SINCRO-iniziazione: cos’è la sincronicità

10 10 2016

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Una intro-induzione al mondo interiore

Cosa si intende per sincromisticismo? Anche quelli tra noi che ne sono stati coinvolti per anni, non sempre sono d’accordo col miglior modo per definirlo. Dunque, prima di tentare  di rispondere a  questa domanda, iniziamo col concetto di sincronicità. La sincronicità si riferisce al rendersi conto di coincidenze significative, nelle quali solitamente un evento fuori di voi corrisponde a un pensiero o a un sentire dentro di te, in una maniera che in qualche modo sembra intenzionale ma non può essere spiegata come una occorrenza di normale causa-effetto.

“Ciò che ho chiamato sincronicità…diventa un dialogo poetico, un concerto per due violini, tra l’uomo-mago e la Natura. Il mondo vi si presenta – per dirla con Nietzsche – in una ‘occorrenza piena di significato’, ti fornisce un sottile, quasi segreto messaggio, qualcosa che appare senza apparente ragione, a-causale, ma che tu senti che è piena di significato. Questo stato dell’essere è ciò che esattamente il mondo sta cercando, e tu ne dovresti estrarre il significato, che soltato tu sei capace di sentirlo, perché “sincronizza”, coincide con il tuo immediato stato mentale, con un evento nella tua vita, cosicché è in grado di trasformarsi – con il tuo aiuto, in leggenda e destino.”

–Miguel Serrano

Per fare un esempio: una volta stavo andando giù per la strada di casa mia e inizio vividamente a ricordare una conversazione che avevo avuto col mio batterista il giorno prima, a proposito di una canzone di Natalie Imbruglia che l’avevano trasmessa per radio. Menzionai il mio recente acquisto di quell’album alle bancarelle per 25 cent e mi lamentavo che non era proprio un bel disco…forse un altro suo album sarebbe stato migliore. Ho continuato a camminare e, una volta che il treno dei miei pensieri è giunto al capolinea, ho guardato in basso a lato della strada e c’era quell’altro album di Natalie Imbruglia, posato sull’erba vicino al mio piede! C’è da chiedersi se vi sia una specifica connessione tra una cosa che ha a che fare con l’altra. Ci hanno insegnato che non sarebbe razionale affermare che l’album è apparso a un lato della strada semplicemente perché avevo pensato ad esso. Ma cosa si può concludere quando questo tipo di coincidenza accade diverse volte al giorno, quasi ogni singolo giorno?!

“Anche quelli che intellettualmente sono d’accordo che tu stesso dai forma alla tua propria realtà, trovano ciò difficile da accettare per certi versi. E’ ovvio che sei letteralmente ipnotizzato nel credere che le tue sensazioni sorgono in risposta agli eventi. Tuttavia, il tuo sentire causa gli eventi che percepisci. Secondariamente, tu reagisci a quegli eventi.

Realizzare ciò è come qualcosa che avviene a certe persone le quali, mentre dormono, si trovano nello stato di sogno; quando improvvisamente si risvegliano mentre sono ancora nel sogno, prima di tutto capiscono di stare sognando e poi che sono loro stessi a creare l’esperienza del sogno

Capire che sei tu a creare la tua propria realtà, richiede questo stesso tipo di risveglio differente, almeno per molti, dal risveglio normale. Naturalmente, a qualcuno succede più che ad altri. La realizzazione stessa, infatti, cambia le regole del gioco, per quanto ti riguarda, a un grado piuttosto considerabile.”

–Seth (Jane Roberts)

Ti potresti trovare a camminare attraverso una folla di persone estranee, quando improvvisamente un inusuale pensiero entra nella tua mente da chissà dove. La seconda cosa che sai è che qualcuno ti passa accanto e tu lo senti commentare su cosa stavi giusto pensando, portandoti a chiederti se per caso stessero leggendo i tuoi pensieri. Ti potrebbe venire in mente [questo è un classico] qualcuno con cui non parli da anni per poi imbatterti subito in lui o ricevere una sua chiamata qualche minuto dopo. Ti viene una gran pensata o un’improvvisa profonda realizzazione, e qualche tempo dopo quello stesso giorno leggi di quella tua nuova idea su un libro. Un programma radio o Tv sembra quasi come se stessero rispondendo a ciò che succede dentro di te, almeno per un momento. Queste coincidenze danno la sensazione che il mondo stia interagendo con noi in una maniera che sembra quasi mistica – o forse schizofrenica, dipende a quale campo della psicologia ti riferisci. Mentre qualche volta possiamo risalire alla fonte di eventi esterni in certi pensieri e sensazioni avute prima che accadessero, essi avvengono quasi sempre in un modo che è un  po’ differente da come ci saremmo aspettati, arraffando la nostra attenzione per poi svanire senza tracce. Eppure la connessione tra dentro e fuori di noi sembra sempre qualcosa di sbalorditivo.

Lo psicologo svizzero Carl Jung (1875-1961) coniò il termine “sincronicità” per riferirsi a queste strane occorrenze. Per aiutare a spiegare come queste fossero possibili, sviluppò anche la teoria dell’ “inconscio collettivo” [kollektives Unbewusstes], che [a differenza dell’inconscio di Freud] non appartiene a una persona sola ma a tutta l’umanità [o forse tutti gli esseri viventi]. Secondo tale teoria, ogni essere [umano] vivente condivide con tutti gli altri qualcosa che si potrebbe chiamare una mente di gruppo, ma questa conoscenza è sepolta così profondamente sotto la superfice dei loro pensieri quotidiani che essi quasi non si rendono per nulla conto di ciò. Occasionalmente, un pensiero o un impulso può far venire a galla in superficie in risposta a qualche specifico stimolo o bisogno, ma l’individuo che sperimenta ciò non ha idea da dove esso provenga: banalmente pensa e sente credendo che tutto abbia origine solo e soltanto da lui stesso e basta.

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Noi accettiamo la realtà del mondo così come ci viene presentata.

Non stare a preoccuparti di come fare

Strano a dirsi, la maggior parte della gente non sembra mai accorgersi di tali inconsueti fenomeni, mentre altri ne sono testimoni quasi costantemente. Ma perché succede ciò? Perché la sincronicità insegue sempre una persona ignorando le altre persone intorno a lei? Qualcuno può “insegnare” ad avere queste esperienze, o incoraggiarle ad accadere più di frequente? E in che modo lo si potrebbe fare?

Le credenze personali potrebbero essere un fattore; coloro che non credono nella sua possibilità non si daranno la pena di cercare e quelli che non sanno, semplicemente ne sono all’oscuro e basta. Lo scientista scettico potrebbe dirti che ciò di cui tu stai facendo esperienza è semplicemente il risultato di un’attenzione selettiva o di un “bias di conferma”, e che è semplicemente un effetto della Legge dei Grandi Numeri – lo psicologo scettico si riferirà al vostro credere alle coincidenze come una “illusione di riferimento” o qualsiasi numero di altri termini che condividono una quasi identica definizione con la sincronicità. Talvolta queste spiegazioni degli scettici possono cogliere nel giusto; qualcuno mentalmente pigro potrebbe essere tentato di chiamare qualcosa una sincronicità  semplicemente trascurando di cercare una spiegazione causale più terra terra. E noi tendiamo a vedere più di ciò che stiamo cercando. Nulla di mistico a questo proposito.

Però le sincro vanno ben oltre. Con un’esperienza continuativa, ci si renderà conto che queste spiegazioni non colgono il modo in cui tali coincidenze possono essere così straordinariamente specifiche, così perfettamente allineate col tempo, così organizzate in modo intricato e così frequenti. Se noi sperimentiamo solo pochi di questi eventi nella nostra vita, sarebbe semplice applicare il rasoio di Occam e tagliare via ogni possibile interpretazione mistica fino a giungere a qualche secca, razionale spiegazione per ciò che succede. Ma la spiegazione più semplice non è sempre la più corretta; qualche volta un enorme mazzo di sincro si forma assieme intorno a un particolare tema o soggetto, come se chiedessero tutta la nostra attenzione. E in rare occasioni , sembra persino che l’universo risponderà alle nostre richieste per una particolare sincro, o ci aiuterà a manifestare qualcosa per cui stiamo domandando. Il seguente video ne dà un piccolo sorprendente esempio, e nei miei blog ne condivido un po’ dei miei, alcuni proprio da capogiro.

Manifestando letteralmente una persona nella tua realtà, si porta in primo piano un bel po’ d’interessanti questioni riguardanti il libero arbitrio e la scelta: quanto la meditazione ha avuto sulle decisioni consce di Dean Raidin? E perché molti simili tentativi fatti da altre persone falliscono? Magari formano qualche tipo di accordo psichico a un livello inconscio, ed ogni altro esperimento di natura simile è il semplice risultato di non riuscire a raggiungere tale mutuo accordo. Non abbiamo modo di sbirciare in questo invisibile lavorìo interiore, cosicchè possiamo solo congetturare.

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Un’altra affascinante coincidenza viene fuori da un articolo che ho letto recentemente, sebbene non conosca da dove la storia abbia origine:

Nel 1973, il vincitore dell’award, l’attore britannico Anthony Hopkins (che raggiunse la fama nel ruolo di Hannibal Lecter) fu deliziato nel sapere che era riuscito ad avere una parte nel film basato sul libro “The Girl From Petrovka” di George Feifer. Pochi giorni dopo aver firmato il contratto, decise di visitare Londra per prendere una copia del libro.

Cercò e ricercò ma non potè trovare una copia in nemmeno una libreria. Dopo aver lasciato perdere, andò ad aspettare la metro nella stazione underground di Leicester Square, e fece caso a un libro abbandonato su una panchina lì vicino. Hopkins lo pigliò in mano e fu scioccato nello scoprire che era “The Girl From Petrovka” – proprio il libro che aveva cercato!

Due anni dopo, nel mezzo delle riprese a Vienna, Hopkins venne visitato da George Feifer, l’autore. Durante la loro conversazione, Feifer ammise che non aveva nemmeno una copia del suo proprio libro. Menzionò che aveva prestato l’ultima copia a un amico, che apparentemente smarrì il libro da qualche parte a Londra. In più, dichiarò che la sua copia conteneva importanti appunti e annotazioni scritte sui margini delle pagine.

Improvvisamente, una lampadina si accese nella mente di Hopkins. Gli diede in mano la copia da lui trovata due anni prima. “E’ questa?” domandò, “con li appunti scritti sui margini?” Entrambi gli uomini erano scioccati nello scoprire che si trattava proprio della copia originale di Feifer.

Ciò che mpressionò la mente di Hopkins fu che, trovando quel libro, egli potè capire molto meglio il personaggio che doveva interpretare e l’intera vicenda. Gli appunti dell’autore fecero una grande differenza.

Pensandoci bene, una cosa è ovvia: la spiegazione scettica e “razionale” – che tali coincidenze siano accidenti privi di significato – sembra più un tentativo disperato e senza basi di ignorare il fatto che è in azione qualcos’altro rispetto a ciò a cui siamo abituati. Carl Jung suggerì perfino che ci può anche non essere per nulla una spiegazione razionale a questi eventi; la conclusione più probabile è che questi eventi sono organizzati a un livello di realtà oltre la sfera della mente cosciente ordinaria, eppure la nostra mente può interagire con esso e influenzarlo in qualche modo.

Ciò che rende tutto questo così inafferrabile è che le sincronicità sono “camuffate” dentro eventi molto naturali e terra terra, e fare caso a esse dipende interamente dal nostro proprio stato soggettivo – di cui siamo consapevoli solo noi e nessun altro. Esse accadono così spontaneamente e imprevedibilmente che è molto poco possibile “provare” a qualche altro oltre a noi che qualcosa di sconcertante s’è prodotto; le sincronicità non possono essere ripetute in modo da produrre test scientifici per la loro esistenza. Eppure quando lo scettico dichiara che noi stiamo banalmente vedendo ciò che vogliamo vedere, lui stesso è cieco davanti a ciò a cui sceglie di rimanere cieco. Il modo di vedere il mondo basato sulla scienza classica diffuso tra noi moderni ci isola dalla possibilità o persino dal notare che i cosiddetti eventi e fenomeni “psichici” sono comuni come l’aria che respiriamo. Non sono abilità o poteri miracolosi; sono semplicemente il modo con cui il mondo opera, tutto il tempo.

Quasi tutti coloro che hanno esperienze di sincronicità giungono alla conclusione che tu non puoi forzarle ad apparire in ogni specifico modo, ma puoi incoraggiarle ad accadere più frequentemente, cercandole e aspettandotele. Può quasi sembrare come se un qualche tipo di intelligenza impersonale sia eccitata dal fatto che tu finalmente ti sia accorto di essa ed è come se iniziasse a farti piccole “strizzatine d’occhio” e giocarti tiri surreali qui e là. La cosa importante è non esagerare il senso delle proporzioni di queste sinc: non fare l’errore di supporre che sia “Dio” che stia parlando con te. Ho visto gente fare così e non è buona cosa.

Diverse persone preferiscono interpretare una sincronicità come segno che esse sono “sulla strada giusta”. Le vedono come una conferma per qualsiasi cosa stiano pensando o pianificando, come se l’universo fosse d’accordo con loro. Ma questo non è sempre il caso. Qualche volta le sincronicità creano lezioni da imparare, anche molto difficili. Possiamo manifestare persone e situazioni negative, ed anche partner romantici che non sono fatti per noi, allo scopo di renderci consapevoli di questioni nel nostro interiore che hanno bisogno di essere risolte. Le sincronicità sembrano accadere più frequentemente e con maggiore intensità durante periodi di maggiori mutamenti esistenziali, come nuove relazioni o cambiamenti di carriera, spostamenti, viaggi importanti, perdite di persone care ecc. Alcune volte avvengono per fare per fare un punto veloce di una situazione, come una specie di “inside joke” per rischiarare tale situazione. Le sinc possono anche irritare senza pietà il nostro ego per farci riconsiderare le nostre attitudini. Nello scenario peggiore, possono violentemente strappare via la nostra intera realtà per aiutarci a fronteggiare quel qualcosa dentro noi stessi con cui non stiamo stati mai in grado di confrontarci: ciò che può essere definita una guarigione, sebbene sulle prime non possa venire avvertita.


“Gli antipodi sciamanici del normale, del famigliare e dell’apparentemente razionale, hanno una loro propria logica da vaudeville. Ciò che è quasi sconcertante circa le altre dimensioni è questo: dopo che tu hai rischiato la tua salute, la disapprovazione degli amici e della famiglia per arrivare lì, tu trovi, assieme ai frammenti della profezia e del mito, assieme alle rivelazioni del terrore e della beatitudine utopica, cose bizzarre da commedia di bassa lega, stereotipi di carta stagnola e roba da cartone animato. Lo scherzo è una maschera che l’Ignoto, l’Altro, indossa per nascondere se stesso, per conservarsi intatto dall’umana [troppo umana] comprensione. Perciò uno degli stromenti sciamanici più efficaci è la risata, la quale, agendo con l’efficienza di un bisturi da chirurgo, spazzola via l’ombrosità della mente.”

–Daniel Pinchbeck, BREAKING OPEN THE HEAD

In realtà, buona parte delle sinc mostrano di essere riflessi dei tuoi propri pensieri, esternalizzati. Il mondo è uno specchio che riflette qualunque cosa il pensatore stia pensando su di esso, e gli esseri umani hanno una stupefacente abilità di illudere se stessi. Se hai un improvviso pensiero o idea che non è vera o per nulla basata su fatti e cose reali, può ancora produrre una sorprendente sincronicità…ma se usi quella coincidenza come una conferma che la tua idea era corretta, allora illudi te stesso e finisci per perderti in una sala di specchi. L’approccio alle sincronicità non dovrebbe essere troppo serio, perché sfortunatamente c’è una linea piuttosto sottile tra misticismo e malattia mentale. Tieni presente che la realtà non sempre si accorda alla tua interpretazione di essa.

Ma quando familiarizzi meglio con le sincronicità sviluppando un’attiva relazione con esse, imparererai a non balzare a frettolose conclusioni a proposito del loro significato…e il miglior modo di imparare è compiendo errori. Sii paziente. Tenere un diario o un quaderno delle tue sincronicità ti può essere di beneficio, così come prendere nota dei tuoi sogni, e stare attenti ai pattern e ai temi simbolici che si ripetono nel corso del tempo. Qualche volta le coincidenze (e i sogni) possono essere caricate di messaggi e significati che potrebbero non assumere senso se non anni dopo, quando si sono aggiunti al loro posto altri pezzi del puzzle. Nessuno può dirti cosa imparererai da questa pratica; si tratta di qualcosa che puoi sperimentare soltantotu su te stesso.

Adesso che conosciamo le basi, possiamo muoverci verso il reame del sincromisticismo.

[Continua…]

Versione originale in inglese: http://www.synchronoah.com/maynardmousewebscom

 

 

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Teoria del caos e complessi psicologici, di Iona Miller, 1991

1 05 2016

 

C’è una similarità tra gli “strani attrattori” della teoria del caos e la nozione junghiana dei complessi psicologici, qualcosa che può essere più di una metafora. Un complesso è un gruppo di rappresentazioni inconsce che suscitano sensazioni ricche di significato. E’ una sorta di collettore del simbolismo tutto collegato a uno stesso archetipo, variazioni su un tema avvolti nelle infrastrutture della nostra mente subconscia. Gli attrattori esibiscono la loro capacità interattiva nella psiche, dimostrando il loro attrattivo o seduttivo potere come fenomeni, idee, teorie, umori e comportamenti. La metafora scientifica fornita dalla teoria del caos ci permette di descrivere la psiche in termini congruenti con la realtà fisica come attualmente intesa nei SCD (sistemi complessi dinamici).

 

Che le persone dovrebbero soccombere a quelle immagini eterne è del tutto normale, in effetti è ciò per cui sono fatte quelle immagini. Esse sono fatte per attrarre, per convincere, per affascinare e sopraffare. Sono create dalla massa primordiale di rivelazione.

C.G. Jung.

 

Se la carica di uno – o più – dei “punti nodali” diventa così potente che “magneticamente” (agendo come il nucleo di una cellula), attrae tutto a se stessa e così confronta l’ego con un’entità aliena, divenuta autonoma – allora abbiamo un complesso —

Jolande Jacobi

 

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Secondo il mito greco classico, solo il Caos esisteva all’inizio. L’ “Impero del Caso” alla fine ha prodotto Gea, il profondo respiro della Terra, detto anche Materia. Per necessità d’esistere, anche la forza di attrazione è dovuta comparire  (Eros). Urano, il cielo stellato, l’impulso evolutivo, è figlio primogenito di Gea.

In altre parole, la prima discesa della materia sulla soglia dell’esistenza concreta, proveniva da una matrix caotica. Il Caos, le fauci spalancate dello spazio aperto, è un principio cosmico puro. Questa trinità cosmica di caos, materia e attrazione è al centro della teoria del caos, il campo dei sistemi dinamici complessi (SDC).

Proprio come l’antico pantheon ha contribuito a orientare i Greci come un punto di vista fondamentale, i SDC forniscono gli strumenti per la costruzione di mappe cognitive le quali funzionano in un modo pratico per avvantaggiarci nella nostra evoluzione. I SDC ci forniscono fenomeni, modelli e metafore come il caos deterministico, gli “strani attrattori”, la turbolenza, l’estensione pieghevole dello spaziotempo, e i fenomeni non lineari.

Diversi psicologi junghiani, in particolare Ernest Rossi, hanno osservato che la nuova scienza della teoria del caos, con i suoi strani attrattori, è indicativa di alcune delle più basilari affermazioni di Jung sulla psiche. In realtà, essi hanno notato come il concetto di “strani attrattori” è l’ archetipo nella sua essenza.

Nelle scienze in generale, questo concetto di attrattori caotici ha preso la caratteristica di un archetipo attivato nell’inconscio collettivo. Ancora una volta, l’attrattore mostra la sua capacità auto-iterativa dimostrando il suo attrattivo o seduttivo potere come un fenomeno, un’idea o una teoria. I sistemi caotici mostrano certe caratteristiche come i cicli complessi di feedback, l’ auto-organizzazione, un comportamento olistico, l’ imprevedibilità intrinseca. Molti di questi descrittori qualitativi si applicano direttamente alle concezioni di Jung sulla psiche.

E’ facile cominciare tratteggiando analogie col suo concetto del sé, i complessi, gli archetipi e gli effetti apparentemente caotici che infondono sull’ego e i suoi concetti di controllo e ordine. Jung giunge alle sue teorie della psiche attraverso osservazioni empiriche di prima mano sui suoi pazienti. Egli condivide un interesse nelle sue speranze, sogni, problemi, sistemi di credenze e miti che danno i loro significati di vita.

Jung ha fiducia nella sua percezione dei fenomeni psicologici quando delinea le caratteristiche dei sistemi complessi dinamici da noi chiamati psiche. La complessità della psiche riflette non solo gli argomenti della salute mentale e del benessere. Ancora più fondamentalmente riguarda direttamente gli argomenti della sopravvivenza e dell’evoluzione. Un sistema complesso è più creativo e flessibile nel risolvere tutti i problemi che la vita ha da offrire.

Heinz Pagel, nel libro I sogni della ragione, suggerisce che la scienza ha snobbato le relazioni di base tra il caos, l’ordine e l’evoluzione: i sistemi complessi mostrano un ordine più spontaneo di quanto supporremmo e che la teoria evoluzionistica ha ignorato. Ma questa consapevolezza inizia solo a dare forma al nostro problema…Adesso il compito diventa molto più ostico, perché dobbiamo non solo dare un’immagine alle proprietà di auto-ordinamento dei sistemi complessi, ma anche provare a capire quanto tali interazioni di auto-ordinamento guida, consente, costringe e interagisce con la selezione naturale. Vale la pena notare come questo problema non sia stato mai affrontato.

Lo psicologo Abraham Maslov descrive il processo di sviluppo degli esseri umani come una serie di risalite periodiche che iniziano con  problemi di sopravvivenza di base e culminano con l’auto-realizzazione. La capacità di eseguire il proprio libero arbitrio aumenta in modo esponenziale. Questo perché l’energia e la libido, precedentemente avvolte in schemi bloccati, diventano disponibili all’ego per utilizzarli come meglio crede.

Malgrado il fatto che Jung avesse un profondo desiderio nel vedere una specie di “teoria del campo unificato” tra la fisica e la psicologia, continuò a supportare le sue proprie osservazioni, piuttosto che restringerle alle limitate metafore scientifiche del suo tempo. Le scienze fisiche non si erano ancora nemmeno avvicinate ai concetti junghiani. La sua visione della psicologia profonda basata su ARCHETIPI (leggi “ATTRATTORI”) sfugge al letto di Procuste delle vedute limitate della fisica.

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Finalmente, le nuove scienze  forniscono qualche giustificazione alla sua idea che la psiche non è differente dalla materia. Nel loro articolo “Pensiero junghiano e sistemi dinamici” (PSYCHOLOGICAL PERSPECTIVES, Spring 1989, Vol. 20, #1), May e Groder riassumono la caratteristica principale delle idee di Jung che si collegano alla teoria del Caos: la descrizione junghiana dei fenomeni psicologici è molto simile alle descrizioni dei sistemi provenienti dalla nuova scienza del caos…Jung descrive regolari e ricorrenti forme qualitative (archetipi) contenute nelle interazioni umane; egli sottolinea la natura polare interazionale dei fenomeni umani (anima/animus – ombra/luce); e nota il potenziale per schemi di eventi correlati in un modo oltre l’immediata relazione causa-effetto. Uno dei più grandi contributi di Jung fu il suo insistere sulla validità di tali fenomeni davanti alle restrittive metafore scientifiche del suo tempo. Caos e sistemi dinamici adesso forniscono termini di scienza “dura” che si adattano e supportano le osservazioni di Jung.

La metafora scientifica fornita dalla teoria del caos ci permette di descrivere la psiche in termini congruenti con la realtà fisica come attualmente intesa. Essa fornisce una metafora comprensiva per unificare la realtà fisica, emozionale, mentale e spirituale. Ciò ricorda molto da vicino le parole di Ermete Trismegisto, “Così in alto così in basso”; essa fornisce un ponte per dispiegare il “Paradiso in Terra”, un mezzo per manifestare e radicare energia spirituale, che non mira solo a creare ma anche a guarire.

Un fondamento empirico è essenziale per ogni filosofia di vita ben radicata nella realtà e per una realistica visione di sé. Ci aiuta a evolvere fuori dalla divisone corpo-mente/natura-spirito instillata durante l’era della scienza meccanicista. Le grandi menti, come quella di Jung, si sono mosse in questa direzione, aspettando che la scienza li raggiungesse prima o poi.

La coscienza può essere un campo onnipervasivo, ma la consapevolezza può essere immaginata più come una torcia che può selettivamente mettere a fuoco aree differenti. Si può ampliare il raggio ed espandere l’auto-consapevolezza e includere sempre più coscienza attraverso esperienze di psicoterapia, meditazione e la comprensione mentale della natura fisica della realtà.

La meccanica newtoniana è ottima per descrivere il movimento dei pianeti e dei sistemi stellari. La meccanica dei quanti, con la sua incertezza intrinseca, la non località e la sua “confusionarietà”, descrive i misteri del regno subatomico. Gli esseri umani sicuramente partecipano in entrambe le scale, ma piuttosto che solo macro e micro sistemi, abbiamo bisogno di uno che si adatti alla scala umana. Tale modello ha bisogno di essere compatibile con le capacità umane e le esperienze.

In questa gamma mediana (mesocosmo) sembra che il caos regni supremo. Vediamo il caos nelle varie forme del movimento turbolento e nella naturale crescita in natura. Lo vediamo nel volo degli uccelli, nei semi del girasole, nelle rapide del fiume, nei modelli climatici, e in molto altro. E lo vediamo nei nostri destini. Possiamo anche trovare qualche significativo principio ordinativo in quel caos che chiamiamo divino.

Questo modello di caos, intuitivo e propositivo, è forse un aspetto sottostante al concetto di karma. Può non apparire a un individuo perché certi tipi di esperienza vengono, ma sembra esserci un sottostante ordine e proposito, anche se può rimanere inconscio. Le scelte implicite nel libero arbitrio insite nei sistemi caotici sembrano avere qualche responsabilità sull’ego in evoluzione. Un atto di libera volontà rappresenta la comprensione razionale a partire da esperienze passate, interessi personali e potenziali ricompense.

La teoria del caos ci dà un linguaggio matematico visuale per la creazione di strani grafici attrattori in sistemi dinamici, che possono essere applicati nella psiche individuale o nelle relazioni interattive. Tale tecnologia è già stata applicata al comportamento umano. Ordine e caos nel campo emozionale sono stati studiati da matematici e studiosi della psiche. I loro studi [vedi “Psychology today”, maggio 1989, pag 21] han prodotto modelli del comportamento caotico e instabile di una persona in comparazione col suo comportamento stabile. Il comportamento stabile può essere immaginato come il cielo, quello instabile come montagne, con piccole tasche o “grotte” di serenità dentro di esse.

Secondo Jerome Sashin dell’ “Harvard medical school”, “Se impedissimo allo stato mentale di una persona di cadere in una di queste caverne, il suo comportamento si stabilizzerebbe”. Forse la cura dei sogni, attraverso il caos, è la strada più breve qui. Spesso si va direttamente dentro le “grotte” simboliche.

Anche la malattia mentale può riguardare i fenomeni di attrattori strani nel cervello o nel campo emotivo. Alcuni ricercatori ritengono, per esempio, che un certo numero di disturbi mentali, come la malattia maniaco-depressiva e la schizofrenia, si verificano quando i sistemi regolatori biologici cessano di funzionare al loro normale punto fisso, e cambiano improvvisamente in un altro punto stabile, ma anormale. Nella teoria del caos, quando un attrattore scompare a causa di improvviso cambiamento catastrofico, il sistema diventa senza struttura e sperimenta un periodo di “caos transitorio” prima che venga trovato un altro attrattore. Infatti si possono  sperimentare delle crisi d’identità durante i maggiori passaggi della vita.

Forse non è un caso che la teoria dei complessi di Jung condivide una relazione semantica ed essenziale con la dinamica dei sistemi complessi. Sia i complessi che gli archetipi funzionano come strani attrattori, disegnando numerose associazioni attorno a sé. Questi punti di connessione psichica sono strumenti nella fondazione di sistemi di credenze, risposte emotive e comportamento. Ogni archetipo ha i suoi parametri, ma all’interno del  mito vi sono una miriade di possibilità confuse che vengono riprodotti attraverso la personalità apparentemente a caso, almeno per un osservatore casuale. Eppure ognuna ha il suo scopo e il suo caratteristico aspetto.

L’attivazione di un MITEMA in una vita viene decodificato notando i suoi effetti corrispondenti, nei sogni e nello stato di veglia. Il mito personale, o mitema, di un individuo, potrebbe essere concepito come un attrattore caotico attivato. In un altra fase della vita, l’attenzione potrebbe cambiare per gli altri. Qualche volta queste transizioni avvengono in modo abbastanza liscio, altre volte in maniera competitiva, altre volte catastrofica, gettando via la vecchia struttura in una maniera incontrollabile.

L’ego può soffrire grandemente da questo essere come strappato da profonde forze interiori, specialmente se non ci sono abbastanza informazioni e quindi non si può ottenere significato dall’esperienza. Per qualcuno, l’interruzione può portare a una rottura psicotica, mentre ad altri apre le porte a una nuova libertà e a un senso espanso del sé e della creatività. Ci sono molte domande che sorgono dentro il modello di sviluppo umano basato sulla teoria del caos.

Possiamo congetturare sul perché si formano certi attrattori o complessi. Veramente, non sappiamo perché alcuni emergano e altri rimangono sullo sfondo. Ma sappiamo che quando due o più sono in competizione per differenti comportamenti e attitudini, la risultante scissione psichica può essere dolorosa, facendo partire un profondo conflitto che può non essere semplice da risolvere. La libera scelta può essere un fattore, ma le nostre scelte sono limitate dalle nostre attitudini concernenti ciò che crediamo sia possibile per noi. L’unica soluzione è quella di immergersi a livelli più profondi, alla ricerca di trasformazioni rivoluzionarie, un salto quantico in consapevolezza.

Il primo passo è capire come questi attrattori che ci riguardano abbiano a che fare coi nostri complessi personali, le nostre esperienze distorte del nostro grezzo potere archetipico.

Ci sono certi ovvi paralleli tra gli strani attrattori e i fenomeni psicologici dei complessi. Il complesso è un sensitivo-sensoriale gruppo di rappresentazioni nell’inconscio. E’ una sorta di collettore di simbolismi tutti connessi allo stesso archetipo, variazioni sul tema, avvolte nell’infrastruttura della nostra mente subconscia. I complessi possono essere “cablati” nel nostro sistema psichico. Noi non siamo mai potuti esistere senza di loro e i loro vari gradi d’influenza. I complessi consistono non solo nei significati ma anche nei valori, e ciò dipende dall’intensità del tono sensoriale, secondo Jung. Tutti loro possono mostrare sintomi psichici e somatici, e combinazioni dei due.

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Un complesso inconscio agisce come un secondo ego in conflitto con l’ego cosciente, un alter ego. Questo conflitto piazza l’individuo in mezzo a due verità, due correnti contrastanti della volontà, minacciando di strappare loro in due. Un complesso può inghiottire o sopraffare l’ego attraverso una parziale o totale identificazione tra gli ego e il complesso. Un complesso può manifestarsi sottoforma di spiriti, suoni, animali, figure ecc. Un profondo conflitto inconscio può apparire come la visione di un UFO o anche un rapimento o qualche altro fenomeno psichico. Si tratta di una specie di chiamata iniziatica al Mistero. L’ego può prendere diverse attitudini verso il complesso:

  1. Totale inconsapevolezza della sua esistenza
  2. Identificazione
  3. Proiezione
  4. Confronto

Ma solo il confronto, o l’empatica identificazione conscia, può aiutare l’ego a venire alle prese con il complesso e portare alla sua risoluzione. Andare avanti e indietro tra l’ego e il complesso genera polarizzazione. Per Jung, i complessi erano i “nodali o focali punti della vita psichica, che non dovrebbero essere assenti, perché se lo fossero l’attività psichica verrebbe a un punto morto”. Essi costituiscono questi “punti nevralgici” nella struttura psichica, ai quali si aggrapperanno elementi indigesti, inaccettabili, elementi di conflitto.

Portare i nostri complessi è di solito un peso doloroso e imbarazzante. Ma il fatto che essi siano dolorosi non prova che siano anche disturbi patologici. Noi patologizziamo sempre ma fino a che punto e come agiamo su questo? Tutti gli esseri umani hanno complessi. Essi costituiscono la struttura della parte inconscia della psiche e sono la sua normale manifestazione. Dal punto di vista del comportamento, i tratti della personalità sono strani attrattori.

Jung afferma che “i complessi rappresentano ovviamente un tipo di inferiorità nel senso più ampio — una dichiarazione che devo subito qualificare dicendo che avere complessi non significa necessariamente indicare inferiorità. Significa solo che qualcosa di incompatibile, non assimilato e conflittuale esiste — forse come un ostacolo, ma anche come uno stimolo per maggiori sforzi e così, forse, come un’apertura a nuove possibilità di realizzazione”.

Jung ha anche ritenuto che certi complessi sono tratti interamente da una situazione reale, sopratutto quelli che appaiono nella crisi spirituale di mezz’età. Di qualcuno di questi complessi non se n’è mai avuto consapevolezza precedentemente. Essi crescono dall’inconscio e invadono la mente conscia con i loro bizzarri e inaccettabili impulsi. Interferiscono coi complessi dell’ego e la funzionalità. Jung credeva anche che certi complessi sorgono in seguito a stressanti e dolorose esperienze di vita. Quando sperimentiamo un trauma questo può diventare un complesso.

Questi complessi inconsci sono di natura personale. Sono una fonte di stress subliminale post-traumatico. Ma ci sono anche altre, autonome sub-personalità, che provengono da una fonte che non ha nulla a che fare con la nostra vita quotidiana. Essi hanno a che fare con i profondi irrazionali contenuti della psiche –di cui in precedenza non si ha mai avuto consapevolezza. Jung li nominava “ombra”, “anima/animus” e il sé.

A differenza dei contenuti dell’inconscio personale, che sembra “appartenere solo a noi”, i contenuti dell'”inconscio collettivo” ci sembrano alieni (Non-io), come se ci invadessero dal di fuori. La reintegrazione del complesso personale ha l’effetto di rilasciare e spesso di guarire, mentalmente e fisicamente.

Ma l’invasione del complesso dalla psiche collettiva profonda è un disturbante, anche minaccioso, fenomeno. Il parallelo con le credenze primitive nelle anime e negli spiriti è ovvio. Ciò è da dove vengono queste energie e queste immagini. Le anime corrispondono ai complessi autonomi dell’inconscio personale. Gli spiriti a quelli dell’inconscio collettivo. In psicoterapia, solo un certo numero di complessi, che variano a seconda degli individui, possono essere resi consci. Nessuno potrà mai afferrare l’intero contenuto della psiche o del sé. Tentare una cosa simile sarebbe più che qualcosa di “supereroico”, un errore dell’ego. E’ qualcosa di troppo grande da prendere in considerazione.

I restanti complessi continuano a esistere come “punti nodali” o “elementi nucleari” che appartengono alla matrix eterna di ogni psiche umana. Essi rimangono potenziali e non si sviluppano nel mondo oggettivo. Sebbene l’energia psichica operi continuamente, funziona come funzionano i quanti che, nella nostra comparazione sono i complessi: numerevoli piccoli incroci di una rete invisibile.

Secondo Jung e Jacobi, proprio qui, in questi incroci, distinti dallo “spazio vuoto”, è concentrata la carica energetica della psiche collettiva, la quale in un certo senso agisce COME IL CENTRO DI UN CAMPO MAGNETICO. Se la carica di uno, o più, di questi “punti nodali” diventa così potente da ATTRARRE “MAGNETICAMENTE” (agendo come il nucleo di una cellula) OGNI COSA A SE’,  a questo modo l’ego è come a confronto con un’entità aliena, una “scheggia di psiche” diventata autonoma–e quindi abbiamo un complesso.

Se tale entità si esprime attraverso imago trans-personali mitiche o universali, esse sono originate dall’inconscio collettivo. Se essa è contaminata da materiale individuale e personalistico, se appare come un conflitto personalizzato, ha origine dall’inconscio personale. In definitiva, i complessi hanno: 1) due tipi di radici – traumi infantili o eventi e conflitti reali; 2) due tipi di natura – patologica o sana; 3) due tipi di espressione – bipolare, positiva e negativa.

I complessi, come strani attrattori di una non definita energia psichica, sono in realtà proprio le generiche e dinamiche strutture della psiche. I complessi stessi sono essenziali, componenti sani della psiche, non sono “scherzi del destino”. Ciò che proviene dall’inconscio collettivo può essere intenso, ma non è mai “patologico.” Tutti i nostri malesseri provengono da disturbi dell’inconscio personale. Ed è proprio qui che i puri complessi vengono tinti dai nostri conflitti individuali.

Quando il complesso viene purificato dal bagaglio emotivo dell’espressione personalistica, il suo puro, vero, centro archetipico brilla e traspare. Il personale è sovrapposto al transpersonale, ma ciò può venire cambiato dalla psicoterapia, aumentando la consapevolezza cosciente, e quindi il cuore o nucleo archetipico si mostra attraverso. Quando il conflitto sembra irrisolvibile per la consapevolezza, quando i suoi desideri sono continuamente ostacolati, noi spesso scopriamo che è il contenuto della psiche collettiva a essere intrattabile. Se un complesso rimane solo un più o meno grande strano attrattore nelle psiche collettiva, se non viene gonfiato con troppo bagaglio personale, allora di solito è qualcosa di positivo. Funziona come una cellula che fornisce energia, da cui fiorisce tutta la vita psichica. Ma se è sovraccaricata, finisce per essere qualcosa di negativo, sottoforma di nevrosi e psicosi.

Erich Neumann commentò in Origini e storia della consapevolezza: “Noi possiamo vedere nei casi patologici, nelle idee fisse e compulsive, manie e anche stati di possessione – e anche in ogni processo creativo dove il lavoro assorbe e drena tutti i contenuti estranei, come un contenuto inconscio attira tutti gli altri a se stesso, consumandoli, subordinandoli e co-ordinandoli, formando con essi un sistema di relazioni da esso dominate. Quando la mente conscia non può far fronte a questi contenuti, il risultato è frammentazione, disorganizzazione, disintegrazione — caos.”

Il ruolo del complesso è determinato dalla sua interazione con la mente cosciente, quali stati essa crea, se non lo si capisce, la personalità viene destabilizzata. Ma comprendendolo, il complesso apre la possibilità di riposizionarsi a un altro livello. Ci vuole comprensione e dunque assimilazione e integrazione del complesso per placare la sua energia distruttiva. In caso contrario, la mente cosciente cade vittima di una regressione ed é inghiottita dalla psiche profonda. Torna al punto di partenza della ricerca dell’eroe: l’uccisione del drago. Il pericolo, l’ansietà e lo stress prodotti durante un confronto con i complessi della psiche transpersonale, che possono creare una personale catastrofe.

Il caos catastrofico, di solito porta a ciò che viene chiamata una biforcazione o scissione dell’energia in due direzioni diverse. L’esperienza può essere sconvolgente. Ma talvolta la regressione aiuta il processo di evoluzione e porta a una creativa trasformazione e rinnovamento del sé. Dunque, il beneficio potenziale fa che i rischi valgano la pena. Può portare alla creatività espressiva e anche artistica.

 

Riferimenti:

PSYCHOLOGICAL PERSPECTIVES, Vol. 20, Number 1, Spring-Summer 1989.
COMPLEX, ARCHETYPE, AND SYMBOL, Jolande Jacobi, Princeton University Press, 1959.
THE ORIGINS & HISTORY OF CONSCIOUSNESS, Erich Neumann, Princeton University Press, 1954.

http://holographicarchetypes.weebly.com/archetype-attractors.html

 

 





Come e quando tutto è cominciato (3)

15 10 2011
Ripetendo un attimo ciò che ho tentato di spiegare nelle due puntate precedenti, una certa mia sensibilità riguardante strani legami simbolici tra gli elementi della realtà che avvengono e si modificano nel corso dello spazio-tempo, l’ho avuta si può dire da sempre.
Al di là di ogni mio volerlo o non volerlo.
Il primo ricordo della mia infanzia sono dei DISCHI 45 giri che mia mamma prendeva dal ripostiglio perchè ne ero incuriosito e glieli richiedevo. Questo potrebbe far pensare a coloro che si danno un gran daffare a disquisire di “incarnazioni extraterrestri” in questa fine di Kali Yuga e inizio dell’Era del’Acquario, per aiutare l’umanità nel suo processo di ascensione. Con un po’ di fantasia, si potrebbe immaginare che nella visione deformata di quando ero piccolo, vedessi questi microsolchi come qualcosa che mi ricordava i “dischi volanti”, i quali magari facevano parte della mia esperienza quotidiana in un’altra dimensione di esistenza, prima della attuale identificazione quaggiù, nel seno di una famigliola normalissima.
Al di là di queste idee visionarie, senza rendermene conto, ero attirato dalle varie differenze nelle canzoni, nella musica, tra un periodo e l’altro. Per esempio, due brani di Caterina Valente contenuti in un 45 giri DECCA del 1959 – tuttora in mio possesso – erano un altro mondo rispetto ai 45 giri che si pubblicavano appena vent’anni dopo, mettiamo quelli di Donatella Rettore.
Civiltà perdute_Caterina ValenteCiviltà Perdute_Donatella Rettore
Piccolino, assimilavo queste strane sensazioni di ACCELERAZIONE TEMPORALE nella musica nascosta all’interno di microsolchi dalle incisioni assai diverse, anche se tra l’una e l’altra erano passati solo pochi lustri. Persino i cerchi di carta intorno al buco della fine degli anni cinquanta avevano un aspetto diverso, con elementi più “all’antica” rispetto a certe bizzarrie grafiche dei 45 giri della fine degli anni settanta. Bambinetto, perso nella mia solitudine infantile all’interno di quattro mura, ingoiavo questi misteri. Non potevo per niente saperlo, ma nel giro di poco tempo mia zia non mi avrebbe più comprato certe scatole di merendine San Carlo per avere in omaggio un 45 giri con sopra scritto “Questo disco è una promozione San Carlo” contenente la canzone “Furia” da un lato e “Madama Dorè” dall’altro. Alla fine di quegli stessi anni ottanta, con ancora qualche cartuccia di poco conto sparata per i Juke-box, quei dischetti neri col foro centrale furono completamente soppiantati dal “futuro diventato realtà” (come si diceva allora), ovvero i CD (rom) AUDIO. Decisamente uno dei simboli della primissima fase della globalizzazione. Le musicassette adesso ci sembrano roba d’antiquariato, ma fino al 2000 tantissimi andavano ancora in giro con i WALKMAN, che sbobinavano i nastri, a volte anche rovinandoli. Tuttavia, l’immaterialità esponenziale dei supporti audio, presto polverizzava anche il ricordo delle musicassette, portandoci all’attuale digitalizzazione sfrenata, dove ci sono solo dati a cui si accede attraverso uno schermo, o display.Nello stesso tempo, gli anni cinquanta-sessanta-settanta-ottanta del XX secolo si riempirono di roba come mai prima, come mai era successo in precedenza, pensando per esempio agli stessi decenni, però collocati nel XIX o nel XVIII secolo. Soprattutto, si caricarono di una mitologia e di una certa leggendarietà mediatica (materia prima per i tanti spettacoli revivale basati sulla nostalgia), da far pensare che alludessero a una specie di non molto ben definibile TRAGUARDO FUTURO, collocato in seguito a diversi crolli compresi tra l’ultimo decennio del XX secolo e il primo del XXI: quel 2000 che non è ancora partito dopo 11 anni.Vi ricordate tutte quelle volte che si diceva “Ormai siamo nel 2000!”, e magari si era nel 1965 o nel 1983? Che archetipi suscitava davvero questa cifra la quale, presa a se stante, senza associarci nulla, è di una banalità sconcertante? Si, d’accordo, è una bella cifra tonda, ma innumerevoli immaginari fantascientifici per una banale cifra tonda? E poi la sua data anticipatrice e ammonitrice, ovvero quel 1999 (citato in una quartina di Nostradamus) che vide la vicenda della “Guerra del Kosovo”, un evento geopolitico a mio parere molto più denso di conseguenze dell’11 settembre, anche se era stato poi oscurato da questo.Civiltà perdute_Star Trek

Il 2000, nell’immaginario collettivo, erano le macchine volanti, le astronavi che oltrepassavano la velocità della luce, gli sbarchi di alieni, le comunicazioni telepatiche, i viaggi interplanetari. Ovvero – guardate un po’ che strano – tutto ciò che ora un buon numero di persone associa al cosiddetto “2012”. Come se ci fosse stato uno strano ritardo nell’archiviare quella civiltà industriale (che ha il suo simbolo più evidente nello SMOG) fondata sulla rimozione pubblica – e il divieto di diffusione – di conoscenze scientifiche riguardanti ogni tipo di fonte di energia pulita e a costo zero, poichè eliminerebbero alla radice quella scarsità su cui è basato l’attuale sistema economico-finanziario.

Al di là di corbellerie come il “Calendario Maya”, la data 2012 è particolare perchè appare come il primo anno in cui il XXI secolo (quindi il famoso 2000 di cui si diceva poco fa) dovrebbe entrare davvero NEL VIVO, in cui il XX secolo – che ancora non si è concluso – dovrebbe darsi una mossa e farla finita! Cent’anni fa, il XIX secolo si era concluso drammaticamente, con catastrofi come l’inabissamento del Titanic e una guerra di sterminio mai vista prima d’allora nella storia conosciuta. Quando invece lo stesso novecento, pochi anni prima, sembrava essere partito col piede giusto, con la Belle Epoque, con le più luminose prospettive per il progresso dell’umanità.

Già nel pieno della “Guerra al terrorismo” dell’amministrazione USA guidata dai Neocon (2002-2004), immaginavo che, un secolo dopo, la situazione avrebbe potuto rovesciarsi, essere in qualche modo speculare: ovvero, dopo un decennio orrendo, pieno di disastri, speranze tradite, “esportazioni di democrazia”, terrorismo, precarietà generalizzata, minacce di distruzione globale, schiavitù bancaria, propaganda e banalità mediatica ecc ecc, tutto il MALE del XX secolo sarebbe crollato nel secondo decennio, allo stesso modo di come cent’anni prima tutto il BENE del XIX secolo era crollato nel secondo decennio (1912-1914), dando quindi inizio davvero a quel 2000 come ce lo siamo sempre immaginato. Ciò che ho appena scritto mi fa venire in mente la seguente immagine

Civiltà perdute_Tao

Ora torniamo a quel bambino degli anni ottanta, visceralmente consapevole dell’accelerazione della storia anche se era completamente ignorante di tutto. Probabilmente la mia psicologia stava mutando anche ad opera della nuova musica pop-disco-rock che ascoltavo dalle radio nella mia cameretta. Grazie a certe tecnologie informatiche applicate all’elaborazione dei suoni, sconosciute fino a poco tempo prima, venivano realizzati brani musicali che avevano il potere di suscitare eccezionali viaggi con la fantasia, degli effetti impensabili in precedenza. Insomma, il bambino che ero si trovava a essere l’obiettivo di un fuoco incrociato da parte della New Wave, del Synth Pop e dell’Italo Disco. Probabilmente la lezione della psichedelia di qualche anno prima, era stata recepita così bene da far sì che, in pratica, ogni brano che passava nelle varie trasmissioni FM degli anni ottanta, anche dalle radio locali della mia città – attraverso l’uso sapiente di tecnologie elettroniche raffinate applicate alla musica – conteneva elementi psichedelici, in grado di agire sulla consapevolezza umana, soprattutto se in via di formazione in tenera età.

Successivamente, più da ragazzino, nella preadolescenza, notavo altre “differenze nell’uguale”, ovvero l’azione del flusso-curva-grafico lineare del tempo (seguendo rallentamenti e accelerazioni) su elementi della vita quotidiana di un fanciullo. Come per esempio il giornaletto “Topolino”, che nel 1987-1988 ricordo aveva cambiato violentemente registro, abbandonando per sempre quella certa INGENUITA’, quel certo candore di fondo che fino ad allora l’aveva sempre contraddistinto. L’anno successivo, nell’autunno 1989, mi accorsi di come su Italia 1, la notte del sabato vi fosse una trasmissione contenitore che si intitolava “Maratona”, aveva la sigla iniziale basata su uno spezzone del film Olympia di Leni Riefenstahl e la colonna sonora era La vie en rose di Edith Piaf. Era per me eccitante scoprire cosa si nascondesse nella puntata del sabato seguente, che veniva annunciata dal palinsesto di “TV sorrisi e canzoni” attraverso titoli sibillini i quali volevano dire tutto o niente. Bisognava scoprire di prima mano, stando svegli di notte, se all’interno della trasmissione fossero contenuti film, o montaggi TV o qualcos’altro.
Mai prima di allora avevo visto qualcosa di simile.
Anche questa si trattava di una fissazione riguardante il tempo, quella di vedere nelle ore piccole le proposte televisive nei palinsesti cambiare settimana dopo settimana, in una trasmissione dalla durata di lunghe ore nella notte, e che, tredicenne, stavo alzato clandestinamente per guardarla (stando attento che i miei non mi sentissero).

Si trattava di una specie di antesignano di “Fuori Orario” su RaiTre, però in un periodo in cui il palinsesto notturno Fininvest non era ancora completamente coperto agganciandosi ai programmi della mattina seguente (come sarebbe accaduto a partire dalla Guerra del Golfo del 1991 in avanti). Due mesi prima, nel settembre 1989, avevo visitato per la prima volta Gardaland, l’avevo girata in lungo e in largo, i miei mi avevano anche acquistato una videocassetta che presentava tutte le attrazioni del parco giochi. Nel malinconico ritorno alla sera con l’amaro in bocca, percorrendo la strada in macchina, quel viaggio mi aveva lasciato una sensazione molto strana, come di annuncio di qualcosa di prossimo venturo. Solo anni e anni dopo, ripensandoci, cercai di tradurre quella sensazione, e il massimo risultato che ottenni fu che, in qualche modo, si trattava di una specie di presentimento della futura GLOBALIZZAZIONE, all’epoca ancora molto di là da venire.

Ritornando alla trasmissione notturna su Italia 1, c’era stata una puntata che mi aveva drizzato le antenne non so perchè, ed era intitolata “Gli ultimi tre minuti”, si trattava di un montaggio Tv – per la durata di più di tre ore – il quale mostrava gli ultimi tre minuti di una gran quantità di film. Tutti questi finali, mostrati uno dopo l’altro, mi avevano suscitato un’emozione forse legata alla stessa FINE DELLA STORIA, di cui, in modo più o meno subliminale, si parlava al tempo.

Una volta, quando ero già un po’ più grande, all’età di diciassette, diciotto anni (parliamo dei primi novanta), non so come mai, chiacchierando con alcuni amici, il discorso cadde sull’inseminazione artificiale, e qualcuno si domandava in che anno vi fu il primo cosiddetto “concepimento in provetta.” A un certo momento, dopo che era uscita fuori la data, il 1978, chissà perchè tirai fuori la storia di come in certi ambienti, per esempio quelli della famiglia reale inglese, queste pratiche esistessero già negli anni venti, e forse le figlie dell’allora re erano state concepite in provetta. Dopo un po’ ciò che dissi – inventandomelo! – mi suscitò una stranissima sensazione di disagio. Come di aver sviscerato, senza volere, dei segreti di cui non avrei dovuto conoscere l’esistenza.
Fa un po’ venire i brividi questo particolare, perchè all’epoca non avevo modo di entrare in contatto con nessuna informazione diffusa da qualche “indagatore dell’incubo” complottoide che divulgava i segreti dell’élite globalista del NWO riguardanti gli esperimenti di EUGENETICA e di controllo della popolazione, in cui sarebbero coinvolti anche i Windsor, ovvero la famiglia reale inglese, dando retta a ciò di cui parla gente come David Icke e Alex Jones. Di argomenti come questi ai tempi non se ne parlava, eppure…io in qualche modo ne parlai senza rendermene conto!

Altri strani pensieri che facevo nei tardi anni novanta (o nei primi anni duemila?) riguardavano un’immaginazione singolare, ovvero una serie di eventi di portata storica, di avvenimenti “dopo cui il mondo non sarebbe stato più come prima”, il cui intervallo tra essi non erano anni, ma qualche giorno, o addirittura qualche ora nella stessa giornata! Sto qui parlando di quei momenti storici in grado di rendere in anticipo le coscienze delle persone sulla terra particolarmente COESE verso una stessa direzione, e non separate tra loro come accade nella normalità. Ambito di indagine e conoscenza studiato anche con strumenti scientifici di elaborazione dati straordinari, come dimostra il cosiddetto Global Counsciosness Project.

Blu Anti-coerenza, le coscienze sono molto separate
Azzurro Poca Anti-coerenza
Verde Distribuzione normale del pensiero
Giallo Debole coerenza
Arancio Forte coerenza
Rosso Fortissima coerenza, in un tempo relativamente ravvicinato possono verificarsi forti eventi nel mondo

Nell’ultimo post dello scorso anno avevo scritto a proposito di qualcosa che ho nominato i PICCOLI ANNI 60-70. Ovvero una certa ventata che riguardò soprattutto la musica, e che mi sembrò riprodurre con magnitudine minore, l’atmosfera colorata di sperimentazione nei media che caratterizzò centralmente, per esempio, il 1967 e il 1977. In Italia e all’estero. Purtroppo non ho sufficiente materiale per esprimere al meglio una certa intuizione al riguardo, prodotta da diverse sensazioni che provavo al tempo, e che culminarono nel 1997. Approdo di diverse tendenze inerenti realtà musicali di tipo sperimentale, di nicchia, le quali però nello stesso tempo potevano diventare anche di massa. In un momento in cui la capillarità farraginosa di internet non si era ancora manifestata. Questa puntualizzazione è importante, visto che qualche anno dopo, indicativamente nel 2002-2005, si è assistito all’ultima, estrema piccola ondata di ricerca musicale autentica (nell’ambito del pop-rock-elettronica), davvero il lumicino, davvero l’ultima spiaggia, dal momento che dopo il 2005 esplosero in Rete delle cose chiamate MySpace e Facebook, che cominciarono a nebulizzare tutto, cosa di cui ebbe a lamentarsi anche Elton John.Cercherò di concretizzare in un’immagine il WORMHOLE che si aprì tra il 1967-1977 e il 1997, ovvero Mike Myers, interprete in quest’ultimo anno di un film come AUSTIN POWERS, dove un agente segreto di sua maestà britannica ibernato in un mondo molto beatlesiano e james bondiano, guarnito di ragazze cotonate vestite con abiti Swinging London e scritte prese di peso da Yellow Submarinee titoli di testa di film di quel periodo, si risveglia dopo un’ibernazione durata trent’anni e quindi pensa che niente sia cambiato, cioè che il postmoderno non sia degenerato nella globalizzazione. La finzione che cancella la storia, facendola diventare un surrogato di se stessa.Civiltà perdute_Austin PowerSpero di non aver scritto troppe sciocchezze. E’ molto faticoso dare una forma linguistica e comprensibile a sensazioni sfuggenti e appannate, per giunta lontane nel tempo. Avverto però la loro importanza. Si tratta di materiale psichico molto affine al concetto di SINCRONICITA’, ovvero i legami simbolici tra gli elementi della realtà fisica al di fuori della ferrea legge di causa ed effetto, in una terra di nessuno che coinvolge allo stesso tempo la vita quotidiana del singolo e i moti convulsi del tempo in cui gli è dato da vivere. Un territorio praticamente inesplorato, dal momento che il simbolismo di questi legami va rintracciato nel profondo di sè stessi. Andando, quindi, anche oltre una visione superficiale di ciò che è accaduto in un determinato periodo storico, visione comune – ed è importante tenerlo sempre presente – anche a molta informazione alternativa.





Cos’è esattamente il fenomeno conosciuto come “sincronicità, popolarmente noto come “coincidenza”? (2)

8 03 2011
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Quali sono nel mondo moderno gli incontri con la sincronicità e le convinzioni al riguardo?

"La profezia di Celestino", The Celestine Prophecy, di James Redfield, sebbene sia una storia di finzione, ha le basi nella moderna sincronicità. Nel suo libro, James Redfield dà significato alle coincidenze e le considera come uno dei passi verso l'acquisizione di una serie di illuminazioni. Un breve estratto dal libro fornisce un buon esempio di questo:

"Okay," Dissi. "Cos'è quest'esperienza che stiamo cercando? Cos'è la prima illuminazione?…"

"Questo è arduo da spiegare" lei disse. "Ma il prete l'ha messa in questo modo, dicendo che la prima illuminazione avviene quando diventiamo coscienti delle coincidenze nelle nostre vite."

Poi, piegandosi verso di me: "Hai mai avuto il sospetto o l'intenzione riguardanti qualcosa che cercavi di fare? Qualche direzione che avevi intenzione di prendere nella tua vita, chiedendoti come dovesse succedere? E poi, dopo che te l'eri mezza dimenticata, concentrandoti su altre cose, incontravi qualcuno o leggevi qualcosa o andavi da qualche parte la quale conduceva a una reale opportunità che immaginavi?

"Bene", lei continuò, "secondo il prete, queste coincidenze stanno succedendo sempre più frequentemente e questo, quando hanno luogo, ci colpiscono più di quanto ci aspetteremmo da un semplice caso. Sono avvertite come destino, come se le nostre vite fossero state guidate da qualche forza inspiegabile." The Celestine Prophecy ("La profezia di Celestino"), di James Renfield, ppg 6-7.

Il sogno e la realtà possono accadere simultaneamente?

Il seguente è un interessante incontro con la sincronicità, chiamato "Notte di terrore" dal già citato Soul Moments: Marvelous Stories of Synchronicity – Meaningful Coincidences from a Seemingly Random World ("Momenti dell'anima: straordinarie storie di sincronicità da un mondo apparentemente casuale")

Nel sogno di Joanne la sua gola era dolente e il suo cuore batteva in modo straziante, come se stesse boccheggiando. Il suo sangue stava scorrendo così forte che era sicura di un pazzo che si stava avvicinando a lei con una pistola, e l'avrebbe scoperta all'interno di uno spazio nascosto dentro il capannone. Non aveva alcuna idea di chi fosse o perchè ce l'avesse con lei.

La donna prese abbastanza coraggio per correre di nuovo dal capannone nella casa principale. Vi sdrucciolò dentro attraverso una porta di fianco e la chiuse a chiave silenziosamente, per far si che il suo predatore non sentisse lo scatto.

Il suo cuore cominciò a rallentare e, come avvertì il muro contro la sua schiena, iniziò a respirare ansimando. Cadde in un mucchio di oggetti. Improvvisamente sentì lo stridore dei pneumatici nel suo vialetto. Si alzò alla finestra solo per vedere, attraverso una fessura nella tenda, il maniaco al posto di guida, e stava puntando dritto verso la casa a tutta velocità! I suoi occhi apparivano come grandi buchi neri con fiamme che balenavano fuori.

Joanne raggiunse la porta sul retro attraverso il frutteto, pensando se si fosse schiantato nella casa; in tal caso certamente lei avrebbe avuto una migliore chance correndo all'aperto. Sapeva che la sua vita era in gioco e provava a ignorare il dolore straziante alla gola e alle membra. Pensava che stava sicuramente per morire!

In quel momento scattò dritta sul letto urtando con terrore. Il suo cuore tambureggiava nel petto e la sua gola era secca e irritata. Le ci vollero diversi minuti per rendersi conto che era a casa e aveva appena uscita da un terribile incubo. La paura tardava a passare, e lei sapeva che non era stato un sogno consueto. Era così scossa dall'esperienza che si alzò a bere un po' di tè, camminando per mantenersi sveglia. Accese la musica e cominciò a cantare ad alta voce per cambiare umore cosìcchè non ci sarebbe stata nessuna possibilità di rientrare in ciò che era stato un posto molto reale e spaventoso. Erano le due di notte. All'incirca dopo un'ora, in qualche modo fece sì di poter tornare a dormire.

Due giorni dopo, sua madre che viveva a diversi stati di distanza chiamò raccontando una storia orrorifica. Lei e la sorella erano state inseguite dal marito di quest'ultima, con una pistola in pugno. Freneticamente, provarono a cercare un posto dove nascondersi, trovandolo in un capannone, poi dentro una macchina, dove dormirono tutta la notte sotto la pioggia battente. Erano veramente terrorizzate per le proprie vite. Tutto ciò accadde alle due di notte, proprio quella in cui Joanna ebbe il suo incubo.

Possono due persone avere lo stesso pensiero nello stesso tempo?

Come può essere che uno o più autori di canzoni moderni escano con la stessa composizione musicale, al punto che uno pensi alla possibilità che l'altro sia colpevole di violazione di copyright, anche se non si sono mai incontrati, nè abbiano mai comunicato tra loro, e possono anche abitare dalla parte opposta del globo? Una possibile spiegazione di ciò può essere trovata nel seguente interludio sincronico. Troverete che vi sono musicisti che dicono come la musica che scrivono sia legata ai loro sogni.

L'esempio seguente è tratto dal libro di Phil Cousineau già citato, a pg, 66. Una donna di nome Valerie Andrews ricevette una melodia mentre stava dormendo. Aveva studiato pianoforte e composizione e, nei tardi anni settanta, sognò che Lizst aveva incontrato Chopin a Parigi e assieme avevano poi composto una certa piece pianistica. Quando si svegliò, la ricordò come un tipo di marcia funebre e suonò le prime battute al piano.

Circa tre o quattro anni dopo, stava lavorando a Londra in un'attività totalmente slegata dalla musica. Stava promuovendo la prima maratona femminile internazionale e stava tenendo un pranzo con una ditta di pubbliche relazioni assunta per promuovere l'evento. Con sua sorpresa, si trovò seduta vicino a Rosemary Brown, medium e pianista, la quale aveva appena registrato una selezione di composizioni di Chopin che aveva canalizzato. Suo figlio era venuto al ristorante con una giovane donna che stava scrivendo i loro comunicati stampa. Lei e Rosemary passarono la notte parlando di Chopin e Liszt, e Valerie le parlò della marcia funebre che aveva ricevuto nel suo sogno. Rosemary le disse di continuare ad ascoltare perchè era esattamente il modo in cui riceveva le sue melodie.

Quali coincidenze esistono tra Abraham Lincoln e JFK?

Le coincidenze spesso appaiono come una ripetizione di eventi, sebbene non si sviluppino nello stesso esatto modo ogni volta ancora, avendo una enigmatica qualità nel modo in cui corrispondono, come le coincidenze di eventi tra Abraham Lincoln (16° presidente USA) e John Fitzgerald Kennedy – 35° presidente USA). Le seguenti coincidenze sono tratte da http://www.stevenpockett.com/presidents.html.

Lincoln fu eletto presidente nel 1860, mentre Kennedy fu eletto presidente nel 1960. Il successore di Lincoln – Andrew Johnson – nacque nel 1808, mentre il successore di Kennedy – Lyndon Johnson – nacque nel 1908. L'assassino di Lincoln – John Wilkes Booth – nacque nel 1839, mentre l'assassino [presunto] di Kennedy – Lee Harvey Oswald – nacque nel 1939. Sia il nome di Lincoln che quello di Kennedy contengono sette lettere. La segretaria di Lincoln si chiamava Kennedy, mentre la segretaria di Kennedy si chiamava Lincoln. Entrambi i successori dei due presidenti avevano il cognome Johnson. I nomi Andrew Johnson e Lyndon Johnson contengono tredici lettere. I nomi John Wilkes Booth e Lee Harvey Oswald contengono quindici lettere.

Sia Lincoln sia Kennedy vennero entrambi uccisi di venerdì. Entrambi furono uccisi in presenza delle loro mogli. Entrambi furono colpiti da dietro e nella testa. Booth sparò a Lincoln in un teatro e si nascose dentro un magazzino, mentre Oswald sparò a Kennedy da un magazzino e si nascose dentro un magazzino.

Lincoln e Kennedy furono entrambi interessati alla questione dei diritti civili. Booth e Oswald erano tutt'e due originari del sud e sostenevano idee impopolari.

[Prossimamente, Civiltà Perdute approfondirà maggiormente le connessioni tra la vita di Kennedy e quella di Lincoln.]

La sincronicità ha qualcosa a che fare con l'intuizione?

"Di primo acchito, la sincronicità e l'intuizione sembrano essere fenomeni diversi. La sincronicità avviene 'là fuori', sfidando le probabilità, qualcosa nell'Universo sembra mettersi a posto per rispondere a una nostra necessità interiore. L'intuizione appare 'qui dentro': è un sapere interiore, un'abilità di sintonizzarsi con la conoscenza in un modo non lineare e non razionale. Noi sappiamo qualcosa, ma non sappiamo come facciamo a saperla. (Da A Wink From the Cosmos – "Una strizzata d'occhio dal cosmo" – di Meg Lundstrom, pg 2)

"Anche le limitazioni si sfilacciano molto velocemente. La definizione junghiana di sincronicità chiaramente incorpora precognizione e chiaroveggenza, le quali, come vengono definite da qualcuno, sono altri esemplari di intuizione, si tratta certamente di conoscenza interiore." (Meg Lundstrom, Op.Cit. pg 2)

"In pratica, la sincronicità e l'intuizione sembrano qualche volta così intrecciate che è arduo dire dove una comincia e l'altra finisce."

Furono la sincronicità o l'intuizione a presentare un paio di scarpe di cui si aveva bisogno?

La seguente storia è un buon esempio della relazione tra sincronicità e intuizione.

Una donna chiamata Shelley ricevette un dono, di cui disperatamente aveva bisogno, in un modo davvero inconsueto. Era seduta all'interno della cattedrale di Notre Dame a Parigi, facendo riposare i suoi piedi doloranti. Non aveva pensato a portarsi un comodo paio di scarpe dagli USA, e il suo budget limitato non le avrebbe permesso di comprarne un altro paio sebbene i suoi piedi le facessero terribilmente male.

Improvvisamente fu spinta a camminare fuori dalla chiesa e girare a sinistra. Seguendo il suo suggerimento interiore, fece diversi giri per arrivare sulla piazza. Con sua sorpresa, vide un paio di stivali neri nuovi di zecca, non usati, della sua stessa misura, sulla cima di un bidone della spazzatura. Sapeva che la situazione era perfetta ed era come stata ordinata apposta per lei. Se gli stivali fossero stati sopra il bidone, non se li sarebbe potuti infilare. Se fossero stati indossati prima, non l'avrebbe potuto fare lei. Inoltre, erano così eleganti che non se li sarebbe potuti mai permettere!

Questa sarebbe una storia di intuizione o sincronicità? L'intuizione sembra averla condotta dagli stivali. La sincronicità le fornì con precisione ciò di cui aveva bisogno. Virtualmente, "l'universo le porse gli stivali" (Meg Lundstrom, Op.Cit. pg 2)

L'intuizione è la sincronicità in un'altra forma?

David Spangler, un autore, insegnante ed ex guida della 'luce del corno trovato', crede che le due abbiano molte somiglianze intrinseche. "L'intuizione è un'altra forma di sincronicità: quando intuisco qualcosa, non c'è apparentemente nessuna relazione di causa ed effetto tra la mia conoscenza e come ottengo la conoscenza." Dice. "Allo stesso modo, la sincronicità è intuizione distillata: sappiamo di una connessione non all'interno di sè, ma all'esterno, attraverso l'azione e la percezione. In entrambi i casi, lo schema veicola lo stesso messaggio: noi viviamo in un mondo più intricato e olisticamente organizzato di quanto abbiamo mai pensato supposto. (Meg Lundstrom, Op. Cit. pg 2)

Potete fare business od opportune donazioni?

Delle persone sono diventate così esperte nel seguire le "coincidenze/sincronicità" nelle loro vite, come se ne dipendessero totalmente, collegandole anche coi loro "processi intuitivi." Una coppia che guida un'organizzazione chiamata "The Giraffe Project" a Langley, Washington, dipende interamente da intuizioni e sincronicità per le loro donazioni. Essi pagano ogni fattura dai contributi e i loro possessori sembrano sapere intuitivamente quando un grosso conto sta arrivando, che spesso copre la somma esatta di cui hanno bisogno per pagare una fattura imminente. (Meg Lundstrom, Op. Cit., pg 2)

Quali principi/lezioni spirituali si possono trarre dagli incontri con la sincronicità?

Fede e speranza in un più elevato potere ci sta guidando e dirigendo è anche credere o affidarsi a una forza più elevata di quella umana. Esiste anche il rendersi conto che lo spirito comunica con le sue creature, ovunque nel tempo e nello spazio, ed è capace di essere in comunicazione con più di una persona simultaneamente. Vediamo anche come i principi della vita e le sue lezioni sono spesso insegnate attraverso le coincidenze.

Qualche volta ci sono domande a cui viene risposto sincronisticamente?

Alcune sincronicità sono più sottili e simili ai sogni, e contengono metafore e allegorie che ci insegnano principi. Nel suo libro The Tao of Psychology: Synchronicity and the Self ("Il Tao della psicologia: sincronicità e sè"), Jean Shinoda Bolen scrive di un episodio che parve apparire per rispondere a una domanda posta a una festa con gli amici. Una donna diceva che, di tanto in tanto, quando chiudeva i suoi occhi, le sarebbero apparse spaventose immagini demoniache. Si domandava se doveva affrontarle, esaminarle, o distogliere immediatamente la sua attenzione da un'altra parte. Come stavano discutendo l'argomento, una puzzola che gli ospiti non avevano mai visto nella zona cominciò a grattare alla porta scorrevole di vetro davanti a loro, provando ad entrare dentro. Gli ospiti discutevano come fosse bizzarro vederla provare ad avvicinarsi alle persone e scherzarono su quanto fosse improbabile che qualcuno avrebbe aperto la porta per questo. Fu solo in seguito che Jean e suo marito si resero conto che la puzzola diede una risposta sincronistica alla domanda della donna. Proprio come permettendo alla bestiola di entrare nella stanza, si ammorberebbe il salotto, intrattenersi con le immagini demoniache nella vostra mente farebbe la stessa cosa nel vostro spazio interore. (Meg Lundstrom, Op. Cit. pg 3)

Quando le coincidenze accadono?

Le coincidenze possono accadere nel mezzo di crisi personali o quando voi avete profondamente afferrato o vi siete concentrati su qualcosa, come se i vostri pensieri stessero volendo materializzare esattamente ciò di cui avete bisogno, e le circostanze/situazioni provvedono a questo; Meg Lundstrom la vede in questo modo:

"Le sincronicità sembrano accadere quando siete intensamente presi in qualcosa di molto profondo — per esempio, innamorarsi lo fa dappertutto. […] Un buon numero di attività che attingono nei profondi misteri della vita — anche attività come la meditazione, la preghiera contemplativa — sembrano suscitarle."

"Le sincronicità sono qualche volta viste come segni, e qualcuno coscientemente le adopera per prendere decisioni nella vita. Nel [già citato] romanzo The Celestine Prophecy ("La profezia di Celestino"), un bestsellers che pone la sincronicità alla pubblica attenzione, James Redfield parla di come tutte le coincidenze significhino qualcosa poichè indicano la via per la rivelazione del nostro destino personale." (Meg Lundstrom, Op.Cit., pg 4)

Conclusioni

Le sincronicità emergono con maggiore frequenza nelle vostre vite non appena iniziate a sperimentare il potere dello "Spirito Divino" (YAHWEH) dentro di voi. Attraverso quelle che popolarmente vengono chiamate "coincidenze" – Sincronicità – nelle nostre esistenze, cominciamo a renderci conto che siamo tutti interconnessi, nonostante le limitazioni di tempo e di spazio. Seguendo la vostra intuizione (conoscendo direttamente) spesso si provoca un contemporaneo accadimento di eventi.

Compiti e obiettivi che volete portare a termine, in qualche modo sembrano accadere senza che voi ne siate direttamente consci o li controlliate. Potete chiedere un segno se voi dovete andare in un'altra città per un nuovo lavoro, perchè in qualche modo voi vi sentite stretti dove vivete. Poi, dopo che avete compiuto tale richiesta, potete ricevere una chiamata da un amico in un'altra città, e ha un buon lavoro da offrirvi (coincidenza, naturalmente!). Ma domandando un segno, voi avete aperto la vostra mente allo Spirito, e in questo caso ricevete l'informazione tramite un evento coincidente. Il pensiero nella vostra mente coincide con un evento che si manifesta all'esterno!

La sincronicità, dunque, è un'altra manifestazione del potere latente nell'essere umano per guidarci e seguirci, se solo ascoltassimo la sua voce. Potete imparare a stare più in contatto con questo "flusso", e grazie a esso potete sperimentare la vastità, vivendo totalmente sotto la sua protezione.

1 Dall'articolo A Wink From the Cosmos ("Una strizzata d'occhi dal cosmo") di Meg Lundstrom Pg. 1., www.flowpower.com/synchro.htm, una versione di tale testo è apparsa in Intuition Magazine, maggio-giugno 1996;

2 Attribuita a Ippocrate;

3 (Harper’s Encyclopedia of Mystical and Paranormal Experience, pg. 595)

4 Soul Moments: Marvelous Stories of Synchronicity – Meaningful Coincidences from a Seemingly Random World ("Momenti dell'anima: meravigliose storie di sincronicità – coincidenze significative da un apparente mondo casuale"), by Phil Cousineau , Conari Press, Berkeley, California, copyright 1997, pgs. 22-23.

5 "…Ecco da dove viene la teoria delle corrispondenze, la quale fu proposta dai filosofi naturalistici del Medioevo, in particolare l'idea classica della simpatia di tutte le cose…" (C G Jung, Op.Cit., pg 73)

La versione originale dell'articolo si trova a questo indirizzo:
http://www.plim.org/Synchro2.html

 





Cos’è esattamente il fenomeno conosciuto come “sincronicità, popolarmente noto come “coincidenza”? (1)

5 03 2011
Cos'è esattamente il fenomeno conosciuto come Sincronicità, noto anche come coincidenza?

 Di  De Vita Brown

 

 

"Le strane coincidenze. Le inverosimili concomitanze di eventi. Le sorprendenti serendipità. A chi non è mai accaduto nella sua vita? Pensi a qualcuno per la prima volta dopo anni, e lo incontri poche ore dopo. Una frase inusitata che non hai mai sentito prima, la ascolti tre volte nello stesso giorno. In una strada di un paese straniero incontri un vecchio compagno di scuola. In libreria, un libro cade dallo scaffale ed è esattamente quello che cercavi."1
 

 

Vi è mai successo che vi accadesse uno di questi episodi? Questi eventi misteriosi, noi li chiamiamo comunemente "coincidenze", e se ce ne rendiamo conto diventano potenti e significativi sulle nostre vite. Sono testimoni di uno spirito universale che opera ed è in comunicazione con tutte le sue creature, ovunque, in ogni tempo e spesso simultaneamente. L'intero universo è più strettamente collegato e legato assieme di quello che possiamo immaginare, e ciò è simboleggiato dall'Uomo, il quale è un microcosmo dell'universo (che è il macrocosmo). Inoltre, c'è qualche forza invisibile che sta coordinando la simultaneità degli eventi. Come Ippocrate espone:
 

 

"C'è un unico comune flusso, un respiro comune, tutte le cose sono in comunione. L'intero organismo e ognuna delle sue parti stanno lavorando congiuntamente per lo stesso proposito…il grande principio si estende fino alla parte più estrema, e dalla parte più estrema si ritorna al grande principio di un'unica natura che comprende l'esistenza e la non esistenza."
 


Qual è l'intento di questo articolo?

In questo articolo esamineremo da dove proviene il termine "sincronicità", cosa significa questo concetto, parleremo dei principi su cui si basa, e daremo esempi. Troveremo che questi eventi sincronistici sono in corso dai tempi antichi fino a quelli recenti. Scopriremo che la forza dietro questi eventi è uno SPIRITO (YAHWEH) che sta orchestrando i percorsi della nostra vita, causando coincidenze che avvengono nelle nostre esistenze, le quali in tal modo certificano la presenza di un "flusso" universale da cui tutti noi possiamo attingere. E'possibile divenire uno con questo "flusso", essere seguiti e guidati da esso in ogni fase delle nostre vite. Alla fine mediteremo cosa queste esperienze possono insegnarci e come possono arricchire le nostre vite. Questo articolo non intende riprodurre l'esatto contenuto della conferenza sullo stesso soggetto tenuta nel luglio 1998, ne renderà l'essenza.

Come sono definite le coincidenze?

Il Webster's Dictionary così definisce dunque le coincidenze:

Coincidenza – 1. Un coincidere 2. Un accadimento accidentale di eventi, idee, ecc, correlati nello stesso tempo. Coincidere – 1. Prendere lo stesso posto nello spazio. 2. Accadere nello stesso tempo.

Harper's Encyclopedia of Mystical and Paranormal Experience, definisce la sincronicità come:

"Il principio unificante dietro coincidenze significative. Lo psichiatra/psicologo svizzero Carl G. Jung (1875-1961) definisce la Sincronicità 'un principio di connessione acausale' che collega eventi apparentemente non correlati e non connessi. Il concetto è integrato nel pensiero orientale ma in quello occidentale va contro al rapporto causa-effetto. In occidente le 'coincidenze' sono popolarmente minimizzate vedendole come 'avvenimenti casuali'. Il concetto di sincronicità fu sviluppato largamente da Carl G. Jung, che attribuì ad Albert Einstein la sua ispirazione." 3

Come si originò il termine sincronicità?

Fu proprio Carl G. Jung a coniare per primo il termine "sincronicità" per spiegare quelle che chiamava "coincidenze significative", che non sono sono correlate da nessun evento causale. La sua concezione di sincronicità ebbe origine attraverso le molte singolari coincidenze che i suoi clienti condividevano con lui nella sua pratica, specialmente quando iniziò a rendersi conto che gli avvenimenti andavano oltre a ciò che si potrebbe attribuire alla semplice causalità. Durante questo suo periodo, ebbe lui stesso alcune esperienze paranormali.

Fu Einstein a ispirare Jung?

Jung fu un contemporaneo del grande fisico Albert Einstein. Apparentemente, Carl Jung venne stimolato a sviluppare le sue idee sulla sincronicità attraverso i suoi incontri con Albert Einstein. Un riferimento a questo si può avere nel testo seguente:

"Jung rivela le radici della sua idea sulla sincronicità durante una serie di cene in compagnia di Albert Einstein a Zurigo, in Svizzera, tra gli anni 1909 e 1913…Per molti anni Jung non potè fare uscire dalla sua mente questi inconsueti scambi con Einstein, e nemmeno le intriganti implicazioni che avevano per le numerose storie di singolari coincidenze che i suoi clienti gli rivelavano nella sua sala di cura, i suoi studi arcani, e ulteriori preoccupazioni, nella sua vita." 4

[In precedenza abbiamo visto come Jung condivise l'argomento con un altro scienziato, Wolfgang Pauli]

Qual'era la visione di Jung della sincronicità?

La spiegazione personale di Jung sul concetto di sincronicità è la seguente:

"Come la sua etimologia mostra, ha qualcosa a che fare col tempo, o per essere più accurati, con un genere di simultaneità. Invece che la simultaneità potremmo adoperare il concetto di coincidenza significativa di due o più eventi, dove qualcosa d'altro della probabilità del caso è coinvolto." (Sincronicità, Un principio di connessione acausale, dall'articolo "Sulla sincronicità", Appendice, pg. 104)

 

Due pagine del Libro rosso di Carl G. Jung

 

Cosa affermò Jung sull'avvenimento casuale delle coincidenze?

Jung aveva studiato la sincronicità dalla metà degli anni venti, quando stava investigando il fenomeno dell'incoscio collettivo, e continuava a imbattersi in connessioni le quali semplicemente non poteva spiegare "come raggruppamenti o 'branchi' di casi." Quelle che trovavo erano 'coincidenze' le quali erano connesse così significativamente che le loro 'casuali' concomitanze rappresenterebbero un grado di improbabilità tale che avrebbe da essere espresso con una figura astronomica." (C G Jung, Op.Cit., pg 21).

Un insetto [reale] ha completato un sogno?

Uno degli episodi sincronici che veramente colpirono Carl Jung accadde con una paziente mentre raccontava il suo sogno di uno scarabeo dorato. Una giovane donna che Jung aveva in terapia gli parlò di un sogno in cui le era stato dato uno scarabeo d'oro. Jung era seduto, con la schiena che dava sulla finestra chiusa mentre la paziente gli raccontava il sogno.

Improvvisamente, egli sentì un leggero picchiettare e, girandosi, vide un insetto volante che colpiva l'anta della finestra dall'esterno. Jung la aprì e catturò la creatura mentre volava dentro. L'insetto somigliava molto a uno scarabeo dorato. Per la cronaca, si trattava di un coleottero-scarafaggio, la comune cetonia (Cetonia aurata).

Di solito, tali insetti non entrerebbero dentro una stanza in penombra, ma nello stesso momento in cui la paziente menzionava lo scarabeo che aveva ricevuto nel sogno, questo scarabeo apparve alla finestra di Jung. Fu piuttosto stupito della coincidenza dei tempi, e ammise che niente di simile gli era mai successo prima o da allora. (C G Jung, Op.Cit., pg 22).

I sogni possono diventare reali?

Un'altra affascinante storia di sincronicità riportata da Carl Jung descrive il sogno di un amico studente, che divenne vero. Il padre dell'amico gli aveva promesso un viaggio in Spagna se avesse passato i suoi esami finali. Il suo amico era così eccitato all'idea del suo prossimo viaggio che iniziò a sognare di essere in Spagna. Si vide camminare attraverso una città spagnola in una strada che portava a una piazza con una cattedrale gotica. Poi girò l'angolo, imboccando un'altra strada dove vide una carrozza elegante trainata da due cavalli color crema. Quando l'amico di Jung si svegliò, racconto il sogno a un gruppo di compagni a cena. Poco tempo dopo, passò successivamente gli esami, e andò in Spagna. Mentre si trovava in una delle strade, riconobbe la città del suo sogno. Fu stupefatto di trovare la piazza, la cattedrale e la carrozza coi due cavalli color crema. Ogni cosa che vide nella vita reale corrispondeva esattamente alle immagini del sogno. (Op. Cit., pg. 106.)

Quali sono i principi/concetti universali su cui la sincronicità si basa?

"Il principio della sincronicità è basato sul concetto che ogni cosa nell'universo abbia qualche tipo di corrispondenza l'un l'altra. C'è una classica idea della "comunione di tutte le cose." 5 Esiste un collegamento, c'è un legame, per così dire, e anche i cosiddetti oggetti inanimati hanno una forma di comunicazione. In altre parole, l'intero universo è un entità vivente che respira, e le sue varie forme di vita, in tutti i regni (animale, vegetale, minerale, umano, ecc) non sono separate le une dalle altre come si pensava precedentemente. A sostegno di Ippocrate (** vedere la citazione introduttiva all'inizio di questo articolo) Carl Jung disse: "Il principio universale si può trovare anche nella particella più piccola, la quale quindi corrisponde al tutto, all'intero." (Op. Cit., pg 74)

Esiste una teoria scientifica a sostegno della sincronicità?

"[…] Si sta scoprendo che l'isolamento e la separazione di un oggetto da ogni altro è più apparente che reale; a un livello più profondo, ogni cosa – atomi, cellule, molecole, piante, animali, persone – partecipa in un fluente reticolo di informazioni. Fisici hanno mostrato, per esempio, che se due fotoni sono separati, non importa quanto distanti, un cambiamento in uno crea un simultaneo cambiamento nell'altro." (Da: A Wink From the Cosmos "Una strizzatina d'occhi dal cosmo", di Meg Lundstrom, www.flowpower.com/synchro.htm; una versione di questo è apparsa in Intuition Magazine, maggio-giugno 1996 pg. 1)

Ognuno [e ogni cosa] è alla ricerca dell'armonia?

Molti filosofi orientali hanno avuto un concetto di sincronicità prima che la mente occidentale cominciasse ad accettarlo.

"Queste coincidenze, chiamate 'sincronicità' da Jung, sono segni sicuri che voi siete in un flusso; il flusso è un armonia dell'essere che è stata cercata lungo i secoli nelle tradizioni spirituali del mondo. In occidente, il flusso è stato collegato alla fiducia, alla resa, all'amore incondizionato, alla grazia divina. In oriente, è stato collegato al Tao, alla sottostante interconnessione dell'Universo. Nelle nostre vite, la realtà del flusso è ovvia quelle volte in cui le cose accadono senza sforzo, ogni cosa va a posto, gli ostacoli si sciolgono e i nostri tempi sono perfetti. In quelle occasioni, noi avvertiamo un senso profondo di armonia e ordine sottostante. Sappiamo che ci troviamo al posto giusto, nel giusto tempo, facendo esattamente la cosa giusta." (www.flowpower.com/morebook.htm, dal libro The Power of Flow: Practical Ways to Transform Your Life with Meaningful Coincidence, "Il potere del flusso: modi pratici per trasformare la tua vita con le coincidenze significative")

Ci sono sincronicità nella Bibbia?

Un esempio di sincronicità può essere trovato guardando agli eventi che traspaiono quando all'apostolo Pietro vengono date istruzioni attraverso la visione di una preghiera ai Gentili. Simultaneamente, anche a un'altra persona, uno dei gentili, le viene mostrato in una visione che deve inviare uomini per chiamare Pietro. (Atti degli apostoli, capitolo 10, versetti 1-8), i quali sono parzialmente citati sotto, mostrano come Cornelio ebbe la sua visione.

Perchè Cornelio cercò Pietro?

"C'era in Cesarea un uomo di nome Cornelio, centurione della corte Italica […] Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: 'Cornelio!' […] E ora manda degli uomini a Giaffa, e fa venire un certo Simone detto anche Pietro. Egli è ospite presso un tal Simone conciatore, la cui casa è sulla riva del mare; avrà da dirti ciò che dovresti fare. Quando l'angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un pio soldato tra i suoi attendenti e, spiegata loro ogni cosa, li mandò a Giaffa."

Cosa vide Pietro nella sua visione?

Negli Atti degli Apostoli, dal versetto nove al diciassette, è descritta la visione di Pietro. Era su una terrazza, a mezzogiorno, quando cadde in estasi. Ebbe una visione di ogni sorta di cose striscianti inclusi animali che il suo retaggio ebraico gli vietava di mangiare, considerandoli esseri impuri (Levitico, capitolo 11). Pietro non comprese immediatamente il messaggio essenziale di questa visione. Yahweh stava mostrando a Pietro che lo Spirito Santo aveva adesso ripulito tutta l'umanità e questo era simbolicamente rappresentato dagli animali i quali Dio disse a Pietro che li aveva purificati. Mentre Pietro meditava il significato di questo, gli uomini che erano stati inviati da Cornelio per cercarlo, arrivarono. (Atti degli Apostoli, capitolo 10, versetti 17-18).

Lo SPIRITO disse a Pietro che gli uomini stavano cercando lui, per andare con loro, senza dubitare.

"Quindi Pietro scese verso l'uomo che era stato inviato da Cornelio presso di lui e disse: 'Eccomi, sono colui che cercate. Qual'è il motivo per cui siete venuti?' "

"E loro dissero: 'Cornelio il centurione, uomo giusto e timorato da Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarvi nella sua casa, per ascoltare ciò che avete da dirgli'." (Atti degli Apostoli 10, 21-22)

Chi coordina le coincidenze?

In questa sezione cercheremo di menzionare le coincidenze coinvolte nella missione di Pietro pregando ai Gentili per mostrare la bellezza dello SPIRITO parlando alle genti e coordinando gli eventi senza esserne consapevole. Ne' Pietro ne' Cornelio sanno che gli altri avevano ricevuto corrispondendo o facendo coincidere informazioni per ottenere assieme le due parti.

Allora, non vi erano forme moderne di comunicazione, ma lo Spirito non ne ha bisogno. Per i suoi propositi è in grado di parlare alle sue creature con il sogno, la visione e la voce. Se voi vi portaste fuori da questo episodio per un attimo, potreste vedere che Pietro e Cornelio e il loro incontro sembrerebbero una coincidenza. Nessuno di loro sapeva che l'altro aveva ricevuto "istruzioni" indipendentemente da dove si incontrerebbero per uno scopo importante.

Molte persone hanno avuto esperienze di sincronicità, o di cosiddette "coincidenze" dall'antichità ai tempi moderni?

Nell'antica India un sogno condiviso predice la vita reale come i sogni di un re sulla sposa e i sogni della sposa su di lui. Questi due erano totalmente estranei l'un l'altro, si videro in un sogno e si innamorarono in quel momento. Re Vikramaditya aveva il vantaggio di vedere la sua amata in un dipinto che un pittore aveva realizzato da un libro di viaggi.

Quella notte il re la vide di nuovo nel sogno. Si vide attraversare il mare ed entrare in una splendida città per incontrare una principessa chiamata Malayavati, la giovane che aveva visto nell'immagine. Cadde innamorato con lei, a prima vista. Si sposarono ed entrarono nella camera nuziale per consumare il loro matrimonio. Era giunto al momento in cui facevano all'amore quando il guardiano lo svegliò. Il re si sentì oltraggiato e cacciò via il guardiano. Inoltre, era convinto che la ragazza esistesse, sebbene non avesse idea di come trovarla. Raccontò del sogno a un suo amico e fu in grado di descrivere il luogo della sua diletta. Adesso che aveva visto Malayavati nel quadro e in sogno, non poteva più vivere senza di lei.

L'amico del re aveva disegnato una mappa della città su un pezzo di stoffa, e la mostrava a chiunque incontrasse. Un giorno un poeta venuto da lontano raccontò una storia quasi identica a quella del re. Disse che nella città di Malaya, la figlia del re, Malayati, sognò del suo amato. Nel suo sogno, si sposò con l'uomo ed entrò nella camera nuziale, ma fu svegliata all'alba dal suo cameriere. In un impeto di rabbia, lo cacciò, giurando che si sarebbe uccisa se non avesse trovato quell'uomo in sei mesi. Cinque mesi erano ora passati. Quando il re ascoltò il racconto del poeta, che era così simile a ciò che gli era successo, fu sicuro di avere trovato la sua amata.

Proprio nel momento in cui la principessa stava per uccidersi, il re la trovò. Lei lo riconobbe come lo sposo del sogno ed apparve a Vikramaditya come la vide nel quadro e nel suo sogno. Lui ringraziò gli dei per la sua buona sorte e tornò indietro con lei per sposarla. (Soul Moments: Marvelous Stories of Synchronicity – Meaningful Coincidences from a Seemingly Random World "Momenti dell'anima: straordinarie storie di sincronicità – Coincidenze significative da un mondo apparentemente casuale, di Phil Cousineau pg. 46-47).

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La versione originale dell'articolo si trova a questo indirizzo:
http://www.plim.org/Synchro2.html

 

 





Codice Genesi e sincromisticismo

19 09 2010
Qualche anno fa, precisamente nell’autunno 1997, uscì anche in Italia un libro che si ritagliò una certa notorietà nel mondo, soprattutto in coloro che vanno pazzi per le profezie di Nostradamus, della Monaca di Dresda, del Ragno Nero ecc. Si trattava di The Bible Code, il cui titolo tradotto in italiano era “Codice Genesi”, scritto dal giornalista Michael Drosnin.
L’autore diceva di avere scoperto singolari concatenazioni di lettere ebraiche con l’aiuto di un programma informatico, nel testo originale dei libri del Pentateuco (la Torah) della Bibbia, basandosi sugli studi numerologici del matematico Eliyahu Rips. Per esempio, i caratteri che formano il cognome del presidente USA John F. Kennedy si incrociano con quelli che compongono l’anno in cui è stato ucciso, e con il nome della città dove è avvenuto, cioè Dallas. In un’altra pagina, i caratteri ebraici che fanno comparire il nome della città di Hiroshima, sono disposti assieme all’anno 1945 e alla scritta “Enola Gay” (il nome dell’aereo che aveva sganciato la bomba atomica sulla città). Inoltre, il senso di questi incroci e concatenazioni si può accompagnare a quello dei passi della Torah contenuti nella stessa pagina.
Il giornalista diceva di avere avvisato l’ex presidente israeliano Yitzhak Rabin che qualcosa minacciava la sua vita poichè gli era capitato di decrittare il suo nome assieme alla scritta “omicidio” e all’anno 1995. L’allerta era stata inutile e, dopo la morte del celebre uomo politico in seguito a un attentato nel novembre di quell’anno, Drosnin si rese conto che nella stesse righe composte da lettere ebraiche compariva anche il nome del killer di Rabin.

“Codice Genesi” accennava anche a ciò che era il futuro per allora; in diverse altre pagine del libro sacro, un certo numero di schemi di lettere assieme nelle stesse righe (disposti in verticale, orizzontale o diagonale) fanno apparire – accanto agli anni ebraici 5761 (2000) o 5767 (2006) – scritte come “fine dei giorni”, “olocausto nucleare”, “missile russo”.

Il programma informatico utilizzato dal giornalista scovava poi i nomi di “Arafat”, “Bush”, “Nethanyahu” in diverse altre pagine. Immediatamente dopo l’avvenimento accaduto al WTC di New York l’11 settembre 2001 – anzi quando ancora i grattacieli stavano bruciando – Drosnin si precipitò a digitare freneticamente sul suo programma informatico le chiavi di ricerca per rintracciare certe lettere, scoprendo che in alcune pagine del Libro Sacro si incrociavano parole relative alle torri, all’attentato terroristico, e all’anno in cui stava succedendo.
L’autore, qualche mese dopo, dava alle stampe la seconda puntata della sua ricerca, chiamandola The bible code II The Countdown, in Italia “Codice Genesi II, Conto Alla Rovescia”, che uscì in libreria nel 2002. Collegando ciò che già aveva scoperto e pubblicato nel primo volume (le prove di come sia nascosto un codice decifrabile dal computer all’interno del testo ebraico dei libri della Bibbia, e di come questo codice serva per prevedere avvenimenti, alcuni già accaduti), il rischio di guerra mondiale nel 2006 – visto che il 2000 (altro anno in cui poteva scoppiare secondo il codice) era già passato – alla nuova minaccia terroristica esplosa nel 2001, Drosnin volle avvertire il mondo che, a causa di questa minaccia, poteva essere la fine dell’umanità in seguito a una nuova guerra mondiale originata dalla “polveriera del medioriente.” Come la seconda era finita con lo scoppio di una bomba nucleare, la terza poteva iniziare con un esplosione atomica, provocata da un missile diretto su Gerusalemme. Di questo pericolo estremo, l’autore parlava già nel primo libro, come anche della caduta di un asteroide killer nel 2011 o 2012, e di un messaggio di speranza nascosto in altre pieghe del testo ebraico (“Codice salverà”), nominandosi inavvertitamente – ? – una specie di salvatore del mondo. Drosnin, prendendo maledettamente sul serio ciò che decifrava con l’applicazione digitale, domandò di poter parlare delle sue scoperte sul futuro del genere umano, e sui rischi che correva, con ministri, presidenti e autorità degli USA, di Israele, e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, un po’ come aveva in passato già fatto (inutilmente) per avvertire Yitzhak Rabin della sua morte violenta nel novembre 1995.
A proposito dell’origine del codice nella Bibbia che è possibile decifrarlo col computer, l’autore parlò di un viaggiatore del tempo – proveniente da quello che è il nostro lontano futuro – il quale inserì nel testo originale nomi e date degli avvenimenti storici perchè un giorno potessero essere visti, nel momento in cui il progresso tecnologico l’avesse consentito. Successivamente Drosnin diede un nome al temponauta (ottenuto grazie ad altre analisi del testo biblico) e identificò la posizione della sua navicella, sepolta – a suo dire – sotto chilometri cubi di salgemma dentro un’arca di materiale ferroso, in un punto del deserto ai confini tra Israele e Giordania.
E’ interessante notare come quando Micheal Drosnin, in risposta alle critiche degli scettici, disse “Crederò a coloro che mi criticano solo quando mi mostreranno un messaggio sull’omicidio di un primo ministro nel libro ‘Moby Dick’ “, qualcuno accettò la sua sfida, trovando tra le righe del testo del romanzo di Melville – attraverso lo stesso metodo informatico – riferimenti agli omicidi di Martin Luther King, Indira Gandhi, Trotskij, Lady Diana (come nell’esempio qui sotto) e degli stessi John Kennedy e Yitzhak Rabin, già decrittati dal cronista nelle pagine del Pentateuco!

Personalmente, ricordiamo come le date indicate dal codice come “quelle in cui poteva accadere l’olocausto nucleare” – ovvero 2000 e 2006 – coincidevano con due anni difficili per la situazione geopolitica del medioriente. Durante il primo, l’ex premier israeliano Sharon sfidava i palestinesi camminando sulla “Spianata delle moschee” di Gerusalemme, azione che avrebbe portato a un escalation di tensione e violenza, in una situazione già complicata dal fallimento dell’incontro tra il presidente USA Clinton, il primo ministro israeliano Barak e il presidente OLP Arafat (il cui quartier generale a Gaza fu bombardato nell’autunno 2000). Durante il secondo, vi fu la guerra tra Israele ed Hezbollah nel Libano (operazione “Piombo fuso”) in uno scenario regionale piuttosto compromesso, col programma nucleare dell’Iran – dalla parte di Hezbollah insieme alla Siria – e la Federazione Russa contraria alle mire di Israele nella zona che non collimassero coi suoi interessi, affini a quelli siriani e iraniani.
Quindi è probabile che, in un certo senso, ci sia davvero un collegamento tra i nomi apparsi nel testo della Torah identificati dal programma utilizzato da Drosnin e la realtà degli avvenimenti storici ma, appunto, allo stesso modo di come simili coincidenze possono apparire anche all’interno del testo di un romanzo qualsiasi come “Moby Dick”, non soltanto dentro uno dei libri sacri per l’ebraismo e Israele (oltre che per la cristianità) facendo si che un giornalista del Wall Street Journal ci imbastisca sopra tutta una storia di profezie e viaggiatori nel tempo che inseriscono un codice segreto nel testo originale della Bibbia in modo che un giorno potrà essere decifrato grazie al computer!
In uno sconosciuto racconto a fumetti americano del 1974 si possono trovare somiglianze straordinarie – in particolare nella caratterizzazione e nella vicenda di uno dei personaggi – con ciò che sarebbe accaduto solo 29 anni dopo, nel 2003, quando vi fu la cattura di Saddam Hussein in mezzo ai deserti dell’Iraq.

Nella caviglia della modella di una pubblicità risalente al 2002 vi sono forti analogie grafico-simboliche con una cartina geografica raffigurante il terremoto dell’Aquila che sarebbe avvenuto sette anni dopo.

Si ringrazia The Synopticon per l’immagine

In una scena del film Matrix uscito nel 1999 si può notare a un certo momento la data 11 settembre 2001 comparire su una tessera magnetica; l’album Party Music del duo Hip Hop The Coup, preparato a giugno, la cui uscita era prevista per la metà di settembre, fu subito ritirato poichè la copertina raffigurava le torri gemelle teatro di un’esplosione e bisognava cambiarla.

Intorno alla metà degli anni 90 uscirono le cosiddette Illuminati card, carte simili a quelle del gioco Magic che mostravano immagini come le Twin Towers vittime di un attentato esplosivo, l’edificio del ministero della difesa USA (Pentagono) sotto attacco, una grossa perdita di petrolio nelle acque dell’oceano, il centro di controllo di una pandemia, la riduzione della popolazione mondiale ecc, tutti i temi cari ai cosiddetti “cospirazionisti” o “complottisti”.

A proposito di Illuminati, anche il famoso “occhio di Horus” iscritto nel triangolo lo si può trovare nascosto in un mucchio di produzioni cinematografiche USA, e soprattutto nei cartoons è facile che spuntino simboli massonici o satanici. infatti come abbiamo scritto, molte scene di fumetti e film sembrano “presagire il futuro”: storie dylandoghiane di Tiziano Sclavi dei primi anni novanta che raffiguravano realtà le quali sarebbero state ben chiare solo successivamente, romanzi scritti alla fine del XIX secolo che raccontavano di una nave che si inabissava chiamata Titanic oppure di un gruppo di assassini che imperversava in Europa, e il nome di questa storia era “Le SS”. Nell’ultima pagina di un quaderno di scuola appartenuto a Napoleone Bonaparte appariva, scritta da lui stesso bambino, una frase: “Sant’Elena, piccola isola dell’Oceano Atlantico”.
Precedentemente, ci siamo già addentrati nel territorio misterioso della SINCRONICITA’, il cui studio approfondito fu affrontato dallo psicanalista Carl Gustav Jung insieme al fisico quantistico (premio Nobel 1945) Wolfgang Pauli. La sincronicità è una connessione tra eventi psichici – soggettivi – ed eventi fisici – oggettivi – che avviene in modo sincrono – ovvero nello stesso tempo – senza che vi sia una connessione di causa/effetto propria della fisica classica tra gli uni e gli altri. Per esempio, in un caso citato da Jung, mentre una sua paziente, che era distesa sotto analisi, stava raccontandogli un sogno incentrato su uno scarabeo, proprio in quel momento dalla finestra fece avvertire la sua presenza un tipo enorme di scarabeo che non si era mai visto in quella zona! Oppure (è successo poco tempo fa a chi scrive), alla guida dell’auto si sta pensando con una certa intensità a Fabrizio De Andrè, e immediatamente una stazione radio che di solito trasmette musica pop fa partire un brano non tra i più noti del cantautore genovese, “Fiume Sand Creek”. Si sta rimuginando su certe pene d’amore, e alla televisione fa la sua comparsa uno strano spot pubblicitario che sembra riassumere in qualche modo ciò a cui stiamo pensando, e pare darci inoltre un abbozzo di risposta inconscia ai nostri problemi.
Ogni fenomeno illustrato in precedenza può essere incluso nell’ambito di ciò che si chiama SINCROMISTICISMO, ovvero la facoltà di creare – e/o percepire, senza alcuna volontà o intenzionalità – messaggi a carattere profetico su un qualche avvenimento che avrà o ha avuto luogo. Ciò è legato alla natura degli ARCHETIPI e a come influisce nell’Onda SpazioTempo da cui siamo tutti trascinati. Dal momento che ogni cosa avviene nel tempo presente e che il passato e il futuro vivono solo nel ricordo e nell’immaginazione, nessuna cosa accade mai nel passato e accade mai nel futuro, cosicchè TUTTO lo SpazioTempo è contenuto in un eterno presente intangibile alla coscienza umana, ma tangibile alla dimensione in cui agiscono gli archetipi.
Nel Campo Morfogenetico viene accumulato, in un certo senso, tutto lo “scibile” dell’Universo (il cosiddetto AKASCHI, di cui abbiamo già parlato), un qualche tipo di energia multidimensionale calcolatrice e onniscente che SA TUTTO DI TUTTO E DI TUTTI, e questa energia può influire con la materia da cui è composto il flusso dello SpazioTempo, la nostra realtà nella quale viviamo, “giocando” in qualche modo con esso.
Perciò, spesso, le manifestazioni di questo tipo, sincromistiche, che testimoniano di come TUTTO E’ UNO, possono essere fraintese, viste come testimonianze profetiche scritte volontariamente (per esempio il “Codice Genesi” di Micheal Drosnin), oppure messaggi i quali giungono direttamente da qualche gruppo esoterico o satanista (così, per esempio, la pensano gli amici del Centro Culturale San Giorgio).
Come abbiamo visto, l’avvenimento dell’11 settembre 2001 è qualcosa di così estremamente archetipico e simbolico, che la sua risonanza la si può individuare in un numero elevato di manifestazioni sincromistiche. E’ legato alla fine della dualità, alla fine della polarità (vissuta per sessant’anni, nel contrapporsi geopolitico di USA e URSS, bene e male, male e bene), è un EVENTO che quasi sembra essere piovuto sulla terra dal nulla, il quale ha indefinite chiavi di lettura, da quelle più “ufficiali” a quelle più estreme e inaccettabili per molti. In un certo senso è SEMPRE accaduto (e sempre accadrà), ma noi ce ne siamo resi conto solo quel determinato giorno!
Tra le altre cose, il fatto può alludere o preludere al fine-cambio di era, e ci riferiamo alla cosiddetta ERA VOLGARE, cristiana, che tanto conosciamo e alla quale tanto facciamo condizionare quotidianamente le nostre esistenze, per pura convenzione ormai del tutto cristallizzata da secoli (e accentuata negli ultimi decenni).
Concludiamo, proponendovi una considerazione strana riguardante proprio un certo punto di vista – forse sincromistico – nel leggere le cifre di questi ultimi anni disposti in una determinata sequenza.

2011
2001
2000

OPPURE

2011
2010
2000

wtc 9-11 sincromisticismo

?





SINCRONICITA’ Le correlazioni olistiche sono rare?

21 06 2010
Si conclude su CIVILTA’ PERDUTE il lungo articolo sulla SINCRONICITA’ indagata dallo psicologo Carl Jung e dal fisico Wolfgang Pauli, articolo da noi tradotto da questo indirizzo:http://www.metapsychique.org/Synchronicite-et-Hasard.htmlAllo stesso indirizzo potete anche trovare i ringraziamenti e una ricca bibliografia sull’argomento.

11. Le correlazioni olistiche sono rare?
Nella vita quotidiana, raramente osserviamo le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen. L’esistenza delle correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen non ha bisogno di spiegazioni dal punto di vista teorico, ma come spiegare la loro assenza nella vita quotidiana? La questione dell’esistenza non ha certo niente a che vedere con la questione della sua messa in evidenza. Però si afferma spesso che le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen sono rare. Così, Jürgen Audretsch scrive per esempio:”Due fotoni qualsiasi non mostrano, per dirla schiettamente, nessuna correlazione E-P-R. Si ha bisogno di molta abilità per preparare uno stato a due fotoni – come quello descritto precedentemente – nel pieno di un esperienza. In effetti, questo non è stato possibile in maniera convincente che negli ultimi anni. Perciò non si attende in generale nessun comportamento olistico tra due oggetti macroscopici qualsiasi.”

Affermazioni come queste non sono pertinenti, tuttavia si ha certamente bisogno di grandi capacità sperimentatrici per mettere quantitativamente in evidenza le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen tra due sistemi senza interazioni spazialmente separate. Ma non è difficile produrre degli stati in correlazione E-P-R. Secondo la meccanica quantistica, l’esistenza delle correlazioni E-P-R è generica, cioè generalmente – ma non sempre – i sistemi fisici sono intrecciati indipendentemente dalla loro distanza o dalla loro relazione. La meccanica quantistica moderna può infatti spiegare come mai le correlazioni E-P-R presenti dappertutto sono abitualmente impercettibili nella vita quotidiana. Gli oggetti quotidiani sono la maggior parte del tempo caratterizzati quantisticamente da modelli collettivi, i quali possono essere descritti da un insieme di proprietà compatibili. In seguito alla disuguaglianza di Bell generalizzata, non si possono avere correlazioni olistiche tra modelli collettivi di questo tipo.

Se si considera il concetto di Jung di un coordinatore delle significazioni tra la psiche e la materia come teoricamente accettabile, allora, così come con le correlazioni di Einstein-Podolsky-Rosen, si ci pone la domanda: perchè si vedono raramente queste correlazioni nella vita quotidiana? Secondo la concezione originale di Jung è una caratteristica della sincronicità quella di apparire sporadicamente. Inoltre, gli effetti sincronici sono unicamente emanazioni di un ARCHETIPO costellato (cioè ATTIVATO), ma non di un archetipo latente. Tali fenomeni si producono “soprattutto in situazioni ad alto impatto emotivo, come quando vi è un decesso, una malattia, un incidente, ecc. La maggior parte dei fenomeni sincronici si producono quindi in delle situazioni archetipiche, per esempio legate al pericolo, al rischio, a dei moti dell’animo funesti, ecc.”

Jung, però, ha evidenziato nelle note in fondo alla pagina del suo articolo La sincronicità come un principio di relazioni acausali:

“Devo comunque sottolineare nuovamente la possibilità che il rapporto tra i corpi e l’anima possa essere compreso come una relazione sincronica. Questa è unicamente una supposizione ma, se viene confermata, allora la mia attuale concezione che vede la sincronicità come un fenomeno raro [da percepire?] dovrebbe essere corretta.”

“Dato che la sincronicità non è unicamente un fenomeno psicofisico, ma può prodursi lo stesso senza l’intervento della psiche umana, direi che in questo caso si dovrebbe parlare di un’identità o una conformità, piuttosto che di una significazione.”

La proposta di considerare la possibilità di correlazioni olistiche nel rapporto tra il mondo fisico e la psiche ha senz’altro bisogno di una messa a punto più precisa. Per esempio, la questione di sapere se è possibile(e quindi in che modo?) produrre e distruggere delle correlazioni psicofisiche, resta del tutto senza risposta. Per evitare fraintendimenti, sottolineo che le correlazioni olistiche qui discusse sono forse generiche ma sicuramente non universali. Effettivamente, esistono comunque degli stati non correlati. Per questa ragione, le correlazioni psicofisiche olistiche non implicano in nessun modo che la realtà abbia ininterrottamente un’anima.