Ispirato da Vallanzasca e dai Vallanzaska

11 01 2014

Scritto a luglio.

Prosegue da QUI.

Il gruppo di ska demenziale Vallanzaska. Renato Vallanzasca. Il Bel Renè, intrufolato, anche se dei secondi anni settanta, in qualche modo nell’immaginario che ha avuto il suo picco negli anni sessanta del XX secolo, gli anni del “boom economico”, dei film d’azione con James Bond, dei The Beatles e di Bob Dylan e dei Rolling Stones, della Swinging London, dei 45 giri, dei preparati in scatola per le pizze da fare in casa, i quali già comparivano in certi Topolino del 1967. Vallanzaska che, ascoltando il brano riportato qui, sembra far parte del mondo da cui è uscito Diabolik, che l’hanno creato le sorelle Giussani per le edizioni Astorina (generata da una costola della casa editrice Astoria, uno dei nomi di quei cinema, teatri, alberghi, come Ritz e Odeon, andate su un motore di ricerca, è tutto vero), l’epoca d’inizio della “motorizzazione di massa”, l’epoca della civiltà industriale ancora ben palpabile nel suo senso classico, con la “classe operaia”, la mondanità, il “Jet set” internazionale, i paparazzi che scattavano le foto alle celebrità – da osservare dal basso verso l’alto – le quali poi andavano a finire sui rotocalchi illustrati (così si chiamavano all’epoca le riviste che oggi si chiamerebbero “di gossip.“) Cinema, televisione, radio, giornali di ogni periodicità. I computer chiamati “cervelli elettronici”, i quali funzionavano con le memorie – contenenti il software, si sarebbe chiamato – avvolti in nastri dalle bobine tutt’altro che tascabili. Le avventure del “Jet set” (coi suoi “nomi”) alla James Bond, con inseguimenti di ogni tipo nelle località del “Bel mondo”: Capri, Portofino, la Costa Smeralda, la Cote d’azur e la Riviera dei fiori e delle palme. La Tirrenia e Vallanzasca. Film in technicolor e cinemascope, con la sigla di testa a cartoni animati, dalle storie brillanti e spumeggianti di imprendibili ladri gentiluomini dall’intelligenza fenomenale e dall’imprendibilità totale da parte di ispettori con il trench, e dall’Interpol. E Servizi Segreti di “Sua Maestà Britannica.” Gli inglesi sempre inglesi fino al midollo, ora del tè e caccia alla volpe compresa. Italian Lounge. Cortina d’Ampezzo. Canzoni italiane tradotte in inglese e viceversa. I ladri gentleman inglesi che – attraverso strategie sexy e raffinatissime – riuscivano a farla sotto il naso agli ispettori col trench, magari francesi, rubando gioielli regali di estrema rarità, brillantezza e preziosaggine. Il mondo della Civiltà Industriale, uscito dall’Illuminismo, dal XVIII e XIX secolo, e dalle due Guerre Mondiali, diviso in due blocchi economici, sociali e militari contrapposti, e poi…

Vallanzaska vai bresciorè po po po positai po po po

Arriva Vallanzaska, nascondi la posta
oggetto di culto dei tajer
cianuro in capsule per duri momenti
vista a raggi x per inseguimenti
mostrate il tesserino all’ordine seguente
caro Renato ci ingombri la mente
Viva Berneredi, figura snella
viva la Tirrenia e gli oblò di guerra
e allora

Vallanzaska vai bresciorè po po po positai po po po

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/V/testi_canzoni_vallanzaska_2235/testo_canzone_genova_70512.html
Tutto su Vallanzaska: http://www.musictory.it/musica/Vallanzaska

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Renato Vallanzasca e Reinhold Messner

25 10 2013

Renato Vallanzasca e Reinhold Messner.

Senza titolo-1

Diverse volte, in questo blog, s’è parlato della PERDITA DEL MITO, non solo storico, ma anche legato alla cronaca, e di come questo processo sia andato di pari passo e accelerato, a partire dagli ultimi decenni (soprattutto l’ultimo decennio) del XX secolo (secolo molto mitizzato), con i processi di ultra-secolarizzazione dovuti all’ideologia dominante, il cosiddetto “neoliberismo”, “neomercatismo”, il quale ha banalizzato tutti i miti (culturali e sottoculturali) dell’occidente (estendendoli al mondo globalizzato) semplicemente trasformandoli in merce, acquistabile e vendibile, attraverso la loro spettacolarizzazione pubblicitaria tecnologicamente raffinata. Ecco perché, soprattutto nell’ultimo decennio, vengono così guardati con affettuosa nostalgia gli ANNI 80, perché, sostanzialmente sono stati gli ultimi anni dove, in qualche modo, vi era ancora un’esistenza fuori dal controllo della mercificazione universale supportata da un apparato spettacolare di dimensioni macroscopiche, il quale ha distrutto completamente, come uno schiacciasassi, la realtà precedente, ancora impregnata di FIGURE ARCHETIPE molto tangibili, appartenenti a un’epoca ancora priva di un’inflazione così totalizzante, come abbiamo ben visto dalla fine degli anni novanta in poi, dove personaggi della musica, del cinema, dello spettacolo, dello sport, dei libri, della cronaca, sono apparsi e dimenticati nel giro di pochissimo tempo, triturati da programmi Tv spazzatura, recensioni lampo subito buttate nel cestino (sia quello fisico sia quello digitale), reality show e social network, due espressioni chiave in lingua globish, per comprendere il picco dello svilimento e dell’inflazione di cui parlo, assieme a real time (ovvero ciò che è alla base sia dell’uno sia dell’altro.) Ebbene, per mostrare come questo svilimento e questa inflazione riguardano figure che vanno anche oltre il mondo del cinema, della musica, dell’arte, del teatro, dei libri, ecc ecc, ne ho catturato due in particolare – tuttora viventi e nemmeno troppo vecchi – il cui mito fa parte di quell’epoca che ha visto il tramonto negli anni ottanta, e che posso indicativamente collocare con la fine dell’Unione Sovietica. Queste due figure appartengono a un mondo che non c’è assolutamente più, un mondo ben definito e definibile, dove i mass media erano più lenti e sembravano davvero riportare “ciò che succedeva veramente”, un mondo senza telefonini cellulari e senza internet, dove vi erano figure ben riconoscibili, collocabili, sature di concretezza e realtà, sulle pagine dei giornali di cartaccia con le foto in bianco e nero e sulle televisioni che erano ancora un po’ in bianco e nero, era l’epoca un po’ a colori e un po’ in bianco e nero, e questi due vi appartenevano pienamente; ripeto, sono entrambi ancora vivi e non particolarmente vecchi, ma non sono più quei due che si sono giustamente stampati nella memoria, perché ben definibili, non personaggi usa e getta che durano lo spazio di una stagione tv o di quattro STATI su Facebook o su MySpace. Non appartengono nemmeno strettamente al mondo dello spettacolo, l’uno era un criminale dalle imprese rocambolesche e leggendarie, l’altro un alpinista dalle imprese rocambolesche e leggendarie. Erano ben definibili, avevano un loro perché, nessuno doveva sforzarci di farci notare che erano importanti, perché lo erano già di loro, lo capiva anche un bambino. Non si dovevano sforzare di essere famosi, perché lo diventavano naturalmente, senza sforzarsi. Agivano perché la loro natura era quella lì, avventurosa, oltre i limiti della fatica umana, al di là del bene e del male, non per essere inquadrati da una telecamera o un cellulare, o per essere celebri su internet attraverso un social network. E i loro volti riuscivano a imprimersi bene dentro le capocce perché appartenevano a un mondo che andava più lentamente in qualche modo, che era più credibile e quindi reale, e quindi anche loro erano reali, perché le loro imprese non erano studiate dalla Endemol o da qualche istituto di marketing, ma nascevano dall’intimo del loro essere (avventuroso criminale uno, avventuroso scalatore l’altro), le loro imprese le facevano a prescindere dal diventare i testimonial di una pubblicità, tanto per dirne una.