Montagne di ghiaccio e un mare di navi

5 12 2016

Questo post potrebbe diventare un link in un articolo che potrei scrivere prossimamente.

Vedere anche:

https://www.youtube.com/watch?v=-58Gjs7H0LU

Vedere anche:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/02/21/matteo-renzi-e-matteo-salvini-limprinting-generazionale-e-il-tubo-catodico/

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L’iper-normalizzazione e i memi: dai ranocchi di estrema destra alle pizze pedo-sataniste

28 11 2016

In questi ultimi giorni, mi sono reso ulteriormente conto di come la realtà di ciò che sta succedendo nel mondo si stia facendo sempre più ambigua, sfuggente e, in ultima analisi, incomprensibile. E tutto ciò a causa della sua estrema complessità, sempre più manifesta.

Forse inafferrabile a tal punto da aver difficoltà ad esprimerla adeguatamente.

Periodicamente, su questo blog, avviso di “articoli in preparazione” che però poi faticano a venire alla luce. Ho chiaro l’argomento ma non ho chiara l’esposizione.

Per esempio, l’anno scorso avevo annunciato un intervento incentrato sulle opere dell’artista spagnolo Luis Quiles confrontate con la miniserie britannica “Black mirror”, un confronto che, penso proprio, nessuno abbia mai intrapreso finora (perlomeno in rete, almeno stando ai risultati di Google)…

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Luis Quiles e “Black mirror” trattano del nostro presente multinazionale e super-interconnesso, dove foto, immagini e testi circolano continuamente sulle autostrade elettroniche attraverso i computer (smartphone e pad compresi) e dove il discrimine tra ciò che è vero e ciò che è falso non è più chiaro come prima.

A tal punto che, su un blog italiano abbastanza seguito, leggo ciò:

Una settimana fa, l’Oxford English Dictionary ha diffuso, come ogni anno, il premio alla “parola dell’anno”. Con questo termine si intende un neologismo che sintetizza, identifica e rappresenta l’umore più corrente e diffuso nella società occidentale. Nel 2016 ha vinto il termine “Post-Truth” (post-verità) definito così: “Relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali”.

E’ sempre più irritante – per me – prendere una posizione netta e chiarissima su qualsiasi argomento, di politica internazionale, soprattutto. E ho idea che questa mia sensazione (non particolarmente piacevole) sia condivisa da un mucchio di gente.

Sensazione non certo rassicurante ma che può avere un suo strano fascino, affine al fascino dell’ignoto, penso.

Personaggi politici visti positivamente o negativamente, cose e avvenimenti che esistono o non esistono, a seconda del tipo di newsletter a cui sei abbonato, a seconda del tuo filtro di Facebook e del tuo BIAS DI CONFERMA.

Giornali internazionali di prestigio che un giorno consigliano il SI a un referendum e il giorno dopo, gli stessi identici giornali, consigliano il NO.

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Intanto escono film come “HYPERNORMALISATION”, di Adam Curtis, dove viene esposto come vi sia una “guerra senza limiti” grazie alla quale l’attuale assetto di potere (che per il film è incentrato sulla triade Usa – Russia – Siria) mantiene lo status quo attraverso una realtà virtuale fatta di narrazioni confuse e contraddittorie fatte ad arte per non far capire alle masse cosa stia davvero succedendo. Ma ciò, sottolinea il film, non è una teoria del complotto bensì il regolare funzionamento del sistema iper-tecno-mediatico in cui siamo immersi, il cui inizio-inizio viene situato circa quarant’anni or sono e che, negli ultimi anni, non ha fatto che esarcerbarsi a causa dell’infittirsi delle reti di comunicazione.

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Loro lo sanno che sappiamo che loro mentono.

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Abbiamo finito per perderci in un mondo falso.

L’iper-complessità del mondo attuale (ovvero l’iper-complessità delle reti comunicative) viene iper-normalizzata attraverso narrazioni contraddittorie in cui gli stessi protagonisti dati in pasto all’attenzione delle masse vengono mostrati (apposta!) sia positivamente che negativamente. E sia il punto di vista negativo che quello positivo sono entrambi artefatti e menzogneri, non rappresentano ciò che davvero sta succedendo, ed è successo. Non mostrano davvero e con chiarezza le reali dinamiche sottostanti degli attori in gioco.

Questo discorso sarebbe stato presente, in nuce, anche nell’articolo su Luis Quiles e “Black mirror”, il quale attende tuttora di essere scritto (tra l’altro, l’autore Charlie Brooker è in combutta con Adam Curtis, l’autore di “Hypernormalisation”.)

Curtis, nel film, evidenzia le inusuali strategie di un personaggio: l’uomo d’affari Vladislav Surkov, vicino all’attuale presidente russo. Surkov, nelle operazioni da lui chiamate di “guerra non lineare”, è capace di finanziare l’appoggio all’attuale politica russa così come la sua opposizione, e questo sia in patria che fuori, per esempio durante la guerra civile in Ucraina. Quanto c’entra tutto ciò con l’immagine controversa che i media danno dell’attuale presidente russo, la quale passa disinvoltamente da quella di “grande statista che vuol mantenere la sovranità del suo paese, sdradicare il terrorismo e rimettere in sesto le cose anche in Occidente” a quella di “autocrate oligarca anti-democratico con manie di grandezza neo-imperialiste e tiranniche”?

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che è sempre andata così da Napoleone in avanti e forse anche prima: le grandi personalità pubbliche – soprattutto se a capo di grandi nazioni – polarizzano le opinioni su di loro. Ma se tutto ciò fosse fatto…APPOSTA, come suggerisce il film di Curtis?

Tutto questo dibattito pubblico planetario attuale attraverso la super-connettività (pseudo-dibattito e pseudo-pubblico) è la piattaforma digitale telematica globale dove le visioni del mondo possono facilmente diventare radicali fino alla follia e portare a risultati nel mondo reale, quello della democrazia formale dei paesi occidentali, per esempio.

Abbiamo visto come vi siano state polemiche, dopo il risultato delle elezioni negli USA, perché alcuni hanno visto nella libertà di circolazione di contenuti informativi eccessivi ed esagerati (razzismo, xenofobia, supremazia della razza bianca, complottismo) una delle colpe del risultato delle elezioni USA, e allora vi è stato un coro di proteste verso i social network, naturalmente capeggiati da Facebook e dal suo scienziato, barone Frankenstein – Zuckerberg, il quale s’è affannato a dire che lui e la sua creatura sono innocenti, e comunque verranno presi provvimenti – chissà quali – per far sì che le bufale e l’odio non circolino più dentro Facebook e non influenzino più il gioco elettorale.

Ebbene, proprio da internet è uscita fuori questa strana cosa chiamata ALT-RIGHT (nome che sembra un comando della tastiera del computer ma sta per “destra ALTernativa”), una destra americana politicamente scorretta in modo totale, xenofoba, misogina, complottista, anti-islamici, anti-immigrati, anti-globalizzazione, filo-nazi, per la supremazia del maschio bianco contro tutto ciò che lo minaccia. E questa ALT-RIGHT, nata e cresciuta su internet, fa ampio uso di social network come 4chan e Reddit, del trolling in rete, e soprattutto dei memi, cioè di quelle immagini innocenti che possono essere modificate e acquistare diversi significati a seconda del contesto in cui sono inserite, che circolano attraverso i gruppi di discussione e i social network, e che sono difficili se non impossibili da intercettare ed eliminare, perchè si riproducono potenzialmente all’infinito.

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Pepe the frog: innocente cartone animato amatoriale o simbolo dell’odio razzista, xenofobo, misogino, suprematista del maschio di razza bianca?

Per via delle dinamiche del web, dunque, un innocente meme come il ranocchio PEPE THE FROG (apparso per la prima volta su un fumetto amatoriale in rete nel 2005) è divenuto uno dei memi più diffusi e onnipresenti della folle destra alternativa finto ironica (cioè spaccia per esempio come ironia un gruppo di suoi esponenti che fa il saluto nazista e dice “Hail” quando invece ironia non è), tanto da essere ormai identificato come un suo simbolo a tutti gli effetti, un simbolo dell’odio e del male, a cui ha alluso persino la candidata democratica in campagna elettorale. Il meme Pepe the frog è stato persino paragonato a KEK, una divinità del pantheon dell’Antico Egitto, con la proprietà di influire sul corso degli avvenimenti, portandoli a proprio vantaggio.

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KEK, il Dio del Caos. Kek è la deificazione del primordiale concetto di tenebra nella religione dell’antico Egitto. Incarna il tempo giusto prima dell’alba, facendo sì che sia il portatore di luce. Kek è rappresentato come un uomo dalla testa di rospo. Nei geroglifici Kek è ritratto come un uomo che sembra seduto davanti allo schermo di un computer. Paia e numeri sono molto importanti nella mitologia di Ogdoad. La ripetizione di numeri era usata per creare l’universo, secondo Ogdoad. Kek sta usando 4chan come vascello per diffondere il suo messaggio e traghettare in una nuova era di luce.

Quindi qui abbiamo a che fare con un meme di internet rappresentante un ranocchio verde, che, moltiplicandosi a dismisura sui social network dell’alt-right, è diventato progressivamente il suo simbolo e che ha influito pesantemente sulle elezioni USA, proprio quelle che qualcuno dice siano state manipolate dai servizi segreti russi in combutta con l’attuale presidente amico del candidato che poi ha vinto, il quale però aveva finanziato anche una parte dei suoi oppositori, che i mass media mainstream gli erano tutti contro però, nello stesso tempo, gli facevano grande pubblicità perchè facevano share, ascolti, le sue continue apparizioni (proprio come succede qui in Italia col suo amico leader della Lega Nord) e qualcun altro ha le prove che la sfidante democratica aveva fatto in modo che fosse proprio lui a sfidarla in modo da poter facilmente vincere contro un candidato così impresentabile, e sappiamo quanto alla sfidante democratica piaccia semplificarsi la vita dal momento che, pur attirando i voti delle femministe, ha mantenuto il cognome del marito ex presidente. Tutto chiaro, no?

Così come sono chiare tutte le proteste in giro per l’America contro il presidente eletto acclamato dall’Alt-right che gli urla “Heil!” a braccio teso (quelle stesse proteste a cui partecipano picchiatori neri e snowflakes emo, cioè ragazzi emotivi e sensibili spaventati dal nuovo presidente hard), sono sponsorizzate dal miliardario globalista foraggiatore di colpi di stato in giro per il mondo, ma poi qualcun altro ci dice di no, che è complottismo populista.

A proposito dei memi e del social network 4chan e Reddit, vi è poi un altro fenomeno nato e cresciuto su internet ora molto attivo, ovvero il cosiddetto “PIZZAGATE”, venuto fuori da una presunta fuga di notizie riguardante John Podestà, l’ex capo della campagna elettorale della candidata democratica,  assieme al fratello Tony. Ciò che sappiamo per certo è che, secondo certo materiale uscito fuori da Wikileaks, diverse mail rese pubbliche, Podestà risulta aver partecipato a certe strane cene alternative assieme all’artista montenegrina Marina Abramovic e ad altri personaggi elitari, in cui si svolgevano come degli pseudo rituali di arte sanguinaria di impronta pseudo satanista. Le scelte di Podestà sono certo un po’ bizzarre e magari discutibili (parliamo di uno fissato anche col cover up sugli UFO), così come le sue scelte artistiche abbastanza schifose, condivise col fratello Tony. Fatto sta che, non si sa bene esattamente come sia iniziato, molti attivisti in molti social network in rete (gli stessi social dell’alt-right: 4chan, reddit, e tanti altri) sono come stati presi da un raptus investigativo: si stanno fracassando la testa tirando fuori milioni di link, di riferimenti incrociati, di schermate di Instagram, di capture, di pagine web “freezate”, e la faccenda è continuamente in progress.

Connettendo i punti (connect the dot si dice), tutti questi attivisti di Reddit, 4chan ecc… hanno accumulato una grande quantità di prove (anzi, indizi più che di prove), indizi che dimostrerebbero come John Podestà e il fratello Tony – due pesantemente coinvolti con le faccende dei Clinton – facciano parte di una èlite pedofila-satanista ad alto livello, il cui quartier generale e luogo di incontri sarebbe una pizzeria chiamata “Comet pizza shop”, in quel di New York.

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Se il meme Pepe the frog (innocente cartoon amatoriale fatto a ranocchio), a furia di rimpallare tra un aggiornamento e l’altro, tra un nuovo post e l’altro in migliaia di versioni  e fotomontaggi, ha cambiato completamente contesto diventando qualcos’altro, cioè uno dei simboli principali dell’alt-right – tanto da essere citato pure sul mainstream – gli attivisti del “Pizzagate”, stanno andando alla ricerca di memi, anzi di cripto-memi, nella cerchia dei presunti pedofili ad alto livello del “Comet pizza shop”, memi sulle schermate di Instagram, le quali mostrerebbero come certe immagini che si ripetono, certe allusioni nelle chat, certe parole che stanno per concetti che normalmente queste parole non significano, rivelerebbero le intenzioni segrete dei partecipanti a questi forum on line. Dentro cui, a dir la verità, si incontrano delle immagini disturbanti, popolate da bambini molto piccoli in atteggiamenti poco decifrabili e opere pittoriche e sculture di veramente dubbio gusto.

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Il cripto-meme della pizza.

 

Poi, appunto, ci sarebbe il riferimento alla “pizza” per indicare qualcos’altro, qualcosa che, secondo i detective digitali di Reddit e 4chan, sarebbe legato a turpi giri pedofili-satanisti con personaggi, quali i fratelli Podestà, mani in pasta nel clan dei Clinton, cioè al clan di un ex presidente USA e della prima donna presidente mancata. Stando a queste ricerche, i due Podestà sarebbero persino i rapitori di una bambina, Madeleine McCann, rapita qualche anno fa in Portogallo, all’interno di un appartamento in un residence,  e i due in effetti somiglierebbero sorprendentemente all’identikit dei rapitori, identikit che compare anche sulla pagina Wikipedia in inglese relativo al caso di questa bambina scomparsa nel 2007, caso che all’epoca fece un bel po’ di rumore sui mass media anglofoni.

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L’identikit dei rapitori di Madeleine McCann che somiglia misteriosamente a John e Tony Podestà.

 

Naturalmente, il mainstream vede tutto ciò come un’ennesima teoria del complotto, anche se David Seaman – giornalista dell’Huffington post – si è esposto, essendo persuaso che sul serio ci possa essere qualcosina di vero dentro queste matte e disperatissime ricerche incrociate sul web. Altri, poi, vedono in questo “Pizzagate” una cosiddetta  psyop, ovvero un’operazione di “guerra psicologica”, per distrarre o influenzare le menti delle masse,  oppure per limitare la libertà d’espressione su internet con la scusa di reprimere le bufale eccessive e pericolose (le quali, secondo questa teoria, sarebbero dunque fatte ad arte, magari dai servizi d’intelligence.) Altri non hanno dubbi: E’ TUTTO VERO, ragazzi, e c’è l’ORRORE dentro il clan Clinton.

Insomma, siamo ormai nell’era del post-truth, della post-verità, come ci dicono. E per una testata mainstrem che ci garantisce che il “Pizzagate” è puro delirio complottista messo in piedi esagerando smisuratamente qualche mail di John Podestà uscita fuori da Wikileaks – associandole con mille altre cose che non c’entrano nulla le une con le altre – vi è una marea montante in rete che ci vuole dire l’esatto contrario, cioè che stanno scoprendo migliaia di indizi incrociati su un marciume pedofilo-satanista incistato dentro il Potere  USA.

Abbiamo ormai capito che, nell’era della post-verità unita all’interconnessione spinta, il giudizio dell’informazione mainstream (garanzia di verità, ci dicono anzi ci dicevano) è rigettato da una buona fetta di pubblico, proprio perchè mainstream, proprio perchè mass media, perchè New York Times, Washington post e Financial times, e dunque è importante ciò che viene creduto e non ciò che è vero, e ciò che viene creduto reale sarà reale nelle sue conseguenze.

Fino a prova contraria.

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Anche Goro Adachi del sito web sincromisticista Etemenanki pare abbia voluto dire la sua sull’argomento, lo stesso Adachi che di solito sembra sempre un po’ perduto nei suoi iperurani: “Se avete poca guida/abilità nel discernere la validità di ogni informazione che vi arriva, siete battelli senza timone alla mercè del mare della propaganda.”

Vedere anche:

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/07/04/la-realta-e-unimmagine-che-linformazione-non-puo-costruire/





Allarme sincromisticismo: occhio al 23 giugno

18 06 2016
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Il 23 giugno il film “Indipendence day resurgence”, il 23 giugno i britannici votano se rimanere o no nell’Unione Europea. Europa e Gran Bretagna evidenziate nel poster del film.

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Solstizio d’estate 2016, due giorni prima del 23 giugno.

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Stonehenge, la struttura neolitica in Gran Bretagna fatta apposta per cose come il Solstizio d’estate.

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La rivista “THE SUN”, di proprietà dell’influente magnate Rupert Murdoch, mostra di appoggiare l’uscita dall’Unione Europea.

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Anche la regina! Sempre secondo “The Sun”.





La Scozia riuscirà ad annettere l’Inghilterra?

25 04 2015
La copertina del quaderno usato come ricettario da mia mamma, che da piccolo attirava stranamente la mia attenzione.

La copertina del quaderno usato come ricettario da mia mamma, che da piccolo attirava stranamente la mia attenzione.

Le elezioni britanniche del prossimo mese saranno particolarmente insolite. Non vi sarà solo l’UKIP del Nigel Farage totalmente contro l’Unione Europea e i laburisti di Ed Milliband che bloccarono l’operazione militare USA contro la Siria nel settembre 2013, ma anche il partito indipendentista scozzese di Nicola Sturgeon che, dopo il fallimento – quasi di misura – dei si all’indipendenza nel settembre scorso, é diventata una forza elettorale in grado di poter essere influente nel prossimo governo britannico, chiunque vinca.

Pensiamo che una possibile discontinuità nella linea spaziotemporale storica occidente-centrica in cui ci stiamo tuttora dibattendo, un possibile “cigno nero”, possa venire proprio da Oltremanica. In quel quadrante si stanno, infatti, accumulando molti segnali premonitori già da un bel po’ di tempo, pensando anche alle recenti inchieste-scandalo sulle reti pedofile ad alto livello insabbiate dalle strutture politiche dell’era Thatcher (la quale, guarda caso, iniziò la sua paradigmatica parabola politica venendo eletta a capo dei Tory esattamente quarant’anni fa.)

Cosa succederebbe alla popolarissima Union Jack se la Scozia riuscisse a essere indipendente dal Regno Unito? Già il fatto che circolano riflessioni del genere (sul “The Guardian”) è degno di nota.

http://www.williampfaff.com/modules/news/article.php?storyid=726

I Britannici potrebbero votare per uscire dall’Unione Europea e dalla politica estera degli Stati Uniti?

Le elezioni generali britanniche all’inizio del mese prossimo potrebbero rivelarsi significative per l’Europa, e anche per gli Stati Uniti, come per lo stesso Regno Unito. L’elettorato britannico deve fare una scelta senza precedenti tra i conservatori, i laburisti, i liberaldemocratici, i nazionalisti scozzesi, gli indipendentisti dell’ UKIP, che vogliono lasciare l’UE e i Verdi, per citare solo i partiti che possono avere qualche influenza sul risultato.

Questo emozionante caleidoscopio di scelta politica, per elettori abituati da quasi un secolo a votare solo per i conservatori, i laburisti, i liberali e una sinistra ineleggibile, offre un enigma per coloro che vorrebbero prevedere l’esito di quest’anno. Mentre scrivo, i conservatori e i laburisti sono così strettamente abbinati nei pareri degli elettori da rendere praticamente nulla alcuna differenza. Vincendo coi margini minuscoli suggeriti oggi, è quasi certo che chiunque vinca avrà bisogno di un partner di coalizione per costruire un governo. I candidati per questo ruolo sono i liberaldemocratici, che hanno condiviso il posto con i conservatori nell’attuale esecutivo uscente, ma che hanno sempre nutrito simpatie di sinistra e non sarebbe così scioccante se si unissero a un ipotetico nuovo governo di Ed Milliband con un riformato partito Laburista.

Tuttavia, ciò che i commentatori britannici trovano interessante è la possibilità che i nazionalisti scozzesi, di recente guidati da Nicola Sturgeon, potrebbe essere terzi (o anche secondi, ma senza un risultato abbastanza grande per essere l’opposizione ufficiale). E ‘ ora comunque il terzo partito in Gran Bretagna, con 110.000 membri, e potrebbe quindi pretendere un posto nella coalizione, ed essere abbastanza forte per marchiare le politiche del nuovo governo. In questo caso, la Scozia, dopo aver perduto l’occasione per l’indipendenza lo scorso anno, avrebbe però un’influenza irresistibile in un governo di coalizione britannico.

Poi abbiamo l’UKIP, il partito anti Unione Europea. O, per meglio dire, una dei due partiti anti-europei in Gran Bretagna, se contiamo le posizioni molto critiche verso l’UE del partito conservatore. La finanza, la City di Londra, e la pressione degli Stati Uniti mantengono il partito Tory un po’ scollegato dalla sua tradizionale posizione ortodossa pro-establishment: i suoi membri, in genere, detestano l’Unione europea, ma i suoi leader accettano le argomentazioni pragmatiche che l’economia manifatturiera britannica ha bisogno dell’Europa e sarebbe improbabile per l’alta finanza britannica tenere la sua posizione come principale concorrente al mondo di Wall Street, senza l’adesione all’UE. Infine, qual è il ruolo della Gran Bretagna se cessa di essere il cavallo di Troia di Washington in Europa e l’agente della sua influenza a Bruxelles?

David Cameron, Tony Blair, e tutti i loro predecessori del dopoguerra, han subordinato l’ orgoglio nazionale ai desideri di Washington. Lo hanno fatto perché ciò è quello che il loro Grande Uomo, Winston Churchill, aveva detto loro che devono fare, e perché Dwight Eisenhower minacciò gravi danni per la sterlina inglese se la Gran Bretagna, quando invase l’Egitto per il controllo del canale di Suez nel 1956, non avesse fermato il suo tentativo di libertà militare dall’America.

Churchill era convinto che la Gran Bretagna dovesse inventare e nutrire la special relationship con gli USA, anche se il suo paese aveva vinto la seconda guerra mondiale in Europa. Tenne contro Hitler, vinse la battaglia d’Inghilterra, controllò Rommel in Nord Africa, e vinse la battaglia di El Alamein, nel momento in cui i russi conquistarono Stalingrado; Dopo di ciò, Hitler non vinse più una sola battaglia.

Ma Churchill riconobbe che furono le masse di uomini e materiali americani a produrre il D Day in Europa (anche se l’impero britannico mise più uomini a terra in Normandia durante il D-Day rispetto agli Stati Uniti). Inoltre, Churchill prevedeva la special relationship come una relazione tra eguali dal punto di vista morale, come la Grecia con Roma. Washington vedeva ciò solo come una subordinazione essenziale della Gran Bretagna. Per questo motivo è molto interessante il fatto che il co-autore della biografia politica del leader laburista Ed Miliband, il corrispondente Mehdi Hasan, scrive nel New York Times che, nonostante l’infanzia di Miliband negli Stati Uniti e il tempo passato a insegnare ad Harvard, è stato un avversario coerente della politica estera degli USA e di Israele.

Dunque le elezioni di maggio potrebbero produrre uno (o più) esiti drammatici nelle relazioni transatlantiche e trans-canale della Manica. Il primo è il ritiro dall’UE da parte dei britannici. Questo è ciò che vuole il leader dell’UKIP Nigel Farage. Ma dopo una pre-campagna molto pubblicizzata, Farage sembra oggi più indebolito. Il suo dibattito alla BBC della scorsa settimana non è stato un successo. I critici hanno detto che è stato completamente oscurato dalla grintosa Nicola Sturgeon del Partito nazionale scozzese. Il leader Tory David Cameron, se vince, promette un eventuale referendum nazionale sul ritiro dall’Europa. Il sostegno popolare in Gran Bretagna per lasciare l’Europa è notevole, ma può svanire quando è il momento di confrontarsi con la realtà di un passo così drastico

Se vincono i laburisti, e formassero una coalizione con i nazionalisti scozzesi o liberaldemocratici, le principali conseguenze sarebbero domestiche, in politica economica e sociale, e nel ruolo della Gran Bretagna a Bruxelles.

Se Mehdi Hasan ha ragione, un governo guidato dai laburisti potrebbe produrre un serio cambiamento nelle relazioni tra UK e UE e tra UK e politica estera degli USA. Ciò potrebbe essere drammatico, infatti, dal momento che si inizia a capire negli Stati Uniti, così come in Europa, che la configurazione post-Seconda Guerra Mondiale delle  organizzazioni internazionali, e il potere sia economico che politico, sta spostandosi a est per via dell’influenza della Cina e della Russia di Vladimir Putin, e per via degli errori di calcolo dell’amministrazione Obama

William Pfaff