Ma insomma cosa diavolo è questa vaporwave?

29 04 2017

Continua da: https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/01/23/eroi-di-un-sogno-di-sixthclone/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2017/01/17/la-chiamavano-vaporwave/

La vaporwave è un genere musicale ispirato dalla EDM (Electronic Dance Music),  dal seapunk, dalla dance indipendente chillwave, dalla synthwave, dal glo fi, dalla summermusic, dalla newretrowave (che però è filosoficamente tutta un’altra cosa rispetto al vaporwave); è stato ispirato anche dall’hypnagogic pop e dal cosiddetto futur funk, oltre che dalla muzak o elevator music (la musica degli ascensori, dei supermercati e delle sale di attesa) ed è stato influenzato pure dallo smooth jazz, dal contemporary rythm’blues e dalla lounge music. Il genere vaporwave eredita anche lo spirito della house music – dal momento che si può fare comodamente a casa con applicazioni di manipolazione audio gratuiti e scaricabili – ed è un genere fatto per la Rete. I brani musicali vengono downloadati dalla Rete e, rimasticati, vengono poi uploadati nella stessa Rete, è il genere musicale di internet e dei prosumer, è il genere musicale della Casaleggio Associati.

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I file audio – soprattutto di brani electro synth pop anni ottanta novanta – vengono modificati stiracchiandone il tempo, rallentandoli, rimontandoli in dei modi inediti con gli effetti audio dei software di audio editing. La vaporwave è anche conosciuta per il suo uso di ideogrammi orientali (preferibilmente giapponesi ma non solo, anche coreani) dentro i titoli delle tracce sonore. Gli ideogrammi fanno ricordare il mondo dei romanzi postmoderni di Banana Yoshimoto, e dei cartoni animati giapponesi, gli anime. Non a caso, visto che il postmoderno giapponese è il postmoderno più postmoderno che ci sia.

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Il genere vaporwave è stato spesso descritto come una satira della cultura della globalizzazione neoliberista delle multinazionali e del consumismo e, nello specifico, una critica verso il mondo della musica pop dance elettronica commerciale.

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La sua storia è la seguente: secondo un articolo del Chicago Reader, il genere vaporwave emerge nel luglio 2011 con la comparsa dell’album New Dreams LTD di Laserdisc Visions, il quale fu successivamente definito utilizzando la parola “vaporwave” dal produttore texano Will Burnett.

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Il produttore texano Will Burnett.

Il primo conosciuto uso del termine fu pubblicato in una recensione per l’album Surfs Pure Hearts di Girlhood nel blog musicale Weed Temple il 13 ottobre 2011.

C’è stato un numero di album descritti da molti nella comunità vaporwave per essere stati una sorta di catalizzatori per il genere o “proto-vaporwave.” Questi album includono una pubblicazione di Daniel Lopatin (anche conosciuto come Oneohtrix Point Never) sotto Chuck Person, intitolata Chuck Person’s Eccojams vol. 1 e poi abbiamo l’album di James Ferraro Far Side Virtual. La musica di Eccojams’ consiste in ciò che Lopatin ha definito come “echo jams” (ovvero “inceppamenti di eco”) dove le forme di musica pop, di solito degli anni ottanta, sono rallentate e qualche volta messe a loop oltre che tagliate e avvitate. I temi e lo stile di Far Side Virtual di Ferraro sono simili a quelli del vaporwave: la globalizzazione, la cultura internet e la critica della cultura consumista postmoderna, una critica fatta con campionamenti musicali di sample e loop che ricordano (cioè che vengono proprio fatte con) musiche di ascensore, musichette di windows e altra roba di questo tipo. Fino a qui il testo su http://knowyourmeme.com/memes/cultures/vaporwave

Possiamo aggiungere che il termine sembra derivare dal neologismo informatico vaporware, con cui si indicano, sarcasticamente, i prodotti informatici (hardware e software) di cui viene indicata una data ufficiale di uscita sul mercato ma poi questi prodotti informatici alla fine non escono, si vaporizzano e c’è chi dice che sembra anche derivare da un passo del “Manifesto del partito comunista” di Marx ed Engels in cui si scrive che “Tutti i solidi alla fine si vaporizzeranno nell’aria.”

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Bene, se pensate che quanto scritto sopra vi abbia spaccato la testa (ancor prima di iniziare a sentire un singolo suono di questa musica) ciò è niente in confronto alla pagina wikipedia inglese alla voce vaporwave dove ci si infila dentro anche il surrealismo, il cyberpunk, la glitch music (quella fatta con gli errori delle apparecchiature acustiche), la stock music, il retrofuturismo, l’hardvapour, il seapunk, Friedrich Nietzsche, l’utopismo, l’ipercontestualizzazione, una “distopia dada”, fino a giungere alla simpson wave e alla trump wave! (in Italia sembra sia nato il filone costanzo wave.)

Colpevolmente, a nostro parere, viene dimenticato il possibile apporto della witch house a tutto questo: la musica house fatta rielaborando sonorità estremamente gotic e dark, “de paura.” La quale si diffuse su You Tube qualche anno fa, con immagini e video di tipo creepy che accompagnavano i brani, generando una determinata atmosfera torbida e morbosa.

Ebbene, qui si è iniziato col classico, col modo classico di parlare di musica, anche quella più pop e contemporanea: gli album (magari definiti DISCHI addirittura!), gli artisti, le pubblicazioni, i rilasci, i generi, i sottogeneri, le recensioni, le riviste di musica ecc.

Tuttavia, la vaporwave, a nostro parere, va OLTRE tutto questo. La maggior parte della roba vaporwave (soprattutto quella più memica, il MEME vaporwave, quello dei rallentamenti dei brani del passato, ma non solo) non ha assolutamente nessun artista, nessun album alle spalle, sono tutti anonimi, con nickname. I titoli sul tubo (su You Tube) sono per una buona parte in giapponese e la parte non in giapponese è fatta con i caratteri, con il font vaporwave.

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Una cosa importante dell’attuale vaporwave (da qualcuno definita sorpassata e defunta ma secondo noi non è vero, anzi è appena agli inizi) è che non si limita affatto alla semplice musica, ai semplici suoni manipolati ma è una sinergia tra suoni e immagini e anche titoli. E’ la creazione di un ambiente, di un clima psichico, una specie di realtà virtuale fatta di

  1. Elaborazione audio, più o meno estrema, di brani pop radiofonici del recente passato;
  2. Titoli in ideogrammi, caratteri ASCII, font particolarmente “estetico”;
  3. Immagini di anime giapponesi, grafica windows del passato, statue classiche, ambienti palmizi tipo Florida o California, estetica multinazionale anni ottanta novanta;
  4. A tutto ciò (di base, di default diciamo) si aggiunge qualsiasi altra cosa: per noi in Italia, ad esempio, la cedrata Tassoni o il Cinzano o Jerry Calà e Umberto Smaila di Colpo Grosso e le FIAT Tipo ecc. (vedere per esempio https://www.facebook.com/vaportorino/?fref=ts)

ci vuole tanto vapore

E il tutto può benissimo essere fatto “in diretta”: ho visto in un video dedicato all’iperstizione (hyperstition) e al cosiddetto “accelerazionismo” (spero ne riparleremo sul blog) dove viene mostrata della gente che fa vaporwave in diretta, in un qualche evento in un locale – come fossero dei deejay – utilizzando you tube, you tube converter, ricerca di immagini google, photoshop, effetti sonori mp3, applicazione scaricate di manipolazione audio, e ci dà dentro, smanetta e crea lì sul momento l’aesthetic vaporwave per tutti i presenti.

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Si, perché un concetto centrale di tutto questo è che il risultato di queste manipolazioni audio-video-immagini di questa specie di NET.ART (arte di internet) è creare AESTHETICS. Cioè, quelle manipolazioni non devono portare a qualcosa di gratuito, di brutto e fastidioso anche se strano e originale, ma devono avere come obiettivo l’estetica, il bello, il meraviglioso in una forma di scintillante decadenza postmoderna controllata oltre che allucinata, psichedelica, distaccata e critica.

La vaporwave è un po’ il punto di vaporizzazione dei solidi (come si è detto prima citando Marx ed Engels), quando la complessità tipo matrioska dei sottogeneri musicali pop rock synyh jazz electro funk R&B ecc contemporanei diventa così estrema da andare fuori controllo ed arrivare a essere sostanzialmente irrintracciabile giungendo a qualcosa d’indescrivibile, una specie di caos magico.

 

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La supersintesi della storia occidentale pensando alla dialettica di Hegel

7 10 2014

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Gli habitué di questo blog sanno bene quanto ci è cara l’ipotesi che il tempo (in particolare la storia, in particolare la storia occidentale) sia tutt’altro che una linea retta verso l’infinito, in cui causa ed effetto si succedono in modo lineare dal passato al futuro, ma che può, invece, trattarsi di una SPIRALE, la quale ha, proprio come una spirale, contemporaneamente origine e fine in un punto, verso cui e da cui sta accelerando. Fine e origine della storia allo stesso tempo.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2012/11/19/quando-il-prima-sara-adesso/

https://civiltascomparse.wordpress.com/2011/06/13/linizio-della-storia-si-trova-nel-futuro/

Qualcuno pensa che si possa trattare anche di un PROCESSO INTENZIONALE, stabilito da, più o meno definite, forze occulte, a partire all’incirca dalla fine del XVIII/inizio del XIX in avanti, dall’epoca dell’Illuminismo-Romanticismo, quando esplosero sulla scena la rivoluzione americana, quella francese, quella industriale e si fecero strada i primi grossi circuiti finanziari a livello continentale, insomma l’inizio dell’epoca contemporanea, l’epoca tecnologico-industriale, nella quale ci stiamo attualmente dibattendo, con sempre maggiore intensità e rumore.

Questo processo a forma di spirale (sia o non sia intenzionale), in cui avvenimenti storici traumatici e d’impatto per le coscienze di tutto il mondo si dispiegano a ritmo sempre più accelerato, ha molto in comune con il processo dialettico esposto dal filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel, il cui pensiero si è sviluppato esattamente  in quell’epoca a cavallo tra il XVIII/XIX secolo di cui si diceva poco fa.

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APPUNTI SULLA DIALETTICA HEGELIANA

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Per Hegel la realtà è un divenire perenne, che non avviene però a caso, ma è sottoposto ad una legge fondamentale (che è legge del pensiero e delle cose, visto che per Hegel la realtà è spirito, pensiero assoluto): la dialettica.

I romantici hanno ragione nel sostenere che l’intelletto degli illuministi è freddo e astratto, ma tale astrattezza non si supera con il sentimento, che non è in grado di giustificare il rapporto tra finito e infinito, bensì con la ragione, l’unica in grado di cogliere autenticamente, concretamente l’Infinito che è nelle cose.

La dialettica ci fa capire il movimento di questa realtà, la quale è spirito che si autocrea in continuazione.

Essa, quindi, è il metodo fondamentale della filosofia e allo stesso tempo la legge dello sviluppo del reale.

Essa ha tre momenti o tappe, strettamente collegati:

1) tesi (momento astratto o intellettivo): è la prima tappa dello sviluppo del pensiero e del reale, quella dell’affermazione di un concetto. L’intelletto pone, concepisce un concetto, ad es. l’innocenza, come statico, fisso, nettamente contrapposto al male.

L’intelletto vede nell’innocenza un universale astratto, rigidamente separato dal suo opposto, dunque limitato e statico.

Questo momento è chiamato anche in sé, perché contiene, sebbene solo potenzialmente, gli altri momenti dello sviluppo dialettico (male compreso), come una sorta di nucleo originario: l’innocenza contiene virtualmente il possibile sviluppo del male, che l’intelletto astratto vede qui,in questo stadio, come nettamente scisso e senza alcun rapporto con il male stesso.

 

2) antitesi ( momento dialettico o negativamente razionale): questa tappa ci fa capire che ogni momento della realtà si rovescia nel suo opposto, nella sua determinazione contraria: se approfondiamo il concetto di innocenza, ci accorgiamo che questa, per la sua stessa natura, rimanda necessariamente al male come suo doppio.

L’innocenza è tale solo in quanto confrontata e opposta al male, così come l’uno è tale solo in relazione ai molti, il finito all’infinito, il simile al dissimile.

Questo è il momento della negazione del primo concetto, che incrina la sua semplicità e purezza quasi embrionale: è l’ambito dell’oggettivazione, alienazione, estraniazione del primo concetto, del suo uscire da se stesso, dal suo modo di essere statico, rigido e inerte. E’ il momento dell’altro da sé o del per sé: qui la dialettica mostra il movimento attraverso cui la prima determinazione (l’innocenza) viene negata e passa nel suo opposto.

In questa tappa inizia ad attivarsi la ragione, che va al di là dell’intelletto illuministico e ci fa capire che ogni determinazione (momento o aspetto della realtà) è una negazione, ossia ogni concetto è tale in quanto nega, si oppone a tutti gli altri.
Il bianco è tale in quanto, allo stesso tempo, è non nero, non blu, non rosso, ecc.

L’affermazione di un concetto, dunque (tesi) implica necessariamente un rapporto negativo con gli altri e in particolare la negazione di quello che più gli si oppone ( nel nostro caso, l’innocenza non sarà tale solo perché contrapposta all’invidia, alla gelosia o all’indifferenza, ma soprattutto perché opposta al male).

Il prossimo e ultimo punto del processo dialettico hegeliano, quello della sintesi tra tesi e antitesi, è il più importante perché segna il momento in cui si arriva all’ “occhio” della spirale, il suo punto di fine-origine, in cui finisce il ciclo e si ritorna all’origine per cominciare un altro ciclo.

Già Karl Marx aveva immaginato, partendo dal ciclo a tre tempi della dialettica di Hegel, che la storia occidentale seguisse questo processo, giungendo a una sintesi finale, che sarebbe stata la fine/origine della storia. Lui vedeva la contrapposizione tra tesi e antitesi come la contrapposizione delle masse operaie proletarie e del capitale finanziario-industriale borghese, e la sintesi sarebbe stata, NON la vittoria ultima del proletariato operaio industriale sul capitale nella “lotta di classe” (come molti pensavano), ma il comunismo, ovvero “quel momento che avrebbe posto fine allo stato di cose presente”…

Non si trattava dunque dell’instaurazione di un modello sociale nato dalla vittoria dei proletari nella guerra di classe contro i capitalisti (ciò che si è pensato per tutto il XIX-XX secolo, e che ha giustamente portato al crollo e al discredito del cd “comunismo reale”) ma di un momento – magari brevissimo – in cui vi sarebbe stata la sintesi suprema di tutta le contraddizioni della storia passata, dove “i nodi sarebbero venuti al pettine”, un momento in cui avrebbe (inaspettatamente e improvvisamente) preso senso l’insensato della storia occidentale.

Insomma, un momento di VERTIGINE.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2013/05/24/vertigo-25-maggio-articolo-solo-di-immagini-e-musica/

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3)sintesi ( momento speculativo o positivamente razionale).
Senonché, perché ci sia autentico sviluppo, non basta contrapporre puramente due determinazioni l’una all’altra: finora, infatti, innocenza e male sono nettamente antagoniste e se ne stanno in un mero rapporto di antinomia. Se restassimo a questo stadio, al modo di vedere in maniera puramente antinomica i due opposti, rimarremmo ancorati all’intelletto illuministico (kantiano), che separa, vedendo bianco e nero in senso unilaterale.

Il terzo momento segna l’intervento definitivo della ragione, che nega la pura contrapposizione dei primi due, evidenziando anche e soprattutto il legame che unisce i due opposti, al di là della loro contrapposizione.

Perché ci sia un autentico processo dialettico, non basta opporre semplicemente due concetti, bensì capire la manchevolezza dell’uno rispetto all’altro, cioè il fatto che l’uno non può stare senza l’altro.

La sintesi ci fa cogliere l’aspetto positivo di questa contrapposizione, cioè il positivo che è nel negativo: vale a dire il fatto che quella manchevolezza è la molla che spinge oltre l’opposizione dei due momenti contrapposti ( innocenza/male) e ci permette di cogliere la loro conciliazione o mediazione. Questo momento, che Hegel definisce con il termine Aufhebung, superamento, è un togliere ( auf = via) e un conservare (heben = tenere) al tempo stesso: esso nega quanto di puramente negativo vi era nella precedente antinomia, ossia la mera contrapposizione dei primi due termini (ecco perché la sintesi è anche detta negazione della negazione) e conserva il loro aspetto positivo, ciò che fa andare avanti il reale e la storia .

Nel nostro esempio, la virtù o il bene è la negazione di ciò che di negativo vi era nell’antitesi (il male allo stato puro come opposto all’innocenza) e costituisce la conservazione, il recupero della positività di quell’opposizione ad un livello più alto.

Nega, pertanto, il male in quanto pura negazione dell’innocenza, ma conserva la positività di questa opposizione, cioè il fatto che questa possa aver insegnato ad una persona cosa ha sbagliato e cosa deve dunque rifiutare della sua esperienza e cosa invece va salvato di essa perché lo ha aiutato a crescere.

Il superamento toglie il male opposto all’innocenza e conserva la sua funzione di averci restituito un’innocenza consapevole, perché è passata attraverso l’esperienza dolorosa, ma necessaria del male.

Quindi bene/male, pace/guerra, bianco/nero, non sono momenti puramente contrapposti: la vera pace è solo quella che attraversa il passaggio drammatico e terribile, ma necessario di opposizione e di superamento della guerra.

La terza tappa opera una conciliazione o mediazione tra tesi e antitesi e consente uno sviluppo della realtà, che si è liberata da ciò che ne ostacola il divenire e il progresso (ossia si libera del finito).

Per Hegel, dunque, la realtà è razionale proprio perché è contraddittoria e il compito della ragione è quello di superare tali contraddizioni, risolvendole ad un livello più alto, che saranno a loro volta punto di partenza per ulteriori contraddizioni, che dovranno essere superate, e così via all’infinito.

La sintesi in questo senso è una sorta di ritorno alla tesi, ma arricchita di tutto il processo dialettico di cui abbiamo parlato.

Quindi, la sintesi completa il circolo dialettico, che rappresenta il processo dell’Assoluto e dell’infinito nella sua pienezza più vera (contrapposto al cattivo infinito, simboleggiato dalla linea retta che non risolve mai l’antinomia che ne è alla base.)

Questa ultima parte, che segue, mi fa pensare fortemente alla successione degli Yuga raffigurata come ALBERO DELLA VITA

https://civiltascomparse.wordpress.com/2014/07/05/siamo-in-un-ciclo-senza-fine/

Un ulteriore esempio che possiamo fare è quello di seme / pianta / frutto: il seme è la semplicità e la purezza embrionale della vita vegetale, che deve essere negato in quanto tale dalla pianta, che da esso si sviluppa, determinando la morte del seme per poter nascere in quanto pianta. A sua volta, la vita e la riproduzione del frutto implica che sia negata anche la pianta in quanto tale, che corrompendosi assicura il ciclo riproduttivo del vegetale.

Entrambi, il seme e la pianta, vengono tolti dalla loro reciproca opposizione per lasciare posto al frutto (cioè devono morire in quanto tali) ma viene conservato il loro aspetto positivo, ossia il contributo che essi portano alla realizzazione del suo ciclo.

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L’albero dell’umanità (o albero di Dio) [dai tempi più recenti a quelli più antichi]:L’età del ferro (l’età più cupa); L’età del rame (inizio dell’antichità e dell’inferno, apparizione delle religioni); [la fine dell’] età d’argento (la fine del Paradiso); L’età dell’oro; Il Seme dell’albero della vita = Dio, la sorgente; L”era del diamante, dove l’inizio e la fine coincidono.