Reincarnazione, identificazione, localizzazione

23 08 2010

Un po’ di mesi fa si era scritto su questo blog a proposito della cosiddetta REINCARNAZIONE.
Ora, il concetto di “una vita dopo l’altra”, in senso cronologico dal passato al futuro (come di solito viene intesa la reincarnazione in occidente) è stato criticato nel dettaglio dal filosofo e ricercatore RENE’ GUENON in una prefazione a un importante libro.
Le religioni asiatiche non condividono quella visione semplicistica, seguendo la quale vi sono certi personaggi che asseriscono di essere stati la regina Nefertiti o l’imperatore Tiberio, “in una vita precedente”. Essendo l’EGO una pura costruzione illusoria, creata dai condizionamenti, esso non può affatto “REINCARNARSI”.
Si deve partire dal presupposto che l’EGO è transitorio, trattandosi di una specie di automezzo con cui però ci si identifica. Solo la COSCIENZA è qualcosa di eterno, ovvero qualcosa che prescinde i limitati confini dello spaziotempo, relativi a un certo modo con cui la mente decifra ciò che il sistema nervoso centrale elabora bio-elettricamente, LOCALIZZANDO, in un determinato momento dello spazio e in un determinato momento del tempo, una coscienza che può fare a meno di questi due parametri, per ESSERE più che per esistere.
Possiamo quasi scrivere che il mondo spaziotemporale costruito dal sistema nervoso attraverso i sensi e la localizzazione della coscienza sono la stessa cosa. E il materiale energetico utilizzato dagli organi di senso per costruire “un mondo spaziotemporale fuori dal corpo” appartiene al CAMPO – quantomeccanico – NON LOCALE, e gli organi di senso e il sistema nervoso avrebbero il compito di localizzarlo.
In quest’ottica, la (re)incarnazione si dovrebbe piuttosto chiamare IDENTIFICAZIONE. Situazioni non risolte – o non ancora sperimentate? – di una determinata localizzazione della coscienza unica, sarebbero ATTIRATE – come una specie di “risucchio” – al momento di una nuova localizzazione, ovvero di una nuova VITA nel livello di densità in cui ci troviamo, appartenente al pianeta da noi abitato. Ma più che “nuova” dovremmo utilizzare più appropriatamente, l’aggettivo “altra”, poichè le localizzazioni avverrebbero tutte nel cosiddetto TEMPO DI PLANCK, ovvero un’unità di tempo, la parte di tempo più infinitesimale.
Tutto ciò qui esposto molto brevemente, riguarda gli imperscrutabili rapporti tra il mondo PSICHICO e quello FISICO (la coscienza è un prodotto della materia o la materia è un prodotto della coscienza?), due mondi che ci appaiono separati – anche se il concetto di SINCRONICITA’ può aiutarci a percepire qualche mutua connessione tra i due – ma forse questa separazione è dovuta a un nostro handicap sensoriale, probabilmente riguardante la (si spera parziale) cecità del cosiddetto TERZO OCCHIO, ovvero l’EPIFISI o GHIANDOLA PINEALE.
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Il RISVEGLIO GLOBALE

2 08 2010

Brevemente, il risveglio globale di cui parlo, è un grandioso livello di cambiamento di paradigma che trasforma la coscienza e quindi sposta il fondamento stesso della nostra esperienza di realtà.Esiste una vecchia maledizione cinese che dice “Possa tu vivere in tempi interessanti!”, ma tale eventualità non è solo una maledizione quando si va oltre una ristrettezza di prospettive. Viviamo davvero in tempi interessanti, nei quali grandi cose succedono e molte singole vite sono sconvolte, vi è una grande transizione e un grande riequilibrio, dunque esiste un massiccio movimento nel mondo dove scorrono energie enormi e sottili. Per coloro che sono attaccati al vecchio, o collegati alla stabilità dell’abitudine e dell’autocompiacimento, questi tempi sono davvero una maledizione. Tuttavia, sono carichi di opportunità. Per quelli che sono svegli e vigili, che vedono le opportunità e sono ansiosi di fuggire dalle abitudini inveterate e dalle consuetudini per raggiungere una vita più ricca e abbondante, questi tempi sono la risposta a tutte le loro preghiere.

“Di fronte a una crisi radicale, quando il vecchio modo di essere nel mondo, di interagire l’un l’ altro e col regno della natura, non funziona più, quando la sopravvivenza è minacciata da problemi apparentemente insormontabili, un essere umano individuale – o un’intera specie – o muoiono e si estinguono rapidamente, o salgono al di sopra delle limitazioni della loro condizione attraverso un salto evolutivo.

Questa è la condizione dell’umanità ora, e questa è la sua sfida. ” (Eckhart Tolle, “A New Earth: Awakening to your life’s Purpose” – “Una nuova terra: Risveglia il tuo proposito di vita”, Penguin, 2005)

Così tanto accade, e a così tanti livelli che, se si scava nei dettagli senza una buona mappa e un fermo orientamento nell’impresa di ritrovare il proprio sè, allora ci si perde subito in miriadi di particolari. Ci sono molti modi di guardare alle turbolenze del mondo, molti modi per cercare di comprendere le loro dinamiche generali. Lo si può fare lungo linee infinite, estraendo diversi aspetti e contemplare le loro relazioni. Ogni approccio produce una prospettiva leggermente diversa, e solo attraverso numerosi punti di vista si può sviluppare una visione chiara del tutto.

Sono sicuro che vi siano innumeroli analisi della situazione derivate da prospettive meccanicistiche e che sono espresse interamente da una prospettiva meccanicistica ed empiricocentrica. Si tratterebbe di parlare di politica, economia, nazioni, religioni, tecnologie e così via. Non ho intrapreso un’indagine di ciò, e sarebbe da fare luce sui dettagli del processo, tuttavia gli aspetti di fondo, e complessivi, del processo non sono guidati dalle influenze meccanicistiche nel mondo, sono guidati da processi molto più profondi.

Basta accendere il telegiornale per vedere abbastanza di ciò che va male nel mondo, ma esiste una storia che molti, è probabile, non conoscono.

Anche nel bel mezzo di un’apparente ruotare dentro un incubo meccanicistico, stiamo vivendo in mezzo al più grande revival “spirituale” di tutti i tempi. In termini di diversità e maturità delle idee e libertà della loro comunicazione, il numero di persone coinvolte, il numero di siti internet e libri, il numero di organizzazioni. Nonostante una specie di ” sbarramento” dovuto alla propaganda del mainstream, le persone, in innumerevoli modi diversi, si allontanano dal vecchio modo di pensare e stanno convergendo su un nuovo paradigma che rimodellerà il mondo come lo conosciamo. In generale è un processo di “re-immaginare” la natura della realtà, e quindi la natura di noi stessi, il mondo e il nostro posto in esso. […]

Ho discusso un aspetto di ciò che sta accadendo nel mondo dalla prospettiva della teoria dei sistemi e dell’evoluzione, ciò è illustrato nei saggi intitolati The First Cambrian Explosion or the Global Cellular Meta-System Transition (“La prima esplosione cambriana o la transizione metasistematica cellulare globale”) e The Second Cambrian Explosion or the Global Human Meta System Transition (“La seconda esplosione cambriana o la transizione metasistemica umana globale”). Questa teoria dei sistemi tenta di prendere in considerazione la loro connettività intricata e di comprendere la complessità di questi sistemi, come un generale fenomeno che spinge la loro evoluzione dinamica. La conclusione è che non vi solo sono cellule ed organismi fatti di cellule, ma anche organizzazioni composte di organismi. Attraverso la presente civilizzazione stiamo subendo una transizione metasistemica e la creazione – al di là di noi stessi – di un supersistema che è un essere a sé stante.

Si tratta in larga misura del suo processo di crescita, dei processi metabolici e delle malattie che formano la dinamica su grande scala della civiltà umana. Noi siamo le sue cellule ed attraverso la nostra vita e il nostro respiro interagiamo con questo sistema così come, attraverso le nostre interazioni, possiamo portare salute o malattia ad esso. […]

Vi è anche un contesto di dinamiche non-fisiche che alcuni definiscono come “Campo Akashico”, ed è essenziale per ogni aspetto di creazione, manutenzione, evoluzione e decadimento dei sistemi viventi. Ciò è ulteriormente analizzato nel saggio The Akashic Field and Systemic Health (“Il Campo Akashico e la salute sistemica”) dove ci sono alcune ramificazioni profonde riguardanti la questione della salute olistica sistemica come possibilità di risveglio a una vita più grande e abbondante, dove la sofferenza, le disfunzioni, il decadimento e la morte non sono un inevitabilità intrinseca. Inoltre vi è anche l’indagine di ciò che hanno detto alcune antiche tradizioni riguardo questo fenomeno di potenziale armonia olistica profonda che esiste in tutti i sistemi dinamici complessi e nei sistemi viventi. Proprio come gli ecosistemi possono persistere ed evolvere all’infinito, senza qualsiasi interferenza dei meccanismi di morte, così possono farlo anche le organizzazioni. I singoli organismi crescono e si evolvono a tempo indeterminato se restano fermamente centrati nella vera realtà del loro essere e non sono coinvolti nella distruttiva illusione egoica.

Ed è proprio verso questo tipo di risveglio che il mondo si sta evolvendo, tuttavia non è un processo facile, come il processo di illuminazione in una vita individuale, a cui si può paragonare. E’ allo stesso tempo sottile e complesso, è così profondamente semplice e, in sostanza, senza sforzo ma è proprio questo [paradossalmente] ciò che rende così difficile per tantissime persone, le quali hanno menti agitate e coinvolte nella storia del “mondo”, lottano e si sforzano lungo la loro strada “verso la realizzazione” quando invece dovrebbero arrendersi e senza sforzo lasciarsi diventare essa. […] La coscienza collettiva olografica è un meccanismo per il risveglio globale. Ci sono molti indizi convincenti che le singole coscienze funzionano secondo principi olografici, e così fa anche la coscienza collettiva. Quando un’immagine viene registrata olograficamente, ogni elemento all’interno del medium codifica una particolare rappresentazione dell’ intera immagine con una risoluzione medio-bassa dalla sua particolare prospettiva. Così, quando tutti gli elementi si combinano nel loro insieme, ricreano l’immagine in grande dettaglio, mentre un piccolo gruppo ricreerà l’intera immagine con meno dettagli. Questo processo è fondamentalmente diverso da quello di una fotografia, dove un piccolo gruppo codifica una piena risoluzione rappresentando solo una parte dell’immagine. E’ facile pensare a un’analogia tra la fotografia ordinaria e i settori scientifici tradizionali dove ogni pixel rappresenta solo un dettaglio, una piccola regione dell’intera immagine, mentre un collettivo di scienziati non tradizionalisti e cercatori di verità può formare un ologramma dove vi è ogni tentativo di comprendere il tutto nel modo migliore possibile dalla loro prospettiva. Dunque, così come ognuno di noi costruisce una “visione del mondo”, all’interno della nostra mente c’è ogni elemento olografico che codifica una rappresentazione a bassa risoluzione del “tutto” dalla nostra unica prospettiva.

Sebbene ogni coscienza individuale possa sentirsi del tutto “privata” e isolata a volte, è un elemento all’interno dell’ologramma di coscienza collettiva. Nel momento in cui si incontrano e si uniscono le nostre molteplici prospettive, queste formano un’immagine del tutto con una potenza di dettaglio sempre maggiore. Più noi arriviamo a comprendere meglio il tutto, più formiamo collettivamente l’immagine olistica con maggiore fedeltà, proprio come un ologramma.

Dunque, collettivamente, buchiamo l’illusione del mondo fenomenico e, a poco a poco giungiamo a comprendere una realtà più ampia. Inoltre, dal momento in cui questa visione collettiva è formata sempre meglio, ognuno di noi può percepirla e comunicarla meglio, e dunque formarla e incarnarla. Questo crea un ciclo di feedback e un effetto di risonanza che potrebbe in qualche punto esplodere esponenzialmente in una spontanea illuminazione di massa. Una volta che una certa massa critica è superata non vi è nulla che possa fermare questo processo.

Ho avuto la sensazione, per un paio d’anni, di essere parte di un processo che agiva verso un risveglio globale e la fase di cambiamento coinvolgeva un’ illuminazione di massa spontanea, tuttavia non ho capito i dettagli di come questo si mostrerebbe, ma [quello presentato in precedenza] potrebbe essere il meccanismo.

In effetti, si tratta di un fenomeno generale; se abbastanza persone focalizzano le loro menti su una particolare visione del mondo, e la comunicano collettivamente, formano una sorta di ologramma che immette quel mondo nell’esistenza. Concentrandoci sulla paura, la punizione e la diffidenza, creiamo un inferno autoritario in Terra, concentrandoci sull’amore, la guarigione e la cooperazione, creiamo una fioritura celeste sulla Terra. In questo modo, è con i nostri pensieri che noi facciamo il mondo, letteralmente! Perciò, piccoli gruppi e communità creano i propri mondi con le proprie caratteristiche e la società di massa crea un immenso super-ologramma che “imbusta” il globo. Questo aggiunge una nuova dimensione agli effetti della propaganda dei mass media, i quali creano e mantengono efficacemente un regime meccanicistico economico e politico all’interno delle nostre menti e [di conseguenza] attraverso tutta la coscienza collettiva, che poi forma il mondo in cui viviamo. Dunque, il “mondo occidentale moderno” è un ologramma nella coscienza collettiva, e altri mondi possono essere allo stesso modo formati, in modo altrettanto reale e tangibile di quello in cui stiamo vivendo.

Qui di seguito alcune citazioni da A Treatise On White Magic; or The Way Of The Disciple(“Trattato sulla magia bianca, o La via del discepolo”), di Alice A. Bailey, Lucis Publishing Company, scritto nel 1934, 14^ristampa nel 1979).In particolare, voglio richiamare l’attenzione su questi passaggi:

“Come molte altre cose nel mondo in questo momento. da due grandi linee di pensiero, come quella meccanicista e quella introspettiva o soggettiva…una terza si manifesterà, la quale incarnerà la verità di entrambe le posizioni, che si dovranno debitamente regolare tra loro. In una scala più grande si risolverà in una fusione di occidente e oriente, di misticismo e occultismo…nell’evoluzione del pensiero, le principali tendenze delle idee in questo tempo si stanno rapidamente avvicinando tra loro, e da questo emergerà una sintesi che su dimostrerà una piattaforma adeguata sulla quale il prossimo ciclo può fare il suo posto.”

“La caratteristica più notevole, tuttavia, del ciclo che viene, sarà una conseguenza della psicologia, ovverosia l’emergere del…riconoscimento dell’anima. La scuola meccanicistica degli psicologi…ha la funzione di freno necessario alle scuole più mistiche e speculative, le quali si degnano di essere chiamate ‘introspettive’ (o “soggettive’). Ci sono, grosso modo, tre linee di pensiero nel campo della psicologia. La meccanicista posa l’attenzione sulla struttura, la scuola introspettiva postula un SE’, o qualcosa di cosciente che è responsabile delle condizioni [in cui opera]…Poi…i vitalisti, i quali ammettono il dato di fatto della struttura, anche se lo considerano come soggetto, alle influenze delle energie e delle forze provenienti da un ‘ambiente esterno’.

La verità salvaguardata in tutte queste scuole è una verità, e ogni suo aspetto è correlato…Le tre presenti scuole sono, dunque, custodi…Queste tre scuole sono occupate, in gran parte, a disapprovarsi l’une con le altre, smentendo le teorie. Ma sono tutte e tre corrette nei loro fatti, anche se sbagliate nelle loro deduzioni. Tutt’e tre hanno bisogno l’una dell’altra, e dalla miscela delle tre scuole di pensiero ne emergerà una quarta, la quale sarà più vicina alla verità di qualsiasi altra scuola da essa separata.
La versione originale, tradotta da Civiltà Perdute, la trovate a questo indirizzo:

http://www.anandavala.info/TASTMOTNOR/

Global%20Awakening.html





La metafisica della realtà virtuale

20 07 2010
frattali computazionali

Se un computer crea una realtà virtuale, nella quale esseri intelligenti artificiali contemplano la loro situazione, come apparirebbe tale mondo da loro percepito? A quali concetti metafisici giungerebbero? Come si sentirebbero a essere delle creature intelligenti artificiali in un mondo virtuale?
Propongo questa situazione ipotetica come un’appendice alla discussione metafisica diretta riguardante la nostra realtà, situazione che provvede a un contesto netto e definito per analisi le quali hanno qualche parallelo interessante col nostro proprio contesto.
Supponendo che ci sia un computer (CPU e memoria) il quale fornisce uno spazio computazionale, dentro questo spazio ci sono informazioni che si presentano come tipi di DATI, liste, ecc, nonchè processi quali threads, diagrammi di flusso a loops ecc.
. Tutto ciò è intrecciato assieme in un programma di simulazione. Questo è un processo di informazione che organizza tutti i dati esistenziali e causali i quali strutturano esattamente ciò che esiste e succede nel mondo virtuale. Inoltre guida, momento per momento, tutte le informazioni logistiche che sottostanno a tutte le interazioni tra i sistemi.
Questo è il ruolo del SMN (System Matrix Notation).
Allo stesso modo delle funzioni del simulatore, il contesto esistenziale virtuale viene calcolato un momento alla volta, come una serie di momenti confusi assieme i quali fanno sì che il mondo virtuale inizi a esistere.
In questo contesto ogni sistema è definito da un’informazione esistenziale e ogni processo è definito da informazione causale.
Mentre il processo computazionale anima il contesto, ogni processo percettivo ricorre allo stato esistenziale dell’universo e l’esperienza percettiva è generata per ogni sistema secondo il suo contesto. Ogni sistema quindi interpreta e risponde a questo secondo la sua natura programmata.
In questo sistema dinamico, nel contesto teorico i sistemi interagiscono, combinandosi in sistemi di livello superiore. Questi sistemi diventano più complessi e raffinati attraverso ripetute calibrazioni tra di loro. Dunque alla fine si evolvono sistemi complessi che possono essere chiamati ORGANISMI.
Qualcuno di questi organismi sviluppa complessi cicli di retroazione interna o funzioni cognitive superiori, cosicchè sperimenta l’esperienza di stare sperimentando. Inoltre, fa associazioni tra queste esperienze e altre, utilizzando un astratto sistema di simboli. Quindi viene a sapere che sa di sapere di sapere.
Finora ho trascurato il ruolo della libera volontà, che la metafora computazionale non può racchiudere, ma se si paragona la coscienza primordiale – o la pura consapevolezza – al flusso di calcolo del computer, questa analogia descrive il modo in cui è strutturato e intrecciato assieme per creare un contesto distribuito, nel quale gli individui possono sperimentare lo stesso contesto sottostante da innumerevoli prospettive uniche. Una dinamica percettiva guida la rete di sistemi e li fa evolvere.
In questo contesto computazionale gli esseri dall’intelligenza artificiale mancherebbero di libero arbitrio, ma in ogni altro aspetto percepirebbero (sperimentando e interagendo) all’interno di un contesto di sistemi in relazione che impongono i loro sensi e creano l’impressione del loro esistere in un mondo LA’ FUORI.
Quindi la situazione è parallela alla nostra, in molti aspetti. Questi esseri senzienti si presenterebbero alla stregua di una popolazione, evolvendo in una relazione simbiotica con un ecosistema di MEMI. Questa è la loro cultura, la quale conterrebbe un largo spettro di idee su ogni tipo di esperienze e di inferenze da queste esperienze. Con questa cultura avrebbero una composizione concettuale al suo interno, per iniziare ad analizzare e discutere la natura della loro realtà, domandando seriamente: “Chi sono?” e “Cos’è questo spazio?”
Dando questo contesto di esseri dall’intelligenza artificiale in una realtà virtuale in esecuzione nel computer, sorge un certo numero di domande. [per esempio] Cosa potrebbero sperimentare della loro realtà? Principalmente gli oggetti dei sensi, i quali combinano a creare l’illusione del mondo virtuale. Ma se si rivolgono verso la loro interiorità attraverso la meditazione, potrebbero anche sperimentare uno spazio interno di consapevolezza pura. A cosa condurrebbe una prospettiva empirica? Al credere a una oggettività esistente, a un “mondo là fuori” che esiste indipendentemente dall’osservatore. Ci sarebbero concetti come “materia” e l’idea che tutto sia “fatto di materia” inclusi loro stessi. La loro propria esperienza della coscienza sarebbe sottomessa a qualche non ben spiegato risultato del funzionamento dei loro corpi materiali.
A cosa condurrebbe una profonda prospettiva da parte del soggetto? A credere che la coscienza è fondamentale e che il “mondo là fuori” è solo una costruzione degli oggetti dei sensi. Proporrebbero che ci fosse un più profondo livello di realtà che non fosse “fatto di” materia, il quale è alla base del divenire “materia” di tutte le cose. In questa realtà più profonda tutte le coscienze individuali sono unificate, l’universo è visto come un campo di consapevolezza, e con consapevolezza potrebbero partecipare in quel campo.
Quali sarebbero le conclusioni sulla loro realtà? Cosa richiederebbe la logica? Ciò dipende dal loro punto di vista, se le esperienze sono state quelle dei sensi o della stessa coscienza. Gli empirici concluderebbero che il mondo era un costrutto oggettivo fatto di materia e i trascendentalisti che il mondo era un’illusione dei sensi che viene fuori da un mondo più profondo costituito da dinamiche spirituali.
Non c’è modo di provare nessuna di queste due prospettive: entrambe si basano esclusivamente sulla voracità delle esperienze, che siano interiori o meno. Gli esseri non hanno un modo diretto per discernere il sottostante contesto computazionale. Potrebbero scoprire ciò attraverso la meditazione e l’unificazione interiore con esso o potrebbero scientificamente prendere la mitologia del mondo oggettivo per i suoi estremi logici, andando alla ricerca di una fondamentale unità di esistenza. Materiale “magico” che già esiste e si comporta nello spazio, ma senza nessuna dinamica sottostante o interiore.
Questa esplorazione alla fine si esaurirebbe, dando origine a una teoria di astratti processi informativi non-locali, come nella fisica quantistica.
In definitiva, possono solo dedurre ciò e, dato che tutta la conoscenza è un arazzo di esperienze e associazioni le quali sono modificate e costruite in nuove strutture. Essi non avrebbero, inoltre, alcun mezzo diretto per comprendere le dinamiche sottostanti. Descriverebbero uno spazio computazionale non familiare come “esseri spirituali” e “altri mondi o dimensioni sottili”, o magari “funzioni d’onda e quanti”, e così via. A meno che non accada ciò anche perchè sviluppino una propria tecnologia informatica. Dunque questo provvederebbe un insieme di esperienze e un linguaggio di concetti associati, coi quali potrebbero comprendere e analizzare la loro più profonda situazione. Potrebbero alla fine costruire un computer che faccia funzionare una realtà virtuale abitata da esseri provvisti di intelligenza artificiale i quali stanno contemplando la loro situazione.
Perciò avrebbero un modello della loro situazione, una effettiva implementazione, e non solo descrizioni in termini di discorsi culturali. Quindi potrebbero veramente iniziare a esplorare le più profonde fondamenta della loro realtà.
C’è una quantità di maggiori dettagli per questo piccolo esperimento del pensiero, ma quello esposto è il suo quadro generale. Lo trovo un utile scenario per meditarci sopra, e lo contemplo sempre più profondamente da ogni tipo di angolo trovandolo una vera provocazione del pensiero. Che ne pensano gli altri?

La versione originale di questo articolo si trova al seguente indirizzo:
http://www.anandavala.info
/TASTMOTNOR/SSE_1430.html





SINCRONICITA’ Le correlazioni olistiche sono rare?

21 06 2010
Si conclude su CIVILTA’ PERDUTE il lungo articolo sulla SINCRONICITA’ indagata dallo psicologo Carl Jung e dal fisico Wolfgang Pauli, articolo da noi tradotto da questo indirizzo:http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.htmlAllo stesso indirizzo potete anche trovare i ringraziamenti e una ricca bibliografia sull’argomento.

11. Le correlazioni olistiche sono rare?
Nella vita quotidiana, raramente osserviamo le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen. L’esistenza delle correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen non ha bisogno di spiegazioni dal punto di vista teorico, ma come spiegare la loro assenza nella vita quotidiana? La questione dell’esistenza non ha certo niente a che vedere con la questione della sua messa in evidenza. Però si afferma spesso che le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen sono rare. Così, Jürgen Audretsch scrive per esempio:”Due fotoni qualsiasi non mostrano, per dirla schiettamente, nessuna correlazione E-P-R. Si ha bisogno di molta abilità per preparare uno stato a due fotoni – come quello descritto precedentemente – nel pieno di un esperienza. In effetti, questo non è stato possibile in maniera convincente che negli ultimi anni. Perciò non si attende in generale nessun comportamento olistico tra due oggetti macroscopici qualsiasi.”

Affermazioni come queste non sono pertinenti, tuttavia si ha certamente bisogno di grandi capacità sperimentatrici per mettere quantitativamente in evidenza le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen tra due sistemi senza interazioni spazialmente separate. Ma non è difficile produrre degli stati in correlazione E-P-R. Secondo la meccanica quantistica, l’esistenza delle correlazioni E-P-R è generica, cioè generalmente – ma non sempre – i sistemi fisici sono intrecciati indipendentemente dalla loro distanza o dalla loro relazione. La meccanica quantistica moderna può infatti spiegare come mai le correlazioni E-P-R presenti dappertutto sono abitualmente impercettibili nella vita quotidiana. Gli oggetti quotidiani sono la maggior parte del tempo caratterizzati quantisticamente da modelli collettivi, i quali possono essere descritti da un insieme di proprietà compatibili. In seguito alla disuguaglianza di Bell generalizzata, non si possono avere correlazioni olistiche tra modelli collettivi di questo tipo.

Se si considera il concetto di Jung di un coordinatore delle significazioni tra la psiche e la materia come teoricamente accettabile, allora, così come con le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen, si ci pone la domanda: perchè si vedono raramente queste correlazioni nella vita quotidiana? Secondo la concezione originale di Jung è una caratteristica della sincronicità quella di apparire sporadicamente. Inoltre, gli effetti sincronici sono unicamente emanazioni di un ARCHETIPO costellato (cioè ATTIVATO), ma non di un archetipo latente. Tali fenomeni si producono “soprattutto in situazioni ad alto impatto emotivo, come quando vi è un decesso, una malattia, un incidente, ecc. La maggior parte dei fenomeni sincronici si producono quindi in delle situazioni archetipiche, per esempio legate al pericolo, al rischio, a dei moti dell’animo funesti, ecc.”

Jung, però, ha evidenziato nelle note in fondo alla pagina del suo articolo La sincronicità come un principio di relazioni acausali:

“Devo comunque sottolineare nuovamente la possibilità che il rapporto tra i corpi e l’anima possa essere compreso come una relazione sincronica. Questa è unicamente una supposizione ma, se viene confermata, allora la mia attuale concezione che vede la sincronicità come un fenomeno raro [da percepire?] dovrebbe essere corretta.”

“Dato che la sincronicità non è unicamente un fenomeno psicofisico, ma può prodursi lo stesso senza l’intervento della psiche umana, direi che in questo caso si dovrebbe parlare di un’identità o una conformità, piuttosto che di una significazione.”

La proposta di considerare la possibilità di correlazioni olistiche nel rapporto tra il mondo fisico e la psiche ha senz’altro bisogno di una messa a punto più precisa. Per esempio, la questione di sapere se è possibile(e quindi in che modo?) produrre e distruggere delle correlazioni psicofisiche, resta del tutto senza risposta. Per evitare fraintendimenti, sottolineo che le correlazioni olistiche qui discusse sono forse generiche ma sicuramente non universali. Effettivamente, esistono comunque degli stati non correlati. Per questa ragione, le correlazioni psicofisiche olistiche non implicano in nessun modo che la realtà abbia ininterrottamente un’anima.





SINCRONICITA’ , correlazioni olistiche e fenomeni sincronici tra materia e psiche

12 06 2010
Prosegue su CIVILTA’ PERDUTE il lungo articolo sulla SINCRONICITA’ indagata dallo psicologo Carl Jung e dal fisico Wolfgang Pauli, articolo da noi tradotto da questo indirizzo:http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.html
9. Correlazioni olistiche nel mondo della materia
Generalmente, i sottosistemi di un qualsiasi sistema fisico sono – in seguito alla meccanica quantistica – intrecciati da correlazioni olistiche che non si possono spiegare a partire dalle interazioni. Cioè: tutta l’informazione riguardante gli stati dei sotto-sistemi di un sistema globale e le loro interazioni non è sufficiente per determinare lo stato del sistema globale. Ciò è valido ugualmente per le situazioni dove i sotto-sistemi sono lontanissimi e non interagiscono tra loro. Attualmente, si chiamano correlazioni Einstein-Podolsky-Rosen le informazioni mancanti per la determinazione completa dello stato totale del sistema.

Fu Einstein che segnalò per la prima volta questa situazione strana. Con Boris Podolsky e Nathan Rosen, pubblicò un articolo nel quale provava a dimostrare la non completezza della meccanica quantistica con l’aiuto di una esperienza di pensiero. In questo articolo, mostrò che, generalmente, la descrizione completa dei sottosistemi – di un sistema quantistico globale – separata nello spazio, non può descrivere interamente il comportamento del sistema globale. Questo contraddice il principio di separabilità che Einstein sostenne durante tutta la sua vita:

“… quello che si considera come (“veramente”) esistente, deve essere in una certa maniera localizzato nello spazio-tempo. Cioè, quello che è reale in una parte A dello spazio, deve (in teoria) “esistere” indipendentemente di ciò che è considerato come reale in un altra parte dello spazio, B. Se un sistema fisico si estende sulle parti A e B dello spazio, allora quello che si trova in B deve avere un’esistenza indipendente da quello che si trova in A. Quello che si trova in B non deve dipendere da quello che si sta misurando in A; a dire il vero, quello che si trova veramente in B deve essere indipendente dalla misura o non-misura in A.”

Secondo Einstein, la mancanza di separabilità nello spazio era il motivo più importante per dire che la meccanica quantistica era una teoria incompleta. In una lettera a Max Born del 4 marzo 1947, scrisse :

“Non posso giustificarti la mia attitudine in fisica di modo che tu la possa trovare ragionevole. … è per questo che non posso seriamente credere nella meccanica quantistica; perchè è incompatibile col principio che la fisica debba presentare una realtà nello spazio e nel tempo, senza effetti “fantomatici” di lunga portata.”

Per Einstein era essenziale pensare che le cose della fisica fossero organizzate in un continuum spazio-temporale:

“a un momento dato, queste cose prendono un’esistenza indipendente le une dalle altre nella misura in cui si trovano in delle “parti differenti dello spazio”. Il pensiero fisico nel senso abituale sarebbe impossibile senza l’ipotesi dell’esistenza (“essere così”) indipendente delle cose distanti nello spazio, che proviene innanzitutto dalla nostra maniera quotidiana di pensare. Senza una separazione netta, non vedo come le leggi fisiche potrebbero essere formulate e testate.”

Nel frattempo, tutte queste previsioni controintuitive sono state verificate oltre ogni ragionevole dubbio. Da un punto di vista concettuale, una deduzione importante è stata fatta da Erwin Schrödinger, poco dopo l’apparizione dell’articolo di Einstein, Podolsky et Rosen: “Il tutto è in uno stato determinato, ma non per ognuna delle sue parti prese singolarmente in se stesse.”In questo caso, si dice, in base a Schrödinger, che i due sotto-sistemi sono intrecciati gli uni con gli altri, cioè che i due sotto-sistemi intrecciati non esistono individualmente. Le correlazioni acausali che sono intrecciate tra i due sottosistemi, sono state analizzate da Schrödinger in due articoli che non hanno conosciuto molta attenzione. Attualmente, si parla di sistemi quantici intrecciati da correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen, anche se Einstein, Podolsky et Rosen non hanno parlato di correlazioni nel loro articolo.

Per i sistemi quantici interagenti, bisogna necessariamente prendere in considerazione le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen per fare concordare la teoria con l’esperienza, e questo non è mai stato oggetto di discussione dall’avvento della meccanica quantistica. Queste correlazioni sono entrate nel dibattito filosofico soltanto da due decenni, dopo essere state retrouvées sperimentalmente, e questo anche in dei sotto-sistemi lontanissimi e senza interazioni, ciò è in perfetta concordanza con le previsioni teoriche. Secondo la meccanica quantistica, le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen non possono essere espresse da relazioni e non permettono la trasmissione di informazione. La meccanica quantistica è una teoria di azioni in prossimità, e non contesta il postulato di Einstein il quale appalta tutta la fisica su azioni locali che, al massimo si propagano alla velocità della luce. Ma la struttura locale delle interazioni non implica in nessun modo la separabilità del mondo materiale.

John Bell ha introdotto per la prima volta nel 1964 una misura di correlazione, verificabile sperimentalmente, che permette di testare in modo empirico ipotesi plausibili di separabilità, indipendentemente dai ragionamenti di Einstein sulla meccanica quantistica. Le suppozioni di Einstein sono state utilizzate da Bell per mostrare che conducono a un’evidente contraddizione rispetto alle predizioni della meccanica quantistica verificabili dall’esperienza.

Il teorema di Bell è un risultato molto semplice, ma profondo, che evidenzia certi aspetti OLISTICI del mondo materiale. Gli è stato ispirato dai ragionamenti di Einstein, Podolsky e Rosen, ma può essere formulato indipendentemente da ogni teoria fisica particolare. Il risultato può essere formulato attraverso differenti versioni, ma riguarda sempre una disuguaglianza con funzioni di correlazioni misurabili sperimentalmente. Oggi, le si chiama molto semplicemente “disuguaglianze di Bell”. Se un’esperienza mostra una violazione di una disuguaglianza di Bell – che è stata dedotta a partire dalle supposizioni teoriche di Einstein – allora questo prova l’esistenza di correlazioni, indipendentemente dai ragionamenti della meccanica quantistica. Oggi esiste tutta una serie di esperienze che hanno incontestabilmente verificato la violazione delle disuguaglianze di Bell in dei sistemi senza interazioni spazialmente separate.

Le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen sono importanti per la filosofia poichè mostrano che, generalmente, i fenomeni materiali non sono nè separabili nè locali. L’esistenza dei fenomeni olistici è intimamente legata all’esistenza delle grandezze incompatibili. Il metodo più semplice per vedere questa relazione è di generalizzare algebricamente le disuguaglianze di Bell. Per fare questo si ha bisogno di una serie di ragionamenti formali schematizzati nell’allegato (non tradotto). Si può formulare il risultato più importante in forma condensata:

Possono esistere correlazioni olistiche tra due sotto-sistemi S1 e S2, se e solamente se esistono proprietà incompatibili in S1 come in S2.

Si tratta in particolare di due sistemi materiali quantici, S1 e S2, quindi le correlazioni olistiche tra essi proprio le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen. Come nella formulazione generalizzata delle correlazioni olistiche, ci sono diverse restrizioni soppresse (importanti per il loro aspetto quantico), si ci domanda se uno dei due sistemi potrebbe essere non materiale. La condizione essenziale è che si possa attribuire a questo sistema proprietà ben definite. Secondo Jung, la realtà oggettiva esige:

“Un modello matematico basato su fattori invisibili e incomprensibili. La psicologia non può fuggire alla validità universale di questo fatto, tanto più che la psiche osservatrice è già integrata nel formulare una realtà obiettiva.”

Non conosco approcci a partire da cui si possa codificare il “mentale” (qualsiasi cosa si possa intendere con questo) in modo tale che si possa testare direttamente una disuguaglianza di Bell nel senso indicato sopra. Mi parebbe più promettente fare una messa a punto delle proprietà strutturali di un sistema contenente due sotto-sistemi cinematicamente indipendenti S1 e S2, dove S1 sarebbe un sistema materiale e S2 un sistema non materiale.
10. Fenomeni sincronici e correlazioni olistiche

Correlazioni acausali e non locali appaiono nei fenomeni sincronici, così come nelle esperienze con sistemi fisici intreccati. Però ci sono delle differenze importanti tra le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen della meccanica quantica e le corrispondenze di senso sincronico.

Una di queste differenze consiste nel fatto che solo le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen sono sperimentalmente riproducibili. Questo vuol dire che è unicamente con le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen che si possono fare esperienze di laboratorio e ottenere risultati statisticamente riproducibili. Inoltre, le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen sono un fenomeno puramente fisico, perciò non si può parlare di un fattore NUMINOSO. Per questa ragione, i fenomeni sincronici non possono essere interpretati dalla meccanica quantistica. Malgrado ciò delle sorprendenti analogie rimangono tra i fenomeni sincronici e le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen – puramente fisiche – che suggeriscono l’applicazione generalizzata della disuguaglianza di Bell. Nominiamo “S” il sistema globale che contiene la psiche e la materia e supponiamo che la materia possa essere concettualizzata dal sotto-sistema S1 e la psiche, allo stesso modo, dal sotto-sistema S2. Quindi ci si pone la questione della dipendenza tra le proprietà fisiche e psichiche. Pauli s’è espresso sulla “compatibilità dei concetti psicologici come la vita e l’anima, supponendo la validità – senza eccezione – delle leggi fisiche” in un manoscritto non pubblicato, Esempi moderni di fisica di “sfondo” del giugno 1948:

“Dal momento che la concezione determinista è stata abbandonata in fisica, non ci sono neanche ragioni per mantenere ancora una concezione vitalista, secondo cui l’anima potrebbe o dovrebbe “violare” le leggi fisiche. Mi sembra piuttosto che una parte essenziale dell’ ‘armonia universale’ consista nel far sì che le leggi fisiche lascino proprio un margine per un altro modo di osservare e di considerare le cose (la biologia e la psicologia) in modo che l’anima possa raggiungere tutti i suoi ‘obiettivi’ senza violare delle leggi fisiche”.

L’ipotesi di una compatibilità di tutte le proprietà fisiche con tutte le proprietà psichiche garantisce l’affermazione, empiricamente ben fondata, che i fenomeni psichici non violano mai le leggi fisiche cinematiche, verificando così l’autonomia dei domini fisico e psichico che Pauli esigeva. Con ciò vengono esaudite le condizioni formali preliminari per la validità della disuguaglianza generalizzata di Bell. Sotto queste condizioni, ne segue che le correlazioni olistiche tra la materia e la psiche sono appunto possibili quando ci sono delle proprietà incompatibili nel dominio materiale, così come nel dominio psichico. I lavori di jung mettono a disposizione abbondanti ricerche empiriche sulle proprietà psichiche incompatibili. Lo stesso Pauli ne scrive, in un esame – dedicato all’ottantesimo compleanno di Jung – dove compara le concezioni sull’inconscio nei differenti domini della conoscenza:

“La ‘corrispondenza’, le ‘coppie di contrari complementari’ e la ‘globalità’ appaiono indipendentemente nella fisica e nelle concezioni dell’inconscio.”

Le coppie di contrari complementari discusse da Pauli nel suo manoscritto Esempi moderni di fisica “di sfondo” si integrano in modo sorprendente in un modello nel quale la materia e la psiche sono sotto-sistemi compresi in un sistema globale. Pauli difende la compatibilità del mondo fisico e del mondo psichico, ma attende una simmetria che rifletta i rapporti di complementarità all’interno della sfera materiale e della sfera psichica:

“In base alla psicologia, le leggi fisiche sembrano essere una ‘proiezione’ di costellazioni di idee archetipiche, mentre, visti da fuori, anche gli avvenimenti microfisici sono da interpretare comme archetipici e il loro ‘riflesso’ nella psiche è una condizione necessaria per poterli percepire. Riassumendo, si può interpretare tutto ciò che si è presentato in modo tale che l’inconscio produca spontaneamente l’immagine di una coppia di contrari complementari sull’altra.”

“In base alla concezione qui esposta, la quaternità non sarebbe avvalorata all’interno della fisica, ma nella misura in cui la coppia di contrari della fisica si trova di nuovo riflessa nel dominio psichico, si attribuisce una quaternità alla globalità composta dalla fisica e dalla psicologia. Mi sembra possibile che vi siano dei fenomeni dove l’intera quaternità gioca un ruolo essenziale e non soltanto le coppie di contrari fisici e psichici dalla loro parte. In tali fenomeni, non si potrebbe più definire con giudizio DIFFERENZE CONCETTUALI come ‘fisico’ e ‘psichico’…”

Questa quaternità corrisponde esattamente alla situazione olistica con l’intreccio dei sotto-sistemi S1 e S2, caratterizzati dall’esistenza di coppie compatibili dalle proprietà incompatibili. Correlazioni olistiche tra il dominio fisico S1 e il dominio psichico S2 renderebbero possibili le relazioni psicofisiche ACAUSALI NON-LOCALI che non sono prodotte da interazioni.





SINCRONICITA’ Caso ed evoluzione; Relazione globale tra psiche e materia

8 06 2010
Prosegue su CIVILTA’ PERDUTE il lungo articolo sulla SINCRONICITA’ indagata dallo psicologo Carl Jung e dal fisico Wolfgang Pauli, articolo da noi tradotto da questo indirizzo:
http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.html
7. Il caso e l’evoluzione
Il caso gioca un ruolo importante nella teoria dell’evoluzione. Per esempio, Walter Elsasser, Jacques Monod e Manfred Eigen, l’hanno sempre sottolineato. Il caso è fondamentale per comprendere la teoria dell’evoluzione e l’apparizione delle forme di vita. Francis Crick riassume : “La sola fonte di autentiche innovazioni è il caso.” Nonostante questo, ciò che si intende per caso non è chiaro. Mancanza di cause o mancanza de conoscenza? Monod parla di “caso essenziale”, il quale sarebbe caratterizzato da “l’indipendenza totale di due serie di esperienze.” Ma ragionamenti basati sulla fisica dei quanti ci possono portare a dubitare dell’esistenza di una simile “indipendenza totale”.

Pauli ha osservato come l’idea di sincronicità possa avere importanza per la teoria biologica dell’evoluzione. Ha soprattutto discusso argomenti scientifici teorici contro la teoria evolutiva di Darwin, sottolineando la possibilità di sincronicità nell’evoluzione:

“Il modello evolutivo di Darwin è un tentativo di eliminare completamente qualsiasi scopo da una nuova teoria. Lo scopo è stato quindi dovuto essere rimpiazzato dall’introduzione del ‘caso’ (possibilità).”

Pauli ha sottolineato come avvenimenti rari, o anche unici, sono particolarmente importanti per l’evoluzione biologica, a differenza delle leggi statistiche verificabili empiricamente. Inoltre, ha ammesso la possibilità di PROCESSI FISICI CON UN FINE. Egli scriveva a un amico, il biologo Delbrück:

“Forse la soluzione è [più complessa di quella che sembri], e accanto al CASO CONSACRATO, esistono anche dei processi con UN FINE DIRETTO e influenze causali dell’ambiente…”

Ufficialmente, simili considerazioni sono malviste nella biologia moderna, ma non superflue. Come ha detto il genetista J.S.B. Haldane in una delle sue battute:

“La TELEOLOGIA è come una maîtresse per il biologo : non può vivere senza di lei, ma non vuole essere visto con lei in pubblico.”

Un tema centrale nei sogni di Pauli degli anni cinquanta era la questione di una nuova fisica. A più riprese, c’è nei suoi sogni la questione di una nomina a professore di fisica teorica. Pauli commenta ciò notando che non si tratta di una cattedra universitaria convenzionale, visto che Pauli – premio Nobel 1945 – era già professore di fisica teorica presso l’ETH di Zurigo da diversi anni. Si tratta della nuova fisica, della nuova scienza. E l’università in questione non non si trova nella famosa città di Zurigo ma a Esslingen – conosciuta dagli abitanti di Zurigo per non essere che il capolinea di un treno regionale. Questo luogo sconosciuto dalla scienza tradizionale sarebbe stata la culla della nuova scienza. E se Pauli vuole decidersi per Esslingen, il suo tentativo non è assolutamente assicurato. Comunque sia, Pauli deve andarci per dare provvisoriamente dei corsi di fronte a sconosciuti.

Grazie al cielo esiste un manoscritto di quattro pagine sotto il titolo “Corsi davanti a sconosciuti” che descrive questa situazione. Il punto di partenza dei corsi fittizi di Pauli è il “caso cieco e senza scopo” della meccanica quantistica con le sue probabilità primarie associate. Il secondo tipo di leggi naturali è essenzialmente legato al fatto che l’osservatore può intervenire sugli avvenimenti attraverso il libro scelto del dispositivo sperimentale. Dopo Pauli, la nuova scienza deve soprattutto consacrarsi al terzo tipo di leggi naturali. Dopo una discussione critica sulle concezioni tradizionali della biologia e del caso, i concetti evolutivi di Lamarck e Darwin, Pauli scrisse:

“Secondo questa ipotesi, differente dalla concezione di Darwin e da quella di Lamarck, si incontra proprio qui il terzo tipo di leggi naturali, che consiste nella correzione di fluttuazioni aleatorie attraverso coincidenze significative o finali di avvenimenti legati in modo acausale. … in rapporto con questo, vorrei adesso discutere dell’ipotesi che questa apparizione globale di coincidenze portatrici di significato nell’evoluzione biologica evidenzia un fattore psichico associato il quale appare come emozione o eccitazione portata al suo grado più elevato.”

Il corso fittizio termina con un’indicazione sulla sincronicità nel senso dato da Jung:

“Inoltre, penso qui alle coincidenze significative non attivabili dall’intenzione e che si producono unicamente in condizioni particolari, alle quali C.G. Jung si è riferito a più riprese. Chiamando queste coincidenze delle “sincronicità”, ha stabilito una relazione strana tra questi fenomeni e il concetto di tempo. Dove i fenomeni adattativi dell’evoluzione biologica distinguono visibilmente una direzione della freccia del tempo, dovrebbe sembrare naturale considerare tutti i fenomeni presentati qui, questi fenomeni non causali legati a un senso o a uno scopo, come di natura analoga.”

Una concezione del mondo che includa corrispondenze significative, conduce a una nuova valutazione del problema psicofisico. I tentativi prudenti di Jung e Pauli indicano che tipo di cammino potrebbe essere preso. Mi sembra che non sia a priori impossibile che queste idee siano integrabili in una scienza della natura allargata, la cui concretizzazione resta per il momento una questione aperta. Pauli ha osservato nella sua conferenza “La scienza e il pensiero occidentale.”:

“Non oserò fare delle previsioni sul futuro, visto che conosco bene i fallimenti di tutti gli sforzi prematuri di unificare la storia dello spirito. Evidenzio solamente che, dal secolo XVII, le attività dello spirito umano sono state divise in maniera rigorosa, ma concepire una vittoria degli opposti, comprendente sia la sintesi della comprensione razionale sia dell’esperienza mistica dell’unità è il mito – dichiarato o meno – della nostra epoca.”

 

8. La relazione globale tra la psiche e la materia

La meccanica quantistica è una teoria della materia e, in quanto tale, non dà degli insegnamenti diretti sul problema della relazione tra la psiche e la materia. Ma il fatto che la meccanica quantistica sia una teoria olistica, coerente e che mette assieme dei concetti opposti, ci porta a pensare che i rapporti dicomplementarità qui trattati possano avere una validità che va oltre la fisica. In una lettera a Fierz del 10 août 1954, Pauli così riflette [sulla questione]:

“Può essere che non si tratti ‘correttamente’ la materia – per esempio nel senso in cui è considerata la vita – quando la si osserva nello stesso modo della meccanica quantistica, cioè ignorando lo stato interiore dell’ ‘osservatore’. La celebre incompletezza della meccanica quantistica (Einstein) è – nonostante tutto – effettivamente presente ma, com’è ovvio, non si può rimediarci ritornando alla fisica classica dei campi (Questo è solamente un ‘malinteso nevrotico’ di Einstein). Si tratta piuttosto di considerare le relazioni globali tra l’ ‘interiorità’ e il ‘mondo esterno’ le quali non trovano spazio nella scienza attuale (ma che l’alchimia ha prefigurato…).”

Nel suo lavoro su Keplero, Pauli parla di un “ordine del cosmo che sfugge alla nostra arbitrarietà” dove “non soltanto l’anima dell’individuo è soggetta a un ordine pensato oggettivamente ma anche a ciò che è riconosciuto nella percezione”, e aggiunge alla fine di questo lavoro: “Sarebbe soddisfacente interpretare la psiche e la fisica come due aspetti complementari della stessa realtà.” Questa unità, oltre la pluralità e trascendente il tempo e lo spazio è stata chiamata da Jung l’UNUS MUNDUS, basandosi sull’idea di “MONDO UNICO” dell’alchimista Gerhard Dorn (XVII secolo). In questo modo, la dualità della psiche e della materia sarebbe superata da un TERZO che li supera [e li contiene ambedue].

Se non mi sbaglio, Descartes vede la divisione tra la res cogitans e la res extensa come inevitabile. Un primo passo per quanto riguarda la visione di Pauli sulla complementarità della psiche e della materia, è l’idea che la separazione tra la psiche e la materia non è fissata a priori, analogamente alla separazione di Heisemberg. Il concetto di materia esige necessariamente una cesura dell’UNUS MUNDUS ma non fissa ancora la posizione di questa cesura. Si può immaginare che, in principio ci siano molte cesure differenti permesse. Le due parti, provenienti da una simile rottura di simmetria dell’UNUS MUNDUS, mostreranno in una certa misura aspetti materiali e aspetti psichici. Ma non devono essere associati banalmente ai concetti tradizionali di “psiche” e “materia” (o res cogitans e res extensa). Delle diverse rotture di simmetria dell’Unus Mundus potrebbero condurre a concezioni del mondo complementari le quali si escludono mutualmente ma che sono coerenti, logicamente parlando.

Se si considera la meccanica quantistica come un principio universalmente valido per il dominio materiale, allora sarebbe soprattutto una teoria globale della materia, che non fa distinzioni a priori tra l’oggetto materiale [misurato] e l’apparecchio materiale di misura. La globalità non separata descritta dal simbolismo della meccanica quantistica è determinista. Se si vuole creare un legame tra questa teoria ed esperienze psichiche, allora si deve dividere la struttura globale della materia con la cesura di Heisemberg. Questa cesura definisce distintamente l’oggetto e l’apparecchio di misura e conduce inevitabilmente a una descrizione indeterminista non riducibile la quale permette unicamente di ottenere informazioni di natura statistica. Come la cesura di Heisenberg elimina il determinismo del mondo quantico non separato, la cesura di simmetria potrebbe distruggere la corrispondenza di senso tra le due parti, poi chiamate “psichica” e “materiale”. Secondo Pauli, ciò che suscita la corrispondenza di senso deve essere:

“… posta oltre la differenziazione tra “psichico” e “fisico”, allo stesso modo in cui le “idee” platoniche hanno un aspetto concettuale e uno di “forza naturale” (e producono degli effetti). Accetto addirittura di chiamare questa cosa “l’organizzatore e il regolatore degli archetipi” ; sarebbe però inammissibile definire questi archetipi alla stregua di contenuti psichici. Le immagini interiori (chiamate “dominanti dell’inconscio collettivo” da Jung) sarebbero piuttosto la manifestazione psichica degli archetipi che dovrebbero così generare, produrre e determinare tutto ciò nel comportamento del mondo oggettivo rispondendo alle leggi naturali. Le leggi naturali del mondo degli oggetti sarebbero allora la manifestazione fisica degli archetipi… Quindi, tutte le leggi naturali dovrebbero avere la loro corrispondenza nell’interiorità dell’essere umano, e viceversa, anche se ancora oggi non si può sempre vederlo direttamente.”

Così come la parte materiale dell’Unus Mundus è, in gran misura, descritta correttamente dalla meccanica quantistica, si può quindi supporre che le strutture più fondamentali di questa teoria possano avere una validità che va oltre il dominio materiale. Si potrebbe soprattutto pensare alle correlazioni olistiche che sono predette dalla meccanica quantistica e che sono largamente verificate nel dominio materiale.





SINCRONICITA’, principio Verum-Factum e Caso/Probabilità/Complessità

3 06 2010
Prosegue su CIVILTA’ PERDUTE il lungo articolo sulla SINCRONICITA’indagata dallo psicologo Carl Jung e dal fisico Wolfgang Pauli. L’articolo da noi tradotto è a questo indirizzo:http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.html
5. I fenomeni sincronici e il principio Verum-Factum
Nella scienza moderna, i fatti cosiddetti “scientifici” sono creati soltanto attraverso la REPLICAZIONE. Una caratteristica della scienza moderna è il fatto che i suoi oggetti possono essere fabbricati. Nell’attuale pratica scientifica, il “criterio di verità” effettivamente realizzato è il principio Verum-Factum di Giovanni Battista Vico: “Verum et factum convertuntur”, è cioè il fatto di essere realizzabile o no che è decisivo per il pensiero scientifico moderno. Se un fenomeno non è realizzabile, allora, secondo la concezione della maggior parte degli scienziati moderni, c’è un obiettivo essenziale di ricerca che non è stato ancora raggiunto. Il fulcro dell’esigenza della possibilità di una [o più] ripetizioni è quindi la questione della possibilità di realizzazione e dello statuto dell’oggetto.

Gli avvenimenti sincronici non sono una qualità regolare della psiche. Essi appaiono spontaneamente e non possono essere messi in moto da un atto cosciente di volontà, ecco perchè non sono “realizzabili” – si producono puramente e semplicemente qualche volta. Se si accetta il principio Verum-Factum di Vico come costitutivo della scienza, allora gli effetti sincronici sono esclusi da essa, poiche non sono affatto”realizzabili”. Ovvio che si ci domanda se non si limiti una scienza in modo artificiale quando la si fa basare essenzialmente sul criterio della possibilità di realizzazione.

Quando gli avvenimenti sono riproducibili, questo aiuta molto a ottenere informazioni sulla natura dei fenomeni implicati, tuttavia questa qualità non può essere indispensabile per decidere se un esame è scientifico o no – nel caso contrario, molte delle scienze ufficiali (per esempio, le scienze sociali) dovrebbero perdere il loro statuto di scienza.

Se ci si limita alla riproducibilità statistica, cioè se si vuole stabilire la conoscenza scientifica su dei dati statistici, allora si presuppone tacitamente la validità concettuale della teoria matematica dellaprobabilità – questo non va da sè. Bisogna sottolineare, inoltre, che il postulato della riproducibilità esige soltanto che si producano sempre gli stessi avvenimenti quando si hanno le stesse condizioni iniziali. Nei sistemi complessi, le condizioni iniziali, identiche, non sono mai realizzabili, si ci deve dunque accontentare di una riproducibilità statistica. Quest’ultima domanda allora soltanto la possibilità di realizzazione di una distribuzione di probabilità delle condizioni iniziali essenziali. Spesso si ha bisogno di pochissimi parametri (per esempio, la temperatura) per descrivere in maniera riproducibile il comportamento statistico dei sistemi fisici che presentano una moltitudine di particelle – e questa è una singolarità degna di nota.

Però, niente ci indica che ci si debba, generalmente, attendere che una distribuzione di probabilità delle condizioni iniziali essenziali, sia realizzabile nella pratica. La scienza sperimentale esclude gli avvenimenti non riproducibili statisticamente, sebbene la realtà di un fenomeno non dipenda – com’è ovvio – dalla sua riproducibilità statistica.Pauli ha sempre sottolineato – e successivamente Jung ha adottato questa idea – che il metodo statistico della scienza è in relazione complementare con la sincronicità. In una lettera a Fierz, Pauli scriveva nell’ottobre 1949:

“Credo che le coincidenze sincroniche siano distrutte quando si eliminano tutti i fattori incontrollabili e fuori dal campo della coscienza, col proposito di ottenere condizioni sperimentali riproducibili (complementarità).”

6. Il caso, la probabilità e la complessità

Nelle scienze fisiche e naturali si parla di un avvenimento dovuto al caso, quando può riprodursi sotto certe condizioni, ma non con certezza. Un certo avvenimento è caratterizzato dalla frequenza relativa con cui si produce tra gli avvenimenti possibili in una totalità di condizioni date. In un primo tempo, non si precisa se un avvenimento dovuto al caso dipende o no dalla casualità. Nell’ingegneria, i fenomeni o processi aleatori sono caratterizzati da cambiamenti nel tempo, che rendono imprevedibile il caso particolare.

La teoria e la probabilità empirica-statistica si riferisce sempre alla discussione della frequenza relativa di un avvenimento durante una lunga serie di osservazioni. Si suppone tacitamente che prolungando indefinitamente questa serie statistica, la frequenza relativa convergerà verso un valore limite, chiamato PROBABILITA’ di questo avvenimento.

Molti matematici e scienziati pensano che tutti i problemi della teoria della probabilità siano in linea di principio risolti grazie agli assiomi de Kolmogoroff (1933), cioè riducendoli a problemi puramente matematici. Effettivamente, si considera che la moderna teoria matematica della probabilità sia cominciata quando Kolmogoroff creò la formulazione basata sulla Teoria Della Misura. Però è importante osservare che con ciò, i suoi problemi concettuali non sono stati praticamente discussi. Detto più cinicamente, la teoria della probabilità basata sugli assiomi matematici di Kolmogoroff non è altro che un capitolo della più generale Teoria Della Misura, ma con una selezione particolare dei problemi e con una terminologia strana. Fino a oggi, non si conoscono solidi argomenti che suggerirebbero che gli assiomi di Kolmogoroff siano pertinenti per ogni tipo di ricerca empirica.

Lo stesso Kolmogoroff era cosciente di questo problema e ci tornò sopra 30 anni dopo, quando trattò i suoi concetti di “informazione” e di “complessità” per meglio chiarire la definizione concettuale della probabilità. Schnorr ha ulteriormente mostrato come la formulazione algoritmica della teoria matematica della probabilità equivalga matematicamente alla sua versione costruttiva della teoria della misura. Da un punto di vista concettuale, la versione algoritmica è largamente preferibile. In questa versione si può vedere, in particolare, che ogni versione della complessità, dell’informazione o della probabilità dipende necessariamente dal contesto. Quello che in una descrizione è considerato come aleatorio può dunque essere regolare nell’ambito di un’altra descrizione.

Per poter applicare la teoria matematica della complessità a dei problemi completi, occorre una interpretazione del sistema formale. L’interpretazione soggettiva considera il grado di probabilità come criterio di percezione della certezza o incertezza attribuita a dichiarazioni o supposizioni specifiche. Quella che viene chiamata INTERPRETAZIONE OBIETTIVA considera ogni enunciato di probabilità numerica come predizione di una frequenza relativa. Ma questa interpretazione della frequenza, popolare in fisica, implica difficoltà ancora più grandi. Per valutare se la distribuzione empirica dei valori si differenzia solo leggermente dalla distribuzione dei valori ASINTOTICI, si ha bisogno non soltanto della legge matematica dei grandi numeri ma anche della seguente discutibile regola: Se la probabilità di un avvenimento è sufficientemente piccola, si può essere praticamente sicuri che – realizzando una volta sola le condizioni – l’avvenimento non apparirà. Ma la teoria non dà alcun criterio per decidere quando una quantità di ripetizioni sarebbe “sufficientemente grande”, e neanche un criterio per sapere cosa si intende per “sufficientemente piccolo”. Come ha mostrato Rudolf Carnap, l’interpretazione della probabilità come equivalente a una frequenza è adeguata (“probabilità n°1 di Carnap o “frequenza relativa a lungo termine”) a condizione di utilizzarla con un “grado di credibilità” (“probabilità n°2” di Carnap o “grado di conferma”) Cosicchè, bisogna sempre considerare un fattore soggettivo nell’interpretazione della probabilità, di solito considerata come oggettiva. Nelle parole di Pauli:

“… anche la singola realizzazione di un avvenimento molto improbabile è considerata, partendo da un certo punto di vista, come praticamente impossibile… Qui, si ci è trovati di fronte al limite fondamentale della validità del vecchio programma di oggettivazione razionale dell’attesa soggettiva del singolo.”

Qualche volta, il “caso” è opposto – anche da Jung – alla “causalità”, come se fosse il suo ANTONIMO. Qui, sembra esserci una confusione concettuale. Nella fisica classica, sistemi cripto-deterministici, dinamici, instabili e complessi possono generare avvenimenti aleatori. Antoine Augustine Cournot (1801-1877) e John Venn (1834-1923) hanno messo in luce chiaramente che la dinamica nei sistemi sufficientemente complessi può essere estremamente sensibile alle condizioni iniziali e alle condizioni limite [di confine]. La dinamica caotica risultante può produrre oggettivamente avvenimenti aleatori che possono essere descritti da frequenze relative.

Per esempio, si possono descrivere le esperienze con una macchina di Galton tramite la dinamica di un sistema meccanico cripto-determinista. La nostra mancanza di conoscienza delle condizioni iniziali e limite precise ci impedisce di predire un avvenimento isolato. Però, la distribuzione osservabile nelle esperienze con una macchina di Galton non dipende per nulla dalle nostre conoscenze. In questo caso, si può parlare di caso oggettivo. Quindi, sarebbe un grossolano errore supporre che avvenimenti “aleatori” obbediscano sempre alle leggi della teoria matematica della probabilità. Per esempio, le coincidenze sincroniche non sono calcolabili a partire dalla teoria della probabilité di Kolmogoroff. Pauli ha scritto in una lettera a Fierz :

“I fenomeni sincronici osservati da Jung… fuggono alle “leggi” naturali, perchè NON POSSONO ESSERE RIPRODOTTI, cioè sono unici e sfumano attraverso il trattamento statistico applicato ai grandi numeri. Invece, le “acasualità” sono comprensibili dalla fisica proprio grazie alle leggi statistiche (dei grandi numeri).”