Faccio un po’ il punto della situazione su Civiltà Scomparse

10 11 2018

Ok, dopo che è un bel po’ di tempo che non mettevo più qualche aggiornamento mio su Civiltà Scomparse, ora sento che è proprio venuto il momento di farlo.

Un po’ invidio il mio collega di blog Teoscrive che riesce spesso e volentieri a scrivere articoli anche molto vasti e articolati, ricchi di calcoli e riferimenti. Ormai sono cinque anni che mi conosco con lui, solamente attraverso internet perché finora non abbiamo mai avuto modo di incontrarci dal vivo. Tutto è cominciato quando Teoscrive mise qualche commento a un piccolo post ciclologico sulla situazione egiziana che misi in linea nel luglio 2013, non mi ricordo bene come successe ma lo invitai a scrivere anche lui sul blog e da lì in poi è nata la nostra collaborazione.

Sarebbe potuto succedere anche con altri, non solo con Teoscrive, tendenzialmente il sottoscritto aprirebbe il suo blog alle collaborazioni ma capisco bene che i più tanti vogliono rimanere nel loro orticello, non posso biasimarli. C’è anche da dire, però, che l’affiatamento con Teoscrive si è intensificato nel tempo, anche per via di molte chattate su Facebook da noi fatte, spesso iniziate da lui e da cui talvolta sono nati anche articoli di Civiltà Scomparse. Oltre i contatti Facebook, c’è un terzo elemento di una sorta di “triumvirato” (raggruppamento di individualità molto archetipico!), che è Mediter-Fabon Burton, e lui ha un blog tutto suo, lo conosco ancora da prima di Teoscrive, dal 2010, e so che porta avanti dei suoi percorsi molto studiati e personali, penso di aver capito col tempo che le possibili collaborazioni-contaminazioni rischiano di distrarlo dalla sua linea di studio molto netta e direzionata da lui portata avanti da anni e che solo talvolta rende pubblica e manifesta attraverso il suo blog. Insomma, mi sarebbe piaciuto che uno come Mediter collaborasse a questo blog più o meno come fa Teoscrive ma col tempo ho capito che ciò non è possibile, poichè è proprio il suo determinato stile, come ho detto, a non renderlo possibile. Ad ogni modo il suo blog Mondo Simbolico (nome anche di una categoria di Civiltà Scomparse) è perennemente ben segnalato tra i link a lato, anche perché è rimasto uno dei pochi spazi web a essere più in sintonia con ciò che si dice qui dentro, visto che spazi web che esistevano in passato, come “Memoriale – ritorno alla realtà” di Claudio Monetti e “The Synopticon” di Naaray-Garbuglia, non esistono più da tempo. Sono i siti web che mi permisero di “riaggomitolare” certe sensazioni che provavo, come ho detto, si può dire, dai tempi dell’infanzia e che fino ad allora non ero mai riuscito ad esplicitare in un modo comprensibili. Quei due siti web mi avevano aiutato a cominciare a capire e da un po’ di tempo che voglio ricordare qui su questo blog “Memoriale – ritorno alla realtà” di Claudio Monetti poiché, all’incirca più o meno una dozzina di anni fa, era stato tra i primissimi a ispirarmi i modi di pensare che poi si sarebbero concretizzati in Civiltà Scomparse.

frattali computazionali

Se Claudio Monetti (alias Giovanni Monni) fosse ancora in giro e si imbattesse in Civiltà Scomparse mi viene da pensare che potrebbe anche avere voglia di dire la sua, anche perché penso che molto pochi (anche e soprattutto tra gli alternativi italiani), finora, capiscano sul serio dove voglia andare a parare questo blog: come, spero, ormai molti avranno capito non é un contenitore di notizie contro-informative o complottistiche anche se qualche anno fa lo poteva sembrare, ma vuole essere un blog, diciamo, il più possibile sobrio, su modi alternativi di considerare il mondo in cui troviamo immersi, quello della civiltà occidentale. A differenza degli scienziati e degli storici “normies”, normali, noi NON DIAMO PER SCONTATO IL MONDO DA CUI PRENDONO LE MOSSE LA SCIENZA E LA STORIA (cosa che tendono a fare gli scienziati e gli storici normali) ma noi invece prendiamo le mosse da una visione delle cose che reputa scienza e storia due realtà tutt’altro che oggettive di per sé e incontrovertibili ma, anzi, parecchio costruite e artificiali, quasi delle SIMULAZIONI.

Fin dai lontanissimi tempi dell’infanzia ho avuto sempre modo di rendermi conto di cose di cui gli altri non si rendevano conto, riguardanti proprio i MUTAMENTI, le coincidenze e le analogie inaspettate. Le nevrosi sono certo un fardello ma possono anche essere una specie di dono perché ti fanno vedere il mondo a volte come se assumessi quasi delle sostanze psicotrope alla dimetiltriptamina che ti distanziano dalla realtà normalmente condivisa, e quindi è come se guidassi fuoristrada e dunque noti coincidenze e mutamenti che sfuggono perennemente ai “normali”, ai “logici e razionali” coi piedi sempre ben piantati per terra e che si destreggiano bene nella società. Però possiamo dire che sono questi “normali” a essere invece perennemente distratti di fronte a mondi percettivi che a loro sfuggono completamente ma che, nondimeno, hanno diritto di esistenza anche se non si trovano a loro agio nella società occidentale della scienza, della logica, della razionalità, delle regole, della tecnologia, delle leggi tra cui quella causa-effetto ecc ecc…

civiltà scomparse

Inoltre, spesso e volentieri, gli scientifici logici e razionali fraintendono completamente certi argomenti, tendendo a vederli in modo caricaturale. Prendiamo l’ASTROLOGIA: non è vero che è basata sugli “astri, stelle, pianeti e costellazioni, i quali influenzano le vite degli esseri umani” (è una sciocchezza) ma l’astrologia è invece basata sulla QUALITA’ DI UN DETERMINATO SPAZIOTEMPO e questa ben determinata qualità di un determinato punto dello spaziotempo diverso da tutti i determinati punti localizzati prima e localizzati dopo, è come MARCATA da determinate posizioni degli astri (vale a dire gli elementi della realtà più visibili da tutti quanti)…anche se qui la situazione é un po’ come quelli che si trovano seduti su un treno fermo e a un certo punto sembra che il treno si muova ma a muoversi é invece il treno a fianco visto dal finestrino: il punto centrale dell’astrologia sono i movimenti tropici (TROPOLOGIA, studio delle stagioni e dell’anno) di Terra, Sole e Luna: i movimenti delle costellazioni e degli altri pianeti hanno senso solo in rapporto ai movimenti tropici di Terra, Sole e Luna; la fondamentale inclinazione dell’eclittica per esempio, quella che produce le stagioni e quindi l’anno e quindi di conseguenza produce anche le religioni come quella cristiana e cattolica…ma qui andiamo troppo lontani: la cosa fondamentale è la qualità dello spaziotempo, che é sempre diversa, non é un sacco vuoto e amorfo che si può riempire come si vuole e quindi il passato e il futuro possono essere in ogni modo riempiti, in questo blog vogliamo sempre mostrare che non è così.

Dal concetto di qualità dello spaziotempo sempre diversa ha origine non solo l’astrologia ma anche le sincronicità e la ciclologia. E il concetto di qualità dello spaziotempo è affine a quello di PSICHE ovvero, in estrema sintesi, un modo di vedere ciò che chiamiamo “materia” che non la vede come qualcosa di morto, amorfo e privo d’intelligenza ma, anzi, equiparabile alla stessa psiche la quale, a sua volta, non è una banale produzione del cervello dentro le nostre teste ma, si può dire, l’altra faccia di ciò che chiamiamo “materia”. Quindi i movimenti della psiche sono i movimenti dello spaziotempo e delle sue localizzazioni, in un certo senso misurabili con un certo modo scientifico di intendere l’astrologia, lo studio delle sincronicità e la ciclologia dello spaziotempo storico in una specie di “campo unificato di ricerca”.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2015/04/02/vi-sono-veramente-due-mondi/

La stessa cosa attingibile dai nostri sensi, se vista come “materia” ci saranno certe conseguenze e se vista come “psiche” (o “coscienza” o “anima del mondo”) ci saranno altre conseguenze, per adesso ancora considerate come FAVOLE da scienziati e storici ma prossimamente le cose potrebbero anche cambiare, magari in seguito a qualche megaevento di portata planetaria.

Storia come menzogna universale e sincronicità come dire la verità e atto rivoluzionario

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Il punto é anche che, come é stato illustrato da Teoscrive qualche giorno fa, il concetto di realtà come simulazione poteva apparire come una cosa tanto fiabesca e fantascientifica, alla “Matrix”, alla “Tredicesimo piano”, alla “Truman show” ma siamo giunti a poter ben dire che è qualcosa di terribilmente concreto e reale, il classico elefante nel salotto che nessuno vede, é infatti la stessa STORIA (in particolare la nostra occidentale) a essere una simulazione artificiale, una realtà virtuale in cui siamo tutti immersi, e che ha ben poco di naturale (diciamo nulla) pur pervadendo tutta la nostra vita dalla nascita alla morte. Quindi il rendersi conto delle sincronicità potrebbe essere un punto di fuga da questa simulazione artificiale in cui siamo tutti immersi, le sincronicità potrebbero essere viste come lampi di verità dentro questo videogame collettivo, dentro questo grande teatro. Pensando a quella celebre frase di George Orwell, Nel tempo della menzogna universale dire la verità è un atto rivoluzionario, la “menzogna universale” sarebbe la stessa Storia e i lampi di verità sarebbero le sincronicità e le coincidenze e il notarle e mostrarle sarebbe un “atto rivoluzionario”.

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Mie impressioni sulla leggenda della morte di Paul McCartney nel 1966

27 03 2018

Il qui presente testo è un post sviluppato finalmente dopo sei anni. Proprio ora, evidentemente, era venuto il momento di ampliarlo e postarlo.

https://civiltascomparse.wordpress.com/2012/06/19/il-compleanno-di-paul-mccartney-oggi/

Era il 1992. Leggevo un fumetto fantascientifico. Su due numeri di questo fumetto, prima dell’inizio dell’episodio, vi fu una specie di articolo o editoriale in due puntate dedicato a una questione di cui prima di allora in vita mia non avevo mai sentito parlare, anche perché, tra l’altro, allora in Italia era conosciuta da pochissimi. Si trattava di una faccenda inerente il gruppo musicale The Beatles in generale e uno dei componenti del gruppo in particolare: Paul McCartney.
Secondo questo articoletto, Paul McCartney morì nel novembre 1966 in seguito a un misterioso incidente d’auto e fu rimpiazzato da un sosia, coi connotati facciali modificati chirurgicamente, il quale da allora in poi è sempre stato fatto spacciare a milioni di fan che fosse Paul McCartney quando ciò, a dar retta a questa storia, non corrispondeva a verità.
Gli indizi che mostrerebbero come Paul McCartney si schiantò con la sua macchina, morì e fu sostituito da un sosia all’insaputa del mondo, si troverebbero in tutti gli album successivi al 1966: per esempio un mucchio di dettagli presenti sulle copertine, sulle retro-copertine e negli interni degli album i quali mostrerebbero Paul McCartney in modo volutamente diverso dagli altri componenti della band (per esempio sulla famosissima copertina di “Abbey road” è il solo a piedi nudi), sottolineando appunto il fatto che Paul fosse l’unico morto tra di loro, e non soltanto dettagli sulle foto e illustrazioni negli album ma anche particolari anomali in diversi video e interviste, messaggi ascoltati facendo girare al contrario i dischi (come il famoso “Turn me on dead man” in un brano del “White album”) e strane allusioni negli stessi testi delle canzoni.

Ricordo il piccolo “shock” che mi prese leggendo queste cose. Fu uno shock per modo di dire, naturalmente ma, insomma, una cosa simile riguardante i The Beatles (forse il gruppo musicale più famoso della Storia) e uno dei suoi componenti di punta, mi aveva lasciato con una sensazione di sorpresa e mi aveva affascinato.

Negli anni successivi, ogni tanto mi succedeva di leggere testi riguardanti la morte di McCartney e la sua sostituzione o di vedere filmati che accennavano a questa storia, la quale divenne nota come “leggenda nera della morte di Paul McCartney”, infatti così l’ho sempre considerata, una leggenda appunto. Era qualcosa di molto affascinante, che sorprendeva, ma non ci poteva essere nulla di vero dietro, no?

Fino a che non sono arrivato all’estate dell’anno 2012.
Scoprì che il 15 luglio 2009, l’edizione del mensile “Wired Italia” presentò due professionisti: Gabriella Carlesi (medico legale specializzato in craniometria e odontologia forense) e Francesco Gavazzeni (esperto informatico di ricostruzioni facciali al computer) i quali mostrarono il risultato delle loro ricerche: analizzando accuratamente le immagini dei volti di Paul McCartney di prima del 1966 confrontandole con quelle del Paul McCartney dal 1967 in avanti sono giunti alla conclusione che i due volti non corrispondono, tra essi vi sono sensibili differenze, come se appunto appartenessero a due persone diverse, e si tratta di particolari delle strutture craniche di base riguardanti ossa e cartilagini, quindi non modificabili dalla chirurgia plastica.

Successivamente scoprii nella rete anglofona veramente un mucchio di siti e forum dedicati all’argomento, con un sacco, davvero un sacco di foto (anche immagini ormai  dimenticate) che confrontavano in modo preciso e certosino – con un’attenzione direi chirurgica – le foto del McCartney prima del 1966 con quelle dal 1967 in poi, usando tantissimi confronti, animazioni gif sofisticate, raffronti craniometrici al millimetro, cattura di dettagli mai visti che apparivano o non apparivano solo prima o solo dopo le immagini del Paul del 1966.

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Sarà suggestione, ma dopo un po’ cominciavo in effetti a vedere che il volto del McCartney di prima del novembre ’66 non era lo stesso del McCartney di dopo il novembre ’66. Era una sensazione stranissima e scombussolante quella di assistere a una storia sempre da me creduta una leggenda urbana – una fola, un qualcosa di totalmente inventato, un parto della fantasia di qualche fan un po’ eccentrico – mutarsi in una possibile realtà, suffragata da prove scientifiche addirittura.
I due esperti italiani Carlesi e Gavazzeni avevano cominciato la loro ricerca con l’obiettivo di smontare ogni possibile idea che la leggenda della morte di Paul McCartney avesse dietro qualcosa di vero, dimostrando che quindi si trattava di una bufala come del resto si è sempre creduto, e si erano invece trovati a individuare dettagli i quali sembravano suffragare l’ipotesi che  vi fossero due McCartney, uno vivo e uno…boh.

Addirittura ricordo di aver visto da qualche parte che spuntò persino un altro italiano il quale nel garage possiede l’autovettura su cui McCartney fece l’incidente e che fu in seguito riparata. L’ha fatta analizzare e sono stati trovati al suo interno diversi particolari strani, che potrebbero alludere alla veridicità della leggenda urbana.
Naturalmente, in seguito a tutto ciò, sono spuntati i debunker, coloro che volevano ridimensionare la pretesa che la morte del beatle nel ’66 fosse successa davvero e non fosse solo una fantasia collettiva, portando prove che le cose continuavano a essere come si è sempre pensato che fossero, parliamo dei cosiddetti “difensori della versione ufficiale”, i difensori della “versione comunemente accettata”. In questo caso, i complottisti vengono chiamati i “P.I.D” (“Paul Is Dead”) mentre i debunkers sono i “P.I.A.” (“Paul Is Alive.”)
Ricordo di aver visto un video dei P.I.A. (i quali sono coloro che per esempio invalidano la ricerca dei ricercatori forensi Carlesi e Gavazzeni dicendo che l’analisi su vecchie foto non funziona, è fuorviante) in cui veniva mostrato come un bel po’ di immagini del McCartney post 1966 fossero sovrapponibili al McCartney pre 1966, quindi OK, la storia della morte e sostituzione del beatle continua a essere solo una storia che credono vera solo bambini, creduloni, complottisti e fans eccentrici.
Però ho anche visto dei P.I.D rispondere a ciò mostrando come un mucchio di foto e forse anche video post 1966 fossero stati successivamente “tampered” cioè modificati per far somigliare il McCartney pre 1966 a quello post 1966 (soprannominato “Faul” dai P.I.D., cioè “Falso Paul”.) Tra l’altro, i P.I.D., per rimarcare la differenza tra il Faul vivo e il Paul morto, chiamano quest’ultimo col suo nome completo: James Paul McCartney.

In effetti la memoria collettiva è debole e influenzabile, molte foto davvero originali anteriori al ’66 sono andate al macero, i poster sulle pareti delle camere sono stati presto sostituiti, buttati o comunque dimenticati perché intanto si era smesso di essere fans adolescenti e si era divenuti adulti; i filmati in pellicola sono stati rimpiazzati dai Betamax, Video2000 e VHS prima e dai DVD poi e, se ci fosse davvero una grande cospirazione dietro, non ci si mette nulla a modificare praticamente tutte le immagini prodotte dalla seconda metà degli anni sessanta in avanti che riproducono foto e video di prima del ’66. Col tempo, dunque, le fattezze dei due McCartney si sarebbero mescolate e saremmo stati abituati a vedere le immagini del primo McCartney influenzati dalle immagini del secondo McCartney. E anche le stesse voci, in post-produzione, possono essere rese praticamente identiche attraverso una opportuna iper-tecnologia musicale sicuramente a disposizione degli attori della vicenda (questo se qualche P.I.D. volesse rispondere ai P.I.A. che domandano come sia possibile che il cantante di “Michelle”/”Yesterday” e di “Hey Jude”/”Let it be” siano in realtà due cantanti diversi.)

La craniometra forense Gabriella Carlesi.

Lo so che è impossibile modificare tutte le foto e i filmati anteriori al ’66 ma in quanti hanno mai provato, soprattutto nell’era pre-internet e pre internet 2.0, a mettersi lì a confrontare con attenzione le immagini di Paul di prima del ’66 con quelle di dopo il ’66? Pensando, oltretutto, alla confusione tra immagini modificate e non modificate e all’abitudine, ormai ultra-decennale, di vedere le fattezze del primo Paul attraverso quelle del secondo.
Non voglio dire di stare in tutto e per tutto dalla parte dei P.I.D. contro i P.I.A., voglio conservare un po’ di imparzialità, però è difficile scordare quella mia ricerca durata ore sui forum anglofoni nell’estate 2012, tra una nuotata e l’altra. Non penso di essere stato vittima di qualche colpo di sole se dico che quel viso corto, largo e guanciottoso, quel taglio degli occhi e il naso breve visibili nelle immagini presunte non modificate, collimavano davvero ben poco con quel viso oblungo dalle sopracciglia molto arcuate, il naso lievemente a uncino e altri particolari dell’altra faccia.
La mente mi diceva “dai, è solo una leggenda urbana, com’è possibile” ma gli occhi, sarà stata sicuramente un’illusione, ma gli occhi volevano  proprio mostrarmi i connotati di due volti diversi.
Non penso che i P.I.D. abbiano modificato loro stessi le foto di McCartney prima del 1966 per farle non somiglianti a quelle del McCartney successivo: pretendere ciò sarebbe una specie di assurdo complottismo da parte dei P.I.A., da parte cioè dei debunkers della questione.
Inoltre, se la teoria (anzi, la leggenda!) della morte di McCartney fosse sul serio realtà (o anche se non lo fosse), l’anno in cui essa è o sarebbe avvenuta, il 1966, segna l’inizio di ciò che Mediter di Il mondo simbolico ha chiamato “l’anno 0”, “l’anno dell’inizio della nera notte dell’anima nella pop culture” nella sua serie di articoli del 2013 dedicati allo sconcertante fermento esoterico-musicale di quegli anni dal ’66 in poi.

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte_29.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/06/charles-manson-e-la-notte-oscura.html

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/06/charles-manson-e-lera-della-notte.html

Guarda un po’ che strano, i The Beatles, l’anno dopo, il 1967, fanno uscire un album “Sgt Pepper and the lonely hearts club band” come se avessero alluso al fatto che al gruppo fosse successo qualcosa di dirompente e avesse cambiato addirittura nome, “Lonely hearts club band”. Oltre all’esoterista-“satanista” Aleister Crowley, sulla copertina abbiamo tantissimi altri personaggi anche se è naturalmente Crowley colui che attira di più l’attenzione di chi guarda, visto che se chi guarda sa anche solo vagamente chi è stato Crowley, si domanda cosa diavolo ci faccia in mezzo a un gruppo musicale pop che fino all’anno prima faceva canzoni per ragazzine.


Sulla copertina si respira proprio un’aria come di “svoltare pagina”, di cambiamento quasi violento, sia di stile, sia di musica, sia di argomenti delle canzoni, sia di struttura dell’album (un album cosiddetto “concept”, cioè con i brani legati da un unico filo conduttore, cosa mai fatta prima dai The Beatles), si vedono i vari componenti del gruppo con delle espressioni stranamente fisse o inebetite, come se fossero reduci da qualcosa che li ha turbati e l’unico che un po’ sorride è proprio Paul (il quale qui, a credere ai P.I.D., sarebbe già Faul cioè il Falso Paul), ma sorride in un modo tirato e posticcio. Inoltre, sulla copertina, compaiono anche i The Beatles della “vita precedente” cioè quelli col caschetto e abito Mod, mostrati come se fossero una roba ormai del passato quando era trascorso solo un pugno di mesi dall’ultimo album in cui erano ancora abbigliati così: tutto un cambiamento repentino.
Di immagini strane, inesplicabili e conturbanti se ne trovano a bizzeffe in rete, andandole a cercare, soprattutto cercandole negli album e nei video successivi a “Sgt Pepper”. Sulla forumlandia e sul You Tube anglofono sembra quasi essere presente una vera “wave” dedicata a video misteriosi sui Beatles, con naturalmente come colonna sonora pezzi quali “Revolution 9” del “White album” riprodotti al contrario e altri anomali e semisconosciuti esperimenti musicali-occultistici.
Insomma, verità, finzione, mezza verità, mezza finzione, suggestione forse? Una cosa è certa: il mistero, l’esoterismo, l’occulto, i segreti avvolgono il gruppo musicale pop più famoso, considerato addirittura l’archetipo di tutti i gruppi musicali pop venuti dopo di loro.

Dagli articoli de Il Mondo Simbolico inseriti qualche riga fa, estrapolo un frammento dedicato a Charles Manson, venuto a mancare di recente, che fan ben capire l’atmosfera di quel post 1966:

http://mondo-simbolico.blogspot.it/2013/05/charles-manson-e-lera-della-notte_29.html

[…] Manson stava creando una sua visione religiosa e filosofica del mondo, unendo estratti e testi del White Album dei Beatles, con quelli dell’apocalisse di San Giovanni, per creare una visione apocalittica di guerra razziale che presto sarebbe divenuta una realtà. Questa sua visione gli venne soprattutto ascoltando il brano Helter skelter, da molti giudicato come uno dei brani più “pesanti” di quel periodo e visto da molti come il brano progenitore dell’hard rock e del metal. Manson ascoltò questa canzone, e le altre del White Album, e le interpretò come un monito dell’avvicinarsi della guerra di razze. Vide i Beatles come i Quattro Angeli dell’Apocalisse e credette che le loro canzoni dicessero a lui e ai suoi seguaci di prepararsi («Look out! cos’ here she comes!»). Manson chiamò questa guerra da lui menzionata proprio “Helter Skelter”.

Nella notte tra l’8 ed il 9 agosto 1969, vari membri della Manson family scatenarono la loro follia omicida che tanto ha orrificato e affascinato l’America, la strage di Bel air.

Personalmente, a me piace vedere trattate queste cose borderline da siti web non esplicitamente alternativi o complottisti, mi danno la sensazione che “potrebbe allora essere tutto vero”, per esempio questo sito generalista sui The Beatles tratta la faccenda in modo tranquillamente oggettivo, come niente fosse, non lesinando sui particolari inusitati.

https://thosebeatles.weebly.com/conspiracy.html

BEATLES CONSPIRACY: C’E’ STATO UN COVER UP SULLA MORTE DI PAUL NEL 1966?

Ottobre del 1969, tre settimane dopo che il celebrato album “Abbey Road” fosse diffuso, il programma radiofonico di Russ Gibb ricevette una chiamata da un uomo che si identificò solo come “Tom”. Il deejay di Detroit ascoltò attentamente ciò che aveva da dire colui che aveva chiamato a proposito di alcuni indizi nascosti nelle canzoni dei Beatles e nelle copertine degli album, i quali indicavano che Paul McCartney era morto il 9 novembre 1966 in un incidente d’auto. Gli ascoltatori iniziarono a inondare la stazione radio newyorkese con “prove” e presto la voce si diffuse nel mondo. Fu una mossa pubblicitaria dei Beatles, la follia di un fan che si era bevuto dei falsi indizi lasciati da John Lennon come scherzo o Paul morì veramente?

Sulla cover dell’ultimo album che i Beatles registrarono, “Abbey Road”, la band è fotografata mentre attraversa la strada chiamata Abbey Road a Londra, fuori dagli studi di registrazione della EMI. Paul cammina fuori squadra rispetto agli altri beatles, a piedi nudi e con gli occhi chiusi. In molti paesi, Inghilterra inclusa, i corpi sono sepolti senza scarpe. Inoltre, il modo in cui i Beatles sono abbigliati sulla copertina si dice abbia questo significato:
Lennon vestito di bianco – colui che fa l’omelia funebre
Starr vestito di nero – quello delle pompe funebri
“McCartney” in completo e piedi nudi – il cadavere
Harrison in blue jeans e camicia da lavoro – colui che scava la fossa.

Sullo sfondo della copertina di “Abbey road” è posteggiata una Volkswagen con un possibile messaggio criptico, “28 IF” sulla targa. Coloro che propugnano l’ipotesi Paul Is Dead [i P.I.A.] vedono ciò col significato che, se Paul McCartney all’epoca della foto fosse stato ancora vivo avrebbe avuto 28 anni [“28 IF”=”28 SE.”]
Il magazine “Life” citò Paul (quello reale o il sostituto?) come spiegazione, “In Abbey Road noi eravamo vestiti coi nostri abiti ordinari. Stavo camminando a piedi nudi perché era una giornata calda. La Volkswagen era parcheggiata lì per caso.”

“Let It Be” fu il penultimo album dei Beatles a essere registrato ma l’ultimo a essere pubblicato. Sulla copertina, Paul è il solo beatle il cui volto è parzialmente oscurato (da un microfono). Egli è anche l’unico non fotografato di profilo e su uno sfondo bianco, infatti lo sfondo di Paul è rosso sangue.

Tutte le foto prese prima del 1966 si sovrappongono perfettamente l’un l’altra e pure tutte le foto prese dopo il 1967 si sovrappongono perfettamente l’un l’altra. Tuttavia, i ricercatori [Gabriella Carlesi e Francesco Gavazzeni] furono scioccati dalla scoperta che le foto prima del 1966 non si sovrappongono alle foto prese dopo il 1967.

Per esempio, la curvatura frontale della mandibola si mostra differente (la curva che va da un’orecchio all’altro e passa attraverso il mento, la quale si vede quando guardi direttamente in faccia, come nelle foto sulla destra e anche la curva della mandibola è differente (la curva che vedresti se guardassi in basso dalla sommità del capo). Ancora più interessante è la posizione, relativa al cranio, del punto dove il naso sporge dalla faccia, perché essa non può essere modificata dalla chirurgia. Secondo la Carlesi, questi punti sono considerabilmente differenti tra i due volti.

Anche qualche dettaglio dell’orecchio è utile per propositi di identificazione perché anche questi non sono modificabili attraverso la chirurgia. Carlesi e Gavazzeni hanno stabilito che le orecchie dei due volti sono significativamente differenti tra loro.

Qualche caratteristica del corpo umano può essere alterata come la posizione e l’inclinazione dei denti (gli apparecchi ortodontici funzionano così per milioni di persone). La Carlesi sottolinea che la configurazione dentaria dei due volti non si sovrappone ma in una maniera davvero curiosa.

Nella bocca di Paul il suo canino destro superiore sporge dalla sua posizione normale perché non c’è abbastanza spazio nella sua mandibola per far sì che tutti i suoi denti siano perfettamente allineati.

Anche nella bocca di Faul questo stesso canino è storto ma è pieno di spazio nella sua mandibola per tutti i suoi denti. Dal momento che nessun altro dente sta spingendo contro il dente storto, come ha fatto questo dente a diventare storto?

La Carlesi conclude che il dente storto nella bocca di Faul fu il risultato di un’operazione dentale per simulare il dente storto nella bocca di Paul.

Nel 1962, quando i The Beatles stavano vivendo ad Amburgo in Germania ed erano ancora sconosciuti al grande pubblico, Paul McCartney ebbe una breve relazione con una donna tedesca chiamata Erika Wohlers, la quale gli diede alla luce una figlia, Bettina, nel dicembre 1962, nel momento in cui cominciarono a diventare famosi. I Beatles lasciarono presto la Germania e McCartney abbandonò Erica. Intorno al 1967 McCartney fu d’accordo di dare 30.000 marchi in supporto a Bettina ma non ha ammesso di essere suo padre anche se il suo certificato di nascita tedesco lo identificava come tale!

Una volta che Bettina divenne adulta, domandò a una corte tedesca di essere riconosciuta da McCartney come sua figlia naturale. McCartney doveva sottomettersi al test del DNA e il test mostrò che non era suo padre. Particolare interessante,, basandosi su un autografo firmato da McCartney, assieme a qualche foto presa per l’occasione, Bettina accusò la persona che fece il test del DNA di essere un sostituto di Paul, non il Paul McCartney autentico! L’autografo, per la cronaca, fu firmato da una persona destrimane (Paul era mancino).

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Per concludere, e seminare ulteriore perplessità e confusione, diamo il link di un articolo che sta evidentemente dalla parte dei P.I.A. e che fa il verso a quelli che confrontano tutte le immagini dei due Paul McCartney mostrando come la stessa cosa si può fare con tutti gli altri tre Beatles e che, confrontando determinate loro immagini, esce fuori che dall’una all’altra, col passare degli anni, si possono trovare dettagli che le fanno sembrare riproducenti due persone diverse quando invece si tratta dello stesso individuo visto che, naturalmente sarebbe ridicolo che tutti i Beatles, oltre Paul, siano stati sostituiti. https://www.dailystar.co.uk/news/latest-news/571295/The-Beatles-never-existed-John-Lennon-Paul-McCartney-body-doubles-Ringo-George-Harrison

Ma questo sberleffo a me sembra capzioso perché non si può certo paragonare questa trovata estemporanea di qualche burlone a una leggenda urbana famosissima e ultra-decennale, che ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro e che sembra dare adito a oggettive perplessità riguardanti un possibile fondo di verità, per quanto poco rintracciabile esso sia.