Non ci resta che divinare, di Giorgio Galli

18 03 2016

Recentemente, come mi capita, ho voluto provare la sensazione dell’attualità letta molto tempo dopo rispetto a quando è avvenuta, e così ho preso il libro “Diario politico 1994” del politologo Giorgio Galli; personaggio davvero degno di nota per gente come noi che teniamo un blog come questo, poiché si tratta di uno studioso di politica italiana (e tra i più celebri), con un’inclinazione all’esoterismo, interessato anche alle coincidenze significative, alle sincronicità e allo studio sulle analogie, i ritorni e le ripetizioni nella Storia.

In precedenza, avevo già letto delle cose di Giorgio Galli, come “Hitler e il nazismo magico” e “Le coincidenze significative”, e penso proprio che non mi fermerò qui con lui!

In questo “Diario politico 1994”, viene analizzato, cronologicamente lungo la successione dell’anno, il periodo della politica italiana coincidente con le elezioni politiche 1994 che videro la vittoria del centro-destra capeggiato da Silvio Berlusconi, e il varo del primissimo governo con lui come presidente del consiglio. Tale vittoria viene vista da Galli come un imbroglio voluto anche dall’allora centro-sinistra e, non a caso, quel governo ebbe vita molto travagliata e breve (col culmine durante la sconfitta ai rigori della Nazionale in finale ai Mondiali), concludendosi alla fine di quell’anno

“Diario politico 1994” è una lettura piacevolissima, scorrono i nomi di politici dimenticati di quel lontano periodo di ventidue anni fa: Mino Martinazzoli, Mariotto Segni, Achille Occhetto, Rocco Buttiglione, Gianfranco Fini all’apice del successo, Giulio Tremonti e Fabrizio Cicchitto non ancora berlusconiani, Bossi e la Lega in una delle loro fasi più assurde; alle pagine 98 e 107 compare persino Mario Monti, previsto da alcuni come il migliore successore di Berlusconi alla presidenza del consiglio dopo le dimissioni del cavaliere!

Alla fine del libro vi è un’appendice contenente diversi articoli dello stesso Giorgio Galli risalenti a quel 1994, e proprio l’ultimo articolo – che chiude il libro – è  un’illustrazione del metodo analogico delle coincidenze significative applicato alla previsioni per l’anno successivo, il 1995.

In questa occasione voglio riportare integralmente il contenuto dell’articolo.

 

 

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Non ci resta che divinare

Quale sarà lo scenario politico italiano nel 1995? Per ipotizzarlo è necessaria una premessa. La politologia è in una fase di riflessione. Come tutte le scienze sociali, ha adottato il modello delle scienze esatte, delle scienze della natura. E su di esso ha basato le sue previsioni. Soprattutto negli Stati Uniti, ha avuto a disposizione grandi mezzi, istituti prestigiosi, studiosi autorevoli. Nonostante tutti questi sforzi, tuttavia, non si è riusciti a prevedere il crollo del sistema imperiale sovietico.

Henry Kissinger, ex segretario di stato degli Usa con la presidenza Nixon e autorevole osservatore di politica internazionale, ha così sintetizzato la situazione: avevamo previsto, per l’Urss, un declino inarrestabile, ma graduale, sino a una crisi all’inizio del Duemila. Vi fu invece un crollo repentino, con una decina di anni d’anticipo.

La politologia ha conseguito buoni risultati analitici, anche nello studio del sistema politico italiano. Ma ciò non può mettere in ombra il fatto che il suo approccio non è stato sufficiente per valutare con sufficiente precisione l’evento cruciale di questo scorcio di secolo.

Mi sono perciò chiesto, all’inizio del 1992, in un saggio scritto con Rudy Stauder e del quale “Panorama” ha parlato, se in questa fase di riflessione la politologia non potesse integrare il suo approccio analitico con altre suggestioni, e con le analogie e le coincidenze significative teorizzate da Carl Gustav Jung. Le prendo in considerazione da molto tempo, avevano suscitato a suo tempo il grande interesse di geni della fisica, come il premio Nobel Wolfgang Pauli.

Non è quindi per un’improvvisazione che accolgo la proposta del direttore di “Panorama” di trasformare questo approccio in una trattazione particolare dei temi politici, che unisca alla politologia classica l’utilizzazione di analogie e coincidenze. In un periodo nel quale il quadro politico muta repentinamente quasi di giorno in giorno, è una approccio di respiro.

Veniamo, dunque, al 1995: mezzo secolo dalla fine della seconda guerra mondiale. La constatazione più sorprendente, impensabile nel 1945, è che i due grandi sconfitti di quel conflitto, cioè la Germania e il Giappone, sono oggi potenze economiche mondiali. Tra i vincitori, solo gli Stati Uniti grandeggiano. L’impero britannico e quello sovietico sono praticamente scomparsi (anche se il secondo ha ancora una possibile base territoriale).

E l’Italia? Ha condiviso, per tutti gli anni Cinquanta, il “miracolo dei vinti”. Si è avvicinata all’Europa, in termini di reddito e di cultura, come mai prima nella sua storia. E’singolare che, all’inizio della svolta, troviamo un politico che tiene conto degli oroscopi, Fernando Tambroni, presidente del Consiglio nella primavera del 1960.

Tambroni consulta abitualmente un’astrologa, Maria Gardini. Sembra che ne abbia avuto buoni consigli, sino alla crisi del giugno 1960, quando il suo governo, un monocolore della Democrazia Cristiana sostenuto dal solo Movimento sociale, fu rovesciato da dimostrazioni di piazza e dalle contese all’interno del suo partito. Non so se la signora Gardini vorrà dire qualcosa su quelle giornate.

La coincidenza è questa: il “miracolo dei vinti” sembra esaurirsi quando torna per un momento protagonista il vinto per antonomasia, il fascismo della Repubblica sociale, del quale il Msi era l’erede. La rinuncia a quella eredità, la trasformazione del Msi in Alleanza nazionale, il suo rapporto col governo (sostegno nel 1960, partecipazione nel 1994) sarà uno dei temi politici importanti del 1995.

Probabilmente, però, non il tema cruciale. Le analogie possibili con il 1945 mi sembrano altre due: una coalizione con un peso inizialmente importante della sinistra e l’emergere, verso la fine dell’anno, di un ruolo determinante svolto dal partito di ispirazione cattolica.
Tra la primavera e l’estate del 1945, l’Italia riunificata del 25 aprile è rappresentata da un governo di coalizione tra la Dc di Alcide De Gasperi e le sinistre di Palmiro Togliatti e Pietro Nenni. Sarebbe una coincidenza sorprendente se, a cinquant’anni di distanza, capovolgendo la situazione creatasi nel 1994, si formasse una coalizione nella quale la sinistra (o parte di essa) e il Ppi, erede della Dc, avessero un ruolo di rilievo.

Alla fine di quell’anno, l’importante partecipazione della Democrazia cristiana si trasformò in un ruolo di preminenza (primo governo De Gasperi). E’ una prospettiva che potrebbe ripetersi, verso la fine del 1995 e nell’ipotesi di un 1996 anni elettorale, dopo un riassetto istituzionale. Il Pds di oggi avrebbe comunque più carte da giocare rispetto al Pci del 1945, condizionato dalla situazione internazionale e dalla subordinazione a Stalin.

La distanza storica ha ingigantito le figure di De Gasperi e di Togliatti. Penso che Rocco Buttiglione e Massimo D’Alema non oserebbero paragonarvisi.

Ipotizzo, comunque, che il loro ruolo nel 1995 sarà più importante che nel 1994.
Questo eventuale processo evolutivo della coalizione di governo non dovrebbe nuocere ad Alleanza nazionale. E’più probabile che il disegno di lungo periodo di Gianfranco Fini possa realizzarsi meglio fuori del governo, se il suo partito ne dovesse essere escluso. La sua leadership di una forte destra di tipo europeo è comunque condizionata da quanto accadrà in Forza Italia, dalla variabile giudiziaria, che conserverà un ruolo decisivo nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica.

“Panorama”, 2 dicembre 1994.

 





Appunti, più o meno disordinati, su Hitler, tempo e petrolio

8 03 2013

[…] Ieri pensavo anche di sentirmi “scandalosamente vicino” ad Adolf Hitler il quale, come me, fin dall’infanzia viveva “in un mondo tutto suo”, “sognava la gloria”, sognava di diventare un pittore. Come me, quindi, aveva talento per il disegno. E, proprio come è successo a me, quel suo talento è stato frustrato. Non fu ammesso all’Accademia di Belle Arti di Vienna perché i suoi risultati all’esame di ammissione furono ritenuti troppo mediocri.

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Acquerello di Adolf Hitler

Prima di diventare un completo nullatenente, quindi praticamente un clochard, Hitler cercò lavoro presso diversi posti a Vienna, ma gli venne rifiutato. Anni dopo, verso la fine degli anni trenta del XX secolo, sia quelli che l’avevano sbattuto fuori dall’Accademia di Vienna, sia quelli che gli avevano rifiutato un lavoro, furono scovati dalle SS agli ordini del führer, il quale, praticamente, si vendicò di loro.

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L’effetto di quella causa che fu il rifiutare un lavoro a Hitler, e il non ammetterlo all’Accademia, avvenne più di venticinque anni dopo, quando la Storia era tutta diversa. Una specie di “legge del karma.” Quindi, in qualche modo, ciò viene dimostrato dall’immagine seguente, in cui viene messa a confronto la percezione comune del tempo lineare – dove l’effetto segue la causa a breve distanza, procedendo in avanti – e, invece, un modello più vicino a come il tempo è realmente, cioè effetti che sbocciano lontano nel tempo (lineare) rispetto alla loro causa.

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Ciò che la gente pensa sia il tempo – Ciò che il tempo “realmente” è

Un altro esempio può essere lo smantellamento di un’area geografica culturalmente e linguisticamente unificata come l’Impero Ottomano negli anni dieci del XX secolo, e l’effetto di questa causa ha avuto modo di manifestarsi non subito, ma dopo gli anni settanta dello stesso secolo, con il caos bellico/militare del Medio Oriente, sia per via dei confini disegnati a tavolino da parte dell’Occidente, sia per via della presenza dello stato israeliano (a cui si è cominciato a dare via libera negli stessi anni dieci, con la “dichiarazione Balfour”) sia i cosiddetti “petrodollari”, coi quali i paesi mediorientali – come l’Arabia Saudita – dovevano pagare il loro petrolio, per far si di sostenere il dollaro USA dopo l’abbandono del Gold Standard nel 1971.

[segue divagazione]

Ecco perché gli USA e i loro alleati, da quell’epoca in avanti, sono sempre stati pronti a “guerre sante per il petrolio”, dall’epoca Ford-Carter in poi, come aveva anticipato Kissinger in quel numero di Business Week del 1975, perché ora il dollaro non è più sostenuto dalle riserve auree ma dalla vendita di petrolio in dollari, e quindi non si può permettere che degli stati mediorientali produttori di petrolio possano venderlo in una valuta diversa dal dollaro, magari, un tempo, alleandosi con l’URSS e quindi cominciando a vendere il petrolio in rubli.

Anni dopo, con l’URSS defunto, tra fine anni novanta e inizio anni duemila, leggevo articoli sul web – a cominciare dal 2005/2006 se non vado errato – in cui si diceva che l’Iraq era stato preso di mira dal complesso governativo USA (allora dominato dai neoconservatori del PNAC) perchè aveva preso la decisione di vendere il petrolio in euro e non più in dollari. Nel 2006 avevo letto che le minacce verso l’Iran erano dovute al fatto che quest’ultimo aveva deciso di aprire una “borsa del petrolio” in cui il greggio veniva venduto non in dollari.

Petrolio_Pasolini_FrontLa faccenda dell’Iran dura da tanti, tanti anni. Nel 2006, la questione era già su tutti i giornali dopo che nel 2005 – lo stesso anno in cui venne eletto Ratzinger papa – venne fatto dire al neopresidente dell’Iran che “Israele va cancellato dalla cartina geografica”, durante una conferenza chiamata World without zionism. E venne fatta anche una fiaccolata di sostegno a Israele contro l’Iran, organizzata da Giuliano Ferrara. Una specie di Mario Appelius parteggiante per il sionismo, con quella sua trasmissione in prima serata su RaiUno. L’attuale presidente Rai è una donna chiamata Tarantola.

Parallelismi e risonanze nel tempo a distanza di anni: il caos di Bengasi nel febbraio/marzo 2006 e il caos di Bengasi nel settembre 2012; il film blasfemo su Maometto, diffuso sempre in questo settembre e le vignette blasfeme su Maometto diffuse in quel febbraio/marzo.