La nebbia che accompagna le anime verso la pace

26 02 2021

Il MONDO SIMBOLICO talora affiora negli articoli di cronaca: gli archetipi delle leggende per qualche momento sembrano quasi prendere possesso della realtà raccontata dai mass media, soprattutto quando essa risulta più sorprendente e anomala del consueto.

Così come in questo caso, leggete…

Una scogliera frana sotto il cimitero di Camogli trascinandosi dietro tombe e bare in mare, che verranno ritrovate anche molto lontano, a distanza di decine di chilometri lungo la riviera ligure di ponente, un po’ come si dice accadde con delle auto genovesi nella Grande Alluvione del 1970 le quali, secondo certe testimonianze, le correnti le avrebbero portate fino in Costa Azzurra…
La differenza di temperatura tra l’acqua fredda invernale del mare e certe correnti di aria dalle temperature più primaverili sulla sua superficie, possono dare origine al fenomeno meteorologico – piuttosto raro – del cosiddetto “caligo”, quando una specie di nebbia ricopre il mare estendendosi anche alle zone costiere, così come è successo a Genova e altre località liguri, negli ultimi giorni.

Articolo comparso su La leggenda del caligo: la nebbia che accompagna le anime verso la pace (genovatoday.it) il 26 febbraio.

Caligo

La leggenda del caligo: la nebbia che accompagna le anime verso la pace

Abbiamo parlato molto in questi giorni del caligo, le nuvole basse che arrivano dal mare e invadono la costa creando un effetto di nebbia questa volta decisamente intenso. La spiegazione scientifica è presto data: questo fenomeno è il contrasto tra lo scorrimento dell’aria calda – in risalita dal nord Africa – e la superficie del mare ancora fredda.

Ma c’è anche un’altra spiegazione, una leggenda popolare che viene tramandata da generazioni e che vuole che il caligo non siano nient’altro che gli spiriti che risalgono dal mare per venire a prendere le anime incastrate tra la terra e la vita ultraterrena. 

Le nuvole avvolgono la costa, prendono le anime che non trovano pace, e e le accompagnano finalmente verso la luce, ritirandosi e tornando da dove sono venute, ovvero dal mare, che culla gli spiriti sulle sue onde e li tranquillizza.

La leggenda è ancora più tristemente suggestiva se pensiamo ai recenti fatti di cronaca, con la commemorazione delle vittime del covid in Liguria, o con il crollo del cimitero di Camogli e la dispersione di parte delle salme in mare. Parti di bare sono state avvistate anche a Quinto, e a Vesima è stato trovato un cadavere in avanzato stato di decomposizione: non si esclude che possa essere una salma proveniente proprio da Camogli.



Potrebbe interessarti: https://www.genovatoday.it/social/caligo-leggenda-anime-morti-mare.html

Ce ne sarebbe ancora da dire e da mostrare ma per ora mi fermo qui.





L’ultima mandrakata

3 11 2020
“Basta fatti, vogliamo promesse, vota Mandrake!” Manifesto elettorale comparso a Genova durante la campagna per le elezioni regionali, il quale è riuscito ad attirare a più riprese la mia attenzione.

In questo post voglio cimentarmi a fare un po’ il “Loren Coleman italiano.” Qui il suo blog (copycateffect.blogspot.com), il quale però è ormai da un po’ che non viene più aggiornato.

“Febbre da cavallo”, film commedia degli anni ’70 interpretato da Enrico Montesano e Gigi Proietti, quest’ultimo nella parte di un personaggio chiamato Mandrake. Un film in cui gli interpreti, fanatici delle scommesse ippiche, giungono a compiere una gigantesca quanto ridicola truffa pur di riuscire a fare il botto alle corse di cavalli. Ricordo da piccolo, negli anni ’80, quante volte avrò visto su TV sorrisi e canzoni che qualcuna delle tante reti private regionali l’avrebbe trasmesso in settimana alle 20:30.
Enrico Montesano (in “Febbre da cavallo” nel ruolo di Manzotin), negli ultimi anni s’è mostrato anti-sistema, un altro dei comici che vogliono mettere le mani in pasta nella controinformazione per in qualche modo agire in senso politico. Montesano risulta essere l’unico personaggio famoso esplicitamente contro il regime politico-sanitario che stiamo vedendo in questi mesi ed è stato intervistato da due versioni italiane del telereporter complottista USA Alex Jones quali sono Massimo Mazzucco e Byoblu.

Nel dialetto romano esiste una parola, entrata anche nell’uso comune dell’italiano, che ha una storia molto curiosa: si tratta di una storia che inizia negli anni Settanta, con un film che all’epoca passò quasi inosservato ma che anni dopo, nei Novanta, diventerà un vero e proprio cult. La pellicola in questione è “Febbre da cavallo” e la parola è, naturalmente, “mandrakata”: ecco qual è la sua origine e il suo significato.

Definita come una “trovata ingegnosa che permette di risolvere una situazione difficile”, la mandrakata ha assunto anche il significato di “furbata” e “imbroglio”. Ha insomma una connotazione non del tutto positiva, anche se il carattere goliardico che sta alla base del suo significato la rende utilizzabile in svariate situazioni, anche diverse da quella di origine. Ma se la “mandrakata” è la furbata per eccellenza, chi è “mandrake”, il suo autore?

[…]

La storia di questa parola è legata in modo indissolubile al film, che inizialmente non ebbe il successo sperato. Al cinema la pellicola non funzionò ma negli anni Novanta, quando il film iniziò ad essere trasmesso in tv, esso diventò un vero e proprio cult: nella storia c’è la romanità più autentica e scanzonata e poi, come disse anche Proietti, “fa ridere”. Le “mandrakate” dei suoi protagonisti sono divenute talmente famose da permettere la produzione di un sequel, uscito nel 2002, ma soprattutto da far entrare questa parola nel nostro vocabolario quotidiano.

Mandrake, il personaggio di Lee Falk
Ma chi è Mandrake? A sua volta, il soprannome del personaggio di Proietti nasce da un’ispirazione che viene dal mondo dei fumetti: si tratta infatti del nome del mago ideato da Lee Falk e disegnato da Phil Davis, divenuto celebre negli Stati Uniti a partire dagli anni Trenta e successivamente giunto anche da noi. Già con questo personaggio il vocabolario italiano si era arricchito di numerosi modi di dire a lui ispirati: “non sono mica Mandrake”, ovvero l’impossibilità di fare qualcosa, era già nota, ma fu solo con Proietti che questo personaggio divenne autenticamente romano.

continua su: https://roma.fanpage.it/mandrakata-lorigine-cinematografica-e-il-significato-della-parola-in-dialetto-romanesco/
https://roma.fanpage.it/

La possiamo considerare una specie di ultima mandrakata trovarsi a scomparire a esattamente 80 anni nel giorno del proprio compleanno il quale cade durante la festività dei morti intanto che tutti i teatri e i cinema, nessuno escluso, sono chiusi a causa del pericolo di contrarre una “febbre da cavallo” e queste misure sono osteggiate dal co-protagonista di quell’omonimo film?
Due giorni prima era mancato un altro attore grande icona, Sean Connery: che sia un ulteriore esempio di ciò descritto ormai da tempo in questo post: https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/03/22/icone-massmediatiche-morte-nello-stesso-periodo/ ?




Recensione di “Fenomenologia della fine” di Franco “Bifo” Berardi

2 11 2020

Leggendo questo post di qualche giorno fa mi sono convinto della necessità di leggere il libro di Franco “Bifo” Berardi intitolato “Fenomenologia della fine”. E’ stato un impulso improvviso. A dispetto della passione che nutro per il sincromisticismo, non so fino a che punto è un bene seguire così ciecamente le intuizioni, gli impulsi e i colpi di testa, ma ad ogni modo, considerato che leggere un libro oggigiorno non può far mai troppo danno, mi sono procurato l’e-book e l’ho affrontato.

La copertina di “Fenomenologia della fine” di Franco “Bifo” Berardi

Devo ammettere una cosa. Parlando d’istinto, Franco Bifo Berardi non mi è naturalmente simpatico. Il suo modo di presentarsi, un po’ demodè, un po’ “trasandato con cura”, non fa che accrescere il mio pregiudizio. Il fatto che, da rapida ricerca web, risulti avere molta visibilità anche all’estero, con traduzioni e articoli internazionali, non aiuta a farmi cambiare idea, anzi. Sono tempi in cui cerchiamo Cassandre, profeti non necessariamente di sventura, ma possibilmente non-mainstream, di nicchia, su misura, capaci di interpretare un possibile sviluppo futuro con l’occhio libero dai condizionamenti.

Ritratto fotografico di Franco “Bifo” Berardi

Perciò quando comincio a leggere il suo saggio sono ancora, troppo, arroccato nella mia posizione di chiusura. Franco “Bifo” Berardi si professa anarcocomunista o comunque, come il suo amato Marx, fa sin dall’introduzione una analisi preliminare “teleologica” che vede nel comunismo l’obiettivo salvifico finale. Il suo sembra una ideologia vecchia, velleitaria, una posa fuori dal tempo, una distopia ancora in piedi perché non ha avuto ancora occasione di fallire o forse è già fallita e lui non se n’è accorto.
Ma Franco “Bifo” Berardi è onesto e riconosce, ad un certo punto del libro, il suo velleitarismo, anzi lo rivendica con coerenza.
Quando si continua a leggere, appare poi la vera natura dello scritto. Il suo, almeno nella prima parte, è un diario, un resoconto della pandemia che narra di vicende non troppo diverse da quelle che abbiamo vissuto tutti noi. Giornate scandite dalle stesse immagini che abbiamo visto nei drammatici momenti del lockdown ma raccontate con una certa freschezza, con linguaggio semplice ma non certo sciatto e con riflessioni intrise in parte col velleitarismo narrato prima, che finisce con il risultare anche simpatico, qualunque sia la nostra idea.
Amicizie, morti, ricordi, acciacchi personali, citazioni tratte da media digitali, storie di parenti, riti quotidiani si susseguono nei suoi ricordi su pagina come se fossero i nostri.
Sempre a prescindere dalla nostra idea, è impossibile tuttavia non ritrovarsi d’accordo con la sua posizione di fondo che appare forte e netta già in questa prima parte del saggio: gli ultimi decenni della nostra storia sono stati un delirio nevrotico che ha richiesto, da parte nostra, una accelerazione sempre più insensata nei ritmi per un ritorno ben magro, se non negativo, sulle nostre esistenze.
Se l’alternativa non sarà l’utopia di Bifo, dovrà comunque essere qualcos’altro. Il “There is no alternative” di tatcheriana memoria non ha più ragione di esistere.

Belle alcune immagini e metafore.
Quella iniziale ad esempio, che mi ricorda un fumetto di Martin Mystere che sono andato a ritrovare: la pandemia e le sue conseguenze (in particolare il “rallentamento”) non sono altro che il sintomo di una malattia che il pianeta terra sta cercando di debellare, come un organismo che si riposa per recuperare ed espellere il nemico biologico. Franco “Bifo” Berardi chiama questa malattia neoliberismo (una definizione fin troppo di moda per designare il “mostro moderno”) ma noi ci possiamo comunque sentir liberi di dargli ragione utilizzando un nome diverso. Perché dargli ragione, ormai, non sembra più questione di opinione.

Una pagina tratta dal fumetto Martin Mystere Extra n. 4 (gennaio/febbraio 1997)

Quando leggo un libro, non mi aspetto mai di essere completamente d’accordo con l’autore. Talvolta mi piace un punto di vista diverso, a volte invece mi basta ricordare uno o più particolari, riflessioni, idee significative.
Ce ne sono varie nel libro, ma mi è piaciuta particolarmente questa, perché era già “mia”:

Ma cos’è il terrore? Terrore è una condizione in cui l’immaginario domina completamente l’immaginazione. L’immaginario è l’energia fossile della mente collettiva, le immagini che l’esperienza vi ha depositato, l’imitazione dell’immaginabile. L’immaginazione è l’energia rinnovabile e impregiudicata. Non utopia ma ricombinazione dei possibili.

E’ una riflessione che fa il paio con quella già citata in un altro articolo linkato in questo blog:

Chi immagina per primo vince – questa è la legge universale della Storia.

A cui fa seguito il giusto dubbio:

Almeno credo.

Cosa abbiamo di profetico o sincromistico in questo libro?
Ad esempio la citazione di un suo romanzo, praticamente invenduto, intitolato “Morte ai vecchi”, di cui Bifo ci racconta la trama:

Scoppia una specie di epidemia inspiegabile: ragazzini di tredici-quattordici anni ammazzano i vecchi, dapprima alcuni casi isolati poi sempre più frequenti, poi dovunque.

Il suo racconto fa parte di una pagina del diario del 18 marzo, in cui Bifo sembra leggere metaforicamente, oltre che una precisa dinamica della pandemia Covid che colpisce gli anziani, un collegamento coi ragazzi di FridayForFuture e Greta Thumberg, ignorati dai Grandi Vecchi dell’economia e della politica, che ottengono per vie traverse un riscatto alleandosi con Gea, la divinità del pianeta Terra.
Io ci leggo invece (a posteriori) una visione premonitrice della colpevolizzazione dei media nei confronti dei ragazzi della “movida”, additati come untori.

Movida, Covid e Giovani

Nella seconda parte del saggio poi, il tono si eleva e lo sguardo spazia ben oltre e ben sopra il quotidiano, approdando a citazioni letterarie più o meno pop (da Ugo Foscolo a William Burroughs, da Giacomo Leopardi a Philip K. Dick) ma anche a riflessioni sociologiche miste a visioni svincolate dal razionale dominante. Il titolo di questa seconda parte è “Sei meditazioni sulla soglia” e una di esse, “La profezia sensuale” è esattamente il materiale di questo blog, come appare chiaro leggendo, ad esempio:

Quel che mi interessa dell’attività profetica è questa capacità della mente umana (di alcune menti umane) di sintonizzarsi con l’inconscio collettivo, o, forse meglio, la capacità di leggere i flussi che circolano nella psicosfera.

Trovo che queste riflessioni costituiscano la parte più interessante dell’opera.

Due parole conclusive poi merita il titolo e la tematica apocalittica. Come in vari altri autori, il Covid, abbinato ad altri elementi di discussione pubblica quali l’inquinamento e il riscaldamento globale, fa emergere in modo naturale la tematica tipicamente evoluzionista dell’estinzione della razza umana. Bifo prevede una apocalissi e una catastrofe (analizzando l’etimo di questa parola: andare oltre la soglia) ma, pur evocando lo scenario, la identifica con la fine di una vecchia fase e dell’inizio di una nuova in cui la volontà dell’uomo non ha più un ruolo centrale. Si tratta di un passaggio che, tuttavia, è convinto non avverrà in modo pacifico, né scontato nei suoi esiti.
Bifo colloca l’inizio di questa guerra ideologica e fisica esattamente dopo la fine della pandemia ma, fortunatamente, il suo tono non è né quello del profeta, né quello del futurologo che prendono i propri vaticini troppo sul serio.

E’ definitiva di una lettura molto interessante, anche se, forse, siamo ancora troppo immersi nelle vicende descritte per poterle valutare con la lucidità necessaria a trarre una qualche intuizione utile. Come sostiene anche l’autore ad un certo punto della sua disamina, l’apocalisse che tanto aspettavamo è scesa sulla Terra. Prevedevamo una deflagrazione improvvisa e non una catastrofe al rallentatore, ma ormai l’apocalisse è qui e ci siamo esattamente in mezzo.