Renato Vallanzasca e Reinhold Messner

25 10 2013

Renato Vallanzasca e Reinhold Messner.

Senza titolo-1

Diverse volte, in questo blog, s’è parlato della PERDITA DEL MITO, non solo storico, ma anche legato alla cronaca, e di come questo processo sia andato di pari passo e accelerato, a partire dagli ultimi decenni (soprattutto l’ultimo decennio) del XX secolo (secolo molto mitizzato), con i processi di ultra-secolarizzazione dovuti all’ideologia dominante, il cosiddetto “neoliberismo”, “neomercatismo”, il quale ha banalizzato tutti i miti (culturali e sottoculturali) dell’occidente (estendendoli al mondo globalizzato) semplicemente trasformandoli in merce, acquistabile e vendibile, attraverso la loro spettacolarizzazione pubblicitaria tecnologicamente raffinata. Ecco perché, soprattutto nell’ultimo decennio, vengono così guardati con affettuosa nostalgia gli ANNI 80, perché, sostanzialmente sono stati gli ultimi anni dove, in qualche modo, vi era ancora un’esistenza fuori dal controllo della mercificazione universale supportata da un apparato spettacolare di dimensioni macroscopiche, il quale ha distrutto completamente, come uno schiacciasassi, la realtà precedente, ancora impregnata di FIGURE ARCHETIPE molto tangibili, appartenenti a un’epoca ancora priva di un’inflazione così totalizzante, come abbiamo ben visto dalla fine degli anni novanta in poi, dove personaggi della musica, del cinema, dello spettacolo, dello sport, dei libri, della cronaca, sono apparsi e dimenticati nel giro di pochissimo tempo, triturati da programmi Tv spazzatura, recensioni lampo subito buttate nel cestino (sia quello fisico sia quello digitale), reality show e social network, due espressioni chiave in lingua globish, per comprendere il picco dello svilimento e dell’inflazione di cui parlo, assieme a real time (ovvero ciò che è alla base sia dell’uno sia dell’altro.) Ebbene, per mostrare come questo svilimento e questa inflazione riguardano figure che vanno anche oltre il mondo del cinema, della musica, dell’arte, del teatro, dei libri, ecc ecc, ne ho catturato due in particolare – tuttora viventi e nemmeno troppo vecchi – il cui mito fa parte di quell’epoca che ha visto il tramonto negli anni ottanta, e che posso indicativamente collocare con la fine dell’Unione Sovietica. Queste due figure appartengono a un mondo che non c’è assolutamente più, un mondo ben definito e definibile, dove i mass media erano più lenti e sembravano davvero riportare “ciò che succedeva veramente”, un mondo senza telefonini cellulari e senza internet, dove vi erano figure ben riconoscibili, collocabili, sature di concretezza e realtà, sulle pagine dei giornali di cartaccia con le foto in bianco e nero e sulle televisioni che erano ancora un po’ in bianco e nero, era l’epoca un po’ a colori e un po’ in bianco e nero, e questi due vi appartenevano pienamente; ripeto, sono entrambi ancora vivi e non particolarmente vecchi, ma non sono più quei due che si sono giustamente stampati nella memoria, perché ben definibili, non personaggi usa e getta che durano lo spazio di una stagione tv o di quattro STATI su Facebook o su MySpace. Non appartengono nemmeno strettamente al mondo dello spettacolo, l’uno era un criminale dalle imprese rocambolesche e leggendarie, l’altro un alpinista dalle imprese rocambolesche e leggendarie. Erano ben definibili, avevano un loro perché, nessuno doveva sforzarci di farci notare che erano importanti, perché lo erano già di loro, lo capiva anche un bambino. Non si dovevano sforzare di essere famosi, perché lo diventavano naturalmente, senza sforzarsi. Agivano perché la loro natura era quella lì, avventurosa, oltre i limiti della fatica umana, al di là del bene e del male, non per essere inquadrati da una telecamera o un cellulare, o per essere celebri su internet attraverso un social network. E i loro volti riuscivano a imprimersi bene dentro le capocce perché appartenevano a un mondo che andava più lentamente in qualche modo, che era più credibile e quindi reale, e quindi anche loro erano reali, perché le loro imprese non erano studiate dalla Endemol o da qualche istituto di marketing, ma nascevano dall’intimo del loro essere (avventuroso criminale uno, avventuroso scalatore l’altro), le loro imprese le facevano a prescindere dal diventare i testimonial di una pubblicità, tanto per dirne una.

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6 responses

26 10 2013
Mediter

Tieni conto (e purtroppo mi ci inserisco anche io) che oggi Messner è “quello della levissima, altissima, purissima”. I personaggi vengono conosciuti tramite una spettacolarizzazione non più storica, ma legata al marketing e alla società dello spettacolo.

27 10 2013
Civiltà Scomparse

Si, infatti non so se hai notato la chiusa ironica del post.

26 10 2013
Matteo

Oramai siamo in una fase di appiattimento totale…Avevo letto un libro, credo l’ anno scorso, sul fatto che l’ evoluzione della musica, per esempio, si sia fermata e che la musica di oggi non è più epica come prima, non cambia più con il passare di una decade, non si distinguono differenze. Attribuiva la colpa a You Tube. Ma sai come è secondo me? E’ che ora siamo circondati da una serie di personaggi che ci sembrano scontati e sanno di già visto, ma sai perchè, perchè li vediamo sempre. Una volta le leggende e le persone di una certa impronta storica erano un lusso, un evento speciale era, vederli e sentirli. C’era una certa magia, si facevano da soli, la leggenda intorno a loro nasceva spontaneamente. Ora tutte le celebrità sono create da altre persone, che ideano e fabbricano un personaggio su misura che queste celebrità interpretano. Basta vedere Lady Gaga. Chi è Lady Gaga veramente?

27 10 2013
Civiltà Scomparse

E’ una testa vuota riempita di spazzatura.

27 10 2013
Civiltà Scomparse

Comunque penso che questo sarà uno degli ultimi post (se non l’ultimo) in cui parlo della perdita del mito dovuto ai fattori che illustro, sia qui, sia in altri post precedenti. Sto pensando di passare a una fase ulteriore.

27 10 2013
Matteo

Non vedo l’ ora di sapere quale sarà questa nuova fase…!!! 😉

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