Ci sono anche gli “spaziomoti”

22 09 2012

Penso che non solo a me sia successo di svegliarsi in piena notte, generalmente alle tre. All’improvviso, senza sapere come mai. E con una certa sensazione come di angoscia.

Una possibile risposta è questa: l’esistenza di tremori, fibrillazioni del campo elettromagnetico che circonda la Terra, nel punto di rotazione opposto alla parte del pianeta irraggiata dal Sole.

Questi movimenti dello spazio elettromagnetico influenzano, dunque, anche l’elettromagnetismo del corpo durante la notte, e sono stati soprannominati “spacequake” (da “earthquake”, terremoto.)





Ci troviamo perennemente in televisione

10 11 2011
E' possibile pensare alla terra come una specie di "scuola per anime"? C'è chi ne è convinto.
I pensieri non vengono prodotti dal cervello, ma vengono da esso RICEVUTI. Dire che il cervello produce i pensieri è come dire che la radio o la TV producono i programmi che ricevono.
E se non fossimo davvero DOVE pensiamo di essere?
Il nostro corpo potrebbe essere come una proiezione olografica assieme a tutto il resto che lo circonda.
Ma non utilizzerei il termine "proiezione", forse sarebbe più attinente usare "trasmissione-ricezione."
Tutti gli elementi che ci circondano non si troverebbero dove noi ci stiamo trovando davvero.
Immaginiamoci come degli apparecchi televisivi che stanno mostrando un PROGRAMMA ricevendo delle ONDE.
civiltà scomparse
civiltà scomparse
Queste onde vengono trasformate in suoni dalla radio, in immagini+suoni dal televisore, e in "mondo esterno" da NOI.
E il "mondo interno" potrebbe benissimo non trovarsi nello stesso posto in cui si trova il "mondo esterno", così come la radio e la televisione non si trovano certo nello stesso posto delle trasmissioni che ricevono.
E' interessante notare come le tecnologie della trasmissione-ricezione di immagini e suoni, sviluppate nel celebrato XX secolo, possano essere in qualche modo legate all'esatta natura di come in realtà funzioniamo nei mondi sottili-invisibili ai sensi.
La nostra identificazione con la "macchina" del corpo è in realtà l'identificazione col programma che sta ricevendo da una trasmissione che ha origine da un inimmaginabile aldilà.
E' un po' come se un televisore si identificasse col telefilm che sta ricevendo in seguito alla trasmissione di onde elettromagnetiche da parte di un ripetitore situato a una distanza più o meno grande.
Il limitatissimo mezzo del linguaggio, in questo caso, è del tutto inadeguato, e le metafore zoppicano.
Noi stessi non siamo in realtà il programma che viene trasmesso da chissà quale assurdo "ripetitore TV" che si trova chissà dove, ma siamo la coscienza (senza tempo-spazio-identificazione) dello spettatore che assiste a questo programma, spettatore da qualcuno chiamato anche "il testimone silenzioso".

testimone silenzioso
Immaginiamoci al cinema, seduti sulla poltrona, e immaginiamo di essere del tutto identificati con ciò che vediamo scorrere sullo schermo; l'immaginazione funzionerebbe ancora meglio pensando di indossare un casco per la sperimentazione della realtà virtuale. Utilizzando questo casco, ci troviamo dentro un videogioco, siamo un certo personaggio – mettiamo un guerriero medievale – e combattiamo in una battaglia per la conquista di un castello. Così immersi profondamente nell'azione del videogame in realtà virtuale, ci dimentichiamo di noi stessi (pensiamo al "ricordo di sè" di cui parla Gurdijeff) e servirebbe qualcuno che, delicatamente, riuscisse a sganciarci in qualche maniera dal programma informatico al quale siamo collegati, e da cui ci siamo fatti condizionare fino a perdere la nozione di chi davvero siamo.

civiltà scomparse
civiltà scomparse
Il punto è che "non siamo 'corpi di esseri umani'", il fatto di essere identificati in corpi di esseri umani che abitano in un pianeta provvisto di satellite orbitante, a sua volta orbitante intorno a una stella di media grandezza alla periferia di una galassia, fa parte della trasmissione televisiva, del videogioco olografico. E' una specie di incrocio tra una trasmissione televisiva e un videogioco olografico in tre dimensioni.
Il nostro centro, la nostra origine, la nostra essenza, il nostro cuore si trova ALTROVE. Non QUI. Questa è una simulazione. E' una simulazione!!!
In realtà potremmo ricevere e inviare dati chissà dove e chissà da dove, in una specie di download-upload continuo. Il mondo dell'informatica e delle reti, così come quello della trasmissione-ricezione radiofonica-televisiva, ha fatto sì di poter sviluppare in modi impensati la comprensione di chi veramente siamo noi stessi, modi inimmaginabili all'epoca dei grandi mistici e ricercatori spirituali di occidente e oriente. Se rivolgiamo l'attenzione a una telecamera che sta trasmettendo un programma in diretta – mettiamo una partita di calcio – notiamo che la telecamera possiede uno schermo televisivo bene in evidenza a una sua estremità, e l'inquadratura di questo schermo raffigura esattamente ciò che apparirà in centinaia di migliaia di Tv nello stesso esatto momento. Le immagini che sta riprendendo la telecamera e che verranno trasformate in onde elettromagnetiche, rimbalzeranno, attraverso i ripetitori, sulle antenne riceventi le quali, attraverso il televisore saranno trasformate nuovamente in immagini (e suoni). Questo si potrebbe paragonare al download, la ricezione di dati. Ovvero la conversione delle onde – attraverso l'antenna del nostro sistema nervoso – nel "mondo esterno", in altre parole la realtà virtuale olografica in cui siamo completamente identificati, e da cui siamo completamente condizionati. Nel "mondo esterno" è compreso il nostro corpo.

civiltà scomparse
Possiamo domandarci se l'apparecchio ricevente localizzatore chiamato cervello si limita a ricevere, o può a sua volta trasmettere.
All'inizio scrivevamo della vita sulla terra come "scuola per anime." Ebbene, ci domandiamo se il programma di realtà virtuale in cui siamo ciecamente immersi, abbia anche in qualche modo il compito di inviare dati (upload) chissà dove per informare chissà chi del nostro livello di progresso spirituale.
Ed è anche possibilissimo – anzi, certo – che la nostra antenna funzioni maluccio, e il programma venga ricevuto in maniera confusa e distorta. Cioè, la rappresentazione olografica quadrimensionale appare ai nostri sensi precisissima e infinitamente ricca di particolari, ma è la sua interpretazione da parte del "mondo interno" ad essere viziata. Qualcosa che si può paragonare alla lettura sbagliata di un testo scritto in una lingua straniera. L'errore non è contenuto certo nel testo, ma nella sua interpretazione. Arbitraria come l'interpretazione di una macchia di Rorschach .
Anche qui, il linguaggio e la metafora sono lì lì per gettare la spugna. Io, comunque, c'ho provato.





Gli U.S.U.R.A. ci dicevano di aprire la mente

31 10 2011
Gli U.S.U.R.A., un gruppo dance italiano dei primissimi anni novanta (chi segue questo blog sa come quel periodo lo riteniamo particolare in senso storico-simbolistico, una specie di crocevia), fece uscire nel 1992 questo brano, intitolato OPEN YOU MIND. Il titolo era probabilmente ironico, dal momento che il brano è basato sulla campionatura di un sample di una canzone New Romantic dei Simple MINDS, NEW GOLD DREAM, di esattamente dieci anni prima.
Nel video ufficiale del brano degli U.S.U.R.A., viene presentata una tecnica di Computer grafica allora agli albori, ovvero il cosiddetto morphing, che permette di passare da un volto all’altro attraverso una specie di deformazione intermedia.
Trovo che il video sia quanto mai pieno di suggestioni. Simbolismi con un senso che è difficile afferrare lucidamente, ma che sento rispecchiano in qualche misura lo spirito dell’intero blog: la ricerca di legami esoterici tra gli elementi della storia attraverso la sincronicità, lungo un percorso ciclico.
Diverse caratteristiche di questo video attirano la mia attenzione, fanno drizzare le mie antenne: il nome del gruppo dance, “U.S.U.R.A.”, come se fosse una sigla (come quella dei satelliti caduti nell’ultimo mese, messi in orbita giusto nei primissimi anni novanta?) la quale si può anche riferire al prestito a tassi di interesse sanguinosi; i volti dei personaggi che passano nel video ad opera del morphing – Margaret Tatchter che si “trasforma” misteriosamente in Josif Stalin, Richard Nixon, altrettanto misteriosamente, in Benito Mussolini e la figura stiracchiata di Ronald Reagan che attraversa ogni tanto lo schermo – assieme a forme geometriche stranamente simili a toroidi dimensionali descritti dalla nuovissima fisica, e legati a un tipo di energia senza limiti, generata dalla stessa trama infinitesimale dello spazio-tempo.
Forse, non a caso, a un certo momento si vede anche qualcosa di somigliante a un nucleo centrale con le particelle (o i pianeti?) che girano intorno, forma che si alterna ritmicamente a quelle altre, più somiglianti alla geometria della fisica iperdimensionale. Magari il passaggio da un paradigma di pensiero all’altro.
Apri la tua mente.




Ultimo post del 2010

31 12 2010
Premetto che quest’ultimo post dell’ultimo anno del primo decennio del XXI secolo potrebbe sembrare un po’ confuso, ma tutto sommato leggibile.
Ci troviamo in mezzo a “Civiltà perdute”, nel senso di “smarrite”, e lo smarrimento è anche dovuto al fatto che la vecchia percezione della realtà (tutt’ora attiva) è vecchia, vecchia nel senso che è legata ai miti della modernità industriale, e occorre (come dice Gregg Braden) tornare a percezioni proprie di esseri intelligenti antichissimi, gli abitanti delle “Civiltà perdute” appunto, per ritrovare una salute mentale che ci permetterà di essere nuovamente felici e in armonia col cosmo. La scienza ordinaria è valida e utile ma incompleta, e non ci permette questo.
Personalmente, subiamo il fascino di una certa “similitudine temporale”, di un’ “atmosfera simile”, la quale iniziava in qualche maniera a esserci, durante il XX secolo, anche negli anni 20 e ancora più negli anni 30, come nel periodo dal 1936 al 1938.E poi, ancora più imperiosamente, dopo il 1956, a cavallo tra gli anni 50 e 60, gli anni 70, e il periodo di passaggio tra i 70 e gli 80. Un periodo storico in cui si temeva potesse avverarsi la versione del testo del III segreto di Fatima che era comparso su Neues Europa, una pubblicazione svedese nel 1963.Vi sono altre particolarità che abbiamo notato: le analogie strane tra la prima metà degli anni 80 e la prima metà degli anni 2000, riguardanti la politica statunitense e il medioriente.
Qualche anno prima, vi sono anche stati quelli che abbiamo nominato “i piccoli anni 60”, rappresentati dal periodo 1996-1997.
E il 2003 – 2004, che sembra essere un incrocio tra la stessa dimensione temporale di vent’anni prima e il 1973 – 1974, un assetto che proseguiva anche nel 2005, per esempio con le sue “impennate” del prezzo del petrolio, le quali richiamavano (in piccolo) la crisi petrolifera di 32 anni indietro. Dunque si tratta di un’attenzione alle risonanze della spirale del tempo, la quale è probabilmente legata a discipline dimenticate, quali l’astrologia non divinatoria.
Questi cicli di risonanza si ripetono riducendosi o ampliandosi, fino a raggiungere una singolarità prossima ventura, l’esaurimento del tempo e della storia percepiti come lineari. Ciò può essere messo in relazione anche a un cambiamento di condizioni della magnetosfera terrestre, la quale influenza gli stati di coscienza.

Qualcuno pensa a eventuali cataclismi, ma siamo persuasi che non ve ne saranno, anche per motivi legati a un cambiamento della natura stessa della materia.

I fenomeni riguarderanno un’amplificazione percettiva seguita da un ampliamento di coscienza, particolari della realtà in cui in cui siamo immersi, riguardanti il tempo e la storia, che prima non era facile notare.
E ci azzardiamo a dire che vi sarà una specie di “aria di famiglia” con quello spirito del tempo a cui accennevamo poco fa: il culmine di un’accelerazione delle interconnessioni comunicazionali che la si nota, sì dal XX secolo, sì dal XVIII secolo, ma andando ancora più indietro, dall’invenzione della scrittura.

E’ possibile la futura concretizzazione della Terra in una specie di cervello planetario globale, con gli esseri i quali – pur mantenendo una loro individualità – si riconosceranno come suoi pensieri; anche se in definitiva è sempre stato così. Peter Russell, e ancora prima Tehillard De Chardin, lo hanno previsto.

Una volta che verranno spezzate le catene del pianeta prigione, una volta che saranno abbattuti tutti i muri percettivi, non esisterà più la storia perchè ognuno si riconoscerà come storia assieme a tutto il resto.
Le interconnessioni comunicazionali raggiungeranno un punto di fuga verso l’infinito, andando oltre la stessa era della comunicazione, perforando le barriere che impediscono la telepatia. Il punto di fuga sarà come un lampo, e dopo il lampo ci troveremo in una realtà – è importante – coerente con tutto ciò che è avvenuto prima. Ci sorprenderemo a pensare: “Non avrebbe potuto andare diversamente!”

Ciò è un qualcosa che va oltre la speranza ingenua e il cinismo disincantato, ma è fatto della stessa materia di cui è fatta la storia, il cui motore aumenterà a tal punto i giri da decollare verso l’ignoto.





Ulteriori precisazioni sugli anni da cui TUTTO è cominciato

2 10 2010

Il passato è una specie di spettro. Il futuro è legato strettamente ad esso; possiamo scrivere che sono l’uno il prolungamento dell’altro. La decifrazione del passato la chiamiamo STORIA. Molti la vorrebbero scritta una volta per tutte, facendola entrare in un museo imprimendole il timbro di ceralacca. Invece, come ogni disciplina, la storia viene costantemente revisionata e riesaminata, senza fine. Nuove scoperte e nuovi punti di vista ampliano il nostro modo di considerare le cose, mostrandoci particolari che non avevamo sospettato in precedenza.
Da bambini credevamo – fissandoci su certe tavole degli atlanti geografici i quali mostravano tutte le coste del Mediterraneo vicine a quelle dell’Europa – che il litorale dal Marocco all’Egitto non avesse alle sue spalle, verso l’equatore e verso sud, l’intero continente africano. Solo dopo un certo tempo scoprimmo altre tavole di quell’atlante geografico, in scala minore, le quali mostravano come il cosiddetto Nordafrica corrispondesse, in effetti, a quelle altre tavole che mostravano i paesi del Mediterraneo e consideravamo chiuse in loro stesse, senza legami col resto del gigantesco continente nero, il quale invece proseguiva anche nell’emisfero sud del pianeta, giungendo fino al capo di Buona Speranza nella Repubblica Sudafricana.
Ebbene, questo ricordo d’infanzia ci offre l’occasione di usarlo come metafora per considerare l’ampliamento di una visione (nel nostro caso geografica, ma anche storica) una volta che si ha avuto modo di imbattersi in documenti i quali mostrano come ciò che credevamo il tutto era invece solo una parte di una realtà più vasta.
Guarda caso, anche un certo numero di avvenimenti molto importanti inerenti al fondamentale anno 1956 riguardano proprio i litorali del Nordafrica, e specificatamente l’Egitto. Come abbiamo illustrato in qualche post di Civiltà Perdute, il 1956 è stato un anno cardine per l’eterno presente spettacolare che stiamo vivendo, un anno PIVOTALE per usare un inglesismo. Molti, più o meno consciamente, se ne sono resi conto, compreso il gruppo dei Wu Ming (ex Luther Blissett) il quale ha scritto qualche anno fa un libro intitolato 54, che narra proprio tutto quel ribollire di cambiamenti  che – nel giro di due anni – porterà al BIG BANG di nome 1956.

Perchè un ex camionista del Mississippi, incidendo il brano Heartbreak hotel, farà ruzzolare giù dai fianchi del monte del tempo una palla di neve che in poco tempo diventerà una valanga la quale travolgerà in occidente tutta la musica che si ascoltava in precedenza?

Valanga che aumenterà in velocità, pressione e potenza soprattutto nei “favolosi anni sessanta” e in special modo nel 1967 (Jimi Hendrix, Beach Boys, David Bowie…), giungendo fino alla Disco Music degli anni settanta e alla centralità della “moda” e dello “stile” negli anni ottanta (New Wave e affini), nei quali – anche se un livello importante di inflazione temporale non era stato ancora raggiunto – tuttavia si percepiva il ritmo gelido della decadenza e il RIFLUSSO e il REVIVAL i quali stavano per ghermire le menti di coloro che seguivano la musica pop. Nello stesso tempo, il pessimismo e la depressione generati dagli angosciosi anni ottanta venivano tradotti in musica da gruppi come The Cure, e la rabbia di certe canzoni di protesta di un quindicennio prima veniva esagerata in modo ironico-violento dal variegato mondo del Metal. Gli anni novanta e gli anni duemila sono stati invece il trionfo mediatico della “nostalgia del tempo passato”, e l’onda lunga dei programmi televisivi, dei libri e dei siti internet dedicati alla “nostalgia” (anche di ridicolaggini) non si è tuttora fermata, nonostante si sia appena entrati in un decennio assolutamente X, per così dire, in cui è probabile assisteremo alla “fine del mondo a noi conosciuto”, come cantano i REM.
Non abbiamo ancora una messe di documenti e dimostrazioni oggettive e scientifiche in tal senso, ma abbiamo l’intuito e nutriamo la strenua convinzione che il 1956 sia stato un anno che l’amico di questo blog chiamato Il Mondo Simbolico, definisce ANNO PORTALE.
Vogliamo restringere il periodo dopo il 54 (titolo del libro dei Wu Ming), che sfocerà nei sessanta, simbolizzandolo in un determinato anno.

Un anno in cui le icone pop della cultura angloamericana emergevano come TOTEM da ignote cavità sotterranee, Marilyn Monroe in testa (una mia amica affermò quasi di provare la sindrome di Stendhal nei suoi confronti), il “ciuffo ribelle” James Dean…e poi ancora altre NOVITA’ di un universo intero in formazione. Erano percezioni temporali di qualcosa di trascendentale il quale si agitava e ruggiva, in previsione del GRANDE ATTRATTORE che attendeva alla fine di un determinato ciclo in cui siamo tutti coinvolti. Le cause, e gli effetti di queste cause, non fanno che ravvicinarsi sempre più a mano a mano che le curve della spirale del tempo restringono i loro giri, fino ad arrivare al punto X, presumibilmente ciò che il geologo Gregg Braden chiama PUNTO ZERO, un traguardo enigmatico a cui si giungerà in una finestra temporale compresa tra il 2012 e il 2030 (tempi del raggiungimento della Singolarità Tecnologica secondo Vernon Vinge e Ray Kurzweil).
Un’ altro presumibile anno portale è il 1945, la fine del grande incubo della Seconda Guerra Mondiale, l’ultima guerra davvero EROICA e marcatamente STORICA – naturale proseguimento della Prima Guerra Mondiale – in cui ogni battaglia e quasi ogni massacro di esseri umani trasudava eroismo propagandato. Quella guerra era stata manichea in modo forsennato, il BENE contro il MALE (quest’ultimo rappresentato dalla “cospirazione in piena luce” chiamata nazismo, fortemente mistica o misticheggiante), i bombardamenti erano veramente “a tappeto”, città di centinaia di migliaia di abitanti nel cuore dell’Europa bruciavano nel fuoco – come avrebbero cantato gli Stadio anni e anni dopo nel brano “Chiedimi chi erano i Beatles” – gli innocenti venivano mitragliati o cremati senza pietà, vi era un aria da “Caduta degli Dei” da “plumbeo sudario” (come avrebbe cantato Pierangelo Bertoli) che non si sarebbe mai più davvero avvertita in seguito, nonostante tutti i conflitti esplosi dal ’45 in avanti. E, come suggello a tutto questo, l’ARMA DEFINITIVA, fatta detonare sopra due città del Giappone, dopo di cui la Storia non sarebbe più stata uguale a se stessa. Un’arma che polverizza esseri umani, o li trasforma in mostri, o li rende malati per sempre. I germi dell’EQUILIBRIO DEL TERRORE erano seminati, e la Bomba H di Edward Teller avrebbe rinforzato questa consapevolezza nelle masse ancora di più. La TERZA GUERRA MONDIALE (dopo il ricordo tremendo delle prime due) fu uno spettro che venne sempre fatto ben percepire al pubblico dai mass media  (e dai decifratori di profeti di sventura come Nostradamus), persino dopo il 1989, e qualcuno lo vede come esito naturale futuro di un mondo caotico e ingiusto. Non la fine del tempo dunque, ma il ritorno alla preistoria cavernicola – radioattiva – pura e semplice, pensando a quella celebre frase di Einstein.
Ritorniamo al 1956. Dei tre GRANDI alla conferenza di Yalta, uno è morto di poliomielite, l’altro è in pensione a dipingere quadri e l’altro ancora è “mancato all’affetto dei compagni dell’internazionale” (forse avvelenato, è difficile sapere) con grandi celebrazioni funebri da parte dei comunisti di tutto il mondo, soprattutto gli italiani di Togliatti. Il COMINFORM – sostanzialmente una polizia politica che manteneva uniti ideologicamente gli stati satelliti dell’URSS – viene smantellato, ed è un primissimo passo di ciò che porterà al crollo dei regimi dell’est trentatrè anni dopo. Il doppio astrale di Gorbaciov chiamato Nikita Khruščёv denuncia al XX congresso del PCUS l’infermità mentale dell’ultimo EROE della Guerra, colui che ha sconfitto Hitler con l’Armata Rossa. Pochi sembrano farci caso ma questa fu davvero una sconfessione epocale. Il “Piccolo Padre”, il BAFFONE, il simbolo del paternalismo internazionale per eccellenza, che veniva condannato colpevole di crimini e repressione e, in pratica, definito folle! Era stato un fortissimo colpo allo spirito “maschile” che aveva dominato la prima metà del XX secolo.
Contemporaneamente, all’altro capo dell’oceano, Elvis Presley mostrava una figura e uno stile in netto contrasto con l’aspetto e i comportamenti virili fino ad allora abituali e si stava preparando dietro le quinte un elezione presidenziale USA la quale mostrava uno dei due sfidanti alla Casa Bianca dall’aria molto, molto poco paternalista, e avrebbe vinto.
Un po’ di righe fa citavamo, non a caso, il litorale nordafricano. Fu qui, e precisamente in Egitto, nel Canale di Suez che venne “inaugurato” nel 1956 qualcosa che avremmo imparato a conoscere molto bene, e che ci avrebbe fatto da accompagnamento alle nostre giornate, quasi fosse una radio sintonizzata su un qualche programma consueto, attraverso gli schermi dei telegiornali: la POLVERIERA MEDIORIENTALE. I problemi politici e bellici del Medioriente che coinvolgono la geopolitica internazionale.
Tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta il colonialismo dei paesi europei come Francia e Regno Unito, si stava sfaldando, e gli stati dell’Africa e del Medioriente stavano sempre più affrancandosi dall’orbita dell’occidente, loro “tutore” fino ad allora. Ma il mancato finanziamento USA-UK per la diga di Assuan fece sì che Gamal Abdel Nasser, il presidente egiziano che sognava un impero arabo esteso dal Marocco alla Siria (ma senza Israele), si avvicinasse all’URSS e nazionalizzasse il Canale di Suez – il quale fino ad allora era gestito dall’occidente, i britannici soprattutto. I proventi del Canale sarebbero serviti per finanziare i lavori di costruzione della diga.

Nasser è un altro FENOMENO che emerse con decisione in quell’anno BIG BANG – nel quale, tra l’altro, erano in preparazione i primissimi viaggi spaziali e si stavano diffondendo i primordiali dischi di vinile – non si può definirlo altrimenti, Nasser, è una figura che sembra provenire dal futuro (come quella di John Kennedy): questo Saddam Hussein, o Gheddafi ante litteram che si inseriva di prepotenza nelle questioni di politica internazionale del mondo intero, quando precedentemente nessun presidente a quelle latitudini si era mai prima permesso di farlo, subalterno com’era ai voleri colonialisti di Londra e di Parigi.
In un altro post, abbiamo scritto che la CRISI DI SUEZ era l’ultima guerra “alla vecchia maniera”. Dobbiamo correggerci, non è affatto vero. E’ stata la prima guerra completamente ANTIEROICA (dunque in antitesi alla Seconda Guerra Mondiale), come non lo era stata nemmeno quella di Corea e non lo sarà quella del Vietnam. E, pochi lo ricordano, accompagnata da ferocissime proteste di massa nel Regno Unito contro le decisioni dell’allora premier Anthony Eden, le quali porteranno infine alle sue dimissioni. Il pretesto di Francia e UK per intervenire nel conflitto era quella di “separare gli eserciti avversari di Egitto e Israele” quando l’esercito di quest’ultimo stato aveva invaso il deserto del Sinai fino al Canale di Suez. Solo che i bombardamenti Francia-UK sugli obiettivi militari di Porto Said e Ismaila e lo sbarco di paracadutisti elitrasportati stavano avvenendo DOPO il cessate il fuoco tra i due paesi mediorientali imposto dall’ONU e, inoltre, i britannici facevano piovere dagli aerei sul deserto volantini su cui c’era scritto che il popolo egiziano doveva “non avere più fede nelle decisioni del presidente Nasser altrimenti le bombe sarebbero continuate a cadere sulle città del Canale”, il quale cominciava tra l’altro a essere ostruito dalle navi affondate dagli egiziani come rappresaglia, divenendo quindi impraticabile. I dirigenti dei due paesi che volevano riprendersi il canale con la forza non facevano che rimediare agli occhi dell’opinione pubblica una brutta figura dopo l’altra. I tempi di Churchill sembravano molto lontani e i franco-britannici difendevano con le armi un’idea coloniale che si stava sciogliendo come gelatina, impantanandosi a Suez.
Insomma, la guerra (che avveniva in contemporanea ai moti rivoluzionari ungheresi contro i sovietici russi) era costata pochi morti e feriti ma aveva provocato tanto trambusto nel mondo – a un certo momento i sovietici minacciarono velatamente di intervenire facendo di Londra e Parigi gli obiettivi dei loro “razzi teleguidati a larga autonomia dotati di esplosivo nucleare” – ed era senz’altro un sintomo della spirale del tempo che stava prendendo velocità verso la singolarità tecnologica, verso il cosiddetto PUNTO OMEGA, prendendo a prestito la definizione del gesuita Tehillard De Chardin.

Tutto questo accadeva mentre la musica rock’n roll e rockabilly veniva promanata da radio minuscole rispetto a poco tempo prima e trasformava le menti degli esseri umani “anagraficamente ipodotati”, mentre i juke box iniziavano a occupare capillarmente i bar, e quiz televisivi e telefilm prendevano piede in tutto l’occidente. I tempi della Crisi di Suez e della rivolta Ungherese (novembre 1956) erano movimenti tellurici che annunciavano la fine del moderno, la fine della storia come narrazione sicura e conseguente, come AVANGUARDIA un progresso dopo l’altro verso il “Sol dell’Avvenire”. In quel periodo, nelle anticamere del cervello di Andrew Warhola (sarà conosciuto dagli anni sessanta come Andy Warhol) – durante l’acme dell’espressionismo astratto – stava forse già sorgendo una certa linea che lo avrebbe portato a quelle sue opere tutte uguali – “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, Walter Benjamin – le quali opere, per lo storico dell’arte italiano Giulio Carlo Argan, una delle massime autorità ufficiali in materia, erano nientemeno che “la FINE della storia dell’arte”, certificata.
In quello stesso 1956, proprio mentre vi erano tantissime persone nelle piazze in Inghilterra per protestare contro le decisioni del gabinetto Eden, c’era un gruppetto, un complesso di musicisti di Liverpool che suonava un protorock di matrice popolaresca chiamato Skiffle, con strumenti quasi di fortuna costruiti da loro stessi, come uno strumento di corde tese sul bordo di una scatola che sostituiva il contrabbasso. Questo complesso si chiamava The QuarryMan, il loro leader era John Winston Lennon e ce lo possiamo figurare, coi capelli corti, la giacca e la cravatta nere, in certe foto in bianco e nero che sembrano distanti ere geologiche dai tempi dell’album Sgt Pepper’s lonely hearts band, uscito appena undici anni dopo.
In quell’anno, invece, era il tempo in cui ANCORA TUTTO DOVEVA SUCCEDERE, anche se, per esempio appena tre anni prima, era uscito negli USA un romanzo breve di Ray Bradbury il quale faceva prendere coscienza al lettore di certi condizionamenti negativi che pochissimi allora potevano davvero percepire, si trattava di un altro seme di futuro nel passato, e la prima edizione italiana, intitolata “Gli anni della Fenice” anzichè Fahrenheit 451, sembra suggerirci quella – per certi versi affascinante – incomprensione del futuro quando si incastona nel passato, con un titolo e una copertina che suggeriscono argomenti di fantascienza classica alla epigoni di Asimov mentre il contenuto parla sostanzialmente di lavaggio del cervello delle masse attraverso la realtà virtuale!
Ritornando ai tempi delle crisi contemporanee di Suez e d’Ungheria, ci viene un sentimento strano nel pensare ad esse come a una sorta di “archeologia dell’OGGI”, dell’eterno presente massmediatico che viviamo ancora. Come abbiamo già avuto modo di scrivere, sulle radio di nostalgia musicale come “105 classic, la radio delle stelle” intorno alla metà dei novanta, poteva capitare durante le ore più piccole, che trasmettessero dei brani della programmazione risalenti il più lontano possibile nel passato, e questo passato era poco oltre la metà degli anni cinquanta…