Ustmamò – Canto del vuoto

8 04 2013

Ritengo che questa canzone di Ustmamò rappresenti PERFETTAMENTE l’attuale momento, non, genericamente, di questi anni o questi decenni, ma esattamente di ORA, otto aprile duemilatredici, primo pomeriggio.

Buon ascolto.

Ust+l10

L’uroboro sulla copertina dell’album UST, di Ustmamò, da cui è tratta “Canto del vuoto.”

Lasciar passare sorvolare
perdere tempo e non cercare
non si sa poi bene cosa

Tempi infiniti a guardare
le nubi soffici e leggere
tempeste che ritardano a scoppiare

Meglio svanire in questa indefinita età
a immaginare quello che potrebbe essere
Meglio sperare nella propria identità
Che compromettersi per poi sbagliare e perdere

Come non potere più spiegare
ali che non servono a volare
sogni che non sogna mai nessuno
modi di pensare questa vita
Come non potere più aspettare
cose che ritardano a venire
lenti mutamenti di stagione
una qualche verità

Ora persi nel mare profondo
ora in alto a sfiorare le cime
abbracciati al tempo che passa
aspettando una buona ragione

Lasciarsi andare dondolare
e continuare a galleggiare
scivolando sulle cose
Abbandonati a immaginare
un’altra strada da seguire
lasciando quel che resta sempre uguale

Come non potere più spiegare
ali che non servono a volare
sogni che non sogna mai nessuno
modi di pensare questa vita
Come non potere più aspettare
cose che ritardano a venire
lenti mutamenti di stagione
una qualche verità

Ora persi nel mare profondo
ora in alto a sfiorare le cime
abbracciati al tempo che passa
aspettando una buona ragione.

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The Quarks – Mechanical

5 03 2013

Un brano electro-synth misconosciuto, di più di trent’anni fa

Nelle informazioni del video su YT c’è scritto: “Un grande, ma sconosciuto, brano synthpop smasher risalente al 1981. Non ho idea del perché questo pezzo non sia divenuto una grande hit, forse era troppo in anticipo sui tempi.”

Potete trovare su YT anche la versione estesa.





Il pianeta – così piccolo – ci guarda

24 02 2013

L’avevo tenuto incompleto tra le bozze di WordPress questo post dal 27 dicembre scorso, poi, una considerazione, un legame tra due video (entrambi in francese ed entrambi trattanti di un pianeta, il nostro?) me l’ha fatto scongelare, completare e servire. Buona visione.

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Toro Y Moi (hypnagogic pop o glo-fi o chillwave o summermusic)

22 02 2013

Dopo due recenti post (questo e questo), Civiltà Scomparse vi propone un altro video sulla falsariga di ciò che vi ha già proposto nei link riportati.

Oltre che la musica, qui è in ballo un immaginario, che non è affatto definibile frettolosamente “nostalgico”, come penserebbero molti. E’ un salto nel buio dentro qualcosa di cronologicamente sfasato apposta.

Il video in questione ci appare lontanissimo nel tempo, lontano decenni imprecisati, ma è un’illusione ottica (e acustica) voluta, poichè sarà stato girato in questi ultimi tre, quattro anni.

Ciò è straordinario, perchè scardina qualsiasi idea di semplice revival, situandosi in una specie di condizione a-temporale, da cui è impossibile ottenere quel genere di ricordo che suscita nostalgia e, quindi, revival musicale, per “rimpiangere i bei tempi andati.”

Nonostante l’apparente scanzonatezza, dietro questi video di “musica da spiaggia” vi è – forse inconsapevolmente – una ricerca raffinata.

Oltre i vari nomi che già ha questo tipo di ricerca video-musicale (hypnagogic pop, glo-fi, chillwave, summer music) ne aggiungerei un altro: anti-revival.





Hypnagogic pop (o Gio-fi) e Witch House (o Drag)

20 02 2013

Nel post di ieri ho esordito infilandoci un video di un brano Witch House, un genere musicale underground affine all’Hypnagogic pop. Se quest’ultimo è un tipo di musica che ricorda l’ascolto di brani musicali dagli anni sessanta agli ottanta mentre si è in una specie di dormiveglia metafisico, la Witch House ne è un ulteriore evoluzione, ispirandosi a quel pop che va verso la cupezza, le atmosfere gotiche, dark-surrealiste. Entrambi prendono le mosse dalle stesse premesse musicali. Lontane nel tempo. All’incirca trent’anni fa.

Soprattutto i brani Hypnagogic pop basano la loro esistenza sul richiamare tracce musicali pop degli anni ottanta (ma anche più indietro nel tempo) ma senza alcun intento di revival, di amarcord, anzi, probabilmente, la segreta speranza che sta dietro a questo tipo di musica è cancellare ogni possibile intento di questo tipo, mantenendosi sempre nella linea d’orizzonte tra il ricordo e una specie di condizione amnesica in cui la memoria si fa indistinta, imprecisa, pur ancora essendo, in qualche modo, presente, ma sempre costantemente al limite della scomparsa (a questo proposito, avevo scritto qualcosa qualche anno fa.)

Vi consiglio l’ascolto di una playlist YouTube come questa per esempio, “now that’s what I call hypnagogic pop.”

Prima o poi, quando ne avrò la forza, intendo sviluppare un post più consistente riguardante l’Hypnagogic pop e la Witch House. Per ora mi fermo qui.





Appunti Witch House tratti da un Moleskine taroccato (aprile dell’anno scorso)

19 02 2013

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Trovo dei parallelismi curiosi tra la vicenda di Ferdinando Carretta, il romanzo Medium di Giuseppe Genna e le stesse vicende della mia vita.

Gli appartamenti.

E due epoche ben precise: il passaggio dalla seconda metà degli anni settanta alla prima metà degli anni ottanta.

E poi, forse, il passaggio dalla seconda metà degli anni ottanta alla prima metà degli anni novanta.

Mi piacerebbe trovare un’altra parola sinonimo di questa, ma l’unica che posso, di cui posso disporre é

inquietante

per definire quel periodo.

Con l’avvento della new wave, le cui tracce, la cui scia arriva fino all’hypnagogic pop e alla witch house
[di cui il video qui è un esempio]

Ma – nello stesso periodo – anche il synth pop e la computer space rocket disco

assieme all’esistenza, ancora, di una grande istituzionalità pubblica-statale.

Democrazia Cristiana.

Istituzionalità molto presente.

Cerimoniosità istituzionale.

Ritualità.

Ritualismo istituzionale.

Partecipazioni pubbliche.

Industria di stato.

Questa situazione raggiungeva i livelli massimi nell’Impero Del Male, nell’URSS.

Quelle parate militari sulla Piazza Rossa davanti ai gerontocrati in tribuna.

Significativo il manifesto del film EvilEnko, col volto del serial killer, pedofilo e cannibale, che indossa degli occhiali [istituzionali] dalla montatura pesante.

E un altro grande simbolo di quella situazione è il telefono grigio della SIP, allora società telefonica gestita INTERAMENTE dallo stato.





21/12/2012

21 12 2012

december

ALESSIO BERTALLOT – Sono Fermo from Gianluca Giangi Magnoni on Vimeo.