La teoria finale di Stephen Hawking: l’universo è un ologramma?

3 05 2018

Il professor Stephen Hawking ha sfidato le precedenti teorie sull’inflazione cosmica e sul “multiverso” in un nuovo articolo.
“Stephen Hawking ha rivelato dall’oltretomba la sua teoria scientifica finale: l’universo è un ologramma.
Il cosmologo,  morto il 14 marzo, ha sfidato le precedenti teorie sull’inflazione cosmica e sul “multiverso” in un nuovo articolo pubblicato sul “Journal of High Energy Physics. “

Stephen Hawking Muore nel Pi Day ?!

“Gli scienziati in genere credono che per una piccola frazione di secondo dopo il Big Bang, l’universo si espanse in modo incredibilmente rapido prima di stabilirsi nel suo stato attuale, pieno di stelle e galassie, [questa è chiamata] la teoria dell’inflazione.
Ma alcuni hanno proposto che, su una scala globale più grande, l’inflazione continui all’infinito, dando origine a un “multiverso” – un numero di universi differenti con le proprie leggi della fisica.
Il professor Hawking era sempre turbato da questa idea, che a un livello fondamentale non può essere conciliata con la teoria della relatività generale di Einstein. In un’intervista dello scorso anno ha detto:

Non sono mai stato un fan del multiverso.

Lavorando con il collega belga Professor Thomas Hertog, il Prof Hawking ha esteso la strana nozione di una realtà olografica per spiegare come l’universo sia nato dal momento del Big Bang.
La nuova teoria abbraccia lo strano concetto che l’universo è come un ologramma vasto e complesso. In altre parole, la realtà in [quattro] dimensioni [tre più il tempo] è un’illusione e il mondo apparentemente “solido” intorno a noi […] è proiettato da informazioni memorizzate su una superficie in due dimensioni.
La variazione della teoria dell’olografia di Hawking e Hertog supera il problema di combinare l’inflazione eterna con la relatività generale.
Il prof. Hertog, della Katholieke Universiteit Leuven (KT Leuven), ha dichiarato:

Si tratta di una nozione matematica molto precisa di olografia che è uscita dalla teoria delle stringhe negli ultimi anni, non ancora completamente compresa ma è sbalorditiva e cambia la scena completamente.

Applicata all’inflazione, la teoria appena pubblicata suggerisce che il tempo e ‘l’inizio’ dell’universo sorsero olograficamente da uno stato inconoscibile al di fuori del Big Bang.
Il Prof Hawking ha detto prima della sua morte:

Non possiamo ritornare a parlare di universo unico, ma le nostre scoperte implicano una significativa riduzione del multiverso, in una gamma molto più piccola di possibili universi.”

Eternità, ci siamo ancora arrivati?

“Ricordati di alzare lo sguardo verso le stelle e non alle tue scarpe. Prova a dare senso a ciò che vedi e chiediti a proposito di cosa fa sì che l’universo esista. Sii curioso e per quanto ci siano difficoltà sulla tua via c’è sempre qualcosa che puoi fare se non ti arrendi”.

Bene, questo è scomodo…

Stranamente avevo appena ascoltato questo podcast stamattina e poi ho letto dell’ultima teoria di Hawking su un universo olografico.
Eben Alexander, medico e insegnante alla Harvard Medical School e altrove, e noto neurochirurgo accademico, pensava di sapere come funzionavano il cervello, la mente e la coscienza.
Un’esperienza trascendentale di quasi-morte (Near Death Experience, NDE) durante un coma di una settimana a causa un’infezione inspiegabile al cervello, gli ha cambiato [tutta la sua visione della realtà] – completamente.
I ricordi della sua vita sono stati completamente cancellati, eppure si è risvegliato con altri ricordi: quelli di una fantastica odissea in profondità in un altro regno – a suo dire più reale della [consueta] realtà terrestre!
A partire dalla sua NDE del 2008, Eben Alexander ha riconciliato la sua ricca esperienza spirituale con la fisica e la cosmologia contemporanea.
Siamo coscienti nonostante il nostro cervello.
Sondando profondamente nella nostra coscienza, trascendiamo i limiti del cervello umano e del regno fisico-materiale.
La sua storia offre una chiave cruciale per la comprensione della realtà e della coscienza umana.
Ieri avevo ascoltato un podcast con Michael Shermer, il quale ha portato lì nel podcast un bel po’ di discorsi del Dr. Eben Alexander: in pratica si parla di universi più piccoli [bidimensionali?] del nostro universo conosciuto, come pare che [lo stesso] Hawking sia finalmente arrivato a pensare dopo tutto, sembra 😉
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Il rapporto P greco applicato ad esempi bellici secondo il libro “Guerra senza limiti”

14 02 2015

Vi presentiamo un estratto preso dal libro “Guerra senza limiti – l’arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione”, un volume scritto nel 1998 da due militari cinesi, i colonnelli Qiao Liang e Wang Xiangsui, i quali previdero, con un certo anticipo, gli sviluppi dei dieci/quindici anni successivi, ovverosia, la sempre minore importanza data alle operazioni belliche tradizionali di contesa tra stati sovrani, la sempre maggiore labilità tra attività militari e non militari a fini bellici e la guerra estesa alla speculazione finanziaria, alla disinfo sui mass media, alle azione terroristiche. Inutile dire, che le tendenze previste dai due ufficiali sono state pienamente confermate.

L’estratto in questione è preso dal capitolo quarto del libro, e tratta di come sia possibile utilizzare il rapporto P greco nell’analisi della storia bellica più o meno recente.

guerra-senza-limiti

“Tutto è questione di numeri”. Seguendo questo pensiero, il filosofo Pitagora incontrò inaspettatamente una serie di misteriosi numeri semplici: 0,618. E alla fine scoprì la regola della sezione aurea (una formula matematica che indica la derivazione della cifra 0,618.)

Nei successivi duemilacinquecento anni questa formula è stata considerata dagli artisti come la regola aurea dell’estetica. Com’è stato autorevolmente dimostrato dalla storia dell’arte, quasi tutte le opere d’arte considerate come capolavori, sia che fossero state create in maniera casuale o in base a una ricerca intenzionale, sono state tutte vicine o conformi a questa formula nei loro criteri estetici fondamentali. I popoli a lungo hanno provato meraviglia alla vista del Partenone, credendo che si trattasse dell’opera di un dio; attraverso calcoli e misurazioni si scoprì che il rapporto tra le sue linee verticali e quelle orizzontali coincideva perfettamente con il rapporto di 1:0,618.

segmento_aureo

La sezione aurea di un segmento AC è la parte AB che è media proporzionale tra AC e BC. Ossia AC:AB=AB:BC. Se invece dei segmenti si considera la proporzione numerica tra le loro misure e la misura AB si indica con X, si ha l’equazione X2 + X – 1 = 0. Questa ha una sola radice reale positiva x=(-1+radice quadrata di 5)/2 che è uguale a 0,618033988.
In termini estetici rappresenta un rapporto equilibrato tra una parte e il tutto. In termini di speculazione del pensiero può individuare l’anelito alla misura e all’armonia. Per la mente occidentale è quasi un istinto riferirsi a questo rapporto. Concettualmente è l’equivalente occidentale del gusto armonico, asimmetrico, a-lineare orientale.

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[…]

Si consideri come questa regola si sia ostinatamente “manifestata” per rivelare chiare indicazioni prima di essere riconosciuta come qualcosa di più di una regola delle arti. Napoleone attaccò la Russia nel giugno del 1812. In settembre, dopo aver fallito nel tentativo di eliminare l’esercito russo nella battaglia di Borodino, Napoleone entrò a Mosca. A quell’epoca, non si era ancora reso conto del fatto che il suo genio e la sua buona stella lo stavano abbandonando a poco a poco, e che l’apogeo e il punto di svolta della sua carriera e della sua vita si stavano avvicinando contemporaneamente. Un mese dopo, l’armata francese si ritirava da Mosca sotto pesanti nevicate. Vi furono tre mesi di vittoriosa avanzata e due di declino; sembra che, mentre guardava Mosca che bruciava, l’Imperatore dei francesi si trovasse sulla linea della sezione aurea.

Sempre in giugno, centotrenta anni dopo, la Germania nazista lanciò il piano Barbarossa contro l’Unione Sovietica. Per due anni interi le forze tedesche mantennero il loro impeto offensivo. Fu nell’agosto 1943 che ripiegarono alla fine dell’azione del Castello e da quel momento non sarebbero più state in grado di sferrare un attacco all’altezza di una vera e propria campagna militare contro le forze sovietiche. Forse anche questo fatto deve essere considerato come una semplice coincidenza: la battaglia di Stalingrado, che da tutti gli storici militari è considerata il punto di svolta nella guerra patriottica sovietica, ebbe luogo esattamente nel diciassettesimo mese della guerra, cioè nel novembre del 1942. E quello fu il “punto aureo” nell’asse temporale che comprendeva i ventisei mesi nel corso dei quali la parabola dell’esercito tedesco giunse alla sua fase calante.

Si consideri anche la Guerra del Golfo [1991]. Prima della guerra, gli esperti militari stimavano che l’equipaggiamento e il personale delle Guardie Repubblicane di Saddam avrebbero fondamentalmente perso la loro efficacia nel momento in cui le perdite causate dagli attacchi aerei avessero raggiunto o superato il 30%. Per portare le perdite dell’Iraq a questo punto critico, gli Stati Uniti estesero ripetutamente i tempi del bombardamento. Quando la “Spada del Deserto” fu sguainata, le forze iraquene avevano già perso il 38% dei loro 4.280 carri armati, il 32% dei loro 2.280 mezzi corazzati e il 47% dei 3.100 pezzi d’artiglieria; rimase all’incirca solamente il 60% della potenza complessiva delle forze iraquene. Attraverso questi dati scarni e crudi si intravede di nuovo balenare la misteriosa luce dello 0,618 nel primo mattino del 24 gennaio 1991. La fase terrestre della Guerra del Golfo terminò cento ore dopo.

Questi esempi di cui la storia è costellata, rappresentano qualcosa di realmente straordinario. Se considerati singolarmente, sembrano solo eventi fortuiti verificatisi uno dopo l’altro nel tempo. Ma il creatore non fa mai nulla senza una ragione. Se troppi avvenimenti evidenziano lo stesso fenomeno, li si può ancora ritenere casi fortuiti? No. A questo punto bisogna ammettere che esiste una regola.

 

 





Visage – Fade to grey

1 12 2014

golden-parthenon

Probabilmente, quando ero quindicenne/sedicenne e mi piaceva così tanto “Fade to grey” (che apparteneva già a un decennio prima quando io la consumavo), era perché percepivo inconsapevolmente anche la sua bella costruzione, la sua struttura quasi geometrica.
Inizia col francese, prosegue con l’inglese, poi francese, poi francese, poi inglese e poi, alla fine, inglese e francese.
Anzi, è così: refrain (non “ritornello”) francese – testo inglese – refrain inglese – traduzione in francese – refrain inglese – testo francese – refrain inglese – traduzione in inglese – refrain inglese e francese.
Oltretutto, la cosa stupefacente è che si tratta di un testo particolarmente tenebroso e disperato, ma paradossalmente immerso in un dinamico synth pop da discoteca, per “scatenarsi in pista.” Non a caso, questo pezzo giunse ai primi posti delle HIT nel periodo 1981-82.

FADE TO GREY

Devenir gris, Devenir gris

One man on a lonely platform
One case sitting by his side
Two eyes staring cold and silent
Shows fear as he turns to hide

Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey

Un homme dans une gare desolee
Une valise a ses cotes
Deux yeux fixes et froids
Montrent de la peur lorsqu’il
Se tourne pour se cacher

Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey

Sens la pluie comme un ete anglais
Comme les notes d’une chanson lointaine
Sortant de derriere d’un poster esperant
Que la vie ne fut si longue

Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey

Feel the rain like an English summer
Hear the notes from a distant song
Stepping out from a backdrop poster
Wishing life wouldn’t be so dull
Devenir gris

Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Ah ahhh, we fade to grey
Devenir gris
Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Devenir gris

Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Ah ahhh, we fade to grey
Devenir gris
Ah ahhh, we fade to grey, fade to grey
Ah ahhh, we fade to grey.

 

DIVENTARE GRIGIO

Un uomo in una stazione solitaria
Una valigia accanto
Due occhi fissi e freddi
Mostrano paura
Quando si gira per nascondersi

Refrain: Noi diventiamo grigi.

Sentire la pioggia come un’estate inglese
Come le note di una canzone lontana
Uscendo da dietro un poster
Sperando che la vita non sia così lunga/noiosa.