I sogni sono fossili di un loop di varianti dello stesso universo? / Confronto fra Fred Hoyle e Terence Mckenna

5 12 2019

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“Certe volte penso ancora che i sogni si svolgono in una “dimensione reale”, ma non saprei definire dove, perché gli universi paralleli non esistono, l’universo è uno solo, ma non sarei così sicuro che i sogni si svolgono nelle nostre teste/ nelle nostre menti … ci deve essere qualche altra risposta … che non includa fantomatici universi paralleli … forse connessioni quantistiche di osservazione temporanea di versioni alternative della nostra realtà di versioni precedenti dell’ universo unico, collassate e dimenticate … riciclate … come se il nostro io osservatore quando sogna fosse in grado di guardare ”nel cestino” dove ci sono “i files” di universi che hanno terminato la loro vita e la nostra coscienza si mettesse a interpretare momentaneamente momenti a caso/decisamente non a caso delle nostre precedenti esistenze in questa precisa identità … invece di universi paralleli, ci sono ricicli dello stesso, dove la nostra esistenza si è svolta in modi completamente diversi, tutti reali, tutti estinti … percepibili solo attraverso i sogni …”

https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/04/02/vi-sono-veramente-due-mondi/

I sogni potrebbero quindi essere “memorie del passato” che il cervello “cerca”, connettendosi ad una frequenza in modo da allinearsi, armonizzare, informare, la versione attuale di questo mio individuo e specifico universo, letteralmente frugando, come una sorta di S.E.T.I., che cerca i segnali alieni, noi con i sogni, accediamo ad una incomprensibile area, dove letteralmente esiste un “cestino di universi” dove, una volta agganciato uno specifico “minuto” di un universo estinto, per qualche istante la nostra coscienza si aggancia, apre il file, lo rivive, e poi viene rigettato nella realtà attiva attualmente … e chissà che non ci sia un collegamento con la faccenda della antimateria, e che la porzione dell’ universo di antimateria non sia in realta’ la zona cestino dell’ universo, contenente versioni estinte dell’ universo … sarebbe a dire che si, versioni alternative dell’ universo esistono, ma in sequenza, lasciando solo una traccia accessibile (onirica/ antimateria?), e quindi chissà quante volte mi sono ritrovato ad essere me, e di conseguenza, se già sono stato me stesso, sono già stato in tutti gli altri, tutti gli altri che non sono me stesso, sono comunque me, riciclato in una miriade di versioni diverse … un po’ come appunto, si potrebbe fare per davvero, e non solo per ridere, un paragone con le storie a fumetti, dove ogni storia sembra in realta’ – agente – in un universo a parte (“Topolino”, per dire) dove i personaggi possono vivere situazioni che in altre storie non troveremo più o non sarebbero possibili … suppongo che la stessa cosa valga per noi …”

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” in questo caso potremmo definire i sogni “fossili psichici”, momentanee interferenze dove possiamo rivivere per qualche istante situazioni accadute eoni di tempo fa … persino alcuni dei nostri pensieri immaginari, in stato di veglia, dove immaginiamo situazioni, potrebbero essere “fossili psichici” o comunque “risultati” di una ricerca “nel buio”, con la metaforica torcia del cervello, che con la sua “luce” isola un momento specifico … questo tipo di pensieri, onirici e immaginari, sono come frugare fra i files, aprirli e guardarci dentro, e un po’ come per la forza di gravità che ci tiene ancorati al terreno, nei sogni esiste una inconcepibile “forza” che ci costringe a uscire dal file, una volta trascorso tot tempo … immagino che, visto che tutto si svolge a più livelli, in modalità frattale, frattalmente parlando, potremmo comparare “il tempo” con questa forza misteriosa, una forza che agisce al rallentatore per costringerci a “uscire da noi stessi“, dall’ attuale punto focale di identificazione e osservazione soggettiva della realta’, e la morte rappresenta il punto di impatto con questa forza … forza che comunque, come con la gravita’, ci porta (ci scaglia 😉 ) direttamente all’ interno di un altro punto focale di identita e osservazione, perché non esiste il “non esistere” ma solo la percezione di esistere … in questo modo l’ unica cosa che davvero si avvicina alla nostra idea di morte è il sonno profondo, dove non avvertiamo lo scorrere del tempo, mentre invece la vita di esperienze e percezioni diurne è senza limiti. In sostanza la “morte” di un individuo è solo l’accumulo complessivo di sonno non oniricamente attivo che una persona raggiunge nel corso della vita. (di quella specifica vita). “

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COMMENTO TROVATO ONLINE: “Hi! My husband & I were reading your artiscle & we have found ourselves (on more than one occasion) actually “mutually dreaming”. As in, we are in the SAME dream (unplanned) and once we had to ” fight” our way our of a “lucid” type of dream & were both physically moving in our sleep to be able to wake ourselves up. This is becoming a strange enough that we are looking for research on this just now. Yet your article says to “leave it to the movieies”. We are writing things down now. Please let us know if you have any more research or any further information that could be of assistance. Thank you” …

… se davvero davvero esiste la possibilita’ di sognare la stessa cosa significherebbe che i sogni sono ”rientri” in realta’ dimensionalmente concrete, persino se si tratta di “universi estinti”.

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Una altra cosa molto difficilmente descrivibile e’ quella sensazione che l’ interno della mente sia una frequenza “invadibile“ da altre frequenze, come se ci fossero degli “aromi psichici” che girano, come delle spore, che girano, si diffondono in modo completamente invisibile, e ogni tanto “atterrano” e si soffermano, e uno si accorge, sente qualcosa di estraneo a se’ stesso dentro di se’, sarà per quello che siamo arrivati alla idea della coscienza unica, pero’ questo fenomeno è troppo vago da spiegare, fa parte dell’ ambito del channeling. Ma se ti dovessi dire qualcosa, ti potrei dire che molto spesso percepisco in me – e – ”nell’ aria” qualcosa che non mi appartiene, e se davvero mi appartiene, vorrebbe dire che l’ intero della mia identità è variabile e turbolento, un astrologo professionale saprebbe spiegarlo meglio, infatti questa storia delle “percezioni” è molto “astrologica”, i transiti …”

Queste cose che dici sono dovute al fatto che l’ego in cui ci siamo identificati è una struttura molto fragile anche se ci sembra l’unica possibile.”

“gli attori conoscono molto bene questo fenomeno, è una questione di assimilazione interiore … è come se ci fosse una rete invisibile, siamo tutti collegati da questa rete, e allo stesso modo siamo racchiusi e isolati in noi stessi, ma continuamente toccati dagli altri, come “liquidi che si incontrano” …”

“hai fatto bene a citare gli attori, infatti molti di loro ci perdono quasi la ragione per via di ciò che hai scritto.”

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Probabilmente è per questo che non faccio fatica ad afferrare il concetto di coscienza unica, il mio “terzo occhio” è attivo costantemente, la mia mente è fatta solo di immagini, scene, visuali, e – io – non ci sono, lì dentro, lo avevo già detto che io penso sotto forma di qualcosa che si potrebbe definire “meme”, momenti che dentro di me identifico e associo ad altro, infatti guardare me e’ quasi disturbante, una interferenza, per questo mi sento cosi alienato da quello che percepiscono gli altri, perche‘ quello che vedono loro dentro di me non C’è… troppo difficile da spiegare coerentemente, ma cosi è. “

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“Ho trovato un collegamento fra le teorie del fisico Fred hoyle e Terence McKenna … Fred hoyle era un fisico che diceva che “l’ universo e‘ una messinscena”, rifiutava Darwin e l’ evoluzione, preferiva il fine – tuning e preferiva il design intelligente (sospettava che l’ umanità fosse stata creata da civiltà extra intelligenti ora estinte), (parlava di civiltà sub – divine simili all’ idea che abbiamo degli dei nel politeismo antico) personaggio scomodo, diceva che Dio è una entità che agisce attraverso fenomeni quantistici dal “futuro estremo” e supportava la idea che le informazioni possono provenire (anche) dal futuro, e supportava l‘ idea di una “entità futura” che mandava segnali collettivi e individuali, un creatore di enigmi, insomma, sospettava che esiste una sola coscienza e che e’ impossibile sapere se si è esistiti sotto forma di piu individui ma che era assolutamente probabile … preferiva definirsi “ateo”, ma davvero fra virgolette, per identificarsi nella etichetta di scienziato, già criticato da ogni dove per le sue scientif – eretiche teorie sulla ”super entità intelligente nascosta nel futuro estremo” … ecco, il collegamento sarebbe con la idea della Storia umana spinta dal futuro e non dal passato, e manovrata per seguire una traiettoria intelligente, e l’ idea che la creazione dell’ universo proviene dal futuro e non dal passato, che come diceva Hoyle, la presenza della super entità faceva in modo che aumentasse e fosse costante la complessità nell’ universo, e in particolare in collegamento con la teoria del “fischio di Dio” di Mckenna, la teoria che la attivazione di una eventuale macchina del tempo avrebbe fatto in modo da “evocare tutto il futuro“ in una volta, e di conseguenza, “evocare una singolarità tecnologica” e anche “fare un fischio”, e quindi “evocare Dio” nel presente.”

Sarebbe interessante se “Dio” o come la vogliamo intendere questa entita’ creatrice e diffusore di informazioni avesse “messo in moto” la Storia come una sorta di tabella di marcia con traguardo, arrivati al quale abbia già deciso di rivelarsi e di regalare con la macchina del tempo aka evocatrice di singolarita’ tecnologiche aka evocatrice di Dio, all’ umanità un futuro “completo”, quindi paragonabile ad un “gioco finito” nell” ambito videoludico, e quindi molto affine alla idea teologica di paradiso, e sarebbe ancora piu’ interessante se questa “Rivelazione Finale” si ripetesse per ogni versione individuale soggettiva della stessa coscienza unica, cosi da realizzare la teoria dell’ Individualismo Aperto della frase “ho creato questo universo per te, aka ogni volta che l’ ho creato era proprio per te” un universo creato per tutti, ma che in questi “tutti” risieda in realta una sola coscienza, che se vive nel tempo presente, o comunque nel tempo in cui è previsto il traguardo, arriverà continuamente a quel punto, vita dopo vita …”

In fondo non sarebbe più semplice creare non un collettivo di identita’ per le quali la “percezione soggettiva interiore” è inaccessibile a tutti gli altri suoi simili piuttosto che una sola entità cosciente che percorre da inizio a fine tutte le identità e continua a vivere, o almeno a percepire di esistere, magari ritrovando la stessa identità con situazioni di vita diverse e alternative, entro un lasso di tempo inconcepibile, in un processo incluso in un continuo riciclo di universi che in qualche modo arrivano sempre a generare umani, gli stessi umani, anche se le vicende di vita cambiano …la mia idea è che versioni diverse di questo universo – sono esistite ed esisteranno – ( e quindi non coesistono nell’ adesso perche perché l’universo è uno solo) ed è per questo che sogniamo, deve esserci qualche tipo di connessione o conservazione sincronica di scene che si allineano e influenzano questa realtà presente … un po’ come pensava Fred Hoyle, che noi rappresentiamo una sorta di “salvataggio di file di civiltà estinte” cosa per la quale sono scettico, si potrebbe però ipotizzare che i nostri sogni sono “file salvati di situazioni alternative di un superlontano passato …in fondo, perché limitare la creatività di questa super entita’? Tutte le situazioni possono verificarsi, ma non come dicono certi scienziati, contemporaneamente al presente, ma una alla volta, in costanti rigenerazioni dello stesso tipo di universo, ma … con una trama sempre differente.”

“la interpretazione ”quasi teologica” di Fred Hoyle sembra anche congiungersi con la teoria della simulazione intelligente, e io che interpreto il concetto di realtà virtuale – simulazione in modo sempre molto (Ready Player One) e quindi creata si da una civilta‘ umana – esterna – super dotata ma anche molto “consumistica – materialistica” mi immagino che la teoria della ”evocazione temporale” della singolarità di Mckenna possa tradursi molto riduttivamente in un “messaggio – evento” del genere “buongiorno a tutti, avete partecipato alla messinscena simulatoria di un altro dei nostri grandi giochi – spettacoli – eventi, avete recitato la vostra parte alla grande e intrattenuto il nostro prezioso pubblico, ora potete disconnettervi, tornare alla vita reale, e ricevere il vostro compenso …(o pagare il dovuto per la partecipazione o accesso alla realtà simulata ) …  si insomma, se questa è una simulazione, la interpreto come se fossimo lo staff di un film, o comunque di una categoria di progetto creativo paragonabile ad un film, e quindi a scopo di “intrattenimento intelligente” sempre comunque con un sottofondo consumistico – globalizzato dietro al sipario”

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Inaugurazione della ” Domenica della lettura ” – Un nuovo progetto del blog – PSYCHOSIS Cap 1 e 2

2 03 2019

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Da oggi si apre un nuovo filone del blog Civiltà Scomparse, del quale sono co – autore. Questi articoli saranno sempre scritti da me, Matteo, e usciranno ogni domenica. Ho deciso di sfruttare la visibilità del blog per mostrare i miei scritti, a scopo di intrattenimento domenicale, e anche a scopo promozionale. Verranno postati due capitoli alla volta dei miei racconti e dei romanzi in via di svolgimento.

Mi raccomando, condividete gli articoli, ma rispettate l’ autore e non copiate questi scritti su nessun altro sito web, perché sono protetti da Copyright Tutti i Diritti Riservati.

Alcuni progetti sono completati, altri sono in fase di svolgimento. Per esempio, del romanzo che inizio a pubblicare oggi ho realizzato dodici capitoli sui ventinove dei quali sarà costituito, finora. Se conoscete qualche casa editrice o qualche persona ” inserita nel giro ” che vuole seguire questa, chiamiamola così, rubrica del blog, fate in modo che venga/ vengano a conoscenza di questo progetto. Io cercherò di impegnarmi a completare i miei scritti.

Oggi cominciamo con PSYCHOSIS, un romanzo che ho iniziato nel 2018, ambientato in una versione romanzata della mia città, e moderatamente ispirato a IT di Stephen King.

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Questo racconto è protetto dal Copyright Tutti i diritti riservati e non si acconsente alla copiatura del testo su altri siti web e nemmeno all’ utilizzo del testo per altri scopi. E’ quindi un testo di sola lettura. Il plagio è un reato.    

CAPITOLO 1 ‒ Rottura delle acque

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2018

Siamo a Ferrofiume, nell’ Italia nordovest, una cittadina costituita da un centro storico denominato Parte Vecchia, attraversata da un fiume, che si può osservare dalla zona del Molo, nei pressi delle due piazze che in certe stagioni ospitano una serie di fiere, la Piazza Giostre e la Piazza Fiere, all’ interno del quartiere della Tartufara. Altri quartieri sono denominati Oltreponte, il San Valentino con l’ oratorio più affollato, la zona Alto Verde, con l’ erba talmente alta che si perde l’ orientamento, il Canale, La Cittadella, Quarto Autunno, la zona della via principale, il centro città caratterizzato dalla Via Signorile, la zona del Castello, Piazza del Cavaliere e Piazza Franceschini, il Quartiere dello Sport, Chinatown, e un quartiere per gli Albanesi che si è esteso negli anni ’90, la Collina dell’ Anna con la sua salita costellata di villette, la frazione di Ferrofiume popolo con le sue cascine e fattorie, la zona industriale caratterizzata dai resti anneriti di Ground Zero, il quartiere ebraico con la sua sinagoga, il Parco Eternità dedicato alle vittime della Generazione Perduta, e la zona di Piccola Milano. Andando avanti con la storia esplorerete questi posti. Ora, però, dobbiamo zoomare su una casa abitata da una donna di circa trent’ anni che si sta facendo la doccia …

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La donna si stava rilassando, quella sera, dopo una giornata di lavoro, isolarsi dal mondo con la sola compagnia dello scrosciare dell’ acqua era proprio l’ ideale per lei. Finalmente poteva lasciarsi andare, dopo aver mantenuto in piedi il suo personaggio professionale. Aveva da poco iniziato un nuovo lavoro, una grande opportunità per lei, e voleva apparire al meglio.

Aveva chiuso la porta del bagno a chiave, e non si era accorta dell’ uomo che si era introdotto nella sua casa. Non si era fatto sentire. La nuova ondata di crimini non poteva che iniziare con un battesimo di sangue nell’ acqua.

La donna volgeva le spalle alla porta del bagno, mentre si lavava. La porta aveva i vetri oscurati. Ad un tratto la donna sobbalzò. Rumore di vetri rotti. Rivolse lo sguardo a una immagine confusa dall’ acqua che colava. Una mano si introduceva attraverso il vetro infranto e girava la chiave. La donna tenne il fiato sospeso, mentre sentiva il cuore galoppare, e il gelo avvolgerla come una tormenta. La porta venne aperta. L’ uomo era silenzioso. Spalancò con lentezza la porta, e la donna riuscì a vederlo, e mentre osservava la sua nudità si appiattiva contro la parete del bagno.

L’ uomo nudo appoggiò il palmo della sua mano contro il vetro della doccia. La donna chiuse gli occhi quando sentì arrivare un flash. Era stata fotografata? Vide che l’ uomo si abbassava, forse stava appoggiando al pavimento la macchina fotografica. La donna allungò le braccia, e premette contro l’ anta della doccia, per proteggersi e impedirgli di aprirla. Ma l’ uomo fece resistenza. La donna gemette. Doveva resistergli. Ad un tratto cacciò un urlo di terrore. Un’ ascia aveva trafitto il vetro, e l’ uomo si stava aprendo un varco nell’ anta. La donna sbiancò e arrancò all’ indietro, continuando a urlare, mentre l’ uomo si decise a entrare, e le premette una mano sulla bocca, con più dolcezza di quanto la donna si sarebbe mai aspettata. L’ uomo si avvicinò a lei, nudo. Le sfiorò i capelli, e le passò una mano sulla spalla destra e poi lungo il braccio per tentare di calmare i suoi tremori. Nell’ altra mano stringeva un’ ascia. La donna d’ istinto si buttò fuori, cercando di sfuggirgli. L’ uomo riprese in mano la macchina fotografica con uno slancio e l’ accecò con una serie di flash repentini. Ora la donna brancolava, confusa, con delle macchie nella visuale, che le impedivano di vedere bene. Cadde, intontita, come un sacco di patate, sotto al lavandino, rivolgendo uno sguardo pieno di orrore alla figura che si stagliava su di lei. L’ uomo sollevò il braccio armato, e carezzò con l’ altra mano la guancia della donna. E poi abbassò la lama.

Il taglio era più o meno superficiale, ma la attraversava per intero in verticale, dal fondo della gola fin sotto l’ ombelico. Nel frattempo l’ uomo non aveva detto una parola, e la guardava come un bambino annoiato avrebbe osservato una formica inerme. Le strinse i capelli con forza, Le tagliò la gola. Il gemito della donna sfrigolò nell’ aria, e il suono non riuscì a propagarsi. Il pavimento cominciò a riempirsi del suo sangue, e ben presto l’ acqua che fuoriusciva dalla doccia si incontrò con il liquido rosso cupo.

Lui la prese, sistemò il suo corpo, mettendolo seduto nella doccia, come in una macabra posa, facendo attenzione ad ogni particolare, cercando di spostare la testa a suo piacimento. Spaccò due frammenti affilati del vetro oscurato, e glieli infilò negli occhi. Le fece un altro squarcio, devastandole la mascella, e tutt’ intorno alla bocca, fino alle orecchie, dal taglio emersero tracce di tessuto e di osso, dipingendole un terrificante sorriso, rendendola irriconoscibile in volto.

L’ uomo riafferrò la macchina fotografica e fotografò la donna mentre stava morendo, in preda ad orribili spasmi. Il flash catturò il momento esatto del trapasso. Poi si dileguò, rivestendosi in un’ altra stanza e fece perdere le sue tracce nella notte.

2

1993

La signora Cercovici era la moglie di un uomo che non poteva fare a meno di farsi notare dovunque andasse, con i suoi monologhi drammatici sulla società in malora, la moglie di un uomo che spesso si ritirava nel suo laboratorio, e che ogni tanto esclamava trionfante « Eureka! » quando aveva completato un altro grande progetto per stravolgere la storia dell’ umanità. Un giorno, diceva lui, le nuove generazioni lo avrebbero studiato a scuola, come erede di Leonardo Da Vinci. Perchè lui era un inventore, un pioniere, viveva alla luce dell’ illuminazione della Lampadina delle Idee, e tutti gli altri non erano che meri ricevitori delle sue critiche, obiettivi del suo dito accusatore puntato contro. Perciò ci si sarebbe dovuto aspettare che un tale uomo non si sarebbe fatto accompagnare da una donna meno capace di lui, e per ovvi motivi, il signor Cercovici non avrebbe condiviso sè stesso con una donna dall’ intelletto superiore al suo. A dire il vero non aveva mai incontrato nessuno capace di andare oltre le sue capacità.

La signora Cercovici entrò in cantina, accese la luce, e spalancò la bocca. Diamine, aveva allagato la cantina! Presto, doveva trovare subito una scusa da raccontare a Sua Maestà Cercovici. La lavatrice aveva allagato la cantina! Un prodotto di quella società di incapaci non poteva che combinare pasticci come quello!

Audace Guglielmo Cercovici conosceva molto bene quello sguardo. La sua signora ne aveva combinata una. E naturalmente l’ arduo compito di risolvere il problema della giornata spettava al padrone di casa. Il signor Cercovici aprì la bocca e cominciò uno dei suoi monologhi:

« Mi chiedo perchè non ti ho lasciata sull’ altare quando era ora di pensarci bene, per la miseria! Possibile che non puoi fare le faccende di casa senza distruggere, danneggiare, rovinare ogni piccola e grande cosa che ti ho portato in casa con i soldi guadagnati col mio lavoro? Sei come quella donna della mitologia, disfi la notte quel che io costruisco di giorno! Animo, bambina mia! Mica ti farai buttare giù da un po’ di critica, guarda che io cerco di renderti una persona migliore, cerco di stimolarti un pochettino, ma ti sei guardata allo specchio stamattina? Sembri invecchiata di dieci anni dalla scorsa settimana! Avanti, vieni con me, andiamo a prendere qualcosa per togliere l’ acqua, e poi prendiamo la cassetta degli attrezzi, che ti faccio vedere io come si aggiustano le cose. Così, una volta, forse, che Dio ti aiuti, mi sorprenderai con un po’ di praticità, manualità, mi chiedo cosa mi passava per la testa il giorno in cui ho deciso di metter su famiglia proprio con te, piccola. Ti si deve stare appresso per ogni cosa!»

La donna non parlò. Il suo sguardo mostrava tutta la sua rassegnazione. Ammirava molto suo marito. Che cervello che aveva! Era una calamita per le idee, Dio le aveva conservate tutte per lui. Lei si era lasciata trasportare via dalla corrente, dalla sua impetuosità, che riempiva il suo vuoto interiore. Nella sua mente non c’ era spazio nemmeno per uno stuzzicadenti. Lui riempiva tutti gli spazi.

Al piano di sopra i due fratelli Cercovici, Sabele ed Enea, si confidavano sui loro affari privati:

« Non dovrebbe interessarti quello che pensano gli altri, Enea. Tutti vengono presi di mira dalle chiacchiere, prima o poi. Se gli altri credono che tu sia uno sfigato è un problema loro. Hai degli amici, abbiamo un padre che inventa cose mirabolanti. Un giorno i giornali se ne accorgeranno, si renderanno conto che papà è un personaggio scomodo perchè pensa fuori dal quadrato. E poi tu conti un sacco per me. Sei il mio fratellino. »

« Non sono tanto più piccolo di te. E poi ormai ho quasi sedici anni. Comunque, quello che pensa la gente conta molto per me. La vita ha senso solo se diventi qualcuno. Se la gente parla bene di te, avranno sempre ricordi positivi. Se sei il capo di un gruppetto di emarginati …la vita fa schifo. Ma su papà hai ragione, lui gliela farà vedere, a tutti quanti. Cambierà il mondo. »

« Tu sei già qualcuno, Enea. Lascia che le parole degli altri ti scivolino addosso. Se cominci a mostrare un po’ più di fiducia in te stesso, la gente lo noterà. E poi te l’ ho detto, la vita alle superiori è come quel che si sente in tv. Ogni giorno la storia cambia, le voci corrono di qua e di là. Siamo tutti sulla stessa barca. I tuoi dubbi, i tuoi problemi, sono sentimenti comuni a tutti gli altri studenti. »

Sabele si zittì, e rimase a meditare per qualche minuto. Stavano conversando dai loro letti, ai lati opposti della stanza, ed Enea lanciava una piccola palla contro il soffitto. Poi, Enea chiese

« Perchè non facciamo un giro? Voglio andare in motocicletta. Ci stai? »

« Mmm… veramente penso che andrò per i fatti miei. Voglio vedere se trovo qualcosa di bello da disegnare. Mi porto dietro il mio quaderno speciale. »

« Non me lo hai mai mostrato. Nascondi qualcosa? » gli sorrise Enea, e Sabele rispose « Io disegno per me stesso. Non ho bisogno di mostrarne i contenuti. »

Enea alzò le spalle « Come vuoi …se ti piace andartene in giro a disegnare paesaggi … »

« Non disegno paesaggi » replicò il fratello « Di solito sono persone. O animali. »

« Attento a non farti scoprire, allora! Magari qualcuno potrebbe reagire male … » ridacchiò Enea.

« Non è mai successo. Sono attento. » sorrise Sabele. Poi si alzò e cominciò a raccogliere gli occorrenti per il disegno, come le sue matite particolari.

« Non startene lì tutto il giorno a guardare il soffitto e a far sbattere quella palla. Trovati qualcosa di più stimolante da fare …e mi raccomando …sei già importante, e sei già qualcuno. Non dimenticarlo. » disse , poi si avviò verso la porta. Enea lo chiamò, e guardandolo negli occhi disse « Grazie »

Sabele alzò il pollice in segno di okay, e poi chiuse la porta. Poco dopo arrivò la madre a bussare.

« Entra »

« Enea …tuo padre vorrebbe che tu lo aiutassi con la lavatrice in cantina. Ho fatto proprio un bel pasticcio … »

Enea balzò in piedi, abbandonando la palla « D’ accordo »

« Allora, io intanto preparo la cena. Sabele non c’è? »

« E’ andato a disegnare in giro chissà dove. Ma credo che tornerà fra un’ ora. Non è mai mancato a cena. »

« Va bene …Enea, fammi un favore. Se un giorno ti sposerai, non trattare tua moglie come sta facendo tuo padre. Non riuscirei mai a dirglielo, ma se sapesse quanto ci sto male …» mormorò.

Enea si slanciò ad abbracciarla, sorprendendola « Ti dai sempre tanto da fare per noi. Non ti dimenticare che io e Sabele ti vogliamo bene. »

« Oh! Ma certo … » mormorò lei, a bocca aperta.

Enea si avviò verso la cantina, e si fermò sulla soglia, chiamando il padre, che gli rispose « Vieni di sotto, dai, così imparerai un po’ di cose. Mi sono sempre chiesto perchè non ti insegnano queste cose nelle vostre ridicole scuole. Non cambiano da secoli. Eppure la vera vita non la includono mai nei loro insulsi programmi scolastici. Poi uno esce con il suo bel diploma, e conosce tutto sui personaggi morti e la cultura. La società! Maledetta società, ricorda, figliolo, la società non ti vuole essere amica! Vuole mangiarti la vita, giorno dopo giorno …ma un giorno ci penseremo noi Cercovici a cambiare le cose. Col tempo vi insegnerò tutto ciò che so … »

Andò avanti così per tutto il tempo. Ben presto, la mente piena di preoccupazioni e dubbi sul suo status sociale di Enea venne invasa da una nuvola di parole, che avrebbe assorbito per intero. Enea non dubitava di suo padre. Sapeva esattamente chi era, che cosa voleva e che cosa era capace di fare. E non perdeva mai occasione di dimostrarlo.

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1993 ‒ Alto Verde, nei pressi di Oltreponte

Un bambino correva giocando con il suo aquilone, mentre i genitori erano ai tavoli da picnic sulla piattaforma. Tutto preso dalle fantasie del suo piccolo ingenuo mondo, si era allontanato parecchio, tenendo sempre lo sguardo verso l’ alto, apprezzando il rumore del vento che tirava. Si era addentrato nella zona dove c’ era l’ erba alta, lungo un sentiero di ghiaia.

Si fermò solo per qualche istante, a guardarsi indietro. I genitori mangiavano con amici di famiglia. L’ aquilone era più interessante. Si mise a correre, gustandosi quell’ inaspettata libertà di movimento.

Poi sentì un ronzio. Un calabrone gli passò vicino.

« Ah! Vai via! » esclamò il bambino, inorridito. Per lo spavento, perse la presa sul filo. Pur avendone paura, seguì con lo sguardo l’ insetto, e si rese conto che non riusciva più a vedere i tavoli. Forse la libertà non era poi una cosa tanto piacevole. Sarebbe stato molto più rassicurante giocare a ce l’ hai con l’ altro bambino, a pochi metri di distanza dai grandi. Ma quel bambino era antipatico. E ogni volta che uscivano con quegli amici doveva sorbirselo. Quel giorno non ci stava. Aveva scelto il giorno sbagliato per non starci.

Si rese conto di avere la mano che stringeva il filo libera. Fece saettare lo sguardo verso l’ alto, poi a destra e a sinistra, e poi davanti a sè. Verde ovunque. Nient’ altro in vista.

Si allungò sulla punta dei piedi, e scorse una macchia rossa su un albero isolato in mezzo all’ erba alta. L’ unico albero in circolazione. Accidenti a quel calabrone!

Si mise a correre, e raggiunse la zona dell’ albero, che distava una decina di metri. L’ aquilone era incastrato fra le foglie. Il bambino si guardò attorno, preoccupato. Come avrebbe potuto risolvere quel brutto guaio? Un grande avrebbe potuto dargli una mano. Ma forse era arrivata l’ ora di provare a fare da solo. Si sarebbe arrampicato, e avrebbe ricordato questo episodio negli anni a venire. Se solo ci fossero stati tutti quegli anni futuri, per tornare con la mente a quel giorno. Se solo.

Qualcosa lo spinse per terra, facendogli cacciare un urlo di sorpresa, spavento e dolore tutto misto assieme. Due mani strinsero il suo collo, e i suoi occhi si dilatarono. Un ragazzo lo guardava come un lupo affamato, come uno di quei documentari che gli faceva vedere il padre, mentre la madre si lamentava con lui, che era troppo piccolo per guardare gli animali mangiarsi e rincorrersi.

Quella non era la sua immaginazione, non accadeva in uno schermo tv. Quella era la realtà, e quel ragazzo era il predatore.

Il bambino agitò le mani e gli sbattè le dita sulla faccia, cercando di arrivare agli occhi. E poi si sentì sollevare per le spalle e venne fatto cadere a un metro di distanza. Il ragazzo agli occhi del bambino si era tramutato in un felino che si avvicinava a quattro zampe, e gli occhi ricordavano quelli di un’ aquila. Il bambino si fece forza e si sollevò in piedi. Il ragazzo predatore strisciava nell’ erba. Il bambino raggiunse l’ albero, e spinto dal desiderio di sopravvivenza, cominciò ad arrampicarsi.

Il ragazzo balzò in piedi con un sorriso che andava da un orecchio all’ altro e si aggrappò al tronco, venendogli dietro.

Il bambino strillò « Che cosa vuoi da me? Vai via! » e per tutta risposta il ragazzo scoppiò a ridere, facendogli venire la pelle d’ oca.

Il ragazzo famelico allungò un braccio e strinse la caviglia del bambino, cercando di trascinarlo giù, ma il piccolo si stringeva con tutta la sua forza a un ramo.

Riuscì a liberarsi e salì ancora più in alto. Cominciava a sentire le vertigini, ma nulla importava più della paura. Doveva provare a sopravvivere a ogni costo.

Allora il ragazzo si spostò e andò a raccogliere l’ aquilone, sotto gli occhi del bambino che tremava e piagnucolava senza nemmeno rendersene conto.

Il bambino vide il ragazzo voltarsi e sorridere con malignità. Si avventò su di lui stringendo il filo fra le mani.

Il ragazzo maligno ebbe modo di contemplare il bambino che pendeva da un ramo con il collo stretto dal filo che si agitava e si dimenava. Nel frattempo lui disegnava, ritraeva la morte che stava nascendo attraverso quel processo di soffocamento. Rimase a ritrarlo fino agli ultimi spasimi. E poi si dileguò. Passarono altri dieci minuti prima che i genitori si allarmassero, rendendosi conto che il loro bambino non tornava più indietro. Altre due ore trascorsero prima del macabro ritrovamento.

CAPITOLO 2 ‒ Ferrofiume non è posto per volersi bene

1993

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Marzo, tempo di fiere a Ferrofiume : Piazza Giostre diventa un Luna Park, e Piazza Fiere in zona La Tartufara ospita bancarelle e cibo a volontà. Molta gente viene attirata dagli svaghi, dopo un lungo e sonnolento inverno. Quel febbraio era stato però particolare: la paura cresceva, fra gli abitanti e i genitori del posto, perchè dopo il bambino appeso a un ramo con un filo per aquiloni i ritrovamenti si erano fatti numerosi. Piazza Giostre era situata presso il Molo, e la si poteva raggiungere attraverso il Viale Vistafiume. Il Luna Park attirava però anche i giovani peggiori, i famigerati bulli del posto, e se si associa questo fatto a una coppia di ragazzini maschi che si vogliono bene, allora il pestaggio è assicurato … 

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Perseo Fondo, un mingherlino di quindici anni, con i lunghi capelli castani coperti da un cappuccio, spiegava, con occhioni da cerbiatto alla luce dei fari di un’ auto, alla polizia, che gli amici di Bruno Pellocarmine li avevano sfidati al pungiball, e il suo amico intimo aveva vinto. Lui ci sapeva fare, mentre Perseo invece non capiva neanche come ci era riuscito.

« Mi dica, agente, è sbagliato volersi bene fra maschi? » mormorò Perseo. Il poliziotto con il quale parlava aveva trovato, poche settimane prima, il corpo del bambino impiccato. Era in grado di comprendere affetto e intimità fra due maschi, ma non poteva credere che si sarebbe trovato un giorno davanti uno di quelli …un finocchio di quindici anni. Sotto il cappuccio nascondeva i capelli lunghi, pensava il poliziotto, sì, perchè vuole giocare a fare la femmina. Non c’ era niente di macho, niente della pura essenza maschile in quel ragazzino.

« Ricominciamo dall’ inizio » propose il collega del poliziotto « Vi siete allontanati assieme da Piazza Giostre e vi siete diretti di sotto in zona molo. Ma non vi siete fermati. Siete andati oltre, se rammento bene. »

« Ci siamo allontanati per nasconderci! Perchè questa città è piena di imbecilli! Ormai sono tutti sospettosi …quando ci vedono assieme …mi sento gli occhi puntati addosso …ma non stavamo facendo nulla di male! State facendo parlare quei ragazzi? Lo hanno picchiato, io ero lì, ho visto cosa gli hanno fatto! »

« Che direzione avete preso esattamente? »

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In un’ altra stanza adibita agli interrogatori, altri due agenti erano stati incaricati di far cantare uno di quei ragazzacci, separatamente, per poi confrontare quanto sarebbe trapelato. Avevano fra i diciassette e i diciotto anni, e solo uno aveva fra i quindici e i sedici anni, e quello era Tommy Timoteo Furia. Bruno Pellocarmine era un uomo fatto, ed era un osso duro. Sorrideva senza mostrare i denti, quel volpone. Non l’ avevano convinto a togliersi il cappello. La visiera gli faceva ombra sugli occhi. Aurelio Capinero era un bullo cresciuto dai genitori della zona bene di Ferrofiume. Un bullo alla moda, con i migliori vestiti firmati addosso e una faccia da modello, e un ciuffetto alla Elvis Presley. Fosco Chiavelli se la sarebbe vista brutta in casa, con quel padre sempre pronto a scavalcare chiunque pur di far carriera, fissava i poliziotti con sguardo truce, la mente ribollente di rancore. Una mina vagante in carica. Alano (come faceva di soprannome ) a momenti non passava per la porta, talmente era alto. Lo sguardo era quello solito: imbronciato. Tommy Timoteo era quello annoiato, che si guardava intorno cercando qualche distrazione. Era grande e grosso e riempiva tutta la sedia. I poliziotti avevano puntato le loro speranze sull’ imbecille della compagnia: Renato Valieri, un palestrato con una capigliatura anni ’60 che ripeteva l’ anno scolastico per la seconda volta. Non era mai stato particolarmente brillante in qualcosa, se non nel fare esercizi, e non sarebbe andato molto lontano, se avesse deciso di varcare i confini della sua città natale.

« Dall’ inizio, avanti » disse il poliziotto. Renato rispose « Non volevamo pestarlo in quel modo. Cioè, prima del pungiball volevamo solo prenderlo un po’ in giro, perchè, cavolo, quello è un finocchio, no? Ci sta. Ma poi ha vinto. Non potevamo permettergli di andare a vantarsi con gli altri cretinetti. Abbiamo una reputazione « poi continuò « Però noi abbiamo fatto anche qualcosa di buono …cioè, più o meno, insomma, io avevo cercato di salvarlo, ma … »

« Salvare chi? Di cosa diamine stai parlando? »

« Il ragazzo aggredito sotto al ponte. Gli altri non ve l’ hanno detto? C’ era quel killer che aggredisce le persone, proprio là, in fondo al Viale Riva Amorosa. »

« E’ così che voi ragazzi chiamate quella stradina che passa affianco al fiume? »

« Sì, perchè lì ci portiamo le ragazze » poi si incupì, e un’ espressione più o meno rabbiosa ( in realtà non era capace di esprimere la rabbia ) si dipinse sul suo volto « Ma quei ragazzini finocchi stavano per infangare la reputazione della zona … »

« Non stai dicendo la verità. Non c’ era il killer sotto il ponte. Avevate un conto in sospeso con la vittima? »

« Cazzo, sì che c’ era, agente! Non potrei scordarmelo, quello era una bestia! Guardi che non sto dicendo cazzate, signore. »

« Esprimiti in modo educato, avanti! » lo rimproverò l’ altro agente « Siete in un mare di guai se c’ entrate qualcosa con la macabra aggressione sotto il ponte! »

« Noi apprezziamo l’ onestà prima di tutto, Renato. »

« Pensi di essere dalla parte del giusto? Perseguitare un ragazzino confuso ti pare il modo giusto di approcciarsi alla situazione? »

« Non mentire, ragazzo. Avete ucciso il ragazzo ritrovato oggi pomeriggio sotto al ponte? Hai partecipato o hai solo assistito senza fare un cazzo? »

« Porca troia, ho cercato di salvarlo, agenti! Non abbiamo ucciso nessuno! »

« Eppure eravate in vena di vendette, non è così ? Non vi andava giù di perdere al pungiball e di sprecare i vostri soldi. »

« Questo sì, ma … » Renato chiuse la bocca di scatto, costringendosi a pensare, solo per una volta, prima di parlare. Il suo sguardo saettava da un agente all’ altro.

« Devi dircelo, Renato. Dobbiamo sapere. »

« Abbiamo picchiato il finocchio. Non abbiamo ucciso il ragazzo sotto al ponte. Non avevamo nulla contro di lui. Anzi, a me stava simpatico. Ci siamo spaventati, a vedere quella scena. Abbiamo visto il killer … »

« Cosa faceva il killer? Che aspetto aveva? » secondo gli agenti poteva benissimo trattarsi di una scusa, un escamotage. Tirare fuori il killer che terrorizzava la zona di recente per coprire una resa dei conti finita male.

« A un certo punto si è messo a scrivere …o a disegnare, non si capiva molto bene. Il ragazzo era lì a rantolare, e quello lo fissava e poi con lo sguardo fissava la pagina. Quando ci siamo arresi sembrava non rendersi conto della nostra presenza. Ma mi ha soffiato addosso, come un gatto infuriato, quando ho afferrato la vittima. »

E poi la realtà cominciò a prendere piede nell’ animo torturato dalla confusione di quel ragazzo imbecille, una cosa più grande di lui « Accidenti …ho assistito a un omicidio, vero? » le lacrime sgorgavano da due occhi che ora assomigliavano tanto a quelli di Perseo Fondo.

« Era ridotto in condizioni terribili. Agente, lo giuro, siamo innocenti. Siamo fuggiti, avevamo paura di fare la stessa fine … »

Si coprì la faccia con le mani « Cazzo, lo vedo dappertutto, in ogni momento! Il volto della vittima, la faccia era distrutta, era pieno di tagli! Dovete fermare quel folle! O non riuscirò più a uscire di casa, accidenti! »

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I due poliziotti che interrogavano Tommy Timoteo erano stati chiamati in corridoio da altri due agenti. Avevano chiuso la porta, e parlando a bassa voce, avevano discusso di alcune domande da rivolgere al ragazzo annoiato. Tommy Timoteo era impaziente di andarsene, e rivolgeva lo sguardo alla porta. Dopo qualche minuto, i due agenti rientrarono nella stanza e l’ interrogatorio riprese, ma l’ argomento richiesto cambiò completamente.

« Dimmi un po’, è vero che non eravate soli, là sotto al ponte? Intendo dire, oltre ai tuoi amici e ai due ragazzini c’ era anche …un ragazzo ferito? »

Gli occhi di Tommy Timoteo si illuminarono. L’ altro agente chiese « Avete visto il killer sotto al ponte? L’ avete colto sul fatto? »

« Ah …è di questo che parliamo. Sì, abbiamo visto quella scena. Abbiamo cercato di aiutarlo, sa. Ci verrà riconosciuto questo? Non siamo cattivi, sa. »

« Sicuro. Non siete affatto dei balordi. Avete pestato un ragazzino. Ora è ricoverato in ospedale. Come ti senti a riguardo? Soddisfatto? »

« Come ti senti a riguardo? » ridacchiò Tommy « Non sono mica da uno strizzacervelli qui »

« E’ vero, ma se un giorno finirai al riformatorio, in una di quelle comunità per squinternati e poveracci, prima o poi qualcuno ti strizzerà qualcos’ altro. »

« Ehi, ehi. Piano con le parole. Non ci metto niente a denunciarvi. State abusando di un minorenne. »

« Lasciamo perdere il riformatorio e parliamo di quello che avete visto sotto al ponte, vuoi? »

« Quel tizio disegnava il ragazzo mentre moriva. Renato ha cercato di tirarlo via da lì, ma quello tirava dalla sua parte, e non lasciava la presa. »

« Sapresti descrivermi il killer? »

« Si era messo all’ ombra. Era pomeriggio tardi, non si vedeva molto. Si vedeva la sagoma di una matita però, e una specie di quaderno, o forse erano solo fogli tenuti assieme … »

« E il ragazzo ferito che aspetto aveva? C’ erano segni di tagli per caso? »

« Il ragazzo è morto. E quello stava lì a disegnarlo. Che scena, avrei voluto fargli una foto. Non è una cosa che si vede tutti i giorni, sapete. »

« Descrivici la vittima, dai. »

« La faccia sembrava uno di quegli schemi, di quando si gioca a tris, aveva tagli dappertutto. Un buco qui » si indicò un punto sotto il pomo d’ Adamo « Proprio al centro della gola. Colava tutto il sangue. »

« Quindi il killer c’ era veramente. Puoi confermarlo … »

« Cosa sta succedendo? Pensate che saremmo capaci di conciare a quel modo un povero ragazzo?»

« Ti devo ricordare che il ragazzino che perseguitate si trova all’ ospedale, per caso? »

« Sì, ma quello è andato giù con facilità, voglio dire, era solo un pestaggio. Niente di che. Non ci siamo neanche impegnati tanto. Quella scena era tutt’ altra cosa, mi spiego? Noi non siamo così crudeli. »

« E come vi definite, sentiamo? Non capite che quei ragazzini sono confusi? Se vi foste trovati nei loro panni? »

« Giammai! Non è una cosa normale, è inaccettabile! »

« Però loro non fanno del male a nessuno, su questo sei d’ accordo con noi, vero? Che motivo ci sarebbe di perseguitarli? »

Tommy Timoteo volse lo sguardo lontano dagli occhi dell’ agente, sbuffando.

« Confermi la presenza del killer? »

« Sì, confermo. Soddisfatti? »

« Confermi anche la vostra fuga gambe in spalla? Vigliacchi. Non ci pensate due volte a malmenare un ragazzino, però di fronte a un’ aggressione ve la battete di corsa. Perché non avete dato l’ allarme? Perché non avete bloccato l’ aggressore? »

« Ci tengo alla mia vita, sa. Se non fossimo fuggiti, adesso stareste indagando su una strage. Sono convinto che ci avrebbe ammazzati tutti quanti. E poi nessuno ci avrebbe dato ascolto. C’ era una riunione di quegli strampalati felici e contenti, sa, quelli che vanno dietro a quello strambo tizio, il signor Cercovici. Quelli non danno retta a nessuno.»

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Perseo Fondo aveva atteso il ritorno degli agenti, che si erano riuniti per confrontare le ammissioni dei ragazzacci con la sua. Si guardava intorno con nervosismo, cercando, senza rendersene veramente conto, di nascondersi, di farsi più piccolo di quel che già era. Avevano avvisato suo padre, che stava accorrendo a recuperarlo alla centrale di polizia. Temeva che avrebbe dovuto spiegare il motivo, il reale motivo, per il quale quei ragazzi più grandi lo perseguitavano. Si chiedeva se ne sarebbe stato capace, di ammetterlo. Quella cosa che fino a poco tempo prima non riusciva ad ammettere nemmeno a sé stesso. Non l’ aveva detto nemmeno a sua madre.

Non avrebbero capito. Quei tempi non ammettevano situazioni del genere. E forse non sarebbero mai stati accettati pienamente.

Le sue riflessioni vennero interrotte dal ritorno degli agenti.

« Allora, adesso devi avere tanta pazienza, ragazzino, e raccontarci di nuovo tutto dal principio. »

Perseo emise un lungo sospiro, e con il labbro tremante riprese a raccontare …

Perseo e il suo amico intimo si stavano dirigendo all’ uscita di Piazza Giostre, e si accingevano ad attraversare le strisce pedonali per dirigersi verso la zona del Molo. Per ovvi motivi non provavano neanche a farsi vedere mano nella mano, non si poteva fare se non si era assolutamente sicuri di trovarsi in un luogo isolato. Non si erano resi conto di essere osservati dagli occhi dei ragazzi che avevano sconfitto al tiro a segno.

Si diressero giù per la discesa di ghiaia e invece di svoltare a sinistra in direzione del Molo continuarono ad andare avanti, introducendosi nel Viale Riva Amorosa, un nome che ufficialmente non esisteva, per quella stradina di ghiaia che passava proprio accanto al corso d’ acqua e si estendeva per intero al di sotto del Viale Vistafiume.

« Ecco. Fondo ha messo il braccio attorno alla sua spalla. Quel fottuto finocchio del cazzo sporcherà il posto dove i ragazzi veri portano le loro ragazze. » sibilò con disgusto Bruno Pellocarmine.

« Che cosa facciamo adesso? Li seguiamo? » chiese Aurelio.

« Prima osserviamo un po’ la situazione. C’è tanta gente seduta sui gradini, e a fare picnic sull’ erba. » replicò Fosco Chiavelli, che era il secondo nella gerarchia di quel gruppo.

« Tutto bene? » chiese Perseo al suo amico, vedendolo pensieroso e con una nota di tristezza in volto. L’ altro gli rispose « A scuola stanno cominciando a capire …mi sono ritrovato un biglietto orribile nello zaino. »

« Fammi vedere, ti va? Ce l’ hai con te? »

« Sì …volevo appunto mostrartelo …guarda che roba … »

Perseo lesse SE SCOPRIAMO CHI E’ IL KILLER, CHIAMO MIO CUGINO E LUI LO MANDERA’ DA TE e anche VIEN DI NOTTE E TI TAGLIA PROPRIO LI’, VIEN DI NOTTE E TI EVIRA, STRAMBOIDE.

« Sono solo parole, provocazioni, non vanno prese sul serio » commentò Perseo.

« E invece io mi sono rotto le scatole. Volevo parlarti di questo …secondo te è arrivato il momento di andare a far denuncia? »

« Ma poi scoprirebbero …e poi ci andrei di mezzo io …secondo me è meglio se eviti. Peggioreresti soltanto la situazione. »

« Ma i miei genitori già lo sanno …sanno che sono …hai capito … »

« I miei no! E non intendo dirglielo ancora per qualche anno. Per favore, non coinvolgermi. »

Si fermarono a guardarsi negli occhi « Come preferisci …ma non resisterò ancora per molto. Ma non farei mai il tuo nome. »

E poi il loro sguardo cominciò a esprimere interesse reciproco, attrazione, e il resto del mondo si annebbiava, almeno a livello psicologico, e i loro volti si avvicinarono …

« Ehi, froci del cazzo, siamo tornati a conciarvi per le feste! » tuonò la voce di Alano, campione della squadra di atletica locale. I due ragazzini si voltarono, sorpresi sul fatto.

Erano arrivati tutti assieme, l’ imperscrutabile Bruno, il palestrato Renato, Tommy Timoteo che aveva la stessa stazza di Frankenstein, il gigante e spilungone Alano, il bullo chic Aurelio e la mina vagante Fosco. Tommy si lanciò ad afferrare l’ amico intimo di Perseo, e Aurelio invece decise di tener fermo Perseo.

« Vi stavate per baciare? Non siete proprio normali, voi due. Siete una vergogna, fate schifo a tutti quanti. » pronunciò Bruno.

« Adesso vi daremo una bella lezione, una di quelle che non dimenticherete! Comincia il pestaggio! » annunciò Fosco.

« NO! » esclamò Perseo, prima che Aurelio gli coprisse la bocca con una mano.

« Guardalo bene, il tuo fidanzatino. Fra pochi minuti verrai conciato allo stesso modo. » sibilò Aurelio.

« Lasciatemi andare! Vi denuncerò tutti quanti! » esclamò l’ amico di Perseo.

« Provaci, e ti perseguiteremo ancora di più! Non puoi fermarci! » esclamò di rimando Tommy Timoteo.

E poi si avventarono su di lui, picchiando e calciando, fino a quando non si accasciò a terra. Bruno non partecipò, ma rimase a osservare col sorriso.

Perseo non poteva fare a meno di piangere e singhiozzare « Lasciatelo stare! Non facciamo niente di male!

Bruno stava per rispondere, quando ad un tratto, sotto la visiera del suo cappello, cambiò espressione e perse un po’ di colorito.

Il suo sguardo si era spostato sotto al ponte, a una quindicina di metri di distanza. Qualcuno aveva urlato. Nel trambusto di pugni e calci, quasi nessuno degli altri aveva sentito. Ma Fosco si fermò all’ improvviso. L’ amico di Perseo si accasciò al terreno, e anche gli altri smisero di picchiarlo.

Perseo guardava a bocca aperta l’ amico che perdeva i sensi. Aurelio lo lasciò andare, e lui gli corse appresso urlando il suo nome.

« Non è da solo » osservò Fosco a voce bassa.

« Andiamo a vedere » decise Bruno per tutti.

Renato, il più imbecille fra loro, si avviò per primo, mentre gli altri lo seguivano lasciando un metro di distanza.

« Sono seduti? Che cazzo sta succedendo, quello a destra sembra ferito …» disse Aurelio.

« Mi sembra che uno stia scrivendo qualcosa, e sta fissando quell’ altro …» osservò Bruno.

Quando si avvicinarono abbastanza da vedere con chiarezza, sebbene il tizio a sinistra fosse oscurato dall’ ombra, videro i tagli sulla faccia del tizio a destra. Non era seduto, era accasciato a terra con la schiena alla parete, e la testa era piegata in modo strano. A quel punto solo Renato avanzò ancora.

L’ imbecille toccò la spalla del ragazzo ferito, e si rese conto che respirava ancora. Cercò di smuoverlo e lo tirò verso di sè per un braccio. L’ altro tizio lasciò a terra i fogli e tirò dall’ altra parte, soffiando come un gatto imbizzarrito. Renato arretrò. Il tizio disegnatore, perchè quello era ciò che faceva, ricominciò a usare la matita, come se nulla di tutto quello fosse successo.

Alano afferrò l’ imbecille per la spalla, facendolo sobbalzare « Andiamo via, e vedi di muoverti » sussurrò.

Cominciarono a battersela. Tommy Timoteo si fermò per un istante a guardare Perseo che cercava di soccorrere il suo amico.

« Finocchio, è meglio che te ne vai, e alla svelta. Il killer sta uccidendo una persona sotto al ponte. Porta via anche il tuo amico … »

Perseo alzò lo sguardo, fissandolo a bocca aperta, allarmato e confuso da quella frase.

Tommy si abbassò « Ti aiuto a sollevarlo. »

« Come hai detto? » mormorò Perseo, ma poi collaborò con lui per sollevare il suo amico, e cominciarono a camminare velocemente.

Ma arrivati ai piedi della salita di ghiaia, Tommy lo appoggiò delicatamente al suolo.         « Dai l’ allarme. Qualcuno ti darà una mano. Ma se parli di noi sei fottuto. Ricordatelo. »

« Sono corso fra la gente a chiedere aiuto. Qualcuno dai gradini del molo si è voltato, ma nessuno di quelli che facevano picnic sull’ erba mi diede ascolto. Mi sono sentito un fantasma. Sembrava proprio che non mi sentissero. Loro erano lì che se la ridevano beati, mentre io sembravo un disperato. E’ stata un’ esperienza sconcertante. Alla fine ho convinto qualcuno ai gradini ad aiutarmi con il mio amico. »

Qualche istante dopo, un altro agente bussò alla porta, e annunciò « E’ arrivato il padre del ragazzino. Possiamo farlo entrare? »

« Ancora qualche istante, Maurizio » poi chiese a Perseo « Quindi tu non hai effettivamente visto il killer … »

« Ho portato un tizio in fondo al Viale …ci siamo avvicinati alla zona del ponte …c’ era solo la vittima. Ma ho colto sincerità nelle parole di Timoteo. E poi quei balordi se la sono data a gambe più in fretta che mai. Sono sicuro che lo hanno visto per davvero. »

Poco dopo, il padre di Perseo Fondo venne fatto accomodare. Gli venne spiegato dai due agenti che suo figlio e il suo migliore amico ( anche se Perseo non condivideva questa affermazione ) subivano una vera e propria persecuzione da parte di alcuni ragazzi più grandi. Il padre chiese il motivo. Gli agenti guardarono Perseo, chiedendosi se lo avrebbe ammesso.

Lui annuì « Papà, credo che sia arrivato il momento che tu lo sappia. »

« Cosa dovrei sapere, scusa? Hai fatto qualche torto a quei ragazzi? Che cosa sta succedendo? »
« Non accettano quello che provo. »

« Cosa vorresti dire con questo? »

« Mi piacciono i maschi. Quello che hanno pestato non è il mio migliore amico. E’ il mio ragazzo, capisci? »

« Ma cosa stai dicendo? » chiese il padre, sconcertato.

« Non ho scelto io. E’ successo. »

« Io penso solo che tu hai tanta confusione in testa. »

« Non sono confuso. Sono nato così. Devi accettarlo. »

« Non dire stupidaggini, figliolo. Tu non sai chi sei e che cosa vuoi. Sei troppo giovane. »

Gli carezzò i capelli con la mano, togliendogli il cappuccio « Domani andiamo dal barbiere e ti faccio tagliare questi capelli. Sono troppo lunghi. » Perseo sospirò.

 

 





Quando i sogni profetici diventano veri

18 06 2018

Oggi noi di civiltascomparse vi presentiamo un trafelato aggiornamento del sincrostudioso Goro Adachi a proposito del terremoto a Osaka in Giappone:

https://www.supertorchritual.com/when-prophetic-dream-comes-true/

Ci dilettiamo un po’ con i “poteri psi” qui su Super Torch Ritual (non ancora nello spazio pubblico del sito) e abbiamo appena avuto un drammatica “botta predittiva” basata su un sogno profetico: un terremoto letale che ha colpito Osaka in Giappone. Normalmente qui non si parla di sogni ma nove giorni fa ne ho avuto uno da me percepito come “guidato da poteri psi” e probabilmente profetico, e ho deciso di parlarne. Oggi ci siamo accorti che quel sogno era davvero profetico.

Qui una mia breve nota nella sezione premium di STR postata il 9 giugno:

Mi sono svegliato questa mattina dopo aver fatto un breve sogno su un terremoto devastante che colpiva Osaka in Giappone (una città non proprio conosciuta per i suoi terremoti). Non so come interpretarlo ma ho pensato comunque di menzionarlo, nel caso potesse diventare utile.

Potete andare sullo spazio della nota, che ho reso pubblico per l’occasione.

Nove giorni dopo (oggi 18 giugno), un terremoto letale ha colpito Osaka in Giappone.

Così un membro di STR ha già commentato il post: “Se questa non è una prova che dimostra la psi, non so cosa possa essere. Fantastico!”

Questo è stato davvero un caso misteriosamente chiaro di un sogno profetico ben specifico che si realizzava inconfondibilmente solo pochi giorni dopo, dimostrando innegabilmente la realtà del psi (funzionamento psichico). E questo non resterà un incidente isolato. Pensate a questo più come a un inizio delle cose che verranno…
Ecco un altra nota di STR scritta e pubblicata solo poche ore dopo il sogno profetico discutendo la rilevanza dei poteri psi:
“Il problema dei poteri psi è fondamentalmente rilevante per le cose multicontestuali che normalmente abbiamo discusso qui su STR. Senza prendere in considerazione il psi, tutte le “coincidenze” sconcertanti che vediamo intorno a noi sarebbero inevitabilmente considerate solo il risultato di grandi cospirazioni orchestrate coscientemente da un gruppo satanico. Facile da capire, non richiede molte riflessioni ed è terribilmente fuori luogo. Le cospirazioni sono ovviamente ovunque, si tratta di un aspetto della natura umana, ma non si può semplicemente usarle pigramente per spiegare ogni cosa insolita al mondo. Tenendo presente i “poteri psi” [ma come si può tradurre in modo soddisfacente e credibile in italiano questa sigla?!], le cose non sono così semplici. Se c’è una “forza” “paranormale”che influenza la realtà da sotto la superficie di ciò che possiamo percepire, proprio come il regno sub / inconscio della consapevolezza lo fa nei confronti della mente cosciente – che non è realmente separata dal nostro essere centrale – allora è un intero gioco diverso con un insieme di regole completamente diverse (e sconosciute). Qui a Super Torch Ritual facciamo meglio di molti altri a interpretare gli eventi sincronici in parte perché prestiamo molta attenzione e prendiamo in considerazione il “fattore psi”[“fattore psichico”]  nella realtà e sappiamo un po ‘di più sulle sue “regole” nascoste. Quindi sì, lo psi [psiche collettiva] non è solo rilevante, ma fondamentale per comprendere lo stato multicontestuale / intertemporale della nostra esistenza. E presto lo spingeremo oltre i normali confini della realtà…”
Le placche tettoniche della Realtà stessa stanno iniziando a cambiare … Come sopra, così in basso; come dentro, così fuori. La Forza si risveglia.




L’ incomprensibile mondo degli afantasiaci. Sei uno di loro?

30 05 2018

Risultato immagine per aphantasia

Visualizza immagine di origineSe queste immagini ti fanno sentire confuso, ti sei mai chiesto perché? Perché fai quello che fai nel modo in cui lo fai?

GLI AFANTASIACI :

  • Non visualizzano nessun tipo di immagine mentale con l’ ” occhio della mente”
  • Molti di loro non sognano la notte, ma la maggior parte sì. Ma non si rendono conto di cosa voglia dire esattamente ” daydreaming – sognare a occhi aperti “.
  • Non sono soggetti a distrazioni, sono più capaci di concentrazione e non soffrono di ansia.
  • Non visualizzano la storia istante per istante durante la lettura di un libro.
  • Alcuni di loro non ricordano le facce. Se il loro parente più stretto dovesse sparire e gli venisse chiesto loro di creare un identikit visivo non saprebbero farlo. Necessitano di foto e filmati per ” rivedere ” il passato.
  • Hanno ricordi di altro tipo, usando altri sensi, ma non possono richiamare scenari del passato.
  • Perfettamente funzionali, non si rendono conto della loro condizione fino all’ età adulta. La condizione stessa è stata scoperta solo qualche anno fa.
  • Quando si rendono conto della loro diversità si sentono molto spaesati, e pensano di essere circondati da gente con superpoteri. 
  • Spesso hanno problemi di orientamento, con le mappe e cose del genere. Trovare l’ auto parcheggiata fra le tante altre richiede un grande sforzo.
  • Non capiscono l’ interesse per la fantasia, e sono generalmente più tendenti allo scetticismo e al realismo assoluto.

I SUPER FANTASIACI:

  • Hanno immagini mentali paragonabili alla realtà, spesso anche più nitide dei sogni notturni. Possono manipolare queste immagini e visualizzarle a 360 gradi da tutti i punti di vista.
  • Questa abilità quotidiana funziona meglio a occhi aperti, e non richiede alcuno sforzo, è assolutamente spontanea.
  • Possono soffrire di ansia perché le immagini mentali sono come tatuate ed è difficile staccarsele di dosso.
  • Potrebbero visualizzare una loro giornata tipo rimanendo a pensare nel letto.
  • Ricordano le facce persino degli sconosciuti visti una volta nella vita. Rammentano più particolari delle persone nella media.
  • Possono applicare tutti i sensi nella loro immaginazione.
  • Probabilmente sono soggetti a episodi di sinestesia, per esempio sprazzi di colore ( della durata di un istante ) in reazione a suoni o altro.

Mi chiedo, essendo io appartenente alla media , e probabilmente un poco più su della media, quali siano le implicazioni per queste persone a riguardo della coscienza umana, a riguardo della loro spiritualità, che probabilmente è in loro assente e abbastanza incomprensibile, da qui forse deriva la concezione della matematica e del tempo come costrutti di invenzione umana, e si può dedurre quindi che l’ ateismo è stato inizialmente concepito da un afantasiaco?

Dilemmi che per ora non hanno risposta. Però sarebbe molto interessante confrontarsi con queste persone e capire che concezione hanno dei concetti astratti e meno legati alla realtà ” nuda e cruda ” della vita …

L’ umanità non si è accorta fino al 2010 di questa sindrome? Ringraziate gli scienziati che derisero l’esperto in cerca di prove e pareri dai suoi colleghi , che lo derisero dicendo che la ” visualizzazione mentale non esiste ” !!!!!

da Wikipedia:
To my astonishment, I found that the great majority of the men of science to whom I first applied, protested that mental imagery was unknown to them, and they looked on me as fanciful and fantastic in supposing that the words ‘mental imagery’ really expressed what I believed everybody supposed them to mean.
Per la mia meraviglia, scoprii che la maggioranza degli uomini di scienza ai quali mi sono rivolto ( 1880 ) inizialmente per verificare questa sindrome protestarono che la visualizzazione era a loro assolutamente sconosciuta, argomento allucinatorio e di fantasia era supporre che la visualizzazione mentale fosse realmente quello che la gente supponeva di possedere.

 

  

 





Diffidate di qualsivoglia interpretazione onirica e considerate invece questo (della serie – un cactus non è un tridente o una croce – trattasi di cactus ;) )

13 10 2017

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Ogni volta che leggo di discussioni a scopo interpretativo dei sogni metaforicamente sbatto la testa contro un muro perchè la gente non si rende conto di scrivere interpretazioni che NON hanno senso logico. Ci sono quelli che vanno a cercare i significati più astrusi e SCONNESSI e poi ci sono gli altri balordi che minimizzano e ridicolizzano tutto, facendo tanti giri di parole per dirti che le emozioni che scaturiscono dai tuoi sogni sono banali e poco interessanti senza rendersi conto dell’ egoismo e della noncuranza che scaturisce dalle loro frasi. I sogni, amici miei, sono le cose più misteriose e mistiche che ci appartengono e dovrebbero essere studiati a fondo ma senza quelle ridicole interpretazioni che gli attribuiamo. Ci sono diverse categorie di sogni, e alcuni possono riguardare sì le nostre paure e la nostra interiorità, ma altri invece sembrano una finestra su altre realtà e sottolineo realtà, e non centrano nulla con il nostro essere.

CATEGORIE DI SOGNI:

  •  SOGNO LA PAURA: sono connessi alle nostre paure interiori ma non si celano dietro a chissà quale simbologia. Sono molto diretti. Sono sogni dove morite o affrontate un pericolo.
  • SOGNO MESSAGGERO : di solito centra un parente scomparso che riappare in sogno, quando questo succede, anche se si accompagna a persone vive, si tratta di qualcosa che vogliono farvi sapere. E’ l’ unico modo che hanno per comunicarvi qualcosa.
  • SOGNO MULTIVERSO: e se i sogni aprissero finestre su un’ altra realtà? Che esiste, certamente esiste, ma in un luogo irraggiungibile che rappresenta un universo parallelo? Quando nei sogni le cose sembrano stranamente simili ma allo stesso tempo diverse probabilmente siete riusciti ad aprire una finestra su un universo parallelo. Se ci pensate spesso i sogni ci mostrano versioni e scelte alternative rispetto alla nostra realtà e ci sono esperti scienziati che si sono dedicati allo studio della fase REM che sono aperti a questa eventualità e ipotizzano un trasferimento di percezioni e dati fra due individui di due universi differenti – https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwi32uOVie7WAhVLVxQKHRqQBQ0QFggwMAE&url=https%3A%2F%2Fwww.psychologytoday.com%2Fblog%2Fdream-catcher%2F201407%2Fdreams-and-the-many-worlds-interpretation-quantum-physics&usg=AOvVaw0omISO4EaeQaXarRKZfThv
  • SOGNO PREMONITORE: per esempio sognare una persona prima di conoscerla e rendersi conto che è uguale a quella in sogno, oppure sognare di un evento che dopo un certo tot di tempo si realizza , anche se non proprio allo stesso modo, anche solo una parte di esso.
  • SOGNO LUCIDO : è un sogno nel quale avete coscienza di star sognando e di solito appare con colori più vividi del solito. Attenzione quando vi svegliate, potreste trattenere per un istante il sogno e vedere un cane sul comodino come è successo a me 😉
  • SOGNO DILATATO NEL TEMPO: quando sognate periodi di giorni o settimane in pochissimo tempo.
  • SOGNO LA TV: non so voi, ma a me capita spesso di guardarmi film o show televisivi in sogno.
  • SOGNO L’ INVENZIONE: fatevi una ricerca su Google e scoprite quanti famosi inventori hanno avuto l’ ispirazione in sogno.

Ora che sapete come stanno le cose buttate via tutto ciò che riguarda o tratta delle interpretazioni dei sogni, perché fanno collegamenti assolutamente sconnessi e non hanno senso. NON HANNO SENSO. La realtà è che i sogni andrebbero studiati, e non è ammissibile che metaforicamente la gente vi dica che 2+2 fa 5, perché è così che vi raccontano dei significati dei sogni. Le cose sono evidenti. E diffidate anche degli scettici e dei disinteressati, perché non hanno capito niente. Non sono in grado di apprezzare il mistero che rappresenta l’ onirica. Non lasciate che vi dicano che le vostre emozioni scaturite dai sogni sono banali e poco interessanti.