Post-modernismo in un tempo di mostri

24 04 2019

Postmodernism in a Time of Monsters

Come movimento intellettuale, il registro del post-modernismo è stato … ambivalente.

Se non siete sicuri di cosa sia il post-modernismo, e non sapete cosa farvene, non preoccupatevi poiché siete nella stessa condizione della maggior parte dei post-modernisti. Un filosofo, Jean-Francois Lyotard, una volta riassunse il post-modernismo come “incredulità nei confronti delle meta-narrazioni”. In altre parole, mancanza di fiducia nelle grandi idee, mancanza di fiducia in grandi teorie onnicomprensive di come funziona il mondo; ciò mancanza di fiducia nelle “ideologie”, nel senso negativo della parola. Cosa è il post del post-moderno o il post post-moderno? Immagino si tratti di grandi idee. Queste grandi idee sono mostri. Finiranno per uccidervi.

Questo post-moderno ha avuto una vasta gamma di applicazioni nelle arti, nella filosofia, nelle scienze e nella cultura in generale. Il più delle volte, una sensibilità post-moderna si presenta più come un sentimento vago e generale piuttosto che un insieme specifico di significanti o temi. La qual cosa è, si potrebbe arguire, parte del suo ethos, se ciò lo si potesse vedere come un ethos.

La mia prima esposizione al termine fu quell’ episodio dei Simpson in cui il personaggio di Moe apre un nuovo bar dotato di conigli sospesi al soffitto e monitor con gli occhi dei cartoni animati che guardano i clienti. Quando interrogato da Homer su cosa vogliano dire tutte le cose bizzarre di cui il bar è ora pieno, Moe risponde che si tratta di “Po-Mo – Post-Modern”. Quando la sua evocazione di questa parola suscita in risposta sguardi interrogativi, la definisce “Stranezze fatte apposta per tipi strani”.

Sebbene detto così sembra si riduca a uno scherzo, ciò non è comunque impreciso data la propensione del post-modernismo a fare cose prive di una chiara intenzione e ragione, fondendo la semiotica della cultura popolare e delle culture di nicchia in collage eclettici. Per poi agire come se l’intenzione e ragione dell’azione si esaurissero esclusivamente nel produrre tali collage eclettici [senza che alle spalle di ciò ci sia storia e cultura]. Marshall McLuhan diceva “il mezzo è il messaggio”, noi diremmo “il messaggio è il mezzo” [anche se noi che traduciamo non vediamo il senso di questa inversione!]

Un altro modo di descrivere il post-modernismo potrebbe essere riassunto nell’avvertire come la sincera finzione sia preferibile alla finta sincerità .

Un riconoscimento del fatto che viviamo in un mondo così vastamente artificiale da costringerci ad arrendersi a esso. Tutta l’informazione è, in una certa misura, una bugia, poiché la nostra realtà sociale è costituita da costellazioni di costruzioni sociali che possono anche mirare alla verità, ma non possono mai catturarla. Allora perché combattere tutto ciò? Arrendetevi e abbracciate il mondo delle bugie! Almeno se sapete che sono tutte bugie, potete scegliere di credere alle bugie che vi portano più soddisfazione.

Dato che è emersa come una mutazione del pensiero modernista e strutturalista sulla scia della Seconda guerra mondiale e nel mezzo della Guerra Fredda, probabilmente era una comprensibile controreazione a un mondo affollato di totalitarismi in competizione – ognuno dei quali sosteneva di avere accesso alla Verità con la V maiuscola. Il capitalismo, il marxismo, il fascismo e varie religioni pretesero di essere la salvezza della specie umana, e tutti finirono quasi per distruggerla, comportandosi da leviatani e da mostri.

Nel migliore dei casi, il pensiero post-moderno ha generato un sano scetticismo nei confronti delle autorità e dei dogmi stabiliti, riconoscendo come ciò che sappiamo del mondo sia sempre, in una certa misura, costruito, non semplicemente saputo. La nostra conoscenza somiglia alla ricostruzione di una scena del crimine per un documentario: possiamo provare ad avvicinarlo il più possibile alla realtà di quello che è successo il, ma ci sarà sempre un certo grado di omissione e abbellimento.

Nel peggiore dei casi, ha portato a un disprezzo malsano verso l’idea che alcune cose siano più vere di altre. Ha anche favorito un atteggiamento che si risolve nel credere che l’unica ragione per cui alcune affermazioni sul mondo siano così accettate e diffuse è che esse servono i potenti, mai perché potrebbero descrivere esattamente il mondo.

Nelle arti, direi che la sua influenza è stata per lo più positiva. Le tendenze degli anni ’90 e 2000 del pastiche e dell’ironia ci hanno permesso di guardare al genere e ai tropi in modi nuovi, con l’occhio cinico della finzione postmoderna che ci costringe a confrontarci con la falsità della società tardo-capitalista in un modo che renderebbe orgoglioso Holden Caulfield del libro “Il giovane Holden”. Proprio come la New Hollywood della fine degli anni 60 e dei primi anni 70 servì come utile e necessaria demolizione dell’ottimismo della Old Hollywood, opere postmoderne come Barton Fink , The Matrix e Distant Voices; “Essi vivono” sono state un correttivo tanto necessario alla certezza degli anni 80 reaganiani. A volte si deve smontare la cultura come un orologio per vederne il funzionamento, anche se rischiate di distruggere la bellezza dell’oggetto originale. Questo è ciò che l’arte postmoderna ha impostato come missione.

Nelle scienze umane, la sua influenza sembra essere stata ambivalente.
La filosofia postmoderna e la teoria letteraria hanno condotto la guerra all’assoluta certezza e hanno permesso alle voci più marginalizzate di parlare ai ricchi bianchi nonqueer che da tempo confondevano la loro particolare visione e presa sul mondo con l’obiettività e l’universalità.
Ma l’istintiva sfiducia nei confronti della verità ha portato anche al rigetto di molte tradizioni del passato che hanno ancora molto da offrire. Per offrire un esempio dalla mia sfera di studi, la tradizione di anarchismo post-strutturalista (o “post-anarchismo”), associata a scrittori come Saul Newman e Todd May, ha respinto quasi tutta la teoria anarchica classica come “essenzialista” e “umanista” , spesso senza leggere attentamente per accorgersi che stanno solo reinventando le intuizioni offerte da Peter Kropotkin e Emma Goldman.

Nelle scienze, penso che la sua influenza sia stata orribile e distruttiva. Quando ho saputo la storia di Bruno Latour il quale negava che un antico re egiziano potesse morire per una malattia non era ancora stata “inventata” ai suoi tempi, sapevo che non avrei mai potuto prendere sul serio il post-moderno, almeno non come metodo di indagine scientifica.

Il postmodernismo serviva in larga misura a uno scopo storicamente utile: rimproverare le pretese che certe ideologie dovevano parlare in termini veri in modo universale. Ha anche fornito le strutture intellettuali per molti gruppi sociali oppressi per comprendere e criticare la cultura che ha cercato di renderli persone “da meno di” il gruppo sociale dominante. La teoria queer, ad esempio, è probabilmente un prodotto della filosofia post-strutturalista.

Tuttavia, ora viviamo in un’epoca in cui abbiamo un disperato bisogno di concentrarci a discernere il vero dal falso. I potenti sembrano ora affidarsi sempre meno alle ideologie assolutiste e sempre più ad ideologie contraddittorie del “rimescolamento delle carte”, progettate per rendere impossibile dire la verità contrapposta alle falsità del potere, perché la verità stessa è sempre più difficile da reperire e quindi da usare. La retorica sostituisce la realtà come standard per giudicare le richieste provenienti dal pubblico; pensate a Donald Trump e Milo Yiannopoulos, le cui azioni si muovono ben al di là della nozione stessa che le loro dichiarazioni dovrebbero corrispondere alla realtà.

La speranza iniziale che la “post-verità” disarmasse i potenti, è andata in fumo. I potenti possono approfittare altrettanto facilmente dell’idea che la verità non è fissata e creata attraverso il discorso, assumendo il comando del discorso come mezzo per modellare la “verità” aprofittandone proprio per migliorare la propria influenza e il proprio dominio. Il sonno della ragione ha generato mostri.

Abbiamo ora bisogno di abbandonare il postmodernismo – sia come discorso estetico che intellettuale – sostituendolo con qualcosa che riconosca come la verità sia certo mediata dai nostri valori [o i valori che consideriamo tali], ma che consideri anche la verità stessa come un valore. Potremmo non essere in grado di acquisire conoscenza del mondo che corrisponde al 100% con ciò che è “là fuori” al di là della percezione umana e della cognizione, ma possiamo almeno cercare di rendere la nostra conoscenza il più vicino possibile a qualcosa che assomigli all’obiettività. Certo, la nostra ricerca della verità può essere colorata di pregiudizi, e possiamo iniziare a controllarla in modo da controllare meglio tali pregiudizi, nel caso in cui ci portino fuori strada.

Solo perché la nostra conoscenza del mondo è in buona parte costruita non significa che non sia importante ottenere la nostra conoscenza più vicina a “ciò che è veramente” possibile. E solo perché delle grandi idee ci hanno portato fuori strada nel passato non significa che non dovrebbero servire come ispirazione per andare avanti.

Cos’è dunque il post-postmodernismo? Non ne sono sicuro. Almeno nelle arti c’è una dozzina di diversi modernismi che fluttuano intorno a idee viste come alternative: meta-modernismo, ri-modernismo, trans-modernismo, alter-modernismo, neo-modernismo e qualsiasi altra cosa possano venire fuori prima che abbiano esaurito tutti i prefissi greci e latini nei loro dizionari etimologici. Aggiungete a questi la “nuova sincerità” e l’attenzione alla “ricostruzione”, in contrasto con la decostruzione di vecchi tropi artistici – mirando a prendere a bordo critiche decostruttive e post-strutturaliste, mentre ancora si cerca ciò che era buono del passato cercando di ricostruirlo in un nuovo contesto. Ci siamo lasciati alle spalle gli accenti più cinici e derisori di certo post-modernismo, sostituendolo con una prudente speranza e un rinnovato senso di sincerità.

Nelle scienze e nelle discipline umanistiche, sono già stati suggeriti alcuni approcci interessanti nelle forme del realismo critico di Roy Bhaskar e nell’ontologia orientata agli oggetti, che hanno entrambi il compito epico di provare a correggere tutto ciò che è andato storto nel pensiero filosofico almeno da Kant; rifiutando la tradizionale dicotomia tra il mondo reale e l’esperienza umana, ma senza ritirarsi in un realismo ingenuo che non tiene conto di come i nostri valori influenzano la nostra conoscenza.

Spero che questi movimenti paralleli si avvicinino e, a un certo punto, si uniscano. Questa fusione di prudente sincerità speranzosa ed estetica con un prudente realismo pieno di speranza nelle scienze e nelle discipline umanistiche (spero) si tradurrà in una prospettiva culturale che equilibra un grado appropriato di dubbio con un grado appropriato di spinta verso qualcosa di meglio.

Questo “qualcosa di meglio” è, al momento, qualcosa che stiamo ancora cercando. Possiamo solo avere vaghi scorci di esso sul bordo della nostra coscienza. Non esiste ancora, ma ogni tanto viene fuori qualcosa, a volte di proposito, a volte per caso. Lo creiamo un passo alla volta mentre neghiamo ciò che è venuto prima e ci spingiamo nell’oltre inesplorato. Mentre esploriamo, dovremmo cercare di essere consapevoli di ciò che vale la pena di tenere lontano dal passato e di cosa abbiamo bisogno di inventare di nuovo. Dobbiamo stare attenti. Dopo tutto, troppe volte in passato, le generazioni pensano di aver fatto qualcosa di completamente nuovo, finendo per reinventare vecchi e stanchi autoritarismi. Stiamo attenti, ma anche audaci. Siamo entusiasti del processo di creazione e della vitalità del miglioramento. “Pessimismo dell’intelletto; Ottimismo della volontà “. Questo è un tempo di mostri. Ma alcuni di questi mostri sono in realtà grandi animali domestici.

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Considerazioni, fantasie, coincidenze su Donald Trump & co

20 11 2016

Dal momento che a scrivere un’analisi seria c’ha già pensato il mio complice Mediter, pubblicando un articolo che vi invito a leggere, io qui mi limiterò ad aggiungere un po’ di frizzi e lazzi, di quisquilie e pinzillacchere, come avrebbe detto il principe della risata Antonio De Curtis in arte Totò.

Di che stiamo parlando? Ma delle elezioni presidenziali USA del 2016 naturalmente, quelle combattute forsennatamente tra Hillary Rodham Clinton e Donald John Trump nel corso dell’anno in corso, un 2016 ormai in dirittura d’arrivo.

Mi ricordo che si era cominciato a parlare della ri-candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca già nel 2013, a inizio secondo mandato Obama, dopo che quest’ultimo l’aveva defenestrata dal posto di segretario di stato che aveva tenuto per tutto il primo mandato, quel mandato che, sfidando Obama alle primarie democratiche USA del 2008, avrebbe dovuto farlo proprio lei ma poi le cose erano andate diversamente e le primarie si erano risolte a favore dell’afroamericano.

Nel 2013, i giornali già parlavano di come le elezioni di tre anni dopo sarebbero state dominate dalla sfida tra la femminista ex first lady che aveva mantenuto il nome del marito ex presidente perchè “le facilitava la vita” e Jeb Bush, fratello dell’ex presidente George W. Bush. Insomma, corsi e ricorsi, la dinastia Clinton e la dinastia Bush per l’ennesima volta.

Le cose, come ormai sappiamo fin troppo bene, non sono andate così come si prevedeva nel 2013-2014. Nel giugno del 2015, il magnate immobiliarista Donald Trump detto “The Donald” – proprietario di un grattacielo a forma di torre a New York, di un casinò, di chissà quante auto e abitazioni e beni e di aerei boeing personali – annunciò di candidarsi come presidente degli Stati Uniti.

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Trump me lo ricordo negli anni novanta, che era famoso di luce riflessa perchè, in Italia, era più famosa di lui colei che lo aveva sposato, una certa Ivana Trump: mi viene in mente che su tutti i rotocalchi come Novella 2000, Eva Tremila, Grand Hotel, Stop ecc si parlava a profusione di questa Ivana Trump, di come fosse riuscita a impalmare questo super-riccone americano, di come da quasi povera fosse diventata stra-ricca, e io mi ricordo che, dalle mille immagini su queste pubblicazioni da sala di aspetto, questa Ivana mi sembrava una con l’hobby della chirurgia estetica, e non la vedevo nemmeno come una troppo intelligente. Spesso, su queste foto, la si vedeva accompagnata al suo consorte, Donald Trump, un allora quarantenne che me lo ricordo quasi sempre fotografato in smoking e farfallino, dal viso largo e guanciottoso, con lo sguardo solitamente un po’ corrucciato.

L’annuncio di Trump, durante la conferenza stampa nel giugno del 2015 di partecipare alla corsa per la Casa Bianca come venne accolto? Con applausi? No, con risate!

Infatti il PERSONAGGIO TRUMP, negli Stati Uniti, nonostante la sua fama decennale di super-benestante, era, fino a quel giugno, conosciuto per essere più che altro una star televisiva o poco più, uno che presentava reality show come “The apprentice” dove si sfidavano aspiranti imprenditori ed era lui, Trump, a suo insindacabile giudizio, a farli proseguire con le successive puntate del programma oppure a farli uscire, a fargli interrompere la gara.

Certo, poteva capitare che “The Donald” intervenisse negli affari politici statunitensi  attraverso i mass media ma, più che altro, era per avvallare teorie del complotto come quella che il presidente Obama non fosse nato sul territorio USA e quindi non poteva fare il presidente. Trump era considerato un COMPLOTTISTA, amico di complottisti, uno che, dicevano, aveva come sua specialità solo quella di dare aria alla bocca.

Eppure questo assoluto outsider della politica washingtoniana  – che tutti i mass media principali attendevano da un momento all’altro dicesse “va beh gente, ho scherzato, ora posso tornare ai miei affari” – riesce a sbaragliare uno dopo l’altro i candidati dell’establishment repubblicano durante le primarie: il predestinato Jeb Bush della dinastia Bush (figlio e fratello di due ex presidenti), che aveva ricevuto una cifra record per la sua campagna elettorale, e la coppia di ispano-americani Ted Cruz (un superconservatore religioso) e il giovane Marco Rubio (nient’altro che una specie di robot il quale ripeteva a pappagallo la politica neocon antisociale e guerrafondaia.)

Com’è come non è, alla fine Donald Trump si aggiudica le primarie repubblicane (nonostante a un certo punto si pensò persino di bloccarlo con una candidatura indipendente di un uomo totalmente del sistema come Michael Bloomberg) e, a inizio estate, è ufficializzato come candidato repubblicano per la corsa alla Casa Bianca.

E dall’altra parte cosa succedeva, dalla parte delle primarie del partito democratico? Per la prima volta dopo chissà quanto tempo in America, aveva buone opportunità di vittoria (e quindi di diventare lo sfidante dei repubblicani) un uomo proveniente dal mondo dei sindacalisti (cosa che non succedeva dai primi anni ottanta), che si dichiarava pubblicamente SOCIALISTA ed era una super-colomba per quanto riguarda la politica estera: Bernie Sanders, solo BERNIE per gli amici.

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Una giovane Hillary e un giovane Bill, negli anni settanta, tifano Bernie 2016

In molti stati Sanders è riuscito a sorpassare la Clinton, il socialista minacciava di vincere le primarie e allora gli si sono messi i bastoni tra le ruote, tant’è che poi sono usciti documenti che hanno dimostrato come l’organizzazione del partito democratico abbia avvantaggiato la candidata del sistema Clinton a spese dell’anti-sistema Bernie: questa documentazione si è spinta a tal punto di certezza da far sì che la presidente delle primarie democratiche fosse costretta a dimettersi.

A metà anno si è capito che queste non erano elezioni normali.

I repubblicani avevano mal digerito la vittoria di Trump, soffrivano di mal di pancia, gli facevano le pulci, tentavano di far sì che la sua corsa non proseguisse, non sapevano come ma ipotizzavano di sostituirlo in qualche modo.

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I democratici sopportavano la Clinton, la maneggiona, la lady Macbeth del 2000, la strega dell’ovest e dell’east (coast), ciononostante era lei la beniamina dei mass media, era lei la spalleggiata da centinaia di giornali, quella che era destino fosse la prima presidentessa della storia degli USA, non era certo destino che L’ALTRO diventasse presidente USA, inquilino della Casa Bianca, il populista demagogo, quello spalleggiato da nemmeno dieci giornali e da un pugno di complottisti su internet, quello che incassava le simpatie del Ku Klux Klan, quello che aveva scimmiottato un giornalista disabile che l’aveva irritato.

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Trump fa il verso a un disabile.

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Gente del Ku Klux Klan, per la supremazia della razza bianca, simpatizza per Trump.

Non poteva certo diventare presidente degli United States colui che era considerato alla meglio un clown e alla peggio un Mussolini-Hitler redivivo, uno che somigliava a gente come l’italiano Borghezio e il russo Zhirinovskij, uno che diceva di volere regolare l’immigrazione di islamici e messicani con delle leggi peggio della nostrana Bossi-Fini e volendo addirittura costruire un muro tra Stati Uniti e Messico.

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Borghezio, il Trump italiano, o padano.

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Zhirinovskij, il Trump russo.

I mass media generalisti e mainstream (CNN, ABC, NSB, BBC…) minimizzavano le scoperte di Wikileaks sulla corruzione di Hillary (da alcuni detta simpaticamente “Killary”), gli scandali della Fondazione Clinton, le marchette alla grande stampa, le inchieste sui giri pedofili che lambivano il marito Bill, i capi di staff come John Podestà – già famoso per parlare di UFO e alieni – alle prese con il satanismo e l’arte sanguinaria, intanto si aprivano e chiudevano inchieste dell’FBI sulle e-mail illegali di quando era segretario di stato, con uomini del Federal bureau che si veniva a sapere chiamavano letteralmente Hillary “L’anticristo”, Julian Assange che diceva come “Killary” fosse dietro alle guerre di Obama quando era suo ministro degli esteri e che i Poteri Forti avrebbero fatto carte false per non far vincere Trump e far vincere LEI. Prendendo direttamente le consegne delle agenzie internazionali di notizie come la Reuters, per il Corriere della sera, La Repubblica, La Stampa ecc, la moglie di Bill e  mamma di Chelsea era la santa del politicamente corretto contro il riccastro demagogo che scimmiottava gli handicappati, lo xenofobo, ovviamente POPULISTA, misogino (come ben mostrava un video del 2005 ben pubblicizzato su tutti i canali mainstream, dove Trump offendeva tutte le donne dicendo l’orrenda cosa che per un riccone è molto più facile molestare una donna rispetto a un poveraccio) e poi voleva buttare a calci nel sedere messicani e islamici fuori dai confini degli States se fosse stato eletto mentre Hillary stava dalla parte di tutti, soprattutto delle minoranze perseguitate. D’altra parte, non era “Stronger together”, “Più forti insieme”, il motto della sua campagna?, che ben campeggiava quando Hillary era fotografata col suo candidato vice, uno squalo di Wall Street che era sembrato un pazzo pieno di tic durante il confronto tv col candidato vice di Trump, l’unico confronto tv dei candidati vice.

No, queste non erano elezioni normali, con Trump che su Twitter mandava un tweet dopo l’altro svillaneggiando la Clinton e dicendogliene di tutti i colori e quest’ultima, dopo che su internet erano uscite molte voci sulla sua salute malferma le quali dai mass media venivano rimandate al mittente come complottismo, si afflosciava poi improvvisamente come un soufflè mal cotto durante la commemorazione delle torri colpite dagli aerei e da allora si intensificarono le dicerie su Hillary che aveva un doppio, un clone che la sostituiva; con il vicepresidente Joe Biden che minacciava i russi di contromisure hacker, di guerra informatica perchè circolavano ipotesi sul coinvolgimento russo nell’influenzare il voto delle presidenziali e “The Donald” si sapeva bene quanto fosse stimato da Putin e qualcuno l’aveva anche soprannominato “The siberian candidate”, il candidato del Cremlino nientemeno, facendo il verso al titolo del film “The manchurian candidate”, quello che parlava di un candidato presidente USA psico-programmato per diventarlo fin dall’adolescenza.

Non erano elezioni normali, erano le elezioni USA più PUFFONESCHE che si fossero mai viste (per usare un aggettivo che il giornalista italiano free lance Piero Ricca utilizzò per le elezioni politiche italiane del 2006.)

Michael Moore, l’ex fustigatore di Bush e delle sue guerre, che continuava a tifare democratico anche dopo la debacle di Bernie Sanders e quindi stava per la Clinton, diceva che avrebbero votato per Trump anche moltissimi democratici delusi e che moltissimi elettori bianchi avrebbero votato per Trump – anche se non condividevano per nulla le sue idee e magari lo disprezzavano – perchè l’avrebbero utilizzato come UNA BOMBA MOLOTOV UMANA da scagliare contro il sistema di Washington, avrebbero utilizzato così il candidato che diceva agli Stati Uniti di non lasciarsi incantare più dalle false promesse della globalizzazione. E Moore, comunque, nonostante qualche amico lo tentasse di fare altrettanto – di usare Trump come bomba molotov contro il sistema – avrebbe detto no, avrebbe continuato a stare per Hillary, la quale, secondo lui, avrebbe stupito il mondo una volta eletta, sarebbe stata rivoluzionaria come papa Francesco.

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Micheal Moore in un sit in di protesta davanti all’ingresso della Trump tower.

Trump sarebbe stata la rivincita degli americani degli stati dell’America Profonda, quelli lontani dalle  east coast e west coast liberal e radical chic, quelli lontani da Silicon Walley e Wall Street, quelli col cappello da texano e con la macchina con le corna di bisonte e la Bibbia nel cruscotto assieme alla pistola, gli americani rozzi degli stati rossi anticomunisti nelle cartine alla tv che stupiscono i mass media nelle elezioni dai risultati a sorpresa: dopo il “negro” Obama una donna come e peggio di lui sarebbe stata troppo, ci voleva una reazione. Il mondo di Trump è quello del complottista sbraitante Alex Jones, delle armi libere e per tutti, dei giacconi di pelle nera e delle cose che esplodono fiammeggianti su sfondo nero, dei combattimenti di wrestling dove si urla e poi si rade a zero la testa di chi ha perduto la scommessa sul vincitore, è il mondo dell’hard rock e dell’ex attore e wrestler complottista Jesse Ventura, ex governatore del Minnesota e amicone di Trump; per non parlare poi dello yuppies serial killer Patrick Bateman, protagonista del romanzo “American psycho” di Easton Ellis, che ha come idolo proprio il Donald Trump degli anni ottanta.

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Alex Jones.

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Jesse Ventura.

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Christian Bale, che interpreta Patrick Bateman nel film “American psycho” tratto dall’omonimo romanzo, posa per una foto assieme a Donald Trump, di cui è fan lo yuppies serial killer assassino protagonista di romanzo e film.

Quando proverbialmente si dice che “La realtà supera la fantasia”, non si vuole intendere che nella realtà possono avvenire cose da film di fantascienza o fantasy ma che possono avvenire cose a cui non si avrebbe mai e poi mai pensato nelle proprie fantasie: non mi sarei mai immaginato, infatti, lo scenario qui descritto dove, dopo la vittoria di “The Donald”, gli adolescenti e i giovani americani sensibili, facili all’emotività e a essere feriti nei sentimenti (i cosiddetti snowflakes, fiocchi di neve, che mi ricordano gli EMO), erano bambini quando Obama divenne presidente e son sempre stati abituati alla sua dolcezza, adesso, ormai teenager, sono traumatizzati da Trump e dai suoi modi duri, spicci e venati di brutalità, e allora vengono organizzati per loro dei sostegni psicologici nelle scuole e nei college dove studiano  in modo da aiutarli dopo questo trauma derivato dal vedere il soft Obama sostituito da un Borghezio/Zhirinovskij americano, decisamente hard. Allo stesso tempo, vi sono le continue manifestazioni di piazza contro Trump, con arresti e violenze, dove menano le mani e lanciano roba i neri dei gruppi di protesta di Black Live Matters, quelli probabilmente finanziati dal filantropo George Soros, e a queste manifestazioni si intrufolano non si sa come anche gli snowflakes e dunque i sensibili e traumatizzati emo snowflakes e i picchiatori neri sono uniti nella lotta contro Trump, da non credere.

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Tra lo star system, tra le stelle di Hollywood dei rotocalchi glamour e patinati, solo pochi personaggi da “America profonda” (Clint Eastwood, Chuck Norris) si azzardavano ad ammettere e consigliare di votare Trump, tutte le altre star, in massa, erano pronte a votare e far votare Hillary Rodham Clinton. E anche qui la campagna elettorale è stata non normale, con un’artista pop come Madonna che prometteva una fellatio a chiunque avrebbe votato per la Clinton (e un elettore di Hillary ha pensato bene di andare a casa di Madonna a New York per sperare di ottenere il premio col risultato di farsi allontanare dal portiere), con l’erede (?!) della stessa Madonna, la musicista pop (?!) Lady Gaga, che s’è presentata a un comizio della sua beniamina facendo il gesto V di vittoria, vestita con uno strano abito nero e rosso che ricordava vagamente una divisa militare postmoderna.

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Selfie di Kim Kardashian con Hillary Clinton.

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Lady Gaga al comizio di Hillary Clinton.

E poi Jon Bon Jovi, Bono Vox, Bruce Springsteen, Jennifer Lopez, Meryl Streep, Katy Perry, Beyoncè, George Clooney, Kim Kardashian, Miley Cyrus, Natalie Portman, Britney Spears, le Spice Girls (ah no, quelle tifavano Tony Blair, vent’anni fa)…tutto il sistema delle star americane al gran completo, e degno di menzione speciale il grande interprete Robert De Niro che, in un video circolato su You Tube si rivolge direttamente a Donald Trump dicendo che lo prenderebbe volentieri a pugni in faccia.

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Ehi, dico a te, ce l’ho proprio con te, ti prenderei volentieri a pugni in faccia!

Naturalmente, il 9 novembre, è stato l’apice di tutto questo: ma come? Un candidato come Hillary, la regina del politicamente corretto, la paladina dei diritti civili e delle minoranze, pompata da tutti i media che contano, pompata dallo star system;  la sera prima delle elezioni i corrispondenti italiani nei comitati USA in Italia non riuscivano a trovare uno che fosse uno che ammettesse di stare per Trump, il populista demagogo xenofobo e misogino sembrava spacciato, il New York Times dava la Clinton all’ 85% di probabilità di vittoria, alcuni giornali e tv anche oltre il 90%… e poi il mattino dopo la surprise.

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C’è da dire che la visione di un Trump presidente USA, assieme a una presidente donna tipo la Clinton, sembrava aleggiare nell’aria da anni: sincronicità, coincidenze, premonizioni, visioni deformate del futuro. Prendiamo per esempio la bufala secondo cui i cartoni animati dei Simpson nel 2000 predissero Trump presidente: approfondendo scopriamo che in realtà si tratta di una MEZZA bufala.)

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Effettivamente, nell’episodio dei Simpson “Bart to the future”, andato in onda nel marzo 2000, Lisa è un presidente donna somigliante a Hillary Clinton che ha ereditato una situazione problematica dalla precedente presidenza di Donald Trump.

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L’effettiva BUFALA in cui viene spacciato che nel 2000 i Simpson predissero Trump presidente quando invece l’episodio da cui sono tratte le immagini risale al 2015, anno in cui era già ben nota la candidatura di Trump come presidente.

Nel febbraio scorso, quando il magnate era in testa alle primarie repubblicane, avevamo già dato un’ “allerta sincromisticismo”, pensando a un’apparizione di Trump nella parte di se stesso (una delle sue tante nei film di Hollywood) in “Home alone 2” (“Mamma ho perso l’aereo 2”) del 1993 e agli indizi sincromistici che sembrano alludere a una commistione tra l’allora candidato, la città di New York, il disastro dell’11 settembre, la statua della libertà e un possibile futuro – per adesso ignoto – in cui tutto questo in qualche modo si intreccerà e riemergerà a galla in modi ancora non prevedibili, un possibile futuro che si manifesta e si è già manifestato in passato con indizi, per adesso enigmatici ma che comunque alludono a qualcosa che avverrà o potrebbe avvenire. E si saprà che in passato gli indizi alludevano a una certa cosa quando questa cosa si sarà effettivamente manifestata.

Prendiamo il secondo film della serie Back to the future, Ritorno al futuro, tra l’altro  film ambientato in parte nel 2015, l’anno in cui Trump ha avanzato in pubblico la sua candidatura per la Casa Bianca. Come abbiamo detto, “The Donald” è stato l’ideatore di un reality show di successo chiamato “The apprentice” (L’apprendista) in cui si sfidavano aspiranti imprenditori sotto il suo insindacabile giudizio, e uno dei tormentoni di quel programma tv durato anni era “You are fired!”, “Tu sei licenziato!” annunciato da Trump a colui che era escluso dalla gara e doveva quindi uscire fuori dal reality show. Ebbene, una delle scene centrali di Ritorno al futuro II è proprio quando uno dei personaggi (il McFly padre del futuro, del 2015) viene licenziato per via telematica, e si vede “You are fired!” uscire da tutte le parti nella stanza di casa collegata telematicamente con l’ufficio.

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Per altri dettagli interessanti sulle sincro in “Ritorno al futuro” relative al momento presente, vedere il seguente link (in inglese):

http://subliminalsynchrosphere.blogspot.it/search?updated-max=2016-11-15T18:52:00Z&max-results=7

 

Ma decisamente il botto lo fa personaggio di Biff Tannen – centrale in Ritorno al Futuro II – in cui lo svolgersi degli eventi passa freneticamente dal 1955 al 1985 al 2015. Biff Tannen è il bullo persecutore dei McFly (padre e figlio) e, andando clandestinamente indietro nel tempo dal 2015 al 1955 intrufolandosi non visto nella macchina del tempo del dr. Brown, Tannen riesce a parlare al lui stesso più giovane di sessant’anni, donandogli un almanacco sportivo coi risultati dal 1950 al 2000. Il giovane Biff Tannen del 1955 riceve dunque dal vecchio Biff Tannen del 2015 quell’almanacco del futuro e, nel corso degli anni, diventa stra-ricco per via di tutte le scommesse sportive vinte grazie all’almanacco, creando una linea temporale alternativa, un 1985 alternativo in cui finisce il malcapitato Marty McFly che scopre come il Biff Tannen del 1955 sia diventato una specie di Donald Trump del 1985 (e, noi sappiamo, ciò è avvenuto grazie al viaggio nel tempo dell’ottantenne Tannen tra il 2015 e il 1955 con in mano l’almanacco dei risultati dal 1950 al 2000), un Tannen che spadroneggia impunito in città facendo il bello e il cattivo tempo, con tanto di casinò modello Trump plaza chiamato nel film Pleasure paradise.

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Il Biff Tannen bullo del 1955 alle prese con Marty McFly.

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Il Biff Tannen magnate stra-ricco del 1985 alternativo.

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Il Biff Tannen ottantenne del 2015.

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L’almanacco.

ALMANACCARE: http://www.treccani.it/vocabolario/almanaccare/

Fantasticare; stillarsi il cervello per trovare un espediente o per indovinare qualche cosa: seguitando a almanaccar tra sé che cosa mai potesse essere tutto quel rigirìo (Manzoni); non chiudeva occhio almanaccando dove egli potesse trovar denaro (Verga). ◆ Part. pass. almanaccato, anche come agg., complicato, lambiccato: sofisticherie almanaccate (Tommaseo).

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/12/31/dialogo-di-un-venditore-di-almanacchi-a-un-passeggere-con-tante-scuse-al-conte-giacomo-leopardi-da-recanati/

Se digitate su Google image “Biff Tannen” e “Back to the future” “Donald Trump” (e anche in italiano, “Ritorno al futuro” “Donald Trump”, “Trump plaza” “Pleasure paradise”) vedrete come questo meme sincromistico si sia già parecchio diffuso fino a uscire fuori soltanto digitando il nome di Biff Tannen e fino a sfiorare il mainstream. Persino su un giornale on line di sinistra come Carmilla gli effetti si sono fatti sentire.

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SINCRO-iniziazione: cos’è la sincronicità

10 10 2016

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Una intro-induzione al mondo interiore

Cosa si intende per sincromisticismo? Anche quelli tra noi che ne sono stati coinvolti per anni, non sempre sono d’accordo col miglior modo per definirlo. Dunque, prima di tentare  di rispondere a  questa domanda, iniziamo col concetto di sincronicità. La sincronicità si riferisce al rendersi conto di coincidenze significative, nelle quali solitamente un evento fuori di voi corrisponde a un pensiero o a un sentire dentro di te, in una maniera che in qualche modo sembra intenzionale ma non può essere spiegata come una occorrenza di normale causa-effetto.

“Ciò che ho chiamato sincronicità…diventa un dialogo poetico, un concerto per due violini, tra l’uomo-mago e la Natura. Il mondo vi si presenta – per dirla con Nietzsche – in una ‘occorrenza piena di significato’, ti fornisce un sottile, quasi segreto messaggio, qualcosa che appare senza apparente ragione, a-causale, ma che tu senti che è piena di significato. Questo stato dell’essere è ciò che esattamente il mondo sta cercando, e tu ne dovresti estrarre il significato, che soltato tu sei capace di sentirlo, perché “sincronizza”, coincide con il tuo immediato stato mentale, con un evento nella tua vita, cosicché è in grado di trasformarsi – con il tuo aiuto, in leggenda e destino.”

–Miguel Serrano

Per fare un esempio: una volta stavo andando giù per la strada di casa mia e inizio vividamente a ricordare una conversazione che avevo avuto col mio batterista il giorno prima, a proposito di una canzone di Natalie Imbruglia che l’avevano trasmessa per radio. Menzionai il mio recente acquisto di quell’album alle bancarelle per 25 cent e mi lamentavo che non era proprio un bel disco…forse un altro suo album sarebbe stato migliore. Ho continuato a camminare e, una volta che il treno dei miei pensieri è giunto al capolinea, ho guardato in basso a lato della strada e c’era quell’altro album di Natalie Imbruglia, posato sull’erba vicino al mio piede! C’è da chiedersi se vi sia una specifica connessione tra una cosa che ha a che fare con l’altra. Ci hanno insegnato che non sarebbe razionale affermare che l’album è apparso a un lato della strada semplicemente perché avevo pensato ad esso. Ma cosa si può concludere quando questo tipo di coincidenza accade diverse volte al giorno, quasi ogni singolo giorno?!

“Anche quelli che intellettualmente sono d’accordo che tu stesso dai forma alla tua propria realtà, trovano ciò difficile da accettare per certi versi. E’ ovvio che sei letteralmente ipnotizzato nel credere che le tue sensazioni sorgono in risposta agli eventi. Tuttavia, il tuo sentire causa gli eventi che percepisci. Secondariamente, tu reagisci a quegli eventi.

Realizzare ciò è come qualcosa che avviene a certe persone le quali, mentre dormono, si trovano nello stato di sogno; quando improvvisamente si risvegliano mentre sono ancora nel sogno, prima di tutto capiscono di stare sognando e poi che sono loro stessi a creare l’esperienza del sogno

Capire che sei tu a creare la tua propria realtà, richiede questo stesso tipo di risveglio differente, almeno per molti, dal risveglio normale. Naturalmente, a qualcuno succede più che ad altri. La realizzazione stessa, infatti, cambia le regole del gioco, per quanto ti riguarda, a un grado piuttosto considerabile.”

–Seth (Jane Roberts)

Ti potresti trovare a camminare attraverso una folla di persone estranee, quando improvvisamente un inusuale pensiero entra nella tua mente da chissà dove. La seconda cosa che sai è che qualcuno ti passa accanto e tu lo senti commentare su cosa stavi giusto pensando, portandoti a chiederti se per caso stessero leggendo i tuoi pensieri. Ti potrebbe venire in mente [questo è un classico] qualcuno con cui non parli da anni per poi imbatterti subito in lui o ricevere una sua chiamata qualche minuto dopo. Ti viene una gran pensata o un’improvvisa profonda realizzazione, e qualche tempo dopo quello stesso giorno leggi di quella tua nuova idea su un libro. Un programma radio o Tv sembra quasi come se stessero rispondendo a ciò che succede dentro di te, almeno per un momento. Queste coincidenze danno la sensazione che il mondo stia interagendo con noi in una maniera che sembra quasi mistica – o forse schizofrenica, dipende a quale campo della psicologia ti riferisci. Mentre qualche volta possiamo risalire alla fonte di eventi esterni in certi pensieri e sensazioni avute prima che accadessero, essi avvengono quasi sempre in un modo che è un  po’ differente da come ci saremmo aspettati, arraffando la nostra attenzione per poi svanire senza tracce. Eppure la connessione tra dentro e fuori di noi sembra sempre qualcosa di sbalorditivo.

Lo psicologo svizzero Carl Jung (1875-1961) coniò il termine “sincronicità” per riferirsi a queste strane occorrenze. Per aiutare a spiegare come queste fossero possibili, sviluppò anche la teoria dell’ “inconscio collettivo” [kollektives Unbewusstes], che [a differenza dell’inconscio di Freud] non appartiene a una persona sola ma a tutta l’umanità [o forse tutti gli esseri viventi]. Secondo tale teoria, ogni essere [umano] vivente condivide con tutti gli altri qualcosa che si potrebbe chiamare una mente di gruppo, ma questa conoscenza è sepolta così profondamente sotto la superfice dei loro pensieri quotidiani che essi quasi non si rendono per nulla conto di ciò. Occasionalmente, un pensiero o un impulso può far venire a galla in superficie in risposta a qualche specifico stimolo o bisogno, ma l’individuo che sperimenta ciò non ha idea da dove esso provenga: banalmente pensa e sente credendo che tutto abbia origine solo e soltanto da lui stesso e basta.

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Noi accettiamo la realtà del mondo così come ci viene presentata.

Non stare a preoccuparti di come fare

Strano a dirsi, la maggior parte della gente non sembra mai accorgersi di tali inconsueti fenomeni, mentre altri ne sono testimoni quasi costantemente. Ma perché succede ciò? Perché la sincronicità insegue sempre una persona ignorando le altre persone intorno a lei? Qualcuno può “insegnare” ad avere queste esperienze, o incoraggiarle ad accadere più di frequente? E in che modo lo si potrebbe fare?

Le credenze personali potrebbero essere un fattore; coloro che non credono nella sua possibilità non si daranno la pena di cercare e quelli che non sanno, semplicemente ne sono all’oscuro e basta. Lo scientista scettico potrebbe dirti che ciò di cui tu stai facendo esperienza è semplicemente il risultato di un’attenzione selettiva o di un “bias di conferma”, e che è semplicemente un effetto della Legge dei Grandi Numeri – lo psicologo scettico si riferirà al vostro credere alle coincidenze come una “illusione di riferimento” o qualsiasi numero di altri termini che condividono una quasi identica definizione con la sincronicità. Talvolta queste spiegazioni degli scettici possono cogliere nel giusto; qualcuno mentalmente pigro potrebbe essere tentato di chiamare qualcosa una sincronicità  semplicemente trascurando di cercare una spiegazione causale più terra terra. E noi tendiamo a vedere più di ciò che stiamo cercando. Nulla di mistico a questo proposito.

Però le sincro vanno ben oltre. Con un’esperienza continuativa, ci si renderà conto che queste spiegazioni non colgono il modo in cui tali coincidenze possono essere così straordinariamente specifiche, così perfettamente allineate col tempo, così organizzate in modo intricato e così frequenti. Se noi sperimentiamo solo pochi di questi eventi nella nostra vita, sarebbe semplice applicare il rasoio di Occam e tagliare via ogni possibile interpretazione mistica fino a giungere a qualche secca, razionale spiegazione per ciò che succede. Ma la spiegazione più semplice non è sempre la più corretta; qualche volta un enorme mazzo di sincro si forma assieme intorno a un particolare tema o soggetto, come se chiedessero tutta la nostra attenzione. E in rare occasioni , sembra persino che l’universo risponderà alle nostre richieste per una particolare sincro, o ci aiuterà a manifestare qualcosa per cui stiamo domandando. Il seguente video ne dà un piccolo sorprendente esempio, e nei miei blog ne condivido un po’ dei miei, alcuni proprio da capogiro.

Manifestando letteralmente una persona nella tua realtà, si porta in primo piano un bel po’ d’interessanti questioni riguardanti il libero arbitrio e la scelta: quanto la meditazione ha avuto sulle decisioni consce di Dean Raidin? E perché molti simili tentativi fatti da altre persone falliscono? Magari formano qualche tipo di accordo psichico a un livello inconscio, ed ogni altro esperimento di natura simile è il semplice risultato di non riuscire a raggiungere tale mutuo accordo. Non abbiamo modo di sbirciare in questo invisibile lavorìo interiore, cosicchè possiamo solo congetturare.

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Un’altra affascinante coincidenza viene fuori da un articolo che ho letto recentemente, sebbene non conosca da dove la storia abbia origine:

Nel 1973, il vincitore dell’award, l’attore britannico Anthony Hopkins (che raggiunse la fama nel ruolo di Hannibal Lecter) fu deliziato nel sapere che era riuscito ad avere una parte nel film basato sul libro “The Girl From Petrovka” di George Feifer. Pochi giorni dopo aver firmato il contratto, decise di visitare Londra per prendere una copia del libro.

Cercò e ricercò ma non potè trovare una copia in nemmeno una libreria. Dopo aver lasciato perdere, andò ad aspettare la metro nella stazione underground di Leicester Square, e fece caso a un libro abbandonato su una panchina lì vicino. Hopkins lo pigliò in mano e fu scioccato nello scoprire che era “The Girl From Petrovka” – proprio il libro che aveva cercato!

Due anni dopo, nel mezzo delle riprese a Vienna, Hopkins venne visitato da George Feifer, l’autore. Durante la loro conversazione, Feifer ammise che non aveva nemmeno una copia del suo proprio libro. Menzionò che aveva prestato l’ultima copia a un amico, che apparentemente smarrì il libro da qualche parte a Londra. In più, dichiarò che la sua copia conteneva importanti appunti e annotazioni scritte sui margini delle pagine.

Improvvisamente, una lampadina si accese nella mente di Hopkins. Gli diede in mano la copia da lui trovata due anni prima. “E’ questa?” domandò, “con li appunti scritti sui margini?” Entrambi gli uomini erano scioccati nello scoprire che si trattava proprio della copia originale di Feifer.

Ciò che mpressionò la mente di Hopkins fu che, trovando quel libro, egli potè capire molto meglio il personaggio che doveva interpretare e l’intera vicenda. Gli appunti dell’autore fecero una grande differenza.

Pensandoci bene, una cosa è ovvia: la spiegazione scettica e “razionale” – che tali coincidenze siano accidenti privi di significato – sembra più un tentativo disperato e senza basi di ignorare il fatto che è in azione qualcos’altro rispetto a ciò a cui siamo abituati. Carl Jung suggerì perfino che ci può anche non essere per nulla una spiegazione razionale a questi eventi; la conclusione più probabile è che questi eventi sono organizzati a un livello di realtà oltre la sfera della mente cosciente ordinaria, eppure la nostra mente può interagire con esso e influenzarlo in qualche modo.

Ciò che rende tutto questo così inafferrabile è che le sincronicità sono “camuffate” dentro eventi molto naturali e terra terra, e fare caso a esse dipende interamente dal nostro proprio stato soggettivo – di cui siamo consapevoli solo noi e nessun altro. Esse accadono così spontaneamente e imprevedibilmente che è molto poco possibile “provare” a qualche altro oltre a noi che qualcosa di sconcertante s’è prodotto; le sincronicità non possono essere ripetute in modo da produrre test scientifici per la loro esistenza. Eppure quando lo scettico dichiara che noi stiamo banalmente vedendo ciò che vogliamo vedere, lui stesso è cieco davanti a ciò a cui sceglie di rimanere cieco. Il modo di vedere il mondo basato sulla scienza classica diffuso tra noi moderni ci isola dalla possibilità o persino dal notare che i cosiddetti eventi e fenomeni “psichici” sono comuni come l’aria che respiriamo. Non sono abilità o poteri miracolosi; sono semplicemente il modo con cui il mondo opera, tutto il tempo.

Quasi tutti coloro che hanno esperienze di sincronicità giungono alla conclusione che tu non puoi forzarle ad apparire in ogni specifico modo, ma puoi incoraggiarle ad accadere più frequentemente, cercandole e aspettandotele. Può quasi sembrare come se un qualche tipo di intelligenza impersonale sia eccitata dal fatto che tu finalmente ti sia accorto di essa ed è come se iniziasse a farti piccole “strizzatine d’occhio” e giocarti tiri surreali qui e là. La cosa importante è non esagerare il senso delle proporzioni di queste sinc: non fare l’errore di supporre che sia “Dio” che stia parlando con te. Ho visto gente fare così e non è buona cosa.

Diverse persone preferiscono interpretare una sincronicità come segno che esse sono “sulla strada giusta”. Le vedono come una conferma per qualsiasi cosa stiano pensando o pianificando, come se l’universo fosse d’accordo con loro. Ma questo non è sempre il caso. Qualche volta le sincronicità creano lezioni da imparare, anche molto difficili. Possiamo manifestare persone e situazioni negative, ed anche partner romantici che non sono fatti per noi, allo scopo di renderci consapevoli di questioni nel nostro interiore che hanno bisogno di essere risolte. Le sincronicità sembrano accadere più frequentemente e con maggiore intensità durante periodi di maggiori mutamenti esistenziali, come nuove relazioni o cambiamenti di carriera, spostamenti, viaggi importanti, perdite di persone care ecc. Alcune volte avvengono per fare per fare un punto veloce di una situazione, come una specie di “inside joke” per rischiarare tale situazione. Le sinc possono anche irritare senza pietà il nostro ego per farci riconsiderare le nostre attitudini. Nello scenario peggiore, possono violentemente strappare via la nostra intera realtà per aiutarci a fronteggiare quel qualcosa dentro noi stessi con cui non stiamo stati mai in grado di confrontarci: ciò che può essere definita una guarigione, sebbene sulle prime non possa venire avvertita.


“Gli antipodi sciamanici del normale, del famigliare e dell’apparentemente razionale, hanno una loro propria logica da vaudeville. Ciò che è quasi sconcertante circa le altre dimensioni è questo: dopo che tu hai rischiato la tua salute, la disapprovazione degli amici e della famiglia per arrivare lì, tu trovi, assieme ai frammenti della profezia e del mito, assieme alle rivelazioni del terrore e della beatitudine utopica, cose bizzarre da commedia di bassa lega, stereotipi di carta stagnola e roba da cartone animato. Lo scherzo è una maschera che l’Ignoto, l’Altro, indossa per nascondere se stesso, per conservarsi intatto dall’umana [troppo umana] comprensione. Perciò uno degli stromenti sciamanici più efficaci è la risata, la quale, agendo con l’efficienza di un bisturi da chirurgo, spazzola via l’ombrosità della mente.”

–Daniel Pinchbeck, BREAKING OPEN THE HEAD

In realtà, buona parte delle sinc mostrano di essere riflessi dei tuoi propri pensieri, esternalizzati. Il mondo è uno specchio che riflette qualunque cosa il pensatore stia pensando su di esso, e gli esseri umani hanno una stupefacente abilità di illudere se stessi. Se hai un improvviso pensiero o idea che non è vera o per nulla basata su fatti e cose reali, può ancora produrre una sorprendente sincronicità…ma se usi quella coincidenza come una conferma che la tua idea era corretta, allora illudi te stesso e finisci per perderti in una sala di specchi. L’approccio alle sincronicità non dovrebbe essere troppo serio, perché sfortunatamente c’è una linea piuttosto sottile tra misticismo e malattia mentale. Tieni presente che la realtà non sempre si accorda alla tua interpretazione di essa.

Ma quando familiarizzi meglio con le sincronicità sviluppando un’attiva relazione con esse, imparererai a non balzare a frettolose conclusioni a proposito del loro significato…e il miglior modo di imparare è compiendo errori. Sii paziente. Tenere un diario o un quaderno delle tue sincronicità ti può essere di beneficio, così come prendere nota dei tuoi sogni, e stare attenti ai pattern e ai temi simbolici che si ripetono nel corso del tempo. Qualche volta le coincidenze (e i sogni) possono essere caricate di messaggi e significati che potrebbero non assumere senso se non anni dopo, quando si sono aggiunti al loro posto altri pezzi del puzzle. Nessuno può dirti cosa imparererai da questa pratica; si tratta di qualcosa che puoi sperimentare soltantotu su te stesso.

Adesso che conosciamo le basi, possiamo muoverci verso il reame del sincromisticismo.

[Continua…]

Versione originale in inglese: http://www.synchronoah.com/maynardmousewebscom