Walter Veltroni e l’ENTITA’

7 03 2013

Volevo prendere qualche appunto a proposito dell’impressione che m’ha fatto il video, quello di una puntata della trasmissione Anno Zero, qualche anno fa, forse quando Walter Veltroni era segretario del Pd. Il periodo 2007-2008, quando si parlava di Veltrusconi, non erano ancora spuntati i fenomeni Mario Monti & Mario Draghi, erano ancora di là da venire; c’era stato, primavera 2008, quasi cinque anni fa, il “secondo Vday”, era un periodo in cui mio papà diceva che “in tutta la sua vita non aveva mai visto una situazione così incasinata nella politica italiana.” Cinque/sei anni fa. Comunque, intorno a quei tempi, c’era stata, dunque, questa puntata di Anno Zero, ancora con il logo, quello di Rai Due, rosso, con a metà la farfallina coi due profili. Come ospite, quindi, c’era Veltroni: in quell’occasione ha esternato delle cose su cui mi sono trovato d’accordo. Ha parlato delle “zone oscure” dei misteri delle stragi italiane, da quella di Capaci a quella di via D’Amelio; la mafia, prima d’allora, non aveva mai utilizzato metodi così, esplosioni così distruttive. E poi, dopo quelle due occasioni, Falcone & Borsellino, ha smesso. Ed era il 1992, un anno cardine di cambiamento per l’Italia. Così come per quanto riguarda Aldo Moro, il rapimento e la sua uccisione, la strage di Ustica. Tutti avvenimenti, in particolare quest’ultimo, i quali, tra l’altro, si sono lasciati dietro una scia impressionante di morti. Poi, Veltroni ha parlato anche della famigerata “Banda della Magliana”, di come compaia in diversi episodi di quel tipo i quali, apparentemente, non c’entrano nulla l’uno con l’altro.

Affrettandosi a dire di “non essere un complottista” – e, al suo posto, avrei detto anch’io così – s’è detto, comunque, persuaso dell’esistenza di una “entità” (forse ciò che altri, gente vicina a Berlusconi, hanno chiamato “cerchio sovrastrutturale”?) la quale indirizza, influenza, pilota, ricatta le azioni dei governi, delle istituzioni e “agisce” se non è soddisfatta o, in qualche modo, vuole farsi “sentire meglio.”

Ai tempi in cui l’avevo visto, non immaginavo che Veltroni avesse potuto fare un discorso così. Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Sono queste le cose che mi caricano, altro che le canalizzazioni!

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Ecco chi sarà il nuovo papa

17 02 2013

Certo, ha “donato una parte delle sue ricchezze per i bambini poveri del mondo”, e nello stesso tempo sta dalla parte degli elitari della globalizzazione che operano per la riduzione della popolazione umana, con metodi alquanto discutibili.

E’ proprio vero che non c’è crimine peggiore di quello fatto nel nome di nobili intenzioni.





Un articolo che vi ipnotizzerà

10 02 2013





Edmund Sixtus Muskie e John Forbes Kerry – Addendum

31 01 2013

Nel giugno 2010, nella sezione del blog chiamata Separati alla nascita – in cui si mostrano le analogie, più che altro fisiche, tra diversi personaggi – avevo inserito il confronto tra le fisionomie di due uomini politici USA: Edmund Muskie, segretario di stato nell’ultima fase della presidenza di Jimmy Carter (1977-1981), e John Kerry, sfidante di George W. Bush alle presidenziali 2004.

Ora, per una di quelle coincidenze che amiamo molto, John Kerry è diventato segretario di stato, esattamente come il suo sosia.

E sotto una presidenza che è stata paragonata a quella di Carter, da certi suoi critici, per mettere in luce gli aspetti negativi comuni alle due presidenze.

Obama another Jimmy Carter

Barack Obama è solo un altro Jimmy Carter?

Particolare degno d’attenzione, coincidenza nella coincidenza: era noto già da tempo che John Kerry sarebbe stato scelto come segretario di stato per il secondo mandato di Obama, ma solo oggi è stato ufficializzato. Già da tempo avevo idea di postare il seguente pezzo, ma ho iniziato decisamente a scriverlo solo oggi, e PRIMA di sapere da internet dell’ufficializzazione, mentre cercavo una pagina web sulla nomina di Kerry, prima che fosse effettivamente ufficializzata, come è accaduto oggi.





Status Quo Über Alles

15 01 2013

Il seguente articolo, dedicato al problema euro, di cui la versione originale è a questo indirizzo, ben identifica – soprattutto all’inizio – come gli attuali poteri politici dell’occidente, per far sì che non frani tutto, siano obbligati a non muoversi di un passo, a seguire sempre gli stessi schemi, sempre gli stessi programmi, dentro una specie di regno dell’immobilismo ristagnante. Esattamente come un cliente del supermercato che, per non far rotolare la piramide di scatole per terra, non si azzarda a spostarne nemmeno una. Infatti, da anni e anni, all’interno delle istituzioni europee e americane, all’interno del “regime occidentale”, circolano sempre le stesse facce che fanno sempre le stesse cose.

La quiete, anzi il “quieto vivere”, che precede la tempesta?

La palude dentro cui cade dentro il meteorite?

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 «Governare per non cambiare nulla»: oggi, questa è la cifra di tutti i poteri politici nel mondo, secondo la geniale intuizione di Fedor Lukianov, eccezionale analista della Novosti.
«L’aspirazione al potere per non fare nulla è un fenomeno nuovo della politica internazionale», per giunta in un mondo che invece cambia freneticamente.
Il presidente Obama è un modello addirittura caricaturale di questo immobilismo: ha chiesto per la seconda volta i voti per governare, e dopo non aver fatto nulla la prima, non sta facendo nulla nella seconda.
L’indecisionismo, la timorosa incertezza di Francois Hollande in Francia è diventato oggetto di satire e vignette.
Ma per Lukianov, anche Putin «nelle sue azioni mette l’accento soprattutto sui molteplici rischi da cui occorre proteggersi. I suoi tentativi di assicurare la stabilità interna s’incagliano sull’instabilità estera; ma questa dipende da fattori innumerevoli su cui Mosca non può influire». Per cui il governo «cerca soltanto di minimizzare i rischi». Non è solo un limite di «capacità», ma «di comprensione»: eccesso di complessità globale, ormai indominabile intellettualmente.
E non parliamo delle oligarchie che hanno preso il potere senza voto in Europa. Un’Europa, dice Lukianov: «dove gli uomini politici non osano neppure parlare di cambiamenti strutturali in seno all’Unione Europea, preferendo tappare i buchi indefinitamente. LEuropa ha perduto la sua forza innovatrice e il desiderio di cambiamento» (Gouverner pour ne rien changer).
Ahimè, quanto la politica italiana entra perfettamente in questo modello. Il Paese ha bisogno di una riforma fondamentale dello Stato, della costituzione e dell’amministrazione pubblica, ma non c’è una voce che ne delinei almeno i contorni, e nessun politico che la vuole, né che sia capace intellettualmente di porre il tema. Berlusconi chiede per la sesta volta voti per non far nulla, nemmeno fà finta di avere un programma. Il Pd sta per andare al potere ma tutto quel Bersani sa dire delle sue intenzioni è: «Servono più equità, più lavoro» (d’accordo: ma come? In che modo, nella pratica? Non lo dice), e per il resto gli va bene «l’agenda Monti». Ma anche l’agenda Monti, come Monti stesso (e i suoi reggicoda del «centro») è non far nulla, oltre che il «tappare i buchi – del debito, e delle banche a livello europeo – ordinatoci dall’eurocrazia e da Berlino, cura che tutti sanno peggiorare il male, ma che nessuno fa nulla per cambiare.
Si può dire che la democrazia terminale, la lunga egemonia del «pensiero unico», i disegni sovrannazionali oligarchici tipo UE che hanno avuto l’effetto di de-responsabilizzare il politici nazionali, sia il potere su di essi del turbo-capitalismo letale (che i politici li compra e congiura alla stessa de-responsabilizzazione), hanno ottenuto questo risultato: «politici» che chiedono voti e mancano delle tre qualità elementari necessarie all’uomo di stato: audacia, visione e previsione, e decisione esecutiva. Gli aspiranti a governarci sono invece vigliacchi, e mancano di ogni forza intellettuale per concepire visioni alternative a quelle, rovinose, dello status quo imposto dai profittatori.
Questa deficienza intellettuale vien prima della loro disonestà e corruzione, e ne è la causa: non avendo una visione complessiva da proporre ed attuare, cedono a tutti gli interessi particolari che li premono, a tutte le lobby. Persino risibili, come la lobby dei gestori di spiagge in Italia; figurarsi se possono resistere alla lobby bancaria mondiale e locale e imporre, poniamo, la separazione fra l’attività commerciale e quella speculativa. Mancando di idee alternative, accontentano tutti i gruppi che hanno qualche interesse da difendere, che li pagano o in cui sperano di trovare un elettorato.




Anche la scienza dice che “la musica non è più quella di una volta”

17 09 2012

Questo articolo è una conferma – basata addirittura su una ricerca scientifica, quindi qualcosa di oggettivo, non fantasie – della progressiva mancanza di novità all’interno dell’impero commerciale della musica pop, rock ecc, in occidente, in un arco di tempo che va dal 1955 (periodo che abbiamo già visto) al 2010. Appiattimento, ripetitività, utilizzo massiccio della citazione e del rifacimento. Riferendosi sempre a “età dell’oro” del passato, che si possono solo rimpiangere, ricordandole costantemente, quasi in modo masochista.

Ciò che pochissime persone fanno – io sono una di queste – è collegare questo esaurimento riguardante il mondo della musica alla perdita di propulsione della stessa storia, dovuta alla quantità di passato che si trascina dietro. Come un mulo che, progressivamente caricato di pesi sempre maggiori da portare sulla groppa, alla fine è costretto a fermarsi perché ha troppa roba addosso e non ce la fa più a proseguire.

Questo “punto zero”, quando il tempo della storia in occidente smetterà di scorrere nella maniera in cui siamo stati abituati, è certo che avverrà entro questo decennio. Troppi indizi e segnali non possono fare a meno di farlo pensare. Ma leggiamo l’articolo a questo indirizzo web, http://it.ibtimes.com/articles/35972/20120917/musica-monotona-contemporanea-studio.htm.

“La musica non è più quella di una volta”: uno studio scientifico lo dimostra

Di Dario Saltari | 17.09.2012 12:06 CEST

La musica contemporanea tende ad essere sempre più uguale a sé stessa, ripetitiva e monotona. Ad affermarlo non è un nostalgico della musica rock anni ’70 o della dance anni ’80 ma un vero e proprio studio scientifico dal titolo “Measuring the Evolution of Contemporary Western Popular Music”.

Elvis Presley, il Mosè della musica di grande consumo degli ultimi cinquantacinque anni.

“Non è sempre la stessa (canzone)?” si chiede lo studio all’inizio dell’introduzione “questa domanda potrebbe essere facilmente posta durante l’ascolto di qualunque radio all’interno di in un paese occidentale”.

Lo studio, realizzato dal Consiglio Superiore di Ricerca Scientifica di Spagna per la rivista Scientific Reports, è andato ad analizzare circa 500mila canzoni (per la precisione 464.111) prodotte tra il 1955 e il 2010 classificabili tra i generi più comuni come rock, pop, hip hop, metal ed elettronica. La mole di musica presa in analisi corrisponde, all’incirca, a 1200 giorni di ascolto continuo.

I ricercatori, attraverso lo studio di tre “parametri musicali” principali ovvero intensità, tonalità e timbro, si sono accorti che le variazioni tra i gruppi di note è andato costantemente diminuendo negli ultimi 55 anni.

“Questi parametri musicali sono come le parole di un testo” ha dichiarato Joan Serrà, uno dei responsabili dello studio, al quotidiano argentino Clarin “ed abbiamo osservato che ci sono sempre meno parole diverse”.





Kubrick & Contempt

11 07 2012

Decisamente, i template di WordPress (almeno, su Splinder si chiamavano “template”), cioè l’aspetto del blog, che preferisco in assoluto sono Kubrick e Contempt, di cui sono un loro fan, come chiunque più visionare andando nelle pagine web a loro dedicate da WordPress.

Contempt

Li preferisco a tutti quei TEMI (ah, ecco come si chiamano su WordPress) troppo sgargianti, con immagini e scritte eccessivamente grosse, troppo da portale giornalistico. Non mi vedrete mai utilizzare un Modern News, un Mixfolio, un Modularity Lite, un Magazine o, ancora peggio, un Luscious, magniloquente da far schifo. Tutt’al più un Notesil (ma ha un header troppo piccolo), un Quintus, o il misterioso Neat! (il quale è bello, ma mi mangia una gran quantità di roba quando lo applico, e non permette immagini.)

Un’altro che potrebbe funzionare, e l’ho anche provato per qualche secondo, è il Sapphire ma, anche qui, c’è una certa incompatibilità tra esso e certi widget, cioè i blocchi di testo e altro sulla colonna non principale.

Kubrick

Insomma, per ora va bene il Contempt, anche se mi piace anche quello di cui è una sua naturale evoluzione, cioè il Kubrick, ma quest’ultimo un giorno mi ha fatto uno scherzetto con l’impaginazione di un post, e allora ho smesso di usarlo nonostante, comunque, continui a piacermi molto, e lo vedo come il “classico dei classici” di WordPress, molto più che il Twenty Eleven, il quale ha l’immagine della testata in alto disastrosamente grossa, come purtroppo molti altri temi, che non sceglierò mai.