Vi racconto la mia vita – parte 1 – i primi 12 anni

25 05 2019

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CHI ERO: Un “creatore di mondi” fin dall’ inizio e un “escapista” immerso nella fantasia. Non potevo stare da solo nemmeno per un momento quando non ero con la mente nel mio mondo. Se non creavo storie, le leggevo, e i fumetti di Topolino e i libri di Animorphs e Piccoli Brividi erano la mia vita. Altre cose che leggevo erano le enciclopedie, comprese quelle di animali. Sono sempre stato un osservatore meditativo, alle prese con “fenomeni curiosi ed enigmatici” che in realtà facevano parte delle esperienze di vita di tutti i giorni, per gli altri. Ero molto legato a mio fratello, che coinvolgevo nella mia attività creativo – simulatoria, ma facevamo anche delle azzuffate memorabili. Ad un certo punto ho cominciato ad avere la necessità di tenere sempre qualcosa in mano da manipolare, come quel personaggio dei Peanuts con la sua copertina. Ho mangiato verdure solamente alla mensa scolastica, e in seguito non ne ho più mangiate, preferendo carne e pesce. La mia dieta è sempre stata ristretta e selettiva, e non ho mai avuto il gusto di mangiare, vivendo pranzi e cene come brevi momenti di transizione fra un’ avventura mentale e l’ altra.    

Sono il co – autore di questo blog . Sono stato concepito nel 1989, e in origine dovevo essere un gemello, ma l’ altro embrione non si è sviluppato abbastanza. Ho scoperto questo particolare a 23 anni su uno dei diari di mia madre. Non dovrei pensare a qualcuno che non ha avuto una chance di esistere nel “mondo reale”, ma per anni pensavo fosse una cosa che spiegava molti aspetti del mio carattere.

Mia madre era una insegnante e mio padre studiava medicina. Si sono incontrati 10 anni prima ad una festa alla quale non volevano partecipare. Quell’ anno mio zio si sposò, e il fratello di mio padre aveva 13 anni e viveva al sud con mia nonna. Un evento sconvolgente cambiò tutto, quando la sera del 19 dicembre, mio nonno paterno, 59 anni, a bordo di un camioncino Ape, andò fuori strada e rimase gravemente ferito. Per i miei genitori è stato il periodo più difficile e tormentato, mio padre faceva le notti di veglia e mia madre rimaneva sola ed era preoccupata per il futuro. Qui non posso entrare nei dettagli, ma ho letto tutti i diari di mia madre, e so che quello è stato un periodo di sei mesi cruciale e tortuoso. L’ atmosfera natalizia venne quindi distrutta da questo tragico avvenimento.

Il 1990 non venne celebrato dalla mia famiglia, a causa della situazione critica di mio nonno. Le giornate di mio padre erano infinite e sconfortanti, e mia madre stava spesso da sola, tranne in rare occasioni. Mia nonna e mio zio di 13 anni sono stati per un periodo ospiti dei miei genitori, mentre vivevamo al quarto piano di una casa di periferia. Io sono nato il 1 marzo, e presi il nome di mio nonno paterno, che morì in giugno. Mio padre rischiò grosso in un incidente d’ auto il giorno dopo la sua morte. Quell’ anno comprarono una Fiat Tipo. C’e’ una “legge astrologica” che spiega che ogni giorno successivo alla nascita nei primi mesi corrisponde ad un anno. Dunque secondo questo sistema e’  previsto che vivrò 105 anni, perché mio nonno mio omonimo è scomparso 105 giorni dopo la mia nascita.

Nel 1991 andavamo spesso in montagna con amici di famiglia, pranzavamo in un albergo. Mia madre divenne preside, e mio padre cominciò a lavorare nella città dove ci saremmo trasferiti più avanti. Sono stato battezzato in gennaio. Nell’ estate del 1992, mio zio paterno aveva 16 anni e mio padre lo ha invitato in vacanza al mare con noi. Nelle foto sembra quasi come un fratello maggiore per me. E’ venuto anche in campagna, nel paese dei genitori di mia madre. Ho festeggiato il mio compleanno in un albergo di montagna. All’ epoca c’ era anche una ” zia ” che si sarebbe trasferita in Calabria più avanti, e che non rividi più, non essendo mai andato più in giù della Puglia nella mia vita. Mio padre ha finito la specializzazione universitaria. Nella notte delle stelle cadenti, mia madre ha concepito mio fratello e a inizio settembre ha scoperto di essere incinta.

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Nel 1993 Il protagonista dell’ anno fu mio fratello minore, che nacque in aprile. Nel frattempo che mia madre era ricoverata per la nascita, io sono stato qualche giorno a casa dalla “zia”. La sera in inverno, io ero impossibile da gestire, secondo mia madre. Abbiamo festeggiato il compleanno di papà a Beaulard, con un suo migliore amico. La nonna materna ha fatto poi una visita a sorpresa a casa nostra. Io ero felice dei tanti ospiti che ci facevano compagnia.  Passavo molto tempo assieme ad una “zia” che era una amica stretta di mia madre, una insegnante, e suo marito, e i suoi due figli adolescenti. Ogni tanto visitavamo la città dove vivo ora. Festeggiai il mio compleanno nell’ albergo di montagna dove andavamo spesso. In maggio parlavo spesso nel sonno. Mio fratello venne battezzato in giugno. In estate siamo stati in Veneto, e papà ha fatto continuamente su e giù da lì a Torino. Io ho fatto un breve corso di nuoto con istruttore, a quanto pare. Siamo anche stati due volte alla tombola. Passammo il capodanno a casa dell’ altro migliore amico di mio padre, che aveva già due figli grandicelli. Imparai a leggere con Topolino, e non ho MAI smesso di comprarlo e di leggerlo, ne possiedo quindi almeno un migliaio, non ho mai mancato un numero finora. Abbiamo passato il capodanno con amici di famiglia, a casa di un migliore amico di mio padre.

Nel 1994 Quell’ anno fu un bell’ affollato compleanno a casa nostra. Andavamo ancora in montagna, andavamo in campagna in Veneto, in primavera, a vedere fra le altre cose, le galline di mia nonna, una stalla grande, con le mucche, il fiume da una strada che si poteva percorrere in bici e dove raramente passavano auto. Ora quel fiume non si vede più da quel punto di vista. La notte dell’ Epifania l’ abbiamo passata a Rodano. Comprai il numero 2000 di Topolino in due copie, mentre tornavamo a casa dal Veneto, o subito dopo. Mio fratello festeggiò il primo compleanno. Si fece anche male ben 3 volte nel corso dell’ anno, e almeno una volta dovettero mettergli i punti. Ricordo che un giorno arrivò a casa con il sangue che colava lungo tutto il suo corpo, dal labbro. Ricordo che avevo una amichetta, si chiamava Valentina. E’ il primo ricordo che ho della mia vita. Passammo un lungo mese al mare. Ad un certo punto, papà è tornato al nord e ci ha lasciati al sud per qualche giorno, e abbiamo festeggiato anche il 18esimo compleanno di mio zio. A settembre, il 13, l’ auto di papà venne danneggiata dalla famigerata gang dei cavalcavia, con un sasso, ma rimase illeso. Due giorni dopo  partì per l’ Australia, per due settimane, portando un sacco di souvenirs e musica aborigena che avremmo spesso ascoltato, e che noi bambini accoglievamo con entusiasmo. Si fermò anche ad Hong Kong, portando a casa un documentario. A ottobre andammo a raccogliere castagne in Val Carbonieri. Scrissi la mia prima poesia, a quanto pare. In autunno, i miei genitori cominciarono a progettare un trasferimento, e trovarono una casa dove vivo ora. Il Piemonte vide una grave alluvione, quell’ autunno, inoltre, e mi ricordo di averla vista alla tv. Uno dei migliori amici di mio padre ha fatto Babbo Natale per me e mio fratello.

Nel 1995 i miei genitori comprarono la casa nuova, e ci trasferimmo in ottobre. Io e mio fratello venimmo divisi, la notte del trasferimento, e lui andò a casa della giovane babysitter, mentre io sono stato da mia ” zia ” e la sua famiglia. Fu l’ ultimo giorno che ho trascorso nella località dove sono vissuto da piccolo, e non ci tornai più. Con il tempo mi sono reso conto che i due fratelli, ragazzi grandi, con i quali trascorrevo il tempo a casa della zia, nei miei pensieri e remoti ricordi, erano diventate ” figure mitologiche “, in qualche modo non potevo arrivarci, non potevo percepirlo, ma mi mancavano e il distacco fu percepito intensamente, attraverso il tempo. Per molto tempo ho cercato e attirato l’ attenzione di figure di riferimento che in qualche modo inconscio mi rimandavano a loro, senza saperlo. Quella primavera, mio padre andò a visitare, sempre da solo, ai congressi, gli Stati Uniti, il Gran Canyon e Las Vegas. Ho partecipato alla mia prima gita scolastica, e in novembre conobbi la babysitter che sarebbe diventata come una sorella maggiore per noi. Le visite della zia e di suo marito erano frequenti. In autunno cominciai a conoscere qualcuno/ a dei miei futuri compagni di classe.

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Il 1996 è stato l’ anno del compleanno alle materne, con le barrette kinder da distribuire e mangiare … ero già un mangiatore di cioccolato, con denti da latte perfetti che si sarebbero trasformati in una polveriera fra qualche anno, dopo che caddero questi. Abbiamo una foto dove una mia amichetta mi bacia sulla guancia. Quest’ anno presi anche il morbillo. In primavera siamo andati in Veneto. In estate siamo stati un mese al sud.  Io conobbi il mio primo amico fisso, che viveva a poca distanza da casa mia. Mio padre ha provato a farmi fare un corso di calcio, visto che lui era un giocatore per hobby, ma me ne sono andato via alla prima pallonata sulla testa. Ho anche provato a fare karatè, ma non ha funzionato. Frequentavo un corso di musica, prevalentemente di flauto, papà avanzava di carriera, cominciai poi le elementari e trovai una nuova amica, con la quale sono ancora amico adesso, dopo una lunga pausa dove ci eravamo persi di vista. Mi ricordo il primo giorno di scuola, e una foto che abbiamo di lei. Cominciai a frequentare il corso di nuoto al centro dove lavoro ora, e il mio futuro capo mi gettò nell’ acqua per farmi ambientare. Presto sarei diventato un ottimo nuotatore. L’ acqua era il mio ambiente favorito.

Del 1997 mi ricordo le fantasiose storie del mio amico, che avrebbero probabilmente ispirato le mie. Ho festeggiato il compleanno con lui e mia zia e suo marito. Gli amici del mare sono venuti a casa nostra ( una famiglia fra le tante ) per pasqua. In primavera, siamo andati in Veneto. In estate, il mio primo viaggio all’ estero, a Parigi. Mi ricordo che comprammo degli animaletti da giocare, e che mi venne il bernoccolo quando ne lanciai uno in aria, e le corna del bufalo mi finirono sulla fronte. Pioveva spesso, e abbiamo visto la luce del sole fino a mezzanotte. Mio papà filmava spesso con la videocamera in questo periodo. Mio padre fece un viaggio a Monaco. Abbiamo trascorso il Ferragosto a Conzano, dove a fine mese abbiamo anche festeggiato in anticipo il compleanno del mio amico.  I miei cugini sono venuti con la famiglia a trovarci in Puglia. Cominciarono a cadermi i denti da latte. La famiglia del mio amico aveva una casa in montagna, e mi ricordo la estate che trascorrevamo ogni tanto lì, e la tenda da campeggio dove io e mio fratello giocavamo con lui, ascoltando le sue mirabolanti storie. Aveva un anno in meno di me, se mi ricordo bene. Almeno una volta sono andato a casa della mia amica, che aveva due sorelle grandi. Mi ricordo qualcosina. Mi ricordo che mi regalò una scatoletta di chewing gum, che hahaha conservo ancora adesso intatta in un cassetto! La nonna paterna è venuta a trovarci per le vacanze di Natale.

Nel 1998 Io e mio fratello ricevemmo una nuova camera , e da allora l’ abbiamo condivisa per dormire. Il salotto dove c’è la mia stanza ora era la nostra sala giochi, ed era completamente diverso. Mio fratello trovò due nuovi amici, due fratelli, e io li ho condivisi con loro. Mi ricordo che i genitori erano severi e un po’ freddini, e noi abituati ad alzarci da tavola quando più ci pareva, rimanevamo un po’ stupiti dal loro obbligo di chiedere il permesso, e le facce severe dei loro genitori. Mio fratello trovò anche una persona che è ancora adesso il suo migliore amico. Una mia compagna di classe in marzo invitava tutti i compagni nella sua casa con giardino, per il compleanno, e mi stupisco di ricordare ancora un po’ di cose di quelle giornate. Almeno in una occasione è venuta a casa nostra, abbiamo un filmino. In Veneto andavamo anche al mare. Al sud, i nostri amici del mare ci invitarono a dei pranzi nella loro casa di campagna. Eravamo quattro famiglie molto unite. Ormai nuotavo bene, e al sud aveva aperto una piscina, e andavamo spesso anche lì, oltre che al mare, con la mia amica, e abbiamo partecipato assieme ad una gara, che io vinsi. Spesso facevamo anche picnic nella foresta. In novembre dovetti mettere gli occhiali. Ricordo il momento in cui li tolsi e mi resi conto che non avrei visto bene senza.

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Intorno al 1999 abbiamo ospitato diversi animaletti, io ero appassionato di lucertole, e le analizzavo spesso, lasciandomi mordere le dita e purtroppo avevamo l’ usanza di gettare secchiate di acqua sulle formiche in terrazzo. abbiamo avuto tartarughe d’ acqua che ricordo molto bene, pesci rossi che morivano continuamente, e un merlo che volevo mostrare alla babysitter, ma purtroppo proprio quel giorno morì in terrazzo, e mi ricordo che ero disperato … dopo una gita in montagna, avevamo portato delle chiocciole da tenere in casa e davanti al portone inciampai su una di esse e piansi perché l’ avevo schiacciata. Cominciammo ad andare spesso a prendere il vino che producevano i contadini. A sorpresa, (mia madre fa sempre di testa sua 🙂 ) a settembre arrivò a casa nostra un gatto, cosa che non fece piacere a mio padre, ma Mino rimase con noi per 16 anni e 4 mesi. Era un gatto arancione e bianco, d’ angora. Aveva 2 mesi quando arrivò. Papà quest’ anno andò a Stoccolma. Poi visitammo per l’ unica volta che io ricordo Genova, a vedere l’ acquario. Fu anche l’ anno che scoprimmo i videogiochi, la playstation 1 , vigilante 8 e tekken 2 fra i primissimi. Comprammo una auto nuova, che funziona ancora adesso. Ogni tanto avevamo una nuova babysitter, una signora che a me stava un poco antipatica, era più severa, e ci portava sempre in giro per mercati e commissioni sulla sua Opel Corsa. Mio padre visitò anche la California, San Diego, dove si trovò nel mezzo di una scossa su un grattacielo.

Intorno al 2000, cominciai a raccontare storie dei miei amici immaginari, condividendole con mio fratello*. Giocavamo sempre al medico, facendo finta che la donna fosse un peluche gigante di orso polare, e la aiutavamo a far nascere sempre la stessa figlia, che chiamavo Giulia, come un rituale. Le mie storie erano molto dettagliate, e vivevano in una città dettagliata. Mio zio paterno si sposò quest’ anno, e nacque mio cugino, il giorno prima del mio decimo compleanno, alla mia stessa ora. E si chiama come me. Mino rischiò grosso a febbraio, e io cercai informazioni sulla sua malattia, che a quanto pare diedero una mano a capire che cosa aveva e a farlo recuperare, scampato alla morte 🙂 . Festeggiai il mio primo compleanno in soffitta con i compagni di classe e con un animatore di feste. Il compleanno è stato filmato. A pasqua siamo andati ad Ischia. Mio padre visitò Madrid. Al mare siamo andati di nuovo alla casa in campagna dei nostri amici estivi e ad agosto siamo stati un giorno con gli zii paterni prima di partire. Ero appassionato di Pokemon e Digimon, che guardavo sempre in tv. Collezionavo le carte da gioco e giocavo al gameboy. Mi ricordo che registravamo le puntate dei Digimon perché coincidevano con il corso di nuoto. Poi tornavo a casa e guardavo gli episodi. Questo fu l’ anno dove ho fatto amicizia con il mio vicino di casa, e con il mio amico storico, con il quale sono amico e in contatto costante ancora adesso. Andavo a casa sua, era figlio unico, e condividevamo la passione per i Pokemon e per i libri. Lui era un Potteriano, ma io avevo altri orizzonti. I Piccoli Brividi, per esempio. Quintali di enciclopedie di animali. Fumetti a volontà. Sempre Topolino, ovviamente. In estate c’ era anche il Braccio di Ferro e Geppo il diavoletto. Ma la mia vita erano gli Animorphs, all’ epoca. Ho collezionato fino al 2002 ben 52 libri della serie. Letture sofisticate per la mia età, storie mature, di guerra e conflitti interiori. La base di tutte le mie future storie, personaggi vivi che erano come migliori amici. Ho alcuni ricordi di come il mio migliore amico mi faceva affrontare le paure, a casa sua andavamo in un sotterraneo, corridoi stretti, e io ero claustrofobico, e lo seguivo comunque. Con lui mi sono sempre sentito al sicuro. Osservavamo i pesci che teneva in bagno, parlavamo di tante cose, spesso libri. Eravamo i preferiti degli insegnanti, i “migliori della classe”. Il maestro mi rimproverava perché “mangiavo” la colla. Abbastanza costantemente … Nel frattempo cominciavo ad avvertire i primi stimoli del corpo, di sotto, e inizialmente pensavo che ci fosse qualcosa che non andava, una malattia o chissà che, poi, ascoltando gli altri miei compagni parlarne in palestra, cominciai a capire…

*C’ era una storia che avevo ” immaginato ” nell’ infanzia, dove per anni ho descritto come ” amici immaginari ” e ” racconti creativi ” un uomo e una donna, potenzialmente di origine Italiana / Spagnola, chiamati Mario e Rita, ai quali si affiancava spesso una donna ricca chiamata ( Lu Sosa – non il nome esatto ma un nome vero che si avvicina più evidentemente a quello che le avevo attribuito ), con due figli maschi ( e nel “gioco dei dottori” il rituale era la nascita della terza, Giulia, come già avevo menzionato ). Davo sempre la stessa descrizione della donna chiamata Rita, e nei racconti creativi mi concentravo sempre sull’ età di 28 anni per qualche motivo a me ignoto. Questa donna aveva la stessa età del marito, e il marito svolgeva un lavoro impiegatizio, ( mentre forse la donna faceva la farmacista o qualcosa di simile, ma potrei aver preso questa ” ispirazione ” per via del lavoro simile (non uguale) di mio padre ) … che non saprei descriverlo meglio, e forse il marito non era molto fedele, o c’ era un triangolo amoroso non molto serio, quasi un flirt, fra l’ uomo e la signora ( Lu Sosa ), della quale la moglie era al corrente. Vivevano in una città non meglio definita chiamata Panda ( che in teoria potrebbe essere una traduzione a voce di Punda ) che aveva la peculiarità di essere divisa in due sezioni. L’ altra sezione aveva un nome simile, ma più lungo. Davo sempre la stessa descrizione della donna ( Rita ) con la quale quest’ uomo viveva. Capelli ricci, biondi o rossi, ma più sull’ arancione, quindi comunque chiari. ( pare quasi la descrizione della amica di mia madre …ma non sono affatto sicuro che lo fossero all’ epoca in cui ho cominciato a raccontare questo …e in ogni caso sono sicuro che non pensavo a lei, anzi sinceramente non ricordo quasi per niente la sua presenza nella mia vita , mentre invece c’è in anni recenti  )

SOLUZIONE? Qualche anno fa avevo scoperto che la ” città ” di Punda esiste veramente, anche se in realtà è più un distretto, incluso nella città dal nome ufficiale di Willemstad, nei Caraibi, a Curacao, città che è effettivamente divisa in due distretti affini, Punda e Otrobanda. Nel gennaio 2018 ( avevo quasi 28 anni, ricordate la menzione dei 28 di prima? ) ho scoperto che nella città c’è un locale ristorante chiamato   “da Mario” …ho finto di cercare informazioni su una certa coppia di persone e ho scoperto che esistono due persone chiamate Mario e Rita, che sono fratello e sorella, e possiedono un negozio di souvenir nel distretto di Punda di Willemstad. In più per qualche oscuro motivo ( a Willemstad si parla / scrive perlopiù – come seconda lingua ufficiale l’ olandese ) a diciassette anni, se ricordo bene che età avevo, ho cominciato per un breve periodo , improvvisamente a studiare da solo l’ olandese e volevo impararlo bene. Sono stupito dal fatto che Lu Sosa sia un nome reale. Nei miei racconti creativi, Lu Sosa era una donna ricca, bella, forse un po’ vanitosa, e forse aveva capelli corti e rossi …Mi piace pensare di essere stato in contatto telepatico con loro due per almeno due anni … 

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Nel 2001 ero sempre attaccato al gameboy, ai Pokemon, anche se non li ho mai visti, o almeno molto raramente, in televisione. (Però ne ho visto il film al cinema all’ Epifania) Quella era per i Digimon, per i cartoni della Disney che mio padre registrava sempre, facendo sempre storie quando anni dopo ci avrei registrato costantemente sopra. Mio fratello iniziò lezioni di pianoforte, e quindi ne comprammo uno a febbraio. Andammo a Venezia a febbraio, ma io ho fatto troppe storie e mio padre si arrabbiò al ritorno. Festeggiai ancora una volta in classe, in soffitta.

Il mio amico provò a dare una festicciola in casa sua, ma avvenne un episodio, dove l’ altro nostro amico era diventato super invidioso e super arrabbiato, perché io avevo portato un libro di indovinelli e lui credo non riusciva a indovinare, e tirò giù una sfuriata memorabile, che rimase impressa nella mia psiche, ma forse non era quell’ evento drammatico che io ricordavo con memorie distorte. Forse era solo una sfuriata da bambino, ma particolarmente intensa, e ci furono discussioni fra famiglie, e questo me lo ricordo. Il mio amico ebbe il compleanno rovinato e non fece più nessuna festa in futuro, a casa sua. Io avevo perso un amico.

A scuola ero spesso preso di mira, perché mia madre era la preside, e i bambini erano invidiosi, perché io nell’ intervallo andavo a trovare mia madre e le sue colleghe, e mangiavo tanto cioccolato, e finivo sempre dal dentista, che non usava abbastanza anestesia, ed erano dolori. I miei compagni erano molto più “maturi” di me, io ero un bambino vero e fantasioso. Loro usavano già parole da adulti che io non mi azzardavo a usare, mai.

A Natale ricevetti il mio primo cellulare. In aprile forse io e mio fratello abbiamo ottenuto una cameretta condivisa. Ero ancora un lettore horror, ed ero immerso nel mondo degli Animorphs, e nel mondo dei miei amici immaginari … a maggio siamo andati in Sardegna.

A giugno ci fu la festa della fine delle elementari, una cena con tutte le famiglie e gli insegnanti. Mi ricordo che l’ ultimo giorno di scuola un tizio della classe accanto rovinò il mio diario dove avevo raccolto le firme dei miei compagni, e mi misi a piangere disperato. Quell’ estate mio padre scoprì che avevo la scoliosi e mi fece fare un sacco di esami. A luglio venni anche ricoverato per cinque giorni. Fare la risonanza è stata una esperienza impressionante per un bambino claustrofobico. Dopo però siamo stati in vacanza da inizio luglio a dopo ferragosto. Quella fu anche l’ estate del parco giochi, e delle partitelle di calcio (a 6 anni, visto che mio padre gioca a calcio, i miei genitori hanno provato a iscrivermi ad un corso di calcio, ma me ne andai alla prima pallonata sulla testa … ) … il mio interesse per il calcio è sempre stato sotto zero. Però giocare a pallone era divertente, ai giardini.

In estate, inoltre, nella casa di nonna in Puglia, ero inevitabilmente incuriosito dai fumetti di mio zio, e sfogliavo i suoi Dylan Dog, che mi impressionavano, scene che mi rimanevano impresse. 

Poi l’ 11 SETTEMBRE arrivò come un ciclone, forse era il mio secondo giorno di scuola media, guardavamo la melevisione, io e mio fratello, mio padre sistemava il terrazzo, mia madre era al lavoro. Io chiamai mio padre fuori, avvisandolo della notizia del primo aereo, e lui era stupito, ma mi ricordo che gli chiesi perché era sconvolto, che era già successo in precedenza … rimanemmo a guardare la tv tutto il giorno. Mia madre lasciò una pagina vuota sul suo diario di quell’ anno, per la prima volta da quando aveva cominciato a scriverli. Io e mio padre in serata andammo a trovare il nostro amico ciclista , e loro parlavano di questo in macchina. Mi ricordo una conversazione, lunga anche, che ebbi con il mio migliore amico, al telefono, sull’ 11 settembre. La scuola media non era un bell’ ambiente, la scuola era malandata, il quartiere era losco, e io ricevetti la mia unica nota in classe per aver quasi cominciato uno scontro con il mio ex amico della sfuriata. C’ erano spesso risse in classe, me ne ricordo una in particolare, un mio compagno che aveva sbattuto al muro un altro. Il mio migliore amico, per fortuna, rimaneva in classe con me. Guardavamo da distanza i cambiamenti dei nostri compagni, dopo la scuola, o nell’ intervallo …

Un altro “evento mediatico” che segnò la mia infanzia, il primo precedente all’ 11 settembre, quando cominciavo ad avere coscienza di ciò che accadeva fuori dalla mia città è stato l’ omicidio compiuto da Erika e Omar nei confronti della madre e del fratello di lei, un bambino che aveva più o meno la mia età. Il 2001 è stato il primo di una serie di anni “psicologicamente complessi” nella mia vita.

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Nel 2002 ero alle prese con il mio primo cellulare, i primi messaggi. All’ epoca usavo ancora poco il computer, che a casa mia è arrivato tardi. Però probabilmente giocavo già ai Sims. Sono andato in gita con la classe a Gressoney, e poi con la scuola di mia madre che all’ epoca lavorava in una scuola media fuori città, sono andato in gita in giro per l’ Europa, per esempio a Salisburgo. Guardavo ancora i Digimon alla televisione, e ho comprato gli ultimi due Animorphs usciti in Italia. Per completare la serie avrei dovuto aspettare anni, e li presi in Inglese quei due ultimi più avanti. Ancora per anni avrei sognato l’ emozione di vedere in vetrina in libreria le nuove uscite degli Animorphs, che uscivano sempre due alla volta. Al mio compleanno sono andato dal dentista! In estate siamo andati anche in Veneto, e abbiamo frequentato una piscina all’ aperto. In agosto cominciai a fare un ” corso ” di esercizi fisici per la schiena a casa con una specialista. In marzo ho cominciato lezioni private di chitarra, a quanto pare, ma non ricordo molto. In luglio siamo stati in vacanza a Roma. In autunno papà venne operato di ernia del disco, un evento che cambiò molte sue abitudini. In aprile siamo andati in vacanza a Napoli, Pompei, Procida e Ischia. In quell’ anno mi sentivo in competizione per “l’ attenzione”  del mio migliore amico, con un compagno di classe che avevamo in comune, che mi sopportava a malapena. Le medie sono state una classe complicata in un ambiente non ideale.

 

 

 

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Analisi di un cortometraggio – Freunde 2001

1 01 2019

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Freunde è un cortometraggio molto coraggioso, intenso, nebuloso, alienante, dai toni psicologici, che deve aver attinto da una fonte reale, perché quanto si può visionare in questo film si può immaginare solo se lo si è realmente vissuto.

                                      SPOILER IMMAGINI IN FONDO ALL’ARTICOLO

Nella prima scena il ragazzo scuro scappa come ne dipendesse la salvezza della sua vita da una minaccia che gli sta alle calcagna. Ha i vestiti e il collo sporco di quello che sembra essere fango e terra. Tiene una torcia in mano e il suo corpo è sotto un notevole sforzo, a giudicare dalle smorfie della sua faccia.

Continua a correre, e poi sembra inciampare.

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Nella scena successiva vediamo ancora il biondo apparentemente in preda al dolore, a bocca spalancata e occhi premuti, chiusi, mentre il ragazzo scuro preme tutto il suo corpo addosso a lui trattenendolo per il collo. Il ragazzo scuro è un dominante, e quello è un rituale di lotta, come due cuccioli di bestie selvatiche che si allenano a diventare maschi alfa.

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A scuola, il ragazzo scuro ad un certo punto, nel bel mezzo della lezione, getta addosso all’ amico la parola – cocksucker – ripetutamente, anche sussurrandoglielo all’ orecchio, con uno sguardo che sembra esprimere disprezzo, sfida, rancore, ma che in realtà significa che vuole persuadere il biondo a fare ciò che il termine significa. Il ragazzo biondo sembra essere a disagio da quel comportamento.

Il ragazzo scuro successivamente gli afferra le braccia e gliele stringe dietro la schiena come se volesse ammanettarlo. Il video mostra la stretta premuta su uno dei polsi. In primo piano. Poi lo costringe a bere un liquido che stanno usando in classe nell’ aula di chimica.

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Dopo vediamo un altro rituale di lotta, e si può notare che per una volta il biondo riesce a prevalere sullo scuro, che reagisce con una smorfia di rabbia, messo di fronte al sorriso spudorato dell’ altro.

Poi, terminato il rituale, finisce tutto in spintoni e risate. Ma lo scuro deve sempre avere la meglio, e l’ ultima parola, e quindi lo atterra di nuovo al terreno, i volti sempre a distanza molto ravvicinata, lo scuro preme le mani contro le orecchie del biondo, che tenta di fargli voltare la faccia e coprirgli la bocca. Lo scuro si arrende, e lascia il biondo con la faccia coperta di terra.

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Dopo, lo scuro si arrampica su un reticolato e chiede una sigaretta all’ amico, che gliela dà. Lo scuro è di poche parole, si esprime con frasi brevissime, e molto vaghe. Il suo sguardo è concentrato sul biondo, che ha sempre qualcosa per cui sorridere.

Ad un certo punto, il biondo lascia lo scuro appeso alla rete per parlare brevemente con altre persone, fra cui c’è una ragazza.

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Successivamente, i due amici guardano dei filmati alla televisione, una storia d’ amore, un vecchio film, apparentemente. C’è una scena di sesso. Il filmato viene reso in modo da far capire che lo scuro, mentre fuma, sta guardando il maschio del film. Il biondo gli chiede di spegnere la tv. Lo scuro gli chiede se è perché c’è una donna nel video. Il biondo ad un certo punto, visto che la sua richiesta non è soddisfatta, vuole andarsene. Lo scuro non lo perde mai di vista, e lo guarda perplesso.

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In un’ altra scena, i due ragazzi sono in una vasca assieme. Il biondo ha un gran sorriso sul volto. Viene accarezzato ad una guancia, e poi chiude gli occhi. Non si capisce bene perché ha segni di sporcizia in volto. Sarà che si sta pulendo dalla terra?

Nella radura abbandonata dove si svolgono i loro rituali, il biondo tenta di far parlare il suo amico sui suoi genitori, ma lo scuro è sempre evasivo, e si allontana. Lo scuro sembra reagire con divertimento, quasi provocando il biondo, rispondendo in  quel modo, con termini che non hanno apparentemente significato. Sorridono.

Il biondo tentenna e si volta guardando altrove, grattandosi il collo o manipolando il colletto della maglia, e lo scuro osserva con intento il collo dell’ amico. C’è una serie di scambi di sguardi reciproci. Lo scuro decide che devono fare una specie di gara. Devono allontanarsi, andare uno a sinistra e a destra, e contare le gocce di pioggia che cadono. Il biondo scoppia a ridere perché quella conta non ha senso. Però lo fanno lo stesso.

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C’è una altra scena nella vasca assieme. Giocano, ridono, e lo scuro si avvicina con il corpo al biondo. Sono a casa di quest’ ultimo, e la madre vuole sapere perché ha chiuso a chiave la porta del bagno. Il biondo risponde che non lo ha fatto di proposito. I ragazzi se ne fregano e continuano a giocare con l’ acqua, con gli sguardi sempre fissati l’ uno verso l’ altro.

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Il biondo è seduto sul letto a leggere da un quaderno, mentre lo scuro si dondola su una sedia, rivolto verso il muro, masturbandosi. Il biondo gli chiede di smetterla o almeno di chiudere la porta. Lo scuro gli risponde che il pericolo lo eccita. Il biondo gli rammenta che sua madre è davvero pericolosa. Infine lo scuro gli si siede addosso e gli chiede di fare una cosa.

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Dopo sono al buio, il biondo tiene una torcia sollevata, cercando di vedere davanti a sé. Lo scuro si accende una sigaretta. Dopo, si mettono ad osservare uno scarabeo nero fra le loro mani, incuriositi. Gli danno un nome, Pauline.

Uno dei loro rituali di lotta si svolge al buio, con la sola luce della torcia agitata dal biondo. Poi, in una luce del giorno che se ne va, lo scuro rincorre il biondo, fino ad afferrarlo e buttarlo a terra.

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Nella scena successiva si stanno abbracciando, e il biondo è concentrato sul collo dello scuro, che si toglie la maglia. Non ci sono baci, ma i due continuano a toccarsi come se si stessero avvicinando a quel punto. Dopo, il biondo decide che devono fare sesso. Dopo una certa scena, si mettono a ridere e si abbracciano.

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Nella scena dopo, il biondo è nella vasca con lo scuro, e sta osservando con sguardo spiritato, e la faccia sporca di qualcosa. Lo scuro è indifferente e quasi annoiato. Si rinchiude in sé stesso, chiudendo gli occhi.

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Lo scuro, nella radura, chiede al biondo se ha mai fatto l’ amore con una ragazza, e se vorrebbe farlo. Lo scuro ha invitato una ragazza. Lei è confusa, si aspettava di trovare solo lui, e invece c’è il biondo, seduto a osservare. Lo scuro manipola la ragazza, flirtando e avvicinandosi, baciandola e chiedendole se le mancava. Baciandole il collo. Si baciano, e lo scuro cerca di sfilarle la cintura. La ragazza si ribella, e cade a terra.

Lo scuro le urina addosso. Premendole le braccia con i piedi. Lo scuro osserva la reazione del biondo, che non ci sta e si allontana, seguendo la ragazza. Lasciando il suo amico da solo.

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Vi sono veramente due mondi?

2 04 2015

Presentiamo un’esposizione del chimico Roberto Cavanna di Roma, tratta dall’antologia “Aspetti scientifici della parapsicologia”, edita nel 1973. Pensiamo sia davvero condivisibile.

Vi sono veramente due mondi?

Di Roberto Cavanna

L’intervento di Roberto Cavanna mira a superare nell’ambito di un possibile discorso neurofisiologico la distinzione tra esperienze “interiori” ed esperienze “oggettive”, che in gran parte delle impostazioni scientifiche recenti ancora viene mantenuta nei termini inconciliabili del dualismo filosofico di origine greca.

Un cambiamento radicale di impostazione metodologica potrebbe consentire, secondo Cavanna, una visione “trasversale” dei due mondi, nonchè dell’immaginario luogo dove essi si incontrano. Ne conseguirebbe la possibilità di considerarli come un tutto unico, nel quale sarebbe superfluo, oltre che vano, ogni tentativo di procedere “longitudinalmente” dall’uno all’altro mondo attraversando un diaframma ipotizzato solo in determinati contesti storico-culturali.

Iris

“C’è un’apertura tra i due mondi, il mondo degli stregoni
e quello degli uomini viventi. C’è un luogo dove i due mondi
s’incontrano: l’apertura è lì. Si apre e si chiude come
una porta al vento.”

In un seminario di specialisti uno psicoanalista portò la discussione sul significato del sogno di un suo giovane paziente: “In una radura improvvisamente mi trovavo davanti un leone. Cominciai a correre a perdifiato, inseguito dalla belva, finché riuscii a salvarmi gettandomi in un lago.”

Furono date varie interpretazioni a diversi livelli, riguardanti le immagini parentali introiettate dal giovane e le loro implicazioni nel contesto della sua situazione esistenziale, sia secondo la sua elaborazione soggettiva che alla luce delle risultanze oggettive (od oggettivabili, una volta analizzato il meccanismo trasferenziale) dei dati in possesso dell’analista. Tali interpretazioni apparivano tutte più o meno valide, e certamente sarebbero state di grande aiuto per il proseguimento dell’analisi di quel paziente. Senonché il nostro analista, pur accettando i punti di vista dei suoi colleghi, manteneva un atteggiamento leggermente scettico. Finalmente disse che c’era un piccolo problema: in che conto bisognava tenere il fatto che quel suo paziente era africano, e che il sogno in questione rispecchiava fedelmente un episodio realmente accaduto al giovane anni prima?

A parte tutte le possibili interpretazioni e il significato del sogno nel contesto storico-psicologico del soggetto, è indubbio che il giovane abbia vissuto due volte l’episodio in questione, una prima volta nella realtà e una seconda in sogno. In altre parole, ciò significa che in ambedue le occasioni la scena ha dato luogo nel suo cervello a una complessa sequenza di eventi neuronali. Tutte le componenti di tale sequenza che “rappresentavano” la scena, sia nei suoi connotati cognitivi che emozionali saranno assolutamente identiche nei due casi, mentre saranno diverse quelle connesse con la risposta del soggetto. Comunque nessuno scienziato in buona fede, sia egli psicologo o neurofisiologo, potrà dubitare che tutte queste componenti siano ugualmente reali e misurabili, anche se le nostre tecniche attuali non ce ne permettono l’individuazione né la valutazione.

Le differenze tra alcune sequenze di eventi neuronali sono dovute al fatto che durante la scena reale viene messo in moto un complesso meccanismo nervoso atto a garantire un’adeguata reazione dell’individuo agli stimoli esterni, con componenti percettive, discriminatorie, decisionali e motorie. Nella scena onirica invece sono operanti vari circuiti inibitori, che bloccano qualsiasi risposta motoria dell’individuo agli stimoli, questa volta interiori, riprodotti mediante l’attivazione di sequenze neuronali nei circuiti corticali della memoria.

E’ difficile, allo stato attuale delle nostre conoscenze in neurofisiologia, individuare le sottili e determinanti identità postulabili nelle sequenze, sia corticali sia subcorticali, attivate nei due casi, scena vissuta in realtà e scena onirica, e quindi analizzare il valore esistenziale di queste identità per il soggetto. Dal lato puramente psicologico, invece, ciò è relativamente più facile: si può attribuire alla ripetizione in sogno della scena vissuta un valore catartico, di palingenesi. Rivivendo con accuratezza, garantita dall’operare nei due casi degli stessi circuiti neuronali, tutta la scena e la sequenza di stati emotivi che l’accompagnarono, il soggetto riafferma il suo dominio sia sui propri mostri interiori sia sul caos che oscuramente percepisce nella realtà, rafforzando con tale semplice meccanismo la competenza funzionale del suo Io.

Risulta ovviamente meno indaginoso valutare le differenze dal lato neurofisiologico che non le identità tra la scena “reale” e quella onirica. Il comportamento del cervello nei due casi è molto simile, a differenza che nel sonno “lento”, non REM (rapid eyes mouvements, movimenti rapidi degli occhi). In questo stadio infatti tutto il metabolismo del dormiente, incluso quello del suo cervello, tocca un minimo, mentre le risposte del cervello a eventuali stimoli esterni si fanno più forti (benché il soggetto non ne serbi alcuna coscienza), come se non funzionasse più alcun sistema di selezione. Durante il sogno invece, come durante la veglia, le risposte cerebrali si articolano secondo evidenti criteri discriminatori: mentre sono necessari stimoli di notevole intensità per risvegliare una persona durante questo stato di sonno (REM), basta uno stimolo di intensità appena percettibile, purché significativo per il dormiente, per provocare nel suo cervello una reazione di allerta. Proprio come durante la veglia, sembra che durante il sonno REM siano operanti meccanismi inibitori subcorticali, per proteggere l’individuo da stimoli sensoriali irrilevanti, quasi a prevenire qualsiasi perturbazione dell’attenzione e della concentrazione. Ma su cosa è concentrata questa attenzione?

Durante la veglia l’attenzione viene regolata in modo da permettere in ogni momento il miglior funzionamento dell’organismo nel suo rapporto con l’ambiente esterno, compatibilmente con le esigenze delle sue rappresentazioni e pulsioni interiori.

Durante il sonno REM, invece, le funzioni corticali di elaborazione degli stimoli sono focalizzate su sequenze neuronali riferentisi a eventi interiori, con evidente esclusione della “realtà” esterna, e insensibilità alla stimolazione periferica. Pertanto, nel caso di una scena “reale” rivissuta in sogno, la rappresentazione cerebrale consisterà in una riattivazione molto precisa di alcuni circuiti corticali e subcorticali, riproducenti esattamente a livello centrale sia la percezione cognitiva che quella emozionale della sequenza temporale vissuta nella “realtà”. Ma se i circuiti attivati sono gli stessi, quali criteri dovremo adottare per convalidare la “realtà” e la “verità” di un’esperienza percettiva o di una interiore? Forse l’illusoria testimonianza dei nostri sensi? O la voce della nostra “coscienza”?

A me sembra che queste osservazioni ci portino a rivedere tutto il nostro atteggiamento di fronte al problema della conoscenza. La dicotomia tra mondo psichico e mondo fisico, tra rappresentazione interiore e “realtà” esterna, introdotta dai filosofi ionici, ciascuno nel suo tentativo di strutturare la sua Weltanschauung, non faceva altro che universalizzare il gravoso problema individuale dell’eventuale dualismo tra mente e organismo corporeo. Questo problema, che oggi siamo in grado di ridimensionare, nasceva da un atteggiamento animistico primitivo, e ha contaminato con la sua invadente presenza molti filoni di pensiero. Pur non intendendo sottovalutare l’apporto della cultura greca, che è stato fondamentale per la nascita e lo sviluppo del nostro pensiero scientifico, dobbiamo ormai rivedere i nostri criteri di conoscenza alla luce degli sviluppi della moderna psicologia dinamica.

La prima osservazione che si presenta è che qualsiasi acquisizione di conoscenza risulta da un’interazione incessante tra stimoli esterni e pulsioni interiori. Si tratta di un processo intrinsecamente dinamico, di un’osmosi continua tra due meccanismi, uno di proiezione del mondo esterno, fondato sulle percezioni, e uno di proiezione del proprio mondo interiore, basato sulle emozioni. Il sistema risultante, pur potendosi considerare omeostatico a ogni istante dato, mostra di essere in continuo sviluppo, e la sua complessità sempre crescente appare irreversibilmente correlata con la variabile temporale, sia su scala individuale che collettiva. Navighiamo su di un oceano sconosciuto facendo continuamente il punto sulle costellazioni di un firmamento interiorizzato.

Da questo rapporto essenziale articolato in una triplice interazione tra individuo, che è al tempo stesso soggetto e oggetto di conoscenza, e mondo esterno che è un ulteriore oggetto di conoscenza, si sviluppano le tre istanze fondamentali dell’Io, del Me e del non-Io: le prime due da sole mi sembrano sufficienti per rendere conto dei meccanismi cosiddetti mentali, senza ricorrere a sterili spiritualismi. Ma quali criteri di convalida della “realtà” e della “verità” di un evento potremo assumere in questo nuovo sistema?

Se assumiamo come unico criterio le nostre impressioni soggettive, cadiamo facilmente in una specie di solipsismo idealistico, inutilizzabile scientificamente; se proiettiamo nel mondo esterno una rigida esigenza di conformità a leggi fisiche immutabili, ci avviamo verso un determinismo di astrazione sempre crescente. Entrambi gli atteggiamenti peccano di un’intrinseca staticità, che mal si accorderebbe con le premesse dinamiche del nostro sistema, nel quale i limiti tra mondo esterno e mondo interiore sono in continua fluttuazione.

L’unica possiblità che ci rimane è di cercare se criteri di realtà e di verità non siano già impliciti nei caratteri fondamentali del sistema in questione. Si tratta, come abbiamo visto, di un sistema aperto, in un continuo divenire irreversibile, che pertanto potrebbe portare in sé i limiti e i criteri della sua validità. I limiti della realtà sarebbero allora quelli stessi dell’immaginazione umana, mentre i criteri di convalida della verità scaturiranno a mano a mano dall’interno di quell’incessante interazione tra esseri umani e mondo esterno, che modifica continuamente la natura di entrambi.

Da queste osservazioni appare chiaro come non sia ormai più possibile limitarsi a osservare il mondo esterno secondo gli schemi statici dell’epistemologia greca, ma sia necessario immaginare nuove forme di rapporto sia con la realtà esterna che con quella interiore, codificando adeguatamente tali nuove vie di conoscenza nel corso del loro divenire, e correggendone dialetticamente i metodi secondo criteri di congruenza, di corrispondenza e soprattutto di integrabilità nel complesso della logica umana. Si tratta di arrivare quanto prima al “luogo dove i due mondi si incontrano”, per iniziare il nostro viaggio in una realtà completa e indivisibile. Molti l’hanno intravisto, ma pochissimi sanno come arrivarci: avviamoci senza preconcetti sul cammino indicato.