Entanglement e universo olografico, veicoli dell’immaginario

2 05 2010
La parola Entanglement, in lingua inglese, si può tradurre con “intreccio non separabile” ma anche con “situazione imbarazzante”. Ed era certo imbarazzante per i fisici Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen, dover constatare che lo studio delle particelle e dei loro spin (movimento angolare, ad esempio di un positrone) portava a sperimentare come lo stato di una particella influisse su un’altra particella a prescindere dalla distanza tra le due, fosse un micron, cento chilometri o decine di anni luce.
Era imbarazzante, per questi studiosi da premio Nobel, essere testimoni di una così radicale sfida al senso comune, quello che giustifica la vita di tutti i giorni. Podolsky, Rosen ed Einstein affermarono che l’entanglement era troppo bizzarro per essere vero, e la NON LOCALITA’ che prevedeva per esistere (comprovata dalla “prova del nove” dell’esperimento, ovvero che se la condizione di collegamento delle particelle veniva interrotta, lo spazio-tempo della comunicazione tra esse diventava INFINITO) era senz’altro segno di come la teoria quantistica fosse incompleta.
Ma, d’altra parte, di altre “situazioni imbarazzanti” (uno dei due significati del termine entanglement, appunto) ve ne erano altre negli studi infinitesimali della meccanica delle particelle. Infatti, una pallina metallica del flipper, quando si lancia premendo il pulsante, può entrare in uno OPPURE in un’altro buco; invece LO STESSO elettrone, se incontra una barriera con due aperture può entrare CONTEMPORANEAMENTE in entrambe le aperture, violando così la legge del terzo escluso di Aristotele, come mostra anche il fatto che la stessa particella può comportarsi come un’onda OPPURE come un corpuscolo (per esempio, un fotone è un corpuscolo se viene misurato come corpuscolo, è un’onda se viene misurato come onda) e un elettrone/ onda può interferire con l’elettrone/ corpuscolo, e si tratta della stessa medesima particella, non è un’altra che interferisce!
Davanti a questi esempi, la meccanica classica che va da Isaac Newton a James Maxwell, sembra saltare in aria, ma non dimentichiamoci mai di come tra la meccanica classica e quella quantistica non vi sia contrasto ma una connessione che non è stata ancora trovata, una teoria del campo unificato che aspetta ancora di essere manifestata, e forse potrà esserlo in un futuro molto prossimo.
D’altra parte, gli stimoli che, fin d’ora, il concetto di entanglement fornisce all’immaginario, sono grandiosi.
Qualche anno fa avevamo letto di un esperimento condotto a Parigi dal fisico francese Alain Aspect nel 1982, il quale  avrebbe dimostrato di come il comportamento di una particella  possa interagire istantaneamente con quello di un altra particella, non importa la distanza tra esse. Anche in questo caso ritorna il discorso sulla NON LOCALITA’ e la fantasia galoppa all’idea che una singola particella dell’Universo sia in connessione diretta – e senza alcuna limitazione spaziotemporale! – con tutte le altre particelle dell’Universo, non importa quanto queste siano distanti nel tempo e nello spazio.
Il professore britannico David Bohm, a questo proposito, era giunto ad affermare che gli esperimenti di Alain Aspect implicavano nientemeno la “non esistenza della realtà che definiamo come oggettiva”, come tutto l’Universo fosse un OLOMOVIMENTO che interagiva con una COSCIENZA la quale era contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte!
In tutto questo discorso, ci si metteva pure il neurofisiologo Karl Pribram il quale, lavorando nel campo di ricerca delle funzioni cerebrali – proprio in collaborazione con David Bohm, tra l’altro – era arrivato a delineare come la memoria non sia immagazzinata in una sola regione del cervello, ma distributa per pattern autosomiglianti (come un frattale) in tutta la sua estensione.
In una riproduzione olografica, a differenza che in una fotografica, se si sminuzza l’immagine, ogni singolo brandello dell’immagine originale non è solo un pezzo di questa, ma la riproduce tutta intera, anche se estremamente rimpicciolita. Se noi spezzettiamo l’immagine olografica di un palla viola a pallini gialli, ogni pezzo – anche il più infinitesimale – rappresenterà la palla viola a pallini gialli tutta intera, non soltanto un frammento della stessa.
Un’altro esempio per rendersi conto della natura immaginifica dell’entanglement e degli esperimenti di Alain Aspect, Bohm e Pribram, è quello di un pesce rosso che nuota dentro una vasca di un acquario ripreso con due telecamere da due angolazioni distorte, una completamente differente rispetto all’altra.
A un osservatore esterno, il quale crede che lo stesso pesce rosso ripreso da due angolazioni diverse siano due pesci differenti, sembrerà che i due pesci siano in uno strano tipo di comunicazione istantanea tra loro: quando uno gira la testa verso destra, l’altro la gira verso sinistra (o verso l’alto), quando uno muove la pinna in un modo, l’altro sembra rispondere istantaneamente in un altro modo, ecc…
Se invece dei pesci rossi pensiamo alle particelle di cui scrivevamo prima – particelle che comunicano in “tempo reale” a prescindere dalla distanza che le separa – cominceremo a capire cosa intendesse Bohm quando spiegava come le “due particelle” in realtà fossero la stessa identica particella “vista da due angolazioni diverse”, e non “due particelle SEPARATE il cui stato dello spin influiva l’una con l’altra”.
Inoltre, sempre Bohm, parlava di un ORDINE ESPLICITO della realtà – ciò che percepiamo coi nostri sensi attraverso il Sistema Nervoso Centrale – e di un  ORDINE IMPLICITO – molto più elusivo – in cui, per dirla col titolo di un libro di Micheal Talbot, Tutto è UNO, e non esiste, in realtà, alcuna divisione tra gli elementi che compongono la realtà (percepibile) dell’Universo.
Questo ordine implicito noi ce lo immaginiamo come il TUNNEL FRATTALE dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande – e viceversa – a cui abbiamo già accennato, e lo vediamo affine a quell’ “Uno Infinito Creatore” di cui parlava la memoria collettiva RA quando veniva canalizzata dal gruppo dell’ L/L Research nei primissimi anni ottanta.
Seguendo in un certo senso questa linea di discorso, ricordiamo quando qualche anno fa leggemmo un testo che descriveva in parallelo la Storia con la S maiuscola di una (allora) ragazzina degli anni sessanta, che percorreva nel ricordo la Guerra dei sei giorni, quella del Vietnam, il 1968, lo sbarco sulla Luna, il rapimento di Aldo Moro…e la storia con la s minuscola, quella della sua vita, fatta di incontri, vacanze, matrimoni, esami, nascite di figli ecc. Ebbene, secondo studiosi come Bohm, il caleidoscopio della Storia con la S maiuscola e quello della storia con la s minuscola sono un unico caleidoscopio che, come abbiamo scritto, viene percepito da una Coscienza la quale è dappertutto (senza limitazioni di spazio e di tempo) e da nessuna parte.
E questo ci ricorda una definizione di DIO da parte di Blaise Pascal:
“Una sfera il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo.”
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