“Tutti insieme finalmente”: flusso di ricordi causato da antichi “Tv sorrisi e canzoni” scannerizzati dal blog Imago Recensio

30 11 2017

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Sono riuscito a ritrovare delle copie scannerizzate di “Tv sorrisi e canzoni” fine anni Settanta inizio Ottanta sull’eccezionale blog italiano Imago Recensio, che consiglio a tutti gli interessati di consultare approfonditamente.

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Per me i “Tv sorrisi e canzoni” (o “Sorrisi e canzoni Tv” o semplicemente “Tv”) comprati da mia mamma settimana dopo settimana  – e se non mangiavo come dovevo o andavo male a scuola prendendo note sul diario non me li comprava più – partono solo all’incirca dall’anno 1983 in avanti o, perlomeno solo all’incirca dall’anno 1983 in poi iniziano i miei ricordi di essi. Pressapoco dall’anno di questo numero dalla seguente copertina

Su Imago Recensio è riprodotta comunque una copia di “Tv” veramente straordinaria, risalente al marzo 1981, con in copertina un fotomontaggio rappresentante l’attrice Sarah Fawcett (molto in voga a quei tempi in diversi telefilm), Mike Bongiorno, Raffaella Carrà e l’Incredibile Hulk con sotto la scritta “Tutti insieme finalmente” su fondo rosso, ed era scritto così perché, in tutti i numeri precedenti di “Tv” all’interno c’era un inserto staccabile, nella seconda parte del settimanale, coi programmi tv della settimana, con i palinsesti delle più di 300 tv private regionali che c’erano all’epoca. Ovviamente, sul “Sorrisi e canzoni” di una determinata regione italiana si trovavano i programmi tv regionali soltanto di quella determinata regione, nel mio caso (Liguria) c’erano, per esempio, i programmi tv dell’emittente TVS, “la televisione del Secolo XIX (il quotidiano del capoluogo ligure)” e ricordo vagamente che, per me, fu il 1982 più che il 1981 “l’anno di TVS”, l’anno in cui spesso e volentieri mi succedeva di guardare TVS al tv color Blaupunkt prodotto in Germania Ovest, nel salotto di via Biga e mi ricordo vagamente che seguivo, ero attratto da un telefilm dove, puntata dopo puntata, si svolgevano le avventure di un personaggio maschile, forse britannico, con sulla testa sempre la bombetta e in mano sempre l’ombrello. Vestito all’inglese, forse vestito “fumo di Londra”, con la bombetta, chissà che personaggio era, anzi fu.

Ebbene, su quei “Tv” scannerizzati da Imago Recensio volevo vedere se riconoscevo qualcosa che mi ritornava alla mente dopo tanto tempo. Tra l’altro, quel numero di “Sorrisi” di marzo 1981, “Tutti insieme finalmente”, potrei sbagliarmi ma mi pare fosse proprio quello con cui per un po’ mi trastullai quando, penso proprio nell’anno 1981, mi trovavo in via Raitano ex via Pallavicini, dai nonni, ebbi male alla pancia o qualcosa del genere e non potei bere come al solito la gazzosa nella bottiglia di vetro presa dal frigorifero senza freezer ma, anziché la gazzosa, potevo bere solo i granuli di Citrosodina disciolti nell’acqua.

Quando ho visto la pagina delle trasmissioni tv regionali, ho riconosciuto la figura del telegatto, del “supertelegattone” sdraiato sopra uno schermo tv con sopra scritto “riposo”. E infatti mi sono ricordato dopo tanto tempo che su quelle tv ultra-regionali vi erano dei giorni in cui non trasmettevano nulla per tutto il giorno, quelle tv erano appunto “a riposo”.

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Ed era il periodo in cui non c’erano ancora Italia 1 e Rete 4, TVS non era ancora divenuta Italia 1 o Rete 4) e c’era solo Canale 5, in quel 1980-1981, col suo simbolo del serpente che tiene in bocca un fiore, e aveva tutta la sua importanza, all’epoca, per il fatto che c’era solo Canale 5 (ex Antenna 3 Lombardia mi pare) e non ancora Italia 1 e Rete 4, le quali si sarebbero manifestate solo dal 1982-1984 in avanti.

Quel 1981 era l’epoca in cui vi erano tutte quelle pubblicità sul settimanale che invitavano i piccoli telespettatori a telefonare a Mazinga Z, Atlas Ufo Robot o Goldrake, e ai piccoli telespettatori avrebbero risposto i doppiatori di quei “cartoni animati giapponesi” fingendosi proprio i robot o i comandanti dei robot di quei cartoni, mandati in onda prima sulla RETE 2 e, successivamente, su molti canali regionali.

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In quel 1981 vi furono i croissant Pavesi nelle buste di plastica, farciti di varie marmellate (anzi, “confetture” come si diceva allora) tra cui quella di ciliegia, penso fosse quella più gettonata.

In seguito, i croissant in busta Pavesi scomparvero completamente, risucchiati dal nulla, anzi da un futuro in cui non vi era più spazio per essi.

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Leggendo quelle vecchie riviste quegli antichi “Sorrisi”, tornano alla mente cose che si erano completamente dimenticate, seppellite dalle cose successe nel cumulo di anni successivi, anni che allora dovevano ancora arrivare.

Per esempio, nell’anno 1983 vi fu l’ ora irricordabile “nuovo programma tv con Pippo Baudo”, Un milione al secondo, su Rete 4, forse ancora di Mondadori e non ancora di Berlusconi.

Mi piacerebbe poter sfogliare la collezione completa di “Tv”, su carta da maneggiare,  dei vent’anni dal 1975 al 1995, dovrei andare in un’emeroteca.

Ho anche rivisto dopo tanto tempo quei due “Sorrisi” dell’anno 1984, dell’estate ottantaquattro, il “Tv” con la cover in cui appare Diego Armando Maradona, appena acquistato dal Napoli, con quattro gelati Eldorado o Tanara o Besana tra le dita e il “Tv” che commemorava i cinquant’anni di Paperino. Nelle due seguenti foto ci sono le uniche testimonianze di quelle copertine riuscite a reperire su internet.

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Ovviamente, all’età di otto anni, ero del tutto indifferente e inconsapevole verso le questioni politico-sociali dell’epoca. Quella politica nazionale e internazionale a cui ho cominciato a interessarmi solo dal 1994-1995 in poi, quando il mondo era del tutto diverso da quello degli anni Ottanta.

Ho avuto modo di rivedere anche quelle pubblicità truffa che pubblicizzavano l’acquisto di semi per corrispondenza – un po’ come la scuola per corrispondenza “radio Elettra” – semi per ottenere delle siepi piene di fragole e, quando l’ho visto, m’è ritornata alla mente l’immagine di quel ragazzino sorridente visto di schiena, con il caschetto di capelli (che non si capisce quasi se sia maschio o femmina) e coglie le fragole da quella siepe gigante di fronte a lui, piena di fragole.

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I vari giorni della settimana li identificavo con i colori dei giorni dei programmi tv sul settimanale: domenica = rosa carne; lunedì = azzurro blu; martedì = rosa arancionato; mercoledì = rosa fucsia; giovedì = viola; venerdì = verde; sabato = rosa;

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Sabato, ultimo giorno della settimana per “Tv” era rosa.

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Leggevo il “cineracconto” (prima di aprire il giornale ricordo mi dicevo: “chissà questa settimana che film avranno cineraccontato“) con a fianco la classifica dei film più visti della settimana.

“Scusate il ritardo”, con Massimo Troisi, Lello Arena e Giuliana De Sio, la quale aveva una sorella cantautrice chiamata Teresa De Sio e Giuliana, tra le due, per me era la più bella.

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Era un “evento” quando andavo – o meglio, mi portavano – al cinema a vedere un film (di norma un film commedia o comico) che era stato cineraccontato su “Tv, sorrisi e canzoni”. Renato Pozzetto, Adriano Celentano, Enrico Montesano. Massimo Troisi e Lello Arena, appunto, con le immagini, i fotogrammi del film più salienti, esplicativi ed iconici.

In quel numero di “Sorrisi e canzoni” del marzo 1981 vi fu anche la locandina del programma “Quark”, della primissima puntata di “Quark” (che negli anni seguenti sarebbe diventata una trasmissione tv famosissima), condotto dal giornalista Piero Angela, allora non così celebre e iconico, “la divulgazione scientifica per tutti” e quella prima puntata di “Quark” ed era NOVITA’ dentro i quadrifoglio verde. Un po’ come c’era la “prima visione tv” dentro un quadrifoglio simile (non so se il quadrifoglio di “prima visione tv” fosse pure quello lì verde oppure di un altro colore.)

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Nel 1983 la prima visione tv del film “Il padrino” e “Il padrino parte II” meritava ben quattro pagine all’epoca su “Tv”.

Vi erano tutte quelle rubriche con le varie giornaliste corrispondenti dalle diverse capitali del mondo occidentale.

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Ritornando su Imago Recensio e guardando meglio, mi sono reso conto che quel “Tv” del 1981, “Tutti insieme finalmente” di cui parlavo prima, non era di settembre, come in un primo momento pensavo, (il “ritorno dei programmi tv dopo l’estate”, la “nuova stagione televisiva”) ma di marzo. Dentro quella copia, come vi ho già detto, vi erano pagine pubblicitarie di prodotti dimenticati, che oggi ben pochi si ricordano, diciamo nessuno; titoli di sceneggiati, show  e telefilm americani in onda di sabato sera su Rai Due (anzi, Rete Due), che anche l’autore di ImagoRecensio non si ricordava affatto.

Fino a quel numero 11 del marzo 1981 (“Tutti insieme finalmente”), i programmi tv giornalieri da domenica a sabato erano solo quelli della “tv del servizio pubblico”, della RAI (e di poche altre reti come la Svizzera e Capodistria), mentre i programmi di tutte le all’epoca numerosissime tv private regionali erano a parte, in un inserto centrale spillato e staccabile.

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L’inserto centrale spillato e staccabile del numero dal 20 al 26 gennaio 1980.

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L’inserto centrale spillato e staccabile del numero dal 30 aprile al 6 maggio 1978.

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L’inserto centrale spillato e staccabile del numero dal 25 al 31 gennaio 1981.

Questo prima del 1982-1984, quando le tv private berlusconiane Fininvest hanno cominciato ad avere una loro fisionomia ben definita e soprattutto uno “spirito” ben definito (qui ci vorrebbe qualche termine preciso, di quelli che usano i filosofi); con la trasmissione “Drive In”, per esempio, e le giovani pin up snelle ma con le forme in evidenza, che si aggiravano tra il pubblico del “Drive In” (USA anni Cinquanta), il quale pubblico erano figuranti pagati e vestiti in maniera inelegante che ridevano alle battute dei comici, e un po’ di quei comici lì di “Drive In” (che nel titolo pareva fare il verso a uno dei programmi tv ammiraglia della rete ammiraglia Uno della RAI, “Domenica In”) erano emersi, sia da un po’ nelle tv private regionali (per esempio quelle del triangolo industriale del nord) sia in certi programmi RAI di fine anni Settanta inizio Ottanta come uno che fu chiamato “Non stop”. E quell’attenzione alle giovani formose, snelle e scosciate, e con molta pelle in esposizione, era uscita fuori sia da programmi tv ultraregionali seconda metà anni Settanta (come uno in zona Torino chiamato “Spogliamoci insieme”) sia da programmi tv RAI – penso Rete Due – quali “Il cappello sulle ventitrè”.

Il mondo tra il 1978 e il 1981 era proprio tanto tanto diverso dal mondo post 1981. Quel mondo a cui ero abituato e affezionato dal 1982-1984 fino a inizi anni Novanta (con quel tipo o modello di “Tv sorrisi e canzoni” settimana dopo settimana, nella epoca Fininvest piena) non c’era affatto prima del 1981, e ancor di più fino al 1979. Solo nell’anno 1978 cominciarono ad apparire i cartoni animati giapponesi (in Italia non venivano ancora chiamati di certo “anime” come a partire dai Novanta…) con gli ufo robot intergalattici superpotenti guidati da ragazzi inguainati in tute spaziali e caschi dentro la sala comandi dentro la testa dei robot. C’era una specie di ingenuità generalizzata che investiva in pieno anche il mondo degli adulti, non solo quello dei bambini. Basti pensare che i dischi 45 giri delle sigle dei cartoni animati Heidi, Remi e Anna dai capelli rossi sfioravano la vetta delle classifiche, anzi delle superclassifiche.

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La doppia pagina del numero 14 “Tv” dal 2 all’8 aprile 1978 che presentava il cartone animato giapponese Atlas Ufo Robot, era il numero della prima settimana di programmazione in assoluto, sulla Rete Due, di Atlas Ufo Robot, fu un evento televisivo totale di cui oggi non riusciamo ad avere idea, merita di essere letto tutto per intero, e più volte, l’articolo di ImagoRecensio dedicato a questo numero 14 del 1978: http://imagorecensio.blogspot.it/2016/04/tv-sorisi-e-canzoni-n-14-dal-2-al-8.html

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http://imagorecensio.blogspot.it/2016/04/tv-sorisi-e-canzoni-n-14-dal-2-al-8.html Per l’occasione venne anche scomodato il grande Peter Kolosimo.

Da pochissimo tempo la tv italiana aveva cominciato a trasmettere completamente a colori – dall’anno prima, il 1977 – e come una valanga inizia la programmazione di una novità assoluta per l’Italia come Atlas Ufo Robot: certi giornalisti o redattori di “Sorrisi e canzoni”, abbacinati da tutta quella fantascienza giapponese in technicolor, quasi davano di matto e si spingevano (in avanti nel futuro) a scrivere che quel nuovo cartone animato era progettato interamente con i computer (anzi “cervelli elettronici” come li chiamavano allora), leggete leggete.

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L’esplosione del Tv color dopo il 1977, pronta per l’arrivo di Atlas Ufo Robot.

Contestualmente, guarda caso, proprio quel 1978 fu per l’Italia un anno picco di avvistamenti e fenomeni UFO.

Ancora due anni dopo, quando Atlas Ufo Robot venne ribattezzato Goldrake, si ci ostinava a non negare che tutto o quasi il cartone animato giapponese venisse realizzato al computer, anzi al cervellone elettronico.

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L’invasione dei robot alla tv italiana in quel 1978-1981.

Dalle pagine scannerizzate su Imago Recensio ho scoperto che trasmettevano non ben identificati “cartoni animati ungheresi” sulla Rete Tre Rai, la quale ha cominciato a trasmettere nel 1979 ed era del P.C.I.

 

Tanti anni dopo, tra il 1991 e il 1992 fui testimone di un altro cambiamento, di un’altra mutazione rispetto a prima: ora i programmi tv ci sarebbero stati tutta la notte, 24 h su 24, non ci sarebbe stata più l’interruzione dei programmi da una cert’ora della notte fino alla loro ripresa il mattino seguente. Fino ad allora soltanto certe tv private trasmettevano 24/24.

Pensare che, mi pare proprio, nella seconda metà degli Ottanta, mi chiedevo a volte perché le reti tv Fininvest e le reti RAI non trasmettessero tutta la notte come certe tv private regionali. Così come mi chiedevo perché i telefoni fossero solo fissi e non ci potessero essere dei telefoni senza filo per parlare a distanza come coi walkie talkie giocattolo.

Ma di tutto questo parleremo un’altra volta.

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Beppe Grillo, gli showman messia e il ritorno della caduta della repubblica di Weimar

21 05 2014
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Copertina del diffusissimo settimanale “Tv sorrisi e canzoni” risalente all’anno 1981, quando Beppe Grillo, a 33 anni, è GIA’ all’apice della popolarità.

In un precedente articolo dedicato ad Adriano Celentano, avevo concluso dicendo che, da un certo punto di vista, potevo divertirmi a pensare che il Molleggiato, in quei suoi aspetti profetici e messianici ben noti a tutti gli italiani, proseguiti con continuità dalla seconda metà degli anni sessanta in poi, poteva lasciar pensare che seguisse una specie di ben precisa missione, una specie di AGENDA, magari, chissà, “dettata dall’alto”; questi, naturalmente, sono aspetti dietrologici, anche piuttosto fantasiosi ma, d’altra parte, siamo qui per conciliare realtà e immaginazione.

Prendiamo, per esempio, un altro showman italiano che ha calcato le scene della televisione del Belpaese (della RAI in particolare), dagli anni settanta in avanti, Giuseppe Piero Grillo, in arte Beppe Grillo. Divertiamoci un po’, e pensiamo che le coincidenze che punteggiano la sua carriera non siano unicamente dovute al “puro caso.”

Figlio di un piccolo imprenditore di Savignone (GE), diplomato in ragioneria, i suoi inizi sono oscuri, dopo essere stato componente dei famosi (perlomeno a Genova) “ragazzi di Piazza Martinez” (tra cui c’era anche Donato Bilancia, il “serial killer della Liguria”), svolge dei lavori trascurabili, si esibisce come comico a Milano, si dice rubando le battute ad altri comici della sua città, come Orlando Portento e, per un bel po’ di tempo, la fama per Grillo è un miraggio.

Poi, dopo la metà degli anni settanta, quel ragazzo riccioloso (che per i maligni, e anche per certi amici, è “completamente scemo”) viene notato da Pippo Baudo in uno dei locali dove si esibiva a Milano e, di lì a non molto, la sua carriera fa un balzo supersonico e, dopo alcune comparsate su vari programmi di comicità dell’epoca, in poco tempo arriva a condurre programmi tv in prima serata, dai vari “Fantastico” del sabato sera (seguiti da milioni di persone) a, intorno al 1981, programmi TUTTI SUOI, come i vari “Te la do io l’America”, “Te lo do io il Brasile”, ricordo che quand’ero piccolissimo m’avevano regalato un 45 giri con la sigla del programma cantata da lui in modo blues.

Bene, facciamo un po’ i fantasiosi. Mettiamo che fin dalle origini, in qualche modo, “si sapeva già come sarebbe andata a finire” o, perlomeno, i vari centri di intelligence nazionali e internazionali avevano già, nei loro cervelli elettronici di allora, calcolato uno scenario politico italiano come si sarebbe concretizzato decenni avanti e avevano quindi pensato di preparare una possibile carta da giocare, da preparare e da tirarla fuori all’occorrenza, nel momento giusto, quando i tempi sarebbero stati maturi,  una specie di “candidato manciuriano” all’italiana…oppure, no, magari tutte le coincidenze della carriera di Grillo non sono dovute alla mano dell’uomo, a complotti, cospirazioni, operazioni segrete (come a certuni piace credere) ma a misteriosi sincronismi, sincronicità, coincidenze, a una specie di intelligenza “non umana” (ma facente parte di ciò che chiamiamo “natura”) che, in qualche modo gioca con i simbolismi, gli archetipi, le somiglianze, le anticipazioni di qualcosa che si manifesterà meglio in seguito, nel corso del tempo e della storia, come avevo detto alla fine dell’articolo dedicato al “Codice Genesi e sincromisticismo.”

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La capigliatura “alla Gianroberto Casaleggio” di Grillo, quando, a 33 anni, interpretò “Gesù.”

Torniamo a quel 1981, anno cardine per Beppe Grillo, ormai completamente famoso a livello nazionalpopolare (qualcosa di impensabile per lui fino a cinque anni prima), come dicevamo, ha ora un programma tv condotto tutto da lui, dove fa il mattatore e l’one man show, e canta anche la sigla blues della trasmissione. Il regista Luigi Comencini gli fa fare il suo primo film da protagonista, “Cercasi Gesù”…leggiamo la trama del film presa dal dizionario di cinema Mereghetti:

Un editore cattolico cerca una faccia da Gesù per lanciare un’opera a fascicoli, e la trova in Giovanni (Grillo), uno sbandato senza fissa dimora che vive presso un falegname. Mite e stralunato, Giovanni viene prima rapito da una terrorista (Maria Schneider) che aveva cercato di aiutare, poi viene spedito dai preti [della casa editrice cattolica che l’aveva ingaggiato per fargli fare Gesù] in manicomio[…] Grillo esordisce al cinema ma non funziona.[…]

In effetti, nonostante la fama dello showman ligure, il film fu un flop, ricordo di averlo visto da ragazzino, in televisione su una tv privata genovese, diversi anni dopo e, a dire la verità, sembrava davvero anticipare cose che si sarebbero concretizzate solo molto successivamente nella vita di Grillo e, nello stesso tempo, rispecchiare avvenimenti già accaduti. L’editore cattolico, interpretato dall’attore spagnolo Fernando Rey, una specie di manager che scopre e ingaggia Grillo per farlo diventare famoso, sembra anticipare di anni quel Gianroberto Casaleggio che convinse Grillo a partecipare a un nuovo progetto politico imperniato su internet, facendolo quindi, in seguito, una specie di “Messia” e, lo stesso personaggio, fa anche ricordare il talent scout Pippo Baudo che scoprì Beppe in un locale di Milano, portandolo a diventare un comico televisivo della RAI.

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Pippo Baudo, Gianroberto Casaleggio, Fernando Rey.

Il protagonista del film, ricordo, aveva un’indole assai celentaniana, portata a essere “contro il sistema” ma, a dir la verità, in una maniera diversa rispetto a come – solo successivamente – Grillo sarebbe stato “contro il sistema”, a partire dalla seconda metà anni ottanta in poi, il suo linguaggio, infatti, mentre parlava dei disastri del nostro tipo di civiltà industriale (ricordo una strana scena dentro una discarica) era pacato…ciononostante, in questo film si manifesta per la prima volta, anche se in maniera molto blanda, un certo essere contestatario del comico. Nel film, i discorsi naturisti e pacifisti del personaggio di Giovanni (la figura del Messia per i fascicoli di una casa editrice) faranno poi arrabbiare i preti manager che l’avevano tolto dalla strada e reso celebre, fino a sbatterlo dentro una casa di cura.

Nell’anno in cui gira “Cercasi Gesù”, Grillo ha, guardacaso, 33 anni e, nel dicembre dello stesso anno, rischia anche di morire in un oscuro incidente d’auto in montagna dove persero la vita quattro persone e lui si salvò per miracolo.

Nello stesso anno, il 1981, in Francia, un comico italofrancese chiamato Michel Colucci, in arte Coluche, scende in campo in politica, candidandosi per le presidenziali francesi in opposizione sia al centrodestra che al centrosinistra, volendo far davvero sul serio, ma poi si ritira per non generare tensioni, dal momento che i sondaggi gli davano una preferenza tra l’elettorato francese del 16%. Un comico che entra in politica? Sembra davvero un Grillo ante litteram!

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Coluche all’epoca della sua corsa alle presidenziali francesi del 1981.

Coluche ha girato pochi film, Grillo anche, eppure il destino si diverte a far loro contendere il ruolo di protagonista in “Scemo di Guerra” di Dino Risi. Questa la trama tratta dal dizionario di Mereghetti:

In Africa orientale, sul fronte italiano, il sottotenente medico Lupi (Grillo) specializzato in psichiatria, trova nello squilibrato comandante Pilli (Coluche) un interessante caso clinico da studiare. Una commedia grottesca dal sapore amaro.[…] Il cinema, come sempre, non sembra essere fatto per Grillo.

E, infatti, anche “Scemo di guerra”, come “Cercasi Gesù”, fu un flop. L’avevo visto per sbaglio una notte sulla Rai, una vagonata di anni fa e ricordo diverse scene particolarmente crude e impressionanti. E’ tutt’altro che un film comico, credetemi.

Coluche, comunque, a suo modo, ha continuato a far politica, nel 1985, lo stesso anno di “Scemo di guerra”, fonda un’associazione che si occupa di dare da mangiare ai senzatetto e ai bisognosi; morirà l’anno dopo, in un incidente motociclistico, sospetto per alcuni.

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Nel 1987, lo stesso anno in cui fece le famose pubblicità ipnotiche, telepatiche, ufologiche per gli yogurt Yomo, Beppe Grillo interpreta il suo terzo e ultimo film, “Topo Galileo”, di Francesco Laudadio; leggiamo da Mereghetti:

Giuseppe Maria Galileo (Grillo), specialista in deratizzazioni, è incaricato di catturare la cavia Sigfrido fuggita dal laboratorio di una supermilitarizzata centrale nucleare. Ma Galileo finirà nella vasca di plutonio e diventerà anch’egli una cavia. Su un soggetto di Stefano Benni, sceneggiato con Beppe Grillo, il film vorrebbe essere un apologo antinucleare, ma è troppo schematico e diretto senza idee per essere convincente. Curiosa solo la prima parte, con qualche divertente parodia della fantascienza.

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Grillo si difende dalle radiazioni nucleari nel suo terzo e ultimo film, “Topo Galileo.”

Naturalmente, anche il terzo film con protagonista Grillo fu un flop, ricordo di averlo visionato chissà quando, avevo messo il timer di notte per registrare un certo film su VHS e, invece del film previsto nella programmazione, il giorno dopo avevo scoperto che avevano mandato in onda questo “Topo Galileo”…pensando a tutte le invettive contro il nucleare e gli inceneritori, in questi ultimi anni, da parte di Grillo, anche questa (dimenticabile) opera cinematografica sembrava, in qualche modo, essere presagio di ciò di cui si sarebbe occupato l’ex comico negli anni a venire.

Adesso, a proposito di videoregistrazione, metto l'”avanti veloce” e faccio una veloce carrellata  proprio su tutti gli anni successivi all’87 e gli anni novanta, ovvero gli anni della sempre maggiore politicizzazione degli spettacoli di Grillo, dalle battute sui socialisti dai palchi di Sanremo (che gli erano costate l’ostracizzazione da “mamma RAI”), allo spettacolone in prima serata nel 1993 (proprio durante la supertransizione tra la prima e la seconda repubblica nel fermento che portò alla globalizzazione), spudoratamente politico dall’inizio alla fine!

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Una copertina del settimanale “L’Espresso” del periodo post-tangentopoli, quando Grillo ebbe una trasmissione in prima serata tutta sua sul primo canale della RAI, politica dall’inizio alla fine.

E poi gli spettacoli che riempivano i palasport, come “Apocalisse morbida” del 1998 (periodo d’inizio della “nuova era” che il mio compare Mediter ha ben analizzato), da cui un filmato riguardante la moneta debito e la sovranità monetaria gira in rete da anni; i “discorsi di fine anno” – facendo il verso al presidente della repubblica ma parlando di argomenti che saranno stati propri del movimento politico di cui è uomo immagine – l’epoca, nella transizione dal XX al XXI secolo, in cui spaccava i computer sui palchi prima, invece, di rovesciarsi di segno e diventare una specie di paladino della comunicazione via computer…

Sembra quasi che ci sia l’illusione che personaggi come Beppe Grillo e Adriano Celentano siano stati forgiati dai mass media, per lunghissimi anni, in preparazione a un EVENTO prossimo venturo (o a una serie di eventi), che farà a pezzi il mondo in cui siamo stati abituati a vivere, qualcosa che si può anche definire come “La demolizione controllata dello Status Quo”, per dirla con gli amici del sito Anticorpi.info.

Lo stesso “Movimento 5 stelle”, di cui Beppe Grillo è “pasionario” e uomo immagine, è qualcosa di ben più dirompente di ciò che molti critici possano pensare a prima vista, il suo avere alte percentuali di voto tendenzialmente sempre in crescita, il suo non voler fare accordi e alleanze con nessun partito tradizionale, il generare da anni un certo tipo di immaginario fatto di “tempeste perfette”, “fuga dei politici con gli elicotteri”, “cacciata della casta”, ecc fa pensare a una possibile direzione futura dove, per dirla con Leo Zagami, si concretizzerebbe una “dittatura democratica”, una “dittatura della cittadinanza”, del resto lo stesso ex comico non ha sempre detto che “una volta raggiunto l’obiettivo il movimento potrà essere sciolto”? E L’obiettivo qual’è? Ne’ più ne’ meno che la  presa del potere totale da parte della “cittadinanza” di tutte le istituzioni politiche, il governo, forse la presidenza della repubblica, e il 100% del parlamento. Del resto, pensando a un possibile “governo a 5 stelle”, è immaginabile un’opposizione formata da tutto l’arco parlamentare della casta politica? E’ chiaro che questo “totalitarismo della cittadinanza” abbia bisogno di essere anticipato da una specie di psicodramma collettivo, una cerimonia collettiva che possiamo chiamare “il grande momento della cacciata della casta”, qualcosa a cui i mass media, piano piano, ci stanno preparando da anni ormai, anche con il contributo di diversi personaggi dello spettacolo, con Grillo come ariete da sfondamento. Questo momento, per riuscire davvero, avrà bisogno che, contemporaneamente, avvengano cose grosse in ambito internazionale e geopolitico.

Il definire il “governo 5 stelle” prossimo venturo una dittatura o un totalitarismo (per quanto della “democrazia diretta”), il mettere a confronto Beppe Grillo e Adolf Hitler, NON INTENDE ASSOLUTAMENTE dare giudizi di valore o di moralità, mettere in cattiva luce chicchessia, ma semplicemente confrontare due epoche storiche (quella della fine della “Repubblica di Weimar” in Germania, all’inizio degli anni 30 e quella che stiamo vivendo attualmente in Italia) e notare che le due epoche sono SORPRENDENTEMENTE SIMILI nel loro aspetto ricorsivo, avvenimenti che ritornano anche se in modo diverso. Cambiano tempi, luoghi, personaggi, tipo di storia, ma vi è come la stessa “aria di famiglia.”

Qualche tempo fa, circolò su internet un discorso che sembrava proprio scritto da Beppe Grillo in questi ultimi anni e invece, poi, alla fine, si scopriva che era un discorso di Adolf Hitler dell’inizio degli anni 30. Successivamente, venne fuori che si era trattato di una bufala ma, intanto, quel qualcuno che aveva messo in rete quello scritto tipo Grillo spacciandolo per uno di Hitler, aveva evidentemente colto – senza rendersene conto – una strana similitudine tra le due epoche storiche.

La cosiddetta “Repubblica di Weimar”, dal nome della città tedesca in cui ne fu siglata la costituzione, fu praticamente imposta come tale alla Germania dai vincitori della Prima Guerra Mondiale, tra la fine degli anni dieci e l’inizio degli anni venti del XX secolo. Era basata sul liberalismo di tipo anglosassone, quindi qualcosa di estraneo rispetto allo spirito tedesco (statalismo.) Unita alle riparazioni postbelliche, finì per generare una spirale di inflazione, indebitamento pubblico e disoccupazione generalizzata, che si aggravò tra fine anni venti e fine anni trenta, dopo la Grande Depressione proveniente dall’America in seguito al “lunedì nero di Wall Street del 1929.

Ci viene da paragonarla alla cosiddetta “Seconda repubblica” italiana, in un certo senso imposta all’Italia, dai vincitori della Guerra Fredda, dal 1992 in poi in seguito a “Tangentopoli” – siglata non a Weimar, ma a Maastricht – basata sul liberalismo di tipo anglosassone, qualcosa di estraneo rispetto allo spirito italiano (piccole medie imprese.) Unita alla corruzione e alla burocrazia, ha finito per generare una spirale di indebitamento pubblico, fiscalità aggressiva e chiusura delle aziende, il tutto aggravato tra il 2008 e il 2011, dopo la Grande Crisi finanziaria proveniente dall’America in seguito al crollo di Lehman Brothers, a tutto ciò che ne è seguito e al contraccolpo speculativo sui debiti che ha ricevuto l’Europa, anzi, la “Zona Euro.”

All’inizio degli anni 30 in Germania era già bene attivo politicamente il nazionalsocialismo, dopo che aveva cominciato a farsi sentire intorno alla metà del decennio precedente, e il suo obiettivo era di porre fine alla democrazia dei partiti e alla repubblica di Weimar.

All’inizio del 2010 in Italia era già bene attivo politicamente il movimento 5 stelle, dopo che aveva cominciato a farsi sentire intorno alla metà del decennio precedente, e il suo obiettivo è di porre fine alla democrazia dei partiti e alla seconda repubblica.

Lasciamo stare i cancellieri tedeschi prima del 30 marzo 1930 e i premier italiani prima del 16 novembre 2011 e concentriamoci su quelli dopo queste due date.

 

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Heinrich Brüning, cancelliere dal 30 marzo 1930 al 30 maggio 1932. Le sue azioni politiche furono emanate per decreto presidenziale. Un’alta pressione fiscale e i tagli al welfare, per diminuire il livello del debito pubblico, peggiorarono le condizioni dei ceti più sfavoriti e accentuarono l’espandersi della disoccupazione. Gli ultimi mesi di Brüning videro il crescere della marea nazista e il problema della successione dell’anziano presidente della repubblica Von Hindenburg. Mario Monti, premier dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013. Il suo governo nacque sotto l’egida del presidente della repubblica. Un’alta pressione fiscale e i tagli al welfare, per diminuire il livello del debito pubblico, peggiorarono le condizioni dei ceti più sfavoriti e accentuarono la chiusura di aziende e l’espandersi della disoccupazione. Gli ultimi mesi di Monti videro il crescere della marea pentastellata e il problema della successione dell’anziano presidente della repubblica Napolitano.

 

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Franz Von Papen, cancelliere dal 1º giugno 1932 al 17 novembre 1932. Il presidente Von Hindenburg lo nomina a patto che la sua amministrazione sia neutrale dal punto di vista politico e socio-economico. Il suo governo, invece, è reazionario e dalla parte del grande capitale tedesco, generando malcontento diffuso, che lo porterà a cadere entro breve tempo. I nazisti sono in parlamento e si cerca inutilmente di cooptarli per volerli normalizzare. Enrico Letta, premier dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014. Il presidente Napolitano lo nomina a patto che la sua amministrazione sia neutrale dal punto di vista politico e socio-economico. Il suo governo, invece, è reazionario e dalla parte delle grandi banche italiane e internazionali, generando malcontento diffuso, che lo porterà a cadere entro breve tempo. I pentastellati sono in parlamento e si cerca inutilmente di cooptarli per volerli normalizzare.

 

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Kurt Von Schleicher, cancelliere dal 4 dicembre 1932 al 28 gennaio 1933. Diretto responsabile della caduta del governo Von Papen, ex generale, definito in modi sprezzanti, fu sempre vicino a coloro che detenevano il potere, dotato di talento nell’intrigo politico e ai mutamenti di opinione. Cercò di utilizzare i nazisti come pedina politica Fece continue promesse alle masse, giocando continuamente di sponda in sponda e il suo governo finì per cadere. Matteo Renzi, premier dal 22 febbraio 2014. Diretto responsabile della caduta del governo Letta, ex sindaco, definito in modi sprezzanti, sempre vicino a coloro che detengono il potere, dotato di talento nell’intrigo politico e ai mutamenti d’opinione. Cerca di utilizzare i pentastellati come pedina politica. Fa continue promesse alle masse, giocando continuamente di sponda in sponda e…

A questo proposito vedere anche https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/04/05/romolo-augusto/

 

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Paul Von Hindenburg è presidente della repubblica di Weimar all’epoca dell’inasprimento della crisi, è ultraottuagenario. Figura storica di un’epoca che non c’è più. Al momento della scadenza del suo mandato settennale, venne persuaso dai partiti a ripresentarsi per un secondo mandato, per contrastare l’ascesa dei nazisti. La sua prima presidenza venne inaugurata il 15 MAGGIO 1925. Giorgio Napolitano è presidente della seconda repubblica all’epoca dell’inasprimento della crisi, è ultraottuagenario. Figura storica di un’epoca che non c’è più. Al momento della scadenza del suo mandato settennale, viene persuaso dai partiti a ripresentarsi per un secondo mandato, in contrasto con i pentastellati. La sua prima presidenza viene inaugurata il 15 MAGGIO 2006. Napolitano è nato nel 1925, anno dell’inizio della prima presidenza Von Hindenburg.

In un’altra occasione presentato un’altra linea ricorsiva storica, dove, in pratica, avevamo mostrato l’attuale presidente della repubblica italiana come una sorta di Umberto II parte II, anche tenendo presente la leggenda urbana del Napolitano figlio illeggittimo dell’ultimo re d’Italia (indubbiamente diceria dovuta a una certa somiglianza fisioniomica) prima della proclamazione della (prima) repubblica.

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“Mi hanno proposto un’alleanza, ma loro sono morti! Non hanno capito di avere a che fare con qualcosa di completamente diverso da un partito. Abbiamo una nazione economicamente distrutta. gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio. le finanze agli sgoccioli, sette milioni di disoccupati… chi è il responsabile?
Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono capaci di fare. Sono loro i responsabili! Io vengo confuso…oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista. loro ci confondono, pensano che siamo come loro.
Noi non siamo come loro!
Loro sono morti. E vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento….mi hanno proposto un’alleanza.
Così ragionano! Ancora non hanno capitodi avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito….E’ un movimento che non può essere fermato….non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta….noi non siamo un partito.
RAPPRESENTIAMO L’INTERO POPOLO, UN POPOLO NUOVO”

Firmato: Adolf Hitler o Beppe Grillo?

http://www.hubmagazine.it/il-discorso-di-hitler-che-ricorda-grillo-una-bufala/

Federico Fellini una volta disse: “Non voglio dimostrare niente, io voglio mostrare.”





Uomo vede se stesso in un dipinto di 450 anni fa

15 11 2012

Uno studente di un college e la sua ragazza hanno dovuto guardare più attentamente, dopo essersi imbattuti in questo dipinto al Philadelphia Museum of Art.

Riuscite a vedere la somiglianza?

http://wtvr.com/2012/11/14/man-sees-himself-in-medieval-art/ (c’è anche un video.)

Separati alla nascita con quattro secoli e mezzo di ritardo.

A parere di Civiltà Scomparse non si tratta di un caso di “reincarnazione” ma, forse, di sincronicità.

Agli Uffizi di Firenze c’è un quadro di Sir Richard Southwell rappresentante un certo Hans Holbein il giovane. Costui è praticamente il presentatore Pippo Baudo vestito con abiti cinquecenteschi.

Ricordo di aver letto, qualche anno fa su un settimanale, di un quadro antico in cui era rappresentato un sosia perfetto di Silvio Berlusconi, ma in Rete non riesco a trovarlo. Secoli fa, poi, intorno agli anni ’87-’88, vi era una rubrica sul settimanale Grand Hotel intitolata “appuntamento col mistero”, o qualcosa del genere, e in una delle puntate vi era la storia di una giovane turista, la quale, dentro un castello, vedeva all’improvviso un ritratto spettrale vecchio di duecento anni, in cui si riconosceva completamente. La vicenda, poi, prendeva una piega riguardante gli spiriti, la reincarnazione, ecc.

Certo, tutto ciò qui mostrato potrebbe certo trattarsi di una specie di pareidolia, ovvero l’illusione di vedere forme riconoscibili in elementi naturali o artificiali. A questo proposito, anche qui e qui vi sono esempi di “strane somiglianze” che travalicano il tempo e lo spazio.

Tra l’altro, mi domando come mai, venga dato ora così tanto risalto alla vicenda del giovane “che ha visto se stesso in un quadro del seicento” (se andate su un motore di ricerca, scoprirete quanto la notiziola sia rimbalzata in Rete.) Attenzione: con ciò non voglio essere così tanto ingenuo da lasciare intendere che vi siano delle “manovre ombra”, o stupidaggini di questo tipo; semplicemente mi chiedo perchè questa notizia serpeggi nella Coscienza Collettiva proprio adesso, come mai sia emersa proprio ora: di che cosa è simbolo, cosa ci vuole comunicare?