L’ intangibile sensazione e percezione disforica

22 12 2018

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Questo articolo rappresenta una sorta di espansione di quello appena precedente, realizzato dal mio collega: https://civiltascomparse.wordpress.com/2018/12/21/io-non-sono-di-queste-parti-e-nemmeno-voi/

 

Per me l’ esistenza dei transgenders e della disforia del corpo rappresenta una delle grandi anomalie della nostra realtà. Ovviamente la comunità razionale di questo mondo deve sempre cercare di sminuire e sconfiggere ogni cosa che esce fuori dalle regole, e cosa c’è di più radicale di un essere umano che si sente internamente sconnesso al suo corpo esteriore, tanto da dichiarare di identificarsi con una altra identità / gender?

E se non fosse così semplice disprovare queste sensazioni? Se non fosse solo una moda, una voglia, un errore della percezione, se non fosse solo isteria?

Tempo fa ritenevo la causa transgender legittima ( ma non la questione dei bambini, per essere legittima deve essere spontanea, volontaria e secondo me questa questione va discussa solo una volta che la persona è almeno maggiorenne )

Poi sono capitato in certi siti che cercano le cospirazioni nella scienza e mi sono fatto convincere che la causa transgender fosse una pericolosa e alienante cospirazione, e ho smesso di ritenerla legittima, mi sono convinto che la razionalità fosse la reazione giusta.

Ma se non fosse così? Per esempio, lo sapevate che:

Interestingly, some transgender people say they experience “phantom limb” sensations about body parts they do not yet possess. On transgender web forums, for example, it’s easy to find transgender men who describe experiencing “phantom penis” sensations. Some transgender women report similar feelings about other body parts.

Avete capito bene: i transgenders avvertono nel cervello la sensazione di organi mancanti. Il cervello si rende conto che qualcosa non quadra e si allarma della mancanza dell’ organo che definisce il gender, e quindi da qui scaturisce tutta la questione poi della sensazione disforica, almeno nella maggior parte dei casi. E’ inoltre provato che per il cervello di questi individui ci sono reazioni avversive automatiche nei confronti della sensazione tattile quando toccano il proprio corpo. Per loro c’è qualcosa di sbagliato.

Noi del blog ogni tanto parliamo della questione ” realtà fittizia, realtà simulativa, realtà virtuale “ … non è forse questa una anomalia molto interessante che potrebbe avvicinarci alla realtà vera? Forse? Non è forse vero che in  una realtà del tutto ” reale ” queste anomalie non dovrebbero esistere, e non sarebbero nemmeno mai sorte fin dal principio?

Nello scorso articolo abbiamo parlato della sensazione gnostica di non appartenere a questo mondo … non è forse quello che i disforici cercano di spiegarci, detto in altre parole, e senza accennare ( perché comunque c’ è ancora l’ inconsapevolezza ) minimamente alla questione ” realtà fittizia o reale ” …

Non sono sicuro che la razionalità possa risolvere i problemi e dare risposte se davvero viviamo in una realtà fittizia. Anzi, in una tale realtà, essere troppo razionali significherebbe esservi troppo immersi, significherebbe quindi non capire e confondere la percezione di realtà.

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Ora parliamo di una questione che mi riguarda …

Sono stato un 16enne e un 17enne abbastanza bizzarro, almeno nelle mie percezioni interiori, nel mio mondo privato. All’ epoca non frequentavo granchè internet, e di sicuro non andavo ancora sui siti che poi avrei frequentato e visionato in seguito. La questione dei transgenders era lontana e remota, avevo a malapena idea che esistessero.

Eppure, ora come ora, posso dire che probabilmente ho avuto esperienza di una sorta di ” body dysphoria “. Che ero maschio l’ ho sempre saputo, ma la mia immaginazione era molto attiva, e mi giungevano immagini e scenari, per così dire. Io sono il contrario di un afantasiaco, sono un superfantasiaco, e faccio fatica a pensare a me stesso come me stesso, devo sforzarmi per includermi nei miei pensieri, e forse sarà il risultato della mia generazione di ” cresciuti nei video online “, ma quando io penso, penso per immagini sia fisse che in movimento, e penso attraverso quel che si potrebbe definire, un meme. In più, spesso mi viene più spontaneo pensare in inglese che in italiano.

Dunque, a 16 e 17 anni erano emerse sensazioni intense in me, un desiderio intenso di essere diverso, mi venivano in mente scenari tropicali, estati assolate e immagini in alta risoluzione di un ragazzo biondo. All’ epoca avevo cominciato a interessarmi ai gemelli, per qualche motivo, forse influenzato dal fatto che all’ epoca ( ma anche prima, e sì, le mie scelte televisive non erano – affatto – mature, ma ci arriviamo ) a vedere le serie tv di Zack e Cody, per intenderci i fratelli Sprouse.

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Che assieme a me nelle prime settimane di embrione c’ era un gemello mai sviluppato appieno l’ ho scoperto solo nel 2013 attraverso una pagina di diario di mia madre. Ma in un certo senso l’ ho sempre saputo, qualcosa mancava.

Descrivendomi col senno di adesso, all’ epoca, ma senza nessun tipo di esteriorizzazione della questione, mi sentivo come un giovane Michael Jackson, volevo davvero davvero cambiare. E non conoscevo Michael, sì sapevo chi era, ma non sapevo molto al di là del suo nome e della sua fama.

Non saprei bene come descrivere quella sensazione disforica, ma guardando un certo tipo di archetipo fisico, mi sentivo ” a casa “, sentivo ” familiarità “.

Ho dato un nome a quelle immagini mentali, ( Dennis ) che facevo in modo di visualizzare nella maniera migliore possibile, e quando giravo da solo in bici, lo sovraimponevo sulla mia immagine, e mi sentivo diverso, sentivo che fare un esercizio mentale di sovraimpressione sul mio corpo mi dava coraggio e fiducia in me stesso.

Dennis in seguito è diventato il mio primo personaggio di un libro, e ovviamente era inclusa la questione dei gemelli che non sanno di essere gemelli, prima ancora di indagare nei diari di mia madre e scoprire che – io – ero, o almeno sarei potuto essere potenzialmente un gemello. Il libro era ambientato in Australia.

L’ immagine dell’ attore in alto è quella che più si avvicina all’ idea che avevo di quell’ archetipo, e infatti, scoprire IN SEGUITO quel film, anni dopo, è stata una sorpresa. Il fatto che il film sia ambientato a Key West, Florida, rende ancora di più l’ idea, ” quasi come ” avessi immerso un dito nel futuro e avessi pescato qualcosa. QUASI come.

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Da allora ho sempre cercato di conoscere e familiarizzare con figure che mi ricordassero questo archetipo. Forse ancora non me ne rendo conto, ma probabilmente cercavo una ” idea percettiva di me stesso ” più che altro.

E poi è successo. Due volte ho conosciuto due persone che si avvicinavano a quell’ archetipo, anche se a ben pensarci, solo vagamente, perché non c’è alcuna somiglianza fra loro e le immagini qui presenti, ma era l’ idea della personalità che volevo cercare. Non posso andare nei dettagli, ma sono state esperienze molto vissute, da una parte la ricerca di un carattere trasgressivo che io non potevo esprimere da solo, dall’ altra parte la ricerca di una personalità dominante e persuasiva alla quale mi sono arreso completamente. Forse è vera la questione delle tracce psicologiche comportamentali che lascia la condivisione di giorni e settimane come embrione con un altro embrione, anche se nel mio caso si tratta di giusto pochissime settimane, ma chissà, forse la ” consapevolezza ancestrale ” e in seguito la ” consapevolezza concreta ” ha influito. Quello che cercavo io era il gemello maggiore. Ho la sensazione che io sarei stato il minore. Ho la sensazione che io NON sarei stato il gemello dominante.

Anche per quanto riguarda tutta l’ esperienza di vita della quale avevo già parlato, quella nella quale per due anni mi sono diviso fra due famiglie e ho approfondito l’ amicizia con un vero e proprio secondo fratello, una personalità dominante e impositiva che io cercavo, senza saperlo. E mi sono lasciato inglobare completamente. Lui non corrispondeva all’ archetipo fisico di quelle immagini, ma aveva una personalità che in qualche modo io allacciavo a quella sensazione che avevo provato io. Coraggio, fiducia e trasgressione.

Adesso quella sensazione, con gli anni si è affievolita e tutto è tornato alla normalità, a parte per quelle parentesi in cui mi lasciavo inglobare dalle personalità degli altri …

Non sono sicuro che le mie esperienze ” future ” rispetto al 2006 e al 2007 abbiano trasmesso qualcosa al mio passato, in modo tale da farmi capitare proprio a vivere quelle esperienze. Non sono sicuro che sia la risposta giusta. Sembra troppo complessa per essere quella giusta. La remota percezione di familiarità con quelle immagini archetipiche mi ha portato a manifestare interesse verso determinate tipologie di persone. Difficile stabilire se ” percepivo il futuro “, anche perché l’ allaccio è così vago che può essere capitato solo con un background di questo tipo, e non per un frontground.

Recentemente ho riproposto a me stesso queste sensazioni nel mio racconto breve DARK SOSIA: la storia di due sosia che si scoprono per la prima volta, in parallelo con un’ altra coppia di sosia, uno si è autoesiliato e vive da nomade, e l’ altro vive con una madre piena di segreti. I due sosia credono ognuno di essere il gemello dell’ altro poiché sono consapevoli dell’ esistenza passata del gemello, ma si sbagliano. Sono solo simili. E sono avversi l’ uno all’ altro.

E’ una specie di metafora per la questione dei gemelli sopravvissuti che prevalgono sull’ altro e crescono e si sviluppano al posto suo. E’ la mia storia breve preferita di mio pugno. E’ veramente opera mia, la sento come mia.    

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E questa immagine tratta dal film breve tedesco ” Beach Boy 2011 ” è diventato il nuovo punto di riferimento per richiamare alla mente quella immagine archetipica. Ve lo potrei giurare, guardare quel cortometraggio, è come tornare veramente a casa propria, in un modo ancora più assoluto che in passato. Tom Gramenz è l’ incarnazione stessa di quello che sentivo io da adolescente. E’ una sensazione alienante ed estraniante, come non essere più sicuri di appartenere a questo mondo, come diciamo in questo blog.

Quando ho scoperto i cortometraggi di Tom Gramenz, mi son detto, sconvolto, che Dennis era entrato nella realtà ” reale “, come una sorta di avatar, la mia immaginazione lo ha reso concreto, DENNIS esiste. Ma il suo nome da personaggio era prima DIMI, poi DAVID.  Sapete, quelle sensazioni principali, di impatto, che uno ha quando percepisce come se la realtà avesse pescato dalla tua mente e avesse manifestato la realtà proprio come la volevi tu. Tom Gramenz sembrava come pescato dalla mia immaginazione e incarnato in un vero avatar. Ma quale è la vera realtà? Lo avevo visto nel futuro e ha fatto a passeggio per il mio passato, sostando nel 2006 e 2007, ben 10 anni prima, manifestandosi attraverso immagini mentali? O davvero rappresenta una approssimazione molto accurata, sebbene non completamente esatta, di una identità che esiste da qualche parte nella realtà vera? Ed è per quello che suscita determinate sensazioni in me? Riguarda me nello specifico?

Io chi sono? L’ ipotesi che queste sensazioni abbiano viaggiato nel futuro in qualche modo delegittima la sensazione stessa?

Sono davvero colui che risponde alla mia immagine nello specchio? Certe volte si adatta così bene alla mia interiorità. Ma altre volte, a contatto con determinati archetipi ed esperienze, emerge(va ) una manifestazione diversa da me, libera da tutte le nevrosi e le peculiarità che fanno me – me -. Forse sono io che attacco ad una immagine una – ipotetica – personalità che la mia conoscenza psicologica ritiene debba essere associata a tale immagine …?   

Ma non mi faccio coinvolgere troppo, per ovvi motivi. Rimane una sensazione sotterranea, silenziosa, alienante, di non essere quello che sono. Ma ormai mi sono identificato con il mio corpo, anche se raramente includo me stesso nei miei pensieri ” meme “, mi sto sforzando.

Ma se dovessi dirvi se percepisco qualcosa di anomalo e diverso dalla realtà corrente, è un sì quasi assoluto.

Chissà, forse ho fornito materiale a volontà di ragionamento sulla questione della disforia, bisognerebbe cercare di capirne le cause, e cercarle nel futuro forse non è la strada giusta, anche se inevitabilmente, se qualcun altro si sente o si è sentito come me, cercherà questa immagine mentale dovunque.

Ad ogni modo, troppa scienza e troppo riduzionismo non servirà a niente. Se uno vuole cercare la verità in quella che cerchiamo di indagare e considerare come realtà fittizia, deve lasciare la razionalità un po’ indietro, e far accelerare l’ immaginazione.

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