SINCRONICITA’ , relazione di significato e acausalità

30 05 2010

Prosegue lo studio sulla Sincronicità, e sui rapporti tra lo psicologo Carl Gustav Jung e il fisico teorico Wolfgang Pauli.Il testo da noi tradotto lo trovate al seguente indirizzo:

http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.html

3. Sincronicità come relazione di significatoNelle sue prime opere, Jung parlava di “sincronico” volendo generalmente dire “simultaneo”. Qualche tempo dopo, divenne evidente che con l’aggettivo “sincronico”, bisognava piuttosto intendere “con lo stesso significato.”L’aspetto essenziale della sincronicità, è quindi la relazione di senso tra gli avvenimenti, non la loro simultaneità. Così Pauli scrisse a Jung nel 1949:

“La parola sinchron mi sembrava … illogica in un certo senso, a meno che non vogliate vedere un rapporto col termine chronos che sia sostanzialmente diverso dal concetto di tempo ordinario… Non è evidente, a priori, capire come mai avvenimenti che ‘esprimono la presenza di una stessa immagine e/o uno stesso significato’ dovrebbero essere simultanei: il concetto di tempo mi è più difficoltoso che il concetto di senso.”

Qual è il rapporto tra Senso e Tempo? Provvisoriamente, interpreto la vostra concezione all’incirca così: innanzitutto, avvenimenti che condividono uno stesso senso possono essere percepiti più facilmente se sono simultanei. Inoltre, la simultaneità è anche la qualità che costituisce l’unità dei contenuti della coscienza. Pauli preferiva parlare soltanto di una relazione di senso, e lo sottolinea nell’ottobre 1949, in una lettera a Fierz:

“Per me, la novità in questo modo di vedere le cose, è che utilizzando il concetto di ‘relazione di senso’, non avverto una distinzione troppo marcata tra il [fenomeno] riproducibile e il caso individuale, come si aveva potuto supporlo in precedenza. Jung è veramente tanto lontano dalla meccanica quantica quando suppone un legame di senso tra la situazione psichica (‘stato di coscienza’) dell’osservatore, e ciò che succede al suo esterno?”

Jung e Pauli credevano che le coincidenze significative potrebbero dare un contributo essenziale alla spiegazione delle relazioni tra la psiche e la materia. Calcolarono approssimativamente che, integrando il principio di azione causale nell’ambito della descrizione spaziotemporale, era necessaria una corrispondenza tra la psiche e la materia, attraverso un senso pre-esistente, per una comprensione più estesa della natura. Jung ha anche proposto di staccare il fattore della significazione dall’opinione soggettiva umana, e di elevarlo fino a farne un principio metafisico generale:

“La sincronicità presuppone un senso a prescindere dalla coscienza umana, un senso il quale, apparentemente, si trova fuori dell’essere umano.” Ma un senso [al di fuori della coscienza umana] non ha senso nella nostra attuale visione scientifica del mondo.

Jung dichiara: “Si è abituati a considerare che il concetto di ‘senso’ implichi un fenomeno o un contenuto psichico di cui non si suppone che possa esistere anche all’esterno della nostra psiche… Quando viene considerata l’ipotesi che uno stesso senso (trascendente) può presentarsi contemporaneamente nella psiche umana e nella disposizione di un avvenimento simultaneo esterno e indipendente, allora si entra in conflitto con le nostre ricerche scientifiche epistemologiche tradizionali.”

Già nel 1934, Jung insisteva, durante la sua conferenza su Eranos, nell’idea che il “senso” è un archetipo.

Tale concezione platonica di un senso preesistente [alla coscienza umana] dà luogo, ovviamente, a grandi difficoltà, dalle quali Jung non è riuscito a scappare.In uno scambio di lettere rivelatore con Erich Neumann, Jung scriveva nel 1959:

“Il senso sembra sempre essere prima di tutto incosciente e non può quindi essere scoperto che dopo di questo; è perchè si rischia sempre dove non c’e nulla di questo genere. Si ha bisogno delle esperienze sincroniche per poter giustificare l’ipotesi di un senso latente, [nascosto] che è indipendente dalla coscienza. Come una creazione non ha senso discernibile senza la coscienza umana che la riflette, l’ipotesi del ‘senso latente’ attribuisce all’essere umano un significato cosmogonico, una vera raison d’être.”

Sotto l’influenza di Pauli, Jung considerò successivamente il concetto di sincronicità caratterizzata attraverso un senso preesistente, come caso particolare di una disposizione più generale chiamata ORDINE ACAUSALE. Anche l’acasualità della meccanica quantistica, regolata da strette leggi statistiche è – secondo Pauli – un caso particolare di questo “ordine acausale.”

“Per me non ci sono dubbi che la ‘corrispondenza statistica’ della meccanica quantistica sia più vicina al vecchio determinismo che ai fenomeni sincronici. Dal punto di vista di questi ultimi, la meccanica quantistica deve apparire come una debolissima generalizzazione della vecchia causalità. Nonostante ciò, anche la meccanica quantistica sembra diretta verso l’altra direzione, dove non si può più parlare della riproduzione a volontà dei risultati. La meccanica quantistica avrebbe una specie di posizione intermedia.”

4. Sincronicità e acasualità

Anche se Pauli considerava l’idea della sincronicità di Jung come un passo geniale nella buona direzione, la quale ha avuto un’influenza essenziale nelle riflessioni di Jung, non bisogna supporre che Pauli fosse del tutto soddisfattodelle formulazioni [al riguardo] compiute da Jung.

In effetti, la caratterizzazione junghiana della sincronicità come “la simultaneità di due fenomeni i quali condividono un senso, ma sono legati in modo acausale” non è adeguata. Ovviamente, Pauli criticò dall’inizio l’utilizzo particolare della definizione “acausale” che Jung faceva:

“Mi pare che il concetto di ‘acasualità’ e l’utilizzazione particolare del concetto di tempo abbiano bisogno di essere chiariti più dettagliatamente. Secondo la vostra concezione del fenomeno ‘sincronico’… quest’ultimo si produce grazie alla duplicazione o moltiplicazione d’un ‘organizzatore astratto’ dall’aspetto esteriore esattamente doppio o triplo. In questo senso si potrebbe anche qualificare tale ‘organizzatore’ come la [stessa] causa del fenomeno sincronico. Questa causa non sarà dunque più nello spazio-tempo.”

Possiamo quindi vedere, in seguito alla lettura dei messaggi di Pauli, come lui e Jung avessero delle opinioni considerabilmente differenti sul concetto di causalità. Jung non precisò mai cosa intendesse per “causale” e “acausale”. In una lettera a Fierz, Pauli parla di una conversazione con Jung:

“Per Jung è particolarmente importante l’applicazione del concetto di ‘causalità’ unicamente alle cause ‘concrete’ o ‘misurabili’ che si trovano nello spazio-tempo (per escludere dalla causalità le cause ‘magiche’ o ‘simboliche’ le quali sono fuori dello spazio-tempo). Questo è naturalmente un punto decisivo poichè è unicamente in questo senso che i ‘legami trasversali’ degli AVVENIMENTI SIMULTANEI di Schopenauer sono ‘acausali’ .”

Anche limitando il concetto di causalità agli avvenimenti nello spazio-tempo, l’assenza di un legame causale non può mai essere provata empiricamente perchè una relazione di causalità può essere così complessa da fuggire ai nostri metodi di ricerca. Secondo Jung, il punto essenziale è il fatto che, per comprendere le coincidenze significative, l’impensabilità del legame causale nello spazio-tempo deve obbligare lo spirito arinunciare a ogni discussione su un simile legame. Jung scoprì dei concetti precursori delle sue idee di sincronicitàsu vecchi testi quali la teoria della “simpatia universale” e della “corrispondenza” nelle descrizioni medievali della natura. In breve, si può di conseguenza affermare che, nei fenomeni sincronici, il legame di senso è evidente mentre un eventuale legame causale spazio-temporale non è importante e, generalmente, non discernibile. Bisogna, però, sottolineare come un legame di causalità nei fenomeni sincronici non sia escluso a priori.

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