Gli anni cinquanta sessanta settanta ottanta e…

6 06 2011

Oggi mi trovavo da un’amica di famiglia, che abita tutta sola in un appartamento perchè é vedova e ha perso il suo unico figlio qualche anno fa. Adesso intende traslocare in una zona più vicina al centro. E’ una persona davvero dolce e generosa. Aprofittando del trasloco, mi ha fatto dono di due sacchi di plastica pieni di dischi di vinile 45 giri che aveva in un cassetto del ripostiglio. Ero assieme a lei e mia mamma, e guardavamo le copertine che raffiguravano o si riferivano a diversi cantanti. Don Backy, Nico Fidenco, Gianni Morandi, Rita Pavone, Paul Anka, Mal dei Primitives, Nico e i Gabbiani, Ornella Vanoni, i Dik Dik, Adriano Celentano, Santo e Johnny, Miranda Martino, Gigliola Cinquetti, Mina, Sandro Giacobbe (che ai tempi era stato anche uno spasimante di mia mamma), Mia Martini, Dino… e anche Olivia Newton John e Jane Birkin.
Entrambe canticchiavano qualche canzone, e a un certo momento hanno detto: “Oggi non ce ne sono più di così belle!”
Cos’è successo? Perchè un domani non si ricorderanno le canzoni, i film, la televisione di OGGI con la stessa emozione delle canzoni, i film, la televisione del periodo compreso tra il 1954-1956 e il 1992-1993? Anche i peggiori cantanti di ieri sembrano comunque avere un sapore diverso, più buono, più VERO, rispetto ai migliori cantanti di oggi.
Mi stupisco come i più non riflettano adeguatamente su questo fenomeno, sempre più visibile dalla seconda metà degli anni novanta del XX secolo in avanti. Generalmente era molta più fantasia un tempo nei mass media, molta più novità, e anche molta più felicità, e soprattutto molta più spontaneità. E’ impossibile negarlo. I reduci di quegli anni (diversi nomi che abbiamo citato prima ancora appaiono) adesso somigliano a quelle copie artificiali con cui, in certe leggende fantasy, vengono sostituiti gli eroi per ingannare il popolo. Non si può affatto dubitare che adesso ci troviamo di fronte a un’ACCELERAZIONE di questo fenomeno. Il tempo come lo conosciamo si sta indubbiamente esaurendo, e siamo alla vigilia di un punto di non ritorno. Qualche antico mistico sussurrò, secoli e secoli fa, che la terra AVREBBE PARTORITO nel secondo decennio del XXI secolo.
 

Poco prima della nascita, il feto prova molta sofferenza. L’ambiente all’interno del grembo materno, che gli era così familiare, si trasforma in una specie di incubo che sembra non avere mai fine,…ma alla fine il neonato sarà investito dalla luce di una nuova dimensione, la vita intrauterina se l’è lasciata alle spalle e davanti ha sè si trova di fronte a un’ALTRA DIMENSIONE DELL’ESSERE: la vita extrauterina, che non poteva sperimentare quando si trovava all’interno dell’utero, attaccato al cordone ombelicale.
Si, è vero, i cantanti di ieri erano più belli, i film di ieri erano più belli, così come i libri e la televisione. E le persone per la strada sorridevano di più. L’interno della pancia non è più bello come ieri, la storia si esaurisce, i mostri che ci hanno incatenato per secoli vengono pian piano alla luce della consapevolezza, tutto ci sembra orribile e senza senso (perlomeno a noi con una certa sensibilità).
Un ciclo di esattamente 25.920 anni sta per concludersi, il quale al suo interno contiene altri sottocicli, tra cui quello che ha avuto inizio all’incirca nella seconda metà degli anni cinquanta del XX secolo, la fonte da dove ha origine tutta quella cascata di 45 giri, così bella, fresca e nuova, che poi si è tramutata (seconda metà anni ottanta) nel gelido CD – digital audio, e successivamente (fine anni novanta) nei file audio (mp3 e altre estensioni) scaricabili in rete da qualsiasi parte del globo, ma senza alcuna magia.
Non li tireremo un domani da un ripostiglio, e non ci asciugheremo una lacrima di commozione ricordando Avril Lavigne, Lady Gaga, Shakira, Giusy Ferreri e tanti altri cantanti di oggi dei quali non so manco il nome, ma che per me sono meno emozionanti di un prodotto da supermercato. Di quelli di oggi naturalmente.
Ma il passaggio dal disco di vinile agli immateriali file audio che si spostano istantaneamente da una parte all’altra del mondo, ci fa meditare – l’ho già scritto varie volte – su come l’accelerazione della decadenza del tempo come lo conosciamo vada a braccetto con l’accelerazione della comunicazione istantanea, e dai supporti sempre più miniaturizzati.
Dove ci sta portando questo processo? Non ne ho la minima idea, ma so che è in relazione a un punto di non ritorno, a un punto di tempo zero.

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