Gli U.S.U.R.A. ci dicevano di aprire la mente

31 10 2011
Gli U.S.U.R.A., un gruppo dance italiano dei primissimi anni novanta (chi segue questo blog sa come quel periodo lo riteniamo particolare in senso storico-simbolistico, una specie di crocevia), fece uscire nel 1992 questo brano, intitolato OPEN YOU MIND. Il titolo era probabilmente ironico, dal momento che il brano è basato sulla campionatura di un sample di una canzone New Romantic dei Simple MINDS, NEW GOLD DREAM, di esattamente dieci anni prima.
Nel video ufficiale del brano degli U.S.U.R.A., viene presentata una tecnica di Computer grafica allora agli albori, ovvero il cosiddetto morphing, che permette di passare da un volto all’altro attraverso una specie di deformazione intermedia.
Trovo che il video sia quanto mai pieno di suggestioni. Simbolismi con un senso che è difficile afferrare lucidamente, ma che sento rispecchiano in qualche misura lo spirito dell’intero blog: la ricerca di legami esoterici tra gli elementi della storia attraverso la sincronicità, lungo un percorso ciclico.
Diverse caratteristiche di questo video attirano la mia attenzione, fanno drizzare le mie antenne: il nome del gruppo dance, “U.S.U.R.A.”, come se fosse una sigla (come quella dei satelliti caduti nell’ultimo mese, messi in orbita giusto nei primissimi anni novanta?) la quale si può anche riferire al prestito a tassi di interesse sanguinosi; i volti dei personaggi che passano nel video ad opera del morphing – Margaret Tatchter che si “trasforma” misteriosamente in Josif Stalin, Richard Nixon, altrettanto misteriosamente, in Benito Mussolini e la figura stiracchiata di Ronald Reagan che attraversa ogni tanto lo schermo – assieme a forme geometriche stranamente simili a toroidi dimensionali descritti dalla nuovissima fisica, e legati a un tipo di energia senza limiti, generata dalla stessa trama infinitesimale dello spazio-tempo.
Forse, non a caso, a un certo momento si vede anche qualcosa di somigliante a un nucleo centrale con le particelle (o i pianeti?) che girano intorno, forma che si alterna ritmicamente a quelle altre, più somiglianti alla geometria della fisica iperdimensionale. Magari il passaggio da un paradigma di pensiero all’altro.
Apri la tua mente.




Il Mondo in MI Settima

9 08 2011
Possiamo criticare quanto vogliamo Adriano Celentano, il miliardario che predica la povertà, il profeta megalomane ex cantante di “24.000 baci” e regista di “Yuppi Du”, ma non possiamo negare che abbia in qualche modo trattato tematiche le quali non erano affatto presenti nel discorso pubblico quando lui le ha affrontate per la prima volta, quarantacinque anni fa. Ovvero, quando – assolutamente in sordina – stava cominciando un processo che l’avrebbe portato in futuro a realizzare kolossal profetici come il film “Joan Lui”, costato decine di miliardi delle vecchie lire, e trasmissioni TV dove le sue prediche e i suoi eloquenti silenzi l’avrebbero fatta da padrone.

Una delle poche icone pop italiane (secondo alcuni l’unica), soprannominata “Il molleggiato”, “Il figlio della foca”, “Il re degli ignoranti”, “Il ragazzo della via Gluck” ha anticipato i tempi, soprattutto nel brano che porta l’ultimo dei suoi soprannomi citato. Ma vi è un altro brano, sempre del 1966, intitolato “Il mondo in MI Settima”, il quale è abbastanza stupefacente, poichè vuole dimostrare una verità a suo modo sostanziale: cioè che il contenuto dei quotidiani è SENZA TEMPO, sempre lo stesso, non importa la data. E infatti gran parte dei commenti in rete a questa canzone si possono riassumere in “E’ SEMPRE ATTUALE” o “NON E’ PROPRIO CAMBIATO NIENTE DA ALLORA” ecc.
Nel testo, dopo che Celentano canta di come, aprendo il quotidiano, legga quanto il mondo sia brutto, di come “siamo stati noi” a rovinarlo, del fatto che ci sia sempre una guerra (aggravata dalla presenza delle bombe atomiche), dopo che ha puntato il dito contro l’immoralità dei giornaletti da quattro soldi, dei film, e addirittura dello sport (“c’è persino corruzione/dove c’è lo sport”), si ferma, vi è un recitato dove dice ai suoi amici di non rattristarsi, che i giornali esagerano sempre, minimizza – “pensate alle cose che scrivono di me” – e poi conclude dicendo tra sè e sè che il quotidiano potrebbe essere vecchio, datato, ma subito, volendo appunto controllare la data, il Molleggiato si ferma per un lungo, interminabile attimo – udiamo solo il fruscio della carta – e poi, con una voce come proveniente dal nulla, mormora laconico: “…E’ DI OGGI.”
La canzone “Il mondo in mi Settima” rischia di aprire considerazioni risapute e banali – qualche maligno direbbe “come il suo autore” – ma è possibile che “Il Re degli ignoranti”, certo del tutto senza rendersene conto, stesse captando da lontano attraverso le sue antenne, che un ciclo storico (millenario!) stava per precipitare progressivamente, generando l’alienazione e l’inumanità generalizzata che stavano provocando a catena coloro da qualcuno chiamati ILLUMINATI, avvicinandosi a un PUNTO DI SINGOLARITA’ NEL TEMPO, il quale sarebbe culminato qualche decennio dopo, ma i suoi effetti era come se dal futuro stessero risuonando verso il passato, verso quegli anni sessanta che adesso vediamo così lontani, ma non facciamo che ripeterli anno dopo anno, inconsapevolmente. Come un LOOP. Un po’ come non facciamo che ripetere i tempi dell’Impero Romano, anche se la sua capitale è stata trasferita di continente da 235 anni.

Tra l’altro, il picco profetico del “Figlio della foca” (come venne definito Celentano quando, durante la trasmissione Fantastico 7, mostrava filmati sui massacri delle foche nell’Artico) fu raggiunto nell’anno 1987 quando pubblicò un album, “La pubblica ottusità”, contenente canzoni molto ispirate, come “La luce del sole”. Combinazione, proprio in quell’anno, vi fu la cosiddetta CONVERGENZA ARMONICA, di cui si è interessato a lungo il compianto studioso Josè Arguelles, ovvero l’inizio di una trasmutazione della griglia energetica che avvolge la Terra, secondo alcuni la fase iniziale di un processo il quale porterebbe – condizionale d’obbligo – a una Nuova Era a partire dalla fine del 2012 e l’inizio del 2013.
La storia moderna e contemporanea (per capirci, quella nata dalle rivoluzioni industriali le quali hanno dato origine al capitalismo moderno) va di pari passo con le cronache dei giornali, e dal momento che la storia moderna e contemporanea è fatta perlopiù di guerre, crimini e immoralità – qualcuno direbbe “a causa di governi occulti che manovrano la storia dietro le quinte” – è ovvio che i quotidiani siano disgustosamente farciti di tutte queste cose. E non importa assolutamente la data specifica della loro stampa.
Il Mondo Nuovo, la Fine della Storia (o il suo Inizio nel punto del futuro da cui origina la spirale di Fibonacci), il tracollo dell’attuale stato di cose basato sulla menzogna, l’ingiustizia e la guerra, andrà di pari passo con la fine della stampa, con la fine dei giornali. Quando un giorno “scoppierà la pace”. Fino a quando rimarrà in vita l’attuale realtà rovesciata, l’attuale realtà disarmonica e deformata, il brano “Il Mondo in mi Settima” non perderà MAI di attualità. Diverrà obsoleto solo con il collasso del tempo lineare, il falso tempo della storia, e con il contemporaneo sparire dei giornali, che ne sono i suoi corifei più agguerriti.





Verso il non tempo

6 04 2011
ouroborusQuesta volta mi rivolgo ai lettori di questo blog in tono molto confidenziale. In questi giorni ho pensato sinceramente di chiudere quest’avventura di “Civiltà Perdute/Scomparse”.
Ed ero estremamente incerto se continuare a postare articoli oppure no. Ritengo di cavarmela abbastanza nello scrivere (perlomeno nella mia lingua materna), ma il più delle volte trovo molto difficoltose da verbalizzare le percezioni interiori che mi fanno vedere gli avvenimenti in una maniera del tutto particolare e molto poco consueta. Avvenimenti mondiali in relazione sincronica con avvenimenti personali, ad esempio.
I personaggi e gli eventi della comunicazione di massa nel corso del tempo, della “spirale del tempo” ancora vivi, e che fino a non molto tempo fa “avevano la freschezza del nuovo”, adesso sono risaputi e usurati, invischiati in un formalismo spiacevole, quasi disgustoso, che mette veramente a disagio. E, come punteggiatura schifosa di tutto questo, abbiamo gli scarichi neri degli automezzi, e la pesantezza ottocentesca dei treni.
Fatalmente, l’Italia è un paese arretrato, e ciò fa avvertire in maniera più acuta l’anacronisticità energetica ancora saldamente in piedi, lo squallore che suscitano modi di pensare e vivere che non hanno più nulla da dire, ma continuano a trascinarsi, a essere mantenuti perchè – ci informano – “non c’è alternativa”!
Come senz’altro gli amici virtuali di The Synopticon, Il mondo simbolico, e altri (tra cui Danilo di Disclosure UFO), provo una forma di sofferenza nel constatare l’ABISSO esistente tra molte mie consapevolezze, e lo squallore quotidiano prodotto da un qualcosa che potrei chiamare confusione immobile – praticamente una contraddizione, ma è realtà – e da una diffusissima ignoranza di fondo, nella quale i cittadini-consumatori svolgono le loro vite meccaniche e robotiche pensando molto ingenuamente di “essere per fortuna liberi”, di “non trovarsi mica in Libia, a Cuba o in Corea del nord”. A volte, in questi anni, ho sentito con le mie orecchie qualcuno che considerava come si vivesse molto più infelici e senza speranze OGGI rispetto a tempi che attualmente vengono considerati di “barbarie”, mettiamo prima che gli angloamericani ci venissero in soccorso portandoci in dono la (loro) libertà e la (loro) democrazia!
Però tutto ciò che ho appena scritto è pesante, sa di passato, sa di storia trascorsa. TUTTO nel nostro mondo attuale sa di passato e storia trascorsa, e le “previsioni sul futuro” – naturalmente – si basano graniticamente sul “passato e la storia trascorsa”…
Penso già con sconforto a quando, il prossimo 25 aprile, saremo tutti quanti condizionati a unire i festeggiamenti dei 150 anni di “Unità d’Italia” con la “lotta di liberazione e la resistenza”, saremo costretti a fare gli animali da soma entusiasti di trascinarsi dietro il faticosissimo fardello della storia che ci costringono a non abbandonare mai, in modo da proseguire un condizionamento INUMANO ma che tutti accettano, sorridendo oppure facendo le facce formalmente contrite quando c’è da commemorare, per esempio, l’olocausto nazista, ogni 27 gennaio che Dio manda in terra. Per carità, con questo non voglio sembrare di parte (di estrema destra, mettiamo), poichè lo stesso identico dispiacere me lo causano le commemorazioni anche di quella parte politica, ovvero qualsiasi azione che mantenga il racconto storico dal passato al futuro, in modo da averlo sempre ben piantanto in mente, per far sì di condizionare tutte le nostre azioni, inserite in un preciso discorso storico-istituzionale, che dà forma alla nostra identità sociale.
La Storia è una GABBIA formale e convenzionale, è un condizionamento che ci spinge perennemente a pensare che la “natura umana” è malvagia, avida, ingorda, bellicosa, distruttiva e minacciosa. E che quindi il complesso militare, farcito di armi distruttive – come logica conseguenza – deve sempre essere mantenuto, “per difendersi”. La Storia deve sempre servire a far bollire il pentolone d’acqua del tempo terrestre, perchè guai se venisse anche solo abbassato il fuoco! L’umanità rischierebbe di liberarsi dal Regime del tempo storico, il FALSO TEMPO DELLA STORIA, come lo chiama la scienziata Giuliana Conforto.
Una volta che si riemerge dal brutto sogno, e a pensare a un diverso tempo non storico, non lineare, non a forma di freccia lanciata dal passato al futuro, si sospetta quanto ci sia stato nascosto, rubato (tantissimo), e quanto continua a essere occultato e ridicolizzato anche se assolutamente vero, mille volte più vero delle fandonie e dei pastoni pieni di menzogne che vengono fatti ingurgitare ogni giorno.
Si comincia a pensare che se proprio deve avvenire la Rivoluzione, questa dovrà avere un impatto COSMICO, deve far crollare il tipo di mente maschile e violenta che domina tutt’ora il processo storico-planetario. Deve portarci a una condizione che, vista dalla prospettiva attuale, verrebbe considerata FANTASCIENZA!

Sono persuaso che si possa arrivare a un punto che lo studioso Terence McKenna ha chiamato ONDA TEMPORALE ZERO. Quando vi sarà l’esaurimento TOTALE delle novità nell’attuale discorso storico, nell’attuale maniera di percepire il mondo, quando veramente sarà la fine. E, proprio in quel momento, la situazione si potrà rovesciare nel suo opposto: la NOVITA’ INFINITA!
Non voglio fare date. Perchè so che vi sono quelli convinti che sia UNA CERTA DATA FAMOSA…ma non voglio pensarci.
Diversi altri sono dell’idea che per rovesciare l’attuale stato di cose serva una RIVOLUZIONE VIOLENTA, anch’io ne ero persuaso quando quindici anni fa votavo comunista, ma non funzionerebbe per niente, anzi, peggiorerebbe le cose attraverso reazioni e controreazioni, continuando a mantenere l’attuale visione conflittuale della realtà, e quindi il pentolone della storia sempre acceso, con tutto il carico di sofferenze, esplicite o implicite, che porta con sè, sparse per tutta la terra.
Tra l’altro, Marx non ha MAI accennato a “rivoluzioni violente”, semmai sono stati certi suoi seguaci successivi ad averlo massicciamente stravolto e frainteso, per adattarlo a certe coincidenze storiche (a un punto della “spirale del tempo” si potrebbe scrivere) in cui la guerra e la violenza delle armi erano ancora presenti in un mondo dominato dal maschile, pensiamo al periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale.
Tornando a ciò che scrivevo prima, è un momento in cui mi sento molto a disagio, e può essere che stia vivendo direttamente, in prima persona, questa “perdita di propulsione (e quindi di senso)” di cui ho scritto in diversi articoli del blog. Diversi articoli potrebbero essere legati a un certo EGO che ora non ha più quella presa che poteva avere mesi fa…
Ad ogni modo, due sono state le cose che mi hanno spinto a inserire un nuovo articolo su “Civiltà Scomparse”. In un momento in cui il blog vive una forte penuria di commenti,  oggi è giunto il seguente messaggio in una mia casella di posta elettronica :

Veramente superlativo il tuo sito, il migliore che abbia mai avuto il piacere di visionare. E’ pieno di significati esoterici tra le righe e non solo una cosa fantastica, grazie di cuore.
Giovanni

Ovviamente ho ringraziato Giovanni che è riuscito a scaldarmi il cuore, solleticando un po’ la mia vanità.

Poi sono capitato a questo indirizzo (http://forum.nexusedizioni.it/verso_il_non_tempo-t5043.0.html), e ho letto uno dei post, firmato col nick Arthes:

Sono anni che anche io ho sensazioni nuove e diverse da quelle che ho sempre avuto in precedenza… a volte sono lì lì come se dovessi comprendere l’arcano, altre volte mi ritrovo a chiedermi se le sensazioni che provo non siano frutto di una suggestione provocata da anni di letture sulla fine del tempo e l’inizio del non tempo…

Suggestione o no sta di fatto che queste sensazioni ci sono… ed oltre alle sensazioni anche piccole prove (personali) che qualcosa sta cambiando nella nostra dimensione umana… qualcosa che prima non c’era e ora si fa sentire in modo sottile… come un velo che si toglie dai nostri occhi molto lentamente e ci fa vedere qualcosa di nuovo… Che cosa ? Non lo so proprio…

Ma tutte le sensazioni che ho mi portano a pensare a qualcosa di liberatorio e… oserei dire magico (perdonate la parola fuori luogo ma non mi viene in mente altro che le si avvicini di piu’ come significato)… Sento spesso dentro di me che qualcosa sta cambiando, ma non riesco mai a mettere a fuoco bene che cosa sia… è come se comprendessi, ma non so cosa…

Ne parlo spesso con i miei amici (siamo insieme da piu’ di 30 anni) ma per quanto ci provo, non riesco mai ad avere una conversazione che mi permetta di sentirmi compreso al 100% e posso assicurare che loro sono veri amici… intendo persone che non mi ferirebbero mai e che sono sempre pronti ad ascoltarmi quando parlo… E’ che a volte mi sembra di essere solo io ad avere certe sensazioni e quando ne parlo anche con le persone che mi vogliono bene, queste facciano molta fatica a comprendermi… probabilmente se ne parlassi con altri mi prenderebbero per pazzo… chi lo sa…

Comunque… a parte questo sfogo per cui chiedo venia… volevo solo intervenire per dire ad Enea che una delle sensazioni che ho è che dovrà succedere qualcosa.. non so di preciso cosa…. se in campo politico religioso od altro… ma qualcosa che avrà come un effetto domino su tutto il resto e, anche se siamo lontani dall’angolo questo effetto domino ci porterà direttamente lì… proprio all’angolo… e finalmente comprenderemo… non mi chiedere il perchè ho questa sensazione perchè non ti saprei rispondere… ce l’ho e da parecchio tempo…

E guardando il mondo come è adesso comprendo benissimo la tua angoscia… perchè è uguale alla mia… Lo so… la mia razionalità mi stà dando dello stupido in questo momento ma l’istinto mi dice tutt’altro.. A volte non so neanche io quello che è più giusto dire o fare, ma qualcosa dentro di me mi dice in maniera inequivocabile di dare retta all’istinto anche se a volte può sembrare una cosa insensata… L’unica cosa (per me) certa che so è che qualunque cosa si dica o si possa fare, si debba dire e fare con amore… almeno in questo modo io mi sento a posto

Caro Asthar, ciò che provi è simile a ciò che sto provando io. Vi è una grossa fatica, da parte della mente cosciente, dell’Io e del cosiddetto Super-Io, di considerare come plausibili e attendibili, certe percezioni, premonizioni, sensazioni, intuiti. E sono costretto a scrivere tutto ciò solo su uno spazio virtuale in rete, poichè il 99,9% delle persone mi darebbero del PAZZO FURIOSO se solo accennassi a certe mie considerazioni sulla realtà e la storia. Siamo dei visionari, forse dei pionieri, degli anticipatori; ci troviamo malissimo nel mondo attuale perchè con il cuore siamo già OLTRE. Anche se la mente non vuole riconoscerlo e ci causa dolori. Non so se questo che ho appena scritto sarà davvero l’ULTIMO post del blog…l’ho pensato tante volte recentemente, e poi sono in qualche modo ritornato. Magari succederà anche questa volta, chissà.





L’esaurimento della storia è preceduto dall’ esaurimento di un certo modo di pensare

19 02 2011
La vecchia energia di cui è impregnato il mondo occidentale è in una fase di stallo evidente, a chi sa guardare. Del tutto avvilluppata in una routine-tran tran senza vie di uscita.I “padroni del denaro” della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve (collegati al Fondo Monetario Internazionale) possono parlare di crescita e di percentuali relative (senza abbassamento del tasso di disoccupazione), ma si tratta di un gioco sfiatato, il quale non tornerà mai più a un livello soddisfacente e adeguato per generare quel progresso – che poi in fondo a guardar bene dovrebbe essere sinonimo di crescita, in una prospettiva sana – a cui siamo stati ormai abituati lungo tutto il corso del XX secolo, in particolar modo nella sua seconda metà. Perlomeno, nell’attuale mantenimento di istituzioni usurocratiche, come appunto la Federal Reserve, parlare di un reale progresso sembra un po’ come parlare a vuoto, in libertà.

La piramide di carta – equiparabile come valore ai soldi del Monopoli – messa in piedi da quasi cent’anni sta per non reggere più. Da quando J.P. Morgan, Paul Warburg e John D. Rockefeller spinsero il congresso USA, e successivamente lo stesso presidente Wilson, a permettere che, col Federal Reserve Act, i banchieri privati di fatto guidassero la politica degli Stati Uniti e, soprattutto dagli anni 40 del XX secolo (con gli Accordi di Bretton Woods), quella del mondo intero. Semplicemente prestando soldi al governo, con tassi di interesse sul debito (che i contribuenti sono tenuti a pagare), il quale acquista denaro liquido attraverso titoli di stato, indebitandosi costantemente. Visto che, da quarant’anni esatti, i pezzi di carta che ci troviamo in mano non valgono in sostanza più dei soldi del Monopoli, dal momento che è stata abolita la convertibilità col valore in oro e preziosi, l’unica discriminante per dare valore alla massa monetaria circolante è il rapporto alla quantità di denaro in circolazione. Quantità di denaro che deve sempre essere mantenuta entro un certo livello di guardia, come gli argini di un fiume, pena il crack del sistema monetario globale, e non un semplice tracollo come quello di due anni e mezzo fa.

Per diversi decenni – agendo come leva sul corso forzoso (in un determinato territorio deve usarsi solo una determinata valuta e solo quella sennò si hanno conseguenze penali) e sull’abitudinarietà delle persone – si è riuscito a mantenere un equilibrio nelle transazioni agendo sui tassi di interesse nel prestito, alzandoli e abbassandoli per decreto, quasi a piacimento, e immettendo e togliendo liquidità. Gran parte del denaro circolante ora non rappresenta altro che se stesso, non un valore ben definito (come potevano essere i materiali preziosi in deposito, nei tempi passati), e gli viene dato valore attraverso meccanismi ben oliati che i bankers di tutto il mondo maneggiano alla perfezione, sfruttando anche la versatilità di sofisticati strumenti telematici, meccanismi che possono decretare il fallimento o meno di un paese intero, se la Federal o la BCE sono d’accordo. Gli euro che ho in mano (corso forzoso = per ottenere qualcosa in una transazione sono costretto a usare solo la valuta euro, e non l’ho deciso io come cittadino ma mi è stato imposto dall’alto) non li potrò mai portare da un banchiere e utilizzarli come “nota di banco” per dimostrare che ho depositato una certa quantità di materiale prezioso la cui banconota è il corrispettivo come valore di scambio, no. Questi cinquanta euro che ho in mano possono valere più o meno, a seconda della massa monetaria in circolazione in un determinato territorio, rapportata a sua volta a quella in circolazione in tutto il mondo. E il valore della massa monetaria circolante non è dovuto (dal 1971) al materiale prezioso in deposito nelle casseforti, per tramite del dollaro, ma alle decisioni supreme dei bankers che prestano soldi agli stati, con l’interesse creditizio. Questo debito circolante ora è a un livello tale che, come viene mostrato a un certo punto del provocatorio film Zeitgeist Addendum, la curva dell’incremento debitorio di uno stato come gli USA e la curva del livello di denaro in circolazione nel territorio dello stesso stato – immesso sia grazie al P.I.L. sia dall’erogazione da parte delle banche centrali – sono sovrapponibili, tant’è che si giunge a dire che se non vi fosse debito degli stati alle banche centrali private non vi sarebbe nemmeno denaro!  

civiltà perdute_signoraggio

Ora, per mantenere sempre in moto questo sistema finanziario mostruosamente arbitrario e fiscalista, una vera e propria società piramidale dove i “piani superiori” si arricchiscono accumulando le percentuali dei “piani inferiori”, la routine-tran tran del consumo ciclico (la celebre triade produci-consuma-crepa) deve essere sempre mantenuta, il sistema totalitario del capitalismo liberista dei consumi, il quale si basa sul motto “se non ho, non sono”, deve essere costantemente a pieno regime – è il caso di dirlo – e la situazione monopolista delle aziende quotate nelle borse (multinazionali) deve mettere in campo costantemente le sue squadre d’assalto, le macchine da guerra pubblicitarie, utilizzando un tipo di propaganda propria dei regimi democratici occidentali, la quale utilizza la persuasione e uno stato ipnotico mantenuto in continuazione attraverso i mass media.

Tutti gli indicatori e le tendenze non indicano “progresso”, “crescita” (come vorrebbero darcela ancora a bere gli industriali e i banchieri, assieme agli uomini politici), ma una condizione di stallo dove la ricerca del P.I.L. all’interno del paradigma del consumo ciclico ha generato uno stato di cose non molto dissimile a quello di un impero totalitario dall’economia controllata, pianificata e militarizzata (dalle “videocamere di sicurezza” in su), in difesa dei propri privilegi acquisiti contro una qualsiasi ipotesi di sblocco e di apertura a un progresso autentico, benefico per l’umanità e per il pianeta. E naturalmente tale impero massificante è destinato prima o poi a crollare perchè basato su istituzioni monolitiche che non riescono a tener davvero conto del mutamento vorticoso del tempo o forse, al contrario, della stessa fine del tempo come siamo stati abituati a conoscerlo.

Facciamo un po’ di esempi: la ricerca del profitto, e solo del profitto, per il mantenimento del sistema finanziario-monetario-economico corrente, fa in modo che lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che ci potrebbero cambiare completamente la vita vada estremamente a rilento perchè vi sono interessi finanziari-economici ad alto livello che si oppongono a fonti di energia potenzialmente illimitate e a costo zero le quali possono essere già presenti adesso, per cui la parabola del commercio del petrolio e degli idrocarburi deve proseguire indefinitamente, come deve quindi proseguire l’inquinamento nelle strade delle nostre città perchè (ci dicono i mass media) le soluzioni economiche “non ci sono”, quando invece l’unica cosa che non c’è è l’intento di diffonderle certe tecnologie nascoste, perchè, chissà, magari farebbero crollare l’attuale sistema finanziario-economico, basato sulla scarsità delle risorse – quando invece sul pianeta sono abbondantissime – e sul mantenimento di uno stato generalizzato di “bisogno” e “necessità”, del tutto relativo, pilotato, e non esistente per davvero.

zero point energy

Il regime globalista attuale (strutturato su una forma di pensiero darwiniana dove è il più spietato e il più scaltro ad avere la meglio) è, di fatto, diventato una specie di TAPPO alla creatività e al progresso e, fatalmente, nei prossimi tempi ciò sarà sempre più evidente. Anche a gran parte di coloro che finora si sono ostinati a mantenere gli occhi chiusi di fronte alla progressiva perdita di senso, fiducia e ottimismo che questo tipo di assetto sociale porta con sè (basta notare il livello di consumo quotidiano di psicofarmaci nei paesi industrializzati).

D’accordo, l’ancora attuale forma mentis “fare business a tutti i costi, spietatamente” funzionava alla perfezione in altri tempi – in altri punti della spirale del tempo ci viene da scrivere – riusciva ad avere un certo rispetto per la creatività umana e per il suo bisogno di evoluzione verso un maggiore livello di tecnologia e anche di coscienza, riusciva a essere un vero motore propulsore, un traino, uno straordinario generatore di novità. Ma ora, dopo quasi due secoli, questa forma mentis – che mantiene il sistema che abbiamo visto – non riesce più a creare novità, l’unica cosa che sa fare è tenere sempre in movimento milioni di prigionieri soggiogati dal costante bisogno di denaro (a credito magari), di lavoro non creativo e fintamente produttivo, e da un “tempo libero” che è pura ipnosi incentrata sul feticismo della merce e su spettacoli sfiatati, ormai risaputi e prevedibili e senza vitalità. Una pura ripetizione manierista di mille cose già viste e già ascoltate, e tenute in vita solo per bisogno di mercato e consumo ciclico.

Vediamo che il cosiddetto “punto di tempo zero” (come lo chiama il geologo Gregg Braden), che verrà raggiunto in un prossimo futuro, forse nel dicembre 2012 o forse no, non importa – tanto è poco importante SE succederà ma QUANDO – sarà probabilmente l’incrocio di diverse “conclusioni di spirale”, da quella in relazione ai 25.950 anni della precessione degli equinozi, alla fine del ciclo iniziato nel 1956, ad altre conclusioni di ciclo, presumibilmente inerenti al passaggio dall’età dei Pesci a quella dell’Acquario, all’ingresso nel cosiddetto “quinto sole”, come definito dai Maya, o al passaggio a una condizione di “quarta densità della materia” (adesso ci troveremmo nella “terza densità”) secondo la cosiddettà Legge dell’Uno espressa da una misteriosa “memoria collettiva” chiamata Ra, a partire da una trentina di anni fa, utilizzando un essere umano come canale attraverso cui comunicare.

Noi di Civiltà perdute stati i primi (e finora unici) ad esserci accorti di un percorso discendente del tempo che ha avuto inizio all’incirca nell’anno 1956, quando le tendenze che ancora plasmano la nostra società occidentale – in particolare nella musica e nello spettacolo, e di riflesso nello “spirito del tempo” – hanno avuto inizio, tra l’altro dopo un periodo di stasi e di ristagno non dissimile da quello attuale (come abbiamo mostrato in questo post, dove uno speciale motore di ricerca ha trovato l’11 aprile 1954 come “giorno più noioso” di tutti i tempi). Recentemente, ci siamo accorti che un film documentario del 2007, The story of stuff – “La storia delle cose”, nel quale vengono trattati i temi del consumo ciclico che non rispetta l’ecosistema e sfrutta il lavoro umano ripagandolo con oggetti usa e getta che gli costano poco a causa di politiche incentrate sulla globalizzazione e sulla forza lavoro a buon mercato, va indietro nel tempo fino alla metà degli anni 50, mostrando come la trasformazione dei cittadini in consumatori invogliati nel desiderio di acquisto da dosi massiccie di propaganda commerciale, sia avvenuta proprio in quel periodo, ad opera di economisti vicini all’amministrazione Eisenhower.

Ci troviamo quindi prossimi, per ragioni anche contingenti di pura e semplice soppravvivenza planetaria e di esaurimento delle risorse non rinnovabili, a un “crollo di scenario” dove presumibilmente vedremo grossi problemi riguardanti i dollari stampati e dati in prestito dalla Federal Reserve e dalla BCE, dove avrà termine l’estrazione del petrolio e il suo utilizzo, e dove gli assetti militari del pianeta verranno completamente riorganizzati.





Ultimo post del 2010

31 12 2010
Premetto che quest’ultimo post dell’ultimo anno del primo decennio del XXI secolo potrebbe sembrare un po’ confuso, ma tutto sommato leggibile.
Ci troviamo in mezzo a “Civiltà perdute”, nel senso di “smarrite”, e lo smarrimento è anche dovuto al fatto che la vecchia percezione della realtà (tutt’ora attiva) è vecchia, vecchia nel senso che è legata ai miti della modernità industriale, e occorre (come dice Gregg Braden) tornare a percezioni proprie di esseri intelligenti antichissimi, gli abitanti delle “Civiltà perdute” appunto, per ritrovare una salute mentale che ci permetterà di essere nuovamente felici e in armonia col cosmo. La scienza ordinaria è valida e utile ma incompleta, e non ci permette questo.
Personalmente, subiamo il fascino di una certa “similitudine temporale”, di un’ “atmosfera simile”, la quale iniziava in qualche maniera a esserci, durante il XX secolo, anche negli anni 20 e ancora più negli anni 30, come nel periodo dal 1936 al 1938.E poi, ancora più imperiosamente, dopo il 1956, a cavallo tra gli anni 50 e 60, gli anni 70, e il periodo di passaggio tra i 70 e gli 80. Un periodo storico in cui si temeva potesse avverarsi la versione del testo del III segreto di Fatima che era comparso su Neues Europa, una pubblicazione svedese nel 1963.Vi sono altre particolarità che abbiamo notato: le analogie strane tra la prima metà degli anni 80 e la prima metà degli anni 2000, riguardanti la politica statunitense e il medioriente.
Qualche anno prima, vi sono anche stati quelli che abbiamo nominato “i piccoli anni 60”, rappresentati dal periodo 1996-1997.
E il 2003 – 2004, che sembra essere un incrocio tra la stessa dimensione temporale di vent’anni prima e il 1973 – 1974, un assetto che proseguiva anche nel 2005, per esempio con le sue “impennate” del prezzo del petrolio, le quali richiamavano (in piccolo) la crisi petrolifera di 32 anni indietro. Dunque si tratta di un’attenzione alle risonanze della spirale del tempo, la quale è probabilmente legata a discipline dimenticate, quali l’astrologia non divinatoria.
Questi cicli di risonanza si ripetono riducendosi o ampliandosi, fino a raggiungere una singolarità prossima ventura, l’esaurimento del tempo e della storia percepiti come lineari. Ciò può essere messo in relazione anche a un cambiamento di condizioni della magnetosfera terrestre, la quale influenza gli stati di coscienza.

Qualcuno pensa a eventuali cataclismi, ma siamo persuasi che non ve ne saranno, anche per motivi legati a un cambiamento della natura stessa della materia.

I fenomeni riguarderanno un’amplificazione percettiva seguita da un ampliamento di coscienza, particolari della realtà in cui in cui siamo immersi, riguardanti il tempo e la storia, che prima non era facile notare.
E ci azzardiamo a dire che vi sarà una specie di “aria di famiglia” con quello spirito del tempo a cui accennevamo poco fa: il culmine di un’accelerazione delle interconnessioni comunicazionali che la si nota, sì dal XX secolo, sì dal XVIII secolo, ma andando ancora più indietro, dall’invenzione della scrittura.

E’ possibile la futura concretizzazione della Terra in una specie di cervello planetario globale, con gli esseri i quali – pur mantenendo una loro individualità – si riconosceranno come suoi pensieri; anche se in definitiva è sempre stato così. Peter Russell, e ancora prima Tehillard De Chardin, lo hanno previsto.

Una volta che verranno spezzate le catene del pianeta prigione, una volta che saranno abbattuti tutti i muri percettivi, non esisterà più la storia perchè ognuno si riconoscerà come storia assieme a tutto il resto.
Le interconnessioni comunicazionali raggiungeranno un punto di fuga verso l’infinito, andando oltre la stessa era della comunicazione, perforando le barriere che impediscono la telepatia. Il punto di fuga sarà come un lampo, e dopo il lampo ci troveremo in una realtà – è importante – coerente con tutto ciò che è avvenuto prima. Ci sorprenderemo a pensare: “Non avrebbe potuto andare diversamente!”

Ciò è un qualcosa che va oltre la speranza ingenua e il cinismo disincantato, ma è fatto della stessa materia di cui è fatta la storia, il cui motore aumenterà a tal punto i giri da decollare verso l’ignoto.





Ulteriori precisazioni sugli anni da cui TUTTO è cominciato

2 10 2010

Il passato è una specie di spettro. Il futuro è legato strettamente ad esso; possiamo scrivere che sono l’uno il prolungamento dell’altro. La decifrazione del passato la chiamiamo STORIA. Molti la vorrebbero scritta una volta per tutte, facendola entrare in un museo imprimendole il timbro di ceralacca. Invece, come ogni disciplina, la storia viene costantemente revisionata e riesaminata, senza fine. Nuove scoperte e nuovi punti di vista ampliano il nostro modo di considerare le cose, mostrandoci particolari che non avevamo sospettato in precedenza.
Da bambini credevamo – fissandoci su certe tavole degli atlanti geografici i quali mostravano tutte le coste del Mediterraneo vicine a quelle dell’Europa – che il litorale dal Marocco all’Egitto non avesse alle sue spalle, verso l’equatore e verso sud, l’intero continente africano. Solo dopo un certo tempo scoprimmo altre tavole di quell’atlante geografico, in scala minore, le quali mostravano come il cosiddetto Nordafrica corrispondesse, in effetti, a quelle altre tavole che mostravano i paesi del Mediterraneo e consideravamo chiuse in loro stesse, senza legami col resto del gigantesco continente nero, il quale invece proseguiva anche nell’emisfero sud del pianeta, giungendo fino al capo di Buona Speranza nella Repubblica Sudafricana.
Ebbene, questo ricordo d’infanzia ci offre l’occasione di usarlo come metafora per considerare l’ampliamento di una visione (nel nostro caso geografica, ma anche storica) una volta che si ha avuto modo di imbattersi in documenti i quali mostrano come ciò che credevamo il tutto era invece solo una parte di una realtà più vasta.
Guarda caso, anche un certo numero di avvenimenti molto importanti inerenti al fondamentale anno 1956 riguardano proprio i litorali del Nordafrica, e specificatamente l’Egitto. Come abbiamo illustrato in qualche post di Civiltà Perdute, il 1956 è stato un anno cardine per l’eterno presente spettacolare che stiamo vivendo, un anno PIVOTALE per usare un inglesismo. Molti, più o meno consciamente, se ne sono resi conto, compreso il gruppo dei Wu Ming (ex Luther Blissett) il quale ha scritto qualche anno fa un libro intitolato 54, che narra proprio tutto quel ribollire di cambiamenti  che – nel giro di due anni – porterà al BIG BANG di nome 1956.

Perchè un ex camionista del Mississippi, incidendo il brano Heartbreak hotel, farà ruzzolare giù dai fianchi del monte del tempo una palla di neve che in poco tempo diventerà una valanga la quale travolgerà in occidente tutta la musica che si ascoltava in precedenza?

Valanga che aumenterà in velocità, pressione e potenza soprattutto nei “favolosi anni sessanta” e in special modo nel 1967 (Jimi Hendrix, Beach Boys, David Bowie…), giungendo fino alla Disco Music degli anni settanta e alla centralità della “moda” e dello “stile” negli anni ottanta (New Wave e affini), nei quali – anche se un livello importante di inflazione temporale non era stato ancora raggiunto – tuttavia si percepiva il ritmo gelido della decadenza e il RIFLUSSO e il REVIVAL i quali stavano per ghermire le menti di coloro che seguivano la musica pop. Nello stesso tempo, il pessimismo e la depressione generati dagli angosciosi anni ottanta venivano tradotti in musica da gruppi come The Cure, e la rabbia di certe canzoni di protesta di un quindicennio prima veniva esagerata in modo ironico-violento dal variegato mondo del Metal. Gli anni novanta e gli anni duemila sono stati invece il trionfo mediatico della “nostalgia del tempo passato”, e l’onda lunga dei programmi televisivi, dei libri e dei siti internet dedicati alla “nostalgia” (anche di ridicolaggini) non si è tuttora fermata, nonostante si sia appena entrati in un decennio assolutamente X, per così dire, in cui è probabile assisteremo alla “fine del mondo a noi conosciuto”, come cantano i REM.
Non abbiamo ancora una messe di documenti e dimostrazioni oggettive e scientifiche in tal senso, ma abbiamo l’intuito e nutriamo la strenua convinzione che il 1956 sia stato un anno che l’amico di questo blog chiamato Il Mondo Simbolico, definisce ANNO PORTALE.
Vogliamo restringere il periodo dopo il 54 (titolo del libro dei Wu Ming), che sfocerà nei sessanta, simbolizzandolo in un determinato anno.

Un anno in cui le icone pop della cultura angloamericana emergevano come TOTEM da ignote cavità sotterranee, Marilyn Monroe in testa (una mia amica affermò quasi di provare la sindrome di Stendhal nei suoi confronti), il “ciuffo ribelle” James Dean…e poi ancora altre NOVITA’ di un universo intero in formazione. Erano percezioni temporali di qualcosa di trascendentale il quale si agitava e ruggiva, in previsione del GRANDE ATTRATTORE che attendeva alla fine di un determinato ciclo in cui siamo tutti coinvolti. Le cause, e gli effetti di queste cause, non fanno che ravvicinarsi sempre più a mano a mano che le curve della spirale del tempo restringono i loro giri, fino ad arrivare al punto X, presumibilmente ciò che il geologo Gregg Braden chiama PUNTO ZERO, un traguardo enigmatico a cui si giungerà in una finestra temporale compresa tra il 2012 e il 2030 (tempi del raggiungimento della Singolarità Tecnologica secondo Vernon Vinge e Ray Kurzweil).
Un’ altro presumibile anno portale è il 1945, la fine del grande incubo della Seconda Guerra Mondiale, l’ultima guerra davvero EROICA e marcatamente STORICA – naturale proseguimento della Prima Guerra Mondiale – in cui ogni battaglia e quasi ogni massacro di esseri umani trasudava eroismo propagandato. Quella guerra era stata manichea in modo forsennato, il BENE contro il MALE (quest’ultimo rappresentato dalla “cospirazione in piena luce” chiamata nazismo, fortemente mistica o misticheggiante), i bombardamenti erano veramente “a tappeto”, città di centinaia di migliaia di abitanti nel cuore dell’Europa bruciavano nel fuoco – come avrebbero cantato gli Stadio anni e anni dopo nel brano “Chiedimi chi erano i Beatles” – gli innocenti venivano mitragliati o cremati senza pietà, vi era un aria da “Caduta degli Dei” da “plumbeo sudario” (come avrebbe cantato Pierangelo Bertoli) che non si sarebbe mai più davvero avvertita in seguito, nonostante tutti i conflitti esplosi dal ’45 in avanti. E, come suggello a tutto questo, l’ARMA DEFINITIVA, fatta detonare sopra due città del Giappone, dopo di cui la Storia non sarebbe più stata uguale a se stessa. Un’arma che polverizza esseri umani, o li trasforma in mostri, o li rende malati per sempre. I germi dell’EQUILIBRIO DEL TERRORE erano seminati, e la Bomba H di Edward Teller avrebbe rinforzato questa consapevolezza nelle masse ancora di più. La TERZA GUERRA MONDIALE (dopo il ricordo tremendo delle prime due) fu uno spettro che venne sempre fatto ben percepire al pubblico dai mass media  (e dai decifratori di profeti di sventura come Nostradamus), persino dopo il 1989, e qualcuno lo vede come esito naturale futuro di un mondo caotico e ingiusto. Non la fine del tempo dunque, ma il ritorno alla preistoria cavernicola – radioattiva – pura e semplice, pensando a quella celebre frase di Einstein.
Ritorniamo al 1956. Dei tre GRANDI alla conferenza di Yalta, uno è morto di poliomielite, l’altro è in pensione a dipingere quadri e l’altro ancora è “mancato all’affetto dei compagni dell’internazionale” (forse avvelenato, è difficile sapere) con grandi celebrazioni funebri da parte dei comunisti di tutto il mondo, soprattutto gli italiani di Togliatti. Il COMINFORM – sostanzialmente una polizia politica che manteneva uniti ideologicamente gli stati satelliti dell’URSS – viene smantellato, ed è un primissimo passo di ciò che porterà al crollo dei regimi dell’est trentatrè anni dopo. Il doppio astrale di Gorbaciov chiamato Nikita Khruščёv denuncia al XX congresso del PCUS l’infermità mentale dell’ultimo EROE della Guerra, colui che ha sconfitto Hitler con l’Armata Rossa. Pochi sembrano farci caso ma questa fu davvero una sconfessione epocale. Il “Piccolo Padre”, il BAFFONE, il simbolo del paternalismo internazionale per eccellenza, che veniva condannato colpevole di crimini e repressione e, in pratica, definito folle! Era stato un fortissimo colpo allo spirito “maschile” che aveva dominato la prima metà del XX secolo.
Contemporaneamente, all’altro capo dell’oceano, Elvis Presley mostrava una figura e uno stile in netto contrasto con l’aspetto e i comportamenti virili fino ad allora abituali e si stava preparando dietro le quinte un elezione presidenziale USA la quale mostrava uno dei due sfidanti alla Casa Bianca dall’aria molto, molto poco paternalista, e avrebbe vinto.
Un po’ di righe fa citavamo, non a caso, il litorale nordafricano. Fu qui, e precisamente in Egitto, nel Canale di Suez che venne “inaugurato” nel 1956 qualcosa che avremmo imparato a conoscere molto bene, e che ci avrebbe fatto da accompagnamento alle nostre giornate, quasi fosse una radio sintonizzata su un qualche programma consueto, attraverso gli schermi dei telegiornali: la POLVERIERA MEDIORIENTALE. I problemi politici e bellici del Medioriente che coinvolgono la geopolitica internazionale.
Tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta il colonialismo dei paesi europei come Francia e Regno Unito, si stava sfaldando, e gli stati dell’Africa e del Medioriente stavano sempre più affrancandosi dall’orbita dell’occidente, loro “tutore” fino ad allora. Ma il mancato finanziamento USA-UK per la diga di Assuan fece sì che Gamal Abdel Nasser, il presidente egiziano che sognava un impero arabo esteso dal Marocco alla Siria (ma senza Israele), si avvicinasse all’URSS e nazionalizzasse il Canale di Suez – il quale fino ad allora era gestito dall’occidente, i britannici soprattutto. I proventi del Canale sarebbero serviti per finanziare i lavori di costruzione della diga.

Nasser è un altro FENOMENO che emerse con decisione in quell’anno BIG BANG – nel quale, tra l’altro, erano in preparazione i primissimi viaggi spaziali e si stavano diffondendo i primordiali dischi di vinile – non si può definirlo altrimenti, Nasser, è una figura che sembra provenire dal futuro (come quella di John Kennedy): questo Saddam Hussein, o Gheddafi ante litteram che si inseriva di prepotenza nelle questioni di politica internazionale del mondo intero, quando precedentemente nessun presidente a quelle latitudini si era mai prima permesso di farlo, subalterno com’era ai voleri colonialisti di Londra e di Parigi.
In un altro post, abbiamo scritto che la CRISI DI SUEZ era l’ultima guerra “alla vecchia maniera”. Dobbiamo correggerci, non è affatto vero. E’ stata la prima guerra completamente ANTIEROICA (dunque in antitesi alla Seconda Guerra Mondiale), come non lo era stata nemmeno quella di Corea e non lo sarà quella del Vietnam. E, pochi lo ricordano, accompagnata da ferocissime proteste di massa nel Regno Unito contro le decisioni dell’allora premier Anthony Eden, le quali porteranno infine alle sue dimissioni. Il pretesto di Francia e UK per intervenire nel conflitto era quella di “separare gli eserciti avversari di Egitto e Israele” quando l’esercito di quest’ultimo stato aveva invaso il deserto del Sinai fino al Canale di Suez. Solo che i bombardamenti Francia-UK sugli obiettivi militari di Porto Said e Ismaila e lo sbarco di paracadutisti elitrasportati stavano avvenendo DOPO il cessate il fuoco tra i due paesi mediorientali imposto dall’ONU e, inoltre, i britannici facevano piovere dagli aerei sul deserto volantini su cui c’era scritto che il popolo egiziano doveva “non avere più fede nelle decisioni del presidente Nasser altrimenti le bombe sarebbero continuate a cadere sulle città del Canale”, il quale cominciava tra l’altro a essere ostruito dalle navi affondate dagli egiziani come rappresaglia, divenendo quindi impraticabile. I dirigenti dei due paesi che volevano riprendersi il canale con la forza non facevano che rimediare agli occhi dell’opinione pubblica una brutta figura dopo l’altra. I tempi di Churchill sembravano molto lontani e i franco-britannici difendevano con le armi un’idea coloniale che si stava sciogliendo come gelatina, impantanandosi a Suez.
Insomma, la guerra (che avveniva in contemporanea ai moti rivoluzionari ungheresi contro i sovietici russi) era costata pochi morti e feriti ma aveva provocato tanto trambusto nel mondo – a un certo momento i sovietici minacciarono velatamente di intervenire facendo di Londra e Parigi gli obiettivi dei loro “razzi teleguidati a larga autonomia dotati di esplosivo nucleare” – ed era senz’altro un sintomo della spirale del tempo che stava prendendo velocità verso la singolarità tecnologica, verso il cosiddetto PUNTO OMEGA, prendendo a prestito la definizione del gesuita Tehillard De Chardin.

Tutto questo accadeva mentre la musica rock’n roll e rockabilly veniva promanata da radio minuscole rispetto a poco tempo prima e trasformava le menti degli esseri umani “anagraficamente ipodotati”, mentre i juke box iniziavano a occupare capillarmente i bar, e quiz televisivi e telefilm prendevano piede in tutto l’occidente. I tempi della Crisi di Suez e della rivolta Ungherese (novembre 1956) erano movimenti tellurici che annunciavano la fine del moderno, la fine della storia come narrazione sicura e conseguente, come AVANGUARDIA un progresso dopo l’altro verso il “Sol dell’Avvenire”. In quel periodo, nelle anticamere del cervello di Andrew Warhola (sarà conosciuto dagli anni sessanta come Andy Warhol) – durante l’acme dell’espressionismo astratto – stava forse già sorgendo una certa linea che lo avrebbe portato a quelle sue opere tutte uguali – “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, Walter Benjamin – le quali opere, per lo storico dell’arte italiano Giulio Carlo Argan, una delle massime autorità ufficiali in materia, erano nientemeno che “la FINE della storia dell’arte”, certificata.
In quello stesso 1956, proprio mentre vi erano tantissime persone nelle piazze in Inghilterra per protestare contro le decisioni del gabinetto Eden, c’era un gruppetto, un complesso di musicisti di Liverpool che suonava un protorock di matrice popolaresca chiamato Skiffle, con strumenti quasi di fortuna costruiti da loro stessi, come uno strumento di corde tese sul bordo di una scatola che sostituiva il contrabbasso. Questo complesso si chiamava The QuarryMan, il loro leader era John Winston Lennon e ce lo possiamo figurare, coi capelli corti, la giacca e la cravatta nere, in certe foto in bianco e nero che sembrano distanti ere geologiche dai tempi dell’album Sgt Pepper’s lonely hearts band, uscito appena undici anni dopo.
In quell’anno, invece, era il tempo in cui ANCORA TUTTO DOVEVA SUCCEDERE, anche se, per esempio appena tre anni prima, era uscito negli USA un romanzo breve di Ray Bradbury il quale faceva prendere coscienza al lettore di certi condizionamenti negativi che pochissimi allora potevano davvero percepire, si trattava di un altro seme di futuro nel passato, e la prima edizione italiana, intitolata “Gli anni della Fenice” anzichè Fahrenheit 451, sembra suggerirci quella – per certi versi affascinante – incomprensione del futuro quando si incastona nel passato, con un titolo e una copertina che suggeriscono argomenti di fantascienza classica alla epigoni di Asimov mentre il contenuto parla sostanzialmente di lavaggio del cervello delle masse attraverso la realtà virtuale!
Ritornando ai tempi delle crisi contemporanee di Suez e d’Ungheria, ci viene un sentimento strano nel pensare ad esse come a una sorta di “archeologia dell’OGGI”, dell’eterno presente massmediatico che viviamo ancora. Come abbiamo già avuto modo di scrivere, sulle radio di nostalgia musicale come “105 classic, la radio delle stelle” intorno alla metà dei novanta, poteva capitare durante le ore più piccole, che trasmettessero dei brani della programmazione risalenti il più lontano possibile nel passato, e questo passato era poco oltre la metà degli anni cinquanta…





Il caleidoscopio della realtà e il mistero di quello che davvero sta succedendo

11 09 2010
In giro si possono ascoltare e leggere molte opinioni su “come sta girando il mondo”. Da parecchi anni si dice che SIAMO IN UN PERIODO DI TRANSIZIONE, e anche lo scrittore Ennio Flaiano, negli anni sessanta, c’aveva fatto una delle sue battute fulminanti: “Ci troviamo in un momento di transizione, COME SEMPRE.”
Ogni giudizio su ciò che succede nel mondo è costantemente limitato dall’angolo, dal punto di vista da cui si percepisce la realtà. E un certo numero di persone, purtroppo, rischiano di illudersi che la propria visione di ciò che succede sia QUELLA GIUSTA, forse perchè ha funzionato tante volte in passato, ma non è detto che col trascorrere del tempo e il mutare vorticoso delle situazioni, funzioni ancora.
Se prendiamo un pacco di 25 quotidiani e guardiamo tanti telegiornali, notiamo come qualsiasi fatto venga sminuzzato, sbriciolato dalle opinioni, anche parecchio inconsapevoli. Ma non è ancora tutto, questo è solo l’inizio, poichè ancora prima vi è il velo del linguaggio, e il velo dei sensi predominanti, imperialistici, che sono la VISTA e l’UDITO.
 

La scienza determinista si basa sulla ripetibilità dei fenomeni in un AMBIENTE FINITO, utilizzando la misura matematica, apprezzabile primariamente dalla vista. La predominanza di questo senso nei confronti dei restanti quattro la possiamo definire, se non totale, di certo molto massiccia. Al secondo posto, l’udito.
Il tatto, il gusto e l’olfatto sono i sensi più animali, ancestrali e molto, molto meno toccati dalla civilizzazione, anche perchè sono quasi esclusivamente legati all’emisfero destro e svincolati dalle strutture linguistiche che fondano la storia e la civiltà. Quello che a volte viene chiamato SESTO SENSO è una sensazione che non è riferibile all’attività di un particolare organo sensoriale, ma è legata alla SINESTESIA e all’INTUIZIONE, si colloca al di fuori degli schemi linguistici con cui è strutturata una società.
Le strutture desaussuriane di base, significante<>significato, legate alla comunicazione interpersonale standard – maschile e mercantile – sono strettamente vicine all’imperialismo sensoriale vista-udito (l’espressione “immagine acustica” di De Saussure mostra bene tale considerazione), e questi occhiali con cui SI VEDE (come state leggendo adesso, anche nelle espressioni linguistiche la vista la fa da padrone) ciò che è direttamente fruibile, fanno sì che una realtà in velocissima trasformazione – il decennio 2000 è stato chiamato “il decennio breve”  – possa venir vista con PESSIMISMO & FASTIDIO, poichè i vecchi schemi MILLENARI si stanno sbriciolando ed è un problema di cambiamento percettivo, più che qualcosa inerente le dinamiche distruttive riguardanti il “mondo esterno” che possono venire generosamente distribuite dai mass media per incatenare i due sensi i quali la fanno da padrone e sono più ricettivi alla manipolazione e alla “riproducibilità tecnica”  delle immagini e dei suoni, per dirla con Walter Benjamin.
L’età moderna, l’età della fiducia nella storia, nella società del lavoro industriale, nella liberazione dei bisogni da parte della scienza e del progresso fornito da quest’ultima, ha preso una direzione a spirale discendente a partire dal 1956 (come abbiamo VISTO in questo post). Nello stesso tempo un altro caposaldo dell’età moderna – ovvero la STORIA dell’arte figurativa in progress (ben rappresentata dagli scritti critico-enciclopedici di uno storico come Giulio Carlo Argan) – cominciava ad andare in pezzi sempre a partire da quel fatidico 1956, raggiungendo l’ultima fiammata, come una Supernova prima del collasso, negli anni sessanta della pop art negli USA e dell’arte povera in Europa, cominciando anche l’involuzione progressiva di un’arte concettuale staccata dall’apprezzamento di persone non a loro agio con una solida critica dell’arte. In altre parole, in assenza di un critico dietro il tuo fondoschiena non potevi apprezzare un’opera d’arte.
Possiamo considerare come le tante tribù giovanili, dai teddy boys, mod, rockers, agli hippy, fino ad arrivare ai metallari e dark (per citare solamente gli stili giovanili più conosciuti e diffusi) hanno origine dal Big Bang del Rock nella seconda metà degli anni cinquanta, il quale – misteriosamente legato alle considerazioni sulla NUOVA MUSICA PANICA che il mago britannico Aleister Crowley faceva negli anni venti – ha creato in pratica un Universo intero che in precedenza NON C’ERA AFFATTO ed è stato facilitato dall’invenzione della Chitarra Elettrica. Il culmine di questo Universo sono “i mitici anni sessanta”, con la punta di diamante del gruppo britannico The Beatles che, come ben sappiamo, ha creato la MITOLOGIA di un’intera epoca. I loro epigoni degli anni novanta (nel pieno del grunge del post-rock e del post-punk), come gli Oasis, per quanto bravi sono FUORI TEMPO MASSIMO. Quante volte abbiamo sentito dire: “Eh, non ce ne sono più, non ne nascono più di musicisti come XYZ”. Il punto non sono tanto le figure musicali in se stesse ma l’alone di NOVITA’ che queste riescono a sprigionare all’interno di un determinato paradigma sociale-musicale (nel caso in questione il periodo post-1956). Potrebbero benissimo esserci oggi cantautori eccezionali come Fabrizio De Andrè e Lucio Battisti ma non fanno più lo stesso effetto che avrebbero fatto quarant’anni prima. Non è la loro presunta “bravura” in se stessa che ce li fa pesantemente ricordare, ma il loro preciso COLLOCAMENTO nell’Onda Temporale. I The Beatles negli anni sessanta sono Dei scesi dall’Olimpo per portare il verbo delle marcette pop-rock alla nuova categoria sociale dei giovani con le zazzere che mimano la rivoluzione, negli anni novanta o (peggio!) negli anni duemila, gli stessi The Beatles sono “qualcosa di già sentito che si può solo utilizzare e riutilizzare per remix o rifacimenti, oppure omaggi o raccolte di canzoni in doppio cd”. Addirittura questo RIFACIMENTO di brani, utilizzati per la loro notorietà, è un fenomeno che si è potuto notare anche già alla fine degli anni novanta, per esempio la riproduzione di un pezzo dei Police, risalente al 1983, come accompagnamento in una canzone radiofonica che scimmiottava il rap.
Stesso problema – utilizziamo questo termine – in un altro punto dell’Onda Temporale, questa volta pre-1956, tra le due guerre mondiali. Il dadaismo-surrealismo (non a caso a volte definito STORICO) brillava di luce propria, per via della sua intrinseca novità a quei tempi, quando il percorso iniziato quaranta-sessant’anni prima dagli impressionisti contro l’arte ufficiale figurativa classica del SALON era stato spinto alle sue estreme conseguenze da Marcel Duchamp, Francis Picabia e quelli del gruppo dadaista. Successivamente, ricerche spinte ai confini all’interno del mondo dell’arte ricomparirono tra i cinquanta e i sessanta (guarda caso!), percorrendo poi i quarant’anni successivi fino ad arrivare a fenomeni di mercato contemporanei come Maurizio Cattelan. C’è da dire, tuttavia, che – mettiamo – un cortometraggio surrealista alla fine del XX secolo e agli inizi del XXI secolo non è altro che un videoclip tra i tanti; settanta ottant’anni prima, all’interno della realtà culturale occidentale, è un qualcosa che suscita clamore e viene poi inserito nei libri di storia. Il problema di oggi è proprio la storia: NIENTE più può essere degno di finire nei libri di storia, la storia lineare appartiene a un tipo di visione del mondo in fase di progressivo sbriciolamento. Una visione del mondo che si può riassumere in quattro parole: “Maschio bianco adulto occidentale”. Non a caso, l’elezione a presidente USA di un afroamericano è qualcosa di altamente simbolico, ed è probabile che Barack Obama sia l’ultimo presidente degli Stati Uniti, colui che sarà il comandante in capo della NATO quando essa finirà per essere smantellata, semplicemente perchè lo stesso tempo lineare sarà smantellato.

 

La visione Geocentrica e Umanocentrica secondo noi COINCIDONO, le forze oscure dietro ai poteri del pianeta vogliono far sì che gli esseri umani siano pesantemente ancorati alla realtà della Terra come fosse una prigione della quale non si rendono conto di essere detenuti senza che percepiscano le forze cosmiche da cui sono attraversati assieme a tutto il resto che li circonda. La pesantezza della forza di gravità…
Le scie chimiche oscurano i cieli stellati magnifici assieme all’inquinamento luminoso; centoquarant’anni fa la fazione Rockefeller (dinastia fondata sull’estrazione del petrolio) ha fatto in modo di imporre una visione del mondo quasi fosse una specie di religione o ipnosi, e ha fatto sì che le scoperte scientifiche di Nikola Tesla – le quali, una volta sviluppate industrialmente avrebbero potuto portare a una free energy non inquinante – rimanessero nascoste e insabbiate (“chi tocca i fili muore!”).
La stessa Cabala Negativa all’interno dei circoli di potere internazionale (che ritengono l’utilizzo della potenza degli USA come una loro proprietà esclusiva) è alla guida della CONGIURA DEL SILENZIO per quanto riguarda il fenomeno delle intelligenze extraterrestri, e/o extradimensionali, sempre per mantenere un tipo di civiltà basata sull’estrazione petrolifera e sulla confusione metropolitana generalizzata (i rumori degli automezzi che vanno a benzina!) poichè un tipo di energia pulita, estremamente abbondante e silenziosissima – in relazione con le energie planetarie – è legata alle forze che guidano i cosiddetti UFO.
Cosa intende David Wilcock quando dice che il 2012 (o giù di lì, potrebbe anche trattarsi del 2015 che compare nel secondo film della serie “Ritorno al futuro”) segnerà il punto in cui dopo di esso NON ACCADRA’ PIU’ NIENTE? Se, come abbiamo scritto poco fa, la curva delle novità del tempo storico lineare classico la possiamo rappresentare come una spirale discendente (compare così in questo post), viceversa, la curva dell’incremento della potenza dell’informazione e della comunicazione sul pianeta, la possiamo agevolmente disegnare come una spirale sempre più ascendente.

 

La Singolarità Tecnologica è il punto della civilizzazione in cui il cosiddetto progresso scientifico/ tecnologico raggiunge un tale livello che ogni regola inerente a esso conosciuta in precedenza non ha più valore, è per così dire fuori gioco, FUORI CORSO. Probabilmente lo stesso SpazioTempo come siamo abituati a conoscerlo.
L’incremento esponenziale, la parabola della scacchiera e dei chicchi di riso moltiplicati per due per ognuna delle sessantaquattro caselle, il reticolo di informazioni e comunicazioni che si infittisce in una elevazione a potenza crescente a livello geometrico autoreplicante, come un frattale. La crisi della democrazia e dell’impero USA-NATO, l’ultimo impero militare storico, com’è presumibile: l’ultimo erede del maschilismo sociopolitico culturale ereditato lungo il corso dei secoli.
La consapevolezza crescente che il sistema finanziario su cui si sono rette le sorti dell’era industriale è truffaldino in maniera intrinseca. In tutto questo, la perdita di ogni tipo di bussola possibile grazie alla quale orientarsi. La realtà diviene un caleidoscopio, un disegno coloratissimo in movimento che cambia le sue forme in continuazione utilizzando gli stessi materiali di riferimento che si combinano tra loro poichè la Coscienza che fa muovere uno solo di questi elementi è la stessa che fa muovere tutti quanti tenendo conto della posizione e del comportamento di ogni tassello. Questa è la nuova percezione della realtà (oltre le derive neoromantiche di certi gruppi spirituali, i quali rappresentano comunque una parte, la più ingenua, del cambiamento che stiamo percependo), la percezione di come tutto sia incluso in una RETE (la quale non si riduce solo a internet però), e la lotta tra le varie parti di questa Rete diventa impensabile poichè sarebbe come se un gruppo di cellule andasse contro a un altro gruppo di cellule all’interno di un corpo vivente.

 

Nei prossimi anni e decenni (ma lo SpazioTempo come lo conosciamo varrà ancora qualcosa?!) potremo essere testimoni di una ESPLOSIONE DI INTELLIGENZA superumana. Forze più grandi che ci conoscono meglio di quanto noi ci possiamo conoscere, più grandi dei nostri miseri ego dello stato ordinario di veglia, guideranno le nostre azioni misteriose, e il monopolio imperialistico dei due sensi principali, vista e udito, è probabile giunga a un collasso che sarà sinonimo di una vera e reale fine definitiva della storia lineare.