Status Quo Über Alles

15 01 2013

Il seguente articolo, dedicato al problema euro, di cui la versione originale è a questo indirizzo, ben identifica – soprattutto all’inizio – come gli attuali poteri politici dell’occidente, per far sì che non frani tutto, siano obbligati a non muoversi di un passo, a seguire sempre gli stessi schemi, sempre gli stessi programmi, dentro una specie di regno dell’immobilismo ristagnante. Esattamente come un cliente del supermercato che, per non far rotolare la piramide di scatole per terra, non si azzarda a spostarne nemmeno una. Infatti, da anni e anni, all’interno delle istituzioni europee e americane, all’interno del “regime occidentale”, circolano sempre le stesse facce che fanno sempre le stesse cose.

La quiete, anzi il “quieto vivere”, che precede la tempesta?

La palude dentro cui cade dentro il meteorite?

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 «Governare per non cambiare nulla»: oggi, questa è la cifra di tutti i poteri politici nel mondo, secondo la geniale intuizione di Fedor Lukianov, eccezionale analista della Novosti.
«L’aspirazione al potere per non fare nulla è un fenomeno nuovo della politica internazionale», per giunta in un mondo che invece cambia freneticamente.
Il presidente Obama è un modello addirittura caricaturale di questo immobilismo: ha chiesto per la seconda volta i voti per governare, e dopo non aver fatto nulla la prima, non sta facendo nulla nella seconda.
L’indecisionismo, la timorosa incertezza di Francois Hollande in Francia è diventato oggetto di satire e vignette.
Ma per Lukianov, anche Putin «nelle sue azioni mette l’accento soprattutto sui molteplici rischi da cui occorre proteggersi. I suoi tentativi di assicurare la stabilità interna s’incagliano sull’instabilità estera; ma questa dipende da fattori innumerevoli su cui Mosca non può influire». Per cui il governo «cerca soltanto di minimizzare i rischi». Non è solo un limite di «capacità», ma «di comprensione»: eccesso di complessità globale, ormai indominabile intellettualmente.
E non parliamo delle oligarchie che hanno preso il potere senza voto in Europa. Un’Europa, dice Lukianov: «dove gli uomini politici non osano neppure parlare di cambiamenti strutturali in seno all’Unione Europea, preferendo tappare i buchi indefinitamente. LEuropa ha perduto la sua forza innovatrice e il desiderio di cambiamento» (Gouverner pour ne rien changer).
Ahimè, quanto la politica italiana entra perfettamente in questo modello. Il Paese ha bisogno di una riforma fondamentale dello Stato, della costituzione e dell’amministrazione pubblica, ma non c’è una voce che ne delinei almeno i contorni, e nessun politico che la vuole, né che sia capace intellettualmente di porre il tema. Berlusconi chiede per la sesta volta voti per non far nulla, nemmeno fà finta di avere un programma. Il Pd sta per andare al potere ma tutto quel Bersani sa dire delle sue intenzioni è: «Servono più equità, più lavoro» (d’accordo: ma come? In che modo, nella pratica? Non lo dice), e per il resto gli va bene «l’agenda Monti». Ma anche l’agenda Monti, come Monti stesso (e i suoi reggicoda del «centro») è non far nulla, oltre che il «tappare i buchi – del debito, e delle banche a livello europeo – ordinatoci dall’eurocrazia e da Berlino, cura che tutti sanno peggiorare il male, ma che nessuno fa nulla per cambiare.
Si può dire che la democrazia terminale, la lunga egemonia del «pensiero unico», i disegni sovrannazionali oligarchici tipo UE che hanno avuto l’effetto di de-responsabilizzare il politici nazionali, sia il potere su di essi del turbo-capitalismo letale (che i politici li compra e congiura alla stessa de-responsabilizzazione), hanno ottenuto questo risultato: «politici» che chiedono voti e mancano delle tre qualità elementari necessarie all’uomo di stato: audacia, visione e previsione, e decisione esecutiva. Gli aspiranti a governarci sono invece vigliacchi, e mancano di ogni forza intellettuale per concepire visioni alternative a quelle, rovinose, dello status quo imposto dai profittatori.
Questa deficienza intellettuale vien prima della loro disonestà e corruzione, e ne è la causa: non avendo una visione complessiva da proporre ed attuare, cedono a tutti gli interessi particolari che li premono, a tutte le lobby. Persino risibili, come la lobby dei gestori di spiagge in Italia; figurarsi se possono resistere alla lobby bancaria mondiale e locale e imporre, poniamo, la separazione fra l’attività commerciale e quella speculativa. Mancando di idee alternative, accontentano tutti i gruppi che hanno qualche interesse da difendere, che li pagano o in cui sperano di trovare un elettorato.
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Berlusconi in blu

29 12 2012

Nelle ultime due interviste che il presidente e cavaliere Silvio Berlusconi ha concesso, a una settimana di distanza l’una dall’altra, non a due giornalisti, ma a una show-woman e a uno show-man,  il colore di sfondo dello studio era il BLU.

La prima intervista risale a domenica (live) 16 dicembre, la seconda a domenica (in) 23 dicembre.

I due improvvisati intervistatori sono stati, rispettivamente, Barbara D’Urso e Massimo Giletti.

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Il BLU è il colore del silenzio, della calma e della tranquillità, della tenerezza, della gioia di vivere. È il colore della contemplazione e della spiritualità. Induce alla quiete, alla placida e profonda soddisfazione o adattamento o armonia.

L’azzurro è il colore del mare e del cielo. Per i cinesi il blu è il colore dell’immortalità.

È associato alla forma geometrica del cerchio, simbolo dell’eterno moto dello spirito, un mix di quiete e dinamicità.

In una stanza blu i battiti cardiaci diminuiscono e la sensibilità al freddo aumenta, mentre gli oggetti sembrano più piccoli e leggeri.

Il carattere “blu” è dolce e gentile, tenero, romantico, semplice e sensibile, ama la natura, gli animali e i bambini. Ha grandezza d’animo, buona fede, ingenuità e dedizione, in genere ha un aspetto giovanile, ed emana un forte senso di calma. Apprezza la sincerità e l’onestà, cerca rapporti cordiali e duraturi, ama studiare, riflettere, è attratto dal mistero. Sa comunicare molto bene e si esprime con grande facilità. E’ una persona degna di fiducia e fedele. Riesce molto bene in attività intellettuali. Un buon compagno, comprensivo e tollerante, affettuoso e per nulla geloso.

E’ un colore ampiamente usato, dal blu scuro al blu marine. E, come tale, significa il classico, il tradizionale. Il turchese però ha un aspetto di modernità e vivacità.

Il blu riflette anche il significato di pulizia perché è il colore dell’acqua, quindi è immediato il suo riferimento al cielo e al mare: indicato per pubblicizzare i viaggi.

Il blu è il colore più importante nella percezione visiva di sicurezza e solidità.

Da solo o associato al bianco è stato molto utilizzato per i marchi di prodotti collegati alla finanza, all’attività bancaria o ai trasporti.

Polizia e Carabinieri vestono divise blu e azzurre, così com’è il colore delle loro macchine, per dare un senso di tranquillità, di pace e quindi di fiducia.

http://www.homolaicus.com/linguaggi/teoria-colori2.htm





Illumicorp!

8 11 2012

 

E’ simpaticissimo questo filmato. A partire dallo speaker, che non sfigurerebbe in una trasmissione di History Channel o in uno spot pubblicitario per la terza età. Il brano musicale ambient di accompagnamento, poi, è strategicamente onirico e suggestivo ed è, peraltro, tipico di filmati, distribuiti in Rete, che parlano di argomenti come quelli di questo video.

Guardatelo dall’inizio alla fine, è ILLUMINANTE. Il mister in questione sembra un portavoce dei piani ultimi dei padroni che stanno sopra ai Rockefeller e ai Rothschild in cima alla piramide, agli ultimi piani del potere global-planetario, piramide tenuta in piedi dal controllo sulla stampa di moneta. Il tizio sembra “stare dalla loro parte” nel prefigurare un piano di dominio planetario in cui non vi saranno più stati sovrani perchè su tutto quanto regnerà l’impero delle corporation, che spazzeranno via tutti gli stati attraverso il meccanismo taglieggiatore del debito e la potenza militare intesa come “forza di polizia internazionale.” Scenari che leggo in giro dal lontanissimo 1994.

Il tizio sembra, dunque, essere uno DEI LORO, a partire da quella faccia di tolla che si ritrova, molto WASP, molto alla George Bush senior stile inizio degli anni 90, quando l’11 settembre 1991 proclamava il progetto futuro del NWO in un leggendario discorso, che potrete agevolmente trovare su internet smanettando con motori di ricerca e parole chiave.

Ma è davvero così?

Questo video, a me pare confezionato su misura per suscitare ANTIPATIA nei confronti dei piani esposti da questo signore, il quale sembra proprio interpretare il ruolo giusto, da parente di qualche magnate supremo come uno dei Rockefeller; notate anche il sapiente montaggio delle immagini, soprattutto nella prima parte, quando scorrono le immagini dei simboli degli “squali della finanza” (compresa la mostruosa statua del toro in Wall Street.)

Sembrerebbe esserci una regia che sta facendo montare, in settori dell’opinione pubblica marginali ma crescenti, sentimenti di insofferenza e di disprezzo verso i cosiddetti “Illuminati”, i “banchieri dominatori dell’Universo” e i loro MALEFICI PIANI,  i quali hanno in agenda il cosiddetto “Ordine mondiale” (non mi sento di considerarlo “Nuovo”, visto da quanto tempo ormai se ne parla.) Tutto questo, prevalentemente attraverso internet, e, con l’avvento di YouTube & C, anche sfruttando l’impatto emotivo dei video che, come ben sappiamo, generano impressioni ben diverse rispetto a foto e testi scritti.

Mi sembra di vedere quasi l’intenzione di voler “smangiucchiare” il controllo informativo dei mass media pre-internet attraverso le tarme, le cavallette, della (dis)informazione in Rete.

Ciò rischia di generare entropia e confusione, non riuscendo più a stabilire un confine veramente netto tra le bufale, le balle e le “notizie-informazioni vere e reali.” Certo, vi sono alcuni elementi che ritornano, dei “minimi comun denominatori”, anche se vengono descritti nelle maniere più diverse, alcune più serie (persino in Tv su RaiDue nella trasmissione di approfondimento “L’ultima parola”) altre molto più strampalate (come i siti dove si pubblicano le canalizzazioni di comandanti spaziali e di entità angeliche che lottano per il “trionfo della luce” contro “i piani degli oscuri.”)

Gli smanettatori di internet alla ricerca di roba “informativa” alternativa, tirate le somme, hanno un quadro di “come va il mondo” che non collima più con quello che tuttora circola sui mass media pre-internet e sulla internet massmediatica. Questi smanettatori veleggiano ormai, con l’immaginazione, ai piani alti della piramide, e non si occupano più dei piani bassi laggiù in fondo, in basso alle nuvole, dove ancora lavorano praticamente tutti i “diffusori di notizie” mainstream.

Nel filmato, dunque, c’è un’abile sintesi, molto ben costruita a livello di suggestione mediatica, del “vero potere” dietro le quinte, del governo ombra planetario con epicentro negli USA e delle sue temibili e tiranniche mire, le quali mirano a rafforzare l’oligarchia finanziaria in seguito a crisi finanziarie, economiche, alimentari pilotate, mirano a far giungere ad avere un potere così grande alle corporation da inglobare completamente gli stati e farli in sostanza sparire, dopo che li si è indotti a svendersi attraverso infernali meccanismi debitori generati da queste banche centrali private che hanno messo al guinzaglio da tempo il ministero del tesoro degli stati occidentali. Non si approfondisce granchè nel filmato, tutto ciò che si mostra viene mostrato in tono documentaristico, e tutto è permeato da un tono vagamente “thriller”, con lunghe ombre sfumate e colori sfilacciosi e intorbiditi. Inoltre, come abbiamo detto, l’accompagnamento musicale cupo è fondamentale nella creazione di un’atmosfera mirata a generare una fascinazione torbida nello spettatore, mista a un sentimento di ingiustizia e rivalsa nei confronti di ciò che va dicendo il tipo.

Che dire? Noi di Civiltà Scomparse, personalmente, siamo dell’idea che questo prodotto video diffuso in Rete (tradotto in lingua italiana da TheINTERMATRIX) abbia origine proprio dai “piani alti”, o, per meglio dire, che sia stato suggerito da qualcuno proveniente da quei livelli.  Utlizzando un attore che ha proprio le  physique du rôle dell’ “uomo che vi piacerebbe odiare”, una specie di canaglia WASP in giacca e cravatta, ma che riteniamo sia più parente di David Icke – altro strano, ambiguo tipo – che di qualcuno dei Rockefeller o di George Bush senior.

Possiamo anche permetterci di pensare che SIANO TUTTI D’ACCORDO TRA LORO. Come, già da un certo tempo, sospettiamo.

Questo video, perciò, come lo possiamo definire? Forse una specie di piccolo tassello di un progetto di “demolizione controllata dello status quo che mira allo screditare l’attuale ordine – giunto ora alla sua crisi storica dopo due secoli e mezzo di spadroneggiamento – le cui caratteristiche fondamentali sono più o meno quelle elencate nel video, le quali hanno raggiunto questa loro forma recente in seguito a una determinata timeline, che ha preso slancio nel corso degli ultimi cento anni seguendo determinate tappe, in particolare dopo la prima, la seconda guerra mondiale preceduta dalla crisi economica, l’uccisione dei Kennedy, lo sganciamento del dollaro dall’oro, la fine dell’impero URSS, la globalizzazione, la guerra al terrorismo e ora questa crisi finanziaria assurda, in contemporanee alle minacce militari verso il medioriente, la quale sembra proprio l’ultimo step prima che, prendendo a prestito una metafora felice del mio amico Mediter, l’ottovolante, dopo essersi rallentato e quasi fermato, cominci la sua discesa vertiginosa a precipizio.

Il discredito dell’attuale Ordine avrebbe dunque il compito di preparare la strada a un Nuovo Ordine, nato dalle macerie fumiganti di quello vecchio. E c’è persino qualcuno, come Marco Vuyet, il quale, passando attraverso una ricerca molto approfondita che dura da sei anni, è dell’idea che il Nuovo Ordine deve necessariamente essere preceduto dal rovesciamento della piramide del potere occidentale – costruita e mantenuta nel corso di millenni – nel giro di relativamente poco tempo, seguendo il processo dialettico “TESI = edificazione della piramide – ANTITESI = crollo della piramide – SINTESI = Nuovo Ordine seguito dal caos del crollo. ORDO AB CHAO, ordine dal caos.

Processo reso graficamente con l’enneagramma, detto anche segno di Salomone, o stella di David.





Fantapolitica americana prossima ventura (addendum)

19 10 2012

Nel maggio dello scorso anno avevo profetizzato che i repubblicani USA avrebbero eletto Ron Paul come candidato sfidante di Barack Obama. E quest’ultimo avrebbe perso contro di lui alle elezioni del novembre 2012. Avevo visto questo come il ripetersi ciclico di un modello, a cui avevamo già assistito nel 1990-1991, nelle figure di Boris Eltsin e Mikail Gorbaciov.

La mia idea di un Ron Paul vincitore delle elezioni USA 2012 l’avevo rinnovata qualche mese dopo, in settembre.

Sappiamo che le cose sono andate diversamente. Ron Paul è stato “disarcionato” (in dei modi che hanno ricordato le “elezioni rubate” del 2000) e per sfidare Barack Obama è stato messo Mitt Romney.

Entrambi fanno parte dell’establishment, sono due pupazzi della cosiddetta “élite” che ha per fulcro le banche centrali private dei paesi occidentali, il complesso militare-industriale, organizzazioni religiose, dinastie reali. Dal canto suo, Romney pende ulteriormente dalla parte dei cartelli dell’oligarchia finanziaria internazionale neoiperliberista che ha dominato il mondo da trenta/trentacinque anni a questa parte.

Nell’agosto 1991 Mikail Gorbaciov appariva vittorioso contro la reazione della “vecchia guardia” del Politburo e del KGB che si era opposta alle riforme gorbacioviane con una specie di colpo di stato militare. Ma la vittoria dell’ultimo segretario del PCUS fu di breve durata, perchè, come sappiamo, venne spodestato nel giro di poco tempo dal presidente della Russia Boris Eltsin, il quale fece in modo – assieme ai presidenti di Ucraina e Kazakhistan – di smantellare la stessa URSS con un tratto di penna che venne reso effettivo alla fine dello stesso anno.

Vedendo la candidatura di Mitt Romney –  sostenuta dall’oligarchia finanziaria globale più conservatrice e retriva – come un alter ego della reazione golpista dei quadri conservatori in URSS nell’agosto 1991, e la possibile vittoria di Obama come una vittoria della parte più riformista del globalismo finanziario che ha per perno la BCE e la Federal – l’euro e il dollaro – possiamo immaginare quella di Obama come una vittoria di Pirro, la quale potrebbe sgonfiarsi presto, in seguito, per esempio, a un’azione di polizia internazionale (di cui si vocifera da diversi mesi) che mostri platealmente la corruzione intrinseca, e quindi l’illegalità, dell’attuale architettura monetaria transatlantica sulla quale si basa, tra l’altro il potere militare occidentale.

Quindi verrebbe invalidato il risultato delle elezioni con la Federal Reserve (che finanzia entrambi i candidati) messa sotto arresto e il “vittorioso” Obama sarebbe costretto a gettare la spugna nella situazione di emergenza che si verrebbe a creare. In tale scenario verrebbe smantellato il sistema corporativo USA (guidato dal cartello bancario privato) in vigore dal 1913, e ripristinata la Repubblica costituzionale del 1776, togliendo tutte le leggi anticostituzionali fatte dalle corporation, tra cui il famigerato Patriot act, un pacchetto di leggi restrittive e liberticide promulgate nel 2001 con la scusa della “guerra al terrorismo.”

Quindi, per fare un parallelismo tra gli avvenimenti dell’agosto 1991 che risuonano ciclologicamente con quelli del novembre 2012:

reazione dei conservatori del sistema 1991 (colpo di stato degli antiriformisti URSS) reazione dei conservatori del sistema 2012 (candidatura di Mitt Romney)
riformismo del sistema apparentemente vittorioso 1991 (Mikail Gorbaciov) riformismo del sistema apparentemente vittorioso 2012 (Barack Obama)
Capi provenienti dal sistema contro il sistema stesso 1991 (Boris Eltsin, Victor Chernomirdyn, economisti liberali) Capi provenienti dal sistema contro il sistema stesso 2012 (Ron Paul, Dennis Kucinich, guardia repubblicana, Oath keeper)
esito 1991 (smantellamento dell’URSS, che durava dal 1917) esito 2012 (smantellamento del sistema corporativo con a capo la Federal Reserve, che durava dal 1913)




Appunti tratti dal mio quaderno (4)

5 10 2012

Questa è la quarta puntata degli appunti tratti da uno dei miei quaderni, che scrivo regolarmente. Come nelle altre occasioni, vi renderete conto che il modo di scrivere segue associazioni mentali non eccessivamente elaborate. Quindi piuttosto grezze, e con possibili difficoltà di comprensione immediata da parte del lettore. Dal momento che il seguito sul quaderno di questa parte di scritto, è ulteriormente sacrificato alla comprensibilità (cioè, lo capisco solo io), mi sono fermato al punto che adesso, adoperando come un rovesciamento, metto per primo.

Vivere dentro una società DISTOPICA senza sospettarlo. Vivere dentro l’impero del denaro dato in prestito a interi stati da parte di potentissimi banchieri privati.

Una società “su di giri” si scontra con la perdita di propulsione. Come se si dovesse sempre, apparentemente, essere negli anni cinquanta, negli anni sessanta. Il far ripartire l’economia che si deve scontrare con l’accumulo di precedenti. La statua di argilla che si affloscia su se stessa. Il tempo lineare che crolla al suolo come le statue dei dittatori comunisti nei paesi dell’est a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. La concezione comune della storia, della scienza, del genere umano, che crolla al suolo come le statue di Lenin, di Stalin e di Saddam Hussein.

Crollo del sistema monetario e della finanza. Crollo dell’ultima ideologia, il capitalismo, associato alla caduta del sionismo, di Zion. Il segno di Zion. Non ci potrà mai più essere il periodo storico in cui è vissuto Fellini e gli altri grandi registi dagli anni cinquanta agli anni ottanta. Ed è inutile e quasi nocivo rimpiangerli e celebrarli. Celebrare e ricordare qualcuno, poi, come un certo attore di Campi salentina, è semplicemente una bestemmia.

La “società del piagnisteo” è la tappa di arrivo della “degenerazione del postmoderno”, il celebrare i bei tempi andati rimpiangendoli. Quando ancora si era solo in uno o due miliardi sul pianeta Terra, il cui vero nome è Gaia.

Le cose sul pianeta devono andare sempre peggio sempre più velocemente, fino a collassare.

La società senza futuro della finanza, di Wall Street, delle borse, dei mercati, della pubblicità, del cinema blockbuster e delle multisala, dello shopping, è destinata a infrangersi contro la perdita di propulsione, che raggiungerà l’ “onda temporale zero” tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, quasi un secolo dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale.

Per continuare a far girare il mondo dei mercati, della finanza, dei capitali, delle borse, c’è sempre bisogno di “fare ripartire l’economia, la crescita, il lavoro”, cioè di dare un senso, un perché, a tutta quella massa, quel flusso di denaro creato con meccanismi debitori, soldi dati in prestito, dalle banche centrali private, a interi paesi, per creare “debito pubblico da ripagare.”

La crisi si acuirà sempre di più, se ne potrebbe uscire solo con una guerra mondiale, la quale genererebbe quei meccanismi iperinflattivi che sono la manna per i grandi gruppi privati internazionali, per le oligarchie che tengono per le palle interi continenti.

Perché il capitalismo vada avanti, il mondo deve sempre “bollire”, in un modo o in un altro, bisogna sempre tenere il fuoco acceso sotto la pentola in cui l’acqua bolle. Se il fuoco della pentola si abbassa, o addirittura si spegne, il capitalismo è finito. Ecco perché, per far funzionare il capitalismo, il mondo deve sempre essere “su di giri”, con lo spettacolo, con lo shopping, con la guerra. Tutta una sovrastruttura egoica che Gaia non può sopportare ancora a lungo, e se la scrollerà via di dosso, con l’eleganza di un rigurgito.

La “fine della storia come si è abituati a conoscerla” La “voglia di catastrofe” dagli anni novanta in avanti. Libro che avevo visto in quel negozio alla Feltrinelli, che era vicino alla Nunziata, l’avevo visto verso la fine del 1997 e giù di lì, si intitolava Ultimo avviso prima del collasso, “the end of the world as we know it”, aveva la carcassa di una Renault in copertina.

Le regle du jeu, film del 1939, in un momento storico in cui non era ancora presente il “disincanto postmoderno”, la sfiducia nelle “grandi narrazioni che ci spiegano bene il mondo”, e dove si vedono queste automobili con l’impianto elettrico rudimentale, i paraurti con tanto metallo e plastica zero (tutt’al più bachelite, celluloide), il volante sottile, i pedali come quelli di un’automobile giocattolo ingrandita.

La coscienza dei Rossellini, dei Fellini, aderiva ai tempi storici in cui sono vissuti come il dorso di una mano aderisce al palmo. La Coscienza, inserita dentro il discorso storico, così come la si è iniziata recentemente a inserire nel discorso scientifico. Immagine ancora migliore: la Coscienza e la Storia sono due facce della stessa moneta. E’ la Coscienza che produce la Storia e la Storia produce la Coscienza, in un intescambio reciproco.

[…]





Guido Nicheli alla festa!

6 09 2012

Quando la spirale del tempo generava zeitgeist spumeggianti, vi era ancora ottimismo nell’aria, non solo a parole, era qualcosa di tangibile. La carica del dopoguerra, iniziata negli anni 50, pur essendo piano piano in via di esaurimento, era ancora tangibilmente vitale, e, con la sua spinta propulsiva ancora bene attiva, produceva film commerciali che, nonostante la loro dozzinalità, erano vitali, coinvolgenti, sinceri e genuini. Nulla a che vedere coi prodotti filmici dell’era della globalizzazione, la quale dal 1993-1994 in poi, non ha fatto che aumentare a livelli esponenziali il tasso di artificialità e di nuda tecnica senz’anima. In una specie di robotizzazione della creatività.

Notate come il brano che accompagna la recitazione entusiasmante dei personaggi (in particolare il grandissimo caratterista Guido Nicheli, mai troppo compianto), ovvero I love to love di Tina Charles, spanda un’atmosfera di gaiezza del tutto impensabile nell’epoca della globalizzazione, e ancor di più dopo la crisi finanziaria iniziata nel 2007-2008. Dove dominano nervosismo ristagnante e ottimismo fasullo. E un impossibile far ripartire la cosiddetta “crescita”, in un tipo di realtà da cui non si può più cavare nulla, come se ci si sforzasse di voler cavare qualcosa da una pietra.

Se poi riflettiamo sul fatto che, all’epoca (anni ottanta), una buona fetta dell’industria dell’intrattenimento era già spesa nel revival degli anni sessanta (il primo album cover fu “2060 Italian graffiati” di Ivan Cattaneo, risalente al 1981) possiamo ben intuire come l’era neoliberista – all’epoca si era ancora ai suoi albori – sia stata, e lo è tuttora, un’ era di dipendenza emotivo-affettiva da un passato recente visto come una specie di “età dell’oro”, ma in maniera ingombrante, fino a giungere alla stucchevolezza e ripetitività delle trasmissioni condotte da Paolo Limiti, che ancora imperversano e tediano.

L’epoca del film in questione, dunque, era ancora contraddistinta da una compresenza di vitalità del presente  e di nostalgia del passato. Adesso si è giunti al punto in cui la vitalità è stata mangiata dall’inflazione storica – avvenimenti di tipo già assimilato una volta per tutte che si ripetono, o promettono di ripetersi – ed è rimasta solo una nostalgia del passato, che sa più di crocifissione al passato.

Questo tempo è crocefisso al passato (utilizzando un’espressione del politico Armando Siri), e la globalizzazione-crisi finanziaria è il suo Monte Golgota.

Questo tempo deve essere staccato dalla croce del tempo lineare, dimodochè “risorgerà dopo tre giorni.”





Arthur Rimbaud, XIX secolo

16 05 2012

«Dobbiamo essere assolutamente moderni» disse Rimbaud, e intendeva che le chimere sono anacronistiche, non meno che le superstizioni e i feticci e i credi e i dogmi e tutti gli idoleggiati vaniloqui e stoltezze di cui si compone la nostra vantata civiltà.

Dobbiamo portare luce, non illuminazione artificiale.

«Il denaro sta ovunque deprezzandosi» egli scrisse in una delle sue lettere. Oggi in Europa esso praticamente non ha più nessun valore.

Ciò che gli uomini vogliono sono cibo, riposo, vestiti: le cose fondamentali, e non già denaro.

Il putrido edificio si è sbriciolato proprio sotto i nostri occhi, ma noi siamo restii a credere ai nostri occhi. Speriamo ancora d’essere in grado di fare affari come sempre.

Non ci rendiamo conto né del guasto che è stato arrecato né delle possibilità di rinascita.

Stiamo usando il linguaggio dell’Età della Pietra.

Se gli uomini non riescono ad afferrare l’enormità del presente, come saranno mai capaci di pensare in termini di futuro?

Per qualche migliaio d’anni abbiamo continuato a pensare in termini di passato. Adesso, in un sol tratto, di tutto quel misterioso passato è stata fatta piazza pulita.

Non è rimasto, a guardarci in faccia, che il futuro. Si spalanca come un baratro.

E’ spaventoso, chiunque lo riconosce, perfino il mettersi a congetturare ciò che il futuro tiene in serbo per noi. Assai più spaventoso di quanto sia mai stato per l’addietro.

Nel passato i mostri erano di proporzioni umane; chi fosse abbastanza eroico poteva misurarsi con loro. Ora il mostro è invisibile; ce n’è miliardi in un granello di polvere.