A.A.A., 60 audaci cercasi, appello di Claudio Messòra (ByoBlu)

13 02 2010

A.A.A. 60 AUDACI CERCASI

di Claudio Messòra (ByoBlu

 

Il Decreto Romani è un abominio legislativo che non ha eguali nel globo terracqueo delle società civili.

Con un abile contorsionismo degno di un prestigiatore circense, l’Italia prova a recepire la direttiva europea AVMSD, AudioVideo Media Services Directive, cammuffandola ai limiti del riconoscibile per piegarla agli interessi degli editori televisivi.

Un decreto ad personam privo dei requisiti di urgenza che insulta il legislatore europeo, così come offende il buon senso e l’intelligenza degli italiani, cui vuole rendere difficile l’esercizio delle nuove libertà digitali che sono patrimonio riconosciuto, diffuso ed ampiamente esercitato ovunque, nel mondo, tranne che nella repubblica televisiva italiana, fondata sulla pubblicità e sulla manipolazione dell’opinione pubblica.

Sono ben otto i tentativi maldestri di rendere difficile la vita ai navigatori italiani, otto in meno di due anni.

Il Decreto Romani, se possibile, è il peggiore di tutti.

Nelle vene di Romani scorrono frequenze e palinsesti, il suo alfabeto è composto da ripetitori e spettacolini di infimo ordine.

A metà anni 70, insieme a Marco Taradash fonda Tele Livorno.

Subito dopo è la volta di Videolina, con Nichi Grauso.

Negli anni ’80 da vita a ReteA con Alberto Peruzzo e a Telelombardia insieme a Salvatore Ligresti.

Poi si mette in proprio con Lombardia7, che lo consacra alla memoria dei primi tele-debosciati come l’ideatore di programmi di alto tenore culturale, quali Colpo Grosso con Umberto Smaila, uno spattacolino serale che sdogana le tette a domicilio, e Vizi Privati, che consacra Maurizia Paradiso a icona cult nell’immaginario degli erotomani sessuo-dipendenti con il pallino dei trans.

Prima ancora che a Berlusconi, la televisione trash la dobbiamo a lui.

E’ questa la gente che vuole ridurre la Rete a una parodia della televisione, imponendo autorizzazioni ministeriali a chiunque voglia caricare un video su YouTube, compresi i filmini delle vacanze.

Una lettura palesemente distorsiva della direttiva europea, la quale esplicitamente esclude che i siti web personali e le piattaforme di videosharing siano oggetto di autorizzazione alcuna, con tutta la burocrazia e le inevitabili spese che conseguono dall’equiparazione di blogger e portali come YouTube alla grande editoria televisiva.

Con la stessa logica ipocrita e unica tra le società liberali, quelle fondate sui diritti individuali, Romani vuole imporre l’educazione di stato alle famiglie.

I genitori dei minorenni che dovessero avventurarsi in un sito porno, l’equivalente odierno delle trasmissioni oscene e incentrate sulla mercificazione del corpo femminile che Romani stesso non si faceva scrupolo di dispensare generosamente a tutta la famiglia nel corso degli anni ’80, riceveranno un sms immediato con un testo che potrebbe suonare così: “Attenzione: tuo figlio si sta masturbando”, dopodiché la connessione verrà immediatamente interrotta.

Se a masturbarsi sarà per sbaglio il papà, con il computer del figlio, la moglie ne sarà avvisata all’istante. Romani, che non capisce niente di Rete, parla di “interruzione delle trasmissioni”.

Perfino Corrado Calabrò, Presidente dell’AGCOM, è rimasto interdetto dall’orientamento normativo retrogrado e oscurantista del Popolo delle Libertà, il quale delinea con estrema chiarezza quali siano le libertà da tutelare: quelle della televisione, attorno a cui gravitano gli interessi economici e politici della Presidenza del Consiglio.

Il Decreto Romani vuole colpire senza mezzi termini tre soggetti principali:

YouTube, per dare sostanza giuridica alle cause intentate da Mediaset;

la Rete, per impedire lo svilupparsi delle dirette streaming, strumento di libertà, partecipazione ed emancipazione dallo strapotere del tubo catodico, degli lcd e delle tv al plasma;

i videoblogger, per complicare loro la vita a tal punto da indurli a rinunciare all’esercizio dei diritti conferiti dall’Art. 21, che trovano finalmente piena espressione grazie agli sviluppi portentosi della tecnologia.

Romani è un proibizionista che nega al popolo la possibilità di autodeterminarsi e scegliere da sé il veicolo preferito sul quale informarsi, intrattenersi e comunicare.

Con il suo Decreto, si vuole garantire ai gradi feudatari della televisione la possibilità di continuare a lucrare, pascolando nelle tasche e nelle teste degli italiani, mantenendo un ruolo preminente nell’indottrinamento e nella determinazione di stimoli e bisogni. anche a costo di condannare un intero paese all’arretratezza culturale e tecnologica, come dimostra la recente revoca dei fondi per la banda larga, annunciata proprio mentre nel resto della comunità europea la internet veloce viene dichiarata un diritto fondamentale dell’uomo.

Aiutaci a dire basta.

Stiamo cercando 60 volontari che vengano con noi, sabato 20 febbraio, davanti all’ambasciata americana a Roma.

Danzeremo, a piedi nudi e al suono dei tamburi, gli occhi bendati a simboleggiare il bavaglio che si vuole imporre alla comunicazione libera, reggendo tra le mani uno striscione:

“Mr. President, help the Internet in Italy!”.

Non siamo così ingenui da credere che il Presidente americano sia esente dai legami che uniscono il potere costituito ai grandi interessi lobbistici e finanziari, ma abbiamo bisogno di compiere un gesto eclatante, capace di varcare i confini nazionali e di evocare un nome che ci aiuti a fare cassa di risonanza.

La stampa nazionale, nonostante numerosi sit-in e scioperi simbolici, non ha dimostrato di volersene interessare.

Vogliamo quindi rivolgerci a quella straniera, nella speranza di arrivare a colpire l’opinione pubblica internazionale e creare pressione mediatica intorno a questo atteggiamento interventista e illiberale che il nostro governo, incessantemente, ormai ossessivamente, non perde occasione di dimostrare nei confronti della Rete italiana.

Il 20 febbraio saranno con noi molti cameramen professionisti.

Gireremo un video, in inglese, che vi chiederemo di diffondere in maniera virale sui più grossi social network. Vogliamo che lo vedano in Inghilterra, in Germania, in Spagna, in Francia, in America, in Tanzania, ovunque! Dipenderà da voi, da quanto sarete in grado di farlo girare.

Se vuoi esserci anche tu, scrivi a me oppure ad Enzo Di Frenna e lasciaci il tuo nominativo ed un recapito telefonico. Poi corri ad iscriverti all’evento facebook:

http://www.facebook.com/event.php?eid=289806039880.

Abbiamo bisogno di te.

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One response

13 02 2010
giovanotta

 grazie per la segnalazione!!
ciao

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