovradimensionate e fuori da una visione sobria della realtà.

Gli adolescenti e i ragazzi, sia nel mio mondo del 1994-1995 sia in quello di Nathan Never di decenni dopo, sembravano preferire questo tipo di immaginario globalizzato – in computer graphic – accantonando forse per sempre un estetica più sana e ingenua, che abbiamo modo di vedere nel seguente filmato.

In quel periodo della mia vita quando frequentavo il liceo, avevo un senso di rifiuto per il “Nuovo Ordine Mondiale” che si stava apparecchiando, anche se la questione non aveva ancora raggiunto i livelli pazzeschi di qualche anno dopo. Per fare un esempio della mia condizione psichica dell’epoca: ero alla ricerca – piuttosto folle – di una cinepresa super8 perchè mi sarebbe piaciuto girare filmati su pellicola, che la trovavo come un antidoto contro le immagini digitali, la realtà virtuale, le crescenti multimedialità e interattività. Prendevo in qualche modo come esempio – anacronistico – da seguire (?!) il Nanni Moretti di vent’anni prima che, giovanissmo, per realizzare i suoi primi tre film si era servito di una cinepresa super8,

ed ero nello stesso tempo impressionato dal mondo futuribile di Nathan Never, in cui non esistevano più fumetti, libri e film perchè tutti si dedicavano a svagarsi coi videogiochi e gli olovideo. E’ curioso rendersi conto della mia confusione all’epoca: pensavo in pratica che il rischio della disumanizzazione, del condizionamento e del controllo fossero NEL progresso tecnologico, in particolare quello delle comunicazioni, non rendendomi conto che la digitalizzazione sfrenata era solo uno degli effetti di questa corsa per portare a una specie di Ordine Mondiale (tengo a precisare che non sto parlando di quello dei cospirazionisti), e non l’unica strada maestra. Ovvio che, però, in quei tempi non erano diffuse le notizie riguardanti certi progetti di dominio, alla luce del sole, come abbiamo avuto modo di vedere dall 2001 in poi.
Una cosa per me era già ben palpabile: la costante ipersofisticazione-disumanizzazione dell’ambiente dei mass media rispetto ai tre decenni precedenti. L’evoluzione seguita agli anni in cui è ambientato “Il grande Lebowski” non mi piaceva, non mi piaceva affatto, e a ben vedere certi film, fumetti, canzoni dell’epoca, forse non ero il solo che avvertiva nell’aria, nella cultura del karaoke, qualcosa di minaccioso e pericoloso anche se mascherato da persone sorridenti. Qualcosa che traspariva dalle videografiche alla televisione, dalle pubblicità gelide e super raffinate, anche e soprattutto quando erano interpretate da personaggi che sembravano rassicuranti ma forse erano solo conformisti, ed era ancora peggio quando questo conformismo era il conformismo di un anticonformismo che non funzionava più, che soccombeva alla secolarizzazione e alla perdita di senso e di obiettivi della storia. E queste considerazioni possono essere ben raffigurate da immagini, da icone che riassumono lo zeitgeist, lo spirito del tempo, immagini come giovani uomini rampanti in abito formale (giacca e cravatta) che si stringono le mani, in accordi per fare più profitti, per far ruotare con più velocità la ruota della globalizzazione, nel nome della CRESCITA e di personaggi come Milton Friedman.

E’ un tipo di iconografia la quale comincia a diffondersi e ad avere successo durante gli anni dello yuppismo, ma in seguito allo spartiacque segnalato dal film dei Cohen Brothers, queste immagini iniziano a essere routine, a essere sinonimo di una realtà monolitica che viene mostrata come non modificabile, un REGIME insomma. Per giunta, GLOBALE (sia chiaro però, la mia posizione critica nei confronti di questo tipo di immaginario non vuole alludere a uno stare dalla parte di quelli che qualche anno fa si chiamavano “No Global”, dal momento che considero l’immaginario dichiaratamente antiglobalizzazione come l’altra faccia di una stessa medaglia).

Inoltre spuntavano sempre più centri commerciali smisurati strapieni di oggetti-feticcio, somiglianti a monoliti caduti a terra da un lato circondati da luci e colori spettacolo, il trionfo dei brand e dei loghi delle corporation, il feticismo dell’oggetto, della corsa all’ultima versione di Windows o all’ultima playstation o espansione di qualche Fighter Enemy. Sottoculture digitalizzate trasudanti battaglie, guerra e violenza, oppure il solito sport come il football. Sembrava non esserci bisogno di RFID sottocutanei, l’anestetizzazione-robotizzazione delle generazioni più giovani (ma non solo) sembrava proprio ben avviata, e faceva parte della New Economy! A questo proposito, c’è da dire che Marco del blog amico The Synopticon, in diversi post si dimostra piuttosto attento al mondo dei videogiochi, considerandolo nelle sue valenze simboliche che possono emergere da particolari della loro grafica, e delle storie, dei personaggi ecc.

Inoltre, gli stessi blog sincromistici pongono attenzione anche a quel gruppo straordinario di film USA uscito nelle sale durante il biennio 1998-1999, lo stesso di “Il grande Lebowsky” (film come “The Truman Show”, “Jackie Brown”, “The thirteen floor”, “Matrix”, “Being John Malkovich”, “Fight Club”, per citarne qualcuno). Sono d’accordo. La parte precedente di questo articolo si è conclusa accennando a Carmelo Bene, alle sue due serate al Maurizio Costanzo Show rimaste in qualche modo impresse nella memoria di molti forse anche perchè, tra le altre cose, avevano l’aria di annuncio di qualcosa di trascendentale forse prossimo venturo, oltre il tempo storico (“Basta con il sociale” disse Bene “il sociale ci sta franando addosso”). Anche i film di quel biennio (indimenticabile ed estremamente significativa la scena finale di “Fight Club”)

sembrano annunciare LA FINE prossima ventura della vecchia maniera di vedere la realtà e dunque anche la storia come siamo stati abituati a conoscere.
Quei film hanno in qualche modo l’aria di “preparare lo spettatore a un nuovo modo di percepire il mondo” agendo direttamente sul suo subconscio, un po’ come fanno i testi sacri delle religioni, con i loro diversi livelli di lettura a seconda del livello di coscienza di chi li legge. Ricordo che, in un momento del 1996, forse era tarda estate, ascoltavo alla radio-riproduttore di audiocassette a due piastre a casa dei miei nonni, un programma di musica dance-techno-house, e uno dei brani (che era stato da me poi registrato su una audiocassetta) mi colpì, mi fermai in mezzo alla stanza ascoltando la voce del vocalist di quel brano techno dire “Stiamo scivolando fuori dalla storia!” Già all’epoca, lo sprovveduto e ingenuo ventenne che ero, captava nel suo subconscio qualcosa nel tempo in cui viveva che comunque stava cominciando bene o male a manifestarsi.
Già negli anni novanta, dunque, vi era una secolarizzazione molto marcata della società occidentale, soprattutto a livello di immaginario massmediatico; ciononostante, gli ultimi quattro anni del novecento mostravano di poter ancora riuscire a non smarrire del tutto la bussola, affogandosi nella continua celebrazione del passato recente quando era ancora ricco di novità, nonostante la pubblicazione di raccolte musicali come One Shot 80, raccolta dove, in cinque cd o cinque musicassette, si celebrava la mitica musica pop new wave disco degli anni ottanta (“com’era bella la musica di allora!”), anni ancora pulsanti di novità – nella musica, nel cinema, nel fumetto – poichè la spirale discendente della perdita della vecchia energia storica non era ancora discesa al punto in cui si trovava verso la fine degli anni novanta. Questo tipo di situazione ha avuto – e ha – dei rivolti anche piuttosto grotteschi, per esempio il mostrare personaggi come Den Harrow quasi dei sopravvissuti, dei reduci di un’epoca mitica e leggendaria!

Come si è ripetuto tante volte in questo blog (ma mai abbastanza!), in seguito alla crisi economica iniziata nel 2007-2008, lo “sciopero degli eventi” identificato dal filosofo Jean Baudrillard già nel 1992, va nella direzione di un’intensita ineguagliata in precedenza. E’ TUTTO VECCHIO (preciso: nel modo consueto di vedere la realtà), anche le cose che sembrerebbero nuove hanno dentro di loro la malattia del DEJA VU. E avverto fin dentro le ossa che ciò prelude a un ROVESCIAMENTO prossimo venturo, in una finestra di possibilità compresa tra la fine di quest’anno, l’anno prossimo e il 2015-2020.

In conclusione, voglio prendere qualche riga per rispondere all’amico Mediter del blog Il mondo simbolico, il quale mi ha scritto in un commento come, anzichè un ristagno degli avvenimenti, veda un’accelerazione progressiva degli eventi storici in una specie di ripetersi (citando la connessione Fukushima – Chernobil – Hiroshima) e non, come scrivo, una specie di rallentamento che precede un ristagno e una FINE. In precedenza avevo scritto di una specie di paradosso del momento che stiamo vivendo, contraddistinto certo dalla rapidità della successione degli eventi, ma del tutto all’interno di un sistema di percezione ora contaminato pesantemente da ciò che è già stato registrato dalla memoria storica collettiva (infatti questi avvenimenti molto veloci hanno quasi sempre l’aria di doppioni – incrociati – di eventi precedenti già storicizzati). Come scritto in un commento, è come trovarsi su di un camion così pieno – di passato – che giungerà al punto di non potersi muovere ulteriormente, perchè troppo pesante per andare avanti.