L’inizio della primavera visto allo specchio

11 09 2012

C’è stato un momento, qualche settimana fa, di sera, che ho pensato come luglio e agosto non rappresenti affatto una specie di coppia di mesi uguali, contraddistinti dall’estate e dalle vacanze, come molti tendono a pensare.

Agosto è più metafisico di luglio, in particolare dalla terza decade in poi. Il momento dopo ferragosto in cui la “piena estate”, la “mezza estate” inizia il suo lento crepuscolo verso quella transizione verso l’inverno chiamata autunno. Ovvero, quando il processo iniziato un bel po’ di tempo prima, il 21 giugno – giorno in cui le ore di sole raggiungono il loro massimo annuale per poi diminuire – inizia a farsi decisamente sentire.

Poi, qualche giorno fa, ho letto un passo del romanzo “Il piacere” riguardante il mese di settembre. Ovvero quando gli influssi esoterici di agosto – aumentati dal 25 in avanti – raggiungono il loro picco.

Una specie di primavera vissuta specularmente, come i nastri ascoltati alla rovescia.

D'Annunzio Il_piacere settembre

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Come e quando tutto è cominciato (3)

15 10 2011
Ripetendo un attimo ciò che ho tentato di spiegare nelle due puntate precedenti, una certa mia sensibilità riguardante strani legami simbolici tra gli elementi della realtà che avvengono e si modificano nel corso dello spazio-tempo, l’ho avuta si può dire da sempre.
Al di là di ogni mio volerlo o non volerlo.
Il primo ricordo della mia infanzia sono dei DISCHI 45 giri che mia mamma prendeva dal ripostiglio perchè ne ero incuriosito e glieli richiedevo. Questo potrebbe far pensare a coloro che si danno un gran daffare a disquisire di “incarnazioni extraterrestri” in questa fine di Kali Yuga e inizio dell’Era del’Acquario, per aiutare l’umanità nel suo processo di ascensione. Con un po’ di fantasia, si potrebbe immaginare che nella visione deformata di quando ero piccolo, vedessi questi microsolchi come qualcosa che mi ricordava i “dischi volanti”, i quali magari facevano parte della mia esperienza quotidiana in un’altra dimensione di esistenza, prima della attuale identificazione quaggiù, nel seno di una famigliola normalissima.
Al di là di queste idee visionarie, senza rendermene conto, ero attirato dalle varie differenze nelle canzoni, nella musica, tra un periodo e l’altro. Per esempio, due brani di Caterina Valente contenuti in un 45 giri DECCA del 1959 – tuttora in mio possesso – erano un altro mondo rispetto ai 45 giri che si pubblicavano appena vent’anni dopo, mettiamo quelli di Donatella Rettore.
Civiltà perdute_Caterina ValenteCiviltà Perdute_Donatella Rettore
Piccolino, assimilavo queste strane sensazioni di ACCELERAZIONE TEMPORALE nella musica nascosta all’interno di microsolchi dalle incisioni assai diverse, anche se tra l’una e l’altra erano passati solo pochi lustri. Persino i cerchi di carta intorno al buco della fine degli anni cinquanta avevano un aspetto diverso, con elementi più “all’antica” rispetto a certe bizzarrie grafiche dei 45 giri della fine degli anni settanta. Bambinetto, perso nella mia solitudine infantile all’interno di quattro mura, ingoiavo questi misteri. Non potevo per niente saperlo, ma nel giro di poco tempo mia zia non mi avrebbe più comprato certe scatole di merendine San Carlo per avere in omaggio un 45 giri con sopra scritto “Questo disco è una promozione San Carlo” contenente la canzone “Furia” da un lato e “Madama Dorè” dall’altro. Alla fine di quegli stessi anni ottanta, con ancora qualche cartuccia di poco conto sparata per i Juke-box, quei dischetti neri col foro centrale furono completamente soppiantati dal “futuro diventato realtà” (come si diceva allora), ovvero i CD (rom) AUDIO. Decisamente uno dei simboli della primissima fase della globalizzazione. Le musicassette adesso ci sembrano roba d’antiquariato, ma fino al 2000 tantissimi andavano ancora in giro con i WALKMAN, che sbobinavano i nastri, a volte anche rovinandoli. Tuttavia, l’immaterialità esponenziale dei supporti audio, presto polverizzava anche il ricordo delle musicassette, portandoci all’attuale digitalizzazione sfrenata, dove ci sono solo dati a cui si accede attraverso uno schermo, o display.Nello stesso tempo, gli anni cinquanta-sessanta-settanta-ottanta del XX secolo si riempirono di roba come mai prima, come mai era successo in precedenza, pensando per esempio agli stessi decenni, però collocati nel XIX o nel XVIII secolo. Soprattutto, si caricarono di una mitologia e di una certa leggendarietà mediatica (materia prima per i tanti spettacoli revivale basati sulla nostalgia), da far pensare che alludessero a una specie di non molto ben definibile TRAGUARDO FUTURO, collocato in seguito a diversi crolli compresi tra l’ultimo decennio del XX secolo e il primo del XXI: quel 2000 che non è ancora partito dopo 11 anni.Vi ricordate tutte quelle volte che si diceva “Ormai siamo nel 2000!”, e magari si era nel 1965 o nel 1983? Che archetipi suscitava davvero questa cifra la quale, presa a se stante, senza associarci nulla, è di una banalità sconcertante? Si, d’accordo, è una bella cifra tonda, ma innumerevoli immaginari fantascientifici per una banale cifra tonda? E poi la sua data anticipatrice e ammonitrice, ovvero quel 1999 (citato in una quartina di Nostradamus) che vide la vicenda della “Guerra del Kosovo”, un evento geopolitico a mio parere molto più denso di conseguenze dell’11 settembre, anche se era stato poi oscurato da questo.Civiltà perdute_Star Trek

Il 2000, nell’immaginario collettivo, erano le macchine volanti, le astronavi che oltrepassavano la velocità della luce, gli sbarchi di alieni, le comunicazioni telepatiche, i viaggi interplanetari. Ovvero – guardate un po’ che strano – tutto ciò che ora un buon numero di persone associa al cosiddetto “2012”. Come se ci fosse stato uno strano ritardo nell’archiviare quella civiltà industriale (che ha il suo simbolo più evidente nello SMOG) fondata sulla rimozione pubblica – e il divieto di diffusione – di conoscenze scientifiche riguardanti ogni tipo di fonte di energia pulita e a costo zero, poichè eliminerebbero alla radice quella scarsità su cui è basato l’attuale sistema economico-finanziario.

Al di là di corbellerie come il “Calendario Maya”, la data 2012 è particolare perchè appare come il primo anno in cui il XXI secolo (quindi il famoso 2000 di cui si diceva poco fa) dovrebbe entrare davvero NEL VIVO, in cui il XX secolo – che ancora non si è concluso – dovrebbe darsi una mossa e farla finita! Cent’anni fa, il XIX secolo si era concluso drammaticamente, con catastrofi come l’inabissamento del Titanic e una guerra di sterminio mai vista prima d’allora nella storia conosciuta. Quando invece lo stesso novecento, pochi anni prima, sembrava essere partito col piede giusto, con la Belle Epoque, con le più luminose prospettive per il progresso dell’umanità.

Già nel pieno della “Guerra al terrorismo” dell’amministrazione USA guidata dai Neocon (2002-2004), immaginavo che, un secolo dopo, la situazione avrebbe potuto rovesciarsi, essere in qualche modo speculare: ovvero, dopo un decennio orrendo, pieno di disastri, speranze tradite, “esportazioni di democrazia”, terrorismo, precarietà generalizzata, minacce di distruzione globale, schiavitù bancaria, propaganda e banalità mediatica ecc ecc, tutto il MALE del XX secolo sarebbe crollato nel secondo decennio, allo stesso modo di come cent’anni prima tutto il BENE del XIX secolo era crollato nel secondo decennio (1912-1914), dando quindi inizio davvero a quel 2000 come ce lo siamo sempre immaginato. Ciò che ho appena scritto mi fa venire in mente la seguente immagine

Civiltà perdute_Tao

Ora torniamo a quel bambino degli anni ottanta, visceralmente consapevole dell’accelerazione della storia anche se era completamente ignorante di tutto. Probabilmente la mia psicologia stava mutando anche ad opera della nuova musica pop-disco-rock che ascoltavo dalle radio nella mia cameretta. Grazie a certe tecnologie informatiche applicate all’elaborazione dei suoni, sconosciute fino a poco tempo prima, venivano realizzati brani musicali che avevano il potere di suscitare eccezionali viaggi con la fantasia, degli effetti impensabili in precedenza. Insomma, il bambino che ero si trovava a essere l’obiettivo di un fuoco incrociato da parte della New Wave, del Synth Pop e dell’Italo Disco. Probabilmente la lezione della psichedelia di qualche anno prima, era stata recepita così bene da far sì che, in pratica, ogni brano che passava nelle varie trasmissioni FM degli anni ottanta, anche dalle radio locali della mia città – attraverso l’uso sapiente di tecnologie elettroniche raffinate applicate alla musica – conteneva elementi psichedelici, in grado di agire sulla consapevolezza umana, soprattutto se in via di formazione in tenera età.

Successivamente, più da ragazzino, nella preadolescenza, notavo altre “differenze nell’uguale”, ovvero l’azione del flusso-curva-grafico lineare del tempo (seguendo rallentamenti e accelerazioni) su elementi della vita quotidiana di un fanciullo. Come per esempio il giornaletto “Topolino”, che nel 1987-1988 ricordo aveva cambiato violentemente registro, abbandonando per sempre quella certa INGENUITA’, quel certo candore di fondo che fino ad allora l’aveva sempre contraddistinto. L’anno successivo, nell’autunno 1989, mi accorsi di come su Italia 1, la notte del sabato vi fosse una trasmissione contenitore che si intitolava “Maratona”, aveva la sigla iniziale basata su uno spezzone del film Olympia di Leni Riefenstahl e la colonna sonora era La vie en rose di Edith Piaf. Era per me eccitante scoprire cosa si nascondesse nella puntata del sabato seguente, che veniva annunciata dal palinsesto di “TV sorrisi e canzoni” attraverso titoli sibillini i quali volevano dire tutto o niente. Bisognava scoprire di prima mano, stando svegli di notte, se all’interno della trasmissione fossero contenuti film, o montaggi TV o qualcos’altro.
Mai prima di allora avevo visto qualcosa di simile.
Anche questa si trattava di una fissazione riguardante il tempo, quella di vedere nelle ore piccole le proposte televisive nei palinsesti cambiare settimana dopo settimana, in una trasmissione dalla durata di lunghe ore nella notte, e che, tredicenne, stavo alzato clandestinamente per guardarla (stando attento che i miei non mi sentissero).

Si trattava di una specie di antesignano di “Fuori Orario” su RaiTre, però in un periodo in cui il palinsesto notturno Fininvest non era ancora completamente coperto agganciandosi ai programmi della mattina seguente (come sarebbe accaduto a partire dalla Guerra del Golfo del 1991 in avanti). Due mesi prima, nel settembre 1989, avevo visitato per la prima volta Gardaland, l’avevo girata in lungo e in largo, i miei mi avevano anche acquistato una videocassetta che presentava tutte le attrazioni del parco giochi. Nel malinconico ritorno alla sera con l’amaro in bocca, percorrendo la strada in macchina, quel viaggio mi aveva lasciato una sensazione molto strana, come di annuncio di qualcosa di prossimo venturo. Solo anni e anni dopo, ripensandoci, cercai di tradurre quella sensazione, e il massimo risultato che ottenni fu che, in qualche modo, si trattava di una specie di presentimento della futura GLOBALIZZAZIONE, all’epoca ancora molto di là da venire.

Ritornando alla trasmissione notturna su Italia 1, c’era stata una puntata che mi aveva drizzato le antenne non so perchè, ed era intitolata “Gli ultimi tre minuti”, si trattava di un montaggio Tv – per la durata di più di tre ore – il quale mostrava gli ultimi tre minuti di una gran quantità di film. Tutti questi finali, mostrati uno dopo l’altro, mi avevano suscitato un’emozione forse legata alla stessa FINE DELLA STORIA, di cui, in modo più o meno subliminale, si parlava al tempo.

Una volta, quando ero già un po’ più grande, all’età di diciassette, diciotto anni (parliamo dei primi novanta), non so come mai, chiacchierando con alcuni amici, il discorso cadde sull’inseminazione artificiale, e qualcuno si domandava in che anno vi fu il primo cosiddetto “concepimento in provetta.” A un certo momento, dopo che era uscita fuori la data, il 1978, chissà perchè tirai fuori la storia di come in certi ambienti, per esempio quelli della famiglia reale inglese, queste pratiche esistessero già negli anni venti, e forse le figlie dell’allora re erano state concepite in provetta. Dopo un po’ ciò che dissi – inventandomelo! – mi suscitò una stranissima sensazione di disagio. Come di aver sviscerato, senza volere, dei segreti di cui non avrei dovuto conoscere l’esistenza.
Fa un po’ venire i brividi questo particolare, perchè all’epoca non avevo modo di entrare in contatto con nessuna informazione diffusa da qualche “indagatore dell’incubo” complottoide che divulgava i segreti dell’élite globalista del NWO riguardanti gli esperimenti di EUGENETICA e di controllo della popolazione, in cui sarebbero coinvolti anche i Windsor, ovvero la famiglia reale inglese, dando retta a ciò di cui parla gente come David Icke e Alex Jones. Di argomenti come questi ai tempi non se ne parlava, eppure…io in qualche modo ne parlai senza rendermene conto!

Altri strani pensieri che facevo nei tardi anni novanta (o nei primi anni duemila?) riguardavano un’immaginazione singolare, ovvero una serie di eventi di portata storica, di avvenimenti “dopo cui il mondo non sarebbe stato più come prima”, il cui intervallo tra essi non erano anni, ma qualche giorno, o addirittura qualche ora nella stessa giornata! Sto qui parlando di quei momenti storici in grado di rendere in anticipo le coscienze delle persone sulla terra particolarmente COESE verso una stessa direzione, e non separate tra loro come accade nella normalità. Ambito di indagine e conoscenza studiato anche con strumenti scientifici di elaborazione dati straordinari, come dimostra il cosiddetto Global Counsciosness Project.

Blu Anti-coerenza, le coscienze sono molto separate
Azzurro Poca Anti-coerenza
Verde Distribuzione normale del pensiero
Giallo Debole coerenza
Arancio Forte coerenza
Rosso Fortissima coerenza, in un tempo relativamente ravvicinato possono verificarsi forti eventi nel mondo

Nell’ultimo post dello scorso anno avevo scritto a proposito di qualcosa che ho nominato i PICCOLI ANNI 60-70. Ovvero una certa ventata che riguardò soprattutto la musica, e che mi sembrò riprodurre con magnitudine minore, l’atmosfera colorata di sperimentazione nei media che caratterizzò centralmente, per esempio, il 1967 e il 1977. In Italia e all’estero. Purtroppo non ho sufficiente materiale per esprimere al meglio una certa intuizione al riguardo, prodotta da diverse sensazioni che provavo al tempo, e che culminarono nel 1997. Approdo di diverse tendenze inerenti realtà musicali di tipo sperimentale, di nicchia, le quali però nello stesso tempo potevano diventare anche di massa. In un momento in cui la capillarità farraginosa di internet non si era ancora manifestata. Questa puntualizzazione è importante, visto che qualche anno dopo, indicativamente nel 2002-2005, si è assistito all’ultima, estrema piccola ondata di ricerca musicale autentica (nell’ambito del pop-rock-elettronica), davvero il lumicino, davvero l’ultima spiaggia, dal momento che dopo il 2005 esplosero in Rete delle cose chiamate MySpace e Facebook, che cominciarono a nebulizzare tutto, cosa di cui ebbe a lamentarsi anche Elton John.Cercherò di concretizzare in un’immagine il WORMHOLE che si aprì tra il 1967-1977 e il 1997, ovvero Mike Myers, interprete in quest’ultimo anno di un film come AUSTIN POWERS, dove un agente segreto di sua maestà britannica ibernato in un mondo molto beatlesiano e james bondiano, guarnito di ragazze cotonate vestite con abiti Swinging London e scritte prese di peso da Yellow Submarinee titoli di testa di film di quel periodo, si risveglia dopo un’ibernazione durata trent’anni e quindi pensa che niente sia cambiato, cioè che il postmoderno non sia degenerato nella globalizzazione. La finzione che cancella la storia, facendola diventare un surrogato di se stessa.Civiltà perdute_Austin PowerSpero di non aver scritto troppe sciocchezze. E’ molto faticoso dare una forma linguistica e comprensibile a sensazioni sfuggenti e appannate, per giunta lontane nel tempo. Avverto però la loro importanza. Si tratta di materiale psichico molto affine al concetto di SINCRONICITA’, ovvero i legami simbolici tra gli elementi della realtà fisica al di fuori della ferrea legge di causa ed effetto, in una terra di nessuno che coinvolge allo stesso tempo la vita quotidiana del singolo e i moti convulsi del tempo in cui gli è dato da vivere. Un territorio praticamente inesplorato, dal momento che il simbolismo di questi legami va rintracciato nel profondo di sè stessi. Andando, quindi, anche oltre una visione superficiale di ciò che è accaduto in un determinato periodo storico, visione comune – ed è importante tenerlo sempre presente – anche a molta informazione alternativa.





IL MALE torna in edicola, ed è subito aria fritta

10 10 2011
C'era una volta un giornaletto estremamente satirico chiamato IL MALE, inaugurato da un certo Pino Zac, vignettista proveniente dalla rivista di satira francese Le canard enchainé (tutt'ora esistente). Il signor Zac, il cui nome completo era Giuseppe Zaccaria, abbandonò la direzione della creatura dopo soli due numeri. Ma la guida di questo giornale completamente folle, stampato su carta di pastastracci come quella dei quotidiani del tempo (1978), venne presa da un manipolo di eroi, o di pazzi – o di tutt'e due le cose assieme – che dava l'impressione di fare satira in quello strano e turbolento mondo di fine anni settanta, dove c'era un gran fermento creativo CONTROCULTURALE nell'aria, proveniente dalle esperienze di lotta politica giovanile l'anno prima a Bologna.


Quella de IL MALE non era semplicemente satira, era il trionfo totale e assoluto del politicamente scorretto più estremo, di magnitudine più elevata rispetto al suo modello d'oltralpe. Qualcosa che in seguito sarebbe stato improponibile, pensando al politicamente corretto successivo, presente soprattutto nelle trasmissioni "contro", pensando al sostanziale buonismo e perbenismo di Striscia la notizia, per esempio. E anche lo stesso Daniele Luttazzi è sempre stato più "a posto" rispetto alla satira fognaria che rigurgitava dalle pagine de IL MALE, dove in tante occasioni il limite tra la satira e l'oscenità quasi porno veniva superato, e ciò coinvolgeva personaggi pubblici!

La combriccola de IL MALE era composta da diversi personaggi come Filippo Scozzari, Vincenzo Sparagna, Jacopo Fo (soprannominato Karim), un grande eclettico come Andrea Pazienza – il quale verrà successivamente mitizzato post mortem – Tanino Liberatore, Luigi Damiani, Vincino (Vincenzo Gallo) e Vauro (Senesi), colui che oggi è il vignettista ospite dei programmi di Michele Santoro. Appunto Vauro e Vincino, travestiti da Zombie, avevano annunciato qualche tempo fa a Roma – nei luoghi del teatrino politico nazionale – che IL MALE sarebbe ritornato.



E così fu.
Grazie a un paio di collaboratori de "Il Fatto Quotidiano", questo fantasma si aggira di nuovo in edicola. Ma non è affatto la stessa cosa!…
IL MALE di trentatrè anni fa era una fucina di nuovi linguaggi che si incuneavano come uno iato in quel regno di nessuno compreso tra l'atmosfera della vecchia tv pedagogica del servizio pubblico e l'atmosfera delle radio-tv private di tipo berlusconiano, che si sarebbe imposta a breve. Era proprio come una specie di contenitore postmoderno-situazionista un po' casareccio, volutamente povero (anzi, non proprio volutamente…) ma GENIALE.
Un Classico, ciò che può essere dato una volta sola, come abbiamo scritto in un articolo recente. Qualcosa di irripetibile. Pensiamo solo alle finte prime pagine dei quotidiani come "La Repubblica" e "La Stampa", sulla quarta di copertina della rivista, praticamente identiche alle originali, sulle quali i titoli strombazzavano che l'attore Ugo Tognazzi era il capo delle Brigate Rosse, che lo Stato italiano si era improvvisamente estinto, che la Democrazia Cristiana non si presentava alle elezioni, e via così.
Un'anticipazione del concetto di FAKE, di falso vero, o vero falso, che tanto si sarebbe diffusa nell'impero di internet.

Si trattava di qualcosa di autenticamente innovativo, al di là del voler essere originali a tutti i costi, qualcosa che creava straniamento, qualcosa di vivo, perchè magari era anche un po' schifoso e imbarazzava.
Al di là di ogni futuro buonismo peloso.

Uno degli articoli che ho messo come link, contiene un passaggio che mi ha colpito, quando dice:

[…]Una funzione [di satireggiare in modo estremo] che pare, però, prossima a esaurirsi [e qui l'estensore dell'articolo sembra d'accordo con me], in un Paese nel quale, a conferma della bontà delle intuizioni dei situazionisti, i cortocircuiti tra la realtà e la sua rappresentazione si spingono a livelli fino a poco tempo fa impensabili (chi imita chi, ormai, tra Pierluigi Bersani e Maurizio Crozza?).[…] Questa frase sembra ricollegarsi alla questione della "finzione che cancella la storia" di cui abbiamo trattato nell'articolo che citavo poco fa.

IL MALE aveva comunque una precisa ragion d'essere nel periodo 1977-1982. Riproporlo oggi è sia una specie di manierismo sia un altro, ennesimo, segnale, di come niente più gira nella realtà attuale al di là del riciclo di cose già manifestate. Di come si sia costretti alle repliche, sia quando le si chiama in un altro modo, sia quando le si chiama addirittura con lo stesso nome, come in questo caso. E' in fondo, un'ennesima "operazione nostalgia", anche se inconsapevole, come ne abbiamo viste tante, troppe, in questi quindici anni. Dagli spettacoli televisivi su Italia 1 "Meteore" a "Matricole", ad "Anima mia", e "I migliori anni" sulla Rai, alle automobili "Maggiolone Volkswagen" e " Fiat 500" rielaborate per il mercato moderno, a tutti i remake di classici che Hollywood ha realizzato e realizzerà.

Tra l'altro, già nel 1994, quando si era voluto mettere su "Woodstock 2" – la riproposta del mitico festival-happening musicale del 1969 – si trattava di roba più vicina allo spirito di EuroDisney che a quello di Jimi Hendrix, i Doors e Janis Joplin, roba che aveva una sua utilità solo per gli sponsor dell'allora nascente mercato globalizzato, ma che già mostrava lo squallore dato dalla sua fame di riciclo spettacolare e di non novità. Inoltre, anche tutto ciò che in questi ultimi anni è stato presentato come "originale" possiede già qualcosa di deja-vu a cui ci si può riferire, qualcosa di già accumulato dalla memoria collettiva e che viene come sottinteso. E non ci si può sottrarre a questo fenomeno, dilagato come una pandemia attraverso la globalizzazione, ed esteso a livelli esponenziali con internet.

Ci si ostina ad andare avanti con la vecchia percezione della realtà (che comprende tutti i parametri e limiti a cui siamo schiavizzati), la quale è diventata del tutto insostenibile, appassendosi ogni novità all'interno di quei parametri.
La crisi finanziaria che stiamo subendo è uno dei sintomi più eloquenti, come si era accennato in un articolo di luglio che vi invito a rintracciare.
Si anela a un NUOVO MONDO come l'assetato anela l'acqua nel deserto. E in questo deserto totale Vauro e Vincino, riproponendo uno sbiaditissimo IL MALE – pallido miraggio di quello che è stato e non sarà più – sono due cammelli che si allontanano da noi assetati, con le loro gobbe piene d'acqua.





Jazz 33 giri

3 09 2011

Vi presento un ulteriore segnale di come la realtà consueta in cui viviamo stia decisamente ristagnando e non produca più novità nel livello solito di percezione e CONOSCENZE STANDARD E UFFICIALI. Cosicchè vengono riciclate cose già note. Certo, paradossalmente questo in un momento di apparente "accelerazione degli avvenimenti", ma si tratta comunque di eventi già codificati dalla storia, e non davvero nuovi, già assimilati dal subconscio collettivo, pensiamo solo alla (risaputa) guerra in Libia o ai tanti "nuovi 1929" che sono avvenuti e avverranno o alla "Primavera araba" con i suoi risaputi riferimenti al 1968. Insomma, ad ogni modo, il cosiddetto PROGRESSO DELLA CIVILTA' INDUSTRIALE che ci ha tenuti svegli per due-tre secoli si è bloccato, inceppato. E' uno straniamento totale vedere i dischi di vinile 33 giri di nuovo in vendita in una collana DeAgostini, con tanto di pubblicità alla radio e alla TV. E leggete in questo comunicato ufficiale come la DeAgostini si sforzi di far sembrare tutto questo una "novità" (novità editoriale unica sul mercato per qualità e prezzo, dedicata a collezionisti e appassionati di musica; rispetto alla fredda riproduzione digitale il suono meccanico e analogico del disco in vinile conserva intatto il fascino e il calore della resa sonora delle esibizioni originali; rispetto ai vinili standard da 120 grammi De Agostini ha scelto infatti di puntare su una maggiore resa sonora proponendo una grammatura da 180 grammi ad un costo altamente competitivo.) Sconvolgente.





Sette anni prima

25 08 2011
Sono riuscito a recuperare un mio vecchio testo di esattamente sette anni fa, quando il presente blog si chiamava "The secret garden of Ross Cutgrass", in cui iniziavo a trattare nello specifico di ciò che sarebbe divenuta una mia ossessione: IL TEMPO.
All'epoca tendevo a essere molto più barocco e ingarbugliato nello scrivere, come potete facilmente rendervene conto.
Comunque, ecco il testo:

mercoledì, agosto 25, 2004

Durante il prossimo quindicennio sembra ai limiti del certo che si dovranno giocoforza cambiare molte categorie di pensiero che ci hanno accompagnato negli ultimi cinquant'anni – nel lungo periodo – e negli ultimi venti/trenta, nel medio periodo.
La fiducia illimitata data al progresso dovuta al boom economico postbellico, perlomeno fino alla seconda metà degli anni sessanta, e la fiducia distrattamente cinica e inerziale nei meccanismi della bilancia (sempre in tensione) del libero mercato e del welfare state da una parte e del ricambio tecnologico associato all'azzeramento culturale in virtù di un pensiero debole, intrattenitorio e fatuo, dovuto perlopiù alla colonizzazione massmediatica amerikana, dall'altra, hanno portato a una sorta di letargia e di ottenebramento, concretizzata in una forma di progresso lineare sempre più vuoto di ogni possibile senso visto che già lo stesso andamento lineare e cronologico del tempo è una costruzione teorica e occidentale – della tradizione cristiana – che ha contagiato tutto il mondo, la quale si è semplicemente scelta, preferita – per ragioni utilitaristiche si direbbe proprio – alla versione del tempo circolare – senza dubbio più aderente alla realtà della natura – stabilita dagli antichi greci. Il tempo circolare si suppone sia quello dei fenomeni ciclici naturali, che si contappone fatalmente a quello lineare, proprio delle attività economiche, del progresso tecnologico e scientifico e della secolare illusione sequenziale, dura a morire, che si chiama letteratura, anzi, storia della letteratura, anzi, qualsiasi storia, compresa quella dell'arte e del cinema: le immagini prima solo visive e poi audiovisive a colori e magari in 3d, trionfo della diacronia. Il tempo lineare, successivo e cronologico è il tempo della pellicola, del nastro, del disco a 33 giri, della catena di montaggio, delle auto in coda ai caselli, dei telegiornali e dei libri di storia, che sezionano la realtà in avvenimenti "per via dei quali dopo non sarà più come prima", reificando, quasi glorificando, la fenomenicità e gli accidenti in un modo ormai fossilizzato da decenni di tradizione prima gazzettistica, poi radiofonica, infine televisiva e da qualche anno anche il guazzabuglio on line. Gli ultimi supporti massmediologici di cui siamo a conoscenza, il laserdisc, il cd e il dvd paiono – di là delle intenzioni dei loro stessi creatori, ovviamente ostaggio delle multinazionali per le quali il tempo (lineare) è moneta e quotazioni sul mercato della Sony – rinnegare questa eterna diacronia secolare del "tempo che scorre", questo evangelico, teleologico e repubblicano dogma del progresso continuo in attesa della seconda venuta di Cristo sulla Terra dopo la Fine dei Tempi. Mentre il vecchio LP, il nastro e la pellicola si muovono da un punto in avanti verso un altro punto sempre più avanti, rispetto a un determinata linea di riferimento (alla faccia del paradosso di Zenone), col cd e col dvd si può volontariamente creare, come in rete, qualcosa di inaspettatamente anticronologico pur partendo da originarie indicazioni sequenziali: il tempo segmentato come un anellide da cui si possono, tagliandolo – cut and paste – ricreare altri vermi i quali non sono altro che quello iniziale riprodotto da se stesso, con la sua testa e la sua coda, anche se esse non sono distinguibili l'una dall'altra. Questa è una possibilità dei supporti digitali che la si utilizza spesso, però distrattamente e senza consapevolezza ma che può ritagliare e ricucire, dare nuova linfa a qualsiasi stabilita (e monolitica) segmentazione filmica, narrativa, musicale, inscritta in una sedicente "tradizione" sempre più labile, contusa e lisa poichè composta da innumerevoli variazioni su uno stesso percorso abusato di fondo che si regge in piedi per inerzia, ormai assolutamente inflazionato poichè molato dalla ruota dell'universale tempo circolare che sfrega e consuma contro la parete (monolitica e calendarica) dell'umano, troppo umano tempo lineare.
Ritornando al discorso iniziale, il grande dispendio di soldi pubblici, i debiti internazionali, le bancarotte di colossi economici un decennio prima – apparentemente – floridi e rigogliosi, per non parlare della violenza bellica e terroristica diffusa e dei continui sprechi di energie non rinnovabili, tutto ciò è poco improbabile che riesca a determinare un collasso di quel sistema che vuole promettere a tutti i costi e a ripetizione un ricambio di novità tecnologiche, pseudoculturali e spettacolari d'intrattenimento (qui includo anche gli show con i politici, c'è qualcuno che pare abbia cominciato a occuparsi della "cosa pubblica" quasi perchè gli elettori avevano sete di novità). Tirando delle piccole, provvisorie conclusioni a tutta questa anch'essa provvisoria massa di considerazioni un poco disordinate, non ci si potrà poi troppo stupire se in futuro vi saranno lunghi momenti in cui, oggettivamente, non si saprà quasi in che anno si è; e questo processo pare che sia già iniziato e voglio mostrarlo con un esempio. Pensiamo all'atto di guardare le vecchie foto da parte dei genitori o di chi tra noi ha già una certa età: si notano di certo cambiamenti e non solo nel fisico, nelle persone, nei luoghi o nelle automobili ma anche e soprattutto nelle stesse immagini fotografiche. Questa è stata scattata con una vecchia Polaroid della fine dei sessanta, quella è una Ferraniacolor, questo rovinato bianco e nero di quel mio parente quand'era giovane è del tutto diverso, in ogni senso, dall'immagine digitale di lui settantenne che gli ho scattato oggi con un bip in mezzo secondo e che la scaricherò sul mio Pentium 4 per poi poterci fare quello che voglio con Flash, Fireworks o Photoshop 8. Il filmato che ho fatto a quella mia lontana cugina quarantenne con il mio videofonino UMTS è all'opposto di quello sgranato Super 8 che la ritrae a dieci anni sul sagrato della chiesa. In un futuro che si prospetta caotico, recessivo e con privazioni economiche stese, secondo i grafici, "a macchia di leopardo" su intere aree del globo civilizzate o di prossima civilizzazione, dovrò magari riutilizzare una macchina analogica simile a quelle degli anni ottanta per fare una foto al mio nipotino mentre io conservo diverse immagini sul portatile che parrebbero più recenti di quelle immagini al nipotino e invece sono più vecchie, ma nello stesso tempo, mentre in certi posti dell'emisfero nord si sarà costretti ad adoperare vecchie pellicole poco distante da uffici con gente in videoconferenza olografica, io potrò guardare due mie foto digitali scattate a distanza di trent'anni e saranno, impietosamente, di qualità molto affine, non come accadeva quando guardavo un ritratto fotografico degli anni sessanta e poi uno degli anni novanta. Senza contare l'assoluta diluizione che avrà la musica leggera, per adesso ancora legata a una solida filologia e storiografia (anche per la presenza di numerosi elementi ancora in vita, compresi alcuni gruppi o, come si diceva ai loro tempi, complessi) ma destinata a un inevitabile marasma di campionature, rifacimenti e rielaborazioni senza fine che prima o poi si sganceranno definitivamente da qualsiasi rapporto con un possibile contesto preesistente, un po' come la riva che si vede sempre più lontana a mano a mano che si va al largo. E mentre sopravviveranno i classici – qualsiasi classico, della storia, della musica, dell'arte, della filosofia – perchè non possono morire visto che non sono mai stati vivi nel senso comune, quotidiano, cronologico del termine, tutto il resto si autocollasserà assieme al tempo lineare.

vergato da Rossegal | 16:31 | commenti (1)

Se siete sopravissuti e non ne avete ancora abbastanza, a questo link potete trovare un altro testo di questo tipo risalente allo stesso periodo.
 





Gli anni cinquanta sessanta settanta ottanta e…

6 06 2011

Oggi mi trovavo da un’amica di famiglia, che abita tutta sola in un appartamento perchè é vedova e ha perso il suo unico figlio qualche anno fa. Adesso intende traslocare in una zona più vicina al centro. E’ una persona davvero dolce e generosa. Aprofittando del trasloco, mi ha fatto dono di due sacchi di plastica pieni di dischi di vinile 45 giri che aveva in un cassetto del ripostiglio. Ero assieme a lei e mia mamma, e guardavamo le copertine che raffiguravano o si riferivano a diversi cantanti. Don Backy, Nico Fidenco, Gianni Morandi, Rita Pavone, Paul Anka, Mal dei Primitives, Nico e i Gabbiani, Ornella Vanoni, i Dik Dik, Adriano Celentano, Santo e Johnny, Miranda Martino, Gigliola Cinquetti, Mina, Sandro Giacobbe (che ai tempi era stato anche uno spasimante di mia mamma), Mia Martini, Dino… e anche Olivia Newton John e Jane Birkin.
Entrambe canticchiavano qualche canzone, e a un certo momento hanno detto: “Oggi non ce ne sono più di così belle!”
Cos’è successo? Perchè un domani non si ricorderanno le canzoni, i film, la televisione di OGGI con la stessa emozione delle canzoni, i film, la televisione del periodo compreso tra il 1954-1956 e il 1992-1993? Anche i peggiori cantanti di ieri sembrano comunque avere un sapore diverso, più buono, più VERO, rispetto ai migliori cantanti di oggi.
Mi stupisco come i più non riflettano adeguatamente su questo fenomeno, sempre più visibile dalla seconda metà degli anni novanta del XX secolo in avanti. Generalmente era molta più fantasia un tempo nei mass media, molta più novità, e anche molta più felicità, e soprattutto molta più spontaneità. E’ impossibile negarlo. I reduci di quegli anni (diversi nomi che abbiamo citato prima ancora appaiono) adesso somigliano a quelle copie artificiali con cui, in certe leggende fantasy, vengono sostituiti gli eroi per ingannare il popolo. Non si può affatto dubitare che adesso ci troviamo di fronte a un’ACCELERAZIONE di questo fenomeno. Il tempo come lo conosciamo si sta indubbiamente esaurendo, e siamo alla vigilia di un punto di non ritorno. Qualche antico mistico sussurrò, secoli e secoli fa, che la terra AVREBBE PARTORITO nel secondo decennio del XXI secolo.
 

Poco prima della nascita, il feto prova molta sofferenza. L’ambiente all’interno del grembo materno, che gli era così familiare, si trasforma in una specie di incubo che sembra non avere mai fine,…ma alla fine il neonato sarà investito dalla luce di una nuova dimensione, la vita intrauterina se l’è lasciata alle spalle e davanti ha sè si trova di fronte a un’ALTRA DIMENSIONE DELL’ESSERE: la vita extrauterina, che non poteva sperimentare quando si trovava all’interno dell’utero, attaccato al cordone ombelicale.
Si, è vero, i cantanti di ieri erano più belli, i film di ieri erano più belli, così come i libri e la televisione. E le persone per la strada sorridevano di più. L’interno della pancia non è più bello come ieri, la storia si esaurisce, i mostri che ci hanno incatenato per secoli vengono pian piano alla luce della consapevolezza, tutto ci sembra orribile e senza senso (perlomeno a noi con una certa sensibilità).
Un ciclo di esattamente 25.920 anni sta per concludersi, il quale al suo interno contiene altri sottocicli, tra cui quello che ha avuto inizio all’incirca nella seconda metà degli anni cinquanta del XX secolo, la fonte da dove ha origine tutta quella cascata di 45 giri, così bella, fresca e nuova, che poi si è tramutata (seconda metà anni ottanta) nel gelido CD – digital audio, e successivamente (fine anni novanta) nei file audio (mp3 e altre estensioni) scaricabili in rete da qualsiasi parte del globo, ma senza alcuna magia.
Non li tireremo un domani da un ripostiglio, e non ci asciugheremo una lacrima di commozione ricordando Avril Lavigne, Lady Gaga, Shakira, Giusy Ferreri e tanti altri cantanti di oggi dei quali non so manco il nome, ma che per me sono meno emozionanti di un prodotto da supermercato. Di quelli di oggi naturalmente.
Ma il passaggio dal disco di vinile agli immateriali file audio che si spostano istantaneamente da una parte all’altra del mondo, ci fa meditare – l’ho già scritto varie volte – su come l’accelerazione della decadenza del tempo come lo conosciamo vada a braccetto con l’accelerazione della comunicazione istantanea, e dai supporti sempre più miniaturizzati.
Dove ci sta portando questo processo? Non ne ho la minima idea, ma so che è in relazione a un punto di non ritorno, a un punto di tempo zero.





L’11 aprile 1954 non è successo niente

27 11 2010
Precedentemente, abbiamo scritto di come l’anno 1956 sia stato un anno BIG BANG per il tipo di discorso storico in cui ci troviamo tuttora, perlomeno fino alla finestra temporale 2012 – 2030. Nel 1956 è iniziato veramente a impennarsi il mondo post-crollo di scenario 1945: la musica rock, i 45 giri, l’hard disk, la nouvelle vague, le prime crepe nel sistema sovietico, le avvisaglie della decolonizzazione africana, i primi tumulti giovanili nel mondo occidentale, la Fiat Nuova500, Marilyn Monroe, Elvis, James Dean, i quiz in TV, i telefilm e le radioline, i missili verso lo spazio in preparazione…
Abbiamo scritto – essendone assolutamente convinti – che, a partire dal 1956, si è sprigionata l’ “ultima vampata della supernova (prima della sua implosione)”, i FAVOLOSI ANNI SESSANTA non sono altro che questo: le estreme scintille della STORIA LINEARE riportata nei libri di scuola, con tutte le sue celebrazioni. Le ultime scintille dell’arte, del cinema, della letteratura.

Dopo il 1971-1973, con l’abbandono degli ACCORDI DI BRETTON WOODS  del 1945, la grande crisi petrolifera e l’inizio della STAGFLAZIONE, la storia lineare celebrativa (strapiena di date da ricordare, di anniversari, di cultura degli almanacchi) ha iniziato il suo lungo addio. L’ACME di questo lungo addio, compreso in tre decenni + 1, anni settanta, ottanta, novanta e 2000, lo stiamo vivendo proprio adesso, dopo la grande crisi finanziaria 2007-2008.
Stiamo bevendo il calice amaro dell’abitudine fino in fondo, il tempo delle repliche, dei revival, dei remix, dei mille cantanti, dei mille scrittori, dei mille registi che cantano, scrivono e filmano sempre le stesse cose del passato e si assomigliano tutti quanti tra loro sta raggiungendo il parossismo. Siamo stati dunque in qualche modo colpiti da questa notizia, in cui si dice che l’11 aprile 1954 è stato calcolato come IL GIORNO PIU’ NOIOSO DEL XX SECOLO, chissà perchè proprio nel momento in cui stava covando un quindicennio tutt’altro che abitudinario!

11 aprile 1954, il giorno più noioso

Un numero di importanti eventi mondiali accadde nel 1954. Tra di essi, il superamento del record del mondo da parte del podista britannico Roger Bannister, la regina d’Inghilterra per la prima volta visita l’Australia e la sexy star Marilyn Monroe sposata al giocatore di baseball Joe Di Maggio.

Tuttavia, dei molti storici giorni nel 1954, c’è stata una discreta giornata a cui è stato di dato il titolo di “più noiosa”. Oggi questa data è proprio così importante, precisamente perchè di nessun interesse nella storia.

L’hanno detto anche gli esperti, l’11 aprile 1954 è stato il giorno più noioso lungo l’arco del ventesimo secolo. Dopo aver fatto scorrere trecento milioni di fatti in un motore di ricerca [attraverso un algoritmo], gli scienziati si sono accorti che non potevano trovare una parola chiave che indicasse la morte di celebrità [o qualsiasi altra notizia significativa] in quel giorno.

Le migliori notizie che il motore di ricerca è stato in grado di mostrare sono la preparazione dei belgi per le quarte elezioni del dopoguerra e la nascita di un universitario turco che insegna elettronica.

Ci sono anche notizie sul giocatore di calcio Jack Shufflebotham, che morì all’età di sessantanove anni. E il colpo di stato pianificato [e mai attuato] a Yanon, una colonia francese in India.

“Stiamo scoprendo che il risultato in uscita della ricerca [sulla giornata con meno notizie significative] è l’11 aprile 1954, di domenica” dice William Tunstall-Pedoe, il fondatorie di un motore di ricerca, True Knowledge, con sede a Cambridge, come riportato dal Daily Mail.

“C’è solo una persona nata in quel giorno che può avere una qualche forma di notorietà, Abdullah Atalar, uno studioso turco che insegna elettronica.”

Questo non è il solo giorno che ha ricevuto il titolo di “più noioso” nella storia. Basandosi sulla BBC (radio), anche il 18 aprile 1930 è considerato essere il più noioso.



Infatti, alle 18:30 di quel giorno, alla radio che avrebbe dovuto trasmettere notizie, con rassegnazione l’annunciatore disse: “Non ci sono notizie.”

Ma ora gli esperti non sono d’accordo che il 18 aprile 1930 sia stato il giorno più noioso. Dicono che in quella giornata il mondo era in una grande depressione o malessere. In quel giorno, tra l’altro, morì Arcoverde Joaquim de Albuquerque Cavalcanti, il primo cardinale che nacque in America Latina.

C’è anche la nascita di Clive Revillm, attore neozelandese conosciuto per le sue interpretazioni di Shakespeare in scena a Londra.