Il ritorno di Silvio Berlusconi e Romano Prodi alle elezioni politiche del 2017-2018

3 07 2017

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Entro poco tempo in Italia vi saranno le elezioni politiche per il rinnovo del parlamento e per il rinnovo di palazzo Chigi, quindi per la scelta del premier.
Oddio, “Rinnovo”, parlando di argomenti come questi, sembra una parola un po’ grossa tenendo conto della situazione in cui ci troviamo. Infatti stiamo vivendo una crisi di senso e direzione in Italia che fatalmente diventa una crisi politica continua, un paradosso visto che “crisi” è una parola che vorrebbe significare un momento ristretto nel tempo seguito da una risoluzione, quindi si tratta di una “sindrome” più che di una “crisi.”
Ma non divaghiamo.
I due schieramenti del vecchio bipolarismo italiano sono in seria crisi d’identità: il centrosinistra soffre di scissioni, di volti nuovi che diventano vecchi in breve tempo, di una linea politica ormai smarrita in un centro perenne – senza sinistra ma senza nemmeno destra – che più che un centro sembra un buco, quello dello sciacquone, ma si tratta di uno sciacquone al rallentatore e sta durando anni se non decenni.
Il centrodestra è messo sotto sequestro da figure sovraniste e populiste che sembrano più che altro “furbiste” e la parte più moderata forzaitaliota non riesce a trovarsi un vero leader carismatico e accentratore, come ai bei tempi.
Entrambi gli “schieramenti” del vecchio caro, sano bipolarismo all’anglosassone (o voti bianco o voti nero) santificato dal maggioritario ormai venticinque anni or sono mostrano la corda, sono sfiatati e affaticati, si fingono ancora nemici acerrimi ben più di cinque anni dopo che hanno cominciato platealmente a fare le “grosse coalizioni” per reggere il moccolo a governi tecnici, di scopo e di progetto, venuti in salvo a una casta dirigenziale scricchiolante dopo immani furbizie e turbolenze finanziarie.
Pare si voterà con un nuovo proporzionale, dopo le ultime elezioni invernali questa volta qualcuno dice che si andrà al voto addirittura in settembre, una cosa mai vista almeno da quaranta/cinquant’anni a questa parte, si farà la campagna elettorale subito dopo essere tornati dalla spiaggia o addirittura durante il ferragosto?
Hanno avuto buon gioco certi nuovi movimenti guidati da ex comici a urlare “destra e sinistra sono tutti uguali, fanno schifo tutti e due”, e aprofittare della situazione e ad aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, sono dunque riusciti ad aprire in due il bipolarismo come una scatoletta, ce l’hanno fatta, hanno rotto il giochino maggioritario di centrodestra e centrosinistra, ma ora mostrano la corda anche loro, si sono democristianizzati troppo, ufficializzati troppo, hanno commesso troppi passi falsi, troppe confusioni, hanno anche smarrito i loro leader portavoce e stanno perdendo l’aura del “nuovo” e “duro e puro” che ancora avevano fino a poco tempo fa.
Centrodestra e centrosinistra anche loro si stanno perdendo per strada, sono entrambi in una forte crisi identitaria e di rappresentazione, tartassati da troppi nuovi movimenti che spuntano come funghi e mordono come zanzare, stanno sgusciando dalle loro mani leader credibili, accentratori che potevano tenere incollati assieme i rimasugli di un sano bipolarismo all’anglosassone anche se paradossalmente inglobato dentro a un nuovo proporzionale.

Perciò l’ultima carta da giocare per loro è, per le prossime elezioni, potrebbe essere riportare in campo a sfidarsi per la terza volta Silvio Berlusconi per il centrodestra e Romano Prodi per il centrosinistra.
Apparentemente è di certo una cosa che fa crollare increduli al suolo come svenuti o fa desiderare l’espatrio perenne all’isola di Nauru: ma come? In tutti questi anni tante “novità”, “giovani nuove proposte”, tanti cambi d’abito, tanti “cambi di passo” sia per il centrodestra sia per il centrosinistra e poi entrambi gli schieramenti, per l’ennesima volta, fanno ritornare Silvio Berlusconi (81 anni) da una parte e Romano Prodi (78 anni) dall’altra a sfidarsi come nel 1996 e 2006, e questo verso fine 2017 o inizio 2018?

A pensarci bene però, seguendo una certa linea di pensiero di questo blog basata sui ricorsi storici, sarebbe qualcosa di più folle, straniante e dirompente (e perciò auspicabile) che se ci fossero dei “volti nuovissimi” a sfidarsi. Verrebbe confermata una certa “necessità degli avvenimenti” a prescindere dai voleri degli esseri umani, si compirebbe ulteriormente (e stavolta lo vedrebbero anche i ciechi) quel “ripetersi di avvenimenti già accaduti” – a scadenza sempre più ravvicinata tra loro – che sta tartassando la storia d’Italia dai tempi del post caduta del muro di Berlino soprattutto dai tempi del post Tangentopoli.

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Le nuvolette nel corso degli anni che hanno annunciato la bufera Marco Bucci

26 06 2017
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In senso orario: Giovanni Toti, Marco Bucci, Fabrizio De Andrè, Gianni Crivello. Immagine trovata in rete non mi ricordo più dove. Se qualcuno reclama diritti su questa immagine non ha che da contattarmi e patteggiamo una soluzione.

Non so bene come considerare questa tarda o anticipata vittoria del “centrodestra unito”, che ha consegnato Genova a una giunta non “rossa”, cioè non di sinistra o centrosinistra, per la prima volta da più di settant’anni portando l’outsider Marco Bucci, un manager che ha lavorato molto all’estero, alla poltrona di sindaco della Superba a palazzo Tursi in via Garibaldi, sede del comune.
Diversi giornali titolano che si tratta di un’ “avvenimento storico” e, in effetti, un po’ lo è: Genova è sempre stata una città di sinistra, progressista, non di destra, con una forte classe operaia portuale e non solo portuale, città medaglia d’oro della resistenza antifascista. Ora, a causa dei molti errori annosi della casta politica cittadina del Partito Democratico e affini – casta che ha deluso un bel po’ di genovesi nonostante sia da sempre egemone in città – è riuscito a vincere le elezioni amministrative un “centrodestra unito” (unito per la prima volta da un sacco di tempo) composto dalla Lega Nord salviniana, da “Fratelli d’Italia” di Giorgia Meloni, dal partito Forza Italia che si richiama a un ectoplasmatico Silvio Berlusconi, dal sempre presente a ogni elezione locale Enrico Musso e da “Direzione Italia” di un certo Raffaele Fitto (partito thatcheriano) più, naturalmente, il listone civico dedicato allo stesso Bucci in pendant con quello dedicato al suo avversario Gianni Crivello dalla sponda opposta dell’agone politico.
Era da anni che si pensava quando il centrodestra sarebbe riuscito a espugnare palazzo Tursi con un suo sindaco, si pensava “quando”, infatti, perché il “se” era fuori discussione: prima o poi era sicuro che sarebbe successo.
E ora, in questa opprimente fine di giugno 2017, è successo, si è concretizzato il fantasma che aleggiava da anni.
Preannunciato, nel corso del tempo, da diversi segni premonitori, per chi sapeva vederli (ed erano in ben pochi):
Come quando, nel 1999, diventò sindaco di “Bologna, la rossa” l’esponente del centrodestra Sergio Guazzaloca, con la prima giunta non di sinistra o di centrosinistra dal dopoguerra, si parlò di “La caduta del muro di Bologna” e fu uno degli elementi psicologici collettivi che, unito a molti altri (come la sconfitta alle regionali dell’anno seguente) portò l’allora governo di centrosinistra alla disfatta. Combinazione, Guazzaloca è morto molto recentemente.
Un altro segno premonitore fu ancora prima, il ballottaggio del 1997 quando il folcloristico Sergio Castellaneta – il quale dopo la rottura con la lega si presentò con un listone civico tutto suo “Genova nuova” – riuscì inaspettatamente ad andare al ballottaggio contro il candidato di centrosinistra Giuseppe Pericu, e alla fine vinse quest’ultimo ma proprio per il rotto della cuffia: ce l’avete presente quando nella primavera 2002 al primo turno delle presidenziali francesi, i citoyens videro sgomenti che lo sfidante al ballottaggio di Jacques Chirac non sarebbe stato Lionel Jospin ma Jean Marie Le Pen? Ebbene, ben prima, nell’autunno ’97 appunto, i cittadini genovesi, sgomenti e un po’ divertiti, videro che lo sfidante di Pericu al secondo turno non sarebbe stato, che so, un Claudio Burlando ma un Castellaneta Sergio,  personaggio ex leghista che conduceva una trasmissione tv regionale dove sparava a zero su tutti.
Un altro segno premonitore fu quando, alle elezioni regionali del 2000 (già citate) divenne presidente della regione Sandro Biasotti e la regione Liguria dalla sua fondazione trent’anni prima era sempre stata di centrosinistra e invece Biasotti era (ed è) un duro e puro di Forza Italia, centrodestra.
Questo exploit biasottiano fu bissato esattamente quindici anni dopo, quando un’altro duro e puro di Forza Italia, Giovanni Toti, conquistò la poltrona di presidente della regione aprofittando delle divisioni, delle rivalità e dei colpi bassi tra i due candidati di sinistra e centrosinistra: Lella Paita e Luca Pastorino…come dice il proverbio? Queste erano le nuvole che preannunciavano il ciclone Marco Bucci, il quale ha aprofittato delladelusione provocata alla cittadinanza genovese dalla ectoplasmaticità del predecessore Marco Doria, esacerbata delle assurde divisioni in seno ai Cinque Stelle e dagli improbabili listoni civici di ex e scissionisti che hanno esasperato gran parte degli aventi diritto al voto i quali son stati spinti a votare in massa un sindaco che non si è mai occupato di politica, che è stato un manager e che è “sceso in campo”.
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(Antonio) Razzi in Siria e Nord Corea

14 04 2017

 

 

 

Buona-Pascuetta-di-Razzi

Se c’è un personaggio mediatico che ben rappresenta la Storia distrutta progressivamente dalla farsa questi è di certo ANTONIO RAZZI.

Un signor nessuno fino a pochi anni fa, proiettato verso uno scranno di Montecitorio da vicende incredibili degne della sincronicità più delirante.

Abruzzese come ce ne sono rimasti più pochi, di famiglia umilissima, ex emigrato in Svizzera, presidente della FEAS (Federazione Emigrati Abruzzesi in Svizzera), si ritrova, nei secondi anni duemila, come deputato per il partito di Antonio Di Pietro “Italia dei valori”, per poi di punto in bianco passare dalla parte di Silvio Berlusconi e, nell’anno 2010, salvarlo da una grave crisi di governo che minacciava di farlo dimettere anzitempo.

I deputati che, all’epoca, risultarono fondamentali per salvare il fondoschiena del governo Berlusconi, furono DUE: Antonio Razzi, appunto, e Domenico Scilipioti, personaggio questo molto simile a Razzi, anche lui passato da Di Pietro a Berlusconi, anche lui decisamente sui generis e decisamente farsesco, appassionato di medicine alternative, scie chimiche e signoraggio bancario.

Antonio Di Pietro, all’epoca (secondi anni duemila abbiamo detto) imbarcava chiunque nel suo partito immagine “Italia dei valori”, e nel reclutare Domenico Scilipioti e, soprattutto, Antonio Razzi nella sua scuderia, non poteva immaginare quanto avrebbe contribuito in futuro alla demolizione della serietà storica.

Antonio Razzi è colui che fa più ridere e sembra più comico della sua imitazione da parte di Maurizio Crozza. Fa molto più ridere l’originale della sua imitazione. Ricordiamo che costui è un senatore della Repubblica Italiana, con congruo stipendio, bonus e vitalizi. Ed è un soggetto che fatica a parlare un corretto italiano, perché, a suo dire, “ha lavorato troppo in Svizzera e per tanto tempo ha parlato solo altre lingue.”

Antonio Razzi, attualmente, è una specie di saltimbanco che pare avere l’intenzione di ridicolizzare le situazioni più scottanti della politica internazionale. Non si capisce bene quanto “ci faccia o ci è”, a tratti la sua attività somiglia a un’operazione dadaista, somiglia a certe istanze dell’arte concettuale contemporanea, come quelle degli artisti Maurizio Cattelan e Gianni Motti.

Razzi appare come un “de-pensante” (come ha detto Vittorio Sgarbi di Virginia Raggi), una persona incolta dal quoziente intellettivo basso che, credendo di fare e dire cose serie, le mostra invece nel loro lato più grottesco e farsesco.

Concludo mostrando un po’ di titoli di articoli su varie testate on line incentrati su Antonio Razzi e le sue prodezze e dichiarazioni.

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Io Razzi vado a fermare i razzi in Corea del nord

http://www.iltempo.it/politica/2017/04/12/news/io-razzi-vado-a-fermare-i-razzi-la-missione-in-corea-del-nord-del-senatore-fi-1027081/

Corea del nord vs Trump, Antonio Razzi: vado lì a calmare le acque

http://www.meteoweb.eu/2017/04/corea-del-nord-vs-trump-antonio-razzi-vado-li-a-calmare-le-acque/886190/

Antonio Razzi: pronto a fare lo scudo umano in Corea del nord

http://www.giornalettismo.com/archives/2212374/razzi-corea-del-nord-scudo-umano/

“Ho chiesto a Donald Trump d’incontrarmi”

http://www.ilpescara.it/politica/antonio-razzi-incontro-donald-trump.html

Antonio Razzi: “Io il Donald Trump italiano”

http://www.termometropolitico.it/1235991_antonio-razzi-e-sicuro-io-il-trump-italiano.html

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Il selfie con Assad

http://www.repubblica.it/politica/2017/03/20/foto/siria_antonio_razzi_a_damasco_il_selfie_con_assad-161002129/1/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/21/antonio-razzi-e-il-suo-selfie-vergognoso-con-bashar-al-assad/3465125/

http://www.repubblica.it/politica/2017/03/21/foto/razzi_-_lucarelli_scontro_su_twitter_dopo_il_selfie_con_assad-161051722/1/

http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12339670/cruciani—selfie-di-razzi-e-assad–genialata-totale–.html

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Dal punto di vista sincromistico, è d’interesse notare come, dopo non molto tempo dallo scatto di quelle foto assieme a RAZZI, ad Assad sono piovuti davvero i razzi tomahawk sul territorio della sua Siria.

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Foto ricordo di Antonio Razzi in Nord Corea, i cui razzi impensieriscono il mondo.

Vedere anche

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/09/29/top-secret-la-seconda-guerra-civile-americana-e-la-finzione-che-cancella-la-storia/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/03/09/silvio-berlusconi-papa/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/03/11/come-ci-sentiremmo-se-silvio-berlusconi-diventasse-davvero-papa/

 





Non ci resta che divinare, di Giorgio Galli

18 03 2016

Recentemente, come mi capita, ho voluto provare la sensazione dell’attualità letta molto tempo dopo rispetto a quando è avvenuta, e così ho preso il libro “Diario politico 1994” del politologo Giorgio Galli; personaggio davvero degno di nota per gente come noi che teniamo un blog come questo, poiché si tratta di uno studioso di politica italiana (e tra i più celebri), con un’inclinazione all’esoterismo, interessato anche alle coincidenze significative, alle sincronicità e allo studio sulle analogie, i ritorni e le ripetizioni nella Storia.

In precedenza, avevo già letto delle cose di Giorgio Galli, come “Hitler e il nazismo magico” e “Le coincidenze significative”, e penso proprio che non mi fermerò qui con lui!

In questo “Diario politico 1994”, viene analizzato, cronologicamente lungo la successione dell’anno, il periodo della politica italiana coincidente con le elezioni politiche 1994 che videro la vittoria del centro-destra capeggiato da Silvio Berlusconi, e il varo del primissimo governo con lui come presidente del consiglio. Tale vittoria viene vista da Galli come un imbroglio voluto anche dall’allora centro-sinistra e, non a caso, quel governo ebbe vita molto travagliata e breve (col culmine durante la sconfitta ai rigori della Nazionale in finale ai Mondiali), concludendosi alla fine di quell’anno

“Diario politico 1994” è una lettura piacevolissima, scorrono i nomi di politici dimenticati di quel lontano periodo di ventidue anni fa: Mino Martinazzoli, Mariotto Segni, Achille Occhetto, Rocco Buttiglione, Gianfranco Fini all’apice del successo, Giulio Tremonti e Fabrizio Cicchitto non ancora berlusconiani, Bossi e la Lega in una delle loro fasi più assurde; alle pagine 98 e 107 compare persino Mario Monti, previsto da alcuni come il migliore successore di Berlusconi alla presidenza del consiglio dopo le dimissioni del cavaliere!

Alla fine del libro vi è un’appendice contenente diversi articoli dello stesso Giorgio Galli risalenti a quel 1994, e proprio l’ultimo articolo – che chiude il libro – è  un’illustrazione del metodo analogico delle coincidenze significative applicato alla previsioni per l’anno successivo, il 1995.

In questa occasione voglio riportare integralmente il contenuto dell’articolo.

 

 

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Non ci resta che divinare

Quale sarà lo scenario politico italiano nel 1995? Per ipotizzarlo è necessaria una premessa. La politologia è in una fase di riflessione. Come tutte le scienze sociali, ha adottato il modello delle scienze esatte, delle scienze della natura. E su di esso ha basato le sue previsioni. Soprattutto negli Stati Uniti, ha avuto a disposizione grandi mezzi, istituti prestigiosi, studiosi autorevoli. Nonostante tutti questi sforzi, tuttavia, non si è riusciti a prevedere il crollo del sistema imperiale sovietico.

Henry Kissinger, ex segretario di stato degli Usa con la presidenza Nixon e autorevole osservatore di politica internazionale, ha così sintetizzato la situazione: avevamo previsto, per l’Urss, un declino inarrestabile, ma graduale, sino a una crisi all’inizio del Duemila. Vi fu invece un crollo repentino, con una decina di anni d’anticipo.

La politologia ha conseguito buoni risultati analitici, anche nello studio del sistema politico italiano. Ma ciò non può mettere in ombra il fatto che il suo approccio non è stato sufficiente per valutare con sufficiente precisione l’evento cruciale di questo scorcio di secolo.

Mi sono perciò chiesto, all’inizio del 1992, in un saggio scritto con Rudy Stauder e del quale “Panorama” ha parlato, se in questa fase di riflessione la politologia non potesse integrare il suo approccio analitico con altre suggestioni, e con le analogie e le coincidenze significative teorizzate da Carl Gustav Jung. Le prendo in considerazione da molto tempo, avevano suscitato a suo tempo il grande interesse di geni della fisica, come il premio Nobel Wolfgang Pauli.

Non è quindi per un’improvvisazione che accolgo la proposta del direttore di “Panorama” di trasformare questo approccio in una trattazione particolare dei temi politici, che unisca alla politologia classica l’utilizzazione di analogie e coincidenze. In un periodo nel quale il quadro politico muta repentinamente quasi di giorno in giorno, è una approccio di respiro.

Veniamo, dunque, al 1995: mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale. La constatazione più sorprendente, impensabile nel 1945, è che i due grandi sconfitti di quel conflitto, cioè la Germania e il Giappone, sono oggi potenze economiche mondiali. Tra i vincitori, solo gli Stati Uniti grandeggiano. L’impero britannico e quello sovietico sono praticamente scomparsi (anche se il secondo ha ancora una possibile base territoriale).

E l’Italia? Ha condiviso, per tutti gli anni Cinquanta, il “miracolo dei vinti”. Si è avvicinata all’Europa, in termini di reddito e di cultura, come mai prima nella sua storia. E’singolare che, all’inizio della svolta, troviamo un politico che tiene conto degli oroscopi, Fernando Tambroni, presidente del Consiglio nella primavera del 1960.

Tambroni consulta abitualmente un’astrologa, Maria Gardini. Sembra che ne abbia avuto buoni consigli, sino alla crisi del giugno 1960, quando il suo governo, un monocolore della Democrazia Cristiana sostenuto dal solo Movimento sociale, fu rovesciato da dimostrazioni di piazza e dalle contese all’interno del suo partito. Non so se la signora Gardini vorrà dire qualcosa su quelle giornate.

La coincidenza è questa: il “miracolo dei vinti” sembra esaurirsi quando torna per un momento protagonista il vinto per antonomasia, il fascismo della Repubblica sociale, del quale il Msi era l’erede. La rinuncia a quella eredità, la trasformazione del Msi in Alleanza nazionale, il suo rapporto col governo (sostegno nel 1960, partecipazione nel 1994) sarà uno dei temi politici importanti del 1995.

Probabilmente, però, non il tema cruciale. Le analogie possibili con il 1945 mi sembrano altre due: una coalizione con un peso inizialmente importante della sinistra e l’emergere, verso la fine dell’anno, di un ruolo determinante svolto dal partito di ispirazione cattolica.
Tra la primavera e l’estate del 1945, l’Italia riunificata del 25 aprile è rappresentata da un governo di coalizione tra la Dc di Alcide De Gasperi e le sinistre di Palmiro Togliatti e Pietro Nenni. Sarebbe una coincidenza sorprendente se, a cinquant’anni di distanza, capovolgendo la situazione creatasi nel 1994, si formasse una coalizione nella quale la sinistra (o parte di essa) e il Ppi, erede della Dc, avessero un ruolo di rilievo.

Alla fine di quell’anno, l’importante partecipazione della Democrazia cristiana si trasformò in un ruolo di preminenza (primo governo De Gasperi). E’ una prospettiva che potrebbe ripetersi, verso la fine del 1995 e nell’ipotesi di un 1996 anni elettorale, dopo un riassetto istituzionale. Il Pds di oggi avrebbe comunque più carte da giocare rispetto al Pci del 1945, condizionato dalla situazione internazionale e dalla subordinazione a Stalin.

La distanza storica ha ingigantito le figure di De Gasperi e di Togliatti. Penso che Rocco Buttiglione e Massimo D’Alema non oserebbero paragonarvisi.

Ipotizzo, comunque, che il loro ruolo nel 1995 sarà più importante che nel 1994.
Questo eventuale processo evolutivo della coalizione di governo non dovrebbe nuocere ad Alleanza nazionale. E’più probabile che il disegno di lungo periodo di Gianfranco Fini possa realizzarsi meglio fuori del governo, se il suo partito ne dovesse essere escluso. La sua leadership di una forte destra di tipo europeo è comunque condizionata da quanto accadrà in Forza Italia, dalla variabile giudiziaria, che conserverà un ruolo decisivo nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.

“Panorama”, 2 dicembre 1994.

 





Poker d’assi WASP tra le due sponde atlantiche e appunti sparsi 12

18 05 2013
george w bush, prince charles, george hw bush, prince philip

Poker d’assi WASP con la stessa aria di famiglia tra le due sponde dell’Atlantico: George HW Bush, prince Charles, George W Bush, prince Philip.

Mi viene in mente il modo di abbigliarsi di Jimmy Savile, quei suoi abiti glitter, quel suo essere eternamente swinging london, anche in modo “fantascientifico”, le sue Rolls Royce (somiglianti ai modellini che avrei voluto da bambino, quando vedevo le pubblicità sulla quarta di copertina dei giornaletti), il suo essere giovanile anche da vecchio, il suo permettersi di fare tutto ciò che volesse, tanto aveva le spalle coperte dai “poteri forti”, i filmati di Top of the pops degli anni sessanta, in quel bianco e nero molto televisivo, con quelle fonti di luci dello studio Tv che “sparavano” sullo schermo, e con Savile sempre circondato da teenager, anzi, anche meno che teenager. Quello spezzone, quando scende dalla Rolls borbottando fonemi incomprensibili, anche in inglese, canticchiando, e poi si accende il suo solito sigaro enorme, utilizzando uno Zippo altrettanto enorme. Per poi richiuderlo col solito scatto di quando si richiude lo Zippo. Quel suo sguardo stralunato, a petto nudo e coi boxer. Sempre vestito in modo eccentrico, magari anche con gli occhialini rotondi rossi. Modo di vestirmi swinging london o mod, tipico anni 60 british, Austin Power, l’epoca delle Mini dai colori sgargianti, col volante a sinistra, quel modo di vestirmi ce l’avevo, senza rendermene conto, quando frequentavo il liceo negli anni novanta, l’epoca delle “okkupazioni” durante il primissimo governo Berlusconi […]

Poi quegli articoli di Carmilla risalenti al 2003, quando c’era stata l’invasione angloamericana dell’Iraq. L’epoca di Bush figlio, Cheney, i NEOCONservatori, i Teocon italiani, Berlusconi visto come tra i più amici di tutto questo, le manifestazioni contro la guerra con la bandiera della pace dai colori arcobaleno, quando si appendevano le bandiere arcobaleno su tutti i balconi. Quando era diventato un business quello delle bandiere arcobaleno e si vendevano dai chioschi, come i palloncini e i panini fuori dagli stadi e dai luna park. C’era un’atmosfera dove i media tradizionali venivano ancora presi molto sul serio (anche da chi scrive), in cui Bush figlio, nel bene e nel male, era molto mediatizzato, della serie “si sparli di me purché se ne parli”, il governo degli USA era molto mediatizzato, anche solo per criticarlo. Erano anche i tempi dell’allora segretario ONU Kofi Annan, un individuo alquanto mediatico, una specie di Obama ante litteram, con quella specie di fascino che hanno le persone di colore importanti e mediatizzate. Come anche Martin Luther King, Nelson Mandela e altri.





La vittoria dello sgarbo o la coscienza rivoluzionaria del berlusconismo

1 04 2013

Oggi lunedì dell’angelo (Pasquetta) e primo aprile (Pesce d’aprile.) Ieri (Pasqua) le lancette dell’orologio un ora avanti.

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Un personaggio senz’altro simbolo della tv italiana commerciale, del costume mediatico nazionale del periodo dal 1989 in avanti, emerso contemporaneamente alla nascita del contenitore BLOB (altro segno dei tempi che stavano cambiando in quella fine anni ottanta), è senza dubbio Vittorio Sgarbi.

Che lo si ami o lo si odi (non è certo un personaggio da mezze misure), il “critico d’arte nazional-popolare” per antonomasia, l’unico vero “critico d’arte” dell’immaginario popolare, per la platea dei telespettatori, non è certo stato un tipo che è passato inosservato. A partire dalla sua figura, magra, pallida, occhialuta, con un folto ciuffo, una folta frangia di capelli spesso spostata con le mani. Egli ha occupato un posto ben preciso nello spettacolo della neo-televisione commerciale del ventennio berlusconiano, quello dell’ “uomo di cultura” per le masse televisive, per i talk show e, dal 2000 in avanti, anche per i reality show.

Ma, ben prima di Beppe Grillo (a cui sembra legato karmicamente), ha incarnato anche una specie di “anima rivoluzionaria” del berlusconismo, ebbene si. I suoi leggendari scoppi d’ira, le sue risse, i suoi sfoghi per mostrare di essere “contro” fino in fondo volendo azzittire l’avversario, sono assolutamente diventati un’ ICONA INCANCELLABILE, tra le più note del ventennio berlusconiano, tanto che persino i ragazzini sugli autobus mostrano di essere suoi fan e di fare collezione delle sue imprecazioni più celebri (più o meno allo stesso modo di quelle di Germano Mosconi.)

Si, certo, in tutti questi anni, a più riprese, sui programmi tv italiani, dalla mattina presto a sera tardi, vi sono state risse, scoppi d’ira, aggressioni verbali e non verbali, ma mai con quella PASSIONE propria di Vittorio Sgarbi, e quello stile. Quei litigi suscitano una grande energia. Quando si incazza, quando “mangia la faccia” all’avversario, che lo si voglia o no, suscita un senso di RIBELLIONE LIBERATORIA. Che energia! Che potenza! Che carica!

E ciò che c’è di bello è che, nonostante le apparenze, Sgarbi è sempre controllatissimo nei suoi scoppi d’ira, anche quelli più esagitati ed esagerati, è padrone di se stesso e della scena al 100%, senza sbavature. Anche durante le imprecazioni più virulente e offensive, anche quando sembra perdere del tutto il controllo.

In nomen omen, la “vittoria dello sgarbo” rappresenta un po’ l’eminenza grigia (come sono diventati i suoi capelli) dell’universo berlusconiano, probabilmente depositario di segreti finora inconfessabili (una sua frase è stata “Il sistema è così corrotto che tanto vale aprofittarne”), amico e confidente di diversi p-duisti, imprevedibile, fuori dalle righe e dagli schemi, sembra avere incarnato – paradossalmente – la coscienza rivoluzionaria di un’epoca senza rivoluzione, banalmente commerciale e devota al dio mercato.

Presumibilmente, nel suo intimo, Sgarbi è antagonista e “contro il sistema” più di quanto lui stesso se ne renda conto, proprio lui che, invece, a suo dire, ha sempre aprofittato il più possibile del sistema. E, di recente, questo suo lato è uscito maggiormente allo scoperto, è stato presente a conferenze sul signoraggio, è intervenuto durante un meeting di Casa Pound, ha fondato il “partito della rivoluzione” (che è stato un completo e totale flop) e ha subito uno strano incidente automobilistico – da cui ne è uscito con le ossa rotte – come se, in qualche modo, certe sue frequentazioni stessero dando un po’ fastidio a qualcuno.

Che fine farà Vittorio Sgarbi?





Silvio Berlusconi PAPA

9 03 2013

Senz’altro ci ricorderemo dove e cosa facevamo quando abbiamo ricevuto la notizia.

La fumata bianca, e il papa eletto dopo Ratzinger proprio lui: Silvio Berlusconi.

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La Storia è impazzita tra le mani dei cardinali elettori durante il conclave iniziato il 12 marzo. Per diventare papa bastano tre requisiti, essere maschi, battezzati e non sposati ed era imperativo salvaguardare certi equilibri: il risultato di quella elezione al soglio pontificio era inevitabile. Alle elezioni politiche svoltesi qualche settimana prima, il partito con a capo il Cavaliere era riuscito ad avere un ottimo piazzamento, nonostante la massiccia perdita dei voti rispetto alle consultazioni precedenti, ma non era certo abbastanza, e la lista gesuita “Scelta Civica per l’Italia” aveva preso troppo poco secondo le previsioni; la situazione era molto delicata, le forze politiche preponderanti non avrebbero fatto a sufficienza gli interessi del Vaticano (soprattutto in questo suo brutto momento) e, addirittura, una movimento emergente, guidato da un comico, era molto critico nei suoi confronti.

Ma queste sono solo ipotesi, ovviamente, non sapremo davvero mai come sia stato possibile che la satira più estrema potesse diventare una concreta realtà storica.

Era tutto tremendamente VERO. Faceva impressione.

Lui si è affacciato dal balcone vestito con i paramenti dell’investitura papale, poco dopo che il cardinale protodiacono ha proferito l’annuncio rituale, Habemus papam, le immagine più assurde circolanti da anni su internet hanno come preso vita nella realtà tridimensionale.

Non sapremo mai quali folli labirinti di compromessi storici, triangolazioni politiche, finanziarie, teologiche, segreti internazionali, ricatti e veti incrociati, questioni giuridiche, considerazioni d’immagine, dottrinali, sociali, trabocchetti della massoneria, abbiano fatto sì che una lucida follia (inevitabile) abbia preso le redini del conclave, per arrivare a questo risultato. E’ troppo riduttivo pensare che possa essere c’entrare in qualche modo la strada sbarrata verso il Quirinale, l’impossibilità (a causa di complesse alchimie politiche) di diventare presidente della Repubblica, come viene caldeggiato da anni (e delle altre alchimie politiche l’hanno fatto, invece, diventare pontefice.) è troppo limitante pensare a una soluzione radicale alle annose pendenze giuridiche sul capo di colui che, tanto tempo fa, veniva chiamato Sua Emittenza. C’è stato qualcosa di più grosso dietro. E forse quello pseudonimo era un’indizio tra le righe, una tra le tante combinazioni che avrebbero potuto suggerire ai più lungimiranti, già anni fa, che le cose sarebbero andate a finire così?

papasilvio

Immaginiamo come ci sentiremmo se davvero una cosa simile diventasse REALTA’.

Se sui quotidiani cartacei, le riviste on line e i telegiornali, comparisse un immagine, certo più realistica, ma non sostanzialmente dissimile da QUELLA.

Silvio Berlusconi PAPA, il 266° della serie.

Vi sarebbero, probabilmente paragoni con altri papi come il libertino Rodrigo Borgia, incoronato l’anno della scoperta dell’America, Alessandro VI. Corsi e ricorsi storici, si direbbe.

E dunque l’ultimo papa della storia, secondo la profezia di Malachia, sarebbe lui, a degno coronamento di una carriera sfolgorante e multisfaccettata. Colui che, nella profezia, viene definito Pietro Romano, e che sarà alla guida della Chiesa durante il Giudizio Finale.

Quando succede qualcosa di particolarmente folle ed eclatante, non si dice forse “è proprio un segno della fine del mondo.”? Ebbene, quale altro segno potrebbe essere maggiormente evidente?

Alla fine del suo millenario percorso, la Chiesa potrebbe dunque essere seppellita da una risata.