SINCRONICITA’, principio Verum-Factum e Caso/Probabilità/Complessità

3 06 2010
Prosegue su CIVILTA’ PERDUTE il lungo articolo sulla SINCRONICITA’indagata dallo psicologo Carl Jung e dal fisico Wolfgang Pauli. L’articolo da noi tradotto è a questo indirizzo:http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.html
5. I fenomeni sincronici e il principio Verum-Factum
Nella scienza moderna, i fatti cosiddetti “scientifici” sono creati soltanto attraverso la REPLICAZIONE. Una caratteristica della scienza moderna è il fatto che i suoi oggetti possono essere fabbricati. Nell’attuale pratica scientifica, il “criterio di verità” effettivamente realizzato è il principio Verum-Factum di Giovanni Battista Vico: “Verum et factum convertuntur”, è cioè il fatto di essere realizzabile o no che è decisivo per il pensiero scientifico moderno. Se un fenomeno non è realizzabile, allora, secondo la concezione della maggior parte degli scienziati moderni, c’è un obiettivo essenziale di ricerca che non è stato ancora raggiunto. Il fulcro dell’esigenza della possibilità di una [o più] ripetizioni è quindi la questione della possibilità di realizzazione e dello statuto dell’oggetto.

Gli avvenimenti sincronici non sono una qualità regolare della psiche. Essi appaiono spontaneamente e non possono essere messi in moto da un atto cosciente di volontà, ecco perchè non sono “realizzabili” – si producono puramente e semplicemente qualche volta. Se si accetta il principio Verum-Factum di Vico come costitutivo della scienza, allora gli effetti sincronici sono esclusi da essa, poiche non sono affatto”realizzabili”. Ovvio che si ci domanda se non si limiti una scienza in modo artificiale quando la si fa basare essenzialmente sul criterio della possibilità di realizzazione.

Quando gli avvenimenti sono riproducibili, questo aiuta molto a ottenere informazioni sulla natura dei fenomeni implicati, tuttavia questa qualità non può essere indispensabile per decidere se un esame è scientifico o no – nel caso contrario, molte delle scienze ufficiali (per esempio, le scienze sociali) dovrebbero perdere il loro statuto di scienza.

Se ci si limita alla riproducibilità statistica, cioè se si vuole stabilire la conoscenza scientifica su dei dati statistici, allora si presuppone tacitamente la validità concettuale della teoria matematica dellaprobabilità – questo non va da sè. Bisogna sottolineare, inoltre, che il postulato della riproducibilità esige soltanto che si producano sempre gli stessi avvenimenti quando si hanno le stesse condizioni iniziali. Nei sistemi complessi, le condizioni iniziali, identiche, non sono mai realizzabili, si ci deve dunque accontentare di una riproducibilità statistica. Quest’ultima domanda allora soltanto la possibilità di realizzazione di una distribuzione di probabilità delle condizioni iniziali essenziali. Spesso si ha bisogno di pochissimi parametri (per esempio, la temperatura) per descrivere in maniera riproducibile il comportamento statistico dei sistemi fisici che presentano una moltitudine di particelle – e questa è una singolarità degna di nota.

Però, niente ci indica che ci si debba, generalmente, attendere che una distribuzione di probabilità delle condizioni iniziali essenziali, sia realizzabile nella pratica. La scienza sperimentale esclude gli avvenimenti non riproducibili statisticamente, sebbene la realtà di un fenomeno non dipenda – com’è ovvio – dalla sua riproducibilità statistica.Pauli ha sempre sottolineato – e successivamente Jung ha adottato questa idea – che il metodo statistico della scienza è in relazione complementare con la sincronicità. In una lettera a Fierz, Pauli scriveva nell’ottobre 1949:

“Credo che le coincidenze sincroniche siano distrutte quando si eliminano tutti i fattori incontrollabili e fuori dal campo della coscienza, col proposito di ottenere condizioni sperimentali riproducibili (complementarità).”

6. Il caso, la probabilità e la complessità

Nelle scienze fisiche e naturali si parla di un avvenimento dovuto al caso, quando può riprodursi sotto certe condizioni, ma non con certezza. Un certo avvenimento è caratterizzato dalla frequenza relativa con cui si produce tra gli avvenimenti possibili in una totalità di condizioni date. In un primo tempo, non si precisa se un avvenimento dovuto al caso dipende o no dalla casualità. Nell’ingegneria, i fenomeni o processi aleatori sono caratterizzati da cambiamenti nel tempo, che rendono imprevedibile il caso particolare.

La teoria e la probabilità empirica-statistica si riferisce sempre alla discussione della frequenza relativa di un avvenimento durante una lunga serie di osservazioni. Si suppone tacitamente che prolungando indefinitamente questa serie statistica, la frequenza relativa convergerà verso un valore limite, chiamato PROBABILITA’ di questo avvenimento.

Molti matematici e scienziati pensano che tutti i problemi della teoria della probabilità siano in linea di principio risolti grazie agli assiomi de Kolmogoroff (1933), cioè riducendoli a problemi puramente matematici. Effettivamente, si considera che la moderna teoria matematica della probabilità sia cominciata quando Kolmogoroff creò la formulazione basata sulla Teoria Della Misura. Però è importante osservare che con ciò, i suoi problemi concettuali non sono stati praticamente discussi. Detto più cinicamente, la teoria della probabilità basata sugli assiomi matematici di Kolmogoroff non è altro che un capitolo della più generale Teoria Della Misura, ma con una selezione particolare dei problemi e con una terminologia strana. Fino a oggi, non si conoscono solidi argomenti che suggerirebbero che gli assiomi di Kolmogoroff siano pertinenti per ogni tipo di ricerca empirica.

Lo stesso Kolmogoroff era cosciente di questo problema e ci tornò sopra 30 anni dopo, quando trattò i suoi concetti di “informazione” e di “complessità” per meglio chiarire la definizione concettuale della probabilità. Schnorr ha ulteriormente mostrato come la formulazione algoritmica della teoria matematica della probabilità equivalga matematicamente alla sua versione costruttiva della teoria della misura. Da un punto di vista concettuale, la versione algoritmica è largamente preferibile. In questa versione si può vedere, in particolare, che ogni versione della complessità, dell’informazione o della probabilità dipende necessariamente dal contesto. Quello che in una descrizione è considerato come aleatorio può dunque essere regolare nell’ambito di un’altra descrizione.

Per poter applicare la teoria matematica della complessità a dei problemi completi, occorre una interpretazione del sistema formale. L’interpretazione soggettiva considera il grado di probabilità come criterio di percezione della certezza o incertezza attribuita a dichiarazioni o supposizioni specifiche. Quella che viene chiamata INTERPRETAZIONE OBIETTIVA considera ogni enunciato di probabilità numerica come predizione di una frequenza relativa. Ma questa interpretazione della frequenza, popolare in fisica, implica difficoltà ancora più grandi. Per valutare se la distribuzione empirica dei valori si differenzia solo leggermente dalla distribuzione dei valori ASINTOTICI, si ha bisogno non soltanto della legge matematica dei grandi numeri ma anche della seguente discutibile regola: Se la probabilità di un avvenimento è sufficientemente piccola, si può essere praticamente sicuri che – realizzando una volta sola le condizioni – l’avvenimento non apparirà. Ma la teoria non dà alcun criterio per decidere quando una quantità di ripetizioni sarebbe “sufficientemente grande”, e neanche un criterio per sapere cosa si intende per “sufficientemente piccolo”. Come ha mostrato Rudolf Carnap, l’interpretazione della probabilità come equivalente a una frequenza è adeguata (“probabilità n°1 di Carnap o “frequenza relativa a lungo termine”) a condizione di utilizzarla con un “grado di credibilità” (“probabilità n°2” di Carnap o “grado di conferma”) Cosicchè, bisogna sempre considerare un fattore soggettivo nell’interpretazione della probabilità, di solito considerata come oggettiva. Nelle parole di Pauli:

“… anche la singola realizzazione di un avvenimento molto improbabile è considerata, partendo da un certo punto di vista, come praticamente impossibile… Qui, si ci è trovati di fronte al limite fondamentale della validità del vecchio programma di oggettivazione razionale dell’attesa soggettiva del singolo.”

Qualche volta, il “caso” è opposto – anche da Jung – alla “causalità”, come se fosse il suo ANTONIMO. Qui, sembra esserci una confusione concettuale. Nella fisica classica, sistemi cripto-deterministici, dinamici, instabili e complessi possono generare avvenimenti aleatori. Antoine Augustine Cournot (1801-1877) e John Venn (1834-1923) hanno messo in luce chiaramente che la dinamica nei sistemi sufficientemente complessi può essere estremamente sensibile alle condizioni iniziali e alle condizioni limite [di confine]. La dinamica caotica risultante può produrre oggettivamente avvenimenti aleatori che possono essere descritti da frequenze relative.

Per esempio, si possono descrivere le esperienze con una macchina di Galton tramite la dinamica di un sistema meccanico cripto-determinista. La nostra mancanza di conoscienza delle condizioni iniziali e limite precise ci impedisce di predire un avvenimento isolato. Però, la distribuzione osservabile nelle esperienze con una macchina di Galton non dipende per nulla dalle nostre conoscenze. In questo caso, si può parlare di caso oggettivo. Quindi, sarebbe un grossolano errore supporre che avvenimenti “aleatori” obbediscano sempre alle leggi della teoria matematica della probabilità. Per esempio, le coincidenze sincroniche non sono calcolabili a partire dalla teoria della probabilité di Kolmogoroff. Pauli ha scritto in una lettera a Fierz :

“I fenomeni sincronici osservati da Jung… fuggono alle “leggi” naturali, perchè NON POSSONO ESSERE RIPRODOTTI, cioè sono unici e sfumano attraverso il trattamento statistico applicato ai grandi numeri. Invece, le “acasualità” sono comprensibili dalla fisica proprio grazie alle leggi statistiche (dei grandi numeri).”

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5 11 2017

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