Lo scatenamento della materia

23 01 2020

Presentiamo oggi un testo che pensiamo abbia diversi agganci con questioni di cui ci siamo interessati più volte nel blog.

Il testo guarda da vicino proprio quel “big bang” storico che fu Il XVIII secolo dal 1760-1780 in avanti i cui suoi prodromi possono risalire andando all’indietro fino ai tempi rinascimentali: quel cambiamento mentale collettivo che condusse alla rivoluzione scientifica nel XVII secolo e poi nel secolo dopo all’Illuminismo, e poi alle rivoluzioni industriale, americana, francese e tecnologica, per proseguire poi sempre più veloce.

Non siamo interamente d’accordo con le posizioni di Philippe Grasset di Dedefensa, trovandole un po’ troppo combattive e manichee (d’altra parte Grasset è un anti-moderno tradizionalista), ma il suo è un bell’ esempio di lettura metastorica degli avvenimenti storici.

La metastoria è una visione della storia così globale e complessiva da trascendere la sua visione comunemente accettata.

http://www.dedefensa.org/article/glossairedde-le-dechainement-de-la-matiere

Con l’espressione “scatenamento della materia” intendiamo un avvenimento concettuale, simbolico e anche metafisico, fondamentale nella nostra visione metastorica, il quale fornisce un certo punto di visione sulla storia dal XVIII secolo in poi.

Si tratta di un avvenimento metastorico datato precisamente : “1776-1825”… L’anno 1776, lo si comprende facilmente, è quello in cui Jefferson scrisse la dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane dalla madrepatria inglese, marcando così formalmente il processo che portò alla formazione degli Stati Uniti. La data del 1825 è più enigmatica e deve essere spiegata: 1825, è l’anno in cui il letterato Stendhal scopre con orrore che il “partito liberale” o “partito del progresso” è in realtà il “partito dell’industria” e se ne va via immediatamente da esso. Nel suo Stendhal et l’Amérique (Fallois, 2008), Michel Crouzet espone rapidamente la genesi di qualcosa divenuto presto un simbolo e il fattore principale dello sviluppo di quel sistema non della tecnologia ma del tecnologismo.

Stendhal immaginò che il suo pamphlet che ridicolizzava l’ideologia industrialista avrebbe trovato un largo consenso. Fu un grave errore perché, così pensando, Stendhal si oppose al credo fondamentale dell’epoca. Saint Simon per primo ebbe l’intuizione di vedere che l’industria, considerata da un punto di vista storicistico, era la concretizzazione materiale degli ideali dell’Illuminismo, “il punto in cui il pensiero metafisico si reifica e si abolisce nel pensiero della tecnica che occupa e chiude tutto l’orizzonte”: così come disse H. Gouhier, “l’epoca dei Lumi è ormai l’industria”.

Tra i due avvenimenti che presenteremo più precisamente i quali daranno il via allo “scatenamento della materia”, si trova la rivoluzione francese e anche questa sarà letta attraverso la stessa prospettiva.

Sono queste “tre rivoluzioni”, quindi, che formano l’avvenimento fondamentale del nostro “scatenamento della materia” : La rivoluzione “americanista” (più che “americana”, certo), la rivoluzione francese, la rivoluzione della scelta della termodinamica (ciò che noi simbolizziamo col titolo del libro di Alain Gras, Le choix du feu, “La scelta del fuoco”) : nel 1776 comincia la rivoluzione americanista, nel 1825 la rivoluzione della scelta della termodinamica è integrata nello sviluppo concettuale e ideologico con il battesimo del partito liberale e progressista in “partito del’industria”. Lo “scatenamento della materia” è avviato.

Hédi Doukhar in un suo testo considera lo stesso Occidente in quanto “scatenamento della materia”.

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Verdun e la “contro-civilizzazione”

Per Philippe Grasset, l’idea dello “scatenamento della materia” è nata e s’è formata a Verdun, durante la sua prima visita sul campo di battaglia nel novembre 2006, seguita da altre visite che portarono all’elaborazione di un libro con testi insieme a foto dei campi di battaglia, intitolato Les Âmes de Verdun “Le anime di Verdun”.  Grasset s’è trovato in condizione di avere una cosiddetta “intuizione alta” che l’ha portato a interpretare la battaglia di Verdun come una manifestazione dello “scatenamento della materia”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Verdun

Siamo in grado di esplicitare la coerenza della struttura storica nata da questa percezione intuitiva. Diremmo che, per le sue condizioni strategiche e tecnologiche, ma anche e soprattutto per la sua potenza psicologica e il suo monumentale aspetto simbolico, Grasset vede la battaglia di Verdun  come combattimento tra “la materia scatenata” (la potenza schiacciante del fuoco e l’acciaio dell’artiglieria) e la resistenza umana all’interno di un campo chiuso. 

Diceva infatti nel 1931 il letterato Paul Valéry:

«Mais Verdun, c’est bien plutôt une guerre toute entière, insérée dans la grande guerre, qu’une bataille au sens ordinaire du mot. Verdun fut autre chose encore. Verdun, ce fut aussi une manière de duel devant l’univers, une lutte singulière, et presque symbolique, en champ clos…»)

Quindi per la sua estrema singolarità che fa uscire questa battaglia dalla trama tattica e strategica della Grande Guerra, Verdun ne costituisce un riassunto violento, una sorta di archetipo simbolico e potente, sia della tesi dello “scatenamento della materia” sia come possibilmente sconfitto perché  “vittorioso alla Pirro”. In entrambi i casi lo “scatenamento della materia” fa parte della cosiddetta “metastoria”.  E’ paradossalmente grazie a Verdun, battaglia che da sola forma una guerra, che si può parlare della Prima Guerra Mondiale appunto come di una singolarità.

Vedere anche: https://civiltascomparse.wordpress.com/2019/02/02/the-wwi-enigma/

A partire da tutte queste intuizioni, Grasset ha potuto elaborare una nuova concezione della nostra storia recente (a partire dal Rinascimento). La storia convenzionale della “scienza storica” di carattere accademico e facente parte di un determinato Sistema diventa metastoria ; la continuità della nostra “civilizzazione” nel suo cammino verso la modernità (con annesso il Progresso) diviene una discontinuità brutale, metastorica, a partire dal 1776-1825.

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Le “tre rivoluzioni”

A partire dall’ “intuizione di Verdun”, abbiamo re-interpretato gli avvenimenti fondamentali già menzionati, per ricondurli in un solo avvenimento che esprime storicamente questo fenomeno metastorico dello “scatenamento della materia”.

Vediamo soprattutto queste “tre rivoluzioni” come il tutto che è qualcosa di più dei suoi componenti, e la differenza tra il tutto e i suoi componenti è una differenza di natura, più quantitativa che qualitativa. Si vedrà di prendere per acquisito che il risultato delle “tre rivoluzioni”, è un avvenimento differente in natura rispetto ai tre avvenimenti di cui è somma, un avvenimento che non è contenuto da nessuno dei tre e in nessun modo può essere ridotto a nessuno dei tre e neanche semplicemente all’addizione dei tre. E questo avvenimento è proprio lo “scatenamento della materia”.

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• La “rivoluzione americanista”

Diciamo proprio “rivoluzione americanista”, e non “rivoluzione americana”. Ciò che s’è creato nel 1776-1788, è il nucleo di una potenza, di una creatura vivente a dimensione continentale di cui il primo obiettivo, dal punto di vista metastorico, è quello di assicurare la perennità delle sue oligarchie (fondatrici) di proprietari privati, grazie a un sistema economico (capitalismo) protetto dalle esigenze del bene pubblico e volto al profitto.

Accanto a questo, si mettono in moto delle dinamiche straordinarie per contenere la sicurezza e lo sviluppo di questa nuova potenza. Due obiettivi che costituiscono – involontariamente in relazione all’uso che ne farà lo scatenamento della materia, la matrice dei sistemi di comunicazione (controllo della sicurezza) e della tecnologia (controllo dello sviluppo). Si tratta qui, dal punto di vista metastorico, dell’obiettivo strutturale della fondazione degli USA.

Privi infatti di una struttura storico-tradizionale, gli USA costituiscono il centro di una potenza destrutturante corrispondente alla dinamica dello scatenamento della materia. Gli USA iniziano a essere percepiti collettivamente dal loro flusso costante di comunicazione che producono, col tempo divengono produttori di narrative adeguate. La principale di queste narrative è l’American Dream, che dà origine a narrative secondarie come l’idea della felicità, l’idea della democrazia, e così di seguito.

L’obiettivo dell’ American dream è la costruzione della percezione collettiva, ovvero di una “realtà virtuale”. Questo sviluppo necessario di un potentissimo sistema di comunicazione sfocia, passando dalla interpretazione virtuale alla creazione virtuale, nel sistema della comunicazione che è uno dei due processi operativi del sistema Occidente.

Poi abbiamo il processo tecnologico, che gli USA sviluppano in parallelo. Ciò implica lo scartare tutta la dimensione storica tradizionale in favore della manifattura utilitaristica dello sviluppo economico, facendo tabula rasa installando il sistema usando tutta la materia possibile del mondo, in modo da porre nuove condizioni di sfruttamento.

La tecnologia è lo sviluppo della potenza meccanica sola, fuori da tutte le considerazioni per le esigenze della natura del mondo, avendo per obiettivo automatico la potenza assoluta della materia, da non poter raggiungere che nella sua negatività, nella sua capacità distruttiva (il massimo è l’arma nucleare).

L’essere così completamente integrata al sistema Occidente da parte della “Grande Repubblica” (gli USA) s’è così concretizzato da non poter far pensare ad altro che agli USA come parte integrante dello stesso sistema, come “figli del sistema” fuori dal controllo delle singole azioni umane. Il vedere infatti umani di buona volontà e in buona fede, continuare a fare elogi agli USA, (sia dentro che fuori dagli USA) non è che la testimonianza della perversione a cui le psicologie sono sottomesse, d’altronde rese estremamente fragili dalle condizioni che hanno portato allo “scatenamento della materia”.

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• La rivoluzione francese

Abbiamo simbolicamente definito la rivoluzione francese usando un’espressione impiegata il 21 agosto 1792 che caratterizzò la decisione di far rimanere in piedi l’artefatto più simbolico dell’avvenimento : «la ghigliottina permanente».  Farla rimanere in “place de la Révolution”, l’attuale piazza della Concordia, dove ebbe luogo il maggior numero di esecuzioni [1.119 persone in 11 mesi]  Ma prima e dopo altre piazze accolsero come un monumento questo strumento di morte simbolo della rivoluzione.

In effetti, nelle nostre proposte di definizione dello “scatenamento della materia”, la rivoluzione francese è qui per tranciare. Rompere il nodo gordiano che lega la stessa rivoluzione alla storia del mondo, – a tutto ciò che l’ha preceduta, a tutto ciò che fa memoria, dunque a tutto ciò che fa si che – metastoricamente – la storia sia storia.

Dal punto di vista della Materia, la rivoluzione ha il compito fondamentale d’imporre con la più estrema brutalità una tabula rasa alla Tradizione. In questo senso è complementare alla “rivoluzione americanista”: infatti distrugge le “verità di prima” per permettere alla “nuova verità” del “nuovo mondo” di spandersi con facilità. Il suo obiettivo principale è la psicologia di massa, e si può dire che assieme al collo, ciò che la ghigliottina trancia è appunto la psicologia collettiva.

Dal punto di vista della psicologia collettiva, la rivoluzione francese assassina la storia del mondo di prima, cioè la memoria e i legami con la Tradizione, tanto quanto «la ghigliottina permanente» trancia le teste, in particolare la testa di Luigi XVI. 

Si comprende allora quanto il ruolo della rivoluzione sia centrale nell’episodio dello “scatenamento della materia”, preparandone il terreno, rovesciandolo, facendone il caos di una terra storica annaffiata del sangue della memoria e della psicologia assassinata, seminandone poi su questo campo purificato i semi della “nuova civiltà”.

La rivoluzione è uno choc, un colpo terribile portato alla bussola della storia, per permetterne un completo rovesciamento ; portando al massimo grado l’ambiguità di quella “Grande Nazione” che è la Francia, capace del peggio e del meglio i quali tutti e due si affrontano dentro la sua anima.  Poiché la stessa Francia che ha fatto la rivoluzione resiste nel 1916 a Verdun a quello “scatenamento della materia” di cui è stata una delle origini.

• La “rivoluzione della scelta della termodinamica”

Impiegando l’espressione “rivoluzione della scelta della termodinamica”, non designiamo un avvenimento storico preciso ma una dinamica, una successione di scelte congiunturali, fatte essenzialmente in Inghilterra, che hanno portato alla rottura col “mondo di prima” dovuta alla rivoluzione industriale e manifatturiera basata sulla “scelta della termodinamica”.

In Inghilterra vengono prodotti progressi decisivi nel periodo di tempo influenzato direttamente dalle Rivoluzioni, – all’incirca tra il 1780 e il 1820, progressi nello sviluppo della tecnica e delle macchine. In questo periodo viene forgiata la matrice della tecnica industriale moderna; e si sceglie la termodinamica per produrre energia e sviluppare quelle macchine che saranno fondamento della nostra era tecnologica. A proposito della ‘scelta del fuoco’, Alain Gras mostra quanto questa scelta non sia stata ineluttabile, quanto sia stata dettata da causalità, nonostante conseguenze che hanno condotto effettivamente a una devastazione dell’ambiente a partire dal processo di combustione. Gras inoltre ci fa vedere che la scelta avrebbe potuto essere anche quella dell’idrodinamica come produttore principale di energia, in condizioni radicalmente differenti per la salvaguardia ambientale e per il modello di riferimento dello sviluppo del progresso tecnologico industriale.

Aggiungeremo che le concezioni economiche e finanziarie sviluppate in Inghilterra a partire dalla Rivoluzione (inglese), giungono fino a noi, fino alla nostra “globalizzazione”, nello spirito e nella dinamica destrutturante così simile a quella dell’altra Rivoluzione (francese).

A questo punto è necessario introdurre un’ipotesi di un’importanza fondamentale. […] Questa “scelta del fuoco” da parte dell’Inghilterra, che in fondo viene fatta senza la precisa intenzione di nuocere, diventa una scelta universalmente sconvolgente. Questa scelta apre la nuova era geologica dell’antropocene, proposta negli anni 90 del XX secolo come nuova tappa di evoluzione geologica.

Questa classificazione geologica è rivoluzionaria perché si stacca dalla geologia normale che fa riferimento all’evoluzione naturale, per prendere invece come quasi esclusivo referente l’attività umana; quella attività che, con l’utilizzo della combustione – a partire dalla “scelta del fuoco” – di diverse materie organiche fossili, per i suoi effetti sull’ambiente, l’equilibrio naturale, la composizione e le le variazioni dell’atmosfera e del clima, provoca mutamenti di tale portata da pensarla appunto come generatrice di una nuova era geologica.

Per noi la proposta di una nuova era geologica, l’ “antropocene” viene vista come singolarmente attraente proprio per il nostro proposito di una visione metastorica della storia. Una visione trascendentale, in rapporto con la “scelta del fuoco” che rivoluziona l’ambiente storico. Nel contesto generale della nostra ipotesi metastorica, il carattere potente dei fenomeni del mondo nel momento storico in cui le azioni umane pretendono di usurpare il corso della natura giustifica e rende credibile l’idea dell’era geologica chiamata antropocene.

L’incontro tra le tre Rivoluzioni ha il suo ruolo proprio nel debutto dell’antropocene. (Grasset vi vede un segno inatteso e quasi fulminante, come un potente lampo che illumina l’oscurità , il fatto che il qualificativo corrispondente ad “antropocene” sia “antropico”, omonimo di ’“entropico”, di cui si conosce il senso ; questo qualificativo sembra caratterizzare questa “era geologica” che vede l’intrusione dell’impostura su grande scala, per imporre effettivamente un disegno antropico-entropico.)

Integrazione delle “tre rivoluzioni”

Le “tre rivoluzioni” potrebbero, volendo, rappresentare gli attori dell’antico gioco della “morra cinese” (Sasso-carta-forbici), ma senza alcuna rivalità tra loro, al contrario con uno spirito di complementarietà.

La “rivoluzione americanista”, con la sua attivazione degli strumenti sofisticati per lo “scatenamento della materia”, è rappresentata dalla carta che circonda, soffoca, strangola, inganna e convince; la “rivoluzione francese” rappresenta le forbici che tranciano, procurando a forza lo choc col metallo che trancia portando la dinamica rivoluzionaria nel teatro del mondo; la “rivoluzione della scelta della termodinamica” infine è rappresentata dal sasso contundente, simbolo dei materiali fondamentali della scienza applicata e della tecnologia, l’universo nel cui grembo si gioca il dramma.

I tre elementi formano un tripode che sembra avere la formula per padroneggiare il nostro mondo moderno-contemporaneo così com’è diventato. C’è una gradazione perfetta tra lo scioccare il “mondo di prima”, il dopo-choc con l’accalappiamento del “mondo di prima”  e poi un nuovo ambiente di ferro e fuoco che il “mondo di prima” non può ormai far altro che accettare.

Questo conduce il “mondo di prima” ad accettare di punto in bianco l’insieme della narrativa prodotta dallo “scatenamento della materia”, senza poter più protestare e anzi trovandovi ogni sorta di virtù, che ora le vede come luminarie di una festa (i Lumi del XVIII secolo divenuti le lampadine del “partito dell’elettricità”).

Così la somma dei tre elementi che compongono lo “scatenamento della materia” finisce per essere ben più che la somma dei tre elementi. Lo “scatenamento della materia” è ben più di una somma, è qualcosa d’interamente nuovo che sembrerebbe non avere più nulla a che fare con ciò che lo ha preceduto, compresi i suoi componenti.

La stessa integrazione dei tre elementi che compongono il tutto, cioè lo “scatenamento della materia”, è già una rottura prima di essere scatenamento, una rottura di ciascuno di essi con ciò che li ha preceduti. Una volta che il gioco è fatto, l’America entra nel mondo della narrativa e non ha più niente a che vedere con se stessa, come se non fosse mai stata se stessa, e ciò è constatare l’evidenza ; una volta portata a nudo, la rivoluzione francese si cancella e sparisce, come Robespierre e i suoi amici, affettati dalla ghigliottina, e si può allora tentare di convincervi che dopotutto, il Terrore non era poi così terribile, secondo una narrativa che ha mantenuto tutta la sua dinamica; in quanto alla “scelta della termodinamica”, chi si ci interessa veramente, soprattutto nelle sue conseguenze di distruzione del pianeta, poiché si tratta ormai della “fata Elettricità”, generata dal “partito dell’Industria” per rischiarare il nostro avvenire radioso?

Così lo “scatenamento della materia” è, nonostante la sua potenza, i suoi ritmi, i suoi nitriti industriali, esso stesso, per la sua negatività evidente,  è un immenso “niente”, qualcosa di – fate bene attenzione – virtuale.

La dimensione metastorica

La rivoluzione francese, creata distruggendo la storia, dalle condizioni in cui questa stessa storia è stata sacrificata, dà alla luce la metastoria. Processo naturalmente del tutto involontario.

Dunque intervenendo con tutta la sua potenza e tutta la sua brutalità, lo “scatenamento della materia” crea le condizioni di un cambiamento decisivo. Mette in chiaro le cose e ci dice : “Ecco a voi dunque l’Ultima Battaglia che comincia.”Fino ad allora la metafisica poteva essere separata dalla storia, perché le condizioni storiche lo permettevano ; lo “scatenamento della materia” conduce a una nuova necessità, che è quella integrare la metafisica e la storia in un modo diretto e “operativo”. Lo “scatenamento della materia” conduce a questa nuova necessità di integrare la metafisica alla storia per salvare l’una e l’altra, poiché l’evoluzione descritta ha condotto alla distruzione della metafisica, che era parte costitutiva del “mondo di prima”, e che la storia senza metafisica non è niente. (Come scrive Crouzet a proposito di Stendhal: «…il pensiero dove il pensiero metafisico si reifica e si abolisce nel pensiero della tecnica che occupa e chiude tutto l’orizzonte.»)

Il tempo storico diventa necessariamente metastorico, alzando il confronto a livelli estremi; per lottare contro l’aggressione dello “scatenamento della materia”, il livello più alto concepibile si mette in gioco e la storia diventa una metafisica (o metastoria).

Vale a dire che non possiamo concepire il concetto di “scatenamento della materia” che da un punto di vista metafisico ; la Materia, creatrice del Sistema per rendere operative le sue azioni, si scopre agire in modo totalitario.

Abbiamo dunque datato metastoricamente il periodo 1776-1825 pensandolo come generatore di una “nuova civiltà occidentale” [occidente-centrica], o “contro-civiltà”. Lo “scatenamento della materia” è una sorta di golpe. Esso apre l’ultimo periodo del tempo storico divenuto metastorico. Stiamo regolando i conti.





Prima e dopo la (pseudo)scienza

25 10 2019
Un teorico dei numeri ha paura che tutta la matematica pubblicata sia sbagliata – “Penso che non sia impossibile che qualcuno dei nostri grandi castelli sia costruito sulla sabbia” e si propone di iniziare a demandare all’intelligenza artificiale di portare prove verificate.
Una volta ogni tanto appaiono delle notiziole che ci gettano addosso un guanto di sfida. All’inizio molte poche persone se ne rendono conto ma queste crepe piano piano si allargano incessantemente per generare alla fine degli tsunami che spazzano via tutto ciò che incontrano sul loro cammino.
 
Questa è una di quelle crepe. E se la nostra matematica fosse sbagliata? Bene, se la nostra matematica fosse sbagliata, ciò significherebbe che un sacco di altre cose lo sono, intendendo tutte le scienze basate sulla matematica. Ciò significa che un sacco di gente dovrà smettere di amare tutta quella scienza e dovrà cominciare a vedersela col mondo così come si presenta davanti ai loro volti. E non sarà divertente.
 
 
 
Significa anche che i sistemi di pensiero alla guida del mondo dall’Epoca Dei Lumi in avanti potrebbero aver bisogno di essere ricostruiti da zero.
 
Mi rendo conto sempre di più che il mondo– cioè il mondo come sistema di fabbricazione di leggi e processi– non ha nulla a che fare col mondo così com’è realmente. Nemmeno alla lontana. Non parlo del mondo dei media, delle istituzioni e della politica. Stanno tutti implodendo sotto i colpi della rovina dovuta a corruzione, calunnie e impotenza morale. 
Questa non è una fotografia, sul serio: non lo è.
E se la maggior parte della nostra scienza teorica– specialmente la nostra cosmologia– fosse basata semplicemente su elaborati trucchetti matematici provenienti dalle mani di abili prestidigitatori? 
Già sappiamo che la schiacciante maggioranza (70%) dei lavori sperimentali di questi giorni non possono essere replicati, fatto provato da diverse fonti mainstream. E quindi questo cosa significa? 
Significa che la schiacciante maggioranza della scienza fatta ai nostri giorni è una bufala e la schiacciante maggioranza degli scienziati sono frodatori.
Che dire poi di tutta quella (fanta)scienza da fumetto che stava recentemente dominando le notizie ma sembra ora improvvisamente  diminuita in questi ultimi due mesi? Cos’è cambiato? 
I legami tra Jeffrey Epstein e gli scenziati sono più estesi di quanto pensassimo — Degli scienziati hanno preso denaro di Epstein; dopo che hanno scoperto la sua messa in stato di arresto sotto l’accusa di prostituzione minorile, qualcuno ha detto che si sentiva dispiaciuto altri hanno preferito non commentare.

Bene, ciò che è cambiato è l’uomo che sappiamo [un matematico oltretuto] stava finanziando un bel po’ della nostra scienza – e quasi sicuramente controllava qualcuno dei nostri migliori scienziati attraverso ricatti di tipo sessuale – uomo il quale ai nostri occhi è cambiato così tanto perché prima arrestato e poi morto.

Forse dovremmo semplicemente cambiare il nome della scienza tradizionale in “Epsteinismo”, dopo che la sua influenza ne ha dettato il corso negli ultimi trent’anni. Sembra certamente essere la mente dietro gli sforzi per rendere lo scientismo una religione. Dubito che quegli sforzi gli sopravviveranno molto più a lungo.

Sono fermamente convinto che il transumanesimo così come l’abbiamo conosciuto è ora completamente nei guai a causa di tutto ciò, e i truffatori dietro di esso alla fine andranno alla deriva. Epstein era troppo vicino a quella roba perché se ne possa lavare la puzza. Buona fortuna gente, i vostri maneggi e i portafogli ripieni che tenete in tasca non vi potranno aiutare ancora per molto!

Anche il darwinismo sta subendo un crescente attacco, ma non da parte di creazionisti o teorici dell’intelligenza artificiale forte. Sta venendo attaccato da matematici, i quali sostengono che l’ignoranza di Darwin nei confronti della genetica di oggi rende statisticamente impossibili le sue teorie. Non improbabili, beninteso, ma IMPOSSIBILI.

Beh, almeno sappiamo che la fisica si salva, no? La fisica è perfetta… Bene, è comunque basata interamente sulla matematica in fin dei conti. E quindi se anche tutta la loro matematica fosse sbagliata?

Perciò, da dove deriva la fisica? Apparentemente la teoria delle stringhe viene rubricata come pseudo-scienza. E il resto della fisica teorica? In questi giorni non vi capita spesso di imbattervi nell’aggettivo “quantico”, vero? Chi sta controllando la loro matematica?

E se l’astronomia e l’astrofisica fossero completamente sbagliate perché costruite su calcoli falsi che tutti abbiamo accettato di rispettare? Il fatto è che nessuna di queste immagini spaziali luccicanti che vediamo sono fotografie reali, sono tutte ricostruzioni e interpretazioni digitali. E se tutte quelle infinite galassie che il telescopio Hubble in orbita sta presumibilmente vedendo fossero solo chiazze casuali di cacca spaziale acchiappate dalle sue lenti?

E se fosse questa l’apocalisse, alla fine? Che tutto ciò che pensavamo di sapere ci viene spazzato via e tutto quanto deve essere ripensato da zero?

Certo, abbiamo l’ingegneria, che sappiamo funziona attraverso la pratica, e abbiamo comunque scienze pratiche empiricamente provate attraverso esperimenti.  Ma per quanto riguarda il resto?

Bene, forse i nostri veri problemi sono l’epistemologia e l’ontologia stesse.

Voglio dire, prendete la faccenda della terra piatta: il mondo è piatto o è un globo?

Bene, se non fosse nessuno dei due?

E se la domanda fosse totalmente irrilevante e non avesse alcuna base sulla nostra realtà quotidiana? E se la nostra realtà non fosse né ciò che viene modellato dal materialismo riduzionista  né una simulazione?
E se il pianeta Terra e l’Universo intero fossero qualcosa che non possiamo nemmeno sul serio modellare e simulare?

Ma c’è anche un punto in cui vi liberate dalla necessità di identificare, etichettare e classificare tutto ciò che incontrate facendo sì che il mondo reale, non il mondo dei dati,  vi si apra in realtà come un fiore.

Quando ponete fine alla necessità di definire– cioè per segnare i limiti— o decidere– cioè per scartare, negare— allora iniziate a vedere il mondo così com’è e non i limiti che tutti ci imponiamo attraverso la finta matematica e gli stupidi giochi di parole.

https://secretsun.blogspot.com/2019/10/before-and-after-pseudoscience.html





Il paradosso della razionalità

27 01 2019

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Nella mia mente sono scisso … la razionalità mi spaventa e mi aliena, ho la tendenza a pensare in modo così razionale che sento che la vita non ha più nessun senso di esistere e che è una assoluta tragedia … ma da altra parte percepisco anche questa super razionalità come illusoria e generata da una cultura psicotica e paradossale … quando vivi in un mondo paradossale e ancora oscuro e nebuloso in moltissime sue caratteristiche … trovo che pensare che la nostra epoca abbia risposto a tutte le domande sia uno sbaglio grossolano. Da altra parte però spesso temo che sia vero e che davvero non si possa uscire dalla concezione di “ universo orologio “ anche se io difficilmente aggiungerei a questo concetto anche una assenza di Dio, per vari motivi. È una mia debolezza … paradossalmente mi sento più irrazionale quando formulo pensieri e teorie super razionali. Cerco di immedesimarmi in questi super scienziatoni che affermano che l’ Uomo non è realmente cosciente di se’, e per la miseria mi chiedo perché non li rinchiudono tutti in un manicomio, perché come si fa ad affermare una cosa simile e vivere in modo normale? Come mai non li vediamo uscire fuori di testa e fare qualche follia? Purtroppo io ho questa capacità di immedesimazione, riesco a sentirmi proprio come loro e a formulare pensieri affini ai loro pur trovandoli bizzarri e privi di senso, privi di connessione con la realtà del vissuto. 

Ormai spesso mi trovo a pensare al concetto di libero arbitrio, e come sapete le mie scoperte sui cicli storici mi spingono a pensare che il libero arbitrio non esiste o che almeno in gran parte, a livello collettivo non esiste.

Poi leggo che il modo di vedere il mondo come un “ orologio prevedibile “ della razionalità illuminista anti – Dio e anti libertà, è stato superato da cose come la “ teoria del caos “ la teoria della complessità e la fisica quantistica …
Ma allo stesso tempo leggo anche come la fisica quantistica sia una illusione o un fraintendimento, come gli universi paralleli che quasi sicuramente non esistono, perché intangibili.
Qualcuno che ne sa di più potrebbe spiegarmi se sono cose attendibili oppure superate?
Cosa ne pensate sul libero arbitrio? È ancora razionale parlare di libero arbitrio? E l’ universo orologio prevedibile è razionale e realistico?

Comunque, quando penso ad un mondo in assenza di libero arbitrio, la razionalità comincia a perdere di valore e di senso, almeno dal mio punto di vista, e non capisco perché dovrebbe anche coincidere con l’ assenza di un Dio, e non capisco perché i super razionali sono così sicuri che non ci sia Dio …
Okay, i geni, il DNA, ma queste cose non sono spontanee, non si mettono assieme in modo spontaneo …

Io penso che se non c’e Un libero arbitrio, allora siamo come personaggi di un libro, i personaggi di un libro hanno un Dio, il loro autore, lo scrittore de libro, oppure anche ai personaggi dei videogiochi, anche loro hanno un copione e sono prevedibili, ma sono stati creati e hanno un Dio, e persino degli spettatori esterni alla loro realtà, e completamente intangibili.

Però allo stesso tempo allora in assenza di libero arbitrio saremmo praticamente oggetti in balia di qualcosa, qualsiasi cosa essa sia. Ed è abbastanza terrificante.

Quindi insomma, poi leggo che la concezione dell’ universo orologio è – rassicurante – e il determinismo è – rassicurante – ma io non so dove trovino tutta questa sicurezza e accettazione … io vivrei meglio in un mondo imprevedibile e caotico.

D’ altra parte la nostra vita è un paradosso perché noi percepiamo la nostra vita sempre come l’ unica, sempre imprevedibile, non sappiamo mai cosa accadrà fra 2 minuti ma magari possiamo prevedere un evento attraverso un ciclo storico.
Anche questa cosa, poi, dei cicli storici, okay, è arbitrario come concetto, ma perché, perché accidenti funziona? Se fosse falso non funzionerebbe, e non sarebbe possibile trovarne nemmeno uno, nemmeno sforzandosi. E invece ne troviamo, e più di uno.

Insomma, come facciamo a razionalizzare l’ assenza di libero arbitrio in un mondo che ci fa sentire esattamente come se prendessimo noi ogni decisione?

Che valore ha la razionalità dal punto di vista di un super razionale? Come affronta la sua vita un super razionale?

Anche questa cosa della diffusione dell’ ateismo, a me sinceramente spaventa, io ho questa debolezza, quando penso ad un ateo convinto faccio subito la connessione ai serial killer, perché dal mio punto di vista ogni serial killer, ogni persona capace di uccidere è necessariamente atea, anche se spesso non è così, io percepisco così.

Quindi magari la religione è irrazionale, è da sradicare, chissà, ma io avrei più paura a vivere in un mondo privo di religione, perché tale mondo spegnerebbe il valore di ogni vita. Perché allora vuol dire che il bene e il male non hanno senso, e “ tutto è lecito “.
Quindi se la natura di una persona è maligna, allora è lecito soddisfare le sue esigenze assassine …
Una volta sono capitato su una intervista al padre di un cannibale …tale padre aveva inculcato al figlio l’ ateismo spinto e l’ evoluzionismo … e si è ritrovato un figlio cannibale, convinto che la vita non avesse valore, e che le sue esigenze fossero lecite perché lo dice la natura.

Capite, viviamo in un mondo paradossale, e la razionalità non aiuta a capirlo.

perche’ gli Atei si riproducono? Non è una situazione assolutamente egoista portare al mondo una persona che poi necessariamente dovrà morire, che senso ha fare un figlio in un mondo ateo, che è un mondo dove la nascita equivale alla morte? Sinceramente quando penso in modo ateo, che attenzione, la mia è tutta immedesimazione siccome non ci riesco proprio ad essere ateo, trovo assurdo voler fare figli, e portarli in questa trappola mortale.

Ultimamente, quando gioco a certi videogiochi, sento anche un po’ di alienazione, anche perché ormai ci inseriscono pure la religione, e la religione in un videogioco sinceramente mi disturba, perché quando guardi dei personaggi pregare senti immediatamente come la religione in se’ possa non avere alcun significato …io penso dovremmo evitare di inserire la religione nei videogiochi, proprio come si evita di inserirla in certi fumetti …

Eppure la religione è necessaria in un certo senso, e trovo sbagliato etichettarla come malattia mentale, perché a tutti gli effetti è una caratteristica innata dell’ uomo e una esigenza naturale, e poi a tutti gli effetti “ siamo programmati per credere “ e ho letto un articolo dove la percezione della presenza di Dio è equiparata alla sensazione del gusto …
Come puoi negare che la sensazione del gusto esiste?
Allo stesso modo come puoi negare quella sensazione della presenza di Dio o chi per lui?
Puoi negare il gusto? Se trovi che una torta è gustosa, è irrazionale pensare così?

Comunque capisco perché i super razionalisti hanno un problema con l’ ipotesi di Dio. Dal loro punto di vista un Dio potrebbe essere, o qualcuno che non interviene e che non aiuta e che ci scarica con la morte e tanti saluti, oppure qualcuno che ci manovra e possiede completamente, oppure come dicono i credenti nella teoria della simulazione …
Che viviamo in un ambiente dal quale non possiamo uscire e che viviamo in una realtà molto simile ad un videogioco …
Qui ci sono due varianti, chi crede che siamo come in Ready Player One, che quindi siamo avatars in una realtà virtuale e che il nostro vero corpo e la nostra vera coscienza sia altrove …e che possiamo accedervi eventualmente dopo la morte.
E chi invece crede che siamo proprio personaggi, e che magari viviamo la nostra vita continuamente, in modalità e scelte diverse, in un continuo ritorno …e che siamo virtuali al cento per cento.

Comunque, io sinceramente mi chiedo come fanno quei super scienziati che affermano che l’ uomo non è realmente cosciente e che la coscienza di se’ sia una illusione, come fanno a vivere la loro vita normalmente. Io trovo che questi pensieri siano da malati mentali.

Ma da altra parte, chi davvero è malato, e chi davvero è razionale? Un po’ come i transgender …se hanno ragione loro non sono malati, se si sentono diversi non sono necessariamente psicotici, siamo noi che siamo stupidi e superstiziosi e invece loro sono più razionali di noi …

E quindi chi è una persona razionale e chi invece non lo è? È davvero così semplice dire che un religioso e’ irrazionale e un ateo è sano? E se fosse il contrario?
E se fosse questa idea di super razionalità ad avere i caratteri di una malattia mentale?

Io vi posso dire, a me preoccupano assai di più i super razionali piuttosto che i religiosi, mi sembra che i primi abbiano maggiore potenzialità di passare oltre ogni moralità …

Sono ancora convinto che ogni ateo sia anche necessariamente potenzialmente pericoloso per via della sua filosofia di vita fatalista e potenzialmente permissiva di tutti i mali …
Scusate se è offensivo, ma io la penso così …





Il terremoto di Lisbona dimenticato e la genesi del tempo storico

11 05 2015

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Il terremoto di Lisbona del 27 gennaio 1533, antesignano del ben più celebre terremoto di Lisbona del 1°novembre 1755. Nonostante il terremoto del XVI secolo fosse stato praticamente dimenticato fino al XX secolo, fu distruttivo poco meno di quello del XVIII secolo: quello del 1755 raggiunse l’ottavo grado della scala Mercalli e 60.000 vittime, quello del 1531 raggiunse il sesto-settimo grado della scala di Mercalli e 30.000 vittime. Entrambi furono accompagnati da uno tsunami.

Il terremoto di Lisbona del 1531 fu praticamente un ricorso retrospettivo moolto meno famoso (fino al XX secolo venne quasi dimenticato prima di ritrovare un documento scritto da un testimone oculare del disastro) del terremoto di Lisbona del 1°novembre 1755, che, invece, fu assai più storico e celebre, ed ebbe anche conseguenze a livello politico e nel dibattito filosofico dell’epoca. In qualche modo, quindi, scosse la coscienza collettiva dei tempi, fornendo una spinta in più all’elaborazione delle idee antireligiose che poi diverranno tipiche dell’illuminismo settecentesco, a differenza del terremoto di Lisbona del XVI secolo, il quale per me ha il fascino degli eventi già accaduti precedentemente ma che, quando si ripetono a una maggiore magnitudine (proprio come un terremoto), scuotono maggiormente la coscienza collettiva (infatti gli eventi che colpiscono maggiormente e progressivamente la coscienza collettiva GENERANO il tempo storico) rispetto all’evento precedente, il quale, invece, non aveva trovato le condizioni giuste per incidere sull’andamento progressivo del tempo storico.

Penso per esempio all’attentato terroristico del 1993 alle Twin Towers e anche all’eruzione pliniana del Vesuvio detta “delle pomici di Avellino”, del secondo millennio a.C.: un ricorso retrospettivo (anticipazione) molto meno celebre dell’eruzione pliniana (dal letterato Plinio il vecchio, che ne fu testimone oculare) del Vesuvio nel 79 a.C., la quale scosse molto di più la coscienza collettiva, come ben sappiamo.