Gli U.S.U.R.A. ci dicevano di aprire la mente

31 10 2011
Gli U.S.U.R.A., un gruppo dance italiano dei primissimi anni novanta (chi segue questo blog sa come quel periodo lo riteniamo particolare in senso storico-simbolistico, una specie di crocevia), fece uscire nel 1992 questo brano, intitolato OPEN YOU MIND. Il titolo era probabilmente ironico, dal momento che il brano è basato sulla campionatura di un sample di una canzone New Romantic dei Simple MINDS, NEW GOLD DREAM, di esattamente dieci anni prima.
Nel video ufficiale del brano degli U.S.U.R.A., viene presentata una tecnica di Computer grafica allora agli albori, ovvero il cosiddetto morphing, che permette di passare da un volto all’altro attraverso una specie di deformazione intermedia.
Trovo che il video sia quanto mai pieno di suggestioni. Simbolismi con un senso che è difficile afferrare lucidamente, ma che sento rispecchiano in qualche misura lo spirito dell’intero blog: la ricerca di legami esoterici tra gli elementi della storia attraverso la sincronicità, lungo un percorso ciclico.
Diverse caratteristiche di questo video attirano la mia attenzione, fanno drizzare le mie antenne: il nome del gruppo dance, “U.S.U.R.A.”, come se fosse una sigla (come quella dei satelliti caduti nell’ultimo mese, messi in orbita giusto nei primissimi anni novanta?) la quale si può anche riferire al prestito a tassi di interesse sanguinosi; i volti dei personaggi che passano nel video ad opera del morphing – Margaret Tatchter che si “trasforma” misteriosamente in Josif Stalin, Richard Nixon, altrettanto misteriosamente, in Benito Mussolini e la figura stiracchiata di Ronald Reagan che attraversa ogni tanto lo schermo – assieme a forme geometriche stranamente simili a toroidi dimensionali descritti dalla nuovissima fisica, e legati a un tipo di energia senza limiti, generata dalla stessa trama infinitesimale dello spazio-tempo.
Forse, non a caso, a un certo momento si vede anche qualcosa di somigliante a un nucleo centrale con le particelle (o i pianeti?) che girano intorno, forma che si alterna ritmicamente a quelle altre, più somiglianti alla geometria della fisica iperdimensionale. Magari il passaggio da un paradigma di pensiero all’altro.
Apri la tua mente.




Il Mondo in MI Settima

9 08 2011
Possiamo criticare quanto vogliamo Adriano Celentano, il miliardario che predica la povertà, il profeta megalomane ex cantante di “24.000 baci” e regista di “Yuppi Du”, ma non possiamo negare che abbia in qualche modo trattato tematiche le quali non erano affatto presenti nel discorso pubblico quando lui le ha affrontate per la prima volta, quarantacinque anni fa. Ovvero, quando – assolutamente in sordina – stava cominciando un processo che l’avrebbe portato in futuro a realizzare kolossal profetici come il film “Joan Lui”, costato decine di miliardi delle vecchie lire, e trasmissioni TV dove le sue prediche e i suoi eloquenti silenzi l’avrebbero fatta da padrone.

Una delle poche icone pop italiane (secondo alcuni l’unica), soprannominata “Il molleggiato”, “Il figlio della foca”, “Il re degli ignoranti”, “Il ragazzo della via Gluck” ha anticipato i tempi, soprattutto nel brano che porta l’ultimo dei suoi soprannomi citato. Ma vi è un altro brano, sempre del 1966, intitolato “Il mondo in MI Settima”, il quale è abbastanza stupefacente, poichè vuole dimostrare una verità a suo modo sostanziale: cioè che il contenuto dei quotidiani è SENZA TEMPO, sempre lo stesso, non importa la data. E infatti gran parte dei commenti in rete a questa canzone si possono riassumere in “E’ SEMPRE ATTUALE” o “NON E’ PROPRIO CAMBIATO NIENTE DA ALLORA” ecc.
Nel testo, dopo che Celentano canta di come, aprendo il quotidiano, legga quanto il mondo sia brutto, di come “siamo stati noi” a rovinarlo, del fatto che ci sia sempre una guerra (aggravata dalla presenza delle bombe atomiche), dopo che ha puntato il dito contro l’immoralità dei giornaletti da quattro soldi, dei film, e addirittura dello sport (“c’è persino corruzione/dove c’è lo sport”), si ferma, vi è un recitato dove dice ai suoi amici di non rattristarsi, che i giornali esagerano sempre, minimizza – “pensate alle cose che scrivono di me” – e poi conclude dicendo tra sè e sè che il quotidiano potrebbe essere vecchio, datato, ma subito, volendo appunto controllare la data, il Molleggiato si ferma per un lungo, interminabile attimo – udiamo solo il fruscio della carta – e poi, con una voce come proveniente dal nulla, mormora laconico: “…E’ DI OGGI.”
La canzone “Il mondo in mi Settima” rischia di aprire considerazioni risapute e banali – qualche maligno direbbe “come il suo autore” – ma è possibile che “Il Re degli ignoranti”, certo del tutto senza rendersene conto, stesse captando da lontano attraverso le sue antenne, che un ciclo storico (millenario!) stava per precipitare progressivamente, generando l’alienazione e l’inumanità generalizzata che stavano provocando a catena coloro da qualcuno chiamati ILLUMINATI, avvicinandosi a un PUNTO DI SINGOLARITA’ NEL TEMPO, il quale sarebbe culminato qualche decennio dopo, ma i suoi effetti era come se dal futuro stessero risuonando verso il passato, verso quegli anni sessanta che adesso vediamo così lontani, ma non facciamo che ripeterli anno dopo anno, inconsapevolmente. Come un LOOP. Un po’ come non facciamo che ripetere i tempi dell’Impero Romano, anche se la sua capitale è stata trasferita di continente da 235 anni.

Tra l’altro, il picco profetico del “Figlio della foca” (come venne definito Celentano quando, durante la trasmissione Fantastico 7, mostrava filmati sui massacri delle foche nell’Artico) fu raggiunto nell’anno 1987 quando pubblicò un album, “La pubblica ottusità”, contenente canzoni molto ispirate, come “La luce del sole”. Combinazione, proprio in quell’anno, vi fu la cosiddetta CONVERGENZA ARMONICA, di cui si è interessato a lungo il compianto studioso Josè Arguelles, ovvero l’inizio di una trasmutazione della griglia energetica che avvolge la Terra, secondo alcuni la fase iniziale di un processo il quale porterebbe – condizionale d’obbligo – a una Nuova Era a partire dalla fine del 2012 e l’inizio del 2013.
La storia moderna e contemporanea (per capirci, quella nata dalle rivoluzioni industriali le quali hanno dato origine al capitalismo moderno) va di pari passo con le cronache dei giornali, e dal momento che la storia moderna e contemporanea è fatta perlopiù di guerre, crimini e immoralità – qualcuno direbbe “a causa di governi occulti che manovrano la storia dietro le quinte” – è ovvio che i quotidiani siano disgustosamente farciti di tutte queste cose. E non importa assolutamente la data specifica della loro stampa.
Il Mondo Nuovo, la Fine della Storia (o il suo Inizio nel punto del futuro da cui origina la spirale di Fibonacci), il tracollo dell’attuale stato di cose basato sulla menzogna, l’ingiustizia e la guerra, andrà di pari passo con la fine della stampa, con la fine dei giornali. Quando un giorno “scoppierà la pace”. Fino a quando rimarrà in vita l’attuale realtà rovesciata, l’attuale realtà disarmonica e deformata, il brano “Il Mondo in mi Settima” non perderà MAI di attualità. Diverrà obsoleto solo con il collasso del tempo lineare, il falso tempo della storia, e con il contemporaneo sparire dei giornali, che ne sono i suoi corifei più agguerriti.





Verso il non tempo

6 04 2011
ouroborusQuesta volta mi rivolgo ai lettori di questo blog in tono molto confidenziale. In questi giorni ho pensato sinceramente di chiudere quest’avventura di “Civiltà Perdute/Scomparse”.
Ed ero estremamente incerto se continuare a postare articoli oppure no. Ritengo di cavarmela abbastanza nello scrivere (perlomeno nella mia lingua materna), ma il più delle volte trovo molto difficoltose da verbalizzare le percezioni interiori che mi fanno vedere gli avvenimenti in una maniera del tutto particolare e molto poco consueta. Avvenimenti mondiali in relazione sincronica con avvenimenti personali, ad esempio.
I personaggi e gli eventi della comunicazione di massa nel corso del tempo, della “spirale del tempo” ancora vivi, e che fino a non molto tempo fa “avevano la freschezza del nuovo”, adesso sono risaputi e usurati, invischiati in un formalismo spiacevole, quasi disgustoso, che mette veramente a disagio. E, come punteggiatura schifosa di tutto questo, abbiamo gli scarichi neri degli automezzi, e la pesantezza ottocentesca dei treni.
Fatalmente, l’Italia è un paese arretrato, e ciò fa avvertire in maniera più acuta l’anacronisticità energetica ancora saldamente in piedi, lo squallore che suscitano modi di pensare e vivere che non hanno più nulla da dire, ma continuano a trascinarsi, a essere mantenuti perchè – ci informano – “non c’è alternativa”!
Come senz’altro gli amici virtuali di The Synopticon, Il mondo simbolico, e altri (tra cui Danilo di Disclosure UFO), provo una forma di sofferenza nel constatare l’ABISSO esistente tra molte mie consapevolezze, e lo squallore quotidiano prodotto da un qualcosa che potrei chiamare confusione immobile – praticamente una contraddizione, ma è realtà – e da una diffusissima ignoranza di fondo, nella quale i cittadini-consumatori svolgono le loro vite meccaniche e robotiche pensando molto ingenuamente di “essere per fortuna liberi”, di “non trovarsi mica in Libia, a Cuba o in Corea del nord”. A volte, in questi anni, ho sentito con le mie orecchie qualcuno che considerava come si vivesse molto più infelici e senza speranze OGGI rispetto a tempi che attualmente vengono considerati di “barbarie”, mettiamo prima che gli angloamericani ci venissero in soccorso portandoci in dono la (loro) libertà e la (loro) democrazia!
Però tutto ciò che ho appena scritto è pesante, sa di passato, sa di storia trascorsa. TUTTO nel nostro mondo attuale sa di passato e storia trascorsa, e le “previsioni sul futuro” – naturalmente – si basano graniticamente sul “passato e la storia trascorsa”…
Penso già con sconforto a quando, il prossimo 25 aprile, saremo tutti quanti condizionati a unire i festeggiamenti dei 150 anni di “Unità d’Italia” con la “lotta di liberazione e la resistenza”, saremo costretti a fare gli animali da soma entusiasti di trascinarsi dietro il faticosissimo fardello della storia che ci costringono a non abbandonare mai, in modo da proseguire un condizionamento INUMANO ma che tutti accettano, sorridendo oppure facendo le facce formalmente contrite quando c’è da commemorare, per esempio, l’olocausto nazista, ogni 27 gennaio che Dio manda in terra. Per carità, con questo non voglio sembrare di parte (di estrema destra, mettiamo), poichè lo stesso identico dispiacere me lo causano le commemorazioni anche di quella parte politica, ovvero qualsiasi azione che mantenga il racconto storico dal passato al futuro, in modo da averlo sempre ben piantanto in mente, per far sì di condizionare tutte le nostre azioni, inserite in un preciso discorso storico-istituzionale, che dà forma alla nostra identità sociale.
La Storia è una GABBIA formale e convenzionale, è un condizionamento che ci spinge perennemente a pensare che la “natura umana” è malvagia, avida, ingorda, bellicosa, distruttiva e minacciosa. E che quindi il complesso militare, farcito di armi distruttive – come logica conseguenza – deve sempre essere mantenuto, “per difendersi”. La Storia deve sempre servire a far bollire il pentolone d’acqua del tempo terrestre, perchè guai se venisse anche solo abbassato il fuoco! L’umanità rischierebbe di liberarsi dal Regime del tempo storico, il FALSO TEMPO DELLA STORIA, come lo chiama la scienziata Giuliana Conforto.
Una volta che si riemerge dal brutto sogno, e a pensare a un diverso tempo non storico, non lineare, non a forma di freccia lanciata dal passato al futuro, si sospetta quanto ci sia stato nascosto, rubato (tantissimo), e quanto continua a essere occultato e ridicolizzato anche se assolutamente vero, mille volte più vero delle fandonie e dei pastoni pieni di menzogne che vengono fatti ingurgitare ogni giorno.
Si comincia a pensare che se proprio deve avvenire la Rivoluzione, questa dovrà avere un impatto COSMICO, deve far crollare il tipo di mente maschile e violenta che domina tutt’ora il processo storico-planetario. Deve portarci a una condizione che, vista dalla prospettiva attuale, verrebbe considerata FANTASCIENZA!

Sono persuaso che si possa arrivare a un punto che lo studioso Terence McKenna ha chiamato ONDA TEMPORALE ZERO. Quando vi sarà l’esaurimento TOTALE delle novità nell’attuale discorso storico, nell’attuale maniera di percepire il mondo, quando veramente sarà la fine. E, proprio in quel momento, la situazione si potrà rovesciare nel suo opposto: la NOVITA’ INFINITA!
Non voglio fare date. Perchè so che vi sono quelli convinti che sia UNA CERTA DATA FAMOSA…ma non voglio pensarci.
Diversi altri sono dell’idea che per rovesciare l’attuale stato di cose serva una RIVOLUZIONE VIOLENTA, anch’io ne ero persuaso quando quindici anni fa votavo comunista, ma non funzionerebbe per niente, anzi, peggiorerebbe le cose attraverso reazioni e controreazioni, continuando a mantenere l’attuale visione conflittuale della realtà, e quindi il pentolone della storia sempre acceso, con tutto il carico di sofferenze, esplicite o implicite, che porta con sè, sparse per tutta la terra.
Tra l’altro, Marx non ha MAI accennato a “rivoluzioni violente”, semmai sono stati certi suoi seguaci successivi ad averlo massicciamente stravolto e frainteso, per adattarlo a certe coincidenze storiche (a un punto della “spirale del tempo” si potrebbe scrivere) in cui la guerra e la violenza delle armi erano ancora presenti in un mondo dominato dal maschile, pensiamo al periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale.
Tornando a ciò che scrivevo prima, è un momento in cui mi sento molto a disagio, e può essere che stia vivendo direttamente, in prima persona, questa “perdita di propulsione (e quindi di senso)” di cui ho scritto in diversi articoli del blog. Diversi articoli potrebbero essere legati a un certo EGO che ora non ha più quella presa che poteva avere mesi fa…
Ad ogni modo, due sono state le cose che mi hanno spinto a inserire un nuovo articolo su “Civiltà Scomparse”. In un momento in cui il blog vive una forte penuria di commenti,  oggi è giunto il seguente messaggio in una mia casella di posta elettronica :

Veramente superlativo il tuo sito, il migliore che abbia mai avuto il piacere di visionare. E’ pieno di significati esoterici tra le righe e non solo una cosa fantastica, grazie di cuore.
Giovanni

Ovviamente ho ringraziato Giovanni che è riuscito a scaldarmi il cuore, solleticando un po’ la mia vanità.

Poi sono capitato a questo indirizzo (http://forum.nexusedizioni.it/verso_il_non_tempo-t5043.0.html), e ho letto uno dei post, firmato col nick Arthes:

Sono anni che anche io ho sensazioni nuove e diverse da quelle che ho sempre avuto in precedenza… a volte sono lì lì come se dovessi comprendere l’arcano, altre volte mi ritrovo a chiedermi se le sensazioni che provo non siano frutto di una suggestione provocata da anni di letture sulla fine del tempo e l’inizio del non tempo…

Suggestione o no sta di fatto che queste sensazioni ci sono… ed oltre alle sensazioni anche piccole prove (personali) che qualcosa sta cambiando nella nostra dimensione umana… qualcosa che prima non c’era e ora si fa sentire in modo sottile… come un velo che si toglie dai nostri occhi molto lentamente e ci fa vedere qualcosa di nuovo… Che cosa ? Non lo so proprio…

Ma tutte le sensazioni che ho mi portano a pensare a qualcosa di liberatorio e… oserei dire magico (perdonate la parola fuori luogo ma non mi viene in mente altro che le si avvicini di piu’ come significato)… Sento spesso dentro di me che qualcosa sta cambiando, ma non riesco mai a mettere a fuoco bene che cosa sia… è come se comprendessi, ma non so cosa…

Ne parlo spesso con i miei amici (siamo insieme da piu’ di 30 anni) ma per quanto ci provo, non riesco mai ad avere una conversazione che mi permetta di sentirmi compreso al 100% e posso assicurare che loro sono veri amici… intendo persone che non mi ferirebbero mai e che sono sempre pronti ad ascoltarmi quando parlo… E’ che a volte mi sembra di essere solo io ad avere certe sensazioni e quando ne parlo anche con le persone che mi vogliono bene, queste facciano molta fatica a comprendermi… probabilmente se ne parlassi con altri mi prenderebbero per pazzo… chi lo sa…

Comunque… a parte questo sfogo per cui chiedo venia… volevo solo intervenire per dire ad Enea che una delle sensazioni che ho è che dovrà succedere qualcosa.. non so di preciso cosa…. se in campo politico religioso od altro… ma qualcosa che avrà come un effetto domino su tutto il resto e, anche se siamo lontani dall’angolo questo effetto domino ci porterà direttamente lì… proprio all’angolo… e finalmente comprenderemo… non mi chiedere il perchè ho questa sensazione perchè non ti saprei rispondere… ce l’ho e da parecchio tempo…

E guardando il mondo come è adesso comprendo benissimo la tua angoscia… perchè è uguale alla mia… Lo so… la mia razionalità mi stà dando dello stupido in questo momento ma l’istinto mi dice tutt’altro.. A volte non so neanche io quello che è più giusto dire o fare, ma qualcosa dentro di me mi dice in maniera inequivocabile di dare retta all’istinto anche se a volte può sembrare una cosa insensata… L’unica cosa (per me) certa che so è che qualunque cosa si dica o si possa fare, si debba dire e fare con amore… almeno in questo modo io mi sento a posto

Caro Asthar, ciò che provi è simile a ciò che sto provando io. Vi è una grossa fatica, da parte della mente cosciente, dell’Io e del cosiddetto Super-Io, di considerare come plausibili e attendibili, certe percezioni, premonizioni, sensazioni, intuiti. E sono costretto a scrivere tutto ciò solo su uno spazio virtuale in rete, poichè il 99,9% delle persone mi darebbero del PAZZO FURIOSO se solo accennassi a certe mie considerazioni sulla realtà e la storia. Siamo dei visionari, forse dei pionieri, degli anticipatori; ci troviamo malissimo nel mondo attuale perchè con il cuore siamo già OLTRE. Anche se la mente non vuole riconoscerlo e ci causa dolori. Non so se questo che ho appena scritto sarà davvero l’ULTIMO post del blog…l’ho pensato tante volte recentemente, e poi sono in qualche modo ritornato. Magari succederà anche questa volta, chissà.





L’esaurimento della storia è preceduto dall’ esaurimento di un certo modo di pensare

19 02 2011
La vecchia energia di cui è impregnato il mondo occidentale è in una fase di stallo evidente, a chi sa guardare. Del tutto avvilluppata in una routine-tran tran senza vie di uscita.I “padroni del denaro” della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve (collegati al Fondo Monetario Internazionale) possono parlare di crescita e di percentuali relative (senza abbassamento del tasso di disoccupazione), ma si tratta di un gioco sfiatato, il quale non tornerà mai più a un livello soddisfacente e adeguato per generare quel progresso – che poi in fondo a guardar bene dovrebbe essere sinonimo di crescita, in una prospettiva sana – a cui siamo stati ormai abituati lungo tutto il corso del XX secolo, in particolar modo nella sua seconda metà. Perlomeno, nell’attuale mantenimento di istituzioni usurocratiche, come appunto la Federal Reserve, parlare di un reale progresso sembra un po’ come parlare a vuoto, in libertà.

La piramide di carta – equiparabile come valore ai soldi del Monopoli – messa in piedi da quasi cent’anni sta per non reggere più. Da quando J.P. Morgan, Paul Warburg e John D. Rockefeller spinsero il congresso USA, e successivamente lo stesso presidente Wilson, a permettere che, col Federal Reserve Act, i banchieri privati di fatto guidassero la politica degli Stati Uniti e, soprattutto dagli anni 40 del XX secolo (con gli Accordi di Bretton Woods), quella del mondo intero. Semplicemente prestando soldi al governo, con tassi di interesse sul debito (che i contribuenti sono tenuti a pagare), il quale acquista denaro liquido attraverso titoli di stato, indebitandosi costantemente. Visto che, da quarant’anni esatti, i pezzi di carta che ci troviamo in mano non valgono in sostanza più dei soldi del Monopoli, dal momento che è stata abolita la convertibilità col valore in oro e preziosi, l’unica discriminante per dare valore alla massa monetaria circolante è il rapporto alla quantità di denaro in circolazione. Quantità di denaro che deve sempre essere mantenuta entro un certo livello di guardia, come gli argini di un fiume, pena il crack del sistema monetario globale, e non un semplice tracollo come quello di due anni e mezzo fa.

Per diversi decenni – agendo come leva sul corso forzoso (in un determinato territorio deve usarsi solo una determinata valuta e solo quella sennò si hanno conseguenze penali) e sull’abitudinarietà delle persone – si è riuscito a mantenere un equilibrio nelle transazioni agendo sui tassi di interesse nel prestito, alzandoli e abbassandoli per decreto, quasi a piacimento, e immettendo e togliendo liquidità. Gran parte del denaro circolante ora non rappresenta altro che se stesso, non un valore ben definito (come potevano essere i materiali preziosi in deposito, nei tempi passati), e gli viene dato valore attraverso meccanismi ben oliati che i bankers di tutto il mondo maneggiano alla perfezione, sfruttando anche la versatilità di sofisticati strumenti telematici, meccanismi che possono decretare il fallimento o meno di un paese intero, se la Federal o la BCE sono d’accordo. Gli euro che ho in mano (corso forzoso = per ottenere qualcosa in una transazione sono costretto a usare solo la valuta euro, e non l’ho deciso io come cittadino ma mi è stato imposto dall’alto) non li potrò mai portare da un banchiere e utilizzarli come “nota di banco” per dimostrare che ho depositato una certa quantità di materiale prezioso la cui banconota è il corrispettivo come valore di scambio, no. Questi cinquanta euro che ho in mano possono valere più o meno, a seconda della massa monetaria in circolazione in un determinato territorio, rapportata a sua volta a quella in circolazione in tutto il mondo. E il valore della massa monetaria circolante non è dovuto (dal 1971) al materiale prezioso in deposito nelle casseforti, per tramite del dollaro, ma alle decisioni supreme dei bankers che prestano soldi agli stati, con l’interesse creditizio. Questo debito circolante ora è a un livello tale che, come viene mostrato a un certo punto del provocatorio film Zeitgeist Addendum, la curva dell’incremento debitorio di uno stato come gli USA e la curva del livello di denaro in circolazione nel territorio dello stesso stato – immesso sia grazie al P.I.L. sia dall’erogazione da parte delle banche centrali – sono sovrapponibili, tant’è che si giunge a dire che se non vi fosse debito degli stati alle banche centrali private non vi sarebbe nemmeno denaro!  

civiltà perdute_signoraggio

Ora, per mantenere sempre in moto questo sistema finanziario mostruosamente arbitrario e fiscalista, una vera e propria società piramidale dove i “piani superiori” si arricchiscono accumulando le percentuali dei “piani inferiori”, la routine-tran tran del consumo ciclico (la celebre triade produci-consuma-crepa) deve essere sempre mantenuta, il sistema totalitario del capitalismo liberista dei consumi, il quale si basa sul motto “se non ho, non sono”, deve essere costantemente a pieno regime – è il caso di dirlo – e la situazione monopolista delle aziende quotate nelle borse (multinazionali) deve mettere in campo costantemente le sue squadre d’assalto, le macchine da guerra pubblicitarie, utilizzando un tipo di propaganda propria dei regimi democratici occidentali, la quale utilizza la persuasione e uno stato ipnotico mantenuto in continuazione attraverso i mass media.

Tutti gli indicatori e le tendenze non indicano “progresso”, “crescita” (come vorrebbero darcela ancora a bere gli industriali e i banchieri, assieme agli uomini politici), ma una condizione di stallo dove la ricerca del P.I.L. all’interno del paradigma del consumo ciclico ha generato uno stato di cose non molto dissimile a quello di un impero totalitario dall’economia controllata, pianificata e militarizzata (dalle “videocamere di sicurezza” in su), in difesa dei propri privilegi acquisiti contro una qualsiasi ipotesi di sblocco e di apertura a un progresso autentico, benefico per l’umanità e per il pianeta. E naturalmente tale impero massificante è destinato prima o poi a crollare perchè basato su istituzioni monolitiche che non riescono a tener davvero conto del mutamento vorticoso del tempo o forse, al contrario, della stessa fine del tempo come siamo stati abituati a conoscerlo.

Facciamo un po’ di esempi: la ricerca del profitto, e solo del profitto, per il mantenimento del sistema finanziario-monetario-economico corrente, fa in modo che lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che ci potrebbero cambiare completamente la vita vada estremamente a rilento perchè vi sono interessi finanziari-economici ad alto livello che si oppongono a fonti di energia potenzialmente illimitate e a costo zero le quali possono essere già presenti adesso, per cui la parabola del commercio del petrolio e degli idrocarburi deve proseguire indefinitamente, come deve quindi proseguire l’inquinamento nelle strade delle nostre città perchè (ci dicono i mass media) le soluzioni economiche “non ci sono”, quando invece l’unica cosa che non c’è è l’intento di diffonderle certe tecnologie nascoste, perchè, chissà, magari farebbero crollare l’attuale sistema finanziario-economico, basato sulla scarsità delle risorse – quando invece sul pianeta sono abbondantissime – e sul mantenimento di uno stato generalizzato di “bisogno” e “necessità”, del tutto relativo, pilotato, e non esistente per davvero.

zero point energy

Il regime globalista attuale (strutturato su una forma di pensiero darwiniana dove è il più spietato e il più scaltro ad avere la meglio) è, di fatto, diventato una specie di TAPPO alla creatività e al progresso e, fatalmente, nei prossimi tempi ciò sarà sempre più evidente. Anche a gran parte di coloro che finora si sono ostinati a mantenere gli occhi chiusi di fronte alla progressiva perdita di senso, fiducia e ottimismo che questo tipo di assetto sociale porta con sè (basta notare il livello di consumo quotidiano di psicofarmaci nei paesi industrializzati).

D’accordo, l’ancora attuale forma mentis “fare business a tutti i costi, spietatamente” funzionava alla perfezione in altri tempi – in altri punti della spirale del tempo ci viene da scrivere – riusciva ad avere un certo rispetto per la creatività umana e per il suo bisogno di evoluzione verso un maggiore livello di tecnologia e anche di coscienza, riusciva a essere un vero motore propulsore, un traino, uno straordinario generatore di novità. Ma ora, dopo quasi due secoli, questa forma mentis – che mantiene il sistema che abbiamo visto – non riesce più a creare novità, l’unica cosa che sa fare è tenere sempre in movimento milioni di prigionieri soggiogati dal costante bisogno di denaro (a credito magari), di lavoro non creativo e fintamente produttivo, e da un “tempo libero” che è pura ipnosi incentrata sul feticismo della merce e su spettacoli sfiatati, ormai risaputi e prevedibili e senza vitalità. Una pura ripetizione manierista di mille cose già viste e già ascoltate, e tenute in vita solo per bisogno di mercato e consumo ciclico.

Vediamo che il cosiddetto “punto di tempo zero” (come lo chiama il geologo Gregg Braden), che verrà raggiunto in un prossimo futuro, forse nel dicembre 2012 o forse no, non importa – tanto è poco importante SE succederà ma QUANDO – sarà probabilmente l’incrocio di diverse “conclusioni di spirale”, da quella in relazione ai 25.950 anni della precessione degli equinozi, alla fine del ciclo iniziato nel 1956, ad altre conclusioni di ciclo, presumibilmente inerenti al passaggio dall’età dei Pesci a quella dell’Acquario, all’ingresso nel cosiddetto “quinto sole”, come definito dai Maya, o al passaggio a una condizione di “quarta densità della materia” (adesso ci troveremmo nella “terza densità”) secondo la cosiddettà Legge dell’Uno espressa da una misteriosa “memoria collettiva” chiamata Ra, a partire da una trentina di anni fa, utilizzando un essere umano come canale attraverso cui comunicare.

Noi di Civiltà perdute stati i primi (e finora unici) ad esserci accorti di un percorso discendente del tempo che ha avuto inizio all’incirca nell’anno 1956, quando le tendenze che ancora plasmano la nostra società occidentale – in particolare nella musica e nello spettacolo, e di riflesso nello “spirito del tempo” – hanno avuto inizio, tra l’altro dopo un periodo di stasi e di ristagno non dissimile da quello attuale (come abbiamo mostrato in questo post, dove uno speciale motore di ricerca ha trovato l’11 aprile 1954 come “giorno più noioso” di tutti i tempi). Recentemente, ci siamo accorti che un film documentario del 2007, The story of stuff – “La storia delle cose”, nel quale vengono trattati i temi del consumo ciclico che non rispetta l’ecosistema e sfrutta il lavoro umano ripagandolo con oggetti usa e getta che gli costano poco a causa di politiche incentrate sulla globalizzazione e sulla forza lavoro a buon mercato, va indietro nel tempo fino alla metà degli anni 50, mostrando come la trasformazione dei cittadini in consumatori invogliati nel desiderio di acquisto da dosi massiccie di propaganda commerciale, sia avvenuta proprio in quel periodo, ad opera di economisti vicini all’amministrazione Eisenhower.

Ci troviamo quindi prossimi, per ragioni anche contingenti di pura e semplice soppravvivenza planetaria e di esaurimento delle risorse non rinnovabili, a un “crollo di scenario” dove presumibilmente vedremo grossi problemi riguardanti i dollari stampati e dati in prestito dalla Federal Reserve e dalla BCE, dove avrà termine l’estrazione del petrolio e il suo utilizzo, e dove gli assetti militari del pianeta verranno completamente riorganizzati.





Ultimo post del 2010

31 12 2010
Premetto che quest’ultimo post dell’ultimo anno del primo decennio del XXI secolo potrebbe sembrare un po’ confuso, ma tutto sommato leggibile.
Ci troviamo in mezzo a “Civiltà perdute”, nel senso di “smarrite”, e lo smarrimento è anche dovuto al fatto che la vecchia percezione della realtà (tutt’ora attiva) è vecchia, vecchia nel senso che è legata ai miti della modernità industriale, e occorre (come dice Gregg Braden) tornare a percezioni proprie di esseri intelligenti antichissimi, gli abitanti delle “Civiltà perdute” appunto, per ritrovare una salute mentale che ci permetterà di essere nuovamente felici e in armonia col cosmo. La scienza ordinaria è valida e utile ma incompleta, e non ci permette questo.
Personalmente, subiamo il fascino di una certa “similitudine temporale”, di un’ “atmosfera simile”, la quale iniziava in qualche maniera a esserci, durante il XX secolo, anche negli anni 20 e ancora più negli anni 30, come nel periodo dal 1936 al 1938.E poi, ancora più imperiosamente, dopo il 1956, a cavallo tra gli anni 50 e 60, gli anni 70, e il periodo di passaggio tra i 70 e gli 80. Un periodo storico in cui si temeva potesse avverarsi la versione del testo del III segreto di Fatima che era comparso su Neues Europa, una pubblicazione svedese nel 1963.Vi sono altre particolarità che abbiamo notato: le analogie strane tra la prima metà degli anni 80 e la prima metà degli anni 2000, riguardanti la politica statunitense e il medioriente.
Qualche anno prima, vi sono anche stati quelli che abbiamo nominato “i piccoli anni 60”, rappresentati dal periodo 1996-1997.
E il 2003 – 2004, che sembra essere un incrocio tra la stessa dimensione temporale di vent’anni prima e il 1973 – 1974, un assetto che proseguiva anche nel 2005, per esempio con le sue “impennate” del prezzo del petrolio, le quali richiamavano (in piccolo) la crisi petrolifera di 32 anni indietro. Dunque si tratta di un’attenzione alle risonanze della spirale del tempo, la quale è probabilmente legata a discipline dimenticate, quali l’astrologia non divinatoria.
Questi cicli di risonanza si ripetono riducendosi o ampliandosi, fino a raggiungere una singolarità prossima ventura, l’esaurimento del tempo e della storia percepiti come lineari. Ciò può essere messo in relazione anche a un cambiamento di condizioni della magnetosfera terrestre, la quale influenza gli stati di coscienza.

Qualcuno pensa a eventuali cataclismi, ma siamo persuasi che non ve ne saranno, anche per motivi legati a un cambiamento della natura stessa della materia.

I fenomeni riguarderanno un’amplificazione percettiva seguita da un ampliamento di coscienza, particolari della realtà in cui in cui siamo immersi, riguardanti il tempo e la storia, che prima non era facile notare.
E ci azzardiamo a dire che vi sarà una specie di “aria di famiglia” con quello spirito del tempo a cui accennevamo poco fa: il culmine di un’accelerazione delle interconnessioni comunicazionali che la si nota, sì dal XX secolo, sì dal XVIII secolo, ma andando ancora più indietro, dall’invenzione della scrittura.

E’ possibile la futura concretizzazione della Terra in una specie di cervello planetario globale, con gli esseri i quali – pur mantenendo una loro individualità – si riconosceranno come suoi pensieri; anche se in definitiva è sempre stato così. Peter Russell, e ancora prima Tehillard De Chardin, lo hanno previsto.

Una volta che verranno spezzate le catene del pianeta prigione, una volta che saranno abbattuti tutti i muri percettivi, non esisterà più la storia perchè ognuno si riconoscerà come storia assieme a tutto il resto.
Le interconnessioni comunicazionali raggiungeranno un punto di fuga verso l’infinito, andando oltre la stessa era della comunicazione, perforando le barriere che impediscono la telepatia. Il punto di fuga sarà come un lampo, e dopo il lampo ci troveremo in una realtà – è importante – coerente con tutto ciò che è avvenuto prima. Ci sorprenderemo a pensare: “Non avrebbe potuto andare diversamente!”

Ciò è un qualcosa che va oltre la speranza ingenua e il cinismo disincantato, ma è fatto della stessa materia di cui è fatta la storia, il cui motore aumenterà a tal punto i giri da decollare verso l’ignoto.